giovedì 11 ottobre 2018

RECENSIONE | "La veste nera" di Wilkie Collins

Ormai, per me, leggere Collins è sempre un vero piacere. I romanzi del padre della narrativa del mistero sono scrigni che contengono sentimenti, emozioni e pensieri. Ogni storia si moltiplica in mille storie, ogni vita deve vedersela con il caso (se volete chiamatelo destino) e spesso la Provvidenza arriva in soccorso dei più deboli. Una verità appare inesorabile: i mostri non si nascondono negli armadi ma nei cuori delle persone. Oggi, 11 ottobre, potrete trovare in libreria “La veste nera” di Wilkie Collins, edito Fazi.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
La veste nera
Wilkie Collins (traduzione di A. Lombardi Bom)

Editore: Fazi
Pagine: 336
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Lewis Romayne sembra avere tutto per essere felice: giovane, di bell'aspetto, agiato, conduce una tranquilla vita di studioso nella sua splendida residenza di campagna, Vange Abbey. Ma un avvenimento funesto tronca bruscamente la sua serenità: durante un viaggio in Francia, l'uccisione di un uomo in duello porta con sé un carico di oscuri rimorsi che, dopo un lungo e tormentato periodo di solitudine, solo il sorriso della dolce Stella Eyrecourt è in grado di allontanare. Ma le vicissitudini di Romayne non sono terminate: nella sua vita s'insinua l'ombra nera del padre gesuita Benwell, determinato a restituire Vange Abbey alle proprietà ecclesiastiche e a infoltire le schiere della Chiesa cattolica convertendo il protestante Romayne. Tra il prete e la giovane, innamoratissima Stella si scatena una lotta senza esclusione di colpi, in cui dubbi, sospetti, insinuazioni, certezze e verità nascoste s'intrecciano alle vite dei diversi personaggi, la cui psicologia è delineata in modo magistrale. 


Può darsi che sia così per lei, padre Benwell. Ha forse abbandonato la sua umanità quando ha indossato la veste nera del prete?
 Ho abbandonato, figlio mio, tutte quelle debolezze su cui le donne fanno leva.
Lewis Romayne è un giovane di bell’aspetto, ricco, conduce una tranquilla vita di studioso nella sua splendida residenza di campagna, Vange Abbey. Durante un viaggio in Francia, Romayne viene sfidato in duello e uccide il suo avversario. Da quel momento il giovane è tormentato da oscuri rimorsi e solo il sorriso della dolce Stella Eyrecourt è in gradi di strapparlo alla sua solitudine. Tutto sembra volgere al meglio ma l’ombra nera del padre gesuita Benwell, determinato a restituire la proprietà di Vange Abbey alla Chiesa convertendo il protestante Romayne, sconvolge la vita del giovane possidente. Tra il prete e la dolce Stella, innamorata di Lewis, si scatena una dura lotta senza esclusioni di colpi. Dubbi, sospetti, insinuazioni e verità nascoste s’intrecciano alla vita dei vari personaggi fino al finale inaspettato.

“La veste nera” è un pregevole romanzo impreziosito da una pura narrativa di suspense, con sfumature dal gotico al grottesco, per un’appassionante storia di segreti e introspezione psicologica. Tuttavia i segreti non possono restare sepolti per sempre, i protagonisti sono persone normali che vivono, sbagliano e tentano di riscattarsi dagli errori commessi. Nessuno può sottrarsi alla sfida con il destino e con la caducità dell’esistenza e dei sentimenti umani.

I personaggi sono molti e vari, affascinanti esempi di variegata umanità.

Stella è una dolce fanciulla, ama la vita appartata, i libri e i disegni. Ha un soave sorriso e l’ardire di sentirsi in grado di liberare Mr Romayne dal tormento di cui soffre. L’amore le dona coraggio e determinazione. Il suo candore conquista i cuori ma non ha ancora chiuso i conti con il suo passato. E il passato ritorna. Ritorna sempre.

Lewis Romayne è un giovane uomo impulsivo che ha perso la sua serenità d’animo. È tormentato da ciò che ha fatto in Francia e deluso dalla vita che lo ha reso irrequieto, malinconico, senza alcuna stabilità. Stella sarà la sua “rivoluzione imprevista”, con il suo amore lo porterà a riconsiderare, anche se per breve tempo, la bellezza della vita.

Su tutti aleggia la figura di padre Benwell, la veste nera. Uomo subdolo e ingannatore, dall’intelligenza lungimirante, non arretra davanti a nulla pur di ottenere ciò che vuole. Per lui le persone sono solo pedine da muovere sulla scacchiera della vita.
Era, da capo a piedi, uno di quei preziosi soldati della Chiesa che non ammettono sconfitte e che approfittano di ogni vittoria!
La trama, ricca di eventi, non vi lascerà un attimo di tranquillità trascinandovi nel gorgo di intrighi e passioni mai sopite. La serenità d’animo di Romayne dipenderà dall’amore di una donna o dalla divina saggezza e compassione della santa Chiesa Cattolica? Tra Stella e padre Benwell, chi vincera?

Ho letto “La veste nera” con interesse lasciandomi coinvolgere dalle atmosfere sfumatamente gotiche. I capitoli volano via veloci caratterizzati da una scrittura incisiva e nitida che scava nelle anime degli uomini, nei loro progetti e passioni. Wilkie Collins non delude mai. Con abilità tratteggia gli ambienti della società vittoriana e la fragilità umana nel non saper prendere in mano il proprio destino assistendo, spesso inermi, a un girotondo di promesse non mantenute, incontri fortuiti, fragili emozioni, ipocrisie e segreti. Il passato che ritorna mette in difficoltà la relazione tra Stella e Romayne grazie anche alla sapiente opera minatoria di padre Benwell. Vivremo così un’avventura pericolosa quanto intrigante subendo il fascino di una storia che ci dimostra come non sia mai troppo tardi per cominciare a vivere davvero.

“La veste nera” è un romanzo che rientra perfettamente nella tradizione letteraria di Collins. In questa storia appare evidente come lo scrittore ami il caso e lasci spazio alla Provvidenza. Anche qui non c’è un narratore unico ed onnisciente. Più voci si alternano narrando la propria verità e la realtà anche se questa indossa sempre una maschera di signorile menzogna. Lettere e diari si passano il testimone in questa staffetta di lettura rendendo dinamica e varia la struttura del romanzo. C’è, se così posso dire, un lieto fine ma solo dopo aver attraversato dolori, sofferenze, pianti ed eroiche decisioni. Troverete in questa storia tante storie che si completano a vicenda incastrandosi tra loro alla perfezione e marciando spedite verso un finale inaspettato.

Cosa dirvi di più? Se ancora non conoscete Wilkie Collins non indugiate ancora, “La veste nera” vi aspetta in libreria e io vi saluto con i versi del grande Byron:
Ecco un sospiro per coloro che mi amano,
E un sorriso a coloro che odiano;
E qualsiasi cielo si trovi lassù,
Ecco il cuore per ogni destino!

lunedì 8 ottobre 2018

RECENSIONE | “I gemelli Gheddafi” di Marco Ubezio

Carissimi lettori, oggi vi presento il romanzo “I gemelli Gheddafi”, opera prima di Marco Ubezio. Il libro è pubblicato dalla casa editrice milanese bookabook, fondata nel 2014 da due giovani imprenditori: Tomaso Greco ed Emanuela Furiosi.

Prima di passare alla recensione del romanzo vorrei darvi qualche informazione su Marco Ubezio, classe 1978, avvocato a Milano. Si occupa di assistenza legale a operatori del no profit. È esercitatore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, facoltà di Scienze Politiche. Con “I gemelli Gheddafi” ha vinto il terzo premio al concorso Avvocati e Autori organizzato dall’Unione Lombarda Ordini Forensi e Ananke Lab.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
I gemelli Gheddafi
Marco Ubezio

Editore: bookabook
Pagine: 272
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Milano, seconda decade degli anni Duemila. Mentre nel pieno della notte viene ritrovato il cadavere di un ragazzo mediorientale orrendamente mutilato, l’avvocato Matteo Riflessi riceve una telefonata. È Marco, il suo vecchio amico d’infanzia. Insieme erano “i Gemelli Gheddafi”, il terrore del quartiere. A distanza di anni, il suo compagno di giochi, diventato un prete di prestigio della Curia milanese, gli chiede aiuto: un anziano monsignore è accusato di ricettazione di antichi manoscritti e ha bisogno di un avvocato. Ma quando il prelato muore in circostanze sospette, Matteo resta intrappolato in una vicenda labirintica la cui unica certezza è un misterioso legame tra i due cadaveri. Circondato da illustri porporati, sciure fattucchiere e fantasmi del passato, Matteo avrà l’ardito compito di ricomporre lo schema di omissioni al cui interno si cela un’unica sconcertante verità.


Se non fosse apparso sul display il suo nome avrei rifiutato la telefonata senza indugio, ma lui non è un cliente qualsiasi. Lui le palle le rompe sempre a ragion veduta, e poi è come un fratello. Anzi, di più.
Milano, seconda decade degli anni Duemila. Nel cuore della notte, l’avvocato Matteo Riflessi riceve una telefonata da Marco, il suo vecchio amico d’infanzia. Insieme erano “i Gemelli Gheddafi”, il terrore del quartiere. Nella stessa notte viene ritrovato il cadavere di un ragazzo mediorientale orrendamente mutilato. I due avvenimenti sembrano non aver nulla in comune. Per Matteo correre alla chiamata del suo compagno di giochi è quasi un obbligo. Ora Marco è un prete di prestigio della Curia milanese e chiede, a Matteo, il suo aiuto come avvocato per difendere un anziano monsignore accusato di ricettazione di antichi manoscritti. Quando il prelato muore, in circostanze sospette, il caso è prossimo all’archiviazione ma la curiosità condurrà Matteo in una vicenda labirintica dove l’unica certezza è un misterioso legame tra i due cadaveri. All’avvocato Riflessi il compito di svelare la sconcertante verità destreggiandosi tra illustri porporati, sciure fattucchiere e fantasmi del passato.
Non sempre la luce svela, più spesso occulta. È più facile  intuire i contorni di un’ombra nel buio che ciò che si cela dietro una maschera indossata alla luce del giorno. Giorno dopo giorno.
La vita umana, scriveva Erasmo da Rotterdam, è una commedia in cui ognuno recita con una maschera diversa e continua nella parte finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico. In questo bel romanzo a ricoprire il ruolo di direttore di scena è l’avvocato Matteo Riflessi, un uomo curioso e spesso in netto conflitto con la quotidianità e le relazioni sentimentali. Fin dalle prime pagine la storia accoglie il lettore in un mondo dove “le maschere” sono ovunque. Tutto ruota intorno alla ricerca della felicità.
Molti uomini sono vivi a loro insaputa, in fondo sono già salme che camminano. Ridono, piangono, si arrabbiano e fanno figli come conigli ma, in fondo, salme restano. Chi rifiuta anche solo di provare a essere felice è già morto. Un pezzo di carne che non si consuma non è buono neppure a concimare la terra.
“I gemelli Gheddafi” è un romanzo giallo che nasconde un’anima riflessiva in cerca di verità. Denaro, sesso, fragilità umana sono i fantasmi che fluttuano tra i capitoli dai titoli evocativi come Il Sipario Strappato, Metti una sera a cena, La piccola bottega degli errori.

Lo scrittore Marco Ubezio ha la capacità di narrare gli eventi analizzando le piccole o grandi scoperte che portano a importanti svolte. Le storie altrui entrano in rapporto con la vita dell’avvocato toccando temi come l’affermazione professionale, la Chiesa e le sue debolezze, i rapporti affettivi, l’amicizia e la ricerca di sé. Mi piace il variopinto mondo dei personaggi descritti da Ubezio. Conosceremo uomini apparentemente forti e altri solo apparentemente deboli. Su tutti sovrastano i personaggi con pensieri estremi che portano ad azioni drastiche. C’è coraggio nel seguire le proprie scelte mentre un velo di falsità le nasconde agli occhi del mondo. Non so se posso dire che in alcuni di loro c’è vergogna, sicuramente provano un senso di colpa. Questi sentimenti tessono la loro rete incastrando chi non si sente a proprio agio nella propria pelle.

Questo romanzo mi è piaciuto per i temi affrontati e per il tatto con cui lo scrittore tratta le debolezze umane. C’è una vena d’umorismo nella storia che rivela una profonda simpatia, dello scrittore, verso gli uomini. Ridere con i personaggi è stato un modo meno pesante per affrontare tensioni, rapporti e relazioni umane. Le caratteristiche del genere giallo sono ampiamente rispettate e spesso viene citato il commissario Maigret, nato dalla fervida penna di Georges Simenon. Infatti l’avvocato Matteo si ritrova a indagare basandosi sul suo istinto, immedesimandosi nell’ambiente dei delitti e nella personalità dei personaggi coinvolti nell’indagine. Gli avvenimenti si susseguono nella frenetica Milano, nel mezzo di una campagna elettorale, con la Polizia alle prese con più importanti emergenze, promozioni e trasferimenti d’ufficio.

“I gemelli Gheddafi” è un romanzo avvincente basato su inganni e ricatti che ci porta a riflettere sul coraggio di guardare noi stessi con occhi diversi per mettere a fuoco ciò che realmente siamo.
Non c’è niente da dire, si può nascere dritti o storti, è solo una questione di probabilità, non di merito. Certo è che se si nasce storti non c’è bisogno di stortare tutto il mondo per sembrare dritti.
Vorrei ringraziare la bookabook per avermi dato l’opportunità di leggere questo giallo e ne approfitto per parlarvi di questa casa editrice molto particolare.

La bookabook è una casa editrice indipendente che mira a rimettere il lettore al centro del lavoro editoriale sfruttando le opportunità del web. Attraverso il meccanismo del Crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) il lettore diventa editore, sostenendo i libri che preferisce. Sono i lettori a scegliere il libro che verrà pubblicato, in cartaceo e digitale, e distribuito online e nel circuito delle librerie. Bookabook è anche una community dove i lettori possono scambiarsi idee, incontrare gli scrittori e scoprire ciò che ha ispirato gli autori. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito bookabook.it per scoprire nuove opportunità di lettura :)

giovedì 4 ottobre 2018

RECENSIONE | "Il giorno perfetto per un delitto" di Barbara Sessini [Review Party]

Buongiorno, cari lettori :) Esce oggi in libreria il nuovo romanzo di Barbara Sessini, “Il giorno perfetto per un delitto” (Newton Compton). Mi rivolgo in special modo agli amanti dei thriller intensi che affrontano tematiche sempre attuali con una penetrante attenzione al profilo psicologico dei personaggi. 

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Il giorno perfetto per un delitto
Barbara Sessini

Editore: Newton Compton
Pagine: 442
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Quando la violinista Ines Salis viene raggiunta da un proiettile in pieno viso, nessuno sa spiegarsi cosa ci facesse in quella strada deserta di Alarcò, nella costa sud della Sardegna. Il caso va risolto in fretta, perché la fama della località turistica è minata da alcuni eventi accaduti nelle ultime settimane. Tra questi, l'arresto per traffico di cocaina di Oscar Berti, la cui innocenza Ines stava cercando di dimostrare, e l'omicidio di un notabile del paese. Sulle vicende indaga la squadra del commissario Diana e, senza spostarsi da Torino, anche l'annoiato commissario Rossini, che tenta ufficiosamente di capire se il ragazzo, che era stato suo consulente, non sia stato vittima di ritorsioni per un vecchio caso. Quando si tratta di traffici illeciti, infatti, i muri crollano e le distanze si accorciano, comprese quelle tra Sardegna e Piemonte. Ma sono davvero la droga e l'arresto di Oscar Berti le cause del destino di Ines Salis?

Non basta sapere cosa vuole nascondere di sé una persona. È fondamentale capire da chi la nasconde.
La storia è ambientata nel paese di Alarcò, nella costa sud della Sardegna. In questa amena località turistica nelle ultime settimane sono accaduti eventi che hanno minato la tranquillità degli abitanti e dei turisti. Inizialmente c’è l’arresto, per traffico di cocaina, di Oscar Berti che si proclama innocente. Poi avviene l’omicidio di un notabile del paese e il tentativo di omicidio della violinista Ines Salis, raggiunta da un proiettile in pieno viso. Ines stava cercando informazioni per dimostrare l’innocenza di Berti, ha visto qualcosa che non doveva vedere? Sulle vicende indaga la squadra del commissario Diana e, senza spostarsi da Torino, anche il commissario Rossini. Quando si tratta di traffici illeciti, infatti, cadoni i muri e le distanze si accorciano, comprese quelle tra Sardegna e Piemonte. Chi voleva Ines Salis morta? Sono davvero la droga e l’arresto di Berti le cause del tragico destino della violinista?

“Il giorno perfetto per un delitto” è un romanzo che inizia in sordina con un arresto per traffico di droga e l’autrice ci conduce per mano a conoscere i tanti personaggi che danno vita a una storia ricca d’intrecci ed eventi. Poi la lettura decolla pian piano e diventa coinvolgente grazie al fluire ininterrotto di avvenimenti e a un ritmo sempre più incalzante.

A dire il vero all’inizio mi sono un po’ persa, molti i personaggi e i collegamenti tra loro da ricordare. Poi tutto è migliorato e ho individuato il mio personaggio preferito nella figura di Maria Cortes, figlia di un potente narcotrafficante spagnolo. Maria dirige un ristorante di lusso ad Alarcò nascondendo tra pietanze raffinate e vini rari un mondo fatto di ricatti, droga, investimenti redditizi ma davvero poco legali e corruzione.

Un ruolo importante è affidato alla località turistica di Alarcò che funge da sfondo vivo alle indagini, quasi uno spettatore privilegiato. La ricerca della verità è alquanto complessa e si divide in due rami, le indagini personali (ad opera di un gruppo di amici di Oscar e Ines) e le indagini pubbliche che coinvolgono la polizia e l’antidroga.

Ho letto questo romanzo con interesse coinvolta maggiormente dalla seconda parte della storia. La scrittrice è stata brava nell’incastrare perfettamente i tanti fatti criminali che caratterizzano il romanzo, ogni tessera troverà il suo giusto posto in questo grande mosaico internazionale. Infatti la criminalità, non soddisfatta di aver messo le sue avide mani sulla bellissima Sardegna, si ramifica in Spagna, a Londra e in altre località che lascio a voi scoprire.

Il romanzo è composto da ben 442 pagine e in alcuni passaggi la scrittrice si è prolungata eccessivamente nel descrivere eventi viaggiando su vari piani temporali che richiamano a eventi passati. Mi sono piaciuti i temi trattati, sempre attuali. Ho apprezzato la sfida di alcuni personaggi con il destino e con la fragilità dei sentimenti e dell’esistenza. Ho ascoltato le molteplici voci di questo romanzo corale che offre a tutti, buoni e cattivi, le stesse opportunità d’espressione. Il finale rocambolesco lascia prevedere nuove indagini per il commissario Diana e io spero d’incontrare nuovamente Maria Cortes, donna senza scrupoli in cui onore e vendetta coesistono dividendosi equamente la sua anima. Nella vita è difficile dire chi vince e chi perde. Forse vince chi sparisce al momento giusto? Chi si ritira dalla competizione? Chi teme la polizia? Chi non lascia traccia di sé?

La criminalità organizzata infiltrata nel tessuto economico e sociale di Alarcò dovrà vedersela con un gruppo di detective inesperti ma molto decisi. Buona lettura e buon viaggio in Sardegna!

lunedì 1 ottobre 2018

RECENSIONE | “Il mistero della reliquia dimenticata” di Stefano Santarsiere

Cari lettori, oggi vi presento un romanzo molto particolare, un thriller in cui Bibbia e Scienza si contrappongono dando vita a una storia che vi farà spesso sorridere ma vi indurrà anche a riflettere sui nuovi peccati che affliggono la nostra società. Il libro in questione è “Il mistero della reliquia dimenticata” di Stefano Santarsiere per Newton Compton Editori.

Ho già avuto il piacere di leggere altri due romanzi di questo scrittore: “La mappa della Città Morta” (recensione) e “I guardiani dell’isola perduta” (recensione).  

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il mistero della reliquia dimenticata
Stefano Santarsiere

Editore: Newton Compton
Pagine: 328
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Mentre un’epidemia di antrace flagella gli allevamenti della Val d’Agri, il cuore petrolifero della Basilicata, qualcuno fa apparire dei misteriosi altari nelle campagne, opera forse della stessa mano che ha tentato di sottrarre una preziosa reliquia da una chiesa locale. Quando, su un altare, tra croci e candele viene deposto il cadavere di una vecchia, gli eventi prendono una piega inattesa. Le accuse ricadono su Lucio Lobello, trentenne ludopatico e tossicodipendente che nasconde un segreto inconfessabile: quello di essere il diavolo, il principe delle tenebre in persona, che da millenni erra per il mondo sotto mentite spoglie sfuggendo a un gruppo di arcangeli che vorrebbe ricacciarlo negli inferi. O almeno così crede lui. Ma per scampare a una condanna per omicidio, stavolta Lobello dovrà allearsi proprio con uno dei suoi inveterati avversari: un prete…


Osservo la sorprendente e multiforme inclinazione dell’uomo a generare da sé i suoi inferni, in nome di un aleatorio concetto di benessere. Non c’è motivo, sapete, di sussurrare al lato oscuro del vostro animo, di imbastire tranelli. La tentazione è un codice già scritto dentro di voi. È il segreto del vostro successo di specie. Ho il sospetto che Dio stesso ve l’abbia instillata, nel più profondo della vostra essenza, per poi incolpare me quale artefice delle lusinghe che il vostro stesso cuore ordisce.
A pronunciare queste parole è il diavolo in persona. La sua voce, però, non giunge dal sotterraneo regno dei morti ma dall’irrequieto mondo degli esseri viventi.

Nelle campagne della Val d’Agri, in Basilicata, appaiono misteriosi altari mentre un’epidemia di antrace flagella gli allevamenti della zona. Qualcuno, inoltre, ha tentato di rubare la preziosa reliquia di San Rocco di Montpellier, custodita in una chiesa del paesino di Santerio. Gli eventi precipitano quando tra croci e candele, viene commesso l’omicidio di una anziana donna. Le accuse ricadono su Lucio Lobello, trentenne ludopatico e tossicodipendente che nasconde a tutti la sua vera identità: lui è il principe delle tenebre in carne e ossa. Da millenni erra per il mondo sotto mentite spoglie per sfuggire a un gruppo di arcangeli che vorrebbe ricacciarlo negli inferi. Stavolta, però, le cose si mettono male. La polizia l’accusa di essere il killer dei misteriosi omicidi. A Lobello non resta che allearsi con il suo peggior nemico, un prete.
Perfino quando calpesti la terra, così forte è la tua brama di Inferno?
Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato. Il protagonista è un diavolo molto umano che ha come amici non più i demoni Legione, Belial e Belzebù, ma la droga, il gioco d’azzardo e l’alcol. Sulla Terra questi “nuovi peccati” uccidono e causano tante sofferenze al genere umano. Il Male si nasconde ovunque nelle pieghe dell’umanità. Agisce nell’ombra: riviste patinate, spinelli, giochi elettronici, corruzione, voti di scambio, minacce anonime per ricevere favori sottobanco. La lista sarebbe infinita. Il diavolo vive “di fianco agli uomini. Stupito, irresistibilmente attratto da essi.”

Stupito! In fondo l’uomo non ha bisogno di alcun diavolo per sporcare la propria vita. Ci riesce benissimo da solo inventandosi i suoi aguzzini che si chiamano Denaro, Potere, Fanatismo, Droghe, Guerre dei tempi che furono e Guerre Moderne con armi biologiche.

Nel romanzo troverete in primo piano l’accavallamento di più intrecci e personaggi che operano nell’ombra generando una tensione costante. Vorrei però invitarvi a riflettere sulle tematiche coinvolgenti che si affacciano alla nostra attenzione. Nel thriller di Santarsiere non riscoprirete l’eterno scontro tra Bene e Male ma l’opportunità di leggere come gli uomini, ahimè, sono in grado di autodistruggersi. A un certo punto Lobello vi starà pure simpatico perché spesso subisce le azioni umane e non ha armi diaboliche se non la sua intelligenza che forse potrebbe meglio impiegare.

Bravo lo scrittore nel creare il corpo del romanzo come un fitto intreccio di arterie e vene. Nelle arterie scorrono i buoni sentimenti, la volontà di giustizia e la parte sana del tessuto sociale. Le vene, invece, trasportano un liquido più marcatamente sporco reso nocivo da rifiuti tossici come l’alcolismo, la ludopatia, la dipendenza da droghe, l’ambiente violato. Scienza e Bibbia vanno a braccetto esaltandosi in una storia terribilmente attuale.

“Il mistero della reliquia dimenticata” è un thriller ben scritto che si legge piacevolmente complice l’ironia con cui si affrontano i lati più sinistri degli uomini. Il male è ovunque, nella grande città come nel paesino. Sboccia in ogni luogo, spesso si cela in attesa di momenti propizi. Forse anche il diavolo indossa una maschera e quando la toglie ecco che compare l’uomo. Naturalmente non è per tutti così ma anche il diavolo riesce a far del bene contro la sua volontà. Riflettete e chiedetevi: “Lobello è davvero il diavolo, si crede un diavolo o è un povero diavolo?”. Comunque sia sempre di diavolo trattasi.