sabato 28 ottobre 2017

BLOGTOUR "L'undicesima ora" di Giovanni Ricciardi | Il commissario Ponzetti

Carissimi lettori, è un piacere ospitare la quinta tappa del blogtour dedicato al romanzo "L'undicesima ora" di Giovanni Ricciardi.

Questo romanzo mi ha permesso di ritrovare il Commissario Ponzetti, creato con maestria da Ricciardi, alle prese con una vicenda complessa ambientata nell’amata Roma. Del giallo vi parlerò in seguito, ora vorrei presentarvi il Commissario Capo dei Parioli Ottavio Ponzetti. 

 


L'undicesima ora
Giovanni Ricciardi

Editore: Fazi
Pagine: 252
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Il corpo senza vita di un noto architetto romano viene ritrovato nel suo loft una settimana dopo il decesso. L’autopsia non ha ancora dato risposte certe sulle cause, ma sembra escludere l’ipotesi della morte violenta. Quasi contemporaneamente, una villetta dove l’architetto abitava fino a poco tempo prima viene distrutta da un incendio doloso. I due eventi sono in relazione tra loro? Qualcuno voleva la morte dell’uomo? Il commissario Ottavio Ponzetti – giunto alla sua ottava avventura – non sa opporre resistenza alla seduzione delle coincidenze e si appassiona al caso nonostante non sia di sua diretta competenza.

Oltre al fidato ispettore Iannotta, Ponzetti coinvolge nell’inchiesta amici e parenti, mettendosi insieme a loro sulle tracce di una misteriosa donna spagnola e incrociando, nel corso dell’indagine, la biografia e le opere di importanti personaggi del Novecento, tra cui l’architetto Antoni Gaudí: proprio a Barcellona – come già era avvenuto nelle ultime indagini, che lo avevano portato prima in Sicilia, poi addirittura in Patagonia – il commissario trascorrerà una movimentata e intrigante vacanza di lavoro.

Ma le strade battute da Ponzetti tornano sempre a Roma, dove le numerose ipotesi, i dubbi e le incertezze svaniscono portando alla luce una sola, sorprendente verità.



Il commissario Ponzetti

Ponzetti è protagonista di una fortunata serie di romanzi tra cui “I gatti lo sapranno”, vincitore del premio Belgioioso Giallo 2008; “Il silenzio degli occhi”, finalista al premio Fenice Europa 2012; “Il dono delle lacrime” candidato al premio Scerbanenco 2014. Io ho conosciuto il commissario leggendo “Gli occhi di Borges” (recensione) e ho provato un’immediata simpatia per lui e per la sua squadra investigativa.

Il Commissario è un uomo colto, numerose le citazioni che arricchiscono i suoi racconti, e un po’ all’antica. “Passo stanco e pensiero veloce”,  non mostra mai indifferenza per il dolore altrui.  Non ama le armi e non segue le nuove tecnologie ma si lascia guidare dal suo fiuto e dalla sua intelligenza. Presta sempre molta attenzione ai particolari, osserva la realtà e agisce con buon senso. Di natura mite e affabile, è uno sbirro vecchia maniera che si aggira per la capitale mostrandoci a ogni avventura la bellezza di Roma, il suo fascino.
Chiamatemi pure sbirro. Sono vecchio del mestiere, per queste cose non mi offendo più.
Ottavio Ponzetti mi ha ricordato un altro Commissario: Maigret, personaggio letterario creato da Georges Simenon. Entrambi sono uomini riflessivi, hanno una famiglia, amano camminare, fantasticare e rimurginare.

Ponzetti vive ogni angolo della città di Roma che diventa, con le sue molteplici identità, parte integrante di ogni storia. Egli s’immerge nelle atmosfere dei luoghi in cui i delitti avvengono, cerca di comprendere la personalità e l’umanità dei diversi personaggi coinvolti nel caso criminale.

Il Commissario, affiancato come sempre dal fido Iannotta, ha un parlare colto che ben si integra con il registro del parlato romanesco usato dal suo collaboratore a cui si aggiunge un registro spagnolo-italiano, simpaticissimo, con cui si esprime Jorge, fidanzato catalano di una delle figlie di Ottavio.

Nei suoi romanzi, Giovanni Ricciardi, non crea storie intrise di sangue, la violenza è ridotta ai minimi termini e i personaggi si muovono in una dimensione a misura d’uomo. C’è un desiderio di conoscere il perché degli eventi, si vuol far emergere il contesto in cui il crimine è maturato, le scelte fatte anche lasciandosi guidare dai sentimenti. Il colpevole viene sempre assicurato alla giustizia ma senza grandi peripezie.

Nelle sue storie, Ricciardi, assegna un ruolo importante alle persone amate dal suo personaggio principale.

Ponzetti ama la sua famiglia, ha due figlie e la moglie rappresenta il suo “porto sicuro”. È un adorabile nonno a cui piace il gioco del biliardo e mostra spesso il suo affetto per la sigaretta. Nell’ultimo romanzo, “L’undicesima ora”, la famiglia svolgerà un ruolo importante nella soluzione dell’indagine.

Nei romanzi che ho letto, la narrazione segue sempre il pensiero del commissario, qualche volta amaro ma sempre umano con una vena di ironia con cui guarda la realtà che lo circonda, se stesso e la sua vita.

In conclusione vorrei condividere con voi le parole di Antonia Arslan (Famiglia Cristiana) :
“Personaggio scontroso ma amabile quello di Ponzetti, con un tratto di deliziosa, poetica fantasia, in indagini condotte per allusive mezze parole, usci e memorie opportunamente dischiusi.”

Ora non vi resta che diventare amici del commissario per seguirlo nelle sue avventure e godere di ore piacevoli di lettura.




Buon proseguimento :)

mercoledì 25 ottobre 2017

RECENSIONE | “Il Castello Rackrent” di Maria Edgeworth

Buon mercoledì a tutti. Oggi vorrei solleticare la vostra curiosità proponendovi una storia irlandese ricavata da fatti realmente accaduti e dalle usanze dei gentiluomini di campagna irlandesi prima dell’anno 1783. Si tratta de “Il Castello Rackrent” di Maria Edgeworth, traduzione dall’inglese di Pietro Meneghelli, Fazi Editore.

STILE: 7 | STORIA: 9 | COVER: 8
Il Castello Rackrent
Maria Edgeworth (traduzione di P. Meneghelli)

Editore: Fazi
Pagine: 133
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Thady Quirk è il vecchio servitore di un'antica famiglia anglo-irlandese. Nel corso della sua lunga vita trascorsa al castello Rackrent (letteralmente il castello "arraffa-affitti") ha assistito alla progressiva decadenza dei suoi aristocratici padroni: Sir Patrick, che riempie la casa di ospiti e si ubriaca fino alla morte; Sir Murtagh, il suo erede, un "grande avvocato" che rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick "per una questione d'onore"; e Sir Kit, giocatore d'azzardo che alla fine vende la proprietà al figlio di Thady. Generazione dopo generazione, il graduale declino della famiglia diventa la simbolica premonizione dei profondi cambiamenti che investiranno la società irlandese e dei problemi che, a oltre duecento anni di distanza, sono ancora ben lontani dall'essere risolti.




Lunedì mattina

Avendo deciso di mia volontà, per amicizia verso la famiglia sulle cui proprietà (sia lodato il cielo!) io e i miei viviamo senza pagare canoni d’affitto da tempo immemorabile, di pubblicare questo Memoriale della Famiglia Rackrent, credo sia mio dovere dire qualche parola, in primo luogo, su me stesso.

Il mio vero nome è Thady Quirk, anche se presso la famiglia sono sempre stato chiamato semplicemente  «l’onesto Thady » ; più avanti, al tempo del defunto Sir Murtagh, ricordo di averli sentiti dire «il vecchio Thady », e adesso siamo arrivati a «il povero Thady ».
La voce narrante di questo memoriale è Thady  Quirk, vecchio servitore dell’antica famiglia anglo-irlandese dei Rackrent. Egli, nella sua lunga vita, assiste alla progressiva decadenza dei suoi padroni.

Sir Patrick ama ricevere al castello molti ospiti. Il gran bere lo porterà alla morte.

Sir Murtagh, grande avvocato, si rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick “per una questione d’onore”.

Sir Kit ha l’unica colpa di amare troppo il gioco d’azzardo ed è costretto, per debiti, a vendere la proprietà al figlio di Thady.

Sir Connolly, il prediletto da Thady, è impossibilitato a disporre della rendita dei suoi terreni. Non porta alcuna contabilità. Ama i ricevimenti. Tutto ciò è all’origine delle sue disgrazie.
Apparso all’inizio del 1800 “Il Castello Rackrent”, letteralmente il “castello arraffa-affitti”, è un capolavoro della narrativa irlandese. Da molti è considerato il primo romanzo storico. Attraverso il lento ma costante declino della nobile famiglia,vengono mostrati i semi dei profondi cambiamenti che travolgeranno la società irlandese.

Io ho trovato questo romanzo piacevolissimo da leggere. Thady mi ha mostrato le stanze del Castello, con ironia ha svelato pregi e virtù dei suoi padroni e delle loro spose. Il suo narrare pacato e preciso, mette in luce l’abitudine, dei gentiluomini, di spendere oltre le proprie possibilità trovandosi poi sommersi dai debiti e abbandonati dai presunti amici. La psicologia dei personaggi si rivela nei loro comportamenti. Le fasi di buona e cattiva sorte segnano l’agire di amici e parenti. Nell’apice degli eventi tanti amici, bei ricevimenti, bevute e splendide serate. Nella sorte avversa solitudine e porte chiuse.

Questo romanzo mi ha dato l’opportunità di conoscere usi e tradizioni del popolo irlandese. Molto interessante il Glossario che mi ha aiutato nel comprendere il significato di molti termini dell’epoca. Una curiosità: Thady inizia il memoriale datandolo “lunedì mattina” perché, in Irlanda, nessuna grande impresa può essere iniziata sotto buoni auspici se non nella mattina del lunedì.

Se non l’avete letto vi esorto a farlo. È una storia di altri tempi. La famiglia Rackrent è ormai estinta e non è più possibile incontrare, nell’Irlanda di oggi, personaggi come “quell’ubriacone di Sir Patrick, quel litigioso di Sir Murtagh, quell’attaccabrighe di Sir Kit e quel trasandato di Sir Condy.”

Lasciatevi guidare dal flusso di ricordi del vecchio Thady, vi ritroverete in un’altra epoca al cospetto di un Castello emblema degli eventi. La rovina della famiglia Rackrent si rispecchia nella decadenza del castello. I pochi pregi e i tanti difetti dei personaggi, rendono la storia suggestiva e coinvolgente. Io l’ho letta tutta d’un fiato riscoprendo un classico che merita di essere più conosciuto dalla platea dei lettori. Una nuova edizione, curata da Fazi Editore, vi attende. Buona lettura a tutti.

lunedì 16 ottobre 2017

RECENSIONE | "Nessuna notizia dello scrittore scomparso" di Daniele Bresciani

Oscar Wilde ha scritto: “Siamo noi i nostri stessi demoni e rendiamo il mondo il nostro inferno.”

Questa citazione mi è venuta in mente dopo aver concluso la lettura di “Nessuna notizia dello scrittore scomparso”, scritto da Daniele Bresciani, pubblicato da Garzanti.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Nessuna notizia dello scrittore scomparso
Daniele Bresciani

Editore: Garzanti
Pagine: 321
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Quando Emma entra in redazione, crede che quella sarà una giornata come tante altre fra riunioni e scrittura di articoli. Ma tutto cambia nel momento in cui inizia a circolare una notizia. La notizia della scomparsa del celebre autore dei sette cerchi, avvistato per l'ultima volta davanti al mare in tempesta. Tutti conoscono Pietro Severi per il suo thriller bestseller. Nessuno sa che Emma ha avuto una relazione con lui in passato. Nessuno sa che Emma da anni non ha sue notizie, ma proprio quel giorno ha ricevuto da lui una busta con all'interno poche pagine. Pagine pericolose che parlano di un padre assassino e di un figlio che non sa come gestire questa ingombrante eredità. Verità o finzione? Autobiografia o l'incipit di un nuovo romanzo? Emma finge indifferenza e spera di non dover essere lei a scrivere un articolo sul caso. La sua storia d'amore con lo scrittore, finita molto tempo prima, deve rimanere un segreto com'è sempre stata. Non ha indizi e non ha idea di dove cercare e cosa cercare. Eppure, a ogni minuto che passa la sua vita è sempre più in pericolo. Perché c'è qualcuno che vuole quelle pagine. C'è qualcuno che vuole a tutti i costi coprire un passato sanguinoso e inconfessabile. Emma si sente come una pedina di un gioco più grande di lei.





… perché il piacere di essere padrone assoluto di una vita è qualcosa di inspiegabile. Decidere che non solo quell’uomo o quella donna moriranno, ma scegliere il quando e il come. Be’, scegliere il quando e il come è prerogativa di una divinità.
Nel labirinto della vita è facile perdersi soprattutto se il filo d’Arianna è stato reciso in tenera età. Diventati adulti indossiamo una maschera ma poi non sappiamo più riconoscere il nostro vero volto. Se ci voltiamo indietro ricordiamo un passato da cui vogliamo fuggire anche se mani insanguinati ci chiudono in una prigione senza sbarre. Per capire bisogna provare, per perdonare gli altri occorre innanzitutto perdonare se stessi.

Queste riflessioni, cari lettori, sono scaturite dalla lettura del romanzo di Daniele Bresciani che, con stile leggero ma profondo, narra il cromatismo dell’animo umano dove il rosso e il nero predominano. Il rosso mi fa pensare all’amore e alla passione ma anche al sangue inteso come vita e allo spargimento di sangue che accoglie la morte. Il nero sottolinea i momenti violenti e tragici del romanzo, il mistero e il male, ma richiama alla mente anche l’inchiostro, le rotative per la stampa dei giornali, la verità scritta sulle pagine di un quaderno.

La protagonista del romanzo è Emma, una giornalista, che anni prima ha avuto una relazione con Pietro Severi, noto scrittore del thriller bestseller “I sette cerchi”. Quando Pietro scompare, Emma riceve una busta mandata da lui. Nel plico misterioso ci sono alcune pagine dalla duplice interpretazione. Possono rappresentare l’incipit di un nuovo romanzo o riflettono una travolgente verità?

Emma legge lo scritto che parla  di un padre assassino e di un figlio in difficoltà. Così facendo la giornalista diventa una pedina in un gioco pericoloso. Qualcuno la minaccia, quelle pagine vanno distrutte, la verità non dovrà mai vedere la luce. Ma solo Emma è in grado di capire e di seguire gli indizi che si nascondono in quelle drammatiche frasi.

Con un ritmo sostenuto, lo scrittore ci conduce alla ricerca della verità. La tensione, sempre palpabile, non abbandona mai il susseguirsi degli eventi pur intrecciandosi con lunghi momenti della vita di redazione. Emma è infatti una giornalista di un settimanale femminile, non è appassionata di cronaca nera. In lei convivono sogni ed entusiasmi, coraggio e onestà, amore per il proprio lavoro. Non cerca di mettersi in mostra, non è un’eroina e lo dimostra il suo comportamento ingenuo in momenti ad alta pericolosità. Vien voglia di gridarle di stare attenta, di non fidarsi di tutti, di prestare più attenzione a ciò che le succede intorno.

Ho apprezzato la descrizione della vita nel cuore delle redazioni giornalistiche, i rapporti lavorativi tra colleghi, le furbizie per mettersi in luce, la voglia di emergere a ogni costo.

“Nessuna notizia dello scrittore scomparso” è una lettura avvincente ricca di colpi di scena. Con il primo capitolo inizierete un viaggio dal presente indietro nel passato alle radici del male. Ognuno di noi può decidere cosa fare della propria vita. Ma siamo veramente liberi di scegliere? Il passato nutre o condiziona il presente? Riusciamo davvero a controllare noi stessi? Perché alcuni uomini non riescono a sottrarsi al fascino dell’onnipotenza? Tra la vita e la morte, la ragione può cedere il passo alla follia. Quando ciò succede qualcuno soffrirà.

venerdì 13 ottobre 2017

RECENSIONE | "Centurio" di Massimiliano Colombo [Review Party]

Carissimi lettori, in questi ultimi mesi ho avuto la possibilità di leggere vari romanzi storici. La Storia mi affascina ma soprattutto amo conoscere i sentimenti, i pensieri nascosti, le riflessioni dei personaggi che hanno segnato il nostro passato. Mi incuriosisce anche scoprire, oltre agli eventi storici, le descrizioni della quotidianità, degli usi e costumi di popoli il cui eco giunge fino a noi. Se poi parliamo dell’antica Roma, dei legionari che combatterono per la sua grandezza, del destino che vide Roma contro Roma, allora la lettura diventa un momento ricco di emozioni e partecipazione. Il romanzo storico che vorrei consigliarvi mostra la faccia violenta della Repubblica. Guerre, amore e giustizia reclamano la vostra attenzione.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Centurio
Massimiliano Colombo

Editore: Newton Compton
Pagine: 448
Prezzo: € 10,00
Sinossi
«Il tuo grado ti imporrà la solitudine, che sarà per il tuo spirito quello che il cibo è per il tuo corpo». 80 a.C. Caio Emilio Rufo è una recluta che milita nelle coorti di Lucio Cornelio Silla, durante la guerra civile che sta dilaniando la Repubblica. È un giovane idealista inesperto, non ancora diventato uomo. Dalle vette innevate dei Pirenei alle battaglie navali al largo delle coste dell'Africa, Caio Emilio si addestra a combattere le legioni del più astuto e acerrimo nemico di Roma, uno dei più grandi comandanti di tutti i tempi: Quinto Sertorio, parente e fedele generale di Caio Mario. Nell'assolata Spagna romana, popolata da genti fiere e bellicose, Emilio affronta le prove che questa odiosa guerra gli impone tra guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subisce le angherie del suo spietato centurione e in cuor suo riconosce il valore dei nemici che sta combattendo, vessati dagli abusi della dominazione romana. Schiacciato dalla sorte avversa, senza più nulla in cui sperare, Caio Rufo attraversa il mare e giunge nei roventi deserti della Mauritania; lì, con la gola riarsa e la pelle scottata dal sole, incontra il nemico che era stato addestrato a uccidere. Emilio capisce che il destino che l'ha condotto fino a quel punto l'ha reso più forte, tanto forte da fargli intraprendere un nuovo viaggio, che lo condurrà tra le file degli Immortali.

Questa è l’ultima lezione che ho da darti Rufo: la solitudine di chi ha il comando. Il tuo stesso grado ti imporrà la solitudine che sarà per il tuo spirito come lo è il cibo per il corpo. D’ora in poi la sentirai dentro di te. Capo riconosciuto in mezzo agli altri e solo nel profondo della tua anima. Nessuno cercherà di comprenderti, ma tutti vorranno essere compresi. Nessuno penserà ai tuoi momenti di debolezza, ma tutti verranno a chiederti conforto. Nessuno penserà mai più a te come un bravo soldato, come un ragazzo che è stato figlio, come un uomo che ha perso un amore, tu sei e sarai solo un concetto soprannaturale che non esiste in nessun’altra cultura. Tu sarai Centurio.
80 a.C. La Repubblica è dilaniata dalla guerra civile. Emilio Rufo è una giovane recluta nelle corti di Lucio Cornelio Silla. Il ragazzo viene sottoposto a un duro estenuante addestramento per combattere contro il più astuto e acerrimo nemico di Roma: il comandante  Quinto Sertorio. Rufo affronterà le terribili prove che la guerra gli imporrà. Guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subirà le angherie del suo spietato centurione e si renderà conto del valore dei suoi nemici vessati dagli abusi della dominazione romana. Caio Rufo dovrà scegliere da che parte stare, schiacciato da un destino avverso incontrerà il nemico che era stato addestrato a uccidere. Ora Rufo non è più un ragazzo insicuro, la guerra l’ha reso più forte, consapevole delle sue scelte che lo condurranno tra le file degli immortali.

“Centurio” è un romanzo storico emozionante e intenso. Appare evidente, fin dalle prime pagine, la gran passione dello scrittore nel narrare le grandi storie di guerre e di avventure. Molte le storie nella Storia, tanti i personaggi, alcuni realmente esistiti altri frutto di immaginazione, numerose le situazioni in cui la violenza diventa protagonista. Leggendo questo romanzo mi sono sentita partecipe degli eventi ho conosciuto uomini addestrati per eseguire qualunque ordine, per uccidere, per non aver pietà. Ho condiviso con loro le paure, l’odio, le gioie, i giochi di potere. Ho letto con interesse di tattiche e strategie militari, ho assistito, seppur a debita distanza, agli scontri sui campi di battaglia.

Leggendo “Centurio” ho percepito una malinconia di fondo che poi si è trasformata in speranza per un futuro nuovo tutto da vivere. Questo intenso romanzo mi ha trasmesso il fascino di antiche vicende  ma ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il modo in cui lo scrittore ha reso “vivi” i personaggi. Gli uomini e le donne, coinvolte nelle molteplici storie, mostrano il lato nascosto del loro essere. La forza e il coraggio convivono con le loro paure. Gli sforzi per affrontare la stanchezza fisica, il freddo, i lunghi turni di guardia, diventano reale espressione dei limiti umani. Poi ho avuto la possibilità di conoscere la forte personalità di Sertorio, la sua potenza e il suo declino. La guerra logora, cambia le persone. I vincitori spesso sono magnanimi, i perdenti diventano spietati.

“Centurio” è un romanzo che intreccia Storia e immaginazione, descrive la sete di libertà e il destino di sangue, presenta uomini giusti e fedeli, altri violenti e accecati dal potere. Ma, tra le pagine intrise di Storia, troverete anche un tenero sentimento che segnerà il destino di Rufo.
Non voglio perderti.

Non mi perderai, un giorno ti raggiungerò.

Un giorno, potrebbero volerci anni.

Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici.
Questo dialogo avviene tra il giovane Rufo e…
No, non ve lo dico! Scopritelo voi! Ricordate, però, che la Storia dona l’immortalità ma bisogna sempre credere fortemente in ciò che si fa. Se si desidera ardentemente qualcosa bisogna impegnarsi per realizzarlo e chissà, magari, qualcuno ci aiuterà. Il fare regala la speranza.

Per tutto quello che è stato, per tutto quello che è, per tutto quello che sarà.

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE | "L'ultima estate e altri scritti" di Cesarina Vighy

Carissimi lettori, oggi vorrei attirare la vostra attenzione su un romanzo denso di emozioni e riflessioni. Un potente antidoto alla sofferenza, una liberazione che nasce da una tremenda malattia che imprigiona il corpo ma nulla può contro la libertà di mente e cuore. Una condanna a morte che svela la gioia di vivere e il coraggio di percorrere la propria esistenza fino alla fine. Sto parlando de “L’ultima estate e altri scritti” di Cesarina Vighy, Fazi Editore.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'ultima estate e altri scritti
Cesarina Vighy

Editore: Fazi
Pagine: 318
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Z. è malata. Gravemente. Dallo spazio ristretto da cui guarda il mondo, osserva il tenace manifestarsi della vita: l’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei, ogni gesto è enorme, difficilissima la quotidianità, in equilibrio sui nervi e sugli orari delle medicine. La notte però, con la gatta a farle compagnia, i sogni intervengono ad alleviare il fastidio di resistere a se stessi e sulla pagina, così, il resoconto di un’esistenza vicina alla fine diventa il ricordo di una vita che finalmente appare bella.

«Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità».

Con una lingua nitida, a tratti feroce, mai retorica, Cesarina Vighy ha affrontato il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Definito «un De Senectute intriso di dolorosa saggezza», L’ultima estate ha messo al centro una donna giunta alla fine del suo ciclo vitale ma non per questo priva di un’arma potentissima, specie se innata: lo spirito dell’umorismo

La cosa più stupida da dire a un malato è che lo si trova molto bene, che è una fissazione, che tutti stanno un po’ giù ecc. 

La cosa più triste, invece, è quando non te lo dicono più, anzi non sanno bene che dire.
Cesarina Vichy, nel 2009, all’età di 72 anni è già molto malata. È affetta da Sclerosi Laterale Primaria. La sua opera  è “L’ultima Estate”, un romanzo dai forti tratti autobiografici che vinse il Premio Campiello Opera Prima e si qualificò nella cinquina del Premio Strega.
Veramente, quando si annunciò la mia rara malattia, mi lascia scappare di bocca che avrei preferito essere appunto un caso letterario piuttosto di un caso clinico. Passò l’Angelo e disse Amen. Invano lo rincorsi: «Ehi, signor Angelo…». «Ho fretta ». «Ma io volevo spiegare…». «Ma io…».
È stato così che sono diventata un caso in entrambe le categorie.
Z. è gravemente malata. I medici hanno emesso l’infausta diagnosi: SLA. Dalla sua casa Z. guarda il mondo e il continuo, inarrestabile, manifestarsi della vita. L’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei la quotidianità è scandita sugli orari delle medicine e sulla difficoltà di ogni gesto. Solo di notte Z. trova un po’ di quiete. I sogni alleviano il fastidio di resistere a se stessi e il computer diventa una pagina su cui scrivere i ricordi, belli e brutti, di un’esistenza prossima alla fine.
Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità.
Così Z., “la bambina più amata del mondo”, rievoca l’infanzia in tempo di guerra, Venezia con le sue luci e ombre, le prime esperienze sentimentali, il trasferimento a Roma, il periodo in psicanalisi, il femminismo, l’inizio della malattia. La scritture diventa per Z. un unguento da spalmare sull’anima per lenire i dolori, per avere ancora una voce, per amare, per non arrendersi.
Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me.
Con ostinazione Z. difende la propria individualità, non cede ai medici che la vorrebbero in clinica. La sua ironia le permette di rendere quasi impalpabile la sofferenza, la malattia la libera dal pudore e la rende testimone di coraggio e dignità. Mai un lamento davanti alla morte.
Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso.
Il romanzo comprende anche dei brani tratti da “Scendo. Buon proseguimento”. È uno scambio di mail, realmente avvenuto tra il 2007 e il 2010, tra l’autrice e diversi corrispondenti come la figlia e le amiche. Queste lettere mostrano un linguaggio affettuoso, premuroso e tenero di una madre che scrive alla figlia. Questo carteggio si può considerare un testamento spirituale con cui l’autrice, pochi giorni prima di morire, si congeda dal mondo.
Come diceva Charlot, la vita in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia.
“L’ultima estate” è un libro duro che ha il pregio di non trasmettere tristezza. Con ironia, mai celata, Cesarina Vichy narra la sua vita e risveglia i fantasmi del passato. Con fermezza e voce limpida affronta argomenti difficili. Lei, una donna giunta alla fine della sua vita, usa lo spirito dell’umorismo come arma potentissima contro la sofferenza. Per impugnare quest’arma la scrittrice abbandona il suo martoriato corpo e sale sulle ali della scrittura che la rendono libera e irraggiungibile. Cesarina Vichy scrive un inno alla vita, mai facile ma sempre preziosa.

“L’ultima Estate” è un romanzo che induce a riflettere sul senso della vita. Nessun pietismo, nessuna emozione superficiale ma un profondo coinvolgimento che non può lasciare indifferenti.

Proverete mille emozioni ma avrete il sorriso sulle labbra. L’autrice riporta una poesia in una mail alla figlia: “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa."  (Trilussa)

Quindi, se potete, leggete questo libro senza alcun timore. Non sarà una lettura facile ma, nella vita, cosa è facile?

Patti chiari: non sarà un acquarello, piuttosto un’autopsia. Forse vi farò male. Ne farò anche a me.

giovedì 5 ottobre 2017

RECENSIONE | "L'uomo di neve" di Jo Nesbø

La recensione odierna riguarda un thriller scritto da Jo Nesbø, autore noto non solo nella sua Norvegia ma in tutto il mondo.

“L’uomo di neve”, edito Piemme, vincitore nel 2007 del Norwegian Booksellers’ Prize, diventerà un film diretto dallo svedese Tomas Alfredson.
Le riprese del film sono iniziate a gennaio 2016 in Norvegia proprio nei luoghi natali di Hole, il protagonista seriale di ben 11 thriller firmati Nesbø. 

A interpretare il commissario Herry Hole, Michael Fassbender. Il film verrà distribuito nelle sale cinematografiche italiane dal 12 ottobre ( Trailer ).

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'uomo di neve
Jo Nesbø

Editore: Piemme
Pagine: 530
Prezzo: € 14,00
Sinossi
La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla propria finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all'interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nel baratro dopo mesi di astinenza dall'alcol e di buona condotta: Rakel, l'unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, Harry si rende conto che il caso ha moltissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent'anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l'unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato. 

Presto nevicherà. E allora i pupazzi di neve torneranno. E quando la neve si scioglierà, avrà portato qualcuno con sé. Quello che dovrai chiederti è: “Chi ha fatto il pupazzo? Chi fa i pupazzi? Chi ha dato alla luce The Murri?”. Nemmeno l’Uomo di neve lo sa.
Harry Hole è un commissario rude, dai metodi poco ortodossi. Ha un difficile rapporto con l’alcol, è un lupo solitario. La sua pessima fama unita a una dubbia moralità e a un temperamento poco malleabile ne fanno un soggetto dalle mille sfaccettature ma dal forte acume investigativo. Toccherà a lui e alla sua squadra scoprire chi è l’uomo di neve. In una Oslo imbiancata dalla prima neve dell’anno, una donna scompare senza lasciare traccia. L’unico indizio è un pupazzo di neve che ha, attorno al collo, la sciarpa della vittima. Quando una misteriosa e inquietante lettera giunge a Hole, il commissario dovrà affrontare questa sfida. Uno spietato serial killer agisce indisturbato distribuendo le sue vittime in un lasso di tempo molto lungo. Per vent’anni, la prima nevicata è stata accolta con un violento omicidio, i cadaveri non sono mai stati ritrovati, i collegamenti mai realizzati, le misteriose sparizioni mai risolte. A Hole il compito di scoprire che cos’é The Murri e fermare l’Uomo di neve.

Lo ammetto, per leggere “L’Uomo di neve” ho fatto le ore piccole. Per la serie “un altro capitolo e poi basta”, mi sono lasciata catturare dal fascino nero di questo libro. Hole, protagonista indiscusso, non è un uomo perfetto, non è un integerrimo e tradizionalista commissario di polizia. Mi piace questo cocktail di pregi e difetti. Harry Hole ha un temperamento poco malleabile, è un lupo solitario, pessima fama e dubbia moralità. È un poliziotto rude dai metodi poco ortodossi ma è dotato di un forte acume investigativo e un profondo senso di giustizia. Le sue indagini non seguono i normali canoni investigativi e ciò introduce un approccio diverso alla ricerca del serial Killer. A dir il vero ho individuato quasi subito il possibile colpevole ma ciò non ha diminuito il fascino della lettura. La trama, complessa e ben articolata, mostra spesso situazioni che si possono interpretare in modo opposto. Hole conosce il male e riesce a calarsi nella mente del serial killer. Questo lato psicologico del thriller mi ha mostrato il coinvolgimento personale dell’investigatore sempre in lotta con le sue dipendenze. Ciò crea continui colpi di scena che nascono da false tracce che inducono a erronee conclusioni. Faticosa la lettura? No, le 531 pagine del libro volano via con la partecipazione di personaggi pieni di difetti ed eccessi ma ben tratteggiati. La tensione è palpabile e ogni capitolo ne aumenta l’intensità. Unico difetto i nomi dei luoghi e di alcuni personaggi: impronunciabili, almeno per me!

Ora non mi resta che salutarvi e augurarvi una buona lettura :)

lunedì 2 ottobre 2017

RECENSIONE | Fairy Oak - "Gli incantevoli giorni di Shirley" e "Flox sorride in autunno" di Elisabetta Gnone

Carissimi lettori, oggi vi propongo una doppia recensione che tratterà una storia di sublimi incantesimi e di amicizia, di danze bizzarre e di colori. Ritorniamo, con immenso piacere, nel magico e antico villaggio di Fairy Oak. Le gemelle Vaniglia e Pervinca, le creature magiche, gli uomini senza potere e le fate, ci aspettano per vivere insieme mirabolanti avventure. A stuzzicare la vostra fantasia troverete, all’interno dei due volumi, incantevoli illustrazioni a colori da gustare con gli occhi e con un sorriso sulle labbra.

Salani | € 14,90 | 261 pg 
Salani | € 14,90 | 278 pg

A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L'aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino! Per lunghi, interminabili giorni. Menomale che c'è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega, ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non a uova e farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma a spade di sale, a pezzi di cielo, a cuori di pietra e a un segreto, il Segreto del Bosco. Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura.
Succede sempre così, un giorno di settembre, qualcuno commette una stranezza più strana delle solite stranezze, e da quel momento, per un mese, a volte due, da Fairy Oak è bandita la normalità. La chiamano "La danza delle follie di stagione". È esilarante quel che avviene in quei giorni e bellissimo, perché ciascuno sembra dare davvero il meglio di sé quanto a fantasia, forza, abilità e... stravaganza. Anche gli alberi non scherzano, l'intera Valle sembra stregata. E Flox ha una teoria al riguardo: basta guardare gli occhi di chi danza per capire che... Lasciamolo dire a Flox, questo mistero lo svelerà lei, la ragazza arcobaleno, l'amica del cuore di Vi e Babù. Questa storia è dedicata a lei e all'amicizia, quella che ovunque ti volti te la ritrovi davanti e qualche volta ti lascia i lividi. E non solo sulla pelle... 

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8

Le avrei fatte ridere perché il terzo racconto era divertente, e ora, che conoscevano i protagonisti, avrebbero riso ancora di più immaginandoli mentre ballavano la Danza Delle Follie Di Stagione. Di quella e di amicizia raccontai.
“Gli incantevoli giorni di Shirley”è il secondo capitolo della saga di Fairy Oak. La fata Felì aggiunge un nuovo racconto che vede il villaggio magico al centro di un’avventura straordinaria. Una delle protagoniste di questo capitolo è la giovane e potentissima strega Shirley Poppy, lei è l’infinito Potere, alle prese con un nuovo e intricato mistero. Ha trovato un ricettario molto strano, non contiene ricette ma parla di spade di sale, di pezzi di cielo, di cuori di pietra. In alcune pagine, sgualcite dal tempo, è contenuto il Segreto del Bosco. Solo un accenno ma tanto basta alle gemelle Vaniglia e Pervinca, insieme alla Banda Del Capitano, per tuffarsi in una nuova avventura. Vivranno mille pericoli ma impareranno a combattere la paura. Insieme tutto è possibile.

In “Flox Sorride in Autunno”, la fata Felì aggiunge un nuovo tassello al magico mondo di Fairy Oak. Seduta nel centro di un placido lago, circondata dalle altre fate, Felì si appresta a svelare il terzo segreto: una storia d’amicizia, di misteri e sorrisi. Siamo in autunno, nel magico villaggio vive Flox la protagonista di questa storia. L’Autunno a Fairy Oak è una stagione in cui tutti gli abitanti sono più strani del solito. Questo periodo è detto La Danza Delle Follie Di Stagione, l’intera Valle sembra stregata. Sarà Flox, la ragazza arcobaleno, la strega del Buio pasticciona e buffa, l’amica del cuore di Vì e Babù, a formulare una teoria per svelare questo mistero. Ancora una volta l’amicizia è la fonte da cui assumere forza e coraggio.

Sicuramente in tanti conoscerete il meraviglioso mondo di Fairy Oak creato dalla ricca immaginazione della bravissima Elisabetta Gnone. Io adoro la tenerezza, la semplicità, il garbo accattivante con cui la scrittrice ci narra l’avventura straordinaria delle due gemelle. Vaniglia e Pervinca hanno poteri contrastanti: la prima è una strega della Luce, la seconda è una strega del Buio. Insieme sono il simbolo vivente dell’Alleanza.

Luce e Buio. Uno crea, l’altro distrugge. Insieme possono affrontare ogni nemico contando sul rispetto, sulla fiducia, sul coraggio, sull’amicizia, sulla lealtà e sull’amore. Spesso, leggendo questi romanzi fantastici, ho chiuso gli occhi per immaginare la Valle di Verdepiano e con estrema facilità sono entrata, in punta di piedi per non disturbare, in un mondo scintillante di fantasia e avventura. L’autrice ci narra una favola meravigliosa, per bambini e adulti, con personaggi stravaganti e simpaticissimi sempre pronti ad aiutarsi l’un l’altro. Si sorride leggendo questi libri, si provano intense emozioni e la magia parla con la voce del cuore. La dolce e fragile Vaniglia vi conquisteranno e non abbiate timore nel dire, come me, che vi piacciono le favole. Anche nel cuore di noi adulti c’è un posticino per sognare un luogo incantato in cui tutto è possibile, per credere ancora nell’amicizia e nell’amore. Difficile? No! Chiudete gli occhi, Fairy Oak vi aspetta.