lunedì 19 giugno 2017

RECENSIONE | "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano

Enrico Galiano è un nome famoso tra i giovani, i suoi post su Facebook sono letti da tantissimi ragazzi. Galiano, nel 2015  è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia, racconta, nel suo romanzo “Eppure cadiamo felici”, il momento in cui tutto il mondo appare come un nemico, quando il buio ti circonda e non sai più cosa fare. Racconta come, nel buio, si può intravedere la luce che prende le fattezze di un’altra persona. Una persona in grado di comprendere il tuo disagio. Così basta appoggiare la testa su quella spalla pronta a sorreggerti perché le emozioni non facciano più paura.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Eppure cadiamo felici
Enrico Galiano

Editore: Garzanti
Pagine: 381
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un'estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l'appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall'ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l'amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.

“Wenn ein Gluckliches fallt”, è l’ultimo verso di una poesia di Rainer Maria Rilke, che tradotta recita più o meno così:

“E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa
Ne sentiremmo il tocco,
che quasi ci sgomenta,
quando una cosa felice cade.”
Per Gioia, la protagonista del romanzo,  questo verso parla della bellezza delle cose che cadono, della bellezza delle cose che tutti rifiutano e che se ne sta nascosta tra le cose inutili che tutti buttano via.
Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”?

Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.
Gioia, chiamata confidenzialmente Maiunagioia dai suoi compagni, è una diciassettenne timida che non riesce a socializzare con i suoi compagni. Non condivide con loro l’interesse per la moda, per le feste e i pettegolezzi. Lei ha due grandi passioni: colleziona parole intraducibili di tutte le lingue del mondo e ama fotografare le persone prese di spalle. Nessuno condivide con lei queste passioni, nessuno potrebbe capirla. Poco male, Giulia risolve dando vita a un’amica immaginaria, Tonia, sempre pronta a dire le cose in faccia, senza alcun problema.

La famiglia di Giulia si può paragonare a un iceberg di problemi. I genitori, fedeli compagni di grandi bevute, litigano spesso fra loro creando, in casa, un clima insostenibile da cui la ragazza scappa appena può. Così una sera Giulia incontra, in un bar, un misterioso ragazzo, Lo. Chiacchierata dopo chiacchierata, Giulia inizia a fidarsi di Lo, lui la comprende e non la vede come una marziana sulla Terra. Sera dopo sera, tra confidenze e risate e scherzi, Lo diventa sempre più importante per Giulia. Ogni cosa assume un colore diverso, il buio inizia a cedere il posto alla luce,il cuore mette a tacere la ragione e le regala intense emozioni. La felicità è a portata di mano? Forse. Anzi, no!

Quando Lo scompare, svaniscono con lui le emozioni appena provate. Ma il cuore è tenacemente convinto che ci sia ancora una possibilità. Una possibilità per ritrovare Lo, per sciogliere il nodo che lega il passato del ragazzo, per ritrovare la felicità perduta, per coniugare il verbo amare nei suoi mille significati diversi.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo che parla proprio delle mille sfumature della parola amore che non si possono guardare con gli occhi della ragione. Tra i personaggi del libro ho amato il professore Bova, insegnante di filosofia, pronto a rispondere a tutte le domande dei suoi allievi e di Gioia in particolare. Ho apprezzato i riferimenti alla favola scritta da Apuleio, Psiche e Amore, per spiegare un aspetto della vita. In ogni persona, il poroso confine tra luce e buio, crea problemi. A volte, qualsiasi scelta si faccia, inevitabilmente qualcuno soffrirà.  È una lotta continua tra razionalità e istinto, ma,alla fine dall’unione dell’anima e dell’amore nascerà il piacere.

Ed è questo il lungo viaggio che Gioia dovrà affrontare  alla ricerca di Lo, per dare un nome alla strana sensazione che prova, per ritrovare quell’attimo di felicità in cui il mondo cambia. Quando “io” diventa “noi”, quando due anime si incontrano e scoprono i primi tumulti del cuore, quando non si ha paura di ascoltare il rumore della felicità, allora la vita cambia per sempre. L’adolescenza, tema portante del romanzo, è vissuta come un periodo in cui ci si sente soli contro tutti. Ai ragazzi bisogna dare fiducia e responsabilità, lasciare che compiano scelte ed errori. Così diventeranno più forti e le loro fragilità diminuiranno.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo intenso, si legge piacevolmente lasciandosi trasportare dalle emozioni che prima in sordina, poi sempre più plateali, rendono la storia ricca di domande a cui non viene data una risposta. La lettura scorre fluida, capitoli di varia lunghezza si susseguono regalando ritmo alla storia arricchita con citazioni di scrittori, poeti, musicisti. Sicuramente è un romanzo che volge lo sguardo verso il mondo dei giovani ma in ognuno di noi sopravvive la nostra gioventù. Si è fragili oggi come ieri, si è fragili da giovani e da adulti, da figli e da genitori. Ma, anche nella fragilità, si può trovare l’attimo di felicità che illuminerà la nostra vita lasciando che l’amore nutra i nostri cuori.

giovedì 15 giugno 2017

BLOGTOUR "Il mistero di Abbacuada" di Gavino Zucca | I luoghi del romanzo

Un tenente dei carabinieri appena arrivato in Sardegna. Un misterioso omicidio all’interno di una grotta. Una squadra speciale per un colpevole davvero insospettabile.

Un delitto all’apparenza semplice si rivelerà molto più complicato del previsto. Riuscirà il tenente Roversi, guidato dal suo idolo, Tex Willer, a risolvere un caso d’omicidio tutt’altro che semplice?

Il mistero di Abbacuada
Gavino Zucca

Editore: Newton Compton 
Pagine: 288 | Prezzo: € 10,00 
Sinossi 

Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…



I luoghi del romanzo

“Il mistero di Abbacuada” è il primo romanzo di Gavino Zucca dedicato alle indagini del tenente Giorgio Roversi e della Squadra Speciale Villa Flora. Lo scrittore, nato a Sassari ma residente a Bologna, guida il suo personaggio in un viaggio che ripercorre al contrario i suoi spostamenti.

A causa di motivi disciplinari, il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi, è stato trasferito, dall’amata Bologna, in Sardegna.
[...] Il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.  (Giuseppe Mazzini)
Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo a Sassari, città con tanti tesori nascosti da scoprire, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada.

La grotta di Abbacuada è un luogo molto pericoloso. Il nome deriva dal fatto che originariamente lì c’era una sorgente, poi è successo qualcosa nella grotta e l’acqua ha trovato un’altra strada. La fonte si è inaridita anche se si ode ancora il suono dell’acqua che scorre. Abbacuada significa, infatti, acqua nascosta.

Le indagini conducono Roversi a fare la conoscenza del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela diffusa nella Sardegna più arcaica e misteriosa. Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso aiuto per il tenente che diventerà un ospite graditissimo a Villa Flora nella Valle delle Magnolie.

Valle delle Magnolie, grazie ai lavori di Gualandi, è una vallata ordinata e curata. È uno dei famosi orti di Sassari. Qui c’è acqua in abbondanza, un piccolo paradiso in cui si riesce a coltivare quasi tutto: pomodori, patate, fagioli, lattughe, finocchi, carciofi e cavolfiori. I muretti a secco, che dividono i terreni, sono più sacri delle barriere fra Stati. Le persone sono pronte  ad aiutarsi nei momenti di difficoltà ma non c’è la pur vaga idea di cooperativa agricola. Questo fa lievitare i costi di produzione riducendo al minimo i guadagni.

Leggendo questo giallo scoprirete una regione meravigliosa che vi accoglierà con profumi, sapori e colori unici! La grotta di Abbacuada sprigionerà il suo fascino e Valle della Magnolia vi conquisterà con i suoi campi ordinati. A movimentare il tutto ci penseranno il tenente Roversi e la Squadra Speciale Villa Flora :)





Buona lettura :)

martedì 13 giugno 2017

RECENSIONE | "The Tower. Il millesimo piano" di Katharine McGee

Manhattan 2118.  Una torre di mille piani. L’universo di giovani vite. Tutti vogliono qualcosa. Più in alto arrivi, più in basso cadrai. Oscuri segreti, amori impossibili, tradimenti e abbandoni. Droghe, gelosie, alcol e tanta solitudine. Se vi va, se siete abbastanza audaci, seguitemi. Approderemo in un futuro dove tutto è possibile. Approderemo a New York, nella torre che svetta nel cielo, per conoscere gli uomini del domani spaventosamente uguali all’umanità del nostro presente.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 8
The Tower. Il millesimo piano
Katharine McGee (traduzione di G. Pastorino)

Editore: Piemme
Pagine: 463
Prezzo: € 17,00
Sinossi
Manhattan, 2118. New York è diventata una torre di mille piani, ma le persone non sono cambiate: tutti vogliono qualcosa, e tutti hanno qualcosa da perdere. La spregiudicata Leda, che brama una droga che non avrebbe mai dovuto provare e un ragazzo che non avrebbe mai dovuto toccare. La viziata Eris, che dopo aver perso tutto in un istante vuole risalire, ma presto comincerà a chiedersi quale sia veramente il suo posto. L'intraprendente Rylin, che un lavoro ai piani alti trascinerà in un mondo - e in una relazione - mai immaginati: la nuova vita le costerà quella vecchia? Il geniale Watt, che può arrivare ai segreti di ciascuno e, quando viene assunto per spiare una ragazza, si troverà imprigionato in una rete di bugie. E sopra tutti, al millesimo piano del Tower, vive Avery, disegnata geneticamente per essere perfetta. La ragazza che sembra avere ogni cosa, tormentata dall'unica che non dovrebbe nemmeno desiderare...

La musica e le risate si stavano affievolendo al millesimo piano, la festa giungeva lentamente al termine e anche gli ospiti più resistenti barcollavano verso gli ascensori per scendere nei loro appartamenti. Le ampie finestre che andavano dal pavimento al soffitto erano quadrati di vellutata oscurità, ma in lontananza il sole stava sorgendo e tingeva l’orizzonte di rosa pallido venato di una sfumatura d’oro luccicante.

All’improvviso un urlo lacerò il silenzio, mentre una ragazza cadeva verso terra, il corpo che fendeva l’aria fresca del primo mattino.

In meno di tre minuti la ragazza si sarebbe schiantata sull’implacabile cemento della East Avenue.

Quando il sorvegliante trovò quel che restava del suo corpo,l’unica cosa che sapeva era che quella ragazza era la prima persona a cadere dal Tower nei venticinque anni da che era stato costruito. Non sapeva chi fosse, né come fosse riuscita a uscire all’aperto. Non sapeva se fosse caduta o fosse stata spinta o se, schiacciata dal peso di oscuri segreti, avesse deciso di saltar giù.
Niente timori, amici lettori, non ho intenzione di rivelarvi nulla ma questo prologo, che ho voluto condividere con voi, mi ha catturata mostrandomi i mille riflessi tragici di una storia che stava per muovere i primi passi.

L’autrice, con una pluralità di voci, da vita al suo romanzo d’esordio, disegnando una società distopica in cui potere e denaro hanno un ruolo determinante. Niente di nuovo se non fosse per il modo in cui questi parametri evidenziano le differenze sociali.

New York è dislocata tutta in una Torre formata da mille piani. Nella down Tower vivono le famiglie più povere, salendo nella up Tower troviamo i personaggi ricchi e importanti. Al millesimo piano il massimo splendore.

The Tower è popolata da persone ambiziose e infelici, ben lontane dall’avere una vita perfetta. Il mondo tecnologico assiste ai continui errori degli uomini occupati a rincorrere denaro e vanità.

Tutto lusso, feste e divertimenti? Apparentemente sì, ma ben presto il lato oscuro dei personaggi richiama l’attenzione del lettore e diventa il protagonista del romanzo.

Inizialmente ho provato un po’ di difficoltà a ricordare i nomi e le storie dei molti personaggi che animano il romanzo. Il ritmo è lento nei primi capitoli poi si entra nel vivo degli avvenimenti e le cose cambiano. Pian piano ho conosciuto la spregiudicata Leda, vive al 962° piano, prigioniera delle apparenze. Al 969° piano troviamo Cord, un ragazzo orfano di genitori, cuore delle feste più belle. Appare sicuro ma nasconde un animo fragile. Eris, 985° piano, è una ragazza molto bella e viziata. La sua vita verrà sconvolta in un istante. Al 294° piano abita Watt, un ragazzo geniale, un hacker capace di arrivare ai segreti di ciascuno. Giù, nella down Tower, facciamo la conoscenza di Rylin, orfana si occupa di una sorella più giovane di lei. Ha un lavoro che detesta, la sua vita potrebbe cambiare quando un’occupazione ai piani alti le farà conoscere l’amore.

Al 1000° piano vivono i fratelli Fuller, Avery e Atlas. Lei è stata disegnata geneticamente per essere perfetta, lui sparisce per un anno e nessuno sa dove sia stato. Vivono nel lusso senza limiti ma nei loro cuori custodiscono segreti che il denaro non potrà mai trasformare in splendida realtà.

“The Tower” è il primo capitolo di una appassionante saga che, sono sicura, conquisterà i cultori della fantascienza. Io ho trovato pregi e difetti che vorrei condividere con voi.

L’alto numero dei personaggi mi ha creato inizialmente un po’ di confusione e il ritmo lento rende la prima parte del romanzo non molto fluida. Poi sono entrata nel meccanismo della narrazione, i nomi si sono associati a dei volti immaginari e tutto si è evoluto verso una lettura più intrigante. Mi è piaciuta l’idea della Torre come simbolo di un’umanità evoluta in tecnologia ma alle prese con i problemi della vita  a raggiungerti ovunque tu sia. Il mondo descritto si è trasformato in un gran vaso di Pandora. La realtà descritta, anche le tecnologie sono possibilissime in un futuro non molto lontano, rappresenta l’elemento più inquietante di questa distopia. È una realtà simile alla nostra. La sua vicinanza al nostro quotidiano è come una lama che ti scava dentro, ti ferisce, ti rende vulnerabile e fragile. L’amore non ha il potere di risolvere tutto, è una speranza mai una certezza. I protagonisti diventano impotenti marionette nel nome di un segreto per un segreto. La perfezione fisica non dona felicità, si è al primo posto della popolarità ma i tormenti interiori esistono. Questo dualismo, perfezione esterna e macerie morali, rende il romanzo vivo e interessante. Tra segreti e bugie, tradimenti e sbornie, mi sono ritrovata a riflettere su come la natura umana sconvolge e frantuma i sentimenti. Adulti e adolescenti si comportano nello stesso modo. Si gioca con la vita e non importa se si è al primo o al millesimi piano. In povertà o in ricchezza. La tragedia ci aspetta senza alcun segno di speranza. “The Tower” chiude il suo cerchio con un evento che vi emozionerà, possibile che l’umanità sia così “povera di sentimenti”? Lo scopriremo nel prossimo capitolo della saga dove, spero, ci sarà anche una flebile speranza che possa rendere liberi gli uomini del domani. 

venerdì 9 giugno 2017

RECENSIONE | "Il bambino argento" di Kristina Ohlsson

Dopo il successo ottenuto con “Bambini di cristallo”(recensione), Kristina Ohlsson torna nelle librerie con “Il bambino argento” per riaccendere, nei giovani lettori, la paura dell’ignoto.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il bambino argento
Kristina Ohlsson (Traduzione di Silvia Piraccini)

Editore: Salani
Pagine: 176
Prezzo: € 13,90
Sinossi
Era da tempo immemorabile che a novembre non nevicava a Anus. Adesso però il suolo è candido di neve e il fiume è ghiacciato al punto giusto per poterci pattinare sopra. Aladdin e Billie, come tutti i ragazzi della città, ne sono entusiasti. Ma non durerà a lungo: una serie di eventi, apparentemente non collegati, sembra minare per sempre le loro sicurezze. Un misterioso barcone appare da un giorno all'altro nel porto della città, e un'inquietante presenza comincia a rubare del cibo intrufolandosi ogni notte nel ristorante dei genitori di Aladdin, che stanno per prendere una decisione disperata. Antiche, sanguinose storie di crimini, di follia e di sfarzosi tesori perduti tornano alla luce, e poi c'è quello strano bambino sconosciuto che appare e scompare nel nulla e che non lascia impronte sulla neve, proprio come un fantasma... II tempo stringe, gli adulti sembrano troppo presi dai loro problemi di ogni giorno per riconoscere quali sono quelli veri, quindi starà ai due amici cercare di risolvere un caso che, da qualsiasi parte lo si guardi, risulta molto, molto più grande e pericoloso di loro...


Chi è il bambino in pantaloncini corti che sembra seguirti e non lascia tracce sulla neve?
Ahus, una località sul mare nel sud della Svezia, è lo scenario che accoglie una nuova storia, avventurosa e appassionante, di Aladdin e Billie.

Il paesino, con il suolo ricoperto da candida neve, è un gran luna park naturale per i ragazzi. Il fiume ghiacciato, le distese di neve, rendono entusiasti i ragazzi della cittadina. La pace però ha durata breve, una serie di eventi mina la tranquillità del luogo. Da un giorno all’altro un misterioso barcone di profughi appare nel porto di Ahus. Dal ristorante dei genitori di Aladdin, sparisce del cibo. Una pesante crisi economica induce i genitori del ragazzo a prendere una decisione disperata. Ma non è tutto. C’è uno strano bambino sconosciuto che appare all’improvviso e non lascia impronte sulla neve. Così mentre gli adulti affrontano i problemi di ogni giorno toccherà nuovamente a Billie e Aladdin, con l’aiuto di Simona, risolvere un caso che ha radici nel passato. Una sanguinosa storia di crimini e follia, tesori perduti e piccoli fantasmi sono gli elementi di una storia nata per i giovani lettori che non hanno paura di aver paura.

Il bambino in pantaloncini, che appare dal nulla e nel nulla svanisce, rappresenta la tenue vena horror di questo romanzo per ragazzi. La presenza del soprannaturale è lo specchio che riflette i problemi di una società in cui l’odio, l’amore negato, l’atroce destino, sono i semi da cui nasce un’antica storia che proietta i suoi tentacoli nel presente. Aladdin e Billie, con la simpaticissima Simona, affrontano il mistero dell’argentiere morto, tanti anni prima, in circostanze misteriose. L’argento, materiale prezioso per i suoi lavori, scompare in una notte tempestosa. Il colpevole non ha mai avuto un nome, l’argento non è mai stato ritrovato. Questo vecchio caso irrisolto diventa, per i ragazzini intrepidi, una sfida da risolvere anche perché a chiedere giustizia è proprio un “triste bambino in pantaloncini”.

Ho conosciuto Aladdin, Billie e Simona, con il romanzo “Bambini di cristallo” e con piacere ho letto questa loro nuova avventura rivolta a giovani lettori. La scrittrice, con uno stile pulito e scorrevole, narra una storia dall’intreccio semplice con numerosi colpi di scena e senza nessuna plateale violenza. I ragazzini, novelli detective, si mostrano al lettore con i loro limiti. Sono coraggiosi ma conoscono la paura, attenti ai particolari prestano sempre massima attenzione al mondo degli adulti. Affrontano i misteri, si sostengono l’un l’altro, nella loro ingenuità affrontano problemi che nascondono mille pericoli.

In questo romanzo non troverete mostri spaventosi o spaventosi esseri soprannaturali. L’ignoto si manifesterà in un horror dolce, mai aggressivo, senza crimini violenti e spargimenti di sangue. Anzi l’ignoto sarà l’input per affrontare temi del mondo reale come l’accoglienza dei profughi, la crisi economica, la giustizia negata.

“Il bambino argento” è un’ottima lettura per ragazzi desiderosi di provare brividi paurosi restando al sicuro nella propria casa. Chiuso il libro i fantasmi svaniscono, forse. Se così non fosse, benvenuti nel mondo reale degli adulti.

martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE | "Ragdoll" di Daniel Cole

Cari lettori, se desiderate una lettura da brivido non perdete il thriller “Ragdoll” di Daniel Cole, edito Longanesi. La storia, devo ammetterlo, è irresistibile. Si presenta in modo accattivante: titolo inquietante (Ragdoll si traduce in “bambola di pezza”) e cover dall’immagine foriera di forti e intense emozioni. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Ragdoll
Daniel Cole (traduzione di M. Fiume)

(Detective William Fawkes #1)

Editore: Longanesi
Pagine: 428
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Londra, 2010. Il processo al Cremation Killer, Naguib Khalid, è giunto al momento della sentenza. Il detective William Fawkes, detto Wolf, è in ansiosa attesa del verdetto. Perché le prove a carico dell'imputato sono indiziarie, e c'è chi dice che siano state inventate da Wolf stesso. Quando Khalid viene assolto, Wolf lo aggredisce in tribunale e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma pochi giorni dopo Khalid viene colto sul fatto: se solo avessero ascoltato Wolf, l'ultima vittima avrebbe potuto salvarsi invece di morire bruciata viva come le altre. Londra, 2014: Wolf è tornato in servizio, ma è un uomo distrutto. Divorziato, ha appena traslocato in un palazzo fatiscente ai margini della capitale inglese. Una notte, viene convocato su una scena del crimine. In un appartamento disabitato si trova un cadavere. Un solo corpo... Ma sei vittime. Sei parti differenti, sei membra di persone diverse, cucite insieme in modo rozzo. Ma non basta, perché il killer fa arrivare alla stampa un elenco di nomi e date. Sono le sue prossime vittime, e l'assassino arriva a dire anche quando le ucciderà. Ed è scorrendo la lista fino all'ultimo nome che Wolf capisce che quella terribile sfida lo riguarda molto, molto da vicino.

Il corpo nudo, contorto in una posizione innaturale, sembrava sospeso a trenta centimetri dalle assi irregolari del pavimento. Dava la schiena all’appartamento, guardava oltre l’enorme vetrata. Centinaia di fili quasi invisibili trattenevano la sagoma al suo posto, fissati all’altro capo a due ganci metallici industriali. Wolf impiegò qualche secondo a identificare il particolare più sconvolgente di quella scene surreale: la gamba nera attaccata al busto bianco. Avvicinandosi, notò le grosse cuciture che univano le membra spaiate, la pelle tesa nei punti in cui entrava e usciva il filo. Una gamba di un maschio di colore, l’altra di un bianco. Una grossa mano maschile da un lato, una femminile e abbronzata dall’altro. Capelli neri arruffati che scendevano su un busto femminile, pallido, con le lentiggini, magro.

Un cadavere … sei vittime!
Wolf, irriverente detective, accetta una crudele sfida che lo vede opporsi ad un killer spietato e geniale. Con il ritrovamento di un cadavere, assemblato con parti del corpo di sei vittime, inizia questo thriller in cui un mostro si muove indisturbato. Un lupo travestito d’agnello, pronto a ingannare tutti, a rendere nebulosa una verità scioccante e crudele.
 Dimmi, dunque, se tu sei il diavolo, io chi sono?
La sfida inizia con una lista che il killer fa recapitare alla stampa. Accanto a ogni nome è indicata la data di morte. Tutto è annunciato, tutto programmato, tutto reale. Il killer indica le sue prossime vittime ed è scorrendo la lista fino all’ultimo nome che Wolf scopre che quella terribile sfida lo riguarda molto da vicino. L’ultimo nome è il suo.

“Ragdoll” è un thriller spietato, intriso di dolore e sofferenza. I fatti scorrono via veloci in un gioco di matrioske che mi ha ricordato le costruzioni multiple della verità di Donato Carrisi. Lo scrittore gioca con il lettore coinvolgendolo nell’allucinante agire del Killer. Io ho apprezzato la trama precisa, le ambientazioni da incubo, i sospetti, la follia dell’omicida che pianifica i suoi crimini futuri. Follia e pianificazione si mostrano lati della stessa medaglia, un girare vorticoso travolge i personaggi, buoni e cattivi, poliziotti e criminali, uomini e donne alla ricerca del potere mediatico. L’alto ritmo narrativo si nutre di una tensione palpabile che cresce in modo direttamente proporzionale ai crimini. Particolare attenzione è data all’evoluzione psicologica dei personaggi. Il killer non ha un volto, è un mostro inafferrabile e misterioso, si cela ai lettori. È un’ombra che ci accompagnerà fino al finale sorprendente in grado di costruire un ponte verso il secondo capitolo della suggestiva trilogia legata al detective Wolf.

Ora, se amate le bambole di pezza non potrete più guardarle con uno sguardo carico d’emozione. Ricordate che per costruire la sua “bambola di pezza” il killer ha usato le parti anatomiche di ben sei cadaveri. Avete ancora lo sguardo carico d’emozione? Ragdoll, la vita dalla morte.

giovedì 1 giugno 2017

RECENSIONE | "I 444 scalini" di Mario Mazzanti [Review Party]

Cari lettori se amate i thriller tesi e inquietanti non potete perdervi “I 444 Scalini”di Mario Mazzanti. Lo scrittore è noto al vasto pubblico  per i bestseller “Un Giorno Perfetto Per Uccidere” e “Non Uccidere”.

Il solito thriller, mi direte! Scie di sangue,orribili omicidi, investigatori pronti a tutto pur di assicurare il killer alla giustizia. No! Cosa ne dite di un assassino dalla personalità multipla? Niente di nuovo, obbietterete. E se le personalità fossero ben 10 e capaci di interagire fra loro? Vedo la curiosità nei vostri occhi. Immaginate 10 personalità, diverse per età e caratteri, che affollano la mente dell’assassino. Tutte capaci di manifestarsi, tutte capaci di azioni diabolicamente perverse, tutte pronte allo scontro per affermarsi. Con questa intrigante premessa vi sfido a prendere il coraggio a due mani per iniziare a salire “I 444 Scalini” che non vi condurranno in un luogo colmo d’affetto ma vi apriranno le porte di una vita di odio e di dolore. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
I 444 scalini
Mario Mazzanti

Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Il Cerro de Santa Ana è uno dei più affascinanti luoghi di Guayaquil, in Ecuador. Dal faro posto alla sua sommità, si può ammirare un panorama mozzafiato sulla città e il fiume che la attraversa. Ma per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. È in corrispondenza dello scalino 382 che Sheila Ross, una giovane turista americana in viaggio con un’amica, sparisce senza lasciare alcuna traccia. Unico indizio: un italiano con cui Sheila avrebbe parlato la mattina. Sono pochissimi e fragili gli elementi a disposizione degli inquirenti, ma sufficienti a convincere Claps, rinomato profiler, ad attraversare l’oceano. Perché c’è qualcosa di strano in quel caso, qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito all’arresto in Italia due anni prima, dopo aver lasciato una lunga scia di sangue dietro di sé. Da allora Claps è ossessionato dall’idea di catturarlo. Una volta in Ecuador, scoprirà che la Ross non è l’unica ragazza scomparsa e che la presenza di Riondino in quel Paese è sempre più probabile. Trovarlo sarà come cercare un ago nel pagliaio. E Riondino è un ago con cui si rischia di morire…

E infine la patologia di Riondino che qualche traccia, a saperle cercare, doveva pur aver lasciato. Le personalità multiple. Dieci in tutto.

Un gruppo quasi fuso in una unica, con Jack a fare da leader, e il Furbo, l’Attore,il Conte ad assecondarlo con il Professore; ognuna con il suo talento, con le sue inclinazioni. E Hannibal, naturalmente. La pulsione bestiale che veniva dal profondo. C’era anche il Floscio, l’unica personalità a non essere a conoscenza dell’esistenza di altre. E poi le ultime tre personalità, le più incredibili; ben distinte e contrapposte a Jack e i suoi: il Ribelle, diciassette anni, il Piccolo, di sette, e Giulia, la dolce Giulia.
Nella “camera affollata”, espressione che prendo in prestito da Billy Milligan, di Riondino, il killer creato da Mazzanti, convivono i “protagonisti” del thriller. Ma andiamo con ordine.

Il Cerro De Santa Ana è uno dei luoghi più affascinanti di Guayaquil, in Ecuador. Per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. Una giovane turista americana sparisce, senza lasciare alcuna traccia, in corrispondenza dello scalino 382. Unico indizio: un italiano con cui la ragazza avrebbe parlato la mattina. Questa labile pista è sufficiente affinché Claps, rinomato profiler, attraversi l’oceano. In questo caso c’è qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito, due anni prima, all’arresto in Italia. Claps segue la fragile pista.

Al di là della storia e del meccanismo omicidi-indagini, sono stata conquistata dalle personalità che convivono nella mente del Killer. Il tema delle personalità multiple non è nuovo, tanti sono i thriller che hanno visto scie di sangue lasciate dal disturbo dissociativo dell’identità. Mi affascina la natura psichiatrica di questo disturbo che, nel romanzo, offre un quadro dalle mille sfaccettature. Ogni personalità ha la consapevolezza della presenze delle altre, tra loro c’è complicità ma anche odio e rancore. I ricordi sono comuni così come molti segreti sepolti capaci di scatenare i loro terrificanti lati oscuri.

Il romanzo di Mario Mazzanti non ammette pause, si legge tutto d’un fiato. L’intreccio si arricchisce di coincidenze e fatalità che generano svolte inattese nella narrazione. Claps è ossessionato da Riondino, ha un conto in sospeso con lui, è intenzionato a catturarlo ad ogni costo. I due protagonisti, il killer e il profiler, si fronteggiano in una sorta di partita a scacchi. La mossa di uno genera la contromossa dell’altro. Molti pezzi cadranno lungo il cammino, il Nero e il Bianco non si fermeranno fino alla soluzione finale che mi ha fatto battere forte il cuore. In questo thriller, dalle cupe atmosfere, c’è spazio per una gamma nera di sentimenti e io mi sono lasciata conquistare dal Piccolo. È indubbiamente la personalità più misteriosa, depositaria di atroci ricordi, è un bambino molto dolce e molto triste. Ama disegnare ma ha paura di una filastrocca, quella dei coniglietti morti.
Sei coniglietti andarono a spasso, uno di loro morì contro un sasso. Cinque conigli andarono al mare, uno di loro fu visto affogare. Quattro coniglietti andarono in un prato e uno di loro non si è più trovato. Tre coniglietti videro un bue, uno morì e rimasero in due. Due coniglietti andarono all’ovile, un cacciatore gli sparò col fucile. Un coniglietto che aveva buon cuore, rimasto solo morì di dolore.
Inquietante, vero? Bene, ora sapete cosa vi aspetta. Con un ritmo narrativo che non dà tregua e una tensione sempre alta, Mario Mazzanti ci propone un thriller capace di catturare il lettore in un vortice di forti sensazioni. Non mi resta che augurarvi una buona lettura :)