lunedì 17 dicembre 2018

RECENSIONE | “Piccolo Mondo Perfetto” di Kevin Wilson

Lui è Kevin Wilson e il suo ultimo romanzo, “Piccolo Mondo Perfetto” edito Fazi, vi farà riflettere su quel grande enigma che risponde al concetto di famiglia. Essere genitori non è certo cosa facile. Bisogna affrontare una sfida, fare un bel salto nel buio, armati di tanto amore e infinita pazienza. Ogni giorno è un nuovo giorno. L’essere madre e padre è anche una fonte di felicità fatta da piccole conquiste che liberano le emozioni facendo battere forte il nostro cuore. I bambini sono il nostro domani, l’amore che si moltiplica e invade il mondo. Già, il mondo. Chi tra noi genitori non teme il momento in cui i nostri piccolini affronteranno l’ambiente esterno alla famiglia? Tutti abbiamo paura di non essere perfettamente in grado di preparare i bambini a ciò che troveranno oltre la soglia di casa. Lo so, mi direte che anche “nel nido” la vita può essere dura, difficile, imprevedibile e imperfetta. Bene, nel romanzo di Wilson c’è la ricerca del “bambino perfetto” nella “famiglia perfetta” anche se, come sempre, le incognite non staranno a guardare. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Piccolo mondo perfetto
Kevin Wilson (traduzione di S. Castoldi)

Editore: Fazi
Pagine: 424
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l'università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L'esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità... La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c'è via di uscita.

Quando ti sentivi andare alla deriva, quando ti domandavi se stavi facendo la cosa giusta, non c’era niente di meglio che tenere tra le braccia una creatura piccola e indifesa e ripeterle che ti saresti preso cura di lei, che finchè c’eri tu non sarebbe successo niente di male.
Izzy è una ragazza diciannovenne, orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato. Intelligente e schiva, rimane incinta di Hal, il suo professore di Arte al liceo. Izzy vorrebbe tenere il bambino. Hal, a causa dei suoi problemi psichiatrici, non è in grado di affrontare la responsabilità genitoriale e si uccide. Qui entra in scena il dottor Preston Grind, psicologo segnato da un passato traumatico a causa dell’educazione ricevuta che molto si discostava dai criteri abituali. Grind è il padre di un innovativo progetto di educazione infantile: il progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate, in attesa del primo figlio, trascorreranno dieci anni in una tenuta dove cresceranno tutti insieme i loro bambini. Anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. Riusciranno, gli adulti e i bambini, a creare un piccolo mondo perfetto?

Leggere questo libro mi ha dato l’opportunità di riflettere su molti temi che gravitano intorno al pianeta famiglia. Io ho sempre visto la famiglia nel modo tradizionale e leggere del Progetto Famiglia Infinita, mi ha un po’ destabilizzata. È stato facile immedesimarsi, non tanto in un personaggio del romanzo ma proprio nel progetto, come elemento attivo e partecipe. Ridefinire i valori della famiglia attraverso un nuovo modello di genitorialità condivisa è una bella sfida. Il dottor Grind raccoglie il guanto di sfida e io penso che stia, egli stesso, cercando “qualcosa” che non ha mai avuto, una famiglia ricca d’amore e protezione. Una famiglia che diventa radici per il bambino donandogli le ali per volare nel mondo.

Dieci famiglie, quindi, vivranno insieme per dieci anni: abiteranno insieme e avranno libero accesso alle risorse migliori per la cura, lo sviluppo e l’educazione dei bambini che vivranno non solo con la famiglia tradizionale ma avranno nove fratelli e sorelle. Trascorreranno la prima infanzia insieme e solo all’età di cinque anni scopriranno chi siano i loro genitori biologici. Facile a dirsi, difficile a farsi. Io non ci riuscirei, sono una mamma vecchio stile: il bimbo è, almeno per i primi anni, tutto mio e guai a chi me lo tocca!. Mi metto però da parte e lascio al dottor Grind il compito di traghettare questa comunità verso lidi felici. Il mare però inizierà, quasi subito, ad agitarsi e a nulla serviranno gli specialisti in ogni campo pronti a risolvere i problemi insiti nel crescere un figlio. Sicuramente avere qualcuno che ti risolve ogni difficoltà sarebbe bellissimo ma non è realstico. Le difficoltà ti forgiano, si cade per rialzarsi. Un bambino a cui viene spianata la strada penserà che nel mondo tutto vada sempre per il verso giusto. Ahimè, che delusione!

Nel Progetto Famiglia Infinita la famiglia collettiva allevia la responsabilità individuale. I genitori vengono aiutati a entrare, con più preparazione, nel mondo del lavoro. In teoria tutto è bello, rassicurante e realizzabile. In pratica, invece, tutto si complica. L’incognita “genitori” crea l’elemento di instabiltà: si creano legami, nascono gelosie e rancori, il fragile equilibrio della comunità rischia di spezzarsi. Non si possono lasciare le emozioni fuori dalla porta.

I personaggi a cui mi sono affezionata di più sono Izzy e il dottor Grind.

Izzy si è mostrata subito come una ragazza molto matura per la sua età. Ha un lavoro duro che le piace, non ha amici della sua età ma condivide interessi con persone molto più grandi di lei. Sa di non poter contare su una famiglia. La madre la spronava ad affrontare la vita, a realizzare qualcosa di grande. Dopo la sua morte, Izzy si sente sola, il padre è assente perso nell’alcol. Ed è proprio la paura di dover affrontare la vita e la maternità da sola a spingerla ad accettare la proposta di Grind.

Il personaggio del dottor Preston Grind è complesso e affascinante. Mi ha incuriosito molto il motivo che si cela dietro la realizzazione del progetto. Grind appare come un uomo con una emotività ridotta al minimo, frutto di un’educazione particolare messa in opera dai suoi genitori in base al Metodo della Frizione Continua. Già il nome è tutto un programma, comunque i signori Grind avevano allevato il figlio creando situazioni disastrose e condizionandolo ad affrontarle mettendo da parte le emozioni. Mi ha turbato l’episodio in cui questi genitori regalano a Preston un animaletto domestico. Lasciano che il bambino si affezioni al suo amico a quattro zampe e poi lo fanno sparire senza alcuna spiegazione. Questa non è educazione è crudeltà. Il fine era affermare un principio, per loro, fondamentale. Il dolore e le emozioni devono sempre rimane sotto controllo. I risultati della loro educazione potrete scoprirli leggendo il romanzo.

Il dottor Grind veglia sui bambini e sui loro genitori, ma chi veglia su di lui? Creando una grande famiglia, lo psicologo si comporta come un buon padre di famiglia. In lui è facile intravedere la speranza di creare una famiglia che non ha mai avuto perché tutti vogliamo essere amati e accettati per quel che siamo. Non importa se siamo bambini prodigio o con mille difficoltà, l’amore è importante come accettazione prorpio dei nostri limiti. Eliminare ogni difficoltà non è una soluzione, bisogna accettare l’incertezza per guardare al futuro con speranza. L’epilogo è una cartolina rosa che guarda al domani con nuovi sentimenti finalmente liberi di essere espressi.

“Piccolo mondo perfetto” è un romanzo che invita alla riflessione. Kevin Wilson, con scrittura sensibile e incisiva, ci propone una storia in cui le emozioni giocano a nascondino per poi manifestarsi in tutta la loro forza costruendo un ponte tra il visibile e l’invisibile. La ragione non può dominarle completamente. C’è coraggio e fantasia in questo bel romanzo. Una domanda rimane sospesa tra le pagine: “Che cosa significa la parola famiglia?”

Amore, protezione e serenità sono solo alcune componenti che legano genitori e figli. Il resto è in continuo divenire, giorno dopo giorno. La “casa della vita” è la famiglia, il nostro nido, il nostro domani.
La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita.

lunedì 3 dicembre 2018

RECENSIONE | "L'ombra del Naviglio" di Gabriele Macchiarella

Carissimi lettori, oggi voglio condividere con voi un bel giallo ambientato a Milano. Capoluogo della regione Lombardia, la città ha un fascino discreto nascosto nei misteri e nelle tradizioni che si snodano nel suo cuore pulsante, i Navigli. Non pensate alla Milano scintillante, elegante e dinamica. Immaginate, invece, luoghi più intimi carichi di storia, scrigno della Milano di un tempo. Un ponticello dopo l’altro, un intricato intreccio di viuzze, i cortili, le case di ringhiera, i negozi di antiquariato, le librerie, danno vita all’atmosfera inebriante e oscura che mi ha accolta fin dalle prime pagine di “L’ombra Del Naviglio” di Gabriele Macchiarella con la partecipazione del giornalista Roberto Caravaggi, edito da Bookabook.

Il romanzo è da subito un salto nel buio. La prefazione non fornisce alcuna informazione spiegando un po’ il punto di partenza e l’ambientazione della storia. Un bel “Arcana non movere” ci accoglie e ci invita a proseguire con cautela. Che cosa avvolge e nasconde la nebbia milanese? 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'ombra del Naviglio
Gabriele Macchiarella e Roberto Caravaggi

Editore: bookabook
Pagine: 253
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Benedetto Salazar Dacascos è un improbabile investigatore privato attanagliato dai debiti in una Milano dei primi anni Ottanta. Un giorno, mentre passa in rassegna i fatti di cronaca nera sui giornali, trova un caso che potrebbe farlo tornare in carreggiata: da alcuni mesi una serie di insoliti omicidi vengono perpetrati in città. Non è la morte di per sé a essere singolare, quanto le modalità in cui vengono ritrovati i corpi. Dopo aver contattato diversi familiari delle vittime, l'investigatore convince la moglie di uno degli assassinati ad affidargli il caso, svolgendo indagini parallele a quelle delle forze dell'ordine. Ma Dacascos non è solo. L'amico Roberto Merisi, giornalista locale, segue la vicenda collaborando con lui tramite un fitto scambio di informazioni. Scopriranno un nesso tra gli strani omicidi e una vecchia leggenda palermitana... Con la partecipazione del giornalista Roberto Caravaggi.


In un mondo dove ogni cosa è governata da leggi in grado d’essere scavalcate, i Beati Paoli si pongono al di sopra di esse, considerandole inadeguate. Per quanto mi riguarda, starei molto attento a fidarmi di chi si fa detentore di una verità assoluta. Il bianco e il nero li si trova solo nei vecchi televisori…
“L’ombra Del Naviglio” può assumere varie forme e volti. È l’investigatore privato Benedetto Salazar Dacascos, attanagliato dai debiti in una Milano dei primi anni Ottanta. È la scia di sangue lasciata dai tre omicidi avvenuti in tre settimane. Scia che conduce fino al paesino di Locate di Triulzi, nel cui cimitero sono stati ritrovati i cadaveri delle vittime, persone residenti nella cerchia dei Navigli milanesi. È la lunga mano di una vecchia leggenda siciliana che forse tanto leggenda non è. È il giornalista Roberto Merisi, amico di Dacascos, che segue indagini parallele a quelle delle forze dell’ordine.

I due amici non sanno che le loro indagini scoperchieranno il vaso di Pandora delle verità scomode.

La trama del romanzo intreccia più fili narrativi dando voce a vari personaggi che si muovono e agiscono nell’ombra andando incontro a numerosi pericoli. Mi è piaciuta questa molteplicità di voci, questo incastro tra fatti reali e immaginari che rendono la storia viva e palpitante. C’è un cuore nero che batte nel nome della vendetta e udire i suoi battiti fa venir i brividi. Gli stessi brividi che ho provato leggendo, a pag. 118 per la precisione, il motto “Nemo me impune lacessit”. In un primo momento mi sono detta di aver già sentito queste parole ma, come spesso mi succede, non ho ricordato subito ciò che poi mi si è fatto evidente qualche pagina dopo. Il motto “Nessuno mi offende impunemente” lo troviamo nel racconto breve “Il barile di Amontillado” di Edgar Allan Poe. Riuscite a immaginare un filo conduttore tra questo tetro racconto e il romanzo di Macchiarella? Se la cosa vi incuriosisce non vi resta che leggere questo intenso romanzo scritto a quattro mani che riserva molte sorprese. Gli autori sono bravi a fornire al lettore molti indizi per la soluzione del mistero. Tuttavia il colpo di scena è assicurato dopo indagini difficili e pericolose. Dacascos e Merisi pensano di trovarsi alle prese con un serial killer, entrambi credono di seguire la pista giusta, ma non tutto è come sembra.

“L’Ombra Del Naviglio”  è un noir avvincente e imprevedibile. È la storia, descritta con realismo, di come il male graviti intorno a tutti noi. I protagonisti vivono le indagini rischiando in prima persona. Non si rinchiudono nei loro uffici ma seguono personalmente le tracce, respirano la polvere della strada, la terra del cimitero, le inquietudini della notte. L’investigatore e il giornalista non sono due eroi, sono uomini che non si vergognano ad ammettere le loro fragilità ma hanno la caparbietà di voler risolvere il mistero che si cela dietro agli omicidi. Il male che incontrerete in questo romanzo è un male sottile che si nasconde dietro la normalità che si nutre di antichi orgogli e moderni crimini. Sconfiggere questo male non sarà facile e non è detto che tutto vada per il meglio.I due amici procedono sempre in equilibrio tra realtà e deduzioni, con abilità e un po’ di fortuna riescono sempre a portar a casa la pelle dando vita a una storia avvincente in cui, a poco a poco, filtra la verità nascosta dietro “L’Ombra Del Naviglio”.

lunedì 26 novembre 2018

RECENSIONE | "Vincoli" di Kent Haruf

E così, grazie a NN Editore, ho finalmente conosciuto la contea immaginaria di Holt, Colorado, “una terra piatta, brulla, arida che un tempo era appartenuta agli indiani. Era una maledetta distesa sabbiosa.” 

“Vincoli” di Kent Haruf è stato pubblicato, per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1984. Questo romanzo va alle origini di Holt e anticipa i tre volumi della Trilogia della Pianura. I fedeli lettori dello scrittore americano, morto nel 2014, conoscono già i luoghi, i paesaggi che segnano l’inizio di un viaggio nell’America rurale, teatro di sofferenza e duro lavoro. Tutto è legato alla terra e alla famiglia. La felicità è una chimera. In nome del dovere e del rispetto si sacrifica la propria vita ostaggio di un codice di comportamento indiscutibile. Haruf racconta i suoi personaggi senza esprimere alcun giudizio ma ponendo una profonda fiducia nella dignità dello spirito umano.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Vincoli
Kent Haruf (traduzione di F. Cremonesi)

Editore: NN Editore
Pagine: 260
Prezzo: € 18,00
Sinossi
È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna.La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. 

Ti faceva venir voglia di averla accanto a te in macchina su una strada di campagna, di stringerla, abbracciarla, baciarla, sentire l’odore dei suoi capelli, parlarle, dirle tutte quelle cose che non avevi mai detto a nessuno, tutte quelle cose che stanno oltre le battute e gli aspetti superficiali che gli altri vedono di te, cose che tu stesso non sapevi con certezza di provare o pensare finché non ti sei ritrovato a dirgliele mentre la abbracciavi al buio, nella macchina ferma, perché chissà come era giusto che lei sapesse e in quel modo sarebbero diventate vere.
Nella contea di Holt non c’è tempo per sognare, il lavoro assorbe ogni energia e non c’è la possibilità di scegliere il proprio futuro. È la primavera del 1977 a Holt. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove lei viveva con il fratello Lyman. Un cronista indaga sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, per avere più informazioni. Lui però non parla e si rivolge a noi per raccontarci la vita di Edith e di Lyman. Una storia che ha inizio nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough arrivano a Holt in cerca di terra e di fortuna. La storia di Edith s’intreccia a quella del padre di Sanders che ha condiviso con loro la dura vita nei campi.

“Vincoli”, nella preziosa traduzione di Fabio Cremonesi, è un romanzo camaleonte che si trasforma capitolo dopo capitolo. Si apre e si chiude indossando una veste noir ma, nel mezzo, c’è anche l’epica della colonizzazione del west, il proibizionismo, la Grande Depressione, la Guerra civile in Spagna, Roosevelt alla Casa Bianca e un pazzo scatenato in Germania. È un romanzo intenso, duro eppur poetico, travolgente a tratti malinconico. Mostra la Storia che proietta l’uomo verso un futuro da costruire giorno per giorno mentre Holt ristagna nel suo immobilismo.

Così mentre il mondo è in continuo fermento, nella contea di Holt, i Goodnough cercano di sopravvivere a se stessi. Edith è una bella ragazza prigioniera del suo senso del dovere e dell’affetto che prova per la sua famiglia. Le persone che le sono vicine non brillano certo per protezione, sentimenti e incoraggiamenti. Roy,il padre, è un uomo malvagio e dispotico. Uomo rude e avaro nei sentimenti come nel denaro, considera i figli come dei braccianti, dei lavoratori fatti in casa solo per ricevere ordini da lui. Ada, la madre, è una donna sottomessa al volere del marito padrone. Muore giovane, a 42 anni, lasciando tutto il peso della famiglia sulle spalle di Edith. Poi c’è Lyman, il fratello senza spina dorsale. È un giovane codardo e remissivo fino a quando non riesce a lasciare la fattoria con la scusa della guerra. Di lui, per circa vent’anni, resteranno come testimonianza delle cartoline spedite alla sorella da ogni angolo dell’America. Edith rimane alla fattoria, rinuncia all’amore e accetta remissiva di occuparsi del padre. Si sottomette al suo volere e aspetta il ritorno del fratello. Senza mai lamentarsi, senza mai pensare a se stessa, Edith continua a lavorare duramente senza un’attimo di tranquillità. Questa vita non è una scelta è un vincolo non vitale, una catena che inchioda Edith mostrandole le ingiustizie della vita. Tuttavia il romanzo non è la passiva accettazione del proprio destino. Accanto alla ferrea volontà dei pionieri, troveremo anche la luce di una speranza incrollabile. Edith, proprio quando tutto sembra ormai perso, sente che è arrivato il momento di spezzare le catene per volare sulle ali della libertà.

Kent Haruf è uno scrittore che ho imparato ad amare con il romanzo “Le nostre anime di notte” (recensione). Tra “Vincoli”, suo primo romanzo, e “Le nostre anime di notte”, si nota l’evoluzione della scrittura di Haruf. Nel primo lavoro i personaggi sono più ampiamente descritti e ci sono più dettagli. Holt viene descritto con molti particolari quasi a voler mostrare, in tutte le sue sfumature, il palcoscenico su cui si svolgeranno le future storie. L’intreccio di realtà e memoria ci accoglie e polverizza il silenzio dando voce a personaggi indimenticabili che esprimono il legame con la terra, le debolezze umane, le paure e la violenza. Haruf descrive meravigliosamente il grigio della vita che Edith rischiara ogni giorno con un sorriso. Nel suo cuore c’era l’arcobaleno delle emozioni che timidamente si affacciano colorando la vita.

Nei suoi successivi romanzi, invece, le descrizioni scompaiono e ci vengono fornite solo le informazioni necessarie. A noi lettori il compito di immaginare.

Io sono pronta a leggere la Trilogia, desidero vivamente ritornare a Holt per conoscere altri personaggi, vivere storie intense e ricche di emozioni. Sono pronta ad ascoltare le loro voci e condividere le loro storie in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.

lunedì 19 novembre 2018

RECENSIONE | "The Outsider" di Stephen King

“The Outsider” è  l’ultimo atteso romanzo di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer. Con maestria il Re chiama a raccolta i suoi sudditi-lettori proponendoci un romanzo in cui la realtà non è poi così razionale come tutti sostengono. Le molteplici facce del male sono tra noi. Appartengono a uomini e donne apparentemente normali, si mostrano senza alcun timore forti della paura che paralizza e annienta. King ci attira nella sua trappola narrativa incuriosendoci con un mistero, inchiodandoci con enigmi impossibili da risolvere e liberandoci, ma mai definitivamente, con un duello finale all’insegna dell’horror. “The Outsider” appare come un caso d’omicidio risolto già nelle prime pagine. Una valanga di prove e il colpevole è assicurato alla giustizia. Tutto perfetto, troppo perfetto! Cosa ci riserveranno le oltre 500 pagine del libro? 

STILE: 9 | STORIA: 7 | COVER: 8
The Outsider
Stephen King (traduzione di L. Briasco)

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 530
Prezzo: € 21,90
Sinossi
La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

La realtà è come uno strato di ghiaccio sottile, ma quasi tutta la gente ci pattina sopra tranquillamente e il ghiaccio si rompe solo alla fine.
A Flint City viene ritrovato il cadavere martoriato di un bambino di 11 anni, Frank Peterson. La polizia raccoglie in breve tempo tante testimonianze e tutte puntano il dito verso un solo uomo: Terry Maitland. Impronte digitali, gruppo sanguigno, DNA, testimoni oculari indicano Terry come il maniaco che ha violentato e ucciso il ragazzino. Apparentemente Maitland è sempre stato un cittadino modello, amato e stimato professore d’inglese, allenatore delle squadre di baseball e football dei pulcini, marito e padre esemplare. La polizia non ha dubbi, le apparenze ingannano e le prove parlano chiaro: il maniaco è lui, Coach T. Forti di tale sicurezza, gli agenti di polizia arrestano Maitland mentre è in corso la finale della City League. Tutto lo stadio assiste all’arresto. È l’inizio della fine per Terry che si dichiara innocente anche se nessuno crede alle sue parole. Eppure il sospetto omicida dimostra che il giorno dell’omicidio si trovava in un’altra città. Molti sono i testimoni, c’è anche una registrazione video che colloca Maitland proprio lì dove dice di esser stato. Può un uomo essere in due posti contemporaneamente? Per rispondere a questa domanda, cari lettori, la ragione potrebbe non bastare.

Io adoro King, il re del terrore mi affascina con i suoi libri. Sicuramente anche “The Outsider” è un bel romanzo giallo-horror ma mentirei se dicessi che questa storia mi ha lasciata senza parole. La prima parte del romanzo è quella che mi ha convinta di più. In un clima di apparente calma si può percepire la tensione che sale, pian piano, a livelli sempre più alti. Pagina dopo pagina comincia ad insinuarsi, nel lettore, il dubbio che questo trionfo della giustizia sia l’inizio di una terribile storia in cui più cose si scoprono e più brutta diventa la situazione. Molte domande hanno creato un vortice nei miei pensieri e l’angoscia ha iniziato a bussare alla porta della mia mente. Le certezze traballano e comincia ad insinuarsi il sospetto che i fatti non siano poi così semplici come appaiono. Adoro quando lo scrittore mescola le carte e il certo lascia il posto all’incerto. King invece apre le porte all’impossibile e ci racconta, con passione, dell’esistenza di mostri che si cibano del dolore e della rabbia degli uomini. Una realtà soprannaturale prende il posto della razionalità e ci conduce nella seconda parte del romanzo prevedibile ma, non per questo, capace di affascinare e coinvolgere. Il soprannaturale, tanto caro a King, fa capolino in questa storia ricordandoci ciò che scriveva Shakespeare:
Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia.
La conoscenza non può spiegare tutto e lo sa bene Holly Gibson, personaggio amabile comparso nella trilogia di Mr Mercedes, che ritroviamo in questo romanzo insieme alle sue idee folli e alle ipotesi improbabili alla base dei suoi ragionamenti. Non tutto è spiegabile con la ragione, alcune domande non avranno mai risposta perché “l’universo non ha confini.” Cosa c’è oltre i confini della conoscenza? King risponde a modo suo, mostrandoci il Male che trae vantaggio proprio dal rifiuto delle persone razionali di credere nella sua esistenza. Il Male assoluto lotta contro una forza misteriosa che agisce per il Bene. Qualche volta il bene vince, altre volte il male trionfa. La guerra è lunga, dura e drammatica. Come finirà nessuno lo sa!

“The Outsider” è un romanzo in cui la scrittura di King si fa inquietante e irrequieta dando voce a vite sospese sul baratro del male. Si procede la lettura rimanendo in bilico tra realtà e fantasia. Si respira un intenso senso di inquitudine che accompagna la prima parte del romanzo poi la storia vira verso lidi già conosciuti e prevedibili. L’autore mostra come sia possibile connettere il mondo reale con un mondo in cui si agitano le forze del male. La mostruosità genera mostruosità, ciò deve essere fermato. Il male si sente onnipotente, il bene si piega ma non si spezza. La lotta è imprevedibile e coraggiosa, apre gli occhi su un precipizio che l’uomo evita di vedere. Il male non ha confini e King non lo dimentica raccontando questa estenuante lotta senza regole. “The Outsider” è un’altra battaglia di questa feroce guerra che terrà sulle spine noi lettori.

lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE | "Così crudele è la fine" di Mirko Zilahy

Mi chiamo Enrico Mancini e sono un poliziotto. Un profiler. Il mio lavoro è dare una forma al buio, dare un’identità a chi per averne una deve uccidere. Il mio lavoro è attraversare lo specchio oscuro per dare la caccia ai riflessi del male. Ma questa volta la preda sono io. E la caccia avrà un’unica, inevitabile fine crudele.
Con “Così crudele è la fine”, edito Longanesi, Mirko Zilahy si conferma scrittore di talento amato da un vasto pubblico di lettori e conclude la trilogia (iniziata con “È così che si uccide” e “La forma del buio”, entrambi pubblicati da Longanesi)  che vede protagonista il profiler Enrico Mancini.

Se avete nel cuore e negli occhi lo scintillio della città eterna, sarà più opportuno adottare una visione completamente diversa di Roma. Con una lunga scia di sangue, Roma diffonderà la sua luce nera mostrando il suo lato oscuro attraverso efferati omicidi che lasciano poco spazio all’immaginazione. Mirko Zilahy accompagnerà il lettore nella ricerca della verità dando il giusto spazio a vittime e carnefice. Ora non c’è più tempo da perdere, accettiamo la sfida che lo scrittore ci lancia e procedendo con la lettura raccogliamo gli elementi che ci porteranno alla soluzione finale.  Più facile a dirsi che a farsi! Non perdiamo tempo e attraversiamo lo specchio oscuro, il labirinto del male ci aspetta.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Così crudele è la fine
Mirko Zilahy

   Trilogia del commissario Mancini   
#1 È così che si uccide [recensione]
# 2 La forma del buio [recensione]
# 3 Così crudele è la fine 

Editore: Longanesi | Pagine: 418 | Prezzo: € 18,60
Sinossi
In una Roma attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, che gettano una luce nera sulla città, il commissario Mancini per la prima volta dopo molto tempo accoglie la sfida con nuova determinazione. Perché ora Enrico Mancini non è più l'ombra di se stesso: supportato dalla psichiatra della polizia che l'ha in cura, e affiancato dalla fedele squadra di sempre, si lancia alla ricerca di indizi che gli permettano di elaborare il profilo del killer. Costretto a rincorrere l'assassino passo dopo passo, vittima dopo vittima, tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta, il commissario capisce ben presto che il killer è anomalo, sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l'identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.


Alla fine ha vinto il silenzio. Anche il tic – tac della sveglia è morto da quando il buio mi ha avvolta. La tua cara voce, dov’è finita, mamma? Il battito rallenta nel cuore di questa notte insonne. E io ti aspetto ancora. Dove sei, mamma?
In una Roma inesplorata e attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, il Commissario Mancini inizia una nuova difficile indagine con ritrovata determinazione. Grazie all’aiuto della psichiatra della polizia che lo ha in cura, Mancini e la sua squadra, si lanciano alla ricerca di indizi per elaborare il profilo del Killer. È un gioco di sangue molto pericoloso. Il Commissario insegue il killer, vittima dopo vittima, tra le rovine meno note della Roma più antica e segreta. I cadaveri vengono ritrovati in siti archeologici poco noti come il Tempio di Apollo Sosiano e Campo Scellerato, la tomba delle “sepolte vive”.
Nella tomba vivente riposa un corpo di donna. Nel doloroso sepolcro è caduta, spinta da mani crudeli e guantate.
Mancini capisce ben presto che il killer è sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l’identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.

Due passi nel passato recente, tra le pagine dei primi due libri della thriller saga, ci permetteranno di godere pienamente dell’atmosfera inquietante creata dalla splendida, nera, immaginazione dello scrittore e della narrazione intensa che non presenta cali di tensione.

Abbiamo conosciuto Ombra e lo Scultore, siamo rimasti inorriditi dal loro modus operandi, abbiamo tifato per il Commissario e per il suo istinto, abbiamo tirato un respiro di sollievo quando le acque agitate si sono calmate. Tuttavia non fatevi ingannare dalle apparenze, le tempeste dell’anima non hanno mai fine e  Mancini ritorna con una storia ad alta tensione che vi racconterà come la normalità celi la mostruosità. Mancini non ha scampo deve giocare la sua partita con un nuovo serial killer camminando, come un equilibrista, lungo la linea sottile che separa la vita dalla morte. Lui, che per lavoro entra nella mente dei killer,  dovrà fare delle scelte. Spogliarsi delle sue fragilità, dire addio ai fantasmi del suo passato, liberarsi dalla tortura che si autoinfligge per i sensi di colpa, sono i virus letali di cui dovrà sbarazzarsi per non dover essere più in equilibrio precario sul baratro dell’esistenza.

“Così crudele è la fine” è un romanzo ben scritto che vi ipnotizzerà con i suoi orribili delitti, le mutilazioni, la crudeltà di cui solo l’uomo è capace. Guarderemo, per fortuna a debita distanza, una vetrina dell’esistenza in cui sfilano vittime senza colpa e assassini con le mani sporche di sangue. Intorno a noi avremo la città eterna ma non godremo della bellezza dei suoi monumenti perché cammineremo tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta. Assisteremo alla rinascita di Mancini, in lui c’è nuova forza che lo libererà  dal buio dell’inferno.

Le ferite dell’anima hanno cambiato Mancini rendendolo più sicuro di sé. La rinascita è un cammino lungo  e difficile. È popolato da mostri e da incubi. A volte i mostri che si nascondono, ci sfidano. Alzano la testa e guardandoci negli occhi si mostrano tingendo di rosso le nostre vite, le nostre case e le nostre città. Poi, come se niente fosse, ritornano a nascondersi nel nostro “io” più profondo. Noi lo sappiamo ma nulla possiamo fare! Ed è proprio questo il tema portante del romanzo di Zilahy, la multiforme idea dell’identità. “L’io non è padrone in casa propria” scriveva Freud. A voler far le cose semplici possiamo dire che nell’uomo albergano contemporaneamente il Bene e il Male. Non esiste un uomo totalmente buono o del tutto cattivo. Zilahy amplifica questo concetto di comunione e lo trasporta con maestria nel suo romanzo.

Come avrete compreso “Così crudele è la fine” è un romanzo emozionante e complesso, una sfida, una luce di speranza nel buio del crimine. Per Mancini sarà la resa dei conti, “pezzo dopo pezzo, attorno a lui il buio cresce per accompagnarlo nel silenzio della notte.” A noi seguirlo fino all’imprevedibile finale ringraziando di cuore Mirko Zilahy per aver dato voce a personaggi complessi che ricorderò sempre con piacere.  Mancini andrà così verso un futuro incerto portando nell’animo le cicatrici di un passato che l’ha quasi annientato.

Scriveva Anatole France:
“Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.”

sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE | "Senza far rumore" di Riccardo Castiglioni

Scriveva Jean de la Fontaine: “Le persone che non fanno rumore sono pericolose”. Questa frase mi ha dato modo di riflettere sul significato della parola “silenzio” inteso come una debolezza d’animo ma anche come confine fra il mondo della realtà vissuta e quella immaginata. Silenzio fra ciò che si è e ciò che avremmo voluto essere.

Ci vuol coraggio per amare. Ci vuol coraggio per far la cosa giusta. Ci vuol coraggio per mettersi contro i cattivi. Ci vuol coraggio per denunciare ed esporsi pubblicamente. Aver paura è normale ma dobbiamo riuscire a vincerla altrimenti diventerà l’ostacolo che ci impedirà di andare avanti. A volte ci si chiude nel silenzio per proteggersi, per passare inosservati, per non farsi riconoscere dal proprio destino. Tutto lavoro sprecato perché il destino è pronto a riprenderci proprio nel modo di vita in cui avevamo deciso di mimetizzarci. Il silenzio ha, come ogni cosa, una valenza positiva e una negativa. Io ho rispecchiato queste riflessioni in un romanzo che ho letto con interesse e coinvolgimento. Si tratta di “Senza far rumore”, romanzo d’esordio di Riccardo Castiglioni, La Ponga Edizioni.


STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Senza far rumore
Riccardo Castiglioni

Editore: La Ponga
Pagine: 272
Prezzo: € 18,00 cartaceo /  € 3,99 ebook
Sinossi
Antonio è un ex insegnante di lettere andato in pensione troppo presto. Conduce una vita solitaria e apatica, dividendosi tra la lettura e la compagnia di Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia che movimenta le sue giornate.

Per sdebitarsi delle continue attenzioni dell’amico, il professore decide di ricercare un romanzo letto che Lele ha letto in adolescenza e che ora pare introvabile.

Nei meandri della Rete si imbatte così in Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede in possesso di una copia del libro. Tra i due nasce una corrispondenza, che però si interrompe bruscamente per un banale equivoco.

Un crudele scherzo del destino, però, interviene a far incrociare nuovamente le vite dei due quando un vecchio incubo mai dimenticato riemerge dal passato di Antonio minacciando la ragazza, inconsapevole e all’oscuro di tutto.

Per provare a sventare la minaccia l’anziano professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori, vincendo la sua esistenza apatica e improvvisandosi uomo d’azione.


A dispetto della corporatura robusta il ragazzo non sente alcuna fatica. Sale i tornanti della collinetta con evidente agilità; gambe e fiato allenati dalle interminabili partite al campetto. Indossa un paio di jeans invernali accorciati fin sopra il ginocchio e una canottiera scolorita, appena chiazzata di sudore sul petto. Tra le mani – come sempre – l’adorato pallone da basket…
Antonio, 62 anni, è un ex insegnante di lettere in pensione. Conduce una vita solitaria e pigra. Gli fanno compagnia i libri e Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia. La madre di Lele, Mammà per gli amici, ricopre di attenzione e di cibo il professore. Per sdebitarsi delle continue attenzioni di Mammà e di Lele, Antonio decide di cercare il romanzo “Il guerriero della nebbia” ormai introvabile ma che tanto era piaciuto a Lele. Grazie alla Rete il professore conosce Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede a Milano. Lei ha una copia del raro libro. Tra i due nasce una fitta corrispondenza che verrà interrotta per un banale equivoco. Il destino, mai pago di combinar scherzi, interviene incrociando nuovamente le vite di Claudia e Antonio. Dal passato del professore riemerge una terribile minaccia su cui rischia di infrangersi la vita della ragazza all’oscuro di tutto. Il professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori per salvare Claudia e vincere la sua apatica esistenza improvvisandosi uomo d’azione.

“Senza far rumore” è un romanzo che inizia in sordina ma riserva molte sorprese. I primi capitoli sono pacati e armonici nel raccontare gli eventi e nel presentarci i personaggi. In questa realtà si scopre ben presto che qualcosa non va. Tra le righe si legge un’inquietudine che si manifesta con luci e ombre improvvise. La calma lascia il posto a un racconto adrenalinico e ricco di suspense.

Scopriremo, così, il segreto di Antonio. Molti anni addietro è stato testimone di un abuso ma ha taciuto, per paura, pur conoscendo il “mostro”. Questo segreto è un peso che grava sull’anima del professore. Egli pur sapendo di essere un uomo buono, mite e saggio sa di aver commesso degli errori. Non si può certo condannare un uomo perché ha avuto paura ma questa difficoltà, di esprimere a parola il suo tormento, gli ha cambiato la vita caratterizzata da una malinconia costante. Mi è sembrato di condividere con lui questo peso e quando il “male” si è ripresentato sono stata lì a incitare Antonio affinchè cogliesse la sua occasione di riscatto.

Attorno al protagonista ruotano dei personaggi secondari ben collocati nei loro ruoli.

Alla dolcezza e ingenuità di Claudia si contrappone la pratica saggezza di Mammà. Ad Antonio “da sempre mimetizzato tra le pagine della vita” si contrappone il suo amico Lele, deciso e cinico. Ai “cattivi” che si credono onnipotenti e invincibili  si contrappone il coraggio di chi cerca di fermare il male. Al rumore delle grida di chi è vittima di abusi si contrappone il silenzio di coloro che non riescono a liberarsi dai macigni sul cuore. La vita di Antonio non fa rumore, è persa nella nebbia dei rimpianti.

Quando i giorni del dolore finiscono, assistere alla rinascita di un uomo è davvero una bella esperienza. L’agnello si scopre lupo per difendere ciò che ama e ciò mi ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo.

“Senza far rumore” è un susseguirsi di capitoli brevi che scorrono via velocemente grazie a dialoghi vivaci e a un intreccio ben sviluppato. Mi sarebbe piaciuto sapere un po’ di più sugli eventi del passato e su alcuni personaggi delineati a grandi linee. Bravo lo scrittore a seminare qua e là alcuni indizi che segnano la trasformazione del romanzo in un noir dal fascino oscuro. Tanti i temi trattati: la violenza sulle donne, l’amicizia, la malattia mentale e l’indifferenza. Su tutto domina il tema delle maschere, siamo tutti frammentati in mille maschere dietro cui nascondiamo la nostra vera identità. C’è una maschera per il lavoro, una per la famiglia, una per la società. Quando però rimaniamo da soli, cosa siamo? Provate a strappare la maschera del bene ed ecco il male diventare padrone della scena. Bene e male giocano a nascondino, spesso il gioco finisce male con sofferenze e dolori. Cosa resta quando il gioco finisce? Rimane la vita senza la necessità di barare guardando il mondo con occhi scintillanti,  trasformando i pensieri in parole e in atti, smettendola di vivere senza far rumore.

giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE | "Inquisizione Michelangelo" di Matteo Strukul [Review Party]

Con “Inquisizione Michelangelo”, edito da Newton Compton, torna nelle librerie Matteo Strukul. Dopo il gran successo ottenuto con la saga bestseller “I Medici”, l’autore ci propone un romanzo in cui Storia e Arte si intrecciano con lotte di potere, conflitti religiosi, passioni, tradimenti e vendette. Una ricostruzione appassionata e appassionante di un periodo storico segnato da cruente lotte per il potere. Un arco temporale, dal 1542 al 1547, in cui la vita e il pensiero del celebre artista Michelangelo Buonarroti subiranno profonde trasformazioni nate dai rapporti conflittuali con le autorità politiche e religiose all’epoca della Riforma Protestante.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Inquisizione Michelangelo
Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Roma, autunno 1542. All'età di 68 anni, Michelangelo è richiamato ai suoi doveri: deve completare la tomba di Giulio II, opera ambiziosa ma rinviata per quasi quarant'anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non accetterà altre scuse da parte dell'artista. Ma Michelangelo si trova nel mirino dell'Inquisizione: la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. Anzi, il cardinale Gian Pietro Carafa, a capo del Sant'Uffizio, ha ordinato di far seguire la donna, con lo scopo di individuare il covo degli Spirituali, la setta eretica capeggiata da Reginald Pole, che propugna il ritorno alla purezza evangelica e alla semplicità della vita in una città in cui la vendita delle indulgenze è all'ordine del giorno. Proprio la Roma divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi sarà il teatro crudele e magnifico in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di riferire sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri della città, di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e di Michelangelo Buonarroti, tra i più grandi geni del tempo. Tormentato dai committenti, braccato dagli inquisitori, il più grande artista della cristianità concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo...

Michelangelo promise a se stesso che avrebbe dipinto solo e soltanto per la gloria di Dio e mai, mai più, per dimostrare a se stesso e al mondo di essere il migliore artista del suo tempo. Solo Dio sarebbe stato il muto testimone del suo amore per l’arte. A Lui avrebbe offerto i frutti del suo lavoro. A niente e a nessun altro. A nessun papa, principe, monarca. E nemmeno a se stesso. A quella sua sciocca vanità che come un demone lo guardava negli occhi e gli faceva fare quel che voleva. Rendendolo schiavo dei peggiori istinti e delle più profonde bassezze.
Roma, 1542. Il grande artista Michelangelo Buonarroti è nel mirino dell’Inquisizione. A destar sospetti è la sua profonda amicizia con Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, seguace delle idee degli Spirituali che sostengono la necessità di ritornare alla purezza evangelica e alla semplicità della vita. La Chiesa si è allontanata dai valori originari, è schiava del potere secolare, dei piaceri della carne, del denaro e della politica. Roma è divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi. In questo scenario crudele e magnifico si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di scoprire notizie sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri, di Vittoria Colonna, poetessa e nobildonna italiana, e di Michelangelo Buonarroti, il genio dell’arte.

Il grande artista sceglierà di percorrere una strada molto pericolosa.  Trasferendo il suo credo nelle sue opere, Michelangelo potrebbe essere accusato di eresia e condannato al rogo.

Il romanzo di Matteo Strukul copre un periodo di quasi cinque anni e ci propone un ritratto avvincente dell’uomo e dell’artista Michelangelo. In questo arco di tempo l’artista lavora all’ultimazione della tomba di Giulio II ( quarant’anni per finirla), fa sue le idee degli Spirituali e si lega a Vittoria Colonna con profonda amicizia. Michelangelo muta le proprie convinzioni alla luce delle inevitabili ripercussioni avute dalla diffusione delle tesi protestanti.  Pur rimanendo un convinto testimone del cattolicesimo, cominciò a sostenere la necessità di ritrovare un rapporto con Dio. Ciò gli procura sofferenza e amarezza che lo portano a rivalutare il suo lavoro. Michelangelo deve ultimare i lavori per la tomba di Giulio II, quella che lui stesso definì: “La tragedia della mia vita”, ed è tormentato dagli eredi del papa. Il suo desiderio di trasmettere nell’arte la tormentata ricerca di un’arte religiosa che riflettesse il messaggio cristiano e il potere salvifico della Grazia, lo porteranno a scelte difficili ma coraggiose.

“Inquisizione Michelangelo” ci mostra non solo il genio creativo del grande maestro ma anche il suo lato umano e ci racconta un Michelangelo inedito, diverso e affascinante. Ci presenta un uomo dalla personalità ben definita: irascibile, permaloso, continuamente insoddisfatto, generoso con gli umili. Egli vive nell’austerità, spende con gran parsimonia trascurandosi molto. È un uomo introverso e inquieto ma capace di sostenere le proprie idee con fermezza e coraggio. È un uomo troppo spesso solo. Per scelta, per necessità. Pur di esprimere se stesso si oppone a tutto e a tutti. È odiato, strapagato, prepotente e passionale.

Il potere seduttivo di questo romanzo non risiede solo nel fascino del grande Michelangelo, Strukul ci presenta altri personaggi di gran suggestione. Conosceremo Malasorte, un nome un destino, giovane fanciulla che subisce il fascino del proibito.  Odieremo la cortigiana Imperia, donna astuta e crudele. Prenderemo le distanze da un uomo come Carafa, “un uomo animato da mostruosi appetiti e che vedeva il suo attuale ruolo di capo del Sant’Uffizio come trampolino necessario, ma non sufficiente, per giungere al papato.”

Con abilità narrativa e allo stesso tempo grande accuratezza nella ricostruzione storica, Matteo Strukul trasporta il lettore in un viaggio tra i misteri dell’arte e dell’animo umano. È una storia di sofferenze e inquietudini, una storia piena di vita e di ostacoli. Cinque anni della vita di Michelangelo racchiusi in un romanzo capace di regalarci un caleidoscopio di colpi di scena che ci porteranno sulle tracce del sommo artista alla scoperta della sua complessa personalità.

lunedì 5 novembre 2018

RECENSIONE | "The Hunger - Affamati" di Alma Katsu

“Tornate indietro 
o morirete tutti.”

Questo messaggio lapidario avrebbe potuto, se ascoltato, salvare la vita di molti uomini e donne e bambini. Era il 1846 e la carovana Donner andava spedita incontro a un terribile destino. Questa storia non è frutto di fantasia ma crudele realtà. Ho voluto avvisarvi perché la recensione odierna riguarderà una tragica pagina della storia americana dell’Ottocento.

“The Hunger- Affamati” (Alma Katsu, Newton Compton) è un romanzo imperdibile.

La storia narra la tragica vicenda della spedizione Donner, un gruppo di coloni diretti in California nel 1846. I membri della spedizione, dopo incidenti e ritardi si trovarono bloccati sulla Sierra Nevada. L’inverno era alle porte e per sopravvivere, alcuni coloni furono costretti al cannibalismo.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
The Hunger - Affamati
Alma Katsu (traduzione di A. Russo)

Editore: Newton Compton
Pagine: 379
Prezzo: € 12,00
Sinossi
1846. Dopo aver viaggiato per settimane verso Ovest, in direzione della California, un gruppo di pionieri si trova di fronte a un bivio. Per il leader della spedizione, George Donner, è il momento di fare una scelta. Davanti a lui, infatti, due strade che conducono alla stessa destinazione. Una è già nota come una pista sicura, ma dell'altra, ancora sconosciuta, si vocifera che potrebbe essere più corta. La decisione di Donner avrà ripercussioni sulle vite di tutti coloro che sono in viaggio con lui. Il caldo cocente del deserto sta per lasciare il posto a venti pungenti e a un freddo acuto in grado di congelare il bestiame. Spinti verso la follia dalla fatica e dalle privazioni, i membri del gruppo dovranno lottare per la sopravvivenza. Mentre i bambini cominciano misteriosamente a scomparire. Ma la minaccia più pericolosa che i pionieri dovranno affrontare non è la furia della natura, bensì qualcosa di più primitivo e feroce che si sta risvegliando.

Raccontava del dolce profumo della pelle umana, della ricchezza profonda e dura del sangue degli uomini, e del bisogno che travolge tutto il proprio essere.
Un gruppo di pionieri viaggia, ormai da settimane, verso ovest, in direzione California. Il leader della spedizione è George Donner che decide di percorrere una pista, forse più corta, ma poco conosciuta. È la scorciatoia Hastings che attraversa il territorio degli indiani Anawai, una piccola tribù composta da uomini violenti che praticano sacrifici umani. La decisione di Donner avrà pesanti ripercussioni sulle vite di coloro che sono in viaggio con lui. Ben presto dovranno affrontare venti pungenti e un freddo in grado di congelare il bestiame. Il viaggio si trasforma in una dura lotta per la sopravvivenza. I bambini iniziano misteriosamente a scomparire e “qualcosa”, in quelle terre dimenticate da Dio, si sta risvegliando dando vita ai peggiori incubi dell’uomo.

Non conoscevo la scrittrice Alma Katsu e ho scelto questo libro per il titolo, intrigante e foriero di neri eventi, e per il giudizio espresso da Stephen King che lo ha definito “una terrificante storia vera. Non leggetelo al buio”. Poiché del giudizio del Re mi fido, ho iniziato a leggere “The Hunger” con alte aspettative che non sono state deluse. Sapere che gli avvenimenti erano frutto di eventi reali ha contribuito ad aumentare il mio coinvolgimento. Sicuramente l’autrice ha romanzato un po’ la verità ma ciò ha aggiunto ancora più inquietudine e un fascino di mistero soprannaturale.

Alma Katsu non lascia nulla al caso, intreccia perfettamente storie diverse, descrive in dettaglio l’ambiente e dedica particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Mi è piaciuto molto anche l’evolversi delle emozioni che hanno accompagnato i pionieri in questa tragica avventura. Alla partenza da Springfield gli uomini sono euforici, pieni di speranza, pronti a dare una svolta alla propria vita. Quasi tutti hanno un passato da dimenticare, peccati inconfessabili e comportamenti non proprio cristallini. Partono con le famiglie, i carri e gli animali, pervasi da un coraggio che li sosterrà per tutta la prima parte del viaggio. Quando si presenteranno le prime difficoltà allora compariranno dubbi e diffidenze. La parabola delle emozioni declina rapidamente man mano che le scorte di viveri diminuiscono paurosamente. Una fame misteriosa serpeggia nella carovana. Una fame che inizialmente non risiede nello stomaco ma nel sangue. Una fame logorante. Una fame che sussurra all’orecchio degli uomini con voci fantasma che torturano solo alcune persone in grado di ascoltarle:
Mi domando quale sia il tuo sapore.
Mi domando come sarebbe mangiarti.
Comincerei da qualcosa di piccolo, un dito del piede o una delle tue morbide, morbide orecchie.
Brividi!

La malconcia spedizione è ormai in preda alla confusione, all’ansia e alla discordia ma sulla Sierra Nevada le cose peggiorano. L’inverno blocca la carovana con il suo gelido abbraccio. Dio è distratto e non sente le loro preghiere. C’è però chi segue passo passo la carovana, i suoi famelici occhi narrano di un’antica leggenda la “na’it”. La fame. Uno spirito maligno pronto a entrare nella mente degli uomini per aprire le porte alla follia.

Leggendo queste pagine non ho potuto far a meno d’immedesimarmi in quei poveri pionieri e ho pensato a come mi sarei comportata io in una situazione del genere. Naturalmente, con la pancia piena, considero impossibile fare ciò che fecero gli uomini prigionieri dell’inverno. Tuttavia, in quella situazione estrema non so cosa avrei fatto. Ho provato a immaginare la disperazione delle madri e dei padri nel vedere i propri figli morire di fame. Cade un terribile tabù: per poter sopravvivere si dovrà mangiare carne umana. Distopico? No, fatto reale che, a ben pensare, si è ripetuto altre volte nella storia dell’umanità.

Ritornando agli eventi del libro scopriremo la fragilità del mondo. Un giorno godiamo di una rasserenante prosperità, il giorno dopo potremmo ritrovarci senza più nulla. La disperazione, quindi, stravolge gli uomini e l’inevitabile accade.

I morti diventano cibo per i vivi. Tagliano dai corpi, privi di vita, dei pezzi di carne. Chi mangiò sopravvisse. Chi si rifiutò morì diventando, a sua volta, cibo per gli altri.

Fra quelle montagne c’è una forza misteriosa che ti fa diventar pazzo e ti lascia a combattere contro la tua stessa pazzia. Come un castigo biblico.

“The Hunger - Affamati” è un romanzo a più voci. Vari personaggi si alternano nel raccontare gli eventi e ciò crea un panorama narrativo ancora più accattivante. Un viaggio infernale, il freddo estremo, la fame aggravata dal bere neve sciolta sono i punti salienti di una storia agghiacciante e a tratti commovente. La carovana è composta da quasi 90 persone e tra loro non mancano i mostri e i peccati. All’inizio i pionieri si sentono uomini civili e hanno giudizi negativi verso i popoli nativi e le loro culture. Tuttavia le cose non sono sempre come qualcuno le racconta, i fatti dimostreranno altre verità.

Quando il gruppo dei soccorritori arrivò, una brutta sensazione si era insinuata in tutta la squadra.
Si avvicinarono al capanno lentamente, con i fucili spianati. Diversi oggetti inaspettati erano sparsi sulla neve: un libro di preghiere tascabile, un segnalibro fatto con una striscia di nastro che fluttuava al vento. Alcuni denti.

Quella che sembrava una vertebra umana, ripulita della carne.

Adesso la brutta sensazione era nelle loro gole e dietro gli occhi. Alcuni si rifiutarono di procedere oltre. La porta del capanno era proprio davanti a loro, accanto a un’ascia poggiata contro la parete esterna. La porta si aprì da sola.
Vi consiglio vivamente di leggere “The Hunger - Affamati”, il romanzo dove la morte dona la vita.