lunedì 18 giugno 2018

RECENSIONE | "Doppio Stradivari" di Antonella Iuliano

Buongiorno, cari lettori :) Iniziamo la settimana con un indovinello letterario. 
Si è presentata ai lettori con “Come petali sulla neve” (recensione), ha sedotto il pubblico con “Charlotte”(recensione) e si riconferma scrittrice dalle grandi potenzialità con “Doppio Stradivari”. Di chi sto parlando? Sono sicura che leggendo questi titoli il suo nome vi è venuto in mente. Sì, è proprio lei: Antonella Iuliano, una scrittrice sensibile e bravissima che crede fortemente nel potere della scrittura.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Doppio Stradivari 
Antonella Iuliano

Editore: Genesis Publishing
Pagine: 184
Prezzo: € 10,60 cartaceo / € 3,99 ebook  
Sinossi
«Trova il violino nero e portamelo. Lascia che lo veda un’ultima volta.» Il doppio Stradivari suona e le sue note conducono le fila di una storia lontana, di una melodia prigioniera del silenzio. Quando, però, il vento si leva dal bosco e sferza le fredde pietre della torre dov’è rinchiusa, a Larissa sembra ancora di udire l’eco del suo violino nero. Lena Reiter è cresciuta nel villaggio ai piedi del castello, alle porte di Vienna, e da bambina ha trascorso infinite ore con il naso rivolto al maniero fantasticando di principi e principesse. Quando viene assunta come domestica dalla temuta contessa Zsofia Von Grath, riceve un compito inatteso: recarsi ogni notte in cima alla torre, lasciare qualche vivanda e uscire in fretta senza rivolgere parola ad alcuno, pena la propria vita. Grande è il suo stupore quando nella tetra torre, rannicchiata in un angolo, scorge una ragazza della sua età, dai capelli corvini e dagli occhi neri, con un lungo e lacero abito da lutto addosso. Da quanto tempo è lì? E perché? Notte dopo notte, Lena si attarda rapita dal suono dei ricordi di Larissa. Scopre che il passato e il presente si fondono nella storia di due strumenti unici e preziosi, due Stradivari provenienti dall’Italia, da Cremona: un violino nero e un violoncello bianco. Lena deve ritrovarli ad ogni costo perché soltanto la loro musica potrà salvare Larissa dal suo terribile destino.


Il doppio Stradivari suona e le sue note conducono le fila di una storia lontana, di una melodia prigioniera del silenzio. Quando, però, il vento si leva dal bosco e sferza le fredde pietre della torre dov’è rinchiusa, a Larissa sembra ancora di udire l’eco del suo violino nero.
Adoro il modo in cui la scrittrice mescola poesia e realtà attirando il lettore in una storia dal romanticismo delicato che si trasformerà in mani grondanti di sangue. Bene e Male si sfideranno sulle fantastiche note di un violoncello bianco e di un violino nero. Lasciatevi trasportare dalla musica e siate pronti a perdervi in una fitta nebbia di coriandoli d’emozioni. Ora attenzione, la storia ha inizio.

Lina Reiter è cresciuta nel villaggio ai piedi del castello, alle porte di Vienna.  Quando viene assunta come domestica dalla temuta contessa Zsofia Von Grath, riceve un compito inatteso. Ogni notte, mentre tutti dormono, deve recarsi in cima alla torre, lasciare qualche vivanda e allontanarsi subito senza parlare ad alcuno. Se trasgredirà agli ordini, verrà severamente punita.  Lena si avvicina con timore e curiosità alla torre. Grande sarà il suo stupore quando in una stanzetta nella torre, rannicchiata in un angolo scorge una ragazza, dai lunghi capelli corvini e dagli occhi neri, con un lungo e lacero abito da lutto addosso.

Tra le due fanciulle, notte dopo notte, nasce una tenera amicizia. La prigioniera è Larissa, figlia del conte. Un atroce destino l’ha strappata alla sua famiglia. Una crudele matrigna la tiene nascosta agli occhi del mondo assaporando ogni suo dolore. Passato e presente si fondono nella musica di due strumenti unici e preziosi: due Stradivari proveniente dall’Italia, da Cremona.
Trova il violino nero e portamelo. Lascia che lo veda un’ultima volta.
Ho letto “Doppio Stradivari” lasciandomi conquistare dalla piacevolezza del racconto che mostra, pagina dopo pagina, il suo essere camaleontico. L’autrice si nutre d’immaginazione trasformandola in una realtà che emoziona e avvince.

Un amore puro e sincero s’infrange sugli scogli della vita, dove prima c’era felicità e serenità giunge l’imprevedibilità della cattiveria e dell’odio. Il male vince le prime battaglie, l’atmosfera diventa sempre più cupa e nera. Trascorrono gli anni, il Bene è piegato ma non sconfitto fino a quando, una piccola flebile luce, squarcerà il velo delle tenebre. Sulle note strazianti di un violino nero la verità trionferà e il lieto fine vi delizierà.

In questo breve romanzo ogni aspetto della narrazione è curato nei minimi particolari. Grazie a una scrittura raffinata e a una narrazione che appassiona, assistiamo a un gioco perverso in cui la verità viene emarginata. I personaggi sono ben delineati. Alcuni hanno un’anima cattiva, altri son fatti di sogni e bontà. L’interazione tra persone così diverse crea una storia di luci e ombre. La vita dona a ognuno di noi uno scrigno. Alcuni lo riempiono di cose belle come l’amore, i sogni, i desideri, la musica, la felicità e i sorrisi. Altri lo colmano con il rancore, con l’amore per le cose futili, la vanità e tanti errori.

“Doppio Stradivari” è un racconto elegante, ben costruito e coinvolgente. Mostra la bravura indiscussa della scrittrice che riesce a dar voce a un’umanità variegata e complessa. In un numero concentrato di pagine, Antonella Iuliano da vita a  un racconto che oserei paragonare a una composizione poetica e musicale i cui strumenti di accompagnamento non sono solo le corde di un violino nero e di un violoncello bianco. L’autrice manipola le stesse parole per creare immagini e situazioni, rivelando sentimenti, sogni e delusioni. Ogni elemento è calibrato alla perfezione: passato e presente si fronteggiano ma non si oscurano a vicenda. Il lieto fine non è così scontato, durante la lettura ho temuto il peggio (l’anima nera presente nel romanzo aveva grandi potenzialità) e il finale ridona la luce della speranza spazzando via il buio di un cuore senza amore.

Con questa terza prova, superata brillantemente, Antonella Iuliano si riconferma una scrittrice di talento che invito a perseverare nella scrittura. Ora, cara Antonella, devi spiccare il volo verso orizzonti sempre più vasti. Il talento sarà il tuo paracadute e l’affetto dei tuoi lettori ti donerà l’energia per continuare. Noi tutti abbiamo bisogno di un luogo dove curare le nostre anime. I libri sono la mia panacea per tutti i mali e se sono firmati da Antonella Iuliano sono sicura di ricevere anche una carezza sul cuore.

lunedì 11 giugno 2018

BLOGTOUR "Il giorno dei Lord" di Michael Dobbs | Chi è Harry Jones.

Cari lettori, se amate i thriller politici non potete perdervi l’ultimo romanzo di Michael Dobbs: “Il giorno dei Lord. La serie di Harry Jones.” edito da Fazi Editore. Devo confessarvi che non conoscevo l’autore e neanche la trilogia di “House of Cards” che ha venduto milioni di copie in Inghilterra. Finalmente ho colmato questa mia lacuna e mi piacerebbe condividere con voi le mie impressioni sul thriller presentandovi il personaggio di Harry Jones, paladino della giustizia e bastian contrario dei suoi superiori. Prima però vorrei accendere la vostra curiosità svelandovi la genesi del romanzo. Durante una visita alla Camera inglese, Michael Dobbs ha notato, dietro il trono, due porte nascoste. Cosa celavano? Lo scrittore riuscì a vedere cosa nascondevano quelle due porte e da lì nacque “Il giorno dei Lord”.



Il giorno dei Lord
MIchael Dobbs (traduzione di S. Tummolini)

     Serie di Harry Jones      
#1 Il giorno dei Lord

Editore: Fazi | Pagine: 375 | Prezzo: € 16,00
Sinossi
Una volta all'anno, le persone più importanti d'Inghilterra si riuniscono tutte insieme in una stanza. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il primo ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. Non mancano le nuove generazioni: sono presenti il figlio del primo ministro britannico e il figlio della presidente USA. L'occasione è quella della cerimonia d'apertura del Parlamento, la cerimonia di Stato più importante dell'anno, un evento «strappato alle fornaci della storia britannica». Quattrocento anni prima, nella stessa occasione, Guy Fawkes aveva cercato di far saltare in aria tutti quanti. Ora tocca a un nuovo gruppo di congiurati, stavolta stranieri, prendere d'assalto la Camera dei Lord. Per un giorno, ventiquattr'ore di pura tensione in cui le crisi politico-diplomatiche si mischiano a quelle personali, verranno tutti presi in ostaggio: i terroristi terranno sotto scacco una nazione e il mondo intero, il tutto in diretta TV. Ma dovranno vedersela con Harry Jones, parlamentare ed ex militare pluridecorato in piena crisi matrimoniale, noto sia per il suo coraggio che per la sua capacità di indisporre i superiori per eccesso di intraprendenza. La parabola angosciante di uno scenario spaventosamente verosimile, che si conclude con uno sbalorditivo colpo di scena.



Pietà? Forse voi ne avete avuta verso il mio popolo? Ancora non capisce, vero? Noi non abbiamo mai voluto questa guerra, non siamo stati noi a cominciare: siete stati voi a imporcela, anno dopo anno, distruggendo i nostri villaggi e uccidendo i nostri cari sotto i nostri occhi. E ora viene a parlarmi di pietà. Temo che non ci sia più spazio per quella, ormai. Non è più la pietà che conta, ma la morte: quali e quante morti ci saranno e il clamore che ne nascerà. Credo sia stata questa la vostra strategia nel mio Paese, per molti anni. Quindi ora seguiremo l’esempio.
In occasione della cerimonia d’apertura del Parlamento, le persone più importanti d’Inghilterra si riuniscono nella Camera dei Lord. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il primo ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. In Parlamento ci sono anche i figli del presidente degli Stati Uniti e del primo ministro inglese. Durante la cerimonia un gruppo di congiurati prende d’assalto la Camera dei Lord. Verranno tutti presi in ostaggio: l’incubo peggiore ha inizio.

“Il giorno dei Lord” è un thriller politico affascinante e inquietante. La trama si evolve in 24 ore di pura tensione toccando temi importanti: il sentimento degli inglesi verso la monarchia, la percezione che la monarchia ha del proprio popolo, le reazioni alle guerre in Afghanistan e in Iraq, l’egemonia americana. L’autore è stato molto abile nel nascondere il confine tra realtà e finzione, lasciando ai personaggi e ai fatti il potere di mostrare luci e ombre della monarchia e dei potenti della Terra. Ricchi di sfaccettature ed emozioni i dialoghi tra la regina e suo figlio Carlo. Lei mostra il suo carattere forte, è sicura di sé e la sua calma non mostra cedimenti. Carlo vorrebbe che il mondo fosse come nei suoi sogni: nella prossima vita vorrebbe essere un uomo felice, non un principe ma una persona normale. Mi piace quando, anche solo per un momento, i potenti lasciano intravedere le loro difficoltà. Otto terroristi che prendono in ostaggio la  Camera dei Lord è un’eventualità che nessuno osa nemmeno immaginare. In questo romanzo la paura più grande diventa realtà.

Il mondo politico inglese è ostaggio dei terroristi. Chi avrà licenza di risolvere questo gravoso problema? Nessuna paura, Michael Dobbs ha creato il personaggio di Harry Jones, integerrimo e insolente ex militare pluridecorato dalla scorza dura. 


Chi è Harry Jones?

Fin dai primi giorni di vita, Harry fu spronato a dare il massimo: frequentò una scuola privata in Inghilterra e poi un collegio internazionale in Svizzera. A sedici anni aveva già surfato a Malibu, veleggiato al largo di Dubai, esplorato i fondali del Bormeo e perso la verginità a Hong Kong. Ovunque andasse Harry agitava le acque. Si arruolò nell’esercito e il suo talento lo portava sempre più in alto.
Entrò prima nel corpo delle guardie della regina, poi nelle Brigate Aeree e infine nel SAS, dove lo trasformarono in una delle più efficaci macchine di morte di tutto l’esercito. Era il guerriero perfetto.
Ma, c’è sempre un “ma”, Harry era uno che faceva di testa sua, era impermeabile alle pressioni dei suoi superiori, si lasciava guidare dall’istinto. Harry era un uomo indipendente che celava in se il tentativo inconscio di guadagnarsi la stima di suo padre, che ormai non c’era più. Pluridecorato per le brillanti soluzioni di operazioni piuttosto riservate, Jones lascia l’esercito per entrare in politica diventando un membro del Parlamento. Toccherà a lui risolvere l’aggressione alla monarchia inglese.

Harry non indietreggia davanti a quest’enorme responsabilità, pur essendo un uomo coraggioso ha però paura. Un suo fallimento segnerebbe la fine della monarchia.

Il nostro eroe collaborerà con la polizia ma avrà un ruolo determinante nell’evoluzione dei fatti. Rischierà più volte la vita ma è determinato e non mostra cedimenti. Grazie alle sue brillanti intuizioni vengono svelati anche i retroscena più celati dell’assedio. I colpevoli non si trovano tutti nella Camera dei Lord. Otto terroristi ma un complotto troppo ben organizzato che richiede preparazione e mezzi. Un complotto nel complotto svelerà al mondo le vere intenzioni dei terroristi, un piano geniale che mostrerà un colpevole davvero insospettabile per un finale che vi terrà col fiato sospeso.

“Il giorno dei Lord” è un thriller che non delude, con la giusta dose di suspance, personaggi reali e di fantasia, successione serrata di eventi che tengono desta l’attenzione  del lettore. L’autore scrive in modo chiaro, con ricchezza di particolari. I personaggi danno vita a una storia che non è poi così inverosimile. Sicuramente sarebbe orribile se ciò succedesse quindi non mi resta che dire “Long live the Queen!” e augurare una vita altrettanto lunga all’intraprendente Harry Jones!


giovedì 7 giugno 2018

RECENSIONE | "Il mistero dell'isola di ghiaccio" di Miriam Briotti [Review Party]

Cari lettori, se avete voglia di natura incontaminata, se volete ammirare l’aurora boreale, se vi affascina assistere al fenomeno astronomico del Sole di Mezzanotte, venite con me. Raggiungeremo l’Oceano Atlantico settentrionale e l’Islanda sarà la nostra meta. Sarà un viaggio di continue scoperte, di meravigliosi paesaggi mozzafiato ma attenzione: i cattivi sono giunti in questo territorio straordinario. La terra del ghiaccio e del fuoco ci aspetta promettendoci adrenalina e suspense grazie a una storia in cui avventura e thriller si mescolano dando vita a “Il Mistero Dell’Isola Di Ghiaccio” di Miriam Briotti, edito da Newton Compton e in libreria dal 7 giugno.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il mistero dell'isola di ghiaccio
Miriam Briotti

Editore: Newton Compton
Pagine: 335
Prezzo: € 7,90
Sinossi
Islanda, Lago Myvatn. Arianna lavora in un albergo sulle rive del lago e conduce una vita ordinaria. Un giorno, sistemando una delle camere, trova un uomo gravemente ferito. Nonostante le condizioni critiche, l'uomo riesce a consegnarle una penna usb da far avere al più presto al professor Carlisle Higgins, a Wells, in Inghilterra. Sembra una questione di vita o di morte. La penna, infatti, contiene i risultati del lavoro del giovane scienziato scomparso un mese prima, Jason Gunnarsson: le prove dell'esistenza di una fonte di energia inesauribile. Confusa e spaventata, Arianna parte per l'Inghilterra. Ma non è solo la paura a darle la spiacevole sensazione di essere seguita. C'è un uomo che le sta alle costole, sicuramente sulle tracce della chiave per ottenere il "fuoco eterno", un'energia derivante dal magma, destinata a cambiare per sempre gli equilibri economici mondiali. Quel preziosissimo documento trascinerà Arianna in un inseguimento mortale: in gioco ci sono le sorti di una ricerca rivoluzionaria. E della sua stessa vita.






“Una scoperta scientifica rivoluzionaria.
La lotta per impadronirsene sta per cominciare.”


Islanda, lago Myvatn.
Arianna Dini, cameriera in un albergo sulle rive del lago, è coinvolta in un intrigo mortale: un uomo gravemente ferito le consegna una penna USB da recapitare al professor Carlisle Higgins, in Inghilterra. La penna contiene i risultati del lavoro di un giovane scienziato recentemente scomparso. Le ricerche provano l’esistenza di una fonte di energia inesauribile. Arianna decide di consegnare la chiavetta al professor Higgins: inizia per lei un lungo e difficile viaggio. In molti vogliono la penna USB chiave per ottenere il Fuoco Eterno, un’energia derivante dal magma e destinata a stravolgere gli equilibri economici mondiali.

“Il mistero dell’isola di ghiaccio” è un romanzo che sposa avventura, adrenalina e suspense. L’incipit entra direttamente nel vivo della vicenda senza alcun preambolo. Questa apertura narrativa ha creato subito in me una gran curiosità. Arianna è la protagonista iniziale, si trova nel luogo sbagliato e al momento sbagliato. Fatto il primo passo per Arianna sarà impossibile sottrarsi a fughe, minacce, aggressioni e tempeste di neve. La sua vita viene stravolta e noi non possiamo far altro che tifare per lei e temere le conseguenze della sua impulsività.

Miriam Briotti, con stile fluido e accattivante, cambia spesso le carte in tavola, sorprende e spiazza non segnando mai una netta linea di confine tra buoni e cattivi. L’ambientazione del thriller è affascinante: l’Islanda, dove vulcani e ghiacciai convivono in armonia, offre luoghi magici che l’uomo tende a trasformare in luoghi di morte. Non fatevi ingannare, non trascurate il più piccolo particolare e prestate attenzione al Fuoco Eterno.

Il Fuoco Eterno indica un nuovo materiale capace di sprigionare una miracolosa energia pulita e prolungata nel tempo. Nel sottosuolo dell’Islanda potrebbe celarsi un immenso potenziale in grado di mandare in pensione il petrolio e il carbone. Sarebbe una manna per la natura, il mondo si libererebbe dall’abbraccio mortale dell’inquinamento ma l’economia mondiale è pronta a rinunciare a lauti guadagni?

Capitolo dopo capitolo, ho assistito a una sfida avvincente tra personaggi disposti a tutto pur di realizzare i propri interessi. Scienziati geniali e avidi uomini d’affari si fronteggiano in una storia in continua evoluzione con momenti di alta tensione emotiva. La scrittrice è stata brava a creare, fin da subito, un’intesa con il lettore. Intesa che non viene meno fino alla fine sottolineando l’empatia che si crea tra lettori e personaggi.

“Il mistero dell’isola di ghiaccio” è un thriller che oserei definire “ecologico” poiché mette in scena le paure del nostro tempo e la voglia di un futuro migliore. La Terra è stanca di essere vittima dell’umanità! L’uomo guarda avanti ma senza la Terra un futuro non c’è. Parole dette e ridette mille volte. A volte è più facile parlare che agire ma la speranza è sempre l’ultima a morire. L’Islanda potrebbe celare, nel suo sottosuolo, l’inizio di una nuova era in cui Natura e Umanità camminano insieme, custodi di un’antica armonia.

Nell’attesa che ciò si verifichi vi saluto con una citazione di Gandhi:
“Ci sono abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo.”

giovedì 31 maggio 2018

RECENSIONE | “Il giallo di palazzo Corsetti” di Alessandra Carnevali [Review Party]

Cari lettori, oggi vorrei presentarvi un giallo intricato, ambientato in un antico castello. Dopo “Uno strano caso per il Commissario Calligaris”, vincitore del Premio ilmioesordio nel 2016, e “Il giallo di Villa Ravelli” (recensione), Alessandra Carnevali torna in libreria con una nuova indagine del commissario Adalgisa Calligaris: “Il giallo di palazzo Corsetti”, edito Newton Compton.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il giallo di palazzo Corsetti
Alessandra Carnevali

Editore: Newton Compton
Pagine: 282
Prezzo: € 9,90
Sinossi
La cittadina umbra di Rivorosso è da qualche settimana in grande fermento: Canale 16, neonata rete televisiva nazionale, ha scelto il castello della contessa Corsetti Billi come location per un reality show musicale, intitolato Sing Sing. Le due parole, che in inglese significano "canta canta", sono anche il nome di una celebre prigione americana. I sei concorrenti scelti dalla produzione devono infatti cantare, vivere e raccontarsi h24 dentro il castello, senza poter mai uscire. Tutto procede a meraviglia fino alla serata finale, che decreterà il vincitore in diretta nazionale. Tutta Italia, con l'intera Rivorosso in prima fila, è davanti alla tv per sapere chi tra i concorrenti conquisterà il titolo, quando un terribile incidente trasforma in tragedia il clima festoso della proclamazione e dà inizio a una serie di morti misteriose. Il commissario Calligaris, affiancato dal fedele ispettore Matteo Corvo, si troverà a indagare a trecentosessanta gradi nel mondo patinato dello show business e nelle vite degli artisti. Che sono luminose solo all'apparenza...





Adalgisa si era alzata dal letto con il piede sbagliato. Il ritorno del sogno ricorrente l’aveva colta di sorpresa e messa di cattivo umore. “L’incubo dell’involtino primavera” lo chiamava lei, anche se non ne aveva mai fatto parola con nessuno.
Al castello della contessa Corsetti, nella cittadina umbra di Rivorosso, fervono i preparativi per il reality show musicale, Sing Sing. I concorrenti, senza poter mai lasciare il castello, dovranno esibirsi e raccontare al pubblico di sé. La serata finale vede vincitore il cantante Marco Muner. La grande festa per la vittoria si trasforma in dramma quando, per un terribile incidente, il vincitore muore in diretta nazionale. L’antico soffitto affrescato, del salone del castello, precipita da un’altezza di cinque metri sulla testa del cantante.
Il cranio si aprì come un cocomero maturo e schizzi di sangue e di materia cerebrale si sparsero ovunque.
Inizia così una serie di omicidi misteriosi. Tutti i concorrenti sono spaventati. Chi vuole la loro morte? Il Commissario Calligaris, affiancato dalla sua squadra e da qualche cittadino di Rivorosso improvvisatosi detective, dovrà affrontare un caso spigoloso, da maneggiare con cautela poiché dovrà investigare nel mondo patinato dello show business e nelle vite private degli artisti.

Con una narrazione vivace e ironica, arricchita dai dialoghi con tipiche espressioni in umbro, Alessandra Carnevali ha dato vita a un giallo in cui il lettore partecipa emotivamente ai drammatici eventi anche perché, in ogni capitolo, si respira un’aria di tensione che accende l’attesa di risvolti inquietanti. Spesso la vicenda evolve in modo inaspettato stupendo ed emozionando il lettore. La trama non è machiavellica ma riesce ad intrigare anche il lettore più attento ed esigente. La serie di omicidi che trasformano il reality Sing Sing nel reality della morte, spegne la luce della giustizia e accende le ombre del male che invadono il castello.

A restaurare l’ordine ci pensa lei, Adalgisa Calligaris commissario di Rivorosso. Adalgisa è un personaggio simpaticissimo. Dotata di intelligenza vivace e caustica ironia, si muove a suo agio sulla scena del crimine. È una donna dall’intuito sottile che le permette di cogliere ciò che sfugge agli altri, ha un carattere forte e tenace. Impacciata nei movimenti e nei modi, ama la buona cucina e non si preoccupa dei chili in più. Sul lavoro è sempre pronta a dare il massimo e non disdegna l’aiuto di novelli detective.

“Il giallo di palazzo Corsetti” è una lettura piacevole che si nutre di una narrazione che strappa sorrisi pur lasciando inalterato il valore drammatico dei crimini commessi. L’indagine lascia spazio alla psicologia dei personaggi e troverete varie figure affascinanti nella loro travolgente umanità. Tra un sorriso e un evento inaspettato, avrete modo di riflettere su temi importanti da cui scaturiscono sofferenze celate dalle luci della ribalta. Nel romanzo ogni personaggio ha scheletri nell’armadio e sogni nei cassetti anche se poi ci penserà facebook a svelare ogni cosa. La vita pubblica si mescola con la vita privata per nascondere la vita segreta (Gabriel Garzia Marquez insegna). I segreti e la celebrità fanno a pugni, nessuno è innocente! In questo intrigo di luci e ombre, il commissario Calligaris troverà il modo per sistemare ogni cosa regalandoci una storia frizzante tinta di rosso con un pizzico di nero d’anima. Non vi resta che leggere i romanzi di Alessandra Carnevali. Adalgisa verrà con piacere in vacanza con voi :)

lunedì 21 maggio 2018

RECENSIONE | “L’assassino del lago” di Pietro Garanzini [Review Party]

Buon lunedì, cari lettori! Esce oggi in libreria un buon romanzo giallo edito Newton Compton: “L’assassino del lago. Le indagini dell’ispettore Ferrari.” scritto da Pietro Garanzini, guida alpina certificata UIAGM. Nel romanzo  si coniugano molto bene la sua passione per la montagna e l’amore per la scrittura. La storia, non a caso, vede al centro degli eventi un paesaggio montano e un lago che cela terribili segreti.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'assassino del lago
Pietro Garanzini

Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo: € 10,00
Sinossi
L'ispettore di polizia Mario Ferrari si trova a indagare su tre misteriosi omicidi avvenuti in rapida successione. Apparentemente, le tre vittime hanno poco in comune a parte l'età: una aveva 29 anni e gli altri due 28. Eppure tutti e tre i ragazzi sono stati prima storditi e poi uccisi con una pistola d'epoca, una rarissima Luger. Aiutato dal vice-ispettore Matheoud e dalle preziose ricerche dell'agente Nanetti, Ferrari riesce a scoprire che i tre assassinati erano stati compagni di scuola. Sarà quindi il passato delle vittime il campo di ricerca, per un crimine capace di mettere a dura prova il fiuto raffinato dell'ispettore, costringendolo a tornare più volte sui suoi passi. E la chiave di tutto potrebbe essere nascosta proprio nel luogo in cui, molto tempo prima, è iniziata la spirale di morte: uno specchio d'acqua dalla superficie cristallina, che nasconde terribili segreti.








È la storia di più omicidi. È la storia di una vendetta. È un regolamento di conti in piena regola.

A Verbania numerosi omicidi si susseguono in rapida successione. Cosa accomuna le tre vittime? Apparentemente nulla a parte l’età: una aveva 29 anni e gli altri due 28. Le vittime sono state uccise con lo stesso modus operandi: prima storditi e poi uccisi con una pistola d’epoca, una rarissima Luger. Ferrari, con l’aiuto del vice ispettore Matheoud e dell’agente Nanetti, affronterà il caso con decisione e caparbietà. Le tracce su cui lavorare sono poche ma Ferrari non si arrende. Forse la spiegazione di questi molteplici omicidi si nasconde proprio nel luogo in cui, molti anni prima, è iniziata la spirale di morte. Si tratta di un lago che è stato testimone dì inquietanti e drammatici eventi.

“L’assassino del lago” è un giallo piacevole da leggere. Molti i sospetti, ben distribuiti, e i depistaggi che rendono questa indagine appassionante. Al fascino di un intreccio ben organizzato non si può resistere. Il tutto è reso più affascinante dai paesaggi montani e dal lago che rispecchia sinistre atmosfere. A condurre le indagini è l’ispettore Ferrari, uomo dal carattere spigoloso, schietto e deciso, che non conosce le mezze misure. Spesso è scontroso, burbero ma nulla sfugge al suo intuito formidabile. Quando è in servizio indossa sempre l’impermeabile, "un vezzo un po’ demodé che lo faceva sentire il Gary Cooper delVerbano." È un esperto rollatore di sigarette, ama la buona tavola e adora rifugiarsi, a fine giornata, nella solitudine della sua casa. Parco di complimenti ha un rapporto complesso con i suoi collaboratori. Tratta male l’agente Gabriella Nanetti facendo apprezzamenti pesanti sul suo fisico. Interagisce in modo rude con il vice ispettore Matheoud preciso e per nulla incline alle imprecazioni: “Porco dito!” è il suo unico improperio, misera cosa confronto all’ampia scelta di ingiurie esibita da Ferrari. Sicuramente è ancora presto per delineare l’identità completa dell’ispettore anche perché nulla è dato sapere sulla sua vita privata e sul suo passato. Sicuramente nei prossimi romanzi assisteremo a una più completa descrizione psicologica del personaggio che appare come un uomo onesto che non si lascia corrompere. Avrà anche lui i suoi fantasmi nell’armadio? Vedremo.

Pietro Garanzini ha confezionato una storia dal fascino alchemico: violenza, pericolo, amore, amicizia, tradimento, vendetta si intrecciano e si confondono creando una trama avvincente che conduce il lettore per mano verso il finale che metterà a nudo una crudele verità. Dettagliata la ricostruzione, negli ultimi capitoli, della vicenda umana che, attraverso un dramma, ha portato ai delitti. L’ispettore Ferrari cederà per un momento a un atto di pietà, di clemenza.

A volte non te ne accorgi, sei vivo e nello stesso tempo sei già morto. Cosa vale di più la clemenza o la giustizia? In un mondo spietato come ci si difende? La cattiveria dei malvagi sconvolge la vita delle vittime, alcune si perdono dietro alla vendetta altre alzano lo sguardo al cielo verso le stelle. Sul lago il cielo bacia le stelle, in terra l’omicida bacia la sua vendetta.

martedì 15 maggio 2018

RECENSIONE | "Salvare le ossa" di Jesmyn Ward

Cari lettori, voglio condividere con voi le riflessioni e le emozioni provate leggendo un romanzo straordinario che mi ha lasciata senza fiato per la sua rude bellezza e per la dolcezza celata. Con “Salvare le ossa”, Jesmyn Ward (prima donna ad aver vinto per due volte il National Book Award) ci porta in una delle zone più povere dell’America, il Delta del Mississippi, dove i quartieri abitati solo da afroamericani si contrappongono alle fattorie dei bianchi. Dove ogni cosa non conosce le mezze misure. Dove la povertà materiale sconfina, a volte, nella povertà morale. Dove la nascita e la morte sono unite da un sottile filo rosso nel nome di Medea. Dove un terribile uragano provocherà danni ingenti. L’uomo pagherà un alto tributo, alla Natura, in vite umane. Katrina sta per arrivare. Mancano solo dieci giorni e la sua forza devastatrice non avrà pietà per nessuno.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
Salvare le ossa
Jesmyn Ward (Traduzione di M. Pareschi)

    Trilogia di Bois Sauvage     
#1 Salvare le ossa

Editore: NN Editore
Pagine: 316
Prezzo: € 19,00
Sinossi
Un uragano minaccia di colpire Bois Sauvage, Mississippi. In un avvallamento chiamato la Fossa, tra rottami, baracche e boschi, vivono Esch, i suoi fratelli e il padre. La famiglia cerca di prepararsi all'emergenza, ma tutti hanno altri pensieri: Skeetah deve assistere il suo pitbull da combattimento dopo il parto; Randall, quando non gioca a basket, si occupa del piccolo Junior; ed Esch, la protagonista, unica ragazzina in un mondo di uomini, legge la storia degli Argonauti, è innamorata di Manny, e scopre di essere incinta. Nei dodici giorni che scandiscono l'arrivo della tempesta, il legame tra i fratelli e la fiducia reciproca si rinsaldano, uniche luci nel buio della disgrazia incombente. Salvare le ossa racconta la vita di ogni giorno con la forza del mito, e celebra la lotta per l'amore a dispetto di qualunque destino, non importa quanto cieco e ostile.


Legherò i pezzi di vetro e mattone con lo spago e appenderò i frammenti sopra il letto, in modo che brillino nel buio e raccontino la storia di Katrina, la madre che è entrata nel golfo come una regina per portare la morte. Il suo carro era una tempesta terribile e nera, e i greci avrebbero detto che era trainato dai draghi. La madre assassina che ci ha feriti a morte e tuttavia ci ha lasciati vivi, nudi, stupefatti e raggrinziti come bimbi appena nati, come cuccioli ciechi, come serpentelli appena usciti dal guscio, affamati di sole. Ci ha lasciato un mare buio e una terra bruciata dal sole. Ci ha lasciati qui perché impariamo a camminare da soli.
Con “Salvare le ossa”, libro del 2011 con cui l’autrice ha vinto il National Book Award, la casa editrice NN inaugura la Trilogia di Bois Sauvage, una cittadina immaginaria nel cuore del Mississippi. Rimanere indifferenti a questa lettura è impossibile, per me il coinvolgimento è stato totale e drammatico. Ho letto il romanzo con calma, gustando il sapore dolce-amaro degli eventi. Ho atteso con la famiglia Batiste l’arrivo di Katrina. Ho conosciuto personaggi che mi hanno fatto battere forte il cuore nella loro disperata ricerca d’amore. Ho letto dell’amore negato, dell’amore materno che crea e distrugge, dell’amore condivisione del poco che si ha, dell’amore tradito e dell’amore cercato e mai trovato. Dieci giorni per affrontare l’uragano, dieci giorni per scoprirsi fratelli, dieci giorni per prendere coscienza di sé, dieci giorni per svelare un gran segreto, dieci giorni per rivivere il mito di Medea e Giasone, dieci giorni per rivoluzionare la propria esistenza nel nome di un destino non ancora scritto. Su tutto e tutti incombe Katrina, la madre che tutto travolge.

Ora vi presento la famiglia Batiste, povera tra i poveri. Conosciamo Claude, padre violento e alcolizzato, e i suoi quattro figli. Randall, promessa del basket; Skeetah che ha occhi e cuore solo per il suo pitbull China; Junior, il piccolo di casa svezzato troppo presto, la cui nascita ha causato la morte della madre dei ragazzi. Completa il quadro famigliare, Esch. Lei, unica donna in un mondo di uomini, ha 15 anni ed è in attesa di un bimbo. È la voce narrante del romanzo, la nostra guida. Dalle pagine di un libro nascosto tra il muro e il suo letto, Esch da vita alla figura di Medea che la rimanda in un mondo dove la perfezione non esiste. Manny, novello Giasone, è il ragazzo amato da Esch, è il padre del suo bambino ma per lui, lei non è nulla se non una distrazione occasionale dalla sua fidanzata ufficiale. Anche lui, come Giasone, tradirà ripudiando amicizia e lealtà.
Non voglio che se ne accorga, ma non posso dirglielo perché mi mancano le parole per farlo. Non l’ho ancora detto nemmeno a me stessa, non sono riuscita a pronunciarle quelle parole.
Esch custodisce il segreto nella sua pancia. Tra poco sarà mamma di un bimbo non cercato, condannato prima ancora di nascere.

La famiglia vive in una casa nella Fossa, una depressione nel bayon causata da anni di estrazione dell’argilla. Attorno solo acquitrini, terra rossa e rifiuti. In questa desolazione abitativa, protagonista importante, vive China. Prossima al parto, la pitbull di Skeetah, è campionessa di combattimenti tra cani. Rappresenta il riscatto sociale per il suo padrone, fra loro c’è un rapporto di amore filiale: lui è suo padre, lei la sua diletta figlia. China partorisce ma invece di madre amorevole si riscopre strumento di morte. Un cuore di pietra? Prima il rifiuto poi l’accoglienza, nel mezzo la morte. China madre così come lo sarà Esch. La maternità rivela un volto violento. Sullo sfondo Medea.

Intanto passano i giorni e la famiglia si prepara all’arrivo dell’uragano. Fanno rifornimento di cibo, scarso e mal assortito, inchiodano assi alle finestre della casa, si riuniscono per farsi coraggio a vicenda. Sono pronti a lottare per vivere. Ed eccola Katrina in tutta la sua maestosa forza distruttrice. Il suo arrivo segna una netta linea di confine tra il mondo di prima e il mondo di domani. Non ha pietà Katrina, si abbatte sulla vita, la travolge, la sconvolge e si allontana. Si può ricominciare una nuova vita? Sì. Il nuovo inizio ha il nome del gesto sottile chiamato solidarietà, condivisione e amore per il prossimo. Non siamo soli, insieme per salvare le ossa, per guardare l’alba di un nuovo giorno, per sciogliere il cuore di pietra e affidare i nostri sogni alla speranza. Mano nella mano!

Con una scrittura cruda ed evocativa, che regala emozioni forti, la scrittrice narra una tragedia tutta al femminile. I personaggi sono resi vivi dalla forza della loro disperazione e vi conquisteranno. I dialoghi sono caratterizzati dall’uso di espressioni gergali che riflettono rabbia, risentimento e orgoglio. Il registro diventa ricercato soprattutto nei momenti in cui si descrive lo stretto rapporto, quasi una “vita in comune”, tra uomo e natura. Questo romanzo è una lettura che commuove con un finale drammatico che apre alla speranza.

Sicuramente l’amore è un tassello importante del romanzo. Lo vedrete in mille aspetti: l’amore non corrisposto da un ragazzo, l’amore paterno svanito sul fondo di una bottiglia, l’amore di una madre che supera i confini della morte, l’amore di un ragazzo per il suo cane. Mi sono congedata con rammarico da questo romanzo, affascinata da una storia a tratti violenta, cupa, commovente ma ricca di forza espressa con parole “che bruciano come una lacrima non versata”. Katrina segna la fine del mondo di ieri, il mondo di domani ha inizio. Tutti insieme proveranno a superare l’abisso oscuro che la luce della speranza trasformerà in una nuova alba. Per la vita che sopravvive, per la vita che verrà.

giovedì 3 maggio 2018

RECENSIONE | “L’ultimo libro del veggente” di Martin Rua [Review Party]

Buon giovedì, cari lettori :) Oggi vi propongo la recensione di un romanzo avvincente e dal fascino pericoloso. Si tratta de “L’ultimo libro del veggente” di Martin Rua, edito Newton Compton. Un thriller che descrive la realtà inquieta che viviamo, basta pensare agli attacchi terroristici, non dimenticando però il fascino di storie come quelle di Nostradamus. Storie antiche, messaggi da decifrare, omicidi e un pugno di eroi buoni vi terranno compagnia portandovi nel mondo dell’esoterismo.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
L'ultimo libro del veggente (Prophetiae Saga Vol. 3)
Martin Rua

Editore: Newton Compton
Pagine: 331
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Francia, 1555. In fuga da nemici senza scrupoli che lo braccano per il tesoro che trasporta, Zanni Giustinian va fino a Lione in cerca dell'amico Nostradamus, ormai rispettato per la sua fama di indovino. Giustinian chiede il suo aiuto per mettere al sicuro sei gemme antiche dal valore inestimabile. Secondo le leggende, infatti, fanno parte di una serie completa di sette, le Clavicole di Salomone, che, una volta riunite, sarebbero in grado di aprire le porte del tempo e dello spazio. Roma, oggi. Accompagnato dal misterioso Luc Ravel, l'antiquario Lorenzo Aragona sta raggiungendo per cena il suo amico Adriano de Rossi, che poco tempo prima gli ha dato una dritta preziosa per concludere un ottimo affare. Lorenzo infatti è riuscito ad aggiudicarsi una gemma ricoperta di strani simboli che potrebbe essere rivenduta a un buon prezzo. Al suo arrivo, però, Adriano è morto. Parigi, oggi. La Francia è in ginocchio a causa di una serie di attacchi hacker che sembrano condotti grazie a una tecnologia ancora a livello embrionale: il computer quantistico. Il capitano Khadija Moreau e l'unità speciale Horus indagano, in cerca di una risposta a un inquietante domanda: chi sà cercando di dominare le leggi ancora oscure della fisica?

La Conoscenza devasta gli spiriti che non sono pronti a riceverla.
“L’ultimo libro del veggente”, chiude la Prophetiae Saga che ha saputo conquistarsi un posto nel cuore dei lettori che amano l’universo di enigmi ed esoterismo, misteri e occultismo, racchiuso in un vortice di moderna violenza. Non vi preoccupate se parlo di saga, io, pur non avendo letto i precedenti capitoli, non ho avuto nessuna difficoltà nell’orientarmi tra personaggi, luoghi ed eventi. Procediamo, però, con ordine e diamo un’occhiata alla trama. Vi accorgerete che gli eventi evolvono su più piani temporali, passato e presente si rincorrono, ma non è tutto. Se desiderate da sempre sapere un po’ di più sulla possibilità dell’esistenza di universi paralleli, non vi resta che immergervi nella lettura di questo romanzo tenendo sempre la mente aperta verso le nuove frontiere della fisica.

Francia 1555. Braccato da nemici senza scrupoli, Zanni Giustinian si reca a Lione in cerca dell’amico Nostradamus per chiedere il suo aiuto. Bisogna mettere al sicuro delle gemme antiche dall’inestimabile valore. Secondo la leggenda le gemme hanno il potere di aprire le porte del tempo e dello spazio.

Roma, oggi. L’antiquario Lorenzo Aragona, con il misterioso Luc Ravel, sta raggiungendo per cena il suo amico Adriano. Grazie a lui Lorenzo è entrato in possesso di una gemma ricoperta di strani simboli. Al suo arrivo però Adriano è morto.
Parigi, oggi. La Francia è in ginocchio per una serie di attacchi hacker che sembrano condotti grazie a una tecnologia a livello embrionale: il computer quantistico. Il capitano Khadija Moreau e l’unità speciale Horus indagano.
Il mondo è sull’orlo di una crisi globale, solo chi riuscirà a prevedere il futuro potrà salvare l’umanità.
“L’ultimo libro del veggente” è un romanzo avvincente e dal fascino inquietante poiché da corpo e voce alla paura di una guerra capace di lacerare il mondo. Ho provato anch’io un timore profondo davanti ai personaggi cattivi, folli, che vogliono mettere in ginocchio la nostra società e ho tifato per il Solitario, per il commissario Ozouf, per l’antiquario Aragona e Khadija esperta di terrorismo. Buoni contro cattivi in una lotta a fasi alterne in cui i ruoli di preda e cacciatore si ribaltano con estrema facilità sullo sfondo di un Armageddon informatico.

Rua narra del bene e del male con fare incisivo, muove i suoi personaggi con mosse giuste al momento giusto scrivendo, sulla scacchiera degli eventi, una storia in cui destino, intraprendenza, coraggio, spirito di sacrificio, giocano un ruolo importante.

Tutti, buoni e cattivi, cercano le famose gemme. Che uso ne faranno? Impiegheranno il loro potere per conoscenza e progresso o per potere e distruzione? Nell’attesa del responso, arrivato nel finale dolce-amaro, ho letto il romanzo caratterizzato d’azione e mistero. Mi è parso di viaggiare nel tempo assistendo alle vicende di Nostradamus e conoscendo, nel presente, suoi discendenti con poteri molto particolari. Ho vissuto da vicino inseguimenti e sparatorie, ho seguito con vivo interesse la soluzione di messaggi criptici, mi sono lasciata affascinare dall’esoterismo. In punta di piedi mi sono avvicinata a verità nascoste o parzialmente svelate. Mi sono sentita coinvolta nella storia in modo totale oltrepassando, con facilità, il confine sfumato tra finzione e realtà.

La vena creatrice dell’autore ha attraversato i secoli per raccontare la speranza, la paura, i desideri dei protagonisti. Attraverso il labirinto del tempo, Rua scrive un romanzo che guarda alla speranza per esorcizzare la paura, purtroppo attualissima, di una guerra (civile, psicologica, di religione, scegliete voi). Ciò che mi ha particolarmente colpita è l’evoluzione delle armi. Siamo passati dalla lotta a mani nude all’uso strategico di macchine da guerra automatiche e non finisce qui. Ora si sta aprendo una nuova era di macchine capaci di azioni autonome: combattono l’uomo senza che nessuno possa prevedere le loro azioni. Hanno libertà decisionale, colpiscono come e dove vogliono. Pura fantasia? La minaccia rimane congelata tra le pagine del libro? Io non ne sarei tanto sicura. Nei laboratori si cercano i limiti del possibile per attraversarli e avventurarsi nell’impossibile. E se le domande sull’esistenza e sull’universo trovassero le loro risposte nell’Entanglement, l’anello mancante tra meccanica quantistica e gravità?

Non vi preoccupate, cari lettori, le teorie della Fisica si sposeranno in modo incantevole con il romanzo di Rua capace di emozionare e far riflettere. Nostradamus vi guiderà in un passato tumultuoso ma la scienza vi catapulterà nel domani. A noi scegliere se creare un futuro di positività o sprofondare nel baratro del progresso piegato ai devastanti voleri di pochi potenti uomini. Nell’attesa leggete il romanzo “L’ultimo libro del veggente” con la mente ancorata al presente e il pensiero libero di precipitare nel “Multiverso”. Se non volete credere a Rua e al suo romanzo forse cambierete idea leggendo l’ultimo lavoro di Hawking: l’esistenza di universi paralleli è dimostrabile. Forse la parola “universo” sta per diventare fuori moda. Non ci resta che aspettare! Nel frattempo leggete, leggete, leggete!

lunedì 30 aprile 2018

RECENSIONE | “Tutta colpa della mia impazienza" di Virginia Bramati

Carissimi lettori, secondo voi è vero che la pazienza è la virtù dei forti? Da sempre la pazienza è considerata la qualità di chi accetta le difficoltà, le avversità il dolore, con animo sereno e con tranquillità riuscendo a controllare la propria emotività. Calma, costanza, assiduità, sono le sue caratteristiche. Bene, prendete queste definizioni, fatene il contrario ed ecco comparire davanti ai vostri occhi una bella ragazza di nome Agnese. Lei è la protagonista dell’ultimo romanzo di Virginia Bramati “Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)”, edito Giunti.
STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Tutta colpa della mia impazienza
Virginia Bramati

Editore: Giunti
Pagine: 240
Prezzo: € 14,90
Sinossi
Il nuovo romanzo di Virginia Bramati, che racconta di Agnese, l'adorabile protagonista a cui improvvisamente muore la madre, e che si ritrova a fare i conti con i ritmi lenti della campagna, sullo sfondo di una Brianza sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare. Agnese è una ragazza esuberante, autonoma, insofferente verso tutto ciò che frena la sua corsa, ma improvvisamente, la vita prende una piega terribilmente dolorosa e si ritrova scaraventata dal centro di una metropoli che non dorme mai, in una grande casa lungo un fiume, immersa nei ritmi immutabili della campagna. Una grande casa in campagna. Una madre morta troppo presto. Un giovane medico dagli occhi buoni e misteriosi. E un'estate in cui tutto sta per cambiare. Pagina dopo pagina, scopriamo insieme ad Agnese la saggezza nascosta nei gesti semplici della cura dei fiori: perché la felicità è più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.


Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward.
È la breve ma esaustiva presentazione di Agnese, una ragazza esuberante, autonoma, incapace di adattarsi al principio dell’ogni cosa al suo posto. Vive a Milano in una bella casa al centro, ha molti amici, frequenta la scuola e coltiva le sue passioni giovanili. Poi un drammatico evento, la morte prematura della sua mamma, le sconvolge la vita. Il padre, oppresso dai sensi di colpa, la porta a vivere in un paesino della campagna lombarda a 50 Km da Milano. Agnese viene così sottratta al suo mondo e catapultata in una nuova quotidianità. I suoi 19 anni le danno la forza per andare avanti, per riorganizzare la sua vita non accettando limitazioni e divieti. La sua solitudine è stemperata dall’arrivo di Adelchi, novella guida di vita in sintonia con la natura, che diventerà l’amico fidato e sincero. Agnese e Adelchi impareranno a conoscersi e scopriranno di avere entrambi un dolore da cui salvarsi.

Chi mi segue sa perfettamente che io prediligo il genere thriller ma ho letto con piacere questo bel romanzo di Virginia Bramati memore di aver già goduto della narrazione della scrittrice con “E se fosse un segreto?” (recensione).

Con penna essenziale e delicata, la scrittrice traccia dei personaggi realistici lasciando che siano i fatti a descriverne il carattere e l’indole. La lettura fluida e veloce regala una storia che narra la vita con le sue bellezze e le sue brutture. Racconta del bene e del male, mostra la facilità con cui persone buone e generose possano perdersi in egoismi e meschinità. Mette in luce la complessità dell’animo umano e la dolce carezza dell’amore. La trama della vita si snoda attraverso le pagine del libro a testimonianza che la vita è amore nelle sue mille sfumature. Nella vita, però, non c’è sempre il lieto fine che invece caratterizza l’epilogo del romanzo a testimonianza che nei sogni è bello credere ancora!

Agnese  è una ragazza determinata, desiderosa di cambiare le cose, coraggiosa e orientata al giusto e al bene. È una giovane testarda che, ahimè, non ama leggere. Vuol capire il mondo attraverso i suoi occhi e non attraverso le pagine dei libri. Vive la lettura come un’imposizione fino a quando qualcuno le parlerà di Daniel Pennac e del suo insegnamento di massima libertà nella lettura. Mi è piaciuto questo avvicinamento di Agnese al mondo dei libri così come mi ha affascinata il personaggio di Adelchi, l’ancora di salvezza della nostra protagonista.
Alto e massiccio, con la pelle più bianca che io avessi mai visto e un ciuffo di capelli corvini che scendeva sulla fronte fino a coprirgli un occhio. Vestito tutto di nero, dai dilatatori che gli deformavano le orecchie alla punta degli stivali borchiati era una visione tutt’altro che rassicurante…
Tutta apparenza, Adelchi ha un sorriso che conquista e ricoprirà un ruolo importante nella vita di Agnese.

Un altro aspetto del romanzo che ho apprezzato è l’ambientazione. La campagna lombarda sorprendente e rigogliosa, non lontano dal piccolo borgo di Verate che le lettrici della Bramati hanno imparato ad amare, offre lo spunto per delicate descrizioni in cui la natura mostra i suoi tanti volti legati alle stagioni. I temporali diventano lo specchio di sensazioni interiori e proprio durante un temporale accadrà… Tranquilli non vi rovino la sorpresa anzi vi voglio incuriosire ancor di più svelandovi un risvolto giallo del romanzo. Mentre la prima parte della storia si evolve con un ritmo pacato, la seconda è caratterizzata da un’accelerazione degli eventi dovuti a un’indagine intrapresa dalla nostra cara Agnese. Il suo senso di giustizia la porterà a indagare per scoprire l’autore di un crimine che ha sconvolto la vita di Adelchi.

“Tutta colpa della mia impazienza” vi strapperà dei sorrisi ma vi farà anche riflettere su temi importanti, è un romanzo delicato e giovane che vi conquisterà. Ho molto apprezzato l’espediente narrativo della lettera divisa in due. La missiva accoglie il lettore nel presente, gli sussurra alcuni felici eventi che stanno per accadere. Poi si interrompe lasciando che il passato colmi il nostro non sapere. Agnese si presenta ai lettori e narra un periodo complicato della sua vita. Il  dolore, la ribellione all’ingiustizia, la voglia di vivere e l’amore che arriva improvviso come un temporale estivo. La protagonista ci conduce per mano attraverso otto anni della sua vita e ci lascia alla seconda parte della lettera che ridona, al presente, tutto il suo splendore. Troverete lacrime e gioie in questo romanzo che non chiude mai le porte alla speranza. Quando tutto sembra finito, la felicità inizia a germogliare. Forse la pazienza e Agnese non si incontreranno mai, poco importa... "Perché, nonostante tutto, l’amore vero merita tutta la nostra felice impazienza."