venerdì 21 settembre 2018

RECENSIONE | "La poesia dell'anima" di Patrisha Mar

Carissimi lettori, oggi vorrei parlarvi di un romanzo che mi ha commossa e ha colmato il mio cuore di speranza. Le difficoltà della vita possono creare intorno a noi delle oscurità che ci rendono prigionieri delle nostre paure ma il potere dell’amore è immenso e indicherà la strada per la felicità.

Patrisha Mar, autrice del bestseller “La mia eccezione sei tu”, torna in libreria con una storia romantica e toccante che vi resterà nel cuore: “La poesia dell’anima”, Newton Compton Editori.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La poesia dell'anima
Patrisha Mar

Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90 (cop. flessibile) / € 5.90 (cop. rigida)

Sinossi
Giulio Dante è un giovane meccanico che vive ad Ancona, ha una passione segreta per la poesia e fa da padre al fratello Tommaso, che ha la sindrome di Down. Nella sua vita non c'è posto per l'amore, ma solo per avventure mordi e fuggi. Solo che Giulio non ha fatto i conti con il destino: sarà proprio una delle sue "avventure", infatti, la prorompente Dafne, a presentargli Anna Prete, futura impiegata dell'officina. Chissà se il loro rapporto resterà puramente professionale... Una storia d'amore delicata e romantica, in cui i protagonisti sono alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo.

 

 L’amore ha molte vie per arrivare al cuore… una è il destino.
Giulio Dante è un giovane meccanico che vive ad Ancona. Ama la poesia e fa da padre al fratello Tommaso, che ha la sindrome di Down. Giulio conduce una vita non facile in cui non c’è posto per l’amore, ma solo per avventure veloci senza alcun impegno. Tutto cambia quando conosce Anna, futura impiegata della sua officina. Tra loro nascerà una romantica storia d’amore, in cui i protagonisti sono alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo.

Con un bel mix di equivoci, paura, rimpianti, amicizia e amore, Patrisha Mar ci regala un romanzo che parla direttamente al cuore a testimonianza che la vita è un bene troppo prezioso per guardarla scorrere. È capitato a tutti noi di sentirci soli e incompresi. I protagonisti del romanzo non fanno eccezione. Devono affrontare una quotidianità fatta di problemi, non possono far finta di nulla perché da loro dipendono altre persone. Tuttavia nei loro cuori, sommersa dalle difficoltà, c’è la speranza di trovare la felicità. Basta avere il coraggio di guardarsi attorno con occhi nuovi e ascoltare la voce del cuore.

Patrisha Mar descrive, con tratto sicuro e sensibile, il coraggio necessario per affrontare situazioni difficili. È facile cedere allo sconforto, come se la vita ci avesse privato di qualcosa. Questo romanzo ci ricorda, nonostante tutto, che nel mondo c’è speranza per chi non si arrende. Basta ascoltare il proprio cuore, senza ipocrisie e segreti. Il futuro solitario che tutti temiamo potrebbe diventare uno splendido progetto a due. Solo l’amore incondizionato offre un’ancora di salvezza quando tutto sembra crollare. Mi è piaciuto l’intreccio amoroso, le insensatezze della vita e i suoi improvvisi colpi di scena. Ho condiviso i timori dei giovani protagonisti chiusi in ruoli che tarpano le loro ali. È bello, però, vedere come tutto improvvisamente si trasforma grazie all’amore che infonde linfa vitale nei loro cuori.

Leggendo questa bella favola contemporanea ho ritrovato il senso semplice e genuino del saper godere e gioire di tutto ciò che riempie la nostra vita. C’è un messaggio in questa storia: tutti abbiamo diritto a vivere e ad essere felici. Ognuno è perfetto così com’è con il suo bagaglio di desideri, speranze e sogni.

Giulio, Anna e Tommaso sono personaggi così vivi da sembrare reali perché reali sono i loro sentimenti e reali sono le paure che tolgono ai sogni la loro luce.

Giulio, un tempo bad boy, per il bene di Tommaso è diventato un ragazzo serio e razionale.
Un’anima solitaria che scriveva poesie per risollevare lo spirito. La vita lo aveva già intrappolato, almeno in amore voleva sentirsi libero di scegliere.
Anna è una ragazza timida, pochi amici e nessun amore.
Per Anna l’amore non doveva essere un mordi e fuggi, ma qualcosa da costruire, un romantico incontro di anime.
Tommaso è, tra i personaggi secondari, colui che mi ha conquistata con il suo candore disarmante e il sorriso innamorato della vita.
Tommaso aveva la sindrome di Down e questo non sarebbe mai cambiato, avrebbe avuto sempre i problemi che conosceva, le incertezze che lo dominavano, gli ostacoli che a volte lo facevano piangere di frustrazione, ma poteva vivere la sua vita appieno, al meglio delle proprie possibilità, cercando di fare un passo dopo l’altro.
È un ragazzo adorabile, brillante e saggio, che desidera conquistare un po’ d’indipendenza anche se la sua autonomia spaventa chi lo ama. Ma Tommaso è un ragazzo coraggioso, cosciente delle sue difficoltà, consapevole che la vita inizia quando si oltrepassa la zona di sicurezza. Vedete questo personaggio mi ha fatto riflettere. Tutti siamo alla ricerca di un ruolo nella società. Alcuni sono più coraggiosi altri hanno bisogno di un incoraggiamento ma è in noi la consapevolezza che la vita inizia quando finisce la paura. È difficile per noi genitori affrontare il momento in cui i nostri figli spiccano il volo verso la vita, lo è ancor di più per genitori di bambini disabili. Il troppo amore, come accade a Giulio, può trarci in errore. Abbiamo paura delle difficoltà, siamo disposti a tutto per evitare, ai nostri cari, la sofferenza dell’insuccesso. Ma Tommaso, personaggio emblema di tutti coloro che cercano di superare la paura “del fare”, è un iniezione di coraggio. Vuole essere indipendente, lavorare e vivere l’amore. Ha bisogno dei suoi spazi e di mettersi alla prova. Sa che deve affrontare una strada in salita ma ciò non lo spaventa. Vivere è anche affrontare i problemi man mano che si presentano.

“La poesia dell’anima” è un romanzo che cela, tra le righe, molti e vari spunti di riflessione. Leggendo il libro si comprende subito la passione e l’impegno con cui Patrisha Mar scrive dando vita a personaggi che non hanno paura di mostrare le loro debolezze e fragilità. Godetevi questo romanzo con tranquillità vivendo le emozioni che nascono capitolo dopo capitolo. La storia regala sorrisi e lacrime per una lettura che rimarrà a lungo nel mio cuore di lettrice.

mercoledì 19 settembre 2018

RECENSIONE | "Vox" di Christina Dalcher

Pensate, care lettrici, di non poter più dialogare con nessuno, di non poter più cantare a squarciagola le vostre canzoni preferite, di non poter più raccontare la favola della buonanotte, di non poter più stare svegli fino a tardi a parlare. Immaginate di avere a disposizione una quota fissa di 100 parole al giorno. Niente più libri, nessun lavoro, nessun conto in banca. State iniziando a tremare? Continuiamo: non potete scrivere, non potete praticamente far nulla che non sia una totale sottomissione all’uomo ricoprendo il ruolo di “angelo del focolare”. Bene, vedo il terrore nei vostri occhi, quindi sarà meglio che iniziate a pensare a quello che sareste disposte a fare per essere delle donne libere, per essere ascoltate. Nel frattempo vi parlerò di un romanzo potente che dovete assolutamente leggere: “Vox” di Christina Dalcher.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Vox
Christina Dalcher (traduzione di B.Ronca)

Editore: Nord
Pagine: 416
Prezzo: € 19,00
Sinossi
Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.

Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto.

Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi.

Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole.

Parole che usiamo per lavorare, per chiacchierare con gli amici, per esprimere la nostra opinione.

Ma, se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio…

 

Se qualcuno mi dicesse che in una settimana potrei far fuori il presidente e il Movimento per la Purezza, non gli crederei. Ma non potrei nemmeno contraddirlo. Non potrei dire niente. Stasera, a cena, prima che pronunci le ultime sillabe della giornata, mio marito dà un colpetto al dispositivo argentato attorno al mio polso sinistro. Un tocco leggero, come per condividere il mio dolore, o forse per ricordarmi di rimanere in silenzio fino a mezzanotte, quando il contatore si resetterà. Il contatore di mia figlia Sonia farà lo stesso. I miei figli maschi, invece, non hanno nulla al polso.
Jean McClellan indossa un apparente innocuo braccialetto al polso. Non ha deciso lei d’indossare quella “diavoleria”, un dispositivo conta parole. Anche sua figlia di sei anni ne porta uno e le è proibito imparare a leggere e a scrivere. Il nuovo governo al potere, in America, è l’artefice di questo salto indietro nel tempo. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca e al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne.
Come donne, siamo chiamate al silenzio e all’obbedienza. Se dobbiamo imparare, chiediamo ai nostri mariti nell’intimità di casa, poiché è peccato che una donna metta in discussione l’autorità maschile voluta da Dio.
“Vox” è uno dei romanzi più attesi dell’anno. È una storia di forte intensità che disegna un mondo futuro indesiderabile e spaventoso. Questo futuro per noi inaccettabile ci aiuta a riflettere sul presente. Non dobbiamo mai dimenticare quanto sia preziosa la libertà e la possibilità di non aver alcun limite di parole. Quando il silenzio è assordante si deve agire per noi stessi, per la società, per il mondo.
Quando obbediamo al comando dell’uomo con umiltà e sottomissione, riconosciamo che a capo di ogni uomo sta Cristo e che a capo di ogni donna sta l’uomo.
Ho letto “Vox” immedesimandomi nei personaggi femminili costretti ad un’esistenza silenziosa e per sempre sottomesse all’uomo. Immaginate di essere costantemente sotto l’occhio vigile del Grande Fratello pronto a catturare qualsiasi cosa possa essere interpretata come comunicazione non verbale. Se dite più di 100 parole una scossa elettrica vi punirà ricordandovi di vivere nel silenzio.

“Vox” vi porterà indietro nel tempo, ricordate il culto vittoriano della vita domestica e l’esclusione delle donne dalla sfera pubblica? Vorreste ritornare ad essere “solo” l’angelo del focolare? Vi piacerebbe vedere solo gli uomini impegnati nella vita economica e politica? E le donne? Tutte impegnate in faccende legate all’ambiente domestico, pronte a riverire il marito e a difendere la propria purezza.

Nel romanzo questa mannaia sociale non vede solo le donne oggetto di repressione, il fanatismo religioso si abbatte anche sull’adultèrio, sugli omosessuali, sui cospiratori. Tutti i colpevoli non hanno scampo, il loro futuro è ai lavori forzati: umiliati pubblicamenti, allontanati dalla famiglia e ridotti in schiavitù.
Onorerò la santità del matrimonio, sia il mio sia quello altrui, poiché Dio retribuirà gli adulteri con la vendetta.
Ho provato un profondo brivido di paura quando ho letto i versetti moralistici del Movimento per la Purezza ricordando un altro movimento per la purezza della razza. Il grido di dolore di milioni di ebrei massacrati dai nazisti non è ancora sopito e mai lo sarà. Quando uccidere diventa giusto allora l’oppressione è leggittima e il mondo mostra la sua faccia mostruosa.

“Vox” ci mostra come sia pericolosa la vicinanza tra religione e Stato. Ci mostra la debolezza di tutti i cittadini davanti al volere di uomini fanatici. In molti diventano soggetti passivi, non c’è ribellione davanti a una politica che ignora le più elementari basi d’uguaglianza. Occorre reagire, protestare e fare delle scelte difficili ma necessarie.

Nel romanzo conoscerete personaggi attivi che sfideranno il Movimento e altri pronti a chinare la testa. Naturalmente non vi svelo cosa succederà ma preparatevi ad affrontare situazioni difficili, scelte fatte per amore, uomini coraggiosi e donne ancor più determinate.

Leggendo “Vox” ho ripensato a dei romanzi, letti tempo fa, che raffigurano un mondo senza libertà. Il primo romanzo a cui ho pensato è “Il racconto dell’ancella” (recensione) di Margaret Atwood: ambientato in un regime totalitario e teocratico, priva la donna di qualsiasi diritto considerandola solo “un’incubatrice” umana.

Poi ho ricordato gli ammonimenti di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury: leggere e possedere libri è considerato un reato.

Quindi posso tranquillamente dire che i temi trattati in “Vox” non sono nuovi ma l’autrice è stata brava nel trasmettere l’angoscia, l’ansia, la paura, l’annullamento delle donne. Ogni capitolo vola via veloce trasmettendo emozioni e la curiosità di sapere come va a finire. Il pensiero va ai tanti soprusi commessi dagli uomini in nome del potere, del denaro, di un dio non tanto benevolo e di una politica distruttiva. È importante, per me, ricordare che siamo tutti noi le sentinelle di un mondo in equilibrio tra il bene e il male. Occorre non abbassare mai la guardia e prestare sempre attenzione a ciò che ci circonda. Il filosofo Edmund Burke scriveva: “L’unica cosa necessaria per il trionfo del male è che l’uomo buono non faccia niente.”

L’unica pecca, di questo romanzo agghiacciante, è il finale un po’ sbrigativo che lascia molte domande senza risposta. Nell’attesa di un eventuale seguito, consiglio questo libro a tutte le donne coraggiose che si piegano ma non si spezzano, a coloro che sono alle prese con le grandi scelte della vita, a chi del silenzio riesce a farne un’arma potente.

lunedì 17 settembre 2018

RECENSIONE | "Volo di paglia" di Laura Fusconi

Cari lettori, imbattersi in una lettura totalmente travolgente e ricca di emozioni è un incontro folgorante. È stato amore fin da subito con “Volo di paglia”, romanzo d’esordio di Laura Fusconi.

Titolo curioso, scopriremo poi a cosa fa riferimento, e cover di tutto rispetto per una storia che vede come protagonisti dei bambini e il loro rapporto con il fascismo. È un’immersione nei ricordi che toglie il fiato e ammalia per la potenza della scrittura, caratterizzata da sensibilità e precisione, da cui scaturiscono emozioni che abbracciano il cuore del lettore. Non è una lettura leggera ma un viaggio doveroso per oltrepassare lo specchio del passato ed entrare nel lato oscuro della Storia. 

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
Volo di paglia
Laura Fusconi

Editore: Fazi
Pagine: 238
Prezzo: € 15,50
Sinossi
Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant'anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza. In "Volo di paglia", Laura Fusconi dà prova di uno stile dai toni lirici e al tempo stesso giocosi, come lo sono i bambini protagonisti, su cui incombono le ombre del mondo degli adulti e dei loro segreti. Un romanzo d'esordio in cui l'attenzione all'infanzia e al suo immaginario si traduce in una scrittura di grande sensibilità e precisione.

 

Quando arrivò alla curva del cespuglio di corniolo si fermò a guardare la Valle. Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco: Luca era stato il primo ad arrampicarsi sui balloni di fieno e a lanciarsi nel mucchio di paglia che c’era sotto. E poi aveva riso, dicendo che era la cosa più bella che avesse mai fatto. Lidia l’aveva subito imitato.
Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso e Camillo attendono il giorno della grande festa organizzata in paese. Con loro c’è Lia, la bambina più bella della classe. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che, con il suo manipolo di camicie nere, spadroneggia nella zona. Draghi manifesta il suo essere prepotente, che rasenta la follia, anche tra le mura della Valle, la casa padronale in cui vive con la moglie e i figli. La stessa casa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina. La loro fantasia darà voce a mostri e fantasmi di un passato dimenticato e di una presente a cui tocca il compito di esorcizzare la paura.

“Volo di paglia” è una storia che lega il lettore dalla prima all’ultima pagina. È un viaggio indietro nel tempo, un salto nel buio del fascismo tra le camicie nere e la loro crudeltà. È una storia di violenze e abusi che si consumano tra le stanze del grande casale in cui vive la famiglia Draghi. È la storia di un gioco, il Volo di Paglia, che rende felice dei bambini. La loro felicità però dura un attimo, il tempo di un volo quando ogni cosa si annulla e il cuore ritrova la pace. È la storia di Tommaso, Camillo e Lia a cui viene rubata l’innocenza dell’infanzia anche se ai loro occhi tutto appare in modo diverso.

Ho amato questi bambini, personaggi sensibile e fragili. Ho, con tutto il cuore, detestato i “grandi” persi nei loro giochi di potere. Avrei voluto entrare nella storia e difendere queste giovani vite, mi sono commossa con Lia e la sua richiesta, mai ascoltata, di ricevere amore da un padre sempre scostante e indifferente. Ho tifato per Don Antonio, parroco del paese, che si oppone al regime di terrore e per questo non avrà vita facile. Ho apprezzato tutti coloro che hanno lottato contro i crimini e la cattiveria umana. Ognuno lo fa a modo suo in base alle proprie forze e possibilità. Mi si è stretto il cuore nel vedere che c’è anche chi non ce la fa, chi “non vuol vedere la realtà”. Poi quando si guarda negli occhi il baratro dell’animo umano è ormai troppo tardi e il dramma si compie. Implacabile è la rabbia che ho provato mista a una malinconia che si trasforma in un grido di dolore. Ho accarezzato i ricordi dei protagonisti riempiendomi gli occhi della bellezza dei luoghi ma voltando lo sguardo eccolo lì, il seme del male germoglia rigoglioso. Il cuore avvelenato degli uomini spegne i colori dell’infanzia. Il mondo cinico degli adulti si contrappone al mondo ingenuo e ricco di speranza dei bambini. È un salto il passaggio dall’infanzia all’età adulta, un “volo libero” dove tutto può accadere. Nel volo ci può essere la paura, la felicità, l’ansia e la speranza. Nulla è definito, tutto è possibile.
Aveva imparato a tenere gli occhi aperti nel momento del salto e a godersi quell’attimo di vuoto, meno di un secondo, in cui non c’era nessuna sicurezza, nessun appiglio, nulla. Era tutto, quell’attimo.
“Volo di paglia” è un romanzo assolutamente da leggere! È uno di quei libri che una volta iniziati ti rapiscono il cuore e non puoi smettere di leggere. I ricordi diventano attimi preziosi di un passato che non si può cambiare. Sarebbe bello poter tornare indietro e cancellare le pagine buie della Storia, assolvere gli uomini e cancellare l’umana follia. Anche Dio pare soccombere sotto la coltre nera degli orrori umani e le preghiere si perdono nel vento, le stelle si spengono e tutto tace.
Dio è un bugiardo. Dio è un bugiardo. Dio è un bugiardo.
Ho amato ascoltare le voci narranti, seguirle nei loro ricordi, nei luoghi dell’infanzia dove si perde la gioia di vivere. Mi piacerebbe ritrovare queste voci, ritrovare la magia dei loro sorrisi. Non lasciamo che la memoria si addormenti. Non lasciamo che la zona grigia dell’indifferenza si espanda sempre più. Non voltiamo la faccia dall’altra parte. La memoria civile ci impone di non dimenticare.

giovedì 13 settembre 2018

RECENSIONE | "Il fiume della colpa" di Wilkie Collins

Cari lettori, la collana letteraria Le Strade, Fazi Editore, si arricchisce di un ulteriore romanzo di Wilkie Collins: “Il fiume della colpa”. 184 pagine di avventura, suspense e mistero firmate dal padre del romanzo poliziesco moderno che ci propone una storia all’ombra della luna.

La celebre formula che Wilkie Collins utilizzava nella stesura dei suoi romanzi era: “Falli ridere, falli piangere, falli aspettare.” Indubbiamente “Il fiume della colpa” si rivelerà, per il lettore, l’attesa di una tragedia che si respira fin dalle prime pagine e che vi spingerà a leggere la storia tutta d’un fiato. La lettura raffinata non vi deluderà.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 9
Il fiume della colpa
Wilkie Collins (traduzione di P. Parnisari)

Editore: Fazi
Pagine: 184
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Dopo anni di forzata lontananza, in seguito alla morte del padre, Gerard Roylake fa ritorno alla residenza di famiglia per prendere possesso della casa e delle terre ereditate. Quella che ritrova è una contea avvolta da un groviglio di misteri. L'incontro con Cristel Toller, la bellissima figlia del mugnaio, ridesta in Gerard ricordi sopiti dal tempo dell'infanzia e fa sorgere in lui una passione fatale, ma lo porta anche a imbattersi in un uomo misterioso e affascinante: tutti lo conoscono come "l'inquilino", un individuo sinistro che la sordità e l'isolamento dal mondo hanno reso insofferente nei confronti di quanti lo circondano. Questi, infatuato di Cristel, finirà inevitabilmente per vedere in Gerard un pericoloso rivale in amore. Un orribile delitto sta per avere luogo, oppure i timori dei protagonisti - e del lettore - sono infondati? E qual è il motivo della strana attrazione che, in segreto, sembra spingere Cristel tra le braccia dell'inquilino?






La luce lunare, dispensando il suo sereno fulgore allo spazio aperto, s’era ben guardata dal gettare la propria bellezza nelle acque indolenti di quel fiume ampio e fangoso. La sua corrente furtiva lo conduceva diritto al mare; non una roccia ne interrompeva la monotonia, non un gorgoglio infrangeva la sua lugubre, tetra superficie… Un fiume davvero repellente in se stesso, repellente per i suoi dintorni, repellente persino nel nome. Veniva chiamato Il Loke.
Gerard Royloke, dopo anni di forzata lontananza, in seguito alla morte del padre fa ritorno alla residenza di famiglia per prendere possesso della casa e delle terre ereditate. L’incontro con Cristel Toller, la bellissima figlia del mugnaio, fa sorgere in Gerard una passione fatale che lo porta a confrontarsi con un uomo misterioso e affascinante noto con il nome “l’Inquilino”. L’uomo è un individuo sinistro che la sordità e l’isolamento hanno reso insofferente nei confronti di quanti lo circondano. Anche l’Inquilino ama Cristel e quindi vede in Gerard un pericoloso rivale. Cosa succederà? Perché Cristel sembra preferire l’Inquilino a Gerard? Quale segreto, la ragazza, vuole difendere?
Tornai sui miei passi lungo il sentiero dal quale provenivo, riconsiderai la mia decisione e, senza sapere perché, girai nella direzione opposta prendendo di nuovo la strada per il fiume. E ora mi chiedo: come sarebbe andata la mia vita se avessi proseguito nell’altra direzione?
“Il fiume della colpa” è la storia di una giovane fanciulla contesa da due uomini disposti a tutto pur di conquistarla. Il libro si presenta con una cover seducente che trasmette fascino e sensualità. Infatti in copertina la Fazi ha riprodotto il quadro di James Tissot, dal titolo “Young Lady in a Boat”.

“Sulle rive del peggior torrente d’Inghilterra” conosceremo gli sviluppi di una storia il cui intreccio si basa su elementi d’avventura, di passioni fatali, di metamorfosi esistenziali nell’attesa che un crimine si compia.

Unico testimone, silenzioso e inquieto, è il fiume melmoso e oscuro. Le sue acque saranno le uniche a sapere la verità.

Ho letto questo libro con gran curiosità, lo scrittore semina con maestria false tracce e riesce a caratterizzare i personaggi con poche parole che svelano subito la natura dei protagonisti.

Tra le mura di un vecchio mulino ad acqua, il mistero si fa sempre più fitto e tutto ruota intorno a un uomo senza nome, un uomo affascinante e malvagio con più di uno scheletro nell’armadio. Un uomo malato, affetto da sordità acquisita. È conosciuto come l’Inquilino e si presenta a noi lettori raccontandosi in una specie di memoriale diviso in “Prima della sordità” e “Dopo la sordità”.

Il suo rivale in amore è il giovane Gerard, ama i libri e colleziona insetti. Egli racconta la vicenda rivolgendosi spesso al lettore e cammina su un campo minato ignorando i potenziali pericoli.

La fanciulla contesa, Miss Cristel, è intelligente e sensibile. Non condivide con nessuno i suoi segreti ed è pronta ad assumersi le conseguenze delle sue scelte. Nel bene e nel male, con coraggio, va avanti per la sua strada.

Ho molto apprezzato la creazione di atmosfere e personaggi intriganti divisi in Buoni e Cattivi. Affascinante la perdita dell’identità, il malefico Inquilino, e il distinguo tra ciò che è bene e ciò che è male che si perde davanti ai propri interessi. La trama, pur non essendo originale, è narrata in modo elegante dando spazio al mistero e al coinvolgimento emotivo. Le molteplici voci sono testimonianze di verità soggettive che nascondono la realtà mentre, elementi inquietanti, si mescolano con le azioni dei protagonisti. Sicuramente “Il fiume della colpa” non è tra i capolavori di Wilkie Collins ma merita di essere letto. È un bel viaggio insieme ad un compagno che ci permetterà di passare qualche ora felice percorrendo le strade infinite del cuore.

martedì 11 settembre 2018

RECENSIONE | “L’unico ricordo di Flora Banks” di Emily Barr

Buongiorno, cari lettori :) Grazie alla Salani Editore è stato pubblicato in Italia “L’unico ricordo di Flora Banks” di Emily Barr. Il romanzo, accolto con pareri positivi, è la storia di una ragazzina che vede la sua vita scorrere da dietro un vetro e non può far nulla per rendere reali i propri sogni. Fino a quando l’amore non renderà il suo cuore e la sua mente liberi di volare verso un futuro senza rimpianti.

Emily Barr ha lavorato come giornalista a Londra, ma il suo sogno è sempre stato quello di scrivere un libro. Così, dopo un lungo viaggio, è tornata con un’idea per il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti molti altri, “L’unico ricordo di Flora Banks” è il suo esordio nella letteratura per giovani adulti.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'unico ricordo di Flora Banks
Emily Barr (traduzione di A. Peroni)

Editore: Salani
Pagine: 299
Prezzo: € 15,90
Sinossi
Flora Banks, diciassette anni, non ha la memoria a breve termine. I suoi ricordi si sono fermati a quando aveva dieci anni: da allora, dopo che una malattia le ha colpito il cervello, deve continuamente fissare i momenti che vive, scrivendoli su un quaderno, su post-it, oppure direttamente sulle mani e sulle braccia. Quello che sa di sé è che mamma e papà le vogliono bene, così come Jacob, il suo adorato fratello maggiore, e che Paige è la sua migliore amica, quella che si prende cura di lei nel difficile mondo esterno. Ma una sera, durante una festa, Drake, il ragazzo di Paige, la bacia sulla spiaggia e stranamente questo ricordo non svanisce come gli altri. Flora ricorda il bacio, ricorda le parole di Drake, ricorda ogni singolo istante di quell'episodio. Possibile che Drake sia l'artefice del miracolo? Peccato però che il ragazzo sia partito per studiare in Norvegia. Flora non ha dubbi: deve raggiungerlo, solo così potrà capire veramente chi è e cominciare a vivere davvero. Ma come può fidarsi degli altri se non può fidarsi nemmeno di se stessa?








La musica è troppo alta, la sala troppo affollata, e sembra che in questa casa ci siano più persone di quante possa conoscerne un essere umano. È un po’ che sono rintanata in un angolo: faccio un respiro profondo e mi faccio largo tra gente che non conosco. Mi guardo la mano. C’è scritto FESTA in grosse lettere nere. Fin qui ci arrivo, ma non so come mai sono qui.
Flora Banks ha 17 anni e vive a Penzance in Cornovaglia. A 10 anni le è stato diagnosticato un tumore al cervello e quando i chirurghi l’hanno asportato, se n’è andata anche parte della memoria di Flora. Ora la ragazza ricorda la sua vita prima della malattia ma non può più memorizzare nuovi ricordi. Soffre di Amnesia Anterograda, ricorda le cose per un paio d’ore e poi le dimentica. Per questo deve continuamente fissare i momenti che vive, scrivendoli su un quaderno, su post-it, oppure direttamente sulle mani e sulle braccia. Paige è la sua migliore amica e i suoi genitori vivono solo per lei. Ma una sera Drake, il ragazzo di Page, la bacia sulla spiaggia e stranamente questo ricordo non svanisce come gli altri. Flora ricorda ogni singolo istante di quell’episodio, forse Drake è l’artefice del miracolo. Purtroppo, però, il ragazzo parte per studiare in Norvegia. Flora non ha dubbi: deve raggiungerlo per capire se stessa e cominciare a vivere davvero.
Sono in cima a un’altura e so di aver fatto una cosa terribile, ma non ho idea di cosa. Un minuto o un’ora fa lo sapevo, ma il ricordo mi si è cancellato dalla mente prima che avessi il tempo di scrivermelo, e ormai l’ho perso. So che non devo farmi trovare, ma non so da cosa mi sta nascondendo.
Flora è una ragazza prigioniera di una mente imperfetta. Vive sotto una campana di vetro, costruita dall’amore dei suoi genitori, dove non ci sono pericoli di sorta. La sua cameretta è rimasta la stessa di quando aveva 10 anni. È tutta rosa, piena di Barbie, orsacchiotti e Lego. È come se la sua vita si fosse fermata a quella giocosa età! Flora percorre una strada esistenziale senza ostacoli, protetta dai mali del mondo. Tante cose Flora non sa! Tanti ricordi confusi si perdono nella sua mente. Sa di avere un fratello maggiore, Jacob. Sa che mamma e papà le vogliono bene. Sa di poter contare su Paige che si prende cura di lei nel difficile mondo esterno. Ora, però, c’è un ricordo in più! Un ricordo preciso che Flora vuole conservare per sempre: il suo primo bacio.
Non credevo che sarebbe successo. Neanch’io riesco a smettere di pensare a te! E la cosa incredibile è che me lo ricordo! Ricordo quando eravamo seduti sulla spiaggia, fianco a fianco, con la marea che saliva. Ricordo ogni singola parola che ci siamo detti. Ricordo che ci siamo baciati. Me lo ricordo perfettamente.
Con una trama originale e ben sviluppata, Emily Barr ha realizzato una storia adorna di segreti e paure, di dolore e perdita. La giovane protagonista è alla ricerca della verità e ciò le farà intraprendere un lungo e difficile viaggio verso una località artica: le Isole Svalbard. Nulla sarà facile per lei, fragile e coraggiosa ragazza. La voglia di vivere la porterà ad affrontare mille ostacoli ma la salverà dalla gabbia dorata in cui è “sopravvissuta” fin ora a testimonianza del fatto che quando l’amore decide di farsi strada nel nostro cuore, niente può fermarci.

Flora è un personaggio che emerge dalle pagine per condividere con noi lettori la sensazione di sentirsi inadeguata e di non essere compresa. Tutto il suo essere si ribella a un presente fatto di apatia, obbediènza e passività. La malattia è il lato in ombra della sua vita, la sua volontà è forte e finalmente smette di far finta di vivere. Smette di aver paura e inizia a vivere.

“L’unico ricordo di Flora Banks” è un romanzo ben scritto destinato a un pubblico giovane ma apprezzato anche dai lettori adulti. Io l’ho letto con curiosità e partecipazione entrando nel mondo di Flora e comprendendo che è proprio l’insieme di tanti momenti imperfetti a rendere la ragazza sempre più coraggiosa e ribelle. Le sue paure si trasformano in voci di speranza, d’incoraggiamento per vivere confidando in un futuro fatto di tante piccole conquiste che Flora colleziona accogliendo le novità non più come dei pericoli ma come opportunità di crescita. Seguire Flora nel suo viaggio è stato emozionante, ho temuto per lei da sola in un luogo così lontano. Affascinante il paesaggio delle isole Svalbard, situate nell’Oceano Artico a metà strada tra la Norvegia e il Polo Nord. Qui ho ammirato l’incontaminata natura e la fauna artica, racchiuse in un ambiente duro ma fragilissimo. Ho incontrato anche l’orso polare e sono stata sedotta da queste terre dove tutto è diverso da come siamo abituati. Flora ed io abbiamo conosciuto un territorio baciato da una natura grandiosa e abbiamo compreso che affrontare la vita è sempre un faticoso, irrinunciabile, splendido atto d’amore. Buona fortuna Flora e che la vita ti sorrida sempre!

giovedì 6 settembre 2018

RECENSIONE | "Cambio di rotta" di Elizabeth Jane Howard

Carissimi lettori, finalmente l’estate scivola via lentamente nell’autunno e la mia voglia di leggere aumenta sempre più. In questi giorni ho terminato un romanzo intimo e profondo sulle relazioni tra uomini e donne. Si tratta di un'opera di Elizabeth Jane Howard (autrice della saga dei Cazalet) che ho apprezzato con “All’ombra di Julius” (recensione). Da oggi è finalmente in libreria l’atteso “Cambio di rotta”.  

Il romanzo è stato pubblicato nel 1959 e fu incluso insieme a “Lolita” di Nabokov fra i migliori libri dell’anno da “The Sunday Times”.

“Cambio di rotta” racconta, attraverso la voce di quattro protagonisti, la mondanità, la vita agiata dell’élite culturale, il mondo nevrotico del teatro di fine anni Cinquanta tra Londra e New York. La storia ha ricevuto il plauso della critica ed è stata molto apprezzata dal pubblico. Attualmente è in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo. Regista e protagonista sarà l’attrice inglese Kristin Scott Thomas (“Quattro matrimoni e un funerale”, “Il paziente inglese”) all’esordio alla regia.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 7
Cambio di rotta
Elizabeth Jane Howard (traduzione di M. Francescon)

Editore: Fazi
Pagine: 430
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz'età appartenente all'alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei è una donna fragile, più giovane del marito, raffinata e mondana. A mediare tra i due, il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York per il lavoro di Emmanuel, ma anche frequenti vacanze in varie località sul Mediterraneo. Emmanuel tradisce Lillian con molta disinvoltura, con le giovani attrici e le segretarie che subiscono il suo carisma. Complice anche l'abile lavoro di Jimmy, Lillian ignora le infedeltà del marito e conduce una vita ovattata. Quando c'è bisogno di una nuova segretaria, entra in scena Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua che proviene da una numerosa famiglia di campagna. Alberta si ritrova catapultata all'improvviso in un mondo a lei del tutto nuovo. Mentre i due uomini cominciano a subire il fascino semplice della ragazza e Lillian inizia a temere che Alberta diventi la prossima amante di suo marito, l'irrequieto quartetto si trasferisce su un'isola greca, dove le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata...



Ecco il guaio nella vita: decidi con autentica generosità di fare qualcosa per un’altra persona, ce la metti tutta, e solo dopo ti preoccupi dei tuoi desideri e ti rendi conto che le due cose non collimano.
Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz’età appartenente all’alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei è una donna fragile, raffinata e mondana. Con loro vive e lavora il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York (per lavoro), varie località sul Mediterraneo per incantevoli vacanze. Em tradisce Lillian con molta disinvoltura. Giovani attrici e segretarie non si sottraggono al suo fascino. Lillian ignora (o meglio finge di non sapere) le infedeltà del marito. Quando Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua, diventa la nuova segretaria di Em, le cose cambiano. Sia Em che Jimmy subiscono il fascino della ragazza e Lillian teme di perdere il marito. Durante una vacanza su un’isola greca, le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata.

Con una scrittura raffinata Elizabeth Jane Howard tratta argomenti delicati come l’amore e la perdita descrivendo le relazioni umane con fare realistico mostrandosi una brillante osservatrice. L’autrice affronterà i problemi di coppia, le difficoltà nel tener sempre vivi i sentimenti, l’immenso dolore di un lutto che cambia l’equilibrio familiare, la paura di perdere l’amore di una vita. Tante emozioni, tanti modi di concepire l’amore non solo verso gli altri ma anche verso se stessi. Amare non è mai facile, nessuno ha la bacchetta magica per risolvere, con lieve tocco, ogni tensione, incrinatura, falsità che adombra un rapporto. La vita merita di essere vissuta al meglio anche se ciò implica affrontare difficoltà e dolori. Siamo tutti artefici del nostro futuro.

Ho letto questo libro con molta attenzione gustando il senso d’inquietudine che permea ogni pagina. I personaggi sono perfettamenti collocati in una società che mostra ombre e luci di un continuo divenire.

Lillian, prigioniera di un passato doloroso, è una donna sensibile e fragile con un disperato bisogno d’affetto. È ipersensibile, emotiva e vulnerabile. Dopo anni difficili capisce che non può più continuare ad essere divorata dalla gelosia e dal dolore per la perdita della piccola Sarah. Deve affrontare le difficoltà e provare ad avere una vita. Questo è il suo “cambio di rotta”.

Emmanuel, potente e geniale drammaturgo, tratta la moglie come una bambina. Le nasconde molte cose e affronta da solo una crisi creativa. È irrequieto, alla ricerca di nuove risorse creative che per lui si tramutano in un nuovo modo di rapportarsi alla vita. Anche per lui arriverà il momento per effettuare il “cambio di rotta”.

Jimmy, fedele assistente di Em, è segnato da un’infanzia trascorsa in orfanotrofio. È un mediatore di pace tra i coniugi Joyce. Esperto di teatro vive all’ombra di Em ma imparerà a camminare con le sue gambe mettendosi in gioco in prima persona sia nel lavoro sia nell’amore. Anche per lui c’è all’orizzonte un “cambio di rotta”.

Alberta, giovane e ingenua ragazza, si unirà ai protagonisti in un secondo momento portando un’aria di genuina freschezza. Per lei l’ambiente del teatro è una totale scoperta, ama la vita e l’affronta con riflessione e coraggio rimanendo legata alla famiglia d’origine ma compiendo le sue scelte in piena libertà. Il ruolo di segretaria ben presto verrà abbandonato per debuttare, come attrice, a teatro. Il suo “cambio di rotta” sarà inevitabile come il trascorrere del tempo.
Quando ti liberi di qualcosa che ti sembrava difficile abbandonare, poi hai la sensazione che quella cosa non sia mai esistita, e ti senti leggero e anche un po’ stupido.
Lillian, Em, Jimmy e Alberta ci mostrano che la vita è fatta di cose inevitabili e di cose che possono essere cambiate. Nulla è facile. Amare non è un sogno a occhi aperti, necessità di cure quotidiane. Bisogna innanzitutto amare se stessi con le proprie imperfezioni: è questo il primo passo verso la felicità. Bisogna lasciar andare le sofferenze del passato per iniziare a guarire e guardare al futuro.
Le opportunità, non facili ma nemmeno impossibili da cogliere, erano ancora a portata di mano: piccoli semplici dati di fatto che aspettavano di essere trasformati in qualcos’altro.
“Cambio di rotta” è un libro che esige una lettura calma e riflessiva per dare al cuore e alla mente il tempo per gustare le riflessioni, i ricordi, i pensieri, di ogni personaggio. Si scopre così un quartetto di persone legate da una profonda alchimia che mescola aspettative, emozioni, speranze e timori. Organizzare la propria vita appare un’impresa titanica, non c’è sempre qualcuno disposto a prendere decisioni al posto nostro. Bisogna, a un certo punto, cambiar rotta.




Prima di salutarvi vi segnalo che dal 5 settembre al 5 ottobre 2018, su tutto il catalogo Fazi, ci sarà uno sconto del 25%. Sbizzarritevi e felice lettura a tutti!

lunedì 3 settembre 2018

RECENSIONE | "La cattedrale dei vangeli perduti" di Fabio Delizzos

Buongiorno, miei cari lettori :) Dopo una breve pausa estiva, la vostra Aquila Reale è tornata al nido. Si ricomincia con uno dei miei generi preferiti: il thriller storico.

Al fascino del passato non posso resistere e sono sempre pronta a iniziare una nuova avventura, quindi è con gran interesse e curiosità che ho letto “La cattedrale dei Vangeli perduti” di Fabio Delizzos, Newton Compton Editori, in libreria dal 30 agosto. La storia è ambientata nel Rinascimento che si mostra in tutta la sua bellezza ma non nasconde il lato oscuro intessuto di violenza, giochi di potere e avidità. È stato intrigante individuare, nel romanzo, i fatti storici reali separandoli dagli eventi frutto dell’immaginazione dell’autore. Un bel mix di violenza e mistero, la realtà ispira lo scrittore e nascono, così, alcuni personaggi di questa storia: i sicari che cancellavano i nomi sulla pergamena col sangue delle loro vittime, e poi con lo stesso sangue disegnavano una croce sulla loro fronte. Sulle orme di questi sicari ho scoperto come sangue, religione e avidità proiettino forti emozioni negli uomini di tutti i tempi.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
La cattedrale dei vangeli perduti
Fabio Delizzos

Editore: Newton Compton
Pagine: 332
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Roma, dicembre 1564. Mentre in città un misterioso assassino traccia una croce di sangue sulla fronte delle sue vittime, in Vaticano qualcuno sta tramando per uccidere il papa. Raphael Dardo, agente segreto del duca Cosimo i de' Medici, è a Roma con una missione: proteggere la vita di Pio IV a tutti i costi. Tocca a lui scoprire chi muove i fili la della congiura. L'indagine lo porterà a fare ricerche tra "cavatori di tesori", maghi, profeti eretici, nobili indebitati e potentissimi cardinali; dai piani alti del potere fin nelle profondità labirintiche delle catacombe paleocristiane. Chi trama per eliminare il Santo Padre? Chi è l'assassino della croce di sangue? Cercare le risposte è solo una parte dell'enigma. Se vuole salvare se stesso, le persone che ama, il Papa e l'intera Chiesa di Roma, Raphael deve scoprire i segreti che il labirinto ha custodito per secoli. E deve farlo al più presto...


La missione era compiuta. Per volere di Dio.

Si chinò, pulì il pugnale sulla coscia del morto, poi si tolse dalla tasca della giubba una cartellina rossa, chiusa da un nastro dello stesso colore, e slegò il nodo con i denti. Conteneva una piccola pergamena, sulla quale era vergato un elenco di nomi. Il primo Iacomo Barbieri, era seguito dalla nota: eretico, cavatore di tesori, noto come l’Antiquario. Il prete intinse il dito nel sangue e lo passò sull’intera riga cancellando il nome. “Amen”, disse alla fine, e con lo stesso dito e altro sangue tracciò una croce calda sulla fronte del cadavere.
Roma, dicembre 1564.

Nella città eterna un assassino traccia croci di sangue sulla fronte delle sue vittime, mentre in Vaticano qualcuno sta tramando per uccidere il papa. Raphael Dardo, agente segreto del duca Cosimo I de Medici, è chiamato a proteggere la vita di Pio IV e scoprire chi muove i fili della congiura. L’indagine è complessa. Le ricerche porteranno Dardo tra cavatori di tesori, maghi, profeti, eretici, nobili indebitati e potentissimi cardinali. È subito evidente che qualcuno è disposto a tutto per recuperare ciò che è nascosto nei cunicoli labirintici delle catacombe paleocristiane. A Raphael il difficile e pericoloso compito di scoprire cosa si nasconde nel ventre di Roma.

Lo scrittore Fabio Delizzos, autore di numerosi romanzi di successo tra cui “Il collezionista di quadri perduti” (recensione), ritorna nelle librerie con un thriller storico misterioso e leggendario. “La cattedrale dei Vangeli perduti” è un romanzo piacevole da leggere. Ogni capitolo assicura emozioni e il pericolo regna sovrano. Anche questo thriller, nella migliore tradizione del genere, inizia con un omicidio che getta le basi per una gran bella storia ricca di azione, colpi di scena e suspense. Lo scrittore è bravo nel fondere realtà e fantasia. La trama scorre con ritmi altalenanti che si susseguono velocemente catturando l’attenzione del lettore e coinvolgendolo in un viaggio con la fantasia e con il cuore nel Rinascimento. Roma ritrova la bellezza e la grandezza di un tempo. Le catacombe vengono riscoperte e spesso saccheggiate. Tutto ciò crea un buon coinvolgimento favorito dalla presenza di personaggi storici reali. Anche i personaggi di fantasia sono credibili, sono “persone” vive che provano sentimenti e non arretrano davanti al pericolo. Messer Dardo è un uomo tenace, pronto a tutto per difendere le persone a lui care. Non è “un perfetto eroe” e questa sua imperfezione lo rende amabile e affascinante. Al suo fianco si muove un personaggio femminile che mi ha conquistata con la sua forza e fragilità. Qualità perfette per una trama d’intrigo.

Con una scrittura di qualità Fabio Delizzos ci propone un romanzo efficace e coinvolgente a testimonianza che l’uomo, nel passato come nel presente, è sempre in balia di forze misteriose e potenti che da sempre cerca di controllare. L’imprevisto, però, è spesso dietro l’angolo. Nel caso di questo thriller, l’imprevisto è in ogni capitolo presentandosi in compagnia dell’odio, della cupidigia e della violenza. Così, con fare sicuro, l’autore traccia una storia densa che ha il ritmo implacabile di un thriller da non perdere :)

lunedì 16 luglio 2018

RECENSIONE | “Un’estate in montagna” di Elizabeth Von Arnim

Cari lettori, tra le innumerevoli novità editoriali vorrei segnalarvi l’uscita di un romanzo che mi ha già conquistata per il titolo e per il nome dell’autrice, una sicurezza di letture piacevoli e riflessive. Si tratta di “Un’estate in montagna” di Elizabeth Von Arnim, collana “Le strade”, Fazi Editore.

La scrittrice Elizabeth Von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, nacque a Kiribili Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi matrimoni infelici – ed ebbe cinque figli. Fra un matrimonio e l’altro fu l’amante di H.G. Wells. È stata una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato “Un incantevole aprile” (2017), “Il giardino di Elizabeth” (2017, recensione) e “La fattoria dei gelsomini” (2018, recensione).

“Un’estate in montagna” è la storia di Elizabeth, della sua perduta felicità e della cocente infelicità che l’hanno portata sui suoi monti come ultima speranza.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
Un'estate in montagna
Elizabeth Von Arnim (traduzione di S. Terziani)

Editore: Fazi
Pagine: 189
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Luglio 1919. Dopo una lunga camminata, Elizabeth giunge al suo chalet in montagna e, ancora prima di entrare, si accascia sull'erba fuori dalla porta. È stanca, sfinita, devastata dagli orrori della guerra. Come un animale ferito, cerca sollievo nella solitudine e nella bellezza del luogo: le estati, fra le montagne svizzere, sono calde e fresche insieme, le notti immense e quiete, i pendii profumano di miele. Fino a pochi anni prima, però, la casa, ora così silenziosa, era piena di amici. Ma il giorno del suo compleanno, Elizabeth riceve un regalo inatteso: due donne inglesi giungono per caso allo chalet in cerca di un posto dove riprendere fiato dalla passeggiata e dal sole. La padrona di casa le accoglie, prima per un pranzo, poi per un tè, poi per qualche settimana. E una scintilla di speranza si riaccende. All'allegro terzetto, infine, si aggiunge anche zio Rudolph, un pastore anglicano sessantenne che immancabilmente si innamora della più giovane delle due ospiti, quella con il segreto più vergognoso e il passato più scandaloso...







Luglio 1919. Elizabeth, devastata dagli orrori della guerra, decide di trascorrere l’estate nel suo chalet in montagna cercando sollievo nella solitudine e nella bellezza del luogo. La casa, un tempo piena di amici, ora è silenziosa e quieta. Ma il giorno del suo compleanno, Elizabeth riceve una visita inattesa: due donne inglesi giungono per caso allo chalet in cerca di un posto dove riposare dopo una lunga passeggiata.
Ah, che sollievo e conforto è stato vederle! Due esseri umani chiaramente rispettabili, persone in carne e ossa, non ladri, non fantasmi, e neppure appartenenti al sesso che siamo soliti associare al saccheggio; soltanto due donne oneste, vive e vegete, complete in ogni loro dettaglio, persino dotate di ombrello.
La padrona di casa le accoglie con entusiasmo e le due visitatrici rimarranno allo chalet per qualche settimana. A loro si unirà zio Rudolph, un pastore anglicano sessantenne, che si innamora della più giovane delle due donne. La ragazza, però, custodisce nel suo scandaloso passato un vergognoso segreto.

Dopo aver letto altri libri della Von Arnim, posso dire di apprezzare i suoi racconti lineari senza mirabolanti intrecci e con pochi personaggi sempre ben delineati. La scrittura, elegante con una vena di spietata ironia,  e il ritmo veloce mi permettono di godere appieno di una lettura sempre varia ma con elementi in comune. Nei romanzi della scrittrice sono sempre presenti il suo grande amore per la natura, la descrizione delle piccole felicità quotidiane, il tema della fuga, l’importanza dei rapporti sociali, il desiderio di emancipazione e di indipendenza femminile.

“Un’estate in montagna” è un libro scritto in forma di diario, è una dichiarazione d’amore alla montagna e ai suoi splendidi paesaggi, è un indicatore del potere terapeutico che la Natura, con le sue bellezze, esercita sull’animo sofferente.

Elizabeth è sola, la guerra le ha mostrato la malvagità umana lasciandola infelice e senza un briciolo d’energia. In montagna vuole ritrovare se stessa e la voglia di vivere, vuole ritornare a credere in Dio, la Natura diventa la sua terapia. Tutto è particolarmente difficile.
L’unica cosa da fare con le proprie sofferenze passate è avvolgerle ben bene nel loro sudario, seppellirle e poi voltare le spalle alla tomba per guardare il futuro.
Pian piano la speranza torna a far capolino nel cuore della padrona di casa grazie al provvidenziale arrivo delle gentili ospiti.
Sì, ho una gran paura della solitudine, mi dà i brividi e mi scuote nel profondo. Non parlo della banale solitudine fisica, ma piuttosto della tremenda solitudine dello spirito che rappresenta la tragedia suprema di ogni vita umana. Se ci arrivi veramente, a quella solitudine priva di speranza e di vie di fuga, allora muori; non ce la fai a sopportarla, e muori.
Quanta tristezza e desolazione in queste parole! I sentimenti della protagonista mi hanno coinvolta e ho provato ad immaginare cosa si possa provare ad assistere alla distruzione fisica e spirituale del proprio mondo.
È vero, il peggior dolore è ricordare la felicità di un tempo nel presente infelice.
In questo romanzo il carattere femminile  si mostra in numerose sfumature. Ogni dialogo, ogni situazione, ogni confidenza ci parlano di quanto sia complesso e difficile il ruolo della donna nella società. Il tutto è raccontato in forma di diario che, più che un rifugio privato, è un testimone degli eventi. È  sorprendente la semplicità con cui l’autrice passa da un momento drammatico a una visione leggera della vita. Tra una tazza di tè e un pasticcino si intrecciano i destini di tre donne che l’arrivo di un uomo riporterà ognuna nel suo ruolo sociale ben definito. Almeno fino al prossimo romanzo! Ho appena finito “Un’estate in montagna” ed Elizabeth già mi manca!