lunedì 19 novembre 2018

RECENSIONE | "The Outsider" di Stephen King

“The Outsider” è  l’ultimo atteso romanzo di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer. Con maestria il Re chiama a raccolta i suoi sudditi-lettori proponendoci un romanzo in cui la realtà non è poi così razionale come tutti sostengono. Le molteplici facce del male sono tra noi. Appartengono a uomini e donne apparentemente normali, si mostrano senza alcun timore forti della paura che paralizza e annienta. King ci attira nella sua trappola narrativa incuriosendoci con un mistero, inchiodandoci con enigmi impossibili da risolvere e liberandoci, ma mai definitivamente, con un duello finale all’insegna dell’horror. “The Outsider” appare come un caso d’omicidio risolto già nelle prime pagine. Una valanga di prove e il colpevole è assicurato alla giustizia. Tutto perfetto, troppo perfetto! Cosa ci riserveranno le oltre 500 pagine del libro? 

STILE: 9 | STORIA: 7 | COVER: 8
The Outsider
Stephen King (traduzione di L. Briasco)

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 530
Prezzo: € 21,90
Sinossi
La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

La realtà è come uno strato di ghiaccio sottile, ma quasi tutta la gente ci pattina sopra tranquillamente e il ghiaccio si rompe solo alla fine.
A Flint City viene ritrovato il cadavere martoriato di un bambino di 11 anni, Frank Peterson. La polizia raccoglie in breve tempo tante testimonianze e tutte puntano il dito verso un solo uomo: Terry Maitland. Impronte digitali, gruppo sanguigno, DNA, testimoni oculari indicano Terry come il maniaco che ha violentato e ucciso il ragazzino. Apparentemente Maitland è sempre stato un cittadino modello, amato e stimato professore d’inglese, allenatore delle squadre di baseball e football dei pulcini, marito e padre esemplare. La polizia non ha dubbi, le apparenze ingannano e le prove parlano chiaro: il maniaco è lui, Coach T. Forti di tale sicurezza, gli agenti di polizia arrestano Maitland mentre è in corso la finale della City League. Tutto lo stadio assiste all’arresto. È l’inizio della fine per Terry che si dichiara innocente anche se nessuno crede alle sue parole. Eppure il sospetto omicida dimostra che il giorno dell’omicidio si trovava in un’altra città. Molti sono i testimoni, c’è anche una registrazione video che colloca Maitland proprio lì dove dice di esser stato. Può un uomo essere in due posti contemporaneamente? Per rispondere a questa domanda, cari lettori, la ragione potrebbe non bastare.

Io adoro King, il re del terrore mi affascina con i suoi libri. Sicuramente anche “The Outsider” è un bel romanzo giallo-horror ma mentirei se dicessi che questa storia mi ha lasciata senza parole. La prima parte del romanzo è quella che mi ha convinta di più. In un clima di apparente calma si può percepire la tensione che sale, pian piano, a livelli sempre più alti. Pagina dopo pagina comincia ad insinuarsi, nel lettore, il dubbio che questo trionfo della giustizia sia l’inizio di una terribile storia in cui più cose si scoprono e più brutta diventa la situazione. Molte domande hanno creato un vortice nei miei pensieri e l’angoscia ha iniziato a bussare alla porta della mia mente. Le certezze traballano e comincia ad insinuarsi il sospetto che i fatti non siano poi così semplici come appaiono. Adoro quando lo scrittore mescola le carte e il certo lascia il posto all’incerto. King invece apre le porte all’impossibile e ci racconta, con passione, dell’esistenza di mostri che si cibano del dolore e della rabbia degli uomini. Una realtà soprannaturale prende il posto della razionalità e ci conduce nella seconda parte del romanzo prevedibile ma, non per questo, capace di affascinare e coinvolgere. Il soprannaturale, tanto caro a King, fa capolino in questa storia ricordandoci ciò che scriveva Shakespeare:
Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia.
La conoscenza non può spiegare tutto e lo sa bene Holly Gibson, personaggio amabile comparso nella trilogia di Mr Mercedes, che ritroviamo in questo romanzo insieme alle sue idee folli e alle ipotesi improbabili alla base dei suoi ragionamenti. Non tutto è spiegabile con la ragione, alcune domande non avranno mai risposta perché “l’universo non ha confini.” Cosa c’è oltre i confini della conoscenza? King risponde a modo suo, mostrandoci il Male che trae vantaggio proprio dal rifiuto delle persone razionali di credere nella sua esistenza. Il Male assoluto lotta contro una forza misteriosa che agisce per il Bene. Qualche volta il bene vince, altre volte il male trionfa. La guerra è lunga, dura e drammatica. Come finirà nessuno lo sa!

“The Outsider” è un romanzo in cui la scrittura di King si fa inquietante e irrequieta dando voce a vite sospese sul baratro del male. Si procede la lettura rimanendo in bilico tra realtà e fantasia. Si respira un intenso senso di inquitudine che accompagna la prima parte del romanzo poi la storia vira verso lidi già conosciuti e prevedibili. L’autore mostra come sia possibile connettere il mondo reale con un mondo in cui si agitano le forze del male. La mostruosità genera mostruosità, ciò deve essere fermato. Il male si sente onnipotente, il bene si piega ma non si spezza. La lotta è imprevedibile e coraggiosa, apre gli occhi su un precipizio che l’uomo evita di vedere. Il male non ha confini e King non lo dimentica raccontando questa estenuante lotta senza regole. “The Outsider” è un’altra battaglia di questa feroce guerra che terrà sulle spine noi lettori.

lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE | "Così crudele è la fine" di Mirko Zilahy

Mi chiamo Enrico Mancini e sono un poliziotto. Un profiler. Il mio lavoro è dare una forma al buio, dare un’identità a chi per averne una deve uccidere. Il mio lavoro è attraversare lo specchio oscuro per dare la caccia ai riflessi del male. Ma questa volta la preda sono io. E la caccia avrà un’unica, inevitabile fine crudele.
Con “Così crudele è la fine”, edito Longanesi, Mirko Zilahy si conferma scrittore di talento amato da un vasto pubblico di lettori e conclude la trilogia (iniziata con “È così che si uccide” e “La forma del buio”, entrambi pubblicati da Longanesi)  che vede protagonista il profiler Enrico Mancini.

Se avete nel cuore e negli occhi lo scintillio della città eterna, sarà più opportuno adottare una visione completamente diversa di Roma. Con una lunga scia di sangue, Roma diffonderà la sua luce nera mostrando il suo lato oscuro attraverso efferati omicidi che lasciano poco spazio all’immaginazione. Mirko Zilahy accompagnerà il lettore nella ricerca della verità dando il giusto spazio a vittime e carnefice. Ora non c’è più tempo da perdere, accettiamo la sfida che lo scrittore ci lancia e procedendo con la lettura raccogliamo gli elementi che ci porteranno alla soluzione finale.  Più facile a dirsi che a farsi! Non perdiamo tempo e attraversiamo lo specchio oscuro, il labirinto del male ci aspetta.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Così crudele è la fine
Mirko Zilahy

   Trilogia del commissario Mancini   
#1 È così che si uccide [recensione]
# 2 La forma del buio [recensione]
# 3 Così crudele è la fine 

Editore: Longanesi | Pagine: 418 | Prezzo: € 18,60
Sinossi
In una Roma attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, che gettano una luce nera sulla città, il commissario Mancini per la prima volta dopo molto tempo accoglie la sfida con nuova determinazione. Perché ora Enrico Mancini non è più l'ombra di se stesso: supportato dalla psichiatra della polizia che l'ha in cura, e affiancato dalla fedele squadra di sempre, si lancia alla ricerca di indizi che gli permettano di elaborare il profilo del killer. Costretto a rincorrere l'assassino passo dopo passo, vittima dopo vittima, tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta, il commissario capisce ben presto che il killer è anomalo, sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l'identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.


Alla fine ha vinto il silenzio. Anche il tic – tac della sveglia è morto da quando il buio mi ha avvolta. La tua cara voce, dov’è finita, mamma? Il battito rallenta nel cuore di questa notte insonne. E io ti aspetto ancora. Dove sei, mamma?
In una Roma inesplorata e attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, il Commissario Mancini inizia una nuova difficile indagine con ritrovata determinazione. Grazie all’aiuto della psichiatra della polizia che lo ha in cura, Mancini e la sua squadra, si lanciano alla ricerca di indizi per elaborare il profilo del Killer. È un gioco di sangue molto pericoloso. Il Commissario insegue il killer, vittima dopo vittima, tra le rovine meno note della Roma più antica e segreta. I cadaveri vengono ritrovati in siti archeologici poco noti come il Tempio di Apollo Sosiano e Campo Scellerato, la tomba delle “sepolte vive”.
Nella tomba vivente riposa un corpo di donna. Nel doloroso sepolcro è caduta, spinta da mani crudeli e guantate.
Mancini capisce ben presto che il killer è sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l’identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.

Due passi nel passato recente, tra le pagine dei primi due libri della thriller saga, ci permetteranno di godere pienamente dell’atmosfera inquietante creata dalla splendida, nera, immaginazione dello scrittore e della narrazione intensa che non presenta cali di tensione.

Abbiamo conosciuto Ombra e lo Scultore, siamo rimasti inorriditi dal loro modus operandi, abbiamo tifato per il Commissario e per il suo istinto, abbiamo tirato un respiro di sollievo quando le acque agitate si sono calmate. Tuttavia non fatevi ingannare dalle apparenze, le tempeste dell’anima non hanno mai fine e  Mancini ritorna con una storia ad alta tensione che vi racconterà come la normalità celi la mostruosità. Mancini non ha scampo deve giocare la sua partita con un nuovo serial killer camminando, come un equilibrista, lungo la linea sottile che separa la vita dalla morte. Lui, che per lavoro entra nella mente dei killer,  dovrà fare delle scelte. Spogliarsi delle sue fragilità, dire addio ai fantasmi del suo passato, liberarsi dalla tortura che si autoinfligge per i sensi di colpa, sono i virus letali di cui dovrà sbarazzarsi per non dover essere più in equilibrio precario sul baratro dell’esistenza.

“Così crudele è la fine” è un romanzo ben scritto che vi ipnotizzerà con i suoi orribili delitti, le mutilazioni, la crudeltà di cui solo l’uomo è capace. Guarderemo, per fortuna a debita distanza, una vetrina dell’esistenza in cui sfilano vittime senza colpa e assassini con le mani sporche di sangue. Intorno a noi avremo la città eterna ma non godremo della bellezza dei suoi monumenti perché cammineremo tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta. Assisteremo alla rinascita di Mancini, in lui c’è nuova forza che lo libererà  dal buio dell’inferno.

Le ferite dell’anima hanno cambiato Mancini rendendolo più sicuro di sé. La rinascita è un cammino lungo  e difficile. È popolato da mostri e da incubi. A volte i mostri che si nascondono, ci sfidano. Alzano la testa e guardandoci negli occhi si mostrano tingendo di rosso le nostre vite, le nostre case e le nostre città. Poi, come se niente fosse, ritornano a nascondersi nel nostro “io” più profondo. Noi lo sappiamo ma nulla possiamo fare! Ed è proprio questo il tema portante del romanzo di Zilahy, la multiforme idea dell’identità. “L’io non è padrone in casa propria” scriveva Freud. A voler far le cose semplici possiamo dire che nell’uomo albergano contemporaneamente il Bene e il Male. Non esiste un uomo totalmente buono o del tutto cattivo. Zilahy amplifica questo concetto di comunione e lo trasporta con maestria nel suo romanzo.

Come avrete compreso “Così crudele è la fine” è un romanzo emozionante e complesso, una sfida, una luce di speranza nel buio del crimine. Per Mancini sarà la resa dei conti, “pezzo dopo pezzo, attorno a lui il buio cresce per accompagnarlo nel silenzio della notte.” A noi seguirlo fino all’imprevedibile finale ringraziando di cuore Mirko Zilahy per aver dato voce a personaggi complessi che ricorderò sempre con piacere.  Mancini andrà così verso un futuro incerto portando nell’animo le cicatrici di un passato che l’ha quasi annientato.

Scriveva Anatole France:
“Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.”

sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE | "Senza far rumore" di Riccardo Castiglioni

Scriveva Jean de la Fontaine: “Le persone che non fanno rumore sono pericolose”. Questa frase mi ha dato modo di riflettere sul significato della parola “silenzio” inteso come una debolezza d’animo ma anche come confine fra il mondo della realtà vissuta e quella immaginata. Silenzio fra ciò che si è e ciò che avremmo voluto essere.

Ci vuol coraggio per amare. Ci vuol coraggio per far la cosa giusta. Ci vuol coraggio per mettersi contro i cattivi. Ci vuol coraggio per denunciare ed esporsi pubblicamente. Aver paura è normale ma dobbiamo riuscire a vincerla altrimenti diventerà l’ostacolo che ci impedirà di andare avanti. A volte ci si chiude nel silenzio per proteggersi, per passare inosservati, per non farsi riconoscere dal proprio destino. Tutto lavoro sprecato perché il destino è pronto a riprenderci proprio nel modo di vita in cui avevamo deciso di mimetizzarci. Il silenzio ha, come ogni cosa, una valenza positiva e una negativa. Io ho rispecchiato queste riflessioni in un romanzo che ho letto con interesse e coinvolgimento. Si tratta di “Senza far rumore”, romanzo d’esordio di Riccardo Castiglioni, La Ponga Edizioni.


STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Senza far rumore
Riccardo Castiglioni

Editore: La Ponga
Pagine: 272
Prezzo: € 18,00 cartaceo /  € 3,99 ebook
Sinossi
Antonio è un ex insegnante di lettere andato in pensione troppo presto. Conduce una vita solitaria e apatica, dividendosi tra la lettura e la compagnia di Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia che movimenta le sue giornate.

Per sdebitarsi delle continue attenzioni dell’amico, il professore decide di ricercare un romanzo letto che Lele ha letto in adolescenza e che ora pare introvabile.

Nei meandri della Rete si imbatte così in Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede in possesso di una copia del libro. Tra i due nasce una corrispondenza, che però si interrompe bruscamente per un banale equivoco.

Un crudele scherzo del destino, però, interviene a far incrociare nuovamente le vite dei due quando un vecchio incubo mai dimenticato riemerge dal passato di Antonio minacciando la ragazza, inconsapevole e all’oscuro di tutto.

Per provare a sventare la minaccia l’anziano professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori, vincendo la sua esistenza apatica e improvvisandosi uomo d’azione.


A dispetto della corporatura robusta il ragazzo non sente alcuna fatica. Sale i tornanti della collinetta con evidente agilità; gambe e fiato allenati dalle interminabili partite al campetto. Indossa un paio di jeans invernali accorciati fin sopra il ginocchio e una canottiera scolorita, appena chiazzata di sudore sul petto. Tra le mani – come sempre – l’adorato pallone da basket…
Antonio, 62 anni, è un ex insegnante di lettere in pensione. Conduce una vita solitaria e pigra. Gli fanno compagnia i libri e Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia. La madre di Lele, Mammà per gli amici, ricopre di attenzione e di cibo il professore. Per sdebitarsi delle continue attenzioni di Mammà e di Lele, Antonio decide di cercare il romanzo “Il guerriero della nebbia” ormai introvabile ma che tanto era piaciuto a Lele. Grazie alla Rete il professore conosce Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede a Milano. Lei ha una copia del raro libro. Tra i due nasce una fitta corrispondenza che verrà interrotta per un banale equivoco. Il destino, mai pago di combinar scherzi, interviene incrociando nuovamente le vite di Claudia e Antonio. Dal passato del professore riemerge una terribile minaccia su cui rischia di infrangersi la vita della ragazza all’oscuro di tutto. Il professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori per salvare Claudia e vincere la sua apatica esistenza improvvisandosi uomo d’azione.

“Senza far rumore” è un romanzo che inizia in sordina ma riserva molte sorprese. I primi capitoli sono pacati e armonici nel raccontare gli eventi e nel presentarci i personaggi. In questa realtà si scopre ben presto che qualcosa non va. Tra le righe si legge un’inquietudine che si manifesta con luci e ombre improvvise. La calma lascia il posto a un racconto adrenalinico e ricco di suspense.

Scopriremo, così, il segreto di Antonio. Molti anni addietro è stato testimone di un abuso ma ha taciuto, per paura, pur conoscendo il “mostro”. Questo segreto è un peso che grava sull’anima del professore. Egli pur sapendo di essere un uomo buono, mite e saggio sa di aver commesso degli errori. Non si può certo condannare un uomo perché ha avuto paura ma questa difficoltà, di esprimere a parola il suo tormento, gli ha cambiato la vita caratterizzata da una malinconia costante. Mi è sembrato di condividere con lui questo peso e quando il “male” si è ripresentato sono stata lì a incitare Antonio affinchè cogliesse la sua occasione di riscatto.

Attorno al protagonista ruotano dei personaggi secondari ben collocati nei loro ruoli.

Alla dolcezza e ingenuità di Claudia si contrappone la pratica saggezza di Mammà. Ad Antonio “da sempre mimetizzato tra le pagine della vita” si contrappone il suo amico Lele, deciso e cinico. Ai “cattivi” che si credono onnipotenti e invincibili  si contrappone il coraggio di chi cerca di fermare il male. Al rumore delle grida di chi è vittima di abusi si contrappone il silenzio di coloro che non riescono a liberarsi dai macigni sul cuore. La vita di Antonio non fa rumore, è persa nella nebbia dei rimpianti.

Quando i giorni del dolore finiscono, assistere alla rinascita di un uomo è davvero una bella esperienza. L’agnello si scopre lupo per difendere ciò che ama e ciò mi ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo.

“Senza far rumore” è un susseguirsi di capitoli brevi che scorrono via velocemente grazie a dialoghi vivaci e a un intreccio ben sviluppato. Mi sarebbe piaciuto sapere un po’ di più sugli eventi del passato e su alcuni personaggi delineati a grandi linee. Bravo lo scrittore a seminare qua e là alcuni indizi che segnano la trasformazione del romanzo in un noir dal fascino oscuro. Tanti i temi trattati: la violenza sulle donne, l’amicizia, la malattia mentale e l’indifferenza. Su tutto domina il tema delle maschere, siamo tutti frammentati in mille maschere dietro cui nascondiamo la nostra vera identità. C’è una maschera per il lavoro, una per la famiglia, una per la società. Quando però rimaniamo da soli, cosa siamo? Provate a strappare la maschera del bene ed ecco il male diventare padrone della scena. Bene e male giocano a nascondino, spesso il gioco finisce male con sofferenze e dolori. Cosa resta quando il gioco finisce? Rimane la vita senza la necessità di barare guardando il mondo con occhi scintillanti,  trasformando i pensieri in parole e in atti, smettendola di vivere senza far rumore.

giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE | "Inquisizione Michelangelo" di Matteo Strukul [Review Party]

Con “Inquisizione Michelangelo”, edito da Newton Compton, torna nelle librerie Matteo Strukul. Dopo il gran successo ottenuto con la saga bestseller “I Medici”, l’autore ci propone un romanzo in cui Storia e Arte si intrecciano con lotte di potere, conflitti religiosi, passioni, tradimenti e vendette. Una ricostruzione appassionata e appassionante di un periodo storico segnato da cruente lotte per il potere. Un arco temporale, dal 1542 al 1547, in cui la vita e il pensiero del celebre artista Michelangelo Buonarroti subiranno profonde trasformazioni nate dai rapporti conflittuali con le autorità politiche e religiose all’epoca della Riforma Protestante.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Inquisizione Michelangelo
Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Roma, autunno 1542. All'età di 68 anni, Michelangelo è richiamato ai suoi doveri: deve completare la tomba di Giulio II, opera ambiziosa ma rinviata per quasi quarant'anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non accetterà altre scuse da parte dell'artista. Ma Michelangelo si trova nel mirino dell'Inquisizione: la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. Anzi, il cardinale Gian Pietro Carafa, a capo del Sant'Uffizio, ha ordinato di far seguire la donna, con lo scopo di individuare il covo degli Spirituali, la setta eretica capeggiata da Reginald Pole, che propugna il ritorno alla purezza evangelica e alla semplicità della vita in una città in cui la vendita delle indulgenze è all'ordine del giorno. Proprio la Roma divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi sarà il teatro crudele e magnifico in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di riferire sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri della città, di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e di Michelangelo Buonarroti, tra i più grandi geni del tempo. Tormentato dai committenti, braccato dagli inquisitori, il più grande artista della cristianità concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo...

Michelangelo promise a se stesso che avrebbe dipinto solo e soltanto per la gloria di Dio e mai, mai più, per dimostrare a se stesso e al mondo di essere il migliore artista del suo tempo. Solo Dio sarebbe stato il muto testimone del suo amore per l’arte. A Lui avrebbe offerto i frutti del suo lavoro. A niente e a nessun altro. A nessun papa, principe, monarca. E nemmeno a se stesso. A quella sua sciocca vanità che come un demone lo guardava negli occhi e gli faceva fare quel che voleva. Rendendolo schiavo dei peggiori istinti e delle più profonde bassezze.
Roma, 1542. Il grande artista Michelangelo Buonarroti è nel mirino dell’Inquisizione. A destar sospetti è la sua profonda amicizia con Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, seguace delle idee degli Spirituali che sostengono la necessità di ritornare alla purezza evangelica e alla semplicità della vita. La Chiesa si è allontanata dai valori originari, è schiava del potere secolare, dei piaceri della carne, del denaro e della politica. Roma è divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi. In questo scenario crudele e magnifico si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di scoprire notizie sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri, di Vittoria Colonna, poetessa e nobildonna italiana, e di Michelangelo Buonarroti, il genio dell’arte.

Il grande artista sceglierà di percorrere una strada molto pericolosa.  Trasferendo il suo credo nelle sue opere, Michelangelo potrebbe essere accusato di eresia e condannato al rogo.

Il romanzo di Matteo Strukul copre un periodo di quasi cinque anni e ci propone un ritratto avvincente dell’uomo e dell’artista Michelangelo. In questo arco di tempo l’artista lavora all’ultimazione della tomba di Giulio II ( quarant’anni per finirla), fa sue le idee degli Spirituali e si lega a Vittoria Colonna con profonda amicizia. Michelangelo muta le proprie convinzioni alla luce delle inevitabili ripercussioni avute dalla diffusione delle tesi protestanti.  Pur rimanendo un convinto testimone del cattolicesimo, cominciò a sostenere la necessità di ritrovare un rapporto con Dio. Ciò gli procura sofferenza e amarezza che lo portano a rivalutare il suo lavoro. Michelangelo deve ultimare i lavori per la tomba di Giulio II, quella che lui stesso definì: “La tragedia della mia vita”, ed è tormentato dagli eredi del papa. Il suo desiderio di trasmettere nell’arte la tormentata ricerca di un’arte religiosa che riflettesse il messaggio cristiano e il potere salvifico della Grazia, lo porteranno a scelte difficili ma coraggiose.

“Inquisizione Michelangelo” ci mostra non solo il genio creativo del grande maestro ma anche il suo lato umano e ci racconta un Michelangelo inedito, diverso e affascinante. Ci presenta un uomo dalla personalità ben definita: irascibile, permaloso, continuamente insoddisfatto, generoso con gli umili. Egli vive nell’austerità, spende con gran parsimonia trascurandosi molto. È un uomo introverso e inquieto ma capace di sostenere le proprie idee con fermezza e coraggio. È un uomo troppo spesso solo. Per scelta, per necessità. Pur di esprimere se stesso si oppone a tutto e a tutti. È odiato, strapagato, prepotente e passionale.

Il potere seduttivo di questo romanzo non risiede solo nel fascino del grande Michelangelo, Strukul ci presenta altri personaggi di gran suggestione. Conosceremo Malasorte, un nome un destino, giovane fanciulla che subisce il fascino del proibito.  Odieremo la cortigiana Imperia, donna astuta e crudele. Prenderemo le distanze da un uomo come Carafa, “un uomo animato da mostruosi appetiti e che vedeva il suo attuale ruolo di capo del Sant’Uffizio come trampolino necessario, ma non sufficiente, per giungere al papato.”

Con abilità narrativa e allo stesso tempo grande accuratezza nella ricostruzione storica, Matteo Strukul trasporta il lettore in un viaggio tra i misteri dell’arte e dell’animo umano. È una storia di sofferenze e inquietudini, una storia piena di vita e di ostacoli. Cinque anni della vita di Michelangelo racchiusi in un romanzo capace di regalarci un caleidoscopio di colpi di scena che ci porteranno sulle tracce del sommo artista alla scoperta della sua complessa personalità.

lunedì 5 novembre 2018

RECENSIONE | "The Hunger - Affamati" di Alma Katsu

“Tornate indietro 
o morirete tutti.”

Questo messaggio lapidario avrebbe potuto, se ascoltato, salvare la vita di molti uomini e donne e bambini. Era il 1846 e la carovana Donner andava spedita incontro a un terribile destino. Questa storia non è frutto di fantasia ma crudele realtà. Ho voluto avvisarvi perché la recensione odierna riguarderà una tragica pagina della storia americana dell’Ottocento.

“The Hunger- Affamati” (Alma Katsu, Newton Compton) è un romanzo imperdibile.

La storia narra la tragica vicenda della spedizione Donner, un gruppo di coloni diretti in California nel 1846. I membri della spedizione, dopo incidenti e ritardi si trovarono bloccati sulla Sierra Nevada. L’inverno era alle porte e per sopravvivere, alcuni coloni furono costretti al cannibalismo.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
The Hunger - Affamati
Alma Katsu (traduzione di A. Russo)

Editore: Newton Compton
Pagine: 379
Prezzo: € 12,00
Sinossi
1846. Dopo aver viaggiato per settimane verso Ovest, in direzione della California, un gruppo di pionieri si trova di fronte a un bivio. Per il leader della spedizione, George Donner, è il momento di fare una scelta. Davanti a lui, infatti, due strade che conducono alla stessa destinazione. Una è già nota come una pista sicura, ma dell'altra, ancora sconosciuta, si vocifera che potrebbe essere più corta. La decisione di Donner avrà ripercussioni sulle vite di tutti coloro che sono in viaggio con lui. Il caldo cocente del deserto sta per lasciare il posto a venti pungenti e a un freddo acuto in grado di congelare il bestiame. Spinti verso la follia dalla fatica e dalle privazioni, i membri del gruppo dovranno lottare per la sopravvivenza. Mentre i bambini cominciano misteriosamente a scomparire. Ma la minaccia più pericolosa che i pionieri dovranno affrontare non è la furia della natura, bensì qualcosa di più primitivo e feroce che si sta risvegliando.

Raccontava del dolce profumo della pelle umana, della ricchezza profonda e dura del sangue degli uomini, e del bisogno che travolge tutto il proprio essere.
Un gruppo di pionieri viaggia, ormai da settimane, verso ovest, in direzione California. Il leader della spedizione è George Donner che decide di percorrere una pista, forse più corta, ma poco conosciuta. È la scorciatoia Hastings che attraversa il territorio degli indiani Anawai, una piccola tribù composta da uomini violenti che praticano sacrifici umani. La decisione di Donner avrà pesanti ripercussioni sulle vite di coloro che sono in viaggio con lui. Ben presto dovranno affrontare venti pungenti e un freddo in grado di congelare il bestiame. Il viaggio si trasforma in una dura lotta per la sopravvivenza. I bambini iniziano misteriosamente a scomparire e “qualcosa”, in quelle terre dimenticate da Dio, si sta risvegliando dando vita ai peggiori incubi dell’uomo.

Non conoscevo la scrittrice Alma Katsu e ho scelto questo libro per il titolo, intrigante e foriero di neri eventi, e per il giudizio espresso da Stephen King che lo ha definito “una terrificante storia vera. Non leggetelo al buio”. Poiché del giudizio del Re mi fido, ho iniziato a leggere “The Hunger” con alte aspettative che non sono state deluse. Sapere che gli avvenimenti erano frutto di eventi reali ha contribuito ad aumentare il mio coinvolgimento. Sicuramente l’autrice ha romanzato un po’ la verità ma ciò ha aggiunto ancora più inquietudine e un fascino di mistero soprannaturale.

Alma Katsu non lascia nulla al caso, intreccia perfettamente storie diverse, descrive in dettaglio l’ambiente e dedica particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Mi è piaciuto molto anche l’evolversi delle emozioni che hanno accompagnato i pionieri in questa tragica avventura. Alla partenza da Springfield gli uomini sono euforici, pieni di speranza, pronti a dare una svolta alla propria vita. Quasi tutti hanno un passato da dimenticare, peccati inconfessabili e comportamenti non proprio cristallini. Partono con le famiglie, i carri e gli animali, pervasi da un coraggio che li sosterrà per tutta la prima parte del viaggio. Quando si presenteranno le prime difficoltà allora compariranno dubbi e diffidenze. La parabola delle emozioni declina rapidamente man mano che le scorte di viveri diminuiscono paurosamente. Una fame misteriosa serpeggia nella carovana. Una fame che inizialmente non risiede nello stomaco ma nel sangue. Una fame logorante. Una fame che sussurra all’orecchio degli uomini con voci fantasma che torturano solo alcune persone in grado di ascoltarle:
Mi domando quale sia il tuo sapore.
Mi domando come sarebbe mangiarti.
Comincerei da qualcosa di piccolo, un dito del piede o una delle tue morbide, morbide orecchie.
Brividi!

La malconcia spedizione è ormai in preda alla confusione, all’ansia e alla discordia ma sulla Sierra Nevada le cose peggiorano. L’inverno blocca la carovana con il suo gelido abbraccio. Dio è distratto e non sente le loro preghiere. C’è però chi segue passo passo la carovana, i suoi famelici occhi narrano di un’antica leggenda la “na’it”. La fame. Uno spirito maligno pronto a entrare nella mente degli uomini per aprire le porte alla follia.

Leggendo queste pagine non ho potuto far a meno d’immedesimarmi in quei poveri pionieri e ho pensato a come mi sarei comportata io in una situazione del genere. Naturalmente, con la pancia piena, considero impossibile fare ciò che fecero gli uomini prigionieri dell’inverno. Tuttavia, in quella situazione estrema non so cosa avrei fatto. Ho provato a immaginare la disperazione delle madri e dei padri nel vedere i propri figli morire di fame. Cade un terribile tabù: per poter sopravvivere si dovrà mangiare carne umana. Distopico? No, fatto reale che, a ben pensare, si è ripetuto altre volte nella storia dell’umanità.

Ritornando agli eventi del libro scopriremo la fragilità del mondo. Un giorno godiamo di una rasserenante prosperità, il giorno dopo potremmo ritrovarci senza più nulla. La disperazione, quindi, stravolge gli uomini e l’inevitabile accade.

I morti diventano cibo per i vivi. Tagliano dai corpi, privi di vita, dei pezzi di carne. Chi mangiò sopravvisse. Chi si rifiutò morì diventando, a sua volta, cibo per gli altri.

Fra quelle montagne c’è una forza misteriosa che ti fa diventar pazzo e ti lascia a combattere contro la tua stessa pazzia. Come un castigo biblico.

“The Hunger - Affamati” è un romanzo a più voci. Vari personaggi si alternano nel raccontare gli eventi e ciò crea un panorama narrativo ancora più accattivante. Un viaggio infernale, il freddo estremo, la fame aggravata dal bere neve sciolta sono i punti salienti di una storia agghiacciante e a tratti commovente. La carovana è composta da quasi 90 persone e tra loro non mancano i mostri e i peccati. All’inizio i pionieri si sentono uomini civili e hanno giudizi negativi verso i popoli nativi e le loro culture. Tuttavia le cose non sono sempre come qualcuno le racconta, i fatti dimostreranno altre verità.

Quando il gruppo dei soccorritori arrivò, una brutta sensazione si era insinuata in tutta la squadra.
Si avvicinarono al capanno lentamente, con i fucili spianati. Diversi oggetti inaspettati erano sparsi sulla neve: un libro di preghiere tascabile, un segnalibro fatto con una striscia di nastro che fluttuava al vento. Alcuni denti.

Quella che sembrava una vertebra umana, ripulita della carne.

Adesso la brutta sensazione era nelle loro gole e dietro gli occhi. Alcuni si rifiutarono di procedere oltre. La porta del capanno era proprio davanti a loro, accanto a un’ascia poggiata contro la parete esterna. La porta si aprì da sola.
Vi consiglio vivamente di leggere “The Hunger - Affamati”, il romanzo dove la morte dona la vita.

sabato 3 novembre 2018

RECENSIONE | "Una morte perfetta" di Angela Marsons

Con “Una morte perfetta”, edito da Newton Compton, la scrittrice inglese Angela Marsons aggiunge un nuovo capitolo alla serie di libri che vede come protagonista la detective Kim Stone. 

Io ho letto i romanzi precedenti e Kim è diventata un’amica dal carattere spigoloso e dal cuore tenero. Sono sicura che con questo romanzo non vi annoierete,  anzi vi consiglio di allacciare le cinture di sicurezza perché questa volta entreremo in una storia che non ammette distrazioni. 

Aprite gli occhi e seguitemi nel lato oscuro di un’esistenza sospesa tra incubi e realtà per comprendere, per oltrepassare un confine insanguinato, per entrare nella mente di un serial Killer.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
Una morte perfetta
Angela Marsons (traduzione di E. Farsetti e C. Nubile)

      Serie di Kim Stone       
#1 Urla nel silenzio
#2 Il gioco del male [recensione]

#3 La ragazza scomparsa [recensione]
#4 Una morte perfetta


Editore: Newton Compton | Pagine: 382 | Prezzo: € 9,90
Sinossi
Il laboratorio di Westerley non è un posto per i deboli di cuore. Si tratta di una struttura che studia i cadaveri in decomposizione. Ma quando la detective Kim Stone e la sua squadra scoprono proprio lì il corpo ancora fresco di una giovane donna, diventa chiaro che un assassino ha scoperto il posto perfetto per coprire i suoi delitti. Quanti dei corpi arrivati al laboratorio sono sue vittime? Mentre i sospetti di Kim si fanno inquietanti, una seconda ragazza viene aggredita e il suo corpo è ritrovato con la bocca riempita di terra. Non c'è più alcun dubbio: c'è un serial killer che va fermato prima possibile, o altre persone saranno uccise. Ma chi sarà la prossima vittima? Appena Tracy Frost, giornalista della zona, scompare improvvisamente, le ricerche si fanno frenetiche. Kim sa bene che la vita della donna è in grave pericolo e intende setacciarne il passato per trovare la chiave che la condurrà all'assassino. Riuscirà a decifrare i segreti di una mente contorta e spietata, pronta a uccidere ancora?


Ancora prima di toccarla sapevo che era morte, eppure la toccai. La pelle era fredda al tatto, mentre seguivo la curva dell’avambraccio con l’indice. Mi soffermai sul neo sotto il gomito: non l’avrei mai più visto ingrandirsi a ogni suo movimento; né l’avrei visto quando lei si avvicinava con le braccia tese verso di me per avvolgermi in un caldo abbraccio… Non lasciarmi… Che ne dici se metto su il tè, mamma? Possiamo andare di là e giocare al nostro gioco preferito. Preparo tutto il necessario. Mamma svegliati. Ti prego, mamma. Non voglio che tu te ne vada… Dai mamma giochiamo: uno a te e uno a me!
Il laboratorio di Westerley non è un posto per i deboli di cuore. Si tratta di una struttura in cui si compiono ricerche per studiare sia l’attività degli insetti sia gli effetti delle condizioni climatiche sui cadaveri umani. I cadaveri vengono donati legalmente alla scienza, il loro numero è minuziosamente registrato e quando i conti non tornano non resta che chiamare la polizia. La detective Kim Stone entra in azione, c’è il corpo ancora caldo di una donna senza vita nascosto tra i cadaveri in decomposizione. Westerley appare un posto perfetto per coprire i delitti di un killer. Mentre Kim muove i primi passi investigativi, una seconda ragazza viene aggredita e rinvenuta in fin di vita con la bocca piena di terra. Bisogna fermare questi agghiaccianti delitti. Per far ciò Kim dovrà riuscire a decifrare i segreti di una mente contorta e spietata. Ma chi sarà la prossima vittima?

Con una scrittura incisiva, attenta e scorrevole, Angela Marsons confeziona un thriller dal ritmo serrato in cui le emozioni si rincorrono dando corpo a una verità che emerge poco a poco in un quadro sempre più sconvolgente. Il modus operandi del Killer è così crudele e spietato da far dire a una delle sue vittime “Per favore, lasciami morire in pace.”

Come potete ben immaginare non c’è pace per le vittime, non c’è pace per Kim e non c’è pace per le ossessioni che danzano un sabba malefico nella mente del Killer. Se tutto ciò non vi basta, sappiate che potrete leggere dei capitoli scritti direttamente dal killer. Pagine in equilibrio tra follia e parvenza di normalità. Perché le cose non sono sempre bianche o nere!

Al di là dell’atto criminale in sé, mi sono lasciata sedurre dalla mente criminale, dal desiderio di dare una spiegazione al lato oscuro della realtà che può concretizzarsi in atti violenti. Noi, gente comune, non sappiamo cosa accade nella mente di un killer. Ho colto con piacere l’opportunità di scoprire questo territorio pericoloso ma tanto affascinante. Dall’interno le prospettive si capovolgono e tutto assume un gusto amaro percepito attraverso ricordi. C’è quasi una dolcezza perversa, una nostalgia per i tempi che furono, uno sguardo crudele al passato tagliente come la lama di un coltello.

Kim e la sua squadra dovranno faticare non poco per trovare il bandolo della matassa. Ritrovare la protagonista è stato come ritrovare una persona cara che si è persa di vista per un po’. Nulla è cambiato. Kim è sempre rude, non ama seguire le procedure e il suo lavoro è ormai una missione. Stabilisce con le vittime una forte empatia e trovare il colpevole è l’unico modo per rendere loro giustizia. È un impegno personale. Però Kim è molto di più. È una guerriera con un’armatura che nasconde le sue fragilità. È una donna dal passato tragico. È una donna appassionata, determinata, una vera paladina di giustizia.

“Una morte perfetta” è il quarto capitolo del viaggio di Kim. Un viaggio che la porta ad affrontare la vita a muso duro. Nelle mani dell’esistenza giacciono follia, vendetta, coraggio, dolore e all’orizzonte, ma molto lontano, un barlume d’amore.

L’ambientazione particolare, lo scenario da incubo, le ossessioni di una mente malata, le false piste, i rovesciamenti e i colpi di scena rendono questo thriller psicologico una storia nera perfetta per gli amanti del brivido. Non temete, entrate con me nella testa del killer, apriamo la porta di quella temibile stanza vuota che poi tanto vuota non è. Il mostro vive proprio lì e vuol giocare con noi.

giovedì 1 novembre 2018

RECENSIONE | "Widows - Eredità Criminale" di Lynda La Plante

Buongiorno lettori e buon primo novembre :) Oggi vi propongo la recensione di un romanzo che mi ha tenuta con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Si tratta di “Widows - Eredità criminale” scritto da Lynda La Plante, edito Garzanti. È la storia di Dolly e delle sue “ragazze” e mi è piaciuta molto perché la protagonista è una donna forte e coraggiosa, indipendente e pronta a mettersi in gioco in un campo minato come quello del crimine. Lei non è una paladina della legge e le sue “ragazze” attraversano la vita in bilico sul filo della povertà economica senza prospettive per il futuro, senza speranza.

"Hanno affrontato la vita da sole. 
Ma quando si tratta di abbracciare il crimine, scelgono di farlo insieme."

Solidarietà femminile, spavalderia incosciente o schiaffo morale agli uomini?


STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Widows  - Eredità Criminale
Lynda La Plante (traduzione di P. Bertante)

Editore: Garzanti
Pagine: 407
Prezzo: € 18,90
Sinossi
Per Dolly essere la moglie del noto criminale Harry Rowlins non è mai stato un problema. Negli anni si è tenuta alla larga dagli affari del marito, ottenendo in cambio tutte le attenzioni che ha sempre desiderato. Eppure l'ultima impresa di Harry è finita in tragedia e con la sua morte Dolly si ritrova sola. Finché non riceve un biglietto anonimo con precise istruzioni: deve presentarsi in banca sotto falso nome e accedere a una cassetta di sicurezza. Qui, oltre a contanti e una pistola, trova il taccuino sul quale il marito ha annotato le persone con cui ha avuto a che fare e le rapine che ha organizzato, compresa l'ultima. Dolly interpreta questo ritrovamento come un segno. Sta a lei portare a termine quello che Harry ha iniziato. Lo deve a se stessa. E soprattutto lo deve a quel marito del quale vuole onorare la memoria. Ma non può farcela da sola. Ha bisogno del sostegno di chi, come lei, sa cosa vuol dire vivere al fianco di un criminale con tutti i rischi che comporta. È così che Dolly si rivolge alle uniche persone che è certa non si tireranno indietro: le vedove dei complici di Harry e la scaltra Bella, che si conquista fin da subito la sua stima. Solo unendo le forze e fidandosi l'una dell'altra, le quattro donne riusciranno a farsi strada in un mondo che non fa sconti e premia quelli che sono disposti a mettere a repentaglio anche la propria vita per ottenere ciò che vogliono. E loro non hanno la minima intenzione di tirarsi indietro. Nemmeno quando le cose non vanno secondo i piani.

Non siamo mai state solo le donnine che rimanevano a casa senza sospettare nulla. Sapevamo quel che facevano. E anche perché Harry mi ha indicato dov’erano i registri per un motivo, e il motivo siamo noi. Non voleva che rimanessimo sole e non voleva che fossimo in difficoltà. Ce lo meritiamo, signore. Pensateci.
Ad incitare le ragazze è l’eroina del romanzo. Lei è Dolly, vedova di Harry Rowlins. Le sue compagne sono Linda, vedova di Joe Pirelli, e Shirley, vedova di Terry Miller. Sono loro le “vedove”, future vestali del crimine. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa è successo.

Una rapina finita male. Tre banditi bruciati nella loro macchina. Sono Harry, Joe e Terry. Tre vedove e dei registri su cui sono state descritte minuziosamente non solo i furti del passato ma anche quelli progettati per il futuro. Quindi, deposti i fazzoletti bagnati di lacrime, le tre vedove impugnano i fucili a canne mozze e “Widows” ha inizio.

Dolly è la vedova del capo banda. Harry non le ha mai fatto mancare nulla e il loro matrimonio dura da lungo tempo.

Linda, moglie di Joe, lavora in una sala giochi. Per lei il denaro è una meteora. La polizia la perseguita. La sua vita è uno sfacelo completo e lei si annoia.

Shirley è una ragazza di 25 anni sposata con Terry. Dopo la morte del marito scopre di non aver in banca neanche un soldo. Il mutuo della casa le pende sul capo come la spada di Democle.

A loro si aggiunge Bella, una spogliarellista di colore, amica di Linda. Anche lei ha urgente bisogno di denaro e si rivelerà perfetta per il ruolo d’autista. La banda ora è al completo, non resta che verificare ogni dettaglio, provare e riprovare, controllare tempi e definire ogni ruolo. La rapina si farà e le donne saranno artefici del proprio destino per piegare il futuro al loro volere.

Naturalmente nel romanzo troveremo anche protagonisti maschili che non fanno proprio una bella figura. Alcuni sono al servizio del crimine e si lasciano facilmente raggirare specialmente se si sventola, sotto il loro naso, un congruo numero di banconote. Poi ci sono uomini ingannevoli dall’apparenza benevola e altri che avrei volentieri fatto fuori se mi fosse stata concessa un’opportunità. Non vi voglio svelare troppo, lascio a voi il piacere di scoprire falsità, capricci del destino e crudeltà. C’è però un personaggio che diventa la spina nel fianco di Dolly. È l’ispettore investigativo Resnick, ossessionato dall’idea di arrestare Harry Rowlins. Tra il poliziotto e il criminale c’è un vecchio conto in sospeso. Se Harry è morto poca importa ci sono i suoi registri a testimoniare le sue colpe e l’ispettore vuole quei diari a qualunque costo.

Come potete ben immaginare, Widows è un thriller ad alta adrenalina. Le donne illuminano la scena e affascinano con le loro personalità. Io mi sono sentita subito vicina a Dolly. Dopo un primo momento di smarrimento e di dolore per la morte di Harry, sua moglie decide di onorare la sua memoria non con fiori, candele e opere di bene, ma con una spettacolare rapina. Mi sembra quasi di vederla, questa signora, non più giovanissima, alzare il capo con una nuova luce negli occhi. Dolly decide di affrontare il crimine con spavalderia, osa dove le altre non avrebbero mai immaginato di arrivare, non ha alcun timore e gioca.

Gioca a testa alta la sua partita con il destino e strada facendo, un saluto al caro Baglioni, scoprirà amare verità rendendosi conto di essere stata per anni solo una pedina nelle mani del marito. Dolly, Linda, Shirley e Bella non avranno vita facile. Dovranno affrontare pesanti minacce e trovare il modo di sopravvivere in un mondo maschilista oscurato dalla violenza. Quando le cose si complicano, eccome se si complicano, riusciranno ad andare avanti grazie alla loro amicizia, alla solidarietà e alla capacità di aiuto reciproco. Ci saranno momenti d’incomprensione ma nulla che non si possa superare. Ribellarsi al sistema maschile non è cosa facile. Dopo aver vissuto per anni all’ombra dei loro uomini, legate da una totale dipendenza economica e vittime di sopprusi, è arrivato il momento di prendersi una bella rivincita. Lunga vita alle vedove!

Con “Widows” ha conosciuto la scrittrice Lynda La Plante, regina incontrastata del thriller britannico. Il romanzo è indubbiamente coinvolgente, i personaggi sono tratteggiati in maniera magistrale. Le protagoniste incarnano la condizione femminile sia dal punto di vista sociale sia da quello più intimo e personale. Anche se fra di loro ci sono differenze sociali, tutte comprendono che solo restando insieme potranno portare a termine il loro piano criminale. L’unione fa la forza.

“Widows” è un viaggio sulle montagne russe. Godetevi il vento dell’imprevisto e dei colpi di scena. Siate pronti a reggere emozioni forti salendo e scendendo fra rabbia, lacrime e coraggio. Prestate attenzione a ciò che leggete perché le cose non sono come sembrano.

L’intreccio è ben costruito, mai macchinoso e spesso vi chiederete: “E adesso che succede?” Non incontrerete scene di pura violenza e scoprirete nere verità. Dovrete farvi strada tra inganni e false piste. Lasciatevi guidare dalla sensibilità dell’autrice, lasciate sempre aperta la porta dell’impossibile e andate sicuri verso un finale aperto e graffiante. Le nostre eroine percorreranno senza indugi la via del crimine pronte a mettere a repentaglio la propria vita per ottenere ciò che vogliono. Ma ne vale davvero la pena? Per scoprirlo aspetto con ansia il seguito di “Widows”. La risposta, per il momento, si cela nel cuore delle nostre amabili vedove.

Se volete ingannare l’attesa a novembre 2018 arriverà nelle sale cinematografiche il film tratto da “Widows” per la regia di Steve McQueen. Buona lettura e buona visione a tutti voi!

lunedì 29 ottobre 2018

RECENSIONE | "Olga di carta - Misteriosa" di Elisabetta Gnone

Oggi, 29 ottobre, arriva in libreria “Misteriosa” il terzo capitolo della serie “Olga di carta” di Elisabetta Gnone, edito Salani. Questi episodi hanno come protagonista la giovane Olga Papel, una ragazzina gentile ed esile come un foglio di carta. La giovane Papel ha una dote speciale: sapeva raccontare magnifiche storie e tutti interrompono ciò che stanno facendo per ascoltarla. Nei suoi racconti la ragazzina mostra a tutti noi, un nuovo mondo in cui nessuno teme di mettere a nudo le proprie fragilità, le proprie paure. Grandi e piccini hanno in comune la vulnerabilità e le imperfezione dell’essere umano. Io ho già letto i primi due capitoli della serie. “Il viaggio straordinario” (recensione), in cui l’autrice affronta con delicatezza e lieve  ironia le imperfezioni che ci rendono umani. Segue “Jum fatto di buio” (recensione), centrato sul vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo una persona cara. Infine giungiamo a “Misteriosa” che parla della paura di crescere e di affrontare il mondo.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Olga di carta. Misteriosa.
Elisabetta Gnone

Editore: Salani
Pagine: 192
Prezzo: € 14,90
Sinossi
Cosa significa diventare grandi? E come si fa? «Crescere è una faccenda complicata» direbbe il professor Debrìs, e Olga lo sa bene: per rassicurare una giovane amica, che di crescere non vuole sentire parlare, le racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi, anche se l'etichetta riportava la sua età, o la sua taglia, e che saltava nei disegni per fuggire dalla realtà. La storia di Misteriosa è la storia di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo, fugge da responsabilità e doveri, incapace di assumersene il carico, e combatte strenuamente per restare fanciullo. È anche, però, la storia di una bambina che non si arrende. Una storia che farà ridere, pensare e spalancare gli occhi per lo stupore; e che rassicurerà Olga, i suoi amici e i lettori di tutte le età su un punto, che è certo: per diventare splendidi adulti occorre restare un po' bambini.


"Si può avere paura di crescere?"

Sì, sicuramente sì, semplicemente sì!
Non fosse stato per i vestiti che le stavano grandi, sarebbe sembrata una bambina come tante: né alta né bassa, né magra né grassa, non brutta e forse anche un po’ bella, intelligente, sì, ma non un genio, insomma un tipo comune. Possedeva anche un nome comune, uno come tanti, ma tutti la chiamavano Misteriosa.
Crescere è sicuramente una questione complicata. È un percorso accidentato, difficile, ma non impossibile e Olga lo sa bene. Per rassicurare una giovane amica che “non vuol crescere”, Olga racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi. Misteriosa era il suo nome e i suoi genitori si disperavano perché la loro bambina spariva letteralmente nei vestiti.
Qualunque capo d’abbigliamento a Misteriosa stava grande. Anche se sulla targhetta c’era scritta la sua età, anche se l’etichetta riportava la sua taglia, anche se sua mamma la misurava prima di uscire e poi nei negozi tirava fuori il metro e misurava i vestiti, e solo se altezze e larghezze combaciavano al millimetro, acquistava i capi, neppure così c’era verso di farle andare bene una maglia o un paio di calzoni.
Quando si presentava una situazione difficile, Misteriosa aveva l’abitudine di nascondersi nei quadri, nei disegni, nelle fotografie e nelle locandine dei film. Se una cosa non le piaceva o l’annoiava, la ragazzina spariva. Invece, davanti a un’immagine piacevole e senza minacce all’orizzonte, Misteriosa lasciava il mondo reale per entrare in quello della fantasia. Qui succedeva una cosa strana: quando la bambina era nei disegni sembrava che i vestiti le calzassero a pennello. Magia.

Olga racconta la storia di Misteriosa mentre con i suoi amici, fra cui Mirina che non era mai stata in campagna, si avvia su per i sentieri di montagna. Una gita in montagna che si trasformerà ben presto in un’avventura mozzafiato.
Non si dovrebbe mai smettere di fare un saltino nella fantasia.
Lo sapete, io adoro Olga e ascoltare le sue storie è sempre un vero piacere. “Misteriosa” è un libro affascinante e stimolante che solleva questioni importanti, senza età. Ogni pagina è ricca di suggestioni e offre spunti di riflessione. Apre le porte della fantasia senza mai perdere di vista la realtà e afferma una grande verità: “diventare grandi non significa abbandonare i bambini che eravamo.”

Tutti abbiamo provato la paura di crescere. Il mondo spesso fa spavento e quando non riusciamo ad affrontare le difficoltà a testa alta allora ci rifugiamo in qualcosa. Inventiamo scuse per non affrontare un problema, ci nascondiamo in un libro o ci nascondiamo dietro una montagna di pretesti. Parliamo poco e vorremmo scomparire nei nostri vestiti proprio come Misteriosa. Mettiamo in discussione ogni cosa e scappiamo via facendo, magari, un saltino nella fantasia per vedere il mondo con occhi nuovi e scoprire nuovi orizzonti. La fantasia ci permette di essere eroi coraggiosi e non semplici uomini fragili e vulnerabili.

Adoro il modo in cui Elisabetta Gnone affronta questi temi. Con garbo e dolcezza, un pizzico d’ironia e tanto amore, la scrittrice riesce a parlare direttamente al cuore di noi lettori di tutte le età. Non ci sono rimproveri o sentenze, nessuna condanna o denigrazione. Ogni pagina è una possibilità, un incoraggiamento, un dire: “Ce la puoi fare!”

Fantasia e realtà corrono parallele con i confini ben delineati ma con la possibilità di passare da una dimensione all’altra senza alcun problema. Questo potere non è solo dei bambini, anche noi adulti possiamo essere cittadini del mondo della fantasia. L’importante è saper tornare nella realtà per vincere e superare le proprie paure e spostare avanti i nostri limiti. Bisogna credere in se stessi e nelle proprie capacità. Mai fuggire da responsabilità e doveri. Mai arrendersi. Rimanere fanciulli non è una soluzione. Anzi la fanciullezza è l’inizio di un viaggio che ci farà affrontare tante difficoltà. A volte sorrideremo, spesso avremo gli occhi colmi di lacrime, qualche volta incontreremo persone rassicuranti, avremo al nostro fianco veri amici e lo stupore non ci lascerà mai. Saranno tutti compagni di un lungo percorso e ci insegneranno a non aver timore di affrontare ciò che c’è fuori dal nostro nido. Apprezzare la realtà non vuol certo dire che dobbiamo dimenticare la fantasia. L’impegno e la volontà saranno le armi di tutti e non dimenticate il ruolo della scuola e della famiglia nel preparare i giovani a non temere il mondo. Bisogna dar loro gli strumenti per comprendere la realtà e conquistare il proprio posto nel mondo. Bisogna far loro comprendere che “cadere” è normale ma bisogna ogni volta “rialzarsi” e andare avanti.

“Misteriosa” è arricchito dai meravigliosi paper cut di Linda Toigo. Le parole e le immagini aiutano “a vedere” anche con gli occhi, la storia narrata da Olga di carta. Alla fine del libro ho provato un senso di appagamento e di condivisione totale con la sua morale. È facile ritrovarsi in Misteriosa con i vestiti larghi in cui nascondersi. I bambini devono poter crescere, devono avere il tempo di crescere senza bruciare le tappe verso il mondo degli adulti. Noi adulti dobbiamo, invece, ricordare come si fa a saltare nel mondo della fantasia per guardare la realtà con gli occhi dei bambini. Arrivederci alla prossima storia, cara Olga.