lunedì 19 giugno 2017

RECENSIONE | "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano

Enrico Galiano è un nome famoso tra i giovani, i suoi post su Facebook sono letti da tantissimi ragazzi. Galiano, nel 2015  è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia, racconta, nel suo romanzo “Eppure cadiamo felici”, il momento in cui tutto il mondo appare come un nemico, quando il buio ti circonda e non sai più cosa fare. Racconta come, nel buio, si può intravedere la luce che prende le fattezze di un’altra persona. Una persona in grado di comprendere il tuo disagio. Così basta appoggiare la testa su quella spalla pronta a sorreggerti perché le emozioni non facciano più paura.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Eppure cadiamo felici
Enrico Galiano

Editore: Garzanti
Pagine: 381
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un'estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l'appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall'ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l'amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.

“Wenn ein Gluckliches fallt”, è l’ultimo verso di una poesia di Rainer Maria Rilke, che tradotta recita più o meno così:

“E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa
Ne sentiremmo il tocco,
che quasi ci sgomenta,
quando una cosa felice cade.”
Per Gioia, la protagonista del romanzo,  questo verso parla della bellezza delle cose che cadono, della bellezza delle cose che tutti rifiutano e che se ne sta nascosta tra le cose inutili che tutti buttano via.
Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”?

Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.
Gioia, chiamata confidenzialmente Maiunagioia dai suoi compagni, è una diciassettenne timida che non riesce a socializzare con i suoi compagni. Non condivide con loro l’interesse per la moda, per le feste e i pettegolezzi. Lei ha due grandi passioni: colleziona parole intraducibili di tutte le lingue del mondo e ama fotografare le persone prese di spalle. Nessuno condivide con lei queste passioni, nessuno potrebbe capirla. Poco male, Giulia risolve dando vita a un’amica immaginaria, Tonia, sempre pronta a dire le cose in faccia, senza alcun problema.

La famiglia di Giulia si può paragonare a un iceberg di problemi. I genitori, fedeli compagni di grandi bevute, litigano spesso fra loro creando, in casa, un clima insostenibile da cui la ragazza scappa appena può. Così una sera Giulia incontra, in un bar, un misterioso ragazzo, Lo. Chiacchierata dopo chiacchierata, Giulia inizia a fidarsi di Lo, lui la comprende e non la vede come una marziana sulla Terra. Sera dopo sera, tra confidenze e risate e scherzi, Lo diventa sempre più importante per Giulia. Ogni cosa assume un colore diverso, il buio inizia a cedere il posto alla luce,il cuore mette a tacere la ragione e le regala intense emozioni. La felicità è a portata di mano? Forse. Anzi, no!

Quando Lo scompare, svaniscono con lui le emozioni appena provate. Ma il cuore è tenacemente convinto che ci sia ancora una possibilità. Una possibilità per ritrovare Lo, per sciogliere il nodo che lega il passato del ragazzo, per ritrovare la felicità perduta, per coniugare il verbo amare nei suoi mille significati diversi.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo che parla proprio delle mille sfumature della parola amore che non si possono guardare con gli occhi della ragione. Tra i personaggi del libro ho amato il professore Bova, insegnante di filosofia, pronto a rispondere a tutte le domande dei suoi allievi e di Gioia in particolare. Ho apprezzato i riferimenti alla favola scritta da Apuleio, Psiche e Amore, per spiegare un aspetto della vita. In ogni persona, il poroso confine tra luce e buio, crea problemi. A volte, qualsiasi scelta si faccia, inevitabilmente qualcuno soffrirà.  È una lotta continua tra razionalità e istinto, ma,alla fine dall’unione dell’anima e dell’amore nascerà il piacere.

Ed è questo il lungo viaggio che Gioia dovrà affrontare  alla ricerca di Lo, per dare un nome alla strana sensazione che prova, per ritrovare quell’attimo di felicità in cui il mondo cambia. Quando “io” diventa “noi”, quando due anime si incontrano e scoprono i primi tumulti del cuore, quando non si ha paura di ascoltare il rumore della felicità, allora la vita cambia per sempre. L’adolescenza, tema portante del romanzo, è vissuta come un periodo in cui ci si sente soli contro tutti. Ai ragazzi bisogna dare fiducia e responsabilità, lasciare che compiano scelte ed errori. Così diventeranno più forti e le loro fragilità diminuiranno.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo intenso, si legge piacevolmente lasciandosi trasportare dalle emozioni che prima in sordina, poi sempre più plateali, rendono la storia ricca di domande a cui non viene data una risposta. La lettura scorre fluida, capitoli di varia lunghezza si susseguono regalando ritmo alla storia arricchita con citazioni di scrittori, poeti, musicisti. Sicuramente è un romanzo che volge lo sguardo verso il mondo dei giovani ma in ognuno di noi sopravvive la nostra gioventù. Si è fragili oggi come ieri, si è fragili da giovani e da adulti, da figli e da genitori. Ma, anche nella fragilità, si può trovare l’attimo di felicità che illuminerà la nostra vita lasciando che l’amore nutra i nostri cuori.

giovedì 15 giugno 2017

BLOGTOUR "Il mistero di Abbacuada" di Gavino Zucca | I luoghi del romanzo

Un tenente dei carabinieri appena arrivato in Sardegna. Un misterioso omicidio all’interno di una grotta. Una squadra speciale per un colpevole davvero insospettabile.

Un delitto all’apparenza semplice si rivelerà molto più complicato del previsto. Riuscirà il tenente Roversi, guidato dal suo idolo, Tex Willer, a risolvere un caso d’omicidio tutt’altro che semplice?

Il mistero di Abbacuada
Gavino Zucca

Editore: Newton Compton 
Pagine: 288 | Prezzo: € 10,00 
Sinossi 

Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…



I luoghi del romanzo

“Il mistero di Abbacuada” è il primo romanzo di Gavino Zucca dedicato alle indagini del tenente Giorgio Roversi e della Squadra Speciale Villa Flora. Lo scrittore, nato a Sassari ma residente a Bologna, guida il suo personaggio in un viaggio che ripercorre al contrario i suoi spostamenti.

A causa di motivi disciplinari, il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi, è stato trasferito, dall’amata Bologna, in Sardegna.
[...] Il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.  (Giuseppe Mazzini)
Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo a Sassari, città con tanti tesori nascosti da scoprire, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada.

La grotta di Abbacuada è un luogo molto pericoloso. Il nome deriva dal fatto che originariamente lì c’era una sorgente, poi è successo qualcosa nella grotta e l’acqua ha trovato un’altra strada. La fonte si è inaridita anche se si ode ancora il suono dell’acqua che scorre. Abbacuada significa, infatti, acqua nascosta.

Le indagini conducono Roversi a fare la conoscenza del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela diffusa nella Sardegna più arcaica e misteriosa. Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso aiuto per il tenente che diventerà un ospite graditissimo a Villa Flora nella Valle delle Magnolie.

Valle delle Magnolie, grazie ai lavori di Gualandi, è una vallata ordinata e curata. È uno dei famosi orti di Sassari. Qui c’è acqua in abbondanza, un piccolo paradiso in cui si riesce a coltivare quasi tutto: pomodori, patate, fagioli, lattughe, finocchi, carciofi e cavolfiori. I muretti a secco, che dividono i terreni, sono più sacri delle barriere fra Stati. Le persone sono pronte  ad aiutarsi nei momenti di difficoltà ma non c’è la pur vaga idea di cooperativa agricola. Questo fa lievitare i costi di produzione riducendo al minimo i guadagni.

Leggendo questo giallo scoprirete una regione meravigliosa che vi accoglierà con profumi, sapori e colori unici! La grotta di Abbacuada sprigionerà il suo fascino e Valle della Magnolia vi conquisterà con i suoi campi ordinati. A movimentare il tutto ci penseranno il tenente Roversi e la Squadra Speciale Villa Flora :)





Buona lettura :)

martedì 13 giugno 2017

RECENSIONE | "The Tower. Il millesimo piano" di Katharine McGee

Manhattan 2118.  Una torre di mille piani. L’universo di giovani vite. Tutti vogliono qualcosa. Più in alto arrivi, più in basso cadrai. Oscuri segreti, amori impossibili, tradimenti e abbandoni. Droghe, gelosie, alcol e tanta solitudine. Se vi va, se siete abbastanza audaci, seguitemi. Approderemo in un futuro dove tutto è possibile. Approderemo a New York, nella torre che svetta nel cielo, per conoscere gli uomini del domani spaventosamente uguali all’umanità del nostro presente.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 8
The Tower. Il millesimo piano
Katharine McGee (traduzione di G. Pastorino)

Editore: Piemme
Pagine: 463
Prezzo: € 17,00
Sinossi
Manhattan, 2118. New York è diventata una torre di mille piani, ma le persone non sono cambiate: tutti vogliono qualcosa, e tutti hanno qualcosa da perdere. La spregiudicata Leda, che brama una droga che non avrebbe mai dovuto provare e un ragazzo che non avrebbe mai dovuto toccare. La viziata Eris, che dopo aver perso tutto in un istante vuole risalire, ma presto comincerà a chiedersi quale sia veramente il suo posto. L'intraprendente Rylin, che un lavoro ai piani alti trascinerà in un mondo - e in una relazione - mai immaginati: la nuova vita le costerà quella vecchia? Il geniale Watt, che può arrivare ai segreti di ciascuno e, quando viene assunto per spiare una ragazza, si troverà imprigionato in una rete di bugie. E sopra tutti, al millesimo piano del Tower, vive Avery, disegnata geneticamente per essere perfetta. La ragazza che sembra avere ogni cosa, tormentata dall'unica che non dovrebbe nemmeno desiderare...

La musica e le risate si stavano affievolendo al millesimo piano, la festa giungeva lentamente al termine e anche gli ospiti più resistenti barcollavano verso gli ascensori per scendere nei loro appartamenti. Le ampie finestre che andavano dal pavimento al soffitto erano quadrati di vellutata oscurità, ma in lontananza il sole stava sorgendo e tingeva l’orizzonte di rosa pallido venato di una sfumatura d’oro luccicante.

All’improvviso un urlo lacerò il silenzio, mentre una ragazza cadeva verso terra, il corpo che fendeva l’aria fresca del primo mattino.

In meno di tre minuti la ragazza si sarebbe schiantata sull’implacabile cemento della East Avenue.

Quando il sorvegliante trovò quel che restava del suo corpo,l’unica cosa che sapeva era che quella ragazza era la prima persona a cadere dal Tower nei venticinque anni da che era stato costruito. Non sapeva chi fosse, né come fosse riuscita a uscire all’aperto. Non sapeva se fosse caduta o fosse stata spinta o se, schiacciata dal peso di oscuri segreti, avesse deciso di saltar giù.
Niente timori, amici lettori, non ho intenzione di rivelarvi nulla ma questo prologo, che ho voluto condividere con voi, mi ha catturata mostrandomi i mille riflessi tragici di una storia che stava per muovere i primi passi.

L’autrice, con una pluralità di voci, da vita al suo romanzo d’esordio, disegnando una società distopica in cui potere e denaro hanno un ruolo determinante. Niente di nuovo se non fosse per il modo in cui questi parametri evidenziano le differenze sociali.

New York è dislocata tutta in una Torre formata da mille piani. Nella down Tower vivono le famiglie più povere, salendo nella up Tower troviamo i personaggi ricchi e importanti. Al millesimo piano il massimo splendore.

The Tower è popolata da persone ambiziose e infelici, ben lontane dall’avere una vita perfetta. Il mondo tecnologico assiste ai continui errori degli uomini occupati a rincorrere denaro e vanità.

Tutto lusso, feste e divertimenti? Apparentemente sì, ma ben presto il lato oscuro dei personaggi richiama l’attenzione del lettore e diventa il protagonista del romanzo.

Inizialmente ho provato un po’ di difficoltà a ricordare i nomi e le storie dei molti personaggi che animano il romanzo. Il ritmo è lento nei primi capitoli poi si entra nel vivo degli avvenimenti e le cose cambiano. Pian piano ho conosciuto la spregiudicata Leda, vive al 962° piano, prigioniera delle apparenze. Al 969° piano troviamo Cord, un ragazzo orfano di genitori, cuore delle feste più belle. Appare sicuro ma nasconde un animo fragile. Eris, 985° piano, è una ragazza molto bella e viziata. La sua vita verrà sconvolta in un istante. Al 294° piano abita Watt, un ragazzo geniale, un hacker capace di arrivare ai segreti di ciascuno. Giù, nella down Tower, facciamo la conoscenza di Rylin, orfana si occupa di una sorella più giovane di lei. Ha un lavoro che detesta, la sua vita potrebbe cambiare quando un’occupazione ai piani alti le farà conoscere l’amore.

Al 1000° piano vivono i fratelli Fuller, Avery e Atlas. Lei è stata disegnata geneticamente per essere perfetta, lui sparisce per un anno e nessuno sa dove sia stato. Vivono nel lusso senza limiti ma nei loro cuori custodiscono segreti che il denaro non potrà mai trasformare in splendida realtà.

“The Tower” è il primo capitolo di una appassionante saga che, sono sicura, conquisterà i cultori della fantascienza. Io ho trovato pregi e difetti che vorrei condividere con voi.

L’alto numero dei personaggi mi ha creato inizialmente un po’ di confusione e il ritmo lento rende la prima parte del romanzo non molto fluida. Poi sono entrata nel meccanismo della narrazione, i nomi si sono associati a dei volti immaginari e tutto si è evoluto verso una lettura più intrigante. Mi è piaciuta l’idea della Torre come simbolo di un’umanità evoluta in tecnologia ma alle prese con i problemi della vita  a raggiungerti ovunque tu sia. Il mondo descritto si è trasformato in un gran vaso di Pandora. La realtà descritta, anche le tecnologie sono possibilissime in un futuro non molto lontano, rappresenta l’elemento più inquietante di questa distopia. È una realtà simile alla nostra. La sua vicinanza al nostro quotidiano è come una lama che ti scava dentro, ti ferisce, ti rende vulnerabile e fragile. L’amore non ha il potere di risolvere tutto, è una speranza mai una certezza. I protagonisti diventano impotenti marionette nel nome di un segreto per un segreto. La perfezione fisica non dona felicità, si è al primo posto della popolarità ma i tormenti interiori esistono. Questo dualismo, perfezione esterna e macerie morali, rende il romanzo vivo e interessante. Tra segreti e bugie, tradimenti e sbornie, mi sono ritrovata a riflettere su come la natura umana sconvolge e frantuma i sentimenti. Adulti e adolescenti si comportano nello stesso modo. Si gioca con la vita e non importa se si è al primo o al millesimi piano. In povertà o in ricchezza. La tragedia ci aspetta senza alcun segno di speranza. “The Tower” chiude il suo cerchio con un evento che vi emozionerà, possibile che l’umanità sia così “povera di sentimenti”? Lo scopriremo nel prossimo capitolo della saga dove, spero, ci sarà anche una flebile speranza che possa rendere liberi gli uomini del domani. 

venerdì 9 giugno 2017

RECENSIONE | "Il bambino argento" di Kristina Ohlsson

Dopo il successo ottenuto con “Bambini di cristallo”(recensione), Kristina Ohlsson torna nelle librerie con “Il bambino argento” per riaccendere, nei giovani lettori, la paura dell’ignoto.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il bambino argento
Kristina Ohlsson (Traduzione di Silvia Piraccini)

Editore: Salani
Pagine: 176
Prezzo: € 13,90
Sinossi
Era da tempo immemorabile che a novembre non nevicava a Anus. Adesso però il suolo è candido di neve e il fiume è ghiacciato al punto giusto per poterci pattinare sopra. Aladdin e Billie, come tutti i ragazzi della città, ne sono entusiasti. Ma non durerà a lungo: una serie di eventi, apparentemente non collegati, sembra minare per sempre le loro sicurezze. Un misterioso barcone appare da un giorno all'altro nel porto della città, e un'inquietante presenza comincia a rubare del cibo intrufolandosi ogni notte nel ristorante dei genitori di Aladdin, che stanno per prendere una decisione disperata. Antiche, sanguinose storie di crimini, di follia e di sfarzosi tesori perduti tornano alla luce, e poi c'è quello strano bambino sconosciuto che appare e scompare nel nulla e che non lascia impronte sulla neve, proprio come un fantasma... II tempo stringe, gli adulti sembrano troppo presi dai loro problemi di ogni giorno per riconoscere quali sono quelli veri, quindi starà ai due amici cercare di risolvere un caso che, da qualsiasi parte lo si guardi, risulta molto, molto più grande e pericoloso di loro...


Chi è il bambino in pantaloncini corti che sembra seguirti e non lascia tracce sulla neve?
Ahus, una località sul mare nel sud della Svezia, è lo scenario che accoglie una nuova storia, avventurosa e appassionante, di Aladdin e Billie.

Il paesino, con il suolo ricoperto da candida neve, è un gran luna park naturale per i ragazzi. Il fiume ghiacciato, le distese di neve, rendono entusiasti i ragazzi della cittadina. La pace però ha durata breve, una serie di eventi mina la tranquillità del luogo. Da un giorno all’altro un misterioso barcone di profughi appare nel porto di Ahus. Dal ristorante dei genitori di Aladdin, sparisce del cibo. Una pesante crisi economica induce i genitori del ragazzo a prendere una decisione disperata. Ma non è tutto. C’è uno strano bambino sconosciuto che appare all’improvviso e non lascia impronte sulla neve. Così mentre gli adulti affrontano i problemi di ogni giorno toccherà nuovamente a Billie e Aladdin, con l’aiuto di Simona, risolvere un caso che ha radici nel passato. Una sanguinosa storia di crimini e follia, tesori perduti e piccoli fantasmi sono gli elementi di una storia nata per i giovani lettori che non hanno paura di aver paura.

Il bambino in pantaloncini, che appare dal nulla e nel nulla svanisce, rappresenta la tenue vena horror di questo romanzo per ragazzi. La presenza del soprannaturale è lo specchio che riflette i problemi di una società in cui l’odio, l’amore negato, l’atroce destino, sono i semi da cui nasce un’antica storia che proietta i suoi tentacoli nel presente. Aladdin e Billie, con la simpaticissima Simona, affrontano il mistero dell’argentiere morto, tanti anni prima, in circostanze misteriose. L’argento, materiale prezioso per i suoi lavori, scompare in una notte tempestosa. Il colpevole non ha mai avuto un nome, l’argento non è mai stato ritrovato. Questo vecchio caso irrisolto diventa, per i ragazzini intrepidi, una sfida da risolvere anche perché a chiedere giustizia è proprio un “triste bambino in pantaloncini”.

Ho conosciuto Aladdin, Billie e Simona, con il romanzo “Bambini di cristallo” e con piacere ho letto questa loro nuova avventura rivolta a giovani lettori. La scrittrice, con uno stile pulito e scorrevole, narra una storia dall’intreccio semplice con numerosi colpi di scena e senza nessuna plateale violenza. I ragazzini, novelli detective, si mostrano al lettore con i loro limiti. Sono coraggiosi ma conoscono la paura, attenti ai particolari prestano sempre massima attenzione al mondo degli adulti. Affrontano i misteri, si sostengono l’un l’altro, nella loro ingenuità affrontano problemi che nascondono mille pericoli.

In questo romanzo non troverete mostri spaventosi o spaventosi esseri soprannaturali. L’ignoto si manifesterà in un horror dolce, mai aggressivo, senza crimini violenti e spargimenti di sangue. Anzi l’ignoto sarà l’input per affrontare temi del mondo reale come l’accoglienza dei profughi, la crisi economica, la giustizia negata.

“Il bambino argento” è un’ottima lettura per ragazzi desiderosi di provare brividi paurosi restando al sicuro nella propria casa. Chiuso il libro i fantasmi svaniscono, forse. Se così non fosse, benvenuti nel mondo reale degli adulti.

martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE | "Ragdoll" di Daniel Cole

Cari lettori, se desiderate una lettura da brivido non perdete il thriller “Ragdoll” di Daniel Cole, edito Longanesi. La storia, devo ammetterlo, è irresistibile. Si presenta in modo accattivante: titolo inquietante (Ragdoll si traduce in “bambola di pezza”) e cover dall’immagine foriera di forti e intense emozioni. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Ragdoll
Daniel Cole (traduzione di M. Fiume)

(Detective William Fawkes #1)

Editore: Longanesi
Pagine: 428
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Londra, 2010. Il processo al Cremation Killer, Naguib Khalid, è giunto al momento della sentenza. Il detective William Fawkes, detto Wolf, è in ansiosa attesa del verdetto. Perché le prove a carico dell'imputato sono indiziarie, e c'è chi dice che siano state inventate da Wolf stesso. Quando Khalid viene assolto, Wolf lo aggredisce in tribunale e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma pochi giorni dopo Khalid viene colto sul fatto: se solo avessero ascoltato Wolf, l'ultima vittima avrebbe potuto salvarsi invece di morire bruciata viva come le altre. Londra, 2014: Wolf è tornato in servizio, ma è un uomo distrutto. Divorziato, ha appena traslocato in un palazzo fatiscente ai margini della capitale inglese. Una notte, viene convocato su una scena del crimine. In un appartamento disabitato si trova un cadavere. Un solo corpo... Ma sei vittime. Sei parti differenti, sei membra di persone diverse, cucite insieme in modo rozzo. Ma non basta, perché il killer fa arrivare alla stampa un elenco di nomi e date. Sono le sue prossime vittime, e l'assassino arriva a dire anche quando le ucciderà. Ed è scorrendo la lista fino all'ultimo nome che Wolf capisce che quella terribile sfida lo riguarda molto, molto da vicino.

Il corpo nudo, contorto in una posizione innaturale, sembrava sospeso a trenta centimetri dalle assi irregolari del pavimento. Dava la schiena all’appartamento, guardava oltre l’enorme vetrata. Centinaia di fili quasi invisibili trattenevano la sagoma al suo posto, fissati all’altro capo a due ganci metallici industriali. Wolf impiegò qualche secondo a identificare il particolare più sconvolgente di quella scene surreale: la gamba nera attaccata al busto bianco. Avvicinandosi, notò le grosse cuciture che univano le membra spaiate, la pelle tesa nei punti in cui entrava e usciva il filo. Una gamba di un maschio di colore, l’altra di un bianco. Una grossa mano maschile da un lato, una femminile e abbronzata dall’altro. Capelli neri arruffati che scendevano su un busto femminile, pallido, con le lentiggini, magro.

Un cadavere … sei vittime!
Wolf, irriverente detective, accetta una crudele sfida che lo vede opporsi ad un killer spietato e geniale. Con il ritrovamento di un cadavere, assemblato con parti del corpo di sei vittime, inizia questo thriller in cui un mostro si muove indisturbato. Un lupo travestito d’agnello, pronto a ingannare tutti, a rendere nebulosa una verità scioccante e crudele.
 Dimmi, dunque, se tu sei il diavolo, io chi sono?
La sfida inizia con una lista che il killer fa recapitare alla stampa. Accanto a ogni nome è indicata la data di morte. Tutto è annunciato, tutto programmato, tutto reale. Il killer indica le sue prossime vittime ed è scorrendo la lista fino all’ultimo nome che Wolf scopre che quella terribile sfida lo riguarda molto da vicino. L’ultimo nome è il suo.

“Ragdoll” è un thriller spietato, intriso di dolore e sofferenza. I fatti scorrono via veloci in un gioco di matrioske che mi ha ricordato le costruzioni multiple della verità di Donato Carrisi. Lo scrittore gioca con il lettore coinvolgendolo nell’allucinante agire del Killer. Io ho apprezzato la trama precisa, le ambientazioni da incubo, i sospetti, la follia dell’omicida che pianifica i suoi crimini futuri. Follia e pianificazione si mostrano lati della stessa medaglia, un girare vorticoso travolge i personaggi, buoni e cattivi, poliziotti e criminali, uomini e donne alla ricerca del potere mediatico. L’alto ritmo narrativo si nutre di una tensione palpabile che cresce in modo direttamente proporzionale ai crimini. Particolare attenzione è data all’evoluzione psicologica dei personaggi. Il killer non ha un volto, è un mostro inafferrabile e misterioso, si cela ai lettori. È un’ombra che ci accompagnerà fino al finale sorprendente in grado di costruire un ponte verso il secondo capitolo della suggestiva trilogia legata al detective Wolf.

Ora, se amate le bambole di pezza non potrete più guardarle con uno sguardo carico d’emozione. Ricordate che per costruire la sua “bambola di pezza” il killer ha usato le parti anatomiche di ben sei cadaveri. Avete ancora lo sguardo carico d’emozione? Ragdoll, la vita dalla morte.

giovedì 1 giugno 2017

RECENSIONE | "I 444 scalini" di Mario Mazzanti [Review Party]

Cari lettori se amate i thriller tesi e inquietanti non potete perdervi “I 444 Scalini”di Mario Mazzanti. Lo scrittore è noto al vasto pubblico  per i bestseller “Un Giorno Perfetto Per Uccidere” e “Non Uccidere”.

Il solito thriller, mi direte! Scie di sangue,orribili omicidi, investigatori pronti a tutto pur di assicurare il killer alla giustizia. No! Cosa ne dite di un assassino dalla personalità multipla? Niente di nuovo, obbietterete. E se le personalità fossero ben 10 e capaci di interagire fra loro? Vedo la curiosità nei vostri occhi. Immaginate 10 personalità, diverse per età e caratteri, che affollano la mente dell’assassino. Tutte capaci di manifestarsi, tutte capaci di azioni diabolicamente perverse, tutte pronte allo scontro per affermarsi. Con questa intrigante premessa vi sfido a prendere il coraggio a due mani per iniziare a salire “I 444 Scalini” che non vi condurranno in un luogo colmo d’affetto ma vi apriranno le porte di una vita di odio e di dolore. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
I 444 scalini
Mario Mazzanti

Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Il Cerro de Santa Ana è uno dei più affascinanti luoghi di Guayaquil, in Ecuador. Dal faro posto alla sua sommità, si può ammirare un panorama mozzafiato sulla città e il fiume che la attraversa. Ma per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. È in corrispondenza dello scalino 382 che Sheila Ross, una giovane turista americana in viaggio con un’amica, sparisce senza lasciare alcuna traccia. Unico indizio: un italiano con cui Sheila avrebbe parlato la mattina. Sono pochissimi e fragili gli elementi a disposizione degli inquirenti, ma sufficienti a convincere Claps, rinomato profiler, ad attraversare l’oceano. Perché c’è qualcosa di strano in quel caso, qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito all’arresto in Italia due anni prima, dopo aver lasciato una lunga scia di sangue dietro di sé. Da allora Claps è ossessionato dall’idea di catturarlo. Una volta in Ecuador, scoprirà che la Ross non è l’unica ragazza scomparsa e che la presenza di Riondino in quel Paese è sempre più probabile. Trovarlo sarà come cercare un ago nel pagliaio. E Riondino è un ago con cui si rischia di morire…

E infine la patologia di Riondino che qualche traccia, a saperle cercare, doveva pur aver lasciato. Le personalità multiple. Dieci in tutto.

Un gruppo quasi fuso in una unica, con Jack a fare da leader, e il Furbo, l’Attore,il Conte ad assecondarlo con il Professore; ognuna con il suo talento, con le sue inclinazioni. E Hannibal, naturalmente. La pulsione bestiale che veniva dal profondo. C’era anche il Floscio, l’unica personalità a non essere a conoscenza dell’esistenza di altre. E poi le ultime tre personalità, le più incredibili; ben distinte e contrapposte a Jack e i suoi: il Ribelle, diciassette anni, il Piccolo, di sette, e Giulia, la dolce Giulia.
Nella “camera affollata”, espressione che prendo in prestito da Billy Milligan, di Riondino, il killer creato da Mazzanti, convivono i “protagonisti” del thriller. Ma andiamo con ordine.

Il Cerro De Santa Ana è uno dei luoghi più affascinanti di Guayaquil, in Ecuador. Per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. Una giovane turista americana sparisce, senza lasciare alcuna traccia, in corrispondenza dello scalino 382. Unico indizio: un italiano con cui la ragazza avrebbe parlato la mattina. Questa labile pista è sufficiente affinché Claps, rinomato profiler, attraversi l’oceano. In questo caso c’è qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito, due anni prima, all’arresto in Italia. Claps segue la fragile pista.

Al di là della storia e del meccanismo omicidi-indagini, sono stata conquistata dalle personalità che convivono nella mente del Killer. Il tema delle personalità multiple non è nuovo, tanti sono i thriller che hanno visto scie di sangue lasciate dal disturbo dissociativo dell’identità. Mi affascina la natura psichiatrica di questo disturbo che, nel romanzo, offre un quadro dalle mille sfaccettature. Ogni personalità ha la consapevolezza della presenze delle altre, tra loro c’è complicità ma anche odio e rancore. I ricordi sono comuni così come molti segreti sepolti capaci di scatenare i loro terrificanti lati oscuri.

Il romanzo di Mario Mazzanti non ammette pause, si legge tutto d’un fiato. L’intreccio si arricchisce di coincidenze e fatalità che generano svolte inattese nella narrazione. Claps è ossessionato da Riondino, ha un conto in sospeso con lui, è intenzionato a catturarlo ad ogni costo. I due protagonisti, il killer e il profiler, si fronteggiano in una sorta di partita a scacchi. La mossa di uno genera la contromossa dell’altro. Molti pezzi cadranno lungo il cammino, il Nero e il Bianco non si fermeranno fino alla soluzione finale che mi ha fatto battere forte il cuore. In questo thriller, dalle cupe atmosfere, c’è spazio per una gamma nera di sentimenti e io mi sono lasciata conquistare dal Piccolo. È indubbiamente la personalità più misteriosa, depositaria di atroci ricordi, è un bambino molto dolce e molto triste. Ama disegnare ma ha paura di una filastrocca, quella dei coniglietti morti.
Sei coniglietti andarono a spasso, uno di loro morì contro un sasso. Cinque conigli andarono al mare, uno di loro fu visto affogare. Quattro coniglietti andarono in un prato e uno di loro non si è più trovato. Tre coniglietti videro un bue, uno morì e rimasero in due. Due coniglietti andarono all’ovile, un cacciatore gli sparò col fucile. Un coniglietto che aveva buon cuore, rimasto solo morì di dolore.
Inquietante, vero? Bene, ora sapete cosa vi aspetta. Con un ritmo narrativo che non dà tregua e una tensione sempre alta, Mario Mazzanti ci propone un thriller capace di catturare il lettore in un vortice di forti sensazioni. Non mi resta che augurarvi una buona lettura :)

sabato 27 maggio 2017

RECENSIONE | "Malefica - Trasformare la rabbia femminile." di Maura Gancitano

Carissimi lettori, oggi vorrei presentarvi la Casa Editrice Tlon che nasce nel 2016 da un’idea di Andrea Colamedici, Maura Gancitano e Nicola Bonimelli. Le Edizioni Tlon nascono dall’esigenza di mettere al mondo libri come gradini su cui salire, maniglie da afferrare, vele da spiegare e briciole da spargere. Con queste bellissime premesse ho letto “Malefica. Trasformare la rabbia al femminile” di Maura Gancitano.

Malefica
Trasformare la rabbia femminile.

Autrice: Maura Gancitano
Editore: Edizioni Tlon
Pagine: 120
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Il personaggio di Malefica, la strega della fiaba tradizionale La bella addormentata nel bosco, nasconde tutto il dolore delle donne, il dominio della società patriarcale, la sconfitta del femminino sacro.

Forse, infatti, la cattiveria e la crudeltà di questa donna nascondono qualcosa che abbiamo rimosso: il tradimento dell’Animus nei confronti dell’Anima, della nostra parte materiale nei confronti della parte spirituale.

Malefica è l’archetipo della donna tradita, a cui l’uomo ha sottratto le ali per soddisfare la propria sete di potere. Ogni donna ha portato dentro di sé la sua stessa rabbia nei confronti degli uomini. Oggi, però, questo dolore può essere sciolto, e Malefica può perdonare Stefano, trasformando finalmente la propria rabbia.
Maura Gancitano

“Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà un dito con la punta del fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno simile alla morte. Un sonno dal quale ella mai si desterà”.

“Malefica, ti prego, non lo fare. Ti supplico”, urla Stefano.

“Tu che supplichi? Fallo ancora”.

“Ti supplico”.

“Va bene. La principessa sarà destata dal sonno di morte solo dal bacio del vero amore. Il maleficio durerà fino alla fine dei tempi. Nessun potere terreno riuscirà a toglierlo”.
Malefica è l’antagonista principale del film Disney del 1954 “La bella addormentata nel bosco”. È una strega potente e crudele che brama vendetta nei confronti di Re Stefano e della sua sposa, la regina Leah. Il motivo apparente è il mancato invito al battesimo della principessa Aurora.

Il motivo da cui scaturisce la rabbia della malvagia Malefica, appare subito futile e poco credibile. Per capirne di più bisogna aspettare il 2014 quando al cinema arriva “Maleficent” diretto da Robert Stromberg. Un mondo di intrighi, tradimenti e vendette verrà svelato e anche ai cattivi verrà data la possibilità di riabilitarsi.

Malefica è una fata dal cuore puro. È la protettrice del mondo incantato di Brughiera. Vive nella pace della foresta del regno, fino a quando, un giorno, un esercito di invasori minaccia l’armonia di quei luoghi. Malefica difende strenuamente le sue terre, ma sarà vittima di uno spietato tradimento che trasformerà il suo cuore in dura pietra. Decisa a vendicarsi, Malefica lancia una maledizione contro la piccola Aurora, figlia del re invasore. Quando la bambina cresce, Malefica comprende che Aurora rappresenta la possibilità per riportare la pace tra i due regni e, forse, per sciogliere il suo cuore di pietra.

Nel film l’attenzione è tutta per Malefica, affascinante nella sua malvagità, che rappresenta un femminile dalle mille faccettature, complesso e profondo. Il finale sorprendente, chi ha visto la pellicola sa di cosa parlo,  è motivo di riflessione. “Il bacio del vero amore” è un concetto che va oltre il comune senso dell’amore. Il vero amore esiste e non è rappresentato solo dal “bacio del principe azzurro”.  L’uomo che dona un bacio a una donna non è l’unica verità possibile. L’amore è un sentimento capace di superare tradimenti, sconfitte e dolori. In ogni donna convivono bene e male, luci e ombre. Ogni donna ferita può e deve essere libera di esprimere la propria rabbia per i torti subiti. Non deve chiudersi in se stessa.
Dentro a ogni donna c’è una parte sacra che lotta per emergere.
Ne parla Maura Gancitano nel suo libro “Malefica. Trasformare la rabbia femminile”. L’autrice ci guida nella rilettura del film “che molti hanno amato e che altrettanti non hanno apprezzato”. Attraverso le immagini riscopriamo il tema del rapporto tra il femminile e il maschile interiori. Malefica diventa la paladina di ogni donna. La rabbia e la vendetta della strega cattiva sono la conseguenza di un gesto disumano compiuto, verso di lei, da Re Stefano per soddisfare la sua sete di potere.

Nella nostra reale società il cambiamento nella mente di uomini e donne, appare evidente anche se la strada è ancora lunga. Le donne, nei secoli, sono state intrappolate in rapporti famigliari trasformati in gabbie. Ancor oggi le cronache sono piene di violenze sulle donne.

Maura Gancitano ci propone, con “Malefica”, un viaggio straordinario nel mondo femminile. Un viaggio compiuto con sensibilità che culmina nella speranza. Nella fiaba tradizionale, così come nella vita reale, incontreremo uomini prepotenti e donne ferite per i torti subiti. Maschile e femminile riusciranno a vivere in pace nel rispetto reciproco?

L’uomo assetato di potere spesso antepone i suoi desideri di grandezza all’amore. Non ci pensa due volte “a tarpar le ali a una donna”, fata o umana che sia, seduce e poi tradisce. Nella favola Re Stefano incarna gli uomini avidi e senza cuore.
Principessa Aurora: “Tutte le altre fate volano, perché tu no?”

Malefica: “Avevo le ali. Mi sono state rubate. Non mi fa piacere parlarne”.

Principessa Aurora: “Di che colore erano? Erano molto grandi?”
Malefica: “Talmente grandi da farmi da strascico. Ed erano forti, riuscivano a portarmi sopra le nuvole, nel vento. Non hanno mai ceduto. Neanche una volta. Io mi fidavo”.
Malefica può fare una nuova scelta anche se dovrà pagare le conseguenze della sua vendetta. Agire in modo disinteressato, reagire pensando al bene altrui è un primo passo per cancellare l’isolamento a cui un tradimento ci condanna. Ci isoliamo per difenderci, costruiamo “barriere di spine” per proteggerci dal mondo e così, pian piano, perdiamo la gioia di vivere. Ma possiamo riconquistare la nostra pace rinnegando odio e vendetta. Come? Lasciandoci abbracciare dal potere del cambiamento e del perdono. L’amore vero è la nostra salvezza, nonostante tutto. Pensate alla potenza dell’amore tra madre e figlia, un amore più vero che permette alle donne di non rimare prigioniere del conflitto “uomo/donna, maschile/femminile, materiale/spirituale”.

Non tutti sono in grado di accettare il cambiamento: un nuovo mondo senza lotta tra maschile e femminile.

Chi non vede la possibilità di una nuova esistenza, in cui le due parti si integrano, è destinato a non sopravvivere.
Malefica ha abbattuto la sua barriera di spine, ha deposto la sua corona…

Il desiderio di potere, l’ossessione di gestire la vita altrui, non porterà mai nulla di buono. Nelle fiabe come nella realtà.

lunedì 22 maggio 2017

RECENSIONE | "Una storia nera" di Antonella Lattanzi

Carissimi lettori, oggi vorrei proporvi un romanzo dolorosamente attuale. Una storia d’amore in cui la natura umana, poliedrica e misteriosa, si muove tra inevitabili ambiguità e scelte drammatiche.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Una storia nera
Antonella Lattanzi

Editore: Mondadori
Pagine: 249
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità?

Giuro che ti ammazzo Carla, ti sgozzo come un porco, e ammazzo pure i nostri figli – quante volte Carla l’aveva sentito dire dal suo ex marito. Giuro che ti ammazzo se ti vedo sorridere al tabaccaio che ti vende i biglietti della metro. Giuro che ti ammazzo se metti un vestito, o una gonna, per uscire. Giuro che ti ammazzo se hai un’amica, se vedi tuo fratello, se parli con i tuoi genitori. Poco prima del divorzio, Vito di notte chiudeva Carla a chiave in camera da letto. E la mattina, prima di andare a lavorare, la chiudeva a chiave in una parte della casa.
Roma, 7 agosto 2012. Dopo aver festeggiato il compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato dalla moglie Carla, ma per amore della piccola Mara, decidono di festeggiare il suo terzo compleanno insieme. Carla ha voglia di rivedere Vito, il suo grande amore, l’unico. Vito però si lascia vincere dalla gelosia, diventa violento, la picchia per poi, un attimo dopo, ricoprirla di baci e attenzioni.
Può mai davvero finire un amore così? Anche così tremendo, anche così triste.
Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa, sono l’emblema di un amore malato che diventa ossessione. Quando Vito scompare, tutti lo cercano. Carla e i ragazzi invece di essere felici per essersi liberati di un uomo così violento, sono disperati. A condividere la loro disperazione c’è anche un’altra donna e un’altra quasi figlia, la famiglia clandestina che Vito aveva da anni. Lo cercano i suoi colleghi di lavoro, gli amici e, soprattutto, la sua potente famiglia d’origine, giù a Massafra, in Puglia. La verità arriverà grazie alle indagini della polizia. Ma fate attenzione, perché non esiste una sola chiara e inequivocabile verità.
Ti ammazzo come un porco, e ammazzo pure i nostri figli, ma quei figli per fortuna non li aveva mai toccati.
Vito riservava le violenze solo su Carla che, anche dopo il divorzio, non riesce a spezzare il filo di sottomissione che la lega all’ex marito.

“Chi mi protegge, ora?” Vito le manca e nella sua mente le violenze svaniscono per lasciare il posto al Vito buono e premuroso. Nell’uomo convivono due personalità, una violenta e carica di rabbia, l’altra generosa e premurosa. Per gli amici è una persona rispettabile, onesta, pronta ad aiutare tutti. Oltrepassata la soglia di casa, Vito si trasforma e la sua insicurezza esplode nelle violenze di cui è succube la moglie. Carla appare come una donna mite, incapace di vivere da sola, incapace di ribellarsi alle botte del marito. La scomparsa di Vito segna la svolta del romanzo verso “il nero” del titolo. Io mi sarei aspettata un giubilo generale, invece tutti si disperano e collaborano alla ricerca del buon mostro.

La verità non è cristallina, subisce una profonda trasformazione perché profondi sono i motivi che la nutrono. L’amore di una vita che si trasforma in mostro. Le violenze che diventano pane quotidiano. Le notti insonni. Lo strazio dei figli. La presenza di un’altra donna convinta di non essere tanto amata perché Vito non la picchia. Un baratro in cui è facile precipitare perdendo la luce della ragione. Forse, la ragione, sta, ben nascosta, nella mente di Carla e dei suoi figli. Ma se vi aspettate un’evoluzione della storia a rigor di logica, andrete incontro a una gran delusione. 
Ricordate, la verità non è unica. Mai.

“Una storia nera” è un romanzo dalle mille anime: giallo, noir, storia d’amore. Un romanzo in cui ho molto apprezzato il ritmo incalzante che svela i segreti custoditi dai personaggi. Mi è piaciuto il modo in cui, dosando alla perfezione i tempi, l’autrice svela la psicologia dei personaggi. La tensione rimane viva nella narrazione alternata del passato e del presente. I luoghi e il tempo si uniscono in una comunione di emozioni creando il substrato che nutrirà il futuro dei protagonisti. Massafra, il passato che lega tradizione e famiglia, si proietta nell’Urbe, fulcro del presente. Tutti i personaggi camminano sul labile confine che divide il bene dal male. Vito e Carla; i loro figli Mara, Nicola, Rosa; i parenti giù a Massafra; Milena, l’amante che tutti conoscono; tutti hanno in sé mille sfaccettature. Non totalmente buoni, non totalmente cattivi. Ambigui. Tutti  legati da un amore malato diventato ossessione. Tutti fragili e prigionieri delle loro sofferenze. Mai liberi, mai felici.

La psicologia dei personaggi si riflette nella storia assumendo le sembianze del caldo torrido dell’Urbe. La natura crea atmosfere cupe che ben rappresentano la sensazione di chiusura, di prigionia dei protagonisti alla ricerca del senso dell’esistenza e dell’accettazione della vita. Una ricerca dura e difficile che porterà a un finale non ben definito. Ogni lettore può immaginare, secondo la propria sensibilità, ciò che succederà. Io, conclusa la lettura, mi sono posta alcune domande. Cosa faranno dopo i personaggi? Saranno in grado di disegnare un futuro migliore? Riusciranno a liberare la loro anima imprigionata per respirare un po’ di felicità? Rimarranno succubi delle loro emozioni? “Una storia nera” non è un punto d’arrivo ma l’inizio di una profonda riflessione.

venerdì 19 maggio 2017

RECENSIONE | "La congiura" di Federica Introna [Review Party]

Carissimi lettori, “La Congiura”, a firma Federica Introna, è un interessante romanzo storico vincitore del concorso Il Mio Esordio. È una storia di coraggio e amore per la libertà che vede, al centro degli eventi, una donna coraggiosa: Epicari.

Con la mia recensione partecipo al Review Party dedicato al romanzo, vi invito a leggere le recensioni degli altri blogger :)


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
La congiura
Federica Introna

Editore: Newton Compton
Pagine: 256
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Baia, 65 d.C.
Mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, fra laute cene e bagni rigeneranti, una liberta di nome Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Pronta e determinata, sorprende tutti incitando all’azione attraverso un discorso di grande efficacia ed esponendosi in prima persona per coinvolgere quante più forze possibile. Ma un inatteso colpo di scena rischia di compromettere il piano: un omicidio atroce e misterioso sconvolgerà gli animi dei congiurati, svelando il doppio volto di alcuni tra coloro che partecipano all’impresa. Personaggi ambiziosi e avidi di potere, nobili meschini e indolenti. Eppure tra di loro ci sono anche figure capaci di gesti disinteressati e coerenti. Mentre si tesse la trama contro un imperatore colpevole di atti crudeli e azioni scellerate, Epicari dovrà fare i conti col suo passato e con il suo primo amore, conoscerà la paura e il tradimento, ma non rinuncerà mai a lottare con tutta se stessa per la libertà. Per la propria e per quella di Roma. 

Io mi riferisco a Nerone. Non ti accorgi che ci sta portando alla rovina? Questa non è più Roma. Non c’è più libertà. Non c’è più rispetto per niente e per nessuno! Prima ha ripudiato Ottavia per sposare Poppea, una donna tanto avvenente quanto avida, capace di sedurre e circuire qualsiasi persona pur di saziare la sua ambizione, poi ha eliminato la madre e non sappiamo come né perché… Forse ha addirittura incendiato l’Urbe! Ora dobbiamo anche inchinarci dinanzi a quella provocazione, la statua enorme del dio Sole con le sue sembianze. No, non è più Roma questa, è una provincia d’Oriente! E l’ultima follia? I Neronia… I senatori sono costretti a esibirsi come attori e cantanti!
A pronunciare queste sentite parole è una donna schiava affrancata, Epicari. Siamo a  Baia, 65 D. C., mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, la liberta Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Tra ricatti, omicidi e inganni, risalta il coraggio di una donna che non teme di morire per difendere la libertà.

Ispirato a una storia degli “Annales” di Tacito, Epicari è l’anima della congiura. Incita i nobili romani all’azione, bisogna agire al più presto, si espone in prima persona mostrandosi coraggiosa e caparbia. Tuttavia, a dispetto delle mille precauzioni prese, un omicidio atroce e misterioso rischierà di far naufragare l’impresa. Alcuni  uomini si riveleranno ambiziosi e avidi di potere, pronti a tradire. A loro si opporranno figure coerenti capaci di gesti disinteressati.

Epicari, pur avendo umili origini, lotta per ciò in cui crede. Lo fa con lealtà, affrontando i pericoli e subendo vili tradimenti. Nel suo cuore c’è amore e paura, ma anche determinazione nel lottare con tutta se stessa per la libertà.

“La Congiura” è un appassionante romanzo storico che rievoca la congiura di Pisone sottolineando il ruolo di Epicari. Alcuni dei congiurati si presentano al lettore indossando una maschera di ipocrisia e slealtà, Epicari conquista con la sua lealtà e la speranza per una nuova epoca, un nuovo inizio in cui risaltino giustizia ed equilibrio.

In un carismatico intreccio d’amore, politica, giustizia, tradimento e amicizia, mi sono lasciata condurre nella Roma imperiale di Nerone, apprezzando il gran lavoro di ricerca fatto dalla scrittrice. Ho letto con vivo piacere la perfetta ricostruzione delle atmosfere, degli usi e costumi, della mentalità del tempo.

Federica Introna è riuscita a trasmettere lo spirito, le condizioni sociali della società romana attraverso una narrazione ricca di dettegli realistici. Le ricostruzioni storiche scrupolose mi hanno permesso di comprendere meglio i meccanismi politici e le fragilità umane. Epicari lotta per la libertà, per la libertà politica e soprattutto per la libertà dell’anima.
Solo la ragione dona la libertà, se le passioni l’ammorbano, l’anima è sottomessa.
Se amate i romanzi storici non perdetevi “La Congiura”, il coraggio di una donna vi farà riflettere mostrandovi, ma voi già lo sapete, di cosa è capace una donna. Concludo questa mia recensione riportandovi le parole di Tacito nei confronti di Epicari:

Fulgido esempio di eroismo, dato da una donna, una liberta, che in un così grande pericolo volle proteggere degli estranei e quasi degli sconosciuti, mentre degli uomini nati liberi, dei cavalieri e dei senatori romani, senza essere sottoposti a tortura, tradivano ognuno le persone più care.