lunedì 20 novembre 2017

BLOGTOUR "Dark Harlem" di Rudolph Fisher | 5 motivi per leggere il romanzo

Cari lettori, oggi si conclude il blogtour che vede sotto i riflettori un classico romanzo poliziesco “Dark Harlem” di Rudolph Fisher, nella collana Darkside, per Fazi Editore.




Dark Harlem
Rudolph Fisher (traduzione di P. Meneghelli)

Editore: Fazi
Pagine: 314
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Frimbo, il più famoso medium di Harlem, è stato ucciso nel suo studio. Quando il dottor Archer e l'investigatore Perry Dart arrivano sulla scena del delitto, nella sala d'aspetto trovano sette clienti, tutti potenziali colpevoli. Durante le prime indagini i sospetti cadono su Jinx Jenkins: era lui l'unica persona presente nello studio al momento dell'omicidio, è suo il fazzoletto trovato nella gola del morto e una sua impronta digitale viene scoperta sul manico della mazza usata per stordire la vittima. Ma mentre le indagini procedono, il corpo scompare e i moventi si moltiplicano: forse è stato ucciso per vendicare il fratello di Hicks, che si è ammalato gravemente in seguito a una maledizione che Frimbo gli ha lanciato, o forse il suo omicidio è da imputare alla malavita di Harlem, che non vedeva di buon occhio le continue vincite di Frimbo alla lotteria clandestina. Chiunque quella sera sia entrato in contatto con la vittima potrebbe ragionevolmente essere l'assassino. E proprio a questo punto arriva, immancabilmente, il colpo di scena. 



5 motivi per leggere il romanzo.

Giusto per stuzzicare la vostra curiosità vi scrivo brevemente la trama:
Frimbo, famoso medium di Harlem, viene ucciso nel suo studio. Il dottor Archer e l’investigatore Perry Dart, indagano. Il colpevole è da ricercare tra i clienti presenti nella sala d’aspetto al momento dell’omicidio. Tutti sono potenziali colpevoli. Durante le indagini, però, il cadavere scompare. Le indagini si complicano,  i moventi per uccidere il medium sono numerosi. Quando Dart crede di aver trovato il colpevole, arriva il colpo di scena che rimescolerà le carte.

E adesso, passiamo ai cinque motivi che mi hanno fatto amare questo giallo.

1. L’autore
Rudolph Fisher nasce a Washington nel 1897, nella famiglia di un pastore battista. Dopo la laurea in Medicina si trasferisce a New York. Oltre ai suoi studi in campo medico, Fisher coltiva una passione per la musica e ha varie amicizie tra i musicisti di colore.  Inizia a scrivere dei racconti in cui mette a fuoco le divisioni tra la gente di colore e nel 1927 esercita la sua professione di medico a Harlem. Fisher è convinto della necessità di superare i confini tra le varie classi della comunità nera. “Dark Harlem”, pubblicato nel 1923, è il primo poliziesco di un autore afroamericano. La storia vede personaggi neri delle classi inferiori che si esprimono nel loro tipico dialetto. Lo scrittore faceva parte degli intellettuali della Harlem Renaissance degli anni Venti e primi anni Trenta. Ha dato voce nei suoi romanzi alle comunità di colore negli Stati americani del Nord. Fisher muore nel 1934 a causa di un amale probabilmente dovuto alle esposizioni ai raggi x.

2. L’ambientazione
Il titolo anticipa i luoghi in cui la storia si evolverà: Harlem, parte dell’isola di Manhattan nata come colonia olandese nel Diciassettesimo secolo. Inizialmente Harlem accoglieva bianchi benestanti poi, con la crisi del 1905, si ebbe un radicale cambiamento. Le case persero il loro valore e giunsero nel quartiere le prime famiglie afroamericane. Il numero di abitanti neri cresceva sempre più tanto che, alla fine degli anni Venti, Harlem era diventata la capitale dell’America dalla pelle nera. Questo legame tra ambientazione e storia mi ha coinvolta positivamente dandomi la possibilità di effettuare un viaggio virtuale attraverso i teatri , le sale da biliardo e i salottini dei chiromanti della Harlem dell’epoca.

3. Metodo deduttivo
Come in ogni giallo che si rispetti il colpevole è presente fin dall’inizio ma ben celato dalla nebbia scaturita da indizi più o meno nascosti e spesso fuorvianti che danno vita a ribaltanti colpi di scena. Il dottor Archer e l’investigatore Perry Dart usano tecniche investigative basate sull’osservazione e sulla deduzione. Partendo dalle informazioni già in loro possesso, ne ottengono di nuove e iniziano a formulare delle ipotesi. È affascinante osservare il metodo deduttivo dar forma a sospetti raccogliendo prove sulla scena del crimine. Un ruolo importante nell’indagine è svolto dagli interrogatori per studiare i sospettati, cogliere eventuali contraddizioni, comprendere la radice dei moventi e osservare i comportamenti dei possibili colpevoli. L’indagine sull’uccisione di Frimbo si svolge all’interno di una ristretta cerchia di personaggi. Potrete analizzare gli stessi indizi a disposizione della polizia e quindi fare le vostre deduzioni. Scoprirete il colpevole prima dell’investigatore?

4. I personaggi
Oltre ai già citati dottor Archer e il detective Dart, in “Dark Harlem” si muovono vari personaggi che si esprimono nel loro dialetto usando termini spregiativi come boogie, figge ecc. Tutto ciò dona un valore aggiunto alla storia. La parlata dei quartieri bassi caratterizza i personaggi, specialmente Bubber Brown e Jinx, e rivela un’ironia sempre presente nei dialoghi.

5. Immaginazione
Leggendo questo romanzo ogni lettore non potrà che immaginare l’Harlem negli anni Venti. “L’allegro sfolgorio di luci della Settima Avenue, i ritmi musicali e le risate, ovunque c’erano vitalità e gioia di vivere. Ma non tutta la Harlem di colore era altrettanto gaia e piena di luci.” Mi piace il contrasto tra lo scintillio della vitalità e il buio dell’inquietudine che si nasconde in alcune case. La figura affascinante di Frimbo, l’ironia di Bubber, le osservazione del dottor Archer, le deduzioni del detective Dart creano un mosaico che coinvolge il lettore. Il pensiero vola veloce nello studio di Frimbo, cerca di catturare indizi e prove, scruta l’animo dei possibili colpevoli senza perdere mai di vista Harlem, l’anima nera del romanzo. Ho letto il giallo di Fisher tutto d’un fiato perché non vedevo l’ora di scoprire il colpevole. Ho immaginato Frimbo nel suo studio immerso nel buio con un’unica luce a illuminare il volto del cliente. Studiando il volto di una persona, egli può dirne il passato, il presente e il futuro. Intreccia problemi di cuore e problemi esistenziali. Il lavoro, la riuscita nella propria attività, la fedeltà di una donna, la superstizione, la ricerca dell’amore.

Questi sono i cinque motivi per cui dovreste leggere “Dark Harlem”. Prima di salutarvi volevo informarvi che alla fine del libro troverete alcune pagine molto interessanti scritte dal traduttore Pietro Meneghelli che ci offrono una visione completa dell’atmosfera del racconto. Molte delle notizie che ho riportato nei 5 punti, le ho attinte da queste pagine che mi hanno permesso di comprendere le mille sfaccettature presenti in questo classico romanzo poliziesco.  




Buona lettura.

lunedì 13 novembre 2017

RECENSIONE | "Bacio feroce" di Roberto Saviano

Carissimi lettori, per chi ha letto “La paranza dei bambini” (recensione) è tempo di ritornare a Forcella. Roberto Saviano ci accoglie nella sua città e con “Bacio feroce”, edito Feltrinelli, continua la storia di Nicolas e della sua paranza. 

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 9
Bacio feroce
Roberto Saviano

Editore: Feltrinelli
Pagine: 387
Prezzo: € 19,50
Sinossi
Sigillano silenzi, sanciscono alleanze, impartiscono assoluzioni e infliggono condanne, i baci feroci. Baci impressi a stampo sulle labbra per legare anima con anima, il destino tuo è il mio, e per tutti il destino è la legge del mare, dove cacciare è soltanto il momento che precede l'essere preda. La paranza dei Bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio a Forcella, ma da sola non può comandare. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas 'o Maraja deve creare una confederazione con 'o White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. Ed è tutt'altro che facile. Ogni paranzino, infatti, insegue la sua missione: Nicolas vuole diventare il re della città, ma ha anche un fratello da vendicare; Drago' porta un cognome potente, difficile da onorare; Dentino, pazzo di dolore, è uscito dal gruppo di fuoco e ora vuole eliminare 'o Maraja; Biscottino ha un segreto da custodire per salvarsi la vita; Stavodicendo non è scappato abbastanza lontano; Drone, Pesce Moscio, Tucano, Briato' e Lollipop sono fedeli a Nicolas, però sognano una paranza tutta loro... Fra contrattazioni, tradimenti, vendette e ritorsioni, le vecchie famiglie li appoggiano per sopravvivere o tentano di ostacolarli, seminando discordia direttamente in seno alle paranze. Una nuova guerra sta per scoppiare?

Non voglio il bacio che si prende l’affetto.

Non voglio il bacio che si prende l’amore.

Voglio il bacio feroce che si prende tutto.
“Bacio feroce” non è un libro facile da leggere, è un romanzo basato sulla realtà quindi ancor più travolgente, duro, violento ma che offre la possibilità di conoscere storie di cui non si parla. Storie crudeli che non riguardano solo Napoli ma sono ferite che fanno sanguinare tutto il mondo.
I baci feroci non sono classificabili. Possono sigillare silenzio, proclamare promesse, impartire condanne o dichiarare assoluzioni. Ci sono i baci feroci che sfiorano appena le gengive, altri che si spingono quasi in gola. Eppure i baci feroci occupano sempre tutto lo spazio possibile, usano la bocca come accesso… per scovare se c’è anima, se c’è davvero altro a rivestire il corpo oppure no - il bacio feroce è lì a scandagliare quell’abisso insondabile o a incontrare un vuoto. Il vuoto sordo, buio, che nasconde.
Ho letto questo romanzo con un nodo allo stomaco, sapevo di avvicinarmi a un buco nero di violenza e realtà, ma non si può far finta di nulla. Guardare dall’altra parte è una colpa così come ignorare il problema. La paranza dei bambini è una realtà che mi piacerebbe cancellare ma non posso. Posso però conoscerla, sapere che un problema c’è.

Così ho ritrovato ‘o Maraja, capo indiscusso della paranza, e i suoi fidi: Tucano, Biscottino, Briato’, Dentino, Drago’, ‘o White. Uccidono, spacciano droga, seminano violenza ovunque. Vogliono tutto e subito. Denaro e potere sono i loro obiettivi. Ma da soli non possono farcela, per comandare devono eliminare le vecchie famiglie di Camorra. Per questo nascono alleanze. Maraja si allea con la paranza dei Capelloni e con ‘o White. È l’alba di una nuova guerra.
Esistono i baci e poi i baci feroci. I primi si fermano entro il confine della carne; i secondi non conoscono limiti. Vogliono essere ciò che baciano.

I baci feroci non vengono dal bene né dal male. Esistono, come le alleanze. E lasciano sempre un sapore di sangue.
La paranza è composta da ragazzini che vanno dai 10 ai 21 anni, al massimo. Quando compiono 18 anni dicono “Festeggiatemi molto perché ai 21 non arrivo”. La vita se la giocano subito per ottenere denaro e potere. Gestiscono le piazze di spaccio, sono abilissimi nel traffico di ogni tipo di droga. Il loro obiettivo è trovare subito 5 mila euro da investire nel narcotraffico per ottenere milioni. Altro che duro lavoro sottopagato dove non sei nessuno e c’è sempre uno più furbo di te che ti sfrutta. Vogliono tutto e subito. I giovanissimi delle paranze  vivono in una realtà senza futuro. Sono disillusi alle promesse di una società che non concede nulla. Vivono il presente, bruciano le tappe non vogliono far la fine dei loro genitori che si spaccano la schiena lavorando dalla mattina alla sera senza ottenere quasi nulla. I ragazzini di paranza vogliono essere dei vincenti, l’ipotesi del fallimento non è contemplata. Più soldi, più potere. Non temono la legge né la morte. Adulti non lo diventano. Il loro mantra è:
Se muori a 90 anni sei centenario, se muori a 20 anni sei leggendario.
Chi conta muore presto. Tutto e subito.

I giovanissimi delle paranze vogliono incutere paura, tengono in pugno Forcella con la violenza. Sparano con armi da guerra, sparano a tutto per rivendicare la supremazia sul territorio. Sparare è fare “una stesa” e se muore qualche innocente, pazienza. È un effetto collaterale. La violenza è l’unica voce a cui danno ascolto. Una voce che proviene dal buio dell’animo.

Saviano descrive un’atroce realtà, narra storie nascoste e descrive le ferite di Napoli per farle conoscere e provare a guarirle. Raccontare ciò non umilia niente e nessuno. Per guarire una ferita bisogna sapere della sua esistenza. Cosa fare? Io non ho sicuramente una risposta ma le riflessioni sono tante. Le madri, come già sostenuto nel primo libro “La paranza dei bambini”, possono far molto. Alcune madri denunciano i figli perché è meglio andarli a trovare in carcere che al cimitero. Altre si arrendono, non c’è la fanno ad opporsi a tanta violenza. Poi, purtroppo, ci sono alcune madri che incitano i figli ad essere dei vincenti. Primo a scuola, nello sport, in ogni cosa. Dobbiamo fare tutti un passo indietro e convincerci che fallire è un percorso, un modo di crescere. La competizione spesso nasconde istinti negativi. Fallire non vuol dire sbagliare. A volte il percorso è più importante del risultato.

Poi c’è il problema della droga. Risolverlo sembra impossibile. Legalizzare le droghe leggere potrebbe far diminuire i reati violenti? Sicuramente la malavita organizzata non scomparirebbe ma avrebbe qualche ferita. Meno denaro liquido. Ma la mafia, la camorra esistono da prima dell’uso di droghe e saprebbero rinascere a nuova vita.

Anche la politica ha le sue colpe. In Italia la società non aiuta, tutto sembra impossibile. Chi ha ottenuto qualcosa tende a tenerselo stretto per paura che qualcuno possa rubarglielo. I giovani non riescono a realizzarsi.

Quanti problemi, sicuramente le soluzioni vanno cercate. Inutile nascondersi dietro il “tanto nulla cambia”. Parlarne è già qualcosa.

Saviano  denuncia una situazione drammatica con l’obiettivo di far conoscere per capire. Il contenuto dei suoi romanzi è sconvolgente. “Bacio feroce” ha un incipit violento che quasi ti blocca il respiro. Sembra di entrare in un mondo parallelo dove tutto viaggia a mille e la vita non ha alcun valore. Coinvolgente è l’uso del registro informale basso. La lingua parlata e il dialetto conferiscono una profonda intensità al romanzo. I ragazzini delle paranze hanno un carattere duro. Sono intelligenti, orgogliosi, impietosi. Sognano il denaro e con la malavita credono di diventare qualcuno. Sono ragazzini senza futuro. Per loro non ci sono carezze, dolci parole, teneri amori. Il finale, amaro spiraglio a una rassegnazione che vive nell’ombra, è una testimonianza della dura realtà. Per i ragazzini delle paranze non ci sono baci materni, baci paterni, baci di saluto. Non ci sono abbracci e carezze. Per loro solo baci feroci che lasciano sempre un sapore di sangue.

venerdì 3 novembre 2017

RECENSIONE | "Origin" di Dan Brown

Cari lettori, ho appena concluso la lettura di “Origin”, autore Dan Brown, edito Mondadori. Ogni volta che leggo i romanzi di questo scrittore mi lascio conquistare dall’atmosfera di mistero ricca di enigmi da risolvere, simboli da decifrare, codici da decriptare, improvvise intuizioni, omicidi e fughe rocambolesche. Riassumendo il tutto direi che subisco il fascino delle avventure di Robert Langdon protagonista dei più bei romanzi di Dan Brown. “Origin” vede nuovamente in azione il professor Langdon, insegna iconologia religiosa all’Università di Harvard ed è esperto di simbolismo, impegnato a recuperare le rivelazioni scientifiche di Edmond Kirsch, suo ambizioso allievo diventato un geniale informatico e un brillante futurologo.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Origin
Dan Brown (traduzione di A. Raffo e R. Scarabelli)

Editore: Mondadori
Pagine: 560
Prezzo: € 25,00
Sinossi
Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell'umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l'ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un'amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall'eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all'improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l'affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l'inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull'orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch... e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.




Questa sera cerchiamo di essere come i primi esploratori, coloro che si lasciarono tutto alle spalle e si misero in viaggio per attraversare oceani sconfinati… L’era della religione sta tramontando, e sta per sorgere l’era della scienza.
Il viaggio dell’uomo è iniziato miliardi di anni prima di Cristo ma, ancor oggi, molte sono le domande a cui non sappiamo dare una risposta. Le nostre origini, la creazione del brodo primordiale, la scintilla di vita, l’evoluzione, la meta del nostro viaggio. Teorie molte, prove un po’ meno. Dubbi tanti e molteplici i tentativi di sopperire con la religione alle mancanze della scienza o viceversa.

A queste domande è pronto  a dar risposta, con una diretta streaming, il futurologo Edmond Kirsch.  Milioni di spettatori sono impazienti di ascoltare la sua scoperta scientifica che sarà in grado di rispondere a due delle più antiche domande dell’umanità. La nostra origine, il nostro destino non saranno più un mistero. Ma nell’attimo più atteso, Kirsch viene ucciso. La sua rivelazione morirà con lui? Niente paura, il professor Langdon entra in azione e risolverà il caso con mia grande soddisfazione.  Non temete nessuna stramba teoria vi verrà rivelata ma vi saranno presentate ipotesi reali della creazione e non ditemi che non vi siete mai posti la domanda: “Com’è nata la vita?” Pura combinazioni di reazioni chimiche o soffio divino? Scienza o fede?

Nel romanzo troverete molti spunti di riflessione e vi sembrerà di partecipare attivamente ad un dibattito su due contrastanti visioni del mondo. Sia la fede che la scienza sono due forme di conoscenza. Più la scienza aumenta il sapere umano, più l’uomo ha bisogno di credere in un Dio. Una scelta non è d’obbligo.

Di parere contrario è Edmond Kirsch, fautore di un mondo ipertecnologico che non contempla la presenza di Dio. Il romanzo si svolge in una sola notte e inizia con Kirsch pronto a condividere le sue scoperte con il mondo intero. Ci troviamo in una sala del museo Guggenheim di Bilbao. Tra tanta bellezza, però, l’uccisione del futurologo americano segna l’inizio del caos. La preziosa scoperta rischia di andare perduta per sempre. Langdon non può permettere che ciò accada e con l’aiuto di Ambra Vidal, affascinante direttrice del museo, affronterà una corsa mozzafiato contro il tempo per decifrare gli indizi che li porteranno a conoscenza della scioccante scoperta di Kirsch.

Ho letto “Origin” con gran curiosità certa della bravura del suo autore e sicura di ritrovare le atmosfere coinvolgenti dei romanzi precedenti. Seduta comodamente sul divano ho letto tutto d’un fiato l’emozionante avventura di Langdon. Ho visitato con lui l’avveniristico museo Guggenheim che abbiamo lasciato precipitosamente per salire su un Gulfstream G550, aereo privato di Kirsch. Giunti a Sabadell, abbiamo raggiunto Barcellona con una Tesla Model x P 90D. Che avventura! Ma non è finita qui. Ho visitato anche il museo di Gaudì alla Pedrera e poi la Sagrada Familia. Un tour fenomenale fra capolavori dell’arte, edifici storici, testi classici e simboli enigmatici. Ho apprezzato molto questo viaggio di fantasia ricco di suggestioni ed emozioni. Non sono mancati, però, pericoli e momenti di tensione. Numerose le citazioni e i simboli che fanno da cornice alla storia e un ruolo importante è svolto da Winston, un’intelligenza artificiale creata da Edmond.

Con un linguaggio moderno e un ritmo più inciso nella prima parte del romanzo, Dan Brown ci guida nei meandri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi che sfuggono al controllo della ragione. Con affanno, per le peripezie non per la lettura, sono giunta al gran finale. La rivelazione, la scoperta che avrebbe cancellato Dio e le religioni, non mi ha trovata del tutto impreparata. Se amate la scienza e l’origine della vita, avrete sicuramente sentito parlare delle teorie alla base della rivelazione di Kirsch. Sono teorie note ma non ancora provate. Future verità?

Se ho acceso la vostra curiosità non vi resta che soddisfarla leggendo “Origin”. Avrete la possibilità di riflettere sull’eterno conflitto tra scienza e fede e sulle sfide che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale ci pongono quotidianamente.

sabato 28 ottobre 2017

BLOGTOUR "L'undicesima ora" di Giovanni Ricciardi | Il commissario Ponzetti

Carissimi lettori, è un piacere ospitare la quinta tappa del blogtour dedicato al romanzo "L'undicesima ora" di Giovanni Ricciardi.

Questo romanzo mi ha permesso di ritrovare il Commissario Ponzetti, creato con maestria da Ricciardi, alle prese con una vicenda complessa ambientata nell’amata Roma. Del giallo vi parlerò in seguito, ora vorrei presentarvi il Commissario Capo dei Parioli Ottavio Ponzetti. 

 


L'undicesima ora
Giovanni Ricciardi

Editore: Fazi
Pagine: 252
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Il corpo senza vita di un noto architetto romano viene ritrovato nel suo loft una settimana dopo il decesso. L’autopsia non ha ancora dato risposte certe sulle cause, ma sembra escludere l’ipotesi della morte violenta. Quasi contemporaneamente, una villetta dove l’architetto abitava fino a poco tempo prima viene distrutta da un incendio doloso. I due eventi sono in relazione tra loro? Qualcuno voleva la morte dell’uomo? Il commissario Ottavio Ponzetti – giunto alla sua ottava avventura – non sa opporre resistenza alla seduzione delle coincidenze e si appassiona al caso nonostante non sia di sua diretta competenza.

Oltre al fidato ispettore Iannotta, Ponzetti coinvolge nell’inchiesta amici e parenti, mettendosi insieme a loro sulle tracce di una misteriosa donna spagnola e incrociando, nel corso dell’indagine, la biografia e le opere di importanti personaggi del Novecento, tra cui l’architetto Antoni Gaudí: proprio a Barcellona – come già era avvenuto nelle ultime indagini, che lo avevano portato prima in Sicilia, poi addirittura in Patagonia – il commissario trascorrerà una movimentata e intrigante vacanza di lavoro.

Ma le strade battute da Ponzetti tornano sempre a Roma, dove le numerose ipotesi, i dubbi e le incertezze svaniscono portando alla luce una sola, sorprendente verità.



Il commissario Ponzetti

Ponzetti è protagonista di una fortunata serie di romanzi tra cui “I gatti lo sapranno”, vincitore del premio Belgioioso Giallo 2008; “Il silenzio degli occhi”, finalista al premio Fenice Europa 2012; “Il dono delle lacrime” candidato al premio Scerbanenco 2014. Io ho conosciuto il commissario leggendo “Gli occhi di Borges” (recensione) e ho provato un’immediata simpatia per lui e per la sua squadra investigativa.

Il Commissario è un uomo colto, numerose le citazioni che arricchiscono i suoi racconti, e un po’ all’antica. “Passo stanco e pensiero veloce”,  non mostra mai indifferenza per il dolore altrui.  Non ama le armi e non segue le nuove tecnologie ma si lascia guidare dal suo fiuto e dalla sua intelligenza. Presta sempre molta attenzione ai particolari, osserva la realtà e agisce con buon senso. Di natura mite e affabile, è uno sbirro vecchia maniera che si aggira per la capitale mostrandoci a ogni avventura la bellezza di Roma, il suo fascino.
Chiamatemi pure sbirro. Sono vecchio del mestiere, per queste cose non mi offendo più.
Ottavio Ponzetti mi ha ricordato un altro Commissario: Maigret, personaggio letterario creato da Georges Simenon. Entrambi sono uomini riflessivi, hanno una famiglia, amano camminare, fantasticare e rimurginare.

Ponzetti vive ogni angolo della città di Roma che diventa, con le sue molteplici identità, parte integrante di ogni storia. Egli s’immerge nelle atmosfere dei luoghi in cui i delitti avvengono, cerca di comprendere la personalità e l’umanità dei diversi personaggi coinvolti nel caso criminale.

Il Commissario, affiancato come sempre dal fido Iannotta, ha un parlare colto che ben si integra con il registro del parlato romanesco usato dal suo collaboratore a cui si aggiunge un registro spagnolo-italiano, simpaticissimo, con cui si esprime Jorge, fidanzato catalano di una delle figlie di Ottavio.

Nei suoi romanzi, Giovanni Ricciardi, non crea storie intrise di sangue, la violenza è ridotta ai minimi termini e i personaggi si muovono in una dimensione a misura d’uomo. C’è un desiderio di conoscere il perché degli eventi, si vuol far emergere il contesto in cui il crimine è maturato, le scelte fatte anche lasciandosi guidare dai sentimenti. Il colpevole viene sempre assicurato alla giustizia ma senza grandi peripezie.

Nelle sue storie, Ricciardi, assegna un ruolo importante alle persone amate dal suo personaggio principale.

Ponzetti ama la sua famiglia, ha due figlie e la moglie rappresenta il suo “porto sicuro”. È un adorabile nonno a cui piace il gioco del biliardo e mostra spesso il suo affetto per la sigaretta. Nell’ultimo romanzo, “L’undicesima ora”, la famiglia svolgerà un ruolo importante nella soluzione dell’indagine.

Nei romanzi che ho letto, la narrazione segue sempre il pensiero del commissario, qualche volta amaro ma sempre umano con una vena di ironia con cui guarda la realtà che lo circonda, se stesso e la sua vita.

In conclusione vorrei condividere con voi le parole di Antonia Arslan (Famiglia Cristiana) :
“Personaggio scontroso ma amabile quello di Ponzetti, con un tratto di deliziosa, poetica fantasia, in indagini condotte per allusive mezze parole, usci e memorie opportunamente dischiusi.”

Ora non vi resta che diventare amici del commissario per seguirlo nelle sue avventure e godere di ore piacevoli di lettura.




Buon proseguimento :)

mercoledì 25 ottobre 2017

RECENSIONE | “Il Castello Rackrent” di Maria Edgeworth

Buon mercoledì a tutti. Oggi vorrei solleticare la vostra curiosità proponendovi una storia irlandese ricavata da fatti realmente accaduti e dalle usanze dei gentiluomini di campagna irlandesi prima dell’anno 1783. Si tratta de “Il Castello Rackrent” di Maria Edgeworth, traduzione dall’inglese di Pietro Meneghelli, Fazi Editore.

STILE: 7 | STORIA: 9 | COVER: 8
Il Castello Rackrent
Maria Edgeworth (traduzione di P. Meneghelli)

Editore: Fazi
Pagine: 133
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Thady Quirk è il vecchio servitore di un'antica famiglia anglo-irlandese. Nel corso della sua lunga vita trascorsa al castello Rackrent (letteralmente il castello "arraffa-affitti") ha assistito alla progressiva decadenza dei suoi aristocratici padroni: Sir Patrick, che riempie la casa di ospiti e si ubriaca fino alla morte; Sir Murtagh, il suo erede, un "grande avvocato" che rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick "per una questione d'onore"; e Sir Kit, giocatore d'azzardo che alla fine vende la proprietà al figlio di Thady. Generazione dopo generazione, il graduale declino della famiglia diventa la simbolica premonizione dei profondi cambiamenti che investiranno la società irlandese e dei problemi che, a oltre duecento anni di distanza, sono ancora ben lontani dall'essere risolti.




Lunedì mattina

Avendo deciso di mia volontà, per amicizia verso la famiglia sulle cui proprietà (sia lodato il cielo!) io e i miei viviamo senza pagare canoni d’affitto da tempo immemorabile, di pubblicare questo Memoriale della Famiglia Rackrent, credo sia mio dovere dire qualche parola, in primo luogo, su me stesso.

Il mio vero nome è Thady Quirk, anche se presso la famiglia sono sempre stato chiamato semplicemente  «l’onesto Thady » ; più avanti, al tempo del defunto Sir Murtagh, ricordo di averli sentiti dire «il vecchio Thady », e adesso siamo arrivati a «il povero Thady ».
La voce narrante di questo memoriale è Thady  Quirk, vecchio servitore dell’antica famiglia anglo-irlandese dei Rackrent. Egli, nella sua lunga vita, assiste alla progressiva decadenza dei suoi padroni.

Sir Patrick ama ricevere al castello molti ospiti. Il gran bere lo porterà alla morte.

Sir Murtagh, grande avvocato, si rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick “per una questione d’onore”.

Sir Kit ha l’unica colpa di amare troppo il gioco d’azzardo ed è costretto, per debiti, a vendere la proprietà al figlio di Thady.

Sir Connolly, il prediletto da Thady, è impossibilitato a disporre della rendita dei suoi terreni. Non porta alcuna contabilità. Ama i ricevimenti. Tutto ciò è all’origine delle sue disgrazie.
Apparso all’inizio del 1800 “Il Castello Rackrent”, letteralmente il “castello arraffa-affitti”, è un capolavoro della narrativa irlandese. Da molti è considerato il primo romanzo storico. Attraverso il lento ma costante declino della nobile famiglia,vengono mostrati i semi dei profondi cambiamenti che travolgeranno la società irlandese.

Io ho trovato questo romanzo piacevolissimo da leggere. Thady mi ha mostrato le stanze del Castello, con ironia ha svelato pregi e virtù dei suoi padroni e delle loro spose. Il suo narrare pacato e preciso, mette in luce l’abitudine, dei gentiluomini, di spendere oltre le proprie possibilità trovandosi poi sommersi dai debiti e abbandonati dai presunti amici. La psicologia dei personaggi si rivela nei loro comportamenti. Le fasi di buona e cattiva sorte segnano l’agire di amici e parenti. Nell’apice degli eventi tanti amici, bei ricevimenti, bevute e splendide serate. Nella sorte avversa solitudine e porte chiuse.

Questo romanzo mi ha dato l’opportunità di conoscere usi e tradizioni del popolo irlandese. Molto interessante il Glossario che mi ha aiutato nel comprendere il significato di molti termini dell’epoca. Una curiosità: Thady inizia il memoriale datandolo “lunedì mattina” perché, in Irlanda, nessuna grande impresa può essere iniziata sotto buoni auspici se non nella mattina del lunedì.

Se non l’avete letto vi esorto a farlo. È una storia di altri tempi. La famiglia Rackrent è ormai estinta e non è più possibile incontrare, nell’Irlanda di oggi, personaggi come “quell’ubriacone di Sir Patrick, quel litigioso di Sir Murtagh, quell’attaccabrighe di Sir Kit e quel trasandato di Sir Condy.”

Lasciatevi guidare dal flusso di ricordi del vecchio Thady, vi ritroverete in un’altra epoca al cospetto di un Castello emblema degli eventi. La rovina della famiglia Rackrent si rispecchia nella decadenza del castello. I pochi pregi e i tanti difetti dei personaggi, rendono la storia suggestiva e coinvolgente. Io l’ho letta tutta d’un fiato riscoprendo un classico che merita di essere più conosciuto dalla platea dei lettori. Una nuova edizione, curata da Fazi Editore, vi attende. Buona lettura a tutti.

lunedì 16 ottobre 2017

RECENSIONE | "Nessuna notizia dello scrittore scomparso" di Daniele Bresciani

Oscar Wilde ha scritto: “Siamo noi i nostri stessi demoni e rendiamo il mondo il nostro inferno.”

Questa citazione mi è venuta in mente dopo aver concluso la lettura di “Nessuna notizia dello scrittore scomparso”, scritto da Daniele Bresciani, pubblicato da Garzanti.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Nessuna notizia dello scrittore scomparso
Daniele Bresciani

Editore: Garzanti
Pagine: 321
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Quando Emma entra in redazione, crede che quella sarà una giornata come tante altre fra riunioni e scrittura di articoli. Ma tutto cambia nel momento in cui inizia a circolare una notizia. La notizia della scomparsa del celebre autore dei sette cerchi, avvistato per l'ultima volta davanti al mare in tempesta. Tutti conoscono Pietro Severi per il suo thriller bestseller. Nessuno sa che Emma ha avuto una relazione con lui in passato. Nessuno sa che Emma da anni non ha sue notizie, ma proprio quel giorno ha ricevuto da lui una busta con all'interno poche pagine. Pagine pericolose che parlano di un padre assassino e di un figlio che non sa come gestire questa ingombrante eredità. Verità o finzione? Autobiografia o l'incipit di un nuovo romanzo? Emma finge indifferenza e spera di non dover essere lei a scrivere un articolo sul caso. La sua storia d'amore con lo scrittore, finita molto tempo prima, deve rimanere un segreto com'è sempre stata. Non ha indizi e non ha idea di dove cercare e cosa cercare. Eppure, a ogni minuto che passa la sua vita è sempre più in pericolo. Perché c'è qualcuno che vuole quelle pagine. C'è qualcuno che vuole a tutti i costi coprire un passato sanguinoso e inconfessabile. Emma si sente come una pedina di un gioco più grande di lei.





… perché il piacere di essere padrone assoluto di una vita è qualcosa di inspiegabile. Decidere che non solo quell’uomo o quella donna moriranno, ma scegliere il quando e il come. Be’, scegliere il quando e il come è prerogativa di una divinità.
Nel labirinto della vita è facile perdersi soprattutto se il filo d’Arianna è stato reciso in tenera età. Diventati adulti indossiamo una maschera ma poi non sappiamo più riconoscere il nostro vero volto. Se ci voltiamo indietro ricordiamo un passato da cui vogliamo fuggire anche se mani insanguinati ci chiudono in una prigione senza sbarre. Per capire bisogna provare, per perdonare gli altri occorre innanzitutto perdonare se stessi.

Queste riflessioni, cari lettori, sono scaturite dalla lettura del romanzo di Daniele Bresciani che, con stile leggero ma profondo, narra il cromatismo dell’animo umano dove il rosso e il nero predominano. Il rosso mi fa pensare all’amore e alla passione ma anche al sangue inteso come vita e allo spargimento di sangue che accoglie la morte. Il nero sottolinea i momenti violenti e tragici del romanzo, il mistero e il male, ma richiama alla mente anche l’inchiostro, le rotative per la stampa dei giornali, la verità scritta sulle pagine di un quaderno.

La protagonista del romanzo è Emma, una giornalista, che anni prima ha avuto una relazione con Pietro Severi, noto scrittore del thriller bestseller “I sette cerchi”. Quando Pietro scompare, Emma riceve una busta mandata da lui. Nel plico misterioso ci sono alcune pagine dalla duplice interpretazione. Possono rappresentare l’incipit di un nuovo romanzo o riflettono una travolgente verità?

Emma legge lo scritto che parla  di un padre assassino e di un figlio in difficoltà. Così facendo la giornalista diventa una pedina in un gioco pericoloso. Qualcuno la minaccia, quelle pagine vanno distrutte, la verità non dovrà mai vedere la luce. Ma solo Emma è in grado di capire e di seguire gli indizi che si nascondono in quelle drammatiche frasi.

Con un ritmo sostenuto, lo scrittore ci conduce alla ricerca della verità. La tensione, sempre palpabile, non abbandona mai il susseguirsi degli eventi pur intrecciandosi con lunghi momenti della vita di redazione. Emma è infatti una giornalista di un settimanale femminile, non è appassionata di cronaca nera. In lei convivono sogni ed entusiasmi, coraggio e onestà, amore per il proprio lavoro. Non cerca di mettersi in mostra, non è un’eroina e lo dimostra il suo comportamento ingenuo in momenti ad alta pericolosità. Vien voglia di gridarle di stare attenta, di non fidarsi di tutti, di prestare più attenzione a ciò che le succede intorno.

Ho apprezzato la descrizione della vita nel cuore delle redazioni giornalistiche, i rapporti lavorativi tra colleghi, le furbizie per mettersi in luce, la voglia di emergere a ogni costo.

“Nessuna notizia dello scrittore scomparso” è una lettura avvincente ricca di colpi di scena. Con il primo capitolo inizierete un viaggio dal presente indietro nel passato alle radici del male. Ognuno di noi può decidere cosa fare della propria vita. Ma siamo veramente liberi di scegliere? Il passato nutre o condiziona il presente? Riusciamo davvero a controllare noi stessi? Perché alcuni uomini non riescono a sottrarsi al fascino dell’onnipotenza? Tra la vita e la morte, la ragione può cedere il passo alla follia. Quando ciò succede qualcuno soffrirà.

venerdì 13 ottobre 2017

RECENSIONE | "Centurio" di Massimiliano Colombo [Review Party]

Carissimi lettori, in questi ultimi mesi ho avuto la possibilità di leggere vari romanzi storici. La Storia mi affascina ma soprattutto amo conoscere i sentimenti, i pensieri nascosti, le riflessioni dei personaggi che hanno segnato il nostro passato. Mi incuriosisce anche scoprire, oltre agli eventi storici, le descrizioni della quotidianità, degli usi e costumi di popoli il cui eco giunge fino a noi. Se poi parliamo dell’antica Roma, dei legionari che combatterono per la sua grandezza, del destino che vide Roma contro Roma, allora la lettura diventa un momento ricco di emozioni e partecipazione. Il romanzo storico che vorrei consigliarvi mostra la faccia violenta della Repubblica. Guerre, amore e giustizia reclamano la vostra attenzione.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Centurio
Massimiliano Colombo

Editore: Newton Compton
Pagine: 448
Prezzo: € 10,00
Sinossi
«Il tuo grado ti imporrà la solitudine, che sarà per il tuo spirito quello che il cibo è per il tuo corpo». 80 a.C. Caio Emilio Rufo è una recluta che milita nelle coorti di Lucio Cornelio Silla, durante la guerra civile che sta dilaniando la Repubblica. È un giovane idealista inesperto, non ancora diventato uomo. Dalle vette innevate dei Pirenei alle battaglie navali al largo delle coste dell'Africa, Caio Emilio si addestra a combattere le legioni del più astuto e acerrimo nemico di Roma, uno dei più grandi comandanti di tutti i tempi: Quinto Sertorio, parente e fedele generale di Caio Mario. Nell'assolata Spagna romana, popolata da genti fiere e bellicose, Emilio affronta le prove che questa odiosa guerra gli impone tra guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subisce le angherie del suo spietato centurione e in cuor suo riconosce il valore dei nemici che sta combattendo, vessati dagli abusi della dominazione romana. Schiacciato dalla sorte avversa, senza più nulla in cui sperare, Caio Rufo attraversa il mare e giunge nei roventi deserti della Mauritania; lì, con la gola riarsa e la pelle scottata dal sole, incontra il nemico che era stato addestrato a uccidere. Emilio capisce che il destino che l'ha condotto fino a quel punto l'ha reso più forte, tanto forte da fargli intraprendere un nuovo viaggio, che lo condurrà tra le file degli Immortali.

Questa è l’ultima lezione che ho da darti Rufo: la solitudine di chi ha il comando. Il tuo stesso grado ti imporrà la solitudine che sarà per il tuo spirito come lo è il cibo per il corpo. D’ora in poi la sentirai dentro di te. Capo riconosciuto in mezzo agli altri e solo nel profondo della tua anima. Nessuno cercherà di comprenderti, ma tutti vorranno essere compresi. Nessuno penserà ai tuoi momenti di debolezza, ma tutti verranno a chiederti conforto. Nessuno penserà mai più a te come un bravo soldato, come un ragazzo che è stato figlio, come un uomo che ha perso un amore, tu sei e sarai solo un concetto soprannaturale che non esiste in nessun’altra cultura. Tu sarai Centurio.
80 a.C. La Repubblica è dilaniata dalla guerra civile. Emilio Rufo è una giovane recluta nelle corti di Lucio Cornelio Silla. Il ragazzo viene sottoposto a un duro estenuante addestramento per combattere contro il più astuto e acerrimo nemico di Roma: il comandante  Quinto Sertorio. Rufo affronterà le terribili prove che la guerra gli imporrà. Guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subirà le angherie del suo spietato centurione e si renderà conto del valore dei suoi nemici vessati dagli abusi della dominazione romana. Caio Rufo dovrà scegliere da che parte stare, schiacciato da un destino avverso incontrerà il nemico che era stato addestrato a uccidere. Ora Rufo non è più un ragazzo insicuro, la guerra l’ha reso più forte, consapevole delle sue scelte che lo condurranno tra le file degli immortali.

“Centurio” è un romanzo storico emozionante e intenso. Appare evidente, fin dalle prime pagine, la gran passione dello scrittore nel narrare le grandi storie di guerre e di avventure. Molte le storie nella Storia, tanti i personaggi, alcuni realmente esistiti altri frutto di immaginazione, numerose le situazioni in cui la violenza diventa protagonista. Leggendo questo romanzo mi sono sentita partecipe degli eventi ho conosciuto uomini addestrati per eseguire qualunque ordine, per uccidere, per non aver pietà. Ho condiviso con loro le paure, l’odio, le gioie, i giochi di potere. Ho letto con interesse di tattiche e strategie militari, ho assistito, seppur a debita distanza, agli scontri sui campi di battaglia.

Leggendo “Centurio” ho percepito una malinconia di fondo che poi si è trasformata in speranza per un futuro nuovo tutto da vivere. Questo intenso romanzo mi ha trasmesso il fascino di antiche vicende  ma ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il modo in cui lo scrittore ha reso “vivi” i personaggi. Gli uomini e le donne, coinvolte nelle molteplici storie, mostrano il lato nascosto del loro essere. La forza e il coraggio convivono con le loro paure. Gli sforzi per affrontare la stanchezza fisica, il freddo, i lunghi turni di guardia, diventano reale espressione dei limiti umani. Poi ho avuto la possibilità di conoscere la forte personalità di Sertorio, la sua potenza e il suo declino. La guerra logora, cambia le persone. I vincitori spesso sono magnanimi, i perdenti diventano spietati.

“Centurio” è un romanzo che intreccia Storia e immaginazione, descrive la sete di libertà e il destino di sangue, presenta uomini giusti e fedeli, altri violenti e accecati dal potere. Ma, tra le pagine intrise di Storia, troverete anche un tenero sentimento che segnerà il destino di Rufo.
Non voglio perderti.

Non mi perderai, un giorno ti raggiungerò.

Un giorno, potrebbero volerci anni.

Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici.
Questo dialogo avviene tra il giovane Rufo e…
No, non ve lo dico! Scopritelo voi! Ricordate, però, che la Storia dona l’immortalità ma bisogna sempre credere fortemente in ciò che si fa. Se si desidera ardentemente qualcosa bisogna impegnarsi per realizzarlo e chissà, magari, qualcuno ci aiuterà. Il fare regala la speranza.

Per tutto quello che è stato, per tutto quello che è, per tutto quello che sarà.

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE | "L'ultima estate e altri scritti" di Cesarina Vighy

Carissimi lettori, oggi vorrei attirare la vostra attenzione su un romanzo denso di emozioni e riflessioni. Un potente antidoto alla sofferenza, una liberazione che nasce da una tremenda malattia che imprigiona il corpo ma nulla può contro la libertà di mente e cuore. Una condanna a morte che svela la gioia di vivere e il coraggio di percorrere la propria esistenza fino alla fine. Sto parlando de “L’ultima estate e altri scritti” di Cesarina Vighy, Fazi Editore.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'ultima estate e altri scritti
Cesarina Vighy

Editore: Fazi
Pagine: 318
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Z. è malata. Gravemente. Dallo spazio ristretto da cui guarda il mondo, osserva il tenace manifestarsi della vita: l’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei, ogni gesto è enorme, difficilissima la quotidianità, in equilibrio sui nervi e sugli orari delle medicine. La notte però, con la gatta a farle compagnia, i sogni intervengono ad alleviare il fastidio di resistere a se stessi e sulla pagina, così, il resoconto di un’esistenza vicina alla fine diventa il ricordo di una vita che finalmente appare bella.

«Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità».

Con una lingua nitida, a tratti feroce, mai retorica, Cesarina Vighy ha affrontato il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Definito «un De Senectute intriso di dolorosa saggezza», L’ultima estate ha messo al centro una donna giunta alla fine del suo ciclo vitale ma non per questo priva di un’arma potentissima, specie se innata: lo spirito dell’umorismo

La cosa più stupida da dire a un malato è che lo si trova molto bene, che è una fissazione, che tutti stanno un po’ giù ecc. 

La cosa più triste, invece, è quando non te lo dicono più, anzi non sanno bene che dire.
Cesarina Vichy, nel 2009, all’età di 72 anni è già molto malata. È affetta da Sclerosi Laterale Primaria. La sua opera  è “L’ultima Estate”, un romanzo dai forti tratti autobiografici che vinse il Premio Campiello Opera Prima e si qualificò nella cinquina del Premio Strega.
Veramente, quando si annunciò la mia rara malattia, mi lascia scappare di bocca che avrei preferito essere appunto un caso letterario piuttosto di un caso clinico. Passò l’Angelo e disse Amen. Invano lo rincorsi: «Ehi, signor Angelo…». «Ho fretta ». «Ma io volevo spiegare…». «Ma io…».
È stato così che sono diventata un caso in entrambe le categorie.
Z. è gravemente malata. I medici hanno emesso l’infausta diagnosi: SLA. Dalla sua casa Z. guarda il mondo e il continuo, inarrestabile, manifestarsi della vita. L’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei la quotidianità è scandita sugli orari delle medicine e sulla difficoltà di ogni gesto. Solo di notte Z. trova un po’ di quiete. I sogni alleviano il fastidio di resistere a se stessi e il computer diventa una pagina su cui scrivere i ricordi, belli e brutti, di un’esistenza prossima alla fine.
Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità.
Così Z., “la bambina più amata del mondo”, rievoca l’infanzia in tempo di guerra, Venezia con le sue luci e ombre, le prime esperienze sentimentali, il trasferimento a Roma, il periodo in psicanalisi, il femminismo, l’inizio della malattia. La scritture diventa per Z. un unguento da spalmare sull’anima per lenire i dolori, per avere ancora una voce, per amare, per non arrendersi.
Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me.
Con ostinazione Z. difende la propria individualità, non cede ai medici che la vorrebbero in clinica. La sua ironia le permette di rendere quasi impalpabile la sofferenza, la malattia la libera dal pudore e la rende testimone di coraggio e dignità. Mai un lamento davanti alla morte.
Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso.
Il romanzo comprende anche dei brani tratti da “Scendo. Buon proseguimento”. È uno scambio di mail, realmente avvenuto tra il 2007 e il 2010, tra l’autrice e diversi corrispondenti come la figlia e le amiche. Queste lettere mostrano un linguaggio affettuoso, premuroso e tenero di una madre che scrive alla figlia. Questo carteggio si può considerare un testamento spirituale con cui l’autrice, pochi giorni prima di morire, si congeda dal mondo.
Come diceva Charlot, la vita in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia.
“L’ultima estate” è un libro duro che ha il pregio di non trasmettere tristezza. Con ironia, mai celata, Cesarina Vichy narra la sua vita e risveglia i fantasmi del passato. Con fermezza e voce limpida affronta argomenti difficili. Lei, una donna giunta alla fine della sua vita, usa lo spirito dell’umorismo come arma potentissima contro la sofferenza. Per impugnare quest’arma la scrittrice abbandona il suo martoriato corpo e sale sulle ali della scrittura che la rendono libera e irraggiungibile. Cesarina Vichy scrive un inno alla vita, mai facile ma sempre preziosa.

“L’ultima Estate” è un romanzo che induce a riflettere sul senso della vita. Nessun pietismo, nessuna emozione superficiale ma un profondo coinvolgimento che non può lasciare indifferenti.

Proverete mille emozioni ma avrete il sorriso sulle labbra. L’autrice riporta una poesia in una mail alla figlia: “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa."  (Trilussa)

Quindi, se potete, leggete questo libro senza alcun timore. Non sarà una lettura facile ma, nella vita, cosa è facile?

Patti chiari: non sarà un acquarello, piuttosto un’autopsia. Forse vi farò male. Ne farò anche a me.