lunedì 29 giugno 2020

RECENSIONE | "Il segreto del mercante di libri" di Marcello Simoni

È da oggi in libreria “Il segreto del mercante di libri” di Marcello Simoni e per l’occasione, la Newton Compton ha organizzato un review party. Questo romanzo è l’attesissimo seguito della “Trilogia del mercante di libri” che ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici. La saga comprende “Il mercante di libri maledetti” (2011, vincitore del Premio Bancarella 2012), “La biblioteca perduta dell’alchimista” (2012) e “Il labirinto ai confini del mondo” (2013) tutti editi da Newton Compton. Protagonista di questi romanzi è Ignazio da Toledo, mercante di reliquie, vissuto nel XIII secolo.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il segreto del mercante di libri
Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Anno Domini 1234. Dopo cinque anni trascorsi presso al Corte dei Miracoli, nella Sicilia di Federico II, il mercante di reliquie Ignazio da Toledo torna in Spagna per portare a termine una nuova impresa. Oggetto della sua ricerca è questa volta la Grotta dei Setti Dormienti. La traccia in possesso del mercante conduce in Andalusia. Tornare in patria, però, significa dover anche affrontare situazioni familiari irrisolte. Durante la sua lunga assenza, la moglie Sibilla è scomparsa, forse per sfuggire a una terribile minaccia, mentre Uberto, il figlio , è finito in una prigione del re di Spagna. Queste sciagure sembrano legate a un complotto ordito da Pedro Gonzales de Palencia,infido frate domenicano e confessore personale del re Ferdianndo III di Castiglia. E a una setta di vecchi nemici del mercante: la Saint-Vehme.

Quando Ignazio da Toledo giunse davanti al monastero di San Miguel de Escalada, lo trovò avvolto nella luce del tramonto. Rimase a osservarlo a lungo, chiedendosi se quell’immagine persa nella campagna brulla fosse un segno di buono o di cattivo auspicio.
Dopo aver letto il romanzo, posso affermare che, senza alcun dubbio, quell’immagine persa nella campagna brulla era un segno di cattivo auspicio. Tuttavia nulla poteva fermare Ignazio da Toledo che dovrà affrontare un’avventura molto rischiosa.

Anno Domini 1234. Dopo aver trascorso due anni presso la corte di Federico II, in Sicilia, Ignazio da Toledo torna in Spagna per trovare la Grotta dei Sette Dormienti. In questo sepolcro, secoli prima, si sarebbero addormentati sette martiri cristiani risvegliandosi, dal sonno miracoloso, due secoli dopo. Scoprire i segreti del sonno immortale sarà una sfida a cui il mercante non saprà rinunciare. Le prime ricerche lo conducono tra Castiglia e Lèon, la regione in cui ha lasciato la propria famiglia. Le cose si mettono male quando Sibilla, moglie di Ignazio, scompare e Uberto, il figlio, è rinchiuso in prigione con l’accusa di aver ucciso un uomo. Chi si cela dietro queste sciagure? Chi sono gli uomini mascherati che vogliono uccidere il mercante? L’ombra di una setta diabolica, la Saint-Veheme, oscura pericolosamente il cammino del nostro impavido protagonista.

Marcello Simoni, pluripremiato autore di thriller storici e coinvolgente narratore, ci propone un viaggio avventuroso e ricco di emozioni, un intreccio di vicende rocambolesche in compagnia del mercante di reliquie, Ignazio da Toledo. Incontreremo molti personaggi, attraverseremo luoghi misteriosi e assisteremo alla bravura dell’autore nell’intrecciare realtà storica ed elementi di fantasia. Intrighi e manipolazioni saranno dispensati a piene mani ed è impossibile non riconoscere la bravura di Simoni nell’evocare, attraverso le pagine dei suoi romanzi, un’era piena di splendore e brutalità. Thriller e Medioevo si fondono in un filo d’Arianna che ci permette di viaggiare nei secoli passati senza perderci nei mille rivoli di storie dal fascino indiscusso. Lo scrittore arricchisce il romanzo storico con avventure e misteri, stuzzica la nostra curiosità. Carismatico narratore, Marcello Simoni, ci consegna, con i suoi scritti, le chiavi d’accesso a un mondo antico che cela molti segreti. A noi lettori, curiosi e dotati di spirito d’avventura, sarà impossibile resistere al richiamo di svariati personaggi che ci accompagneranno in un fatale intreccio. Guardando attraverso gli occhi di Ignazio da Toledo, vedremo il coraggio e la viltà degli uomini, scopriremo codici da decifrare, emissari di morte e sette segrete, saremo coinvolti in rocamboleschi inseguimenti e saremo accolti in monasteri persi tra le nebbie.

“Il segreto del mercante di libri” è un romanzo in cui i segreti si moltiplicano e le ombre si tingono di morte. Il romanzo si sviluppa su vari piani narrativi e non c’è mai un attimo di noia.

Ignazio da Toledo, che le avversità del destino avevano condannato a un continuo peregrinare per il mondo, è considerato “l’uomo dai mille segreti”. In lui predomina l’indole del “fuggiasco” che gli aveva consentito di accrescere il proprio intelletto e di conoscere il mondo. Chi ha letto la saga lo sa già, chi non l’ha fatto lo scoprirà con questo romanzo, Ignazio non è ben visto da tutti. La sua ricerca della verità e la sua curiosità spesso erano scambiate per sacrilegio e per eresia. In quest’avventura è un oggetto misterioso, un amuleto in ceramica invetriata, a risvegliare la curiosità del mercante. L’amuleto reca incisioni che lo collegano alla caverna perduta dei Sette Dormienti. La leggenda del sonno immortale è un richiamo troppo forte. Nemmeno una congrega di sicari mascherati, i Veggenti, riuscirà a fermare Ignazio che dovrà fare ricorso a tutto il suo coraggio e alla sua intelligenza per districarsi in situazioni complesse. Anche la sua famiglia si troverà a dover affrontare gravi pericoli e sarà sempre più difficile capire di chi fidarsi. Come sempre, Simoni crea numerosi personaggi ambigui e violenti, che cercheranno di ostacolare con l’inganno ogni iniziativa di Ignazio. Tuttavia l’ammaliante dea del fato muoverà le fila dei destini umani fino al rocambolesco finale.

“Il segreto del mercante di libri” è un romanzo avvincente, veloce e intrigante. La lettura scorre veloce in compagnia di personaggi ben caratterizzati. Il protagonista ci permette, con le sue avventure e l’innata curiosità, di scoprire luoghi e argomenti dall’indiscusso fascino. Non vorrei svelarvi molto ma stuzzicare il vostro interesse rivelandovi che Ignazio salirà su una nave per solcare l’Oceano verso un’isola, la più bella e la più ricca che ci sia in terra, per amenità e fertilità. Basta, mi taccio!

Io spero vivamente che le avventure di Ignazio da Toledo continuino, avendo Marcello Simoni come guida nei labirinti del mistero. Quindi arrivederci alla prossima avventura magari su una mitica isola.

giovedì 25 giugno 2020

RECENSIONE | "Tornare a casa" di Dörte Hansen

“Tornare a casa” di Dörte Hansen, edito dalla Fazi nella collana Le strade, è un bel romanzo sulla fragilità e la bellezza del mondo agricolo che cambia riannodando i fili di un passato lontano. È la storia di un’intera comunità tra sogni illusori, partenze, ipocrisie e prepotenze. Tutto ha inizio nel paesino immaginario di Brinkebull, nella Frisia settentrionale, travolto da un inevitabile cambiamento che coinvolge anche i destini individuali dei suoi abitanti e mette in contrasto il loro passato e il loro presente. Dimenticare le proprie radici è impossibile, fanno parte di noi, guidano le nostre scelte. Con dolcezza e una vena di malinconia, Dörte Hansen ha scritto un libro incantevole. Caso letterario dell’anno in Germania, con oltre 400.000 copie vendute e il plauso di pubblico e critica, “Tornare a casa” è stato premiato dai librai tedeschi come miglior libro dell’anno.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Tornare a casa
Dörte Hansen

Editore: Fazi
Prezzo: € 18,50
Sinossi

Quando un bambino nasce in un paesino di provincia dove di bellezza non c’è neanche l’ombra, è figlio di una ragazzina affetta da ritardo mentale e fin da piccolissimo viene messo in piedi su una cassa a spillare birra al bancone di una locanda, il fatto che da adolescente frequenti il liceo è piuttosto sorprendente; se poi diventa un professore universitario e decide di lasciarsi tutto alle spalle, l’evento è più unico che raro, e in paese c’è chi lo vive come un tradimento. Nel momento in cui, alla soglia dei cinquant’anni, l’uomo fugge da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento in cui non si diventa mai adulti per tornare a casa e prendersi cura dei nonni – Sönke, l’oste arroccato nella sua locanda semiabbandonata, ed Ella, che la vecchiaia ha reso capricciosa e imprevedibile –, due realtà apparentemente inconciliabili si scontrano, dando vita a una crepa profonda dalla quale tutto torna a galla. Il ritorno a Brinkebüll diventa così un’occasione per riscoprirsi e reinventarsi: ci sono conti da saldare, ruoli da invertire e tante tappe da rivisitare prima di muovere il primo passo verso il cambiamento.


La prima estate senza cicogne fu un segno, e quando in autunno gli spinarelli dal ventre bianco presero a galleggiare nell’acquitrino, anche quello fu un segno. «E’ la fine del mondo», diceva Marret Feddersen e ne vedeva i segni dappertutto.
Ingwer Feddersen era nato a Brinkebull. Cresciuto dai nonni Sonke ed Ella, proprietari della locanda del paese, lascia la sua terra natia per studiare e diventare un professore d’archeologia. Dopo tanti anni decide di prendersi un anno sabbatico, interrompe il suo lavoro, lascia l’appartamento in cui vive con altre due persone e torna a casa per occuparsi degli anziani nonni. Ormai non resta loro molto da vivere.
Ingwer Feddersen, studentello, topo di biblioteca, per una volta avrebbe fatto qualcosa di utile, di normale. Pulire, cucinare e stare al bancone della locanda.
Sonke, vicino ai cent’anni, era ormai cieco da un occhio, l’artrite aveva deformato tutto il suo corpo e per muoversi usava un deambulatore. Malgrado tutto egli continuava a lavorare nella sua locanda, niente e nessuno l’avrebbe scollato dalla sua postazione dietro al bancone. Sua moglie Ella era afflitta da demenza senile, persa nel suo mondo confondeva passato e presente. Nei rari squarci di lucidità una domanda affiorava sulle sue labbra: “Viene oggi Marret?”

Marret era la figlia di Sonke ed Ella, ed era la madre di Ingwer.

Facciamo ora un salto indietro nel tempo. Marret ha 17 anni, per tutti è “l’oracolo dagli zoccoli bianchi”. La ragazza, affetta da ritardo mentale, andava in giro per il paese indossando sempre lo stesso paio di zoccoli bianchi e annunciando a tutti la fine del mondo.

A diciassette anni si sogna, poi arriva un bambino, e allora si diventa pazzi. O forse si era pazzi già da prima e il bambino era venuto dopo, nel caso di Marret l’ordine non era chiaro.

Lascio a voi scoprire il resto della trama ma attenzione a non perdervi nel mondo emotivo dei suoi protagonisti e nell’ironia che nasconde drammi profondi.

Brinkebull è un paesino agricolo sottoposto a lavori di consolidamento del terreno e trasformazione dei piccoli campi in grandi aree e in strade asfaltate. Il volto del paesaggio muta irrimediabilmente e anche la vita del paese e dei suoi abitanti cambia profondamente. Il vecchio mondo rurale scompare pian piano e la campagna non è mai narrata in modo idilliaco ma con la cruda realtà di un’era che sta volgendo al termine. L’autrice descrive questi cambiamenti accuratamente e noterete come la vita di provincia è narrata quasi in modo austero segnando con rigore le tappe di uno sconvolgimento sociale ed economico che si intreccia con la storie delle famiglie del paese.

Il ritorno di Ingwer, alla soglia dei cinquant’anni, segna la fuga da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento dove tutti si sentono un eterno Peter Pan.
Due uomini, una donna, i conti non tornavano. Uno faceva sempre la fine del coglione.
Il ritorno diventa un’occasione per guardare finalmente in se stessi, ripercorrendo il proprio passato. Per muovere i primi passi verso un futuro di cambiamento facendo pace con il proprio vissuto. Così avremo l’opportunità di conoscere molti personaggi che insieme danno vita alla storia del paese. Ognuno ha sogni, speranze, debolezze e segreti. Già, segreti!

Tra i vari personaggi, con i quali è stato facile condividere pensieri ed emozioni, vorrei parlarvi del maestro Steensen, con un grande amore inconfessabile nascosto in fondo al cuore, e di Gonke, la figlia del fornaio.

Steensen, il maestro dell’unica scuola del paese, usciva dai gangheri oltre per la stupidità sconfinata, anche per la pigrizia, il sudiciume e l’impertinenza dei suoi alunni. Infliggeva castighi lasciandosi guidare dall’istinto. Non accettava mai nuove materie o nuovi libri nel suo programma scolastico e non condivideva i nuovi regolamenti sull’educazione non violenta.
Perché erano insensati. Fuori dal mondo. Quella gente che voleva evitare le punizioni corporali in classe non si era mai trovata di fronte a quaranta bambini di paese, duri di cotenna e scalmanati come una mandria di vitelli.
Occorreva quindi adottare un atteggiamento di paterno rigore. In ogni classe c’erano due o tre alunni veramente stupidi e altrettanti con una bella testa, il resto si collocava nel mezzo.

Tra le belle teste c’erano Gonke e Ingwer.

Gonke, la figlia del fornaio, era fonte di preoccupazione per la sua famiglia. Si vestiva malissimo, non sorrideva mai e leggeva sempre. Anche al panificio leggeva mentre serviva i clienti con una mano sola e nell’altra reggeva un libro. Lei leggeva così come gli altri bevevano, smodatamente fino allo stordimento totale. La lettura era per lei un modo per sopravvivere.

Un momento speciale vorrei dedicare a Marret, una creatura incompresa, circondata da una nebbia di enigmi. Lei rappresenta il passato, il paese di un tempo forgiato da uomini e donne “vecchio stampo”. Era una fanciulla imprevedibile, capace di starsene nascosta dietro gli alberi o accovacciata nei fossi. Nell’ora del riposo, a mezzogiorno, quando gli adulti del paese crollavano “come bestie stordite”, tutti i bambini se la svignavano e andavano incontro ai loro segreti. Anche Marret aveva un segreto, un segreto che le tenne compagnia per nove mesi.

“Tornare a casa” è un romanzo dalle mille sfaccettature, un collage di eventi che coinvolge un intero paese. Sullo sfondo la natura che si specchia nei campi, nei boschi, nelle tempeste, nel cielo. C’è malinconia, gioia e grandi delusioni, tra le pagine di questo libro. C’è la vita con le sue difficoltà.

“Tornare a casa” è il narrare di un tempo sospeso dove si celano i segreti e si svelano le verità. Ciò che appare idilliaco è solo finzione, il cuore conosce già ciò che la ragione comprenderà poi.

Cuore e mente, insieme, sono capaci di grandi cose. Così come Ella e Sonke, gli anziani nonni del protagonista, che stanno per festeggiare le nozze di ferro. Insieme da quasi settant’anni ne avevano affrontato di difficoltà e ora erano impazienti di riunire tutto il paese per festeggiare. Unica paura: la morte degli anziani invitati prima del giorno fatidico. Ora, al tramonto della vita, i nonni di Ingwer, fanno tenerezza. Per Ella i luoghi, le persone, gli anni si mescolavano alla rinfusa. Nel suo mondo riaffioravano sorelle minori che non erano mai morte, c’erano di nuovo la vecchia scuola, il recinto dietro alla sua casa, le mucche e i prati. Marret aveva ancora 17 anni e cantava nella sala della locanda. Tutto il mondo, dell’anziana donna, era governato dallo scompiglio. Immerso nel tempo ormai passato.

Ingwer voleva aiutare i suoi nonni ma si trattava, anche, di saldare un debito. Tornare a casa non è mai una sconfitta, è un momento per raccogliere i pensieri e staccare un po’ dalla vita che non ci appaga completamente. Ingwer, poi, sarebbe andato avanti come sempre: restando fermo. Per un anno avrebbe fatto l’oste e il figlio del contadino celando la sua identità di docente universitario, lettore di poesie, escursionista, scienziato, collezionista di pietre e pensatore. Era lui stesso a nascondersi per poi indispettirsi se non lo vedevano. Accade spesso di dire no a tutto ciò che il nostro passato rappresenta, ma a cosa diciamo sì? Non assecondare le aspettative dei propri cari è un atto di slealtà, d’ingratitudine, di tradimento? Vivere non è mai facile, creare se stessi vuol dire amare, osare, cambiare. Vuol dire sbagliare e poi rialzarsi, vuol dire inseguire i propri sogni ed essere liberi di scegliere.

“Tornare a casa” è un romanzo dallo stile semplice e lineare. Molti i personaggi bizzarri che sostano sotto i riflettori per raccontare le loro storie sempre intrecciate alla vita di provincia che diventa un luogo rappresentativo di qualunque area rurale europea. Tanti i temi trattati: l’incessante scorrere del tempo, il declino fisico e mentale, l’amore nascosto, le ferite inflitte alla terra in nome di una ricomposizione fondiaria per meglio utilizzare i terreni, l’abbandono e il ritorno.

Per poter andare avanti, alcune volte, occorre ritornare sui nostri passi, saldare i debiti con le persone amate, ripercorrere i sentieri già tracciati per scoprire che è giunto il momento per percorrere nuovi cammini. A farci compagnia ci saranno i ricordi, la forza delle persone amate e nessun cambiamento potrà mai privarci del nostro passato. Il viaggio della vita deve continuare.

venerdì 29 maggio 2020

RECENSIONE | "Il gioco della vita" di Mazo de la Roche

Dal 28 maggio è disponibile nelle librerie “Il gioco della vita”, secondo volume della serie “Jalna” di Mazo de la Roche. Grazie a Fazi Editore abbiamo conosciuto la famiglia Whiteoak, i protagonisti di una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Il gioco della vita
(Saga di Jalna Vol. 2)
Mazo de la Roche

Editore: Fazi
Prezzo: € 18,00
Sinossi

È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.



Quando la calma e la disciplina della notte ebbero placato la turbolenta Jalna, l’antica dimora sembrò rannicchiarsi al riparo del tetto come un vecchio sotto le coperte. La casa parve raggomitolarsi, chiudendosi in se stessa. […] L’oscurità la avvolse come una trapunta, e lei si lasciò andare con tutto il proprio peso contro la terra. E, mentre un nuovo sogno si aggiungeva alla sua già ricca scorta, i pensieri e i movimenti dei suoi abitanti vagavano come ombre da una stanza all’altra.
È trascorso un anno da quando abbiamo lascito la turbolenta Jalna. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum. Manca solo nonna Adeline, 101 anni, che ormai passa la maggior parte del tempo a letto. Tutti si preoccupavano per la sua salute, erano gentili e premurosi, sempre pronti a soddisfare ogni desiderio dell’anziana matriarca. Ma una domanda serpeggiava tra tutti: a chi andrà l’eredità?
La morte della mamma! Il pensiero della sua dipartita non era mai scevro da un brivido di apprensione, dovuto innanzitutto alla paura di perderla, e poi alla prolungata incertezza riguardo al destinatario dell’eredità. Lei non aveva fornito neppure un vago indizio. Le era bastato far sapere che il testamento riguardava un membro solo della famiglia. Ecco come, anno dopo anno, aveva conservato intatto l’ascendente su tutti loro. Tenendoli in sospeso.
Quindi per tenere tutta la famiglia in pugno, la furbissima nonna aveva dichiarato che l’eredità era destinata a una sola persona. Scattano così gelosie e sospetti reciproci. Il prescelto sarà forse Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile Wakefield? Intanto il giovane Finch coltiva in gran segreto la sua passione per le arti. Complicati gli uomini Whiteoak! Sempre pronti ad affrontare la vita guardano negli occhi le difficoltà, nascondono passioni e si tormentano per amori impossibili. Il destino, però, ama mescolare le carte e l’affascinante Alayne tornerà a Jalna.

La cassetta degli attrezzi, da cui attinge questo romanzo, si compone di rivalità, relazioni intricate e segreti affari di cuore. La saga, si compone di ben 16 volumi, propone per ogni libro delle storie ricche di personaggi e di eventi. La famiglia Whiteoak ha una spiccata attenzione per ciò che riguarda la concretezza della vita. Tra tutti risalta il personaggio di Renny, grande seduttore che nasconde un animo gentile e non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne. In questo capitolo della narrazione, approfondiamo la conoscenza con il giovane Finch che ama la musica e il teatro. In famiglia nessuno apprezza la sua profonda sensibilità. Finch ama suonare il pianoforte e mentre le sue dita volano veloci sulla tastiera, lui dimentica le difficoltà della sua esistenza e si sente libero. Ogni nota è un colore con cui dipinge il suo futuro ma la realtà lo vede come un giovane uomo impacciato, buono a nulla, incompreso. La vita è sempre una sfida e non tutti sono pronti ad affrontarla a muso duro. Finch ammette di aver paura della vita e mentre tutti lo ignorano, nonna Adeline inizia a parlare con lui incoraggiandolo.
Paura della vita? Ma che sciocchezza! Un Court che ha paura della vita? Non lo tollero. Non devi aver paura della vita, devi prenderla per le corna, afferrarla per la coda, stringerla dove è più facile che ti sfugga: devi farle paura. Io ho fatto così.
Ed è proprio nel personaggio di Finch che la scrittrice si rivede condividendo le difficoltà del crescere, del diventare adulti difendendo le proprie aspirazioni.

La famiglia Whiteoak è profondamente legata a Jalna, una tenuta vastissima nel cuore della natura canadese. Il nome deriva da una città indiana dove Adeline Court e il suo defunto marito avevano vissuto l’inizio del loro amore. In nome di Jalna i Whiteoak sacrificano amori, desideri, passioni. Tra le stanze dell’antica dimora scorre la vita dei Whiteoak e sulla scena si alternano gli abitanti di Jalna. La nonna, la monumentale, sinistra, polena sulla prua della nave da guerra di Jalna! Gli uomini della famiglia sempre duri con gli altri e con se stessi. Giovani nipoti che cercano il coraggio per muovere i primi passi sul cammino della vita. Tutti hanno la loro storia da raccontare nel gioco della vita. Dolori mai placati, matrimoni ostacolati, gelosie, segreti si nascondono nel paesaggio idilliaco di Jalna. I boschi, i tortuosi sentieri, i piccoli laghi rappresentano una protezione dal mondo esterno e ogni elemento di disturbo viene allontanato. La vita, però, non è mai semplice. Le complicazioni sono ovunque e non bastano paesaggi incantati per tenerle lontane. Il destino ama mescolare le carte e gioca con tutti, nessuna eccezione.

Con prosa leggera ed elegante, venata da un delizioso sguardo ironico, Mazo de la Roche narra una storia dal fascino senza tempo. Una saga familiare densa di legami forti. Una lettura incalzante, coinvolgente, che vi ruberà un sorriso e velerà di lacrime i vostri occhi. Entrare nel mondo di Jalna vuol dire affrontare se stessi liberando la parte repressa che è in noi, vuol dire libertà di sognare, di crescere con sensibilità senza sentirsi inetti. Vuol dire non fermarsi davanti alle difficoltà. Vuol dire essere disposti a rischiare svelando le nostre debolezze.

Mi piace quando i rapporti interni di una famiglia vengono messi a nudo. Si scoprono luci e ombre di ogni componente, i legami spesso si rafforzano ma qualche volta vaccillano fino a spezzarsi. Nessuno è perfetto, i cuori battono indipendentemente dalla nostra volontà nutrendo drammi e sorrisi, avventure e sogni.

L’universo dei Whiteoak è sempre in movimento, fuori dagli schemi, perso nel suo continuo divenire e sempre in bilico fra tradizioni e trasgressioni, discriminazioni e desideri, tradimenti e riconciliazioni, sottomissioni e libertà. 

Ora non mi resta che spargere un velo di polvere magica affinchè il tempo voli in attesa della prossimo appuntamento con la famiglia Whiteoak.