martedì 13 febbraio 2024

RECENSIONE | "L'educazione delle farfalle" di Donato Carrisi

Donato Carrisi è uno scrittore, sceneggiatore, giornalista e regista italiano, autore di numerosi bestseller a livello internazionale. La sua ultima pubblicazione è un thriller coinvolgente, “L’educazione delle farfalle” (Longanesi), dalla trama ricca di suspense in perfetto stile Carrisi.

 Quando scoprirai la verità sarà troppo tardi per fuggire da questa storia.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'educazione delle farfalle
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 432
Prezzo: € 23,00
Sinossi

La casa di legno brucia nel cuore della notte. Lingue di fuoco illuminano la vallata fra le montagne. Nel silenzio della neve che cade si sente solo il ruggito del fuoco. E quando la casa di legno crolla, restano soltanto i sussurri impauriti di chi è riuscito a fuggire in tempo.

Ma qualcosa non è come dovrebbe essere. I conti non tornano. E il destino si rivela terribilmente crudele nei confronti di una madre: Serena.

Se c’è una parola con cui Serena non avrebbe mai pensato di identificarsi è proprio la parola «madre».

Lei è lo «squalo biondo», una broker agguerrita e di successo nel mondo dell’alta finanza. Lei è padrona del suo destino, e nessuno è suo padrone.

Ma dopo l’incendio allo chalet tutto cambia, e Serena inizia a precipitare nel peggiore dei sogni. E se l’istinto materno che lei ha sempre negato fosse più forte del fuoco, del destino, di qualsiasi cosa nell’universo?

E se davvero ci accorgessimo di amare profondamente qualcuno soltanto quando ci appare perduto per sempre?

Questo non è semplicemente l’ultimo capolavoro di Donato Carrisi. Perché Serena non è un personaggio come gli altri, e questa non è una storia come le altre. Questo è un viaggio inarrestabile alla scoperta degli angoli più oscuri del nostro cuore e delle nostre paure, al termine del quale il nostro modo di vedere il mondo, semplicemente, non sarà più lo stesso.





C’erano vari modi per reagire alla perdita di un figlio. C’era chi si faceva travolgere dalla sofferenza. Chi invece iniziava una battaglia rabbiosa e insensata col resto del mondo. E chi si rassegnava a trascorrere il resto dell’esistenza con un ospite silenzioso, invisibile agli altri, che ti pedina ovunque e non ti lascia mai solo, perché il suo unico scopo è impedirti di dimenticare.

La casa di legno brucia nel cuore della notte. Lingue di fuoco illuminano la vallata fra le montagne e quando la casa crolla restano soltanto i sussurri impauriti di chi è riuscito a fuggire in tempo. Ma qualcosa non è come dovrebbe essere e il destino si rivela terribilmente crudele nei confronti di una madre: Serena.

Per Serena è difficile identificarsi con la parola “madre”. Lei è lo “squalo biondo”, una broker agguerrita e di successo nel mondo dell’alta finanza.

Era a capo di un dipartimento strategico per gli investimenti ad alto rischio ed elevato rendimento di una banca d’affari, ed era diventata sfacciatamente ricca come i suoi clienti. Nell’ambiente la chiamavano “lo squalo biondo”, la rispettavano e la temevano. Ma, solitamente, gli squali biondi non potevano permettersi nemmeno la più piccola defaillance.

Serena è padrona del suo destino, e nessuno è suo padrone. Dopo l’incendio allo Chalet, tutto cambia, e Serena inizia a precipitare in un incubo senza fine. E se l’istinto materno che lei ha sempre negato fosse più forte del fuoco, del destino, di qualsiasi cosa nell’universo? E se davvero ci accorgessimo di amare profondamente qualcuno soltanto quando ci appare perduto per sempre?

L’autore narra il percorso di una donna che si trova a gestire con efficienza una gravidanza non prevista. Serena impara ad amare la figlia quando la bambina sparisce tra le fiamme dell’incendio dello chalet in cui si trovava in vacanza con altre undici bambine, nella località sciistica di Vion. Le tutor salveranno undici bambini su dodici. Aurora è l’unica dispersa.

 In mezzo al piccolo inferno, una fila di piedini scalzi immersi nella neve fresca.

Aurora ha sei anni, questo è il nome della figlia di Serena, è una bellissima bambina che la madre ha posto al centro di una rete di persone che si prendono cura di lei secondo una routine consolidata. Le due protagoniste vivono al diciannovesimo piano di un grattacielo milanese assistite da personale di servizio, babysitter, autisti, portieri e segretari. Per Aurora sono zii e nonni che non ha mai conosciuto. Serena è anaffettiva, completamente assorbita dal suo lavoro, dall’ambizione professionale, votata a un’idea di perfezione che non ammette trasgressioni o deviazioni da un programma già fissato.

I libri sono come le persone. A volte non sono come appaiono. A volte custodiscono segreti.

“L’educazione delle farfalle” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato e trasmette una sensazione d’inquietudine che non ti lascia andare. La protagonista subisce una metamorfosi guidandoci in un viaggio alla scoperta del nostro lato oscuro dove vivono le nostre paure, anzi la paura più grande di tutte: perdere un figlio. Carrisi mette a nudo la psicologia dei personaggi, il male che è in loro, le passioni, la forza dell’amore che tutto può. Serena intraprende un percorso di dubbi e incertezze alla ricerca di una verità che non verrà svelata se non all’ultima pagina. Carrisi narra il tempo dell’attesa, l’angoscia insopportabile, l’analisi spietata di se stessi. Prendere consapevolezza di ciò che si è non è facile, non è immediato. Inizialmente siamo tutti bruchi ma diventeremo farfalle?

Il tema della genitorialità è un tema nuovo nei romanzi di Carrisi. L’autore lo scompone in mille parti che vanno dal rifiuto della maternità al legame indissolubile; dall’anaffettività, quasi una barriera innalzata da persone fragili, alla  non accettazione della perdita e al senso di colpa. Serena, nella sua indagine, è guidata dai sentimenti che prova: rabbia, rimpianto, smarrimento, senso di colpa Il suo dolore si trasforma in una ricerca continua di risposte. Serena vuole guardare nell’abisso e istintivamente sa cosa fare. Proprio come le farfalle che sanno già, quando nascono, cosa devono fare. Ma non si tratta solo di istinto: ciò che facciamo si riflette nelle generazioni successive. A tal proposito nel libro si parla anche dell’effetto farfalla analizzato dal matematico Edward Lorenz che nel 1972 tenne una conferenza intitolata “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” tra tutte le cose c’è un collegamento. Ciò che noi facciamo si riflette nel nostro futuro e nel futuro degli altri.

In questo contesto vanno collocate e interpretate le trasformazioni di Serena che inizialmente non è molto simpatica. In un romanzo tendiamo sempre a tracciare una linea di demarcazione: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Carrisi mischia le carte e i suoi personaggi sembrano ciò che non sono. Ciò provoca curiosità nei lettori e come si può smettere di leggere quando hai davanti una donna, che scopre in sé il coraggio di una leonessa, che non vuol essere madre e che poi madre lo diventa; oppure quando all’orizzonte compare un piromane i cui ordigni incendiari profumano di biscotti; o quando compare sulla scena il rilegatore di libri perduti?

Serena si trasforma, nel suo personale abisso cerca la speranza e il perdono.

Il modo migliore per punire un desiderio egoistico è esaudirlo quando ormai è troppo tardi.

Serena è una donna in conflitto con sé stessa e con la società che impone alle donne determinati ruoli. Serena è la madre glaciale chiusa inizialmente nel suo bozzolo di cui si libera durante gli anni trascorsi a cercare la verità sull’incendio. Aurora è svanita nel nulla, Aurora che la sera dell’incendio indossava due ali da farfalla fatte di tulle per partecipare alla festa per la fine della vacanza. Aurora che disegna la madre come una supereroina. E da quel fuoco che divora lo chalet, serena rinasce. Abbandona il mantello del non-amore e trova in sé la forza per superare ogni ostacolo. Serena continuerà a cercare Aurora, non si arrenderà mai.

Il fuoco devastatore si congeda dal proprio pubblico con un’ultima, crudele meraviglia. Nel cielo stellato sale una miriade di scintille dorate.

La farfalla è ammirata da tutti, si posa di fiore in fiore, ha vita breve ma è felice. Nel silenzio ecco un cavaliere che prende tra le sue mani le farfalle che ardono e le trasforma in vita, in amore, in sogni ammalianti come lo sguardo di una bimba che si sente al sicuro tra le braccia della sua mamma. Tuttavia con Carrisi tutto e il contrario di tutto è possibile. Quando Serena troverà la risposta che cerca, nulla sarà più come prima.

Carrisi affascina, coinvolge, ipnotizza, con i suoi romanzi che costruiscono, intorno ai lettori, labirinti e stillicidi di rivelazioni. “L’educazione delle farfalle” è un thriller psicologico originale e appassionante che conferma la bravura di Carrisi, maestro del thriller. Non sempre al male si può dare un volto, un nome. Certi orrori non sono roba da mostri ma sono perpetuati da essere umani. Stanare le ombre invisibili che si trovano al centro dell’abisso è cosa giusta. Carrisi è il mio cavaliere che con coraggio guarda nell’abisso per poterlo raccontare e abbatte il confine tra bene e male.

mercoledì 31 gennaio 2024

RECENSIONE | "Il delitto della montagna" di Chicca Maralfa [Review Party]

“Il delitto della montagna” è un giallo firmato dalla scrittrice e giornalista pugliese Chicca Maralfa, edito da Newton Compton Editori. In commercio dal 26 gennaio 2024, il romanzo è ambientato in una piccola cittadina di montagna dove avvengono tre morti misteriose. Sarà un’indagine complicata per Gaetano Ravidà, ma le sue abilità investigative assicureranno i colpevoli alla giustizia.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il delitto della montagna
Chiara Maralfa

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 12,90
Sinossi

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, dove comanda la locale stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà comincia ad abituarsi alla sua nuova vita. Sull’altopiano vicentino, teatro delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra e funestato di recente dalla tempesta Vaia, è alle prese con reati ambientali: un paio di cave di marmo, dismesse da tempo, vengono utilizzate come deposito illegale. Proprio fra quelle pareti di roccia, Ravidà e i suoi uomini trovano, oltre ai rifiuti pericolosi, il cadavere mummificato di un uomo. Mentre si cerca di risalire all’identità della vittima, altre due persone muoiono in circostanze misteriose e apparentemente scollegate tra loro, gettando la piccola comunità nello sgomento. Grazie alle testimonianze, incrociando varie fonti e indagando senza sosta, Ravidà e i suoi collaboratori cominciano a sospettare legami e connessioni tra le vittime e i pericolosi tentacoli della mala del Brenta. Durante i giorni della merla, con il paesaggio ammantato di neve, il luogotenente e la sua squadra dovranno riuscire a superare la coltre di apparente calma e silenzio nel periodo più freddo dell’anno per trovare in fretta la verità.





Si chiese ancora una volta, cosa ci facesse quel cadavere mummificato nella casa. Cosa c’entrava Ernesto Costa, se davvero era lui, con i rifiuti pericolosi e la mala del Brenta? Dov’era la correlazione?

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, dove comanda la locale stazione dei carabinieri, il luogotenente Gaetano Ravidà, nativo di Bari e innamorato del mare, comincia ad abituarsi e ad apprezzare la sua nuova vita. Sull’altopiano vicentino, teatro delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra e funestato di recente dalla tempesta Vaia, è alle prese con reati ambientali: alcune cave di marmo, dismesse da tempo, vengono utilizzate come deposito illegale. Proprio fra quelle pareti di roccia, Ravidà e i suoi uomini trovano, oltre ai rifiuti pericolosi, il cadavere mummificato di un uomo. Mentre si cerca di risalire all’identità della vittima, la piccola comunità è segnata dalla morte di altre due persone. Indagando senza sosta Ravidà e i suoi collaboratori cominciano a sospettare legami tra le vittime e la mala del Brenta. 

Nei giorni della merla, con il paesaggio ammantato di neve, il nostro simpaticissimo luogotenente dovrà risolvere un caso intricato di omicidi, sospetti e verità taciute. Sotto la coltre di apparente calma e silenzio, il fuoco della criminalità è ben vivo e continua ad ardere. 

“Il delitto della montagna” è la seconda indagine di Gaetano Ravidà, la prima è stata “Lo strano caso delle sorelle Bedin”, un vecchio delitto mai risolto. 

Pur non avendo letto il primo giallo non ho trovato alcuna difficoltà a immergermi nelle vicende narrate e il luogotenente Ravidà mi è stato subito simpatico. Capitolo dopo capitolo ho scoperto che lo stimatissimo investigatore dell’Arma, dopo il fallimento del suo matrimonio, ha lasciato la Puglia per trasferirsi al nord. Dal mare alla montagna per dare una svolta alla propria vita. 

Nella figura simbolica della pernice bianca, che più volte fa capolino nella storia come guida onirica di Ravidà, l’autrice rende omaggio a Mario Rigoni Stern, uno dei più importanti scrittori italiani. Rigoni Stern era legatissimo alla sua terra natale, l’Altopiano di Asiago, dalla quale si allontano solo durante il periodo in cui servì come militare durante la seconda guerra mondiale. è stato un narratore sensibile verso il mondo della natura e della montagna, profeta della consapevolezza ecologica. 

“Il delitto della montagna” è una storia avvincente, ricca di temi importanti, scomposta in tanti frammenti. A Ravidà e alla sua squadra il compito di rimettere i tasselli al loro posto per ricomporre un puzzle specchio di fatti distanti nel tempo e di legami personali. 

È molto interessante leggere la descrizione dettagliata dei luoghi, conoscere la cultura locale e cimentarsi con l’interpretazione del dialetto veneto. La narrazione fluida e i colpi di scena tengono vivo l’interesse dei lettori. Tuttavia l’indagine non è l’unico filone narrativo, in parallelo scorrono informazioni sulla vita privata del simpatico luogotenente. Ravidà, separato dalla moglie, lontano da Agnese e Monica, le sue figlie, vive ad Asiago una storia clandestina col medico legale Maria Antonietta Malerba. Ravidà ama la musica dei The National e nasconde la sua fragilità indossando una corazza per non soffrire. Deciso sul lavoro, vacillante nella vita privata, Ravidà è un caleidoscopio di tratti caratteriali. 

L’operazione che dà il via alle indagini viene chiamata, dallo stesso Ravidà, “Terra di nessuno”. Questo termine richiama la Grande Guerra, in cui Ravidà ha perso il nonno Gaetano, fante della Brigata Trapani. 

Un sacrificio – dice il luogotenente – che mi ha insegnato il dovere della memoria.

Infatti l’Altopiano dei Sette Comuni, conosciuto anche col nome di Altopiano di Asiago, è stato teatro di sanguinose battaglie in cui hanno perso la vita tanti giovani. 

L’intero Altopiano, che un tempo si trovava al confine tra l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia, fu direttamente interessato dagli eventi della guerra e interi paesi vennero completamenti rasi al suolo. La popolazione fu costretta ad abbandonare le proprie case e alla fine delle ostilità, quasi tutti i paesi, i boschi, i prati e i pascoli dell’altopiano erano completamenti distrutti e la ricostruzione progredì lentamente. 

Quindi la grande Storia si intreccia con fatti di cronaca, cuore nero del romanzo, facendo riaffiorare dal passato eventi storici che non devono cadere nell’oblio. 

Grazie al romanzo della scrittrice Maralfa ho scoperto l’esistenza “dei recuperanti” di residuati bellici. Il recuperante partiva da casa armato di piccone e vagava per prati, pascoli e boschi alla ricerca di mazzuoli, stampi da mina, filo spinato e granate inesplose. Di fronte a resti umani si segnalava invece il punto ai militari che procedevano al recupero dei resti della salma. 

Mi piace scoprire di un romanzo la sua molteplice natura: momento di svago e racconto come veicolo della memoria, tramite per porre sempre attenzione a temi importanti come il tema ambientale e sguardo accattivante sulla bellezza del rapporto diretto fra uomo e natura. 

“Il delitto della montagna” è un giallo dalla trama originale che mi ha permesso di conoscere luoghi ed eventi storici che non conoscevo. Ho provato grande empatia per il luogotenente Ravidà e le sua vicenda personale. Ho provato commozione per la tragica storia del nonno morto proprio sull’Altopiano Asiago. 

Il romanzo di Chicca Maralfa è un libro che si legge con piacere regalando momenti di svago e di riflessione per una storia in cui si respira aria di montagna, aria di neve, aria di sangue, aria di Storia.



martedì 30 gennaio 2024

RECENSIONE | "Nella stanza dell'imperatore" di Sonia Aggio

Dopo il brillante esordio con Magnificat (recensione), Sonia Aggio torna dal 30 gennaio in libreria con il romanzo “Nella stanza dell’imperatore”, edito da Fazi nella collana Le strade. Si tratta di un romanzo storico sulla vita dell’Imperatore bizantino Giovanni Zimisce, condottiero dal grande coraggio.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
Nella stanza dell'imperatore
Sonia Aggio

Editore: Fazi
Pagine: 300
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Giovanni Zimisce, cresciuto con gli zii materni, i Foca, è diventato con il tempo un valoroso condottiero e combatte con coraggio per l’Impero bizantino accanto a Niceforo, il generale più brillante della sua epoca, e a Leone Foca. La guerra è tutto ciò che gli rimane: sua moglie è morta di parto e i parenti del padre, i Curcuas, lo considerano un traditore. Quando ormai sembra che Giovanni non abbia più altro scopo se non combattere al fianco dei Foca, tre streghe gli profetizzano che diventerà imperatore. Ma come è possibile, visto che sul trono ora siede Niceforo, il suo mentore, l’uomo che l’ha cresciuto e per cui darebbe la vita? Quando proprio Niceforo gli volterà le spalle e l’affascinante Teofano busserà alla sua porta, Zimisce dovrà decidere che cosa fare in futuro: restare fedele all’imperatore, assecondando i principi con cui è cresciuto, o prenderne il posto, accettando definitivamente il suo destino?



Zimisce è ancora al suo posto, come una sentinella, ma al suo fianco è apparsa una donna vestita di nero. Zimisce la guarda venire avanti. Si ferma davanti a lui – capelli grigio ferro, piedi scalzi, occhi celesti incassati in un reticolo di rughe – e dice: “Salve, Zimisce, tu che sarai strategos degli Anatolici. Salve, tu che sarai domestikos d’Oriente. Salve, tu che un giorno sarai basileus ton Romaion. Alzati, Zimisce. Il tuo destino ti attende altrove. Alzati.

Giovanni Zimisce, cresciuto con gli zii materni, i Foca, è diventato un valoroso condottiero e combatte per l’Impero bizantino accanto a Niceforo, il generale più brillante della sua epoca, e a Leone Foca. La guerra è tutto ciò che gli rimane, infatti sua moglie è morta di parto e i parenti del padre, i Curcuas, lo considerano un traditore. Quando ormai sembra che Giovanni non abbia più altro scopo se non combattere al fianco dei Foca, tre streghe gli profetizzano che diventerà imperatore. Ma come è possibile, visto che sul trono ora siede Niceforo, l’uomo che l’ha cresciuto e per cui darebbe la vita? Quando proprio Niceforo gli volterà le spalle e l’affascinante Teofano busserà alla sua porta, Zimisce dovrà decidere che cosa fare in futuro: restare fedele all’imperatore o prenderne il posto, accettando così il suo destino?

La storia bizantina è sicuramente complessa e affascinante, ma con molti lati oscuri. L’autrice ha cercato un compromesso tra verità storica e materia letteraria. Nasce così un romanzo avvincente che ripercorre le vicende di un uomo che, partendo da semplice soldato, riuscì a conquistare inaspettatamente la corona.

Luce e buio si alternano sul suo volto mentre lei si allontana, più gatto che donna, sguardo bramoso e distante. La prima volta non eri pronto ad ascoltare, ma oggi lo sei. Sei pronto, Zimisce. Il tuo destino ti attende.

“Nella stanza dell’Imperatore” è un invito guardare nella Storia che non conosciamo, è un portale d’accesso per un viaggio avventuroso ricco di intrighi, amori e terribili inganni, speranza e vendetta. Con uno stile ricercato, la scrittrice traccia il ritratto di una generazione che deve spogliarsi del passato per affrontare una vita nuova con paure e angosce. La sua prosa così vivida ci permette di entrare nelle stanze del palazzo imperiale dove si decide la vita o la morte di chiunque ostacoli l’ascesa al potere.

L’ambientazione ha il volto segreto delle città d’Oriente che si mostrano ai lettori scoprendo la loro bellezza e la loro ferocia. I personaggi, quasi tutti uomini, sono tratteggiati con luci e ombre. Zimisce avrà le mani sporche di sangue. La basilissa Teofano, moglie di Niceforo e amante di Zimisce, si mostrerà nelle sue vesti di creatura malvagia e lussuriosa. Su tutti aleggeranno sogni di guerra e di potenza suggellati con patti redatti da abili tessitori di trame. La parabola di Zimisce, in piena età medievale, mette in evidenza quanto l’ambizione renda fragili i sentimenti, come la passione porti al delitto, a complotti tramati nell’ombra. Il vaso di pandora della Storia non è avaro di misfatti che spesso assumono i toni del “giallo”. É sicuramente intrigante leggere  la storia di questo imperatore bizantino e ancora più affascinante è scoprire ciò che gli uomini sono capaci di fare per realizzare le proprie aspirazioni.

“Nella stanza dell’imperatore” la grande Storia si intreccia con le storie quotidiane, gli usi e i costumi, la mentalità, la vita in generale. Il romanzo mescola la realtà alla finzione, con combattimenti e battaglie, ma anche con scene in cui viene messo in risalto il sentimento dei protagonisti. Anche dietro a un grande imperatore si celano paure e debolezze. Giovanni Zimisce era prima di tutto un uomo autore e vittima di intrighi di potere e conquista.

“Nella stanza dell’imperatore” è un romanzo che traccia un affascinante percorso di avventure cesellate da sentimenti, ma è anche un intreccio di desideri, conquiste, congiure e senso del destino.