lunedì 24 aprile 2017

RECENSIONE | "Gli Eredi" di Wulf Dorn

Buongiorno, cari lettori :) Wulf Dorn è sicuramente uno degli scrittori di gialli e thriller più acclamati d’Europa. Io ho letto e amato tutti i suoi romanzi, pubblicati in Italia, sin dal suo esordio con “La psichiatra”. Oggi, Wulf Dorn, conferma il suo grande talento di narratore con “Gli eredi”, edito Corbaccio.

Con una trama cupa e inquietante, che esplora i più oscuri anfratti della psiche umana, Dorn costruisce il suo edificio narrativo. La tensione, subito palpabile, accoglie il lettore e lo fa prigioniero lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Quindi, se siete pronti, fate un bel respiro perché l’incubo sta per iniziare.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Gli Eredi
Wulf Dorn (traduzione di A. Petrelli)

Editore: Corbaccio

Pagine: 300

Prezzo: € 17,60
Sinossi
Robert Winter è uno psicologo. Interpellato per una consulenza da un detective che segue un'indagine, si trova di fronte al suo caso più difficile. La paziente è una donna traumatizzata, unica sopravvissuta a un evento misterioso avvenuto in un paesino di montagna. Ma si tratta veramente di una testimone o la verità è molto diversa? Perché nel bagagliaio della sua macchina la polizia ha fatto una scoperta terribile. La donna sembra impazzita, la storia che racconta sembra uscita dai peggiori incubi di uno psicopatico. Tocca a Robert scoprire la verità. Una verità difficile da immaginare...

Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.
Frank Bennell, stimato criminologo, e Robert Winter, psicologo specializzato nel trattamento di soggetti traumatizzati, si trovano davanti a una donna sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna. Il suo racconto oscilla tra realtà terribili e allucinazioni. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. I due esperti dei lati oscuri della natura umana, sono messi a dura prova. La donna, Laura Schrader, nasconde nel bagagliaio della sua auto, il corpo senza vita di una bambina. Laura è davvero una testimone o la verità è molto diversa?

Con queste premesse inizia il thriller, ad alta tensione, scritto da Wulf Dorn. La storia si mostra subito intrigante e agghiacciante. I personaggi creano immediatamente un flusso di empatia con il lettore. Io mi sono ritrovata nella camera della clinica, con Laura e lo psicologo, avendo la netta percezione che qualcosa di terribile stesse per accadere. Non potevo sapere “cosa” ma la paura si è insinuata nella mia mente crescendo con il progredire della storia. Adoro queste sensazioni che riescono a trasmettermi vive emozioni.

Dorn, con penna affilata,seziona la psiche umana che ha in sé il seme di tutte le nostre paure. I demoni dell’uomo diventano protagonisti e seminano morte.

Un intero villaggio disabitato, tutti i suoi abitanti svaniti nel nulla.

Uccisioni, adulti terrorizzati e bambini dagli occhi di ghiaccio.

Questi elementi, nel loro complesso, formano la punta visibile di un iceberg narrativo che affonda il suo corpo in un profondo mare di sfruttamenti ed errori.

Non vi svelo “il cuore” del thriller, la vostra immaginazione verrà sedotta da una storia che non scopre subito le sue carte. Al nocciolo della questione si arriva dopo aver affrontato strani sogni, comportamenti insoliti, voci misteriose e misteriose immagini.

È possibile esser traumatizzati da una cosa immaginata?

La verità si nasconde in una fitta nebbia.
Voci. Tante voci.

Bisbigliavano, sogghignavano, sibilavano, piangevano.

Più forte, sempre più forte.
“Gli eredi” è un romanzo di contrasti e inquietudini, è un confronto tra generazioni, tra l’avidità della società e il difficile rapporto tra l’uomo e il pianeta Terra. La tensione anima l’intero romanzo. Il pericolo, camaleontica presenza, tesse il filo d’Arianna del racconto con frammenti riferiti a vicende appena trascorse. Come spesso avviene, nei romanzi di Dorn, paure, ossessioni, sogni fatti a occhi aperti, si mescolano non solo con il buio del senso di irrealtà ma anche con la luce della vita.

Adulti colpevoli di aver defraudato il futuro dei loro figli sono messi davanti alle loro colpe. Come scriveva Alfred Adler:
Un bambino che perde la speranza diventa pericolosissimo. Ci sono molte situazioni difficili nell’infanzia, ma un bambino non deve mai perdere la speranza.

In occasione della pubblicazione del libro “Gli eredi”, Wulf Dorn ha incontrato i suoi affezionati lettori per rispondere alle loro domande. Io ho avuto la possibilità di rivolgere all’autore due quesiti a cui Dorn ha risposto in modo esauriente. [ Ecco il LINK della Live ]
Sono felicissima di aver avuto questa opportunità. Dorn ha anche detto che gli piace il nome "Penna D'oro", potete immaginare la mia gioia *-*
Ecco le mie due domande:

 La psiche umana ha in sè il seme di tutte le nostre paure. Scriverne è, per lei, un modo per esorcizzare i demoni dell'uomo?
 Si, scrivere di cose che fanno paura, scrivere dei propri demoni è un modo per esorcizzarli e affrontarli. La cosa bella è che c'è la possibilità che i propri demoni siano anche quelli del lettore e in quel caso si entra in una sintonia speciale perchè quello che fa paura a te come autore farà paura anche al lettore e quello è il caso migliore in cui autore e lettore si incontrano.

 Nei suoi libri non c'è violenza plateale ma molta tensione. Ha un modello a cui fa riferimento per creare tensione senza scie di sangue?
 Prima di tutto sono contento che si noti che i miei libri siano privi di violenza, salvo dove serve. La tensione e la suspance vanno bene, le scene violente e truci ci sono solo se necessarie, verso la fine di questo libro c'è qualcosa di violento ma ciò deriva da una necessità della trama.


Nel salutarvi vi riporto la strofa finale di “It’s No Game”, no.2, di David Bowie:

“Children’ round the world,
put camel shit on the walls,
they’re making carpets on treadmills,
or garbage sorting
and it’s no game.”

Mai, sottolineo mai, togliere la speranza a un bambino. “Gli eredi” hanno diritto a un futuro.

venerdì 21 aprile 2017

RECENSIONE | "Il mistero di Paradise Road" di Pietro De Angelis

Carissimi lettori, ho appena concluso la lettura di un romanzo intenso e sorprendente che emana un lieve profumo di lavanda. Sì, questa lettura stimolerà la vostra immaginazione e i vostri sensi. Vi sembrerà di viaggiare nel tempo, giungerete nella Londra vittoriana, fascinosa e imprevedibile. Conoscerete gente seria, anzi serissima. Camminerete per i quartieri della città, sfiderete la nebbia e giungerete a Paradise Road. Se siete pronti, senza indugi, chiudete gli occhi: Londra ci aspetta.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il mistero di Paradise Road
Pietro De Angelis

Editore: Elliot
Pagine: 316
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Il 15 gennaio del 1875 a Paradise Road, una via di linde casette a schiera alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né Scotland Yard né la scienza riuscirono mai ad appurare la causa di quei decessi. Soltanto alcuni decenni dopo viene alla luce il documento che svela finalmente la verità su quel caso, di cui fu protagonista Lionel Morpher, impiegato esemplare all'Ufficio Brevetti, la cui moglie Alphonsine fu "vittima" di una passione totalizzante per la poesia. In una Londra nebbiosa e carica di mistero, Lionel si imbarcherà in un'impresa per salvare la moglie dalla sua "follia", entrando in un nuovo mondo, ricco di incredibili scoperte scientifiche che annunciano l'arrivo della modernità.

A certe domande, vedete, si può rispondere con un sì o con un no. Ad altre si può rispondere con poche frasi chiare e inequivocabili. Ma ci sono delle domande – delle domande molto speciali – a cui si può rispondere soltanto raccontando una storia.
15 gennaio 1875. A Paradise Road, una via alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né la polizia né la scienza riuscì a risolvere il caso. Alcuni decenni dopo un documento svelò la verità su quel caso. I protagonisti furono Lionel Morpher, impiegato esemplare all’Ufficio Brevetti, e sua moglie Alphonsine, succube di una passione deleteria per la poesia. Quando Lionel scopre tale passione, considera la moglie affetta da “follia” e decide di fare l’impossibile per salvarla.

“Il Mistero Di Paradise Road” è un romanzo che svela subito la sua natura complessa in un continuo confronto tra Ordine e Caos. Se osservate la cover, noterete che le porte e le finestre della casa di Lionel sono tutte chiuse. In casa, al riparo dagli occhi della società, i protagonisti si mostrano come realmente sono. Al di fuori delle mura domestiche sono la bella copia di se stessi: marito ossequioso lui, moglie sottomessa lei. Questo aspetto del romanzo mi è piaciuto in modo particolare perché mette in evidenza la doppia natura dell’uomo nascosta da uno stile di vita esemplare. Lionel e Alphonsine hanno una seconda natura che mascherano a tutti, una seconda identità foriera di incomprensioni tra i coniugi.

Con penna raffinata, lo scrittore sposa il noir con profonde riflessioni sul senso della vita. Narra dell’amore e del suo potere. Svela la malsana passione di Alphonsine per la poesia. Si sofferma sulla capacità, spesso incapacità, del mondo di far buon uso delle invenzioni.
I migliori inventori non si sono limitati a progettare macchine per proteggere l’umanità dai suoi nemici esterni – la fame, le malattie, i disastri naturali – ma hanno anche capito che l’umanità andava curata dalle sue stesse perversioni.
Lionel è convinto di dover salvare sua moglie dalla poesia, dal suo malefico potere. Non si fermerà davanti a nulla entrando in un nuovo mondo, ricco di scoperte scientifiche che annunciano l’arrivo della modernità.

Una cosa è assodata, per Lionel nulla di buono può derivare dalla poesia. Compito di ogni buon marito è di far da guida alla moglie, trascorrendo insieme una vita onorata e felice.

Onore e sentimenti, conflitto tra prosa e poesia, sono il cuore del romanzo. Un cuore che pulsa sempre più velocemente conducendo a un finale sorprendente che svelerà ogni cosa.

La realizzazione de “Il Mistero Di Paradise Road” è stata lunga e impegnativa, 10 anni tra ricerche, traduzioni, stesura del romanzo. Oggi posso dire che ne è valsa la pena, una lunga incubazione per un romanzo che colpisce per la trama avvincente e per un genere misto fra noir e racconto del mistero.

Curata e suggestiva è l’ambientazione nella Londra vittoriana, palcoscenico perfetto per le vicende narrate. Istruttiva la descrizione di usi e costumi dell’epoca. Il moralismo borghese, il ruolo secondario della donna, la rigida divisione tra cuore e mente, tra sentimento e ragione. Sotto le sembianze del perbenismo si agitano passioni ed emozioni che devono essere taciute pena il disonore.

La lettura del romanzo scivola via veloce, belle le numerose descrizioni dei quartieri londinesi, arricchita da diari privati e lettere che svelano la vera natura di alcuni protagonisti.
Interessante l’idea negativa del potere della poesia. Nel romanzo troverete molti temi su cui riflettere. Per lo scrittore la poesia è un’esperienza vitale che abbraccia l’Universo. Condivido tale opinione.

Nel ringraziare Pietro De Angelis per avermi dato l’opportunità di leggere il suo appassionante romanzo, vi lascio con una citazione di Percy Bysshe Shelley, “Difesa della Poesia”:

“La Poesia e il Principio Egoistico, 
di cui il Denaro è l’incarnazione Visibile, 
sono il Dio e la mammona del mondo.”

giovedì 13 aprile 2017

Vincitore Giveaway "4 anni insieme"

Salve lettori :) 
Il giveaway "4 anni insieme" è giunto al termine.
Grazie mille per gli auguri e per il vostro affetto.


Il vincitore della copia cartacea del romanzo 
"Il marchio perduto del templare" di Giuliano Scavuzzo è...

  

Il numero 1.
Complimenti Angela :)

Ti mando subito una email.
Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato 
e vi auguro una buona giornata.
Alla prossima :)