lunedì 16 ottobre 2017

RECENSIONE | "Nessuna notizia dello scrittore scomparso" di Daniele Bresciani

Oscar Wilde ha scritto: “Siamo noi i nostri stessi demoni e rendiamo il mondo il nostro inferno.”

Questa citazione mi è venuta in mente dopo aver concluso la lettura di “Nessuna notizia dello scrittore scomparso”, scritto da Daniele Bresciani, pubblicato da Garzanti.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Nessuna notizia dello scrittore scomparso
Daniele Bresciani

Editore: Garzanti
Pagine: 321
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Quando Emma entra in redazione, crede che quella sarà una giornata come tante altre fra riunioni e scrittura di articoli. Ma tutto cambia nel momento in cui inizia a circolare una notizia. La notizia della scomparsa del celebre autore dei sette cerchi, avvistato per l'ultima volta davanti al mare in tempesta. Tutti conoscono Pietro Severi per il suo thriller bestseller. Nessuno sa che Emma ha avuto una relazione con lui in passato. Nessuno sa che Emma da anni non ha sue notizie, ma proprio quel giorno ha ricevuto da lui una busta con all'interno poche pagine. Pagine pericolose che parlano di un padre assassino e di un figlio che non sa come gestire questa ingombrante eredità. Verità o finzione? Autobiografia o l'incipit di un nuovo romanzo? Emma finge indifferenza e spera di non dover essere lei a scrivere un articolo sul caso. La sua storia d'amore con lo scrittore, finita molto tempo prima, deve rimanere un segreto com'è sempre stata. Non ha indizi e non ha idea di dove cercare e cosa cercare. Eppure, a ogni minuto che passa la sua vita è sempre più in pericolo. Perché c'è qualcuno che vuole quelle pagine. C'è qualcuno che vuole a tutti i costi coprire un passato sanguinoso e inconfessabile. Emma si sente come una pedina di un gioco più grande di lei.





… perché il piacere di essere padrone assoluto di una vita è qualcosa di inspiegabile. Decidere che non solo quell’uomo o quella donna moriranno, ma scegliere il quando e il come. Be’, scegliere il quando e il come è prerogativa di una divinità.
Nel labirinto della vita è facile perdersi soprattutto se il filo d’Arianna è stato reciso in tenera età. Diventati adulti indossiamo una maschera ma poi non sappiamo più riconoscere il nostro vero volto. Se ci voltiamo indietro ricordiamo un passato da cui vogliamo fuggire anche se mani insanguinati ci chiudono in una prigione senza sbarre. Per capire bisogna provare, per perdonare gli altri occorre innanzitutto perdonare se stessi.

Queste riflessioni, cari lettori, sono scaturite dalla lettura del romanzo di Daniele Bresciani che, con stile leggero ma profondo, narra il cromatismo dell’animo umano dove il rosso e il nero predominano. Il rosso mi fa pensare all’amore e alla passione ma anche al sangue inteso come vita e allo spargimento di sangue che accoglie la morte. Il nero sottolinea i momenti violenti e tragici del romanzo, il mistero e il male, ma richiama alla mente anche l’inchiostro, le rotative per la stampa dei giornali, la verità scritta sulle pagine di un quaderno.

La protagonista del romanzo è Emma, una giornalista, che anni prima ha avuto una relazione con Pietro Severi, noto scrittore del thriller bestseller “I sette cerchi”. Quando Pietro scompare, Emma riceve una busta mandata da lui. Nel plico misterioso ci sono alcune pagine dalla duplice interpretazione. Possono rappresentare l’incipit di un nuovo romanzo o riflettono una travolgente verità?

Emma legge lo scritto che parla  di un padre assassino e di un figlio in difficoltà. Così facendo la giornalista diventa una pedina in un gioco pericoloso. Qualcuno la minaccia, quelle pagine vanno distrutte, la verità non dovrà mai vedere la luce. Ma solo Emma è in grado di capire e di seguire gli indizi che si nascondono in quelle drammatiche frasi.

Con un ritmo sostenuto, lo scrittore ci conduce alla ricerca della verità. La tensione, sempre palpabile, non abbandona mai il susseguirsi degli eventi pur intrecciandosi con lunghi momenti della vita di redazione. Emma è infatti una giornalista di un settimanale femminile, non è appassionata di cronaca nera. In lei convivono sogni ed entusiasmi, coraggio e onestà, amore per il proprio lavoro. Non cerca di mettersi in mostra, non è un’eroina e lo dimostra il suo comportamento ingenuo in momenti ad alta pericolosità. Vien voglia di gridarle di stare attenta, di non fidarsi di tutti, di prestare più attenzione a ciò che le succede intorno.

Ho apprezzato la descrizione della vita nel cuore delle redazioni giornalistiche, i rapporti lavorativi tra colleghi, le furbizie per mettersi in luce, la voglia di emergere a ogni costo.

“Nessuna notizia dello scrittore scomparso” è una lettura avvincente ricca di colpi di scena. Con il primo capitolo inizierete un viaggio dal presente indietro nel passato alle radici del male. Ognuno di noi può decidere cosa fare della propria vita. Ma siamo veramente liberi di scegliere? Il passato nutre o condiziona il presente? Riusciamo davvero a controllare noi stessi? Perché alcuni uomini non riescono a sottrarsi al fascino dell’onnipotenza? Tra la vita e la morte, la ragione può cedere il passo alla follia. Quando ciò succede qualcuno soffrirà.

venerdì 13 ottobre 2017

RECENSIONE | "Centurio" di Massimiliano Colombo [Review Party]

Carissimi lettori, in questi ultimi mesi ho avuto la possibilità di leggere vari romanzi storici. La Storia mi affascina ma soprattutto amo conoscere i sentimenti, i pensieri nascosti, le riflessioni dei personaggi che hanno segnato il nostro passato. Mi incuriosisce anche scoprire, oltre agli eventi storici, le descrizioni della quotidianità, degli usi e costumi di popoli il cui eco giunge fino a noi. Se poi parliamo dell’antica Roma, dei legionari che combatterono per la sua grandezza, del destino che vide Roma contro Roma, allora la lettura diventa un momento ricco di emozioni e partecipazione. Il romanzo storico che vorrei consigliarvi mostra la faccia violenta della Repubblica. Guerre, amore e giustizia reclamano la vostra attenzione.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Centurio
Massimiliano Colombo

Editore: Newton Compton
Pagine: 448
Prezzo: € 10,00
Sinossi
«Il tuo grado ti imporrà la solitudine, che sarà per il tuo spirito quello che il cibo è per il tuo corpo». 80 a.C. Caio Emilio Rufo è una recluta che milita nelle coorti di Lucio Cornelio Silla, durante la guerra civile che sta dilaniando la Repubblica. È un giovane idealista inesperto, non ancora diventato uomo. Dalle vette innevate dei Pirenei alle battaglie navali al largo delle coste dell'Africa, Caio Emilio si addestra a combattere le legioni del più astuto e acerrimo nemico di Roma, uno dei più grandi comandanti di tutti i tempi: Quinto Sertorio, parente e fedele generale di Caio Mario. Nell'assolata Spagna romana, popolata da genti fiere e bellicose, Emilio affronta le prove che questa odiosa guerra gli impone tra guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subisce le angherie del suo spietato centurione e in cuor suo riconosce il valore dei nemici che sta combattendo, vessati dagli abusi della dominazione romana. Schiacciato dalla sorte avversa, senza più nulla in cui sperare, Caio Rufo attraversa il mare e giunge nei roventi deserti della Mauritania; lì, con la gola riarsa e la pelle scottata dal sole, incontra il nemico che era stato addestrato a uccidere. Emilio capisce che il destino che l'ha condotto fino a quel punto l'ha reso più forte, tanto forte da fargli intraprendere un nuovo viaggio, che lo condurrà tra le file degli Immortali.

Questa è l’ultima lezione che ho da darti Rufo: la solitudine di chi ha il comando. Il tuo stesso grado ti imporrà la solitudine che sarà per il tuo spirito come lo è il cibo per il corpo. D’ora in poi la sentirai dentro di te. Capo riconosciuto in mezzo agli altri e solo nel profondo della tua anima. Nessuno cercherà di comprenderti, ma tutti vorranno essere compresi. Nessuno penserà ai tuoi momenti di debolezza, ma tutti verranno a chiederti conforto. Nessuno penserà mai più a te come un bravo soldato, come un ragazzo che è stato figlio, come un uomo che ha perso un amore, tu sei e sarai solo un concetto soprannaturale che non esiste in nessun’altra cultura. Tu sarai Centurio.
80 a.C. La Repubblica è dilaniata dalla guerra civile. Emilio Rufo è una giovane recluta nelle corti di Lucio Cornelio Silla. Il ragazzo viene sottoposto a un duro estenuante addestramento per combattere contro il più astuto e acerrimo nemico di Roma: il comandante  Quinto Sertorio. Rufo affronterà le terribili prove che la guerra gli imporrà. Guardie, scorte, battaglie, assassinii, tradimenti e agguati. Subirà le angherie del suo spietato centurione e si renderà conto del valore dei suoi nemici vessati dagli abusi della dominazione romana. Caio Rufo dovrà scegliere da che parte stare, schiacciato da un destino avverso incontrerà il nemico che era stato addestrato a uccidere. Ora Rufo non è più un ragazzo insicuro, la guerra l’ha reso più forte, consapevole delle sue scelte che lo condurranno tra le file degli immortali.

“Centurio” è un romanzo storico emozionante e intenso. Appare evidente, fin dalle prime pagine, la gran passione dello scrittore nel narrare le grandi storie di guerre e di avventure. Molte le storie nella Storia, tanti i personaggi, alcuni realmente esistiti altri frutto di immaginazione, numerose le situazioni in cui la violenza diventa protagonista. Leggendo questo romanzo mi sono sentita partecipe degli eventi ho conosciuto uomini addestrati per eseguire qualunque ordine, per uccidere, per non aver pietà. Ho condiviso con loro le paure, l’odio, le gioie, i giochi di potere. Ho letto con interesse di tattiche e strategie militari, ho assistito, seppur a debita distanza, agli scontri sui campi di battaglia.

Leggendo “Centurio” ho percepito una malinconia di fondo che poi si è trasformata in speranza per un futuro nuovo tutto da vivere. Questo intenso romanzo mi ha trasmesso il fascino di antiche vicende  ma ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il modo in cui lo scrittore ha reso “vivi” i personaggi. Gli uomini e le donne, coinvolte nelle molteplici storie, mostrano il lato nascosto del loro essere. La forza e il coraggio convivono con le loro paure. Gli sforzi per affrontare la stanchezza fisica, il freddo, i lunghi turni di guardia, diventano reale espressione dei limiti umani. Poi ho avuto la possibilità di conoscere la forte personalità di Sertorio, la sua potenza e il suo declino. La guerra logora, cambia le persone. I vincitori spesso sono magnanimi, i perdenti diventano spietati.

“Centurio” è un romanzo che intreccia Storia e immaginazione, descrive la sete di libertà e il destino di sangue, presenta uomini giusti e fedeli, altri violenti e accecati dal potere. Ma, tra le pagine intrise di Storia, troverete anche un tenero sentimento che segnerà il destino di Rufo.
Non voglio perderti.

Non mi perderai, un giorno ti raggiungerò.

Un giorno, potrebbero volerci anni.

Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici.
Questo dialogo avviene tra il giovane Rufo e…
No, non ve lo dico! Scopritelo voi! Ricordate, però, che la Storia dona l’immortalità ma bisogna sempre credere fortemente in ciò che si fa. Se si desidera ardentemente qualcosa bisogna impegnarsi per realizzarlo e chissà, magari, qualcuno ci aiuterà. Il fare regala la speranza.

Per tutto quello che è stato, per tutto quello che è, per tutto quello che sarà.

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE | "L'ultima estate e altri scritti" di Cesarina Vighy

Carissimi lettori, oggi vorrei attirare la vostra attenzione su un romanzo denso di emozioni e riflessioni. Un potente antidoto alla sofferenza, una liberazione che nasce da una tremenda malattia che imprigiona il corpo ma nulla può contro la libertà di mente e cuore. Una condanna a morte che svela la gioia di vivere e il coraggio di percorrere la propria esistenza fino alla fine. Sto parlando de “L’ultima estate e altri scritti” di Cesarina Vighy, Fazi Editore.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'ultima estate e altri scritti
Cesarina Vighy

Editore: Fazi
Pagine: 318
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Z. è malata. Gravemente. Dallo spazio ristretto da cui guarda il mondo, osserva il tenace manifestarsi della vita: l’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei, ogni gesto è enorme, difficilissima la quotidianità, in equilibrio sui nervi e sugli orari delle medicine. La notte però, con la gatta a farle compagnia, i sogni intervengono ad alleviare il fastidio di resistere a se stessi e sulla pagina, così, il resoconto di un’esistenza vicina alla fine diventa il ricordo di una vita che finalmente appare bella.

«Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità».

Con una lingua nitida, a tratti feroce, mai retorica, Cesarina Vighy ha affrontato il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Definito «un De Senectute intriso di dolorosa saggezza», L’ultima estate ha messo al centro una donna giunta alla fine del suo ciclo vitale ma non per questo priva di un’arma potentissima, specie se innata: lo spirito dell’umorismo

La cosa più stupida da dire a un malato è che lo si trova molto bene, che è una fissazione, che tutti stanno un po’ giù ecc. 

La cosa più triste, invece, è quando non te lo dicono più, anzi non sanno bene che dire.
Cesarina Vichy, nel 2009, all’età di 72 anni è già molto malata. È affetta da Sclerosi Laterale Primaria. La sua opera  è “L’ultima Estate”, un romanzo dai forti tratti autobiografici che vinse il Premio Campiello Opera Prima e si qualificò nella cinquina del Premio Strega.
Veramente, quando si annunciò la mia rara malattia, mi lascia scappare di bocca che avrei preferito essere appunto un caso letterario piuttosto di un caso clinico. Passò l’Angelo e disse Amen. Invano lo rincorsi: «Ehi, signor Angelo…». «Ho fretta ». «Ma io volevo spiegare…». «Ma io…».
È stato così che sono diventata un caso in entrambe le categorie.
Z. è gravemente malata. I medici hanno emesso l’infausta diagnosi: SLA. Dalla sua casa Z. guarda il mondo e il continuo, inarrestabile, manifestarsi della vita. L’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo. Per lei la quotidianità è scandita sugli orari delle medicine e sulla difficoltà di ogni gesto. Solo di notte Z. trova un po’ di quiete. I sogni alleviano il fastidio di resistere a se stessi e il computer diventa una pagina su cui scrivere i ricordi, belli e brutti, di un’esistenza prossima alla fine.
Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità.
Così Z., “la bambina più amata del mondo”, rievoca l’infanzia in tempo di guerra, Venezia con le sue luci e ombre, le prime esperienze sentimentali, il trasferimento a Roma, il periodo in psicanalisi, il femminismo, l’inizio della malattia. La scritture diventa per Z. un unguento da spalmare sull’anima per lenire i dolori, per avere ancora una voce, per amare, per non arrendersi.
Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me.
Con ostinazione Z. difende la propria individualità, non cede ai medici che la vorrebbero in clinica. La sua ironia le permette di rendere quasi impalpabile la sofferenza, la malattia la libera dal pudore e la rende testimone di coraggio e dignità. Mai un lamento davanti alla morte.
Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso.
Il romanzo comprende anche dei brani tratti da “Scendo. Buon proseguimento”. È uno scambio di mail, realmente avvenuto tra il 2007 e il 2010, tra l’autrice e diversi corrispondenti come la figlia e le amiche. Queste lettere mostrano un linguaggio affettuoso, premuroso e tenero di una madre che scrive alla figlia. Questo carteggio si può considerare un testamento spirituale con cui l’autrice, pochi giorni prima di morire, si congeda dal mondo.
Come diceva Charlot, la vita in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia.
“L’ultima estate” è un libro duro che ha il pregio di non trasmettere tristezza. Con ironia, mai celata, Cesarina Vichy narra la sua vita e risveglia i fantasmi del passato. Con fermezza e voce limpida affronta argomenti difficili. Lei, una donna giunta alla fine della sua vita, usa lo spirito dell’umorismo come arma potentissima contro la sofferenza. Per impugnare quest’arma la scrittrice abbandona il suo martoriato corpo e sale sulle ali della scrittura che la rendono libera e irraggiungibile. Cesarina Vichy scrive un inno alla vita, mai facile ma sempre preziosa.

“L’ultima Estate” è un romanzo che induce a riflettere sul senso della vita. Nessun pietismo, nessuna emozione superficiale ma un profondo coinvolgimento che non può lasciare indifferenti.

Proverete mille emozioni ma avrete il sorriso sulle labbra. L’autrice riporta una poesia in una mail alla figlia: “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è una piccola cosa."  (Trilussa)

Quindi, se potete, leggete questo libro senza alcun timore. Non sarà una lettura facile ma, nella vita, cosa è facile?

Patti chiari: non sarà un acquarello, piuttosto un’autopsia. Forse vi farò male. Ne farò anche a me.