martedì 11 maggio 2021

BLOGTOUR | "Il taglio dell'angelo" di Claudio Coletta | I 5 motivi per leggere il romanzo

“Il taglio dell’Angelo” è un libro di Claudio Coletta edito da Fazi, Collana Darkside, nelle librerie dal 13 maggio 2021. Non è un thriller classico, non ci sono serial killer e vittime uccise secondo un modus operandi. C’è invece un dottore, Lorenzo Baroldi, che lavora in un ospedale e vede morire un giovane ragazzo africano nello spazio di poche ore. Il dottore ha tanti dubbi su questo decesso perché si tratta di un giovane e forte uomo, in piena salute, che muore inspiegabilmente. La vicenda narrata da Coletta, cardiologo e docente  presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, è frutto di fantasia eppure riesce a trasmettere un brivido lungo la schiena perché affronta temi delicati e attuali che vanno dall’immigrazione all’etica e al profitto delle Big Pharma passando per il rispetto dell’essere umano. La voglia di scoprire la verità porterà il protagonista ad avvicinarsi a ombre invisibili che si muovono in un territorio sospeso sull’abisso.




Il taglio dell'angelo
Claudio Coletta

Editore: Fazi
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Una notte, il cadavere di un uomo viene ritrovato impiccato a una gru in un cantiere della metropolitana di Roma. Lorenzo Baroldi, primario di Medicina in un grande ospedale della capitale, non segue la cronaca, specialmente ora che la maggior parte del suo tempo è occupata dalla burocrazia e non ha neanche modo di seguire i suoi pazienti come vorrebbe. Nel reparto, poi, è appena capitato un caso che ha scosso la sua coscienza di medico, un ragazzo di colore morto all’improvviso in maniera sconcertante e inspiegabile. A questo strano evento Baroldi ne collega altri sentiti riportare dai suoi colleghi, episodi troppo simili tra loro per non avere qualcosa in comune, tutti decessi di giovani africani apparentemente in buona salute. Il dottor Baroldi vuole vederci chiaro, soprattutto quando emerge un collegamento fra queste morti misteriose e la recente scomparsa di un biologo. Ma non può farlo da solo e per questo chiama in aiuto un suo vecchio amico, l’ispettore di polizia Nario Domenicucci, lo stesso con cui in passato ha condiviso una pericolosa indagine al Policlinico, quando ancora era uno studente di Medicina. 



I 5 motivi per leggere il romanzo

Ho letto con molto interesse questo romanzo e oggi partecipo al Blog Tour  organizzato dalla Fazi con il compito, a me graditissimo, di fornirvi cinque motivi per leggere “Il Taglio dell’Angelo”. Se siete pronti iniziamo immediatamente!

1. Perché il medical thriller è un genere tutto da scoprire. Coletta ha il pregio di narrare una storia terribilmente verosimile che suscita l’attenzione del lettore. Il campo scientifico mostra la sua metà oscura. Tutto inizia con un uomo che muore collassando improvvisamente. Potrebbe essere del tutto normale ma una vocina sussurra, all’orecchio del medico-protagonista, di riconsiderare l’evoluzione fulminea di una malattia che mostra molti lati oscuri. Io mi sono lasciata coinvolgere da questo genere thriller perché lo trovo molto vicino alla realtà e ci porta a riflettere su grandi temi. Il romanzo vi trasmetterà forti emozioni, una trama accurata e veloce senza momenti noiosi. Un libro che si legge tutto di un fiato con l’immancabile colpo di scena finale perché, a volte, la realtà può  confondersi con la finzione. Io la considero una storia avvincente e fin troppo possibile.

“Se pur gridassi, chi mi udrebbe fra le gerarchie degli angeli? E quand’anche mi traesse uno d’improvviso al cuore, languirei della sua più forte presenza. Poiché del terribile il bello non è che il principio… Un angelo, uno qualunque, è terribile.” ( Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi)

Quando un giovane è strappato alla vita, nel cuore della giovinezza, rimane un vuoto incolmabile. È la precoce fine della primavera, è la fine dei legami d’amore, delle speranze, è il futuro che si fa invisibile, è un grido di dolore che dal basso si eleva verso l’alto.

2. Perchè è intrigante in modo in cui il personaggio principale, il dottor  Lorenzo Baroldi direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina, si muove su tanti fronti: la malattia e la morte di un suo paziente, il desiderio di prendersi cura di altre persone che potrebbero manifestare i sintomi della misteriosa malattia, la famiglia con le sue problematiche, la burocrazia che appesantisce la vita ospedaliera, l’amore per il suo lavoro.

Ho parlato con la Terapia Intensiva, le notizie sul nigeriano non sono buone. È in coma, e questo ci può stare, dopo quanto accaduto. Il problema è la gravissima acidosi metabolica, allo stato dei fatti inspiegabile. Anche i marcatori di danno epatico e renale sono alle stelle, con valori mai visti prima. Stanno attrezzando la dialisi da loro, ma mi pare di capire che non sanno dove mettere le mani.

3. Perché è un giallo d’ambientazione ospedaliera in cui i personaggi, nel tentativo di scoprire la verità, dovranno fare i conti con la propria coscienza. L’indagine prende l’avvio dall’ambiente medico ma ben presto si sposterà nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) per approdare nelle stanze del potere delle potenti case farmaceutiche dove, molto spesso, l’uomo vuole sostituirsi a Dio. Una linea sottile separa la ricerca medica dall’omicidio e la soluzione si trova dove né la polizia né la legge potranno mai arrivare.

In cima a Castel Sant’Angelo , oltre la nuvola di gabbiani gracidanti e sullo sfondo del cielo nero, si stagliava la sagoma dell’angelo nell’atto di rinfoderare la spada.

4. Perché è un’occasione per conoscere la  leggenda dell’arcangelo Michele. Dovete sapere che, con la potenza della preghiera, papa san Gregorio Magno riuscì a fermare la peste del 590 che si era abbattuta su Roma. L’angelo Michele scese sulla Mole Adriana e si mostrò al papa nell’atto di rinfoderare la spada perché…  Lascio a voi il gusto della scoperta. Sappiate però che così come la peste era imparziale anche la spada dell’angelo colpiva ricchi e poveri, innocenti e colpevoli. Era la giustizia di Dio, o del destino, dipende dai punti di vista. Ma una cosa è certa, “Il Taglio dell’Angelo” vede il protagonista soppesare la coscienza, la fragilità umana, le astuzie della mente umana, l’apparenza delle cose che a volte confonde il loro giusto ordine. Il protagonista è alla ricerca della verità, vuol scoprire i motivi che si celano dietro determinate scelte, vuol immedesimarsi nell’ambiente dove l’evento nefasto è maturato, si affida alle sue intuizioni, alle sensazioni, entra nella psicologia dei personaggi coinvolti cercando di capire la loro umanità. Egli mostrerà il proprio disprezzo nei confronti di coloro che nascondono le proprie malefatte con motivazioni che hanno lo scopo di non minare la loro rispettabilità agli occhi della società.

5. Perché è un thriller in grado di catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine con una trama avvincente ed una scrittura molto scorrevole. La verità che pian piano emerge è tanto terribile quanto pericolosamente verosimile. Questi contatti con la realtà odierna portano il lettore a immedesimarsi con i protagonisti, a soffrire con loro, a gioire quando i misteri vengono risolti. Ne nasce una riflessione su temi importanti di natura etica che riguardano la nostra società. Tratteggiando uno scenario davvero inquietante, l’autore narra cosa può succedere quando gli esseri umani smettono di essere individui per diventare pedine di un gioco molto pericoloso che vede coinvolti interessi economici stratosferici.

Sappiate, come narra l’autore nelle pagine finali, che la genesi di questo romanzo affonda le sue radici nel fenomeno della cosiddetta immigrazione clandestina attraverso il Canale di Sicilia. Davanti a quelle storie, dure e drammatiche, era impossibile rimanere indifferenti. Per dare voce a tante esistenze devastate, l’autore Claudio Coletta, decise di renderle protagoniste di una storia in cui emergesse la complessità della vita e un monito: mai, per nessun motivo, deve venir meno il rispetto della dignità umana, quale che sia il colore della pelle e il paese di nascita.




mercoledì 5 maggio 2021

RECENSIONE | "La pazienza del diavolo" di Roberto Cimpanelli

“La pazienza del diavolo” è il romanzo d’esordio del regista Roberto Cimpanelli, Marsilio editori. È  una storia feroce che vede coinvolti tre uomini: un ex poliziotto tormentato dai sensi di colpa, un vecchio commissario disilluso in cerca di riscatto, un ispettore manesco che ha un appuntamento con la morte. Tre uomini disposti a tutto pur di sconfiggere il Male, anche a scendere a patti con il re degi inferi.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La pazienza del diavolo
Roberto Cimpanelli

Editore: Marsilio
Pagine: 448
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Ermanno D'Amore, un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma, tiene a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Quando il vecchio collega Walter Canzio si rifà vivo chiedendogli una mano nelle indagini su una serie di efferati delitti che insanguinano la Capitale, accetta malvolentieri. Qualcuno sta massacrando a colpi di fiocina da sub dei colpevoli di gravi reati sessuali che per un motivo o per l'altro erano riusciti a farla franca. È un caso che sembra riguardarli da vicino: tutte le vittime sono persone che ai tempi erano state arrestate da loro. Con l'aiuto di Ermanno, che prima di dimettersi era noto per il suo eccezionale intuito investigativo, Walter spera di risollevare la propria traballante carriera catturando l'assassino. Tutto cambia non appena emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta la cui tragica conclusione aveva sconvolto le loro vite e distrutto la loro amicizia. Erano convinti che quel caso fosse definitivamente risolto. Ma lo è davvero? Quell'antica storia di sangue e orrore potrebbe non essere ancora finita, e non immaginano quanto sarà alto il prezzo che dovranno pagare per chiuderla una volta per tutte.


È tutto inutile, l’incubo torna sempre; per quanti sforzi faccia, per quanto s’illuda di riempire con il sesso quel buco nero, non c’è pace, la salvezza passa per altre strade e, ogni volta che trova il coraggio di affacciarsi sull’orlo dell’abisso e guardare giù, sente che qualcosa di spaventoso sta guardando lui: qualcosa che non ha occhi, una tenebra disumana, il suo Grande Buio. Quanto durerà?

Ermanno D’Amore è un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma. Ermanno - che porta il nome dello scrittore di Moby Dick, Herman Melville – è un uomo malinconico che cerca di tenere a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Dopo tre anni alla Buoncostume era stato promosso ispettore con l’incarico di formare un’unità speciale contro i crimini sessuali. Entrare in quel mondo buio e sporco lo aveva profondamente scosso. Un giorno il vecchio collega Walter Canzio, uomo impulsivo e irascibile, si rifà vivo per chiedergli un aiuto nelle indagini su una serie di efferati delitti che stavano insanguinando la Capitale corrotta e violenta. Un misterioso serial killer infilzava con una fiocina da sub le sue vittime che avevano tutte una caratteristica: erano colpevoli di reati sessuali e non erano mai stati condannati. Ben presto si scoprirà che tutte le vittime erano persone che nel passato erano state arrestate dalla coppia di poliziotti. Tutto cambia quando emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta, sette ragazzine uccise con inaudita ferocia, la cui tragica conclusione aveva sconvolto le vite di Ermanno e Walter distruggendo la loro amicizia. Il passato ritorna chiedendo un alto tributo per chiudere quell’antica storia di sangue e orrore che prolunga i suoi tentacoli nel presente.

Devi scendere all’inferno per capire chi sei.

Il killer, soprannominato “il Fiocina”, inizia un gioco pericoloso e intrigante con Ermanno e Walter, invia loro delle buste contenenti dei dvd su cui sono memorizzati, passo per passo, gli omicidi. Guardare i dvd è come entrare in un inferno privato, a tu per tu con il Male, senza poter far nulla. Le immagini mostrano scene di morte e angoscia, un calvario della Giusta Pena.

In un attimo si ritrova la punta acuminata della fiocina che spunta dalla canna del corto fucile da sub a premergli contro la gola, dal basso in alto. Il solito schiocco; la fiocina scatta, entra, trapassa, lacera tutto quello che incontra e spunta dalla sommità del cranio dell’omaccione: neanche un lamento, solo il sangue che prende a sgorgare dai fori d’entrata e di uscita della ferita. Subito dopo la telecamera inquadra la strada, a destra e a sinistra, veloce; poi, il nulla.

Davanti a scene così raccapriccianti Hermann, non può sfuggire al proprio dovere e con Walter inizia a investigare, ben presto a loro si unisce il commissario Gaetano Brugliasco, uomo solitario e scontroso reso duro da un lavoro parco di riconoscimenti.

“La pazienza del diavolo” è un romanzo di anime inquiete che nel mezzo del cammin della loro vita si sono ritrovate in una selva oscura. Hermann ha perso la diritta via a causa di un grave errore commesso in passato, errore che non ha mai smesso di tormentarlo. Lui, il re delle intuizioni, è tormentato dai sensi di colpa e vede, intorno a lui, i visi delle vittime pieni di sangue e i corpi martoriati. Per sconfiggere l’orrore che lo tiene prigioniero dovrà tornare nel luogo dove tutto ebbe inizio e dal quale è fuggito.

Walter ha un’anima e un corpo devastati da un male invisibile. La sua vita privata nasconde un segreto che coinvolge terre lontane e si perde nei riti della magia nera. La sua carriera potrebbe risentire positivamente della cattura dell’assassino.

Anche per il commissario Brugliasco si tratta di pareggiare i conti con il destino. Partecipare all’indagine è un modo per guardare in faccia il male che l’ha divorato per anni.

Questo Male che non finisce mai, che non ha pietà di nessuno e che rinnega Dio, rispetta e teme solo chi ha il coraggio di sfidarlo con le sue stesse armi. Noi saremo peggiori di lui, danneremo le nostre anime e lo distruggeremo, qualunque cosa sia.

“La pazienza del diavolo” è una storia di efferati omicidi ma non si ferma alla superficie del male. Con ostinazione squarcia la carne per mostrare l’anima nera che si nasconde nel nostro personale abisso. Nel mondo ci sono molti predatori che si muovono nell’oscurità, infliggono morte e seminano traumi che condizionano chi è vicino a tali crimini. In alcuni casi non è possibile sfuggire all’inferno e l’autore, Roberto Cimpanelli, ci indica un cammino maledetto intessuto di violenza dove il caso ha un ruolo determinante  e decide chi deve morire e chi vivere.

Leggere questo thriller è iniziare un viaggio nel buio del male in compagnia di personaggi con il cuore ferito dagli abusi e dalla brutalità a cui hanno assistito. Pagina dopo pagina si percorrono sentieri tenebrosi venendo a contatto con i mostri che uccidono i deboli e gli innocenti.

Il romanzo è appassionante, con una trama ben articolata e complessa. I tre protagonisti, con personalità e destini diversi, sono coinvolti in una macabra sfida che alimenta una caccia disperata. La loro amicizia sarà la loro forza. Conoscerete anche dei personaggi femminili che avranno un ruolo importante nella storia. Non mancano, anzi abbondano, i particolari più raccapriccianti dei crimini e ciò coinvolge il lettore e mantiene alta l’attesa per l’evoluzione della vicenda e la tensione per la scoperta dell’identità del killer che pensa di essere la mano di Dio. Si è catapultati all’interno della storia e si è portati a vivere le stesse delusioni, le stesse scoperte, le stesse ossessioni dei protagonisti. È un puzzle in continuo divenire, con scene-tessera da brivido. La disperata ricerca della verità richiederà un po’ di pazienza anzi richiederà la pazienza del diavolo ma ne varrà sicuramente la pena.

Una leggenda narra che quando sulla terra qualcuno fa una buona azione, il diavolo lì all’inferno perde la pazienza, entra nell’anima dell’ultimo nato, lo marchia con un segno particolare che chiamano La pazienza del diavolo, lo rende cattivo come lui e lo manda in giro per il mondo a far danni.

Con la scoperta della verità, il diavolo esaurirà la sua pazienza? Bene e Male si mescolano e non sarà facile decidere da che parte stare. Il Bene e il Male si sfidano mentre un oceano di sentimenti alberga nell’animo degli uomini, lottano abbarbicati l’uno all’altro investiti dal vento freddo della vendetta.

A fine lettura, il finale vi sorprenderà e viene spontaneo chiedersi cosa ne sarà delle anime inquiete che popolano il romanzo.

lunedì 26 aprile 2021

RECENSIONE | "Benedetto sia il padre" di Rosa Ventrella

“Benedetto sia il padre” (Mondadori) di Rosa Ventrella, scrittrice de “La malalegna” (Mondadori) e di “Storia di una famiglia perbene” (Newton Compton Editore), è un romanzo che vi porterà in un vortice di emozioni perché racconta una storia coraggiosa che narra il lungo e arduo percorso per arrivare a maturare la capacità di perdonare e rinascere a nuova vita. La protagonista si chiama Rosa, ma non coincide del tutto con la Rosa che scrive, ed è la voce narrante di un romanzo in cui realtà e interiorità si confondono, spostando i confini tracciati da una linea in cui l’amore e la paura prevalgono, a tratti, l’uno sull’altra. È la storia di una famiglia in cui la violenza è la misura della quotidianità. Il padre-padrone era detto “Faccia d’angelo” perché era bellissimo e invece era un diavolo che con gli occhi ti poteva incenerire, con uno schiaffo pietrificare. Uomo perfetto agli occhi degli estranei, anima nera nei confronti della moglie e dei figli. Per lui il rispetto passava attraverso l’autorità e la violenza.

Papà si chiamava Giuseppe. Un padre bellissimo, di una bellezza rara a trovarsi dalle mie parti. Una bellezza che non si piegava ad alcun altruismo e a nessuna indulgenza. Amabile e irresistibile, come solo le cose malvagie sanno essere.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Benedetto sia il padre
Rosa Ventrella

Editore: Mondadori
Prezzo: € 18,00
Pagine: 240
Sinossi

Quanto di quel che abbiamo vissuto da bambini ci rimane attaccato alla pelle? Ci si può salvare dal male che abbiamo respirato crescendo? Rosa è nata nel quartiere San Nicola, il più antico e malfamato di Bari, un affollarsi di case bianche solcate da vichi stretti che corrono verso il mare, un posto dove la violenza "ti veniva cucita addosso non appena venivi al mondo". E a insegnarla a lei e ai suoi fratelli è stato il padre, soprannominato da tutti Faccia d'angelo per la finezza dei lineamenti, il portamento elegante e i denti bianchissimi; tanto quanto nera – " 'gniera gniera' come un pozzo profondo" – aveva l'anima. Faccia d'angelo ha riversato sui figli e soprattutto sulla moglie – una donna orgogliosa ma fragilissima, consumata dall'amore e dal desiderio che la tenevano legata a lui – la sua furia cieca, l'altalena dei suoi umori, tutte le sue menzogne e tradimenti. Ma Rosa è convinta di essersi salvata: ha incontrato Marco, ha creduto di riconoscere in lui un profugo come lei, è fuggita a Roma con lui, ha persino storpiato il proprio nome. Oggi, però, mentre il suo matrimonio sta naufragando, riceve la telefonata più difficile, quella davanti alla quale non può più sottrarsi alla memoria. Ed è costretta ad affrontare il viaggio a ritroso, verso la sua terra e la sua adolescenza, alla ricerca delle radici dell'odio per il padre ma anche di quelle del desiderio, scoperto attraverso l'amicizia proibita con una prostituta e l'attrazione segreta per un uomo più grande. E, ancora, alla ricerca del coraggio per liberarsi finalmente da un'eredità oscura e difficilissima da estirpare. Rosa Ventrella ha scritto un romanzo coraggioso, animato dalla volontà di smascherare la violenza che affonda le sue radici, dure e nodose come quelle degli olivi, nella storia di tante famiglie. Ma, con la sua lingua capace di dolcezza e ferocia, ha saputo mettere in scena a ogni pagina l'istinto vitale, la capacità di perdonare e rinascere.


Si può amare e odiare tutto in una volta? Si può sperare che chi amiamo scompaia, si disintegri come il pulviscolo nell’alone di luce, muoia? Perché certe volte volevo che mio padre scomparisse, che morisse. Ero brutta anche in questo forse. Brutto il mio cuore. Nero e catramoso.

Rosa è nata nel quartiere San Nicola, il più antico e malfamato di Bari vecchia, dove le case sono unite tra loro e i vichi stretti corrono verso il mare. È un luogo dove la violenza dilaga fuori e dentro le case. Ottimo maestro di violenza è “Faccia d’angelo”, il papà di Rosa, che ha riversato sui figli e sulla moglie – donna orgogliosa ma fragile, consumata dall’amore e dal desiderio che la tenevano legata a lui – la sua furia cieca, le sue menzogne e tradimenti. Quando Rosa incontra Marco, vede in lui la salvezza da quella vita infernale. Il matrimonio è il lasciapassare per ricominciare lontano dai vicoli di Bari, lontano dalla bambina che era stata, dalle mazzate, dalla rabbia. I due ragazzi si trasferiscono a Roma ma le cose non vanno come sperato. Il vero volto di Marco non tarderà a mostrarsi.

Si può essere felici con un marito ingombrante, autoritario, faticoso e insieme fragile? Si poteva essere felici con un padre che esigeva a ogni costo che le nostre vite ruotassero intorno alla sua?

Proprio mentre il suo matrimonio sta naufragando, Rosa riceve una telefonata che la porterà a intraprendere un viaggio a ritroso verso la sua terra e la sua adolescenza. Nella sua terra natia la giovane donna dovrà affrontare il suo passato alla ricerca del coraggio per liberarsi finalmente dalla sua oscura eredità.

Ai vecchi si perdona tutto, vero? E invece no, papà, io non ti perdono. Caccio indietro i sensi di colpa per non essere stata vicino a mia madre in tutti questi anni e lascio che si acquattino acidi nella gola. Sono certa che arriverà il giorno in cui sconterò anche questa, insieme alle altre colpe che mi sento addosso. Una su tutte, l’idea che mia figlia abbia vissuto quello che ha marchiato anche me, la mia infanzia incompiuta, la violenza riflessa. Come si salva un figlio dalle radici marce che ci sono cresciute tutt’intorno?

La scrittrice ha definito il suo romanzo “un viaggio d’amore e riconciliazione”.  Fin dalla prima pagina, mi sono sentita coinvolta in questa storia dura, a tratti feroce, che però cela un messaggio di riconciliazione. Tutti noi abbiamo un passato fatto di ricordi belli ma anche dolorosi. Crescendo Rosa non vede allentarsi la stretta emotiva che la lega al suo vissuto e il suo presente riflette gli errori del passato in un meccanismo di ripetizioni a spirale duro a morire. Rosa si porta dentro i fantasmi di una famiglia persa nella violenza, nel tacito subire, nel male che si annuncia come l’arrivo di una tempesta. La bambina di ieri, la donna di oggi, è cresciuta in questa oscurità. Forse, si arriva a pensare, il male è in noi e la violenza è in noi. Gli errori dei genitori ricadono sui figli e possono condizionare la loro vita da adulti. Sarà necessario attraversare la terra del dolore per approdare a una nuova consapevolezza di sé mentre si volge lo sguardo verso il futuro.

Che tu sia benedetto, papà, che tu sia maledetto. Benedetto sia il padre, dicevano durante le orazioni. Un grano, due grani, tre grani, li senti scorrere tra le dita e tutto si aggiusta, il mondo da rovesciato ritorna esatto.

La Rosa bambina è una figura spaventata e struggente, lei si sente come un burattino mosso dal volere degli altri. Il suo vero “io” è invisibile.

Negli ultimi tempi la mia inquietudine era aumentata. Fuori, ero una ragazzina di tredici anni con le gambe esili e dritte, un viso ovale e scuro e grandi occhi chiari. Dentro ero un’anima tormentata. Non ridevo mai e stavo sempre in silenzio. Avevo imparato che le parole erano inutili e ferivano le persone.

“Benedetto sia il padre” è una storia nera di violenza domestica, di dolore ma anche di rinascita. È uno tsunami emotivo che accompagna i ricordi di Rosa, anima viva e travolgente del romanzo. Bari vecchia, con il suo labirinto di viuzze acciottolate, le chiese e le edicole votive, il mare a cullarla, rappresenta un microcosmo nel capoluogo pugliese che offre scorci d’improvvisa bellezza. Tante le storie che sono passate per i vicoli del quartiere San Nicola dove la vita di ogni famiglia è sempre osservata da occhi curiosi e non si è mai soli. Un tempo quelli che infrangevano la legge ed erano diventati qualcuno, andavano rispettati. Erano i mariuoli al cui cospetto i vecchi levavano la bombetta e le donne chinavano la testa.

Anche Agata, la mamma di Rosa, chinava la testa davanti alla violenza del marito e nei suoi occhi portava i segni indelebili della sconfitta. I suoi figli erano spettatori silenziosi di quella bufera di rabbia che vedeva il padre infierire sulla loro mamma. Lei si lasciava castigare con rassegnazione mentre le parole e le mani del marito lasciavano segni indelebili sulla sua anima e sul suo corpo.

Una narrazione fluida e raffinata che travolge e coinvolge. Ho amato questo romanzo, le sue atmosfere, il suo finale spietato. Ogni personaggio cattura l’attenzione del lettore in una variegata sequela di caratteri, di scelte sbagliate, di desideri repressi, di vecchi legami e grandi cambiamenti. Si parla di donne e uomini che vivono in una terra senza tempo, in un rione fatto di soprusi ricevuti e inferti.

“Benedetto sia il padre” è il primo romanzo di Rosa Ventrella che leggo. Questo libro mi ha emozionata. Veramente bella la descrizione di Bari vecchia vista attraverso gli occhi di una bambina e il tema della violenza domestica è trattato con molta sensibilità. Dalle parole dell’autrice si percepisce il clima di malessere e le difficoltà che i protagonisti devono affrontare. Ed ecco far capolino i consigli dei vicini, i riti delle masciare, le abitudini di un quartiere dove solo chi è nato lì viene sentito parte integrante della comunità.

Nelle vene della protagonista scorre l’odio, nella sua mente i rari ricordi belli si schiantano contro quelli brutti. L’odio ha permesso a Rosa di considerare il padre invincibile, eterno. Come si fa a dimenticare l’odio? Ora che il tempo è passato, negli occhi del padre sembra brillare una  nuove luce. Come può aver dimenticato tutta la violenza inferta, le scorribande amorose, il dolore inferto alla moglie?

Per conquistare la serenità del cuore, occorre perdonare. Per poter costruire un ponte verso il futuro, occorre perdonare. Per perdonare il padre, Rosa deve perdonare se stessa. Per tornare alla vita, per non scappare più e rinascere nell’amore verso gli altri e soprattutto verso se stessa. Solo così c’è salvezza e riconciliazione.