giovedì 28 marzo 2019

RECENSIONE | "Il codice dei cavalieri di Cristo" di Carmelo Nicolosi De Luca [Review Party]

Dopo “La congiura dei monaci maledetti” (recensione), Carmelo Nicolosi De Luca torna in libreria con “Il codice dei Cavalieri di Cristo”, un thriller ricco di colpi di scena che vi lascerà senza fiato. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il codice dei cavalieri di Cristo
Carmelo Nicolosi De Luca

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Palermo. Julien Brunner, docente di Geo-scienze all'università di Losanna, mentre fa ricerche sul monte Pellegrino, s'imbatte in un cadavere sul cui petto sono stati incisi degli strani segni. Il passaporto di Brunner è in regola, ma a quanto pare Julien Brunner è morto la notte prima a Losanna. E il Brunner di Palermo sparisce nel nulla. Il giorno seguente, in una delle spiagge di Cefalù, vengono trovati i corpi di un uomo e una donna, vestiti con lunghe tuniche viola. Sul petto hanno segni simili a quelli della precedente vittima. Un rompicapo per il vice-questore Giovanni Barraco, capo della Squadra Mobile di Palermo, che ben presto si rende conto di essere alle prese con un intreccio che stritola chiunque tenti di capire. Gli omicidi sembrano infatti avere a che fare con dei numeri dettati da un sacerdote egiziano all'esoterista inglese Aleister Crowley, il fondatore dell'abbazia di Thélema, a Cefalù. Mentre Barraco brancola nel buio, alcuni indizi lo spingono a raggiungere Lisbona, dove Crowley ha vissuto. E dove si imbatte nei discendenti dei Cavalieri di Cristo, l'Ordine creato da re Dionigi I dopo la soppressione dell'Ordine dei Templari...


L’uomo è confinato entro limiti, ma in alcune condizioni può superarli, trascenderli, immergersi in un mondo diverso, nel bene e nel male, a seconda delle sue tendenze, delle sue inclinazioni. Questo è il mondo della magia, della sapienza.
Palermo. Julien Brunner, docente di Geofisica all’università di Losanna, durante un’escursione sul monte Pellegrino, s’imbatte in un cadavere sul cui petto sono stati incisi degli strani segni. Julien chiama la polizia per denunciare la macabra scoperta. Sarà la polizia a scoprire che Julien Brunner è morto la notte prima a Losanna. Il giorno dopo, su una spiaggia di Cefalù, vengono trovati i corpi di un uomo e una donna. I cadaveri indossano lunghe tuniche viola e hanno il petto ricoperto da strane incisioni, segni simili a quelli trovati sulla vittima precedente. Per il vicequestore Giovanni Barraco, capo della Squadra Mobile di Palermo, questo sarà un bel rebus da risolvere. Ben presto le indagini s’intrecciano con il mondo dell’esoterismo e con l’Ordine dei Cavalieri di Cristo creato nel 1318 da Dionigi il Giusto, re del Portogallo, dopo la soppressione dell’Ordine dei Templari.

Anche in questo romanzo, come nel precedente, il personaggio principale è l’irriverente vicequestore Barraco, coadiuvato nelle indagini dai fedelissimi Lombardo e Paterna. Il romanzo entra subito nel vivo della storia con la scoperta immediata di un cadavere che dà inizio a una vicenda complessa. Barraco tenterà di sbrogliare questa matassa ingarbugliata grazie alla sua acutezza investigativa che lo porterà lontano dalla bellissima Palermo. La trama intrigante e di grande effetto emotivo, ci propone un caso a incastro dove molte tessere sono nascoste nelle pieghe del tempo. Diverse possibili verità si alterneranno nello sviluppo del caso che troverà soluzione solo nell’ultimo capitolo. Il romanzo è ambientato tra Palermo e Lisbona dei giorni nostri. La narrazione farà comunque varie immersioni nel passato per raccontare le radici storiche dell’Ordine dei Cavalieri di Cristo e non solo. Scopriremo un affascinante mondo dell’esoterismo ed entreremo nell’Abbazia di Thélema a Cefalù, luogo di culto della dottrina del mago inglese Aleister Crowley. A complicare ancora di più le cose per Barraco, c’è il mistero di una particolare sequenza di numeri dettati, in un tempo lontano, da un sacerdote egiziano all’esoterista Aleister Crowley. Numeri che, se letti ad alta voce, avrebbero il potere di aprire le porte di un’altra dimensione, di un mondo non visibile e non percepibile dai comuni sensi umani.


Se la cosa vi intriga, leggendo questo romanzo, avrete la possibilità di fare un viaggio nel labirinto del lato oscuro della Storia, incontrerete re potenti e cavalieri templari. Scoprirete la suggestione di antiche vie segrete e sentirete, prepotente, la necessità di sapere chi muove i fili dell’intricata vicenda. Grazie a un bel lavoro di squadra, con la collaborazione fra polizie di vari Paesi, Barraco riuscirà a dare un volto al colpevole di questa lunga scia di sangue. Tra personaggi insospettabili, presunti tradimenti e pericoli di ogni tipo, il vicequestore andrà dritto per la sua strada. Con la determinazione e l’ironia che lo caratterizzano,  Barraco metterà ogni tessera al suo posto e i colpevoli in prigione. Nulla sarà facile. La spasmodica fame di conoscenza e di potere possono trasformare gli uomini, il male si annida ovunque. Con una storia densa, increspata da brividi, scandita da una fitta trama di missioni in incognito, Carmelo Nicolosi De Luca traccia un potente affresco storico che ha il ritmo implacabile di un thriller.

martedì 26 marzo 2019

BLOGTOUR | "La donna scomparsa" di Sara Blaedel | La detective Louise Rick

Dopo “Le bambine dimenticate” e “La foresta assassina”, torna in libreria la scrittrice danese Sara Blaedel con il thriller “La Donna Scomparsa”, tradotto dal danese da Alessandro Storti. La storia, come le due precedenti, evolve intorno alla figura della detective Louise Rick. La protagonista dovrà affrontare un evento criminale da cui nasceranno molti spunti di riflessione su temi importanti come la fiducia in amore, la libertà del fine vita e l’accompagnamento alla morte volontaria. Per l’uscita del nuovo romanzo, la Fazi Editore ha organizzato un blogtour a cui partecipo molto volentieri. La mia tappa è dedicata al personaggio della detective Louise Rick.

Prima di entrare nello specifico, voglio condividere con voi alcune notizie sull’autrice e la trama del suo ultimo lavoro. Sara Blaedel è conosciuta come la regina del crime danese. I suoi romanzi hanno venduto oltre tre milioni di copie. Il suo personaggio più celebre, Louise Rick, è finalmente arrivato sugli schermi: Bron Studios ha acquistato i diritti tv per l’intera serie con la detective come protagonista.

Con “La Donna Scomparsa” avremo la possibilità di conoscere meglio Louise coinvolta in una storia che la vedrà nel duplice ruolo di detective e di donna innamorata.

È una notte buia e piovosa, in Inghilterra. Al limitar di un bosco c’è una casa con una finestra illuminata. All’interno, in controluce, la sagoma di una donna. Da fuori un uomo, con un fucile da caccia in mano, osserva la casa. Poi preme il grilletto e colpisce la donna in piena fronte. In Danimarca, la detective Louise Rick, verrà ben presto coinvolta nell’indagine della donna uccisa al limitar del bosco.


La donna scomparsa
Sara Blaedel (traduzione di A. Storti)

Editore: Fazi
Pagine: 316
Prezzo: € 16,00 
Sinossi
È una notte buia e piovosa, in Inghilterra. Al limitare di un bosco, a pochi passi dall'aperta campagna, c'è una casa con una finestra illuminata. All'interno, la sagoma di una donna, in controluce. A completare il quadro, si aggiungono il marito e la figlia adolescente. Da fuori, un uomo osserva la scena con un fucile da caccia in mano; riesce a immaginarsi il profumo della cucina, il calore familiare della stanza, le conversazioni di fine giornata. Fa un respiro profondo, preme il grilletto e colpisce la donna in piena fronte. Lei si accascia sul pavimento. Lui scappa. In Danimarca, la detective Louise Rick e il collega Eik hanno deciso di andare a vivere insieme ma lui sparisce nel nulla. Nel giro di pochi giorni, Louise riceve una telefonata: Eik è stato arrestato per disturbo della quiete pubblica e intralcio alle indagini. Si trovava in Inghilterra, sul luogo del delitto della donna inglese, Sophie Parker, il cui nome figurava da molto tempo nella lista delle persone scomparse. La sua sparizione era stata denunciata diciotto anni prima proprio da Eik: era la sua fidanzata. Cosa sta succedendo? Sconvolta e terrorizzata dal coinvolgimento di Eik nel caso, Louise deve mettere a tacere il suo tumulto interiore se vuole trovare il killer di quella che si rivelerà la sua indagine più controversa...



Ora senza più indugi accendiamo i riflettori su Louise Rick.

Dopo vari romanzi, la figura di Louise appare ricca di sfaccettature e ombre. Nel suo ufficio presso il Servizio Investigativo Speciale, Louise si sente soddisfatta del proprio lavoro. Con lei il collega Eik Nordstrom, nonché nuovo fidanzato. Completano il quadro dei rapporti interpersonali la presenza di Jonas, suo figlio adottivo, di Camilla, la migliore amica, e Melvin, l’adorabile anziano vicino di casa.
Le dava un senso di sicurezza, stare seduta sul soffice divano di Melvin. L’odore dei suoi sigari serali impregnava le tende e le ricordava i nonni, che ormai non c’erano più.
Detective, donna, madre, amica sono solo alcuni dei volti di Louise. La sua è una vita movimentata, segnata da un passato doloroso che le ha lacerato l’animo. Tuttavia proprio dal suo dolore privato, Louise trae la sua determinazione nel voler sempre ottenere giustizia per le povere vittime. Lei è determinata, intelligente, instancabile sul lavoro ma dolce e vulnerabile nel privato.
Louise sentì un nodo sciogliersi dentro di lei. Si alzò e accolse smaniosamente il bacio che lui le diede, girando la sedia. La sensazione di averlo perso e dopo un solo istante riavuto la spinse a stringerlo forte a sé.
Lei, donna volitiva e tenace, sotto la scorza dura ha celato un cuore di ghiaccio che ora si è sciolto grazie all’amore e alla dolcezza del suo figliastro Jonas e del suo compagno Eik. La famiglia è il suo rifugio, con le persone che ama Louise dimentica le ansie e le paure che provano tutti gli esseri umani.

In “La donna scomparsa” vedremo un lato inedito del carattere di Louise: lei per amore si è resa vulnerabile, non ha paura di amare ma di non essere amata, ripone totale fiducia nell’amore anche se basta un po’ di falsità per distruggere tutto. Fare un salto nel buio è una gran dimostrazione di fiducia e vedremo se Louise saprà superare l’ardua prova che l’attende nel suo rapporto con Eik. La sua notevole capacità di rimanere imparziale verrà messa a dura prova nell’indagine che vede Eik coinvolto come possibile assassino di una donna che, molti anni prima, era stata la sua fidanzata. La nostra amata detective dovrà far ricorso a tutta la sua capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, così, le emozioni degli accusati e dei testimoni. Ogni indagine, per Louise, deve necessariamente giungere a una conclusione. Lei non si arrende, nulla e nessuno può fermarla. Non ha paura di affrontare, moralmente ed emotivamente, temi importanti. Noi lettori abbiamo imparato ad amarla per i suoi pregi e per i suoi umanissimi difetti. Anzi il personaggio di Louise seduce proprio per la sua normalità, per i suoi cambiamenti e per il modo in cui reagisce alle esperienze che fa. Louise è una donna curiosa e avventurosa, piena di risorse e senza pregiudizi. Lei guarda ai fatti, al concreto ed è pronta ad affrontare ciò che la vita ha in serbo per lei. A mescolare le carte per Louise Rick ci penserà sicuramente Sara Blaedel. Sarà un bel gioco a cui la nostra amata detective dovrà partecipare.

giovedì 21 marzo 2019

RECENSIONE | "Più donne che uomini" di Ivy Compton-Burnett

Se amate la narrativa inglese non potete perdere“Più donne che uomini” scritto da Ivy Compton-Burnett, edito Fazi Editore. Con la pubblicazione di questo romanzo, da oggi in libreria, la Fazi inaugura il rilancio di una grande autrice del Novecento inglese della quale ricorre nel 2019 il 50esimo della morte. La scrittrice racconta i rapporti tra uomini e donne  e le dinamiche familiari con uno stile unico e una sagacia senza pari. Le sue opere sono state a lungo dimenticate e perciò vi consiglio di cuore di leggere questo romanzo in cui l’umorismo pungente si mescola con la tragedia in una grande girandola che vede i piccoli drammi quotidiani incrociarsi con i grandi drammi della vita.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Più donne che uomini
Ivy Compton-Burnett (traduzione di S. Tummolini)

Editore: Fazi
Pagine: 262
Prezzo: € 19,00 
Sinossi
In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro.



Josephine Napier, direttrice di un grande istituto femminile in una prospera cittadina inglese, era una donna di cinquantaquattro anni, alta e austera, con qualche ciocca grigia tra i capelli ramati, grandi occhi nocciola, un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici, deliberatamente schietta e modesta, mani sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.
Scritto nel 1933, il romanzo è ambientato all’interno di un grande collegio femminile inglese diretto da Josephine Napier. La donna è austera e severa, capace più di emozioni che di affetti, impeccabile in ogni gesto e in ogni parola. È il punto di riferimento per la sua famiglia, per le insegnanti e per le studentesse. Al suo fianco, anzi un passo dietro di lei, c’è suo marito Saimon. Completano la famiglia il figliastro Gabriel e Jonathan, fratello di Josephine e amante segreto di Felix Bacon. A tutti loro si aggiungerà Elizabeth, vecchia amica della direttrice, che verrà assunta come governante e porterà con sé la figlia Ruth. La vita scorre apparentemente tranquilla fino a quando un tragico evento scatenerà una reazione a catena che sconvolgerà la vita di tutti portando alla luce il lato oscuro di ognuno di loro.

“Più donne che uomini” è un romanzo caratterizzato da dialoghi al vetriolo che appaiono come educati e gentili scambi d’opinione. Il codice vittoriano scandisce ogni evento della storia e i personaggi celano segreti che poi, inevitabilmente, verranno alla luce sconvolgendo la vita di tutti. La scrittrice intinge la penna nel veleno per descrivere i rapporti tra le persone e con umorismo mordace mescola sorrisi e lacrime. Una serie di colpi di scena scandisce il ritmo del romanzo che mette a nudo le ipocrisie del suo tempo ma, lasciatemi dire, ancora attuali.

Attraverso i pensieri dei vari personaggi viene tratteggiata una società falsa e profondamente detestabile. A volte bastano uno sguardo, un gesto, un sorriso per essere cattivi. Non si uccide solo con pugnali e veleni, ma anche con le parole e con i giudizi. Ogni personaggio è buono e cattivo, specchio di una società fragile che vede nella povertà, nella vecchiaia e nella morte il declino dell’uomo. La scrittrice tratta questi temi delicati con spudorato realismo e una vena di disprezzo.
E c’è da vergognarsi, invece, di cose come la povertà, la vecchiaia, e la morte. Sono irrimediabili: in questo sta l’umiliazione. Dover accettare delle condizioni che ci sono imposte non può che essere oltraggioso.
Man mano che procedevo con la lettura mi sono resa conto che nessuno è chi dice di essere. L’anima ha più volti e molte cose si nascondono dietro a un sorriso. Capitolo dopo capitolo, si assiste alla comparsa ora di un volto ora di un altro e tutti sfilano sulla passerella della vita, con disinvoltura e cinismo a testimonianza dell’impossibilità di mostrarsi come realmente si è. Con la scusa di far del bene si semina, con leggiadria, il male.
É bene che le persone sappiano quello che fanno, perché non vadano incontro alla vita con le bende agli occhi.
Questo romanzo si compone di poche sequenze descrittive e narrative a vantaggio dei tanti dialoghi con cui non si costruiscono ponti ma si edificano muri. I personaggi non abbassano mai le difese, non aprono il loro cuore, la sincerità non è di casa in questa storia ricca di pessimismo.
Io rendo il doveroso omaggio che le persone altamente civilizzate devono a coloro che vivono alla base della società.
“Più donne che uomini” è un romanzo d’amare fin dalle prime pagine. I suoi personaggi sono spesso detestabili ma presentati con garbo ed eleganza immersi in un’atmosfera tragicomica. Vi sembrerà di essere in un mondo in cui ciò che si dice è ben diverso da ciò che si pensa. L’autrice non ci aiuta in alcun modo a capire i retroscena degli eventi. Lascia a noi il compito, arduo ma piacevolissimo, di ricostruire la storia. I rapporti famigliari sono lo specchio dei rapporti sociali. La famiglia è al centro dei giochi di potere, è un luogo pericoloso. Sotto una decorosa patina di rispettabilità si celano serpenti pronti a mordere. Se pensate che l’amore, l’amicizia, il rispetto, l’educazione, l’umiltà e la serenità possano essere l’antidoto ai veleni inoculati con le parole, siete in errore. Il nucleo famigliare è un crogiolo di enigmi, tutti guardano altrove e mai in se stessi dove si annida la strada che porta dritti all’inferno.

Ogni pagina nasconde un segreto, ogni dialogo ha un retrogusto di perfidia, ogni famiglia è un covo di vipere. Non ci si può distrarre, pena l’avvelenamento e docilmente si segue la via tracciata dalla scrittrice ricordando che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Un plauso alla Fazi che ha deciso di pubblicare questo romanzo della “grande Signorina”, come la chiamò Alberto Arbasino, della letteratura inglese del ‘900.

lunedì 18 marzo 2019

RECENSIONE | "Le chiavi di Platone" di Marco Tempestini

Trovato dentro un sacco a pelo il corpo di un barbone con gli occhi ancora sbarrati dall’orrore di una morte crudele. A fargli compagnia, almeno una dozzina di scorpioni che avevano danzato sul suo corpo prima della festa finale.
Con questa macabra notizia lo scrittore, Marco Tempestini, ci accoglie nel suo romanzo “Le chiavi di Platone”, edito dalla casa editrice Bookabook. È l’inizio di un viaggio misterioso e avvincente, in cui realtà e immaginazione si fondono. Il viaggio è per l’uomo un “andare” simbolico, alla ricerca della propria anima, alla ricerca di un perdono nascosto nella polvere della strada, nelle piaghe purulente di un passato, nella solitudine di un tempo senza fine. Quanto durerà questo viaggio è difficile a dirsi. Frammenti di vita si sciolgono all’alba di ogni giorno. Le scelte fatte nel passato sono i pesi che ci trascinano all’inferno. Allora non ci resta che entrare nel romanzo di Tempestini, inoltrarci per i sentieri narrativi e giungere a vedere la verità per quella che è realmente. Prestate, però, molta attenzione a non rimanere incatenati nella caverna in compagnia delle ombre e dell’eco delle voci. Platone insegna: l’amore per la conoscenza porterà l’uomo a liberarsi delle gabbie dell’esperienza comune per giungere  a una comprensione reale del mondo. Infondo siamo tutti prigionieri della caverna (il mondo) e non possiamo nemmeno immaginare cosa succede alle nostre spalle. Noi tutti crediamo che le ombre siano l’unica realtà, rimaniamo nel nostro mondo rassicurante e preferiamo ignorare tante cose per non doverle affrontare. Barattiamo la nostra tranquillità con “il non vedere” ciò che nella società succede. La politica, l’economia, i grandi poteri sono le nostre catene. A noi scegliere!

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Le chiavi di Platone
Marco Tempestini

Editore: bookabook
Pagine: 192
Prezzo: € 14,00
Sinossi
1963, Roma, Lungotevere. Un barbone, chiamato Platone, viene trovato ucciso. L'amico di avventure, Edoardo detto Sigaro, decide di indagare sull'omicidio. Platone gli ha lasciato in eredità due chiavi e una specie di indovinello che dovrebbe svelare segreti indicibili e il perché della sua morte. Durante le ricerche, l'uomo si troverà dinnanzi a misteri e personaggi bizzarri, avrà l'occasione di vivere la freschezza di un nuovo amore e conoscerà strani compagni di avventura, in un viaggio esistenziale che è insieme ricerca della verità e bisogno di redenzione.



La porta dell’inferno non sta nelle viscere ma sopra il paradiso. Se la trovi in un antro non fare buon viso. Per aprirla, questa chiave, all’apparenza d’oro, ha bisogno di una compagna, accecata dal grigio del Purgatorio.
1963. A Roma, sul Lungotevere, viene trovato il corpo senza vita di un barbone chiamato Platone. L’amico di  avventure, Edoardo detto Sigaro, decide di indagare sul delitto. Platone gli ha lasciato due chiavi e un indovinello che dovrebbero svelare segreti indicibili e il perché della sua morte. Edoardo, durante le ricerche, avrà a che fare con personaggi bizzarri e vivrà l’emozione di un nuovo amore. Con loro percorrerà un viaggio esistenziale che è insieme ricerca della verità e bisogno di redenzione.

“Le chiavi di Platone” è un romanzo che affascina già dal titolo. Con grande piacere ho letto una storia in cui la realtà e la filosofia vanno a braccetto, caratterizzando le tappe di un viaggio esistenziale scaturito da un profondo senso di colpa. A costruire un muro tra sé e il mondo reale è Edoardo diventato clochard per scelta e non per necessità. Nel suo passato l’uomo si rivede militare, costretto a vivere in caserma con uomini pieni di frustrazioni, egocentrismi e perversioni. Un tragico evento lo induce a lasciare la vita militare. Rinuncia a ogni suo avere e inizia un cammino di espiazione diventando invisibile tra gli invisibili. Sceglie la vita di strada per autopunirsi. Per aver tradito un’amicizia importante, Edoardo si allontana dalla vita agiata, ed è sempre per amicizia che ritorna alla vita mondana. Edoardo vuole scoprire chi ha ucciso Platone. Per lui, investigatore allo sbaraglio, le cose si complicano subito e solo grazie a nuove conoscenze riuscirà nell’impresa. Tuttavia il suo cammino non sarà facile. Edoardo ha difficoltà nei rapporti con gli altri, c’è sempre un’inquietudine in lui che lo rende quasi impalpabile. Un’eterna fuga dal piacere di un abbraccio, dal sorriso per una carezza. Lui non merita di essere felice, deve soffrire e mai gioire. Il senso di colpa devasta la sua anima e non ci sono spiragli di speranza.

La vicenda narrata dallo scrittore si svolge nel 1963, un anno lontano nel tempo ma vivo nel ricordo degli eventi che lo hanno caratterizzato. Nel 1963 muoiono papa Giovanni XXIII, autore dell’enciclica “Pace in terris”, e John Fitzgerald Kennedy. In Italia assistiamo impotenti al disastro del Vajont. Il mondo è sull’orlo di una nuova guerra con la crisi Cubana. Questi eventi faranno da sfondo alla ricerca di verità di Edoardo.

“Le chiavi di Platone” è un romanzo che ti guarda dritto negli occhi e ti pone davanti a scelte difficili. È una lettura dal cuore morbido in cui il pensiero si arricchisce d’immagini che scaturiscono dai capitoli ricchi di descrizioni degli ambienti e di un mix di mistero, amicizia, amore e poesia. Sì, cari lettori, avrete la possibilità di leggere poesie intense che vi emozioneranno rendendo questo romanzo ancor più prezioso. C’è un lato camaleontico in questo intreccio di storie. In alcuni momenti vi sentirete agenti segreti in missione, per poi indossare le vesti di mercenari del potere e concludere con una buona dose di filosofia intesa come interpretazione personale soprattutto dei momenti dai quali scaturisce il malessere.

Edoardo, dopo aver dato un volto e un nome all’omicida di Platone, farà una scelta difficile per purificare, almeno un po’, la sua anima.
Mi sento a un bivio, non so se posso ricominciare a vivere o se devo continuare a combattere per la verità. Riparare agli errori commessi, sfidando con coraggio le forze del male e le ingiustizie.
Guardando la cover il mio pensiero è volato a Diogene che, con la lanterna, cercava l’uomo che fosse davvero capace di vivere secondo la propria autentica natura per essere felice. Forse anche Edoardo cerca qualcosa, cerca il perdono per se stesso e una briciola di felicità.

venerdì 15 marzo 2019

RECENSIONE | "La versione della cameriera" di Daniel Woodrell

Dal 14 marzo è in libreria “La versione della cameriera” di Daniel Woodrell, nella traduzione di Guido Colza, NN Editore. Woodrell è considerato uno dei maggiori scrittori americani viventi, i suoi libri hanno ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Ama ambientare le sue storie nei panorami dei monti Ozark, in Missouri, e lui stesso ha coniato la definizione di “country noir” per descrivere la sua opera. “La versione della cameriera” è  il primo episodio della Serie di West Table.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La versione della cameriera
Daniel Woodrell (traduzione di G. Calza)

     Serie di West Table    
#1 La versione della cameriera


Editore: NN Editore
Pagine: 192
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Il dodicenne Alek trascorre l’estate a West Table, Missouri, con sua nonna Alma. Vecchia, eccentrica e orgogliosa, la donna ha lavorato per cinquant’anni come cameriera per le famiglie ricche della città, allevando tre figli e sopportando un marito sempre assente. Alma conosce molte storie, ma quella che più la ossessiona è l’esplosione della sala da ballo che nel 1929 causò la morte di quarantadue persone, tra cui l’amatissima sorella Ruby. Nessuno ha mai scoperto com’è andata, né è mai stato trovato il responsabile: Alma è certa di sapere la verità, e la racconta ad Alek, per rendere giustizia alle vittime e donare pace a se stessa.




Mi spaventava all’alba di ogni giorno, nell’estate che trascorsi con lei. Si sedeva sul bordo del letto, i lunghi capelli sciolti, sciolti fino a terra e ondeggianti mentre li spazzolava senza posa, e nella stanza si ritiravano le ombre e dalle due finestre fluiva la prima luce. I capelli erano lunghi come la sua storia…
Alex, 12 anni, trascorre l’estate del 1965 a  West Table, Missouri, con sua nonna Alma.
Lei era felice di ospitarmi e si preoccupava che mi divertissi, che passassi un’estate memorabile, ma la spensieratezza non le veniva molto naturale; le sue ultime ore di gioco risalivano a prima della Grande guerra, un gioco d’infanzia dimenticato, con un cerchio di legno e una bacchetta.
La donna ha lavorato, per gran parte della sua vita, come cameriera per le famiglie ricche della città. Il suo matrimonio non sarà felice, crescerà tre figli e dovrà sopportare un marito sempre assente. Alma ha un’ossessione: nel 1929 c’era stata un’esplosione all’Arbor Dance Hall, 42 ballerini erano morti in un istante in quell’angolo dei monti Ozark. L’inchiesta si concluse senza aver scoperto il colpevole. Nessuno venne mai incriminato e tantomeno condannato. Tra le vittime, ventotto non vennero identificate, c’era Ruby, l’amatissima sorella di Alma.
A Ruby DeGeer non importava di spezzare cuori, ma preferiva spezzarli con serenità, senza brutte scene d’addio in cui un uomo in lacrime le torceva un braccio dietro la schiena, o gridava a piena voce da una finestra aperta l’elenco dei suoi molti difetti o delle sue fastidiose abitudini.
 Coloro che perirono nell’esplosione, vennero sepolti ai piedi di un monumentale angelo alto tre metri che pian piano divenne nero.
L’Angelo nero che sovrastava i defunti senza nome cominciò a ballare. La lapide su cui posava era lunga come due uomini, fitta di nomi cesellati nel marmo molti decenni prima, ma ancora lucida. Reggeva alta una torcia, nel caso che la Verità tentasse la fuga col favore delle tenebre.
Alma è sicura di sapere la verità sull’esplosione e la racconta ad Alex, per rendere giustizia alle vittime e donare pace a se stessa.

Alma è il cuore pulsante di questo romanzo. A lei era stato concesso di finire la terza elementare per poi andare a lavorare prima nei campi del padre e poi in città. Qui Alma faceva la lavandaia, la cuoca, la domestica a tempo pieno. Guadagnava pochi soldi ed era sempre a un passo dalla miseria più nera. La vita l’aveva resa ostile e sofferente, prigioniera delle sue oscure ossessioni e del bisogno di vendetta.
Alma crede di sapere chi è stato e perché, ma non può far nulla. Sapere e non poter agire è la sua maledizione.
“La versione della cameriera” è un romanzo americano a più voci, ogni personaggio si presenta e narra parte della sua vita. È un romanzo corale dal ritmo serrato, parla di condivisione e di comunità, di un passato mai dimenticato nell’attesa della verità. Tutti appaiono colpevoli e innocenti in una girandola di libere scelte e scherzi del destino.

Leggere questo romanzo è stato come intraprendere un viaggio le cui tappe sono i racconti che emergono dalla memoria dei personaggi e lasciano spazio a mille domande. È una perenne ricerca di giustizia con un grande assente, il perdono. I ricordi percorrono strade tortuose attraverso un paesaggio dell’animo in bianco e nero. Il bianco per illuminare tutto ciò che è ben accettato dalla società. Salvare le apparenze e il buon nome è tutto. Alcuni personaggi indossano una maschera, sono solo facciate pregiate per chi le guarda ma, in realtà, vuote e oscure. Oltrepassando lo specchio dell’apparire si entra nel lato oscuro. Il tempo si ferma e inizia il viaggio più difficile alla scoperta di sé. Nell’intimità di relazioni nascoste, cade la maschera e appare l’uomo che vive con difficoltà le proprie emozioni cercando una dannata quanto utopica felicità. I capitoli sfilano velocemente indossando parole che sono frammenti di vita dei personaggi immortalati nelle loro misere esistenze, nelle lotte contro la fame e la solitudine. Sullo sfondo il dramma della guerra che segnerà gli uomini con cicatrici profonde. Ognuno, a modo suo, cerca un riscatto tra il duro lavoro e i matrimoni d’interesse, tra amore e infedeltà, tra pregiudizi  e amicizia, tra rabbia e sospetti. C’è, tra le righe, anche una carezza di speranza. Non so se ciò, come scriveva Nietzsche, prolungherà la sofferenza degli uomini coinvolti in questa storia ma è comunque un volger lo sguardo verso il futuro. Coloro che sono perdenti, hanno un pathos coinvolgente e diventano ancore gettate nella profondità umana della sofferenza. Se si semina dolore, se si sparge sangue innocente, indosseremo sempre la lunga veste dell’indifferenza e della crudeltà sentendo, ogni notte, le urla tremende di coloro a cui abbiamo fatto del male.

mercoledì 13 marzo 2019

BLOGTOUR “Liberati della brava bambina" di Maura Gancitano e Andrea Colamedici | Malefica

La casa editrice HarperCollins ha di recente pubblicato un saggio molto interessante che parla ”dei conflitti interiori che la donna ha dentro, delle cicatrici archetipiche che la fanno stare sulla difensiva, che le scatenano la paura di essere invasa e violata nel corpo e nella psiche.”

Il saggio è “Liberati della brava bambina. Otto storie per fiorire.” scritto da due filosofi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici, ideatori di Tlon, scuola di filosofia, casa editrice e libreria teatro, con cui organizzano in Italia e all’estero numerosi seminari di divulgazione filosofica.

State tranquilli, questo libro non è una lettura difficile e incomprensibile. Anzi, con la guida della filosofia, inizierete un viaggio nel mondo delle donne e conoscerete otto eroine del mito e della leggenda, personaggi letterari o figure della cultura pop. Questi ritratti femminili insegnano come trasformare le gabbie in chiavi e trasformare le difficoltà in opportunità. Costruire la parità di genere non è un’utopia anche se la strada è lunga, minata dai condizionamenti che ancor oggi compromettono la felicità delle donne.
La ragione per cui sente questa insoddisfazione bruciante è banale nella sua semplicità: è una donna. Questa non vuol dire che è complicata e incomprensibile, isterica e indomabile, intrattabile e uterina. Significa, al contrario, che è parte di una storia di sottomissione e silenzio. Anche se non l’ha vissuta in prima persona.
La donna porta in sé il ricordo di tutto quello che le altre donne hanno subito nel corso della storia. La paura di essere tradita, la paura di soccombere sotto una montagna di responsabilità, la paura di non poter parlare e agire liberamente, la paura di dover stare al suo posto. Tutte queste paure sono le basi su cui si fonda “il problema senza nome”, un tabù ancor oggi.

La donna, nella storia, è stata “zittita e umiliata, violata e deprezzata”. Tutto ciò rivive in romanzi, poemi epici e narrazioni moderne. È difficile poter uscire dal labirinto in cui l’interiorità rimane spesso prigioniera. In aiuto giunge il racconto di otto storie, otto eroine che non si sono piegate alle imposizioni sociali. Le loro storie ci forniranno la chiave per aprire la porta alla soluzione del problema senza nome. Ora vi indicherò i nomi di queste donne forti, leggerete un nuovo modo d’interpretare le loro vite. Conoscerete l’altra metà della luna e tutte noi avremo la possibilità di liberarci dal senso di colpa legato all’insoddisfazione che sentiamo anche quando abbiamo fatto tutto ciò che è in nostro potere. Ogni donna incarna un aspetto  del problema senza nome.

Era, o la rinuncia alla realizzazione.
Malefica, o la rabbia incontrollata.
Elena, o la responsabilità delle proprie scelte.
Difred, o la libertà d’azione.
Medea, o il tradimento di sé.
Daenerys, o la conquista del potere.
Morgana,o il conflitto con il mondo.
Dina, o il bisogno di condivisione.

Nel blog tour dedicato a “Liberati della brava bambina”, io vi parlerò di Malefica, la strega della fiaba tradizionale “La bella addormentata nel bosco”. Ho conosciuto questo personaggio tempo fa grazie a un libro scritto da Maura Gancitano: “Malefica. Trasformare la rabbia al femminile”. Da queste illuminanti pagine, scaturisce un modo diverso di considerare “la strega”. In lei si nasconde tutto il dolore delle donne, il dominio della società patriarcale, la sconfitta del femminino sacro.


Liberati della brava bambina. 
Otto storie per fiorire.
Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Editore: HarperCollins
Pagine: 254
Prezzo: € 18,00 
Sinossi
Cosa significa essere donna? Non alzare la voce, non ribellarsi. Obbedire al padre, al marito, alla società. Significa calma e sottomissione. Dover essere una brava bambina, poi una brava moglie e una brava madre. Eppure per qualcuna tutto questo non basta. Attraverso otto storie che spaziano dal mito alla contemporaneità, gli autori raccontano l'altra faccia della luna: e cioè come fin dagli albori dell'umanità, in saghe, leggende ed epopee letterarie, i modelli di donne forti sono sempre stati ridotti al silenzio. Ma dal nuovo racconto delle storie di Era, Medea, Daenerys, Morgana e le altre, se ci si pongono le domande giuste, possono risultare modi diversi di vivere se stesse e la propria femminilità, di leggere i meccanismi che circondano e intrappolano. Con la guida della filosofia, che ci aiuta a domandarci il significato delle cose e ci indica un comportamento nel mondo, questi ritratti femminili insegnano come trasformare le gabbie in chiavi e volgere le difficoltà in opportunità. Solo così ci si potrà finalmente permettere di esistere, e non aver paura di fiorire. Fare filosofia aiuta a piazzare punti interrogativi alla fine delle parole, come fossero esplosivi. Non più "donna", ma "donna?", non più "si fa così", ma "si fa così?". Non più "è sempre stato così", ma "è sempre stato così?". In questo modo ogni preconcetto esplode, e si aprono passaggi segreti impensabili e altrimenti invisibili.





Malefica è una bellissima e buona creatura fatata dalle grandi e possenti ali. Vive nella Brughiera, in un regno pacifico, con altre creatura fantastiche che vivono in simbiosi e in armonia con la natura. Poco distante dal regno della brughiera, c’è il regno degli umani dove vivono persone sempre scontente e invidiose, governate da un re vanesio e avido che vuole conquistare l’altro regno. Un giorno un umano riesce ad entrare nella Brughiera. È Stefano, un ragazzo senza casa, senza genitori, senza futuro. Malefica lo trova e tra loro nasce una bella amicizia che si trasformerà in un grande amore, suggellato, al sedicesimo compleanno di lei, con il bacio del vero amore. Stefano, però, attratto dal potere si allontana  dalla Brughiera per andare a vivere nel vicino castello di Re Enrico, un sovrano avido e spietato che vuol conquistare la Brughiera. Malefica rappresenta il grande ostacolo per la conquista del regno fatato e il re promette il trono a colui che ucciderà la fata. Stefano ritorna da Malefica, ne riconquista la fiducia e durante la notte, incapace di colpirla a morte, le taglia le ali per portarle al re. Stefano sposa Leila, figlia del re, e ottiene il trono. Malefica, infuriata per il tradimento del suo amato, diventa una strega cattiva assetata di vendetta. La fata si vendicherà scagliando una maledizione verso la piccola Aurora, figlia di Stefano e Leila.

Dentro di lei la rabbia è spesso un’emozione latente, un mare di lava sempre pronto a esplodere, un istinto il più delle volte incomprensibile, ingiustificato. Tende a reprimerla e a nasconderla come se fosse una colpa, oppure la rovescia sugli altri senza pensarci, senza riuscire a controllarla.
Con questa rilettura della storia possiamo conoscere chi è davvero Malefica e perché decide di maledire una bambina innocente. A portare sul grande schermo una nuova versione della fiaba è stata Linda Woolverton, la sceneggiatrice del film “Maleficent”, con Angelina Jolie.


Il tradimento è alla base della vendetta che Malefica attuerà anni dopo. Lei è diventata l’unica fata della Brughiera senza le ali. Il suo corpo è stato violato, condannato ad avvertire continuamente il dolore dello squarcio e ciò è inaccettabile. Il suo cuore puro diventa di pietra. Malefica non può più volare e sente, sempre più oppressiva, la sensazione che per lei non ci possa più essere alcun futuro, alcuna felicità.

Oggi, in Malefica, si possono riconoscere tutte le donne che vogliono essere indipendenti, che non vogliono più essere brave bambine, brave mogli e brave madri. Chiuse in queste gabbie abbiamo in noi rabbia e cinismo, dobbiamo faticare per ogni cosa vivendo un’esistenza priva di soddisfazioni. Sfogare la rabbia non serve, non poter volare è una frustrazione. Avere in sé un forte potere personale e non poterlo esprimere alimenta la rabbia di chi sa di poter volare ma non ha più le ali. Per secoli ci hanno dipinte  come esseri docili e tranquille, angeli del focolare. Abbiamo sempre avuto difficoltà nel realizzare il nostro progetto di vita. Abbiamo da sempre covato una rabbia che non dà pace. Ora è giunto il momento di trasformare la rabbia usandola come energia costruttrice. Le donne, sostiene la società, non devono mai essere aggressive ma brave bambine accettando regole imposte. Ciò ha creato, nelle donne, una potente energia repressa. Negando alle donne di esprimere il loro potere, tarpando loro le ali, si alimenta la rabbia. Così accade a Malefica, il tempo non placa il suo dolore, e il “suo balsamo” da spalmare sulle ferite sarà la vendetta nei confronti dell’uomo che l’ha distrutta accecato dal desiderio di potere diventato più forte dell’amore. Malefica, maledicendo Aurora, compie lo stesso errore di Stefano tagliando le ali a un’altra donna.
Il conflitto tra le donne nasce proprio da qui: si diventa streghe cattive le une per le altre, sebbene l’origine del dolore e della rabbia di ciascuna non derivi da loro, ma dai condizionamenti sociali.
È ciò che succede tra madre e figlia, tra amiche, tra compagne di vita. Competizione, crudeltà e vendetta possono segnare tali rapporti. La vendetta crea dipendenza, la soddisfazione dura un momento poi il dolore ricompare. Di questa si rende conto Malefica e aiuterà Aurora a vincere la maledizione che l’avrebbe condannata a dormire per cento anni. Malefica si trasformerà in fata madrina per la fanciulla, capirà quanto  sia importante credere ancora nell’amore. Bisogna sanare le ferite e sciogliere la rabbia che è in noi per ritrovare la nostra autentica strada. Non dobbiamo sentirci incapaci, sbagliate, isteriche se vogliamo liberarci dai condizionamenti sociali. Mai vergognarsi dei propri sentimenti difendendo la nostra libertà a livello affettivo, lavorativo, sociale. Trasformiamo la rabbia in energia creativa e vitale. Abbandoniamo i panni della strega cattiva diventando fate madrine per noi stesse e per le altre donne.

lunedì 11 marzo 2019

RECENSIONE | "Una principessa in fuga" di Elizabeth von Arnim

Carissimi lettori, con mio grande piacere ho scoperto, poco a poco, i romanzi di Elizabeth  von Arnim. Nelle sue opere la scrittrice mette a nudo l’anima fragile di una società che indossa una granitica armatura fatta di pregiudizi e tabù. Con “Una principessa in fuga”, Fazi Editore, la dama inglese ci propone dei personaggi che inseguono un desiderio di libertà. Con delicatezza e ironia, la von Arnim ci narra la storia di una principessa stanca della vita agiata, del protocollo, della falsità dell’ambiente di corte e desiderosa di una vita più semplice e vera. Un progetto improbabile prende forma nella mente della principessa, la fuga. Lasciatevi coinvolgere in quest’esperienza che vi farà sorridere e riflettere. Riorganizzare la propria vita non è facile. Priscilla ci proverà andando incontro a delusioni e affrontando tante prove che la condurranno verso un finale a doppio taglio.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Una principessa in fuga
Elizabeth von Arnim (traduzione di Sabina Terziani)

Editore: Fazi
Pagine: 280
Prezzo: € 15,00 
Sinossi
Priscilla ha ventun anni e vive in un granducato mitteleuropeo ai confini con l’Italia. A differenza delle sorelle, non si è ancora sposata: lei è una sognatrice, una poetessa che non scrive poesie, e il suo unico desiderio è evadere da una vita di agi prevedibile e soffocante. Architetta così la fuga verso l’Inghilterra insieme al bibliotecario e precettore Fritzing, la persona che le ha insegnato ad amare la libertà e la poesia inglese. Sul traghetto per Dover cominciano le ansie di Fritzing, e i due, che si spacciano per zio e nipote, iniziano a raccontare versioni diverse della storia che hanno immaginato, inanellando una serie di errori che culmina con l’arrivo a Symford, quando incontrano le due autorità del villaggio, Lady Shuttleworth e il curato Mr Morrison, i cui rispettivi figli, Augustus e Robin, come prevedibile, si invaghiscono della ragazza. Priscilla vuole comprare un cottage e dedicarsi alla filantropia, ma la sua completa ignoranza delle convenzioni sociali finisce per causare scompiglio ed equivoci a non finire. Da un lato il sospetto da parte della moglie del parroco e di suo figlio, dall’altro l’adorazione che le tributa il figlio di Lady Shuttleworth, fanno precipitare la situazione…



Ma in fondo, ditemi: esiste qualcuno che riesca a vivere per sempre felice e contento?
Questo romanzo è la storia di un desiderio che cresce prepotente ed assoluto nel cuore e nella mente della principessa Priscilla che non ama il mondo dorato, falso e superficiale della corte in cui è cresciuta. A ispirarle gesta di rivolta è il suo precettore Fritzing, insegnante di tedesco. Insieme progettano la fuga, lontano dalla corte per iniziare una nuova vita più semplice e sincera. I due fuggitivi diventano, agli occhi del mondo, zio e nipote.
All’orizzonte il profilo azzurro delle colline, e ancora più in là, pensava Priscilla, c’era la libertà.
Tanti gli spaventi lungo la via di fuga, usano delle biciclette per allontanarsi dal palazzo, con gran divertimento del lettore e delle Dea Bendata, capricciosa e burlona come sempre. Priscilla è al settimo cielo, nessuno la riconosce, nessuno le si rivolge con maniere ossequiose. In un momento tutti i doveri   derivanti dall’essere una principessa sono ormai acqua passata. Tuttavia non è tutto così facile e mentre nel cuore della principessa alberga la serenità, nel cuore di Fritzing infuria la tempesta. I due giungono nel villaggio di Symford e si stabiliscono in un cottage. Sono giorni ricchi di novità per “zio e nipote”. Conoscono l’audace Robin e il mite Augustus. La vita reale ha inizio. Priscilla s’illude di essere libera ma non si accorge delle catene sociali che la stanno incatenando. Per un po’ ogni cosa procede nel migliore dei modi poi la dea bendata, affascinante e volubile, si stanca di proteggere i nostri fuggiaschi ed è l’inizio della fine. A questo punto esce di scena la Fortuna e subentra la Cattiva Sorte. Priscilla comprende che non sempre si può scegliere. Una vita semplice è facile da sognare ma difficile da seguire. Il Bisogno costringe a fare anche ciò che non piace e le migliori intenzioni si rivelano fonte di scompiglio per una società disciplinata. Lei, la principessa vissuta in una torre d’avorio, è obbligata a confrontarsi con i problemi che affliggono tutti i comuni mortali: conti da pagare e relazioni instabili. Il suo sogno di vivere come le persone comuni assume tinte fosche quando si troverà a fare i conti con la quotidianità.

Con penna elegante e ironica, la scrittrice condivide con noi un’amara verità: essere una principessa non è sempre meraviglioso. La storia, ricca di divertenti malintesi, sottolinea come l’andar lontano in cerca della felicità può rivelarsi un grave errore. Spesso non ci rendiamo conto che la felicità è lì a portata di mano. Sembrerà assurdo ma non so se sia meglio sposare un principe e a tempo debito diventare regina o se sia meglio scegliere la via più ardua affrontando la vita con coraggio accettando ogni difficoltà. Comunque per Priscilla il principe arrivò. Tutti i suoi problemi svanirono risolti dall’amabile cavaliere. La principessa credeva di aver risolto ogni cosa ma non siamo in una fiaba e la felicità non è racchiusa in un “vissero felici e contenti.” La felicità è un’altra cosa.

“Una principessa in fuga” è un romanzo in cui la presenza della scrittrice è evidente e prorompente. Lei narra, con garbo e ironia, una storia veloce negli eventi con personaggi che ricoprono ruoli ben delineati. Leggerete di un re severo, convinto che le proprie figlie dovessero sapere un po’ di tutto ma niente troppo bene, e di una principessa ingenua e testarda, intraprendente e volitiva. Conoscerete dame di compagnia e cameriere personali di dubbia moralità. Sorriderete con i principi corteggiatori. Vedrete lo scompiglio creato dalle buone azioni di Priscilla e vi sorgerà il dubbio che non sempre si può sfuggire da ciò che si è. Priscilla sceglie con superficialità di dare una svolta alla sua vita, non è pronta ad affrontare il mondo reale, i suoi problemi. Priscilla incarna il bisogno di libertà delle donne, vorrebbe non dover sottostare a vincoli familiari e matrimoniali. I buoni propositi non bastano all’altruista principessa imprigionata tra regole sociali e libertà.

Con leggerezza ed eleganza, Elizabeth von Arnim narra una favola moderna che appassiona non tanto per la trama quanto per i contenuti e il modo intrigante con cui la scrittrice caratterizza i suoi personaggi sempre in lotta con la società. Tra sogni e realtà si consuma la piacevolezza di questa lettura con la consapevolezza che, come per ogni rivoluzione, la lotta è dura.
In ogni caso, non si pensi che una persona sempre sincera come me scivoli in facili bugie proprio alla fine e lasci credere che Priscilla vivesse per sempre felice e contenta. Perché così non fu. Chi riesce ad esserlo per sempre, del resto?

lunedì 4 marzo 2019

RECENSIONE | "More Love" di Stefano Andreoni

Carissimi lettori, oggi vorrei proporvi la recensione in anteprima di un libro della casa editrice Bookabook. Si tratta di un thriller con sfumature sentimentali: “More Love” di Stefano Andreoni. Il romanzo è in campagna Crowdfunding sul sito della Bookabook. Sono rimasti 48 giorni per preordinare il libro. Come vi ho già scritto in passato la Bookabook è un nuovo modo di fare editoria: solo le storie migliori incontrano i lettori e si trasformano in libri. I romanzi vengono pubblicati solo se la campagna raggiunge un determinato numero di copie preordinate. Così il lettore  diventa editore sostenendo i libri che preferisce. Ecco il link per l’acquisto.

STILE: 7 | STORIA: 
More Love
Stefano Andreoni

Editore: bookabook
Pagine: 175
Prezzo: € 14,00 cartaceo | € 5,99 ebook
LINK CROWDFUNDING
Sinossi
New York, il luogo perfetto in cui scappare o il simbolo di una spietata follia? Non vi è alcun senso logico dietro agli omicidi di un killer silenzioso e implacabile che lascia dietro di sé vittime innocenti e senza alcuna colpa, accostando le loro morti a delle macabre note musicali.

Quando il famoso Travis Ward, un agente dall’anima logorata, incontra l’affascinante detective Renesmee Cooper, tutto cambia. I loro destini si intrecciano a tal punto da diventare quasi indistinguibili.

Sarai in grado di prendere la decisione giusta?



Amare è come siglare un patto con la tua coscienza. Amare equivale a dire: io mi fido della persona che mi sta a fianco. Io mi fido di me. Io mi fido di noi. Amare è la cosa più complicata del mondo, ma allo stesso tempo è anche la più semplice di tutte. È quel sentimento che ti scalda il cuore ogni volta che ci pensi, lo stesso che vorresti non si spegnesse mai.
La città di New York è sconvolta dagli omicidi di un serial killer. Unica traccia che si offre alle indagini è una serie di arcani indizi lasciati sulla scena del delitto. Misteriose note musicali sono la firma dell’omicida. Per risolvere il caso viene chiamato Travis Ward, agente dall’anima logorata. Al suo fianco l’affascinante detective Renesmee Cooper. I loro destini s’intrecceranno in una disperata lotta contro il tempo.

“More Love” è un romanzo in cui l’amore lancia i dadi e gioca con la vita dei personaggi. Gli omicidi sono solo la punta di un iceberg di emozioni che hanno come collante l’amore nelle sue molteplici sfumature. Nulla è semplice, nel passato di Travis e Renesmee si cela il cancro del dolore che ha inflitto loro tante ferite non ancora rimarginate. Travis è un poliziotto che protegge la vita degli altri, senza riuscire a salvare la propria. Lui è tenace, coraggioso e sincero. A 19 anni perde i genitori in un incidente stradale. Da quel momento la sua vita cambia e diventa una salita difficile. Lungo l’aspro cammino c’è la speranza, celata in cuore, di un domani diverso in cui la felicità possa fare capolino. A rivoluzionare tutto arriva la detective Renesmee Cooper, la donna dagli occhi di ghiaccio, new entry nella squadra investigativa. I due ragazzi sono così sicuri e tenaci sul lavoro quanto insicuri e malinconici nella vita. Per loro non c’è “il pensiero positivo” nella loro esistenza, sanno di essere vulnerabili e sanno di non essere al riparo dal rischio di soffrire. Questo vale non solo per loro ma per gran parte dei personaggi che si muovono sul pentagramma di questa storia che necessita di una lettura attenta e riflessiva. Mi è piaciuto “il leggere tra le righe”, adoro dare una mia interpretazione dei fatti e dei comportamenti dei protagonisti dando importanza alla psicologia dell’anima. Spesso siamo vittima del nostro passato e quando questo “sentire” diventa ossessione iniziano i guai.
Ha spezzato il mio futuro e l’ha ridotto in mille pezzi, gettandolo all’aria come se fosse spazzatura per cani. Ormai è troppo tardi, per me. Il mio cuore si è rotto e non potrà mai più essere riparato.
I “pensatori positivi” avrebbero sicuramente un’obiezione da fare confidando nel potere terapeutico dell’amore. Nessuno sa davvero quale sia l’amore perfetto, forse neppure esiste. Esiste però l’amore malato che diventa ossessione e morte. Esiste l’amore soffocante che sostituisce la libertà con la prigione.Esiste la ragione che soccombe al dolore e s’inchina alla morte. Esiste il killer e la sua profanazione della vita. Esiste la giustizia e la possibilità di riscatto. Esiste la dannazione.
Un ragno intrappola la propria preda senza che essa se ne renda conto. Lo fa in modo silenzioso, scaltro, inesorabile. Poi, una volta che l’ha immobilizzata nella sua fitta tela, non c’è più nulla da fare. Nessuno può salvarla, il suo destino è segnato. Rimane lì, a guardare la morte in faccia.
Leggendo questa avvincente storia mi sono resa conto che un’umanità fragile chiede “more love”, più amore. Anzi l’amore diventa un luogo in cui perdersi e ritrovarsi grazie al coraggio di guardare oltre i nostri limiti. Tuttavia l’amore non è sempre calore e gioia. L’inverno dei sentimenti può stringere il cuore in un gelido abbraccio e trasformare l’inno alla vita in un canto di morte.

“More Love” è un romanzo in cui la vita e la morte si sfidano usando come arma l’amore. È stato bravo Stefano Andreoni a organizzare una trama ricca di colpi di scena che non permettono distrazioni al lettore. Sicuramente si percepisce la giovane età dello scrittore ma in lui c’è un buon potenziale che va coltivato. Mi piace il suo modo d’intrecciare buoni sentimenti e trasformarli in schegge di violenza che attenuano il sapore dolciastro dell’amore. Ciò rende la lettura coinvolgente e non sai mai come si evolverà la storia. Originale la trovata dei due finali. Sì, avete ben letto! Il romanzo, infatti, si ferma a un bivio narrativo offrendo due finali.
Ora tocca a te.

Sì, proprio a te che stai leggendo.


Rifletti bene.

Prendi la tua decisione. Scrivi il tuo destino.
Due finali, due modi possibili per scrivere “the end”, due scelte che coinvolgono il nostro modo di essere e i nostri gusti. Non mi resta che augurarvi una buona lettura :)