giovedì 18 luglio 2019

RECENSIONE | "Delitto in alto mare" di Alessandra Carnevali

È finalmente arrivato in libreria “Delitto in alto mare” di Alessandra Carnevali (Newton Compton), autrice dei bestseller “Uno strano caso per il commissario Calligaris”, libro vincitore del Premio ilmioesordio nel 2016, “Il giallo di Villa Ravelli”(recensione) e “ Il giallo di Palazzo Corsetti”(recensione). Un caso inconsueto per il Commissario Calligaris che dovrà indagare, durante una crociera in Giappone, sulla scomparsa di una ragazza. Sulla nave c’è un assassino?

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Delitto in alto mare
Alessandra Carnevali

Editore: Newton Compton
Pagine: 252
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Il commissario Adalgisa Calligaris è reticente a festeggiare in grande le “nozze di stagno”. È una donna dura, un po’ brusca, e preferisce di gran lunga la semplicità agli sfarzi. Ma l’insistenza di suo marito, il magistrato Gualtiero Fontanella, la convince ad accettare l’idea di partire per una crociera in Giappone. Durante il volo da Roma a Tokyo, Adalgisa conosce Bianca, una karateka di quattordici anni che fa parte di una squadra di otto giovani atleti in viaggio premio, che la coppia incontrerà di nuovo, per una coincidenza, sulla nave da crociera. Proprio quando Adalgisa sta per ammettere che, nonostante l’iniziale scetticismo, il viaggio è stato un’ottima idea, la compagna di cabina di Bianca, Ottavia, scompare nel nulla. La sua cruise card non è stata registrata in uscita: possibile che sia ancora a bordo? Per risolvere il mistero, Adalgisa dovrà dire addio allo spirito vacanziero e tirare fuori il suo proverbiale fiuto investigativo…


“Una crociera? Sei impazzito?”, gridò Adalgisa voltandosi di scatto verso il marito. “Una crociera sul mare? Con la nave?”

“No, nel deserto e col treno”, rispose Gualtiero seccato dalla reazione della moglie. “Non capisco perché ti agiti tanto, è una cosa bellissima andare in crociera e noi non ci siamo mai stati. Mi sembra un ottimo modo per festeggiare il nostro anniversario.”
Il commissario Adalgisa Calligaris non vorrebbe festeggiare in grande stile “le nozze di stagno”. Lei non ama gli sfarzi ma la semplicità, è una donna dura, un po’ brusca, instancabile paladina della giustizia. Di parere contrario è suo marito, il magistrato Gualtiero Fontanella, che la convince ad accettare l’idea di partire per una crociera in Giappone. Durante il volo da Roma a Tokyo, Adalgisa conosce Bianca, una karateka di 14 anni che fa parte di una squadra di otto atleti in viaggio premio. Tutti parteciperanno alla stessa crociera. La nave salpa sotto i migliori auspici, Gualtiero e Adalgisa sono pronti a godere delle bellezze della Terra del Sol Levante. Proprio quando Adalgisa sta per ammettere che il viaggio è stata un’ottima idea, la compagna di cabina di Bianca, Ottavia, scompare nel nulla. Per risolvere il caso, Adalgisa dovrà dire addio allo spirito vacanziero e tirare fuori il suo proverbiale fiuto.

Questa nuova avventura del commissario Calligaris mi ha subito sorpresa perchè presenta una nuova location. Almeno per il momento, svanisce Rivorosso Umbro, e al suo posto appare la nave da crociera SeaStar. Questa crociera è un regalo di Gualtiero per festeggiare dieci anni di matrimonio con la sua adorata Adalgisa.

Un po’ per l’ambientazione e per la conduzione delle indagini, questo giallo mi ha ricordato i classici di Agatha Christie. In particolare ho ripensato al caro detective belga, Hercule Poirot durante la sua avventura di “Assassinio sul Nilo”. Tanti i sospettati, tutti hanno un ottimo motivo per voler uccidere la vittima. La storia racconta, con garbo e un pizzico di suspense, di passioni incandescenti e torbidi delitti. I personaggi sono descritti in modo semplice e diretto, qualcuno indossa le amate maschere e cerca di mostrarsi per quel che non è ma nulla sfugge al commissario.

Adalgisa è una donna che fa dell’ironia la sua cifra stilistica. È un personaggio simpaticissimo. È una donna dall’intuito sottile che le permette di cogliere ciò che sfugge agli altri, ha un carattere forte e tenace. Impacciata nei movimenti e nei modi, ama la buona cucina e ha una passione per i mercatini dell’usato.

“Delitto in alto mare” è un giallo in cui bugie, sparizioni e omicidi si passano il testimone in una storia  che appassiona e si complica sempre più con la comparsa di inspiegabili eventi. Le suggestive ed eleganti atmosfere giapponesi conferiscono un valore aggiunto al romanzo e proiettano il lettore al centro dell’avventura. Un’avventura che ha risvolti imprevedibili e una trama ben sviluppata a conferma della bravura di Alessandra Carnevali.

Io ho apprezzato lo stile sobrio e brillante dell’autrice, il suo modo soft di presentare l’evento criminale, il suo desiderio di sperimentare nuove ambientazioni e tematiche sempre attuali.

Alessandra Carnevali ha dato vita a un giallo godibilissimo, scritto bene, perfetto da portare in vacanza e che vi regalerà qualche ora di piacevole lettura. Il personaggio di Adalgisa Calligaris è perfetto per sorridere e riflettere. Le sue indagini non conoscono distrazioni e corrono dritte verso la soluzione. La giustizia al fine trionferà in un finale sempre in stile Poirot. Spero di leggere al più presto un’altra avventura del commissario Calligaris e nel frattempo vi saluto con un ossequioso sayoonara.

lunedì 15 luglio 2019

RECENSIONE | "Una bambina cattiva" di Zoje Stage

“Una bambina cattiva” è il romanzo d’esordio di Zoje Stage, pubblicato in Italia da Newton Compton Editori. È un thriller originale e inquietante che esplora gli abissi dell’animo umano regalandoci una lettura mozzafiato. Infatti il titolo è tutto un programma. I bambini scherzano, ridono e giocano ma non tutti sono così. Alcuni hanno la capacità di manipolare chi sta intorno a loro, sicuri di volgere la situazione a proprio favore. Si annoiano con facilità e sono alla continua ricerca di emozioni forti con comportamenti aggressivi. Possono esprimere la loro disobbedienza con urla, morsi e attacchi di rabbia. I fattori che possono portare a questo tipo di comportamento sono molteplici: ereditarietà, errori di educazione dei genitori, fattori ambientali, traumi psicologici. Poi, per non farci mancare niente, dobbiamo prendere in considerazione anche il disturbo dissociativo dell’identità. Sono bambini cattivi?

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
Una bambina cattiva
Zoje Stage

Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Suzette Jensen è affitta da una malattia debilitante cronica, ma nonostante i rischi decide di portare avanti una gravidanza, perché è quello che desidera davvero nonostante la fragilità del suo corpo. È così che dà alla luce Hannah, felice di poter finalmente avere una famiglia con suo marito Alex. Ma Hannah non è una bambina semplice. Più cresce e più sembra rifiutare il mondo che la circonda. A sette anni impara a leggere e scrivere, ma si ostina a non pronunciare neppure una parola. Ed è così che Suzette smette di mandarla a scuola, sicura di riuscire a gestire meglio la situazione a casa. Ma accade tutt'altro. Hannah diventa più aggressiva ogni giorno. L'unico momento in cui sembra calmarsi è quando suo padre è presente. Agli occhi di Alex, infatti, è il ritratto della brava bambina, semplice-mente precoce rispetto ai suoi coetanei. Ma Suzette sa che c'è molto di più. E sa che sua figlia non la ama, ma cova un odio viscerale nei suoi confronti. Un odio che peggiora di giorno in giorno...


La mamma a volte era una piovra che brandiva una lama affilata con i tentacoli.
E ancora:
Io non sono Hannah, il mio nome è Marie-Anne Dufosset.

MAD, pazza.
Alex e Suzette hanno coronato il loro amore con il matrimonio. Entrambi desiderano una famiglia e quando nasce la loro bambina, Hannah, sono al settimo cielo. La felicità, però, ha vita breve. Hannah, che oggi ha sette anni, non parla. Non ha mai pronunciato una parola e i controlli medici escludono un problema fisico. La bambina e Suzette trascorrono molto tempo insieme, Hannah è riuscita a farsi espellere da tutte le scuole in cui l’hanno mandata. Le cose tra madre e figlia non vanno per il verso giusto. Hannah è una bambina difficile, spesso capricciosa e aggressiva. Ogni giorno che passa diventa sempre più ostile verso la madre mentre adora il padre. In presenza di Alex, Hannah recita il ruolo della brava bambina, un angioletto bisognoso d’affetto per sbloccarsi. Suzette percepisce a pelle l’odio viscerale che Hannah prova nei suoi confronti. Un odio che peggiorerà fino a diventare una vera e propria minaccia.

Passare dall’essere una coppia a essere una famiglia può infrangere i propri sogni. Diventare genitori vuol dire dover affrontare pesanti responsabilità e ciò cambia la relazione tra marito e moglie. Avere poi una figlia come Hannah rende tutto più complicato.  Ci sono angoscia, paura e repressione tra le pagine di questo romanzo. È sicuramente difficile schierarsi con uno dei personaggi che animano la storia, non ci sono angeli e qualche demone si è forse intrufolato in questa famiglia davvero problematica.

Suzette, la madre, si considera la paladina degli errori genitoriali. Si sente costretta, consumata dalle difficoltà quotidiane del fare da madre a Hannah e dalla delusione cronica per il proprio corpo (è affetta dal morbo di Crohn).

Alex, padre in carriera, vede solo ciò che piace a lui: Suzette è una madre perfetta, Hannah è una bambina adorabile. In questa famiglia perfetta non c’è posto per le insinuazioni e le lamentele di Suzette. Non è Hannah a fare cose strane sono gli altri che non la comprendono.

Hannah è una bambina convinta che Suzette voglia sbarazzarsi di lei. Vede la scuola come il luogo in cui la mamma cerca di abbandonarla. Solo il papà le vuol bene e lei non vuole dividerlo con la mamma. Il papà dovrà essere tutto suo, a qualunque costo.

Attraverso flashback, traghettatori del passato nel tempo presente, conosciamo Alex e Suzette. I due giovani si amano e hanno deciso d’intrecciare i loro destini, nella buona e nella cattiva sorte. Quando nasce Hannah, la famiglia si trasforma in uno strano, tragico triangolo di amore filiale, gelosie, legami familiari e passione. L’illusione di famiglia perfetta s’infrange sugli scogli dell’imperfezione. Tutti nuotano nel mare delle colpe. Non pensate a verità nascoste, non ci sono scheletri nell’armadio ma ognuno vuole qualcosa e non è disposto a fare un passo indietro. Una guerra psicologica senza esclusioni di colpi, senza una marcata distinzione tra cacciatore e preda.

“Una bambina cattiva” è un mix tra thriller psicologico e domestic, una storia appassionante fuori dagli schemi. L’autrice affronta con abilità e precisione il delicato tema delle complicate dinamiche dei rapporti di coppia. Il punto di forza di questo romanzo è proprio la perfetta costruzione dei personaggi che danno vita a una famiglia per nulla perfetta. Tutti sono innocenti, tutti sono colpevoli. Per questo la famiglia tiene in pugno il lettore che assiste a un gioco perverso in cui la violenza è una delle carte vincenti. Zoje Stage muove le fila e ci conduce per vie impervie con un crescendo di tensione e un susseguirsi di colpi di scena fino al finale all’altezza delle aspettative. C’è una morale in questa storia? La Cattiva bambina può trasformarsi in una brava bambina? C’erano una volta le illusioni, il re e la regina si erano promessi amore eterno. Poi nacque lei, la principessa. Tutto mutò.

giovedì 11 luglio 2019

RECENSIONE | "Ferryman. Amore eterno" di Claire McFall

Cari lettori, esce oggi in libreria “Ferryman. Amore eterno” di Claire McFall, per la collana LAINYA di Fazi Editore, primo volume di una commovente e originale trilogia fantasy, una moderna riscrittura del mito di Caronte. Il romanzo è avvincente e piacevole, ricco di avventure e sentimenti. Potrete visitare un mondo originale e misterioso popolato da strane e orribili creature. Con un tocco di magia e una manciata di mitologia greca, l’autrice crea un mondo, una terra di mezzo tra vita e morte, in cui vi sorprenderanno le vivide descrizioni e vedrete nascere una romantica storia d’amore.

“Ferryman. Amore eterno”, ha vinto lo Scottish Book Award nella categoria young adult ed è stato candidato a diversi premi letterari in Scozia e nel Regno Unito. Dopo aver ottenuto un enorme successo in Cina, con una permanenza di 30 mesi consecutivi nella top ten cinese, l’autrice è stata ribattezzata “la J.K. Rowling dell’Estremo Oriente. Tradotta in più di quindici lingue, la serie di Ferryman ha venduto oltre tre milioni di copie nel mondo e presto ne verrà realizzata una trasposizione cinematografica.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Ferryman. Amore eterno (Vol.1)
Claire McFall (traduzione di D. Rizzati)

Editore: Fazi
Pagine: 300
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Dylan ha quindici anni e quando una mattina decide di andare a trovare il padre, che non vede da molto tempo, la sua vita subisce un drastico cambiamento: il treno su cui viaggia ha un terribile incidente. Dylan sembrerebbe essere l’unica sopravvissuta tra i passeggeri e, una volta uscita, si ritrova in aperta campagna, in mezzo alle colline scozzesi. Intorno non c’è anima viva, a parte un ragazzo seduto sull’erba. L’adolescente si chiama Tristan e, con il suo fare impassibile e risoluto, convince Dylan a seguirlo lungo un cammino difficile, tra strade impervie e misteriose figure che girano loro intorno, come fossero pronte ad attaccarli da un momento all’altro. È proprio dopo essersi messi in salvo da questi strani esseri che Tristan le rivela la verità… lui è un traghettatore di anime che accompagna i defunti fino alla loro destinazione attraverso la pericolosa terra perduta. 

A ogni anima spetta il suo paradiso, ma qual è quello di Dylan? L’iniziale ritrosia di Dylan e l’indifferenza di Tristan si trasformano a poco a poco in fiducia e in un’attrazione magnetica tra i due ragazzi che non sembrano più volersi dividere. Arrivati al termine del loro viaggio insieme, Dylan proverà a sovvertire le regole del suo destino e del mondo di Tristan, pur di non perderlo. 






Si sedette sul pendio della collina e aspettò.
 Un altro giorno, un altro incarico. Davanti a lui un binario arrugginito spariva nelle buie profondità della galleria… il ragazzo non staccava gli occhi dall’apertura. Ma era un’attesa priva di tensione, la sua. Non provava alcun fremito d’eccitazione o d’interesse. La curiosità si era esaurita da un pezzo. Ora l’unica cosa importante era portare a termine il lavoro. Aveva occhi gelidi e impassibili.
Dylan è una ragazzina di 15 anni, i suoi genitori sono separati e un giorno  decide di andare a trovare il padre, che non vede da 10 anni. Il treno su cui viaggia, entrando in una galleria, ha un terribile incidente e la  vita della ragazzina subisce un drastico cambiamento. Dylan si ritrova sul pavimento del treno, riesce a riaprire gli occhi, dolorosamente si rialza e le sembra di essere l’unica superstite tra i passeggeri. Con difficoltà esce dal vagone e si ritrova in aperta campagna. Intorno a lei non c’è anima viva, a parte un ragazzo seduto sull’erba. L’adolescente si chiama Tristan e convince Dylan a seguirlo lungo un cammino difficile, tra strade impervie e misteriose figure pronte ad attaccarli da un momento all’altro. Lungo il cammino ci sono delle case sicure in cui i ragazzi possono mettersi in salvo quando calano le ombre della sera. Ed è proprio in una casa sicura che Tristan dirà la verità a Dylan: lei non è più in vita e lui è un traghettatore di anime che accompagna i defunti fino alla loro destinazione attraverso la pericolosa terra perduta. Tra difficoltà e mille pericoli, nascerà tra i due ragazzi un’attrazione magnetica. Impareranno a fidarsi l’uno dell’altra. Quando il loro viaggio giungerà al termine, Dylan proverà a sovvertire le regole del suo destino, è disposta a tutto pur di restare con Tristan. Sarà una gran bella sfida, vita e morte si fronteggeranno e tutto verrà sovvertito. A ogni anima spetta il suo paradiso, ma qual è quello di Dylan?

Il fascino di questo romanzo consiste nel mondo oscuro, terrificante e affascinante raccontato con gran maestria dall’autrice. Tra lande desolate, paludi traditrici e distese d’acqua da attraversare, “Ferryman”ci traghetterà al cospetto di una storia avventurosa, piena di tenerezza ma anche di dolore e di speranza. I personaggi principali sono ben delineati. Dylan è una ragazzina semplice, vive con la mamma e con lei ha un rapporto altalenante di odio amore. Non ha amici, l’unica sua amica si è trasferita in una località lontana, e a scuola è spesso vittima di bullismo. Quando attraverserà il confine vita-morte scoprirà di avere in se’ una forza inaspettata e si scoprirà caparbia perchè non vuol perdere la speranza, soprattutto quando scopre che anche Tristan è innamorato di lei. Dylan è un personaggio sfaccettato: è spaventata eppur sollevata subito dopo l’incidente, indignata e scontenta quando deve affrontare il lungo cammino, arrabbiata e stizzita quando non riesce a ottenere risposte esaustive, imbarazzata in alcune occasioni e addirittura felice per aver conosciuto Tristan. Rimarranno l’uno al fianco dell’altra? Potrebbero sembrare una coppia con pochi punti in comune e con poche probabilità di un legame duraturo ma vedremo cosa succederà in seguito. Nulla sarà definitivo. In un susseguirsi di eventi inaspettati, mettendo a rischio la propria anima, i due ragazzi lotteranno spingendosi oltre i limiti. Il loro amore appena sbocciato è però coperto da un velo nero che fa da filtro a scenari intrisi di suggestioni con paesaggi mutevoli e spiriti irrequieti e affamati. Tutto accade molto velocemente, forse è tutto fin troppo facile e mi aspetto grandi eventi negativi nel secondo volume della serie. Dylan rispecchia, nella parte conclusiva del romanzo, l’immagine di una ragazzina coraggiosa che affronta i pericoli e si confronta con le sue paure. Non ci penserà due volte ad affrontare i demoni, creature ripugnanti, urlanti, bramose e violente che popolano la terra perduta.

Tuttavia devo confessare che il mio personaggio preferito è stato Tristan, il ragazzo dagli occhi color cobalto. Mi affascina il mistero che l’avvolge. Noi non sappiamo nulla di lui se non che è un traghettatore trasformista. Cambia sembianze e nome a seconda dei defunti da guidare attraverso la terra perduta, protegge le anime dai demoni, rivela loro la verità e li accompagna alla loro destinazione. È un ragazzo coraggioso che presenta due personalità. Ha un lato caratteriale forte e risoluto, il suo compito di traghettatore assorbe ogni sua energia. Dall’altro canto, però, si mostra come un essere sensibile capace di aprirsi all’amore. Eppure si ha la sensazione che la tragedia sia dietro l’angolo, come se l’autrice si sia dimenticata d’informarci di un qualcosa che capovolgerà la situazione.

Naturalmente ci sono anche molti personaggi secondari e antagonisti pronti all’azione. In questo variegato panorama narrativo  nasce spontanea una domanda: “Esiste l’amore oltre la morte?”
“Ferryman” è un romanzo a cui non potrete resistere. Vi prenderà per mano e vi condurrà nei due grandi mondi dell’ignoto: amore e morte. Tra un demone e un angelo, avrete la possibilità di riflettere sulla giovinezza che è l’età delle possibilità. I ragazzi hanno tutta la vita davanti a sé, tante opportunità, tanti sogni. Poi crescendo qualcosa cambia, le possibilità diminuiscono, le porte si chiudono e bisogna moltiplicare i propri sforzi per ottenere ciò che si vuole.

Alla fine del romanzo c’è una piacevolissima sorpresa: un’anteprima di “Trespassers” il sequel di Ferryman.

Ho letto queste poche pagine con gran curiosità e non vedo l’ora di scoprire cosa succederà a Dylan e Tristan ora che sono insieme. Aspetterò con ansia la tempesta che sicuramente arriverà nel secondo volume scuotendo le fondamenta della vita e della morte. Nubi nere si addensano all’orizzonte per i due ragazzi. Riusciranno a non perdersi nei labirinti segreti del cuore? Non ci resta che attendere!

martedì 9 luglio 2019

BLOGTOUR | "La vendetta di Oreste" di Giovanni Ricciardi | I 5 motivi per leggere il romanzo

Buongiorno, cari lettori! Se siete alla ricerca di un buon libro da mettere in valigia prima di partire per le tanto attese vacanze, ho il libro che fa per voi. L’11 luglio arriva nelle librerie “La vendetta di Oreste” di Giovanni Ricciardi, collana Darkside, Fazi Editore. Questa pubblicazione è un giallo particolare che riserva molte sorprese. A condurre l’ennesima indagine è sempre lui, il Commissario Ottavio Ponzetti nato dalla brillante penna di Ricciardi. Non aspettatevi cadaveri e assassini intesi nel modo tradizionale. Ponzetti dovrà compiere un viaggio a ritroso nella memoria di Oreste, esule istriano. Incrocerà un amore spezzato e una storia di vendetta nascosta nella vita segreta di un uomo in fuga, vissuto a cavallo della seconda guerra mondiale.




La vendetta di Oreste
Giovanni Ricciardi
Editore: Fazi
Pagine: 222
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Il vecchio Oreste ha un segreto. Poco prima di morire, costretto in un letto d’ospedale, chiede di poter parlare con un amico di famiglia, il commissario Ponzetti. Ma è troppo tardi, e così l’uomo porta via con sé un’oscura verità. Dieci anni dopo, Marco, il figlio di Oreste, invita Ponzetti nell’appartamento dei suoi genitori per mostrargli gli oggetti che ha rinvenuto in una cassaforte e di cui nessuno era al corrente: una pistola risalente alla seconda guerra mondiale e una lettera indirizzata a un misterioso Ulisse da parte di una donna. La scoperta, insieme ad altri dettagli, getta un’ombra sul passato di Oreste, esule istriano giunto a Roma nel 1954, in fuga dalle terre passate alla Jugoslavia all’indomani della guerra e da un clima di intimidazione e violenza.
Da qui parte l’indagine non ufficiale di Ponzetti, che si svolgerà tra Roma, Trieste e la Slovenia, intorno all’enigmatica storia di Oreste: un caso in cui, come sempre, vengono coinvolti il fidato ispettore Iannotta e i familiari del commissario. Una storia che porterà tutti a confrontarsi con il dramma, a lungo taciuto, dell’esodo istriano e dei profughi giuliano-dalmati.



I 5 motivi per leggere il romanzo

Il vecchio Oreste ha un segreto. Poco prima di morire, costretto in un letto di ospedale, chiede al suo vecchio amico Ponzetti, di raggiungerlo. Deve dirgli qualcosa d’importante, ma il Commissario giunge troppo tardi al suo capezzale. Dieci anni dopo Marco, figlio di Oreste, invita Ponzetti nella casa dei suoi genitori per mostrargli il contenuto della cassaforte. Marco ha trovato una pistola, che risale alla seconda guerra mondiale, ancora perfettamente funzionante, e una lettera d’amore indirizzata a un misterioso Ulisse da parte di una donna. Ponzetti inizia una cauta ricerca che lo porterà lontano, nel passato di un esule istriano fuggito nel secondo dopoguerra dalle terre cedute alla Jugoslavia di Tito in un clima di intimidazioni ed esecuzioni sommarie. Cosa ha nascosto, Oreste, per tutta la vita?

In occasione dell’uscita del romanzo, è stato organizzato un blogtour. La mia tappa è dedicata ai 5 buoni motivi per leggere questo libro.

1. Una serie di grande successo. Gli amanti delle serie poliziesche che parlano italiano conoscono e amano la figura del Commissario Ponzetti protagonista di una nutrita serie di gialli. “Chiamatemi pure sbirro. Sono vecchio del mesterie, per queste cose non mi offendo più.” Così si presentava ai lettori il commissario Ottavio Ponzetti in occasione della sua prima indagine: “I gatti lo sapranno.” Ponzetti è un commissario insolito, dal passo stanco e dal pensiero veloce, che al cinismo e agli spari sostituisce l’eroismo di uno sguardo sempre umano e partecipe al dolore delle vicende altrui. Ponzetti è il protagonista di una fortunata serie di romanzi, firmati Giovanni Ricciardi, tra cui “I gatti lo sapranno”, vincitore del premio Belgioioso Giallo 2008; “Il silenzio degli occhi”, finalista al premio Fenice Europa 2012; “Il dono delle lacrime”, candidato al premio Scerbanenco 2014. Ricciardi racconta storie originali macchiate d’ironia, dai finali inattesi e dalla suspense assicurata. L’inchiesta non monopolizza l’intera narrazione ma lascia spazio ai sentimenti, alla famiglia Ponzetti, all’ironia. Colpisce l’umanità di tutti i personaggi che ritroviamo, come novello filo d’Arianna, in ogni libro. Non ci si annoia mai a seguire le indagini del commissario.

2. L’ambientazione. L’indagine non ufficiale di Ponzetti, si svolgerà tra Roma, Trieste e la Slovenia. Un nome, però, mi ha fatto gelare il sangue: l’isola Calva, Goli Otok, uno dei gulag più terribili d’Europa. Per sette lunghi anni, Tito fece rinchiudere, in questa isola della Dalmazia settentrionale, in mezzo all’Adriatico, i suoi oppositori per una rieducazione politica. Quella terra arida divenne teatro di orrori inimmaginabili e dimenticati dalla Storia.

3. La tensione triplica i suoi effetti. Mi piace il personaggio di Ottavio Ponzetti che non fa mistero della sua vita, pubblica e privata, con difetti e pregi che lo rendono simile a noi lettori. L’enigmatica storia di Oreste coinvolgerà anche la famiglia del commissario e il fidato ispettore Iannotta. Ognuno darà il suo contributo per svelare il mistero. Ciò crea una complicità investigativa che porterà i suoi frutti e permette, all’autore, d’innestare varie microstorie sulla trama principale. Questo sottobosco di storie darà la possibilità a Ricciardi di condurci su ben tre livelli di partecipazione emotiva e quindi di tensione. Ho vissuto in prima persona la necessità del protagonista di confidare il suo segreto per poter morire in pace dopo una vita vissuta indossando una maschera. La mia curiosità si è poi accesa grazie alla pistola e alla lettera ritrovate nella cassaforte. Tuttavia il coinvolgimento totale è avvenuto con la lettura degli eventi storici che hanno permesso di ricostruire un puzzle nato dalla fantasia dell’autore ma intriso di verità storica.

4. “La vendetta di Oreste” è un libro storico travestito da giallo. Lo scrittore narra una pagina della nostra Storia attraverso le vicende personali del protagonista Oreste, giunto a Roma nel 1945. Il commissario restituisce a noi lettori un frammento della grande Storia, una pagina drammatica che porterà tutti a confrontarsi con il dramma, a lungo taciuto, dell’esodo istriano e dei profughi giuliano-dalmati. Il dramma delle Foibe e dei campi di concentramento testimoniano una carneficina nata dall’odio politico-ideologico e dalla pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti e gli italiani.

5. Come avrete compreso dal punto precedente, Il giallo non è più una lettura d’evasione ma diventa un mezzo per informare, per denunciare una situazione storica e sociale del passato. Tra le pagine del libro si respira la passione e il gusto con cui l’autore racconta. Leggendo questo libro è d’obbligo interrogarsi sul senso della vita, sulle azioni degli uomini che hanno caratterizzato la Storia. In un gioco di specchi, di bugie, di omissioni una domanda emerge prepotentemente: “Chi è realmente Oreste?”

Nulla è più spaventoso del rimorso ma giunge, per tutti, il momento in cui bisogna scegliere tra speranza e paura. Ora non vi resta che vestire di giallo la vostra estate e seguire, se volete saperne di più su Oreste e il suo segreto, le altre tappe del blogtour.

giovedì 4 luglio 2019

RECENSIONE | "Jalna" di Mazo de la Roche

Oggi, 4 luglio, vorrei invitarvi tutti a Jalna per conoscere la famiglia Whiteoak, una famiglia numerosa di origini inglesi. “Jalna” (Mazo de la Roche, collana Le strade per Fazi Editore) è la storia di tre generazioni che ci conducono in un mondo nuovo dove il tempo sembra essersi fermato. Lasciatevi quindi conquistare da “cent’anni di amori, odi, passioni e rivalità sullo sfondo dei paesaggi sconfinati del Canada” dove la quiete della natura incontaminata fa da sfondo a una grande saga familiare.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Jalna (Vol. 1)
Mazo de la Roche (traduzione di S. Terziani)

Editore: Fazi
Pagine: 382
Prezzo: € 18,00 
Sinossi
I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…




Perché quel pomposo accumulare vita dietro porte chiuse?
La nonna: Boney, l’India, le crinoline, gli scandali, il capitano Whiteoak.
Nicholas: Nip, Londra, il whisky, Millicent, la gotta.
Ernest: Sasha, Shakespeare, i bei tempi a Oxford, i debiti.
Meggie: cuori spezzati, bastarde, spuntini, rotondità rassicuranti.”
Grazie alla Fazi abbiamo avuto la possibilità di conoscere i Cazalet di Elizabeth Jane Howard, gli Aubrey di Rebecca West e la trilogia di Carmen Korn. È arrivato il momento di incontrare la famiglia Whiteoak le cui vicende si svolgono a Jalna, grande tenuta in territorio canadese.

“Jalna” è il primo romanzo di una saga familiare amatissima, che a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo. Grazie a quest’opera, l’autrice ottenne fama internazionale e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize.

La famiglia Whiteoak risiede a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adelina, si sono conosciuti. Il loro matrimonio avviene a Bombay nel 1848. Oggi, siamo negli anni Venti, l’indomabile Adelina, ormai nonna e vedova, è la matriarca di una grande famiglia. Aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti. Pian piano conosceremo il piccolo Wakefield, simpatico monello infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e per rubare fette di torta. Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. Gli zii Nicholas, che aveva sperperato il patrimonio in una gioventù dissoluta, ed Ernest, che si era rovinato con oscure speculazioni. A loro si aggiungono molti nipoti. Vivono tutti a Jalna dove la vita scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è considerato un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa.

Nella famiglia Whiteoak non volavano sempre bianche colombe e la discordia era, a volte, feroce mentre lo scherno era una presenza costante. I componenti intrecciano relazioni complesse. Sono affettuosi, arroganti, irascibili ed è interessante scoprire le dinamiche familiari esplorando le profondità delle loro interazioni.

Questo primo volume della saga è dedicato, prevalentemente, alla presentazione dei numerosi personaggi. L’autrice coglie ogni occasione per descriverci fisicamente e psicologicamente le sue creature. Ogni personaggio riceve egual attenzione e la loro vita ci viene svelata per comporre un mosaico di varia umanità. Alla nonna Adelina spetta la medaglia d’oro per l’eccentricità e la simpatia. Considerate che sta per compiere cento anni eppure vuol sempre essere al centro della scena. Alterna momenti di dolce sensibilità, chiede spesso che qualcuno la baci, a momenti di pura tirannia. Sulla sua spalla, a completare un quadro un po’ bislacco, c’è il pappagallo Boney che spesso viene sommerso dalle crinoline delle cuffiette indossate, con grazia civettuola, da Adelina. Lei è la matriarca, tutti le vogliono bene e a lei piace essere una donna viziata e tirannica che ha combattuto le sue battaglie a testa alta senza mai piegarsi.

Alayne, donna forte e indipendente, è il personaggio a cui l’autrice dà il compito di trasmettere un forte messaggio attraverso le sue parole:
Tu non hai idea di cosa significhi essere una donna. Nella mia vita di prima credevo che uomini e donne fossero uguali, ma da quando vivo qui mi sembra che noi donne siamo soltanto schiave.
Ed ecco come, poco tempo dopo il matrimonio, Alayne descrive la famiglia del marito:
Eden è un egoista. Egocentrico come un gatto, un gatto flessuoso e dal pelo color tartaruga dorato; mentre Renny è una volpe, e la nonna un vecchio pappagallo, e Maggie un gatto, di quelli morbidi e che fanno le fusa ma poi sono particolarmente crudeli con gli uccellini; e gli zii, due vecchi gufi, e Finch un goffo agnellini mezzo cresciuto, che serraglio è mai Jalna!
Poi c’è lui, bello e tenebroso, un duro dal cuore tenero, Renny. Irrequieto, capace di grandi effimere passioni, testardo e sicuro di piegare il destino al suo volere. Tuttavia venti d’amore lo travolgeranno e non sarà un amore lecito. Nell’oscurità due cuori si uniranno ma uno di loro aveva già promesso eterno amore a un altro cuoricino.

“Jalna” è un romanzo travolgente e deliziosamente coinvolgente. Vi sembrerà di vivere anche voi nella grande tenuta e affronterete temi cari alla scrittrice: l’amore, la famiglia, le radici e la ricerca del proprio posto nel mondo. La famiglia è un’entità vivente, soffre e gioisce con i suoi componenti e chiude gli occhi per non vedere le nubi che si presentano all’orizzonte. Dover rinunciare alle proprie passioni, per il bene della famiglia, scatenerà sentimenti violenti. Jalna è il cuore della storia che si arricchisce di tante trame secondarie che, come fiumi in piena, trasportano emozioni, disperazione, tradimenti e passioni segrete. Mi piace vedere come la sofferenza non è riservata sollo alle donne, anche gli uomini soffrono per amore e la vendetta non è sconosciuta a Jalna. Le poesie di Eden non basteranno a riportare la pace, la musica di Finch si perderà nell’ampio salone lasciato all’oblio del tempo e solo la nonna sarà beata. La sua festa di compleanno sarà un grande successo. I 100 anni sono stati raggiunti ma non è un traguardo che non si può superare. Domani, a Jalna, sorgerà di nuovo il sole. Domani è un altro giorno!

lunedì 1 luglio 2019

RECENSIONE | "Linea di sangue" di Angela Marsons

Carissimi lettori, che cosa prevedono i vostri piani di lettura per questo luglio infuocato? Se avete voglia di emozioni forti, sappiate che Angela Marsons vi aspetta nelle librerie con “Linea di sangue”, edito Newton Compton, il nuovo caso della detective Kim Stone, un personaggio femminile sfaccettato e imprevedibile.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
Linea di sangue (Serie di Kim Stone #5)
Angela Marsons

Editore: Newton Compton 
Pagine: 384 
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Quando la polizia ritrova il cadavere di un assistente sociale ucciso da un'unica letale coltellata, tutto fa pensare a una rapina andata male. Ma per la detective Kim Stone qualcosa non torna. Pochi giorni dopo, un tossicodipendente della zona viene ucciso nello stesso identico modo. L'istinto di Kim le suggerisce che dietro c'è la mano dello stesso assassino. Eppure non c'è niente a collegare le due vittime, a eccezione dell'inquietante precisione con cui sono state uccise: una singola coltellata al cuore. Mentre Kim è alle prese con il caso, un fantasma del suo passato torna a farle visita con un'inquietante lettera che riapre antiche ferite del passato, mai del tutto cicatrizzate. Se vuole davvero fermare l'assassino prima che il numero delle vittime cresca ancora, dovrà rimanere vigile per districarsi nella fitta rete di intrighi e di bugie che le si sta stringendo attorno... anche se significa mettere in grave pericolo la sua stessa vita.



Trova i punti deboli e controllerai la marionetta.
Un’assistente sociale e una giovane tossicodipendente vengono uccisi nello stesso identico modo. La detective Kim Stone sospetta che dietro questi omicidi ci sia la mano dello stesso assassino. Eppure nulla collega le vittime, a eccezione dell’inquietante precisione con cui sono state uccise: una singola netta coltellata. Mentre Kim indaga, un fantasma del suo passato torna a farle visita con un’inquietante lettera che riapre antiche ferite, mai cicatrizzate. Nessuna distrazione per Kim, l’aspetta una fitta rete di intrighi e di bugie.

“Linea di sangue” è una storia in cui è tangibile un senso di minaccia, di pericolo, di violenza imminente. Il lettore entra, a occhi aperti, in un incubo e vi rimane incastrato fino all’ultimo capitolo. Questo thriller, con la sua visione dicotomica della vendetta, ci mostra due binari paralleli di eventi. Da una parte c’è l’indagine per gli omicidi, dall’altra c’è una storia che coinvolge Kim in modo personale. A complicare il tutto ci pensano alcuni capitoli, misteriosi ad alto tasso di inquietudine, che danno voce a un diario presagio di cattivi pensieri e ancora più spregevoli azioni.

Ho letto questo libro in breve tempo e ho ritrovato tutte le caratteristiche per cui adoro i thriller scritti da Angela Marsons. È una storia dal ritmo serrato dall’inizio alla fine. I personaggi si muovono decisi nel campo dell’investigazione. La squadra di Kim ha una divisione dei settori investigativi ben precisa, ognuno eccelle in un determinato lavoro e insieme riescono a portare avanti la ricerca della verità per dare giustizia alle vittime. Con una scrittura fluida, Angela ci attira in un thriller ben strutturato che vede il ritorno di un personaggio, la psicologa psicopatica, che abbiamo conosciuto nel precedente volume “Il gioco del male” (recensione). Ricco di colpi di scena, “Linea di sangue” coinvolge il lettore e mostra come la vendetta sia violenta e abietta. Mi piace ritrovare il personaggio di Kim in storie sempre diverse ma che hanno “ il male” come comune denominatore. La detective e la dottoressa psicopatica non si risparmiano in questo capitolo del loro confronto e ne vedremo delle belle. Alexandra è veramente cattiva e vedrete cosa escogiterà per la detective dall’istinto infallibile. Manipolazione è la parola “magica” per portare Kim sull’orlo di un baratro psicologico che ha radici nella sua vita tormentata. Kim ha due grandi debolezze: il rapporto con sua madre e il rimorso per non esser riuscita a salvare suo fratello gemello Mikey.

Kim, per chi non la conoscesse, è una donna intelligente che ha indossato una maschera da “dura” per nascondere un cuore capace di slanci gentili verso chi ha bisogno d’aiuto. Ama il suo lavoro, ha un forte senso del dovere e nulla la ferma quando deve risolvere un caso. Non si nasconde dietro inutili giri di parole, è caparbia e scontrosa.
La scontrosità è come una seconda pelle: ti cresce addosso per tener fuori qualcos’altro. E, di solito, lo fa per un motivo ben preciso.
Si porta dietro un gran senso di colpa per ciò che è successo nella sua infanzia, il dolore è il suo fedele compagno ma lei reagisce con una grande forza d’animo e lotta per la giustizia. Ama le motociclette e ha un conto in sospeso con le emozioni.

Attraverso i canoni del thriller, la scrittrice, affronta temi interessanti come le tecniche di manipolazione. Le azioni di alcuni personaggi innescano un uragano di emozioni in cui si rincorrono rabbia, rancore, odio e vendetta. Le ossessioni si muovono libere tra i capitoli di questo libro e non lasciano presagire nulla di buono. Questo nuovo romanzo ci offre la possibilità di conoscere più a fondo il rapporto di Kim con la madre e così facendo riusciamo a comprendere meglio la donna che è poi diventata. Naturalmente non tutto è svelato, l’indagine verrà portata a buon fine, il colpevole arrestato ma alcuni fili sanguinanti non sono stati riannodati e ciò mi fa pregustare il prossimo capitolo della serie che vede, la detective Kim a cui mi sono affezionata, in lotta continua con il male e le sue mille trasformazioni.

venerdì 28 giugno 2019

RECENSIONE | "L'anno nuovo" di Juli Zeh

 Come ogni estate tante sono le novità che affollano gli scaffali delle librerie. Oggi vorrei segnalarvi “L’anno nuovo” l’ultimo romanzo di Juli Zeh. Questo romanzo conferma lo straordinario talento dell’autrice. In Germania è arrivato al primo posto in classifica e la scrittrice ha appena vinto il prestigioso Heinrich-Boll-Preis! Queste le motivazioni della giuria: “Juli Zeh rientra a pieno titolo tra i migliori autori tedeschi contemporanei. Probabilmente nessun autore di lingua tedesca ha fatto tanto scalpore ultimamente come Juli Zeh. Nei suoi scritti si muove tra letteratura e politica, tra poesia e realtà.”

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
L'anno nuovo
Juli Zeh (traduzione di M. Giacci)

Editore: Fazi
Pagine: 178
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Henning ha una quarantina d'anni ed è sposato con Theresa, con la quale ha due figli. La famiglia sta trascorrendo le vacanze di Natale sull'isola di Lanzarote, dove il vento impetuoso spazza via tutti i pensieri e il sole accecante allontana lo stress quotidiano. Henning si ripete di essere un uomo fortunato: vive in un bell'appartamento di Gottinga, lavora per una casa editrice, ha una famiglia felice. Nonostante ciò, da alcuni mesi soffre di attacchi di panico. Non è sereno, non riesce a dormire, litiga in continuazione con la moglie, che lo esorta a comportarsi «come un uomo, un uomo che io possa amare». Il mattino del primo giorno dell'anno, durante un'escursione in bicicletta verso uno dei punti più alti dell'isola, quel malessere torna a fargli visita. A soccorrerlo è Lisa, un'artista tedesca che lo invita a casa sua offrendogli acqua e cibo. Dettaglio dopo dettaglio, la casa della donna gli appare sempre più familiare, una strana sensazione di déjà-vu comincia a farsi strada nella sua mente e, quando Lisa gli mostra un pozzo nel giardino, quella che sembrava una strana suggestione si trasforma in certezza: in quella casa c'è già stato, tanto tempo fa. E poco alla volta tornano a galla i ricordi di un'esperienza terrificante vissuta fra quelle mura, un'esperienza che lo ha segnato per sempre. 






Da quel giorno LA COSA cominciò a fargli visita quando le pareva. Tutto inizia con un bruciore al diaframma, un miscuglio tra febbre della ribalta e paura di volare. Il cuore prende a battergli all’impazzata, poi incespica. Corpo e mente diventano incontrollabili. A volte LA COSA lo prende nel pieno della notte. Si sveglia di soprassalto, gli manca l’aria, deve correre al bagno, ha voglia di urlare o di sbattere la testa contro un muro ma lascia perdere per non svegliare nessuno… Tra un attacco e l’altro si tormenta con la paura di un nuovo attacco.
Henning  è sposato con Theresa con la quale ha due figli. La famiglia sta trascorrendo le vacanze di Natale sull’isola di Lanzarote lontano dalle preoccupazioni quotidiane e dallo stress. Henning si ripete di essere un uomo fortunato. Non può proprio lamentarsi: lavora per una casa editrice, vive in un bell’appartamento di Gottinga, ama la moglie e ha una famiglia felice. Eppure qualcosa non va. Da circa due anni soffre di attacchi di panico che hanno minato la sua serenità e lo portano a litigare spesso con la moglie che lo esorta a comportarsi “come un uomo, un uomo che io possa amare”. Il mattino del primo giorno dell’anno, durante un’escursione in bicicletta, LA COSA torna a fargli visita. L’uomo viene soccorso da Lisa, un’artista tedesca, che lo invita a casa sua. Pian piano, la casa risveglia in Henning una strana sensazione di déjàvu e nella sua mente i ricordi emergono prorompenti.

“L’anno nuovo” è un romanzo che incuriosisce intrecciando thriller e analisi sociale. La scrittrice ci induce a riflettere sul ruolo dell’uomo moderno per poi condurci per mano in un cupo racconto.

Con penna leggera l’autrice ci presenta il protagonista Henning, un uomo normale che descrive le sue giornate di vita normale, di gioie normali, di problemi normali. A rompere l’equilibrio della normalità è un malessere che viene chiamato LA COSA. L’uomo non vuole logorare la propria famiglia con le sue nevrosi. Vorrebbe essere un uomo che valga la pena d’amare. Vorrebbe ridere di più, abbracciare più spesso sua moglie, perdere meno le staffe con i bambini, uscire di più. LA COSA però non lo perde di vista, è rintanata nella sua tana, è in agguato in attesa di torturarlo. Anche rallegrarsi dell’assenza della COSA è deleterio, perché quanto più forte è la speranza, tanto più forte LA COSA lo colpisce con i suoi lunghi tentacoli. Per lui è difficile trovare il proprio posto tra lavoro e bambini. Theresa è una donna forte, non indietreggia davanti alle responsabilità. Insieme hanno deciso di lavorare entrambi part time, per stare più vicino ai bambini. L’organizzazione della giornata è suddivisa in compiti. Loro sono genitori moderni, fifty-fifty. Eppure Henning è inquieto, ha completamente plasmato la sua vita in base alle esigenze dei bambini e non sa più cosa fare da solo. Un tempo ascoltava la musica, leggeva, andava in bicicletta, usciva con gli amici. Ora tutto è cambiato. Vorrebbe avere un po’ di tempo per se stesso ma si sente già in colpa solo per averlo pensato. Mi piace questa problematica sociale capovolta. Nel romanzo ad avere mille incertezze a sentirsi quasi soffocare da una famiglia che pur ama, non è la donna ma l’uomo. È lui che si preoccupa delle faccende domestiche perché lei è più coinvolta con il lavoro. Nella mente di Henning mille difficoltà prendono vita e la vita diventa una montagna da scalare portandosi sulle spalle il lavoro arretrato, la quotidianità con i bambini, gli imprevisti nascosti dietro l’angolo.
Il bisogno di controllare i propri pensieri è quasi peggiore della COSA stessa. Henning non sa più nemmeno se praticare un’igiene dei pensieri serva a qualcosa. Quando cerca di evitare pensieri sbagliati, si sente come un cervo braccato. Praticamente qualsiasi pretesto può risvegliare la COSA.
Quando LA COSA apre gli occhi, si prepara a saltare e l’afferra, allora il cuore di Henning comincia a incespicare: batte all’impazzata e poi si ferma all’improvviso, fa un paio di saltelli e riprende la sua pazza corsa. Poi improvvisamente il cuore ritorna normale, l’uomo riprende fiato e l’attacco viene archiviato provando una miserabile felicità per essere ancora una volta sopravvissuto.
Forse vede tutto sempre nero come se dietro il mondo ne esistesse un secondo in cui le cose avessero un significato diverso, un significato maligno e diabolico. Crescere due figli piccoli è stancante, snervante e a volte pensi d’impazzire.
“L’anno nuovo” è una lettura stimolante, coinvolgente, emozionante. È un romanzo che, concedetemi l’accostamento, paragonerei a una seduta psicanalitica. La scrittrice, infatti, sparge i germogli del senso di sicurezza dando ai protagonisti la libertà di coltivarli. Henning parla, racconta la sua quotidianità, i cambiamenti dovuti alla nascita dei bambini. Mette in atto una specie di transfert spostando sentimenti, emozioni e pensieri dal passato alla sua attuale famiglia. Racconta di una ferita ancora aperta anche se lui ha solo la sensazione di “essere ferito” e non ricorda esattamente l’origine di questo dolore. Nella sua mente e nella sua anima c’è un trauma nascosto, appollaiato nell’ombra e avvolto dall’oblio.

Un proverbio arabo dice: “Il destino ti aspetta sulla strada che hai scelto per evitarlo”. Perfetta descrizione degli eventi. Henning programma una vacanza relax a Lanzarote. Vuol fare nuovi propositi per l’anno nuovo, riprendere in mano la propria vita e “comportarsi come un uomo che la moglie possa continuare ad amare”. Proprio sull’isola gli eventi precipiteranno, presente e passato si fronteggeranno in un duello di ricordi, emozioni, paure, eventi cancellati. La scena dell’epico scontro sarà proprio il giardino di una casa dove sorge un pozzo…

Henning non ha scelta, nessuno di noi è veramente libero, deve entrare nel campo minato dei ricordi, per intraprendere un viaggio difficilissimo e doloroso nella memoria.

mercoledì 26 giugno 2019

BLOGTOUR | "Nestor Burma e la bambola" di Léo Malet | I 5 motivi per leggere il romanzo

Cari lettori, Nestor Burma è un personaggio nato dalla penna agile del romanziere francese Léo Malet, uno dei padri del romanzo poliziesco francese. Burma è il protagonista di una serie di romanzi polizieschi in cui interpreta la parte di un detective privato. Lavora con una segretaria, Hélène, che è infatuata di lui, in una agenzia di investigazioni che si chiama “Fiat Lux Agency”. La sua prima apparizione nel 1943 lo vede protagonista di “120, Rue de la Gare” (Fazi 2004). Il libro che Fazi Editore propone in questo caldo mese di giugno è un inedito per l’Italia, “Nestor Burma e la bambola”, nella collana Darkside. Una lettura piacevole e scorrevole, con vicende ben costruite, dove tutto è imprevedibile e nulla è ciò che sembra.

Tutto inizia quando Nestor Burma, come sempre a corto di denaro, si reca di nascosto presso un’isolata villa di Boulogne. Qui sarà l’involontario e sbigottito testimone di una strage messa in atto da un losco individuo dal volto deturpato. Inizia così una rocambolesca serie di eventi che vedrà il protagonista risolvere    l’intrigo, muovendosi tra sicari prezzolati, locali a luci rosse, chanteuses decadute e “bambole”, reali o sognate. E sarà proprio una bambola la chiave per decifrare il mistero.





Nestor Burma e la bambola
Léo Malet (traduzione di F. Angelini)

Editore: Fazi
Pagine: 176
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Tempi duri per Nestor Burma: le casse dell'Agenzia Fiat Lux sono drammaticamente vuote e la pioggia primaverile rende Parigi sempre più cupa. Così, fiutata la possibilità di un mistero, il detective privato si reca di nascosto presso un'isolata villa di Boulogne, dove sarà l'involontario e sbigottito testimone di una strage, messa in atto da un losco individuo dal volto deturpato. La vittima, tale Mauffat, sembra essere a sua volta un personaggio poco raccomandabile: un ex medico radiato dall'ordine, che custodiva nella propria cassaforte mazzette di banconote e bottiglie di benzina... A complicare le cose si aggiunge il fatto che Mauffat venga anche considerato il responsabile della morte della giovanissima Yolande Bonamy, deceduta in seguito a un aborto mal praticato: ad accusare l'ex medico sono i nonni della ragazza, che, in mancanza di prove concrete, affideranno al protagonista il compito di incastrare l'assassino rimasto impunito. Ma come fare, ora che l'assassino stesso è stato a sua volta brutalmente assassinato? Ancora una volta toccherà a Nestor Burma risolvere l'intrigo, muovendosi tra sicari prezzolati, locali a luci rosse, chanteuses decadute e "bambole", reali o sognate... E sarà proprio una "bambola" la chiave per decifrare il mistero.



I 5 motivi per leggere il romanzo

In questa tappa del blogtour vi illustrerò cinque buoni motivi per leggere “Nestor Burma e la bambola”.   

1. Il personaggio di Nestor Burma è un investigatore irriverente, fuori dagli schemi, ma con un gran cuore. È il protagonista di una trentina di avventure. Sciupafemmine e trovacadaveri dalla lingua sarcastica, Burma non ama estrarre la pistola ma preferisce usare il cervello. Le inchieste dure e difficili sono il suo pane quotidiano. Le indagini in cui è coinvolto sono ambientate nella Parigi degli anni Cinquanta fra gangster e maîtresse, ricatti e tradimenti, bugie e mezze verità. Non resiste al fascino femminile anche se il suo rapporto con le donne è spesso conflittuale. Nestor è un antieroe sempre al verde e con pochi amici. Sbuffa, beve vino, fuma la pipa, sbraita ma non sbaglia un colpo. Ama lavorare da solo, è un tipo duro e solitario  e frequenta ombrosi locali notturni. Ha un rapporto controverso con la polizia. Sa che lui e i poliziotti combattono dalla stessa parte ma tende a non fidarsi di nessuno e fa tutto da solo anche a costo di infrangere le regole. Dai romanzi che vedono Burma mettere ko il crimine, è stata tratta una serie televisiva nel 1991 di 85 episodi, con protagonista l’attore Guy Marchand, e una serie di graphic novel realizzate da Jacques Tardi, pubblicata con grande successo di critica. La serie a fumetti venne pubblicata inizialmente sulla rivista antologica  “À  Suivre” nel 1981 e poi in volumi cartonati editi da Casterman dal 1982 realizzata da Tardi che ne disegnò le prime cinque storie in cui traspare una Francia messa a nudo con i suoi peccati. La serie venne poi continuata da Emmanuel Moynot e dal 2013 da Nicolas Barral.

2. L’ambientazione in un giallo è molto importante e Malet sceglie, come sempre nei polizieschi in cui Burma è protagonista, Parigi per creare l’atmosfera adatta e plasmare la tensione necessaria per catturare l’attenzione del lettore. Il nostro detective si muove nella Parigi anni ‘50 tra assassini, industriali e politici tutti avidi e con molti scheletri negli armadi. Le sue indagini permettono a noi lettori di percorrere il labirinto della città. Non ci si può perdere seguendo Burma anche se è meglio memorizzare dei punti di riferimento: un bistrò, un marciapiede, il boulevard, i vicoli. Malet non trascura nessuna zona della città anche se Burma predilige i quartieri meno eleganti e non si stupisce mai di niente. Una cosa accomuna tutti i luoghi, sono abitati da uomini che vogliono tenere nascosti i loro peccati e sono disposti a tutto affinchè ciò avvenga.

3. “Nestor Burma e la bambola” è un poliziesco che presenta tutte le caratteristiche che distinguono il genere. Vari delitti, un investigatore, indagini svolte e arresto del colpevole. Il detective non si limita a risolvere il caso ma affronta il pericolo e rimane coinvolto in scontri violenti. Burma è un detective irriverente e freddo. Questo libro è un buon romanzo poliziesco che inizia in modo classico con un omicidio anzi un duplice omicidio. Malet gioca con gli indizi: informa sempre il lettore sugli indizi reali ma anche su quelli falsi mescolando le carte. Il meccanismo dell’intreccio è poi rispettato con personaggi costruiti in modo semplice e schematico. Vittime, assassini, sospettati e investigatori sono tutti presenti. Gli indizi e le tracce sono condivise con il lettore che ha l’opportunità di partecipare alle indagini e la ricerca dell’assassino non è una passeggiata. Il romanzo non contiene descrizioni troppo dettagliate e gode di un susseguirsi di colpi di scena.

4. Vi spiego perché il romanzo mi è piaciuto. Fin dalle prime pagine mi sono sentita coinvolta nelle indagini e ho rivissuto emozioni (come la paura, l’indignazione, la rabbia, il coraggio, il potere) evocate nella storia. Non c’è mai stato un calo di attenzione, più procedevo con la lettura e più ero curiosa di vedere come si risolveva l’indagine. La suspense e la tensione mi hanno tenuta incollata al libro fino all’epilogo. Naturalmente il lato avventuroso della storia mi ha coinvolta, pur rimanendo comodamente seduta sul mio divano ho affrontato manigoldi e assassini! Non c’è mai pace per Burma travolto dal ritmo coinvolgente. Riprende fiato solo in pochi momenti in cui prevalgono i dialoghi e le osservazioni.

5. Leggere questo romanzo è un’opportunità per conoscere lo scrittore francese Léo Malet (nato a Montpellier nel 1909 e morto a Parigi nel 1996). Entrambi i genitori, la madre è sarta e il padre impiegato, muoiono di tubercolosi quando Léo è molto piccolo.rimasto orfano viene cresciuto dal nonno, che lo inizia alla letteratura. A 16 anni si trasferisce a Parigi, conosce André Colomer e si avvicina agli ambienti anarchici. In gioventù esercita diversi mestieri: commesso, operaio, magazziniere da Hachette, venditore di giornali, comparsa e debutta anche come chansonnier. Nel 1931, su invito di André Breton, si lega all’ambiente surrealista. Il suo nome compare nel primo dei dodici manifesti del surrealismo e scrive poesie. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi e crea il personaggio del reporter Johnny Métal. Nel 1943 pubblica “120, Rue de la Gare”, con cui esordisce il suo personaggio più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di avventura, inclusa un’interessante “Serie nella serie” intitolata “I nuovi misteri di Parigi”. Sarà proprio Nestor Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico mentre la critica lo riscoprirà parecchi anni più tardi.

“Nestor Burma e la bambola” è un’ottima lettura da mettere in valigia. Vi farà compagnia ovunque voi andiate e vi permetterà qualche ora di lettura spensierata avvolti in intrighi e misteri.