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martedì 20 maggio 2025

RECENSIONE | "I sette corvi" di Matteo Strukul

"I sette corvi" (Newton Compton) è un horror italiano firmato Matteo Strukul, vincitore del Premio Bancarella con "I Medici. Una dinastia al potere" (Newton Compton).

"I sette corvi" è un romanzo che porta Matteo Strukul fuori dalla sua comfort zone. Non troverete, infatti, il racconto di epoche e dinastie lontane nel tempo ma una storia ambientata negli anni '90 che gioca con atmosfere gotiche che l'autore definisce "il lato oscuro del romanticismo". Per scrivere questo libro Strukul ha vissuto a contatto con la natura presso i boschi e le montagne bellunesi. Si è documentato studiando a fondo le caratteristiche e i comportamenti dei corvi imperiali, che danno il titolo al libro. Ha immaginato antiche leggende.

Perché uno stormo assale gli uomini penetrando con il becco le orbite? Perché i cieli si fanno scuri di bestie improvvisamente ostili? La natura e gli uomini sono in guerra?


STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
I sette corvi
Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 9,90
Sinossi

Gennaio 1995. A Rauch, minuscolo paese della Val Ghiaccia, gola sperduta in una delle più remote lande delle Alpi Venete, quasi al confine con il Friuli, viene ritrovato il cadavere della giovane insegnante Nicla Rossi. Il volto, escoriato, è stato privato degli occhi, come se qualcuno glieli avesse strappati. La polizia di Belluno incarica l’ispettrice Zoe Tormen e il medico legale Alvise Stella di recarsi sul luogo, poiché le dinamiche dell’omicidio fanno pensare a un potenziale serial killer. I due non potrebbero essere più diversi: Zoe ha trent’anni, è figlia della montagna e sembra uscita dalla copertina di un disco di musica grunge; Alvise, invece, è un uomo di città, ama i completi, la musica classica e gli scacchi. Anche se i loro mondi sembrano destinati a collidere, dovranno unire le forze, perché nella morte di Nicla niente è come sembra. A Rauch si annida un male profondo che neanche la neve è riuscita a spazzare via; un male che affonda le sue radici nella sete di giustizia e in un’antica leggenda. Il passato è diventato presente e forse non è un caso che proprio Zoe sia giunta a Rauch...





La paura ha forgiato questo luogo e vive in esso: nel legno, strappato al bosco impervio, nei coppi dei tetti, tempestati dalle tormente di neve, nelle vie frustate dal vento, nelle pietre che abbiamo trascinato sulle schiene, nel cibo rubato alle fauci dei lupi. La paura è ovunque ed è la nostra benedizione.

Gennaio 1995. La Val Ghiaccia è sconvolta da un terribile omicidio che ha messo in allerta tutti gli abitanti. A Rauch, un piccolo paese tra le più remote lande delle Alpi Venete, è stato ritrovato il corpo senza vita dell'insegnante Nicla Rossi. L'assassino ha infierito sul suo volto perché oltre a essere pieno di escoriazioni, è stato privato degli occhi. La polizia di Belluno pensa sia opera di un serial killer, opinione condivisa anche dall'ispettrice Zoe Tormen e dal medico legale Alvise Stella. I due non potrebbero essere più diversi: 

Zoe ha trent'anni, è figlia della montagna e sembra uscita dalla copertina di un disco di musica grunge; 

Alvise, invece, è un uomo di città, ama i completi, la musica classica e gli scacchi. 

Zoe e Alvise si troveranno a dover collaborare e soprattutto a superare le loro differenze, perché nella morte di Nicla niente è come sembra. 

Conosceremo anche i giovanissimi e inquieti Marco e Lu, la mamma di Marco, Anna, disillusa dall'amore, e la misteriosa Rauna che gestisce l'unica locanda del posto, "I sette corvi". 

Tutti saranno coinvolti in una scia di terribili delitti. 

I capitoli in cui si articola il romanzo sono uniti da un filo di tensione e angoscia. Si percepisce l'inquietudine dell'attesa, dello sviluppo degli eventi di fronte alla fragilità umana e dell'essere prigionieri dei ruoli sociali. Le atmosfere gotiche tratteggiano la vita nelle sue molteplici sfumature di luci e ombre, contraddizioni e incertezze, ricordi e paure infantili. Il tutto è immerso in luoghi di montagna dove la natura sfugge al controllo dell'uomo e la quotidianità si trasforma in un incubo alimentato da elementi soprannaturali, da visioni distorte della mente umana, da qualcosa che sfugge al nostro controllo. 

Mentre leggevo "I sette corvi" ho trovato tanti riferimenti a opere letterarie, a film e brani musicali. Lo stesso Strukul, nella nota conclusiva, parla di questi riferimenti intesi come un omaggio, a tratti esplicito, ad alcuni autori maestri del genere horror. Mi è tornato alla mente il film "Gli uccelli", diretto da Alfred Hitchcock, tratto dal romanzo "The Birds" di Daphne du Maurier. Si percepisce l'eco dei racconti di Edgar Allan Poe e di Stephen King. L'inquietudine della storia mi ha fatto pensare anche alla serie "Blackwater" di Michael McDowell. 

Nel piccolo paese di montagna di Rauch si cela un male profondo che trae origine da un'antica leggenda locale che si è trasformata in una maledizione che ha il sentore della vendetta. Sulle grandi ali dei Corvi imperiali trovano posto temi come la perdita, il trauma, il lutto, l'ingiustizia, la vergogna e il rancore. La montagna li accoglie e li protegge nel silenzio del paesaggio invernale, dove il tempo pare essersi fermato. Silenzio interrotto dal frullo delle ali dei corvi che si alzano a volo richiamati da passioni lontane nel tempo. 

Il corvo gracchiò. 

E il suono riempì lo spazio attorno. C'era qualcosa di primordiale in quel verso, qualcosa che pareva raccontare una storia antica come quella dell'uomo e forse anche di più.

A scandire i tempi del romanzo è la musica, infatti il volume si chiude con una Playlist di 19 brani musicali che idealmente accompagnano la trama del romanzo. Zoe, forse non è un caso che proprio lei sia giunta a Rauch, ama la musica grunge degli anni 90 (Nirvana e i The Black Crowes). Perciò si veste con camicie a quadri e jeans, parka e scarponi. Anche Marco Donadon è stregato dalla musica dark dei The Cure o da Siouxsie and the Banshees. Il ragazzo è un adolescente che vive una conflittualità quotidiana con i suoi genitori. 

A ben vedere il romanzo si articola in più sottotrame. C'è un'indagine della polizia, c'è il fascino legato ad un'antica leggenda, c'è il coinvolgimento di alcuni ragazzini adolescenti sorpresi da una tempesta di neve. Uno di loro porterà a casa un pullo caduto dal nido e ciò avrà una serie di conseguenze. 

"I sette corvi" è una fiaba nera e gotica, è un volo oscuro che rapisce il lettore e lo circonda di paure e desideri. Tutti vorremmo spiccare il volo ma le nostre "ali" sono appesantite dalle difficoltà della vita: dai rapporti familiari sempre complicati, dai sentimenti che hanno il brutto vizio di essere mutevoli, dalle scelte di vita che ci pongono spesso davanti a un bivio, dalle rinunce e dalla solitudine. 

Matteo Strukul sa perfettamente come catturare l'attenzione dei lettori con questo romanzo dell'inquietudine. È abile nell'intrecciare leggenda e realtà costruendo atmosfere cariche di tensione. La sua scrittura incisiva ci porta in un mondo sospeso dove il passato reclama un tributo di sangue. Il candore della neve è violato dal rosso del sangue, la bellezza della montagna è deturpata dalla violenza, gli incubi sepolti riemergono in tutta la loro forza distruttrice. Il tutto è reso in modo vivido e invita il lettore a un viaggio emozionante per la mente e per il cuore. 

"I sette corvi" è sicuramente un romanzo difficile da identificare in un solo genere. Matteo Strukul è promosso a pieni voti: il suo primo horror è una lettura godibile e inquietante. Le parole si fanno immagini, realtà e incubo si confondono, il passato e il presente si affrontano seminando delitti e misteri nella valle alpina dove "la paura è ovunque ed è una benedizione".

giovedì 2 maggio 2024

RECENSIONE | "La cripta di Venezia" di Matteo Strukul [Review Party]

Matteo Strukul, autore di bestseller internazionali, dal 30 aprile è tornato in libreria con un romanzo irresistibile: "La cripta di Venezia", pubblicato da Newton Compton.

La storia è ambientata nel Settecento in una Venezia sotterranea dove avvengono brutali ed efferati omicidi. A indagare sarà il grande pittore Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, con i suoi amici e compari d'avventure: Owen McSwiney e Joseph Smith.




STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La cripta di Venezia
Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 9.90
Sinossi

Venezia, 1732. Nella cripta della chiesa di San Zaccaria viene trovato il cadavere di una giovane donna. Qualcuno le ha sfondato la bocca con un mattone, incastrandolo fra le mandibole. L’orrore di un delitto così raccapricciante sconvolge la Serenissima tanto più perché la fanciulla è una Mocenigo, la famiglia cui appartiene anche il doge, ormai morente a causa della veneranda età. Al suo capezzale viene chiamato Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, giacché la brutalità del crimine sembra richiamare i fatti sanguinosi di tre e sette anni prima, quelli commessi da Olaf Teufel, che proprio il grande pittore indagò, suo malgrado, con gli amici di sempre: l’impresario teatrale irlandese Owen McSwiney e il mercante d’arte britannico Joseph Smith. I tre cominciano a investigare ma quando un secondo cadavere, ancora una volta un esponente della famiglia Mocenigo – ucciso allo stesso modo della prima vittima – viene rinvenuto presso la cripta della chiesa di San Simeon Piccolo, la situazione precipita in un’orgia di dolore e cupa violenza. Canaletto e i suoi amici dovranno lottare non solo per scoprire la verità ma anche per la loro stessa vita...





Inginocchiato sulla grande lastra dell’altare, v’era un corpo… Aguzzando la vista si rese conto che l’abito nero, che aderiva al corpo, era una tonaca. Quella donna era morta. Qualcuno aveva infilato nella bocca della povera sorella un mattone e lo aveva spinto talmente in fondo da soffocare la fanciulla spaccandole la mandibola.

Venezia 1732. Nella cripta della chiesa di San Zaccaria viene trovato il cadavere di una giovane donna. Qualcuno le ha sfondato la bocca con un mattone, incastrandolo fra le mandibole. La Serenissima è sconvolta da un delitto così raccapricciante, tanto più perché la fanciulla è una Mocenigo, la famiglia a cui appartiene anche il doge, ormai morente a causa della veneranda età. Prima di morire il doge affida a Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, le indagini giacché la brutalità del crimine sembra richiamare i fatti sanguinosi compiuti  da Olaf Teufel, in un recente passato. Quando un secondo cadavere, ancora una volta un esponente della famiglia Mocenigo, ucciso allo stesso modo della prima vittima, viene rinvenuto presso la cripta della chiesa di San Simeon Piccolo, la situazione precipita in un'orgia di dolore e cupa violenza.

"La cripta di Venezia" è il  terzo capitolo di una saga che vede protagonista il Canaletto, trasformato da Strukul in un investigatore alle prese con oscure indagini. La storia è ambientata a Venezia, la città più bella del mondo. Man mano che la lettura procede si può godere di una perfetta amalgama tra Storia e invenzione che convivono pacificamente e dovranno confrontarsi con elementi gotici che arricchiscono la narrazione.

Per chi come me segue Strukul, sa perfettamente che ogni suo romanzo è un'insieme di passioni e congiure, tradimenti e vendette, che si rincorrono in un intreccio serrato, in una girandola di colpi di scena.

Questa terza avventura del Canaletto ci porterà a esplorare alcune delle cripte più importanti di Venezia. Carnefici e vittime si muovono nel livello sotterraneo della città dove le atmosfere cupe sono perfette per gli efferati delitti che vengono compiuti.

A indagare è il Canaletto, attento osservatore. I suoi fedeli amici sono:

Il dottor Liebermann, medico dal fiuto infallibile per la Storia;

Joseph Smith, mercante e collezionista d'arte;

Owen McSwiney, impresario teatrale, l'esule irlandese che sogna di poter fondare a Venezia un nuovo teatro.

Tra le protagoniste ho apprezzato il ruolo da "cattiva" della baronessa Orsolya Esterhazy, bellissima ma diabolica, e la pittrice Giulia Lama.

Giulia Lama è una figura storica reale. È stata la prima donna a praticare il disegno del nudo maschile e ciò scandalizzò la borghesia veneziana del tempo. Non fu mai stimata dai pittori a lei contemporanei, anzi fu allontanata da tutti. Libera, ostinata, colta e di grande talento, la pittrice era una donna coraggiosa e indipendente, che decise di rimanere sempre fedele a se stessa, rifiutando di scendere a compromessi per avere un posto nelle corti della nobiltà.

È sempre affascinante vedere come personaggi reali e personaggi nati dalla fantasia dell'autore si muovono insieme seguendo e tracciando dinamiche che ben raccontano il loro ruolo negli eventi.

Matteo Strukul non lascia nulla al caso e per attirare la nostra curiosità introduce nel romanzo il tema dei Nachzehrer o masticatori di morte. Naturalmente non vi svelo nulla, lascio a voi il piacere e il brivido della scoperta.

"La cripta di Venezia" è un romanzo dalle mille sfaccettature, un thriller storico-avventuroso che vede il Canaletto e i suoi amici intraprendere una corsa contro il tempo per risolvere l'enigma sanguinoso.

Indiscussa protagonista è Venezia, la Serenissima, con le sue luci e le sue ombre. La sua bellezza, che il Canaletto ha fatto conoscere al mondo attraverso i suoi quadri, è offuscata nel romanzo dal velo nero della Morte. La città lagunare mostra la sua agonia, la sua inesorabile e seducente decadenza.

"La cripta di Venezia" è un romanzo che si può leggere anche senza conoscere i due precedenti capitoli della saga. Tuttavia, se volete avere una visione d'insieme più ampia e dettagliata, vi consiglio di recuperare i due romanzi precedenti che sono "Il cimitero di Venezia" e "Il ponte dei delitti di Venezia".

La trilogia dedicata a Canaletto e alle sue indagini pericolose e inquietanti, trascina il lettore tra passioni, congiure, tradimenti, sangue e intrighi. La lettura adrenalinica è assicurata dalle suggestioni gotiche che arricchiscono una trama nera pronta a condurvi in un appassionante viaggio per esplorare il territorio veneziano, per scoprire la psicologia dei personaggi, per ascoltare leggende e tradizioni, per conoscere comunità e gerarchie politiche.

Avrà un bel da fare Canaletto per svelare chi si cela all'ombra degli efferati delitti! E su tutto e tutti aleggia una spaventosa leggenda proveniente dall'Est Europa. I lettori sono avvisati: la Venezia di Strukul vi conquisterà. Sospesa tra acqua e terra, Venezia vi accoglierà con il suo splendore. Vivrete la Storia, la magia, la bellezza dell'arte, ma fate attenzione: la "risorgenza", forse, potrebbe non esistere. Forse!

lunedì 5 ottobre 2020

RECENSIONE | "La corona del potere" di Matteo Strukul [Review Party]

“La corona del potere”, secondo volume appartenente al ciclo  de “Le sette dinastie”, è un romanzo storico di Matteo Strukul, Newton Compton Editori.  Attraverso questa saga, lo scrittore racconta il secolo d’oro del Rinascimento mediante la storia di sei grandi città e dinastie protagoniste di quel tempo: Milano (Visconti-Sforza), Venezia (Condulmer), Roma (Borgia e Colonna), Firenze (Medici), Ferrara (Estensi) e Napoli (Aragonesi). Anche in questo nuovo capitolo, come nel precedente, troveremo personaggi che hanno fatto la Storia come Ludovico il Moro, papa Alessandro VI, Leonardo da Vinci, Cesare e Lucrezia Borgia, Caterina Sforza, Antonio Condulmer, Michelangelo Buonarroti, Girolamo Savonarola e tanti altri.

Strukul con piglio deciso ci guida attraverso gli splendori e le stragi del Rinascimento, un tempo magnifico e terribile insieme. Milano e Roma sono le grandi protagoniste di questo romanzo, non mancano, però, altri scenari ugualmente importanti. Tra i protagonisti assumono un ruolo rilevante le vicissitudini della famiglia Borgia, ma affascina il personaggio di Caterina Sforza e incuriosisce un inedito ritratto di Leonardo da Vinci.




STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 7
La corona del potere 
(Saga delle sette dinastie vol. 2)
Matteo Strukul

Vol. 1 | Vol. 2

Editore: Newton Compton
Pagine: 512
Prezzo: € 9,90
Sinossi
La saga delle sette dinastie 1494. L’ombra di Carlo VIII si allunga come una maledizione sulla penisola italica. Intanto Ludovico il Moro ha da tempo usurpato il ducato di Milano. A Roma Rodrigo Borgia, eletto papa, alimenta un nepotismo sfrenato e colleziona amanti. Venezia osserva tutto grazie a una fitta rete di informatori, magistralmente orchestrata da Antonio Condulmer, Maestro delle Spie della Serenissima, mentre il re francese valica le Alpi e, complice l’alleanza con Ludovico il Moro, giunge con l’esercito alle porte di Firenze. Piero de’ Medici, figlio del Magnifico, lascia passare l’invasore, accettandone le condizioni umilianti e venendo in seguito bandito dalla città che si offre, ormai prostrata, ai sermoni apocalittici di Girolamo Savonarola. Mentre il papa si rinchiude a Castel Sant’Angelo, Carlo marcia su Roma con l’intento di saccheggiarla, per poi mettere a ferro e fuoco Napoli e reclamare il regno nel nome della sua casata, gli Angiò. L’inesperto Ferrandino non ha alcuna possibilità di opporsi. In un’Italia sbranata dal “mal francese”, che dilaga come un’epidemia mortale, convivono lo splendore del Cenacolo di Leonardo da Vinci e l’orrore della battaglia di Fornovo; le passioni e la depravazione del papa più immorale della Storia e le prediche apocalittiche di un frate ferrarese che finirà bruciato sul rogo…

Stato delle Chiesa, Forlì, rocca di Ravaldino

Glielo avevano ammazzato, pensò. E avrebbero pagato per questo. Ludovico e Checco Orsi, i suoi assassini. E poi gli Ordelaffi e Lorenzo de’ Medici, tutti complici di quell’omicidio. Avrebbe atteso e, giorno dopo giorno, nutrito la sua vendetta.

Con queste riflessioni, Caterina Sforza, apre le porte del romanzo presentandosi come una donna forte e implacabile. I cittadini di Forlì avevano dilaniato con le loro mani il corpo di Girolamo Savonarola. Erano stati i fratelli Orsi a scaraventarlo fuori dalla finestra del palazzo. Quell’omicidio non poteva restare impunito.

Il prologo coinvolgente accoglie il lettore e promette una storia ricca di passioni, intrighi, vendette, congiure e tradimenti. Matteo Strukul sa come affascinare proponendo un romanzo che intreccia la fedeltà storica con la fantasia creando un mosaico che rivela come l’uomo sia ambizioso, scaltro e risoluto, pronto a tutto pur di conquistare il potere senza esclusione di colpi. Trame oscure si celano nell’ombra dei palazzi del potere dove, insieme alle arti, si coltivano l’intrigo e il tradimento. L’Italia è divisa tra signorie, territori della Chiesa, repubbliche marinare, zone d’influenza di potenti e aggressivi vicini quali la Francia e la Spagna.

1492. Carlo VIII, re di Francia, si prepara a scendere in italia per rivendicare il trono di Napoli.  Intanto Ludovico il Moro ha da tempo usurpato il ducato di Milano. A Roma Rodrigo Borgia, eletto papa, alimenta un nepotismo sfrenato e colleziona amanti. Venezia, grazie alla rete di informatori orchestrata da  Antonio Condulmer, osserva tutto mentre il re francese valica le Alpi e complice l’alleanza con il Moro, l’esercito francese arriva alle porte di Firenze. Da quale parte si schiereranno i signori italiani? Piero de’ Medici lascia passare l’invasore, accettando le condizioni umilianti e venendo poi bandito dalla città che si offre, ormai prostrata, ai sermoni di Girolamo Savonarola. Mentre Carlo marcia su Roma, con 30mila uomini e potentissime artiglierie, il papa si rinchiude a Castel Sant’Angelo. Il re vuole saccheggiare  Roma, per poi marciare su Napoli e reclamare il regno nel nome della sua casata, gli Angiò. In un’Italia devastata dal “mal francese”, che dilaga come un’epidemia mortale, convivono lo splendore del Cenacolo di Leonardo da Vinci e l’orrore della battaglia di Fornovo; le passioni e la depravazione del papa più immorale della Storia e le prediche apocalittiche di un frate ferrarese che finirà bruciato sul rogo.

Matteo Strukul non delude mai i suoi lettori che, leggendo i suoi romanzi, apprendono sempre qualcosa di nuovo. Il Rinascimento è raccontato in maniera corale con molti protagonisti e una fitta rete di spie. Nella Storia c’è sempre tanto da scoprire e lo scrittore ci offre l’opportunità per farlo intrecciando il romanzo storico e il romanzo d’avventura. I fatti storici rendono avvincente la trama e lasciano stupefatto il lettore che, attraverso una ricostruzione precisa, riscopre il passato delle diverse aree dell’Italia da cui nascono le molteplici culture del presente.

Tra i personaggi che ho amato di più, senza nulla togliere al fascino dei Borgia, c’è Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì, nota come la Tigre di Forlì. È una donna potente dal carattere indomabile e di straordinaria bellezza, mostra un’innata predisposizione per l’uso delle armi. Si distingue per le azioni coraggiose e temerarie che mette in atto per salvaguardare da chiunque i propri titoli e onori. Coinvolgenti le pagine in cui Strukul narra l’episodio dell’assedio, da parte di Cesare Borgia, alla rocca di Rivaldino dove Caterina si è rifugiata.

“La corona del potere” è un romanzo storico appassionante, dove  intrighi, amore e suspense s’intrecciano dando vita a una travolgente avventura dalle venature thriller. È un viaggio a ritroso nel tempo che ci permette di essere testimoni di eventi importanti gestiti da personaggi che non nascondono i loro caratteri. Pensate alla forza di Cesare Borgia e alla debolezza di Giovanni Sforza, marito di Lucrezia Borgia.

Durante i giorni turbolenti e sanguinosi della discesa in Italia di Carlo VIII, vi troverete a confronto con personaggi complessi, leali o infedeli, ambigui e pronti a tradire per i propri interessi. Tra matrimoni d’interesse, celebrati per rinsaldare alleanze politiche, invidie e tradimenti, amori e battaglie, Strukul ci accompagna in un periodo storico tumultuoso, complicato ed intricato.

Il libro si legge con viva passione. A tener desta l’attenzione ci pensano i Borgia e Cesare realizza finalmente il suo sogno di diventare un guerriero e un comandante. Lasciato l’abito cardinalizio, il giovane Borgia mostra le sue tante facce: “falso cardinale, assassino sanguinario, stupratore di vergini, traditore, spergiuro, mostro sfigurato dal mal francese.”

Eppure un fuoco interiore divora la sua anima:

Cesare Borgia, l’uomo che fu tutto e fu niente, fu notte e giorno, croce e spada, ma mai, mai gli riuscì d’essere chi davvero voleva.

“La corona del potere” è un romanzo che mostra la forza del passato ma racconta anche i vizi, i tradimenti, la corruzione di un’umanità fragile in perenne divenire. Ad attenuare la violenza delle battaglie c’è la bellezza dell’arte. L’uomo, con le sue complicazioni, è al centro del tempo. Nel bene come nel male, ogni azione nasconde secondi fini. Con precisione chirurgica, l’autore incide i recessi più nascosti dell’animo umano e porta alla luce un labirinto di emozioni, passioni e desideri. Non tutto però ci è dato sapere. Da storie intrecciate, talvolta complicate, nascono dubbi, domande e incertezze che legano i personaggi al lettore incapace di sottrarsi a una partecipazione empatica alla narrazione.

Quindi, se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di leggere la saga delle sette dinastie, sarà una sorprendente immersione nel passato che vi permetterà di comprendere il nostro presente.

lunedì 14 ottobre 2019

RECENSIONE | "Le sette dinastie" di Matteo Strukul

Dopo aver vinto il Premio Bancarella 2017 con il bestseller “I Medici”, Matteo Strukul rende omaggio al Rinascimento con il romanzo “Le sette dinastie”, Newton Compton Editore, narrando le gesta delle prestigiose famiglie che ne furono protagoniste. In cent’anni di lotte per il potere leggeremo di alleanze effimere e di intrighi. Assisteremo al gioco sottile del compromesso e vedremo ogni dinastia attraversata da faide e lotte intestine. Una cosa vi sarà chiara fin dalla prima pagina: integrità e lealtà saranno doti rare  in questo complesso e avvincente mosaico storico che vede i suoi tasselli sparsi in circa 50 anni di storia dal 1427 al 1476.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Le sette dinastie
(Saga delle sette dinastie vol. 1)
Matteo Strukul

Vol.1 | Vol. 2

Editore: Newton Compton
Pagine: 544
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Sette famiglie, sette sovrani, sei città: questa è l’Italia del XV secolo, dilaniata da guerre, intrighi e tradimenti, governata da signori talvolta lungimiranti, ma molto spesso assetati di potere e dall’indole sanguinaria. A Milano, Filippo Maria, l’ultimo dei Visconti, in assenza di figli maschi cerca di garantire la propria discendenza dando in sposa la giovanissima figlia a Francesco Sforza, promettente uomo d’arme. Intanto trama contro il nemico giurato, Venezia, tentando di corromperne il capitano generale, il conte di Carmagnola. Ma i Condulmer non temono gli attacchi: smascherano il complotto e riescono a imporre sul soglio di Pietro proprio un veneziano, che diverrà papa con il nome di Eugenio IV. Tuttavia il duca milanese troverà alleati anche a Roma: sono i rappresentanti della famiglia Colonna, ostili al papa che viene da Venezia e decisi a cacciarlo dalla città. Solo l’aiuto dei Medici riesce a scongiurare la morte del pontefice, costretto però a un esilio forzato a Firenze. E mentre nel sud dell’Italia si fa sempre più cruenta la guerra tra angioini e aragonesi, il destino della penisola italica è sempre più avvolto nell’incertezza…


Filippo Maria si avvicinò alla testa di Beatrice. Vide gli occhi di fuori e la lingua violacea fra le labbra. Gettò a terra uno dei suoi bastoni e con la mano libera afferrò per i capelli la testa mozzata mentre ancora grondava sangue, camminando, si lasciava dietro una scia scarlatta. Si diresse verso il porcile.
Nell’Italia del 15esimo secolo, il nostro Paese  è dilaniato da guerre intrighi e tradimenti. Le città più potenti sono governate da signori a volte saggi,spesso assetati di potere. A Milano l’ultimo dei Visconti, il terribile Filippo Maria, rachitico dalla nascita e spietato con tutti, cerca di garantire la propria discendenza. Non avendo avuto nessun figlio maschio, il signore di Milano, cerca di garantire la propria discendenza dando in sposa la sua giovanissima figlia a Francesco Sforza, uomo d’arme. Intanto Visconti trama contro Venezia cercando e trovando alleati anche a Roma. Nelle ricche dimore romane, le potenti famiglie sono disposte a tutto pur d’imporre sul soglio di Pietro un loro congiunto. Nel sud dell’Italia non regna certo la pace. La guerra tra angioini e aragonesi diventa sempre più cruenta e il destino della penisola italica è sempre più incerto.

“Le sette dinastie” è un romanzo storico che delinea un’epoca oscura segnata da cruente lotte per il potere. Con abilità narrativa,  grande accuratezza  nella ricostruzione storica e invenzione narrativa, Matteo Strukul ricostruisce il complesso scacchiere politico del Rinascimento. Milano con i Visconti-Sforza, Ferrara con gli Estensi, Firenze con i Medici, Roma con i Colonna e i Borgia, Napoli con gli Aragonesi e Venezia con i Condulmer rappresentano le pedine di innumerevoli avventure. I protagonisti sono lupi che mostrano arguzia e forza bruta, furbizia e sangue, caccia e vendetta.

Se da un lato il Rinascimento è sinonimo di grande arte e cultura con la riscoperta del mondo classico, dall’altro è un periodo storico dilaniato da tensioni politiche e religiose. Tiranni, papi, guerre fratricide, capitani di ventura pronti a vendersi al miglior offerente fanno della nostra penisola un territorio insanguinato.

Strukul ci mostra proprio questo aspetto tragico e feroce del Rinascimento. Attraverso capitoli  tematici, l’autore disegna un percorso che agevola, a noi lettori, la comprensione di eventi intrigati e intriganti. Emozioni, pensieri, tradimenti, sete di potere, azioni e motivazioni sono ingredienti dinamici, semi che troveranno terreno fertile nel cuore degli uomini.

In questa girandola di eventi si muovono personaggi attentamente caratterizzati. È interessante scoprire gli usi familiari e i rapporti tra genitori e figli. Un ruolo di rilievo è affidato a donne dalla fortissima personalità, capaci di essere protagoniste della vita politica a fianco dei rispettivi mariti. Donne capaci di tessere ragnatele di relazioni e combinare matrimoni di prestigio per creare nuove alleanze in un periodo storico segnato dalla decadenza economica e politica.

“Le sette dinastie” è un romanzo avvincente che fa delle passioni, dei tradimenti, delle guerre, delle congiure e degli intrighi, sottilissimi fili preziosi con cui l’autore tesse una trama in cui si riflette la sua abilità nel descrivere le passioni umane che portano a situazioni oscure capaci di ribaltare l’esito di una guerra, di una trattativa o di un conclave. Non fatevi spaventare dalla mole del libro, 544 pagine voleranno via regalandovi una lettura capace di ricreare un’epoca lontana e affascinante in cui si confrontano e si scontrano le segrete aspirazioni e le passioni dei protagonisti.

giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE | "Inquisizione Michelangelo" di Matteo Strukul [Review Party]

Con “Inquisizione Michelangelo”, edito da Newton Compton, torna nelle librerie Matteo Strukul. Dopo il gran successo ottenuto con la saga bestseller “I Medici”, l’autore ci propone un romanzo in cui Storia e Arte si intrecciano con lotte di potere, conflitti religiosi, passioni, tradimenti e vendette. Una ricostruzione appassionata e appassionante di un periodo storico segnato da cruente lotte per il potere. Un arco temporale, dal 1542 al 1547, in cui la vita e il pensiero del celebre artista Michelangelo Buonarroti subiranno profonde trasformazioni nate dai rapporti conflittuali con le autorità politiche e religiose all’epoca della Riforma Protestante.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Inquisizione Michelangelo
Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Roma, autunno 1542. All'età di 68 anni, Michelangelo è richiamato ai suoi doveri: deve completare la tomba di Giulio II, opera ambiziosa ma rinviata per quasi quarant'anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non accetterà altre scuse da parte dell'artista. Ma Michelangelo si trova nel mirino dell'Inquisizione: la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. Anzi, il cardinale Gian Pietro Carafa, a capo del Sant'Uffizio, ha ordinato di far seguire la donna, con lo scopo di individuare il covo degli Spirituali, la setta eretica capeggiata da Reginald Pole, che propugna il ritorno alla purezza evangelica e alla semplicità della vita in una città in cui la vendita delle indulgenze è all'ordine del giorno. Proprio la Roma divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi sarà il teatro crudele e magnifico in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di riferire sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri della città, di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e di Michelangelo Buonarroti, tra i più grandi geni del tempo. Tormentato dai committenti, braccato dagli inquisitori, il più grande artista della cristianità concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo...

Michelangelo promise a se stesso che avrebbe dipinto solo e soltanto per la gloria di Dio e mai, mai più, per dimostrare a se stesso e al mondo di essere il migliore artista del suo tempo. Solo Dio sarebbe stato il muto testimone del suo amore per l’arte. A Lui avrebbe offerto i frutti del suo lavoro. A niente e a nessun altro. A nessun papa, principe, monarca. E nemmeno a se stesso. A quella sua sciocca vanità che come un demone lo guardava negli occhi e gli faceva fare quel che voleva. Rendendolo schiavo dei peggiori istinti e delle più profonde bassezze.
Roma, 1542. Il grande artista Michelangelo Buonarroti è nel mirino dell’Inquisizione. A destar sospetti è la sua profonda amicizia con Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, seguace delle idee degli Spirituali che sostengono la necessità di ritornare alla purezza evangelica e alla semplicità della vita. La Chiesa si è allontanata dai valori originari, è schiava del potere secolare, dei piaceri della carne, del denaro e della politica. Roma è divorata dal vizio e violata dai Lanzichenecchi. In questo scenario crudele e magnifico si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di scoprire notizie sugli Spirituali, del capitano Corsini, capo dei birri, di Vittoria Colonna, poetessa e nobildonna italiana, e di Michelangelo Buonarroti, il genio dell’arte.

Il grande artista sceglierà di percorrere una strada molto pericolosa.  Trasferendo il suo credo nelle sue opere, Michelangelo potrebbe essere accusato di eresia e condannato al rogo.

Il romanzo di Matteo Strukul copre un periodo di quasi cinque anni e ci propone un ritratto avvincente dell’uomo e dell’artista Michelangelo. In questo arco di tempo l’artista lavora all’ultimazione della tomba di Giulio II ( quarant’anni per finirla), fa sue le idee degli Spirituali e si lega a Vittoria Colonna con profonda amicizia. Michelangelo muta le proprie convinzioni alla luce delle inevitabili ripercussioni avute dalla diffusione delle tesi protestanti.  Pur rimanendo un convinto testimone del cattolicesimo, cominciò a sostenere la necessità di ritrovare un rapporto con Dio. Ciò gli procura sofferenza e amarezza che lo portano a rivalutare il suo lavoro. Michelangelo deve ultimare i lavori per la tomba di Giulio II, quella che lui stesso definì: “La tragedia della mia vita”, ed è tormentato dagli eredi del papa. Il suo desiderio di trasmettere nell’arte la tormentata ricerca di un’arte religiosa che riflettesse il messaggio cristiano e il potere salvifico della Grazia, lo porteranno a scelte difficili ma coraggiose.

“Inquisizione Michelangelo” ci mostra non solo il genio creativo del grande maestro ma anche il suo lato umano e ci racconta un Michelangelo inedito, diverso e affascinante. Ci presenta un uomo dalla personalità ben definita: irascibile, permaloso, continuamente insoddisfatto, generoso con gli umili. Egli vive nell’austerità, spende con gran parsimonia trascurandosi molto. È un uomo introverso e inquieto ma capace di sostenere le proprie idee con fermezza e coraggio. È un uomo troppo spesso solo. Per scelta, per necessità. Pur di esprimere se stesso si oppone a tutto e a tutti. È odiato, strapagato, prepotente e passionale.

Il potere seduttivo di questo romanzo non risiede solo nel fascino del grande Michelangelo, Strukul ci presenta altri personaggi di gran suggestione. Conosceremo Malasorte, un nome un destino, giovane fanciulla che subisce il fascino del proibito.  Odieremo la cortigiana Imperia, donna astuta e crudele. Prenderemo le distanze da un uomo come Carafa, “un uomo animato da mostruosi appetiti e che vedeva il suo attuale ruolo di capo del Sant’Uffizio come trampolino necessario, ma non sufficiente, per giungere al papato.”

Con abilità narrativa e allo stesso tempo grande accuratezza nella ricostruzione storica, Matteo Strukul trasporta il lettore in un viaggio tra i misteri dell’arte e dell’animo umano. È una storia di sofferenze e inquietudini, una storia piena di vita e di ostacoli. Cinque anni della vita di Michelangelo racchiusi in un romanzo capace di regalarci un caleidoscopio di colpi di scena che ci porteranno sulle tracce del sommo artista alla scoperta della sua complessa personalità.

martedì 13 dicembre 2016

BLOGTOUR "I Medici - Un uomo al potere" di Matteo Strukul | Seconda Tappa - I luoghi e i personaggi

Carissimi lettori, oggi vorrei invitarvi a seguire il blogtour dedicato a “I Medici - Un uomo al potere”, romanzo storico scritto da Matteo Strukul e pubblicato da Newton Compton Editori, che vi porterà a conoscere una dinastia importantissima. Vi appassionerete alla storia dei Medici e sarete coinvolti in cospirazioni e tradimenti. Potrete osservare da vicino gli artefici di una rivoluzione culturale che portò Firenze a un lungo periodo di splendore. Ora, se vorrete venire con me, vi condurrò nei luoghi che videro il potere dei Medici e vi presenterò alcuni dei personaggi che favorirono l’ascesa di Lorenzo il Magnifico.

Un uomo al potere
Matteo Strukul

Serie: I Medici
Editore: Newton Compton
Pagine: 336 | Prezzo: € 9,90 cartaceo

Sinossi: Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, seguiamo i Medici sin dagli inizi dell'ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, spietati mercenari svizzeri ma anche artisti geniali e ammalianti cortigiane. L'Uomo al potere di cui si raccontano le gesta nel secondo capitolo della saga è Lorenzo il Magnifico, abile politico, grande mecenate delle arti e poeta egli stesso: seguiremo il suo amore contrastato con Lucrezia Donati e le cospirazioni contro di lui, che sfociarono nel bagno di sangue della Congiura de' Pazzi.




 I luoghi e i personaggi

Firenze, 1469. Inizia l’ascesa al potere di Lorenzo de’ Medici. La città è l’esempio più eloquente dell’intimo rapporto tra i luoghi e la dinastia che ne detiene il potere. La Firenze dei Medici, soprattutto con Lorenzo e la sua “corte”, è il centro delle grandi novità della cultura rinascimentale.

http://i.imgur.com/FfgBL31.jpgPalazzo Medici in via Larga, oggi via Cavour, custodiva le grandiose raccolte artistiche medicee. Il David di Donatello, le opere di Botticelli, del Verrocchio, di Domenico Ghirlandaio, le collezioni di gemme, vasi in pietre dure sono solo alcuni esempi delle bellezze che decoravano le stanze e i luoghi comuni in cui si svolgeva la vita dei Medici.


Nella Firenza di Lorenzo conosciamo anche il giovanissimo Leonardo da Vinci e possiamo curiosare nella bottega di Andrea del Verrocchio, suo maestro.
Per lui la bottega di Andrea del Verrocchio era un regno delle meraviglie: la grande sala con la forgia, e poi il mantice e l’incudine per lavorare il ferro e il bronzo. Le gigantesche impalcature in legno, i trespoli e i ponteggi, che servivano per scolpire statue dalle misure colossali. Sul soffitto si apriva un grandioso lucernaio dal quale, di giorno, si riversava una tempesta di luce.
Concludiamo questo breve tour nei luoghi che videro il potere dei Medici con una visita nella bellissima chiesa di  Santa Maria del Fiore.

http://i.imgur.com/VEESOnO.jpgOgni volta che entrava nella cattedrale, rimaneva incantato nell’ammirare l’altezza
mozzafiato delle colonne e delle campate terminanti nelle volte a crociera. Pareva che gli architetti avessero davvero cercato di unire, con quella straordinaria opera, il cielo alla terra. Le vetrate policrome, disegnate per la maggior parte da Donatello e Lorenzo Ghiberti, accendevano giochi di colore fra i raggi di sole che filtravano all’interno. 

http://i.imgur.com/YeW4I5U.pngTra i personaggi che vorrei presentarvi, il primo è sicuramente Lorenzo il Magnifico. Uomo intelligente e caparbio era destinato, fin dalla sua nascita, a essere il signore di Firenze.

Dopo la morte del padre salì al potere e sposò Clarice Orsini, nobile romana. Subì il più grave attacco nella storia medicea, la Congiura dei Pazzi, nella quale venne ucciso il fratello Giuliano. Lorenzo fu scrittore, mecenate, poeta e umanista, nonché uno degli uomini politici più importanti del Rinascimento. Si circondò di intellettuali come il Poliziano, il Ficino e di artisti come Botticelli e il giovane Michelangelo. Nel romanzo troverete anche la storia che vede protagonisti i sentimenti di Lorenzo. Egli appare come un uomo diviso tra una città da difendere, una donna da amare e una sposa da onorare.
   

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http://i.imgur.com/gBNYG9N.pngFu la madre di Lorenzo de’ Medici, Lucrezia Tornabuoni (foto a sinistra), ad occuparsi personalmente della scelta di una moglie per il primogenito.

Lucrezia scelse Clarice Orsini (foto a destra) descrivendola come graziosa nell’aspetto, di carnagione chiara, pia, di buona statura.

La donna fu poco amata dai fiorentini e a lei suo marito preferiva Lucrezia Donati che aveva in sé il fascino puro della seduzione, del mistero e dell’avventura.


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Concludiamo questo breve viaggio tra i personaggi della Firenze dei Medici con un giovanissimo Leonardo da Vinci.

Grazie al suo maestro Verrocchio, Leonardo poté avvicinarsi a Lorenzo il Magnifico e alla sua cerchia.

Leonardo eseguì per i Medici studi per consulenze militari e ingegneristiche. Leonardo aveva una curiosità senza pari, era attratto da tutte le discipline artistiche, era un acuto osservatore dei fenomeni naturali.

Per lui erano fondamentali la libertà e l’amore per la conoscenza.


Tutto questo e molto di più vi verrà narrato nel romanzo storico “I Medici. Un uomo al potere”. 
Io ho letto la storia di questa dinastia con un totale coinvolgimento. È stato come leggere un thriller con basi storiche, una storia che pone al centro le passioni e le debolezze umane. Un romanzo che non vi deluderà. Nel salutarvi  vi riporto i versi famosissimi scritti da Lorenzo il Magnifico:

“Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.”




Buon proseguimento e buona lettura :)