lunedì 8 febbraio 2016

RECENSIONE | "Il Paese Dell'Alcol" di Mo Yan

Carissimi lettori, a volte mi capita di andare in libreria e fare acquisti guidati dall’impulso. Curiosando tra gli scaffali ho visto un libro che mi ha attratta per la cover suggestiva e per una frase scritta sulla quarta di copertina: “La metafora del cannibalismo è profondamente radicata nell’immaginario cinese.” Dictum factum. Acquistato, letto e commentato. Il libro in questione è “Il Paese Dell’Alcol” di Mo Yan, pubblicato in Cina per la prima volta nel 1993 e in una versione riveduta nel 2000.


Il Paese Dell'Alcol
Mo Yan
(traduzione di  Silvia Calamandrei)

Editore: Einaudi

Pagine: 363

Prezzo: € 21,00

Trama: La metafora del cannibalismo è profondamente radicata nell’immaginario cinese.

A Jiuguo, il Paese dell’alcol, essa raggiunge però una forma particolarmente raffinata (e al contempo crudele): si dice che dietro adeguata ricompensa, i genitori cedano i loro neonati a una società che a sua volta li destina ai migliori ristoranti.

Inviato per indagare, l’ispettore Ding incontrerà molti ostacoli sul suo cammino verso una difficile «verità». 



http://i.imgur.com/ye3Q8bo.png
STILE: 9 | STORIA: 9 | COPERTINA: 7

Nel paese di Jiuguo servono una pietanza prelibata che non si può gustare in nessun’ altra parte del mondo. E’ “la carne di neonato” brasata, saltata in padella, bollita.

A custodire gelosamente le ricette è la locale Accademia di cucina, dipartimento cibi speciali.

I genitori mettono al mondo figli proprio con l’intento di venderli all’Accademia. Con questo scopo i bambini vengono ben nutriti per diventare la portata principale sulle tavole di funzionari cannibali.
Un cuoco deve possedere un cuore d’acciaio, non deve farsi prendere dalle emozioni. I bambini che sgozziamo e cuciniamo non sono esseri umani. Sono bestioline di forma umana che vengono prodotte sulla base di un regolare contratto sottoscritto tra le due parti al fine di soddisfare le esigenze particolari dello sviluppo economico e della prosperità di Jiuguo.
E’ questo il nucleo de “Il Paese Dell’Alcol” di Mo Yan.

In Procura giungono anonime accuse su un orrendo traffico di bambini. All’ispettore Ding Gou’er, della Procura suprema, viene affidato il compito di far luce sui banchetti “a base di carne di neonato”. L’indagine condurrà l’ispettore in una immaginaria città, Jiuguo, celebre per la produzione di liquori. Fin dal suo arrivo Gou’er avrà a che fare con funzionari corrotti che lo costringeranno a partecipare alle loro cene bevendo gran quantità di alcol.
Sai che cos’è l’alcol? E’ forse un liquido? Balle! E’ il sangue di Cristo? Sciocchezze! E’ qualcosa che scalda l’animo? Non ci siamo! E’ la madre dei sogni e i sogni sono figli dell’alcol? Ci stiamo avvicinando.

L’alcol è il lubrificante della macchina dello stato, senza alcol la macchina non si mette in moto!
Nelle indagini Gou’er incontrerà una serie di incredibili personaggi come la seducente autista di camion, il diabolico nano imprenditore, il guardiano del Cimitero dei martiri rivoluzionari. Personaggi complessi che sfociano nel fantastico e nel demoniaco.

Al lettore l’arduo compito di mantenere un’alta concentrazione poiché il romanzo si muove su più piani. L’indagine dell’ispettore si alterna con capitoli  che nascono da una corrispondenza epistolare tra uno scrittore dilettante Li Yidou, specializzando in miscelazione di liquori all’Università della distillazione di Jiuguo, e il Maestro Mo Yan. Le lettere riportano dei racconti che lo scrittore dilettante invia al Maestro per ottenere un suo parere e un suo interessamento per la pubblicazione. Mo Yan risponde alle lettere riportando i suoi giudizi sui racconti.

Pagina dopo pagina si fa fatica a distinguere tra verità e finzione. La narrazione è crudele, spesso paradossale. L’umorismo macabro di Mo Yan ci mostra un Paese, la Cina non è sola in questo banchetto, che cambia. Le riforme economiche portano denaro, la ricchezza semina corruzione. Tutti i componenti della piramide sociale, dalla base fino alla vetta del potere, sono pronti a vendersi. Come i genitori che vendono i loro figli all’Accademia di cucina e senza alcun rimpianto lasciano “le loro bestioline di forma umana” per tornare a casa con una manciata di soldi. Cosa sono disposti a fare i Paesi per arricchirsi e diventare potenti? Attraverso la metafora del cannibalismo, Mo Yan  racconta una società che con il denaro mette a tacere ogni resistenza e chinando il capo si nutre dei suoi stessi figli. Con un linguaggio crudele che nulla risparmia al lettore, Mo Yan narra di un Paese segnato dalla corruzione. Il cibo, l’alcol, il sesso rappresentano un’umanità decadente e il cannibalismo rappresenta una metafora per scuotere le coscienze di tutti.

“Il Paese Dell’Alcol” è un romanzo in cui Mo Yan dà prova di quel “realismo allucinato” che gli ha meritato il Premio Nobel per la Letteratura nel 2012.

Mo Yan è lo pseudonimo con cui è noto lo scrittore cinese Guan Moye. Mo Yan significa “colui che non vuole parlare” e nasce durante il periodo della Rivoluzione culturale. Durante tale periodo bisognava stare attenti a ciò che si diceva. Se si parlava troppo dicendo cose sbagliate contro il regime, le conseguenze non erano piacevoli. Quindi era meglio non parlare.

“Il Paese Dell’Alcol” è un libro per lettori coraggiosi che non temono di finire tra le fauci dei meccanismi perversi del potere.
I bambini sono il futuro della nazione, sono boccioli di fiori, sono i nostri tesori.
Chi oserebbe fare loro del male?
Già, chi oserebbe?

8 commenti:

  1. sembra davvero interessante ^^

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    1. Lettura complessa ma sicuramente interessante :)

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  2. Non conoscevo questo libro, ma da come ne parli sembra proprio interessante. Me lo segno :D

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    1. L'ho acquistato attratta dalla cover, si è rivelata una lettura coinvolgente su un Paese che conosco molto poco :)

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  3. Un libro bello pesantuccio, ma molto interessante! Ora non ho il giusto tempo da dedicargli ma me lo segno per il futuro!!
    Mi ha ricordato Torture. "Racconti crudeli" dello scrittore più estremo della Cina d'oggi un altro libro di racconti crudissimo di un autore cinese, sono andata a controllare se era lo stesso di questo, ma è un altro, Yu Hua.

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    1. A esser sincera non conosco gli scrittori cinesi, prendo nota del libro che hai menzionato :)

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  4. questo libro mi aveva attirata, appena uscito
    credo che seguiò l'istino e il tuo consiglio!!

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    1. Sono curiosa di conoscere il tuo parere :)

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