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venerdì 12 settembre 2025

RECENSIONE | "La donna nel pozzo" di Piergiorgio Pulixi

"La donna nel pozzo" (Feltrinelli) di Piergiorgio Pulixi è la storia di due scrittori che si ritrovano in Sardegna per indagare sulla morte di Cristina Mandas e su un misterioso delitto di trent'anni prima.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La donna nel pozzo
Piergiorgio Pulixi

Editore: Feltrinelli
Pagine: 304
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Un dettaglio. È sempre un dettaglio a fare la differenza. Capita a Cristina Mandas di dimenticare il compleanno del marito. Che vuoi che sia. Invece, la svista è il primo scricchiolio di una vita che sta per andare in frantumi. Perché a quarant’anni Cristina non è la maestra, la moglie, la madre, stimata e ben voluta dalla comunità di quel paesino sardo in cui si è trasferita tempo prima. Dietro la cortina di un’esistenza comune, custodisce un segreto che deve rimanere sepolto nelle profondità di un pozzo. E così è stato, almeno fino a un particolare colto di sfuggita, fino a quella dimenticanza. Qualcuno, però, si è accorto che Cristina non è più la stessa, che è sul punto di cedere. Qualcuno rimasto nell’ombra a spiarla per anni. Lorenzo Roccaforte è stato uno degli scrittori più amati d’Italia e ha anche vinto il Premio Strega. Ora che il successo è volato via a causa della sindrome da pagina bianca, si ritrova ad aver mancato lo status di “solito stronzo”, lui che puntava a rimanere un “venerato maestro”. Ermes Calvino ha un cognome di peso, nessuna parentela con il grande Italo e un abbonamento premium coi guai. Generoso, legatissimo alla madre e alla sorella, è anche uno sconosciuto scrittore di talento. Diversi come il giorno e la notte, Roccaforte e Calvino diventano gli involontari contraenti di un patto diabolico: Ermes scrive i romanzi che Lorenzo firma. Lo chiamano ghostwriting. L’ideatore del piano è Arturo Panzirolli, un ex galeotto che in carcere ha avuto l’idea del secolo: diventare editore! Sotto la regia di Panzirolli, un Roccaforte senza più speranze è ritornato sulla scena come autore di thriller e podcaster true crime. Scrittore e ghostwriter si ritroveranno in Sardegna a indagare sulla morte di Cristina Mandas e su un misterioso delitto di trent’anni prima, che sconvolse l’isola.





Si era dimenticata del suo compleanno. In diciotto anni di matrimonio non era mai successo. Quella consapevolezza l'aveva fulminata non appena era entrata in sala insegnanti. Aveva posato la tazzina di caffé e, dando una sbirciata all'agenda, si era sentita ghiacciare. Aveva ricontrollato per sicurezza, scorrendo all'indietro i giorni della settimana, salvo rendersi conto dell'imbarazzante concretezza di quella mancanza: Angelo, suo marito, aveva compiuto gli anni quarantotto ore prima, e lei se n'era del tutto dimenticata.

Tutti noi, inutile nasconderlo, subiamo il fascino del male ma non oltrepassiamo la soglia oscura. Sicuramente non conosciamo i pensieri che si agitano nella mente delle persone con cui condividiamo la nostra quotidianità. Se fossimo in grado di farlo, sarebbe un dono o una dannazione?

Piergiorgio Pulixi si è ispirato a fatti reali per scrivere questo thriller intenso che, una volta iniziato, non puoi più lasciare fino all'ultima pagina.

Nel 1898, a Carbonia, venne uccisa Gisella Orrù, una bella ragazza di sedici anni. Scomparve misteriosamente e venne ritrovata in un pozzo. L'autopsia rivelò che era stata violentata. Furono condannate due persone ma, forse, i veri colpevoli non erano quelli. Seguirono altri omicidi, che sembravano collegati. Tante domande rimasero senza risposte. Troppe verità nascoste, troppi silenzi. La paura ha tenuto le bocche cucite e dopo tanti anni nessuno si è fatto avanti per dire la verità.

Questo cold case è l'innesco per narrare una storia intrigante intrisa di amara ironia. A muovere le fila del racconta sarà un trio di nuovi protagonisti che daranno vita a una narrazione incalzante che alterna pagine oscure a denunce sociali, oscillando fra il noir e la commedia.

Un dettaglio. È sempre un dettaglio a fare la differenza. Capita a Cristina Mandas di dimenticare il compleanno del marito. La svista è il primo scricchiolio di una vita che sta per andare in frantumi. Perché a quarant'anni Cristina non è la maestra, la moglie, la madre, stimata e ben voluta dalla comunità del paesino sardo in cui si è trasferita tempo prima. La donna custodisce un segreto ed è sul punto di cedere. Qualcuno rimasto nell'ombra la spia ormai da anni.

Decise che doveva uscire dall'ombra e impedirglielo, perché la verità di cui Cristina era a conoscenza doveva rimanere sepolta nel fondo melmoso di quel vecchio pozzo.

Quando il corpo di Cristina Mandas viene ritrovato in fondo a un pozzo, il caso viene archiviato come suicidio. Mentre in Sardegna si consuma questa tragedia, a Roma facciamo la conoscenza con i tre protagonisti: Lorenzo, Ermes e Arturo.

Lorenzo Roccaforte è stato uno degli scrittori più amati d'Italia e ha anche vinto il Premio Strega. Tuttavia il successo è volato via a causa della sindrome da pagina bianca. Dietro la facciata di celebrità si cela un uomo disilluso e tormentato, che odia tutto e tutti.

Ermes Calvino, un talentuoso ghostwriter di romanzi noir, sembra avere un abbonamento premium coi guai. Generoso e legatissimo alla madre, che fa la donna delle pulizie, e alla sorella, che si droga e fa debiti con i mafiosi, il ragazzo vorrebbe diventare uno scrittore.

Diversi come il giorno e la notte, Roccaforte e Calvino diventano gli involontari contraenti di un patto diabolico. Ermes scrive i romanzi che Lorenzo firma. Roccaforte si gode il successo, l'editore si arricchisce e Calvino nulla stringe, né fama né soldi.

L'ideatore del piano, il terzo protagonista, è Arturo Panzirollo, un ex galeotto che in carcere ha avuto l'idea del secolo: diventare editore! A volte, purtroppo, i desideri si avverano e Arturo diventa un cinico editore truffaldino senza scrupoli. Sotto la sua regia, Roccaforte è ritornato sulla scena come autore di thriller e conduce il podcast "Trame e delitti". Il vero autore è però Ermes, sempre relegato all'ombra del grande scrittore. Proprio per cercare materiale per il loro programma, Calvino e Roccaforte si ritroveranno in Sardegna a indagare sulla morte di Cristina Mandas che richiama  alla mente un misterioso delitto di trent'anni prima che sconvolse l'isola.

Così mentre Roccaforte, cinico e opportunista, decide di trascorrere i giorni "d'indagine" in un resort di lusso, dove incontrerà una signora con la figlia disabile, sarà Ermes a svolgere il lavoro sporco indagando sull'omicidio della "donna nel pozzo".

Il romanzo mostra un cancro della nostra società, la violenza di genere. Viene anche mostrato un nuovo tipo di criminalità economica che si basa sull'applicazione delle regole del business: i criminali rilevano i debiti della droga o del gioco e li fanno fruttare con gli interessi, distruggendo intere famiglie.

La parte noir del romanzo ci porta a voler scoprire la verità su segreti che, anche a distanza di tempo, non possono proprio essere svelati. Ci sono verità che condannano all'inferno, seppellirle in fondo al cuore non serve a nulla. Il tempo non alleggerisce le coscienze e non si possono dimenticare le proprie colpe.

Il romanzo vede Calvino e Roccaforte frugare tra le pieghe dell'animo umano, mettere insieme deduzioni e riflessioni per rendere giustizia a chi ha subito un'ingiustizia. La loro caparbietà riuscirà a infrangere la bolla di silenzi e complicità che ha protetto i colpevoli?

"La donna nel pozzo" è una sapiente miscela di noir, thriller e commedia e spietata autoanalisi sul funzionamento della fabbrica del racconto crime. I personaggi sono accattivanti e caratterizzati dall'uso del dialetto romano che rende ancor più vivaci i battibecchi e le battute sarcastiche. L'ambientazione è ben caratterizzata sia nelle vicende che si svolgono a Roma, sia quando siamo in Sardegna con la bellezza incontaminata dei suoi territori.

Squadra che vince nun se cambia. Me dovete cerca' 'n artro delitto irrisolto. Vojo de novo scrive in fascetta 'na roba tipo "Ispirato dal terribile caso de 'sto cazzo". Oppure: "Roccaforte ce riporta sul luogo der delitto con la sua sapiente penna, prospettando nuove piste investigative". O ancora: " Il romanzo verità sul caso de, puntini puntini. O magari: "Dove la giustizia se ferma arriva er castigo della letteratura". Senti come sona bene? Me stai a capì', Calvi'? vojo 'n effetto stile er Mostro de Firenze.

L'autore mostra un indubbio talento narrativo e riesce a coinvolgere il lettore in questa storia che segna l'inizio di una nuova serie con una coppia di indagatori che cerca la verità tra le troppe mutevoli bugie. Una verità che giace in fondo al pozzo.

lunedì 16 giugno 2025

RECENSIONE | "L'isola della felicità" di Davide Ferrario

"L'isola della felicità" (Feltrinelli, 2025) di Davide Ferrario, sceneggiatore, critico e regista di film e documentari, è un romanzo nato da una storia vera. Racconta la parabola di un paradiso trasformato dalla ricchezza.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
L'isola della felicità
Davide Ferrario

Editore: Feltrinelli
Pagine: 176
Prezzo: € 17,00
Sinossi

In un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico la popolazione, che ha sempre vissuto con frugalità di pesca e agricoltura, si ritrova ricchissima grazie allo sfruttamento di un deposito di guano, da cui si ricavano fertilizzanti di pregio. Dall’oggi al domani l’isola diventa uno dei paesi con il reddito pro capite più alto al mondo. Cinquant’anni dopo, l’isola è in miseria e l’unica graduatoria a cui è in testa è quella della popolazione più obesa del pianeta. È uno degli isolani – testimone straniato dell’incredibile storia vera di Nauru, la repubblica più piccola del mondo – a prendere la parola e a raccontarci la traiettoria di un paradiso in Terra a cui basta solo mezzo secolo per conoscere glorie e nefandezze del genere umano. Attingendo a eventi reali, Davide Ferrario costruisce un’esilarante metafora del mondo contemporaneo. Quando il guano si esaurisce, ogni Presidente che si succede al governo dell’isola cerca nuovi espedienti per accumulare ricchezza, imbarcandosi in imprese sempre più surreali e fallimentari: ma drammaticamente vere. "L’isola della felicità" è una satira apertamente ispirata al Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver, che inanella con strepitosa ironia un travolgente crescendo di avventure tragicomiche che tengono il lettore in equilibrio costante tra la risata e l’amara coscienza del nostro tempo.



Dato che sul Continente chiamavano il guano "oro bianco", be', allora noi dell'isola eravamo seduti sopra una miniera di quell'oro. È così, purtroppo, che siamo diventati ricchi. 

C'era una volta una piccola e sperduta isola nell'Oceano Pacifico. Era abitata da uomini semplici dediti alla pesca e all'agricoltura. Uomini felici che vivevano a stretto contatto con la natura che scandiva il tempo e l'alternarsi delle stagioni anche se il caldo regnava sovrano per tutto l'anno e c'era tanta umidità. Si andava a pesca nell'Oceano e nella laguna, si coltivava il necessario, c'erano capre, maiali e galline. La popolazione faceva il minimo indispensabile e si accontentava di quel che c'era. 

Un giorno arrivarono Quelli del Continente che scoprirono sull'isola un enorme deposito di guano, formatosi dalle deiezioni degli uccelli, da cui si ricavavano fertilizzanti di pregio. Iniziarono a comportarsi da padroni e arrivò anche un missionario che non cambiò più di tanto la vita degli indigeni: 

Bastava adeguarsi alla recita: andare in chiesa una volta alla settimana nel giorno che lui definiva "del Signore", ascoltarlo, fare di sì con la testa, cantare le canzoni stampate in un certo suo libro, tornarsene a casa e dimenticarsene fino alla domenica successiva. Tenendo conseguentemente lontani, beninteso, i soldati. È così, diceva la nonna, che siamo diventati cattolici.

Dopo il missionario sbarcò sull'isola anche la scienza nei panni di un ingegnere che venne chiamato dagli indigeni Lui-con-gli-occhiali. Il guano giaceva in abbondanza sotto la foresta e lo sfruttamento di quella risorsa preziosa portò a un periodo di prosperità economica e rese ricchissima la popolazione che smise di lavorare e iniziò a spendere il denaro in beni non necessari. L'oziosità spinse gli abitanti a cambiare drasticamente il proprio regime alimentare, abbandonando la sana dieta di pesce, verdura e frutta, a favore di alimenti molto calorici ma poco nutritivi (divenne piatto nazionale la coda di tacchino impanata e fritta). Una notevole varietà di merci venivano importati ed esposti nell'emporio creando l'illusione di aver bisogno di tante cose di cui non si era mai sentita la necessità. Così anche il consumismo fece la sua comparsa sull'isola. La popolazione iniziava a desiderare di possedere vestiti, inutili sull'isola visto il caldo soffocante; tutti volevano le automobili, anche se sull'isola c'era una sola strada che tracciava la circonferenza dell'isola. 

Il progresso avanzava e arrivarono la scuola e l'ospedale, fece la sua comparsa anche il denaro. Sull'isola anche il tempo veniva imprigionato in anni e date; i nomi tradizionali vennero sostituiti da quelli all'occidentale; comparve la televisione, i voli aerei, la polizia e il turismo che non ottenne molto successo. 

L'idea dell'isola equatoriale aveva evocato nei turisti immagini di spiagge bianche e immacolate, lagune azzurre, foreste misteriose. Niente di tutto questo era sopravvissuto: l'isola era una miniera a cielo aperto, con il suo cuore sventrato dagli scavi e calcinato dal sole; nella laguna non guizzava più un solo pesce e sulla costa troneggiava l'impianto di carico dei fosfati, la cui polvere puzzolente impestava l'aria.

L'isola veniva definita, da sarcastici servizi televisivi, uno dei posti più brutti del pianeta, e i suoi abitanti non proprio attraenti. 

L'isola non era più sconosciuta e diventò uno dei paesi con il reddito pro capite più alto al mondo. Lui-che-parla-bene fu eletto primo Presidente. 

L'euforia, costruita sulla merda di uccello, aveva cancellato la memoria del passato. 

Avevamo tutti vissuto in un sogno in cui, mentre l'isola intorno cambiava, noi continuavamo a credere di essere in un altro posto, quello che conoscevamo prima. Come era stato possibile?

La teoria della rana bollita spiegava ogni cosa! 

Coccolati dalla ricchezza e bolliti da quello che vedevamo alla TV, eravamo un popolo di adulti che credevano di essere rimasti bambini nel mondo della loro infanzia. E il risveglio era stato brutale.

Tuttavia tutte le cose belle finiscono e il guano, che bello non era ma dava ricchezza, era ormai esaurito. Ecco che tutto precipitava. L'isola era stata sfruttata, spogliata delle sue ricchezze naturali, sfregiata da anni di scavi. Iniziava la discesa, progressiva ma costante, verso la miseria. 

Cosa fare per sopravvivere? Trasformare l'isola in un paradiso fiscale? Costruire un carcere da mettere a disposizione dei Paesi continentali? 

Cinquant'anni dopo l'isola è in miseria e l'unica graduatoria in cui primeggia è quella della popolazione più obesa del pianeta. Anche il mare, inquinato per il modo in cui i fosfati venivano caricati sulle navi, aveva fame e stava per divorare ogni cosa. 

La voce narrante appartiene a un isolano, Lui-col-sorriso-stanco, testimone dell'incredibile storia vera di Nauru, la repubblica indipendente più piccola del mondo, che racconta la trasformazione di un paradiso in Terra a cui basta solo mezzo secolo per conoscere glorie e nefandezze del genere umano. 

Attingendo a eventi reali, Davide Ferrario costruisce un'esilarante metafora del mondo contemporaneo. Quando il guano si esaurisce, ogni Presidente che si succede al governo dell'isola cerca nuovi espedienti per accumulare ricchezza, imbarcandosi in imprese sempre più surreali e fallimentari: ma drammaticamente vere. 

"L'isola della felicità" è un romanzo molto interessante, ironico e lucido, che pone al centro della vicenda lo scempio provocato dall'uomo in natura e le conseguenze dannose di una ricchezza facile. Importante è anche il concetto di felicità usato come metafora per descrivere un'esperienza positiva ma dalle conseguenze catastrofiche. 

Davide Ferrario usa l'isola di Nauru per raccontare una metafora sulla vita contemporanea con avventure tragicomiche che tengono il lettore in equilibrio costante tra la risata e l'amara coscienza del nostro tempo. L'autore ci porta a riflettere sul capitalismo, sulla gestione delle risorse naturali e sul benessere dei cittadini. Il romanzo narra la parabola autodistruttiva che investe tutto il mondo, svela amare verità che sono spunti di riflessione sul prezzo del progresso. 

Da lettrice posso dirvi che "L'isola della Felicità" è una lettura che coinvolge e si stenta a credere che siano tutti fatti riguardanti la realissima isola di Nauru in Micronesia. Non c'è lieto fine, l'ottimismo non abita le pagine di questo romanzo che intrattiene con humour e una buona dose di pessimismo. Se volgiamo lo sguardo intorno a noi non vediamo sicuramente una sconfinata prateria di felicità ma il deserto dell'avidità dell'essere umano che avanza. Riflettiamoci!

martedì 5 settembre 2023

RECENSIONE | “Mi limitavo ad amare te” di Rosella Postorino

Nella cinquina finalista del Premio Strega 2023 “Mi limitavo ad amare te” di Rosella Postorino, edito da Feltrinelli, è sicuramente un romanzo che coinvolge emotivamente perché narra del conflitto in Bosnia negli anni Novanta. L’incipit ci porta direttamente a conoscere la crudeltà della guerra tra bambini orfani e orfanotrofi, separazioni ed esilio. 

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Mi limitavo ad amare te
Rosella Postorino

Editore: Feltrinelli
Pagine: 352
Prezzo: € 19,00
Sinossi

Si esiste interi solo prima di nascere. Ma quello strappo è la vita. Omar ha dieci anni e passa le giornate alla finestra sperando che sua madre torni: da troppi giorni non viene, e lui non sa più nemmeno se è viva. Suo fratello gli strofina il naso sulla guancia per fargli il solletico, ma non riesce a consolarlo. Senza la madre il mondo svapora. Solo Nada lo calma, tenendolo per mano: soltanto lei, con i suoi occhi celesti, è per Omar un desiderio. Ha undici anni, sulla fronte una vena che pulsa se qualcuno la fa arrabbiare, e un fratello, Ivo, grande abbastanza da essere arruolato. Nada e Omar sono bambini nella primavera del 1992, a Sarajevo. Per allontanarli dalla guerra, una mattina di luglio un pullman li porta via contro la loro volontà. Se la madre di Omar è ancora viva, come farà a ritrovarlo? E se Ivo morisse combattendo? In viaggio per l’Italia, lungo strade ridotte in macerie, Nada conosce Danilo, che ha mani calde e una famiglia, al contrario di lei, e che un giorno le fa una promessa. Nessuna infanzia è spensierata, ciascuno di noi porta con sé le sue ferite, ma anche quando ogni certezza sembra venire meno, possiamo trovare un punto fermo attorno al quale far girare tutto il resto. Mi limitavo ad amare te entra nelle fibre del lettore colpendo quel punto come una freccia. Ispirato a una storia vera, è un romanzo di ampio respiro, di formazione, di guerra e d’amore, che si colloca a pieno titolo nella tradizione del grande romanzo europeo.


Il bambino camminava appiccicato alla madre, tanto che lei si fermò e disse: «Perché mi stai addosso, non vedi che inciampiamo?»

Era più forte di lui. Aveva dieci anni, e da cinque viveva nel tormento della sua mancanza, passava la settimana alla finestra, in ginocchio su una sedia ad aspettare. Poi la madre arrivava e il bambino era peggio dei cani che non sanno stare al guinzaglio, sbuffava lei… Odorava di stufa a legna e capelli non lavati, anche se la stufa era spenta da oltre un mese; era lo stesso odore di quando dormivano insieme. Il bambino si serrò alla madre per respirarlo, e fu allora che il fragore esplose. Le finestre tremarono, i colombi si scagliarono in volo, la girandola girò verso e cadde dal vaso, ma il bambino non se ne accorse: una raffica d’aria lo strappò all’abbraccio scaraventandolo via.

Un collegio di suore accoglie i piccoli profughi scampati alle granate che colpiscono ogni cosa e chiunque perché tutto in guerra è considerato un obiettivo militare. Il romanzo segue la storia di alcuni bambini di Sarajevo, ospitati in Italia, poi dati in affido e adozione a famiglie, proseguendo il distacco anche a guerra finita. Bambini che crescono avendo in loro la struggente nostalgia per la famiglia, per la terra natia. Nessuno esce indenne da una guerra. Le macerie si rimuovono, la ricostruzione riparte ma le persone, specialmente i più piccoli, difficilmente ritorneranno alla normalità. Troppi gli orrori visti e subiti, le ferite psichiche non guariranno mai.

Rosella Postorino dà voce a questi bambini, intreccia le loro storie e fa suo e nostro il loro dolore. Ispirandosi a storie vere, pur dando spazio all’invenzione narrativa, l’autrice smuove le nostre coscienze e lo fa in modo stupendo, con un libro che segue, nell’arco di circa vent’anni, un gruppo di bambini e ragazzi. Queste sono le loro storie.

Nella primavera del 1992 a Sarajevo, assediata dai serbi, iniziava una guerra civile lunga e sanguinaria.

Omar e Senadin erano due fratelli musulmani che non avevano più notizie dei loro genitori. Omar aveva dieci anni e passava le  giornate alla finestra sperando nel ritorno di sua madre: da troppi giorni non andava più a trovarlo e lui non sapeva nemmeno se fosse ancora viva. Suo fratello cercava inutilmente di consolarlo. Solo Nada, undici anni e anche lei ospite dell’orfanotrofio di Bjelave, riusciva a calmarlo tenendolo per mano. Anche lei voleva disperatamente ritrovare sua madre. Nada aveva un fratello, Ivo, grande abbastanza per essere arruolato.

Per allontanarli dalla guerra, una mattina di luglio, un pullman li porta via contro la loro volontà. Se la madre di Omar è ancora viva, come farà a ritrovarlo? E se Ivo morisse combattendo, come farebbe Nada a saperlo? In viaggio per l’Italia, lungo strade ridotte in macerie, Nada (nome che significa “niente” in spagnolo e “speranza”in bosniaco) conosce Danilo, che ha mani calde e una famiglia costretta a separarsi perché il papà è serbo e la madre bosniaca. Prima della guerra i matrimoni misti non rappresentavano un problema. Diverse culture convivono pacificamente a Sarajevo. La mamma di Danilo, Azra, è una giornalista. Alcune pagine del suo diario verranno inserite dall’autrice tra un capitolo e l’altro per dar voce alle atrocità reali della guerra.

“Mi limitavo ad amare te” è una storia di guerra e di amore, di amicizia e speranza, paure e separazioni, violenza e tristezza. Grandi disperazioni e piccole gioie accompagnano i giovani protagonisti di questo romanzo. Mi è sembrato di entrare in una prigione ambulante mentre fuori infuriava la guerra, violenta e distruttiva. I bambini, strappati alle loro famiglie, vivono in un orfanotrofio a Sarajevo. I più fortunati ricevono, quando è possibile , una visita dalla mamma, ma tutto è basato su un labile equilibrio che caratterizza le dinamiche delle loro relazioni. I fratelli più grandi e i papà sono chiamati a combattere. Tutto intorno regna sovrana la violenza, mappata nel DNA dell’uomo, anche se qualche raro fiore del “buon cuore” ancora sboccia. La violenza, la forza che sottomette gli uomini, sembra avere vita propria che sottomette carnefici e vittime. Alla fine però tutti sono delle vittime, i bambini in primis. Separati dalle loro famiglie, costretti a crescere in fretta in una città assediata dove i cecchini giocavano a fare Dio. Sarajevo rappresentava il sogno di una città multietnica e ciò, per qualcuno, era un male da debellare. Di quegli anni l’unica verità, che i bambini porteranno nei loro cuori come intime memorie, saranno i morti, le donne abusate, torturate e uccise, gli uomini costretti a una guerra che non avevano voluto. Negli occhi di tutti rimarrà la morte, non solo quella fisica ma anche quella  dello spirito, perché hanno l’impressione di non avere nulla in sé né davanti a sé. Omar, Nada e Danilo rappresentano tutti i bambini costretti dalla guerra a diventare dei profughi in terre lontane ed estranee, senza alcuna certezza del ritorno. Folle è l’uomo che vuol spazzar via le radici di un popolo! Il dolore del singolo diventa il dolore di una comunità perché solo nell’altro c’è una possibilità di salvezza. Anche in Italia i tre protagonisti si sentono come in una prigione, una prigione fatta d’amore che vorrebbe donar loro un po’ di felicità.

Una volta Ivo le aveva detto: Quest’idea che ci hanno inculcato, di dover essere felici, è un castigo. Chi ce l’ha inculcata?, aveva chiesto Nada. Sei figlio di una prostituta, sei scappato da una guerra, ma chi ti ha inculcato a te l’idea di dover essere felice? Aveva riso anche lui. Boh, un certo cinema, aveva detto, certe storie. E quella cazzo di Costituzione americana. Lei si era piegata in due dalle risate. Non abitiamo in America, gli aveva risposto.

“Mi limitavo ad amare te” è un romanzo di formazione ma anche una parabola di morte interiore che ruota intorno agli affetti e ai legami forti, a cosa vuol dire essere figli e genitori, si fa portavoce di sentimenti profondi e speranze che volano sulle ali del tempo. Ogni pagina regala un tassello per formare l’immagine di copertina, due mani forti e sicure che accarezzano un volto di bambino, fragile di fronte alla violenza della storia. Bambini costretti a sfidare la morte ogni giorno.

Anche oggi il mondo è in guerra, il conflitto bussa alle nostre porte, c’è la minaccia nucleare che sottrae valore alla vita srotolando il filo rosso della paura. Il romanzo, alla fine, emana una tenue luce di speranza che spero, con tutto il cuore, illumini la mente di chi pensa ancora che la guerra risolva ogni cosa.

“Mi limitavo ad amare te” è il verso di una poesia di Izet Sarajlic, poeta bosniaco  che rimase a Sarajevo durante la guerra dando voce al silenzio della follia della guerra. Parla anche d’amore Izet Sarajlic, nelle sue poesie ci dice che l’amore non ha bisogno delle ali per volare quando si hanno le mani per abbracciare la persona amata. L’autrice gli rende omaggio e nel romanzo c’è l’eco delle poesie di Sarajlic: la guerra non potrà mai annullare i sentimenti che ci proteggono e ci tengono per mano in un legame viscerale tra gioia e dolore che è impossibile recidere. In una sua poesia, “Cerco una strada per il mio nome”, Sarajlic scrive:

Passeggio per la città della nostra giovinezza

E cerco una strada per il mio nome.

Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.

Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?

Semplicemente ti amavo…

Quando gli eventi ti travolgono, quando non puoi fermare la Storia, l’unica cosa che gli esseri umani possono fare è amare e aggrapparsi alle relazioni che hanno. Omar, Nada, Danilo ma anche i loro fratelli, i genitori, i genitori adottivi si aggrappano a questo amore. La frase “Che cosa facevo io mentre durava la Storia? Mi limitavo ad amare te.” la possono dire tutti i protagonisti di questo libro nella certezza che la separazione fa parte dell’atto stesso della nascita e che “si esiste interi solo prima di nascere. Ma quello strappo è la vita.” Uno strappo che porta lontano, per terre sconosciute, tra gente che non parla la tua lingua e che può sbagliare ma sempre in buona fede perché anche le migliori intenzioni possono avere  conseguenze negative. I nodi del passato non svaniscono nel nulla ma tutti devono provare a cercare il proprio posto nel mondo. Il finale della poesia di Izet Sarajlic:

La cosa più importante è questa/che nella strada col mio nome/mai a nessuno tocchi una disgrazia.

È un inno alla speranza che oggi, purtroppo, si è nuovamente frantumata in nuovi conflitti. Allora con il filo invisibile dell’amore cerchiamo tutti insieme di tessere la parola PACE in un mondo senza alcuna pietà.

lunedì 13 novembre 2017

RECENSIONE | "Bacio feroce" di Roberto Saviano

Carissimi lettori, per chi ha letto “La paranza dei bambini” (recensione) è tempo di ritornare a Forcella. Roberto Saviano ci accoglie nella sua città e con “Bacio feroce”, edito Feltrinelli, continua la storia di Nicolas e della sua paranza. 

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 9
Bacio feroce
Roberto Saviano

Editore: Feltrinelli
Pagine: 387
Prezzo: € 19,50
Sinossi
Sigillano silenzi, sanciscono alleanze, impartiscono assoluzioni e infliggono condanne, i baci feroci. Baci impressi a stampo sulle labbra per legare anima con anima, il destino tuo è il mio, e per tutti il destino è la legge del mare, dove cacciare è soltanto il momento che precede l'essere preda. La paranza dei Bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio a Forcella, ma da sola non può comandare. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas 'o Maraja deve creare una confederazione con 'o White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. Ed è tutt'altro che facile. Ogni paranzino, infatti, insegue la sua missione: Nicolas vuole diventare il re della città, ma ha anche un fratello da vendicare; Drago' porta un cognome potente, difficile da onorare; Dentino, pazzo di dolore, è uscito dal gruppo di fuoco e ora vuole eliminare 'o Maraja; Biscottino ha un segreto da custodire per salvarsi la vita; Stavodicendo non è scappato abbastanza lontano; Drone, Pesce Moscio, Tucano, Briato' e Lollipop sono fedeli a Nicolas, però sognano una paranza tutta loro... Fra contrattazioni, tradimenti, vendette e ritorsioni, le vecchie famiglie li appoggiano per sopravvivere o tentano di ostacolarli, seminando discordia direttamente in seno alle paranze. Una nuova guerra sta per scoppiare?

Non voglio il bacio che si prende l’affetto.

Non voglio il bacio che si prende l’amore.

Voglio il bacio feroce che si prende tutto.
“Bacio feroce” non è un libro facile da leggere, è un romanzo basato sulla realtà quindi ancor più travolgente, duro, violento ma che offre la possibilità di conoscere storie di cui non si parla. Storie crudeli che non riguardano solo Napoli ma sono ferite che fanno sanguinare tutto il mondo.
I baci feroci non sono classificabili. Possono sigillare silenzio, proclamare promesse, impartire condanne o dichiarare assoluzioni. Ci sono i baci feroci che sfiorano appena le gengive, altri che si spingono quasi in gola. Eppure i baci feroci occupano sempre tutto lo spazio possibile, usano la bocca come accesso… per scovare se c’è anima, se c’è davvero altro a rivestire il corpo oppure no - il bacio feroce è lì a scandagliare quell’abisso insondabile o a incontrare un vuoto. Il vuoto sordo, buio, che nasconde.
Ho letto questo romanzo con un nodo allo stomaco, sapevo di avvicinarmi a un buco nero di violenza e realtà, ma non si può far finta di nulla. Guardare dall’altra parte è una colpa così come ignorare il problema. La paranza dei bambini è una realtà che mi piacerebbe cancellare ma non posso. Posso però conoscerla, sapere che un problema c’è.

Così ho ritrovato ‘o Maraja, capo indiscusso della paranza, e i suoi fidi: Tucano, Biscottino, Briato’, Dentino, Drago’, ‘o White. Uccidono, spacciano droga, seminano violenza ovunque. Vogliono tutto e subito. Denaro e potere sono i loro obiettivi. Ma da soli non possono farcela, per comandare devono eliminare le vecchie famiglie di Camorra. Per questo nascono alleanze. Maraja si allea con la paranza dei Capelloni e con ‘o White. È l’alba di una nuova guerra.
Esistono i baci e poi i baci feroci. I primi si fermano entro il confine della carne; i secondi non conoscono limiti. Vogliono essere ciò che baciano.

I baci feroci non vengono dal bene né dal male. Esistono, come le alleanze. E lasciano sempre un sapore di sangue.
La paranza è composta da ragazzini che vanno dai 10 ai 21 anni, al massimo. Quando compiono 18 anni dicono “Festeggiatemi molto perché ai 21 non arrivo”. La vita se la giocano subito per ottenere denaro e potere. Gestiscono le piazze di spaccio, sono abilissimi nel traffico di ogni tipo di droga. Il loro obiettivo è trovare subito 5 mila euro da investire nel narcotraffico per ottenere milioni. Altro che duro lavoro sottopagato dove non sei nessuno e c’è sempre uno più furbo di te che ti sfrutta. Vogliono tutto e subito. I giovanissimi delle paranze  vivono in una realtà senza futuro. Sono disillusi alle promesse di una società che non concede nulla. Vivono il presente, bruciano le tappe non vogliono far la fine dei loro genitori che si spaccano la schiena lavorando dalla mattina alla sera senza ottenere quasi nulla. I ragazzini di paranza vogliono essere dei vincenti, l’ipotesi del fallimento non è contemplata. Più soldi, più potere. Non temono la legge né la morte. Adulti non lo diventano. Il loro mantra è:
Se muori a 90 anni sei centenario, se muori a 20 anni sei leggendario.
Chi conta muore presto. Tutto e subito.

I giovanissimi delle paranze vogliono incutere paura, tengono in pugno Forcella con la violenza. Sparano con armi da guerra, sparano a tutto per rivendicare la supremazia sul territorio. Sparare è fare “una stesa” e se muore qualche innocente, pazienza. È un effetto collaterale. La violenza è l’unica voce a cui danno ascolto. Una voce che proviene dal buio dell’animo.

Saviano descrive un’atroce realtà, narra storie nascoste e descrive le ferite di Napoli per farle conoscere e provare a guarirle. Raccontare ciò non umilia niente e nessuno. Per guarire una ferita bisogna sapere della sua esistenza. Cosa fare? Io non ho sicuramente una risposta ma le riflessioni sono tante. Le madri, come già sostenuto nel primo libro “La paranza dei bambini”, possono far molto. Alcune madri denunciano i figli perché è meglio andarli a trovare in carcere che al cimitero. Altre si arrendono, non c’è la fanno ad opporsi a tanta violenza. Poi, purtroppo, ci sono alcune madri che incitano i figli ad essere dei vincenti. Primo a scuola, nello sport, in ogni cosa. Dobbiamo fare tutti un passo indietro e convincerci che fallire è un percorso, un modo di crescere. La competizione spesso nasconde istinti negativi. Fallire non vuol dire sbagliare. A volte il percorso è più importante del risultato.

Poi c’è il problema della droga. Risolverlo sembra impossibile. Legalizzare le droghe leggere potrebbe far diminuire i reati violenti? Sicuramente la malavita organizzata non scomparirebbe ma avrebbe qualche ferita. Meno denaro liquido. Ma la mafia, la camorra esistono da prima dell’uso di droghe e saprebbero rinascere a nuova vita.

Anche la politica ha le sue colpe. In Italia la società non aiuta, tutto sembra impossibile. Chi ha ottenuto qualcosa tende a tenerselo stretto per paura che qualcuno possa rubarglielo. I giovani non riescono a realizzarsi.

Quanti problemi, sicuramente le soluzioni vanno cercate. Inutile nascondersi dietro il “tanto nulla cambia”. Parlarne è già qualcosa.

Saviano  denuncia una situazione drammatica con l’obiettivo di far conoscere per capire. Il contenuto dei suoi romanzi è sconvolgente. “Bacio feroce” ha un incipit violento che quasi ti blocca il respiro. Sembra di entrare in un mondo parallelo dove tutto viaggia a mille e la vita non ha alcun valore. Coinvolgente è l’uso del registro informale basso. La lingua parlata e il dialetto conferiscono una profonda intensità al romanzo. I ragazzini delle paranze hanno un carattere duro. Sono intelligenti, orgogliosi, impietosi. Sognano il denaro e con la malavita credono di diventare qualcuno. Sono ragazzini senza futuro. Per loro non ci sono carezze, dolci parole, teneri amori. Il finale, amaro spiraglio a una rassegnazione che vive nell’ombra, è una testimonianza della dura realtà. Per i ragazzini delle paranze non ci sono baci materni, baci paterni, baci di saluto. Non ci sono abbracci e carezze. Per loro solo baci feroci che lasciano sempre un sapore di sangue.

mercoledì 1 febbraio 2017

RECENSIONE | "La paranza dei bambini" di Roberto Saviano

Buongiorno lettori :) Se cercate un romanzo ricco di emozioni e dura realtà, "La paranza dei bambini" (Roberto Saviano - Feltrinelli) è il libro che fa per voi.

STILE: 10 | STORIA: 10 | COVER: 10
La paranza dei bambini

Autore: Roberto Saviano

Editore: Feltrinelli
Pagine: 347 | Prezzo: € 18,50
Sinossi
La paranza dei bambini è la storia di un gruppo di adolescenti decisi a conquistare Napoli. Un gruppo di fuoco – una paranza, appunto. Ragazzini che sfrecciando sugli scooter e sparando all’impazzata con pistole semiautomatiche e AK47 controllano strade e quartieri. Ragazzini che non hanno paura né del carcere né della morte, perché sanno che l’unica possibilità a loro disposizione è giocarsi subito la vita. “I soldi li ha chi se li prende, non chi sta ad aspettare che qualcuno glieli dia.” Paranza è nome che viene dal mare: sono “le barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce”. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti. Roberto Saviano dà vita a un grande romanzo di innocenza e sopraffazione: crudo, violento, senza scampo.


- E ti pare che mi metto paura di un bambino come te?
- Io per diventare bambino c'ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo.
Hanno soprannomi innocui - Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Dragò - eppure sono esseri feroci che non hanno un domani e non fanno niente per cercare un futuro migliore. Non temono nulla, nè il carcere nè la morte, hanno fretta di crescere. Per loro esiste solo il presente, tutto e subito,
Oggi ci stammo, domani nun ce stammo.
T'o rriccuorde? Amico, nemico, vita, morte: è la stessa cosa! O ssapimmo nuje, e lo sai pure tu. Accussì è. E' 'n'attimo. E' accussì che se campa, no?
Il loro motto è "i soldi li ha chi se li prende". Non importa come. E se bisogna uccidere, pazienza, si uccide! "La paranza dei bambini" narra la conquista del potere di una paranza, gruppo legato alla camorra, guidata dal giovanissimo Nicolas Fiorillo, il Maraja.

I componenti della paranza sono tutti giovanissimi, hanno pistole semiautomatiche e seminano il terrore sfrecciando in scooter per le vie dei quartieri di Napoli. E' una guerra con alleanze e tradimenti con i vecchi boss che cercano di resistere ma il loro declino è inevitabile.

La paranza è un termine legato al mare, indica le barche che vanno a pesca di pesci da ingannare con la luce. I pesci sono attratti dalla luce e invece del cibo trovano la morte. I pesci sono le vittime nel mare. Sulla terraferma la paranza uccide le persone. I ragazzi attratti dalla luce "del potere e dei soldi facili" finiscono nella rete della camorra che è pronta a sacrificarli per i propri guadagni

Questo romanzo non è una lettura facile anche se io l'ho letto tutto d'un fiato. Non è facile perchè ci troviamo di fronte a personaggi e fatti immaginari calati in una realtà sociale autentica, senza confini. Le storie narrate sono dure, la violenza è quasi palpabile.

I ragazzini, protagonisti indiscussi, hanno famiglie normali ma vivono in un mondo dove conta il privilegio, la truffa, l'apparire. Il merito, la scuola, il lavoro, sono parole vuote, sconosciute. L'unica legge è quella del più forte. Diventare sempre più spietati è il loro destino perchè nessuno si occupa di loro. Sono fragili pur impugnando armi e uccidendo prima di essere uccisi. I loro genitori, soprattutto le madri, spesso sono incapaci di vedere il mondo in cui vivono i loro figli. Eppure i ragazzini, costituita la paranza, proprio a una Madre si rivolgono. Infatti Maraja e i suoi amici accendono un gran cero alla Madonna per ottenere la sua benedizione.

"La paranza dei bambini" è un romanzo che dovete assolutamente leggere. Il ritmo è sempre sostenuto, gli avvenimenti si susseguono freneticamente. L'uso del dialetto rende tutto più incisivo. Vi troverete la crudeltà della vita senza futuro. Non troverete, invece, alcuna spiegazione di come si sia giunti a questa terribile situazione sociale. Leggete con passione questo libro, riflettete grazie alla forza realistica del romanzo, preparatevi a ricevere pugni nello stomaco e a trattenere le lacrime. Ma soprattutto non lasciatevi mai attirare dalla luce, sappiate che può anche uccidere.

venerdì 9 settembre 2016

IN LIBRERIA #20 | A settembre in libreria (prima parte)

La sposa scomparsa
Rosa Teruzzi

Editore: Sonzogno | Pagine: 171 | Prezzo: € 14,00
Dall' 8 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall'una all'altra. C'è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera - quarantasei anni portati magnificamente- ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po' bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell'amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all'epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l'inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell'impresa.  



Newton Compton
€ 9,90 | 384 pg | Dal 1.09
Newton Compton
€ 9,90 | 328 pg | Dal 1.09
Newton Compton
€ 9,90 | 288 pg | Dal 1.09
Quando viene rinvenuto un cadavere mutilato, la detective Kim Stone e il suo team sono chiamati a investigare. Sembra un semplice caso di vendetta personale, ma l'omicidio è solo il primo di una serie di delitti che via via diventano più cruenti. È evidente che dietro tutto questo c'è qualcuno con un piano preciso da realizzare. Mentre le indagini si fanno sempre più frenetiche, Kim si ritrova nel mirino di un individuo spietato e deciso a mettere in atto il proprio progetto criminale, a qualunque costo. Contro un sociopatico che sembra conoscere ogni sua debolezza, la detective Stone si rende conto che ogni mossa potrebbe esserle letale. E così, mentre il numero delle vittime continua a crescere, Kim dovrà considerare ogni minima traccia, perché con un avversario del genere anche la più remota pista va percorsa per fermare il massacro. E questa volta è una questione personale.
Harper Lane è in volo da New York a Londra, dove dovrà rendere ufficiale la decisione più importante della sua vita. Ma una misteriosa turbolenza fa precipitare l'aereo nella campagna inglese, e la priorità, per lei e per gli altri passeggeri, diventa sopravvivere al disastro. Ben presto però i superstiti si rendono conto che nell'aria c'è qualcosa di strano e inspiegabile. Il mondo sembra diverso da come lo ricordavano. E forse l'incidente non è stato casuale: potrebbe esserci un collegamento tra coloro che si trovavano sul volo 305. Ma quale? Nick Stone è uno dei fondatori del Progetto Gibilterra, un gruppo internazionale impegnato nella costruzione di una faraonica diga nel Mediterraneo. Sabrina Schröder è a capo di un importante centro di ricerca genetica in Germania. Yul Tan, scienziato informatico, ha trascorso tutto il tempo del volo a digitare sul suo portatile, e non ha smesso neanche dopo lo schianto. Infine c'è Grayson Shaw, figlio di un magnate dell'industria: se ne sta sulle sue e tratta gli altri dall'alto in basso. Chi di loro sa cosa è realmente accaduto?
Isabel abita a Roma, è poco socievole, precisa e abituata a programmare ogni dettaglio della sua vita, non sopporta le sorprese e non le piace cambiare i suoi piani all'ultimo momento. Andreas vive in un piccolo bilocale a Torino, gestisce l'officina del padre, ama la compagnia, il rischio e l'avventura. Due mondi incompatibili, uniti solo da un particolare: la passione per i cani. Ed è proprio quando li accompagnano a una gara che Isabel e Andreas s'incontrano. Quasi per gioco, iniziano a scriversi su Facebook. All'inizio brevi messaggi, che col tempo diventano frecciatine condite da ironia e malizia. E allora innamorarsi sarà un attimo. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che Isabel è sposata e Andreas è fidanzato. Il racconto di un amore scomodo, capace di usare l'autoironia come arma contundente. Perché il lieto fine, se ci sarà, avrà un prezzo per tutti.


ALPHABET - La letteratura dei grandi capolavori dalla A alla Z 
Vi segnalo anche il concorso DILLO CON UN ALPHABET :)



La promessa
Jussi Adler-Olsen

Editore: Marsilio | Pagine: 571 | Prezzo: € 19,50

Dal 1 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
La consueta pennichella mattutina di Carl Mørck nel seminterrato della centrale di polizia di Copenaghen viene bruscamente interrotta dalla telefonata di un collega di Bornholm, la più orientale delle isole danesi. Da diciassette anni l'ispettore Christian Habersaat cerca senza successo di far luce sulla morte misteriosa di una ragazza, che gli apparve allora su una strada di campagna, appesa a testa in giù tra i rami di un albero. La Sezione Q, specializzata in casi irrisolti, è la sua ultima speranza. Burbero e svogliato come al solito, l'ispettore Mørck è riluttante ad accollarsi un nuovo caso. Ma quando, poche ore dopo, lo stesso Habersaat muore in circostanze drammatiche, si sente in dovere di precipitarsi nella remota isola del Mar Baltico insieme ai suoi due stravaganti assistenti, Rose e Assad. In quel luogo lontano dal mondo, la Sezione Q al completo dovrà indagare su personaggi dalla volontà d'acciaio e dalle incredibili doti manipolatorie, disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini e difendere i loro interessi. Sette dai riti esoterici, guru carismatici e ragazze troppo ingenue: l'immersione della squadra più anticonformista dell'intero corpo di polizia nelle acque torbide di un'inchiesta costellata di misteri e false tracce porta alla luce il marcio ben dissimulato della società danese contemporanea.



Garzanti
€ 16,90 | 277 pg | Dal 1.09
Garzanti
€ 18,60 | 400 pg | Dal 12.09
Garzanti
€ 16,90 | 368 pg | Dal 22.09
Da un anno, ogni mattina, Arthur Pepper si sveglia alle sette e compie con esattezza gli stessi gesti. Si veste seguendo un ordine preciso, mangia una fetta di pane tostato, poi alle otto e mezzo si mette a sistemare il giardino. Questo è l'unico modo per superare il dolore per la perdita dell'amata moglie, Miriam, dopo tutta una vita passata insieme. Solo così gli sembra di poter fìngere che lei sia ancora con lui. Ma il giorno del primo anniversario della sua scomparsa, Arthur prende coraggio e decide di riordinare gli oggetti di Miriam. Nascosta tra gli stivali, vede improvvisamente una scatolina. Dentro c'è un braccialetto con dei ciondoli: sono a forma di tigre, fiore, elefante, libro e altri piccoli oggetti. L'uomo sulle prime è perplesso; la moglie non indossava gioielli. Ma poi guarda con più attenzione e si accorge che su un ciondolo è inciso un numero di telefono, che Arthur non può fare a meno di chiamare subito. È l'inizio della ricerca e delle sorprese. Seguendo i ciondoli Arthur compie un viaggio che lo porta su un'assolata spiaggia di Goa che ha visto la donna giocare con un bambino indiano, a Londra da un famoso scrittore, in un'accademia d'arte dove è custodito un ritratto di Miriam da giovane, a Parigi in una raffinata boutique, in un castello della campagna inglese dove incontra una tigre, e in tanti altri luoghi che non aveva mai visitato. Un viaggio che gli fa scoprire una Miriam sconosciuta, ma che ha ancora tanto da insegnargli.
È una notte stranamente luminosa. Una notte in cui il buio non può più nascondere nulla. Lo sa bene Sandra mentre guarda suo figlio che dorme accanto a lei. Ha fatto il possibile per proteggerlo. Ma nessuno è mai davvero al sicuro. Soprattutto ora che ha trovato nel suo zainetto un biglietto. Non ha idea di come sia finito lì. All'interno poche parole. Parole che possono venire solo dal suo passato: "Dov'è Julian?". All'improvviso il castello che ha costruito crolla pezzo dopo pezzo: il bambino è in pericolo. Sandra non può far altro che tornare dove tutto è iniziato. Dove ha scoperto che la verità può essere peggio di un incubo...
Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l’unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri fatti di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna dal proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che ha soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un’unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all’orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un porto sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova, ogni scherzo del destino. Finché guardando in alto vedrà un cielo infinito pieno di neve, saprà che quel candore le darà la forza per non arrendersi. 



La coppia perfetta
B. A. Paris

Editore: Nord | Pagine: 337 | Prezzo: € 16,90
Dal 1 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Chiunque avesse l'occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta... 



I custodi di Slade house
David Mitchell

Editore: Frassinelli | Pagine: 240 | Prezzo: € 19,00
Dal 6 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Voltato l'angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l'ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l'ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa - una sinistra coppia di gemelli - estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro Slade House? Per chi ha varcato la soglia, scoprirlo è questione di un attimo. Ed è già troppo tardi.  




L'uomo del fuoco
Joe Hill

Editore: Sperling & Kupfer | Pagine: 312 | Prezzo: € 14,90
Dal 6 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Nessuno sa dove e quando sia iniziata. Tutti hanno imparato a loro spese che la nuova epidemia si diffonde più velocemente di qualsiasi altra malattia, e che ha già decimato la popolazione di grandi città come Boston, Detroit, Seattle. Per i medici il suo nome è Trichophyton draco incendiarius, per la gente si chiama Scaglia di Drago, perché il suo primo sintomo è un marchio d'oro e nero sulla pelle e l'ultimo è la morte. Per autocombustione. Milioni di persone sono infette; gli incendi scoppiano dappertutto. Non esiste antidoto. Nessuno è al sicuro. Harper Grayson, bravissima infermiera che non si lascia abbattere da niente e nessuno, ha curato migliaia di malati prima che il suo ospedale fosse ridotto in cenere. Lei e il marito Jakob si erano promessi di farla finita, in caso d'infezione, ma ora che anche lei porta i segni terribili del Drago, Harper vuole vivere. Almeno fino al termine della sua gravidanza. Incinta, abbandonata dal marito terrorizzato, perseguitata dalle feroci Squadre di Cremazione a caccia di infetti, Harper sembra destinata a soccombere. Se non fosse per il misterioso straniero vestito da pompiere che arriva in suo soccorso. L'unico uomo che sappia controllare il fuoco. Anche quello malato che cova dentro il suo corpo.



Rizzoli
€ 18,00 | 301 pg | Dal 1.09
Rizzoli
€ 19,00 | 286 pg | Dal 1.09

Il Turista è un serial killer perfetto, diverso da ogni altro. Tanto per cominciare, non “firma” i suoi omicidi e non lancia sfide ai detective, perché farsi catturare è l’ultimo dei suoi desideri. È un mago del camuffamento, non uccide secondo uno schema fisso e mai due volte nella stessa città o nello stesso Paese: per questo lo chiamano il Turista. In più, non prova empatia né rimorso o paura,esercita un controllo totale sulla propria psicopatia. In altre parole, è imprendibile, l’incubo delle polizie di tutta Europa. Anche il più glaciale degli assassini, però, prima o poi commette un passo falso che lo fa finire in gabbia. Succede a Venezia – il territorio di caccia ideale per qualunque assassino – e la gabbia non è un carcere: è una trappola ben più pericolosa, tesa da qualcuno che in lui ha scorto la più letale delle opportunità. Anche Pietro Sambo ha fatto un errore, uno solo ma pagato carissimo. Adesso, ex capo della Omicidi, vive ai margini, con il cuore a pezzi. Poi arriva l’occasione giusta, quella per riconquistare onore e dignità. Ma per prendere il Turista dovrà violare di nuovo le regole, tutte, rischiando molto più della propria reputazione. 
È la sera giusta, per Elias. Dopo la partita a calcetto e le lezioni all'università di Cagliari, è impaziente di partecipare alle prove del coro, dare un passaggio verso casa a Violetta e, vincendo la timidezza, confessarle il proprio amore. È la sera sbagliata, invece. Perché dopo averla lasciata davanti al portone, incapace di parlare, lui risale in macchina e va incontro a un destino buio. Quella notte, infatti, investe una giovane donna che muore sul colpo. E anche il suo futuro si spezza. Dopo l'incidente il senso di colpa è troppo grande: si chiude in camera, non vede più nessuno. Non parlare, non muoversi, sperando di sentire il meno possibile, sono gli imperativi del suo giudice interiore. Elias si infligge un percorso ascetico in fondo al proprio dolore, che pare senza uscita. Due anni. Finché, un passo alla volta, decide di abbandonare la Sardegna e cercare una sua strada, altrove... Ed è così che succede: il vento soffia di nuovo inarrestabile, e porta con sé un presente da reinventare e il coraggio di affrontare tutto ciò che verrà.



La strada verde
Anne Enright

Editore: Bompiani | Pagine: 319 | Prezzo: € 19,00
Dal 1 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Rosaleen Madigan è una donna forte, forse troppo, un'irresistibile matriarca irlandese da cui prima o poi bisogna allontanarsi, se si vuole sopravviverle. Dei quattro figli solo Constance è rimasta nella contea di Clare, presa nelle spire di una vita troppo prevedibile; gli altri hanno cercato di sfuggire alla personalità ingombrante della madre, ma non è detto che ci siano del tutto riusciti. Dan l'inquieto ha scelto New York e il mondo eccentrico dell'arte; Emmet è arrivato fino in Mali, dove l'impegno rigoroso sul fronte umanitario non compensa l'incompiutezza di una vita sentimentale fatta di strade non prese; Hanna ha tentato senza successo la carriera di attrice a Dublino. Richiamati a casa per quello che potrebbe essere l'ultimo Natale condiviso Rosaleen, rimasta sola, ha deciso di liberarsi della dimora di famiglia -, dovranno fronteggiare se stessi cresciuti, misurarsi con desideri ancora accesi e aspirazioni appassite, ma soprattutto non potranno più eludere lo scontro con una madre che in un gioco di sguardi giudicanti, silenzi e improvvise asprezze riesce a trascinarli indietro nel tempo, a quello che erano e per lei sono rimasti: bambini per sempre, prigionieri di un'infanzia eterna pronta a rivivere nel momento in cui tornano tutti insieme, domati e definiti dal suo sguardo implacabile. 


Feltrinelli
€ 13,00 | 123 pg | Dal 1.09
Feltrinelli
€ 20,00 | 507 pg | Dal 1.09

Un uomo di molti mestieri è incaricato di un delicato restauro. La statua del crocifisso contiene segreti che si rivelano solo al tatto. Bisogna risalire a diverse nudità per eseguire. C'entra una città di mare e un villaggio di confine, un amore d'azzardo e una volontà di imitazione.
Cosa collega gli omicidi di Jorge Eliécer Gaitán, la cui morte ha spezzato in due la storia della Colombia, e quello di John F. Kennedy? In che maniera un crimine accaduto nel 1914, quello del senatore liberale colombiano Rafael Uribe Uribe, può segnare la vita di un uomo nel XXI secolo? Violenza, omicidi illustri, colpevoli trovati troppo in fretta o scomparsi nel nulla, indagini insabbiate, depistaggi, segreti di stato, menzogne attraversano la storia della Colombia, come la nostra, lasciando dietro di sé rovine e reliquie, vittime e sospetti. Sono un'eredità pesantissima per le generazioni future e la base di un fiorire di teorie cospirative più o meno fantasiose.