lunedì 16 luglio 2018

RECENSIONE | “Un’estate in montagna” di Elizabeth Von Arnim

Cari lettori, tra le innumerevoli novità editoriali vorrei segnalarvi l’uscita di un romanzo che mi ha già conquistata per il titolo e per il nome dell’autrice, una sicurezza di letture piacevoli e riflessive. Si tratta di “Un’estate in montagna” di Elizabeth Von Arnim, collana “Le strade”, Fazi Editore.

La scrittrice Elizabeth Von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, nacque a Kiribili Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi matrimoni infelici – ed ebbe cinque figli. Fra un matrimonio e l’altro fu l’amante di H.G. Wells. È stata una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato “Un incantevole aprile” (2017), “Il giardino di Elizabeth” (2017, recensione) e “La fattoria dei gelsomini” (2018, recensione).

“Un’estate in montagna” è la storia di Elizabeth, della sua perduta felicità e della cocente infelicità che l’hanno portata sui suoi monti come ultima speranza.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
Un'estate in montagna
Elizabeth Von Arnim (traduzione di S. Terziani)

Editore: Fazi
Pagine: 189
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Luglio 1919. Dopo una lunga camminata, Elizabeth giunge al suo chalet in montagna e, ancora prima di entrare, si accascia sull'erba fuori dalla porta. È stanca, sfinita, devastata dagli orrori della guerra. Come un animale ferito, cerca sollievo nella solitudine e nella bellezza del luogo: le estati, fra le montagne svizzere, sono calde e fresche insieme, le notti immense e quiete, i pendii profumano di miele. Fino a pochi anni prima, però, la casa, ora così silenziosa, era piena di amici. Ma il giorno del suo compleanno, Elizabeth riceve un regalo inatteso: due donne inglesi giungono per caso allo chalet in cerca di un posto dove riprendere fiato dalla passeggiata e dal sole. La padrona di casa le accoglie, prima per un pranzo, poi per un tè, poi per qualche settimana. E una scintilla di speranza si riaccende. All'allegro terzetto, infine, si aggiunge anche zio Rudolph, un pastore anglicano sessantenne che immancabilmente si innamora della più giovane delle due ospiti, quella con il segreto più vergognoso e il passato più scandaloso...







Luglio 1919. Elizabeth, devastata dagli orrori della guerra, decide di trascorrere l’estate nel suo chalet in montagna cercando sollievo nella solitudine e nella bellezza del luogo. La casa, un tempo piena di amici, ora è silenziosa e quieta. Ma il giorno del suo compleanno, Elizabeth riceve una visita inattesa: due donne inglesi giungono per caso allo chalet in cerca di un posto dove riposare dopo una lunga passeggiata.
Ah, che sollievo e conforto è stato vederle! Due esseri umani chiaramente rispettabili, persone in carne e ossa, non ladri, non fantasmi, e neppure appartenenti al sesso che siamo soliti associare al saccheggio; soltanto due donne oneste, vive e vegete, complete in ogni loro dettaglio, persino dotate di ombrello.
La padrona di casa le accoglie con entusiasmo e le due visitatrici rimarranno allo chalet per qualche settimana. A loro si unirà zio Rudolph, un pastore anglicano sessantenne, che si innamora della più giovane delle due donne. La ragazza, però, custodisce nel suo scandaloso passato un vergognoso segreto.

Dopo aver letto altri libri della Von Arnim, posso dire di apprezzare i suoi racconti lineari senza mirabolanti intrecci e con pochi personaggi sempre ben delineati. La scrittura, elegante con una vena di spietata ironia,  e il ritmo veloce mi permettono di godere appieno di una lettura sempre varia ma con elementi in comune. Nei romanzi della scrittrice sono sempre presenti il suo grande amore per la natura, la descrizione delle piccole felicità quotidiane, il tema della fuga, l’importanza dei rapporti sociali, il desiderio di emancipazione e di indipendenza femminile.

“Un’estate in montagna” è un libro scritto in forma di diario, è una dichiarazione d’amore alla montagna e ai suoi splendidi paesaggi, è un indicatore del potere terapeutico che la Natura, con le sue bellezze, esercita sull’animo sofferente.

Elizabeth è sola, la guerra le ha mostrato la malvagità umana lasciandola infelice e senza un briciolo d’energia. In montagna vuole ritrovare se stessa e la voglia di vivere, vuole ritornare a credere in Dio, la Natura diventa la sua terapia. Tutto è particolarmente difficile.
L’unica cosa da fare con le proprie sofferenze passate è avvolgerle ben bene nel loro sudario, seppellirle e poi voltare le spalle alla tomba per guardare il futuro.
Pian piano la speranza torna a far capolino nel cuore della padrona di casa grazie al provvidenziale arrivo delle gentili ospiti.
Sì, ho una gran paura della solitudine, mi dà i brividi e mi scuote nel profondo. Non parlo della banale solitudine fisica, ma piuttosto della tremenda solitudine dello spirito che rappresenta la tragedia suprema di ogni vita umana. Se ci arrivi veramente, a quella solitudine priva di speranza e di vie di fuga, allora muori; non ce la fai a sopportarla, e muori.
Quanta tristezza e desolazione in queste parole! I sentimenti della protagonista mi hanno coinvolta e ho provato ad immaginare cosa si possa provare ad assistere alla distruzione fisica e spirituale del proprio mondo.
È vero, il peggior dolore è ricordare la felicità di un tempo nel presente infelice.
In questo romanzo il carattere femminile  si mostra in numerose sfumature. Ogni dialogo, ogni situazione, ogni confidenza ci parlano di quanto sia complesso e difficile il ruolo della donna nella società. Il tutto è raccontato in forma di diario che, più che un rifugio privato, è un testimone degli eventi. È  sorprendente la semplicità con cui l’autrice passa da un momento drammatico a una visione leggera della vita. Tra una tazza di tè e un pasticcino si intrecciano i destini di tre donne che l’arrivo di un uomo riporterà ognuna nel suo ruolo sociale ben definito. Almeno fino al prossimo romanzo! Ho appena finito “Un’estate in montagna” ed Elizabeth già mi manca!

12 commenti:

  1. Quella cosa per cui tutti i Fazi, inevitabilmente, finiscono in wishlist. ;)

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  2. Mi piacciono le tematiche che ricorrono frequentemente nei romanzi di quest autrice, che credo sia nelle mie corde, anche per lo stile :)

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    1. La Von Arnim mi ha conquistata con il suo stile e per i temi trattati. Leggerò sicuramente altri suoi scritti :)

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  3. Tutti i romanzi di Elizabeth Von Arnim mi attirano per le ambientazioni. Credo che li adorerei.

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    1. Le ambientazioni hanno sempre un ruolo importante nell'economia del romanzo :)

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  4. della Von Armin ho letto un solo romanzo e purtroppo non è stato particolarmente adatto a me. ne sento sempre parlare benissimo e poi le cover dei suoi libri sono spettacolari. chissà che debba riprovarci!

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    1. Le cover sono davvero splendide e ti conviene riprovare con un nuovo romanzo della Von Armin vedrai che ti piacerà :)

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  5. Sembra un libro molto rilassante, però non mi convince del tutto, non sembra molto travolgente

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    1. Esatto!E' una quieta risalita dal baratro dell'infelicità verso la ritrovata voglia di vivere :)

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  6. Avevo partecipato al giveaway proprio sulla pagina della Fazi e, non avendo vinto (causa solita "fortuna"), avevo deciso di inserirlo comunque in wishlist. La tua recensione mi ha definitivamente convinto del fatto che sarà uno dei prossimi libri che leggerò, adoro questo tipo di ambientazioni e di storie!

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    1. Ottima scelta, la Von Arnim è una sicurezza per noi lettori :)

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