giovedì 5 luglio 2018

RECENSIONE | "La famiglia Aubrey" di Rebecca West

Oggi, 5 luglio 2018, troverete nelle librerie il primo romanzo di una serie profondamente autobiografica a firma Rebecca West. Si tratta di un libro corposo che vi sorprenderà per i suoi personaggi indimenticabili: “La famiglia Aubrey”, traduzione di Francesca Frigerio, Fazi Editore.

Se avete voglia di venire con me, entreremo nelle stanze di casa Aubrey per vivere la loro strana allegria mentre, in circa un decennio, si tratteggiano già i loro destini. Conosceremo  una famiglia di artisti dove niente è semplicemente quello che sembra. In questo romanzo Rebecca West restituisce una visione romanzata della sua infanzia, tra musica, politica e preoccupazioni finanziarie volgendo lo sguardo anche alle tensioni sociali e alle inquietudini di un’Europa alle soglie del Novecento.
STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
La famiglia Aubrey
Rebecca West (traduzione di F. Frigerio)

     Trilogia degli Aubrey    
#1 La famiglia Aubrey


Editore: Fazi
Pagine: 570
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Nelle stanze della loro casa coloniale, fra un dialogo impegnato e una discussione accanita su un pentagramma, in sottofondo riecheggiano continuamente le note di un pianoforte; prima dell’ora del tè accanto al fuoco si fanno le scale e gli arpeggi, e a tavola non si legge, a meno che non sia un pezzo di papà appena pubblicato. Le preoccupazioni finanziarie sono all’ordine del giorno e a scuola i bambini sono sempre i più trasandati; d’altronde, anche la madre Clare, talentuosa pianista, non è mai ordinata e ben vestita come le altre mamme, e il padre Piers, quando non sta scrivendo in maniera febbrile nel suo studio, è impegnato a giocarsi il mobilio all’insaputa di tutti. Eppure, in quelle stanze aleggia un grande spirito, una strana allegria, l’umorismo costante di una famiglia unita, di persone capaci di trasformare il lavaggio dei capelli in un rito festoso e di trascorrere «un Natale particolarmente splendido, anche se noi eravamo particolarmente poveri». È una casa quasi tutta di donne, quella degli Aubrey: la figlia maggiore, Cordelia, tragicamente priva di talento quanto colma di velleità, le due gemelle Mary e Rose, due piccoli prodigi del piano, dotate di uno sguardo sagace più maturo della loro età, e il più giovane, Richard Quin, unico maschio coccolatissimo, che ancora non si sa «quale strumento sarà». E poi c’è l’amatissima cugina Rosamund, che in casa Aubrey trova rifugio. Tra musica, politica, sogni realizzati e sogni infranti, in questo primo volume della trilogia degli Aubrey, nell’arco di un decennio ognuno dei figli inizierà a intraprendere la propria strada, e così faranno, a modo loro, anche i genitori. 



Dire che un essere umano assomigli a un cavallo non è considerato un complimento; ma qualche volta negli occhi di un cavallo di razza risplende una stella, che racconta della sua capacità di correre veloce, del suo spirito indomabile, e quella stessa luce era negli occhi di mio padre.
Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Vivono nella casa in cui è cresciuto il capofamiglia Piers Aubrey e le giornate trascorrono fra un dialogo impegnato e una discussione su brani di musica classica mentre, in sottofondo, si sentono le note di un pianoforte. L’ora del tè è sacra e a tavola non si legge, fatta eccezione per i pezzi scritti dal padre. Le preoccupazioni finanziarie sono una costante. A scuola i bambini sono trasandati. La madre Clare, talentuosa pianista, non è mai ben vestita.
Oh, sto diventando vecchia e brutta, ma non è questo. Non posso competere con i debiti e con il disonore, che è ciò che lui ama veramente.
Il padre Piers quando non si dedica ai suoi articoli, è impegnato nel dilapidare somme di denaro al gioco e in affari mai proficui.
Il gioco è peggio dei tarli e della ruggine, non si lascia dietro brandelli di stoffa e metallo arrugginito, si mangia tutto senza lasciare nulla.
Nonostante ciò in casa Aubrey c’è uno stato d’animo gioioso che permea la famiglia povera ma unita. Una famiglia composta quasi tutta da donne.

Cordelia, la figlia maggiore, è priva di talento musicale eppur continua a suonare il violino sognando un futuro da professionista.

Le due gemelle Mary e Rose, prodigi del piano, sono più mature della loro età e non mostrano mai paure derivanti dalla loro precaria situazione economica.

Richard Quin, unico figlio maschio coccolatissimo, non sa ancora “quale strumento suonerà” e nell’attesa cerca di essere di sostegno per l’amata madre.
Eravamo esperte in delusioni, avevamo imparato a essere ciniche rispetto ai nuovi inizi ancora prima di fare noi stesse il nostro debutto, ma questa casa ci dava speranza.
Poi c’è l’adorata cugina Rosamund che in casa Aubrey trova rifugio. Con i componenti della famiglia  conosceremo anche gli amici, gli insegnanti e i domestici che ricoprono un ruolo ben determinato nella storia tra sogni realizzati e sogni infranti, tra certezze e timori, tra povertà materiale e ricchezza di spirito.

“La famiglia Aubrey” è una saga familiare senza tempo, narrata con un linguaggio raffinato e con particolare attenzione per i dettagli riguardo ai costumi sociali dell’epoca. A raccontare la storia degli Aubrey è Rose che ripercorre le sorti dei suoi cari nel trasferimento da Edimburgo a Londra inseguendo il padre avventuriero diviso tra l’ambizione di essere uno scrittore e le fallimentari speculazioni economiche.  Mentre il padre si allontana continuamente da casa, mamma Clare si adopera per mantenere unita la famiglia ed è sempre in angoscia per i creditori. Quando Piers abbandona la famiglia sparendo nel nulla, toccherà a lei far fronte ai debiti. Per fortuna c’è un benefattore, il signor Morpurgo, e Clare ha un asso nella manica che concederà loro un po’ di respiro.

Procedendo con la lettura mi sono resa conto della quiete che regna nel romanzo. È una quiete fatta di quotidianità senza grandi sconvolgimenti. La scrittrice crea un filo diretto con il lettore, un filo intriso di empatia verso la famiglia Aubrey sempre in attesa degli eventi in un presente dilatato nel tempo contrassegnato da qualche episodio drammatico come la scomparsa del padre, qualche fenomeno paranormale (Poltergeist) messo a tacere dall’amore e, udite udite, da un omicidio. Questi avvenimenti non riscuotono un’attenzione particolare da parte della scrittrice poichè intreccio di un disegno più grande come può essere la vita in divenire.

Molte, invece, le bellissime descrizioni che arricchiscono un flusso narrativo che pone attenzione alle azioni dei personaggi descritti in modo impeccabile. Nessuno piega il capo davanti alle difficoltà economiche e ai creditori che numerosi bussano alla porta. La povertà non pone un limite ai loro sogni, ai desideri. Vivono il presente rifugiandosi fra le amate note nutrendosi della musica che seduce e affascina.

Una cosa è chiara: la ricchezza non rende felici e nessuno viene amato per la sua perfezione. La musica è il centro della famiglia e non essere musicalmente dotati (vedi la povera Cordelia) è una catastrofe. Tutti in famiglia parlano con sincerità, non mentono nel timore di far male a una persona amata. Nessuno illude Cordelia proprio perché capire i propri limiti è doveroso per non crearsi false illusioni.

Il titolo originario del romanzo è “The fountain overflows” (La fontana trabocca) e ben descrive il flusso incessante e straripante degli avvenimenti che segnano il trascorrere del tempo in casa Aubrey. Una moltitudine di eventi con un pizzico di horror gotico, un inciso thriller e tanta quotidianità sottolineata dal semplice scorrere del tempo vivendo il presente ma guardando al futuro.

Rebecca West è lo pseudonimo di Ceciy Isabel Fairfield (1892-1983) celebre scrittrice inglese considerata una delle più raffinate prosatrici del Ventesimo secolo. Nel corso della sua vita è attrice di teatro, femminista ante-litteram, socialista, suffragetta. L’amica Virginia Wolf la definisce “un incrocio tra una donna di servizio e una zingara, ma più tenace di un terrier” per il suo carattere indomabile e anticonformista. Nel 1956 con “The Fountain Overflows” inizia una saga familiare che ripercorre cent’anni di storia. Il progetto rimane però incompiuto e solo tre dei quattro romanzi previsti sono stampati: “This Real Night” esce postumo nel 1984 e “Cousin Rosamund” nel 1985, ricostruiti dagli appunti autografi.

Il sipario si è appena alzato sulle vicende degli Aubrey e tutti loro sono già nel mio cuore e non vedo l’ora di assistere al secondo atto. Piers tornerà tra le braccia della sua famiglia? Cosa farà Cordelia ora “che sa” di non aver alcun talento musicale? Clare continuerà a proteggere i suoi amati figli? Rose, Mary, Richard Quin e Rosamund, quale sarà il loro futuro? Non mi resta che aspettare ascoltando un po’ di musica classica. Lasciare casa Aubrey è davvero difficile!

10 commenti:

  1. Bellissima recensione! Recensito anche io questa mattina e sono d'accordo con la tua visione! :)

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    1. Passo subito da te e mi fa piacere che entrambe concordiamo sul valore positivo del romanzo :)

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  2. La tua recensione conferma le mie sensazioni, già positive, su questo romanzo, che cercherò di procurarmi il prima possibile, tra l'altro mi piacciono sia il periodo di ambientazione che il fatto che sia una saga familiare :)

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    1. Il periodo storico è ben descritto. Usi e costumi dell'epoca sono ben documentati mentre l'irrequietezza politica è tangibile. Sono sicura che ricaverai un gran piacere dalla lettura di questo primo capitolo della saga :)

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  3. Mi aveva conquistato la copertina, ma non avevo capito fosse una trilogia.
    E non avevo neanche percepito che il mood della lettura sarebbe stato tra il gioioso e il tranquillo, mi aspettavo qualche dramma. Meglio così!

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    1. Nessun dramma, ogni avvenimento è vissuto con serenità perchè non c'è posto per la paura in casa Aubery dove la musica regna sovrana :)

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  4. Nonostante non sia il mio genere, sto leggendo tante di quelle cose belle che...

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    1. ...Sarai sicuramente tentato e sarà un'ottima scelta :)

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  5. Anche tu sei rimasta colpita dalla descrizione dell'autrice fatta da Virginia Woolf! ("una zingara col temperamento di un terrier"), Rebecca West ha una biografia che potrebbe benissimo diventare un romanzo! Recensione chiarissima, sono assolutamente d'accordo su tutto ;)

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    1. Concordo con te! Ho letto la biografia dell'autrice ed è talmente ricca di eventi che potrebbe davvero diventare un romanzo. Io lo leggerei con molto piacere :)

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