lunedì 2 marzo 2020

RECENSIONE | "Aria di novità" di Carmen Korn

Esce oggi, 2 marzo, “Aria di novità”, l’ultimo romanzo della trilogia di Carmen Korn. La serie, che comprende “Figlie di una nuova era” ed “È tempo di ricominciare”, ci conduce nella Germania del secolo scorso. Henny, Kathe, Ida e Lina saranno le nostre guide attraverso un mondo che cambia e che vedrà le loro vicende personali intrecciarsi in una rete intricata di relazioni, battaglie politiche, sfide lavorative, lutti e perdite. Quattro donne, quattro amiche nella Germania del Novecento, che raccontano la loro quotidianità, le difficoltà dovute a ben due guerre mondiali, la ricostruzione del dopoguerra e la loro speranza nel futuro. Speranza, a volte, pietrificata in un muro che divide e allontana a testimonianza di come la guerra sia sempre e inevitabilmente presente nel cuore degli uomini.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Aria di novità
Carmen Korn (traduzione di Manuela Francescon)

     Trilogia "Figlie di una nuova era"     
#1 Figlie di una nuova era (recensione)
#2 È tempo di ricominciare (recensione)
#3 Aria di novità


Editore: Fazi Pagine: 390 Prezzo: € 20,00
Sinossi

È il 1970 e Henny, che ha «l’età del secolo» ed è concentrata sui preparativi per il suo settantesimo compleanno, chiede divertita all’amica di sempre: «Hai mai tradito tuo marito?». Guardarsi allo specchio è più difficile, ma dentro si sente ancora una ragazzina; perché cos’è il tempo, in fin dei conti? A festeggiare con lei, insieme alle immancabili amiche, al marito e ai figli, ci sarà una nuova generazione appena entrata nell’età adulta: Katja, una fotografa che decide di mettere in secondo piano la sua vita per documentare con le immagini quel che accade nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale tornata a sorpresa ad Amburgo con una notizia che lascerà parenti e amici a bocca aperta; e poi Ruth, giornalista e militante, che fatica a liberarsi dalla travagliata relazione con un uomo violento pericolosamente vicino alle frange più estreme. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stretto sodalizio che ha unito le loro madri e nonne e, con grande felicità di Henny, la generazione successiva alla sua porta avanti la tradizione: condivide felicità e sfortune, i momenti insignificanti e quelli importanti. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989. Ma prima che la storia intervenga ad abbattere questa barriera, chiudendo un’epoca e aprendone una nuova, le vite delle protagoniste subiranno diversi scossoni.


La vita procede per vie contorte e vicoli ciechi, e spesso i tesori più preziosi li troviamo lungo una strada diversa da quella che avevamo deciso di imboccare.
È il 1970 e Henny è presa dai preparativi per il suo settantesimo compleanno. Con lei le amiche di sempre, i loro mariti, i figli e i nipoti. Ritroveremo Katja, diventata fotografa per documentare con le immagini ciò che succede nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale che tornerà ad Amburgo con una notizia strabiliante; Ruth, giornalista e militante, che faticherà a liberarsi  dalla travagliata relazione con un uomo violento vicino alle frange più estreme. Katja, Florentine e Ruth sono unite, così come le loro madri, da una profonda amicizia. Insieme affronteranno difficoltà, paure, momenti importanti e quotidianità. Condivideranno felicità e sfortune, successi e gravi perdite. Come sempre, a far da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta. Rivivremo le dure atmosfere della Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione, le attività della RAF, l’AIDS, il blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del muro nel 1989. Le nostre protagoniste e le loro famiglie attraverseranno questi anni inquieti sempre a testa alta anche se le loro vite subiranno diversi scossoni.

La trilogia di Carmen Korn trova in questo volume la sua commovente conclusione. Tuttavia vorrei, ancora per un momento, ricordare che questa storia mi ha permesso di conoscere quattro donne straordinarie che hanno fatto dell’amicizia uno scudo per difendersi dai travagli della vita. Ho seguito con partecipazione i loro turbamenti, le loro gioie e i dolori nell’affrontare il mondo. Sempre unite, pronte a sostenersi l’un l’altra. Henny, Kathe, Lina e Ida sono molto diverse tra loro. Hanno caratteri complementari e un’estrazione sociale alquanto differente, alta e piccola borghesia, classe operaia, che non le allontana ma le unisce ancor di più. Insieme affrontano la vita e assistono a una rivoluzione politica che cambierà l’esistenza di tutti. Naturalmente l’età comincia a farsi sentire per le vivacissime amiche ma figli e nipoti diventeranno linfa vitale. Linfa che darà loro la forza per affrontare i momenti bui, per raccogliere i cocci e ricominciare fino ad approdare alla fine del millennio.
Le traiettorie di vita si possono correggere.
Quattro donne, quattro famiglie e un secolo. Non tutto fila sempre liscio ma quando hai dei veri amici al tuo fianco è più facile sopportare l’amarezza e il dolore di alcuni eventi. Per me è stato meraviglioso far parte di questa storia e devo confessare che qualche lacrima è stata versata vedendo compiersi il destino delle protagoniste. Ognuna ha affrontato la vecchiaia in modo diverso e mi sono ritrovata, con profonda tristezza, a dire addio ai tanti personaggi che ho amato provando con loro tante emozioni che colorano la vita.
Nella vita ho imparato che le immagini dolorose bisogna scacciarle via. Si vive più a lungo.  
“Aria di novità” è un microcosmo straordinario, una grande famiglia di amici, con personaggi che vivono la vita sempre da protagonisti affrontando difficoltà e sofferenze ma anche momenti di serena felicità: l’amicizia, l’amore, la speranza e la voglia di ricominciare andando incontro alla vita. Un microcosmo che si apre all’evoluzione della Storia e ne condivide pregi e difetti.

È stato bello leggere le vicende familiari mediante le vicissitudini dei suoi componenti. Attraverso più generazioni abbiamo assistito ai loro successi, agli intrecci, ai drammi e alle scelte sentimentali. Le storie sono magistralmente accompagnate dai cambiamenti politici e sociali che hanno mutato il volto della società tedesca. Ho letto storie d’amore e di morte, di gelosia e d’amicizia, che si susseguono attraverso più generazioni passandosi il testimone e adattandosi ai nuovi tempi. Tuttavia nella diversità dei tempi e dei personaggi, l’elemento che  unisce le varie storie è “un grande cuore” e il coraggio di andare avanti, di rialzarsi dopo esser caduti.

“Aria di novità”  è il viaggio affascinante di chi è padrone della propria esistenza. Mi piace, infatti, leggere le dinamiche dei rapporti interni alle famiglie. Le loro contraddizioni, i problemi, l’unione che le caratterizza nei momenti difficili. In alcune famiglie scoprirete un lato nascosto ma i grandi legami della vita, alla fine, vincono sempre.

In generale posso dire che la trilogia del secolo è una raccolta di storie emozionanti sulle relazioni umane, sul cuore nero che può esistere in noi. I personaggi sono tanti e differenti tra loro. Si muovono in una società che muta e vanno incontro al loro destino con lo sguardo di chi quel destino è deciso a cambiarlo.
 La vita è ciò che ti succede mentre sei occupato a fare altri piani.
Carmen Korn affascina con la sua scrittura senza ornamenti, è fluida e senza maschere poiché riesce a catturare l’attenzione del lettore ispirandosi alla vita vera dando spazio ai problemi che nascono nel cercare la propria strada.

“Aria di novità” è un romanzo complesso sulle relazioni umane. Mai semplici, molte volte aggrovigliate con luci e ombre che si riflettono nello specchio della vita. La pluralità dei destini è la grande ricchezza di questa saga. L’amicizia, la riconoscenza, il rispetto, l’affetto, l’amore sono parte dei sentimenti che legano i personaggi tra loro e che li rendono vivi, umani, cari al nostro cuore.

giovedì 27 febbraio 2020

RECENSIONE | "La ragazza con la macchina da scrivere" di Desy Icardi

Dopo “L’annusatrice di libri” (recensione), sul senso olfattivo e la lettura, Desy Icardi torna con un nuovo appassionante romanzo sul tatto e la scrittura. Con “La ragazza con la macchina da scrivere” (Fazi Editore) la scrittrice  racconta la scrittura attraverso il tatto e sceglie come protagonista una dattilografa che le storie non le scrive ma le trascrive.

 
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La ragazza con la macchina da scrivere
Desy Icardi

Editore: Fazi
Pagine: 366
Prezzo: € 15,00
Sinossi

Cosa ricordano le dita? Se la memoria scompare, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi?
Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere portatile, una Olivetti MP1 rossa.
Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale, offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere, Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato lungo il suo percorso.







Dalia ricordava benissimo chi era, e ancor più chi suo padre pretendeva che fosse: una ragazza che come le commesse della merceria aveva bisogno di lavorare per guadagnarsi da vivere, ma che doveva esibire il contegno elegante e un po’ altezzoso di una giovane ereditiera.

Cosa ricordano le dita? Se la memoria vien meno, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi? Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa. Con lei la sua compagna fedele, una macchina da scrivere portatile rossa, una Olivetti MP1. Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che offusca parte della sua memoria. I ricordi non sono del tutto svaniti ma sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali verranno liberati nel contatto con i tasti della macchina da scrivere. Attraverso l’amata Olivetti, Dalia ripercorre la sua vita. Riaffiorano i ricordi legati agli amori, ai dispiaceri, ai momenti difficili vissuti durante gli anni della guerra. Si ricompone così la storia di una donna coraggiosa che ha saputo affrontare a testa alta i problemi della vita. Tuttavia qualcosa ancora sfugge alla sua memoria e Dalia è decisa a ridar vita a quel ricordo seguendo gli indizi che il destino ha disseminato lungo il suo percorso.

Conoscere Dalia, la dattilografa che  ha attraversato il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua Olivetti MP1 rossa, è stato un vero piacere.  La storia inizia nel 1940, il mondo è nuovamente di fronte all’abisso di un sanguinoso conflitto. Dalia aveva 17 anni, eventi drammatici l’avevano obbligata a maturare troppo in fretta. Era una giovanissima dattilografa costretta a lavorare per sopperire alle necessità della famiglia. Il  padre, dopo il fallimento della sua fabbrica di cerini, se ne stava chiuso in casa e, le poche volte che si faceva vedere in giro, guardava tutti dall’alto in basso. La madre era andata via dopo il dissesto finanziario e i parenti erano svaniti nel nulla nel timore che qualcuno chiedesse loro del denaro.  Anche se ridotto in miseria, il padre di Dalia aveva grandi progetti e anelava un matrimonio altolocato per la figlia. Il destino, però, aveva in serbo per Dalia ben altri progetti. La fanciulla, infatti, con un matrimonio frettoloso e avventato comprometterà irrimediabilmente la sua esistenza. Imprigionata in un matrimonio infelice dovrà far affidamento a tutto il suo caraggio per ritornare a essere protagonista della sua vita senza compromessi.

Quando la Seconda Guerra Mondiale si abbatterà sulla vita di tutti come un ciclone, Dalia si troverà di fronte a scelte crudeli sul suo futuro. La vita, lo sappiamo, non rispetta quasi mai i piani che noi decidiamo e così il castello di carta, costruito con desideri e speranze, crolla a causa di un colpo di vento inaspettato.

“Il colpo di vento” ha la voce del Duce che, il 10 giugno 1940, annuncia l’entrata dell’Italia in guerra al fianco della Germania, contro Francia e Gran Bretagna. La terribile guerra, dapprima desiderata e inneggiata da tutti, sarà poi da tutti maledetta e travolgerà ogni cosa. Con fierezza ed euforia gli italiani si preparavano a morire. I primi bombardamenti sveleranno una dura realtà.

Leggendo “La ragazza con la macchina da scrivere” ho provato vari sentimenti e mi sono schierata apertamente dalla parte di Dalia. Il suo personaggio mi ha permesso di vivere sulla mia pelle, oltre le dinamiche del cuore e della mente, anche i momenti più bui della guerra. Tra i vari personaggi ho amato l’avvocato Ferro, un uomo dal cuore grande e dall’amore infinito per i libri. Lui misurava il tempo in libri da leggere e aveva creato un rifugio antiaereo con le pareti foderate da librerie in cui trovavano riparo i libri messi al bando da Mussolini.

I libri sviluppano tante doti, incluso il coraggio, e circondarsi di amanti dei libri fa sentire quasi invulnerabili.

“La ragazza con la macchina da scrivere” ci mostra il potere degli oggetti del passato che hanno mille storie da raccontare, basta saperle ascoltare ricordando che la speranza del cuore non muore mai.

Quando incontriamo Dalia ha 71 anni, “un piccolo incidente” le ha lasciato dei buchi di memoria che lei è decisa a colmare. La sua macchina da scrivere diventa lo scrigno di una memoria tattile che permetterà ai ricordi di riaffiorare. Conosceremo così il buon ragioniere Borio, la pestifera vedova Monti, la cara signorina Girola con le sue vivaci commesse Elvira e Rachele. Riappaiono nuovamente alla memoria, immagini e volti messi in pausa per un momento ma mai dimenticati. Tenera l’immagine di Dalia ragazzina che, con l’Olivetti posizionata nella sua custodia sul portapacchi della bicicletta, andava al lavoro.

Il momento nel quale montava sulla bicicletta per recarsi al lavoro era per Dalia il più felice della giornata.

L’uso della bicletta mi ha trasmesso una sensazione di autonomia e indipendenza, il coraggio di andare incontro alla vita in cui paure, bugie, sospetti, segreti si mescoleranno con illusioni e nuove possibilità. Storie mai nate grideranno il loro diritto di esistere, di percorrere la strada verso la felicità eliminando le ombre fredde di un passato difficile.

Secondo l’opinione comune le dattilografe devono scrivere senza pensare, ma la realtà è un’altra: noi dattilografe pensiamo molto e assai velocemente, ma senza mai darlo a vedere.

“La ragazza con la macchina da scrivere” è un romanzo sull’aprirsi di un vuoto e sullo sforzo fatto per colmarlo. Da una parte c’è la frammentarietà apparente del ricordo, dall’altra la disperata volontà di riappropiarsi del passato. Nel mezzo c’è la MP1 rossa che nelle mani di Dalia diventa una creatura umana che l’aiuta a capire, a ricordare, creando un complesso di sfumature effimere che caratterizzano la  simbiosi tra la macchina da scrivere e la protagonista. Il ticchettio dei tasti richiama i ricordi, fa luce nel passato e infonde in Dalia un’inattesa energia per scoprire il mistero di tutta una vita. Un incontro rimandato per troppo tempo, un rincorrere ciò che poteva essere ma non è mai stato. Una speranza, un’attesa di felicità, un timido sorriso apparirà su quelle labbra che i dolori della vita non hanno mai scalfito. Perché, credetemi, non è mai troppo tardi per cambiare nuovamente il corso del destino.

giovedì 20 febbraio 2020

RECENSIONE | "I misteri di Borgoladro" di Filippo Semplici

Se volete assistere alla trasformazione della normalità in un feroce incubo allora vi consiglio la lettura del romanzo “I Misteri Di Borgoladro” di Filippo Semplici pubblicato da Newton Compton Editori. Brividi, azione, stupore vi aspettano a testimonianza che la scelta di andare in vacanza non è sempre una buona idea soprattutto se il vostro itinerario turistico comprende antichi borghi dove tutto è possibile.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
I misteri di Borgoladro
Filippo Semplici

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Quando Orlando parte per un viaggio in Toscana insieme a Elise, la sua compagna, ha tanti propositi per passare dei giorni all’insegna del divertimento: non vede l’ora di dedicarsi al buon vino, al cibo genuino e all’esplorazione di luoghi fuori dalle rotte turistiche consuete. Ma sulla strada, durante una sosta nel piccolo paese di Borgoladro, l’allegria lascia spazio al sospetto. Nel piccolo insediamento di case arroccato sulle colline e abitato da vecchi pensionati si respira un’atmosfera sinistra. Difficile capirne la ragione: ma a un certo punto è chiaro che Orlando ed Elise non sono ospiti graditi e ben presto la vacanza rilassante tanto agognata si trasforma in un incubo da cui sembra impossibile svegliarsi…
Chi ha detto che la provincia sia rassicurante?
Nel piccolo paese di Borgoladro nulla è come sembra


Chi ha detto che la provincia sia rassicurante?
Nel piccolo paese di Borgoladro nulla è come sembra.
Orlando ed Elisa partono per un viaggio in Toscana. I due ragazzi hanno il desiderio di trascorrere alcuni giorni all’insegna del divertimento dedicandosi all’esplorazione di luoghi fuori dalle consuete rotte turistiche. Durante una breve soste nel piccolo paese di Borgoladro, tutto cambia e l’allegria cede il posto al sospetto e alla paura. Il paesino è abitato da vecchi pensionati e l’atmosfera idilliaca delle colline toscane cede ben presto il posto a un clima di ferocia. Orlando ed Elisa vedranno la loro rilassante vacanza trasformarsi in un incubo da cui sembra impossibile svegliarsi.

Quale segreto nasconde il piccolo paese di Borgoladro sperduto nella campagna toscana?

L’autore ha il dono di trasportare il lettore nel cuore della storia. Offre una vicenda intrisa di orrore, angoscia e follia che si intrecciano creando uno scenario che nasconde una verità inimmaginabile.

Orlando è un ragazzo pacifico, prudente e riflessivo che vedrà la sua natura trasformarsi a causa di ciò che dovrà affrontare. Diventerà coraggioso, spietato e calcolatore ma non sarà un eroe perché “i cattivi” e “i buoni” ben presto si confonderanno. Il confine tra bene e male è così esiguo che attraversarlo è questione di un attimo. La dura e cocciuta Elisa capitolerà davanti alla ferocia, la paura si impadronirà della sua mente e condizionerà ogni suo comportamento. È facile essere ottimisti e determinati nella vita di tutti i giorni quando tutto procede per il meglio. Tutto si complica quando la paura bussa alla tua porta.

Borgoladro, paese immaginario, è un borgo antico in cui vivono poche persone che lavorano i loro campi e sembrano vivere lontano da ogni forma di tecnologia. Il mondo è fuori dai suoi confini. Saranno proprio i due giovani a scoprire la vera natura di quel luogo dove si giunge con facilità ma da cui è impossibile andar via.

Il male non ha confini, è ovunque e spesso si nasconde dietro la maschera della quotidianità. Borgoladro è una trappola, un girone infernale che accoglie i due protagonisti. Fin da subito gli abitanti della zona si dimostrano poco amichevoli. Infatti, in un’atmosfera che scivola inesorabilmente verso l’orrore, i “bravi ragazzi” di città si trasformeranno. Il loro lato oscuro verrà alla luce in una continua lotta per la sopravvivenza. La perversione umana e la cattiveria regnano nel borgo. Le vicende si susseguono con rapidità, una dopo l’altra, ad ogni azione è associata una profonda e dettagliata descrizione degli stati d’animo dei personaggi. Oltre a Elisa ed Orlando conosceremo Faina, Malcuori, Beccamorti, nomi che sono tutto un programma.
Da quella prospettiva, il paese assumeva una diversa identità. Sembrava un’orda di demoni famelici, pronti a banchettare con le sue carni. Dentro i loro occhi vedeva agitarsi tutta la malvagità e il rancore che crescevano nelle profondità delle loro anime, gli inferni che bruciavano dentro ognuno di loro.
Questi pensieri attraversano la mente di Orlando durante il suo incontro con i “mostri” e scoprirà la capacità di diventare mostro egli stesso.
Non stava ammazzando nessuno, lui, stava facendo pulizia. Riportava ordine dove regnava il caos. Toglieva la polvere dagli angoli più bui, quelli nascosti e irraggiungibili. Era come attraversare lo specchio di Alice per ritrovarsi dall’altra parte, dove tutto cambiava di prospettiva e di significato; dove l’illogico diventa logico e il giusto sbagliato.
L’autore racconta una tensione crescente che sottolinea come le cose non vanno sempre come ci si aspetta. Da un momento all’altro tutto può cambiare e i ragazzi dovranno combattere per salvare la loro stessa vita.

Fin dalle prime pagine di questo romanzo, si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a una bomba a orologeria pronta a esplodere da un momento all’altro. Si percepisce che qualcosa non va per il verso giusto e ritrovarsi in un abisso di violenza sarà inevitabile.
Si era calato in quell’abisso nero per dare una sbirciata, ma alla fine era rimasto invischiato nelle tenebre che aveva spiato, fino a smarrirsi dentro di loro. Solo lottando avrebbe ritrovato la luce.
“I Misteri Di Borgoladro” è un thriller-horror che mi è piaciuto per vari motivi. C’è un filo rosso che tiene legate insieme le vicende oscure che danno vita a una storia inquietante che nasconde pericoli non tanto immaginari. Non vi svelo cosa si nasconde tra le stradine del borgo ma sappiate che resterete con il fiato sospeso fino al finale aperto, preludio di un seguito che leggerò con molto interesse. L’orrore non è tanto visivo (non troverete lunghe scie di sangue) quanto invece concentrato nelle espressioni e azioni dei personaggi che appaiono nella loro natura più istintiva e primordiale.

È la storia di una lotta, uomo contro uomo, uno spettacolo terrificante che vede la ragione addormentarsi e il risveglio della bestialità. L’istinto per la sopravvivenza, l’imprevedibilità, la bestia che dorme in noi, sono temi forti che vengono affrontati con coraggio e determinazione. L’orrore è dentro di noi, pronto ad assumere gli aspetti più imprevedibili, è immerso nella quotidianità e ognuno sceglie il suo inferno personale.

Ogni uomo sceglieva la propria dannazione, sceglieva il diavolo a cui affidarsi per bruciare all’inferno. Non tutti gli esseri umani erano pronti ad accettare il paradiso.

I “mostri” non sono lontani, si aggirano fra di noi.