martedì 30 giugno 2026

RECENSIONE | "La vecchia" di Georges Simenon

Ogni romanzo di George Simenon mi attira irresistibilmente e devo ringraziare Adelphi per la pubblicazione delle sue opere. Questa volta la casa editrice pubblica un inedito in Italia, "La vecchia", nella traduzione di Simona Mambrini. Si tratta di un romanzo che Simenon scrisse durante un suo soggiorno in Svizzera nel 1959. La vicenda si svolge quasi interamente fra le mura di un appartamento dell'Ile Saint-Louis, a Parigi. L'opera a porte chiuse pone al centro della scena le dinamiche di potere e la convivenza forzata. Sophie, una giovane donna dalla vita anticonformista e dissipata, accetta di ospitare la nonna ottantenne, Juliette, che non vede da quindici anni. Tra lei, la nonna, la domestica e un'amica di Sophie, la tensione cresce a poco a poco fino al punto di rottura. Quattro donne, che diffidano l'una dell'altra, si osservano e si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vecchia
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 167
Prezzo: € 18,00
Sinossi

«Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto La vecchia. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un huis clos: una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell’Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria – celebre paracadutista che conduce un’esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate –, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l’ultima amichetta di Sophie e l'occhiuta domestica. In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza.





Quattro donne, ciascuna intenta a studiare i movimenti delle altre tre, sensibile alla minima variazione di tono, alla natura di un silenzio. 

Siamo alla fine degli anni Cinquanta. Il commissario di polizia Charon annuncia a Sophie Emel che sua nonna non vuole lasciare l'appartamento in cui vive e che verrà abbattuto, con l'intero stabile, a breve. L'ottantenne nonna, davanti alla prospettiva di essere portata via con la forza e magari rinchiusa in manicomio, si era chiusa in casa, al quinto piano di un palazzo già sgomberato, minacciando di buttarsi dalla finestra. La nipote riesce a convincere la nonna, dopo lungo patteggiamento, a trasferirsi nella casa dove lei vive con un'amica e una cameriera. Inizia così una convivenza in un microcosmo femminile che verrà improvvisamente sconvolto dall'arrivo della nuova ospite. Nascono incomprensioni e diffidenze, ben presto la personalità dispotica della "vecchia" si manifesterà in tutto il suo negativo splendore. 

Come sempre leggere Simenon non è solo un piacere ma induce alla riflessione. I suoi romanzi, dopo una lettura distratta, possono sembrare tutti uguali eppure sono sempre diversi. Ad ogni nuovo romanzo non so resistere, il richiamo è troppo forte e io so già che troverò una storia pacata che mette in luce le solitudini, i dolori, le parole non dette, le lacerazioni esistenziali di umani personaggi travolti dalla forza irresistibile del destino. Storie caratterizzate da dialoghi semplici e brevi, descrizioni ridotte ai minimi termini e personaggi, spesso sgradevoli, messi a nudo. Leggere Simenon è come sentire sulla propria pelle l'attimo in cui tutto cambia nella vita e sbirciare dalla porta socchiusa, quella della cover, è come guardare nell'abisso dell'animo umano. 

La giovane protagonista, celebre paracadutista, è una donna indipendente, emancipata e libera. 

Il suo appartamento diventa emblema di spazi intimi e sociali. Il salotto è un'agorà dove si parla ridando vita a memorie custodite per lungo tempo. La casa si rivela un territorio ambiguo, dove la dimensione emotiva gioca un ruolo predominante tra ricordi e quotidianità. La convivenza sembra procedere per il meglio ma è solo l'inizio di una parabola inarrestabile. Nella dolcezza degli sguardi, nei gesti riservati, nella discrezione, si può nascondere un pericolo inatteso che mescola le carte dell'adattamento a una convivenza che promette, ma non mantiene, stabilità e protezione. Tra le protagoniste i discorsi hanno il doppio volto della sincerità e della scaltrezza. Nonna e nipote si fronteggiano, ognuna cerca di minare le certezze dell'altra, nascondendo diffidenze e rancori. 

La donna, dice nonna Juliette, non è mai un essere completo. Una donna è un pezzo di qualcosa, qualcosa che forse non esiste.

Sophie, si mostra come una donna forte ma è solo apparenza. La nonna la spia per scoprire i suoi punti deboli e si rivede in molti dei comportamenti della nipote. Chi si sente debole cerca rifugio in chi crede sia più forte. Credere ed esserlo veramente sono, però, due affermazioni ben diverse. In superficie le apparenze regnano sovrane. Siamo, in verità, pianeti da esplorare, territori vergine da scoprire. Siamo estranei l'uno per l'altro: genitori e figli, mariti e mogli, nonni e nipoti. 

L'anziana donna assume il ruolo di "grillo parlante", dice quello che pensa, quello che gli altri vogliono nascondere anche a se stessi. Lei sostiene di aver fatto, nella sua vita, tutto quello che non bisogna fare, tutto quello che le avevano detto di non fare. 

Il suo tormento è l'impossibilità di avere uno spazio tutto suo. Da ragazzina si sentiva ospite nella casa dei suoi genitori, anche quando è diventata la ricca moglie di un borghese (il nonno di Sophie), si è sentita estranea in casa del marito. Ora si sente nuovamente estranea in casa della nipote che liberamente fa ciò che vuole ed è padrona della sua esistenza tanto da non aver neanche bisogno di un uomo. 

La nonna, con fare innocente, semina frammenti di frasi e di pensieri. Lascia che questi semi germoglino nella nipote. Tutto ciò che "la vecchia" dice "sembrava vero, tutto era vero, di una verità gelida, malvagia, spietata." 

Juliette riusciva a individuare i punti deboli delle persone e vi affondava, sempre con garbo, un bisturi affilato fatto di parole. Così le piaghe si allargavano, si infettavano e il male si diffondeva come un cancro che divorava senza alcuna pietà. Tra lei e la nipote inizia uno spietato gioco di potere psicologico. La nonna costruisce il suo "rifugio" in casa della nipote minandone la sicurezza e la forza. 

In questo breve romanzo non ci sono delitti ma c'è comunque un'indagine che si basa sull'incomunicabilità, l'ossessione e il disagio esistenziale. 

Sua nonna sosteneva che loro due si assomigliavano!

Entrambe amano l'indipendenza ed entrambe bevono tanto. Whisky per la giovane e vino rosso per la nonna, rendono Sophie silenziosa e Juliette ciarliera. Sicuramente Sophie non è una donna felice, benché viva tra feste e night. Non si pone domande e ha apparentemente tutto sotto controllo. La nonna, al contrario, parla tanto raccontandole della sua lunga vita, delle scelte che ha fatto, delle attenzioni che gli uomini le hanno rivolte. Così vengono a galla ricordi, sogni e rancori, fallimenti e bugie. Bastano le parole dell'anziana per dar corpo alle paure e alle fragilità di Sophie. 

Ti vedevo così forte!...Perché tu sei forte, vero?

Così la bolla, in cui Sophie vive, va in mille pezzi. Nel silenzio si può ignorare ciò che temiamo, ma le parole rendono tutto reale e bisogna guardare in faccia la realtà. 

"La vecchia" fa parte dei romans durs di Simenon, caratterizzati da una profonda introspezione dei personaggi a cui fa da contro altare un'ambientazione spesso asfissiante. 

L'indagine psicologica scava nel mistero delle relazioni, non c'è un giudizio morale ma il mondo di nonna e nipote è privo di colori e di felicità. Un mondo grigio, struggente, velato da ipocrisie e sospetti. Un groviglio che nessuno, tantomeno Simenon, riuscirà mai a sbrogliare.  

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