lunedì 5 marzo 2018

RECENSIONE | "L'uomo di gesso" di C.J. Tudor

Dal 30 gennaio 2018 è in libreria il thriller “L’Uomo Di Gesso” di C.J. Tudor (Rizzoli). Un mix ben calibrato di suspense, colpi di scena e zone d’ombra che, tassello dopo tassello, conducono il lettore in una spirale progressiva dove non ci sono certezze.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
L'uomo di gesso
C.J. Tudor (traduzione di S. Ristori)

Editore: Rizzoli
Pagine: 347
Prezzo: € 20,00
Sinossi
Sono trascorsi trent'anni. Ed Munster adesso è un uomo, è rimasto a vivere nella stessa cittadina e insegna nella scuola locale. Abita nella bella casa che gli ha lasciato la madre e affitta una stanza a una studentessa vivace da cui è attratto, suo malgrado. Ed sembra essersi lasciato il passato alle spalle, quell'estate del 1986 in cui era un ragazzino e trascorreva giorni interi con i suoi amici. Tra infinite corse in bicicletta, spedizioni nei boschi che circondano la pittoresca e decadente Anderbury e i pomeriggi a scuola, il loro era un tempo sereno: erano una banda, amici per la pelle. E avevano un codice segreto: piccole figure tracciate col gesso colorato, per poter comunicare con messaggi comprensibili solo a loro. Poi, un giorno, quei segni li avevano condotti fino al bosco. Fino al corpo smembrato di una ragazza. Chi sia stato l'artefice di un simile delitto, in questi trent'anni, non si è mai saputo. Sono state percorse innumerevoli piste, tutte finite in vicoli ciechi, tutte rimaste fredde. La verità di cosa sia successo quel giorno nel bosco non è mai emersa. Ma adesso Ed ha ricevuto una lettera: un unico foglio, un uomo stilizzato, disegnato col gesso. Anche gli altri hanno ricevuto lo stesso messaggio. L'uomo di gesso è tornato. 



La testa della ragazza giaceva su un piccolo cumulo di foglie arancioni e marroni. Gli occhi a mandorla fissavano la volta frondosa del sicomoro, del faggio e della quercia, ma non vedevano le incerte dita del sole che si facevano largo tra i rami e tingevano d’oro il terreno del sottobosco. Le palpebre non sbattevano mentre lucenti scarafaggi neri scorrazzavano sulle pupille. Occhi che non vedevano più nulla, solo oscurità.
Con questo prologo agghiacciante,Tudor ci apre le porte del suo romanzo presentandoci la Ragazza del Valzer. Un corpo straziato su cui qualcuno ha infierito mostrando tutta la sua crudeltà. Ma dove si nasconde il Male? Ovunque e in chiunque, oserei dire! Tuttavia in un gioco di specchi non sarà facile scoprire la verità, solo il finale renderà giustizia a eventi violenti che, da un passato sopito, reclamano attenzione.

Sono trascorsi trent’anni da quell’estate del 1986 in cui Ed Munster era un ragazzino e trascorreva le sue giornate con i fidati amici. Tra corse in bicicletta, spedizioni nei boschi e pomeriggi a scuola, nella cittadina di Anderbury, Ed e la sua banda vivevano serenamente. Avevano anche un codice segreto: piccole figure disegnate col gesso colorato, un colore per ogni ragazzo, per comunicare con messaggi comprensibili solo a loro. Poi,un giorno, quei segni li avevano condotti fino al bosco dove avevano trovato il corpo smembrato di una ragazza. Il colpevole non era mai stata arrestato. Oggi, 2016, Ed è un uomo. Vive ancora nella medesima cittadina, insegna nella scuola locale e abita nella stessa casa in cui è nato. La sua quotidianità viene stravolta dall’arrivo di una lettera: un unico foglio, un uomo stilizzato, disegnato col gesso. Anche gli altri amici hanno ricevuto lo stesso messaggio. L’uomo di gesso è tornato e il gioco ricomincia.

“L’uomo di gesso” è un romanzo che ha subito catturato la mia attenzione. La cover è semplicemente inquietante e promette una storia ricca di forti emozioni. Il prologo, poi, mi ha dato una bella scossa, ha messo in allerta i miei sensi e ha risvegliato la mia curiosità. Chi è la Ragazza Del Valzer? Chi l’ha uccisa? Perché la sua testa non è stata mai ritrovata?

Eddie Munster, Gav la Palla, Mickey Metallo, Hoppo e Nicky. Una banda di amici, un gruppo di ragazzini, un presente su cui si allungano le ombre del male.

Nella scacchiera degli eventi ci sono molte mosse imprevedibili a iniziare dalla comparsa di un omino stilizzato con un cappio al collo. Capitolo dopo capitolo, il 1986 e il 2016 si cedono il passo con perfetto sincronismo, ho fatto la conoscenza con strani personaggi, inquietanti disegni, incidenti non proprio chiari e un omicidio sanguinario. Le vicende del passato rivivono nel presente illuminate da una luce diversa, quasi abbellite dal tempo.
Ma anche la Storia con al s maiuscola in fondo è solo una storia, narrata da coloro che sono riusciti a sopravvivere.
Leggere questo thriller è stato un vero piacere. La scrittrice ha creato personaggi ben definiti dai loro caratteri, dai loro sentimenti e idee. Nella storia, dalla trama complessa ma ben scritta, amicizia, amore, paura, coraggio, rassegnazione, speranza e rabbia si intrecciano. Un romanzo pieno di sfumature e con false piste seminate lungo una narrazione mai noiosa. Nel labirinto del male ci si può perdere.
Bisogna iniziare dal principio, certo. Il problema è che non siamo mai riusciti a metterci d’accordo su quale fosse, questo principio. Quando abbiamo iniziato a disegnare gli ometti di gesso, o quando cominciarono a comparire da soli? È stato il terribile incidente, forse? O quando trovarono il primo corpo?
Per trovare una risposta a queste domande dovrete affrontare un percorso tortuoso con atmosfere mozzafiato. Fate attenzione alla natura della verità e alla consistenza dei sogni. Tra realtà e sogni horror c’è un ponte da percorrere che vi condurrà in un Luna- Park, poi sarà la volta di un folto bosco e dovrete chinare il capo prima di entrare in chiesa. Se tutto ciò non vi basta ecco comparire una clinica molto particolare in cui consiglio di soffermarsi il meno possibile.

Il Male ha mille volti e assume la consistenza dei tanti “avrei dovuto”, “avrei potuto”, “se solo”, che accompagnano l’intera esistenza di Ed. Così scopriremo una verità dai due volti, sacre convinzioni che perdono forza quando in ballo c’è il tuo futuro. I rimpianti non danno tregua, ti scavano dentro e ti logorano l’anima. Quando si decide cosa fare, come comportarsi in determinate occasioni, si pensa sempre di essere nel giusto. Se il tempo ci darà torto dovremo sopportarne le conseguenze. Il passato sbiadisce come una vecchia foto ma rimane in noi a testimonianza delle nostre azioni che hanno sempre delle conseguenze. Anche fare supposizioni può impedirci di vedere la gente per quella che è realmente. Se volete cimentarvi con tutto ciò, “L’uomo di gesso” è il thriller che fa per voi. Naturalmente prestate attenzione agli omini stilizzati, il gioco dell’impiccato potrebbe non essere un gioco. Gli omini di gesso potrebbero rivelare la loro vera natura.
Non dare mai nulla per scontato. Dubita di tutto. E guarda sempre cosa c’è dietro quello che ti sembra ovvio.

2 commenti:

  1. È piaciuto molto anche a me, l'ho divorato!

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  2. Giocare all'impiccato non sarà più così divertente :)

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