martedì 13 febbraio 2018

BLOGTOUR "Yeruldelgger - La morte nomade" di Ian Manook | I 5 motivi per leggere il romanzo.

Il 15 febbraio esce nelle librerie italiane, grazie a Fazi Editore, l’ultimo capitolo della fortunata trilogia noir “Yeruldelgger” scritta da Ian Manook. Dopo “Morte nella steppa” e “Tempi selvaggi”, il commissario mongolo Yeruldelgger prende commiato dai suoi lettori con “La Morte Nomade”. Se non avete letto i primi due volumi della saga vi consiglio vivamente di porvi rimedio, avrete la possibilità di conoscere un Paese immenso e lontano che affascina per le sue tradizioni, per la cultura e i paesaggi mozzafiato. La Mongolia, terra misteriosa e ricca di contraddizioni, vi aspetta.


Yeruldelgger - La morte nomade
Ian Manook

Editore: Fazi
Pagine: 414
Prezzo: € 18,50
Sinossi
Sfiancato da anni di lotta inutile contro la criminalità, l’incorruttibile commissario Yeruldelgger ha lasciato la polizia di Ulan Bator. Piantata la sua yurta nell’immensità del deserto del Gobi, ha deciso di ritornare alle tradizioni dei suoi antenati. Ma il suo ritiro sarà breve. Due strani cavalieri lo coinvolgeranno, suo malgrado, in un’avventura ancora più sanguinosa del solito. Sventrata dalle pale meccaniche delle multinazionali, sfruttata dagli affaristi, rovinata dalla corruzione, la Mongolia dei nomadi e degli sciamani sembra aver venduto l’anima al diavolo. Dalle aride steppe al cuore di Manhattan, dal Canada all’Australia, Manook fa soffiare sul giallo un vento più nero e selvaggio che mai.



5 motivi per leggere il libro

Ho il piacere di ospitare la seconda tappa del Blogtour dedicato al romanzo. Prima di elencarvi i motivi per cui val la pena leggere Yeruldelgger, vorrei proporvi in breve la trama e stuzzicare,così, la vostra curiosità.

Yeruldelgger ha lasciato la polizia di Ulan Bator per ritirarsi nel deserto del Gobi. Il commissario è arrabbiato con se stesso perché la rabbia è l’unico modo con cui riesce ad affrontare gli eventi e a relazionarsi con le persone. Grazie alla rabbia è riuscito ad avere la meglio sui cattivi ma la sua anima diventa sempre più nera. Prima che sia troppo tardi Yeruldelgger si allontana dalla città per cercare la redenzione. Pianta la sua yurta nel deserto, con l’allenamento fisico e la meditazione cerca il ritorno all’armonia. Quando strane sparizioni e macabri omicidi mandano in frantumi la quiete della steppa, l’ex commissario non ha scelta. Il suo istinto indagatore si risveglia. Quattro mesi lontano da tutti e da tutto non erano serviti, la collera rinasce risvegliando i demoni della sua anima.

Se la trama accattivante non vi basta, passiamo ai cinque motivi per leggere il romanzo di Ian Manook.

1. L’ambientazione. Raramente mi è capitato di leggere un romanzo ambientato in Mongolia. Posso affermare di aver scoperto questo immenso Paese grazie ai romanzi di Manook subendo l’incanto di una terra immensa e ricca di fascino.
Il silenzio della steppa. Lunghe file di onde immobili che oscillavano in un mare calmo irrigidito dal tempo. Creste ocra e grigie tra strisce di valli ingiallite o verdeggianti. Piccoli deserti lunghi e dimenticati, banchi di sabbia prigionieri di una marea di pietre. Fiumi scintillanti e pigri come serpenti argentati.
Pur comodamente seduti viaggerete attraversando un Paese che incarna le contraddizioni del nostro presente. Divisa tra le tradizioni e la voglia di modernità, la Mongolia deve affrontare temi sociali importanti. Tuttavia, secondo il mio modesto parere, ad affascinare il lettore sono le tradizioni di questo Paese il cui popolo ricerca ancora la propria identità. Yeruldelgger deve risolvere i problemi di oggi rispettando le tradizioni del passato. Quando nella steppa verranno commessi omicidi in modo rituale per il commissario sarà impossibile sottrarsi alla ricerca del colpevole. Gli omicidi vi daranno la possibilità di conoscere la leggenda di Djamuka e la sorte dei cinque traditori che lo avevano consegnato a Gengis Khan. Ritroverete l’anima del Settimo Monastero, lo spirito di Shaolin, il maestro Nerguii. Lo sapete che i lupi sono   uno dei simboli della cultura sciamanica? Leggete il romanzo e conoscerete il mondo nomade, la steppa e la cultura di un territorio che non appartiene ai singoli ma a tutti e come bene comune va rispettato.

2. Capitalismo globalizzato. La Mongolia ha la fortuna, o sfortuna dipende dal punto di vista, di avere un sottosuolo ricco di oro,rame, terre rare, carbone, uranio. Il Paese è un enorme cantiere dove si scontrano grandi interessi. Conquistatori invisibili sono pronti a tutto in nome del progresso. Sventrata dalle pale meccaniche delle multinazionali, sfruttata dagli affaristi, rovinata dalla corruzione, la Mongolia dei nomadi e degli sciamani sembra esser scesa a patti con il diavolo. Cinesi, russi, coreani, australiani, canadesi e persino tedeschi e francesi si dividono la torta.
Dove si sarebbe fermata quella corsa folle? Tutto sembrava improvvisamente seguire la stessa curva esponenziale: l’avidità degli uomini, il loro egoismo, la loro violenza.
Yeruldelgger deve salvare il mondo nomade minacciato dagli stranieri e dalle concessioni minerarie. Il saccheggio deve essere fermato!

3. I personaggi. Tanti, dai nomi impronunciabili ma dal carattere deciso. Esseri grintosi dal cuore tenero. Suo malgrado Yeruldelgger si ritroverà alla testa di una piccola carovana. Tsetseg, una donna anziana che cerca la figlia scomparsa. Quattro uomini, artisti a zonzo per la steppa, che hanno trovato il cadavere di un uomo legato a una roccia. Un bambino che scava in una miniera dove ha trovato una fossa comune. Guerlei,una poliziotta irascibile che nei momenti di confusione sale sul tettuccio di un fuoristrada per sparare in aria. Una giovane donna alla ricerca dell’uomo che ama. Tutti si rivolgono all’incorruttibile Yeruldelgger, hanno fiducia in lui. Nasce così un’avventura più sanguinosa del solito con nuovi nemici da fronteggiare. Tra le anime nere c’è la miliardaria Madame Sue. Donna forte che dirige gli affari loschi del Paese, non ha alcuna morale è una cospiratrice insaziabile pronta a tutto per i propri interessi.
Un corpo di donna matura ben rifatta nel suo Chanel classico.

4. La morte nomade.
Lo scopo della morte nomade è dimenticare il morto e persino il posto dove l’abbiamo lasciato. Per vivere soltanto con il suo spirito, sempre, ovunque siamo. E proprio per questo motivo la tradizione dice che gli spiriti abitano nel feltro delle yurte… Non c’è un luogo sacro per la morte nomade. Nella steppa, solamente le pietre naturali, bianche e piatte, segnano il punto dove un morto è stato deposto. Senza nessuna scritta.
La morte, il culto dei morti, è concepito in Mongolia, in un modo completamente diverso dal nostro. La cultura occidentale non recide mai il sottile filo che unisce i vivi ai morti. Il culto del ricordo considera i cimiteri come luoghi sacri. Una lapide su cui sono impressi i nomi e i visi dei morti è posta a peritura memoria. I nomadi mongoli vivono nel culto dell’oblio, sono uniti al mondo.

5. Le dune che cantano. Il deserto del Gobi è un luogo magico dai paesaggi estremi. Cuore della cultura mongola è un deserto che spaventa la Cina perché, ogni anno, le dune avanzano di 20-30 metri verso sud minacciando Pechino. Per arginare la desertificazione si è pensato di creare una “Grande muraglia verde” lunga 4500 chilometri. Nel deserto del Gobi in Mongolia ci sono “le dune che cantano”. I granelli di sabbia, mossi dal vento, scivolando, sfregandosi tra loro, producono un suono armonioso che somiglia a una voce umana. Cosa c’entrano le dune che cantano con l’avventura di  Yeruldelgger? Lo scoprirete negli ultimi capitoli quando il finale del romanzo vi sorprenderà.


Cosa posso dirvi di più? Il romanzo ha una prosa incisiva da cui scaturisce una forza narrativa intensa e coinvolgente. Il ritmo incalzante non ammette distrazioni, la lettura procede spedita anche se vi troverete a districarvi tra un buon numero di personaggi dalle caratteristiche ben delineate. Non fatevi spaventare dalla mole del romanzo, la storia vi porterà in un mondo poco conosciuto che potrebbe scomparire per cause geologiche o economiche. Un Paese che sparisce? Volete saperne di più? Yeruldelgger vi aspetta nella sua yurta e ricordate di entrare con il piede destro, non dovete bussare e non puntate i piedi verso il fuoco. Se vi offre del tè salato con latte di capra (o di yak) e burro, bevetelo e apprezzatelo. Ora vi saluto e buon viaggio in Mongolia a tutti voi!



Vi invito a leggere il romanzo e a seguire il blogtour ad esso dedicato :) 
Ecco il calendario:


Buona lettura.

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