martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE | "Ragdoll" di Daniel Cole

Cari lettori, se desiderate una lettura da brivido non perdete il thriller “Ragdoll” di Daniel Cole, edito Longanesi. La storia, devo ammetterlo, è irresistibile. Si presenta in modo accattivante: titolo inquietante (Ragdoll si traduce in “bambola di pezza”) e cover dall’immagine foriera di forti e intense emozioni. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Ragdoll
Daniel Cole (traduzione di M. Fiume)

(Detective William Fawkes #1)

Editore: Longanesi
Pagine: 428
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Londra, 2010. Il processo al Cremation Killer, Naguib Khalid, è giunto al momento della sentenza. Il detective William Fawkes, detto Wolf, è in ansiosa attesa del verdetto. Perché le prove a carico dell'imputato sono indiziarie, e c'è chi dice che siano state inventate da Wolf stesso. Quando Khalid viene assolto, Wolf lo aggredisce in tribunale e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma pochi giorni dopo Khalid viene colto sul fatto: se solo avessero ascoltato Wolf, l'ultima vittima avrebbe potuto salvarsi invece di morire bruciata viva come le altre. Londra, 2014: Wolf è tornato in servizio, ma è un uomo distrutto. Divorziato, ha appena traslocato in un palazzo fatiscente ai margini della capitale inglese. Una notte, viene convocato su una scena del crimine. In un appartamento disabitato si trova un cadavere. Un solo corpo... Ma sei vittime. Sei parti differenti, sei membra di persone diverse, cucite insieme in modo rozzo. Ma non basta, perché il killer fa arrivare alla stampa un elenco di nomi e date. Sono le sue prossime vittime, e l'assassino arriva a dire anche quando le ucciderà. Ed è scorrendo la lista fino all'ultimo nome che Wolf capisce che quella terribile sfida lo riguarda molto, molto da vicino.

Il corpo nudo, contorto in una posizione innaturale, sembrava sospeso a trenta centimetri dalle assi irregolari del pavimento. Dava la schiena all’appartamento, guardava oltre l’enorme vetrata. Centinaia di fili quasi invisibili trattenevano la sagoma al suo posto, fissati all’altro capo a due ganci metallici industriali. Wolf impiegò qualche secondo a identificare il particolare più sconvolgente di quella scene surreale: la gamba nera attaccata al busto bianco. Avvicinandosi, notò le grosse cuciture che univano le membra spaiate, la pelle tesa nei punti in cui entrava e usciva il filo. Una gamba di un maschio di colore, l’altra di un bianco. Una grossa mano maschile da un lato, una femminile e abbronzata dall’altro. Capelli neri arruffati che scendevano su un busto femminile, pallido, con le lentiggini, magro.

Un cadavere … sei vittime!
Wolf, irriverente detective, accetta una crudele sfida che lo vede opporsi ad un killer spietato e geniale. Con il ritrovamento di un cadavere, assemblato con parti del corpo di sei vittime, inizia questo thriller in cui un mostro si muove indisturbato. Un lupo travestito d’agnello, pronto a ingannare tutti, a rendere nebulosa una verità scioccante e crudele.
 Dimmi, dunque, se tu sei il diavolo, io chi sono?
La sfida inizia con una lista che il killer fa recapitare alla stampa. Accanto a ogni nome è indicata la data di morte. Tutto è annunciato, tutto programmato, tutto reale. Il killer indica le sue prossime vittime ed è scorrendo la lista fino all’ultimo nome che Wolf scopre che quella terribile sfida lo riguarda molto da vicino. L’ultimo nome è il suo.

“Ragdoll” è un thriller spietato, intriso di dolore e sofferenza. I fatti scorrono via veloci in un gioco di matrioske che mi ha ricordato le costruzioni multiple della verità di Donato Carrisi. Lo scrittore gioca con il lettore coinvolgendolo nell’allucinante agire del Killer. Io ho apprezzato la trama precisa, le ambientazioni da incubo, i sospetti, la follia dell’omicida che pianifica i suoi crimini futuri. Follia e pianificazione si mostrano lati della stessa medaglia, un girare vorticoso travolge i personaggi, buoni e cattivi, poliziotti e criminali, uomini e donne alla ricerca del potere mediatico. L’alto ritmo narrativo si nutre di una tensione palpabile che cresce in modo direttamente proporzionale ai crimini. Particolare attenzione è data all’evoluzione psicologica dei personaggi. Il killer non ha un volto, è un mostro inafferrabile e misterioso, si cela ai lettori. È un’ombra che ci accompagnerà fino al finale sorprendente in grado di costruire un ponte verso il secondo capitolo della suggestiva trilogia legata al detective Wolf.

Ora, se amate le bambole di pezza non potrete più guardarle con uno sguardo carico d’emozione. Ricordate che per costruire la sua “bambola di pezza” il killer ha usato le parti anatomiche di ben sei cadaveri. Avete ancora lo sguardo carico d’emozione? Ragdoll, la vita dalla morte.

4 commenti:

  1. Anni fa questo genere di libri era il mio preferito....invecchiando ho cambiato un po' gusti...e per fortuna non ho bambole di pezza....

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    1. Le bambole di pezza mi inquietano mentre i thriller mi rilassano. Misteri :)

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  2. un altro thriller che non posso ignorare *_*

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    1. Potrebbe essere una bella lettura per l'estate :)

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