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lunedì 24 aprile 2017

RECENSIONE | "Gli Eredi" di Wulf Dorn

Buongiorno, cari lettori :) Wulf Dorn è sicuramente uno degli scrittori di gialli e thriller più acclamati d’Europa. Io ho letto e amato tutti i suoi romanzi, pubblicati in Italia, sin dal suo esordio con “La psichiatra”. Oggi, Wulf Dorn, conferma il suo grande talento di narratore con “Gli eredi”, edito Corbaccio.

Con una trama cupa e inquietante, che esplora i più oscuri anfratti della psiche umana, Dorn costruisce il suo edificio narrativo. La tensione, subito palpabile, accoglie il lettore e lo fa prigioniero lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Quindi, se siete pronti, fate un bel respiro perché l’incubo sta per iniziare.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Gli Eredi
Wulf Dorn (traduzione di A. Petrelli)

Editore: Corbaccio

Pagine: 300

Prezzo: € 17,60
Sinossi
Robert Winter è uno psicologo. Interpellato per una consulenza da un detective che segue un'indagine, si trova di fronte al suo caso più difficile. La paziente è una donna traumatizzata, unica sopravvissuta a un evento misterioso avvenuto in un paesino di montagna. Ma si tratta veramente di una testimone o la verità è molto diversa? Perché nel bagagliaio della sua macchina la polizia ha fatto una scoperta terribile. La donna sembra impazzita, la storia che racconta sembra uscita dai peggiori incubi di uno psicopatico. Tocca a Robert scoprire la verità. Una verità difficile da immaginare...

Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.
Frank Bennell, stimato criminologo, e Robert Winter, psicologo specializzato nel trattamento di soggetti traumatizzati, si trovano davanti a una donna sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna. Il suo racconto oscilla tra realtà terribili e allucinazioni. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. I due esperti dei lati oscuri della natura umana, sono messi a dura prova. La donna, Laura Schrader, nasconde nel bagagliaio della sua auto, il corpo senza vita di una bambina. Laura è davvero una testimone o la verità è molto diversa?

Con queste premesse inizia il thriller, ad alta tensione, scritto da Wulf Dorn. La storia si mostra subito intrigante e agghiacciante. I personaggi creano immediatamente un flusso di empatia con il lettore. Io mi sono ritrovata nella camera della clinica, con Laura e lo psicologo, avendo la netta percezione che qualcosa di terribile stesse per accadere. Non potevo sapere “cosa” ma la paura si è insinuata nella mia mente crescendo con il progredire della storia. Adoro queste sensazioni che riescono a trasmettermi vive emozioni.

Dorn, con penna affilata,seziona la psiche umana che ha in sé il seme di tutte le nostre paure. I demoni dell’uomo diventano protagonisti e seminano morte.

Un intero villaggio disabitato, tutti i suoi abitanti svaniti nel nulla.

Uccisioni, adulti terrorizzati e bambini dagli occhi di ghiaccio.

Questi elementi, nel loro complesso, formano la punta visibile di un iceberg narrativo che affonda il suo corpo in un profondo mare di sfruttamenti ed errori.

Non vi svelo “il cuore” del thriller, la vostra immaginazione verrà sedotta da una storia che non scopre subito le sue carte. Al nocciolo della questione si arriva dopo aver affrontato strani sogni, comportamenti insoliti, voci misteriose e misteriose immagini.

È possibile esser traumatizzati da una cosa immaginata?

La verità si nasconde in una fitta nebbia.
Voci. Tante voci.

Bisbigliavano, sogghignavano, sibilavano, piangevano.

Più forte, sempre più forte.
“Gli eredi” è un romanzo di contrasti e inquietudini, è un confronto tra generazioni, tra l’avidità della società e il difficile rapporto tra l’uomo e il pianeta Terra. La tensione anima l’intero romanzo. Il pericolo, camaleontica presenza, tesse il filo d’Arianna del racconto con frammenti riferiti a vicende appena trascorse. Come spesso avviene, nei romanzi di Dorn, paure, ossessioni, sogni fatti a occhi aperti, si mescolano non solo con il buio del senso di irrealtà ma anche con la luce della vita.

Adulti colpevoli di aver defraudato il futuro dei loro figli sono messi davanti alle loro colpe. Come scriveva Alfred Adler:
Un bambino che perde la speranza diventa pericolosissimo. Ci sono molte situazioni difficili nell’infanzia, ma un bambino non deve mai perdere la speranza.

In occasione della pubblicazione del libro “Gli eredi”, Wulf Dorn ha incontrato i suoi affezionati lettori per rispondere alle loro domande. Io ho avuto la possibilità di rivolgere all’autore due quesiti a cui Dorn ha risposto in modo esauriente. [ Ecco il LINK della Live ]
Sono felicissima di aver avuto questa opportunità. Dorn ha anche detto che gli piace il nome "Penna D'oro", potete immaginare la mia gioia *-*
Ecco le mie due domande:

 La psiche umana ha in sè il seme di tutte le nostre paure. Scriverne è, per lei, un modo per esorcizzare i demoni dell'uomo?
 Si, scrivere di cose che fanno paura, scrivere dei propri demoni è un modo per esorcizzarli e affrontarli. La cosa bella è che c'è la possibilità che i propri demoni siano anche quelli del lettore e in quel caso si entra in una sintonia speciale perchè quello che fa paura a te come autore farà paura anche al lettore e quello è il caso migliore in cui autore e lettore si incontrano.

 Nei suoi libri non c'è violenza plateale ma molta tensione. Ha un modello a cui fa riferimento per creare tensione senza scie di sangue?
 Prima di tutto sono contento che si noti che i miei libri siano privi di violenza, salvo dove serve. La tensione e la suspance vanno bene, le scene violente e truci ci sono solo se necessarie, verso la fine di questo libro c'è qualcosa di violento ma ciò deriva da una necessità della trama.


Nel salutarvi vi riporto la strofa finale di “It’s No Game”, no.2, di David Bowie:

“Children’ round the world,
put camel shit on the walls,
they’re making carpets on treadmills,
or garbage sorting
and it’s no game.”

Mai, sottolineo mai, togliere la speranza a un bambino. “Gli eredi” hanno diritto a un futuro.

lunedì 20 marzo 2017

INTERVISTA + RECENSIONE | "Il respiro del fuoco" di Federico Inverni

Cari lettori, cosa c’è di più misterioso della mente umana? Se avete voglia di scoprire cosa si nasconde negli anfratti della mente non vi resta che seguirmi con molta cautela perché “La luce che vedi nasce dal buio della mente. E la verità che cerchi è solo un’altra menzogna.”

Con “Il prigioniero della notte” (recensione), Federico Inverni, ha stregato lettori e editori internazionali. L’autore torna nelle librerie con un nuovo psicothriller, “Il respiro del fuoco”, edito Corbaccio.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 9

Il respiro del fuoco
Federico Inverni

Editore: Corbaccio
Pagine: 474
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l'eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale... ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l'una dell'altro... O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l'ultimo passo: accettare l'inaccettabile.

“Cosa sai delle stelle, Anna?”

Domandò Lucas, immobile al mio fianco. Ci pensai su.

“Niente. Non c’è niente che io possa veramente sapere.”

“Non è corretto. Una cosa la sai.”

“Cosa?”

“Quello che sai delle stelle è che sono morte. Quello che credi sia una stella in realtà è un fantasma. E quella che vedi è l’eco del fuoco che la faceva ardere.”
La città di Haven è sconvolta da un violento incendio scaturito  sulla cima di una collina in periferia. Qui sorgeva il tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti. Il fuoco ha trasformato il tempio in un sepolcro con decine di vittime. Un suicidio di massa, un suicidio rituale o un’efferata strage?

Anna e Lucas sono chiamati a scoprire la verità. È una corsa contro il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare il colpevole, prima che uccida ancora.

“Il respiro del fuoco” cattura il lettore con un incipit in media res, lo colloca direttamente sulla scena del crimine e lascia che provi, direttamente sulla sua pelle, emozioni forti e coinvolgenti. Non c’è tempo da perdere, una marea di vittime reclama giustizia.

Appare chiaro come il fuoco rivesta un ruolo emblematico nella storia. È il giudice di ogni cosa, la sua azione distruttrice sembra possedere anche una funzione purificatrice. Brucia desideri e passioni mostrando la fragilità dell’uomo e le sue perversioni.

Anna e Lucas sono i protagonisti di questa storia ma ricoprono un ruolo secondario rispetto al gran tema del romanzo: la mente umana.

La nostra mente è fragile, facilmente suggestionabile, spesso manipolabile. Facendo leva sulle nostre paure più nascoste si possono condizionare i comportamenti umani.

Mi affascina il potere della manipolazione in campo criminologico, nel romanzo troverete “i culti della morte” legati a sette pseudo religiose. I sedicenti predicatori fanno leva sulla paura, reale o minacciata, e riescono a superare perfino l’istinto di auto preservazione degli adepti.

La setta dei Testimoni dell’Avvento è pronta a inglobare e fagocitare chi si lascia persuadere dalle parole del reverendo Tobias Manne.
È questa, la radice dell’umana esistenza; ed è questo il suo senso: far sì che la visione di un uomo diventi il sogno di un altro.
La setta fa leva sui sensi di colpa, su ciò che si agita nel profondo della nostra anima e ci tormenta notte e giorno, senza concederci mai una tregua. In questa dannazione terrena le parole del reverendo Manne sono una carezza di speranza, una luce nelle tenebre.
Ama come le ceneri di oggi amano la fenice che sorgerà domani.
L’autore mescola abilmente le carte, confonde e svela conferendo ai protagonista un carisma che cattura l’attenzione del lettore. In ogni pagina vi chiederete il perché di comportamenti che hanno radici in un passato drammatico che annoda il presente e lo tiene prigioniero. Le emozioni, o la loro mancanza, hanno un ruolo determinante nel romanzo assumendo, spesso, più importanza dei fatti.

Anna e Lucas sono anime complesse che mi hanno emotivamente coinvolta.

Anna una donna segnata, prigioniera delle sue paure. In lei vive una gran rabbia che diventerà il grimaldello per scardinare la cella mentale in cui è rinchiusa. Anna si mostra sicura sul lavoro, in privato è preda delle sue fragilità.

Lucas inizia a manifestare l’embrione di un nascente cambiamento. Riconquista, pian piano, le emozioni svanite. Sarà un bene o un male? Lui che ha crisi di depersonalizzazione e di derealizzazione, come reagirà al mutare degli eventi?

Nel romanzo vengono trattati molti temi attuali come il rapporto tra i media e il crimine, l’uso di Internet per far proseliti, il ruolo della memoria nella sofferenza umana.
La memoria è un assassino spietato. Uccide il meglio che c’è dentro di noi.
Internet ha cambiato tutto. Ovunque tu sia, mi puoi vedere, mi puoi ascoltare, grazie alla Rete. Puoi lasciare che le mie parole entrino dentro di te per cambiarti. E non devi aver paura del cambiamento. Il primo passo è smettere di aver paura.

“Il respiro del fuoco” ci pone davanti a un bivio, accettare o meno l’inaccettabile. Parole sibilline dal fascino indiscusso. Ma non lasciatevi convincere dal tragico destino che, secondo alcuni, incombe sull’umanità. Leggete questo romanzo che riconferma l’indiscusso talento dell’autore e prestate attenzione all’eco del fuoco, al suo respiro, alla sua purificazione.

http://i.imgur.com/wGWQrQ4.png
  Diamo il benvenuto, sul blog Penna D’oro, allo scrittore Federico Inverni. I misteri, contenuti nei suoi libri, iniziano già con la sua identità nascosta. Perché questa scelta?
  Grazie dell’ospitalità! Ho scelto di pubblicare con uno pseudonimo per una serie di ragioni che… non posso rivelare. Ma ho comunque sempre pensato che i libri, i romanzi, debbano viaggiare da soli, debbano conquistare e convincere, se ci riescono, con la forza della storia e dei personaggi.

  “Il fuoco sta arrivando. Senti il suo respiro? Senti il suo silenzio? Non ci resta che accettare l’inaccettabile”. Recita così il booktrailer de “Il respiro del fuoco”. A cosa si riferisce con “l’inaccettabile”?
  Accettare l’inaccettabile, nel romanzo, è una delle frasi attraverso cui il reverendo Tobias Manne cerca di fare proseliti. Il trucco è sempre convincere l’interlocutore che lo conosci meglio di quanto lui conosca se stesso. E spesso, il confine dell’inaccettabile non è esterno, ma è interiore: cosa accettiamo davvero della nostra vita e di noi stessi? E cosa c’è di inaccettabile in noi? Qualcosa di apparentemente estraneo, di oscuro, eppure fa parte di noi.

   Al centro dei suoi romanzi c’è la mente: fragile, facilmente suggestionabile, spesso manipolabile. Facendo leva sulle nostre paure più nascoste si possono condizionare i comportamenti umani. Perché ha scelto, per “Il respiro del fuoco”, il tema delle sette e dei suicidi di massa?
  Mi ha sempre affascinato l’insondabilità ultima della nostra mente, e la fragilità che contraddistingue la convinzione che ne siamo padroni in tutto e per tutto, quando invece la nostra mente nasconde delle sacche inesplorate, delle aree di tenebra. I cossiddetti ‘death cults’, le sette millenaristiche che, nel corso della storia, spesso mettono capo a un evento cataclismatico, come un suicidio di massa, sono in un certo senso la dimostrazione più eclatante di questa fragilità. Per esempio, siamo convinti che l’istinto di sopravvivenza sia insopprimibile, eppure se abilmente manipolate alcune persone arrivano al punto tale da scegliere una morte collettiva in nome di una felicità vagheggiata, profetizzata. È qualcosa di tragico e sorprendente insieme.

   “Il respiro del fuoco” apre le porte anche al mondo dei media. I giornalisti sono visti come lupi famelici. Internet diventa un tramite per diffondere il credo delle sette e fare proseliti. Ancora manipolazione mentale?
  Se mi è permesso un riferimento alla realtà quotidiana… Viviamo nell’epoca della cosiddetta ‘post truth’, della post-verità: i ‘fatti’ si trasmutano allo stato liquido e vengono diffusi a ondate sulla rete. E diventano bufale. Ne siamo continuamente bombardati, e trovo incredibile che siano addirittura nati dei siti che guadagnano soldi creando e diffondendo notizie false. Se non fosse una sconcertante e desolante verità, sarebbe materia da romanzo, senza dubbio.

  In questo romanzo ritroviamo Lucas e Anna. Qualcosa in loro sta cambiando. Nella mente di Lucas riappaiono schegge di memoria. Anna, prigioniera delle sue paure, userà la sua rabbia per evadere dalla sua prigionia mentale. Questi cambiamenti rappresenteranno un bene o un male per i due protagonisti?
  Non mi piacciono e non mi sono mai piaciuti i personaggi in bianconero, troppo rigidamente schierati dalla parte del bene o da quella del male. Io preferisco di gran lunga la zona grigia, perché è una linea che si attraversa di continuo, e questa è la sostanza del narrare, credo. Nel caso di Anna, la rabbia è come una belva fredda, una miccia sempre innescata. Prima o poi la condurrà a fare scelte sbagliate. Lucas invece è più complesso, e non sono sicuro nemmeno io di conoscerlo ancora bene. Adesso sì, sta riacquistando parte della sua umanità e della sua memoria, ma è davvero un bene?

  Quando è nata la sua passione per la scrittura e come si coniuga l’attività da scrittore con la vita di tutti i giorni?
  Credo di aver battuto a macchina il primo racconto lungo (un thriller/horror dal titolo Oltre la soglia, me lo ricordo ancora bene benché siano passati decenni!) quando avevo dieci, undici anni. La scrittura si concilia un po’ a forza con la vita quotidiana, e infatti di solito impiego sette, otto mesi a prendere appunti e immaginare trama e sviluppo, poi scrivo il romanzo nelle tre settimane di ferie estive, compatibilmente con gli impegni familiari.

  C’è un autore che ha influito sulla sua formazione?
  Tantissimi! Agatha Christie, Conan Doyle, Stephen King, Ruth Rendell, Bret Easton Ellis, Dean Koontz, David Leavitt, Umberto Eco, Jay McInerney, Martin Cruz Smith, Mario Puzo…

  Grazie a Federico Inverni per aver risposto alle mie domande. Le andrebbe di concludere parlandoci dei suoi progetti per il futuro?
  Grazie a voi! Progetti… Ho sempre pensato che quella di Anna e Lucas dovesse essere una trilogia, quindi se sarà fattibile quest’estate scriverò il terzo e ultimo capitolo… E se riesco, prima delle ferie vorrei fare una piccola sorpresa ai miei lettori, che ringrazio tantissimo!

sabato 3 dicembre 2016

RECENSIONE | “La donna della cabina numero 10” di Ruth Ware

Buongiorno carissimi lettori :) Questo fine settimana vorrei parlarvi de “La donna della cabina numero 10” (Ruth Ware – Corbaccio), un thriller che non mi ha convinta del tutto.

La donna della cabina numero 10
Ruth Ware (traduzione di V. Galassi)

Editore: Corbaccio | Pagine: 368 | Prezzo: € 16,90

Sinossi: Doveva essere la crociera perfetta. Le luci del grande Nord su uno yacht di lusso, l'Aurora Borealis, in compagnia di pochi e selezionatissimi ospiti. Un'ottima opportunità professionale per la giornalista Lo Blackwood, incaricata di sostituire il suo capo e ben felice di trovare sollievo dallo choc provocato da un tentativo di furto subito nella sua casa di Londra. Ma la crociera si trasforma ben presto in un incubo atroce... Durante la prima notte di viaggio, Lo assiste a quello che ha tutta l'aria di essere un omicidio, proprio nella cabina accanto alla sua, la numero 10. Non solo nessuno le crede, ma la ragazza che dice di aver incontrato nella stessa cabina sembra non essere mai esistita: non è a bordo, nessuno la conosce, e le tracce lasciate dalla sua misteriosa presenza svaniscono l'una dopo l'altra. Bloccata sulla barca e sempre più isolata nella sua ricerca, Lo cade in preda al terrore. Sta forse impazzendo? Oppure è intrappolata in mezzo all'oceano, unica testimone di un delitto e in balia di uno spietato assassino?

STILE: 7 | STORIA: 7 | COPERTINA: 7

Nel sogno la ragazza stava sprofondando sempre più giù, molto al di sotto del frastuono delle onde e delle strida dei gabbiani, dentro gli abissi freddi e cupi del Mare del Nord. I suoi occhi allegri erano bianchi e gonfi d’acqua salmastra, la pelle chiara raggrinzita e i vestiti, stracciati dagli scogli aguzzi, ormai disintegrati.
Una crociera perfetta, su una nave di lusso, per osservare l’Aurora Boreale, si trasforma in un atroce incubo per la giornalista Lo Blackwood. Durante la prima notte di viaggio Lo assiste a quello che lei crede essere un omicidio. L’atto violento avviene proprio nella cabina accanto alla sua, la numero 10. Nessuno, però, le crede. Ogni possibile traccia del delitto svanisce nel nulla. La giornalista è intrappolata in mezzo al mare, si sente inquieta e le minacce non tardano ad arrivare. Lo è alla mercé di uno spietato assassino che nessuno fermerà perché nessuno crede che esista.

“La donna della cabina numero 10” è il secondo romanzo, dopo “L’invito” (Recensione), scritto da Ruth Ware e pubblicato in Italia. I due romanzi hanno dei punti in comune che ho trovato piacevoli e interessanti. In entrambi i lavori c’è una donna in pericolo e le ambientazioni sono parte intrigante del tessuto narrativo. Nel primo libro l’azione si svolge in una villa isolata in un bosco. Nel secondo saliamo su una nave da crociera e, una volta salpati, siamo tutti in balia di un possibile quanto fantomatico assassino. L’ambiente chiuso, il numero esiguo dei personaggi, la difficoltà di dimostrare l’avvenuto atto violento, mi ha fatto pensare ai gialli di Agatha Christie. Lo è un personaggio con più ombre che luci. Una forte depressione ha caratterizzato il suo passato, ora prende antidepressivi, non disdegna l’alcol, soffre di crisi di panico ed è reduce da un furto in casa in cui si è sfiorata la tragedia.
Tutti abbiamo dei demoni dentro di noi, voci che ci sussurrano che non valiamo niente, che se non otteniamo quella promozione o non superiamo brillantemente quell’altro esame riveleremo al mondo che razza di esseri inutili siamo in realtà. Magari è vero. Forse è solo che i miei demoni parlano a voce più alta.
Sulla nave la giornalista denuncia il sospetto omicidio ma nessuno le crede. Questo la porta a sentirsi isolata, in balia dei suoi sospetti che si riversano un po’ su tutti i passeggeri. La narrazione ha un buon ritmo, anche se non mi sono piaciute le interruzioni nell’evoluzione della storia per inserire messaggi di posta elettronica o sul social network. Coinvolgente, invece, l’isolamento della nave durante la navigazione, non c’è alcuna possibilità di contatto con la terraferma e questo contribuisce a creare un’ulteriore situazione di pericolo. Ed è proprio nel pericolo che Lo assume dei comportamenti improbabili, arriva a dubitare della sua sanità mentale vedendo un colpevole in ogni persona presente sulla nave. Tessera dopo tessera il puzzle dell’intricata vicenda si ricompone fino a giungere al gran finale che propone un nuovo mistero al posto di quello appena svelato.

Il fulcro del romanzo è ciò che non appare, le mezze verità, le tracce di una presenza che svaniscono una dopo l’altra, il terrore che pian piano s’insinua nella mente e nel cuore di Lo, la sua indagine che sfocia in una misteriosa complicità. Ho letto questo romanzo trascorrendo ore piacevoli ma senza provare un coinvolgimento totale. Mi aspettavo una storia diversa giocata su un complotto più audace con retroscena di dolore assoluto.

“La donna della cabina numero 10” è comunque un thriller che può regalare momenti di tensione e anche qualche sorriso. Una lettura piacevole ma non indimenticabile.

lunedì 25 luglio 2016

RECENSIONE | "La ragazza corvo" di Erik Axl Sund

Carissimi lettori, dopo una breve pausa estiva, rieccomi per parlarvi di un libro che mi ha lasciata senza parole. Una lettura difficile ma altamente coinvolgente. Una perla nera, ma nera nera, che nasce da storie dolorose in cui il male viene messo a nudo e non c’è spazio per i sogni, il castigo sarà un atto di giustizia. Sto parlando del romanzo “La Ragazza Corvo” di Erik Axl Sund, Corbaccio.

Erik Axl Sund è in nom de plume degli svedesi Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist. Autori di “La Ragazza Corvo”, bestseller mondiale già pubblicato come trilogia (“La stanza del male”, “Una donna non dimentica mai”, “Le regole del buio”) in 38 paesi e vincitore dello Swedish Academy of Crime Writers’ Special Award.
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La ragazza corvo
Erik Axl Sund (traduzione di U. Ghidoni e F. Zago)

Editore: Corbaccio
Pagine: 752 
Prezzo: € 18,90

Sinossi: Stoccolma: in un parco cittadino la polizia scopre il cadavere di un giovane straniero. Il commissario di polizia Jeanette Kihlberg conduce le indagini, dando la caccia a un misterioso quanto efferato omicida e lottando contro le resistenze interne alla polizia stessa, restia a impiegare le proprie forze per cercare l’assassino di un immigrato sconosciuto. Ma con la scoperta di altri due corpi barbaramente uccisi, Jeanette Kihlberg capisce di trovarsi di fronte a un serial killer e si rivolge alla psichiatra e profiler Sofia Zetterlund, con cui lavora giorno e notte incrociando con lei non solo la vita professionale ma anche quella personale. E a mano a mano che Jeanette e Sofia progrediscono nelle indagini, appare chiaro che la catena di omicidi è solo la manifestazione più evidente e raccapricciante di un disegno criminoso e diabolico che coinvolge settori insospettabili della società svedese.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COPERTINA: 10
Il corpo dovrebbe essere composto da due esseri, un animale e un uomo. Una vittima e un carnefice. Un carnefice e una vittima. Il libero arbitrio unito all’istinto vitale. Due estremi in un unico corpo.
Da dove iniziare per parlarvi di un romanzo che sicuramente non passerà inosservato al popolo dei lettori amanti  del genere? La risposta è immediata, iniziamo dalla cover che non può non attirare l’attenzione di chi frequenta le librerie. La cover, con quell’immagine che promette intense emozioni, esalta le atmosfere cupe del romanzo e invita il lettore all’acquisto come un suadente canto di sirena.
Non hai mai visto niente di simile eppure sai con certezza che non sarà l’ultima volta.
Stoccolma: in un parco cittadino la polizia scopre il cadavere mummificato  di un giovane straniero. È il primo di una lunga scia di sangue. Il commissario Jeanette Kihlberg conduce le indagini incontrando le resistenze interne alla polizia stessa. Quando verranno ritrovati altri due corpi di ragazzi barbaramente uccisi è evidente che un pericoloso serial Killer si aggira per la città. I cadaveri presentano segni evidenti di tortura e il modus operandi dell’assassino è talmente singolare da convincere il commissario a richiedere l’aiuto di Sofia Zetterlund, psichiatra e profiler. Con il progredire delle indagini appare evidente che la catena di omicidi è solo la punta di un iceberg: odio, violenza, vendetta galleggiano in un mare di orrori.
Quanto può sopportare un essere umano prima di crollare e trasformarsi in un mostro?
“La Ragazza Corvo” non è una lettura da ombrellone ma un romanzo in bianco e nero, i colori dell’anima. La storia ha molteplici punti d’inizio perché tanti sono i personaggi. Le vicende vivono di vita propria, percorrono un lungo giro e poi, quando meno te l’aspetti, si ricongiungono chiudendo il cerchio. La coralità delle voci narranti diventano un’unica voce che a volte confonde, spesso ammalia. Fin dalla prima pagina si entra in una realtà dove il fascino nero dei personaggi segna l’intreccio di passioni, violenze e amori malati che disegnano un mondo in cui la sacralità del corpo è un’utopia. Un mondo in cui il male si nasconde dietro i sorrisi di coloro che dovrebbero proteggere i più deboli.

Io di thriller ne ho letti tanti ma questo mi ha regalato una lettura in caduta libera facendomi sprofondare sempre più nel male. La cosa più aberrante è vedere come all’interno della stessa persona possano coesistere perversioni e la netta convinzione di far del bene.
Si può essere cattivi se non si provano sensi di colpa?
Oppure sono i sensi di colpa il presupposto del male?
Il romanzo affronta il tema spinoso della violenza sessuale sui minori, i suoi effetti devastanti sul corpo e sulla psiche, la distruzione di un presente e di un futuro. Le violenze subite diventano ricordi amalgamandosi fra loro. Aggressioni e violenze danno vita a un unico grumo caotico da cui nasce l’esperienza e, infine, la conoscenza.
Nulla è cominciato con me. Nulla è cominciato dentro me. Sono un frutto morto che sta marcendo.
Ma chi è la ragazza corvo? Io ho avuto una felice intuizione dopo aver letto le prime 150 pagine del libro. La conferma è arrivata dopo molti capitoli. Allora mi sono chiesta: “Cosa succederà nelle restanti 600 pagine?” vi assicuro che succederà di tutto e di più.

Fondamentale è l’incontro con il personaggio di Victoria Bergman, una donna da tenere a debita distanza ma che esercita un fascino irresistibile.
C’era una volta una bimba piccola che si chiamava Victoria. Quando aveva tre anni il suo papà ha costruito una stanza dentro di lei. Una stanza deserta abitata solo dal gelo e dal dolore, e col passare degli anni dall’odio e dal desiderio di vendetta. Una stanza da cui Victoria non è più potuta uscire.
Ben presto mi sono resa conto che Victoria è solo una delle tantissime pedine abbattute sulla scacchiera della vita. Se vi aspettate un romanzo lineare con pochi ma incisivi personaggi, vi sbagliate alla grande. In questo libro i luoghi, gli avvenimenti, i soggetti si moltiplicano capitolo dopo capitolo creando, inizialmente, un po’ di confusione che viene ben presto cancellata dall’evolversi della storia, dalla tensione e dai crimini che scoppiettano, quasi in ogni pagina, come popcorn.  Sotto i riflettori non finiscono solo i crimini ma anche il non agire, l’indifferenza, è considerata una colpa. Far finta di non vedere la tragedia ch si consuma giorno dopo giorno è un crimine.

Straordinarie le figure femminili del thriller. Intense, imprevedibili, si aggrappano all’odio per continuare a vivere. Diventano artefici di un futuro che non credevano di avere e insieme, secondo me, danno vita alla raffigurazione della ragazza corvo che ha in sé il buio del ventre materno ma anche il colore della notte e della morte. In ognuno di noi c’è una luce interiore che nasce dall’insondabile, dalla parte più intima e sepolta della nostra anima. Un luogo dove albergano i demoni interiori che non ci danno pace se pace non c’è nei nostri cuori.

“La Ragazza Corvo” è un thriller corposo che va letto con calma, senza fretta, per assaporarne tutti i risvolti, l’intreccio complesso, la follia che si insinua nelle menti e che ci guida verso un finale sconvolgente.

La lettura è emotivamente complessa tanto che mi è parso di scoperchiare il vaso di Pandora da cui sono fuoriusciti odio, rancore, amore, vendetta, orrore, tradimento, gelosia, indifferenza, pessimismo, meschinità, superbia, sottomissione e vergogna.
Credetemi, nessuna esagerazione. Ho letto pagine in cui dolore, morte e perversione si susseguono come in un macabro carosello. Il dolore fisico diventa un tutt’uno con il dolore psicologico che unisce passato e presente, vita e morte. Terminata la lettura il buio è ridiventato luce, i battiti del mio cuore si sono calmati e ho pensato che, fortunatamente, ciò che ho letto è solo un’illusoria realtà, un viaggio nell’orrore.

“La Ragazza Corvo” è un thriller seducente dai risvolti drammatici. Assassini, pedofili, cannibali e psicopatici  sfogano i loro istinti criminali creando una rete di indicibili sofferenze che generano, a loro volta, sofferenze ancor più grandi.

La ragazza corvo è una creatura fittizia eppur viva in equilibrio tra l’essere e il non essere, un animale dalle ali venate di un rosso sempre più scuro come quello del sangue. Una figura che rimarrà indelebile nella mia mente  e che invito tutti voi a conoscere. Un personaggio nero, in una storia nera racchiusa in un cuore nero. 

martedì 21 giugno 2016

IN LIBRERIA #18 | A giugno in libreria (seconda parte)

La ragazza corvo
Erix Axl Sund

Editore: Corbaccio | Pagine: 752 | Prezzo: € 18,90
Dal 30 giugno in libreria

Sinossi: 
Stoccolma: in un parco cittadino la polizia scopre il cadavere di un giovane straniero. Il commissario di polizia Jeanette Kihlberg conduce le indagini, dando la caccia a un misterioso quanto efferato omicida e lottando contro le resistenze interne alla polizia stessa, restia a impiegare le proprie forze per cercare l’assassino di un immigrato sconosciuto. Ma con la scoperta di altri due corpi barbaramente uccisi, Jeanette Kihlberg capisce di trovarsi di fronte a un serial killer e si rivolge alla psichiatra e profiler Sofia Zetterlund, con cui lavora giorno e notte incrociando con lei non solo la vita professionale ma anche quella personale. E a mano a mano che Jeanette e Sofia progrediscono nelle indagini, appare chiaro che la catena di omicidi è solo la manifestazione più evidente e raccapricciante di un disegno criminoso e diabolico che coinvolge settori insospettabili della società svedese.



Il viaggio di Lea
Guia Risari

Editore: Einaudi Ragazzi | Pagine: 224 | Prezzo: € 14,00
Dal 14 giugno in libreria

Sinossi: 
Lea ha dodici anni. E’ orfana, vive col nonno nella periferia di una città. Traumatizzata dalla perdita dei genitori si chiude in un mutismo ostinato fino a quando il nonno le porta un gatto rosso, Porfirio, un animale misterioso e parlante, un po’ saggio e un po’cinico. Lea è tormentata dalle domande sulla vita, la morte, il dolore e parte assieme a Porfirio per trovare le risposte. Una storia originale dal ritmo sapientemente costruito, ricca di elementi fantastici e di atmosfere intense. Una fiaba moderna che parla ai più giovani affrontando con grande coraggio uno dei tabù più difficili da trattare, quello sulla morte, e di conseguenza sul senso della vita. 
Einaudi
€ 18,50 | 372 pg | Dal 14.06
Einaudi
€ 18,50 | 451 pg | Dal 21.06
Einaudi
€ 17,00 | 250 pg | Dal 28.06
Lo hanno visto tutti, il mostro, sbattuto in tv e sulle prime pagine dei giornali. Era accusato di un crimine raccapricciante, ma adesso che è morto, la verità finirà sepolta con lui. A meno che Jean, la vedova, la moglie devota che gli è sempre stata a fianco in tribunale, non si decida a parlare. A meno che Jean alla fine non decida di raccontare la sua storia.
Jeremiah Salinger è un giovane autore televisivo newyorkese che, insieme alla moglie Annelise, si è trasferito per un periodo a Siebenhoch, il piccolo centro del Sud Tirolo dove lei è cresciuta. Con loro c'è la precoce figlia Clara, di cinque anni. Affascinato dalla montagne e dalla gente che vi abita, Salinger comincia a realizzare un factual sul soccorso alpino, ma nel corso delle riprese viene coinvolto in un pauroso incidente. Mentre cerca in ogni modo di dimenticare la sua esperienza traumatica, viene a sapere per caso di un fatto sanguinoso risalente a molti anni prima: il massacro di tre giovani avvenuto durante un'escursione nella gola del Bletterbach. Il delitto non ha un colpevole, e in paese nessuno vuole parlarne: forse perché il solo pensarci potrebbe risuscitarne l'orrore, o forse perché sono in tanti ad avere qualcosa da nascondere. Nonostante l'ostilità crescente che lo circonda, e l'opposizione di Annelise, Salinger si mette a scavare nel passato, penetrando sempre più a fondo nella vicenda. Fino a scoprire l'imprevedibile, terrificante verità. 
Quattro racconti noir con un unico tema: la vicinanza del male. Non esistono omicidi che hanno senso, ma alcuni sono addirittura impensabili.  



Newton Compton 
€ 9,90 | 384 pg | Dal 23.06
Newton Compton 
€ 9,90 | 352 pg | Dal 23.06
Newton Compton 
€ 7,90 | 384 pg | Dal 23.06
Estelle Paradise si risveglia in un letto d’ospedale: la sua macchina è stata ritrovata distrutta in fondo a un burrone, lei è ferita e i suoi ricordi sono confusi e frammentari. Poi una terribile verità si fa strada: sua figlia Mia, di soli 7 mesi, è scomparsa. Qualche giorno prima, qualcuno ha portato via la bambina dalla sua stanza. In preda al panico e incapace di ricordare cosa sia successo, Estelle si lancia in un’estenuante ricerca della verità, ma le prove smentiscono la sua versione dei fatti e la donna diventa la principale sospettata agli occhi della polizia e dei media. Estelle sa bene che la chiave per capire cosa è successo quella notte è nascosta nella sua mente: può davvero aver fatto del male alla sua bambina?
Codice Millenarius Saga

Ferrara, inverno 1349. Un’inquietante processione di gente incappucciata si aggira nelle selve vicino alla città, terrorizzando chiunque abbia la sfortuna d’imbattervisi. E mentre si diffondono voci su riti satanici e segni dell’apocalisse, c’è chi scorge in quelle apparizioni un astuto complotto. Tra loro anche l’impavido cavaliere Maynard de Rocheblanche che, con l’appoggio della Santa Inquisizione, intraprende un’indagine per cercare di far luce sulla verità. L’impresa si rivelerà tuttavia più difficile del previsto, perché sono molti i prelati più interessati ai suoi segreti che a risolvere il caso. Maynard è infatti l’unico custode del mistero più grande della cristianità, la leggendaria reliquia attribuita a Gesù, il Lapis exilii. E questa volta, privato dell’appoggio dell’abate di Pomposa, potrà fare affidamento solo sulla sorella, la monaca Eudeline, per difendere se stesso e i propri amici e cercare di svelare l’intrigo che lo coinvolge… 
Vincenzo Lipari, finito sul lastrico, si è suicidato. Il viceispettore Perticone, titolare dell’indagine, trova accanto al cadavere una lettera bianca. Sembra un dettaglio di poco conto, ma quando altre persone cominciano a dichiarare di aver ricevuto lettere simili, quel particolare si fa interessante. Soprattutto nel momento in cui un’analoga missiva viene recapitata anche a un pezzo grosso, Delfino, il vicepresidente dell’associazione industriali. Eppure, nonostante la scoperta di una firma criptata sulle lettere, gli inquirenti non fanno alcun passo avanti. Perché? Perticone si rende conto che deve esserci una talpa in questura: il criminale che stanno cercando continua ad anticipare le loro mosse. Solo scovando chi fa il doppio gioco, il piano folle dell’omicida potrà essere sventato.


Newton Compton 
€ 9,90 | 352 pg | Dal 23.06
Newton Compton 
€ 9,90 | 336 pg | Dal 30.06
Newton Compton 
€ 9,90 | 448 pg | Dal 30.06
Molto tempo fa Jacks Morgan aveva dei sogni. Voleva un lavoro importante che le permettesse di viaggiare per il mondo. Desiderava una grande casa, un portico dove trascorrere lunghe notti osservando il cielo stellato con un uomo che la rendesse felice. Ma la vita aveva altri piani per lei. E così, prima è arrivata Martha e poi Jonty che adesso, una in piena adolescenza e l’altro di appena otto anni, non sono proprio facili da gestire. Poi sua madre si è ammalata di Alzheimer e si è trasferita da loro. Ora i soldi sembrano non bastare mai e tutto sta lentamente implodendo. Jacks ha abbandonato i suoi sogni per prendersi cura della famiglia. Forse però se riuscirà a garantire a sua figlia un futuro brillante, ogni sacrificio avrà un senso… Ma sarà veramente così?
Da mesi Minette ha a che fare con dei vicini da incubo, che le hanno reso la vita un inferno lamentandosi in continuazione per il rumore provocato da Tilly, la sua bambina.
Ora finalmente i Milton hanno traslocato e Minette è felicissima quando scopre che nella casa accanto alla sua sta per trasferirsi Cath, madre di due bambini. Ben presto la nuova vicina diventa una persona speciale per lei, una confidente, un’amica e… la babysitter di sua figlia. Ma Cath, a differenza di Minette, si dimostra molto più riservata ed è riluttante a parlare del suo passato. E quando Minette assiste a qualcosa di irripetibile, inizia a chiedersi se conosce davvero la sua nuova vicina di casa…
Oslo, 1988. La dodicenne Maike Hagg viene trovata morta nei locali dell’Ospedale psichiatrico di Gaustad. La polizia, dopo le dovute indagini, conclude che si è trattato di un incidente: la ragazzina, figlia di un paziente, è caduta, battendo la testa sul pavimento. Poco prima che il fatto cada in prescrizione, Emmy Hammer e Aud Johnsen si incontrano per la prima volta dopo venticinque anni. Rispettivamente figlie di un primario e di un altro paziente psichiatrico, Emmy e Aud conoscevano bene Maike, con cui giocavano spesso per i corridoi dell’ospedale. L’incontro tra le due donne innesca una reazione a catena di eventi drammatici che costringe l’ispettore Cato Isaksen e la sua affascinante aiutante Marian Dahle a riaprire il caso… 

Newton Compton 
€ 9,90 | 512 pg | Dal 30.06
Newton Compton 
€ 9,90 | 288 pg | Dal 30.06
Newton Compton 
€ 9,90 | 288 pg | Dal 30.06
«Ti prego vieni subito. La vogliono uccidere. Vieni al Cimitero degli Impiccati». È una giornata come tutte le altre quando l’avvocato Anna Ferrari riceve questa telefonata da uno sconosciuto. Poche parole, in un italiano incerto, che però Anna non se la sente di ignorare. Si precipita al cimitero, ma quando arriva ormai è troppo tardi: a terra giace il cadavere insanguinato di una donna. Le indagini scattano immediatamente e portano all’arresto di un ragazzo marocchino che si trovava nei pressi della scena del delitto e aveva addosso tracce di sangue. Nonostante le apparenze Anna decide di fidarsi di quel ragazzo che lavora da tempo al mercato, non ha precedenti e si professa innocente. Inizia così a indagare a fondo, ma presto è chiaro che le sue ricerche danno fastidio a qualcuno… Qualcuno che preferirebbe chiudere la questione facendo ricadere la colpa dell’omicidio su un imputato perfetto…
Mork è un ispettore di polizia in servizio presso la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Però non è un agente come gli altri, lui non è mai stato dietro una scrivania, neanche un giorno. Perché Mork è un infiltrato, e nel suo lavoro è considerato uno dei migliori. Sono pochissimi a sapere cosa faccia veramente. Tra questi c’è Bruno, il suo più caro amico, importante produttore televisivo e cinematografico. Proprio nel mondo del cinema si concentra l’indagine di Mork. Una torbida vicenda di festini a luci rosse e omicidi, che coinvolge un politico di spicco, la mala romana e la ’ndrangheta calabrese. Una missione pericolosissima, che metterà a dura prova le abilità di trasformista di Mork. E questa volta l’infiltrato dovrà proteggere molto più che la sua copertura. È a rischio la vita di Bruno e soprattutto quella di Martina, la donna che ha conquistato il suo cuore…
Palermo. Anni Novanta. Il boss Trubìa è in carcere. Al vertice della cupola ora ambisce lo “Zio” Calò Bonfiglio. Uno dopo l’altro, gli uomini di Trubìa finiscono dietro le sbarre, finché, grazie a una soffiata, a essere catturato è Schillaci, latitante e fedelissimo dello Zio. Com’è possibile? Per Giannini, maggiore dei carabinieri in forza alla DIA che indaga sui collegamenti tra politica e mafia, quell’arresto è molto strano. Tra gli elementi dell’indagine c’è anche un’assurda testimonianza: anni prima, la Pro Loco del paese ha premiato il racconto di uno studente nel quale era descritto nei minimi dettagli proprio l’arresto di Schillaci. Quando qualcuno nota la coincidenza, la casa di Rosario Di Bella, l’autore del racconto, viene messa a soqquadro, così come gli uffici della Pro Loco. Qualcuno ha costruito un castello di bugie, e a Giannini spetta l’ingrato compito di raderlo al suolo.



Harper Collins Italia
€ 16,00 | 368 pg | Dal 16.06
Harper Collins Italia
€ 16,00 | 277 pg | Dal 23.06

Una telefonata nel cuore della notte convoca Peter Deker, detective della Omicidi di Los Angeles, sulla scena di un efferato delitto: qualcuno ha fatto irruzione nella proprietà di Guy Kaffey, ricchissimo imprenditore edile, e ha assassinato lui, sua moglie e quattro dipendenti. Deker e i suoi non ci mettono molto a capire che Kaffey, filantropo noto per aver finanziato associazioni benefiche che operano nel recupero degli ex delinquenti - e per averne assunti alcuni come guardie del corpo - è stato ucciso in quello che ha tutte le caratteristiche di un inside job... ma si tratta di un semplice tentativo di rapina finito male o è qualcosa di più? Perché è evidente che un uomo del genere non diventa ricco senza farsi dei nemici. Per Deker l'unica consolazione, durante le complicate indagini per risalire al mandante dell'omicidio, è sapere che sua moglie, Rina Lazarus, è stata scelta come membro della giuria in un processo e quindi è al sicuro. Poi l'incontro casuale con un interprete che lavora in tribunale trascina Rina nel cuore delle indagini del marito e sulla strada di una gang di killer spietati. E a quel punto Deker non ha alternative: se vuole salvarla deve scoprire il colpevole.
Leah Mills vive una vita da fuggitiva inseguita dal ricordo di un avvenimento terribile del suo passato. Conduce un’esistenza in disparte, sola e senza amici, finché non incontra Julian e per la prima volta intravede la possibilità di un futuro normale. Fino a quando, nel quattordicesimo anniversario di quel giorno maledetto, riceve un biglietto inquietante e misterioso. Qualcuno conosce la verità su quanto è successo. Qualcuno che non smetterà di tormentarla fino a quando non sarà riuscito a distruggere la vita che Leah si è creata. Ma Leah è davvero quella che sembra? Oppure si merita tutto ciò che le sta succedendo? Tutti hanno dei segreti. Ma alcuni sono mortali.


Un buon presagio
Gillian Flynn

Editore: Rizzoli | Pagine: 85 | Prezzo: € 12,00
Dal 16 giugno in libreria

Sinossi: 
La incontriamo in un piovoso mattino d'aprile, nel bugigattolo dove legge l'aura a signore fragili di nervi, dispensando loro consigli e previsioni. Di lei non conosciamo il nome, sappiamo solo che è una giovane donna intraprendente, scaltra, cresciuta da una madre bizzarra e spesso assente, e che fin da bambina è stata abituata a vivere di espedienti, a escogitare ogni giorno un modo per tirare avanti. Quando nel piccolo locale entra Susan Burke, bionda, bella, occhi azzurri e ben vestita, da una analisi veloce la nostra "sensitiva" si convince che si tratta dell'ennesima signora benestante e infelice, in cerca di emozioni forti. In realtà Susan è lì per chiedere aiuto: nella vecchia casa dove vive con la famiglia si verificano fatti inquietanti. Fiutato l'affare, la truffatrice si propone per una "purificazione" dell'ambiente domestico a base di spargimenti di sale, erbe da bruciare e formule pseudomagiche. Nel varcare la soglia della sinistra casa vittoriana, però, si rende conto che qualcosa davvero non va, e l'incontro con il figliastro di Susan non fa che confermare le sue impressioni. Miles è un quindicenne indecifrabile, dal comportamento disturbato e violento, capace con le sue storie di creare nuove realtà. Ma sono davvero soltanto storie, le sue? In presenza di Miles nulla è come sembra, verità e invenzione si sovrappongono e si mescolano fino a confondersi.



Longanesi 
€ 14,90 | 350 pg | Dal 23.06
Longanesi 
€ 16,90 | 288 pg | Dal 23.06
Longanesi 
€ -- | 232 pg | Dal 30.06
Durante un viaggio a Roma, la violinista americana Julia Ansdell incappa in uno strano manoscritto che contiene uno spartito. Si tratta di una musica inedita, un valzer dal titolo Incendio, composto da un autore misterioso. Una melodia che ha un ritmo unico e inconfondibile, come il battito del cuore. Quello che Julia non sa è che, una volta eseguita quella composizione al violino, le cose cambieranno per sempre. Iniziano a susseguirsi episodi sempre più inquietanti, che coinvolgono anche sua figlia, e quando comprende che a rischio non c'è solo la sua sanità mentale, ma anche la sua stessa vita, Julia decide che esiste un solo modo per salvarsi: andare alla radice del mistero. Julia torna in Italia e, viaggiando tra Venezia e Roma per le sue ricerche, scopre che l'autore del meraviglioso valzer è Lorenzo Todesco, un ebreo che ha vissuto un amore tanto potente quanto tormentato negli anni fra il 1938 e il 1944, in una Roma straziata dalla guerra e dalle leggi razziali del Fascismo. Le due storie, quella di Julia e quella di Lorenzo, si intrecciano via via...
Come ogni estate, Roma ritrova il suo splendore in un agosto caldo e deserto. Fra i pochi che popolano la città, c’è l’investigatore privato Fabio Gracco, cinquant’anni, un divorzio alle spalle e una vita sentimentale fatta di alti e bassi.
Gracco ha appena svolto un’indagine su un caso d’infedeltà coniugale che coinvolge Nicola de Nicola, un noto politico d’area progressista, astro nascente nella corsa alle primarie per la Regione Lazio. Potrebbe finire tutto così, con una scenata della moglie, l’avvio dell’iter per il divorzio, magari uno scandalo mediatico con le inevitabili dimissioni del politico. Ma le cose si complicano drammaticamente, perché una giovane archeologa viene ritrovata morta nel sotterraneo del palazzo dove ha sede il comitato elettorale di de Nicola.
L’investigatore Fabio Gracco si troverà alle prese con un’indagine delicatissima, in una Roma infuocata, che lo porterà a scoprire passioni segrete e scomode verità.
Scrittore francese di grande successo, vincitore del prestigioso premio Goncourt, il sessantenne Pierre-Marie Sotto non risponde mai alle lettere dei suoi ammiratori. Ma di fronte alle parole della misteriosa Adeline ha fin da subito la sensazione di non avere a che fare con una lettrice qualsiasi. C’è qualcosa nella sua vena inesauribile di storie che lo attrae, e c’è quella busta ingombrante che gli ha mandato... Chissà quale segreto nasconde.
Pierre-Marie le scrive e inizia così uno scambio sempre meno formale e sempre più intimo fra un uomo e una donna che si raccontano le ferite dell’infanzia e quelle dell’amore, la passione per la scrittura, il canto e la danza. Ben presto Pierre-Marie si accorge di non poter più fare a meno di questa nuova amica per rimettere a posto un tassello del suo passato che ancora non trova la giusta collocazione. Ma chi è davvero Adeline? E cosa contiene quel plico misterioso che gli è stato recapitato? 



Ninfee Nere
Michel Bussi

Editore: Edizioni E/O | Pagine: 394 | Prezzo: € 16,00
Dal 9 giugno in libreria

Sinossi: 
A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso. 



Mondadori
€ 18,00 | 139 pg | Dal 07.06
Mondadori
€ 17,00 | 160 pg | Dal 21.06
Mondadori
€ 18,50 | 271 pg | Dal 07.06
Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui.
Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza.
Terrorizzato all'idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco.
In Tre giorni e una vita Pierre Lemaitre ricostruisce perfettamente l'atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico, scandagliando con precisione chirurgica le pieghe dell'animo umano di fronte a un caso di coscienza talmente reale che è impossibile non chiedersi "e se fosse successo a me?".
"Nessuno è tanto annoiato quanto un ricco" dice Mauro Corona parafrasando il grande poeta Iosif Brodskij, e lo sa bene il protagonista di questo romanzo, un ragazzo talmente abituato a ottenere tutto dalla vita che ormai da tutto è nauseato. Di ottima famiglia, ricchissimo e anche piuttosto affascinante, a nemmeno trent'anni è già uno stimato ingegnere cui non manca davvero nulla: ville, automobili, ma anche amici, donne e salute. Un eccesso di cose per lui sempre più opprimente... È per questo che di punto in bianco decide di dare una svolta radicale alla sua esistenza abbandonando il lavoro e rinunciando a ogni comodità per andare a vivere in una baita di montagna. E proprio mentre comunica ai genitori l'intenzione di ritirarsi sdegnosamente dal mondo, ne capisce ancora più profondamente le ragioni. Evocando le memorie dell'infanzia, scopre infatti i ricordi buoni: visioni di cime lontane, limpide sorgenti, ruscelli canterini, pascoli verdi e cascate lucenti di sole. Sì, il sole! È lui il ricordo più bello, il vero motivo che lo spinge a lasciare tutto e trasferirsi lassù. Ma una volta tra i monti, dove finalmente può dedicarsi incessantemente alla contemplazione della palla infuocata, si accorge che le ore di luce a sua disposizione non gli bastano più...
A Montecarlo un omicidio è evento raro. In cerca di tranquillità e per stare più vicino alla famiglia, il commissario Bernard Bastiani ha chiesto di essere assegnato qui dopo tanti anni di servizio nelle periferie francesi. Quando nei giorni del Gran Premio, blindati e mediaticamente esposti viene ritrovato in un cassonetto un cadavere orrendamente mutilato, Bastiani sente di nuovo il brivido dell'adrenalina. Il magistrato Robert Labrosse riconosce la vittima: è Claude Massena, ricco, mondano e chiacchierato mercante di quadri, indagato per truffa. Il giovane Labrosse, lui stesso collezionista d'arte, si muove con disinvoltura nell'ambiente e dà utili indicazioni al commissario. Nella caccia all'assassino, Bastiani si troverà invischiato nelle complesse dinamiche che regolano il mercato dell'arte e subirà il fascino misterioso delle donne protagoniste della vicenda: dall'ex moglie di Massena, riservata signora in cerca di conferme della propria femminilità, all'amante del mercante, la bellissima ucraina Maryam, che con Massena formava una spregiudicata coppia di affaristi. I sospetti ruotano attorno alla figura di Sergej Suslov, miliardario russo coinvolto in oscuri affari e grande acquirente di opere d'arte. L'inchiesta del commissario Bastiani si concentra sulla ricerca di un preziosissimo Modigliani, "Nudo di donna su cuscino blu", pagato, mai consegnato, forse scomparso nelle tenebre del periodo nazista 



Il metodo della fenice. (Le indagini del commissario Casabona Vol. 3)
Antonio Fusco

Editore: Giunti | Pagine: 256 | Prezzo: € 12,90
Dal 29 giugno in libreria

Sinossi: 
Novembre, il mese dei morti e della pioggia. La provincia di Valdenza è scossa dall'efferato omicidio di una giovane donna. Il suo corpo, nudo e parzialmente bruciato, viene trovato in una discarica abusiva sopra un cumulo di rifiuti. Precipitatosi sul posto, Casabona e i suoi scovano subito tracce utili. Troppe, e troppo facilmente. Anche il colpevole si fa trovare in fretta, in fondo a un lago, al volante della sua auto in seguito a quello che appare un fatale incidente. Ma Casabona non ci sta. C'è forse qualcuno che sta cercando di nascondere una storia scomoda e imbarazzante? Per venirne a capo, il commissario dovrà affondare le mani nel ventre molle della provincia italiana, dove l'unica cosa che conta è l'apparenza.



Piemme
€ 18,50 | 316 pg | Dal 14.06
Piemme
€ 18,50 | 400 pg | Dal 07.06
Piemme
€ 17,90 | 318 pg | Dal 07.06
Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall'altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent'anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov'era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando...
La vita di Max Wolfe non è cambiata, e i suoi problemi sono sempre lì ad attenderlo: l'insonnia, una bambina piccola di cui prendersi cura da solo, un cane da portare in giro all'alba per le strade di Londra, e ... questa volta, l'ombra di un serial killer del passato che ritorna. Quando, la notte di Capodanno, in un esclusivo complesso residenziale, una bambina viene rapita e i suoi genitori vengono ritrovati sgozzati, Max Wolfe ha un déjà vu. Le modalità dell'omicidio gli ricordano decisamente qualcosa... Ben presto, scoprirà che l'atroce delitto è stata commesso con un particolare tipo di arma da fuoco che si usa per freddare il bestiame prima del macello; ulteriori indagini lo porteranno in un angolo polveroso del Museo di Scotland Yard dedicato a un serial killer noto come Slaughter Man, che 30 anni prima ammazzava così le sue vittime. Ma Slaughter Man ha scontato la sua pena, e adesso è un uomo anziano e in punto di morte... Una sola cosa è certa: Max dovrà fare luce sul caso prima che il killer, chiunque sia, colpisca ancora, e soprattutto, dovrà ritrovare la bambina rapita prima che sia troppo tardi. Prima che la prossima famiglia distrutta dal serial killer sia la sua.
Il detective Hank Palace è un poliziotto ostinato. Il più ostinato di tutti, a quanto pare. Anche adesso che la Terra è in rotta di collisione con un asteroide che, tempo sei mesi, la distruggerà completamente, Hank non rinuncia a fare il suo dovere. Così, davanti a quello che a prima vista sembra l'ennesimo caso di suicidio a Concord, nel New Hampshire - perché ognuno, di fronte alla fine del mondo, reagisce a modo suo -, il detective decide che vale la pena saperne di più. E ben presto scoprirà che sì, c'è ancora gente che ha voglia di ammazzare anche in un mondo in cui tutto sembra finito. Un mondo in cui i mercati finanziari sono da tempo crollati, la maggior parte delle persone non va neanche più a lavorare, gli ospedali hanno smesso di funzionare, non si comprano né vendono case, non si celebrano più matrimoni. Molti passano le loro giornate a pregare qualunque dio gli venga in mente. Altri si dedicano al sesso, che in fondo non è mai troppo. E il Dipartimento di Polizia di Concord può contare su un solo uomo: perché per Hank Palace vale ancora la pena di compiere il proprio dovere. Con senso della suspense, Ben Winters crea un mondo assolutamente credibile, in cui tutti sono di fronte alla domanda straziante: cosa faremmo se i nostri giorni su questo pianeta fossero davvero contati?