mercoledì 17 febbraio 2021

RECENSIONE ! "Biancaneve nel Novecento" di Marilù Oliva

“Biancaneve nel Novecento” è un libro di Marilù Oliva pubblicato da Solferino. La storia, a tratti di una ferocia disumana, intreccia il presente al passato per raccontarci di atroci sofferenze impossibili da dimenticare. Il dolore, nascosto nell’abisso dell’animo, plasma la vita delle protagoniste e ci costringe a guardare negli occhi una verità che la Storia non può nascondere. Il male genera altro male, ne sono testimoni le due protagoniste di questa storia. Lili, che era una ragazza nel 1943, con i suoi  indelebili ricordi ci porterà nel campo di Buchenwald, nel bordello dove i nazisti rinchiudevano le giovani deportate. Lei, sopravvissuta all’orrore, è prigioniera del suo dolore. La piccola Bianca, che vive a Bologna e negli Ottanta ha quattro anni. La sua famiglia è dilaniata da un male sottile che trasforma l’animo delle persone e uccide ogni forma di serenità e felicità. La bambina dovrà crescere in fretta. Questa è la storia di donne dimenticate che, nel silenzio, muoiono ogni giorno un po’ di più. È la storia di un dolore tanto grande da travolgere ogni rapporto umano. È la storia di donne doppiamente vittime della Storia, della Shoah, della follia degli uomini. È la storia di una speranza: “Sei mesi nel bordello per rendere felici i detenuti e poi vi liberiamo”, ma i nazisti non mantennero mai quella promessa. È la storia di donne che alla fine della guerra, schiacciate dall’umiliazione, invece di denunciare quella tragedia decisero di rinchiudersi nel silenzio per seppellire dentro di sé l’orrore di quella tragedia.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Biancaneve nel Novecento
Marilù Oliva

Editore: Solferino
Prezzo: € 19,00
Sinossi
Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l’alcol e con l’amore. E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa così i suoi primi vent’anni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell’adolescenza. Negli anni Novanta, infatti, l’eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l’autodistruzione: mentre sua madre si avvelena con l’alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere mai: è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald.

 

Perfino l’inferno può sembrare attraente quando sei costretto a morire giorno dopo giorno come una bestia affamata e infreddolita.

Bianca è una bambina infelice. Giovanni, suo padre, è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi, sua madre, è una bella donna soggiogata dall’alcol e incapace di darle amore. Bianca, figlia unica, vede nel suo papà un eroe, un principe azzurro, che le vuol bene e la difende da un’inspiegabile ostilità materna. La famiglia vive nella Bologna degli anni Ottanta, in un disordinato appartamento della periferia. Per sfuggire a una realtà complicata, la bambina si rifugia nelle fiabe. La sua preferita è “Biancaneve”. Alla mamma, Bianca, assegna il ruolo di regina indiscussa del Regno del Male,  grande Prevaricatrice e Distruttrice di ogni felicità. Solo con il suo papà Bianca è felice, una bolla d’amore la separa dalle cattiverie della mamma. La bambina spera nel lieto fine ma la vita spesso è crudele. Una tragedia porrà fine alla sua infanzia catapultandola in una realtà sempre più dura. Passano gli anni, e Bianca cresce dividendo il suo tempo tra la scuola, gli amori e la passione per i libri. Incontrerà persone prepotenti e altre amorevoli che le dimostreranno le mille sfumature dei sentimenti.

Oltre ai guerrieri del Bene e alle forze del Male, esisteva una schiera di gente invisibile che non prendeva mai posizione e, quando lo faceva, sceglieva la sudditanza verso il più tracotante.

Alcune volte rendersi invisibile è la soluzione a ogni problema. Annullarsi diventa il desiderio di Bianca e l’eroina le offre una via di fuga. Così mentre Candi si avvelena con l’alcol, Bianca sfiora l’autodistruzione con la droga. Entrambe le donne si portano dentro un disagio che condiziona le loro scelte. Trovare le radici di quel disagio significa tornare indietro nel tempo, lì dove tutto ebbe inizio, nel bordello del campo di concentramento di Buchenwald. Il dolore  del passato e il disagio del presente, tessono un filo rosso che unisce i due piani narrativi del romanzo.

I capitoli che vedono Bianca narrare della sua vita, si alternano a quelli che narrano gli eventi terribili della seconda Guerra Mondiale.  A dar voce all’orrore è Lili, una giovane donna fatta prigioniera dai tedeschi e condotta, con la promessa di un’imminente liberazione, nel bordello del lager di Buchenwold pensato come incentivo per aumentare la produttività dei lavoratori forzati, i prigionieri “privilegiati” (decani o Kapò), e a disposizione anche delle SS. Venivano distribuiti, ai più meritevoli, bonus da spendere nel bordello, consumazione in 15 minuti, e ogni sadismo era permesso. In questo inferno il corpo delle donne veniva sfruttato e martoriato. Quando le ragazze erano ormai alcolizzate, sfiancate e malate, venivano rimandate al Lager di provenienza per essere usate come cavie negli esperimenti sadici dei medici delle SS, o inviate direttamente ai forni crematori. Erano le schiave del sesso e il lager aveva rubato la loro anima.

Questo orrore, ancor oggi, è una delle pagine meno note dell’oscuro periodo del Nazismo e Marilù Oliva dà voce a quelle donne, dimenticate nel silenzio della Storia, con fatti veri e ben documentati. Nelle tenebre di quegli eventi ho scoperto l’esistenza della “Strega di Bunchenwald”. Era Ilse Koch, moglie di Karl Otto Koch, comandante del campo di concentramento in cui era prigioniera Lili. Torturava con sadica ferocia i prigionieri e si divertiva a scuoiare i tatuaggi delle vittime per farne dei paralumi. Poi  ho appreso la storia di Mafalda di Savoia, la principessa italiana che morì a Buchenwald.

Lili e Bianca sono le testimoni di un passato e un presente che si intrecciano. Qual è il legame tra queste due donne? Così, capitolo dopo capitolo, è cresciuta in me la voglia di scoprire una verità che diventa specchio di gran parte del Novecento raccontato attraverso alcuni eventi che lo hanno caratterizzato come la Strage di Ustica, la strage alla stazione di Bologna, i crimini della banda della “Uno bianca”. L’intreccio delle vicende dei protagonisti con gli eventi storici, è un aspetto del romanzo che mi è piaciuto davvero tanto. Le debolezze degli uomini, l’efferatezza del ricordo, la rabbia e i sensi di colpa, sono le colonne portanti di questa storia. Ciò che mi ha colpita di più, leggendo “Biancaneve nel Novecento”, è la facilità con cui l’autrice ci permette di moltiplicare la nostra esperienza di vita entrando nelle storie degli altri. Attraverso il romanzo, a tratti crudele seppur con aliti d’inaudita tenerezza, la scrittrice ci mostra una verità sepolta tra le pagine della Storia. Con Lili attraverseremo le zone d’ombra della coscienza di uomini aguzzini e con Bianca scopriremo la proiezione del dolore che dal passato colonizza e devasta il presente. Vita, morte, speranza, disperazione, sensi di colpa sono la linfa che nutre le parole di questo romanzo. La memoria non può e non deve esser cancellata.

Con “Biancaneve nel Novecento”, gli invisibili della Storia fanno sentire le loro voci. È una lettura dolorosa e sensibile che ci aiuta a conservare la memoria degli orrori della guerra. La vergogna privata diventa collettiva e attraverso il romanzo i personaggi trovano il coraggio per raccontare un tema quasi totalmente ignorato dalla ricerca storica, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più.

Bianca, la nostra travagliata Biancaneve, ci mostrerà come spesso il dolore esistenziale si nasconde nelle dipendenze. L’alcol, il fumo, la droga, il gioco d’azzardo, affondano le loro radici nella solitudine, nell’abbandono, nei sensi di colpa, nella rabbia, nella paura, negli abusi. Bonificare questo terreno dai veleni dell’esistenza sarebbe un passo in avanti per guarire le cicatrici che deturpano il nostro cuore. La speranza deve essere la nostra fedele alleata perché, ricordatelo sempre, anche all’inferno può nascere un fiore.

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