venerdì 20 settembre 2013

RECENSIONE "Il politico" di Pee Gee Daniel

E il caos fu!. La nostra società si dibatte tra mille difficoltà. Parlando d’imprese, scuola da rinnovare, di giovani, di diritto allo studio e al lavoro, d’investimenti, mi riferisco all’Italia che non riesce più a ritrovare la rotta per navigare verso la stabilità economica e politica. La nostra classe dirigente brancola nella confusione e la coscienza popolare, impegnata a lamentarsi, dovrebbe invece reagire intraprendendo la strada della partecipazione attiva mostrando, come vessillo, la ferma volontà sociale di cambiamento. Così, mentre i nostri politici continuano a fare i propri interessi, i problemi del Paese si incancreniscono danneggiando il tessuto sociale, sano e vitale, di una popolazione ormai allo sbando. All’interno di questo panorama è con vivo interesse che vorrei parlarvi di un romanzo che tratta del rapporto uomo-politica. Il libro è: “Il Politico”di Pee Gee Daniel, edito da Golena Edizioni.

Il politico

AutorePee Gee Daniel

Editore:  Edizioni Golena

Pagine: 118
Prezzi: € 9,00 (certaceo) - € 4,00 (ebook)

Trama: Un uomo insulso, privo di una vera personalità, senza reazioni emotive e dalle scarse capacità. Il protagonista de “Il Politico” è un uomo mosso da bassi istinti, caratterizzato da un’indolenza quasi morbosa, capace di improvvisi atti di violenza: tutto questo lo farà diventare attivista del Movimento e, grazie all’amicizia dei suoi discutibili capi, si avvierà verso un’irresistibile, quanto inaspettata ascesa sociale.





STILE: 8
STORIA: 8
COPERTINA: 6



“Il Politico” è un romanzo breve, attualissimo, che fotografa le contraddizioni della società contemporanea che si riflettono nel protagonista: un uomo chiuso in se stesso, senza personalità, senza empatia, capace solo di commettere atti di violenza senza rendersene conto. Lo scrittore ha creato, con maestria, un personaggio che non ha nome, è indicato solo con il pronome Lui, senza intelligenza, senza desideri, senza aspirazioni, con scoppi improvvisi di rabbia intensa che gli faranno conquistare il nomignolo di “Lupo Mannaro”. Quest’uomo  è al centro di una storia immaginaria che inizia con la descrizione del protagonista che, in tenera età, strappa le ali a una libellula per poi osservarla mentre viene divorata viva, da un formicaio, senza potersi difendere. Si comprende subito che questo ragazzino ha dei disturbi sociopatici e comportamentali che lo porteranno a diventare una persona violenta priva di qualsiasi forma di rimorso per le brutalità inflitte agli altri. Così tra ipocrisia, tensione, indifferenza, Lui entra a far parte del circolo il “Movimento” la cui politica si deduce dalle parole del Grande Capo:


“Via i negri, via gli slavi, via i maomettani, affanculo i comunisti, difendiamo Cristo e i santi, difendiamo la famiglia, difendiamo i posti di lavoro dai poteri forti, niente tagli alle pensioni, sopprimiamo una volta per tutte le nomenclature politiche vecchie e muffe…”


Attraverso queste parole appare evidente che il concetto base è la paura. Per aver successo in politica bisogna seminare la sensazione di essere sempre di fronte a un pericolo:


“La paura è il vero mastice per attaccarci addosso il branco degli elettori. Quella va sfruttata sopra ogni altra cosa. La paura! Il più basso e degradante degli impulsi”.


Così, Lui, partecipa alla vita del Movimento e con la sua violenza diventa colui a cui affidare tutto il lavoro sporco. Ed ecco che ha inizio un’ascesa politica non voluta, né tantomeno desiderata. Lupo Mannaro è sempre più violento, la sua fama aumenta in modo esponenziale e tutti provano, per lui, un timore reverenziale. Egli è la manifestazione dei segreti impulsi che gli altri nascondono, è il mezzo per incutere terrore, per trasformare atti di violenza in un vantaggio per il Movimento. Se le persone si sentono tranquille non hanno più bisogno di qualcuno che risolva i problemi, bisogna mantenere il popolo in tensione così è più facile comandare: “chi ha paura non ragiona”.

Esponenti di spicco del Movimento sono Sarajevo e l’Ideologo che, useranno Lupo Mannaro con la sua propensione a commettere misfatti, per i propri vantaggi elettorali. Nessuna punizione per Lui, anzi  note di merito e parole d’encomio che si trasformeranno in una carriera politica non voluta ma che lo porteranno a diventare un rappresentante democratico della società civile. Diventerà Onorevole, formerà una famiglia con Maria Elena, detta la Mula, e verrà rispettato lasciandosi alle spalle una strada lastricata di pestaggi, omicidi, stupri. La disonestà diventa per Lui, imperturbabile creatura, l’arma per il successo politico che gli verrà donato su un piatto d’argento.


“E’ stupido. E’ cattivo. E’incapace…E farà carriera!”


Con penna simile a carta vetrata e con tratti volutamente esagerati, Pee Gee Daniel, analizza la nostra società trasformando l’ascesa politica di Lupo in un atto d’accusa verso la stessa struttura sociopolitica che ha reso possibile questa carriera politica. Leggendo “Il Politico” si nota subito che al protagonista manca quella maturazione che dall’impulso porta all’emozione e dall’emozione conduce al sentimento. Infatti anche i sentimenti si imparano attraverso dei modelli. Un tempo si studiavano i miti greci che narravano di potere (Zeus), di bellezza (Apollo), di follia (Dionisio). Oggi possiamo imparare dalla Letteratura e apprendere cos’è la gioia, il dolore, il coraggio, l’entusiasmo. Se non coltiviamo i sentimenti siamo uomini senz’anima, senza una coscienza: potremmo diventare “Lupo Mannaro”.

Ho letteralmente divorato questo libro, complice uno stile raffinato e pungente, perché vedevo delinearsi, davanti ai miei occhi un affresco fedele e spietato della nostra società. Con una scrittura schietta, semplice, senza fronzoli, lo scrittore apre una finestra sulla nostra società che si dirige, dritta dritta, verso il baratro scavato dalle istituzioni. Bisogna ritornare alla Politica con la P maiuscola adoperando i mezzi che la democrazia mette a disposizione di tutti. Dobbiamo ritrovare ideali per cui lottare, speranze da realizzare, non dobbiamo permettere al vento dell’indifferenza di trasformarci in burattini ma reagire per dare scacco matto all’antipolitica.

In conclusione vorrei ringraziare l’autore per avermi  dato la possibilità di leggere il suo scritto: un romanzo tanto crudele quanto affascinante, che ti tiene con il fiato sospeso perché comprendi l’assurdità della storia ma intravedi anche la possibilità che la verità possa esser nascosta dietro l’esagerazione. Ho amato la durezza delle parole, la crudeltà di determinate situazioni che danno voce a chi vive nel silenzio della violenza. In questo romanzo, fuori dall’ordinario, ho conosciuto una galleria di personaggi allucinanti descritti in modo magistrale. Leggete “Il Politico” con attenzione perché questo libro narra la storia di un Lupo diventato Onorevole.

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