“Non v’è rimedio per la nascita e la morte salvo
godersi l’intervallo.”
Arthur Schopenhauer.
Ciao
ragazzi,
oggi parliamo di morte e di felicità. Che strano
collocare questi due sostantivi nella stessa frase ma è ciò che succede in un libro che si legge
tutto d’un fiato ma lascia una gran tristezza nel cuore.
“Cento giorni di felicità” di Fausto Brizzi,
edito Einaudi Stile Libero Big.
Autore: Fausto Brizzi
Genere: Romanzo
Editore:Einaudi
Pagine: 400 p.
Prezzo: € 18,50
Trama:
Cosa faresti se mancassero cento giorni alla tua morte? Non a tutti è
concesso di sapere in anticipo il giorno della propria morte. Lucio
Battistini, quarantenne ex pallanuotista con moglie e due figli piccoli,
invece lo conosce esattamente. Anzi, la data l'ha fissata proprio lui,
quando ha ricevuto la visita di un ospite inatteso e indesiderato, un
cancro al fegato che ha soprannominato, per sdrammatizzare, «l'amico
Fritz». Cento giorni di vita prima del traguardo finale. Cento giorni
per lasciare un bel ricordo ai propri figli, giocare con gli amici e,
soprattutto, riconquistare il cuore della moglie, ferito da un
tradimento inaspettato. Cento giorni per scoprire che la vita è buffa e
ti sorprende sempre. Cento giorni nei quali Lucio decide di impegnarsi
nella cosa piú difficile di tutte: essere felice. Perché, come scriveva
Nicolas de Chamfort, «la piú perduta delle giornate è quella in cui non
si è riso».
STILE: 8
STORIA: 8
COPERTINA: 7
“Questa è la storia di come ho vissuto gli
ultimi cento giorni della mia permanenza sul pianeta Terra in compagnia
dell’amico Fritz. E di come, contro ogni previsione e ogni logica, siano stati
i giorni più felici della mia vita.”
Fin dalle prime pagine è chiaro il desiderio del
protagonista di non nasconder nulla. La sua è la storia di una morte
annunciata.
Lucio Battistini, quarantenne ex pallanuotista con
moglie e due figli piccoli, ha fissato la data della sua morte. Dalla fine lo
separano cento giorni. Cento giorni da vivere con un ospite inatteso e
indesiderato, un cancro al fegato che ha soprannominato “l’amico Fritz”. Cento
giorni prima del gran finale. Cento giorni per riconquistare la moglie, per lasciare un bel ricordo ai figli, per
salutare gli amici, per scoprire che
“per cominciare a vivere bisogna dover
morire”.
Così Lucio comincia a dar voce ai suoi ricordi,
ora tristi ora gioiosi, ai suoi errori, ai suoi tentennamenti.
I genitori latitanti, i nonni amorevole, gli amici
fraterni, tutto è visto con l’ottica di colui a cui rimangono circa tre mesi per
essere felice, per riannodare i fili sospesi, i rapporti inclinati, per farsi
perdonare. Attraverso un conto alla rovescia, Lucio scende a patti con la
malattia. Nessun tentativo di cura, il rifiuto della chemioterapia, solo il
desideri, anzi la necessità, di “dare un ultimo gustoso morso alla vita” per
lasciare una traccia di sé al mondo, per dire: c’ero anch’io.
Lo scrittore scrive sul foglio della vita
mescolando le parole con ironia e tenerezza. Il romanzo acquista più
profondità, la lotta contro la malattia assume la valenza di una metafora della
continua ricerca della felicità. Quando arriva la signora in nero, tutti la
conoscono e la temono, non passa inosservata. La Signora è egocentrica, ama
illudere e poi colpire, ama sconvolgere la vita per poi donare la Pace. La
Signora sa bene che nessuno può sottrarsi al suo fascino. Anche Lucio viene
travolto da questo “appuntamento” ma riesce a trovare un modo diverso per
guardare alla morte. Egli specchiandosi nei suoi ricordi riesce a dare un senso
al presente comprendendo che bisogna, per essere felici, apprezzare le semplici
cose e riflettere sui piccoli e grandi momenti della vita.
“La felicità non è avere quello che si desidera,
ma desiderare quello che si ha”
Oscar Wilde.
Ho scoperto “Cento giorni di felicità” grazie al
blog “La Libridinosa”. Ho letto con interesse la recensione di Laura, il suo
oscillare tra il pianto e il sorriso, il potere emozionale delle sue parole mi
ha colpita. Così ho acquistato il libro. E’ stata un’ottima scelta. Ho riso e
pianto con Lucio, ho vissuto il suo travaglio interiore, la sua iniziale
disperazione, ho conosciuto l’amico Fritz che costringe ogni uomo a fare i
conti con le ferite che ha dentro. Anche per Lucio giunge il momento in cui
amore, colpa e perdono, si fondono in un unico presente perché, forse e
sottolineo forse, non c’è un dopo. A quarant’anni non si pensa alla morte, si
vive con la frenesia del “divenire” che ci impedisce di godere e assaporare
ogni attimo della nostra esistenza.
“Stavo per vincere e invece mi hanno dato un
rigore contro al 90° “.
Fausto Brizzi affronta, in questo suo primo scritto, un tema
serio e delicato. Lo fa con ironia e commozione portando noi lettori a
riflettere su tante cose che diamo per scontate. Durante la lettura mi sono
imbattuta in alcune situazioni poco reali, alcuni passaggi erano stereotipi(ad
es. la lista dei regali per i bambini, il viaggio alla riscoperta dei luoghi
importanti per il protagonista e sua moglie, gli amici di zingarate), ma il
tutto è narrato con uno stile accattivante e coinvolgente, impossibile non
lasciarsi conquistare dal protagonista e tifare per lui. Fino alla fine ho
sperato in un miracolo, quando è stato evidente il drammatico epilogo, già
annunciato all’inizio del libro, mi sono lasciata travolgere dalle emozioni.
Pur comprendendo, ma non condividendo, alcune scelte del protagonista ho
accompagnato Lucio fino alla pagina zero.
“Non piangere, amore mio. Ti prego, non piangere.
Ho sonno. Molto sonno.
L’ultima cosa che sento è la ninna nanna che mi
canta nonna. La canta piano piano per non svegliarmi. Continua anche dopo che
mi sono addormentato. Mi culla lentamente, tenendomi una mano sulla
pancia…Ninna oh…Ninna oh…La sua voce si allontana…Sono sereno…Cento giorni sono
volati in un soffio. E oggi posso dirlo con certezza: sono stati i più felici
della mia vita.”
Dopo aver letto la pagina “Zero” ero molto triste
per l’epilogo del romanzo che si è rivelato molto duro, lo capirete leggendolo,
e non mi aspettavo un “DOPO”.
Per chi crede nella “vita” dopo la morte il “DOPO”
diventa una consolazione, un ultimo sorriso malinconico, un ultimo
avvertimento:
“Il dopo non è male. Ma godetevi l’adesso che è
meglio”.
Giusto Fausto/Lucio, godiamoci il presente così
come si gusta una ciambella fritta. Un bel morso alla vita e lo zucchero renderà
dolce ogni nostro momento. Attenti, quindi, apprezziamo ciò che abbiamo non
rincorriamo l’impossibile. Che l’amico Fritz non ci colga impreparati! Quando
arriva il momento l’abbraccio della Signora ci avvolge e non c’è più tempo per
nulla, nessun rinvio neanche per gustare quell’ultima ciambella.
Curiosità
La Giornata Internazionale della Felicità si
celebra in tutto il mondo il 20 marzo di ciascun anno. E’ stata istituita
dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il 28 giugno
2012.