martedì 13 aprile 2021

RECENSIONE | "Le libertà violate" di Antonella Cavallo

Ho conosciuto Antonella Cavallo, nelle vesti di scrittrice, grazie al suo romanzo “La pietra dei sogni” (recensione). Ricordo un’intrigante e appassionante storia romantica in cui si rispecchiano inganni, vizi e virtù, potere e contraddizioni di famiglie rispettate e potenti pronte a calpestare i sentimenti di tutti pur di ottenere un vantaggio personale. L’autrice narrava di donne protagoniste e artefici della propria vita. Ognuno deve essere libero di poter scegliere, deve mostrare coraggio e determinazione accettando le conseguenze delle proprie azioni. Tuttavia non sempre si può scegliere.

Nel 2013 Antonella Cavallo ha ricevuto il premio speciale “Le rosse Pergamene” per il suo impegno nel progetto di lettura e scrittura che ha visto coinvolte le detenute della casa circondariale di San Vittore. Da questo progetto è nata una sconvolgente raccolta di brevi racconti “Le Libertà Violate. Donne dietro le sbarre. Racconti di ordinaria inquietudine”,  pubblicata da SensoInverso Edizioni.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Le libertà violate
Antonella Cavallo

Editore: SensoInverso
Pagine: 60
Prezzo: € 10,00
Sinossi

Dall'esperienza dell'autrice, che ha avuto rapporti diretti con le detenute della casa circondariale di San Vittore e con i detenuti di Bollate, nasce questa toccante e sconvolgente raccolta di racconti, dietro la quale si celano vite e sentimenti veri.


“Le Libertà Violate” è una raccolta sconvolgente di storie, di maledette questioni personali, che mettono in campo la violenza, le umiliazioni, i sogni infranti, l’amore calpestato, l’innocenza violata. La vita e la morte si affrontano come in una partita a scacchi, mossa dopo mossa. Noi entriamo in contatto con i vari personaggi e non sappiamo chi sia il bianco e chi il nero. I ruoli spesso sono interscambiabili e basta un attimo affinchè tutto cambi. A volte si verificano delle situazioni che portano a scelte drammatiche  e ci contrappongono a  un avversario in grado di rubarci il bello della vita coinvolgendo le persone che amiamo e noi stessi. Quando si viene travolti da eventi che segnano l’anima, si può reagire con impulsività. Tutti però sappiamo che le azioni hanno delle conseguenze che possono rivoluzionare drasticamente la nostra vita.

L’autrice ci accompagna dietro le sbarre della casa circondariale di San Vittore e i suoi racconti ci permettono di capire cosa significhi vivere dietro le sbarre. I sensi di colpa, la certezza di non poter cambiare il passato e la paura che pervade nel momento in cui si è a un passo dall’agognata libertà.

Sono qui tra le mie cose, i miei odori, i miei gatti, la mia intimità, la mia libertà, a pensare che se il corso della mia vita mi avesse indotta a fare una scelta diversa, avrei rischiato di essere al posto di ognuna di loro, privata della mia identità…

I personaggi che incontrerete nei sette racconti che compongono la raccolta “Le Libertà Violate” riescono a creare una forte empatia con il lettore permettendogli di entrare nelle loro vite. È facile percepire i loro sogni, le delusioni, le scelte che nascono dalla paura, dalla sofferenza, dalla consapevolezza che sbagliare è umano, pagare per i propri sbagli è giusto, ma dalle ceneri si può rinascere.

La prigione è un argomento delicato che scuote i nostri cuori perché sappiamo, inutile negarlo, che in circostanze particolari tutti possiamo sbagliare. È tutto un attimo e la vita cambia. In prigione le detenute non dimenticano il loro passato, la colpa è tatuata sulla loro pelle e brucia, notte e giorno, nel ricordo di ciò che è successo. Ognuna di loro ha una storia difficile intrisa di dolore e violenza subita o inflitta. Essere in prigione vuol dire sicuramente scontare la propria pena, anche se non tutti i reclusi sono colpevoli, ma vuol dire anche costruire un ponte verso il futuro. In carcere si perde il contatto con la realtà, non c’è privacy, non c’è alcuna libertà. Tutto è condivisione anche i sentimenti. Bisogna seguire delle regole e la mente viaggia, supera le sbarre e sulle sue ali reca tante domande. Ci si chiede se la famiglia capirà e perdonerà, se c’è qualcuno che si prende cura dei propri cari. Quando giunge il giorno della liberazione la gioia per la riconquistata libertà si cela nella paura di ciò che ci aspetta fuori dalla prigione. Si ha paura di non trovare più un lavoro, di non  ritrovare i vecchi amici, si ha paura di vedere negli occhi degli altri la sfiducia. Di tutto ciò si parla nella storia di “Claudia”.

Claudia Delgado diede un ultimo sguardo alla sua cella, un pozzo di acqua putrida nella quale aveva galleggiato per ventiquattro anni e quattro mesi: ottomilaottocentottantotto giorni, nessuno dei quali trascorso senza che il ricordo della sua colpa affiorasse a tormentare la sua coscienza.

Un ritorno alla libertà segnato dalla paura di varcare la soglia del carcere e di non sapere come, quelli oltre le mura, l’avrebbero accolta.

“Miranda” è la protagonista di una storia di amore malato, di violenze subite dall’uomo che le aveva giurato amore e rispetto.

L’ennesima litigata furibonda, una pedata sferrata al mio ventre gravido, una raffica di schiaffi, il flacone dell’acido muriatico che mi si sta rovesciando addosso, il kris con la lama a tre curve tra le mie mani, e poi il buio. Pentita? Non lo so. Dispiaciuta? Mi dispiace per mio figlio, l’ho partorito tra le sbarre…

“Anna” rappresenta il pregiudizio: se sei in carcere te lo meriti. È la storia di uno scherzo finito male. In un locale si svolge la festa per il compleanno di Anna. Lo scontro con un cameriere, il vassoio con leccornie pescherecce che si ribalta, un pugno sferrato in piena faccia al gestore del locale e Anna vede la sua vita cambiare. Se solo avesse saputo la verità…

“Malamore” trascina il lettore in una vorticosa relazione, in un rapporto di coppia avvelenato. Lei è andata contro tutti pur di sposare quell’uomo che non è mai piaciuto alla sua famiglia, stregata da un amore che si era rivelato un inferno.

Non ho presente la prima volta, ma ricordo con precisione ogni suo sguardo, ogni parola, ogni bacio, ogni sberla, ogni pugno, ogni morso, ogni vergata che ha inciso, violato il mio corpo e annientato la mia anima.

È un’ossessione d’amore che incatena alla passione. È la paura di vivere.

Lascialo! Vattene! Denuncialo! Come se fosse facile… Chi sono io? Dove vado? Da chi?

Le storie narrate sono frutto dell’immaginazione dell’autrice ma sono ispirate da storie vere e racchiudono tante emozioni che spingono alla riflessione. L’autrice riesce a creare dei preziosi scrigni narrativi in cui depone rapporti travagliati, vuoti incolmabili, lontananze che deturpano il cuore. Ci sono umanità e speranza in questi racconti di vite spezzate per scelte impulsive.

Il filo rosso di questi racconti è la responsabilità delle protagoniste, è quell’attimo che cambia la vita, è il raccontarsi con onestà, è la maternità, è la rabbia e il pentimento. Per rinascere bisogna attraversare il dolore e non vergognarsi di pentirsi.

“Le Libertà Violate” sono racconti che appassionano come un romanzo anzi ogni storia è il seme di una narrazione più complessa. Antonella Cavallo accende i riflettori su storie dure che raccontano di vite piegate ma non spezzate. Storie di violenze subite e inferte. Non c’è, siatene certi, neanche l’ombra di una giustificazione o di un giudicare. Con le parole l’autrice vuol costruire un ponte tra chi è dentro e chi è fuori le mura del carcere. Queste esperienze di vita parlano di illusioni, di scelte, di desideri e della difficoltà di cambiare la propria esistenza. Leggendo i brevi racconti ho provato curiosità e stupore nel vedere la luce della vita cedere il passo al buio del male. Dalla lettura traspare una gran verità: siamo tutti esseri imperfetti e a volte la vita ci sfugge di mano. Gli errori si pagano, sempre. Se però credi fermamente di poter cambiare, non farai più gli errori del passato. Il carcere è un tempo sospeso in cui rivivi l’orrore delle tue scelte, la pesantezza del passato condiziona il tuo presente e cresce la paura della tanto desiderata libertà. Si ha paura di ciò che troveremo al di là del muro della prigione.

“Le Libertà Violate” è una raccolta di racconti che merita di essere letta. Ogni storia scandisce l’aprirsi e il chiudersi dei cancelli della prigione. È giusto pagare per i propri errori, pur tenendo sempre presente il diritto alla dignità del condannato. Il diritto alla speranza, poi, non può essere negato a nessuno. Dal carcere non si esce perdenti, si deve avere la possibilità di ricominciare.

2 commenti:

  1. Grazie per questa recensione che mi indirizza verso una raccolta di storie vere e non posso che esserne molto interessata.
    Non oso immaginare quanto sia dura l'esperienza della detenzione ed è giusto dar voce a queste donne, che hanno il diritto di riprendere in mano la propria vita.

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    1. Secondo me è importante poter capire come si vive e si soffre dietro le sbarre. Si soffre per ciò che si è fatto, per i sogni infranti, per la paura di un futuro carico di paure.

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