martedì 4 marzo 2014

RECENSIONE "La testa sul piatto" di Chiarella Ghini


La testa sul piatto di Chiarella Ghini 
è la storia di un’evoluzione alla ricerca della propria identità. Anna e Angelica sono sorelle gemelle che durante il loro percorso di vita si affrontano, si giudicano, compiono scelte diverse, si allontanano. Ma al richiamo del sangue non si può resistere, un vincolo di nascita è per sempre.


 
Autrice: Chiarella Ghini

Genere: Romanzo

Editore: Autopubblicato su Amazon

Collana: indies g&a
Pagine: 221 p.
Prezzo: € 4,99

Trama: Fin da piccola Angelica considera anomala la sua famiglia. Genitori anziani e poco affettuosi, un fratello maggiore di dieci anni, che sceglierà di trasferirsi dall'altra parte del mondo. E poi c’è lei, Anna, la sorella gemella, diversa nell'apparenza, nelle aspirazioni e nel destino. L'approccio a vite difformi conferma e approfondisce la distanza, che le gemelle riscontrano non solo fra di loro, ma anche fra le persone che con loro condividono il cammino.
Le donne imboccano strade differenti, si lasciano andare senza vera scelta a esistenze contrastanti, si giudicano, si affrontano, si allontanano. Eppure, loro malgrado, si ritrovano, attratte dal vincolo di nascita, il quale, anche se non compatta, lega per sempre.




STILE: 8
STORIA: 7
COPERTINA: 6





Anna e Angelica sono due sorelle gemelle uguali per nascita ma con destini diversi. La loro infanzia non è facile. Il padre muore nel giorno in cui le bambine compiono nove anni, la mamma è chiusa a riccio nel suo perbenismo, non esterna mai alcun tipo di sentimento. 


“Si esprimeva tramite gli occhi…due noci scure colme di diffidenza”


Poi c’è Guido, il figlio maschio, in cui sono riposte le speranze della famiglia. Speranze che andranno in frantumi quando egli deciderà di diventare sacerdote e partire come missionario per l’India. Senza punti di riferimento le due fanciulle manifestano subito un diverso modo di confrontarsi con la realtà. Ogni tentativo di richiamare l’attenzione materna fallisce miseramente ponendo le basi per una insicurezza cronica che sarà una costante nelle loro vite. Nel lungo e delicato percorso di crescita le nostre protagoniste evidenziano subito le loro diversità.
Anna rifugge dagli attriti della vita famigliare, non ama perdersi nel lato negativo delle cose. 

”Ama la bellezza della luce tra le foglie e non lo squallore delle stanze”

A 13 anni si infligge piccoli tagli alle vene dei polsi nel vano tentativo di ricevere un abbraccio, un conforto. Invece niente, solo parole di rimprovero. Anna è una sognatrice, medita su progetti improbabili sostenendo l’importanza, anzi la necessità, di dover usare la propria mente. 

“Se la realtà non è come vuoi, inventala con l’immaginazione”.
“Finché abbiamo la fantasia, nessuno può essere solo”.


Anche Angelica è afflitta da insicurezza cronica, il suo modo d’essere si basa sulla buona educazione, alla ricerca dell’approvazione negli occhi dei famigliari. Anche lei si rifugia nel dolore: le piccole cicatrici, all’interno dei suoi arti superiori e inferiori, sono la muta testimonianza di un’identità nascosta. Bisogna lottare contro i desideri, contro le illusioni: l’insoddisfazione è la sua compagna di vita.


“E’ un circolo vizioso quello delle mancanze, delle aspirazioni, delle illusioni e quindi della paura di non farcela che può portare al panico”.


Eccole, quindi, le sorelle emblema di una fragilità frutto di un’educazione a senso unico. Anna e Angelica insieme ma divise in un rincorrersi e ritrovarsi in un perdersi continuo tra pregiudizi e delusioni.
Il finale del libro, imprevedibile e coinvolgente, offre una possibilità di riscatto. 
Forse, in fondo, i sogni possono diventare realtà!
Questo libro si è rivelato, fin dalle prime pagine, una lettura molto impegnativa. Ogni pagina, scritta con un registro medio alto, richiede la totale concentrazione di chi legge. Le riflessioni continue abbracciano tutta l’esistenza delle protagoniste, sono punti di riflessione mai soluzioni. Molte cose vengono appena accennate, quasi sussurrate per dar modo al lettore di metabolizzare e rielaborare una storia in continua evoluzione. 
La scrittrice crea un “ritratto di famiglia” statico e dinamico allo stesso tempo. Una madre prigioniera delle convenzioni impartisce un’educazione rigida, fredda, non c’è posto per l’amore. Ogni emozione, anche la più violenta, viene mascherata da un’impassibilità che sgretola le montagne. Senza un punto di riferimento, senza scambi emozionali, senza interessi da condividere è difficile,se non impossibile, crescere con “la voglia di conquistare il mondo”. La società con le sue leggi non scritte delega la donna a un ruolo secondario mai da protagonista. Anna e Angelica, con le loro vite “sussurrate” riusciranno a districare l’ingarbugliata matassa del “vivere” ? A volte succede di trovare “se stessi” nelle circostante meno prevedibili della vita. Attraverso “l’amore per i più deboli”, attraverso “due occhi ingenui e disperati”, attraverso “un gesto affettuoso e mai banale”, attraverso “un cuore finalmente libero e capace d’amare”.
“La testa sul piatto” è un libro impegnativo, scritto bene, in alcuni punti l’andamento della storia è lento ma mai banale. Nel finale l’azione diventa più incisiva e imprevedibile. Alcuni passaggi si perdono tra i meandri di riflessioni che non forniscono mai delle risposte. Mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa in più sulla famiglia d’origine, sui tentativi delle ragazze di richiamare l’attenzione della madre, anche il rapporto con Guido meritava un maggior approfondimento. Nel complesso il romanzo è una buona prova d’esordio per una scrittrice che ama analizzare e riflettere ogni aspetto della vita.

4 commenti:

  1. Ciao! C'è un premio per te sul mio blog:
    http://miriam-mastrovito.blogspot.it/2014/03/secondo-premio-liebster-award.html

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    1. Grazie, mi piace immensamente ricevere dei premi:)

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  2. e c'è anche il mio tag...!

    http://chicchidipensieri.blogspot.it/2014/03/book-cake-tag.html

    allora, l'ho letto e credo anche io sia "impegnativo", per lo stile ed il linguaggio e anche per i personaggi femminili, che però non mi hanno molto coinvolta; è come se mancasse il sentimento; scritto bene, per carità, ma non mi è entrato nel cuore, ecco...

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    1. Che bello!I tag mi piacciono molto:) Sei davvero molto gentile ad aver pensato al mio blog!
      "La testa sul piatto" è una continua riflessione che analizza i vari aspetti della vita, i sentimenti sono nascosti sotto "il dover apparire" in un certo modo come conseguenza di un'educazione povera di coinvolgimento emotivo.

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