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lunedì 10 marzo 2025

RECENSIONE | "La levatrice di Nagyrév" di Sabrina Zuccato

Sabrina Zuccato per il suo primo romanzo, "La levatrice di Nagyrév" (edito da Marsilio), prende spunto da un fatto di cronaca realmente avvenuto, tra le due Guerre Mondiali, nell'Ungheria rurale.

L'Europa venne sconvolta per l'efferatezza dei crimini e per una ribellione silenziosa delle donne che iniziarono a vendicarsi degli abusi e dei soprusi subiti da parte dei loro uomini e familiari. 

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
La levatrice di Nagyrév
Sabrina Zuccato

Editore: Marsilio 
Pagine: 448
Prezzo: € 19,00
Sinossi

Zsigmond Danielovitz, incaricato di indagare sul cadavere di un’anziana contadina, è un uomo indebolito dalla guerra, ma vigile. E così ci mette poco a scorgere, dietro gli occhi degli abitanti di Nagyrév, qualcosa di sinistro. Nagyrév è un piccolo villaggio sperduto nella pianura ungherese, l’anno è il 1929 e il benessere, in quella ristretta comunità rurale, non arriva. Zsigmond Danielovitz si rende presto conto che la morte della donna sulle sponde del fiume Tibisco non è che l’anello di una lunga catena di scomparse e incidenti che da tempo coinvolgono il piccolo villaggio. "La levatrice di Nagyrév" racconta un fatto di cronaca realmente avvenuto tra le due guerre mondiali, un episodio che sconvolse l’Europa non solo per l’efferatezza dei crimini, ma anche per un inedito capovolgimento dei ruoli: le donne uccidono gli uomini, si vendicano. Superstizione, violenze, miseria e soprusi sono i protagonisti delle vite che si incrociano in questo affresco rurale, dove a fare le spese di appetiti e frustrazioni sono sempre le donne. Le regole patriarcali della comunità magiara e le meschinità dell’animo umano creano situazioni insostenibili e sofferenze ingiustificabili per mogli e figlie, anziane e ragazze. Personaggio chiave, intorno al quale girano le storie di Nagyrév, è la misteriosa Zsuzsanna, levatrice dal passato fumoso, spesso etichettata come «strega» dai suoi concittadini, temuta e, ogni tanto, rispettata, una figura carismatica, rarissimo esempio di donna emancipata, cui molte «sorelle» chiedono aiuto per risolvere i guai che hanno dentro casa: gravate da inganni, stupri e sottomissioni, le vittime hanno deciso di alzare la testa. Gli avvenimenti che ebbero luogo a Nagyrév, mostrando gli orrori di cui è capace la vita domestica e le forme di resistenza alle sopraffazioni di genere, possono essere una finestra utile, e dolorosa, per capire il presente.



"Adagiato sull'erba ristagnante, tra le mosche che vi vorticavano intorno, c'era il corpo di una donna. La pelle cerulea e i tessuti rigonfi rendevano irriconoscibili quei lineamenti che erano appartenuti a un'anziana signora. La decomposizione si era arrestata, e le basse temperature sembravano aver avuto compassione della salma."

Siamo nel 1929. Nel villaggio "sperduto tra il nulla e l'addio" di Nagyrév, sulle sponde del fiume Tibisco, viene trovato il corpo senza vita di una vecchia signora. Per gli abitanti del villaggio a uccidere la donna è stata sua figlia, Anna la lurida, "due occhi incagliati in un volto orrendamente butterato che sprigionavano cattiveria e rancore."

Zsigmond Danielovitz, capitano della gendarmeria, è incaricato di indagare sull'omicidio. Osservando il cadavere "ciò che vide lo fece rabbrividire: all'attaccatura dei denti, le gengive erano quasi completamente nere, probabilmente a causa della presenza di ulcere necrotiche" spie di un avvelenamento da arsenico.

Anna la lurida confessa l'omicidio e inizia a raccontare la propria storia. Una storia carica di dolore e sofferenza. Ed è solo l'inizio di una lunga catena di personaggi femminili che celano un passato marchiato da violenze e abusi perpetuati in ambito famigliare. Si delinea il ritratto di una società patriarcale che non ha alcun rispetto per le donne che vengono derise, violate, vessate, picchiate, da parte di mariti e suoceri alcolizzati e violenti. Donne costrette a sposarsi con uomini che non amano e che disprezzano. Non hanno alcun diritto ma il continuo dovere di procreare. Ogni figlio maschio rappresenta una forza-lavoro da impegnare nell'economia famigliare. Se le donne non hanno figli "rappresentano un pericolo per tutta la società, pertanto devono essere trattate come nemiche del Regno. La maternità deve essere la principale priorità delle donne, altrimenti la razza ungherese scomparirà presto."

In questo poco amabile contesto sociale, le indagini del capitano delle gendarmeria procedono anche se Anna, rea confessa, è stata già arrestata. Un altro mistero bussa alla porta della giustizia. qualcuno infila sotto la porta della taverna nella quale Zsigmond soggiorna un foglietto su cui c'è scritto:

Le tombe di Nagyrév sono rimaste silenziose per più di un decennio, ma adesso finalmente parleranno rivelando i loro orribili segreti.

Zsigmond Danielovitz si rende conto che la morte della donna sulle sponde del Tibisco non è che l'anello di una catena di scomparse e incidenti che da tempo coinvolgono il piccolo villaggio.

"La levatrice di Nagyrév" è un romanzo complesso con più piani di lettura. L'autrice intreccia abilmente riferimenti storici ed elementi narrativi di fantasia. Ad amalgamare il tutto è un linguaggio fluido in cui si alternano atmosfere cupe e fiabesche a un'esplicita denuncia sociale sulla condizione femminile. Il romanzo nasce dalle voci di più figure femminili che raccontano la propria storia. Si narra di bambini  con i corpi deturpati dalla fame, di case distrutte dai bombardamenti, ma soprattutto di uomini che perpetuavano la loro violenza fra le mura domestiche. In una girandola di superstizione, violenze, miseria e soprusi, si assiste a un ribaltamento dei ruoli: le donne si vendicano, alzano la testa per porre fine alle situazioni insostenibili in cui vivevano. Le regole patriarcali della comunità magiara vengono squarciate.

Personaggio chiave, intorno al quale girano le storie di Nagyrév, è la misteriosa Zsuzsanna, la levatrice del villaggio. Spesso etichettata come "strega" dai suoi concittadini, è temuta e, ogni tanto, rispettata. Figura carismatica è un rarissimo esempio di donna emancipata alla quale molte "sorelle" si rivolgono chiedendo aiuto per risolvere i guai che hanno dentro casa. Sono donne gravate da inganni, stupri e sottomissioni. Sono vittime che hanno deciso di alzare la testa. Per tutte loro la levatrice rappresenta la speranza, la possibilità di poter fuggire da vite opprimenti. Per tutte la guaritrice aveva consigli, insegnamenti e soluzioni semplici e definitive per estirpare il male da ogni famiglia.

Lei sapeva guardare dentro le persone, riuscendo a scandagliare la loro anima. Forse era per questo che le donne del villaggio le chiedevano udienza così spesso. Per loro lei non era solo la levatrice di Nagyrév. Non era solo la guaritrice. Era molto di più: un'amica, un'insegnante, una confidente. Lei era zia Zsuzsi, e aveva una soluzione per tutto.

Anche il personaggio del capitano Zsigmond Danielovitz gioca un ruolo importante in questa vicenda. È un uomo tormentato fin da giovane quando "aveva intuito come non fosse stato un figlio desiderato". Aveva trascorso "la giovinezza in solitudine" ed era tornato dal fronte "con la mano sinistra spappolata, cicatrici sparse sul corpo e una parziale perdita dell'udito." Nascondeva sempre il moncherino dentro la tasca. Sua sarà la decisione di riesumare tutti i cadaveri a partire dal 1910. Si scopriranno amare verità e l'innocenza del colera che pur aveva flagellato quelle terre.

"La levatrice di Nagyrév" è un fiume narrativo in piena alimentato dall'alternarsi di piani temporali e da molti personaggi tutti ben caratterizzati. É una storia inquietante che porta a riflettere sulla natura del potere e sul desiderio di vendetta. Sabrina Zuccato dà voce alla "rivolta silenziosa delle donne". I ruoli si ribaltano, le vittime diventano carnefici. Costruire il proprio futuro sul sangue non è giusto ma ogni caso va analizzato e diversamente giudicato. Occorre tener conto anche del momento storico. Le donne, che durante la guerra avevano sostituito gli uomini in tutti i lavori, erano costrette, alla fine del conflitto, a dover rientrare nei vecchi ruoli sottostando alla volontà del capofamiglia. Ricominciano le umiliazioni e le violenze. In questo contesto si evolve il piano di salvezza della levatrice. Lei aveva cercato di migliorare quella società abietta affidandosi a una "soluzione definitiva". Era convinta di agire per un bene supremo. "È questa la missione che Dio le aveva affidato."

Gli orchi che si celavano all'interno di una famiglia dovevano ricevere la giusta punizione per le loro malvagie azioni. Donne che avevano già cercato di denunciare i propri aguzzini, le loro parole si erano perse nel nulla, le loro richieste d'aiuto erano rimaste inascoltate. Naturalmente vi furono anche donne che fecero scelte amorose di eutanasia, per non veder più soffrire i loro cari, ma anche scelte fatte per avidità, per ereditare e vivere felici.

Il finale riserva un lampo nel buio, la possibilità di vedere la vita da un'altra prospettiva, magari surreale, ma non per questo meno vera. Così mentre diciamo "addio" al villaggio sperduto, lontano dal progresso e da ogni assistenza statale, portiamo con noi amare riflessioni. Si può sempre scegliere? Esistono morti giuste? Quanti omicidi si commettono in nome della patria? In guerra se uccidi il nemico ti danno una medaglia. Non sempre si può scegliere.

In coda al libro troverete un'Appendice a cura dell'autrice che illustra le fonti documentarie e secondarie, le figure storiche e i personaggi coinvolti che sono alla base del lavoro preparatorio del romanzo.

Da non perdere.

mercoledì 26 luglio 2023

RECENSIONE | "Tornare dal bosco" di Maddalena Vaglio Tanet

Nel romanzo “Tornare dal bosco” di Maddalena Vaglio Tanet, edito da Marsilio ed entrato nella cinquina dei finalisti al Premio Strega 2023, il personaggio principale è la natura che, a vario titolo, entra nella vita dei vari personaggi esercitando un potere profondo e catartico. Il bosco è un rifugio e un balsamo per l’anima, è uno spartiacque tra il mondo reale e la propria coscienza. Nella solitudine si ha l’opportunità di ascoltare la propria voce interiore per conoscere sé stessi e cercare il perdono.

“Tornare dal bosco”è un prodotto della fantasia dell’autrice anche se alcuni eventi narrati si ispirano a una storia vera, a racconti di famiglia, articoli di giornale, dicerie e mitologie. È la storia, delicata e dolorosa, di una maestra che è assente per giorni, svanita nel nulla. Dov’è stata? Perché è sparita? Questa è la storia di Silvia che si sente in colpa per il suicidio di una sua allieva e decide di allontanarsi da tutto e tutti. I due fatti sprofondano nei meandri della psiche umana. Un enigma che l’autrice colma con l’immaginazione dando voce a una fiaba in cui la magia trasforma le parole in lacrime e le lacrime in redenzione.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
Tornare dal bosco
Maddalena Vaglio Tanet

Editore: Marsilio
Pagine: 272
Prezzo: € 17,00
Sinossi

Il bosco è il bosco, la montagna è la montagna, il paese è il paese e la maestra Silvia è la maestra Silvia, ma è scomparsa. In una piccola comunità agitata dal vento della Storia che investe tutta l’Italia all’inizio degli anni Settanta, Silvia, la maestra, esce di casa una mattina e invece di andare a scuola entra nel bosco. Il motivo, o forse il movente, è la morte di una sua alunna. Non la morte: il suicidio. La comunità la cerca, ma teme che sia troppo tardi, per trovarla o per salvarla, e in qualche modo che queste due morti siano una maledizione. Il paese è di montagna e le paure e i sentimenti, che pure non possono essere negati, non possono nemmeno essere nominati. Teme il paese il contagio di una violenza tutta umana e mai sopita, una violenza che dopo due guerre mondiali si è trasfusa in una guerra civile, politica. La maestra però non si trova e il paese, per continuare a vivere e convivere con il lutto e l’incertezza, si distoglie. In questa distrazione, Martino, il bambino che non è nato nel paese e nemmeno è stato accolto, tagliando per il bosco incrocia un capanno abbandonato, e nel capanno, color della muffa e dorata come il cappello di un fungo, sta la maestra. Il bambino non dice di averla trovata, e la maestra non parla. Ma il bambino torna e la maestra, in fondo, lo aspetta. 



Invece di andare a scuola, la maestra entrò nel bosco. Stringeva in una mano il giornale che aveva appena comprato e nell’altra la borsa di cuoio con dentro i quaderni, i compiti corretti e le penne e le matite ben temperate. Pensò che probabilmente avrebbe camminato fino a collassare e anche quello le stava bene, solo sarebbe durato molto più a lungo. La vista scemava, non riconosceva più bene le forme. Le parve che fosse il bosco ad andarle addosso avviluppandola in una mischia di tronchi, spini e fogliame.

La storia narrata è ambientata a Bioglio, un paesino di montagna in provincia di Biella. Siamo nel 1970, una mattina la maestra Silvia legge sul giornale che Giovanna, una sua allieva di undici anni con il padre alcolizzato e una madre che non riesce a sostenere la figlia nei cambiamenti fisici e psicologici che sta vivendo, si era uccisa gettandosi nel torrente da una finestra di casa sua, dopo esser stata rimproverata dalla madre per le assenze a scuola.

Era troppo giovane per intravedere le conseguenze, per capire che non sarebbe più esistita, dopo il salto nel torrente, e non si sarebbe potuta issare a riva, non avrebbe camminato fino a casa e suonato il campanello sgocciolando sullo zerbino. Forse per questa incapacità si era gettata, perché non si rendeva conto di morire.

La maestra si sente in colpa per aver telefonato a casa di Giovanna per chiedere spiegazioni delle assenze della ragazzina. Saputo del gesto estremo, Silvia sente di aver fallito come insegnante e si rifugia nel bosco di Bioglio che l’accoglie offrendole un luogo dove elaborare il lutto, dar sfogo al proprio dolore che rasenterà la pazzia. Lei non è sposata, non ha figli, l’unico ruolo importante nella sua vita è quello della maestra, che rappresenta un tentativo di rivalsa dopo esser cresciuta in un collegio dove le suore l’hanno educata senza amore e comprensione. Ora tutto il paese organizza le ricerche “di una donna ferita, incosciente, muta. Vittima di amnesia o resa demente dal dolore”. Sarà tutto vano. La troverà, per puro caso, Martino, un bambino di città trasferitosi, per motivi di salute, in quella zona montana.

L’incontro tra Martino, dieci anni, e la maestra segna la svolta del romanzo. I ruoli si ribaltano: Silvia si è rifugiata in un capanno abbandonato nel cuore del bosco, non ha nulla con sé al di fuori di un dolore che annulla il suo essere. Si comporta come i bambini che davanti alle difficoltà si nascondono. Il senso di colpa non svanisce, i ricordi rivivono, dal silenzio emergono voci che l’accusano. Sarà Martino a prendersi cura di lei portandole acqua, coperte e cibo, riscaldandola con il suo affetto e promettendole di non rivelare a nessuno il suo nascondiglio. Anche Martino, come la maestra, conosce cosa vuol dire essere emarginati e presi in giro, conosce la solitudine per aver perso gli amici di città e non essersi mai adattato alla vita del paese dopo l’infanzia a Torino.

Silvia alita dentro la coppa gelata delle mani e pensa che nel bosco ogni mattino è un trionfo, essere avariati è uguale a essere vivi. Il danno ricevuto testimonia l’esistenza: i parassiti, la muffa, i graffi, le ulcere, i denti traballanti, i nodi di pelo infeltrito, le ali menomate, le scianca ture. Non c’è nulla di integro se non, talvolta, la gemma dura e chiusa, la spora.

I comportamenti umani diventano rami intrecciati, inestricabili tra pregiudizi e inquietudini. Si svelano così le vite di molti dei residenti del paese che, dietro le porte chiuse, celano i loro segreti. Ognuno ha una storia imperfetta da raccontare con famiglie difficili e complicate. Nel coro si distinguono anche voci malevoli che condannano la maestra e amplificano l’amaro retrogusto dei sensi di colpa, della vita che scorre, dei ricordi che sopravvivono e condannano.

La scrittura di Maddalena Vaglio Tanet è ricercata e le parole esprimono più significati richiamando immagini e suoni. I luoghi hanno vita propria e l’uso di flashback ci aiuta a comprendere la dinamica degli avvenimenti che influenzano i personaggi. Ci si può aspettare una storia misteriosa, un giallo accattivante, invece “Tornare dal bosco” è una storia di formazione e introspezione. I capitoli brevi assicurano una lettura agevole e mai noiosa. I tanti personaggi fanno da sfondo ai tre protagonisti principali: il bosco, la maestra e il tenace Martino. È un viaggio introspettivo in cui a volte fanno capolino allucinazioni visive e uditorie che riportano a galla traumi subiti e cristallizzati in un passato che si fa sempre presente. Il ritmo pacato ben si adatta alla riscoperta di una vita fatta di dolori e gioie, di vittorie e sconfitte, di affetti cari. L’autrice racconta una fiaba che diventa mezzo per guardare la realtà, per comprendere e comprendersi. Alla maestra non resta altra possibilità se non quella di accettare che anche lei, come Giovanna e Martino, è degna di essere amata. Il dolore non scomparirà nel nulla, la morte non svanirà all’alba di un nuovo giorno, ma la vita è così e la speranza non svanisce mai.

mercoledì 5 maggio 2021

RECENSIONE | "La pazienza del diavolo" di Roberto Cimpanelli

“La pazienza del diavolo” è il romanzo d’esordio del regista Roberto Cimpanelli, Marsilio editori. È  una storia feroce che vede coinvolti tre uomini: un ex poliziotto tormentato dai sensi di colpa, un vecchio commissario disilluso in cerca di riscatto, un ispettore manesco che ha un appuntamento con la morte. Tre uomini disposti a tutto pur di sconfiggere il Male, anche a scendere a patti con il re degi inferi.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La pazienza del diavolo
Roberto Cimpanelli

Editore: Marsilio
Pagine: 448
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Ermanno D'Amore, un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma, tiene a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Quando il vecchio collega Walter Canzio si rifà vivo chiedendogli una mano nelle indagini su una serie di efferati delitti che insanguinano la Capitale, accetta malvolentieri. Qualcuno sta massacrando a colpi di fiocina da sub dei colpevoli di gravi reati sessuali che per un motivo o per l'altro erano riusciti a farla franca. È un caso che sembra riguardarli da vicino: tutte le vittime sono persone che ai tempi erano state arrestate da loro. Con l'aiuto di Ermanno, che prima di dimettersi era noto per il suo eccezionale intuito investigativo, Walter spera di risollevare la propria traballante carriera catturando l'assassino. Tutto cambia non appena emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta la cui tragica conclusione aveva sconvolto le loro vite e distrutto la loro amicizia. Erano convinti che quel caso fosse definitivamente risolto. Ma lo è davvero? Quell'antica storia di sangue e orrore potrebbe non essere ancora finita, e non immaginano quanto sarà alto il prezzo che dovranno pagare per chiuderla una volta per tutte.


È tutto inutile, l’incubo torna sempre; per quanti sforzi faccia, per quanto s’illuda di riempire con il sesso quel buco nero, non c’è pace, la salvezza passa per altre strade e, ogni volta che trova il coraggio di affacciarsi sull’orlo dell’abisso e guardare giù, sente che qualcosa di spaventoso sta guardando lui: qualcosa che non ha occhi, una tenebra disumana, il suo Grande Buio. Quanto durerà?

Ermanno D’Amore è un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma. Ermanno - che porta il nome dello scrittore di Moby Dick, Herman Melville – è un uomo malinconico che cerca di tenere a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Dopo tre anni alla Buoncostume era stato promosso ispettore con l’incarico di formare un’unità speciale contro i crimini sessuali. Entrare in quel mondo buio e sporco lo aveva profondamente scosso. Un giorno il vecchio collega Walter Canzio, uomo impulsivo e irascibile, si rifà vivo per chiedergli un aiuto nelle indagini su una serie di efferati delitti che stavano insanguinando la Capitale corrotta e violenta. Un misterioso serial killer infilzava con una fiocina da sub le sue vittime che avevano tutte una caratteristica: erano colpevoli di reati sessuali e non erano mai stati condannati. Ben presto si scoprirà che tutte le vittime erano persone che nel passato erano state arrestate dalla coppia di poliziotti. Tutto cambia quando emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta, sette ragazzine uccise con inaudita ferocia, la cui tragica conclusione aveva sconvolto le vite di Ermanno e Walter distruggendo la loro amicizia. Il passato ritorna chiedendo un alto tributo per chiudere quell’antica storia di sangue e orrore che prolunga i suoi tentacoli nel presente.

Devi scendere all’inferno per capire chi sei.

Il killer, soprannominato “il Fiocina”, inizia un gioco pericoloso e intrigante con Ermanno e Walter, invia loro delle buste contenenti dei dvd su cui sono memorizzati, passo per passo, gli omicidi. Guardare i dvd è come entrare in un inferno privato, a tu per tu con il Male, senza poter far nulla. Le immagini mostrano scene di morte e angoscia, un calvario della Giusta Pena.

In un attimo si ritrova la punta acuminata della fiocina che spunta dalla canna del corto fucile da sub a premergli contro la gola, dal basso in alto. Il solito schiocco; la fiocina scatta, entra, trapassa, lacera tutto quello che incontra e spunta dalla sommità del cranio dell’omaccione: neanche un lamento, solo il sangue che prende a sgorgare dai fori d’entrata e di uscita della ferita. Subito dopo la telecamera inquadra la strada, a destra e a sinistra, veloce; poi, il nulla.

Davanti a scene così raccapriccianti Hermann, non può sfuggire al proprio dovere e con Walter inizia a investigare, ben presto a loro si unisce il commissario Gaetano Brugliasco, uomo solitario e scontroso reso duro da un lavoro parco di riconoscimenti.

“La pazienza del diavolo” è un romanzo di anime inquiete che nel mezzo del cammin della loro vita si sono ritrovate in una selva oscura. Hermann ha perso la diritta via a causa di un grave errore commesso in passato, errore che non ha mai smesso di tormentarlo. Lui, il re delle intuizioni, è tormentato dai sensi di colpa e vede, intorno a lui, i visi delle vittime pieni di sangue e i corpi martoriati. Per sconfiggere l’orrore che lo tiene prigioniero dovrà tornare nel luogo dove tutto ebbe inizio e dal quale è fuggito.

Walter ha un’anima e un corpo devastati da un male invisibile. La sua vita privata nasconde un segreto che coinvolge terre lontane e si perde nei riti della magia nera. La sua carriera potrebbe risentire positivamente della cattura dell’assassino.

Anche per il commissario Brugliasco si tratta di pareggiare i conti con il destino. Partecipare all’indagine è un modo per guardare in faccia il male che l’ha divorato per anni.

Questo Male che non finisce mai, che non ha pietà di nessuno e che rinnega Dio, rispetta e teme solo chi ha il coraggio di sfidarlo con le sue stesse armi. Noi saremo peggiori di lui, danneremo le nostre anime e lo distruggeremo, qualunque cosa sia.

“La pazienza del diavolo” è una storia di efferati omicidi ma non si ferma alla superficie del male. Con ostinazione squarcia la carne per mostrare l’anima nera che si nasconde nel nostro personale abisso. Nel mondo ci sono molti predatori che si muovono nell’oscurità, infliggono morte e seminano traumi che condizionano chi è vicino a tali crimini. In alcuni casi non è possibile sfuggire all’inferno e l’autore, Roberto Cimpanelli, ci indica un cammino maledetto intessuto di violenza dove il caso ha un ruolo determinante  e decide chi deve morire e chi vivere.

Leggere questo thriller è iniziare un viaggio nel buio del male in compagnia di personaggi con il cuore ferito dagli abusi e dalla brutalità a cui hanno assistito. Pagina dopo pagina si percorrono sentieri tenebrosi venendo a contatto con i mostri che uccidono i deboli e gli innocenti.

Il romanzo è appassionante, con una trama ben articolata e complessa. I tre protagonisti, con personalità e destini diversi, sono coinvolti in una macabra sfida che alimenta una caccia disperata. La loro amicizia sarà la loro forza. Conoscerete anche dei personaggi femminili che avranno un ruolo importante nella storia. Non mancano, anzi abbondano, i particolari più raccapriccianti dei crimini e ciò coinvolge il lettore e mantiene alta l’attesa per l’evoluzione della vicenda e la tensione per la scoperta dell’identità del killer che pensa di essere la mano di Dio. Si è catapultati all’interno della storia e si è portati a vivere le stesse delusioni, le stesse scoperte, le stesse ossessioni dei protagonisti. È un puzzle in continuo divenire, con scene-tessera da brivido. La disperata ricerca della verità richiederà un po’ di pazienza anzi richiederà la pazienza del diavolo ma ne varrà sicuramente la pena.

Una leggenda narra che quando sulla terra qualcuno fa una buona azione, il diavolo lì all’inferno perde la pazienza, entra nell’anima dell’ultimo nato, lo marchia con un segno particolare che chiamano La pazienza del diavolo, lo rende cattivo come lui e lo manda in giro per il mondo a far danni.

Con la scoperta della verità, il diavolo esaurirà la sua pazienza? Bene e Male si mescolano e non sarà facile decidere da che parte stare. Il Bene e il Male si sfidano mentre un oceano di sentimenti alberga nell’animo degli uomini, lottano abbarbicati l’uno all’altro investiti dal vento freddo della vendetta.

A fine lettura, il finale vi sorprenderà e viene spontaneo chiedersi cosa ne sarà delle anime inquiete che popolano il romanzo.

martedì 30 aprile 2019

RECENSIONE | "La gabbia dorata" di Camilla Läckberg

La regina del giallo nordico torna con una nuova serie in cui parla di temi che le stanno a cuore e interessano tutta la società. Con “La gabbia dorata”, collana Farfalle per Marsilio Editori, Camilla Läckberg consegna al suo pubblico di lettori una storia  audace, forte, dai risvolti inquietanti. È la storia di una donna tradita e usata dal proprio marito. È la storia di una sofferta decisione: riprendere in mano la propria vita ed essere l’artefice del proprio destino. È la storia di un inganno, di un riscatto, di una vendetta.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 8
La gabbia dorata
Camilla Läckberg (traduzione di L. Cangemi)

Editore: Marsilio
Pagine: 410
Prezzo: € 19,90 
Sinossi
Howland, Massachusetts. Mark Firth è un imprenditore edile con grandi ambizioni ma scarsa competenza negli affari, tanto da aver affidato tutti i suoi risparmi a un truffatore; lo sa bene sua moglie Karen, preoccupata per l’istruzione della figlia: sarebbe davvero oltraggioso per lei se la piccola dovesse ritrovarsi nei pericolosi bassifondi della scuola pubblica. Il fratello di Mark, nonché suo eterno rivale, è un agente immobiliare che ha mollato la precedente fidanzata sull’altare e ha una relazione con la telefonista della sua agenzia. C’è poi Candace, la sorella, che è insegnante alla scuola pubblica locale e coltiva una storia clandestina con il padre di una delle sue allieve… Gli abitanti della cittadina sono tutti accomunati dalla diffidenza nei confronti dei turisti della domenica, abitanti della grande metropoli che possono permettersi una seconda casa in provincia: gente disposta a spendere cinque dollari per un pomodoro, perché ignora il valore di un pomodoro quanto quello di cinque dollari. Sarà proprio uno di loro a far precipitare il fragile equilibrio della comunità. In seguito all’Undici Settembre, infatti, il broker newyorkese Philip Hadi, sapendo grazie a “fonti riservate” che New York non è più un posto sicuro, decide di traslocare a Howland insieme a moglie e figlia. Arriverà a tentare la carriera nella politica locale, suscitando idolatria in alcuni e odio feroce in altri…



“Siamo uguali. Ambiziosi. Solo che tu hai uno svantaggio nella tua corsa verso l’alto: sei una donna. E questo è un mondo di uomini.”
Faye ha tutto: un marito di successo, una splendida figlia, un lussuoso appartamento a Stoccolma. La sua vita apparentemente perfetta, nasconde crepe profonde. Faye è una donna fragile segnata da un passato terribile che sperava di aver seppellito a Fjallbacka, l’isola natale che ha lasciato da ragazza. Suo marito Jack è adorabile in pubblico ma pronto a umiliarla e sminuirla in privato. Faye cerca in tutti i modi di compiacerlo. Un giorno, tornando a casa prima del previsto, lo scopre a letto con una collega. Il mondo le crolla addosso e quando tutto sembra spingerla verso il baratro della depressione, Faye trova la forza di reagire e trasforma la sua rabbia in forza per attuare un piano ben preciso. Un piano di vendetta.

“La gabbia dorata” segna un nuovo capitolo nella produzione letteraria della Läckberg e presenta per la prima volta ai lettori una protagonista indimenticabile, portavoce di un forte messaggio femminista.

Faye è una donna che spontaneamente si è chiusa in una gabbia dorata. Un tempo era forte e ambiziosa. Studiava economia. Era bravissima e aveva dei sogni da realizzare. Poi è arrivato Jack, il suo principe azzurro diventato suo marito, e lei ha rinunciato a tutto per lui. A lui dedica la propria esistenza, lo aiuta a far carriera e si trasforma in ciò che Jack vuole: una casalinga sempre pronta per lui quando ne aveva bisogno. Invidiata dalle altre donne, sempre in lotta con la bilancia, sempre pronta a chinare il capo per mostrare a tutti la superiorità di Jack. Poi il tradimento di lui e Faye, salita da sola su un piedistallo, vede il suo mondo dorato andare in frantumi. Caduta dall’Olimpo, Faye si risveglia ed è pronta a combattere.
Sapeva di avere nel suo arsenale la più efficace delle armi: il fatto di essere donna, che portava gli uomini a sottovalutarla, a trasformarla in un oggetto e a catalogarla come una stupida. Jack non avrebbe vinto quella partita, perché quanto a intelligenza lei lo batteva da sempre. Aveva solo permesso a lui e a se stessa di dimenticarlo.
La vendetta arriverà in modo raffinato e crudele. Faye smetterà di fare “la brava bambina” e userà la sua rabbia per passare al contrattacco.

“La gabbia dorata” è un noir che ho letto con vivo piacere provando tante emozioni. Ho letto di uomini che trasformano le donne e di donne che si lasciano trasformare. La realtà non è molto lontana, nella vita reale ciò accade molto spesso e tutte noi lo sappiamo. Quante volte abbiamo scelto con il cuore, quanti passi indietro abbiamo fatto, quante volte siamo rimaste in silenzio invece di urlare. La donna è la debolezza, l’uomo è la forza.
L’esperienza di dover restare in secondo piano, di essere giudicate in base al proprio aspetto fisico, l’aspirazione a adeguarsi alle aspettative e a compiacere il proprio marito, era questo ad accomunare le donne di ogni età, paese ed epoca.
Il tradimento è il bacio che la desta da anni di sonno incantato, è una favola al contrario un “non vissero più felici e contenti”.

Sicuramente la protagonista di questo romanzo non è certo la prima donna al mondo ad essere stata umiliata dal marito, trattata come una stupida e costretta a lasciare il posto a una più giovane e piacente. Quasi tutte le donne, per quanto ricche e arrivate, sono state tradite da un uomo che ha spezzato il loro cuore e l’ha calpestato. Non solo in amore. Riflettete un attimo e sicuramente ricorderete quel capo che ha dato la promozione al collega maschio con qualifiche inferiori e meno capacità. Ricorderete le disparità salariali, le battute, le mani moleste.
 Quasi tutte le donne sono ferite di guerra, in un modo o nell’altro.
Eppure abbiamo sempre taciuto, stretto i denti, ci siamo mostrate comprensive, abbiamo consolato i nostri figli per le mancanze del padre. “Le brave bambine” non alzano mai la voce, ingoiano l’orgoglio e si sminuiscono fino a sparire. I tradimenti sono “come cicatrici di guerra, solo che si trovano nel cuore invece che sulla pelle.”

Faye vede frantumarsi il suo paradiso dorato, l’amore svanisce e forse non è mai esistito. La gabbia dorata si dissolve. Ora lei è libera e sola. Jack vuole il divorzio lasciandola senza l’ombra di un quattrino. La famosa poetessa Alda Merini scriveva: “La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.”

Faye seguirà un percorso tortuoso e pericoloso che la porterà a vendicarsi e a trovare la felicità. Ma quale sarà il prezzo da pagare?

“La gabbia dorata” è un thriller psicologico che ha molto in comune con “Donne che non perdonano” sempre della Läckberg (recensione). Entrambi i romanzi affrontano tematiche difficili e parlano di donne maltrattate pronte a tutto per vendicarsi. È senza dubbio giusto non lasciarsi calpestare dagli uomini, lottare per i propri diritti e non perdere mai la propria dignità. Tuttavia anche le donne sanno essere crudeli e Faye ha molti lati oscuri. L’importante non è come reagisce, la vendetta non è mai giusta, ma rialzare il capo e riprendere possesso della propria vita. I personaggi, lo noterete subito, non sono particolarmente simpatici e la trama è spesso dura mostrando cosa subisce la protagonista negli anni del suo matrimonio. Il personaggio che mi è piaciuto di più è quello di Chris, una donna indipendente, una forza della natura. Sicuramente continuerò a seguire questa serie.
Aveva giocato a fare il sesso debole per troppo tempo. Era ora di prendere il comando.

lunedì 15 maggio 2017

RECENSIONE | "Le cose che abbiamo perso nel fuoco" di Mariana Enriquez

“Le cose che abbiamo perso nel fuoco”  di Mariana Enriquez, Marsilio Farfalle, è una raccolta di racconti neri in cui la scrittrice mescola abilmente amore e sofferenza, superstizione e apatia. Le storie sono ambientate a Buenos Aires, nei ghetti e nei quartieri equivoci della città. Il lettore verrà accolto da creature inquietanti in un mondo in cui vita e morte si confrontano dando spazio ai vari aspetti della natura umana che si rispecchia nel mistero e nella violenza.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Le cose che abbiamo perso nel fuoco
Mariana Enriquez (Traduzione di F. Cremonesi)

Editore: Marsilio
Pagine: 199
Prezzo: € 16,50
Sinossi
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all'apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s'immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un'Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, "Le cose che abbiamo perso nel fuoco" ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Alian Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi, trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante cui è difficile resistere.


“Le cose che abbiamo perso nel fuoco” è una pubblicazione composta da 12 racconti che regalano brividi e riflessioni sullo sfondo di un Paese, l’Argentina, che mostra il suo cuore nero. Horror, suspense e ironia animano i personaggi creati da Mariana Enriquez. Conosceremo adolescenti che si staccano palpebre e unghie davanti ai compagni, donne che si danno fuoco per dar voce alla loro protesta contro la violenza tra le mura domestiche, bambini che uccidono altri bambini, la droga fonte di allucinazioni e smarrimento. L’orrore irrompe nel quotidiano, ne modifica l’essenza, crea paura. Attraverso la paura la scrittrice narra il dolore, la rabbia che affondano le loro radici nella realtà dei femminicidi, della crisi economica, della dittatura.

La raccolta inizia il viaggio nell’orrore con “Il bambino sporco”. Violenza e miseria prendono forma nel quartiere Constituciòn di Buenos Aires. Il degrado ha infestato la zona dove vive “il bambino sporco” con la sua giovanissima madre. Per le vie del barrio il mondo reale e soprannaturale si confondono. La ragione fa un passo indietro e la superstizione diventa la regina di un quartiere-prigione per i suoi abitanti.

La lettura prosegue affrontando altri racconti che hanno come denominatore comune l’Argentina coi i suoi problemi endemici, con una storia politica travagliata segnata dal sangue degli innocenti, con le sue disuguaglianze, le dittature, le discriminazioni.

Leggere questi racconti neri è come calarsi nelle crepe più profonde di un baratro che ingoia anche la luce lasciando al buio il compito di trovare il tutto nel nulla. Si alzano le voci di personaggi che vivono in un inferno permanente dove le debolezze soddisfano il male. Vincitori e vinti si confondono. Pensare in modo diverso, fuori dal coro, è un peccato e come tale deve essere punito.

L’ultimo racconto, da cui prende il titolo la raccolta, affronta un tema difficile e attualissimo: il femminicidio. Le donne,reagiscono alla violenza degli uomini in un modo molto particolare: si danno fuoco da sole.
Per questo, quando le donne iniziarono a darsi fuoco sul serio, nessuno credeva alle loro parole. Credevano che stessero proteggendo i loro uomini, che li temessero ancora, che fossero sotto shock e non potessero dire la verità; ci volle parecchio per arrivare a concepire i roghi.
E ancora:
Sono gli uomini a fare i roghi, piccola. Ci hanno sempre bruciato. Ora ci bruciamo da sole. Non per morire, ma per mostrare le nostre cicatrici.
Ho letto questo racconto due volte,affascinata dalla teoria dei roghi e dal nascere di una nuova bellezza che vede nelle cicatrici del corpo, il suo massimo splendore. Il rogo diventa il mezzo per rinascere a nuova vita avendo il pieno controllo del proprio corpo. Le donne, oggi come ieri, vengono punite dagli uomini per la loro disobbedienza. Nuovi roghi, plasmati da una realtà orribile, ricordano i roghi del passato dove venivano bruciate le streghe: creature create dalla paura dell’uomo verso coloro che sono diversi. Luce e buio, bene e male, vita e morte sono in noi e nessun rogo, per quanto luminoso sia, potrà mai illuminare il buio che ci divora. Buona lettura.

mercoledì 28 settembre 2016

IN LIBRERIA #21 | A settembre in libreria (seconda parte)

The Quick
Lauren Owen (traduzione di L. Olivieri)

Editore: Fazi | Pagine: 528 | Prezzo: € 17,50

Dal 15 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l'appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell'alta società e trova l'amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s'immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l'esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l'AEgolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d'Inghilterra, cupo circolo d'élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell'alro.



Newton Compton
€ 9,90 | 384 pg
Newton Compton
€ 9,90 | 336 pg
Newton Compton
€ 9,90 | 480 pg
Fabrizio appartiene alla Napoli bene, è figlio di un medico molto noto. Andrea invece viene da Miano, un quartiere di periferia, dove la camorra la fa da padrone.
S’incontrano per caso a una festa e quell’incontro segna l’inizio e la fine di tutto. Perché i due, pur così diversi, si piacciono, e quando Fabrizio, seguendo Andrea, si trova coinvolto in un duplice omicidio, invece di scappare subisce il fascino di quel che non conosce. E la scalata ai vertici della criminalità è breve: Fabrizio e Andrea conquistano la fiducia di Totonno, il boss di Miano, e cominciano a lavorare per lui. Ma sono giovani, quel che hanno non gli basta: puntano più in alto e convincono Totonno a fare affari coi cartelli messicani. All’inizio tutto procede bene, poi, lentamente, qualcosa nel meccanismo che hanno messo a punto s’inceppa. Sequestri di droga, denunce sui giornali, morti scomode ed ecco che il sodalizio col boss si spezza. E la vendetta, quella più crudele, si scatena…
Tutti gli abitanti di Beulah Grove numero 23 hanno un segreto. Se non fosse così, non avrebbero affittato in contanti e senza contratto delle lerce stanze in un vecchio edificio malmesso. Quello è il tipo di posto in cui si può finire quando non si hanno alternative. I sei inquilini dello stabile fanno vite solitarie e non si può certo dire che curino i rapporti di buon vicinato, ma in un’afosa notte d’estate, un terribile incidente li costringe a stringere una strana alleanza. Quello che non sanno è che uno di loro è un assassino. Ha già scelto la prossima vittima, e farà di tutto per proteggere il suo segreto.
Carla Kelly, una top model di successo, una mattina si sveglia e trova la culla della sua bambina, una neonata di soli due giorni, fredda e vuota. Sua figlia Isobel è stata rapita. Sull’orlo della disperazione, Carla chiede aiuto alle autorità e alla stampa nazionale, ma invece di ricevere aiuto viene giudicata per come si è comportata nei mesi precedenti, quando è apparsa su tutti i media con il pancione, usando la gravidanza per guadagnare visibilità e denaro. Oltre alle offese e alle critiche della gente, le indagini vanno a rilento. Non c’è nemmeno uno straccio di pista da seguire, niente che possa far sperare in una rapida soluzione del caso. Un giorno, però, Carla riceve la lettera di qualcuno che le offre un aiuto insperato. Inizia così la sua personale e disperata battaglia per ritrovare la figlia, un viaggio che la porta indietro nel tempo, a un momento della sua vita che sperava fosse sepolto, per sempre. C’è qualcuno là fuori che ha deciso di vendicarsi…


La solitudine dell'assassino
Andrea Molesini

Editore: Rizzoli | Pagine: 366 | Prezzo: € 19,00

Dal 15 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Molti anni fa, Carlo Malaguti ha ucciso. Da allora, la pena più dura non è quella che sta scontando nel carcere di Trieste, ma l'ostinato silenzio in cui ha seppellito la propria verità sul delitto, rinunciando persino a difendersi in tribunale. Tra le mura della sua cella sembra aver trovato un riparo dal rumore del mondo che lo aiuta ad affrontare la tenebra che sente dentro di sé. Adesso però Malaguti ha più di ottant'anni e un giudice ha stabilito che deve tornare libero. Ma libero di fare cosa? Di confessare? Di uccidere ancora? Sono queste le domande che non danno pace a Luca Rainer, stimato traduttore sulla soglia critica dei quaranta. I due non si conoscono, ma qualcuno vuole farli incontrare, sapendo che a legarli può esserci molto più di una fervida passione per la letteratura. Entrare nel labirinto fortificato che è la mente di Malaguti è un'impresa ardua: Rainer dovrà mostrarsi degno dei segreti che l'assassino custodisce, battersi con l'immensità della sua solitudine, e provare il sapore acre della paura.


Marsilio
€ 
18,50 | 394 pg | Dal 8.09
Marsilio
€ 18,50 | 430 pg | Dal 15.09
Marsilio
€ 19,00 | 486 pg | Dal 29.09
Milano, 2002. Molti misteri s'intrecciano sotto la Madonnina. Tutto comincia quando un noto avvocato viene assassinato in pieno giorno nella centralissima piazza dei Mercanti: prima di morire, però, l'uomo traccia uno strano simbolo col proprio sangue... Da qui parte una complicata indagine che porterà Enrico Radeschi, giovane aspirante giornalista nonché hacker alle prime armi, a indagare, insieme allo scorbutico vicequestore Loris Sebastiani, su una misteriosa confraternita che trae ispirazione da san Carlo Borromeo e persegue un disegno spietato per ristabilire l'ordine morale in una società giudicata corrotta. A quello dell'avvocato seguiranno altri omicidi o presunti tali, come l'inquietante schianto di un aereo contro il grattacielo Pirelli. Nel frattempo, una conturbante femme fatale, soprannominata "la Mantide" dagli inquirenti, seduce e uccide giovani ragazzi nei giorni di festa, facendone poi sparire i corpi. Chi è la donna misteriosa? E chi la protegge? Qual è il disegno ultimo di questa confraternita millenaria? Cosa si nasconde nei sotterranei del Duomo di Milano e nella cripta di un'altra famosa chiesa milanese?
Axel Steen, l'ispettore più spregiudicato e irriverente del corpo di polizia danese, è tormentato da ricordi che non vogliono lasciarlo in pace. In un'estate particolarmente calda, una denuncia per stupro ha riaperto un vecchio caso di omicidio mai risolto: una ragazza di diciotto anni, strangolata e ripescata in un laghetto di Orstedspark, l'area verde più hot di Copenaghen. Un caso che per Axel è diventato un'ossessione e che, quattro anni prima, gli aveva rovinato il matrimonio ed era quasi costato la vita a sua figlia. Pochi confronti, trascurati nel tempo per incuria della polizia e diffidenza delle vittime, gli bastano per mettere in relazione tra loro diversi episodi di violenza analoghi: il bilancio è di dodici anni di stupri e un assassinio. Potrebbe essere il caso più importante che l'anticrimine abbia mai avuto per le mani. L'indagine lungo i labirinti bui dell'alternativo quartiere di Norrebro, sulle orme di un criminale seriale, diventa per Axel una questione di sopravvivenza. Spinto dal desiderio di riparare qualcosa di sbagliato, si getta in una frenetica caccia al colpevole con la rabbia - e i metodi non necessariamente allineati - che delinquenti e colleghi conoscono bene. Uno sbirro che fuma hashish, con la costante paura di morire, che vuole mettere un punto a quelle orribili storie di abuso e abbandono, sperando di riportare l'ordine. Per le strade e dentro di sé.
Nel gelido inverno di Fjällbacka, una ragazza vaga seminuda per la foresta. Nel momento in cui raggiunge la strada, l'auto che sta sopraggiungendo non ha il tempo di frenare... Quando Patrik Hedström e la sua squadra arrivano sul luogo dell'incidente, la ragazza è già stata identificata: scomparsa da scuola senza lasciare traccia quattro mesi prima, porta sul corpo i segni di inimmaginabili atrocità. Qualcosa fa temere che possa essere solo la prima di una serie di vittime. Nel frattempo Erica Falck sta indagando su una vecchia e oscura tragedia famigliare che ha portato alla morte di un uomo. Quali terribili segreti nasconde sua moglie, condannata all'epoca per l'omicidio



Un po' di follia in primavera
Alessia Gazzola

Nuovo volume della serie L'Allieva
Editore: Longanesi | Pagine: 350 | Prezzo: € 16,90
Dal 26 SETTEMBRE in libreria

Sinossi: 
Quella di Ruggero D'Armento non è una morte qualunque. Perché non capita tutti i giorni che un uomo venga ritrovato assassinato con un'arma del delitto particolarmente insolita. E anche perché Ruggero D'Armento non è un uomo qualunque. Psichiatra molto in vista, studioso e luminare dalla fulgida carriera accademica, personalità carismatica e affascinante... Alice Allevi se lo ricorda bene, dagli anni di studio e dai seminari che ha frequentato con grande interesse, catturata dal magnetismo di quell'uomo all'apparenza rude ma in realtà capace di conquistare tutti con la sua competenza e intelligenza. E con le sue parole. L'indagine su questo omicidio è impervia, per Alice, ma per fortuna non lo è più la sua vita sentimentale. Ebbene sì, Alice ha fatto una scelta... Ma sarà quella giusta?


Garzanti
€ 16,90 | 349 pg | Dal 15.09
Garzanti
€ 15,90 | 152 pg | Dal 15.09
Garzanti
€ 20,00 | 440 pg | Dal 29.09
La strada è piena di rumori: le macchine che sfrecciano, le voci dei passanti, i clacson impazziti. Ma l'uomo non sente nulla. È come se tutto il mondo si fosse fermato in un istante. Per lui esiste solo lei. Lei che stranita si guarda intorno mentre il vento le scompiglia i capelli. Non la conosce, ma non importa. Sa di amarla. In fondo per farlo basta guardare i suoi occhi, le sue mani e la sua bocca. L'amore non ha bisogno di altro. L'uomo le si avvicina e le chiede di essere sua per sempre. Lei gli dice di sì. Perché amarsi vuol dire essere folli. Solo allora scoprono i loro nomi, ma già i loro cuori li urlavano. In quel momento lui le fa la promessa più importante. Quella di perdere, di non riuscire a darle sempre quello che desidera, di fare scelte sbagliate. Eppure le promette che non desisterà, non cederà mai solo perché costruire è la strada più complicata. Solo chi non ha mai amato non ha mai perso. Ed è allora che comincia la sfida, la sfida che come loro tutti gli amanti devono affrontare, e ogni loro storia insegna qualcosa. Insegna che per restare insieme si devono fare errori. Si deve piangere e litigare, essere deboli, incoerenti e lunatici. La ragione non ha nulla a che fare con i sentimenti. È il sogno la loro giusta dimensione. Bisogna credere nell'impossibile. Perché l'impossibile accade, come nei film e nei libri. Il segreto è trovare le parole. Se si ama qualcuno, l'importante è dirlo. E convincere l'altro che l'amore non è una bugia, un'invenzione dei poeti.
Laura Wilmote si rende conto che qualcosa non va. Di fronte a lei c'è C., sua amica da quando erano ragazze, ed è vestita esattamente come lei. Laura è una scrittrice e autrice televisiva di successo. Conduce un programma di cultura sulla televisione francese e sta lavorando a una puntata sul tema della gelosia. Da qualche mese C. ha iniziato a lavorare con lei. Laura l'ha rivista per caso e le due donne si sono raccontate gli anni passati dal loro ultimo incontro. C. è una donna insoddisfatta, non è riuscita a realizzare i suoi desideri e ha un lavoro precario. Laura invece ha fatto studi prestigiosi e adesso vive come aveva sempre sognato, grazie alla scrittura. La protagonista, in parte per amicizia, in parte per un inconfessato senso di colpa nei confronti della vecchia amica, le ha procurato un lavoro nella sua emittente. Adesso però C. si sta comportando in modo strano. Vuole essere come Laura. Di più, vuole essere Laura. Finché non rivela il perché di questo atteggiamento: è innamorata di lei, ed è convinta al di là di ogni dubbio che anche Laura nutra gli stessi sentimenti. E non sembra disposta ad arrendersi di fronte alle proteste di Laura, anzi, inizia a farsi sempre più insistente, addirittura inquietante nella sua cecità di fronte alla realtà... Un romanzo psicologico che siìì tinge di giallo. Due amiche. Una vicinanza tossica. La storia di un'amicizia che si tramuta in pericolo e ossessione
La pioggia sembra non smettere mai di cadere, qui al centro degli Stati Uniti, nel cuore del paese, dove Nathaniel e Julia Noailles si sono appena trasferiti. Ma cercano di non abbattersi, perché sono una famiglia perfetta: due giovani professionisti in carriera con un bambino bello e intelligente, alla ricerca di una casa tutta loro dove mettere radici. La terra che li accoglie, così spaziosa e fertile, è però anche ricca di segreti: quelli dell'anziana Louise, discendente dei primi proprietari di colore, e quelli di Paul Krovik, imprenditore che ha scommesso tutto sulla costruzione di un quartiere idillico ma è stato sconfitto dalla crisi economica. Sono i suoi desideri di rivalsa a mettere in moto una inquietante catena di eventi, che costringerà Louise e i Noailles a confrontarsi con il proprio lato oscuro e a lottare per la loro stessa vita.

   

Per festeggiare il ritorno in libreria di Pedro Chagas Freitas con il suo nuovo romanzo "Prometto di perdere", la Garzanti ha organizzato un’iniziativa particolare: nei punti vendita i lettori potranno trovare dei cartelli ai quali sarà attaccato un blocchettino di post-it. Tramite i suoi canali social, la Garzanti vi inviterà a cercare il cartello in libreria e a lasciare il vostro pensiero appiccicato, proprio come mostra il video youtube di “istruzioni per l’uso”. I librai a loro volta saranno invitati a condividere le foto del cartello con i post-it sui social (#PromettoDiPerdere) o a mandarlo via mail. La frase che colpirà di più l’autore fungerà da ispirazione per un breve racconto che l’autore condividerà sulle sue pagine.



Mondadori
€ 17,50 | 201 pg | Dal 27.09
Mondadori
€ 17,00 | 268 pg | Dal 20.09
Mondadori
€ 19,50 | 318 pg | Dal 20.09
Un tradimento, come ce ne sono tanti. Ma quando irrompe nel suo matrimonio, Tessa reagisce in modo inaspettato. Senza scenate e senza urla, si trova a riprendere un viaggio in un passato che credeva di essersi lasciata alle spalle. Mentre tenta di fare chiarezza ricompare Clara, la sua amica del cuore, con cui ha fumato le prime sigarette, ha ascoltato fino a consumarle le cassette dei Guns 'n' Roses e trascorso ore al telefono... Quella amica speciale che un giorno è uscita dalla sua vita senza un perché. Lenito il dolore di quella ferita, Tessa aveva smesso di cercarla, ma a volte il destino segue dei percorsi tutti suoi e così, vent'anni dopo, le due amiche si ritrovano. Forse per caso. O forse no. Ora Tessa è mamma, ha un lavoro da editor ed è una donna riservata. Clara è una donna in carriera, sposata ma senza figli. Tante cose sono cambiate, ma i fili di quell'amicizia si intrecciano di nuovo e quando Tessa e Clara tornano nella casa in Abruzzo, dove hanno trascorso tante estati della loro giovinezza, trovano ad accoglierle un melograno in fiore. Lo stesso che a sedici anni avevano piantato per gioco. Lo avevano giurato: "Saremo amiche per sempre, finché morte non ci separi". Ma è possibile rimanere amiche per sempre? Perdersi per anni e poi ritrovarsi? La risposta è nascosta all'ombra di quel melograno diventato grande. Qui, finalmente, proveranno a sciogliere i nodi delle loro esistenze.
Erica Silverman fu rapita all'età di quattro anni. Da allora nessuno l'ha più vista. Sono passati tredici anni, ma i suoi genitori multimilionari non hanno mai smesso di cercarla, e non hanno badato a spese per farlo. Poi, il miracolo accade. Erica ricompare. Ha diciassette anni ora. Anni interi della sua vita sono stati cancellati. È molto provata e arrabbiata. E deve imparare di nuovo chi è e da dove viene. Ma c'è un particolare, di cui quasi nessuno è a conoscenza: lei non è Erica Silverman. Violet è la figlia adottiva del più grande truffatore di Las Vegas. Ha passato la sua intera esistenza a prepararsi a vestire i panni di una ragazza che non ha mai conosciuto. Ha lo stesso gruppo sanguigno di Erica, e, grazie alla chirurgia plastica e all'inganno, anche la sua stessa faccia, il suo stesso corpo e il suo stesso DNA. E poi conosce ogni dettaglio della vita dei Silverman, così come è perfettamente in grado di simulare i sintomi del disturbo post traumatico da stress che le servirà per ingannarli. Perché il piano agghiacciante di suo padre ha uno scopo ben preciso: farla rimanere abbastanza a lungo a casa Silverman per rubare un quadro leggendario di loro proprietà. Ma una volta entrata a far parte, per la prima volta nella sua vita, di una vera famiglia, qualcosa in Violet inizia a incrinarsi. Quando la tua vita è stata plasmata sulla manipolazione e l'inganno, il rischio inevitabile è di perderti nelle tue stesse bugie.
Come nel miglior Cluedo, un'anziana scrittrice, aristocratica irlandese, invita alcuni amici e sconosciuti - tra cui Hercule Poirot e Edward Catchpool, ispettore di Scotland Yard - nell'austera dimora di Lillieoak. Ha deciso di cambiare il suo testamento in modo alquanto bizzarro e lo farà davanti ai suoi ospiti. "Ciò che ho intenzione di dirvi risulterà scioccante", così la prima frase che pronuncia Lady Athelinda Playford, lei che ha l'abitudine di scrivere i propri libri come se "fossero trombe d'aria" e il vezzo di lasciarli in ogni angolo della casa, "pagine spiegazzate con i bordi arricciati e gli angoli puntati in ogni direzione". Insomma intrighi di carta che non hanno "niente di vagamente rettangolare". E tutto questo al cospetto di Hercule Poirot, proprio lui, "l'ometto preciso" - parole di Agatha Christie - "con la mania dell'ordine, della simmetria e una netta propensione per le forme quadrate". Un acerrimo nemico del caos, Poirot, che intuisce subito che dalla lettura del testamento nascerà qualcosa di tragico. E in queste cose l'investigatore belga è infallibile, passano poche ore e il corpo senza vita di un ospite viene trovato. Tutti sono sospettati. È un caso di omicidio che sfugge a ogni logica e in cui mille sfumature si intrecciano: la mezza frase detta da uno dei presenti, la sfrenata avidità dei cacciatori di eredità, un enigmatico verso del Re Giovanni di Shakespeare che racconta di un "gioiello di una vita", di una "vita rubata", di una "mano sacrilega".