lunedì 31 maggio 2021

RECENSIONE | "La casa nella nebbia" di Robert Bryndza [Review Party]

“La casa nella nebbia” (Newton Compton Editori) è il nuovo thriller di Robert Bryndza, autore del bestseller “La donna di ghiaccio”. Se avete voglia di un bel thriller potrete acquistare questo romanzo in libreria dal 31 maggio.

Tensione, pericolo e coraggio, personaggi credibili si muovono in questa storia squisitamente thriller. Fin dalle prime pagine i giochi sembrano fatti ma qualcosa non torna. Kate Marshall, ex agente investigativo della polizia metropolitana di Londra che ha ricevuto il suo battesimo letterario con “I cinque cadaveri”, indaga per dimostrare che la verità è la peggiore possibile. Tra la nebbia si cela una storia nera, un’enigma da svelare, un serial killer da fermare.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La casa nella nebbia
Robert Bryndza

Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90
Sinossi

La professoressa di criminologia Kate Marshall è in gita con suo figlio, quando insieme fanno una scoperta scioccante: il corpo senza vita di un adolescente, impigliato sotto la superficie del bacino idrico di Shadow Sands. L'ipotesi di un tragico annegamento non quadra, e quando Kate comincia a indagare si trova a fare i conti con un'inquietante scoperta: la vittima potrebbe essere solo l'ultima di una serie di morti e scomparse legate alla brughiera. Nei dintorni di Shadow Sands, infatti, circolano strane voci a proposito di un sadico assassino che, come un fantasma, si nasconde nella nebbia, pronto a colpire.  Quando una giovane collega dell'università scompare senza lasciare traccia, Kate sa che è solo questione di tempo prima che venga uccisa. Per lei e il suo socio Tristan Harper ha così inizio una drammatica corsa contro il tempo. Ma l'inafferrabile serial killer a cui Kate sta dando la caccia non è l'unico a esserle un passo avanti. Qualcun altro è interessato a fare in modo che i segreti di Shadow Sands rimangano sepolti...


Simon boccheggiò e annaspò, combattendo contro l’acqua salmastra e gelida mentre cercava di tenersi a galla. Il bacino idrico era immenso e lui si agitava tra le sue acque nere come l’inchiostro, in una convulsa parodia di stile libero, verso l’oscurità e lontano dal rombo del motore della barca.

Dopo “I cinque cadaveri”, “La casa nella nebbia” è il secondo romanzo della serie incentrata sulle indagini di Kate Marshall e si dimostra una storia avvincente che vede fronteggiarsi l’ex agente di polizia e un killer implacabile. Robert Bryndza torna con la sua scrittura fluida, incisiva, emozionante nei punti in cui la storia si fa nera. Ritroviamo, per chi l’avesse letto, i personaggi conosciuti e apprezzati nel precedente romanzo, e con loro partecipiamo a una nuova avventura ricca di complicazioni, sorprese, pericoli . Un mix adrenalinico con una frase che risuona come un mantra:

Vuoi toccare le stelle?

L’accademica di criminologia Kate Marshall, impegnata in una gita subacquea con suo figlio per vedere il villaggio sommerso, trova il corpo senza vita di un adolescente, impigliato sotto la superficie del bacino idrico di Shadow Sands. Le autorità lo etichettano come un tragico incidente. Per la polizia il ragazzo è morto per annegamento ma i dettagli non tornano. Perché Simon, così si chiamava la vittima, era lì nel cuore della notte? Se era un nuotatore così forte, come ha fatto ad annegare? Mentre Kate e il suo assistente Tristan Harper seguono le prove, fanno una scoperta molto più oscura. Infatti Simon sembra essere l’ultima vittima di una serie di sanguinosi omicidi risalenti a decenni fa. L’ipotesi che un perverso serial killer si nasconda nella nebbia per rapire le sue vittime come un fantasma, sembra consolidarsi sempre più. Quando un’altra donna viene rapita, Kate e Tristan avranno pochi giorni per salvarla da un atroce destino. Però, l’inafferrabile serial killer non è l’unico un passo avanti rispetto al duo di detective, qualcun altro si sta assicurando che i segreti di Shadow Sands rimangano sepolti.

“La casa nella nebbia” è un romanzo pieno di misteri, oscuri e inquietanti segreti ti ipnotizzano perché non puoi fare a meno di leggere avidamente, un capitolo dopo l’altro, per svelare il più piccolo tassello di una storia tortuosa che ti trascina nel vortice brutale e spaventoso degli eventi. La lettura procede spedita e incontrerete sorprendenti colpi di scena che assicurano tensione e brivido. Infatti quando la storia si sofferma sulla prigionia di alcune vittime, vi sembrerà di entrare in un incubo agghiacciante e claustrofobico.

Kate ha visto la sua carriera nella polizia andare in frantumi, molti anni prima aveva arrestato il cannibale di Nine Elms e ciò ha segnato la sua vita per sempre. La criminologa ha fatto degli errori e il suo passato torna a tormentare il suo presente. Lei è un’ex alcolista che rischia di ricadere in questa dipendenza, ha le sue debolezze e pensa di essere, per il figlio Jake, una madre imperfetta. Tutto ciò non l’annienta ma le dà la forza per reagire alle avversità, per combattere, perché dalle esperienze negative c’è sempre qualcosa da imparare. A condividere la sua indagine c’è il giovane Tristan, suo assistente universitario, una persona che l’aiuta nel momento del bisogno senza mai giudicarla. Kate cerca una quotidianità normale, una vita tranquilla, ma davanti ai crimini non si può volger lo sguardo altrove. Scoprire come sono andate davvero le cose è un dovere e la verità  non può essere seppellita per sempre. Il personaggio di Kate mi piace moltissimo e mi sono ritrovata a fare il tifo per lei.

“La casa nella nebbia” è un thriller che mostra la punta di un iceberg fatto di menzogne e segreti, trovare un innocente sarà difficile perché varie sono le colpe che coinvolgono quasi tutti i personaggi. La trama si basa su un’indagine fuori dagli schemi, non autorizzata, dove la protagonista si cala nei panni di un detective insieme al suo assistente universitario. Non leggerete di prove acquisite secondo i metodi tradizionali e scientifici della polizia, ma sentirete, direbbe l’immortale Hercule Poirot, il rumore delle “piccole cellule grigie” dei protagonisti.

Kate e Tristan non si mostrano come eroi invincibili, rivelano le loro fragilità e imperfezioni. Sono tenaci, non si lasciano intimidire e hanno un gran coraggio nell’affrontare il male. Anche i personaggi secondari sono sfaccettati ed è bello conoscerli per collocarli nella schiera dei buoni o dei cattivi. Bryndza ci guida nelle dinamiche del male e di chi cerca, in ogni modo, di arginarlo. Affascinanti, per me, i personaggi dall’anima nera che vivono alla luce del sole mostrando una falsa umanità e poi, nel buio assoluto si spogliano dalle apparenze e danno libero sfogo alla loro sete di sangue. No, niente vampiri, ma passioni umane che portano all’inferno lungo una catena di errori che nessuno riesce a spezzare. L’inganno, cari lettori, fa parte del gioco. Follia e morte procedono insieme, si danno la mano calandosi nell’abisso del male.

Il finale lascia la porta aperta a un seguito e sarà interessante seguire il consolidamento professionale di Kate e Tristan. Quindi se state cercando un romanzo che vi sorprenda, “La casa nella nebbia” fa al caso vostro e ricordate:

“L’inferno non ha limiti, non è circoscritto in un unico luogo, perché dove siamo è inferno, e dov’è l’inferno, lì noi saremo sempre.”  (Christopher Marlowe)




martedì 25 maggio 2021

BLOGTOUR | "Un requiem tedesco" di Philip Kerr | I 5 motivi per leggere il romanzo

Dal 27 maggio sarà nelle librerie “Un requiem tedesco” di Philip Kerr, Fazi Editore nella collana Darkside. Dopo “Violette di marzo” e “Il criminale pallido”, ecco il capitolo conclusivo della trilogia berlinese di Bernie Gunther, un grande classico poliziesco. L ‘elegante scrittura noir di Kerr crea un ritratto vivido della Berlino in tempo di guerra e della Vienna del dopoguerra. Leggere “Un requiem tedesco” è come immergersi con la memoria in un’epoca sconvolgente e procedere pericolosamente tra spie, doppio gioco, false morti e falsi funerali, provando emozioni forti, a volte, dolorose. In quest’ultimo romanzo, che conclude la trilogia “Berlin Noir” ma non mette sicuramente fine alle avventure di Bernie Gunther che continueranno ancora a lungo (se non sbaglio ci sono più di nove successivi romanzi di Kerr), il nostro eroe detective sarà coinvolto nelle lotte segrete tra i diversi servizi di intelligence alleati. Intrighi che segnarono gli inizi della cosiddetta Guerra Fredda.

Eccovi dunque i cinque motivi per inserire “Un requiem tedesco” tra le vostre prossime letture.





Un requiem tedesco
Philip Kerr

Editore: Fazi
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Dopo "Violette di marzo" e "Il criminale pallido", il capitolo conclusivo della trilogia berlinese di Bernie Gunther. Nell’aspro inverno del 1947 la zona russa si chiude sempre più strettamente intorno a Berlino. Così, quando un enigmatico colonnello chiede a Bernie Gunther di andare a Vienna, dove il suo ex collega della Kripo, Emil Becker, è accusato di omicidio, Bernie non esita a lungo. Nonostante il passato sgradevole di Becker, Gunther è convinto che sparare a un cacciatore di nazisti americano non sia da lui. In mezzo alle rovine della città agonizzante, circondato da ex nazisti braccati, uomini capaci di vendere qualsiasi cosa e belle donne pronte a vendere se stesse, Bernie si troverà suo malgrado coinvolto nel gioco di spionaggio e controspionaggio fra le due grandi potenze.



I 5 motivi per leggere il romanzo

1. Perchè non possiamo tralasciare il capitolo conclusivo dell’acclamata trilogia berlinese del maestro Philip Kerr. Questa nuovo romanzo vede Bernie Gunther entrare nel nuovo e terrificante mondo della Vienna del dopoguerra. Siamo nel gelido inverno del 1947 e la morsa dei russi si fa sempre più stretta intorno a Berlino. Così, quando un misterioso colonnello propone a Gunther di andare a Vienna per scagionare il suo ex collega della Kripo Emil Becker accusato di aver ucciso un cacciatore di nazisti americano, il detective non esita ad accettare l’incarico anche perché è l’occasione giusta per allontanarsi dalla bella moglie  colpevole di tradimento. Se Berlino è una città assediata dalle potenze vincitrici, anche Vienna non è un luogo pacifico e porta le profonde ferite dei bombardamenti alleati. Il comunismo è il nuovo nemico e vengono forgiate strane alleanze contro la Minaccia Rossa. In mezzo alle rovine della città agonizzante, Gunther, circondato da ex nazisti braccati e belle donne pronte a vendere se stesse, si troverà coinvolto nel gioco di spionaggio e controspionaggio fra i due grandi schieramenti. Nasceranno alleanze ancor più crudeli delle atrocità inflitte in tempo di guerra.

2. Perché “Un requiem tedesco” è un romanzo che mostra una trama caratterizzata da tre elementi che si intrecciano dando vita a una narrazione che non rimane mai superficiale ma ricostruisce, con profonda introspezione, il dramma politico, sociale ed economico che travolge l’Europa. La componente prevalente è la struttura poliziesca della storia che evolve seguendo la gestazione di un’investigazione. C’è poi l’elemento ironia, anzi l’amara ironia per denunciare con stile i mali del dopoguerra. Infine ci sono i temi trattati che riguardano la situazione politica, sociale ed economica del periodo post bellico. Leggeremo dello sciacallaggio economico del mercato nero, del traffico illegale di medicinali, del tentativo dei grandi capi nazisti di salvare la propria pelle inscenando suicidi e morti fasulle sullo sfondo di una realtà drammatica in cui i rapporti tra gli uomini hanno un retrogusto di spregevole crudeltà. Vienna era ridotta a un cumulo di rovine e macerie, divisa in zone di occupazione militare (c’erano gli eserciti britannico, francese, americano e russo), ognuno pensava a sopravvivere senza alcun rispetto per gli altri. I personaggi si muovono nella devastazione della città e rappresentano agenti più o meno corrotti, spie, uomini con false identità. Il pericolo è ovunque, l’avidità e la falsità umana regnano sovrane: di giorno gli alleati si mostrano cacciatori di nazisti, al calare delle tenebre gli arruolano nei loro servizi segreti.

3. Perché vedere Gunther in azione, nel cuore nero di Vienna, è un’esperienza avvincente. Egli conserva il suo senso morale, ed è capace di provare empatia, orrore e pietà per coloro che verranno coinvolti nella sua indagine.  Il nostro amato detective si troverà implicato in un pericoloso scontro con antagonisti spietati. Attraverso gli occhi di Gunther vedremo una città occupata in cui si mescolano autorità ed interessi spesso contrastanti. Nessuno è chi dice di essere, tutti cercano di sfuggire alle proprie responsabilità e hanno un alone di mistero che amplifica la loro capacità di manipolare gli altri per i propri fini. In molti vogliono nascondere l’oscuro passato, sono uomini senza scrupoli con una coscienza nera e mani sporche di sangue. Gunther, per scoprire la verità, dovrà scalare una montagna di bugie che verranno svelate una dopo l’altra tra inganni, omicidi e fughe da spy story. L’atmosfera cupa della Vienna occupata ben si sposa con il mistero, la suspense, i colpi di scena che infondono al romanzo la forza per tenere il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

4. Perché potrete riflettere su molte spinose verità che animano il romanzo. Kerr, con la sua scrittura intelligente e il suo stile pulito, con tocchi di umorismo in una narrazione oscura, tratta temi delicati che includono le difficili condizioni postbelliche in Germania e in Austria, l’occupazione da parte delle potenze alleate, le attività di spionaggio tra di loro e la rinascita segreta dei criminali di guerra nazisti. Le conseguenze del conflitto hanno generato spettri che si aggirano tra le vie di Vienna dove le rovine non sono solo materiali ma anche morali. Questa è una delle chiavi dell’oscuro fascino del libro in cui la componente poliziesca è un mezzo per scendere negli abissi dell’etica. Non  si può ripulire la propria coscienza, come facevano e ancor oggi fanno i criminali nazisti, affermando di aver solo eseguito degli ordini e quindi se una colpa c’è e solo dei capi. Kerr approfondisce il senso del male politico e mostra, in modo inquietante, come i nazisti non hanno più il monopolio del terrore istituzionale. Infatti altre ombre nere prenderanno il potere, l’arroganza degli uomini non ha limite.

5. Perché l’indagine di Bernie Gunther – ex poliziotto, ex ufficiale delle SS ed ex prigioniero di guerra in un campo di concentramento russo –  è parallela alle riprese del film “Il terzo uomo” da parte di una troupe cinematografica britannica in città. Il film diretto da Carol Reed, vede tra gli attori Orson Welles e Joseph Cotten. Il romanzo di Kerr e il film di Reed hanno in comune il disorientamento dell’Europa, sconvolta dalla Seconda guerra mondiale, che cerca i propri punti di riferimento lungo le strade della Guerra fredda.

Altra piccola curiosità:  la prima parte del romanzo include un estratto dalla poesia “A German requiem” di James Fenton che presenta un conciso, formale esame della memoria collettiva nella Germania del dopoguerra.



martedì 18 maggio 2021

RECENSIONE | "Later" di Stephen King

Cari lettori, il re dell’horror è tornato! Con “Later” (Sperling & Kupfer) Stephen King ci coinvolge in un incubo a occhi aperti. Bene e Male si fronteggiano per ricordarci che nessuno può sfuggire alle proprie paure. Il male penetra facilmente nelle nostre vite, può minare gli affetti più sacri e prima o poi dovremo farci i conti. Entrare nel mondo kinghiano è sempre un’avventura e con questo romanzo vi sarà subito chiaro che se l’uomo è dotato di libero arbitrio allora il male può invadere la sua vita solo dietro invito. “Later” è la storia di un invito che sarebbe stato meglio non fare.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Later
Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 304
Prezzo: € 19,90
Sinossi

Solo i morti non hanno segreti. Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo. 


E quindi sì, io vedo i morti. È sempre stato così, dacché riesco a ricordare. Sempre. Ma la cosa non funziona come in quel film con Bruce Willis. Può essere interessante, a volte spaventoso, può essere una gran rottura di palle, ma il più delle volte è semplicemente quello che è. Un po’ come essere mancini, o saper suonare un pezzo di musica classica a tre anni, o ammalarsi di Alzheimer in età precoce, come è successo allo zio Harry quando aveva quarantadue anni.

Jamie Conklin è un bambino molto speciale, è nato con il potere di vedere e parlare con i morti. Jamie può ascoltare la loro voce nelle ore che seguono la morte prima che i trapassati raggiungano l’aldilà. Sua  madre Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, gli impone di tenere segreto questo dono, a volte più una maledizione, che però non esiterà a sfruttare per i suoi fini. Sicuramente Jamie non avrebbe voluto avere questo potere e la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere e lo fa per consolare un amico. Poi lo usa nuovamente per aiutare la mamma, lo fa per amore. Crescendo capirà che bene e male non sono due entità distinte e imparerà a gestire questa “aura” (i Fedeli Lettori ricorderanno sicuramente Danny Torrance protagonista di “Shining” e “Doctor Sleep”). Quando il mondo degli adulti si mostrerà in tutto il suo egoismo e crudeltà, lui sceglierà la verità e la salvezza ma dovrà pagare un prezzo altissimo per questa sua scelta. Lo scoprirà quando un detective della polizia di New York lo trascinerà alla ricerca di un assassino che ha minacciato di colpire dall’oltretomba.

Con semplicità King si muove nel mondo degli adolescenti creando un cocktail di sentimenti ed emozioni che vanno dalla paura alla tenerezza, dall’ansia alla commozione, dall’irritazione alla sorpresa. Con l’abilità che gli è propria, l’autore intreccia vari temi come la famiglia, l’adolescenza, l’alcolismo, l’Alzheimer, la morte, il dopo morte, l’amore e l’orrore. Tutto è visto con gli occhi di un bambino che diventa adolescente e cresce muovendosi tra le fragilità umane, i pregi e i difetti, le riflessioni sulla morte. Avere il dono di poter vedere e parlare con i morti è una grande responsabilità che Jamie capirà solo “later”, dopo. Quando si è bambini l’ingenuità muove ogni nostra azione, tutto è meraviglioso. Crescendo la visione del mondo cambia nella consapevolezza che il tempo passato non tornerà più.

C’è sempre un dopo, adesso lo so. Almeno finché non moriamo.

La voce narrante è Jamie, vive con la madre e non conosce suo padre. Egli si mostra con schiettezza al lettore che riesce subito a immedesimarsi con lui vivendo i suoi stessi tormenti. Con curiosità lo segue nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza quando la visione ingenua del mondo lascia il posto a una crudele realtà. Due i personaggi più importanti nella vita di Jamie: la madre Tia e il vecchio professor Burkett. Tia è una madre single, gestisce un’agenzia letteraria e conosce il segreto del figlio. A seguito di un crollo economico sarà lei stessa a far ricorso a quel potere, che ha sempre voluto tener celato, per risollevare le sorti economiche della famiglia. Invece il professor Burkett assume le vesti di mentore per il nostro protagonista, lo aiuta in alcuni momenti difficili con saggi consigli.

Devono dire la verità, quando sono morti. Il che va bene quando vuoi che rispondano a una tua domanda, ma, come ho già detto, certe volte la verità fa schifo.

Inizialmente gli incontri con i defunti sono benigni e veloci, non c’è inquietudine e i morti compaiono in pace, tranquillamente. Ogni evento trasmette un senso di pace. Tutto ciò è solo una pia illusione che dura poco. Infatti, come volevasi dimostrare, King ha in serbo varie  demoniache sorprese per i suoi Fedeli Lettori. La sua personale e oscura visione di un bambino che vede i morti, non tarderà a presentarsi. I fantasmi che Jamie vede sanno di essere morti, non possono mentire e rimangono per breve tempo, almeno tre o quattro giorni, tra i viventi. Tuttavia non tutti gli spiriti solo ligi alle regole dell’aldilà e le cose si complicano quando uno spirito decide di restare tra gli uomini più a lungo degli altri.

“Later” è una storia terrificante e commovente che mette alla prova il nostro senso di giusto e sbagliato. Il male si mostra spesso nascondendosi anche dietro volti a noi familiari. I mostri, King lo scrive da una vita, possono vivere dentro di noi e irrompere nella realtà quando meno ce lo aspettiamo camuffandosi in mille modi. Le truffe economiche sono un esempio di come gli uomini possano essere più perversi dei demoni con i quali Jamie si deve confrontare fin da bambino.

“Later” è un thriller-horror che combina il soprannaturale con forti elementi di criminalità e suspense. L’opera è caratterizzata da una scrittura essenziale, meno dettagliata ma super efficace, che cattura come una magia dando vita a un romanzo godibile. Quando leggo King le sue frasi si materializzano in un mondo vero. Le sue paure diventano le mie paure. I suoi incubi notturni diventano i miei incubi. King predispone una scacchiera narrativa su cui colloca i personaggi, le loro mosse ci fanno percepire l’eco della presenza di un “altrove” e di un “dopo” a cui si può accedere e dove occorre andare per trovare le risposte a eventi criminali che non hanno una soluzione razionale. Gli atomi del bene e del male si scontrano in un finale inquietante che allunga le sue mani e stritola la nostra razionalità mescolando tanto orrore, un pizzico abbondante di pulp e una manciata generosa di ironia. Sicuramente i colpi di scena non mancano.

“Later” presenta tre elementi ricorrenti nelle storie di King: un giovane ragazzo che cresce in circostanze bizzarre, il soprannaturale e un assassino. I protagonisti si muovono in questa storia nera avendo intorno una girandola di poliziotti corrotti, serial killer e trafficanti di droga. L’horror corre tra le righe, si rispecchia negli occhi di Jamie spaventato dal poter perdere la propria madre impegnata in una lotta senza tregua contro bollette e affitti da pagare in seguito alla bancarotta della sua agenzia dopo il crollo finanziario di quegli anni. Crescendo, il protagonista si renderà conto che le paure invece di svanire si moltiplicheranno ma si trasformeranno in forza e coraggio per affrontare gli ostacoli. Jamie farà le sue scelte e opterà per la verità e la salvezza. I mostri, King insegna, si nascondono ma non spariscono e torneranno  a sussurrare all’orecchio del ragazzo scatenando orrore e mortali pericoli.

Una curiosità: la copertina di “Later” è un dipinto originale di  Paul Mann per l’americana Hard Case Crime, la premiata linea di romanzi polizieschi in stile pulp pubblicata da Titan Books. “Later” è il terzo libro che Stephen King ha scritto per Hard Case Crime che ha pubblicato anche “The Colorado Kid” e “Joyland”.

Quindi lasciatevi coinvolgere dall’ultima opera letteraria di Stephen King, regalatevi una godibile lettura sempre in attesa di quello che accadrà “dopo”, ma ricordate:

Solo i morti non hanno segreti.

martedì 11 maggio 2021

BLOGTOUR | "Il taglio dell'angelo" di Claudio Coletta | I 5 motivi per leggere il romanzo

“Il taglio dell’Angelo” è un libro di Claudio Coletta edito da Fazi, Collana Darkside, nelle librerie dal 13 maggio 2021. Non è un thriller classico, non ci sono serial killer e vittime uccise secondo un modus operandi. C’è invece un dottore, Lorenzo Baroldi, che lavora in un ospedale e vede morire un giovane ragazzo africano nello spazio di poche ore. Il dottore ha tanti dubbi su questo decesso perché si tratta di un giovane e forte uomo, in piena salute, che muore inspiegabilmente. La vicenda narrata da Coletta, cardiologo e docente  presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, è frutto di fantasia eppure riesce a trasmettere un brivido lungo la schiena perché affronta temi delicati e attuali che vanno dall’immigrazione all’etica e al profitto delle Big Pharma passando per il rispetto dell’essere umano. La voglia di scoprire la verità porterà il protagonista ad avvicinarsi a ombre invisibili che si muovono in un territorio sospeso sull’abisso.




Il taglio dell'angelo
Claudio Coletta

Editore: Fazi
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Una notte, il cadavere di un uomo viene ritrovato impiccato a una gru in un cantiere della metropolitana di Roma. Lorenzo Baroldi, primario di Medicina in un grande ospedale della capitale, non segue la cronaca, specialmente ora che la maggior parte del suo tempo è occupata dalla burocrazia e non ha neanche modo di seguire i suoi pazienti come vorrebbe. Nel reparto, poi, è appena capitato un caso che ha scosso la sua coscienza di medico, un ragazzo di colore morto all’improvviso in maniera sconcertante e inspiegabile. A questo strano evento Baroldi ne collega altri sentiti riportare dai suoi colleghi, episodi troppo simili tra loro per non avere qualcosa in comune, tutti decessi di giovani africani apparentemente in buona salute. Il dottor Baroldi vuole vederci chiaro, soprattutto quando emerge un collegamento fra queste morti misteriose e la recente scomparsa di un biologo. Ma non può farlo da solo e per questo chiama in aiuto un suo vecchio amico, l’ispettore di polizia Nario Domenicucci, lo stesso con cui in passato ha condiviso una pericolosa indagine al Policlinico, quando ancora era uno studente di Medicina. 



I 5 motivi per leggere il romanzo

Ho letto con molto interesse questo romanzo e oggi partecipo al Blog Tour  organizzato dalla Fazi con il compito, a me graditissimo, di fornirvi cinque motivi per leggere “Il Taglio dell’Angelo”. Se siete pronti iniziamo immediatamente!

1. Perché il medical thriller è un genere tutto da scoprire. Coletta ha il pregio di narrare una storia terribilmente verosimile che suscita l’attenzione del lettore. Il campo scientifico mostra la sua metà oscura. Tutto inizia con un uomo che muore collassando improvvisamente. Potrebbe essere del tutto normale ma una vocina sussurra, all’orecchio del medico-protagonista, di riconsiderare l’evoluzione fulminea di una malattia che mostra molti lati oscuri. Io mi sono lasciata coinvolgere da questo genere thriller perché lo trovo molto vicino alla realtà e ci porta a riflettere su grandi temi. Il romanzo vi trasmetterà forti emozioni, una trama accurata e veloce senza momenti noiosi. Un libro che si legge tutto di un fiato con l’immancabile colpo di scena finale perché, a volte, la realtà può  confondersi con la finzione. Io la considero una storia avvincente e fin troppo possibile.

“Se pur gridassi, chi mi udrebbe fra le gerarchie degli angeli? E quand’anche mi traesse uno d’improvviso al cuore, languirei della sua più forte presenza. Poiché del terribile il bello non è che il principio… Un angelo, uno qualunque, è terribile.” ( Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi)

Quando un giovane è strappato alla vita, nel cuore della giovinezza, rimane un vuoto incolmabile. È la precoce fine della primavera, è la fine dei legami d’amore, delle speranze, è il futuro che si fa invisibile, è un grido di dolore che dal basso si eleva verso l’alto.

2. Perchè è intrigante in modo in cui il personaggio principale, il dottor  Lorenzo Baroldi direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina, si muove su tanti fronti: la malattia e la morte di un suo paziente, il desiderio di prendersi cura di altre persone che potrebbero manifestare i sintomi della misteriosa malattia, la famiglia con le sue problematiche, la burocrazia che appesantisce la vita ospedaliera, l’amore per il suo lavoro.

Ho parlato con la Terapia Intensiva, le notizie sul nigeriano non sono buone. È in coma, e questo ci può stare, dopo quanto accaduto. Il problema è la gravissima acidosi metabolica, allo stato dei fatti inspiegabile. Anche i marcatori di danno epatico e renale sono alle stelle, con valori mai visti prima. Stanno attrezzando la dialisi da loro, ma mi pare di capire che non sanno dove mettere le mani.

3. Perché è un giallo d’ambientazione ospedaliera in cui i personaggi, nel tentativo di scoprire la verità, dovranno fare i conti con la propria coscienza. L’indagine prende l’avvio dall’ambiente medico ma ben presto si sposterà nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) per approdare nelle stanze del potere delle potenti case farmaceutiche dove, molto spesso, l’uomo vuole sostituirsi a Dio. Una linea sottile separa la ricerca medica dall’omicidio e la soluzione si trova dove né la polizia né la legge potranno mai arrivare.

In cima a Castel Sant’Angelo , oltre la nuvola di gabbiani gracidanti e sullo sfondo del cielo nero, si stagliava la sagoma dell’angelo nell’atto di rinfoderare la spada.

4. Perché è un’occasione per conoscere la  leggenda dell’arcangelo Michele. Dovete sapere che, con la potenza della preghiera, papa san Gregorio Magno riuscì a fermare la peste del 590 che si era abbattuta su Roma. L’angelo Michele scese sulla Mole Adriana e si mostrò al papa nell’atto di rinfoderare la spada perché…  Lascio a voi il gusto della scoperta. Sappiate però che così come la peste era imparziale anche la spada dell’angelo colpiva ricchi e poveri, innocenti e colpevoli. Era la giustizia di Dio, o del destino, dipende dai punti di vista. Ma una cosa è certa, “Il Taglio dell’Angelo” vede il protagonista soppesare la coscienza, la fragilità umana, le astuzie della mente umana, l’apparenza delle cose che a volte confonde il loro giusto ordine. Il protagonista è alla ricerca della verità, vuol scoprire i motivi che si celano dietro determinate scelte, vuol immedesimarsi nell’ambiente dove l’evento nefasto è maturato, si affida alle sue intuizioni, alle sensazioni, entra nella psicologia dei personaggi coinvolti cercando di capire la loro umanità. Egli mostrerà il proprio disprezzo nei confronti di coloro che nascondono le proprie malefatte con motivazioni che hanno lo scopo di non minare la loro rispettabilità agli occhi della società.

5. Perché è un thriller in grado di catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine con una trama avvincente ed una scrittura molto scorrevole. La verità che pian piano emerge è tanto terribile quanto pericolosamente verosimile. Questi contatti con la realtà odierna portano il lettore a immedesimarsi con i protagonisti, a soffrire con loro, a gioire quando i misteri vengono risolti. Ne nasce una riflessione su temi importanti di natura etica che riguardano la nostra società. Tratteggiando uno scenario davvero inquietante, l’autore narra cosa può succedere quando gli esseri umani smettono di essere individui per diventare pedine di un gioco molto pericoloso che vede coinvolti interessi economici stratosferici.

Sappiate, come narra l’autore nelle pagine finali, che la genesi di questo romanzo affonda le sue radici nel fenomeno della cosiddetta immigrazione clandestina attraverso il Canale di Sicilia. Davanti a quelle storie, dure e drammatiche, era impossibile rimanere indifferenti. Per dare voce a tante esistenze devastate, l’autore Claudio Coletta, decise di renderle protagoniste di una storia in cui emergesse la complessità della vita e un monito: mai, per nessun motivo, deve venir meno il rispetto della dignità umana, quale che sia il colore della pelle e il paese di nascita.




mercoledì 5 maggio 2021

RECENSIONE | "La pazienza del diavolo" di Roberto Cimpanelli

“La pazienza del diavolo” è il romanzo d’esordio del regista Roberto Cimpanelli, Marsilio editori. È  una storia feroce che vede coinvolti tre uomini: un ex poliziotto tormentato dai sensi di colpa, un vecchio commissario disilluso in cerca di riscatto, un ispettore manesco che ha un appuntamento con la morte. Tre uomini disposti a tutto pur di sconfiggere il Male, anche a scendere a patti con il re degi inferi.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La pazienza del diavolo
Roberto Cimpanelli

Editore: Marsilio
Pagine: 448
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Ermanno D'Amore, un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma, tiene a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Quando il vecchio collega Walter Canzio si rifà vivo chiedendogli una mano nelle indagini su una serie di efferati delitti che insanguinano la Capitale, accetta malvolentieri. Qualcuno sta massacrando a colpi di fiocina da sub dei colpevoli di gravi reati sessuali che per un motivo o per l'altro erano riusciti a farla franca. È un caso che sembra riguardarli da vicino: tutte le vittime sono persone che ai tempi erano state arrestate da loro. Con l'aiuto di Ermanno, che prima di dimettersi era noto per il suo eccezionale intuito investigativo, Walter spera di risollevare la propria traballante carriera catturando l'assassino. Tutto cambia non appena emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta la cui tragica conclusione aveva sconvolto le loro vite e distrutto la loro amicizia. Erano convinti che quel caso fosse definitivamente risolto. Ma lo è davvero? Quell'antica storia di sangue e orrore potrebbe non essere ancora finita, e non immaginano quanto sarà alto il prezzo che dovranno pagare per chiuderla una volta per tutte.


È tutto inutile, l’incubo torna sempre; per quanti sforzi faccia, per quanto s’illuda di riempire con il sesso quel buco nero, non c’è pace, la salvezza passa per altre strade e, ogni volta che trova il coraggio di affacciarsi sull’orlo dell’abisso e guardare giù, sente che qualcosa di spaventoso sta guardando lui: qualcosa che non ha occhi, una tenebra disumana, il suo Grande Buio. Quanto durerà?

Ermanno D’Amore è un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la libreria di famiglia a Roma. Ermanno - che porta il nome dello scrittore di Moby Dick, Herman Melville – è un uomo malinconico che cerca di tenere a bada i propri demoni stordendosi col sesso. Dopo tre anni alla Buoncostume era stato promosso ispettore con l’incarico di formare un’unità speciale contro i crimini sessuali. Entrare in quel mondo buio e sporco lo aveva profondamente scosso. Un giorno il vecchio collega Walter Canzio, uomo impulsivo e irascibile, si rifà vivo per chiedergli un aiuto nelle indagini su una serie di efferati delitti che stavano insanguinando la Capitale corrotta e violenta. Un misterioso serial killer infilzava con una fiocina da sub le sue vittime che avevano tutte una caratteristica: erano colpevoli di reati sessuali e non erano mai stati condannati. Ben presto si scoprirà che tutte le vittime erano persone che nel passato erano state arrestate dalla coppia di poliziotti. Tutto cambia quando emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer e una vecchia inchiesta, sette ragazzine uccise con inaudita ferocia, la cui tragica conclusione aveva sconvolto le vite di Ermanno e Walter distruggendo la loro amicizia. Il passato ritorna chiedendo un alto tributo per chiudere quell’antica storia di sangue e orrore che prolunga i suoi tentacoli nel presente.

Devi scendere all’inferno per capire chi sei.

Il killer, soprannominato “il Fiocina”, inizia un gioco pericoloso e intrigante con Ermanno e Walter, invia loro delle buste contenenti dei dvd su cui sono memorizzati, passo per passo, gli omicidi. Guardare i dvd è come entrare in un inferno privato, a tu per tu con il Male, senza poter far nulla. Le immagini mostrano scene di morte e angoscia, un calvario della Giusta Pena.

In un attimo si ritrova la punta acuminata della fiocina che spunta dalla canna del corto fucile da sub a premergli contro la gola, dal basso in alto. Il solito schiocco; la fiocina scatta, entra, trapassa, lacera tutto quello che incontra e spunta dalla sommità del cranio dell’omaccione: neanche un lamento, solo il sangue che prende a sgorgare dai fori d’entrata e di uscita della ferita. Subito dopo la telecamera inquadra la strada, a destra e a sinistra, veloce; poi, il nulla.

Davanti a scene così raccapriccianti Hermann, non può sfuggire al proprio dovere e con Walter inizia a investigare, ben presto a loro si unisce il commissario Gaetano Brugliasco, uomo solitario e scontroso reso duro da un lavoro parco di riconoscimenti.

“La pazienza del diavolo” è un romanzo di anime inquiete che nel mezzo del cammin della loro vita si sono ritrovate in una selva oscura. Hermann ha perso la diritta via a causa di un grave errore commesso in passato, errore che non ha mai smesso di tormentarlo. Lui, il re delle intuizioni, è tormentato dai sensi di colpa e vede, intorno a lui, i visi delle vittime pieni di sangue e i corpi martoriati. Per sconfiggere l’orrore che lo tiene prigioniero dovrà tornare nel luogo dove tutto ebbe inizio e dal quale è fuggito.

Walter ha un’anima e un corpo devastati da un male invisibile. La sua vita privata nasconde un segreto che coinvolge terre lontane e si perde nei riti della magia nera. La sua carriera potrebbe risentire positivamente della cattura dell’assassino.

Anche per il commissario Brugliasco si tratta di pareggiare i conti con il destino. Partecipare all’indagine è un modo per guardare in faccia il male che l’ha divorato per anni.

Questo Male che non finisce mai, che non ha pietà di nessuno e che rinnega Dio, rispetta e teme solo chi ha il coraggio di sfidarlo con le sue stesse armi. Noi saremo peggiori di lui, danneremo le nostre anime e lo distruggeremo, qualunque cosa sia.

“La pazienza del diavolo” è una storia di efferati omicidi ma non si ferma alla superficie del male. Con ostinazione squarcia la carne per mostrare l’anima nera che si nasconde nel nostro personale abisso. Nel mondo ci sono molti predatori che si muovono nell’oscurità, infliggono morte e seminano traumi che condizionano chi è vicino a tali crimini. In alcuni casi non è possibile sfuggire all’inferno e l’autore, Roberto Cimpanelli, ci indica un cammino maledetto intessuto di violenza dove il caso ha un ruolo determinante  e decide chi deve morire e chi vivere.

Leggere questo thriller è iniziare un viaggio nel buio del male in compagnia di personaggi con il cuore ferito dagli abusi e dalla brutalità a cui hanno assistito. Pagina dopo pagina si percorrono sentieri tenebrosi venendo a contatto con i mostri che uccidono i deboli e gli innocenti.

Il romanzo è appassionante, con una trama ben articolata e complessa. I tre protagonisti, con personalità e destini diversi, sono coinvolti in una macabra sfida che alimenta una caccia disperata. La loro amicizia sarà la loro forza. Conoscerete anche dei personaggi femminili che avranno un ruolo importante nella storia. Non mancano, anzi abbondano, i particolari più raccapriccianti dei crimini e ciò coinvolge il lettore e mantiene alta l’attesa per l’evoluzione della vicenda e la tensione per la scoperta dell’identità del killer che pensa di essere la mano di Dio. Si è catapultati all’interno della storia e si è portati a vivere le stesse delusioni, le stesse scoperte, le stesse ossessioni dei protagonisti. È un puzzle in continuo divenire, con scene-tessera da brivido. La disperata ricerca della verità richiederà un po’ di pazienza anzi richiederà la pazienza del diavolo ma ne varrà sicuramente la pena.

Una leggenda narra che quando sulla terra qualcuno fa una buona azione, il diavolo lì all’inferno perde la pazienza, entra nell’anima dell’ultimo nato, lo marchia con un segno particolare che chiamano La pazienza del diavolo, lo rende cattivo come lui e lo manda in giro per il mondo a far danni.

Con la scoperta della verità, il diavolo esaurirà la sua pazienza? Bene e Male si mescolano e non sarà facile decidere da che parte stare. Il Bene e il Male si sfidano mentre un oceano di sentimenti alberga nell’animo degli uomini, lottano abbarbicati l’uno all’altro investiti dal vento freddo della vendetta.

A fine lettura, il finale vi sorprenderà e viene spontaneo chiedersi cosa ne sarà delle anime inquiete che popolano il romanzo.