giovedì 22 luglio 2021

RECENSIONE | "Sorelle" di Daisy Johnson

È da oggi in tutte le librerie “Sorelle” di Daisy Johnson (Fazi), la più giovane scrittrice mai entrata nella rosa dei finalisti del Man Booker Prize con il suo romanzo d’esordio “Nel profondo”, astro nascente della narrativa inglese. Ricco di tensione e profondamente commovente, “Sorelle” è una storia da incubo, un romanzo potente sul dolore e sulla colpa che indaga le zone più oscure dei legami di sangue.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Sorelle
Daisy Johnson

Editore: Fazi
Pagine: 200
Prezzo: € 17,00
Sinossi

Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?


Mia sorella è un buco nero.

Mia sorella è un tornado.

Mia sorella è il capolinea mia sorella è la porta chiusa a chiave mia sorella è uno sparo nel buio.

Luglio e Settembre sono sorelle adolescenti, sono nate a dieci mesi di distanza e spesso è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Vivono in simbiosi e il loro legame è stato forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Non hanno amici, nessun interesse, vivono in una bolla di eterna infanzia che le contiene e le isola dal mondo intero. Un pomeriggio a scuola accade qualcosa di irreparabile, di indicibile. Così, alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre Sheela dall’altra parte del Paese, nello Yorkshire, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata. La casa, “Settle House” (Casa Accoglienza), sembra avere una vita propria: le luci tremolano, le porte si chiudono, da dietro le pareti provengono strani rumori, si ode il bisbigliare di più voci e dormire sembra impossibile a causa di esplosioni improvvise simili a grida. Tutto potrebbe essere una sensazione, potrebbe. Le due sorelle, indifferenti a questo inquietante scenario, cercano di dare una parvenza di normalità al loro quotidiano. Tutto cambia quando Luglio si accorge che il legame con la sorella non è poi così solido. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite? 

 Conosciamo le protagoniste. 

Settembre è la sorella maggiore, prepotente e spericolata, nasconde il suo sadismo dietro a una forte personalità. In lei c’è il riflesso della violenza del padre, una volontà di controllo nascosta dietro le carezze. È da sempre in guerra con la madre rifiutando le pietanze che lei le preparava o odiando i giocattoli che le comprava. 

Luglio è mite, timorosa, facile da manipolare mostra molte affinità con la sua mamma. Vive all’ombra della sorella. 

E allora penso che Settembre è la persona che avrei sempre voluto essere. Io sono una forma ritagliata dall’universo, trapunta di stelle che continuano a morire – e lei è la creatura che riempie il vuoto che io lascio nel mondo. 

I loro genitori, Peter e Sheela, sono figure che nei loro comportamenti sono l’emblema di una relazione di coppia con tanti problemi. 

Peter è morto quando le bambine erano molto piccole, le aveva abbandonate lasciando a Sheela tutta la responsabilità della loro crescita. Lui era violento, instabile, “sembrava una nave in fiamme nel cuore della notte, con le vele divorate dal fuoco, che si trascinava dietro tutte le altre barche.” Peter “era come un buco nero e niente riusciva a resistere a lungo, se veniva attratto dalla sua forza di gravità.” 

Sheela è una donna che ha amato e odiato Peter allo stesso tempo. È una donna taciturna “Ha sempre saputo che le case sono corpi e il suo corpo è una casa più di tanti altri. Ha ospitato queste belle figlie, è vero o no, e ha ospitato la depressione per tutta la vita come un figlio più piccolo, più pesante, ha ospitato l’entusiasmo e l’amore e la disperazione e ora, nella Casa Accoglienza, ospita una preoccupante inquietudine di cui fatica a liberarsi, uno sfinimento che soffoca le sue giornate.” Scrive e illustra libri per bambini, le protagoniste sono le sue figlie. Fatica a rintagliarsi uno spazio per lei, le figlie sono inseparabili e lei cerca di dividerle. Pensa di mandarle in scuole diverse, di imporre regole più rigide, ma non trova mai la forza necessaria per mettere in atto questi cambiamenti. Sheela riusciva a gestire le figlie solo nelle illustrazioni dei suoi libri. 

Mia sorella mi sta aspettando. 

Mia sorella è un albero che cade. 

Mia sorella è una finestra murata. 

Mia sorella è un osso del desiderio mia sorella è il treno notturno mia sorella è l’ultimo pacchetto di patatine mia sorella è una lunga dormita. 

Questa è la storia di due esistenze solitarie unite tra loro da un legame speciale. È una lettura sconvolgente che trasporta il lettore in un labirinto vertiginoso fatto di specchi in cui si riflettono immagini perturbanti. L’autrice incide la carne viva del microcosmo famiglia e fa emergere un groviglio di pensieri che ha radici profonde nel passato che cela una terribile verità.

“Sorelle” è una lettura caratterizzata da una tensione perenne e strisciante anche nei momenti di apparente quiete. È come andare sulle montagne russe scoprendo, pian piano, frammenti spaventosi di una tragedia annunciata. La verità viene centellinata con il contagocce, il non detto diventa quasi più allarmante di ciò che viene rivelato. 

“Sorelle” è un racconto da cui è stata bandita la luce della speranza. È un romanzo che vi costringerà a prendere un lungo respiro per immergervi in un incubo a occhi aperti. È un racconto che si nasconde in scatole cinesi, un gioco inquietante nel mandare avanti e indietro la narrazione. Dal passato sorgerà la soluzione del mistero. Cos’è successo quel pomeriggio a scuola? La soluzione del mistero è agghiacciante e se vorrete risolvere il rebus allora siate pronti ad attraversare l’inferno.

martedì 13 luglio 2021

RECENSIONE | “L’ultimo sogno di Einstein” di Marco Tempestini

 Come sottofondo alle vostre vacanze, oggi vi propongo un bel libro da mettere in valigia. Si tratta del nuovo romanzo di Marco Tempestini, “L’ultimo sogno di Einstein” che riprende idealmente le fila del precedente libro “Le chiavi di Platone” (RECENSIONE), entrambi pubblicati da Bookabook.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
L'ultimo sogno di Einstein
Marco Tempestini

Editore: bookabook
Pagine: 215
Prezzo: € 14,00
Sinossi
Dopo l’ascetica scelta di vita del protagonista di Le chiavi di Platone, Santi riesce finalmente a resuscitare dal letargo Edoardo: in Sicilia sono successi fatti gravi e c’è ancora bisogno delle loro indagini. I due sono convocati da un veggente di Misterbianco, per molti anni vissuto in Germania, chiamato Einstein. Con lui vive la figlia, Lena, una ragazza eterea che sembra soggiogata da una strana magia. Il veggente ha convocato i due amici perché un misterioso pittore, dopo averla dipinta, ha lasciato loro tre pergamene con tre dipinti, e alla vista di ognuno di essi, egli avrebbe fatto un sogno rivelatore di un omicidio. Einstein racconta i primi due, già avvenuti, ma prima di conoscere chi è la vittima dell’ultimo sogno, ci sarà spazio per vecchi e nuovi amori, corruzione e malavita romana…



Svegliati, Edoardo, svegliati, ti ho trovato finalmente, devo raccontarti qualcosa e poi ho bisogno di te, non farti pregare. Ho scoperto delle cose che ti renderanno felice o almeno ti faranno sentire meno infelice. Mi senti? Dai, ti porto a fare colazione e ti spiego tutto.

Dopo l’ascetica scelta di vita del protagonista di “Le chiavi di Platone”, Santi riesce finalmente a ritrovare Edoardo che vive in una tenda sulla riva del Tevere. In Sicilia sono successi fatti gravi e c’è ancora bisogno delle loro indagini. 

Addio. Un’altra volta addio, sponda del Tevere, fiume che mi hai bagnato la vita. Le tue acque le porterò per sempre dentro di me, scorreranno insieme al mio sangue e laveranno le sue macchie, lasciando traccia del passato perché io non dimentichi, perché nessuno dimentichi.

I due sono convocati da un veggente di Misterbianco, chiamato Einstein. Con lui vive la figlia Lena, una ragazza eterea che sembra soggiogata da una strana magia. Il veggente ha convocato Edoardo e Santi perché un misterioso pittore ha lasciato loro tre pergamene con tre dipinti. Dopo aver visto ognuno di essi, il veggente, avrebbe fatto un sogno rivelatore di un omicidio. Einstein racconta i primi due, già avvenuti, ma prima di conoscere chi è la vittima dell’ultimo sogno, ci sarà spazio per vecchi e nuovi amori, corruzione e malavita romana. 

Per Edoardo è giunto il momento di riprendere in mano la sua vita e i suoi doveri. Dovrà fare delle scelte e in base a ciò che deciderà potrà avere una vita pericolosa e difficile ma appagante oppure rifugiarsi in un destino solitario. 

Il destino, non puoi fuggire dal destino, perché quello vive dentro di te, anzi sei tu stesso il destino. Ci vivi ogni giorno, non ti lascia mai in pace. Ci parli, lo ami, lo odi, ma a lui non importa, va per la sua strada, che poi è la tua.

I romanzi di Marco Tempestini hanno la caratteristica di mostrare più piani di lettura. A primo impatto coinvolge il giallo: gli omicidi e le indagini. A una più attenta lettura non sfugge il lato filosofico intrecciato nella storia. I sentieri narrativi ci conducono in una selva interiore fatta di ombre che rendono il protagonista prigioniero del suo passato. Liberarsi dalle ombre per cogliere la vera essenza della realtà, non è cosa facile. Ricordate Platone e la rappresentazione della grotta che tiene l’uomo prigioniero delle ombre che velano ciò che realmente succede alle sue spalle? Si pensa, errando, che siano le ombre la realtà e non ci si accorge di ciò che realmente succede perché è meglio vivere in un mondo rassicurante e far finta di non vedere ciò che realmente succede nella nostra società. L’ombra della corruzione, della malavita organizzata, il fascino nero di un mondo senza regole sono elementi che pian piano alzano il capo oscurando gli orizzonti narrativi. 

Edoardo e Santi sono nuovamente davanti al Male. Qualcuno, in Sicilia, ha ucciso un cugino di Santi e il giornalista, con l’aiuto di Edoardo vuole scoprire il colpevole. Ben presto i due amici dovranno fare i conti con l’enigmatico veggente Einstein. La dura realtà dell’omicidio s’immerge nell’impenetrabile mondo dell’occulto in cui predomina Lena, la figlia di Einstein. 

 Lena è un personaggio affascinante, non si comprende mai se ciò che dice corrisponde a realtà. È talmente bella che non può uscire di casa per non sconvolgere le persone, vive relegata in una stanza dietro una tenda chiusa. Naturalmente “la sua bellezza che porta alla pazzia chi la guarda” è un’esagerazione che, come un mito, nasconde una parte della verità. 

Un altro personaggio misterioso, oserei dire poetico, è lo zio Anselmo. È una persona buona, è cieco ma ha in sé una grande sensibilità e non fa gravare la sua situazione su nessuno. 

“L’ultimo sogno di Einstein” è un romanzo che vede come protagonista il mistero. 

Il romanzo è zeppo di citazioni che rappresentano dei camei lungo il sentiero della verità reso ancor più emozionante dalla presenza di poesie, scritte dalla stesso autore, che rappresentano il pensiero dei personaggi che le citano. 

I protagonisti, insoliti e misteriosi, narrano spesso gli eventi in prima persona a testimonianza dell’immediatezza del racconto. Ciò permette al lettore di vivere in diretta una storia attraverso gli occhi e le azioni del personaggio narrante. Alcuni passaggi, invece, vedono l’inserimento di un narratore neutro che narra, in terza persona, senza identità né opinioni personali. 

La storia si evolve principalmente in Sicilia, la regione mostra i suoi tesori naturali, le bellezze create dagli avi ma appare palpabile la voglia di tuffarsi finalmente nel progresso. Le tradizioni possono benissimo coesistere con scelte coraggiose che vanno verso la modernità. 

 “L’ultimo sogno di Einstein” è un romanzo ricco di fascino, elegante, inquietante nei suoi sogni di morte e si percepisce la presenza di una forza oscura che trama nell’ombra. Il romanzo trasmette sempre tensione anche se si tratta di una storia senza momenti concitati e si respira un’aria sana e malsana allo stesso tempo. I misteri si diffondono come veleni che si nascondono nel passato ma uccidono nel presente e si proiettano maleficamente nel futuro. I personaggi seducono e sembrano vivere in un microcosmo a sé stante. 

 La felicità segue molte vie differenti. Alcune volte si può essere felici nel dolore. Il dolore è qualcosa che scava dentro l’anima e, alla fine, scavando nella sabbia dell’anima ci trova l’acqua che lo disseta, anche se è salata per la mescolanza delle lacrime. 

Alla fine del romanzo i dubbi del protagonista, le sue fragilità, il suo senso della morale e della giustizia non potranno che avervi lasciato un senso di affetto verso di lui. Avrà Edoardo trovato il perdono che tanto brama? La pace sarà scesa nel suo cuore? È tutto nelle sue mani o il fato governa la vita? 

venerdì 9 luglio 2021

RECENSIONE | "La profezia delle pagine perdute" di Marcello Simoni [Review Party]

Marcello Simoni è pronto a tenervi compagnia, durante le vacanze, con una nuova avventura del mercante di libri maledetti, Ignazio  da Toledo. “La Profezia Delle Pagine Perdute”, Newton Compton Editori, ambientato nella Palermo di Federico II, è l’attesissimo seguito della saga dell’astuto mercante di libri, che ha consacrato Marcello Simoni, già vincitore del Premio Bancarella, come autore culto di thriller storici, vendendo oltre un milione e mezzo di copie.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La profezia delle pagine perdute
Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo: € 9,40
Sinossi
Ignazio da Toledo è morto. O almeno questo è ciò che racconta Uberto, suo figlio, quando, nel luglio del 1232, raggiunge la corte di Sicilia nella speranza di riabbracciare la sua famiglia. Palermo, tuttavia, sarà per lui l'inizio di un nuovo incubo. Se di sua madre si sono perse le tracce, sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo ben celato. Il loro carceriere è Michele Scoto, astrologo personale dell'imperatore Federico II, convinto che il mercante gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso, la leggendaria Prophetia Merlini . Uberto ignora che le sue disavventure siano intrecciate a quelle di un uomo senza passato che sta navigando su una nave di pirati barbareschi lungo le coste dell'Africa settentrionale e del mar Rosso. Il suo nome è Al-Qalam e, obbedendo gli ordini di un crudele capitano, è alla disperata ricerca di un tesoro inestimabile e capace di legare Dio all'uomo, un tesoro donato in tempi remotissimi da re Salomone alla Regina di Saba. Mentre Al-Qalam lotta per ritrovare la sua identità e Uberto per salvare la madre, Sibilla tenta con ogni mezzo di ricongiungersi alla famiglia e di sfuggire all'acerrimo nemico di Ignazio da Toledo, lo spietato frate domenicano Pedro González…




Regno di Sicilia, 21 luglio 1232 

Solo un’altra volta Uberto aveva visto così tanto oro. Era accaduto a Venezia, davanti ai mosaici della basilica di San Marco. Il primo viaggio intrapreso insieme a suo padre, quando ancora ignorava che fosse suo padre. Si abbandonò per un attimo a quel ricordo, sfiorato dalla nostalgia. All’epoca era un ragazzino fremente per la curiosità di conoscere il mondo, e ora di quella curiosità era a dir poco sazio.

Ignazio da Toledo è morto. O almeno questo è ciò che racconta Uberto, suo figlio, quando, nel luglio del 1232, raggiunge la corte di Sicilia nella speranza di riabbracciare la sua famiglia. Palermo, tuttavia, sarà per lui l’inizio di un nuovo incubo. Se di sua madre si sono perse le tracce, sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo ben celato. Il loro carceriere è Michele Scoto, astrologo personale dell’imperatore Federico II, convinto che il mercante gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso, la leggendaria Prophetia Merlini. Uberto ignora che le sue disavventure si intrecceranno al misterioso Al-Qalam, uomo senza passato. Egli obbedisce agli ordini di un crudele capitano. Al-Qalam sta navigando su una nave di pirati barbareschi lungo le coste dell’Africa settentrionale e del mar Rosso, è alla ricerca di un tesoro inestimabile e capace di legare Dio all’uomo, un tesoro donato in tempi remotissimi da re Salomone alla Regina di Saba. Mentre Al-Qalam lotta per ritrovare la sua identità e Uberto per salvare la madre, Sibilla tenta con ogni mezzo di sfuggire all’acerrimo nemico di Ignazio da Toledo, lo spietato frate domenicano Pedro Gonzalez. 

Confesso di amare i romanzi di Marcello Simoni. Azione, suspense, avventura e storia è un bel mix di elementi che caratterizza l’opera di Simoni. L’autore non smette mai di stupirci con la sua creatività e offre, ai lettori, un viaggio nel Medioevo. Immergermi nel passato è come avere la possibilità di muovermi nella Storia tra personaggi reali e altri fittizi, ma creati in base a dei documenti, ed è facile emozionarsi e meravigliarsi. 

“La Profezia Delle Pagine Perdute” ci offre l’opportunità di conoscere meglio la famiglia di Ignazio da Toledo. Per chi, come me, segue la saga del mercante di libri maledetti, ricorderà il finale drammatico del romanzo precedente (“Il segreto del mercante di libri” - Recensione). L’autore ha lascito i suoi lettori con il fiato sospeso: nell’Isola Perduta, Ignazio da Toledo incontra la Morte. 

Il nuovo romanzo, ambientato in massima parte nella Sicilia del 1232, vede Palermo e le sue bellezze, sede di una parte della storia narrata. Storia che si ha la sensazione di vivere in prima persona camminando nel suggestivo monastero arabo-normanno di San Giovanni degli Eremiti, entrando nella basilica di Monreale, nel Palazzo Normanno e nella Cappella Palatina, attraversando i vicoli e salendo sui bastioni. Tutti gli edifici palermitani descritti sono autentici e realmente esistiti. 

A Palermo avremo la possibilità di approfondire la conoscenza con Uberto, il figlio di Ignazio da Toledo. Sarà lui, se vuol rivedere vive la moglie e la figlia, a dover portare a termine una pericolosa missione: ritrovare un importante manoscritto che suo padre avrebbe rubato e nascosto all’astrologo imperiale Michele Scoto. Si tratta di un libro prezioso e pericoloso per i contenuti, la Prophetia Merlini. La ricerca del manoscritto non sarà per nulla facile e Uberto dovrà affrontare pericoli, risolvere enigmi, sfuggire a uomini che lo vogliono uccidere e dovrà, soprattutto, cercare di far luce sugli indizi che il padre ha nascosto in città. Uberto teme di non essere all’altezza del padre, ha paura di fallire non ritrovando il libro, condannando così a morte la sua famiglia. 

Il romanzo, come i precedenti, è ricco di enigmi e di personaggi misteriosi. Primo fra tutti Michele Scoto, realmente esistito, scienziato, astronomo, medico, alchimista ed indovino, attivo presso la corte siciliana di Federico II. A lui, il mercante, ruba il libro che contiene delle profezie. Questo codice è realmente esistito ed è stato attribuito al mago Merlino. Perché mai Ignazio daToledo abbia sottratto il libro lo scoprirete a tempo debito. Vi ricordo solo che Merlino era un potente druido e il magus Michele Scoto, “dietro il titolo di astrologus, celava un’anima sulfurea da negromante”. È tutto così intrigante, vero? Se ciò non vi basta sappiate che in questo romanzo ritroveremo tutti i nemici dell’astuto mercante e ci sarà anche la mortale presenza della Saint-Vehme, il Tribunale Segreto, la loggia di sicari che nascondono i loro volti dietro una maschera. 

Anche Sibilla, moglie di Ignazio da Toledo, avrà un ruolo importante nel romanzo e si mostrerà donna coraggiosa e intraprendente. Così come non trovare affascinante la leggenda della Regina di Saba di cui si nutre un ramo della trama che ci porterà a cercare di svelare un altro mistero. Cosa univa la Regina di Saba, alcune fonti arabe la chiamano Bilqis, e il re Salomone? Quest’incontro al confine tra storia e leggenda vi porterà nell’Oriente del X secolo a.C. 

Eh sì, “La Profezia delle Pagine Perdute” è un romanzo sospeso tra solida realtà e immaginazione, un mare magnum di avventure, segreti ed enigmi. Forte di una trama avvincente e di uno stile narrativo suggestivo, regala una lettura piacevole senza momenti noiosi. Un ruolo fondamentale, per il successo del romanzo, è la rigorosa documentazione storica a cui l’autore fa riferimento. La Storia e la fantasia si intrecciano e il bravissimo Marcello Simoni mostra l’alchimia delle parole che si trasformano in immagini ricche di colori e profumi. Attraverso le vicende di Ignazio da Toledo e della sua famiglia, l’autore ci fa scoprire il Medioevo con personaggi che fanno emozionare. Raccontare i romanzi di Marcello Simoni non è cosa facile, tanti gli intrighi, i tradimenti, vendette e riferimenti storici. Posso solo dirvi che ogni suo romanzo è un’avventura che diffonde il fascino del Medioevo.



lunedì 5 luglio 2021

RECENSIONE | "Due vite" di Emanuele Trevi

“Due vite” di Emanuele Trevi, nella cinquina dei finalisti del Premio Strega 2021 per Neri Pozza, è un libro in cui l’autore  ricorda le vite brevi, ma intense e preziose, degli scrittori Rocco Carbone e Pia Pera. Trevi racconta  la loro amicizia, i loro caratteri e il loro rapporto con la scrittura e la letteratura. Di quel gruppo di giovani letterati, solo Trevi è rimasto a tratteggiare, con affetto, le vite dei suoi due amici scomparsi prematuramente: Carbone è morto in un incidente stradale nel 2008, Pia Pera per una malattia neurodegenerativa nel 2016. Per apprezzare questo libro, non occorre conoscere già i protagonisti.

Scrivere di una persona reale o scrivere di un personaggio immaginato alla fine dei conti è la stessa cosa: bisogna ottenere il massimo nell’immaginazione di chi legge utilizzando il poco che il linguaggio ci offre.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Due vite
Emanuele Trevi

Editore: Neri Pozza
Pagine: 128
Prezzo: € 15,00
Sinossi

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».


Era una di quelle persone destinate ad assomigliare, sempre di più con l’andare del tempo, al proprio nome. Fenomeno inspiegabile, ma non così raro. Rocco Carbone suona, in effetti, come una perizia geologica. E molti lati del suo carattere per niente facile suggerivano un’ostinazione, una rigidità del regno minerale. A patto di ricordare, con i vecchi alchimisti, che non esiste in natura nulla di più psichico delle pietre e dei metalli.

Certo, Pia era «sfrontata», come afferma Albinati. Ma era anche timida, sicuramente. Come è possibile che conteniamo in noi tante cose disarmoniche e spaiate, manco fossimo vecchi cassetti dove le cose si accumulano alla rinfusa, senza un criterio? La Pia che molti ricordano, anche grazie a certi suoi bellissimi libri, la Pia matura e poi malata, mise in atto dei tali processi di semplificazione e di pulizia interiore, che si sarebbe quasi tentati di dire che le difficoltà della vita rendano le persone migliori e più forti.

Rocco Carbone nasce a Reggio Calabria nel 1962, ma trascorre buona parte della sua infanzia in un paesino dell’Aspromonte, Cosoleto: un posto  di gente dura e taciturna, incline a una rigorosa amarezza di vedute sulla vita e sulla morte. Emanuele Trevi lo conosce nell’inverno del 1983, quando è giunto a Roma per iscriversi a Lettere. Parlare della vita di Rocco, scrive Trevi, vuol dire parlare anche della sua infelicità, tratteggiarne la personalità bipolare e a tratti sadica, il carattere spigoloso.

L’infelicità. E i suoi gaddiani gomitoli di concause. Parlare della vita di Rocco significa necessariamente parlare della sua infelicità, e ammettere che faceva parte della schiera predestinata dei nati sotto Saturno.

Pia Pera cresce a Lucca in una famiglia colta, originale ed eccentrica. Studia Filosofia all’università di Torino e dopo un dottorato in storia russa alla University of London inizia a insegnare letteratura russa ma delusa dall’ambiente accademico, decide di occuparsi di un fondo abbandonato a San Lorenzo, dedicandosi alla cura del giardino. La Natura diventa una tela su cui scrivere, il giardino si contrappone alla malattia, le piante sembrano capire e condividere la sua sofferenza.

Ma Pia, nonostante tutte le apparenze, non era una “ragazza di città”. Era nata per piantare semi, zappare, concimare. E se ne era resa conto in tempo. Quello che consideravo un rischio esistenziale per lei, nell’erronea convinzione che sradicarsi da Milano fosse una frustrante e scomoda chimera, si rivelò nel tempo, dopo un necessario apprendistato pieno di fatiche ed errori, un colpo vincente.

Quando Trevi la incontra, Pia è una trentenne spavalda e maldestra, brillante anticonformista e generosa.

Pia, la «signorina inglese», una specie di Mary Poppins all’incontrario, per nulla pedagogica, dotata di pericolose riserve di incoerenza e suscettibilità stranamente amalgamate a una dolcezza del carattere che a volte erompeva in maniera commovente dai modi ironici e maliziosi.

Tratteggiando con affetto le vite dei due amici, Trevi prosegue una ricerca fondata sulla memoria e rende omaggio a due talentuosi scrittori delineando le loro differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima sensibile propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa di lui, l’aspetto da incantevole signorina inglese di lei.

“Due vite” è la storia di tre amici. Trevi racconta la loro amicizia fatta di litigi e gesti indimenticabili, di vittorie e sconfitte, di dialoghi a notte fonda, di consigli e del dolore per la loro morte. Attraverso le pagine di questo libro, l’autore usa le parole per costruire un limbo, una zona in cui può, attraverso la memoria, sentire i suoi amici ancora accanto a sé. Il tempo, si sa, allontana i ricordi, ma Trevi riesce a mantenere vivida la memoria dei suoi amici. La scrittura è un modo per mantenere luminosi i ricordi, è un pensare intimo e confidenziale, un porto dove ripararsi dalle tempeste della vita. Narrando vari episodi, Trevi ci porta a riflessioni sulla vita, a quanto sia complicata e spesso impossibile da comprendere.

Non siamo nati per diventare saggi, ma per resistere, scampare, rubare un po’ di piacere a un mondo che non è stato fatto per noi.

“Due vite” è un libro intenso e profondo, fatto di luci e ombre, di voci e di silenzi, di presenze e di assenze, di vita e di morte. Le emozioni scorrono veloci e si rincorrono tra i ricordi che diventano delle immagini, delle fotografie, da fissare nella mente e nel cuore prima che svaniscano. La morte sicuramente annienta il nostro corpo, sembra sussurrare Trevi, ma non può cancellare il ricordo di chi non c’è più. Ricordi intessuti di sentimenti, ricordi da cui nasce la seconda vita di Rocco e Pia.

Inspiegabilmente, alla fotografia si associa l’idea dell’immortalità, ma è un modo di dire sbagliato, non c’è nulla che più della fotografia, in un modo o nell’altro sempre vincolata all’attimo e al presente, ci ricorda la nostra transitorietà e futilità.

Con una prosa elegante e sincera, malinconica e sorridente, Trevi racconta le due vite, quelle che tutti siamo chiamati a vivere: quella fisica che ci lega alla terra e quella dopo la morte, nel ricordo delle persone che ci hanno amato. Rocco e Pia vivranno per sempre nel cuore di Trevi che rivolge il suo sguardo al passato, sorride ai suoi amici e ripensa alla loro giovinezza dando alla luce questo romanzo che intreccia narrativa, autobiografia, biografia in uno stile affascinante. “L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità.”

Da pochi mesi ho compiuto l’età esatta in cui Pia si è ammalata, cominciando a perdere progressivamente, inesorabilmente, giorno dopo giorno, l’uso del corpo. Gli anni di Rocco, invece, ormai li ho superati abbondantemente. I nostri amici sono anche questo, rappresentazioni delle epoche della vita che attraversiamo come navigando in un arcipelago dove arriviamo a doppiare promontori che ci sembravano lontanissimi, rimanendo sempre più soli, non riuscendo a intuire nulla dello scoglio dove toccherà a noi, una buona volta, andare a sbattere.

Con “Due vite” Trevi evoca la tormentata assenza dell’incantevole Pia e dello spigoloso Rocco. I due scrittori sono assenti e allo stesso tempo molto presenti. Nel loro ricordo, Trevi, nel duplice ruolo di narratore e protagonista, ci trasmette la loro complicità disinteressata, il volersi bene anche quando non c’era una condivisione di scelte.

Questo libro non sviluppa una trama, non ci sono personaggi in cui identificarsi, ma evolve su più piani narrativi e intreccia, con naturalezza, momenti di felicità e momenti d’infelicità nella convinzione che la vita sia un viaggio verso la consapevolezza e l’accettazione di noi stessi.

mercoledì 30 giugno 2021

BLOGTOUR | "Regina Rossa" di Juan Gomez-Jurado | I 5 motivi per leggere il romanzo

Tra i libri da mettere in valigia prima di partite per le meritate vacanze, un buon thriller non può certo mancare giusto per assicurarsi un’estate da brivido. Vi propongo “Regina Rossa” di Juan Gòmez-Jurado, traduzione di Elisa Tramontin. Il romanzo esce in Italia il 1° luglio nella collana Darkside della Fazi.

“Regina Rossa” è un romanzo originale, dal ritmo frenetico con tanta azione e suspense ma disseminato anche di riflessioni sui comportamenti umani e di sfide enormi da affrontare.

Perché leggere questo romanzo? Per ben cinque ottimi motivi che ora vi elencherò.





Regina Rossa (Vol. 1)
Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un’arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un’intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l’aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell’intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell’auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell’unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d’Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c’è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.



I 5 motivi per leggere il romanzo

1. Perchè questo thriller è un fenomeno editoriale più unico che raro: è stato infatti il libro in assoluto più venduto  in Spagna sia nel 2019 che nel 2020 raggiungendo le 50 ristampe, è il primo capitolo di una trilogia che non potete perdere e sicuramente rimarrete più che soddisfatti. In “Regina Rossa” incontriamo per la prima volta Antonia Scott, un personaggio unico e indimenticabile. È una donna speciale, interessante, poco socievole ma con una mente geniale e una memoria incredibile. Non è una poliziotta né un’avvocata, non ama portare armi ed è molto determinata e coraggiosa nel risolvere i problemi altrui mentre combatte incessantemente con i suoi demoni interiori. Ha salvato decine di vite. Da circa due anni ha lasciato il suo lavoro, vive isolata nella sua soffitta a Lavapiés, assillata dai sensi di colpa. Ogni giorno pensa al suicidio per tre minuti .

Antonia Scott si concede di pensare al suicidio soltanto tre minuti al giorno. Per altre persone, tre minuti possono essere un lasso di tempo risibile. Non per Antonia. Potremmo dire che la sua mente ha molti cavalli sotto il cofano, ma la testa di Antonia non è come il motore di una macchina sportiva. Potremmo dire che è capace di molti cicli di elaborazione, ma la mente di Antonia non è come un computer. La mente di Antonia Scott è piuttosto come una giungla, una giungla piena di scimmie che saltano a tutta velocità da una liana all’altra portando cose. Molte cose e molte scimmie, che si incrociano in aria e mostrano i denti.

A rompere il suo isolamento sarà l’ispettore di polizia Jon Gutiérrez, quarantatré anni, alto, massiccio ma non grasso. Ama vestire in modo elegante, ha sempre mostrato scarsa tolleranza all’autorità, ha una spiccata preferenze per le scorciatoie, è un combina guai che non conosce la diplomazia ed è omosessuale. Jon è nei guai per aver tentato, con metodi poco leciti, di aiutare una prostituta. È stato sospeso dal servizio, senza stipendio, e naviga in un mare di guai quando viene avvicinato dal misterioso Mentor.

Antonia e Jon dovranno scoprire cosa si nasconde dietro l’omicidio di Alvaro Trueba, figlio della presidentessa della banca più grande d’Europa. Il cadavere del giovane è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. Un omicidio che somiglia a un rituale. Le cose si complicano quando, la stessa notte, viene rapita una  giovane donna figlia di un uomo d’affari galiziano considerato l’uomo più ricco del mondo. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, in che cosa consisterà il riscatto richiesto? I genitori saranno pronti ad accettare le richieste del rapitore o sacrificheranno i loro figli sull’altare di segreti che non possono essere svelati? Chi è Ezequiel?

2. Perchè, fin da subito, sentirete una fame verace che vi costringerà a divorare le pagine del libro per immergervi in una trama contorta, ricca di perfidia e cattiveria, che nasconde molti segreti. Non riuscirete a resistere alla curiosità di sapere cosa succede, come e perché  questi crimini avvengono. Conoscerete personaggi che la pensano in maniera differente fra loro, ciascuno immerso nella realtà ne rappresenta un frammento, una lotta tra bene e male, tra ciò che è giusto e ciò che è morale. Vi chiederete, chi è o cos’è Regina Rossa?

3. Perché l’autore ha la capacità di sedurre i lettori tessendo una trama articolata e intrigante, che mescola paure personali a scenari internazionali, con una narrazione fluida e personaggi ben strutturati. La divisione in capitoli brevi, paragonabili a frammenti di un incubo, ne agevola la lettura così come la narrazione in terza persona aggiunge una vena di umorismo nero. Ci sono capitoli dedicati alla prigionia della vittima, che vi faranno venire i brividi e altri con scene d’azione, intrighi e misteriosi personaggi. Ogni capitolo termina con un’incognita ed è impossibile resistere alla tentazione di leggerne un altro e poi un altro e un altro ancora. Gòmez-Jurado alterna pagine che parlano del presente e mostrano l’evoluzione delle indagini, a momenti che raccontano episodi del passato dei personaggi. Il tutto mantiene alta la tensione e segna il countdown contro un’avversaria implacabile: la morte

4. Perchè per l’autore è fondamentale l’emozione del lettore tenendo conto delle sue aspettative ed escogitando colpi di scena per sorprenderlo. Per realizzare l’effetto “fiato sospeso”, Juan Gomez-Jurado  utilizza  vari tipi di strategie come la costruzione di un narratore interno alla storia che si fonde con un protagonista e consente al lettore di scoprire i suoi pensieri e di sperimentare come ogni personaggio vive le diverse situazioni. La narrazione, vertiginosa e coinvolgente, mostra personaggi in continua evoluzione che affrontano sfide diverse con modi differenti. Antonia, ad esempio, è idealista e non esita a lottare per ciò in cui crede. Jon è un uomo concreto che bada ai fatti e agli eventi con grande senso pratico.

5. Perchè Juan Gomez-Jurado è considerato il re del thriller spagnolo. Nei suoi libri l’ingrediente segreto è “tener sempre alta la curiosità e l’emozione del lettore”. Importanti sono l’intrigo e una scrittura caratterizzata da uno stile rapido e veloce che agevolano la lettura. L’autore ama il contatto con il suo pubblico di lettori e non si paragona a uno scrittore che vive nella sua torre d’avorio. Infatti trascorre molte ore interagendo con i lettori sui social media o firmando autografi. Tutto ciò è per lui molto soddisfacente dal punto di vista emotivo.

Un ultimo consiglio: quando Antonia e Jon torneranno, perché sicuramente torneranno, non fatevi trovare impreparati! 




giovedì 24 giugno 2021

RECENSIONE | "Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

“Capelli, lacrime e zanzare” è l’imponente romanzo di Namwali Serpell, in libreria dal 24 giugno per Fazi nella traduzione di Enrica Budetta. È una romanzo che narra di tre generazioni di famiglie in cui mille piccole storie si uniscono per dare vita a una storia lunga più di un secolo ambientata in Zambia, nella zona delle cascate Vittoria. Il libro, 650 pagine, è intriso di atmosfere che ricordano “Cent’anni di solitudine” e “I figli della mezzanotte”, spazia abilmente tra romanzo storico, realismo magico, fantascienza, facendo dei personaggi il suo punto di forza. Forza che si scontra contro un mondo in continua evoluzione. “Capelli, lacrime e zanzare”, definito il grande romanzo africano del ventunesimo secolo, segna l’esordio di Namwali Serpell, giovane autrice pluripremiata dello Zambia naturalizzata americana. 


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Capelli, lacrime e zanzare
Namwali Serpell

Editore: Fazi
Pagine: 650
Prezzo: € 18,50
Sinossi

1904. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, c'è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell'hotel dall'altra parte del fiume, un esploratore di nome Percy M. Clark, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano. Questo innesca un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolgono tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca, una mista) i cui membri si scontrano e s'incontrano nel corso del secolo, nel presente e oltre. Con il susseguirsi delle generazioni, le storie di queste famiglie – i loro trionfi, i loro errori, le perdite e le speranze – emergono attraverso un panorama di storia, fiaba, romanticismo e fantascienza. 


Zt.Zzt.ZZZzzzZZZzzzzZZZzzzzzzZZZZzzzzzzzzZZZzzzzzzZZZzzzzo’ona.

E allora. Un uomo bianco come un cencio si ritrova con la barba lunga e si perde nel cuore accecante dell’Africa. A furia di mettere radici e girovagare, fermarsi e ripartire, diventa il nostro padre involontario, il nostro inconsapevole pater muzungu. Questa è la storia di una nazione, non di un regno o di un popolo, perciò inizia, ovviamente, con un uomo bianco.

1904. Sulle rive del fiume Zambezi, a pochi chilometri dalle maestose Cascate Vittoria, c’era una volta un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una fumosa stanza d’hotel, un esploratore di nome Percy M. Clark, in preda ai deliri febbrili, commise un errore e la Storia mutò. Il destino di un albergatore italiano s’intrecciò con quello di un garzone africano.

Adesso avete ascoltato il resoconto del tale Percy M. Clark, un girovago, un bruto, un mascalzone, il capostipite che diede inizio a tutto. Sosteneva di essere un abitante dell’Old Drift, ma di certo non aveva imparato la nostra lezione: la sua mano strinse un po’ troppo. Una scivolata e una stretta, un grido e una caduta, e una ragazzina colpisce un ragazzino.

Ciò innescò un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolsero tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca e una mista), i cui membri si scontrarono e s’incontrarono nel corso di un secolo, nel presente e oltre. Leggeremo di bambine che sembrano strane creature, di una tennista cieca, di capelli che crescono di continuo, di lacrime inarrestabili che solcano il viso di una donna. Un germogliare di personaggi indimenticabili che diventeranno guide per viaggiare nel tempo e nello spazio per assistere alla storia della nascita della Zambia.

Il romanzo corre via veloce a un ritmo strabiliante e affronta temi come la società e la politica dello Zambia, la ricerca di vaccini per l’AIDS, la sessualità e non pago, del passato e del presente, si proietta nel futuro. Inizia come un romanzo storico, attraversa il periodo coloniale fino all’indipendenza dello Zambia, e approda nel futuro della guerra tecnologica.

All’inizio del libro troverete utilissimi alberi genealogici delle famiglie coinvolte e vi sorprenderà sapere che una delle voci narrante è rappresentata da uno sciame di zanzare, un espediente adatto a un racconto dell’Africa.

Per secoli vi abbiamo punto senza che ci riteneste degne di nota. O forse sì: di certo voi amate le vostre storie. I vostri racconti più antichi parlavano di animali, ovviamente, favole bestiali incise sulle pareti delle caverne. Ebbene, è ora di ribaltare le favole per così dire, è ora che siamo noi a raccontare a voi ciò che sappiamo. Uno sciame non è che una rete allentata di nodi.

Il romanzo, composto da un mosaico di vicende, è uscito nel 2019 negli USA e la sua stesura è durata vent’anni. Infatti, l’autrice, ha iniziato a scriverlo quando era una studentessa di letteratura a Yale. Seguendo un canovaccio che mostra fin da subito la forma corale dell’opera, l’autrice ci presenta tanti personaggi che si muovono non solo in Africa, ma anche in Italia, India e in Inghilterra dove gli inglesi hanno accumulato, in materia coloniale, un’esperienza maggiore di qualsiasi altro popolo.

Con una scrittura grintosa, l’autrice tesse un intreccio che toglie il fiato coniugando generazioni, razze, luoghi, lingue, generi e scienza. Le storie hanno un’anima intima, spesso divertente e ripercorrono vie già tracciate seguendo un’orbita che ritorna ciclicamente proprio come i movimenti di uno sciame di zanzare.

L’autrice con gran abilità intreccia storie individuali con eventi più grandi. La narrazione è caratterizzata da un senso misto di destino e casualità che rispecchia la vita stessa. A rendere ancora più ricca la narrazione è l’espediente di inserire alcuni personaggi in generi diversi.

Nel realismo magico collocherei due figure: Sibilla, nata nel 1939, che aveva il corpo ricoperto di peli che ricrescevano senza sosta e la famosa piangente di Kalingalinga, che piangeva continuamente e vedeva nel suo cuore spezzato la fonte del suo dolore. Scoprirete che nel 1964, lo Zambia conquistava la sua indipendenza e ovunque c’era un gran fermento. Carichi di grande aspettative erano dei ragazzi che avevano da poco cominciato un programma speciale di addestramento per andare sulla Luna. L’intento era non solo scientifico ma anche politico, si voleva superare i Paesi colonialisti nella corsa allo spazio. Nel futurismo è il posto di Jacob, ossessionato dalla tecnologia e dall’ingegneria e dalle cose che volano. Poi c’è Agnes, la ragazza inglese dell’alta borghesia bianca, che perde la vista e s’innamora di un uomo di colore senza sapere che è nero. Cacciata dalla sua famiglia, Agnes lo segue in Africa.

La tecnologia ha un ruolo importante nel romanzo ed è vista come un tentativo di controllare corpi e natura. Ci sono dighe, aerei, razzi e droni. Le persone, nella sezione del libro ambientata nel futuro, hanno piccoli chip incastonati nelle dita e uno schermo di Google incorporato sul palmo della mano. Il corpo, invece, è una linea di demarcazione tra l’interno e l’esterno. Nel romanzo c’è molta fisicità. Nel colore della pelle dei personaggi, nelle storie che generano felicità e passione ma anche dolore e lacrime, nella strage senza fine causata dall’AIDS. Anche il colonialismo ricopre un ruolo importante ingannando e sfruttando i nativi.

Essendo il libro bello corposo, vi consiglio di non leggerlo in un’unica soluzione dall’inizio alla fine. Il rischio è di provare disorientamento perché l’andamento narrativo travalica il tempo e si muove sinuoso, non scordate lo sciame di zanzare, tra passato, presente e futuro. Io ho letto pochi paragrafi alla volta cercando di assimilare i vari personaggi, i luoghi, gli eventi. Non saltate le pagine perché ogni microstoria offre un mondo caratterizzato da personaggi mai passivi ma sempre, anche se spesso dolorosamente, in azione.

In ogni società ci sono cose che si possono avere e cose che non si possono avere e poi ci sono quelli abbastanza coraggiosi da andare a prendersele.

Il romanzo inizia con un coro di zanzare, piccoli insetti volanti che si aggirano tra i capitoli, rallegrandosi per la stupidità degli esseri umani, diffondendo la loro saggezza insieme alle malattie infettive. Mentre il tempo passa solo le zanzare sopravvivono a ogni cosa depositari della nostra nemesi.

Compagni di vecchia data, antichi avversari, sodali e sfidanti, amici nemici. Siamo un’accoppiata perfetta, Umanità e Zanzare. Siamo due specie inutili e ubique. Ma mentre voi dominate la terra e la distruggete per gioco, noi non facciamo altro che bighellonare, eroi non cantati.

“Capelli, lacrime e zanzare” è un romanzo straordinario che mostra il nostro desiderio di creare e superare i confini. È un libro impegnativo da leggere ma vale la pena impegnarsi a scoprire storie avventurose, profondamente affascinanti e dense di destini intrecciati in modo potente e magico. È un magnifico canto corale di uomini che si ribellano contro l’ordine costituito. 

lunedì 21 giugno 2021

RECENSIONE | “Klara e il Sole” di Kazuo Ishiguro

Il premio Nobel per la Letteratura nel 2017, Kazuo Ishiguro, torna in libreria con il suo attesissimo romanzo “Klara e il Sole”, Einaudi. Klara, un robot femmina umanoide di generazione B2 ad alimentazione solare, osserva il mondo da una vetrina nell’attesa che un piccolo amico la acquisti. Tra i suoi circuiti nascono ammirevoli propositi grazie ai suoi straordinari talenti di androide. Gli terrà compagnia, lo proteggerà dalla tristezza e affronterà per lui l’insidia più grande: imparare tutte le mille stanze del suo cuore umano. Quando Josie, una ragazzina di 14  anni, la sceglie come sua AA (Amico Artificiale), Klara pensa di aver trovato finalmente una famiglia ma una tremenda realtà l’aspetta. Possono gli automi interagire con noi anche emotivamente? In un mondo dove gli adolescenti sono sempre più soli e non sanno più socializzare fra loro, gli AA rappresentano l’unica soluzione possibile?


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Klara e il Sole
Kazuo Ishiguro

Editore: Einaudi
Pagine: 250
Prezzo: € 19,50
Sinossi

Seduta in vetrina sotto i raggi gentili del Sole, Klara osserva il mondo di fuori e aspetta di essere acquistata e portata a casa. Promette di dedicare tutti i suoi straordinari talenti di androide B2 al piccolo amico che la sceglierà. Gli terrà compagnia, lo proteggerà dalla malattia e dalla tristezza, e affronterà per lui l'insidia più grande: imparare tutte le mille stanze del suo cuore umano. Dalla vetrina del suo negozio, Klara osserva trepidante il fuori e le meraviglie che contiene: il disegno del Sole sulle cose e l'alto Palazzo RPO dietro cui ogni sera lo vede sparire, i passanti tutti diversi, Mendicante e il suo cane, i bambini che la guardano dal vetro, con le loro allegrie e le loro tristezze. Ogni cosa la affascina, tutto la sorprende. La sua voce, così ingenua ed empatica, schiva e curiosa quanto quella di un animale da compagnia, appartiene in realtà a un robot umanoide di generazione B2 ad alimentazione solare: Klara è un modello piuttosto sofisticato di Amico Artificiale, in attesa, come la sua amica Rosa e il suo amico Rex, e tutti gli altri AA del negozio, del piccolo umano che la sceglierà. A sceglierla è la quattordicenne Josie. E fin dalla sua prima visita al negozio, nonostante l'ammonimento di Direttrice sulla volubilità dei bambini, Klara sente di appartenerle, e per sempre. Josie è una ragazzina vivace e sensibile, ma afflitta da un male oscuro che minaccia di compromettere le sue prospettive future. Per lei Klara è pronta ad affrontare la brusca autorevolezza di una madre cupa e indecifrabile, l'ostilità spiccia di Domestica Melania e gli scherzi cattivi dei compagni speciali che frequentano con Josie gli «incontri di interazione», e che mal sopportano i diversi. Quando la malattia di Josie colpisce più duramente, Klara sa che cosa fare: deve trovare colui da cui ogni nutrimento discende e intercedere per la sua protetta, anche a costo di qualche sacrificio; deve impegnarcisi anima e corpo, come se anima e corpo avesse. 


È bellissimo che tu voglia venire. Ma voglio che tra noi sia tutto chiaro dal principio, perciò devo dirti una cosa… Forse dipende dal fatto che certi giorni non sto tanto bene. Non lo so. Ma potrebbe succedere qualcosa. Non so bene cosa. Non so nemmeno se è brutta o no. Comunque, capita qualche volta che le cose diventino un po’, sì, strane.

Dalla vetrina del suo negozio, Klara osserva e comprende tutto ciò che succede. Vede le luci e le ombre disegnate dal Sole, i bambini che la guardano dal vetro, le espressioni dei passanti, Mendicante e il suo cane. Ogni cosa la affascina, tutto la sorprende. A sceglierla è la quattordicenne Josie. Klara, nonostante l’ammonimento di Direttrice sulla volubilità dei bambini, sente subito di appartenerle per sempre. Josie è afflitta da un male oscuro che minaccia di compromettere le sue prospettive future. Per lei Klara affronterà la brusca autorevolezza di una madre cupa e indecifrabile, l’ostilità di Domestica Melania e gli scherzi cattivi dei compagni speciali che frequentano con Josie gli “incontri di interazione” e che mal sopportano i diversi. Quando la malattia della ragazzina colpisce duramente, Klara sa che cosa deve fare: deve trovare colui da cui ogni nutrimento discende e intercedere per la sua protetta. Non importa se sarà costretta a qualche sacrificio. Klara si impegnerà anima e corpo, come se anima e corpo avesse.

“Klara e il Sole” è una potente storia di amore e di amicizia che si legano ai  temi importanti come il sacrificio e la complessità del cuore umano, composito e sfaccettato come i riquadri in cui si fraziona la vista dell’androide che rivolse la sua preghiera al Sole. La storia si muove in equilibrio sui labili confini tra l’intelligenza artificiale e la natura umana, induce alla riflessione e alla malinconia. Questi temi, cari all’autore, erano già presenti in “Il gigante sepolto” (recensione), “Non lasciarmi” e “Quel che resta del giorno”.

Ishiguro sembra narrare una storia placida, fluida, ma sotto la superficie forze inquietanti si agitano. I personaggi hanno la capacità di comportarsi nel modo più adeguato nelle varie circostanze, sanno destreggiarsi nei rapporti sociali eppure sono sempre circondati da un alone di tensione che si esprime come presenza costante nel romanzo. Sembrano multistrato, in ogni compartimento si celano tormenti e ambiguità tanto che sono proprio gli umani a turbare i lettori mentre si arriva a provare una specie di tenerezza per gli automi che si mostrano come i nuovi schiavi. Klara, un’infinità di volte ho dimenticato la sua natura artificiale, ha dei limiti dovuti alla sua natura robotica ma il suo agire è stato, per me, fonte di commozione. Nella sua ingenuità Klara vuole proteggere Josie dalla crudeltà del mondo ma è impossibile eliminare ogni male con un colpo di spugna. Ci sarà sempre uno sguardo, un atteggiamento, un’ombra inquieta. Il mondo è davanti a sfide imposte dal progredire della scienza, della tecnologia e della medicina.  Cosa succederebbe se i robot sentissero, pensassero e provassero sentimenti? Se la mente artificiale diventasse autonoma?

Klara è sempre attenta, osserva ciò che succede in casa di Josie. Osserva tutto ma non è in grado di comprendere le sfumature emotive.

A volte deve essere bello non avere sentimenti. Ti invidio. Ci pensai, e dissi: - Io credo di avere tanti sentimenti. Più cose osservo, e più acquisisco accesso a nuovi sentimenti.

Non affezionarsi a Klara è impossibile perché mostra un’umanità che gli uomini sembrano aver perso. Lo so è un robot ma forse fra i circuiti aleggia un’anima che si nutre di ingenuità e innocenza. Klara pensa di poter aiutare Josie nel momento del dolore, rivolgendosi al Sole che lei considera il suo dio e con il quale farà un patto per salvare la sua giovane amica. Anche questo comportamento è simile a quello di noi uomini quando ci rivolgiamo al nostro Dio per chiedere un aiuto.

Nella società descritta da Ishiguro ad avere successo sono i ragazzi potenziati sottoposti a un editing genetico: studiano a casa e vengono istruiti secondo un processo, non privo di rischi, che serve a ottimizzarli. Per loro vengono costruiti gli AA, come Klara, che non possono far del male e devono proteggere i loro piccoli amici e devono obbedire agli ordini impartiti dagli uomini senza causare alcun danno. Klara sorveglia Josie, obbedisce agli ordini ed è pronta a sacrificare una parte di sé per salvarla. Quindi per me Klara, voce narrante del romanzo, ha un’anima è sempre generosa, si sforza di capire e impara che gli umani non sono poi così speciali ma speciale è l’amore che ci rende unici. Tuttavia non sono i buoni sentimenti a regnare in questa storia. La famiglia di Josie ha dei segreti che mentre noi riusciamo a intuire, Klara non capisce e saranno, credetemi, cose brutte.

“Klara e il Sole” vi porterà a conoscere l’inquietante ritrattista  Mister Capaldi (vuol fare un ritratto davvero particolare a Josie), le infernali Cootings Machine che con il loro inquinamento impediscono ai raggi solari di giungere sulla Terra e vedrete nel Sole una divinità che Klara designerà come sua  guida dalla prima all’ultima pagina. Il finale è malinconico.

“Klara e il Sole” è un racconto inquietante di un mondo alla deriva dove non sono i robot a essere spaventosi. È sicuramente una lettura emozionante che riflette su quanto sia insicuro investire nelle promesse degli uomini. Ishiguro guarda il mondo con gli occhi di un robot e crea una società distopica in cui i valori e le idee odierne sono portate all’estremo. I robot sono insensibili ma sono macchine, è nella loro natura. Gli uomini invece fanno della loro insensibilità un pregio e tramano intrecciando i fili di un’orribile rivelazione che porterà al triste epilogo del romanzo. Klara, in alcune scelte, sembra più umana degli uomini. Klara nata dall’intelligenza artificiale si ritroverà ad essere un androide a cui Ishiguro dona un’anima.

mercoledì 16 giugno 2021

BLOGTOUR | "Nella tana del serpente" di Michele Navarra | I 5 motivi per leggere il romanzo

Dopo “Solo Dio è innocente”, Michele Navarra torna in libreria dal 17 giugno con “Nella tana del serpente” (Fazi Editore), un nuovo avvincente romanzo con protagonista l’avvocato Alessandro Gordiani.

Michele Navarra, avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire in prima persona alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica ai fatti della banda della Uno bianca. Ha inventato la figura dell’avvocato Gordiani, personaggio ricorrente nei suoi legal thriller, penalista coscienzioso che si divide tra le pesanti responsabilità della professione e la sua indole ironica e scherzosa. Ora vi spiego perché dovete leggere questo romanzo..





Nella tana del serpente
Michele Navarra

Editore: Fazi
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Tra gli alti palazzi del Corviale, alla periferia di Roma, la vita è grigia come il cemento che ricopre i suoi edifici. Elia Desideri è un piccolo commerciante che cerca di tirare avanti come può, mentre suo figlio viene risucchiato dalle false promesse della banda del quartiere, chiamato volgarmente "Serpentone". Uomo amareggiato e scontroso, Elia si scaglia spesso contro gli immigrati che vivono attorno a lui. Quando uno di questi viene ritrovato morto, Elia diventa immediatamente il principale sospettato. Eppure, l'uomo giura di essere innocente e chiede aiuto a Gordiani. Destreggiandosi abilmente fra bande criminali, procuratori inflessibili e amori mai sopiti, in questo incalzante romanzo, Alessandro Gordiani si ritroverà alle prese con una situazione molto più complicata del previsto dove la verità si nasconde nel degrado e nelle abitudini di un quartiere pieno di rancore.



I 5 motivi per leggere il romanzo

1. Perchè la trama giudiziaria – con tutti i tasselli di innocenza, colpevolezza, indagine, dubbio, ricerca della verità – suscita sempre interesse nei lettori perché ha radici nella realtà e poi si trasforma, grazie alla fantasia dell’autore, in un romanzo accattivante e ben scritto. 

Tra gli alti palazzi del Corviale, alla periferia di Roma, la vita è grigia come il cemento che ricopre i suoi edifici. Elia Desideri è un piccolo commerciante alle prese con i problemi nati da una crisi economica che non conosce confini. Anche nella sua famiglia i guai non mancano: suo figlio si è lasciato ammaliare dalle false promesse della banda del quartiere chiamato volgarmente “Serpentone”. Elia, uomo scontroso e amareggiato, si scaglia spesso contro gli immigrati che vivono attorno a lui, primi fra tutti i Bayazid, rifugiati siriani suoi vicini di casa. Quando il giovane Nadir Bayazid viene ritrovato morto, Elia diventa il principale sospettato. L’uomo portato in carcere, si dichiara innocente, chiede l’aiuto di Gordiani. L’avvocato dovrà destreggiarsi abilmente fra bande rivali, procuratori inflessibili e amori mai sopiti. La verità si nasconde nel degrado e nelle abitudini di un quartiere pieno di rancori, una zona oscura e impenetrabile dove la violenza soffoca le buone abitudini e la diversità è vista come minaccia.

2. Perché è un legal thriller incalzante, intrigante e scorrevole che vi farà riflettere sul concetto di giustizia e di legge. Molto spesso, davanti a crimini di violenza inaudita, vorremmo essere noi i giustizieri ma la società evoluta in cui viviamo ci impone di sottostare alla legge. Navarra definisce la giustizia come qualcosa di divino. La legge è umana, scritta da uomini che, in quanto esseri imperfetti, emanano leggi che non corrispondono alla giustizia. Applicare la legge non vuol dire fare automaticamente giustizia,

«Vede, signor Desideri, non sempre è facile poter affermare che la giustizia, e parlo di quella con la G maiuscola, abbia trionfato», cominciò a spiegare Gordiani senza riuscire a nascondere un pizzico di disillusione nella voce, «molto spesso, in realtà, alla fine di un processo non ci sono né vinti né vincitori».

3. Perchè questo romanzo è un cattura-lettori. Se comincerete a leggerlo difficilmente riuscirete a smettere conquistati da uno stile elegante e fluido. Potrete allenare la vostra materia grigia e rilassarvi provando il brivido dell’azione senza essere realmente in pericolo. La storia inizia quasi in sordina poi le acque si agitano e gli esseri umani iniziano a mostrare le loro debolezze, l’avidità, i difetti che rendono la realtà crudele. Sarete curiosi, inutile negarlo, di svelare il passato dell’imputato, la vita privata della vittima e ovunque scoprirete scheletri nell’armadio. Curiosità che aumenterà man mano che vi addentrerete nella storia, man mano che il vostro desiderio di giustizia diventerà inderogabile soprattutto quando vi troverete dinnanzi a tematiche scottanti come la pratica dei matrimoni combinati diffusa in altre culture. Scusate ma il pensiero vola alla trista vicenda di Saman Abbas, la 18enne scomparsa nel nulla da oltre un mese in provincia di Reggio Emilia. Ha detto di no alle nozze combinate e la sua famiglia, a quanto pare, l’ha uccisa.

“Lo sa qual è il colore della giustizia, signor Desideri?” chiese Alessandro pensieroso. “Vede, il vero colore della giustizia non è il bianco, dove alla fine sono sempre i “buoni” a vincere, dove alla fine hanno sempre ragione quelli che è giusto l’abbiano. E non è nemmeno il nero, dove a vincere sono sempre i “cattivi”, dove la ragione viene data sempre alla parte sbagliata, a quella che era nel torto. E di certo non è neanche il rosso, il colore del sangue, proprio quello che i tanti  giustizialisti, forcaioli e vendicatori dell’ultima ora vorrebbero. In verità il colore della giustizia è il grigio pur con tutte le sue sfumature.”

4. Perchè potrete osservare Gordiani, uomo imperfetto e realista, alla ricerca della verità nel tentativo di smontare le accuse a carico del suo assistito. Sempre in giro sulla sua Vespa bianca, l’avvocato avrà il compito di convincere carabinieri e Procura ad allargare lo spettro delle indagini su un caso all’apparenza molto semplice ma che semplice non è. Lui è perennemente insoddisfatto per la consapevolezza dell’inconciliabile dicotomia tra “giustizia e legge”. Come se non bastasse, Gordiani sta attraversando un momento di grande incertezza nella sua vita privata, che lo porterà a mettere in discussione i valori in cui crede. Alessandro dovrà entrare nel lato grigio della giustizia.

In verità il colore della giustizia è il grigio. Quel colore spento, opaco, di cenere e cemento, proprio come quello dei muri di Corviale, quel serpente nascosto dentro la sua gigantesca tana, in attesa di mordere e inoculare in qualcuno il suo veleno.

5. Perchè  è un legal thriller che ci permette di conoscere il complesso architettonico di Corviale con la sua complessità sociale e culturale. Corviale ha un fascino tutto suo, fascino che suscita attrazione e inquietudine. Il Serpentone, come viene comunemente chiamato per via della lunghezza del suo edificio principale (la monumentale “stecca” di circa 980 metri), è divenuto l’emblema del degrado della capitale, portandosi dietro questa etichetta fino a oggi. Ora, forse, il futuro di Corviale si tinge dei colori della speranza grazie all’opera di grandi professionisti come la professoressa Guendalina Salimei (la cui storia ha ispirato il film di Riccardo Milani “Scusate se esisto” con Paola Cortellesi e Raoul Bova). Anche i suoi abitanti hanno un forte desiderio di legalità  per eliminare l’etichetta negativa che ha accompagnato la struttura fin dall’origine. Certo le difficoltà sono tante (in primis il traffico di stupefacenti) ma si può e si deve fare sempre meglio per restituire Corviale a quella che avrebbe dovuto essere la sua funzione abitativa e sociale nelle intenzioni e nella visione del suo progettista, l’architetto Mario Fiorentino.

E se 5 motivi non vi bastano, ne aggiungo un sesto che io considero molto importante.

6. Perchè “Nella tana del serpente” potrete constatare la differenza tra il nostro giallo giudiziario e il tipico legal thriller di stampo prettamente statunitense. Per chi legge i romanzi di Grisham, ad esempio, sono evidenti le differenze tra la realtà giudiziaria statunitense e quella italiana. Il romanzo giudiziario italiano si basa sul rigido rispetto descrittivo delle vere regole che disciplinano il mondo del diritto. Navarra, con la sua creatura di carta Alessandro Gordiani, ha dimostrato che quando si ha capacità ed esperienza sul campo, si può scrivere un ottimo romanzo giudiziario senza annoiare i lettori italiani. Gli avvocati di casa nostra spesso devono fare i conti oltre che con la propria coscienza, anche con la paura di aver scelto una strategia processuale sbagliata. Aggiungono inquietudine anche i tanti deficit della giustizia italiana. Quindi è facile condividere con il personaggio dell’avvocato le sue ansie, le sue paure. Navarra, attraverso Gordiani, può dire tutto ciò che pensa del mondo in cui vive e lavora.