martedì 30 giugno 2026

RECENSIONE | "La vecchia" di Georges Simenon

Ogni romanzo di George Simenon mi attira irresistibilmente e devo ringraziare Adelphi per la pubblicazione delle sue opere. Questa volta la casa editrice pubblica un inedito in Italia, "La vecchia", nella traduzione di Simona Mambrini. Si tratta di un romanzo che Simenon scrisse durante un suo soggiorno in Svizzera nel 1959. La vicenda si svolge quasi interamente fra le mura di un appartamento dell'Ile Saint-Louis, a Parigi. L'opera a porte chiuse pone al centro della scena le dinamiche di potere e la convivenza forzata. Sophie, una giovane donna dalla vita anticonformista e dissipata, accetta di ospitare la nonna ottantenne, Juliette, che non vede da quindici anni. Tra lei, la nonna, la domestica e un'amica di Sophie, la tensione cresce a poco a poco fino al punto di rottura. Quattro donne, che diffidano l'una dell'altra, si osservano e si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vecchia
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 167
Prezzo: € 18,00
Sinossi

«Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto La vecchia. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un huis clos: una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell’Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria – celebre paracadutista che conduce un’esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate –, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l’ultima amichetta di Sophie e l'occhiuta domestica. In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza.





Quattro donne, ciascuna intenta a studiare i movimenti delle altre tre, sensibile alla minima variazione di tono, alla natura di un silenzio. 

Siamo alla fine degli anni Cinquanta. Il commissario di polizia Charon annuncia a Sophie Emel che sua nonna non vuole lasciare l'appartamento in cui vive e che verrà abbattuto, con l'intero stabile, a breve. L'ottantenne nonna, davanti alla prospettiva di essere portata via con la forza e magari rinchiusa in manicomio, si era chiusa in casa, al quinto piano di un palazzo già sgomberato, minacciando di buttarsi dalla finestra. La nipote riesce a convincere la nonna, dopo lungo patteggiamento, a trasferirsi nella casa dove lei vive con un'amica e una cameriera. Inizia così una convivenza in un microcosmo femminile che verrà improvvisamente sconvolto dall'arrivo della nuova ospite. Nascono incomprensioni e diffidenze, ben presto la personalità dispotica della "vecchia" si manifesterà in tutto il suo negativo splendore. 

Come sempre leggere Simenon non è solo un piacere ma induce alla riflessione. I suoi romanzi, dopo una lettura distratta, possono sembrare tutti uguali eppure sono sempre diversi. Ad ogni nuovo romanzo non so resistere, il richiamo è troppo forte e io so già che troverò una storia pacata che mette in luce le solitudini, i dolori, le parole non dette, le lacerazioni esistenziali di umani personaggi travolti dalla forza irresistibile del destino. Storie caratterizzate da dialoghi semplici e brevi, descrizioni ridotte ai minimi termini e personaggi, spesso sgradevoli, messi a nudo. Leggere Simenon è come sentire sulla propria pelle l'attimo in cui tutto cambia nella vita e sbirciare dalla porta socchiusa, quella della cover, è come guardare nell'abisso dell'animo umano. 

La giovane protagonista, celebre paracadutista, è una donna indipendente, emancipata e libera. 

Il suo appartamento diventa emblema di spazi intimi e sociali. Il salotto è un'agorà dove si parla ridando vita a memorie custodite per lungo tempo. La casa si rivela un territorio ambiguo, dove la dimensione emotiva gioca un ruolo predominante tra ricordi e quotidianità. La convivenza sembra procedere per il meglio ma è solo l'inizio di una parabola inarrestabile. Nella dolcezza degli sguardi, nei gesti riservati, nella discrezione, si può nascondere un pericolo inatteso che mescola le carte dell'adattamento a una convivenza che promette, ma non mantiene, stabilità e protezione. Tra le protagoniste i discorsi hanno il doppio volto della sincerità e della scaltrezza. Nonna e nipote si fronteggiano, ognuna cerca di minare le certezze dell'altra, nascondendo diffidenze e rancori. 

La donna, dice nonna Juliette, non è mai un essere completo. Una donna è un pezzo di qualcosa, qualcosa che forse non esiste.

Sophie, si mostra come una donna forte ma è solo apparenza. La nonna la spia per scoprire i suoi punti deboli e si rivede in molti dei comportamenti della nipote. Chi si sente debole cerca rifugio in chi crede sia più forte. Credere ed esserlo veramente sono, però, due affermazioni ben diverse. In superficie le apparenze regnano sovrane. Siamo, in verità, pianeti da esplorare, territori vergine da scoprire. Siamo estranei l'uno per l'altro: genitori e figli, mariti e mogli, nonni e nipoti. 

L'anziana donna assume il ruolo di "grillo parlante", dice quello che pensa, quello che gli altri vogliono nascondere anche a se stessi. Lei sostiene di aver fatto, nella sua vita, tutto quello che non bisogna fare, tutto quello che le avevano detto di non fare. 

Il suo tormento è l'impossibilità di avere uno spazio tutto suo. Da ragazzina si sentiva ospite nella casa dei suoi genitori, anche quando è diventata la ricca moglie di un borghese (il nonno di Sophie), si è sentita estranea in casa del marito. Ora si sente nuovamente estranea in casa della nipote che liberamente fa ciò che vuole ed è padrona della sua esistenza tanto da non aver neanche bisogno di un uomo. 

La nonna, con fare innocente, semina frammenti di frasi e di pensieri. Lascia che questi semi germoglino nella nipote. Tutto ciò che "la vecchia" dice "sembrava vero, tutto era vero, di una verità gelida, malvagia, spietata." 

Juliette riusciva a individuare i punti deboli delle persone e vi affondava, sempre con garbo, un bisturi affilato fatto di parole. Così le piaghe si allargavano, si infettavano e il male si diffondeva come un cancro che divorava senza alcuna pietà. Tra lei e la nipote inizia uno spietato gioco di potere psicologico. La nonna costruisce il suo "rifugio" in casa della nipote minandone la sicurezza e la forza. 

In questo breve romanzo non ci sono delitti ma c'è comunque un'indagine che si basa sull'incomunicabilità, l'ossessione e il disagio esistenziale. 

Sua nonna sosteneva che loro due si assomigliavano!

Entrambe amano l'indipendenza ed entrambe bevono tanto. Whisky per la giovane e vino rosso per la nonna, rendono Sophie silenziosa e Juliette ciarliera. Sicuramente Sophie non è una donna felice, benché viva tra feste e night. Non si pone domande e ha apparentemente tutto sotto controllo. La nonna, al contrario, parla tanto raccontandole della sua lunga vita, delle scelte che ha fatto, delle attenzioni che gli uomini le hanno rivolte. Così vengono a galla ricordi, sogni e rancori, fallimenti e bugie. Bastano le parole dell'anziana per dar corpo alle paure e alle fragilità di Sophie. 

Ti vedevo così forte!...Perché tu sei forte, vero?

Così la bolla, in cui Sophie vive, va in mille pezzi. Nel silenzio si può ignorare ciò che temiamo, ma le parole rendono tutto reale e bisogna guardare in faccia la realtà. 

"La vecchia" fa parte dei romans durs di Simenon, caratterizzati da una profonda introspezione dei personaggi a cui fa da contro altare un'ambientazione spesso asfissiante. 

L'indagine psicologica scava nel mistero delle relazioni, non c'è un giudizio morale ma il mondo di nonna e nipote è privo di colori e di felicità. Un mondo grigio, struggente, velato da ipocrisie e sospetti. Un groviglio che nessuno, tantomeno Simenon, riuscirà mai a sbrogliare.  

martedì 16 giugno 2026

RECENSIONE | "L'amuleto" di Michael McDowell

"L'amuleto" è il romanzo d'esordio di Michael McDowell, maestro del Southern Gothic: il gotico rurale del Sud che mette in luce la violenza e la crudeltà come caratteristica della cultura del Sud. 

McDowell intreccia egregiamente romanzo familiare, thriller e horror, in una cornice di vendetta, segreti e legami tossici. Il tutto è caratterizzato da atmosfere cupe, decadenza sociale e soprannaturale. 

Conosciamo l'autore grazie alla casa editrice Neri Pozza che ha tradotto, per il pubblico italiano, i sei romanzi della saga horror-gotic "Blackwater", "Gli aghi d'oro", "Katie" e "Luna fredda su Babylon".


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 9
L'amuleto
Michael McDowell

Editore: Neri Pozza
Pagine: 480
Prezzo: € 15,90
Sinossi

Pine Cone, Alabama, 1965. Dean Howell sta per essere inviato in Vietnam, quando un orribile incidente lo riduce a un vegetale. Da quel momento, la vita di sua moglie Sarah diventa un inferno: oltre al marito, dovrà occuparsi anche della suocera, Jo, una donna pretenziosa e crudele da cui sgorga inesauribile un fiume di odio per la sorte capitata al figlio. Un giorno, Jo regala un amuleto a colui che ritiene il vero responsabile, e strani eventi si mettono in moto: una danza macabra di maledizioni e disgrazie, orrori e omicidi. Man mano che il panico dilaga, Sarah dovrà affrontare una realtà impossibile. E mettere le mani sull’amuleto: prima che le morti diventino una strage, che la vendetta rada al suolo l’intera città.





Quella collana continua a circolare, passando di mano in mano, e chiunque ne entri in possesso muore. È stata Jo Howell a iniziare tutto, e lei non intende fermarsi, perciò devo farlo io.

"L'amuleto" è una storia ambientata nell'Alabama del sud, terra corrotta dalla violenza. Siamo negli anni Sessanta e l'autore racconta la storia di Dean Howell, un giovane chiamato alle armi per la guerra nel Vietnam. Durante un'esercitazione a Dean esplode in faccia il fucile, sfigurandolo. Dopo le iniziali cure, il ragazzo, ridotto a una larva umana, è rimandato a casa dove lo aspettano la madre Jo, obesa e possessiva, e la moglie Sarah, che la suocera tratta come una schiava. Dean non poteva muoversi, non parlava ed era avvolto dalle bende. L'atmosfera in casa si fa subito pesante. 

Jo era una donna "cattiva, cattiva dentro" e perciò Sarah rimase sbalordita quando vide la vecchia suocera regalare, al titolare della fabbrica di fucili che aveva realizzato l'arma esplosa in faccia a Dean, una collanina da donare a sua moglie. Si trattava di un amuleto nero. Iniziarono così raccapriccianti omicidi. 

"L'amuleto" è un romanzo da gustare senza fretta. I primi capitoli sono lenti, descrivono la cittadina e i personaggi principali. Non ci sono dialoghi ma è tutto così attraente che non ci si annoia sicuramente. Poi avviene la svolta, la storia prende ritmo e accadono tante cose brutte. 

Il corso degli eventi è facilmente prevedibile, tuttavia il romanzo emana una forza magnetica, immagini mozzafiato e colpi di scena, che catturano il lettore e lo trascinano in un susseguirsi di sequenze horror. 

Ancora una volta, come nei romanzi precedenti, a muovere le fila del male sono personaggi dalle mille sfaccettature e dal fascino ambiguo. In un capovolgimento dei ruoli tradizionali abbiamo conosciuto uomini relegati in secondo piano e donne forti che evolvono gradualmente e rivelano la loro natura.

Ne "L'amuleto" conosceremo Jo, madre diabolica, assetata di vendetta che sembra dare il via a una catena inarrestabile di violenze. Lei, però, non muove un dito, non fa nulla se non rimanere seduta in poltrona a lamentarsi e a impartire ordini alla giovane Sarah. Dalla sua fattoria, in stato di degrado, Jo guarda compiaciuta il male che, in modi creativi e orripilanti, devasta le famiglie della piccola città. Il suo posto è accanto al figlio ma lascia a Sarah tutto il peso dell'assistenza, del lavoro in fabbrica e della cura della casa. 

Sarah è dibattuta tra il dovere coniugale e la voglia di scappar via. Non può accettare una vita che si prospetta come un lungo calvario e nulla più. 

A sostenerla e incoraggiarla c'è la sua amica Becca. Entrambe lavorano alla catena di montaggio della fabbrica di fucili. Quando Sarah inizia a sospettare il ruolo dell'amuleto nella catena degli eventi, sarà proprio Becca ad aiutarla. L'amuleto, evidentemente maledetto, sta causando una strage. L'orrore permea le pagine del libro, ma da dove nasce tutto male? 

D'accordo c'è l'amuleto che dirige il tutto ma è come se ricevesse forza dall'invidia, dall'avidità, dall'ira e dal rancore umano. Gli abitanti della sonnolenta cittadina non sono tutti angioletti, si mostrano pacati e rispettosi delle leggi, sempre cordiali e pronti all'aiuto, ma ognuno vive il suo inferno privato. Nelle famiglie non regnano amore e protezione ma egoismi e soprusi. Su questo fertile terreno l'amuleto ha vita facile al collo di donne che vogliono esercitare un potere totalizzante sui propri cari. L'amuleto diventa un amplificatore del male che è già in noi, diventa un moltiplicatore di screzi che fanno crollare il muro dell'apparenza permettendo al nostro lato oscuro di vedere la luce. 

L'autore mette in evidenza la violenza e la crudeltà della provincia nel Sud degli Stati Uniti. I motivi sono tanti come la povertà e la disabilità, la differenza di genere e sessuale, la disperazione e la perdita d'ideali. La magia popolare ha un ruolo importante così come i cattivi che si travestono da innocenti. Tutti sono intrappolati in un passato e in un luogo da cui non possono scappare. Nell'ombra si celano tensioni implacabili e oscuri segreti. Si sussurrano frasi ambigue e gli insulti sono pronunciati con un sorriso. 

Sorriso da cui nasce un fiume di terrore. Non è necessaria la presenza di fantasmi e streghe, i personaggi e le loro azioni sono più terrificanti di uno spirito malvagio. I nemici più spaventosi sono le proprie emozioni che generano ombre di turbamento che oscurano i cuori. 

"L'amuleto" è un romanzo crudele e spietato, venato da un umorismo nero che guida l'inarrestabile cammino della Morte a braccetto con la Maledizione. 

Nel Sud brutalità e bellezza coesistono. Proprio come accade nei romanzi di Michael McDowell. Se ancora non conoscete l'autore e non avete letto nessun suo romanzo, "L'amuleto" è una perfetta prima volta. 

giovedì 21 maggio 2026

RCENSIONE | "La strada" di Cormac McCarthy

"La strada", Einaudi, di Cormac McCarthy, vincitore del premio Pulitzer 200sette, è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy.


STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
La strada
Cormac McCarthy

Editore: Einaudi
Pagine: 220
Prezzo: € 13,00
Sinossi

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...





Ce la caveremo, vero papà? 

Sì. Ce la caveremo. 

E non succederà niente di male. 

Esatto. 

Perché noi portiamo il fuoco. 

Sì. Perché noi portiamo il fuoco. 

Un uomo e un bambino, entrambi senza nome, viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. In un'America sopravvissuta a una catastrofe, forse una guerra nucleare o l'impatto di un meteorite, che ha spazzato via ogni essere vivente tranne gli uomini, vaste aree del continente sono bruciate e si è innalzata una cortina di polveri e cenere attorno al pianeta. Le giornate dei due protagonisti, padre e figlio, sono caratterizzate da una continua lotta per procurarsi il cibo, per ripararsi dalle rigidità del clima, nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili divenuti pericolosi. Infatti si racconta di come un gruppo di uomini tenga chiuso in uno scantinato altre persone per potersene nutrire. 

Papà, noi non mangeremmo mai nessuno, vero? 

No. Certo che no. 

Neanche se stessimo morendo di fame? 

Stiamo già morendo di fame. 

Hai detto che non era così. 

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame. 

Ma comunque noi non mangeremmo le persone. 

No. Non le mangeremmo. 

Per niente al mondo. 

No. Per niente al mondo. 

Perché noi siamo i buoni. 

Sì. 

E portiamo il fuoco. 

E portiamo il fuoco. Sì. 

Ok. 

Padre e figlio trascinano con sé sulla strada un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola, nella quale sono rimasti solo due colpi, con cui difendersi dalle bande di disperati e predoni assassini, regrediti al cannibalismo, che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il loro bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. Mentre percorrono la lunga e difficile strada verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Una vita precedente piena di colori e musica, della dolcezza di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare, una distesa d'acqua grigia, senza più l'odore salmastro. La temperatura non è più mite e i insieme continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile. 

Ho letto questo libro con vivo interesse e una notevole partecipazione emotiva. Le parole hanno dato vita, davanti ai miei occhi, a vivide immagini che raccontano una metafora di vita: c'è una partenza e una meta, un viaggio dal percorso a tratti tortuoso, con sfide da superare e scelte da fare. Ciò porta a riflettere sull'amore incondizionato, sulla sopravvivenza e sulla speranza. Sinceramente sono stata colpita dal rapporto tra il padre e il figlio. Ogni parola e gesto reciproco sono struggente testimonianza dell'amore che li lega. Insieme attraversano l'orrore di una realtà disumana senza più pietà per nessuno. Il padre non può evitare al figlio paura e terrore, ma cerca di proteggerlo con un amore che si manifesta anche nell'accudimento giornaliero, nel dialogo, nella memoria. Quell'amore diventa simbolo e luce di umanità, c'è sicuramente disperazione ma una flebile luce di speranza rischiara il buio che avvolge il mondo. 

Nella seconda parte del libro, a riscaldare il mio cuore, emerge il comportamento sempre altruista e l'innocenza del bambino. Nonostante l'ambiente ostile e i pericoli, il piccolo conserva sempre un filo di speranza circa il destino che li attende. È caritatevole verso gli altri e spesso discute con il padre, costretto a scelte crudeli, su cosa sia bene e cosa sia male. 

"La strada" è un romanzo duro, violento e spietato, eppur profondamente umano. La storia è ridotta all'essenziale ma riesce a tener desto l'interesse di chi legge. Corman McCarhy utilizza una prosa lenta intrisa d'angoscia per guidarci attraverso le rovine di un mondo svuotato e inutile. È una totale immersione in scenari sconvolgenti che ci fanno riflettere e apprezzare ciò che oggi ancora abbiamo. 

"La strada" è anche uno struggente racconto di formazione. Il bambino, nato a catastrofe già avvenuta, non ha mai conosciuto la civiltà, invece il padre ha vissuto il mondo precedente al disastro e ora ha come unico obiettivo la protezione del figlio, mettendolo in guardia da tutti i pericoli. Un'educazione fatta di fame, freddo, stanchezza, dolore e morte. Un'esortazione, quasi una preghiera, a cosa fare se le cose si mettono male. 

Fai come ti ho fatto vedere. La metti in bocca e punti verso l'alto. Poi tiri il grilletto. 

Dopo aver letto il libro, che sicuramente non dimenticherò mai, ho visto il film, tratto dal romanzo, intitolato "The Road". Nel film fedele al romanzo, tutto sembra reale, ogni giorno in più è una conquista e ogni incontro un possibile incubo. I "cattivi" sempre pronti a mangiarsi i deboli. C'è fame ovunque. C'è morte ovunque. 

"La strada" è un monito per il domani, un esempio di come proteggere i figli, di come mantenere la propria umanità e moralità, rappresentate dal "fuoco" interiore, tra pericoli e predoni. È un romanzo che scalfisce la nostra pelle, penetra nelle profondità del nostro io e ci grida di stare attenti. 

Guardiani del nostro presente, custodiamo la nostra umanità perché insieme siamo portatori del "fuoco". Vigiliamo, dunque, sul nostro cammino verso il futuro. L'ignoto ci aspetta.

mercoledì 13 maggio 2026

RECENSIONE | "L'uomo di Londra" di Georges Simenon

Composto nel 1933 a Marsilly, dove Simenon aveva acquistato una residenza di campagna chiamata La Richardière, "L'uomo di Londra" apparve presso Fayard l'anno successivo e ha conosciuto diversi adattamenti cinematografici. 

In Italia Adelphi continua a pubblicare i romanzi di Simenon e ha in catalogo un numero elevato di titoli che abbracciano l'intera produzione dell'autore belga. 

"L'uomo di Londra", nella traduzione di Giorgio Pinotti, è stato pubblicato da Adelphi nel 1999.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'uomo di Londra
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 144
Prezzo: € 12,00
Sinossi

La cabina di vetro di Louis Maloin - ferroviere addetto agli scambi - è l'occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto, mettendo a fuoco dettagli minimi, impercettibili. Come l'uomo con l'impermeabile grigio e la sigaretta tra le labbra in attesa sulla banchina. E l'ombra che, dal traghetto, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi e fatali: perché l'uomo in grigio sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno.





Sul momento ci sembrano ore come tutte le altre. Solo in seguito ci rendiamo conto che erano eccezionali, e allora cerchiamo disperatamente di ricostruirne il filo smarrito, di ripercorrere in sequenza ogni singolo minuto.

Maloin, uomo schivo e taciturno, addetto agli scambi in una piccola stazione ferroviaria di un porto, è testimone di un omicidio. Una notte Maloin vede un uomo vestito di grigio che attende fumando sulla banchina. Un'altra figura giunge col traghetto proveniente da Londra e prima di scendere dall'imbarcazione lancia una valigetta all'uomo in grigio. Poco dopo nasce una colluttazione, l'uomo di Londra uccide freddamente e brutalmente l'uomo in grigio. Durante la colluttazione la valigetta cade in mare e l'assassino fugge. Sarà Maloin a recuperare la misteriosa valigetta e ad aprirla scoprendo ciò che contiene. 

È l'inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l'uomo di Londra, si cercano, si spiano e Maloin sceglie per sé un destino diverso e una nuova dignità. Da testimone di un crimine, il ferroviere si trasforma in complice e protagonista. Da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. 

Ormai lo sapete, per me leggere Simenon è scoprire, ogni volta, una narrazione semplice ma universale che rispecchia il tumulto interiore dei protagonisti ed esplora la tentazione, la colpa e la povertà, temi tipici della narrativa di Simenon. Le illusioni e le tentazioni sono dietro l'angolo, nascoste eppur presenti. 

"L'uomo di Londra" è una storia malinconica e crudele, un viaggio nella coscienza di un uomo umile e mediocre. Un uomo piegato dai sensi di colpa, intrappolato in un'abitudinaria e monotona quotidianità, che non riesce a soddisfare in pieno le esigenze della famiglia e si sente soffocare dal senso di inferiorità che lo tormenta. La storia ha un ritmo lento, una scrittura elegante e l'atmosfera cupa che si respira in questo romanzo pare avvolgere gli eventi e sottolinea come un evento imprevisto possa sconvolgere gli equilibri di un uomo. Nelle opere di Simenon si può sempre constatare come un piccolo o grande evento porti al frantumarsi di tutte le certezze del protagonista. Un'altra caratteristica dei suoi scritti è il ruolo secondario della trama poliziesca che lascia il primo piano al dramma personale di uomini segnati dalla vita. Nessuno può essere certo del proprio agire in determinate situazioni e Simenon lo ricorda attraverso l'agire di Maloin che scopre un altro se stesso fatto di impulsi e sensazioni contrastanti. Il protagonista con timore si guarda allo specchio e vede una possibilità di cambiamento, l'amore cede al male e la tragedia trionfa. 

"L'uomo di Londra" è un romanzo in bianco e nero che esprime un sentimento tormentato. Il protagonista è costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia il confine tra innocenza e complicità. Il romanzo si svolge in gran parte nella mente di Maloin e lui oltrepassa quel confine. Tuttavia il suo sforzo di ribellarsi alle sconfitte inferte dalla vita è inutile. Il suo destino è di soccombere e nei romanzi dello scrittore belga il destino si fa certezza. 

Un bel romanzo di Simenon che consiglio vivamente.

martedì 21 aprile 2026

RECENSIONE | "Luna fredda su Babylon" di Michael McDowell

 "Luna fredda su Babylon" di Michael McDowell, edito da Neri Pozza, è una storia di misteri e presenze che si fanno letali nella luce della luna fredda. Ambientato nella Florida degli anni '80 narra la scomparsa di una ragazza in una piccola città dove il fiume e le superstizioni nascondono segreti e crudeltà umana. 

Michael McDowell ha scritto romanzi e sceneggiature. Neri Pozza ha portato in Italia, a partire dal 2023, i sei romanzi della saga Blackwater, ambientata nella cittadina di Perdido sconvolta da una devastante alluvione. Tra gli altri titoli, "Gli aghi d'oro" e "Katie". 

"Luna fredda su Babylon" apparve tre anni prima di "Blackwater".


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Luna fredda su Babylon
Michael McDowell

Editore: Neri Pozza
Pagine: 440
Prezzo: € 14,90
Sinossi

Babylon, Florida, 1980. Il caldo soffoca la città, le superstizioni tormentano i pavidi, i serpenti uccidono gli incauti. Un fiume oscuro corre, rapido e letale, tavolta reclamando la sua libbra di carne. Quando la giovane Margaret Larkin scompare, è come se quelle acque volessero tornare alla sorgente, restituire chi non avrebbero mai dovuto inghiottire. Mentre una fredda luna si leva, accecante, sui peccati e le colpe di Babylon. Nessuno vuole avvicinarsi al fiume Styx, che lambisce la cittadina di Babylon, Florida. Solo i Larkin vivono in quelle terre paludose, che sono la loro fonte di sostentamento. Eppure il fiume non è sempre stato benevolo con loro e, quando anche l’ultima dei Larkin scompare, tutti si convincono che c’è del marcio a Babylon. Ma la maledizione che sembra funestare quelle rive è poca cosa rispetto alla cupidigia e alla brutalità degli uomini. La danza macabra tra i vivi e i morti è appena cominciata.





Il fiume Styx, per la lentezza della corrente e la frequenza di banchi di sabbia, pozze stagnanti lungo le sponde e rami morti, è infestato da zanzare, sanguisughe e serpenti... Solo quattro persone abitano sulle sue sponde. Una di queste è un'anziana nera la cui baracca si trova pericolosamente vicina alla confluenza del Perdido. La donna è sorda e pazza. Gli altri tre stanno appena oltre l'unico ponte sul fiume.

Con "Luna fredda su Babylon", McDowell ci porta nel profondo Sud della Florida, a Babylon, una tipica e sonnolenta cittadina di provincia circondata da paludi avvolte nella nebbia dove albergano zanzare e serpenti. Un mondo lontano dal progresso, dove religione e superstizione si intrecciano, dove il passato è un eterno presente, dove scorre un fiume dalle sponde fangose. Il fiume è lo Styx, affluente del Perdido il cui ricordo è sempre vivo nel cuore di noi lettori della saga Blackwater. 

La famiglia Larkin, nonna e due nipoti, abita, solitaria, subito dopo l'unico ponte sul fiume. Una sera la giovane Margareth Larkin non fa ritorno a casa. È stata derubata della sua innocenza e della sua vita. Un orribile delitto, un colpevole al di sopra della giustizia terrena, un grido inascoltato che si trasforma in vendetta, sono l'avvio di un romanzo che fa del terrore la sua spada di Democle. Tutti sospettano ma l'avidità, l'egoismo e l'ipocrisia, innalzano un muro di fitta nebbia che cela il colpevole e il male che infligge. Tuttavia il male non deve restare impunito. Nel fiume è stato ritrovato il corpo senza vita di Margareth e dal fiume, dalle torbide profondità, una forma mutevole, dalle sembianze quasi umane, prende lentamente forma. Notte dopo notte vagherà sulla terra cercando vendetta in un ultimo gelido abbraccio. Nel fango il Destino aspetta e osserva, tesse la sua ragnatela, colpisce quando vuole. Nulla e nessuno lo può fermare. Nel fango aspetta e dal fango si erge la vendetta. I morti non dimenticano. 

Leggere McDowell è sempre un gran piacere. Entrare nel suo mondo è un'avventura irresistibile perché si percorrono le strade oscure del male. Ogni capitolo è ricco di emozioni che travolgono e catturano l'attenzione del lettore. Il ritmo della narrazione, i personaggi femminili forti, il fascino dei luoghi, sono elementi caratterizzanti dei suoi romanzi. 

Leggere "Luna fredda su Babylon" è come affrontare uno tsunami di emozioni e sensazioni, è appassionarsi a una storia che non lascia indifferenti grazie al potere evocativo delle parole che si fanno immagini. 

"Luna fredda su Babylon" è un romanzo caratterizzato da una tensione inquietante che porta il lettore a camminare sul filo sottile dell'equilibrio tra ciò che è reale e ciò che non lo è. La storia è cupa, orribile, avvincente. Si legge con il fiato sospeso adorando alcuni personaggi e odiando i molti cattivi. A illuminare il nostro cammino è una fredda luna che si leva, accecante, sui peccati e le colpe di Babylon. 

Il potere oscuro del gotico striscia tra paludi e vecchie casa. L'orrore non mostra mai apertamente il suo volto, ma traspare dalle parole non dette, dalle terre martoriate, dalle superstizioni e dai desideri, dal peccato taciuto e dalla redenzione che forse mai arriverà. 

McDowell racconta una storia gotica che pulsa, sussurra, fluttua nelle acque melmose del fiume. Ascoltiamolo in silenzio per assistere all'affascinante danza tra vivi e morti.

giovedì 26 marzo 2026

RECENSIONE | "Il cerchio dei giorni" di Ken Follett

Nel suo nuovo libro "Il cerchio dei giorni" (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo), il britannico Ken Follett torna indietro nel tempo, fino all'Età della Pietra, per raccontare la costruzione di un gigantesco luogo di culto, Stonehenge. 

Ken Follett, tra archeologia e immaginazione, svela la nascita di uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti della storia umana visto che non c'è ancora pieno accordo tra gli storici, sulla sua reale funzione, né sulle modalità della sua costruzione con megaliti davvero giganteschi. Il mistero è quindi parte integrante del fascino del monumento e Follett utilizza questa incertezza storica per rendere ancora più avvincente il suo romanzo. 

Tra mille eventi e una marea di personaggi, lo scrittore gallese ci propone la soluzione fantasiosa di un enigma archeologico coordinando ansie e speranze e desideri. Realizzare un sogno non è mai facile ma, con l'aiuto e il sostegno di tutti, è possibile. Dal Neolitico giunge quindi l'eco di una verità che oggi stentiamo a mettere in atto: cooperare è l'unica via che porta al bene comune. 

L'autore da vita a personaggi carismatici, come Joya e Seft, i protagonisti di questo romanzo composto da una parte basata sui reperti trovati dagli archeologi (frammenti di ossa umane, animali, armi, resti di case) e da una parte, personaggi e dialoghi, basata sull'immaginazione. 

Ci aspetta una lettura appassionante e suggestiva. Quindi, senza indugi, iniziamo il nostro viaggio: Stonehenge, il celebre e mastodontico monumento preistorico nel Wiltshire, Inghilterra, composto da un cerchio di enormi pietre erette tra il 3000 e il 1600 a.C. circa, ci aspetta.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Il cerchio dei giorni
Ken Follett

Editore: Mondadori
Pagine: 704
Prezzo: € 27,00
Sinossi

Il romanzo epico della costruzione di Stonehenge, ancora oggi uno dei più grandi misteri del mondo. Un cavatore di selce con un dono. Una sacerdotessa che crede nell'impossibile. Un monumento che definirà una civiltà. Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all'interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all'apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta...





Seft arrancava attraverso la Grande Pianura portando sulla schiena un cesto di vimini intrecciato con dentro delle selci da barattare. Era in compagnia del padre e dei due fratelli, più grandi di lui. Li odiava tutti e tre.

Intorno al 2500 a.C., in una vasta pianura della Gran Bretagna meridionale vivono diversi gruppi di umani: i pastori, i contadini, i cavatori di selce e la gente del bosco. Ciascun gruppo ha la propria organizzazione sviluppando abitudini diverse. Condividono, però, alcuni territori e risorse. Ciò genera conflitti e a volte cruenti scontri. Tutti però sono uniti da spiritualità antica, onorano il sole come divinità. Il tempo è scandito dalle stagioni, i solstizi e gli equinozi sono momenti di aggregazione ed è stato creato un cerchio rituale. Il cerchio però è fatto di legno e quindi esposto agli agenti atmosferici e agli incendi. Seft, un cavatore di selce, e Joia, sacerdotessa che crede nell'impossibile, sono uniti nel sogno di costruire un monumento ciclopico con le pietre più grandi mai viste. Solo che la pietra, in quella zona, non c'è. Il sogno visionario di Stonehenge ha inizio. 

Seft, un giovane e abile cavatore di selce, dotato di un talento speciale, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per partecipare, insieme al padre-padrone e ai due fratelli spietati, ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Si tratta della Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo. Al rito partecipano tutte le tribù dei dintorni e Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato. Lui sogna la libertà, vorrebbe allontanarsi dalla sua famiglia violenta e cambiare vita. La ragazza vive, con la sua famiglia, nella comunità dei pastori, in cui si scorgono amore e gentilezza. Neen ricambia l'amore di Seft e insieme sperano nella possibilità di un futuro migliore e in una differente visione del mondo. Joia è la sorella di Neen. Ha grandi doti carismatiche e sogna di realizzare un monumento miracoloso: un grande cerchio eretto con pietre enormi che diventerà luogo eterno di preghiera e memoria. Quando Joia diventerà sacerdotessa, condividerà questa sogno con Seft e insieme si dedicheranno anima e corpo a questo progetto all'apparenza impossibile. Tuttavia il fragile equilibrio tra le tribù, la vita è molto dura per tutti, si spezza per vari motivi: la siccità devasta la terra e le persone muoiono di fame, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta. 

Questo libro è sulle persone che hanno costruito Stonehenge, sui metodi di costruzione ideati, su come sia stato possibile spostare le grandi pietre che vengono da una foresta distante trenta chilometri. Niente ruota, né carro, né animali da traino. Sappiamo che avevano corde, il resto è mistero. Come hanno fatto a estrarre, trasportare ed erigere le colossali pietre? L'ipotesi di Follett è naturalmente tutta da dimostrare ma siamo tra le pagine di un romanzo dove tutto è possibile. 

"Il cerchio dei giorni" parla di una grande avventura scaturita da una grande idea e del tempo necessario a realizzarla. Dopo migliaia di anni Stonehenge resiste a testimonianza di una storia fatta di gente comune, che conduce una vita semplice e sicuramente povera, ma che decide di realizzare qualcosa d'impossibile. Realizzare un sogno è un'impresa ardua, gli ostacoli si moltiplicano: convincere i capi tribù; superare le rivalità fra pastori, agricoltori e cacciatori; affrontare carestie e guerre; domare la natura e la diffidenza umana. 

Scritto bene ma dal ritmo lento, "Il cerchio dei giorni" offre una lettura piacevole sia per l'ambientazione preistorica, sia per la suggestione di vedere come sono affrontati i problemi che si presentano. Sogno, genialità e duro lavoro rappresentano i pilastri del successo. Entriamo virtualmente nelle abitazioni e immaginiamo la vita quotidiana del villaggio neolitico vicino a Stonehenge. Tantissimi i personaggi, sembrano moltiplicarsi dopo ogni capitolo, a volte ricordare i loro nomi è stato difficile. Le relazioni tra i personaggi, il loro modo di ragionare ed esprimersi, sembrano un po' forzati. Nello Wiltshire di quattro millenni e mezzo si pensava a questo modo? Tutto ciò, a ben vedere, non è importante perché sappiamo come l'immaginazione dell'autore giochi un ruolo nella stesura del romanzo. 

Fra i personaggi emerge la figura della coraggiosa e visionaria sacerdotessa Joia che spera in un futuro in cui la pace e la collaborazioni tra tribù regnino sovrani. È lei, con il suo carisma naturale, il cuore pulsante del romanzo. Follett affida a una donna il ruolo di forza viva del romanzo, di energia inesauribile, di capacità di convincimento e di organizzazione. La sacerdotessa porta la speranza, ma anche la ribellione, facendosi tramite tra il divino e l'umano. Lei crede nella sua fede, difende le sue scelte, non si arrende e non abbassa mai lo sguardo. 

"Il cerchio dei giorni" è un romanzo in cui s'intrecciano storia, passione e umanità. Non si parla solo di tecniche d'ingegneria ma anche di persone, di comunità, di fede e di amore. L'autore mescola abilmente ricerca storica e pura immaginazione. Parla di un'epoca lontanissima di cui non abbiamo testimonianze se non le ipotesi degli archeologi che si basano sui reperti ritrovati. Attraverso lo studio dei reperti, armi e strumenti, frammenti di ossa umane e animali, si è ricostruita un'idea del tipo che vita che si conduceva nella preistoria. Quindi il romanzo nasce dall'insieme di elementi materiali che sono archeologia e da una parte umana che è narrativa. 

Cosa strana ma interessante ho trovato nel romanzo analogie con il nostro presente. La storia narra di guerre e diffidenze, di siccità e prevaricazioni, di resilienza di fronte a sfide che sembrano insormontabili. Nel romanzo i gruppi, coltivatori, pastori e gli abitanti dei boschi, entrano in conflitto per l'appropriazione di un pezzo di terra e per le sue risorse. In tutte le epoche, deprimente a dirsi, gli esseri umani hanno fatto la guerra! Il lato affascinante è la dimostrazione di come l'uomo sia al centro di ogni progresso con le sue scelte e le sue responsabilità. Nel passato ancestrale come nel presente le persone si preoccupano del benessere della famiglia, delle violenze, delle guerre, di sesso e matrimonio, di epidemie. Corsi e ricorsi storici scriveva il filosofo Giambattista Vico. 

"Il cerchio dei giorni" è racconto potente, una lettura piacevole che offre una visione d'insieme dell'epica impresa umana con un forte coinvolgimento emotivo. Per la prima volta Follett in un suo romanzo racconta anche di un amore saffico, dà lo scettro di protagoniste a donne forti e credibili, non trascura le ansie e le speranze del tempo. Ci sono, nel romanzo, molte scene cruente e momenti di brutalità che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori. Tra le righe scopriamo un monito a tutti noi, gente del presente: la salvezza può arrivare solo cooperando tutti insieme senza individualismi. Facile a dirsi, quasi impossibile da realizzare. Tuttavia se l'umanità vuole continuare a vivere sul pianeta Terra, quel "quasi" deve trasformarsi in certezza. Forse l'esempio di Stonehenge potrebbe indicarci la via. Forse.

giovedì 12 marzo 2026

RECENSIONE | "Mia nonna e il Conte" di Emanuele Trevi

Emanuele Trevi è uno degli scrittori italiani contemporanei più rilevanti. Ha vinto il Premio Strega 2021 con "Due vite" (Neri Pozza) ed è stato finalista al Campiello con "La casa del mago" (Ponte alle Grazie). "Mia nonna e il Conte" è il suo ultimo romanzo (Solferino). 

È un viaggio nel tempo, nelle interminabili estati dell'infanzia e della giovinezza di Trevi, trascorse immerso nei libri, nel giardino della casa di sua nonna Peppinella, in Calabria. Una nonna fiera come una dea arcaica, scrive Trevi, frutto di una schiatta di femmine a dir poco risolute, estremamente suscettibili, abituate a fidarsi solo di se stesse. Peppinella, superati gli ottant'anni, finisce dentro un amore inaspettato, tardivo, con un Conte. Un amore privo di pretese e di ansie, che nasce con un inchino.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Mia nonna e il Conte
Emanuele Trevi

Editore: Solferino
Pagine: 128
Prezzo: € 15,00
Sinossi

«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito.





Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un'estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.

Nonna Giuseppina, detta Peppinella, è una donna fiera, circondata dalle sue singolari dame di compagnia, Delia e Carmelina, come una regina, ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino, un bel giorno, Peppinella vede comparire davanti addirittura un Conte, anch'egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e le chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. 

"Il Conte, che era un vero conte, entrò nella vita di mia nonna con un inchino: così essenziale e impeccabile da fare invidia a un samurai." 

Il Conte è un vecchio gentiluomo aristocratico, un erudito esperto delle vicende familiari e politiche della casata dei Borboni. Tra lui e Peppinella fiorisce un affetto inaspettato. 

Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l'altra. 

Emanuele scrive di questo incontro, testimone della storia d'amore che entra nella vita della nonna. 

Peppinella è una divinità tirrenica, appartenente al temibile, indomabile, antichissimo, ceppo calabrese: perspicace, volubile, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l'avessi formulato. 

"Mia nonna e il Conte" è un racconto lungo, una storia d'amore e una fiaba, quasi privo di eventi, non ci sono colpi di scena, ma è l'immagine della felicità "dipinta sulla superficie tremolante di una bolla di sapone". 

Nel crepuscolo della vita il tempo passato in compagnia è più dolce, non è più solitudine e non ha l'ombra della morte. La storia d'amore tra due persone anziane diventa un inno alla vita. La nonna e il Conte godono della reciproca compagnia che ferma, seppur per poco, l'inesorabile scorrere del tempo. I loro pomeriggi trascorsi in piacevoli chiacchierate, l'attesa per i loro incontri, sono una ripresa della vita. Luoghi e persone si fondono, la memoria riporta voci e profumi del tempo, tutti i momenti perduti ritornano in superficie. 

In fondo in cosa consistono le nostre storie se non in qualche misera traccia sbiadita nella polvere del tempo, abbandonata alle intemperie, semisepolta dai calcinacci? 

Leggere Trevi è sempre interessante sia per la sua prosa raffinata sia perché si va oltre al racconto di una storia. I suoi romanzi diventano spunti di riflessione sulla memoria, sul trascorrere del tempo, sul passato scrigno dei nostri ricordi più cari. Si percepisce la nostalgia dello scrittore per il passato, per la nonna che descrive come una figura sacra, una Grande Madre. 

"Mia nonna e il Conte" si lascia leggere con estremo piacere, ed è facile affezionarsi ai suoi protagonisti il cui ritratto viene assemblato poco a poco, fino all'ultima pagina. Trevi mescola abilmente racconto e autobiografia, affronta la complessità dei rapporti umani con profonda sensibilità. L'ironia che attraversa il racconto serve a stemperare il percepire del tramonto della vita. Un tramonto fragile ma di toccante bellezza. L'amore rende infinito il tempo, la sua magia risiede nell'autenticità dei sentimenti, nell'incontro di un mondo contadino e di un mondo aristocratico in declino. Lo scrittore è partecipe del passato e diventa memoria nel presente rievocando i personaggi dei suoi ricordi. Si ha una clessidra del tempo che da personale si fa universale, che coniuga realtà, sogno e visione. Il senso di fine, di desolazione, verrà stemperato nel ricordo come nelle ultime righe della favola di Winnie the Pooh, "La strada di Winnie Puh": "Così s'incamminarono. Ma dovunque vadano, e qualunque cosa gli succeda per strada, in quel posto incantato in cima alla Foresta, un bambino e il suo Orso stanno sempre giocando." 

La scrittura ha un grande potere: valica ogni impedimento, trattiene ciò che andrebbe perduto, non conosce confini, passa indenne il vortice del tempo, fa un inchino e se ne va libera per le vie del mondo.

martedì 3 marzo 2026

RECENSIONE | "La vedova" di John Grisham

John Grisham, acclamato maestro del legal thriller, torna in libreria con "La vedova", nella traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe per Mondadori. 

Si tratta di un romanzo che si presenta come un giallo classico ricco di tensione, colpi di scena e inganni. A reggere le fila della narrazione sono un'anziana vedova, un avvocato e un'ingente eredità che daranno vita a un romanzo tra mistero e giustizia morale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vedova
John Grisham

Editore: Mondadori
Pagine: 432
Prezzo: € 24,00
Sinossi

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa – perlopiù fallimenti, multe e pignoramenti –, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un’attrazione fatale per il gioco d’azzardo. Non se la passa bene neanche economicamente e ha accumulato debiti che fatica a saldare. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali finché alla porta bussa Eleanor Barnett, un’anziana vedova di ottantacinque anni che vuole fare testamento. A quanto pare, il marito della signora le ha lasciato una fortuna considerevole di cui nessuno è al corrente. A Simon non sembra vero di trovarsi finalmente di fronte alla cliente più ricca della sua ventennale carriera: già pregusta lauti guadagni e decide di occuparsi del testamento in segreto, senza parlarne neanche alla sua fidata collaboratrice. Riempie la propria assistita di attenzioni e consigli, ma presto inizia a sospettare che la sua storia non corrisponda al vero. Quando Eleanor viene ricoverata per un incidente d’auto, all’improvviso la situazione precipita. Simon si ritrova sotto processo per un crimine che sa di non aver commesso: omicidio. Tutti gli indizi portano a lui e l’unico modo per salvarsi è trovare il vero assassino.





I clienti che si rivolgevano al piccolo studio legale dall'aria antiquata all'angolo tra Main e Maple Street portavano con sé problemi che Simon non sopportava più. Fallimenti, multe per guida in stato di ebbrezza, assegni familiari non pagati, pignoramenti, piccoli incidenti d'auto, scivoloni e cadute sospetti, richieste di invalidità discutibili. Dopo diciotto anni di una simile routine, Simon F. Latch, avvocato e consulente legale, era a pezzi. I problemi degli altri lo stavano sfinendo. 

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un'attrazione fatale per il gioco d'azzardo. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali. Fa fatica ad arrivare alla fine del mese, sommerso dai debiti e dai problemi familiari. Fino al giorno in cui alla sua porta bussa Eleanor "Netty" Barnett, un'anziana vedova di ottantacinque anni che vuol fare testamento. Per Simon è l'occasione di vita: la vedova multimilionaria, senza famiglia né amici, ha ereditato da suo marito una fortuna in azioni della Coca-Cola e di Walmart. Nessuno sa dell'esistenza di questa cospicua ricchezza. Simon inizia a pensare a tutti i modi possibili per ottenere più soldi dalla vedova. L'avvocato non avvisa nessuno, neanche la sua segretaria sa in che avventura si sta imbarcando. Le cose però non vanno nel senso auspicato: la visita di Netty è solo l'inizio di una serie di problemi. Quando la vedova è vittima di un incidente d'auto, Simon viene accusato di omicidio. Il movente è lampante: mettere le mani sulla ricchezza di Netty. Per salvarsi, le prove circostanziali sono contro di lui, dovrà trovare il vero colpevole. 

John Grisham realizza un classico giallo deduttivo dove il mistero si svela gradatamente. L'autore intreccia colpa, verità e diritto, in una struttura rigorosa di indagine poliziesca. 

"La vedova" è un romanzo caratterizzato da intrighi legali, avvocati truffaldini, menzogne e sospetti. 

Il ritmo quieto nella prima parte, si fa serrato nella seconda trascinando i lettori in un dramma giudiziario con scene in tribunale tese e avvincenti. Inizialmente occorre un po' di pazienza per seguire depistaggi e menzogne. Il finale rivela una verità più complessa del previsto e offre, al protagonista, la possibilità del riscatto. 

I personaggi sono ben sviluppati, credibili, vulnerabili e spesso subdoli. 

Anche il protagonista mostra fragilità personali e ambiguità morali. 

Simon, moralmente discutibile, non è infallibile, a volte coraggioso ma sempre in equilibrio tra colpa e redenzione. Si mostra sempre gentile con l'anziana donna anche quando comincia a sospettare di essere stato ingannato. Latch non è un personaggio simpatico ma Grisham lo rende interessante nonostante tutti i suoi difetti. Ciò ci mostra come anche il personaggio moralmente più ambiguo possa crescere e cambiare per sempre. 

Il personaggio di Eleanor, la vecchia signora pignola ed evasiva, è intrigante nel suo modo di fare. Vive modestamente, non si fida completamente di nessuno, nemmeno del suo avvocato. Il declino di Eleanor, fisico e psicologico, la portano a essere sempre più dipendente da Simon. Eppure un alone di segretezza continua a schermare la sua vita. Sembra un enigma vivente. Ci si può fidare di lei? 

"La vedova" è un romanzo dalla doppia anima: legal thriller e giallo. 

La narrazione accattivante rende la lettura piacevole ma lenta all'inizio con Simon che spende soldi che non ha per entrare nelle grazie dell'anziana cliente, che cerca di resistere al gioco d'azzardo e alla sua passione per l'alcol. Ho preferito la seconda parte quando Simon viene arrestato e processato per un crimine che non ha commesso. Si assiste a un effetto domino: l'arresto dell'avvocato ha conseguenze dannose per la sua famiglia costretta a trasferirsi per sfuggire all'assedio della stampa. A volte la conoscenza giuridica non basta e occorre intraprendere vie traverse per arrivare alla verità. Simon abbandonerà i panni da avvocato per indossare quelli da detective, chiederà l'aiuto di hacker informatici e di un vecchio amico dell'FBI. Tutto illegale ma necessario per scoprire il colpevole. 

"La vedova" è un classico dramma giudiziario combinato con un inquietante e inaspettato giallo: avvocati, denaro, allibratori, FBI e tribunali. Una lettura che esplora i limiti del sistema giudiziario, l'avidità, la corruzione. Un mistery in cui si scoprono i difetti e le debolezze umane. In primo piano osserviamo la corruzione economica e il potere che il denaro esercita sugli uomini. Il denaro genera sempre sospetti, mina i rapporti famigliari, induce in tentazione. 

"La vedova" è un giallo classico che propone un mistero costruito passo dopo passo. La tensione cresce quasi impercettibilmente e diventa motore di colpe, errori e rimorsi. Tra le righe è facile individuare una critica sociale che induce a riflessione. 

Grisham è abile nel gestire ambiguità morali, giustizia e ravvedimento. Intreccia con cura indizi e depistaggi trasformando un cliente da sogno in un incubo. La narrazione inaffidabile, sulla ricchezza della vedova e le intenzioni dell'avvocato, tiene i lettori col fiato sospeso. A chi credere? La verità vi sorprenderà e vedrà la luce attraverso molte difficoltà.