giovedì 26 marzo 2026

RECENSIONE | "Il cerchio dei giorni" di Ken Follett

Nel suo nuovo libro "Il cerchio dei giorni" (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo), il britannico Ken Follett torna indietro nel tempo, fino all'Età della Pietra, per raccontare la costruzione di un gigantesco luogo di culto, Stonehenge. 

Ken Follett, tra archeologia e immaginazione, svela la nascita di uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti della storia umana visto che non c'è ancora pieno accordo tra gli storici, sulla sua reale funzione, né sulle modalità della sua costruzione con megaliti davvero giganteschi. Il mistero è quindi parte integrante del fascino del monumento e Follett utilizza questa incertezza storica per rendere ancora più avvincente il suo romanzo. 

Tra mille eventi e una marea di personaggi, lo scrittore gallese ci propone la soluzione fantasiosa di un enigma archeologico coordinando ansie e speranze e desideri. Realizzare un sogno non è mai facile ma, con l'aiuto e il sostegno di tutti, è possibile. Dal Neolitico giunge quindi l'eco di una verità che oggi stentiamo a mettere in atto: cooperare è l'unica via che porta al bene comune. 

L'autore da vita a personaggi carismatici, come Joya e Seft, i protagonisti di questo romanzo composto da una parte basata sui reperti trovati dagli archeologi (frammenti di ossa umane, animali, armi, resti di case) e da una parte, personaggi e dialoghi, basata sull'immaginazione. 

Ci aspetta una lettura appassionante e suggestiva. Quindi, senza indugi, iniziamo il nostro viaggio: Stonehenge, il celebre e mastodontico monumento preistorico nel Wiltshire, Inghilterra, composto da un cerchio di enormi pietre erette tra il 3000 e il 1600 a.C. circa, ci aspetta.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Il cerchio dei giorni
Ken Follett

Editore: Mondadori
Pagine: 704
Prezzo: € 27,00
Sinossi

Il romanzo epico della costruzione di Stonehenge, ancora oggi uno dei più grandi misteri del mondo. Un cavatore di selce con un dono. Una sacerdotessa che crede nell'impossibile. Un monumento che definirà una civiltà. Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all'interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all'apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta...





Seft arrancava attraverso la Grande Pianura portando sulla schiena un cesto di vimini intrecciato con dentro delle selci da barattare. Era in compagnia del padre e dei due fratelli, più grandi di lui. Li odiava tutti e tre.

Intorno al 2500 a.C., in una vasta pianura della Gran Bretagna meridionale vivono diversi gruppi di umani: i pastori, i contadini, i cavatori di selce e la gente del bosco. Ciascun gruppo ha la propria organizzazione sviluppando abitudini diverse. Condividono, però, alcuni territori e risorse. Ciò genera conflitti e a volte cruenti scontri. Tutti però sono uniti da spiritualità antica, onorano il sole come divinità. Il tempo è scandito dalle stagioni, i solstizi e gli equinozi sono momenti di aggregazione ed è stato creato un cerchio rituale. Il cerchio però è fatto di legno e quindi esposto agli agenti atmosferici e agli incendi. Seft, un cavatore di selce, e Joia, sacerdotessa che crede nell'impossibile, sono uniti nel sogno di costruire un monumento ciclopico con le pietre più grandi mai viste. Solo che la pietra, in quella zona, non c'è. Il sogno visionario di Stonehenge ha inizio. 

Seft, un giovane e abile cavatore di selce, dotato di un talento speciale, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per partecipare, insieme al padre-padrone e ai due fratelli spietati, ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Si tratta della Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo. Al rito partecipano tutte le tribù dei dintorni e Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato. Lui sogna la libertà, vorrebbe allontanarsi dalla sua famiglia violenta e cambiare vita. La ragazza vive, con la sua famiglia, nella comunità dei pastori, in cui si scorgono amore e gentilezza. Neen ricambia l'amore di Seft e insieme sperano nella possibilità di un futuro migliore e in una differente visione del mondo. Joia è la sorella di Neen. Ha grandi doti carismatiche e sogna di realizzare un monumento miracoloso: un grande cerchio eretto con pietre enormi che diventerà luogo eterno di preghiera e memoria. Quando Joia diventerà sacerdotessa, condividerà questa sogno con Seft e insieme si dedicheranno anima e corpo a questo progetto all'apparenza impossibile. Tuttavia il fragile equilibrio tra le tribù, la vita è molto dura per tutti, si spezza per vari motivi: la siccità devasta la terra e le persone muoiono di fame, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta. 

Questo libro è sulle persone che hanno costruito Stonehenge, sui metodi di costruzione ideati, su come sia stato possibile spostare le grandi pietre che vengono da una foresta distante trenta chilometri. Niente ruota, né carro, né animali da traino. Sappiamo che avevano corde, il resto è mistero. Come hanno fatto a estrarre, trasportare ed erigere le colossali pietre? L'ipotesi di Follett è naturalmente tutta da dimostrare ma siamo tra le pagine di un romanzo dove tutto è possibile. 

"Il cerchio dei giorni" parla di una grande avventura scaturita da una grande idea e del tempo necessario a realizzarla. Dopo migliaia di anni Stonehenge resiste a testimonianza di una storia fatta di gente comune, che conduce una vita semplice e sicuramente povera, ma che decide di realizzare qualcosa d'impossibile. Realizzare un sogno è un'impresa ardua, gli ostacoli si moltiplicano: convincere i capi tribù; superare le rivalità fra pastori, agricoltori e cacciatori; affrontare carestie e guerre; domare la natura e la diffidenza umana. 

Scritto bene ma dal ritmo lento, "Il cerchio dei giorni" offre una lettura piacevole sia per l'ambientazione preistorica, sia per la suggestione di vedere come sono affrontati i problemi che si presentano. Sogno, genialità e duro lavoro rappresentano i pilastri del successo. Entriamo virtualmente nelle abitazioni e immaginiamo la vita quotidiana del villaggio neolitico vicino a Stonehenge. Tantissimi i personaggi, sembrano moltiplicarsi dopo ogni capitolo, a volte ricordare i loro nomi è stato difficile. Le relazioni tra i personaggi, il loro modo di ragionare ed esprimersi, sembrano un po' forzati. Nello Wiltshire di quattro millenni e mezzo si pensava a questo modo? Tutto ciò, a ben vedere, non è importante perché sappiamo come l'immaginazione dell'autore giochi un ruolo nella stesura del romanzo. 

Fra i personaggi emerge la figura della coraggiosa e visionaria sacerdotessa Joia che spera in un futuro in cui la pace e la collaborazioni tra tribù regnino sovrani. È lei, con il suo carisma naturale, il cuore pulsante del romanzo. Follett affida a una donna il ruolo di forza viva del romanzo, di energia inesauribile, di capacità di convincimento e di organizzazione. La sacerdotessa porta la speranza, ma anche la ribellione, facendosi tramite tra il divino e l'umano. Lei crede nella sua fede, difende le sue scelte, non si arrende e non abbassa mai lo sguardo. 

"Il cerchio dei giorni" è un romanzo in cui s'intrecciano storia, passione e umanità. Non si parla solo di tecniche d'ingegneria ma anche di persone, di comunità, di fede e di amore. L'autore mescola abilmente ricerca storica e pura immaginazione. Parla di un'epoca lontanissima di cui non abbiamo testimonianze se non le ipotesi degli archeologi che si basano sui reperti ritrovati. Attraverso lo studio dei reperti, armi e strumenti, frammenti di ossa umane e animali, si è ricostruita un'idea del tipo che vita che si conduceva nella preistoria. Quindi il romanzo nasce dall'insieme di elementi materiali che sono archeologia e da una parte umana che è narrativa. 

Cosa strana ma interessante ho trovato nel romanzo analogie con il nostro presente. La storia narra di guerre e diffidenze, di siccità e prevaricazioni, di resilienza di fronte a sfide che sembrano insormontabili. Nel romanzo i gruppi, coltivatori, pastori e gli abitanti dei boschi, entrano in conflitto per l'appropriazione di un pezzo di terra e per le sue risorse. In tutte le epoche, deprimente a dirsi, gli esseri umani hanno fatto la guerra! Il lato affascinante è la dimostrazione di come l'uomo sia al centro di ogni progresso con le sue scelte e le sue responsabilità. Nel passato ancestrale come nel presente le persone si preoccupano del benessere della famiglia, delle violenze, delle guerre, di sesso e matrimonio, di epidemie. Corsi e ricorsi storici scriveva il filosofo Giambattista Vico. 

"Il cerchio dei giorni" è racconto potente, una lettura piacevole che offre una visione d'insieme dell'epica impresa umana con un forte coinvolgimento emotivo. Per la prima volta Follett in un suo romanzo racconta anche di un amore saffico, dà lo scettro di protagoniste a donne forti e credibili, non trascura le ansie e le speranze del tempo. Ci sono, nel romanzo, molte scene cruente e momenti di brutalità che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori. Tra le righe scopriamo un monito a tutti noi, gente del presente: la salvezza può arrivare solo cooperando tutti insieme senza individualismi. Facile a dirsi, quasi impossibile da realizzare. Tuttavia se l'umanità vuole continuare a vivere sul pianeta Terra, quel "quasi" deve trasformarsi in certezza. Forse l'esempio di Stonehenge potrebbe indicarci la via. Forse.

giovedì 12 marzo 2026

RECENSIONE | "Mia nonna e il Conte" di Emanuele Trevi

Emanuele Trevi è uno degli scrittori italiani contemporanei più rilevanti. Ha vinto il Premio Strega 2021 con "Due vite" (Neri Pozza) ed è stato finalista al Campiello con "La casa del mago" (Ponte alle Grazie). "Mia nonna e il Conte" è il suo ultimo romanzo (Solferino). 

È un viaggio nel tempo, nelle interminabili estati dell'infanzia e della giovinezza di Trevi, trascorse immerso nei libri, nel giardino della casa di sua nonna Peppinella, in Calabria. Una nonna fiera come una dea arcaica, scrive Trevi, frutto di una schiatta di femmine a dir poco risolute, estremamente suscettibili, abituate a fidarsi solo di se stesse. Peppinella, superati gli ottant'anni, finisce dentro un amore inaspettato, tardivo, con un Conte. Un amore privo di pretese e di ansie, che nasce con un inchino.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Mia nonna e il Conte
Emanuele Trevi

Editore: Solferino
Pagine: 128
Prezzo: € 15,00
Sinossi

«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito.





Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un'estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.

Nonna Giuseppina, detta Peppinella, è una donna fiera, circondata dalle sue singolari dame di compagnia, Delia e Carmelina, come una regina, ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino, un bel giorno, Peppinella vede comparire davanti addirittura un Conte, anch'egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e le chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. 

"Il Conte, che era un vero conte, entrò nella vita di mia nonna con un inchino: così essenziale e impeccabile da fare invidia a un samurai." 

Il Conte è un vecchio gentiluomo aristocratico, un erudito esperto delle vicende familiari e politiche della casata dei Borboni. Tra lui e Peppinella fiorisce un affetto inaspettato. 

Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l'altra. 

Emanuele scrive di questo incontro, testimone della storia d'amore che entra nella vita della nonna. 

Peppinella è una divinità tirrenica, appartenente al temibile, indomabile, antichissimo, ceppo calabrese: perspicace, volubile, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l'avessi formulato. 

"Mia nonna e il Conte" è un racconto lungo, una storia d'amore e una fiaba, quasi privo di eventi, non ci sono colpi di scena, ma è l'immagine della felicità "dipinta sulla superficie tremolante di una bolla di sapone". 

Nel crepuscolo della vita il tempo passato in compagnia è più dolce, non è più solitudine e non ha l'ombra della morte. La storia d'amore tra due persone anziane diventa un inno alla vita. La nonna e il Conte godono della reciproca compagnia che ferma, seppur per poco, l'inesorabile scorrere del tempo. I loro pomeriggi trascorsi in piacevoli chiacchierate, l'attesa per i loro incontri, sono una ripresa della vita. Luoghi e persone si fondono, la memoria riporta voci e profumi del tempo, tutti i momenti perduti ritornano in superficie. 

In fondo in cosa consistono le nostre storie se non in qualche misera traccia sbiadita nella polvere del tempo, abbandonata alle intemperie, semisepolta dai calcinacci? 

Leggere Trevi è sempre interessante sia per la sua prosa raffinata sia perché si va oltre al racconto di una storia. I suoi romanzi diventano spunti di riflessione sulla memoria, sul trascorrere del tempo, sul passato scrigno dei nostri ricordi più cari. Si percepisce la nostalgia dello scrittore per il passato, per la nonna che descrive come una figura sacra, una Grande Madre. 

"Mia nonna e il Conte" si lascia leggere con estremo piacere, ed è facile affezionarsi ai suoi protagonisti il cui ritratto viene assemblato poco a poco, fino all'ultima pagina. Trevi mescola abilmente racconto e autobiografia, affronta la complessità dei rapporti umani con profonda sensibilità. L'ironia che attraversa il racconto serve a stemperare il percepire del tramonto della vita. Un tramonto fragile ma di toccante bellezza. L'amore rende infinito il tempo, la sua magia risiede nell'autenticità dei sentimenti, nell'incontro di un mondo contadino e di un mondo aristocratico in declino. Lo scrittore è partecipe del passato e diventa memoria nel presente rievocando i personaggi dei suoi ricordi. Si ha una clessidra del tempo che da personale si fa universale, che coniuga realtà, sogno e visione. Il senso di fine, di desolazione, verrà stemperato nel ricordo come nelle ultime righe della favola di Winnie the Pooh, "La strada di Winnie Puh": "Così s'incamminarono. Ma dovunque vadano, e qualunque cosa gli succeda per strada, in quel posto incantato in cima alla Foresta, un bambino e il suo Orso stanno sempre giocando." 

La scrittura ha un grande potere: valica ogni impedimento, trattiene ciò che andrebbe perduto, non conosce confini, passa indenne il vortice del tempo, fa un inchino e se ne va libera per le vie del mondo.

martedì 3 marzo 2026

RECENSIONE | "La vedova" di John Grisham

John Grisham, acclamato maestro del legal thriller, torna in libreria con "La vedova", nella traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe per Mondadori. 

Si tratta di un romanzo che si presenta come un giallo classico ricco di tensione, colpi di scena e inganni. A reggere le fila della narrazione sono un'anziana vedova, un avvocato e un'ingente eredità che daranno vita a un romanzo tra mistero e giustizia morale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vedova
John Grisham

Editore: Mondadori
Pagine: 432
Prezzo: € 24,00
Sinossi

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa – perlopiù fallimenti, multe e pignoramenti –, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un’attrazione fatale per il gioco d’azzardo. Non se la passa bene neanche economicamente e ha accumulato debiti che fatica a saldare. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali finché alla porta bussa Eleanor Barnett, un’anziana vedova di ottantacinque anni che vuole fare testamento. A quanto pare, il marito della signora le ha lasciato una fortuna considerevole di cui nessuno è al corrente. A Simon non sembra vero di trovarsi finalmente di fronte alla cliente più ricca della sua ventennale carriera: già pregusta lauti guadagni e decide di occuparsi del testamento in segreto, senza parlarne neanche alla sua fidata collaboratrice. Riempie la propria assistita di attenzioni e consigli, ma presto inizia a sospettare che la sua storia non corrisponda al vero. Quando Eleanor viene ricoverata per un incidente d’auto, all’improvviso la situazione precipita. Simon si ritrova sotto processo per un crimine che sa di non aver commesso: omicidio. Tutti gli indizi portano a lui e l’unico modo per salvarsi è trovare il vero assassino.





I clienti che si rivolgevano al piccolo studio legale dall'aria antiquata all'angolo tra Main e Maple Street portavano con sé problemi che Simon non sopportava più. Fallimenti, multe per guida in stato di ebbrezza, assegni familiari non pagati, pignoramenti, piccoli incidenti d'auto, scivoloni e cadute sospetti, richieste di invalidità discutibili. Dopo diciotto anni di una simile routine, Simon F. Latch, avvocato e consulente legale, era a pezzi. I problemi degli altri lo stavano sfinendo. 

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un'attrazione fatale per il gioco d'azzardo. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali. Fa fatica ad arrivare alla fine del mese, sommerso dai debiti e dai problemi familiari. Fino al giorno in cui alla sua porta bussa Eleanor "Netty" Barnett, un'anziana vedova di ottantacinque anni che vuol fare testamento. Per Simon è l'occasione di vita: la vedova multimilionaria, senza famiglia né amici, ha ereditato da suo marito una fortuna in azioni della Coca-Cola e di Walmart. Nessuno sa dell'esistenza di questa cospicua ricchezza. Simon inizia a pensare a tutti i modi possibili per ottenere più soldi dalla vedova. L'avvocato non avvisa nessuno, neanche la sua segretaria sa in che avventura si sta imbarcando. Le cose però non vanno nel senso auspicato: la visita di Netty è solo l'inizio di una serie di problemi. Quando la vedova è vittima di un incidente d'auto, Simon viene accusato di omicidio. Il movente è lampante: mettere le mani sulla ricchezza di Netty. Per salvarsi, le prove circostanziali sono contro di lui, dovrà trovare il vero colpevole. 

John Grisham realizza un classico giallo deduttivo dove il mistero si svela gradatamente. L'autore intreccia colpa, verità e diritto, in una struttura rigorosa di indagine poliziesca. 

"La vedova" è un romanzo caratterizzato da intrighi legali, avvocati truffaldini, menzogne e sospetti. 

Il ritmo quieto nella prima parte, si fa serrato nella seconda trascinando i lettori in un dramma giudiziario con scene in tribunale tese e avvincenti. Inizialmente occorre un po' di pazienza per seguire depistaggi e menzogne. Il finale rivela una verità più complessa del previsto e offre, al protagonista, la possibilità del riscatto. 

I personaggi sono ben sviluppati, credibili, vulnerabili e spesso subdoli. 

Anche il protagonista mostra fragilità personali e ambiguità morali. 

Simon, moralmente discutibile, non è infallibile, a volte coraggioso ma sempre in equilibrio tra colpa e redenzione. Si mostra sempre gentile con l'anziana donna anche quando comincia a sospettare di essere stato ingannato. Latch non è un personaggio simpatico ma Grisham lo rende interessante nonostante tutti i suoi difetti. Ciò ci mostra come anche il personaggio moralmente più ambiguo possa crescere e cambiare per sempre. 

Il personaggio di Eleanor, la vecchia signora pignola ed evasiva, è intrigante nel suo modo di fare. Vive modestamente, non si fida completamente di nessuno, nemmeno del suo avvocato. Il declino di Eleanor, fisico e psicologico, la portano a essere sempre più dipendente da Simon. Eppure un alone di segretezza continua a schermare la sua vita. Sembra un enigma vivente. Ci si può fidare di lei? 

"La vedova" è un romanzo dalla doppia anima: legal thriller e giallo. 

La narrazione accattivante rende la lettura piacevole ma lenta all'inizio con Simon che spende soldi che non ha per entrare nelle grazie dell'anziana cliente, che cerca di resistere al gioco d'azzardo e alla sua passione per l'alcol. Ho preferito la seconda parte quando Simon viene arrestato e processato per un crimine che non ha commesso. Si assiste a un effetto domino: l'arresto dell'avvocato ha conseguenze dannose per la sua famiglia costretta a trasferirsi per sfuggire all'assedio della stampa. A volte la conoscenza giuridica non basta e occorre intraprendere vie traverse per arrivare alla verità. Simon abbandonerà i panni da avvocato per indossare quelli da detective, chiederà l'aiuto di hacker informatici e di un vecchio amico dell'FBI. Tutto illegale ma necessario per scoprire il colpevole. 

"La vedova" è un classico dramma giudiziario combinato con un inquietante e inaspettato giallo: avvocati, denaro, allibratori, FBI e tribunali. Una lettura che esplora i limiti del sistema giudiziario, l'avidità, la corruzione. Un mistery in cui si scoprono i difetti e le debolezze umane. In primo piano osserviamo la corruzione economica e il potere che il denaro esercita sugli uomini. Il denaro genera sempre sospetti, mina i rapporti famigliari, induce in tentazione. 

"La vedova" è un giallo classico che propone un mistero costruito passo dopo passo. La tensione cresce quasi impercettibilmente e diventa motore di colpe, errori e rimorsi. Tra le righe è facile individuare una critica sociale che induce a riflessione. 

Grisham è abile nel gestire ambiguità morali, giustizia e ravvedimento. Intreccia con cura indizi e depistaggi trasformando un cliente da sogno in un incubo. La narrazione inaffidabile, sulla ricchezza della vedova e le intenzioni dell'avvocato, tiene i lettori col fiato sospeso. A chi credere? La verità vi sorprenderà e vedrà la luce attraverso molte difficoltà.