giovedì 12 marzo 2026

RECENSIONE | "Mia nonna e il Conte" di Emanuele Trevi

Emanuele Trevi è uno degli scrittori italiani contemporanei più rilevanti. Ha vinto il Premio Strega 2021 con "Due vite" (Neri Pozza) ed è stato finalista al Campiello con "La casa del mago" (Ponte alle Grazie). "Mia nonna e il Conte" è il suo ultimo romanzo (Solferino). 

È un viaggio nel tempo, nelle interminabili estati dell'infanzia e della giovinezza di Trevi, trascorse immerso nei libri, nel giardino della casa di sua nonna Peppinella, in Calabria. Una nonna fiera come una dea arcaica, scrive Trevi, frutto di una schiatta di femmine a dir poco risolute, estremamente suscettibili, abituate a fidarsi solo di se stesse. Peppinella, superati gli ottant'anni, finisce dentro un amore inaspettato, tardivo, con un Conte. Un amore privo di pretese e di ansie, che nasce con un inchino.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Mia nonna e il Conte
Emanuele Trevi

Editore: Solferino
Pagine: 128
Prezzo: € 15,00
Sinossi

«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito.





Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un'estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.

Nonna Giuseppina, detta Peppinella, è una donna fiera, circondata dalle sue singolari dame di compagnia, Delia e Carmelina, come una regina, ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino, un bel giorno, Peppinella vede comparire davanti addirittura un Conte, anch'egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e le chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. 

"Il Conte, che era un vero conte, entrò nella vita di mia nonna con un inchino: così essenziale e impeccabile da fare invidia a un samurai." 

Il Conte è un vecchio gentiluomo aristocratico, un erudito esperto delle vicende familiari e politiche della casata dei Borboni. Tra lui e Peppinella fiorisce un affetto inaspettato. 

Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l'altra. 

Emanuele scrive di questo incontro, testimone della storia d'amore che entra nella vita della nonna. 

Peppinella è una divinità tirrenica, appartenente al temibile, indomabile, antichissimo, ceppo calabrese: perspicace, volubile, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l'avessi formulato. 

"Mia nonna e il Conte" è un racconto lungo, una storia d'amore e una fiaba, quasi privo di eventi, non ci sono colpi di scena, ma è l'immagine della felicità "dipinta sulla superficie tremolante di una bolla di sapone". 

Nel crepuscolo della vita il tempo passato in compagnia è più dolce, non è più solitudine e non ha l'ombra della morte. La storia d'amore tra due persone anziane diventa un inno alla vita. La nonna e il Conte godono della reciproca compagnia che ferma, seppur per poco, l'inesorabile scorrere del tempo. I loro pomeriggi trascorsi in piacevoli chiacchierate, l'attesa per i loro incontri, sono una ripresa della vita. Luoghi e persone si fondono, la memoria riporta voci e profumi del tempo, tutti i momenti perduti ritornano in superficie. 

In fondo in cosa consistono le nostre storie se non in qualche misera traccia sbiadita nella polvere del tempo, abbandonata alle intemperie, semisepolta dai calcinacci? 

Leggere Trevi è sempre interessante sia per la sua prosa raffinata sia perché si va oltre al racconto di una storia. I suoi romanzi diventano spunti di riflessione sulla memoria, sul trascorrere del tempo, sul passato scrigno dei nostri ricordi più cari. Si percepisce la nostalgia dello scrittore per il passato, per la nonna che descrive come una figura sacra, una Grande Madre. 

"Mia nonna e il Conte" si lascia leggere con estremo piacere, ed è facile affezionarsi ai suoi protagonisti il cui ritratto viene assemblato poco a poco, fino all'ultima pagina. Trevi mescola abilmente racconto e autobiografia, affronta la complessità dei rapporti umani con profonda sensibilità. L'ironia che attraversa il racconto serve a stemperare il percepire del tramonto della vita. Un tramonto fragile ma di toccante bellezza. L'amore rende infinito il tempo, la sua magia risiede nell'autenticità dei sentimenti, nell'incontro di un mondo contadino e di un mondo aristocratico in declino. Lo scrittore è partecipe del passato e diventa memoria nel presente rievocando i personaggi dei suoi ricordi. Si ha una clessidra del tempo che da personale si fa universale, che coniuga realtà, sogno e visione. Il senso di fine, di desolazione, verrà stemperato nel ricordo come nelle ultime righe della favola di Winnie the Pooh, "La strada di Winnie Puh": "Così s'incamminarono. Ma dovunque vadano, e qualunque cosa gli succeda per strada, in quel posto incantato in cima alla Foresta, un bambino e il suo Orso stanno sempre giocando." 

La scrittura ha un grande potere: valica ogni impedimento, trattiene ciò che andrebbe perduto, non conosce confini, passa indenne il vortice del tempo, fa un inchino e se ne va libera per le vie del mondo.

martedì 3 marzo 2026

RECENSIONE | "La vedova" di John Grisham

John Grisham, acclamato maestro del legal thriller, torna in libreria con "La vedova", nella traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe per Mondadori. 

Si tratta di un romanzo che si presenta come un giallo classico ricco di tensione, colpi di scena e inganni. A reggere le fila della narrazione sono un'anziana vedova, un avvocato e un'ingente eredità che daranno vita a un romanzo tra mistero e giustizia morale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vedova
John Grisham

Editore: Mondadori
Pagine: 432
Prezzo: € 24,00
Sinossi

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa – perlopiù fallimenti, multe e pignoramenti –, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un’attrazione fatale per il gioco d’azzardo. Non se la passa bene neanche economicamente e ha accumulato debiti che fatica a saldare. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali finché alla porta bussa Eleanor Barnett, un’anziana vedova di ottantacinque anni che vuole fare testamento. A quanto pare, il marito della signora le ha lasciato una fortuna considerevole di cui nessuno è al corrente. A Simon non sembra vero di trovarsi finalmente di fronte alla cliente più ricca della sua ventennale carriera: già pregusta lauti guadagni e decide di occuparsi del testamento in segreto, senza parlarne neanche alla sua fidata collaboratrice. Riempie la propria assistita di attenzioni e consigli, ma presto inizia a sospettare che la sua storia non corrisponda al vero. Quando Eleanor viene ricoverata per un incidente d’auto, all’improvviso la situazione precipita. Simon si ritrova sotto processo per un crimine che sa di non aver commesso: omicidio. Tutti gli indizi portano a lui e l’unico modo per salvarsi è trovare il vero assassino.





I clienti che si rivolgevano al piccolo studio legale dall'aria antiquata all'angolo tra Main e Maple Street portavano con sé problemi che Simon non sopportava più. Fallimenti, multe per guida in stato di ebbrezza, assegni familiari non pagati, pignoramenti, piccoli incidenti d'auto, scivoloni e cadute sospetti, richieste di invalidità discutibili. Dopo diciotto anni di una simile routine, Simon F. Latch, avvocato e consulente legale, era a pezzi. I problemi degli altri lo stavano sfinendo. 

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un'attrazione fatale per il gioco d'azzardo. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali. Fa fatica ad arrivare alla fine del mese, sommerso dai debiti e dai problemi familiari. Fino al giorno in cui alla sua porta bussa Eleanor "Netty" Barnett, un'anziana vedova di ottantacinque anni che vuol fare testamento. Per Simon è l'occasione di vita: la vedova multimilionaria, senza famiglia né amici, ha ereditato da suo marito una fortuna in azioni della Coca-Cola e di Walmart. Nessuno sa dell'esistenza di questa cospicua ricchezza. Simon inizia a pensare a tutti i modi possibili per ottenere più soldi dalla vedova. L'avvocato non avvisa nessuno, neanche la sua segretaria sa in che avventura si sta imbarcando. Le cose però non vanno nel senso auspicato: la visita di Netty è solo l'inizio di una serie di problemi. Quando la vedova è vittima di un incidente d'auto, Simon viene accusato di omicidio. Il movente è lampante: mettere le mani sulla ricchezza di Netty. Per salvarsi, le prove circostanziali sono contro di lui, dovrà trovare il vero colpevole. 

John Grisham realizza un classico giallo deduttivo dove il mistero si svela gradatamente. L'autore intreccia colpa, verità e diritto, in una struttura rigorosa di indagine poliziesca. 

"La vedova" è un romanzo caratterizzato da intrighi legali, avvocati truffaldini, menzogne e sospetti. 

Il ritmo quieto nella prima parte, si fa serrato nella seconda trascinando i lettori in un dramma giudiziario con scene in tribunale tese e avvincenti. Inizialmente occorre un po' di pazienza per seguire depistaggi e menzogne. Il finale rivela una verità più complessa del previsto e offre, al protagonista, la possibilità del riscatto. 

I personaggi sono ben sviluppati, credibili, vulnerabili e spesso subdoli. 

Anche il protagonista mostra fragilità personali e ambiguità morali. 

Simon, moralmente discutibile, non è infallibile, a volte coraggioso ma sempre in equilibrio tra colpa e redenzione. Si mostra sempre gentile con l'anziana donna anche quando comincia a sospettare di essere stato ingannato. Latch non è un personaggio simpatico ma Grisham lo rende interessante nonostante tutti i suoi difetti. Ciò ci mostra come anche il personaggio moralmente più ambiguo possa crescere e cambiare per sempre. 

Il personaggio di Eleanor, la vecchia signora pignola ed evasiva, è intrigante nel suo modo di fare. Vive modestamente, non si fida completamente di nessuno, nemmeno del suo avvocato. Il declino di Eleanor, fisico e psicologico, la portano a essere sempre più dipendente da Simon. Eppure un alone di segretezza continua a schermare la sua vita. Sembra un enigma vivente. Ci si può fidare di lei? 

"La vedova" è un romanzo dalla doppia anima: legal thriller e giallo. 

La narrazione accattivante rende la lettura piacevole ma lenta all'inizio con Simon che spende soldi che non ha per entrare nelle grazie dell'anziana cliente, che cerca di resistere al gioco d'azzardo e alla sua passione per l'alcol. Ho preferito la seconda parte quando Simon viene arrestato e processato per un crimine che non ha commesso. Si assiste a un effetto domino: l'arresto dell'avvocato ha conseguenze dannose per la sua famiglia costretta a trasferirsi per sfuggire all'assedio della stampa. A volte la conoscenza giuridica non basta e occorre intraprendere vie traverse per arrivare alla verità. Simon abbandonerà i panni da avvocato per indossare quelli da detective, chiederà l'aiuto di hacker informatici e di un vecchio amico dell'FBI. Tutto illegale ma necessario per scoprire il colpevole. 

"La vedova" è un classico dramma giudiziario combinato con un inquietante e inaspettato giallo: avvocati, denaro, allibratori, FBI e tribunali. Una lettura che esplora i limiti del sistema giudiziario, l'avidità, la corruzione. Un mistery in cui si scoprono i difetti e le debolezze umane. In primo piano osserviamo la corruzione economica e il potere che il denaro esercita sugli uomini. Il denaro genera sempre sospetti, mina i rapporti famigliari, induce in tentazione. 

"La vedova" è un giallo classico che propone un mistero costruito passo dopo passo. La tensione cresce quasi impercettibilmente e diventa motore di colpe, errori e rimorsi. Tra le righe è facile individuare una critica sociale che induce a riflessione. 

Grisham è abile nel gestire ambiguità morali, giustizia e ravvedimento. Intreccia con cura indizi e depistaggi trasformando un cliente da sogno in un incubo. La narrazione inaffidabile, sulla ricchezza della vedova e le intenzioni dell'avvocato, tiene i lettori col fiato sospeso. A chi credere? La verità vi sorprenderà e vedrà la luce attraverso molte difficoltà.

giovedì 26 febbraio 2026

RECENSIONE | "La bugia dell'orchidea" di Donato Carrisi

"La bugia dell'orchidea" è in nuovo intrigante romanzo che segna il ritorno in libreria, per Longanesi, di Donato Carrisi, il maestro del thriller italiano. 

Questo libro ha un segreto. Chi l'ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.

Tra le rovine di una famiglia, un uomo e una donna cercano le tracce di un amore, di un delitto e di una felicità perduta. 

Il titolo, "La bugia dell'orchidea", mostra già un primo indizio: un'orchidea che sopravvive grazie a una bugia. La bugia è il cuore pulsante del romanzo che porterà il lettore a riflettere sul ruolo della menzogna, del silenzio e su quanto possa essere ingannevole la percezione nella vita quotidiana e nella famiglia. 

L'orchidea Labia sericea, fiore che forse non esiste, simboleggia le menzogne che noi stessi costruiamo. Tutto è seducente, perturbante, emozionante.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La bugia dell'orchidea
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 400
Prezzo: € 23,00
Sinossi

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio. Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.





Un agricoltore in preda a un raptus, servendosi di un grosso coltello da carne, una notte aveva tagliato la gola a moglie e figli piccoli mentre dormivano. All'alba lo stesso assassino aveva chiamato i carabinieri e si era fatto trovare dai militari disarmato, all'esterno dell'abitazione. Un grande casale rosso.

La trama ruota attorno alla misteriosa scrittrice Victoria Anthon, che indaga su una brutale strage familiare avvenuta dieci anni prima, collegandosi al giornalista Alfredo F. e immergendosi in un labirinto di segreti. Immagina l'alba di un'estate caldissima. Immagina l'aria immobile della campagna, l'odore dei campi, il frinire dei grilli. 

Immagina il buio che arretra all'invasione del giorno. Immagina ora un grande e antico casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra il secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all'improvviso da un urlo disperato. 

C'era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. 

C'era una volta la famiglia perfetta, e ora non c'è più. 

Cos'è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d'agosto? 

Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L'unico sopravvissuto. La verità è davanti agli occhi. C'è una sola spiegazione. Non c'è errore. Le risposte sono tutte lì, nero su bianco. 

Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. 

 È l'inizio. 

 "La bugia dell'orchidea" è un romanzo a scatole cinesi dal ritmo placido, l'azione frenetica è bandita e sostituita dalla tensione mentale che trasforma i ricordi, le paure, i desideri, in ombre spietate che si muovono su un terreno instabile. Qui nascono incertezze e ambiguità, la verità mostra vari volti poiché è intrisa da rivelazioni pronte a ribaltare le conclusioni di ciò che abbiamo appena letto. 

Il lettore deve procedere con attenzione, affrontando il conflitto interiore dei protagonisti con mente aperta pronta ad accogliere segreti di famiglia, memorie frammentate, identità e memorie confuse. Non esistono persone senza segreti. 

La lettura non è mai noia, alterna momenti di apparente quiete a momenti di rivelazioni che destabilizzano e inquietano. Il brivido non nasce dall'azione, la strage è già conclusa fin dalle prime pagine, ma scaturisce dall'incertezza e dalla manipolazione emotiva. Il lettore è chiamato a fare una scelta: fidarsi o dubitare dei protagonisti. Alcuni sono inaffidabili, altri plasmano la realtà in base ai loro desideri, altri ancora sono oppressi dai sensi di colpa. Tutti, però, concorrono a mantenere alta la tensione. Ogni tassello, aggiunto nella risoluzione del caso, nasconde un pericolo che si manifesta in un'atmosfera a tratti opprimente dove cuore e cervello spesso sono schierati in opposte trincee. Le verità riemergono pian piano e scoprire la fonte del male non sarà facile. 

A volte la verità non viene nascosta: viene coltivata, come un'orchidea. Bella da guardare, velenosa da toccare.

Inizialmente il lettore potrebbe rifiutarsi di credere e Carrisi gli offre un ventaglio di verità possibili, plausibili e verosimili. Dubbi e inquietudini si moltiplicano a testimonianza del fatto che la verità non è la fine ma l'inizio. Quando crediamo di aver raggiunto un traguardo, scrive Carrisi, è solo perché è consolatorio. 

Il romanzo è anche un ritratto della società che consuma in fretta ogni evento. Siamo al cospetto di una società inquieta in cui il presunto colpevole, l'indiziato numero uno della strage familiare, subisce due processi: uno giudiziario, l'altro mediatico. Nel primo la sua colpevolezza era ancora da dimostrare, nel secondo era già stato inesorabilmente condannato. La presunzione d'innocenza e il beneficio del dubbio vengono cancellati non da prove certe ma da giudizi e dalla necessità di trovare un colpevole. 

Carrisi è uno dei miei autori preferiti. Amo il suo modo di scrivere, le trame complesse i personaggi dalle mille sfaccettature. Mai nulla è come appare, Carrisi gioca con il lettore esplorando la fragilità delle certezze e ricordando che la verità è sempre soggettiva. Il nuovo romanzo di Carrisi non delude sicuramente. Anzi, questo libro è uno scenario perfetto per riflettere su temi importanti come la famiglia, l'identità e la menzogna. 

Il rancore è un lievito che cresce lentamente, al calore domestico degli affetti.

"La bugia dell'orchidea" è un thriller sperimentale con nuovi linguaggi, nuove strutture e nuove formule. È un'esperienza che coinvolge il lettore in una storia che oltrepassa una soglia senza che ce ne accorgiamo. Non c'è un profiler ma una scrittrice che indaga; non c'è lo studio di uno psicologo ma un casale rosso; non c'è la polizia con un'indagine ufficiale ma un percorso interiore e narrativo; non ci sono risposte certe ma tante domande. L'autore ci indica un portale per accedere a un mistero più profondo. Non lasciatevi ingannare dagli indizi e dai dettagli che si incastrano alla perfezione. Questo romanzo sfida le convenzioni, rendendo la lettura più coinvolgente e riflessiva. I piani di realtà si moltiplicano e ciò coinvolge attivamente il lettore nell'interpretazione degli eventi. Si vive, quindi, un'esperienza di indagine su verità e finzione, su ciò che sappiamo e su ciò che scegliamo di non vedere. Il sapore dell'inganno è ovunque. La lettura si rivela un'esperienza sensoriale. Le domande si accumulano, le risposte si nascondono nel nostro personale modo di percepire la storia. 

È tutto una bugia? Una cosa è sicura: "L'inganno perfetto ha il profumo di un'orchidea, la Labia Sericea, che nessuno ha mai visto, ma esiste semplicemente perché se ne parla!" 

Vi saluto con le parole dell'autore: 

Io non sono uno di quegli scrittori che vi prendono per mano e vi accompagnano pagina per pagina. Io vi conduco sulla soglia di una stanza buia. Vi spingo dentro e richiudo la porta.

L'incantesimo di Carrisi su di me continua e l'attesa ricomincia!