mercoledì 13 maggio 2026

RECENSIONE | "L'uomo di Londra" di Georges Simenon

Composto nel 1933 a Marsilly, dove Simenon aveva acquistato una residenza di campagna chiamata La Richardière, "L'uomo di Londra" apparve presso Fayard l'anno successivo e ha conosciuto diversi adattamenti cinematografici. 

In Italia Adelphi continua a pubblicare i romanzi di Simenon e ha in catalogo un numero elevato di titoli che abbracciano l'intera produzione dell'autore belga. 

"L'uomo di Londra", nella traduzione di Giorgio Pinotti, è stato pubblicato da Adelphi nel 1999.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'uomo di Londra
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 144
Prezzo: € 12,00
Sinossi

La cabina di vetro di Louis Maloin - ferroviere addetto agli scambi - è l'occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto, mettendo a fuoco dettagli minimi, impercettibili. Come l'uomo con l'impermeabile grigio e la sigaretta tra le labbra in attesa sulla banchina. E l'ombra che, dal traghetto, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi e fatali: perché l'uomo in grigio sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno.





Sul momento ci sembrano ore come tutte le altre. Solo in seguito ci rendiamo conto che erano eccezionali, e allora cerchiamo disperatamente di ricostruirne il filo smarrito, di ripercorrere in sequenza ogni singolo minuto.

Maloin, uomo schivo e taciturno, addetto agli scambi in una piccola stazione ferroviaria di un porto, è testimone di un omicidio. Una notte Maloin vede un uomo vestito di grigio che attende fumando sulla banchina. Un'altra figura giunge col traghetto proveniente da Londra e prima di scendere dall'imbarcazione lancia una valigetta all'uomo in grigio. Poco dopo nasce una colluttazione, l'uomo di Londra uccide freddamente e brutalmente l'uomo in grigio. Durante la colluttazione la valigetta cade in mare e l'assassino fugge. Sarà Maloin a recuperare la misteriosa valigetta e ad aprirla scoprendo ciò che contiene. 

È l'inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l'uomo di Londra, si cercano, si spiano e Maloin sceglie per sé un destino diverso e una nuova dignità. Da testimone di un crimine, il ferroviere si trasforma in complice e protagonista. Da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. 

Ormai lo sapete, per me leggere Simenon è scoprire, ogni volta, una narrazione semplice ma universale che rispecchia il tumulto interiore dei protagonisti ed esplora la tentazione, la colpa e la povertà, temi tipici della narrativa di Simenon. Le illusioni e le tentazioni sono dietro l'angolo, nascoste eppur presenti. 

"L'uomo di Londra" è una storia malinconica e crudele, un viaggio nella coscienza di un uomo umile e mediocre. Un uomo piegato dai sensi di colpa, intrappolato in un'abitudinaria e monotona quotidianità, che non riesce a soddisfare in pieno le esigenze della famiglia e si sente soffocare dal senso di inferiorità che lo tormenta. La storia ha un ritmo lento, una scrittura elegante e l'atmosfera cupa che si respira in questo romanzo pare avvolgere gli eventi e sottolinea come un evento imprevisto possa sconvolgere gli equilibri di un uomo. Nelle opere di Simenon si può sempre constatare come un piccolo o grande evento porti al frantumarsi di tutte le certezze del protagonista. Un'altra caratteristica dei suoi scritti è il ruolo secondario della trama poliziesca che lascia il primo piano al dramma personale di uomini segnati dalla vita. Nessuno può essere certo del proprio agire in determinate situazioni e Simenon lo ricorda attraverso l'agire di Maloin che scopre un altro se stesso fatto di impulsi e sensazioni contrastanti. Il protagonista con timore si guarda allo specchio e vede una possibilità di cambiamento, l'amore cede al male e la tragedia trionfa. 

"L'uomo di Londra" è un romanzo in bianco e nero che esprime un sentimento tormentato. Il protagonista è costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia il confine tra innocenza e complicità. Il romanzo si svolge in gran parte nella mente di Maloin e lui oltrepassa quel confine. Tuttavia il suo sforzo di ribellarsi alle sconfitte inferte dalla vita è inutile. Il suo destino è di soccombere e nei romanzi dello scrittore belga il destino si fa certezza. 

Un bel romanzo di Simenon che consiglio vivamente.

martedì 21 aprile 2026

RECENSIONE | "Luna fredda su Babylon" di Michael McDowell

 "Luna fredda su Babylon" di Michael McDowell, edito da Neri Pozza, è una storia di misteri e presenze che si fanno letali nella luce della luna fredda. Ambientato nella Florida degli anni '80 narra la scomparsa di una ragazza in una piccola città dove il fiume e le superstizioni nascondono segreti e crudeltà umana. 

Michael McDowell ha scritto romanzi e sceneggiature. Neri Pozza ha portato in Italia, a partire dal 2023, i sei romanzi della saga Blackwater, ambientata nella cittadina di Perdido sconvolta da una devastante alluvione. Tra gli altri titoli, "Gli aghi d'oro" e "Katie". 

"Luna fredda su Babylon" apparve tre anni prima di "Blackwater".


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Luna fredda su Babylon
Michael McDowell

Editore: Neri Pozza
Pagine: 440
Prezzo: € 14,90
Sinossi

Babylon, Florida, 1980. Il caldo soffoca la città, le superstizioni tormentano i pavidi, i serpenti uccidono gli incauti. Un fiume oscuro corre, rapido e letale, tavolta reclamando la sua libbra di carne. Quando la giovane Margaret Larkin scompare, è come se quelle acque volessero tornare alla sorgente, restituire chi non avrebbero mai dovuto inghiottire. Mentre una fredda luna si leva, accecante, sui peccati e le colpe di Babylon. Nessuno vuole avvicinarsi al fiume Styx, che lambisce la cittadina di Babylon, Florida. Solo i Larkin vivono in quelle terre paludose, che sono la loro fonte di sostentamento. Eppure il fiume non è sempre stato benevolo con loro e, quando anche l’ultima dei Larkin scompare, tutti si convincono che c’è del marcio a Babylon. Ma la maledizione che sembra funestare quelle rive è poca cosa rispetto alla cupidigia e alla brutalità degli uomini. La danza macabra tra i vivi e i morti è appena cominciata.





Il fiume Styx, per la lentezza della corrente e la frequenza di banchi di sabbia, pozze stagnanti lungo le sponde e rami morti, è infestato da zanzare, sanguisughe e serpenti... Solo quattro persone abitano sulle sue sponde. Una di queste è un'anziana nera la cui baracca si trova pericolosamente vicina alla confluenza del Perdido. La donna è sorda e pazza. Gli altri tre stanno appena oltre l'unico ponte sul fiume.

Con "Luna fredda su Babylon", McDowell ci porta nel profondo Sud della Florida, a Babylon, una tipica e sonnolenta cittadina di provincia circondata da paludi avvolte nella nebbia dove albergano zanzare e serpenti. Un mondo lontano dal progresso, dove religione e superstizione si intrecciano, dove il passato è un eterno presente, dove scorre un fiume dalle sponde fangose. Il fiume è lo Styx, affluente del Perdido il cui ricordo è sempre vivo nel cuore di noi lettori della saga Blackwater. 

La famiglia Larkin, nonna e due nipoti, abita, solitaria, subito dopo l'unico ponte sul fiume. Una sera la giovane Margareth Larkin non fa ritorno a casa. È stata derubata della sua innocenza e della sua vita. Un orribile delitto, un colpevole al di sopra della giustizia terrena, un grido inascoltato che si trasforma in vendetta, sono l'avvio di un romanzo che fa del terrore la sua spada di Democle. Tutti sospettano ma l'avidità, l'egoismo e l'ipocrisia, innalzano un muro di fitta nebbia che cela il colpevole e il male che infligge. Tuttavia il male non deve restare impunito. Nel fiume è stato ritrovato il corpo senza vita di Margareth e dal fiume, dalle torbide profondità, una forma mutevole, dalle sembianze quasi umane, prende lentamente forma. Notte dopo notte vagherà sulla terra cercando vendetta in un ultimo gelido abbraccio. Nel fango il Destino aspetta e osserva, tesse la sua ragnatela, colpisce quando vuole. Nulla e nessuno lo può fermare. Nel fango aspetta e dal fango si erge la vendetta. I morti non dimenticano. 

Leggere McDowell è sempre un gran piacere. Entrare nel suo mondo è un'avventura irresistibile perché si percorrono le strade oscure del male. Ogni capitolo è ricco di emozioni che travolgono e catturano l'attenzione del lettore. Il ritmo della narrazione, i personaggi femminili forti, il fascino dei luoghi, sono elementi caratterizzanti dei suoi romanzi. 

Leggere "Luna fredda su Babylon" è come affrontare uno tsunami di emozioni e sensazioni, è appassionarsi a una storia che non lascia indifferenti grazie al potere evocativo delle parole che si fanno immagini. 

"Luna fredda su Babylon" è un romanzo caratterizzato da una tensione inquietante che porta il lettore a camminare sul filo sottile dell'equilibrio tra ciò che è reale e ciò che non lo è. La storia è cupa, orribile, avvincente. Si legge con il fiato sospeso adorando alcuni personaggi e odiando i molti cattivi. A illuminare il nostro cammino è una fredda luna che si leva, accecante, sui peccati e le colpe di Babylon. 

Il potere oscuro del gotico striscia tra paludi e vecchie casa. L'orrore non mostra mai apertamente il suo volto, ma traspare dalle parole non dette, dalle terre martoriate, dalle superstizioni e dai desideri, dal peccato taciuto e dalla redenzione che forse mai arriverà. 

McDowell racconta una storia gotica che pulsa, sussurra, fluttua nelle acque melmose del fiume. Ascoltiamolo in silenzio per assistere all'affascinante danza tra vivi e morti.

giovedì 26 marzo 2026

RECENSIONE | "Il cerchio dei giorni" di Ken Follett

Nel suo nuovo libro "Il cerchio dei giorni" (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo), il britannico Ken Follett torna indietro nel tempo, fino all'Età della Pietra, per raccontare la costruzione di un gigantesco luogo di culto, Stonehenge. 

Ken Follett, tra archeologia e immaginazione, svela la nascita di uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti della storia umana visto che non c'è ancora pieno accordo tra gli storici, sulla sua reale funzione, né sulle modalità della sua costruzione con megaliti davvero giganteschi. Il mistero è quindi parte integrante del fascino del monumento e Follett utilizza questa incertezza storica per rendere ancora più avvincente il suo romanzo. 

Tra mille eventi e una marea di personaggi, lo scrittore gallese ci propone la soluzione fantasiosa di un enigma archeologico coordinando ansie e speranze e desideri. Realizzare un sogno non è mai facile ma, con l'aiuto e il sostegno di tutti, è possibile. Dal Neolitico giunge quindi l'eco di una verità che oggi stentiamo a mettere in atto: cooperare è l'unica via che porta al bene comune. 

L'autore da vita a personaggi carismatici, come Joya e Seft, i protagonisti di questo romanzo composto da una parte basata sui reperti trovati dagli archeologi (frammenti di ossa umane, animali, armi, resti di case) e da una parte, personaggi e dialoghi, basata sull'immaginazione. 

Ci aspetta una lettura appassionante e suggestiva. Quindi, senza indugi, iniziamo il nostro viaggio: Stonehenge, il celebre e mastodontico monumento preistorico nel Wiltshire, Inghilterra, composto da un cerchio di enormi pietre erette tra il 3000 e il 1600 a.C. circa, ci aspetta.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Il cerchio dei giorni
Ken Follett

Editore: Mondadori
Pagine: 704
Prezzo: € 27,00
Sinossi

Il romanzo epico della costruzione di Stonehenge, ancora oggi uno dei più grandi misteri del mondo. Un cavatore di selce con un dono. Una sacerdotessa che crede nell'impossibile. Un monumento che definirà una civiltà. Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all'interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all'apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta...





Seft arrancava attraverso la Grande Pianura portando sulla schiena un cesto di vimini intrecciato con dentro delle selci da barattare. Era in compagnia del padre e dei due fratelli, più grandi di lui. Li odiava tutti e tre.

Intorno al 2500 a.C., in una vasta pianura della Gran Bretagna meridionale vivono diversi gruppi di umani: i pastori, i contadini, i cavatori di selce e la gente del bosco. Ciascun gruppo ha la propria organizzazione sviluppando abitudini diverse. Condividono, però, alcuni territori e risorse. Ciò genera conflitti e a volte cruenti scontri. Tutti però sono uniti da spiritualità antica, onorano il sole come divinità. Il tempo è scandito dalle stagioni, i solstizi e gli equinozi sono momenti di aggregazione ed è stato creato un cerchio rituale. Il cerchio però è fatto di legno e quindi esposto agli agenti atmosferici e agli incendi. Seft, un cavatore di selce, e Joia, sacerdotessa che crede nell'impossibile, sono uniti nel sogno di costruire un monumento ciclopico con le pietre più grandi mai viste. Solo che la pietra, in quella zona, non c'è. Il sogno visionario di Stonehenge ha inizio. 

Seft, un giovane e abile cavatore di selce, dotato di un talento speciale, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per partecipare, insieme al padre-padrone e ai due fratelli spietati, ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Si tratta della Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo. Al rito partecipano tutte le tribù dei dintorni e Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato. Lui sogna la libertà, vorrebbe allontanarsi dalla sua famiglia violenta e cambiare vita. La ragazza vive, con la sua famiglia, nella comunità dei pastori, in cui si scorgono amore e gentilezza. Neen ricambia l'amore di Seft e insieme sperano nella possibilità di un futuro migliore e in una differente visione del mondo. Joia è la sorella di Neen. Ha grandi doti carismatiche e sogna di realizzare un monumento miracoloso: un grande cerchio eretto con pietre enormi che diventerà luogo eterno di preghiera e memoria. Quando Joia diventerà sacerdotessa, condividerà questa sogno con Seft e insieme si dedicheranno anima e corpo a questo progetto all'apparenza impossibile. Tuttavia il fragile equilibrio tra le tribù, la vita è molto dura per tutti, si spezza per vari motivi: la siccità devasta la terra e le persone muoiono di fame, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta. 

Questo libro è sulle persone che hanno costruito Stonehenge, sui metodi di costruzione ideati, su come sia stato possibile spostare le grandi pietre che vengono da una foresta distante trenta chilometri. Niente ruota, né carro, né animali da traino. Sappiamo che avevano corde, il resto è mistero. Come hanno fatto a estrarre, trasportare ed erigere le colossali pietre? L'ipotesi di Follett è naturalmente tutta da dimostrare ma siamo tra le pagine di un romanzo dove tutto è possibile. 

"Il cerchio dei giorni" parla di una grande avventura scaturita da una grande idea e del tempo necessario a realizzarla. Dopo migliaia di anni Stonehenge resiste a testimonianza di una storia fatta di gente comune, che conduce una vita semplice e sicuramente povera, ma che decide di realizzare qualcosa d'impossibile. Realizzare un sogno è un'impresa ardua, gli ostacoli si moltiplicano: convincere i capi tribù; superare le rivalità fra pastori, agricoltori e cacciatori; affrontare carestie e guerre; domare la natura e la diffidenza umana. 

Scritto bene ma dal ritmo lento, "Il cerchio dei giorni" offre una lettura piacevole sia per l'ambientazione preistorica, sia per la suggestione di vedere come sono affrontati i problemi che si presentano. Sogno, genialità e duro lavoro rappresentano i pilastri del successo. Entriamo virtualmente nelle abitazioni e immaginiamo la vita quotidiana del villaggio neolitico vicino a Stonehenge. Tantissimi i personaggi, sembrano moltiplicarsi dopo ogni capitolo, a volte ricordare i loro nomi è stato difficile. Le relazioni tra i personaggi, il loro modo di ragionare ed esprimersi, sembrano un po' forzati. Nello Wiltshire di quattro millenni e mezzo si pensava a questo modo? Tutto ciò, a ben vedere, non è importante perché sappiamo come l'immaginazione dell'autore giochi un ruolo nella stesura del romanzo. 

Fra i personaggi emerge la figura della coraggiosa e visionaria sacerdotessa Joia che spera in un futuro in cui la pace e la collaborazioni tra tribù regnino sovrani. È lei, con il suo carisma naturale, il cuore pulsante del romanzo. Follett affida a una donna il ruolo di forza viva del romanzo, di energia inesauribile, di capacità di convincimento e di organizzazione. La sacerdotessa porta la speranza, ma anche la ribellione, facendosi tramite tra il divino e l'umano. Lei crede nella sua fede, difende le sue scelte, non si arrende e non abbassa mai lo sguardo. 

"Il cerchio dei giorni" è un romanzo in cui s'intrecciano storia, passione e umanità. Non si parla solo di tecniche d'ingegneria ma anche di persone, di comunità, di fede e di amore. L'autore mescola abilmente ricerca storica e pura immaginazione. Parla di un'epoca lontanissima di cui non abbiamo testimonianze se non le ipotesi degli archeologi che si basano sui reperti ritrovati. Attraverso lo studio dei reperti, armi e strumenti, frammenti di ossa umane e animali, si è ricostruita un'idea del tipo che vita che si conduceva nella preistoria. Quindi il romanzo nasce dall'insieme di elementi materiali che sono archeologia e da una parte umana che è narrativa. 

Cosa strana ma interessante ho trovato nel romanzo analogie con il nostro presente. La storia narra di guerre e diffidenze, di siccità e prevaricazioni, di resilienza di fronte a sfide che sembrano insormontabili. Nel romanzo i gruppi, coltivatori, pastori e gli abitanti dei boschi, entrano in conflitto per l'appropriazione di un pezzo di terra e per le sue risorse. In tutte le epoche, deprimente a dirsi, gli esseri umani hanno fatto la guerra! Il lato affascinante è la dimostrazione di come l'uomo sia al centro di ogni progresso con le sue scelte e le sue responsabilità. Nel passato ancestrale come nel presente le persone si preoccupano del benessere della famiglia, delle violenze, delle guerre, di sesso e matrimonio, di epidemie. Corsi e ricorsi storici scriveva il filosofo Giambattista Vico. 

"Il cerchio dei giorni" è racconto potente, una lettura piacevole che offre una visione d'insieme dell'epica impresa umana con un forte coinvolgimento emotivo. Per la prima volta Follett in un suo romanzo racconta anche di un amore saffico, dà lo scettro di protagoniste a donne forti e credibili, non trascura le ansie e le speranze del tempo. Ci sono, nel romanzo, molte scene cruente e momenti di brutalità che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori. Tra le righe scopriamo un monito a tutti noi, gente del presente: la salvezza può arrivare solo cooperando tutti insieme senza individualismi. Facile a dirsi, quasi impossibile da realizzare. Tuttavia se l'umanità vuole continuare a vivere sul pianeta Terra, quel "quasi" deve trasformarsi in certezza. Forse l'esempio di Stonehenge potrebbe indicarci la via. Forse.