giovedì 26 febbraio 2026

RECENSIONE | "La bugia dell'orchidea" di Donato Carrisi

"La bugia dell'orchidea" è in nuovo intrigante romanzo che segna il ritorno in libreria, per Longanesi, di Donato Carrisi, il maestro del thriller italiano. 

Questo libro ha un segreto. Chi l'ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.

Tra le rovine di una famiglia, un uomo e una donna cercano le tracce di un amore, di un delitto e di una felicità perduta. 

Il titolo, "La bugia dell'orchidea", mostra già un primo indizio: un'orchidea che sopravvive grazie a una bugia. La bugia è il cuore pulsante del romanzo che porterà il lettore a riflettere sul ruolo della menzogna, del silenzio e su quanto possa essere ingannevole la percezione nella vita quotidiana e nella famiglia. 

L'orchidea Labia sericea, fiore che forse non esiste, simboleggia le menzogne che noi stessi costruiamo. Tutto è seducente, perturbante, emozionante.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La bugia dell'orchidea
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 400
Prezzo: € 23,00
Sinossi

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio. Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.





Un agricoltore in preda a un raptus, servendosi di un grosso coltello da carne, una notte aveva tagliato la gola a moglie e figli piccoli mentre dormivano. All'alba lo stesso assassino aveva chiamato i carabinieri e si era fatto trovare dai militari disarmato, all'esterno dell'abitazione. Un grande casale rosso.

La trama ruota attorno alla misteriosa scrittrice Victoria Anthon, che indaga su una brutale strage familiare avvenuta dieci anni prima, collegandosi al giornalista Alfredo F. e immergendosi in un labirinto di segreti. Immagina l'alba di un'estate caldissima. Immagina l'aria immobile della campagna, l'odore dei campi, il frinire dei grilli. 

Immagina il buio che arretra all'invasione del giorno. Immagina ora un grande e antico casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra il secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all'improvviso da un urlo disperato. 

C'era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. 

C'era una volta la famiglia perfetta, e ora non c'è più. 

Cos'è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d'agosto? 

Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L'unico sopravvissuto. La verità è davanti agli occhi. C'è una sola spiegazione. Non c'è errore. Le risposte sono tutte lì, nero su bianco. 

Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. 

 È l'inizio. 

 "La bugia dell'orchidea" è un romanzo a scatole cinesi dal ritmo placido, l'azione frenetica è bandita e sostituita dalla tensione mentale che trasforma i ricordi, le paure, i desideri, in ombre spietate che si muovono su un terreno instabile. Qui nascono incertezze e ambiguità, la verità mostra vari volti poiché è intrisa da rivelazioni pronte a ribaltare le conclusioni di ciò che abbiamo appena letto. 

Il lettore deve procedere con attenzione, affrontando il conflitto interiore dei protagonisti con mente aperta pronta ad accogliere segreti di famiglia, memorie frammentate, identità e memorie confuse. Non esistono persone senza segreti. 

La lettura non è mai noia, alterna momenti di apparente quiete a momenti di rivelazioni che destabilizzano e inquietano. Il brivido non nasce dall'azione, la strage è già conclusa fin dalle prime pagine, ma scaturisce dall'incertezza e dalla manipolazione emotiva. Il lettore è chiamato a fare una scelta: fidarsi o dubitare dei protagonisti. Alcuni sono inaffidabili, altri plasmano la realtà in base ai loro desideri, altri ancora sono oppressi dai sensi di colpa. Tutti, però, concorrono a mantenere alta la tensione. Ogni tassello, aggiunto nella risoluzione del caso, nasconde un pericolo che si manifesta in un'atmosfera a tratti opprimente dove cuore e cervello spesso sono schierati in opposte trincee. Le verità riemergono pian piano e scoprire la fonte del male non sarà facile. 

A volte la verità non viene nascosta: viene coltivata, come un'orchidea. Bella da guardare, velenosa da toccare.

Inizialmente il lettore potrebbe rifiutarsi di credere e Carrisi gli offre un ventaglio di verità possibili, plausibili e verosimili. Dubbi e inquietudini si moltiplicano a testimonianza del fatto che la verità non è la fine ma l'inizio. Quando crediamo di aver raggiunto un traguardo, scrive Carrisi, è solo perché è consolatorio. 

Il romanzo è anche un ritratto della società che consuma in fretta ogni evento. Siamo al cospetto di una società inquieta in cui il presunto colpevole, l'indiziato numero uno della strage familiare, subisce due processi: uno giudiziario, l'altro mediatico. Nel primo la sua colpevolezza era ancora da dimostrare, nel secondo era già stato inesorabilmente condannato. La presunzione d'innocenza e il beneficio del dubbio vengono cancellati non da prove certe ma da giudizi e dalla necessità di trovare un colpevole. 

Carrisi è uno dei miei autori preferiti. Amo il suo modo di scrivere, le trame complesse i personaggi dalle mille sfaccettature. Mai nulla è come appare, Carrisi gioca con il lettore esplorando la fragilità delle certezze e ricordando che la verità è sempre soggettiva. Il nuovo romanzo di Carrisi non delude sicuramente. Anzi, questo libro è uno scenario perfetto per riflettere su temi importanti come la famiglia, l'identità e la menzogna. 

Il rancore è un lievito che cresce lentamente, al calore domestico degli affetti.

"La bugia dell'orchidea" è un thriller sperimentale con nuovi linguaggi, nuove strutture e nuove formule. È un'esperienza che coinvolge il lettore in una storia che oltrepassa una soglia senza che ce ne accorgiamo. Non c'è un profiler ma una scrittrice che indaga; non c'è lo studio di uno psicologo ma un casale rosso; non c'è la polizia con un'indagine ufficiale ma un percorso interiore e narrativo; non ci sono risposte certe ma tante domande. L'autore ci indica un portale per accedere a un mistero più profondo. Non lasciatevi ingannare dagli indizi e dai dettagli che si incastrano alla perfezione. Questo romanzo sfida le convenzioni, rendendo la lettura più coinvolgente e riflessiva. I piani di realtà si moltiplicano e ciò coinvolge attivamente il lettore nell'interpretazione degli eventi. Si vive, quindi, un'esperienza di indagine su verità e finzione, su ciò che sappiamo e su ciò che scegliamo di non vedere. Il sapore dell'inganno è ovunque. La lettura si rivela un'esperienza sensoriale. Le domande si accumulano, le risposte si nascondono nel nostro personale modo di percepire la storia. 

È tutto una bugia? Una cosa è sicura: "L'inganno perfetto ha il profumo di un'orchidea, la Labia Sericea, che nessuno ha mai visto, ma esiste semplicemente perché se ne parla!" 

Vi saluto con le parole dell'autore: 

Io non sono uno di quegli scrittori che vi prendono per mano e vi accompagnano pagina per pagina. Io vi conduco sulla soglia di una stanza buia. Vi spingo dentro e richiudo la porta.

L'incantesimo di Carrisi su di me continua e l'attesa ricomincia!

martedì 17 febbraio 2026

RECENSIONE | "Sotto mentite spoglie" di Antonio Manzini

Nel 2013 Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, presentò ai lettori un nuovo personaggio protagonista di una lunga serie molto apprezzata. Si trattava del vicequestore Rocco Schiavone, uomo burbero, spesso scontroso e irascibile, a tratti malinconico e con una spiccata avversione per il Natale ma con tanto talento nel risolvere gli enigmi delle inchieste. Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo. Per ironia della sorte Schiavone viene trasferito, anzi esiliato, ad Aosta. 

"Sotto mentite spoglie" (Sellerio) segna il ritorno di Rocco Schiavone: uomo affascinante con tutte le sue contraddizioni e debolezze.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Sotto mentite spoglie
Antonio Manzini

Editore: Sellerio
Pagine: 432
Prezzo: € 17,00
Sinossi

Ad Aosta è quasi Natale. Una stagione difficile, per Rocco Schiavone, e non solo per lui. Un periodo dell’anno che da sempre con le sue usanze svetta nella nota classifica affissa in Questura. Tutto sembra andare male. Ovunque nelle strade si esibiscono cori di dilettanti che cantano in ogni momento della giornata. La città è preda di lucine a intermittenza, della puzza di fritto, dell’agitazione dovuta all’acquisto compulsivo. Lampeggiano vetrine e finestre, auto e antifurti. Di fronte ai negozi, pupazzi di raso e fiamme di stoffa si agitano al soffio dell’aria calda dimenando braccia, teste e lingue. Non c’è da aspettarsi niente di buono. E infatti. Una rapina finisce nel peggiore dei modi possibili, coprendo Rocco di ridicolo, fin sui giornali. Un cadavere senza nome viene ritrovato in un lago, incatenato a 150 chili di pesi. Un chimico di un’azienda farmaceutica sparisce senza lasciare traccia. Rocco non parla più con Marina. E nevica. Eppure qualcosa si muove. Sandra sta meglio, sta per uscire dall’ospedale. Piccoli spiragli, rari sorrisi, la squadra, come la chiama Rocco con un filo di sarcasmo, sembra crescere, i colleghi migliorano, i superiori comprendono. Schiavone a tratti sembra trovare le energie per affrontare gli eventi che si susseguono, le difficoltà che si porta dentro, e poi quello slancio svanisce e ancora si riforma. Il vicequestore entra ed esce dalla sua oscurità, a volte il sole lo aspetta, quasi sempre il cielo è plumbeo, una promessa di neve e di gelo. Passo dopo passo, però, anche se stanco, amareggiato, arrabbiato, Rocco Schiavone continua a guardare il mondo con gli occhi socchiusi, a indignarsi, a tenere insieme il cuore e il cervello, la memoria e il futuro.





Siamo ad Aosta e il Natale si avvicina. In città impazzano i preparativi e Rocco Schiavone non nasconde i suoi pensieri sulle tradizioni e sui canti natalizi: 

Ad Aosta proprio sotto le festività era esplosa l'ennesima moda importata e di cui, secondo il vicequestore Schiavone, si poteva in tutta tranquillità fare a meno: i canti natalizi eseguiti da cori eterogenei di anziani sgretolati, bambini, adolescenti brufolosi, donne dimenticate dal tempo, uomini senza più scopi, tutti armati di candele e di una campanella per avvertire l'inizio del solenne concerto.

Schiavone, sempre più ombroso e malinconico, ha da ridire su tutto, sull'usanza del cenone, sullo scambio degli auguri e dei regali. 

Nella personale "scala delle rotture", il Natale si colloca all'ottavo livello e il vicequestore lo ignora mentre dedica tutta la sua attenzione a una "rottura" di livello nove e mezzo. Si tratta di una rapina in banca che avviene proprio poco prima delle feste. La rapina si rivelerà ben presto uno specchietto per le allodole e Schiavone dovrà indagare anche su un cadavere ritrovato sul fondo di un laghetto di montagna e sulla sparizione di un chimico impegnato in un importante progetto. Le indagini non sono per nulla facili: Big Pharma, affari, grande criminalità e tutte le connessioni imprevedibili su cui il vicequestore sarà costretto a indagare con gli uomini della sua squadra. Per me, che ho letto alcuni romanzi della serie, è stato un piacere ritrovare la commissaria della scientifica Michela Gambino, l'amico anatomopatologo Alberto Fumagalli, lo svagato Deruta, il riservato Casella, l'imbranato D'Intino e l'unico affidabile, il vicequestore Scipioni. 

Una squadra? Andiamo, dottor Baldi! Ho quattro gatti. Quattro gatti proprio, di cui uno è poco più di una forma antropomorfa, un altro a volte ci azzecca e a volte pare un deficiente, un terzo di buon comando ma di bassissima manovalanza, avrei un solo uomo, il viceispettore Scipioni. 

Un aiuto viene dato a Schiavone anche dagli amici di Roma, Brizio e Furio. 

Brizio alzò la testa per guardare le montagne. 

"Però che bello, c'è un sacco di neve!" osservò. "Me mette allegria". 

"te mette allegria perché fra du' giorni te ne vai" gli disse Rocco. 

In campo sentimentale per Schiavone è forte il rimpianto di un amore possibile, una storia che avrebbe potuto essere e che invece è solo una voce da aggiungere alla lista dei rimorsi. Lui continua a soffrire per il vuoto insostenibile del fantasma della moglie Marina che non si fa più vedere e non gli parla più. Eppure il Natale ha in serbo per il nostro protagonista un dono che proverà a riscaldare il suo cuore. 

Giusto per rimanere sempre aggiornati è opportuno ricordare che Schiavone colloca "i regali di Natale" al nono livello nella classifica delle "rotture" a pari merito con i fuochi d'artificio di Capodanno. 

Manzini rivela alcuni episodi sulla vita del vicequestore. Con un triplo salto carpiato all'indietro vedremo Rocco alle prese con i temi a scuola, con la passione per il fumetto "Beetle Bailey" e con un piccolo crimine. Scopriremo anche il ricordo del professor Cantone che alle superiori soleva ripetere ai suoi studenti che dovevano costruirselo da soli il loro pensiero interpretando la realtà. 

Bisogna sempre dubitare, non bisogna mai dare nulla per scontato, soprattutto le Verità assolute, quelle religiose e quelle politiche, perché le hanno fatte gli uomini e gli uomini sbagliano. 

Memore di queste parole, Schiavone saprà portare a termine le indagini superando porte blindate, decifrando formule occulte e svelando identità nascoste. 

Sicuramente Rocco Schiavone è un personaggio fuori dagli schemi, pronto a trasgressioni al limite del lecito ma con un senso di giustizia tutto suo e un cuore tenero nascosto da strati di oscurità. L'amara ironia del vicequestore nasconde la sua tenerezza, l'incapacità di amare perché il suo amore è per chi adesso è solo il fantasma di un rimorso. Tuttavia Rocco Schiavone evolve e cambia nel tempo, anche se le ombre del passato lo inseguono minacciose. Non cambia, invece, la sua cinica visione su verità, degrado umano e giustizia. 

"Sotto mentite spoglie" è un giallo dai mille ingranaggi, dalle molteplici storie intrecciate, dai disagi esistenziali, dalla denuncia sociale e da profondi sentimenti. Il tutto è narrato con umorismo ironico che intreccia indagini complesse a riflessioni sulla solitudine, al dolore e alla morale. La trama è ben costruita, la lettura è scorrevole e piacevole, la complessità dell'animo umano e le sue zone in ombra sono il cuore pulsante del romanzo. I personaggi sono ben delineati, crescono ed evolvono, sono diventati, anche per me, una grande famiglia. Rocco è un amico di vecchia data, con i suoi rari momenti di slancio e i suoi tanti momenti di sconforto. Eppure la sua personale ricerca di verità non si arena mai. Lui ha amato ma è convinto di non poter più amare. Lui è stato felice ma ora vive con la certezza che non saprà mai più cos'è la felicità. 

Per concludere in bellezza ecco arrivare, sul finire di questo romanzo, un nuovo personaggio che innesca un meccanismo a orologeria che ci proietta nella prossima storia e io non vedo l'ora di fare ufficialmente la sua conoscenza. Riuscirà il vicequestore Rocco Schiavone a ritrovare la luce in fondo al tunnel o resterà un antieroe burbero e malinconico? Io tifo per l'antieroe!

lunedì 9 febbraio 2026

RECENSIONE | "Le amiche di sempre" di Sue Hincenbergs

"Le amiche di sempre" di Sue Hincenbergs, Edizioni Piemme, è una tragicommedia su quattro amiche sessantenni che pianificano di uccidere i loro mariti per intascare le loro polizze vita milionarie. La storia mescola il drammatico e il divertente, spesso affrontando tematiche profonde con un approccio ironico e leggero.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
Le amiche di sempre
Sue Hincenbergs

Editore: Piemme
Pagine: 416
Prezzo: € 19,90
Sinossi

Dopo trent'anni di amicizia, Pam sogna di godersi la pensione insieme a Nancy, Shalisa e Marlene, le amiche di sempre. Ma quando i loro mariti mettono insieme i risparmi di una vita per investirli in un fondo che si rivela fallimentare, all'improvviso i piani per il futuro iniziano a sembrare grigi... proprio come i loro matrimoni. La scoperta delle polizze vita a sette cifre dei mariti, però, riaccende le loro speranze. Le amiche hanno in mente un piano, e per attuarlo avranno bisogno di un sicario. Nel frattempo, anche i mariti hanno un progetto segreto per la pensione, ma quando le cose iniziano a precipitare, si rendono conto che potrebbero non farcela a battere le loro compagne. Una divertentissima storia di amicizia, matrimoni fin troppo lunghi e idee diaboliche, che cattura dalla prima risata all'ultimo colpo di scena.





Si torna sempre allo stesso punto. I nostri fottuti mariti. I nostri fottuti mariti che hanno perso tutti i nostri soldi e rovinato le nostre vite. Io ho sessantatrè anni. Non dovrei trovarmi in una situazione di merda come questa.

Dopo trent'anni di amicizia, Pam sogna di godersi la pensione insieme a Nancy, Shalisa e Marlene, le migliori amiche di sempre. Ma quando i loro mariti mettono insieme i risparmi di una vita per investirli in un fondo che poi si rivela fallimentare, all'improvviso i piani per il futuro iniziano a sembrare grigi... proprio come i loro matrimoni. La scoperta delle polizze vita a sette cifre dei mariti, però, riaccende le loro speranze e un nuovo sogno prende vita. Le amiche hanno in mente un piano, e per attuarlo avranno bisogno di un sicario. Nel frattempo, anche i mariti hanno un progetto segreto per la pensione, ma quando le cose iniziano a precipitare, si rendono conto che potrebbero non farcela a battere le loro compagne. 

"Le amiche di sempre" è un romanzo che si legge con il sorriso sulle labbra ma lascia un retrogusto amaro riflettendo sui rapporti d'amore e d'amicizia. Siamo al cospetto di una commedia degli equivoci che indaga lo stato di salute di matrimoni fin troppo lunghi e vede il nascere di idee diaboliche per riprendere in mano la propria vita. Si procede speditamente con la lettura solcando mari di equivoci, incomprensioni e voglia di cambiamento. La rotta tracciata incrocia temi importanti come l'amore di lunga durata, l'amicizia, la mezza età e il rispetto. 

I personaggi, impegnati in questa storia ad alto rischio, sono legati da una profonda amicizia: 

Hank, marito di Pam, è responsabile del locale Casinò; 

Dave, addetto alle slot machines dello stesso Casinò, è il marito di Marlene; 

Larry, dirigente bancario, è sposato con Nancy; 

Andre, proprietario di un servizio di corrieri, è il marito di Shalima. 

Alla morte di Dave, le amiche fanno una sorprendente scoperta: i loro mariti hanno taciuto la verità sostituendola con una bugia. Inizia così un effetto domino che coinvolgerà tutti tra malintesi, ripensamenti (pochi) e decisioni tragicomiche (molte). 

Le amiche, con i rispettivi mariti, sono donne desiderose di vivere ancora appieno le loro vite. La pensione è più un miraggio che una certezza. Spesso si lasciano andare a cari ricordi, ripercorrono le scelte del passato sempre fatte con amore e fiducia. Poi l'amore cambia con il passare del tempo, l'emozione e le farfalle nello stomaco dei primi anni diventano un lontano ricordo. I rapporti di coppia diventano un percorso che richiede comprensione, dedizione e la capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni della vita. I nostri complicati, fragili e un po' folli protagonisti del romanzo, sapranno ritrovare la retta via? 

Per complicare ancora di più gli eventi, c'è Hector, un barbiere di El Salvador noto per "fare ciò che va fatto" e che si rivela un sicario-filosofo. La donna che ha conquistato il suo cuore è Brenda. Hector vigila con amore sulla vita della moglie, elimina dalla sua strada tutti i sassolini che potrebbero crearle dei problemi. Il suo mantra è "Moglie felice, vita felice". 

Conosceremo poi Padma, la giovane direttrice del Casinò, tartassata da una madre potente in odore di malavita e da una sensale di matrimoni. Lei vive in perenne equilibrio sul tacco 12 ed è "Una persona sostanzialmente buona abituata a fare cose cattive". I personaggi sono moralmente ambigui, alcuni sono odiosi, altri, come l'adorabile cane Elmer, sono adorabili. C'è anche un gruppo di gangster di Mumbai pronti a dar voce alle loro pistole. Tutti insieme tessono una moderna ragnatela dark. 

L'autrice non copre le tracce di nessuno, noi lettori sappiamo esattamente ciò che succede. Si gioca a carte scoperte tra dure verità e improbabili decisioni. Sorridendo si scopre il vaso di Pandora delle relazioni sia quelle tra i coniugi, sia quelle con i loro amici. 

"Le amiche di sempre" è un romanzo irresistibile, poco probabile ma divertente in cui ogni tessera del puzzle trova il suo posto. É un mix di emozioni e sorrisi, di cuore e umorismo, di riflessione e speranza. Il finale prevedibile non toglie nulla al romanzo anzi è perfettamente in linea con la storia che scorre, dopo un placido inizio, come un fiume che corre impetuoso verso la cascata. Tenetevi forte e buon divertimento!