lunedì 19 settembre 2022

RECENSIONE | "Il gioco del killer" di Owen Mullen

Buongiorno lettori, oggi vi parlerò di un thriller appassionante e ad alto impatto emotivo: “Il gioco del killer” di Owen Mullen (Newton Compton).

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
Il gioco del killer
Owen Mullen (traduzione di Valentina Nobili)

Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo: € 3,90
Sinossi

Mentre si trova in spiaggia con i suoi genitori, la piccola Lily Hamilton, tredici mesi, scompare nel nulla. Tre giorni dopo, il padre, distrutto, si presenta nell'ufficio dell'investigatore privato Charlie Cameron. L'uomo è convinto di sapere chi abbia rapito sua figlia. E perché. Sebbene sia combattuto, Charlie decide di accettare il caso, pur sapendo che rischia di risvegliare ricordi dolorosi della sua infanzia. E quando la polizia rinviene dei cadaveri di bambini rimasti sepolti per anni, comincia a pensare che la scomparsa della piccola Lily non sia un caso isolato… Possibile che gli omicidi siano opera di un serial killer che è riuscito a rimanere nell'ombra per decenni? La piccola Lily Hamilton è scomparsa nel nulla… e se fosse troppo tardi per salvarla?



Rumore di passi dietro di lui, di corsa come i suoi; che schiaffeggiavano la sabbia, facevano scricchiolare i ciottoli, pestavano gli scogli. L’erba sotto i suoi piedi nudi significava che era quasi a casa. Quasi in salvo. Poi lo scricchiolio si trasformò in un passo pesante, che recuperava terreno. Corse più veloce. Sentiva un bruciore al petto. Le gambe pesanti si rifiutavano di proseguire; non ce la faceva più. Cadde, ansimante e terrorizzato. Il rumore di passi si arrestò. Si armò di coraggio e guardò dietro di sé. Non c’era nessuno.

Mentre si trova in spiaggia con i suoi genitori, la piccola Lily Hamilton, tredici mesi, scompare nel nulla. Tre giorni dopo, il padre, distrutto, si presenta nell’ufficio dell’investigatore privato Charlie Cameron. L’uomo è convinto di sapere chi abbia rapito sua figlia e perché. Sebbene sia combattuto, Charlie decide di accettare il caso, pur sapendo che rischia di risvegliare ricordi dolorosi della sua infanzia. E quando la polizia rinviene dei cadaveri di bambini rimasti sepolti per anni, comincia a pensare che la scomparsa della piccola Lily non sia un caso isolato. Possibile che gli omicidi siano opera di un serial killer che è riuscito a rimanere nell’ombra per decenni?

Ambientato nella Scozia centrale, il romanzo accoglie il lettore con un prologo intrigante che accende la miccia della suspense e ci catapulta direttamente nel passato di Charlie Cameron, investigatore privato di Glasgow, specializzato nel rintracciare persone scomparse. I suoi rapporti con la famiglia d’origine sono complessi e non facili. Nel suo passato c’è un’ombra nera, un evento drammatico, che lo perseguita.

“Il gioco del killer” è il primo volume di una serie che ha come protagonista seriale Charlie Cameron. La storia  ci accoglie con molti misteri che non verranno interamente svelati. Si percepisce subito l’atmosfera carica di sensi di colpa che si riflettono nei frammenti di una tragedia immane. I personaggi si presentano nella loro vita relazionale e mostrano i loro ruoli attraverso “i giochi” che non sono passatempi innocui e divertenti. Gli uomini, nei loro comportamenti, seguono schemi sottili e in gran parte inconsci che creano molti problemi nelle relazioni. Avrete sicuramente notato la presenza della parola “gioco” nel titolo, ma non c’è solo il killer che gioca con la polizia. Il riferimento a un determinato modo di relazionarsi assume un valore di ben più ampio respiro perché anche altri personaggi interpreteranno ruoli di seduzione, potere, vendetta e uso di altre persone per i propri scopi. Una bella tela di intrighi e multiple storie vi aspettano in questo noir scozzese che vi farà provare il brivido di un giro sulle montagne russe, spaventoso e imprevedibile.

Cameron è un uomo complicato, dentro di lui vivono luci e ombre. Proprio nelle ombre del suo passato il detective cerca le risposte per poter affrontare i demoni che si travestono da sensi di colpa e riflettono un’immagine che lui non può cancellare. Lascio a voi il piacere di scoprire di che cosa si tratta. Questo fardello pesante del suo passato, condiziona il modo di relazionarsi di Charlie con i suoi genitori e anche la sua vita sentimentale ne risente. Egli, infatti, sta cercando di costruire una relazione con una donna ma non è pronto a mantener fede alla promessa di non aver mai nessun segreto tra di loro. Anche nei rapporti tra i suoi amici e le loro mogli e fidanzate, si può tracciare un copione di relazioni non sempre edificante. Su tutto aleggia la presenza di un serial killer a cui piace giocare in modo davvero macabro.

“Il gioco del killer” è una storia di violenza che combina la grinta della narrativa poliziesca con la dualità dell’anima. Bene e Male si rincorrono attraverso tortuosi percorsi e la redenzione è un’utopia.

Owen Mullen non si limita a narrare un crimine. Usa l’arte della tensione a combustione lenta per far emergere implicazioni, moventi, alibi, retroscena sociali, psicologici e culturali. Fino a scoprire che spesso il confine che separa il bene dal male, la colpa dall’innocenza, è sottile e indistinto.

Anche l’ambientazione è un personaggio importante della storia. La cittadina di Glasgow interagisce con la storia e si mostra bellissima o terrificante a seconda di come la vivono i personaggi. È un luogo perfetto per incrementare l’aria di mistero e imminente tragedia che si respira nel romanzo. Una scomparsa, la piccola Lily sembra svanita nel nulla, segna una miriade di possibilità, di sensi di colpa, di domande sospese che forse non avranno mai una risposta. La tensione si alimenta, così, all’interno di ogni relazione, in situazioni non proprio cristalline e nelle scelte che occorre fare. L’incertezza regna sovrana tra bugie e depistaggi. Alcuni personaggi mostrano il loro lato oscuro e ne fanno un’arma letale. Il killer “gioca” con la polizia, un’informazione alla volta, piccoli corpi da ritrovare e da riconsegnare alle famiglie. Per lui la conoscenza diventa potere, è un gioco divertente quasi quanto uccidere i bambini. La vita diventa una roulette russa e a volte fa davvero schifo. Lo sa bene Charlie Cameron, ne ha viste tante, ed è difficile accettare la dura realtà.

Quindi se siete alla ricerca di nuove letture, questo libro vi farà buona compagnia perché è un thriller che scava nei bassifondi dell’anima fin dentro ai recessi più oscuri. E siamo solo all’inizio!

martedì 13 settembre 2022

RECENSIONE | "Due settimane in settembre" di R.C. Sherriff

Durante il lockdown lo scrittore giapponese Kazuo Ishiguro, Premio Nobel, per superare il momento difficile consigliava la lettura di “Due settimane in settembre” dello scrittore Robert Cedric Sherriff: “Il romanzo più confortante e pieno di vita che mi venga in mente. La meravigliosa dignità della vita di tutti i giorni è stata raramente catturata in modo più delicato”. Nella sua prima traduzione italiana, il romanzo arriva nelle nostre librerie grazie a Fazi Editore, collana Le strade, nella traduzione di Silvia Castoldi. Si tratta di un libro straordinario, dal fascino intramontabile, che celebra i piccoli piaceri della vita ordinaria. Siamo nel West Sussex: i componenti della famiglia Stevens assaporano ogni momento della vacanza balneare, consapevoli che le cose potrebbero non essere le stesse, il prossimo anno.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Due settimane in settembre
R.C. Sherriff

Editore: Fazi
Pagine: 352
Prezzo: € 18,50
Sinossi

Ecco a voi la famiglia Stevens, intenta a prepararsi per la consueta vacanza annuale sulla costa inglese. I coniugi Stevens hanno visitato Bognor Regis per la prima volta durante la luna di miele e, da allora, questo viaggio è tradizione: ogni anno, accompagnati dai tre figli, alloggiano nella stessa pensione e seguono lo stesso programma accuratamente affinato. La pensione Vistamare è sempre più dimessa, ma che felicità prenotare una cabina in spiaggia un po’ più grande del solito e riscoprire dei luoghi tanto cari! Il signor Stevens torna riposato dalle passeggiate solitarie in cui riflette sulla propria vita, non priva di delusioni e rimpianti; la signora Stevens fa tesoro di un’ora trascorsa seduta in silenzio con il suo bicchiere di porto; la ventenne Mary assaggia il romanticismo per la prima volta; il giovane Dick evade dal malessere in cui è sprofondato con l’ingresso nel mondo del lavoro; il piccolo Ernie ha l’occasione di coltivare la sua passione: i treni e le stazioni. Ognuno, in famiglia, si gode questo breve idillio assaporando la vacanza momento per momento, consapevole che le cose potrebbero non essere le stesse, il prossimo anno.


Ecco a voi la famiglia Stevens, intenta a prepararsi per la consueta vacanza annuale sulla costa inglese. I coniugi Stevens hanno visitato Bognor Regis per la prima volta durante la luna di miele e, da allora, questo viaggio è tradizione: ogni anno, accompagnati dai tre figli, alloggiano nella stessa pensione e seguono lo stesso programma. La pensione Vistamare è sempre più dimessa, ma che felicità prenotare una cabina in spiaggia un po’ più grande del solito e riscoprire dei luoghi tanto cari! Ognuno, in famiglia, si gode questo breve idillio assaporando la vacanza momento per momento, consapevole che le cose potrebbero cambiare. 

La trama semplice e l’assenza di fatti straordinari sono il punto di forza di questo romanzo che ha il fascino della normalità e della vita ordinaria di una famiglia che va in vacanza. Ogni personaggio si mette a nudo le proprie aspettative in una girandola di sentimenti che vanno dall’ansia alla tristezza, dalla gioia alla gelosia, dalla sorpresa alla delusione. Nei quindici giorni trascorsi al mare, non succede nulla è tutto tranquillo eppure mi sono sentita coinvolta nella loro quotidianità con un lieve amaro retrogusto che nasce dalla consapevolezza che questa potrebbe essere la loro ultima vacanza insieme. Il trascorrere del tempo non scandisce solo il susseguirsi delle stagioni ma segna anche i cambiamenti dei componenti della famiglia. 

Il signor Stevens è molto bravo nell’organizzare il lato pratico della vacanza. Al mare ama fare lunghe passeggiate solitarie in cui riflette sulla propria vita, non priva di delusioni e rimpianti. 

Sua è la compilazione dettagliata del Ruolino di marcia, una lista di compiti assegnati a ogni componente della famiglia. Tutto è pianificato secondo un rituale perpetuato negli anni.

La signora Stevens non ama il mare ma fa tesoro di un’ora trascorsa seduta in silenzio, con il suo bicchiere di porto, dopo aver trascorso la giornata al mare. 

Il mare aveva spaventato la signora Stevens, e lei non era mai riuscita a vincere quella paura. La spaventava soprattutto quando era calmissimo. Qualcosa dentro di lei rabbrividiva di fronte a quella grande superficie liscia, limacciosa, che si estendeva fino a un nulla che le faceva girare la testa.

Quelle due settimane di vacanza al mare la affliggevano e la infastidivano. Tuttavia era felice perché la vacanza procurava, a suo marito e ai loro figli, tanta gioia. 

La ventenne Mary lavora in una sartoria. In vacanza scoprirà l’amore. 

Il giovane Dick evade dal malessere in cui è sprofondato con l’ingresso nel mondo del lavoro, scoprirà nuove ambizioni. 

Dick si vergognava del suo lavoro, della sua vecchia scuola, e quel lavoro e quella scuola erano i successi ottenuti con orgoglio da suo padre nella vita. Era sleale: sapeva che era quello il nucleo fondamentale della sua infelicità.

Il piccolo Ernie ha l’occasione di coltivare la sua passione: i treni e le stazioni. Al mare trascorre ore spensierate giocando con il suo yacht. 

“Due settimane in settembre” narra di come anche l’ordinario può essere prezioso e significativo. Camminare al fianco della famiglia Stevens, ci permette di osservare i cambiamenti di ogni personaggio: crescere insieme vuol dire passare da una situazione di dipendenza dai genitori a una maggiore autonomia e indipendenza. I signori Stevens proveranno un senso di smarrimento quando Mary e Dick prospettano l’idea di vacanze separate. Il tempo trascorre inesorabilmente e tutto cambia anche se vorremmo cristallizzare i bei ricordi in un eterno presente. 

Però sapeva che il tempo scorre in maniera uniforme solo sulle lancette dell’orologio: per gli uomini può attardarsi e quasi fermarsi del tutto, accelerare precipitosamente, saltare baratri e poi rallentare di nuovo. Sapeva, con un po’ di tristezza, che alla fine il tempo recuperava sempre la distanza. 

Anche la vecchia pensione Vistamare è preda del trascorrere del tempo, ogni estate un piccolo dettaglio indica il suo declino. Le cassettiere malridotte, le tendine tirate per nascondere i buchi, le lenzuola pulite ma sempre più lise, i materassi bitorzoluti, i catini in precario equilibrio. Eppure nessuno sembrava far caso all’usura del tempo. Dopotutto che importanza potevano avere quei dettagli se tutti loro erano felici? 

La bellezza del romanzo risiede nella possibilità, data a ogni lettore, di vedere il proprio riflesso nei protagonisti. A tutti piacerebbe andare in vacanza, lasciare a casa i problemi per sentirsi liberi di fantasticare. 

Tutti gli uomini sono uguali in vacanza: tutti liberi di fare castelli in aria senza preoccuparsi delle spese, e senza possedere competenze da architetto. Sogni fatti di una materia così impalpabile devono essere coltivati con venerazione e tenuti lontani dalla luce violenta della settimana seguente.

“Due settimane in settembre” è, per me, lo specchio della vita. I genitori che nutrono speranze e ambizioni per i loro figli e i ragazzi che sognano il loro futuro. Nell’assenza di fatti straordinari e nell’apparente immobilità, c’è il fermento della vita. Nessuno sa cosa succederà domani e l’incertezza è la compagna dei nostri giorni, dei nostri progetti, dei nostri desideri. Il romanzo celebra i piccoli piaceri della vita ordinaria e con un umorismo sottile trasforma la quotidianità in una splendida avventura. L’avventura della vita.

venerdì 2 settembre 2022

RECENSIONE | "La schiava ribelle" di Eleonora Fasolino [Review Party]

“Briseide, amante di Achille e custode dei suoi segreti” è il sottotitolo de “La schiava ribelle” (Newton Compton) romanzo d’esordio di Eleonora Fasolino, giovane autrice di talento che rivisita un grande poema dell’antica civiltà occidentale: “L’Iliade” di Omero. In particolare leggeremo del legame che unisce Achille, Briseide e Patroclo. Un rapporto speciale, un amore che germoglia dalle macerie della guerra e mette in luce le fragilità umane. Tutti noi conosciamo la storia della leggendaria città di Troia messa a ferro e fuoco da Agamennone perché Paride, principe troiano, aveva rapito la bella Elena, sposa del re Menelao. La guerra fu lunga e difficile, in questo contesto si sviluppa la storia di Briseide, principessa di Lirnesso, resa vedova e schiava dai Mirmidoni, soldati comandati da Achille. Briseide, la schiava ribelle del titolo, vivrà un amore difficile su cui grava l’ombra della tragedia finale.


STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
La schiava ribelle
Eleonora Fasolino

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 9,90
Sinossi

Troia è sotto assedio. Ogni giorno gli attacchi dei greci si abbattono implacabili contro le sue alte mura e nessuno sembra in grado di opporsi alla furia dei più valorosi tra loro, i micidiali guerrieri mirmidoni. Si dice che il loro re, il nobile Achille, sia il combattente più forte mai esistito. Il più veloce, il più impavido. E il più spietato. Quando viene privata della libertà e condotta al suo cospetto, Briseide sa di non essere più una principessa, ma una schiava. E, non aspettandosi clemenza, si aggrappa all’unica cosa che le resta: la sua dignità. Con il trascorrere delle giornate nell’accampamento di Achille, però, si accorge che la fama oscura che circonda il leggendario eroe non tiene conto dell’umanità che ogni tanto lascia trasparire, specialmente nei confronti dell’inseparabile Patroclo, il valoroso principe che lo affianca in ogni battaglia. E che il suo onore è pari alla sua abilità con la spada. Forse, nonostante il fato li abbia resi nemici, Achille e Briseide non sono poi così diversi. Forse uno spietato invasore e una principessa ridotta in schiavitù possono cambiare il corso della storia.



Cantami, o Diva, del Pelìde Achille 

L’ira funesta che infiniti addusse 

Lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco 

Generose travolse alme d’eroi 

E di cani e d’augelli orrido pasto 

Lor salme abbandonò (così di Giove 

L’alto consiglio s’adempia), da quando 

 Primamente disgiunse aspra contesa 

Il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

La parte iniziale del proemio dell’Iliade, nella traduzione fatta dal poeta Vincenzo Monti, segna l’inizio di un’avventura affascinante e mai del tutto conclusa: la conquista e l’esplorazione dell’uomo delle regioni vaste e profonde del suo stesso animo. Là giacciono le vere ricchezze, i pericoli più insidiosi, le vittorie e le conquiste. Un viaggio interiore che non conosce fine. 

“La schiava ribelle” nasce dall’eco dell’Iliade, tra leggenda e realtà. Conquista e avventura si intrecciano e diventano testimoni delle vicende dell’antica Grecia. Briseide, Achille, Patroclo erano i loro nomi e questa è la loro storia. 

Non aveva ragione di temerlo, anche se tutti gli uomini lo temevano. Perciò lo veneravano come un dio, anche se dio non lo era stato mai. Non aveva ragione di adorarlo, anche se non sarebbe stata la sola a farlo. Perciò lo adoravano come si adora la morte, osservandola da lontano, tra la supplica e il tormento. Non aveva ragione di amarlo, ma lui le aveva offerto la più impensabile tra le ragioni: l’aveva resa schiava, e poi fatta regina. Sua. Parte di sé. Di loro. Nemici e poi amanti. Lei, Briseide, e lui Achille dal piede veloce. Lei lo aveva amato in guerra. E lui aveva combattuto amandola.

Troia è sotto assedio. Ogni giorno gli attacchi dei greci si abbattono implacabili contro le sue alte mura e nessuno sembra in grado di opporsi alla furia dei micidiali guerrieri mirmidoni. Si dice che il loro re, il nobile Achille, sia il combattente più forte mai esistito, il più coraggioso e il più spietato. Quando Briseide viene fatta prigioniera e condotta nella tende di Achille, la donna comprende di non essere più una principessa ma di essere diventata la schiava del più valente degli Achei. Con il trascorrere delle giornate nell’accampamento di Achille, si accorge che la fama oscura che circonda il leggendario eroe non tiene conto della sua umanità che ogni tanto lascia trasparire, specialmente verso Patroclo, il valoroso principe che lo affianca in ogni battaglia. Achille e Briseide, anche se il fato li ha resi nemici, non sono poi così diversi e il loro incontro potrebbe cambiare il corso della storia. 

Briseide, è il patronimico usato da Omero per Ippodamia di Lirnesso, moglie di re Minete, principessa troiana, figlia di Briseo sacerdote di Apollo, è diventata la schiava di Achille: splendido come tutto ciò che appartiene al divino, letale come la morte, temuto da tutti gli uomini. Il pelide sembra non nutrire sentimenti, tranne per la guerra e per l’amato Patroclo. Inizialmente non mostra alcuna attenzione per la schiava Briseide che non ha mai servito un uomo e non è esperta nelle arti dell’amore. Tuttavia, prigioniera e sola, la donna deve scendere al giusto compromesso per sopravvivere. Achille, nella sua spietatezza, mostra sprazzi d’umanità. Briseide svela il suo temperamento coraggioso e sulla tela del destino viene scritto un amore che vede coinvolti i due eroi, Achille e Patroclo, entrambi innamorati della schiava Briseide. 

Con uno stile moderno, curato, scorrevole, l’autrice fa uso della sua fantasia per raccontare ciò che è taciuto nel poema omerico. In chiave romantica viene narrata la storia di Achille, Briseide e Patroclo. In un retelling sensuale dell’Iliade, l’autrice coinvolge il lettore in una storia dove largo spazio viene dato all’approfondimento psicologico dei personaggi che cercano successo, protezione e amore. 

Achille è un semidio, essendo figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della nereide Teti. È irruento, impetuoso, aggressivo e sanguigno. Alla domanda degli dei se preferisse vivere a lungo, ma senza gloria, o avere una vita breve e famosa per le imprese che avrebbe compiuto, il giovane Achille scelse una vita per la gloria e il suo destino fu così segnato. 

Achille corteggia la morte con una serenata di spade e sembra bramarla per sé. 

Patroclo, figlio di Menezio re di Opunte, venne educato a Ftia con Achille. È un valoroso guerriero che mostra un carattere dolce pieno di disponibilità, comprensione e gentilezza. A unire Patroclo e Achille è un legame amoroso, gli amanti hanno dalla loro parte il consenso degli dei. I due eroi lasciano spazio, nella loro amicizia romantica, anche all’amore per le donne. Patroclo è devoto al Pelìde e cerca sempre di proteggerlo. 

Era Patroclo a fare di Achille un uomo, erano i Mirmidoni a fare di lui un re, ed era la guerra a fare del suo corpo un’ombra della fine.

Briseide, principessa di Lirnesso, sposa Minete, re di Cilicia. Durante la guerra di Troia, Minete viene ucciso e lei diventa la schiava di Achille. Quando Agamennone liberò la sua schiava Criseide, volle in cambio Briseide. Lo scambio provocò l’ira funesta di Achille, che decise di non combattere più contro i troiani, pregiudicando in tal modo le sorti della guerra per lo schieramento greco. Briseide, vivendo con Achille e Patroclo, scopre i suoi desideri di donna che, pur essendo stata sposata, non ha mai conosciuto. Ama, riamata, entrambi gli eroi e segna così il suo tragico destino di donne che sopravvivono alla guerra. 

Achille e Patroclo erano i suoi signori e coloro che avevano elargito a Briseide il dono del desiderio, oltre a quello della benevolenza.

“La schiava ribelle” è un romance mitologico che conduce il lettore in un mondo lontano. Tra eroi e capricciosi dèi, l’autrice propone una storia, narrata in chiave moderna, che ha il pregio di intrattenere e coinvolgere. La novità consiste nel dar voce a Briseide mettendo in luce il suo essere donna che le permette di scoprire una libertà di sentimenti ed emozioni mai provati prima. L’autrice, capitolo dopo capitolo, utilizza le parole, intrise di fantasia, per offrirci un modo diverso con cui guardare la storia di Briseide. Emozioni, tenacia, coraggio guidano il suo cuore e trasformano il dolore in una nuova forza: l’amore per Achille e Patroclo. Si creano forti legami e Briseide trova, seppur per breve tempo, la felicità. 

“La schiava ribelle” ha un fascino particolare: è accogliente e avventuroso. Ricostruisce in maniera appassionante un mondo perduto di eroi e déi, raccontando di grandiose battaglie e amori travolgenti, scelte dettate dalla disperazione e dal desiderio di vendetta. Briseide scuote chi legge con il suo coraggio, con il suo amore per coloro che hanno conquistato il suo cuore. 

Eleonora Fasolino ha affrontato un’ardua ricostruzione delle vicende omeriche. Ha intrecciato amori diversi, uno letale per Achille e l’altro rasserenante per Patroclo. Ha plasmato la bellezza della mitologia greca per offrire un calice di ambrosia anche a noi, poveri mortali che ringraziamo e attendiamo i suoi prossimi lavori.