Emanuele Trevi è uno degli scrittori italiani contemporanei più rilevanti. Ha vinto il Premio Strega 2021 con "Due vite" (Neri Pozza) ed è stato finalista al Campiello con "La casa del mago" (Ponte alle Grazie). "Mia nonna e il Conte" è il suo ultimo romanzo (Solferino).
È un viaggio nel tempo, nelle interminabili estati dell'infanzia e della giovinezza di Trevi, trascorse immerso nei libri, nel giardino della casa di sua nonna Peppinella, in Calabria. Una nonna fiera come una dea arcaica, scrive Trevi, frutto di una schiatta di femmine a dir poco risolute, estremamente suscettibili, abituate a fidarsi solo di se stesse. Peppinella, superati gli ottant'anni, finisce dentro un amore inaspettato, tardivo, con un Conte. Un amore privo di pretese e di ansie, che nasce con un inchino.
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![]() STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7 |
Pagine: 128
«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito.

Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un'estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.
Nonna Giuseppina, detta Peppinella, è una donna fiera, circondata dalle sue singolari dame di compagnia, Delia e Carmelina, come una regina, ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino, un bel giorno, Peppinella vede comparire davanti addirittura un Conte, anch'egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e le chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese.
"Il Conte, che era un vero conte, entrò nella vita di mia nonna con un inchino: così essenziale e impeccabile da fare invidia a un samurai."
Il Conte è un vecchio gentiluomo aristocratico, un erudito esperto delle vicende familiari e politiche della casata dei Borboni. Tra lui e Peppinella fiorisce un affetto inaspettato.
Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l'altra.
Emanuele scrive di questo incontro, testimone della storia d'amore che entra nella vita della nonna.
Peppinella è una divinità tirrenica, appartenente al temibile, indomabile, antichissimo, ceppo calabrese: perspicace, volubile, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l'avessi formulato.
"Mia nonna e il Conte" è un racconto lungo, una storia d'amore e una fiaba, quasi privo di eventi, non ci sono colpi di scena, ma è l'immagine della felicità "dipinta sulla superficie tremolante di una bolla di sapone".
Nel crepuscolo della vita il tempo passato in compagnia è più dolce, non è più solitudine e non ha l'ombra della morte. La storia d'amore tra due persone anziane diventa un inno alla vita. La nonna e il Conte godono della reciproca compagnia che ferma, seppur per poco, l'inesorabile scorrere del tempo. I loro pomeriggi trascorsi in piacevoli chiacchierate, l'attesa per i loro incontri, sono una ripresa della vita. Luoghi e persone si fondono, la memoria riporta voci e profumi del tempo, tutti i momenti perduti ritornano in superficie.
In fondo in cosa consistono le nostre storie se non in qualche misera traccia sbiadita nella polvere del tempo, abbandonata alle intemperie, semisepolta dai calcinacci?
Leggere Trevi è sempre interessante sia per la sua prosa raffinata sia perché si va oltre al racconto di una storia. I suoi romanzi diventano spunti di riflessione sulla memoria, sul trascorrere del tempo, sul passato scrigno dei nostri ricordi più cari. Si percepisce la nostalgia dello scrittore per il passato, per la nonna che descrive come una figura sacra, una Grande Madre.
"Mia nonna e il Conte" si lascia leggere con estremo piacere, ed è facile affezionarsi ai suoi protagonisti il cui ritratto viene assemblato poco a poco, fino all'ultima pagina. Trevi mescola abilmente racconto e autobiografia, affronta la complessità dei rapporti umani con profonda sensibilità. L'ironia che attraversa il racconto serve a stemperare il percepire del tramonto della vita. Un tramonto fragile ma di toccante bellezza. L'amore rende infinito il tempo, la sua magia risiede nell'autenticità dei sentimenti, nell'incontro di un mondo contadino e di un mondo aristocratico in declino. Lo scrittore è partecipe del passato e diventa memoria nel presente rievocando i personaggi dei suoi ricordi. Si ha una clessidra del tempo che da personale si fa universale, che coniuga realtà, sogno e visione. Il senso di fine, di desolazione, verrà stemperato nel ricordo come nelle ultime righe della favola di Winnie the Pooh, "La strada di Winnie Puh": "Così s'incamminarono. Ma dovunque vadano, e qualunque cosa gli succeda per strada, in quel posto incantato in cima alla Foresta, un bambino e il suo Orso stanno sempre giocando."
La scrittura ha un grande potere: valica ogni impedimento, trattiene ciò che andrebbe perduto, non conosce confini, passa indenne il vortice del tempo, fa un inchino e se ne va libera per le vie del mondo.


Ciao Aquila, non conosco il romanzo ma trovo che parlare d'amore attraverso personaggi avanti con gli anni sia un'ottima scelta, capace di far comprendere a chi legge l'universalità di questo sentimento, troppo spesso narrato attraverso giovani protagonisti... un abbraccio e buona giornata :-)
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