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lunedì 25 settembre 2023

RECENSIONE | "In nome di Ipazia" di Dacia Maraini

In libreria, edito da Solferino e curato da Eugenio Murrali, il nuovo libro di Dacia Maraini “In nome di Ipazia: Riflessioni sul destino femminile”, un dettagliato ed interessante mosaico sulla condizione femminile costituito da storici articoli, testimonianze, lettere e testi comparsi sul “Corriere della Sera”.

Scrittrice, drammaturga, saggista, poetessa, figura di spicco della cultura italiana dagli anni Sessanta ad oggi, Dacia Maraini si è fatta interprete dei mutamenti della nostra società. Le sue storie, che molto spesso hanno trattato il tema della condizione femminile, hanno sempre riscosso un grande successo in Italia e all’estero.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
In nome di Ipazia
Dacia Maraini

Editore: Solferino
Pagine: 288
Prezzo: € 18,00
Sinossi

L’astronoma Ipazia, vissuta ad Alessandria nel V secolo d.C., teorizzò in modo inaudito per l’epoca che la Terra non è il centro dell’universo ma un pianeta che gira intorno al Sole. E divenne ben presto vittima dei fanatici cristiani. «Oggi» scrive Dacia Maraini «a quasi duemila anni di distanza ci sono ancora donne che soffrono come lei per la semplice ragione che hanno pensato con la propria testa, che hanno voluto studiare, indagare e opporsi al totalitarismo.» Sono donne maltrattate, insultate, minacciate, che spesso hanno denunciato la violenza domestica, ma non sono state credute. Donne sole e abbandonate. Donne che lottano per i loro diritti in tutto il mondo, dal Medio Oriente all’Occidente. Anche dove ci sembra di poter dire che la civiltà ha raggiunto la sua età più matura. In queste pagine, la scrittrice che ha dato vita nei suoi romanzi a indimenticabili protagoniste letterarie (una per tutte: Marianna Ucrìa) dà voce alle donne senza nome di ogni Paese in lotta per la dignità. Mettendo nero su bianco un vero e proprio manifesto al femminile, una denuncia appassionata che racconta le schiavitù che sopravvivono e i muri ancora da abbattere, le libertà negate e la ribellione necessaria. Un appello coinvolgente sul destino femminile contro ogni stereotipo e violenza.





La cultura del possesso divora uomini fragili che hanno paura di perdere i privilegi che considerano dovuti per legge divina: comandare, controllare, possedere.

Richiamandosi a Ipazia, che nel V secolo d.C. combatté per le proprie idee al costo della vita, Dacia Maraini dà voce alle donne senza nome di ogni Paese in lotta per la dignità. Una denuncia appassionante che racconta le schiavitù che sopravvivono e i muri ancora da abbattere, le libertà negate e la ribellione necessaria. Un appello femminile contro ogni stereotipo e violenza.

Conosciamo meglio Ipazia il cui coraggio ispira, ancor oggi, molte donne.

Scienziata pagana del Quinto secolo, fu uccisa da fanatici cristiani.

Ipazia era un’astronoma greca che abitava nella colonia romana d’Egitto, ad Alessandria. L’impero romano aveva da poco adottato la religione cattolica. Ipazia non era una credente, era una donna colta, figlia del grande filosofo Teone. È a lei che dobbiamo l’invenzione dell’astrolabio (strumento che consentiva di localizzare gli oggetti celesti),dell’idroscopio (per misurare la densità dei liquidi) e l’aerometro (che misurava la densità di alcuni gas), strumenti sperimentali per lo studio matematico del firmamento. È la prima scienziata a teorizzare che la terra non è il centro dell’Universo, ma gira intorno al Sole in un cosmo pieno di altri sistemi solari. Naturalmente ciò la rende sospetta in un clima di fanatismo, di ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana che non accettava che la donna potesse avere ruoli importanti nella società ma soprattutto che avesse la libertà di pensiero senza inchinarsi davanti a nessun dogma. Un giorno, mentre parlava di stelle a un pubblico di studenti entusiasti, Ipazia venne portata via a forza dal gruppo dei Parabalani (una setta di fanatici cristiani), scarnificata con cocci affilati, smembrata, fatta a pezzi e bruciata, per cancellarne il ricordo. L’assassinio di Ipazia rimase impunito. Tuttavia la fantasia di poeti e scrittore di tutti i tempi l’hanno fatta rivivere.

Sicuramente oggi la situazione è diversa anche se ci troviamo ancora davanti a pratiche atroci. Basti pensare alle ragazze iraniane arrestate perché si sono tolte il velo e alle torture che le donne devono subire per aver rivendicato il diritto allo studio. Tutto con l’alibi della religione. La fede si sceglie liberamente non si deve imporla, come non si devono imporre comportamenti, pensieri e parole, in nome della fede. Con tenacia si è ottenuta l’abolizione della schiavitù, la ghigliottina è stata abrogata e non è più uno spettacolo di piazza, la lapidazione, la decapitazione, la tortura sono state abrogate. Eppure ci sono ancora donne che, come Ipazia, soffrono per aver osato pensare con la propria testa e che hanno voluto studiare. Sono donne maltrattate, insultate, abusate, sfruttate, accoltellate, che spesso hanno denunciato la violenza domestica, ma non sono state credute.

Dacia Maraini guarda a Ipazia come a un modello di gioiosa e serena fermezza d’animo.

La stessa gioiosa e serena fermezza d’animo che l’autrice ha conosciuto nella sua famiglia ,nella persona di Topazia, la sua coraggiosa mamma, che preferì farsi rinchiudere con il marito e le tre figlie in un campo di concentramento in Giappone, piuttosto che aderire al fascismo di Salò. Scrive Dacia nell’introduzione:

Sento ancora la voce di mia madre che sorridendo dice: «Non importa quello che dicono gli altri, ma la prima fedeltà alle proprie idee viene da te, accompagnata dalla stima per te stessa. E questa stima devi tenerla sempre alta»

Quelle idee che la scrittrice ha portato avanti per decenni, tornano in questa raccolta che denuncia le offese, la violenza, gli abusi che hanno segnato il destino femminile. Racconta di una cultura patriarcale capace di sopraffare e intralciare questo destino, senza però vincerlo del tutto.

Dacia Maraini mette a nudo gli stereotipi e la reificazione del corpo femminile (che riduce la donna a un semplice corpo, come merce desiderabile). Parla delle donne iraniane e afgane che un tempo camminavano libere per le strade. Dà voce a tutte le donne senza nome che ancora combattono per la dignità anche in Paesi che crediamo siano progrediti, la civiltà non è ancora una realtà consolidata.

Spesso mi è stato chiesto quale sia la qualità del carattere femminile che più ammiro e apprezzo. Senza alcun dubbio ho risposto: il coraggio.

Nel libro compaiono articoli storici, molto interessanti, come una lettera aperta del 1975 “In difesa dell’aborto”, indirizzata dalla Maraini al suo caro Pier Paolo Pasolini che si era detto contrario alla legalizzazione.

Segue una lettera affettuosa e ferma a Papa Francesco sullo stesso argomento. Il Pontefice aveva duramente condannato questa pratica con le parole “è come assoldare un sicario”.

Le sue parole sull’aborto, caro Papa, mi hanno molto stupita e rattristata. Non posso fare a meno di chiederle perché abbia usato termini così duri e punitivi. Vorrei solo ricordarle che nessuna donna ha il piacere di abortire.

L’autrice propone anche una serie di articoli sugli stupri di guerra, sulla violenza domestica, sul femminicidio, sulla misoginia nel cinema e nella televisione, dimostrando come la società non sia poi così cambiata.

Coinvolgente è l’inchiesta sulle carceri femminili del 1969 per Paese Sera. In quell’occasione la scrittrice incontrò una detenuta, Teresa, e ne raccontò con ironia e simpatia le quasi oneste imprese ladresche nel romanzo “Memorie di una ladra”. Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film straordinariamente interpretato da Monica Vitti diretta dal grande regista Carlo Di Palma.

Nel libro ci sono anche articoli di cronaca come il caso di Saman Abbas, la ragazza diciottenne pakistana uccisa a Novellara. La storia di Safiya Husaini condannata alla lapidazione, come impone la legge islamica, per aver concepito un bambino fuori dal matrimonio dopo aver subito abusi.

“In nome di Ipazia” è un libro pieno di riflessioni a favore delle donne. Continuare a parlare di emancipazione femminile è importante. La letteratura dà voce al disagio, tracciando la strada percorsa e riflettendo su quanto c’è ancora da fare. La Maraini osserva il mondo che ci circonda e condivide con noi le mille sfaccettature della condizione femminile. Ciò che lei vede, e noi con lei, non è incoraggiante.

Ogni anno ci auguriamo che il numero dei fatti di violenza possa scendere, ogni anno verifichiamo che non avviene. Cosa sta succedendo?

Più la donna si emancipa più cresce la violenza contro di lei.

Sicuramente molto c’è ancora da fare nel nome di Ipazia, un’eroina del libero pensiero messa a tacere con la massima violenza dai fautori dell’oscurantismo. Parlare di questi scottanti temi è sempre positivo. Soprattutto i ragazzi devono capire che i diritti non sono eterni, si possono sempre perdere e quindi vanno difesi. Quando si ottengono dei diritti, si calpestano dei privilegi e gli uomini fragili non vogliono perdere i privilegi che la storia ha loro assegnato: dominio, possesso e potere. Alcuni uomini non sono disposti a perdere il controllo sulle donne, in loro la cultura del possesso è un dono divino. Uomini e donne, invece, devono essere alleati e non nemici, solo così potranno creare una nuova società, un nuovo mondo abitato da due esseri diversi ma pari. Le norme sociali vanno cambiate, in nome di Ipazia.

lunedì 11 dicembre 2017

RECENSIONE | “Tre donne. Una storia d’amore e disamore.” di Dacia Maraini

“Tre donne. Una storia d’amore e disamore.” è il nuovo romanzo di Dacia Maraini, edito Rizzoli. Una storia intensa, emozionante, in cui tre donne, a turno, si passano “la parola” senza mai prevaricare l’una sull’altra. Narrano in prima persona la vita, i pensieri, le difficoltà della loro piccola comunità femminile.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Tre donne.
Una storia d'amore e disamore.
Dacia Maraini

Editore: Rizzoli
Pagine: 207
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Ogni donna è una voce, uno sguardo, una sensibilità unica e irripetibile. Lo sono anche Gesuina, Maria e Lori, una nonna, una madre e una figlia forzate dalle circostanze a convivere in una casa stregata dall'assenza prolungata di un uomo. Tanto Gesuina, più di sessant'anni e un'instancabile curiosità per il gioco dell'amore, è aperta e in ascolto del mondo, quanto Maria, sua figlia, vorrebbe fuggire la realtà, gli occhi persi tra le carte di traduttrice e i sentimenti rarefatti rivolti a un altrove lontano. Il ponte tra questi due universi paralleli è Lori, sedici anni fatti di confusione e rivolta, che del cuore conosce solo il ritmo istintivo dell'adolescenza. Ma il fragile equilibrio che regola la quotidianità di queste tre generazioni è destinato a incrinarsi quando un uomo irrompe nelle loro vite, e ristabilirne uno nuovo significherà abbandonarsi alla forma più pura di passione, quella per la libertà. 

Gli affetti famigliari sono complicati e covano implicazioni sconosciute. Ci si ama follemente ma anche ci si detesta. Si trovano insopportabili i gesti, le azioni, le scelte di chi ci vive accanto, ma nello stesso tempo si pensa con terrore a quando questa intimità terminerà.
Nonna, figlia e nipote sono costrette a vivere nella stessa casa. Ognuna insegue i propri sogni, ha la sua vita e mal sopporta le altre. Finché un uomo, fidanzato di una delle tre, frantumerà il già fragile equilibrio.

Nonna Gesuina, più di sessant’anni perennemente innamorata dell’amore, è una donna disinibita, aperta al mondo. Ama la tecnologia per comunicare, ex  attrice ora “donna delle punture a domicilio”. Sua figlia, Maria, vorrebbe fuggire dalla realtà con la mente persa tra le carte di traduttrice. Ama i libri, il lento trascorrere del tempo, ha un’attenzione profonda verso la parola e la scrittura. Detesta la tecnologia, usa carta e penna per scrivere al suo amato mettendo a nudo i suoi pensieri. Per lei è bello sognare attraverso le parole scritte. A unire i sogni di Maria e la praticità di Gesuina è Lori, sedici anni fatti di confusione e rivolta. Ha un drago tatuato sulla schiena. È una ragazza egoista.

Tre donne che confidano i propri pensieri a un diario. Gesuina, in linea con un uso disinvolto della tecnologia, registra quello che le passa per la mente su un piccolo registratore che porta sempre con se. Lori scrive un diario cartaceo che nasconde in un buco nel muro. Maria scrive lettere in cui ferma i suoi pensieri.

Tre donne che affrontano l’amore in modo diverso.
Dovrei difendere con più forza la libertà dell’amore che non conosce età, che si fa sudore, fiato, respiro, eccitazione, tutto per via del  piacere del gioco amoroso.
L’amore non ha età. Gesuina rivendica il diritto di amare in ogni età della vita. È attratta dal fornaio Simone con cui scambia baci nel retrobottega del negozio. Maria è romantica, “fragile come un uovo di giornata”, crede nell’amore e sogna “con il naso sempre nei libri”. Lori è la più arrabbiata, non crede nell’amore e pensa che la libertà sia non fare progetti, non innamorarsi. Considera la nonna “un’amoreggiatrice farfallina” e sua madre Maria “una donna distratta come una rosa invernale.”

Il già precario equilibrio verrà distrutto dall’arrivo di un uomo affascinante che farà del tradimento il cavallo di Troia per far implodere la piccola comunità di donne.

“Tre donne” è un romanzo intenso, ricco di metafore e similitudini. La scrittrice usa le parole come pennelli per dipingere i ritratti di tre donne. Pagina dopo pagina si compone non solo una descrizione fisica delle protagoniste ma s’impone, all’attenzione del lettore, il profilo psicologico di Gesuina, Maria e Lori. Esprimono l’amore in tre diverse stagioni della vita, affrontano l’esistenza in modo diverso, usano linguaggi diversi. Maria ha un linguaggio ordinato come la sua vita. Gesuina parla in modo semplice e usa spesso citazioni tratte soprattutto da Mirandolina che ha recitato a teatro. Lori usa un linguaggio duro espressione della sua rabbia. Il loro precario equilibrio è racchiuso nel sottotitolo: storia d’amore e disamore. La dolce culla dell’amore cede il posto alle bugie e agli inganni. Il cuore, prima ossessionato dall’amore, si ritrova colmo d’umiliazioni. Il disamore conquista la ribalta in un capovolgimento della realtà. Tutto cambia, gli amici diventano nemici, le certezze svaniscono e il disamore cristallizza i sentimenti. Tuttavia la nostalgia inizia un lungo viaggio dal profondo dell’anima. Pian piano avanza, riscopre emozioni, perdona, ritrasforma le bugie in baci. L’amore ha mille sfumature e in una famiglia di sole donne ancor di più. Solo il tempo potrà guarire le ferite del cuore, la speranza si presenterà con un lieve sorriso. Giustina, Maria e Lori dovranno far pulizie per eliminare i residui tossici di sentimenti infranti. Sicuramente il “per sempre” non appartiene a questa storia di donne apparentemente fragili che ritroveranno la forza e la complicità per guardare al futuro.

martedì 6 dicembre 2016

INCONTRO + COMMENTO | "Se un personaggio bussa alla mia porta" di Dacia Maraini

Cari lettori, oggi vorrei condividere con voi un evento che mi ha dato la possibilità di conoscere meglio una delle scrittrici italiane più lette al mondo. La sua ultima pubblicazione la si può interpretare come una lezione di scrittura che è anche una lezione di lettura e di osservazione della realtà. La scrittrice ha vinto il Premio Campiello nel 1990 con “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e nel 1999 il Premio Strega con “Buio”.  Dal 2014 è tra i candidati italiani al Premio Nobel per la Letteratura. Il suo ultimo romanzo è “La bambina e il sognatore” (recensione).  In questi giorni è in libreria con “Se un personaggio bussa alla mia porta”. Avrete sicuramente capito di chi si tratta. Ai pochi distratti ricordo il suo nome: Dacia Maraini.


Se un personaggio bussa alla mia porta
Dacia Maraini

Editore: Rai Eri 
Pagine: 79 
Prezzo: € 12,00

Sinossi: Quando un personaggio, "dopo aver bevuto il caffè, mi chiede la cena e poi un letto per dormire, vuol dire che si è accampato nella mia immaginazione, nella mia testa": così Dacia Maraini illustra, in questa breve, profonda lezione di scrittura, un momento cruciale della creazione narrativa. Racconta come sono nati alcuni dei suoi protagonisti, quali sono le funzioni che assolvono nella trama, con quali metodi delinea la loro personalità, come gioca con i dettagli del loro aspetto, con il loro linguaggio... E anche cosa non bisogna mai fare. Ne nasce un percorso attraverso i suoi romanzi, popolati da figure tra le più vivide e amate della letteratura italiana, arricchito dall'appassionata testimonianza di una lettrice vorace e curiosa, attenta al presente ma legata al fascino dei classici, capace di coinvolgerci fino all'ultima pagina in una lezione di scrittura che è anche e prima di tutto una lezione di lettura, e di osservazione attenta della realtà.


  

Come nascono i personaggi? Di solito vengono a bussare alla mia porta. Io apro, il personaggio si siede, prende un caffè, mi racconta la sua storia e poi se ne va. Quando, dopo aver bevuto il caffè, mi chiede la cena e poi un letto per dormire, vuol dire che si è accampato nella mia immaginazione, nella mia testa, in quel momento capisco che devo cominciare a scrivere un romanzo. Il personaggio diventa ossessivo, centrale, mi parla, mi interroga, mi racconta le sue vicende. Piano piano acquisto familiarità, facciamo amicizia, gli costruisco un mondo intorno. E lo racconto.
Così Dacia Maraini ci racconta come sono nati alcuni dei suoi personaggi, il modo in cui assolvono i loro ruoli all’interno della trama, la loro personalità e il modo di agire. Attraverso un percorso affascinante, la scrittrice ripercorre i suoi romanzi mediante le vivide figure dei personaggi. Prima di essere una scrittrice, la signora Maraini si definisce una lettrice vorace e curiosa, amante dei classici e del loro immortale fascino.

  
“Se un personaggio bussa alla mia porta” è una breve ma profonda lezione di scrittura che riserva molti spunti su cui riflettere e mostra il nascere di un romanzo con storie che appartengono a tutti e nello stesso tempo  appartengono a chi le racconta.

Ripercorrendo l’incontro con Dacia Maraini mi ha colpito la sua pacatezza e nel contempo la sua forza nel trattare temi  cari a tutti. La scrittrice usa la parola per spingere lo sguardo oltre, per parlare della fragilità umana, dell’amore che toglie la vita e dona la morte, del trascorrere del tempo. La narrativa diventa il luogo verbale in cui sono compresi i grandi misteri che ci circondano e che finiscono con il proiettarsi nella società, nella metamorfosi umana. La vita è un continuo divenire, l’uomo deve evolversi e accettare questi cambiamenti. Non è facile ma necessario. All’interno di questa evoluzione la scrittrice ha sottolineato i temi a lei più cari. Il femminismo, la libertà individuale, il femminicidio, le famiglie allargate, le migrazioni e l’integrazione di persone che professano religioni diverse. Questi argomenti sono stati trattati dall’autrice con molti riferimenti alle sue opere. Come non ricordare “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza” e “La bambina e il sognatore”.

Con parole cariche di emozioni, la Maraini ha saputo trasmettere la sua passione per la vita e per la giustizia, il suo impegno in favore dei più fragili e indifesi. Per me è stato un vero piacere ascoltare la scrittrice, la signora Maraini ha ammaliato la platea con le sue intense parole e il suo sguardo sempre sorridente.

giovedì 12 novembre 2015

RECENSIONE | "La bambina e il sognatore" di Dacia Maraini

Buon giovedì, amati lettori. Domenica 1 novembre ho seguito con interesse la trasmissione su Rai Tre -Che tempo che fa- in cui Fabio Fazio ricordava, con grandi ospiti del mondo dell’attualità e della cultura, l’anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Tra gli ospiti c’era anche la scrittrice Dacia Maraini che presentava il suo nuovo romanzo, in libreria dal 5 novembre, “La bambina e il sognatore”, edito Rizzoli.
Vedere la cover di questo romanzo e innamorarmi dell’immagine è stato un tutt’uno. Il giorno dopo sono andata in libreria per prenotare una copia del libro. L’attesa è stata breve, per fortuna, la lettura è stata intensa e ricca di emozioni.

La bambina e il sognatore
Dacia Maraini

Editore: Rizzoli
Pagine: 411
Prezzo: € 20,00 cartaceo 


Sinossi: Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani Sapienza: la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un’andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia, portata via anni prima da una malattia crudele e oggi ferita ancora viva sulla sua pelle di padre. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. È così che Nani contagia l’intera cittadina di S., immobile provincia italiana, con la sua ossessione per Lucia. E per primi i suoi alunni, una quarta elementare mai sazia dei racconti meravigliosi del maestro: è con la seduzione delle storie, motore del suo insegnamento, che accende la fantasia dei ragazzi e li porta a ragionare come e meglio dei grandi. Perché Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare. 


http://i.imgur.com/ye3Q8bo.png
STILE: 9 | STORIA: 9 | COPERTINA: 9


Cammino rapido in mezzo a una strada quasi cancellata dalla nebbia. Un vento secco e cattivo mi fa socchiudere le palpebre, mi toglie il respiro. Mi chiedo dove sono e dove sto andando. Dal muretto di mattoni sbreccati, carico di rampicanti, che scorgo alla mia sinistra, mi sembra di riconoscere la strada che porta alla scuola in cui insegno. Non vedo a due metri di distanza. Avanzo a fatica, forzando quella parete di vento e nebbia. Improvvisamente quasi inciampo in una bambina che cammina lesta, avvolta in un cappottino rosso da cui esce un collo bianco e lungo. Faccio per dire: mi scusi, e scavalcarla, ma qualcosa in quella bambina mi blocca in mezzo alla strada, stupito. Il cappottino rosso, i capelli castani raccolti in una cosa dietro la nuca, con qualche ricciolo biondo che sguscia disordinato, la camminata ciondolante, un poco sghemba. Ma è mia figlia, mi dico e grido: ‹‹Martina!››

Inizia così l’ultimo libro di Dacia Maraini che, per la prima volta, sceglie come protagonista del suo romanzo una figura maschile.

Il maestro Nani Sapienza è un uomo che ama il proprio lavoro e riesce a catturare l’attenzione dei suoi piccoli allievi narrando storie affascinanti che trasformano le materie scolastiche in fantastiche avventure. Quando il maestro racconta, i bambini sono catturati dalla sua voce, dimenticano i telefonini e partecipano con vivo interesse alla narrazione. Nani viene spesso richiamato dalla preside della sua scuola per queste fughe dai rigidi programmi ministeriali. Il maestro non ha una vita felice, ha da poco perso la sua unica figlia, Martina, ammalatasi di leucemia. Il dolore immenso ha stravolto la sua esistenza e quella della moglie Anita che, non riuscendo a vivere nella casa che ha visto la nascita e la morte della loro bimba, abbandona il tetto coniugale per lenire lontano le sue ferite. Il maestro è solo con i suoi sogni che sono consolazione e tormento. Nani sogna di una bambina che rassomiglia a sua figlia Martina. Una bambina dal cappottino rosso e dagli stivaletti di gomma bianca. Al risveglio il maestro apprenderà dalla radio della scomparsa di una bambina, Lucia, che indossava un cappottino rosso e stivaletti bianchi. Nani si convince che la bimba sognata è proprio la bimba scomparsa. Le coincidenze non esistono. Inizierà così un’indagine privata che coinvolgerà tutto il paese di S., immobile provincia italiana, e il sogno si trasformerà in ossessione. Lui che nulla ha potuto per sottrarre sua figlia alla morte, cercherà di ritrovare la piccola scomparsa. Ritrovare Lucia vuol dire ritrovare se stesso, il suo ruolo di maestro e di padre, per ridare un senso alla sua vita.
I sogni sono stracci di nuvole, scomposti e inconsistenti. Sono la mia consolazione e il mio tormento. Mi fanno sentire vivo, capisci? Vivo come non sono mai stato.
Nani Sapienza è un sognatore, spera che possa esistere un mondo migliore basato sulla verità e sulla giustizia. Spera di ritrovare la bimba scomparsa, spera di ritrovare se stesso. I sogni diventano lo specchio di una società ferita da profonde sofferenze causate dalle guerre di religione, dal turismo sessuale minorile, dalla tratta dei bambini, dalla violenza degli uomini sulle donne.

Il maestro Sapienza non si arrende. Non si arrende a scuola dove continua ad esercitare, sui suoi piccoli allievi, un incantesimo narrativo.
La cosa più difficile del mondo è capire con la propria testa quello che sotto il nostro naso.
Non si arrende al tempo che passa senza che la polizia riesca a trovare alcuna traccia della piccola Lucia.

Non si arrende al dolore della paternità negata. Anche negli uomini vive la voglia di avere un figlio anche se, tale sentimento, è spesso considerato “una cosa da femmine.”

Ricordate la favola di Pinocchio? Mastro Geppetto, povero falegname, desiderava, sopra ogni cosa, avere un figlio. Un desiderio forte, intenso che lo porterà a crearsi da solo un figlio, a dargli la vita. Non è stato facile per Geppetto fare il padre, non è facile per il maestro Sapienza lasciare la sua piccolina tra le braccia della morte. Perdere un figlio è un’esperienza drammatica che annienta un genitore. Ricominciare a vivere è quasi impossibile, ci si lascia andare per perdersi nell’oblio, per scomparire anche se ancora respiriamo, anche se il nostro cuore continua a battere. Il maestro vive in solitudine, non festeggia più i compleanni, non ha amici, la moglie si è allontanata perché, a volte, i grandi dolori dividono. Nani vive in un limbo in cui spesso, nei momenti più travagliati, dialoga con la propria coscienza che veste i panni di un angelo pennuto appollaiato sulla sua spalla che gli mostra come l’uomo si lasci conquistare dagli interessi pratici e dimentica i veri valori. L’egoismo vince sulla solidarietà, nella società non c’è posto per i principi.


“La bambina e il sognatore” è un romanzo che narra l’amore paterno, la solitudine, la perdita, la passione per i libri. Dalla prima all’ultima pagina la lettura è concentrata, ricca di forti emozioni. La scrittrice scrive pagine dai forti contenuti che si integrano perfettamente con la storia narrata. Spesso gli uomini confondono l’amore con il possesso e in nome dell’amore compiono violenze e atrocità sulle donne. Questo concetto lo ritroviamo nel romanzo della Maraini che narra delle maschere che molti uomini indossano. Padri e mariti esemplari in patria, fruitori del turismo sessuale all’estero. Uomini pronti a pagare per soddisfare i loro istinti che con l’amore nulla hanno da spartire. Uomini che depongono la loro maschera ai piedi di un letto nei bordelli dove verranno immolati bambini e bambine innocenti. Uomini che nella più totale indifferenza ritornano a una vita rispettabile. Argomenti forti che il maestro sognatore dovrà affrontare con coraggio e coinvolgimento. Riuscirà a trovare una speranza in tanto dolore?

Ora  il giudizio è nelle mani dei lettori. Per quanto mi riguarda “La bambina e il sognatore” è un ottimo romanzo che consiglio a tutti di leggere :)