martedì 10 ottobre 2023

RECENSIONE | "Holly" di Stephen King

Esce in Italia per Sperling & Kupfer, con la traduzione di Luca Briasco, il nuovo agghiacciante romanzo del maestro dell’Horror Stephen King. Intitolato “Holly”, il romanzo segna il ritorno sulla scena di Holly Gibney. Dopo la trilogia di Billy Hodges (“Mr Mercedes”, “Chi perde paga” e “Fine turno”), il romanzo “The Outsider” e il racconto “Se scorre il sangue”, l’investigatrice Gibney, donna dal passato tormentato e dal presente ancora difficile, torna acquisendo il ruolo di protagonista alle prese con una scia di sparizioni in una città del Midwest, con una famiglia disperata e con due vecchietti rispettabili che nascondono un cupo segreto.

Siete pronti a seguire il re del brivido nel buio del suo ennesimo coinvolgente romanzo? Io mi avvio, voi seguitemi senza indugi in questo nuovo inquietante caso per svelare la raccapricciante verità.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Holly
Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 512
Prezzo: € 21,90
Sinossi

Quando Penny Dahl chiama l'agenzia Finders Keepers nella speranza che possano aiutarla a ritrovare la sua figlia scomparsa, Holly Gibney è restia ad accettare il caso. Il suo socio, Pete, ha il Covid. Sua madre, con cui ha sempre avuto una relazione complicata, è appena morta. E Holly dovrebbe essere in ferie. Ma c'è qualcosa nella voce della signora Dahl che le impedisce di dirle di no. A pochi isolati di distanza dal punto in cui è scomparsa Bonnie Dahl, vivono Rodney ed Emily Harris. Sono il ritratto della rispettabilità borghese: ottuagenari, sposati da una vita, professori universitari emeriti. Ma nello scantinato della loro casetta ordinata e piena di libri nascondono un orrendo segreto, che potrebbe avere a che fare con la scomparsa di Bonnie. È quasi impossibile smascherare il loro piano criminale: i due vecchietti sono scaltri, sono pazienti. E sono spietati. Holly dovrà fare appello a tutto il suo talento per superare in velocità e astuzia i due professori e le loro menti perversamente contorte.





Proprio quando credi di aver visto il peggio che un essere umano possa offrirti, scopri di esserti sbagliato. Non esiste un limite al male.

In “Holly” ritroviamo Holly Gibney che non si è mai ripresa del tutto dopo la morte del suo adorato socio Bill Hodges che le ha lasciato in eredità l’agenzia investigativa Finders Keepers. Insieme a Holly ritroviamo anche Pete, che ricoprirà un ruolo secondario avendo contratto il Covid. Con loro collaborano Jerome e sua sorella Barbara. Queste persone rappresentano la famiglia di Holly, soprattutto ora che sua madre è morta per il Covid. Naturalmente tra madre e figlia c’era un rapporto complicato perché Holly era vittima di una madre che aveva sempre cercato di tenerla accanto a sé “non per proteggerla ma per imprigionarla” e ora è morta di Covid. Aveva sempre rifiutato di vaccinarsi sostenendo che il Covid era solo una semplice influenza. Naturalmente il comportamento della madre aveva reso Holly insicura, aveva spento la fiducia negli altri e nell’amore. Affrontare il presente non sarà facile per Holly, ma deve pur trovare un modo per andare avanti e cercare di dimenticare gli eventi che hanno segnato la sua esistenza. 

Ma in fondo esiste qualcuno che sia in grado di chiudere davvero con il proprio passato? E, soprattutto, con i propri genitori?

Il romanzo ha inizio nel luglio del 2021, quando Penny Dahl chiama l’agenzia di investigazione Fonder Keepers nella speranza che possano aiutarla a ritrovare la figlia sparita nel nulla tre settimane prima. Holly, che ha appena partecipato al funerale via Zoom di sua madre, è restia ad accettare il caso. Ma c’è qualcosa nella voce della signora Dahl che le impedisce di dirle di no. Penny è disperata e si sente in colpa per aver litigato con la figlia. Della ragazza sparita era stata ritrovata la bicicletta e sul sellino c’era un biglietto: “Non ce la faccio più”. 

La pandemia aveva reso tutto più difficile, gli ospedali erano al collasso e la polizia non aveva agenti disponibili per cercare Bonnie. Holly non se la sente di voltare anche lei le spalle alla povera Penny che non sa nemmeno se la figlia è viva o morta. Se è stata lei stessa a porre fine alla sua vita o se sia stata uccisa o rapita da qualcuno. Per Holly inizia un’indagine che le riserverà molte sorprese perché a scomparire non è stata solo Bonnie. Ma più le cose si complicano e più Holly, ipocondriaca e arguta, è decisa ad andare avanti per scoprire la verità. 

A volte l’universo ti lancia una fune. Se succede usala subito per arrampicarti. E va’ a controllare cosa c’è in cima.

A pochi isolati di distanza dal punto in cui è scomparsa Bonnie Dahl, vivono Rodney ed Emily Harris. Sono il ritratto della rispettabilità borghese: ottuagenari, sposati da una vita, professori universitari emeriti. Emily insegna letteratura inglese, Rodney è biologo e nutrizionista. Si amano come il primo giorno. Ma nello scantinato della loro casetta, ordinata e piena di libri, nascondono un orrendo segreto che potrebbe avere a che fare con la scomparsa di Bonnie. È quasi impossibile smascherare il loro piano criminale: i due vecchietti sono scaltri e pazienti. E sono spietati. Holly dovrà fare appello a tutto il suo talento per superare in velocità e astuzia i due professori e le loro menti perversamente contorte. 

In “Holly” è assente l’elemento soprannaturale, tutto si basa sul lato più oscuro degli esseri umani. Il Male vive e si agita in tutti, anche nelle persone insospettabili, ma c’è sempre la possibilità di opporsi al buio del Male costruendo un presente usando l’arma del coraggio. 

Stephen King, tramite “Holly”, parla della società americana inquieta e lacerata. Descrive un Paese travolto dal Covid, con una società divisa in pro vax e no vax, dal razzismo e dall’omofobia. Ma narra anche di una politica incerta, Trump ha appena perso le elezioni e c’è stato l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti, l’assistenza sanitaria è prossima al collasso e la polizia è sempre più brutale. 

King, come sempre, affonda il bisturi nella viva carne dei suoi personaggi per scandagliare soprattutto i rapporti tra madri e figli. Una vivida narrazione del rapporto tra Holly e sua madre, tra Bonnie e sua madre, tra un altro ragazzo svanito nel nulla e la madre alcolista. Entriamo così nel mondo del confronto tra genitori e figli, tra buio e luce, tra male e bene. 

“Holly” è una storia di oscuri segreti e di abissi umani che vi terrà con il fiato sospeso fino alla raccapricciante verità. Di una cosa potete essere certi, la realtà può rivelarsi più spaventosa dei demoni che albergano nei nostri peggiori incubi. Tuttavia non si deve soccombere al male, resistere con coraggiosa opposizione è un dovere e il perdono è la possibilità che abbiamo per andare avanti nella costruzione di un futuro migliore. Godetevi “Holly” che “ha deciso di saltare sull’auto in corsa anziché nascondersi dietro le motoseghe” e lunga vita al Re!

lunedì 2 ottobre 2023

BLOGTOUR | "Cicatrice" di Juan Gomez-Jurado | I 5 motivi per leggere il romanzo

Una storia d’amore appassionata, diverse bugie e una misteriosa cicatrice costituiscono il fulcro del romanzo “Cicatrice” (Fazi) dello scrittore spagnolo Juan Gomez-Jurado, in libreria dal 3 ottobre.

Dopo “Il paziente”, “Cicatrice” ci riporta nell’universo di Regina Rossa, trilogia che domina le classifiche spagnole da anni. Io ho avuto il piacere di leggere tutti i libri della serie, che però potete leggere singolarmente perché autoconclusivi, quindi vi segnalerò ben cinque motivi per avvicinarvi a “Cicatrice” ricordandovi che in noi albergano tutti gli istinti dell’umanità.




Cicatrice
Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi
Pagine: 396
Prezzo: € 20,00
Sinossi
Simon Sax si potrebbe considerare un ragazzo fortunato: programmatore informatico americano, genio della matematica, a soli trent’anni sta per diventare miliardario. È infatti a un passo dal concludere un affare che gli cambierà la vita: venderà la sua grande invenzione – un sofisticato software – a una multinazionale. Eppure non è felice. Si sente solo. Il suo successo fa a pugni con una totale assenza di abilità in ambito sociale: le ragazze, per lui, sono sempre state una meta irraggiungibile. Finché un giorno supera i suoi pregiudizi ed entra in un sito di incontri dove conosce l’ucraina Irina, e comincia a sognare un futuro con lei nonostante le migliaia di chilometri che li separano. Ma Irina, il cui volto è segnato da un’enigmatica cicatrice, porta con sé un oscuro segreto: dietro quella ferita si cela più di quanto Simon possa immaginare, e innamorarsi di lei è solo il primo di una lunga serie di errori…



I 5 motivi per leggere il romanzo

1. Perché la trama si rivela un vaso di Pandora. Simon Sax è un genio dell’informatica che vive a Chicago. È un ragazzo fortunato: a soli trent’anni sta per diventare miliardario. Infatti ha creato un nuovo sistema di riconoscimento di immagini LISA: Algoritmo di Ricerca di Interpolazione Lineare. Una multinazionale si mostra molto interessata all’algoritmo. Simon però si sente solo e un giorno supera i suoi pregiudizi e si iscrive a un sito di incontri online dove conosce l’ucraina Irina, il cui volto è segnato da un’enigmatica cicatrice. Innamorarsi di lei è soli il primo di una lunga serie di errori.

La ragazza, però, sembra nascondere dei segreti a iniziare dalla cicatrice sulla guancia che non rimanda sicuramente a un’infanzia felice.

Due le voci narranti. Da un lato Simon in prima persona narra come è giunto alla situazione in cui si trova. Dall’altra parte c’è un narratore esterno che ci parla di Irina e di altri personaggi che popolano le pagine di “Cicatrice”. La trama è costellata da misteri, pericoli ed enigmi che rendono la lettura affascinante e presenta anche una sottile ironia nella narrazione che serve sicuramente per alleggerire la tensione.

2. I personaggi possono sembrare stereotipati ma vi invito a leggerli attraverso i loro chiaroscuri. Penetrando nel profondo del loro essere troverete molto su cui riflettere.      

Simon è un uomo intelligente, un programmatore informatico americano e sta per concludere un affare che gli cambierà la vita. Eppure non è felice. Il suo tallone d’Achille sono i rapporti in ambito sociale. Per lui le ragazze sono sempre state una meta irraggiungibile. Quando conosce Irina comincia a sognare un futuro con lei nonostante le migliaia di chilometri che li separano. Simon, quindi, chiede a Irina di raggiungerlo a Chicago. Primo errore.

Simon ha un passato oscuro, un’infanzia difficile e si dedica con tutto il cuore a proteggere suo fratello maggiore Arthur, affetto dalla sindrome di Down.

Irina, occhi tristi e capelli rossi, è un personaggio complesso tormentata da un passato drammatico e porta con sé un oscuro segreto. Dietro la cicatrice che le segna il volto si cela più di quanto Simon possa immaginare. Irina è divorata da sete di vendetta e passerà anni a prepararsi per diventare una macchina di morte pronta a tutto per vendicarsi.

Naturalmente Gomez-Jurado riesce a rendere tutto ancor più intrigante introducendo due personaggi davvero particolari: il misterioso e spietato Afgano e il crudele Ragno, uno dei cinque boss della Mafia di Chicago.

Scoprire le loro storie attraverso i vari flashback che arricchiscono la storia principale è come entrare in un vortice di eventi, di verità inconfessabili e realtà insospettabili.

La storia di Irina mi ha coinvolta emotivamente e il fascino oscuro dell’Afgano mi ha conquistata. Una cosa è apparsa subito evidente: i malvagi, a volte, nascondono un soffio di bontà; i buoni, per equilibrare la bilancia delle emozioni, possono perdere la loro bontà e diventare meno buoni. Che bella alchimia di misteri e sentimenti che si incrociano per condurre il lettore alla imprevedibile emozione finale.

3. Perchè lo stile è degno di nota: piacevoli e semplici i dialoghi, essenziali le descrizioni, il linguaggio si adatta come un guanto a ogni personaggio. Buona la componente psicologica. La trama è ben strutturata con personaggi ben sviluppati. I temi trattati sono molteplici: intrigo, bugie, successo, denaro, solitudine, amore, violenza, fobia sociale, social media, appuntamenti online, tecnologia informatica, mafia e guerre. Tutti ben dosati e intrecciati da Juan Gomez-Jurado. Nel romanzo, a compendio di tutte le tematiche trattate, c’è una frase che viene ripetuta:

 Il passato diventa presente.

Ognuno di noi ha dentro di sé la forza e il coraggio per reagire quando vediamo i nostri cari in pericolo. Simon sarà il supereroe per cui tifare e mi ha riportato alla memoria il protagonista, il neurochirurgo Evans, di “Il paziente”, altro romanzo di successo di Jurado. Sia Simon che David sono uomini pacifici che entreranno in collisione con il mondo della violenza quando, Irina per Simon e la figlia per David, saranno in pericolo.

Lo scrittore conferisce un’anima a questo romanzo narrandoci il senso di angoscia di coloro che si sentono “vinti” dalla vita ma che troveranno la forza per contrastare un destino che non meritano.

Per Simon la forza nascerà dal suo amore per Irina, dalla sua fiducia nella ragazza. Secondo errore.

4. Perché "Cicatrice", per i protagonisti, è il libro della vita segnato da un senso controverso della giustizia, da indelebili legami di sangue. Trovare le tessere mancanti sarà, per il lettore, una coinvolgente caccia all’indizio. Segreti e peccati creeranno un gioco di specchi tra passato e presente e la ricerca della verità si complicherà a causa delle molteplici piste che deviano continuamente l’attenzione del lettore.

5. Perché “Cicatrice” è un romanzo nero intrigante e avvincente con un ritmo e suspense in crescendo capaci di far trattenere il fiato ai lettori dalla prima all’ultima pagina.  Lo scrittore affronta temi spinosi ma lo fa con apparente semplicità. Il romanzo  rispecchia il carattere dell’età che viviamo e con un linguaggio cinematografico diventa un’incredibile gira pagina. L’autore ci mostra solo un lembo di verità, a noi scoprire tutto il resto.

Non vi ho rivelato troppi dettagli per lasciarvi il gusto di aprire le scatole cinesi della narrazione. Dopo la lettura di “Cicatrice” una domanda si affaccerà alla vostra mente: “Conosco davvero la persona con la quale dormo?”. Se avete qualche difficoltà a rispondere, vi segnalo la serie di Juan Gomez-Jurado magari leggendola troverete spunti su cui riflettere: “Regina Rossa”, “Lupa Nera”, “Re Bianco”, “Il paziente” e “Cicatrice”.


lunedì 25 settembre 2023

RECENSIONE | "In nome di Ipazia" di Dacia Maraini

In libreria, edito da Solferino e curato da Eugenio Murrali, il nuovo libro di Dacia Maraini “In nome di Ipazia: Riflessioni sul destino femminile”, un dettagliato ed interessante mosaico sulla condizione femminile costituito da storici articoli, testimonianze, lettere e testi comparsi sul “Corriere della Sera”.

Scrittrice, drammaturga, saggista, poetessa, figura di spicco della cultura italiana dagli anni Sessanta ad oggi, Dacia Maraini si è fatta interprete dei mutamenti della nostra società. Le sue storie, che molto spesso hanno trattato il tema della condizione femminile, hanno sempre riscosso un grande successo in Italia e all’estero.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
In nome di Ipazia
Dacia Maraini

Editore: Solferino
Pagine: 288
Prezzo: € 18,00
Sinossi

L’astronoma Ipazia, vissuta ad Alessandria nel V secolo d.C., teorizzò in modo inaudito per l’epoca che la Terra non è il centro dell’universo ma un pianeta che gira intorno al Sole. E divenne ben presto vittima dei fanatici cristiani. «Oggi» scrive Dacia Maraini «a quasi duemila anni di distanza ci sono ancora donne che soffrono come lei per la semplice ragione che hanno pensato con la propria testa, che hanno voluto studiare, indagare e opporsi al totalitarismo.» Sono donne maltrattate, insultate, minacciate, che spesso hanno denunciato la violenza domestica, ma non sono state credute. Donne sole e abbandonate. Donne che lottano per i loro diritti in tutto il mondo, dal Medio Oriente all’Occidente. Anche dove ci sembra di poter dire che la civiltà ha raggiunto la sua età più matura. In queste pagine, la scrittrice che ha dato vita nei suoi romanzi a indimenticabili protagoniste letterarie (una per tutte: Marianna Ucrìa) dà voce alle donne senza nome di ogni Paese in lotta per la dignità. Mettendo nero su bianco un vero e proprio manifesto al femminile, una denuncia appassionata che racconta le schiavitù che sopravvivono e i muri ancora da abbattere, le libertà negate e la ribellione necessaria. Un appello coinvolgente sul destino femminile contro ogni stereotipo e violenza.





La cultura del possesso divora uomini fragili che hanno paura di perdere i privilegi che considerano dovuti per legge divina: comandare, controllare, possedere.

Richiamandosi a Ipazia, che nel V secolo d.C. combatté per le proprie idee al costo della vita, Dacia Maraini dà voce alle donne senza nome di ogni Paese in lotta per la dignità. Una denuncia appassionante che racconta le schiavitù che sopravvivono e i muri ancora da abbattere, le libertà negate e la ribellione necessaria. Un appello femminile contro ogni stereotipo e violenza.

Conosciamo meglio Ipazia il cui coraggio ispira, ancor oggi, molte donne.

Scienziata pagana del Quinto secolo, fu uccisa da fanatici cristiani.

Ipazia era un’astronoma greca che abitava nella colonia romana d’Egitto, ad Alessandria. L’impero romano aveva da poco adottato la religione cattolica. Ipazia non era una credente, era una donna colta, figlia del grande filosofo Teone. È a lei che dobbiamo l’invenzione dell’astrolabio (strumento che consentiva di localizzare gli oggetti celesti),dell’idroscopio (per misurare la densità dei liquidi) e l’aerometro (che misurava la densità di alcuni gas), strumenti sperimentali per lo studio matematico del firmamento. È la prima scienziata a teorizzare che la terra non è il centro dell’Universo, ma gira intorno al Sole in un cosmo pieno di altri sistemi solari. Naturalmente ciò la rende sospetta in un clima di fanatismo, di ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana che non accettava che la donna potesse avere ruoli importanti nella società ma soprattutto che avesse la libertà di pensiero senza inchinarsi davanti a nessun dogma. Un giorno, mentre parlava di stelle a un pubblico di studenti entusiasti, Ipazia venne portata via a forza dal gruppo dei Parabalani (una setta di fanatici cristiani), scarnificata con cocci affilati, smembrata, fatta a pezzi e bruciata, per cancellarne il ricordo. L’assassinio di Ipazia rimase impunito. Tuttavia la fantasia di poeti e scrittore di tutti i tempi l’hanno fatta rivivere.

Sicuramente oggi la situazione è diversa anche se ci troviamo ancora davanti a pratiche atroci. Basti pensare alle ragazze iraniane arrestate perché si sono tolte il velo e alle torture che le donne devono subire per aver rivendicato il diritto allo studio. Tutto con l’alibi della religione. La fede si sceglie liberamente non si deve imporla, come non si devono imporre comportamenti, pensieri e parole, in nome della fede. Con tenacia si è ottenuta l’abolizione della schiavitù, la ghigliottina è stata abrogata e non è più uno spettacolo di piazza, la lapidazione, la decapitazione, la tortura sono state abrogate. Eppure ci sono ancora donne che, come Ipazia, soffrono per aver osato pensare con la propria testa e che hanno voluto studiare. Sono donne maltrattate, insultate, abusate, sfruttate, accoltellate, che spesso hanno denunciato la violenza domestica, ma non sono state credute.

Dacia Maraini guarda a Ipazia come a un modello di gioiosa e serena fermezza d’animo.

La stessa gioiosa e serena fermezza d’animo che l’autrice ha conosciuto nella sua famiglia ,nella persona di Topazia, la sua coraggiosa mamma, che preferì farsi rinchiudere con il marito e le tre figlie in un campo di concentramento in Giappone, piuttosto che aderire al fascismo di Salò. Scrive Dacia nell’introduzione:

Sento ancora la voce di mia madre che sorridendo dice: «Non importa quello che dicono gli altri, ma la prima fedeltà alle proprie idee viene da te, accompagnata dalla stima per te stessa. E questa stima devi tenerla sempre alta»

Quelle idee che la scrittrice ha portato avanti per decenni, tornano in questa raccolta che denuncia le offese, la violenza, gli abusi che hanno segnato il destino femminile. Racconta di una cultura patriarcale capace di sopraffare e intralciare questo destino, senza però vincerlo del tutto.

Dacia Maraini mette a nudo gli stereotipi e la reificazione del corpo femminile (che riduce la donna a un semplice corpo, come merce desiderabile). Parla delle donne iraniane e afgane che un tempo camminavano libere per le strade. Dà voce a tutte le donne senza nome che ancora combattono per la dignità anche in Paesi che crediamo siano progrediti, la civiltà non è ancora una realtà consolidata.

Spesso mi è stato chiesto quale sia la qualità del carattere femminile che più ammiro e apprezzo. Senza alcun dubbio ho risposto: il coraggio.

Nel libro compaiono articoli storici, molto interessanti, come una lettera aperta del 1975 “In difesa dell’aborto”, indirizzata dalla Maraini al suo caro Pier Paolo Pasolini che si era detto contrario alla legalizzazione.

Segue una lettera affettuosa e ferma a Papa Francesco sullo stesso argomento. Il Pontefice aveva duramente condannato questa pratica con le parole “è come assoldare un sicario”.

Le sue parole sull’aborto, caro Papa, mi hanno molto stupita e rattristata. Non posso fare a meno di chiederle perché abbia usato termini così duri e punitivi. Vorrei solo ricordarle che nessuna donna ha il piacere di abortire.

L’autrice propone anche una serie di articoli sugli stupri di guerra, sulla violenza domestica, sul femminicidio, sulla misoginia nel cinema e nella televisione, dimostrando come la società non sia poi così cambiata.

Coinvolgente è l’inchiesta sulle carceri femminili del 1969 per Paese Sera. In quell’occasione la scrittrice incontrò una detenuta, Teresa, e ne raccontò con ironia e simpatia le quasi oneste imprese ladresche nel romanzo “Memorie di una ladra”. Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film straordinariamente interpretato da Monica Vitti diretta dal grande regista Carlo Di Palma.

Nel libro ci sono anche articoli di cronaca come il caso di Saman Abbas, la ragazza diciottenne pakistana uccisa a Novellara. La storia di Safiya Husaini condannata alla lapidazione, come impone la legge islamica, per aver concepito un bambino fuori dal matrimonio dopo aver subito abusi.

“In nome di Ipazia” è un libro pieno di riflessioni a favore delle donne. Continuare a parlare di emancipazione femminile è importante. La letteratura dà voce al disagio, tracciando la strada percorsa e riflettendo su quanto c’è ancora da fare. La Maraini osserva il mondo che ci circonda e condivide con noi le mille sfaccettature della condizione femminile. Ciò che lei vede, e noi con lei, non è incoraggiante.

Ogni anno ci auguriamo che il numero dei fatti di violenza possa scendere, ogni anno verifichiamo che non avviene. Cosa sta succedendo?

Più la donna si emancipa più cresce la violenza contro di lei.

Sicuramente molto c’è ancora da fare nel nome di Ipazia, un’eroina del libero pensiero messa a tacere con la massima violenza dai fautori dell’oscurantismo. Parlare di questi scottanti temi è sempre positivo. Soprattutto i ragazzi devono capire che i diritti non sono eterni, si possono sempre perdere e quindi vanno difesi. Quando si ottengono dei diritti, si calpestano dei privilegi e gli uomini fragili non vogliono perdere i privilegi che la storia ha loro assegnato: dominio, possesso e potere. Alcuni uomini non sono disposti a perdere il controllo sulle donne, in loro la cultura del possesso è un dono divino. Uomini e donne, invece, devono essere alleati e non nemici, solo così potranno creare una nuova società, un nuovo mondo abitato da due esseri diversi ma pari. Le norme sociali vanno cambiate, in nome di Ipazia.