venerdì 19 luglio 2024

BLOGTOUR | "Se i morti non risorgono" di Philip Kerr | I 5 motivi per leggere il romanzo

"Se i morti non risorgono" di Philip Kerr, edito da Fazi nella traduzione di Luca Merlini, segna il ritorno di Bernie Gunther, il famoso detective antinazista protagonista della fortunata trilogia berlinese.

Berlino, la mia città natale, era riconoscibile a stento. Prima era il luogo più libero del mondo. Adesso sembrava una vera e propria piazza d'armi. Le dittature sembrano sempre buone finchè qualcuno non comincia a darti ordini.




Se i morti non risorgono
Philip Kerr

Editore: Fazi
Pagine: 516
Prezzo: € 20,00
Sinossi
Berlino si prepara a ospitare le Olimpiadi del 1936. Per placare i dubbi espressi dagli Stati Uniti arriva in città il rappresentante del comitato olimpico americano, che rassicura il governo statunitense: in Germania non ci sono discriminazioni. In realtà i nazisti sono al potere da appena diciotto mesi, ma la Germania ha già assistito ad alcuni cambiamenti spaventosi: gli ebrei sono stati espulsi da tutte le organizzazioni sportive. Noreen Charalambides, affascinante giornalista americana ebrea, si reca a Berlino progettando di scrivere un articolo di denuncia. La giovane donna viene ospitata dall’amica Hedda Adlon, proprietaria dell’hotel dove Bernie Gunther, che ha lasciato la omicidi per via delle sue idee giudicate troppo liberali, è responsabile della sicurezza. L’hotel è frequentato da personaggi di spicco, ma nel giro di poco in una stanza viene trovato il cadavere di un uomo d’affari. Non molto tempo dopo dalle acque di un canale spunta un altro corpo senza vita: quello di un pugile ebreo. Mentre Bernie scava per portare alla luce la verità, scopre un vasto racket del lavoro e dell’edilizia progettato per trarre vantaggio dalle ingenti somme che i nazisti stanno spendendo per mostrare la nuova Germania al mondo. È un complotto che troverà la sua drammatica e violenta conclusione vent’anni dopo, nella Cuba prerivoluzionaria.



I 5 motivi per leggere il romanzo

1. Perché la trama è tortuosa, la scrittura incisiva e l'atmosfera è indiscutibilmente noir. La storia si apre nella Berlino del 1934. Il Nazismo è al potere da solo diciotto mesi e molte cose sono cambiate in peggio. La città si sta preparando a ospitare le Olimpiadi del 1936 e gli ebrei sono espulsi dalle associazioni sportive. Negli Stati Uniti si forma un movimento per boicottare le Olimpiadi di Berlino a causa della discriminazione razziale. Ma i nazisti non vogliono perdere l'occasione di fare dei giochi olimpici un palcoscenico della nuova Germania. Costretto a causa del nuovo regime a rassegnare le dimissioni dalla polizia, Bernie Gunther ha trovato un modesto impiego di poliziotto privato del famoso Hotel Adlon. La scoperta di due cadaveri, uno di un uomo d'affari tedesco e l'altro di un ex pugile ebreo, mette Bernie in contatto con due ospiti dell'albergo: un'affascinante giornalista americana ebrea che appoggia il boicottaggio delle Olimpiadi e un uomo d'affari apparentemente legato alla malavita di Chicago che cerca di sfruttare i giochi olimpici e i ricchi appalti edilizi per realizzare favolosi guadagni. Nel corso delle sue indagini Gunther scopre un potente racket che ingaggia illegalmente e a basso costo gli ebrei senza lavoro per le nuove disposizioni razziali. Sono coinvolti anche i più alti esponenti del partito nazista e Avery Brundage, presidente del Comitato Olimpico Americano. L'epilogo della vicenda si svelerà solo nel 1954 a Cuba, dove Gunther si è rifugiato dopo esser stato costretto a fuggire dalla Germania del dopoguerra sotto falso nome perché vittima di uno scambio di persona, ricercato come criminale di guerra. 

2. Perché, come sempre in Kerr, romanzo e realtà storica si intrecciano e anche questo romanzo si presenta al contempo come un thriller intrigante, una storia d'amore e una sorprendente lezione di storia. Leggeremo un'impeccabile ricostruzione storica della Berlino nazista. Scopriremo come Berlino si preparò alle Olimpiadi dal punto di vista mediatico, civile e politico. I Giochi Olimpici di Berlino del 1936 rappresentavano molto di più di un evento sportivo di importanza mondiale: essi costituivano una vetrina senza precedenti per la propaganda del Nazismo e della sua ideologia, provocando così un intenso dibattito all'estero. Quando i quarantanove paesi partecipanti mandarono le loro squadre ai Giochi legittimarono il regime di Hitler sia agli occhi del mondo che della popolazione tedesca. 

Non sono nazista, sono tedesco. E un tedesco è una cosa diversa da un nazista. Un tedesco è uno che si sforza di andare oltre i propri peggiori pregiudizi. Nazista è colui che li trasforma in legge. 

3. Perché il protagonista ha una personalità trascinante. Bernie Gunther, ex agente di polizia a Berlino, è cinico, sprezzante, caustico, amante delle donne, solitario, ostinato, sempre pronto a violare le regole ma dotato di morale in un mondo che l'ha decisamente persa. Gunther, fedele alla Repubblica di Weimar, non riesce ad essere fedele al nazismo e vive nell'inferno che i nazisti stanno realizzando, eppure non si arrende e cerca di difendere i più deboli. Egli stesso lotta per sopravvivere tanto che gli viene consigliato di rimuovere la nonna ebrea dal suo albero genealogico. Infatti i nazisti hanno in programma di privare della cittadinanza tedesca coloro che hanno anche un solo nonno ebreo. I guai riescono sempre a trovare Gunther che dovrà affrontare una serie di dilemmi morali. Kerr è davvero bravo a gestire i suoi personaggi, la trama complessa e le interazioni tra Gunther e nazisti, dittatori e gangster americani. Con abilità Bernie si muove in un mondo di corruzione internazionale e doppi giochi. Dovrà vedersela con personaggi complessi i cui lati oscuri verranno alla luce in una continua lotta tra bene e male. 

4. Perchè l'autore è abile nel ricostruire l'atmosfera di un periodo come il Terzo Reich, la Germania durante il nazismo, perfetta per far emergere il Male. Lo scenario è quello di una Berlino meravigliosa che si trasforma in un incubo generato da Hitler e dai demoni suoi seguaci. La pressione nazista cominciava a esercitare i suoi effetti specialmente nell'ambito della discriminazione verso la popolazione ebraica. I tempi bui avevano inizio, tutto era un'incognita e non esisteva alcuna certezza. I Nazisti volevano proporre l'immagine di una Germania forte e unita, celando sia la persecuzione ebrea e dei Rom sia il crescente militarismo. 

Grazie a Gunther conosceremo anche l'Avana del 1954 di Fulgencio Batista che, con l'aiuto della CIA, ha appena preso il potere. Castro è in prigione e la mafia americana sta rapidamente estendendo i suoi tentacoli sulle fiorenti industrie del gioco d'azzardo. Qui ritroviamo Bernie che sembra condurre una nuova vita relativamente tranquilla. Ma Bernie scopre di non poter sfuggire al fantasma del suo passato quando si scontra con un vecchio amore e un feroce assassino dei suoi giorni a Berlino. 

5. Perché "Se i morti non risorgono" ci mostra la situazione drammatica della Germania dal suo interno, ci trasmette tante informazioni all'interno di una trama sempre in evoluzione. Con una scrittura brillante, un pizzico d'ironia e un buon ritmo, Philippe Kerr tratta i temi quali potere, denaro, sangue. Gunther interagisce anche con personaggi realmente esistiti e ci narra dell'adozione delle leggi razziali che portarono all'espulsione di molti atleti ebrei costretti ad accettare lavori in nero per poter sopravvivere. Così gli ebrei erano sfruttati sul lavoro e perseguitati politicamente. 

"Se i morti non risorgono, cosa accade all'anima umana? E se risorgono con che corpo tornano a vivere? Non ho una risposta. Nessuno ce l'ha mai avuta. Forse se i morti potessero risorgere e rimanere incorruttibili, e se potessimo essere mutati per sempre in un batter d'occhio, allora potrebbe valere la pena di farsi uccidere o di suicidarsi." 

Leggere Philip Kerr è sempre un'occasione di riflessione sulla natura dei regimi dittatoriali e sui loro effetti sul comportamento umano, sulla corruzione personale e pubblica. Gunther, alla fine del libro, riflette seriamente e tristemente su temi come la redenzione, la dannazione e la resurrezione dei morti. 

"Se i morti non risorgono" è un altro straordinario esempio del brillante talento di Philip Kerr.



martedì 16 luglio 2024

RECENSIONE | "Il mantello dell'invisibilità" di Ge Fei

"Il mantello dell'invisibilità" del cinese Ge Fei è un romanzo pubblicato da Fazi nella traduzione di Barbara Leonesi e Caterina Viglione. 

Si tratta di un breve romanzo, ambientato a Pechino, dove tutti si adoperano per arrivare al successo. La società ha un ruolo fondamentale sui destini degli individui. L'autore la dipinge a tinte fosche perché rispecchia il suo pessimismo e ne sottolinea il ruolo di antagonista nei confronti dei protagonisti che incontrano una marea di difficoltà nel cercare di realizzare le proprie aspirazioni e i propri sogni. 

La storia è ambientata nel microcosmo degli audiofili, personaggi che spendono un mucchio di soldi per acquistare amplificatori, giradischi e casse di altissima qualità. Il protagonista, Mr Cui, cinquantenne fallito, costruisce amplificatori artigianali per audiofili che non hanno nessun senso del valore della musica e del lavoro artigianale, ma spendono tanti soldi per mettersi in mostra e ascoltare le ultime canzoni pop cinesi. 


STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Il mantello dell'invisibilità
Ge Fei

Editore: Fazi
Pagine: 144
Prezzo: € 18,00
Sinossi

Il signor Cui vive nella Pechino contemporanea, città governata da forze più potenti e terribili della malavita, dove imperano l’egoismo, il brutale senso della competizione e la disperata corsa all’arrampicata sociale del capitalismo più sfrenato. Qui tutti fanno del loro meglio per salire la scala del successo; Cui, al contrario, è un perdente. Alle soglie della mezza età, senza figli e con poca iniziativa, divorziato ma ancora innamorato dell’ex moglie che lo ha lasciato per un uomo in carriera, vive in periferia a casa della sorella – ma il marito di lei lo vuole fuori dai piedi –, in un appartamento segnato da una crepa nel muro dalla quale entra il vento del Nord. Si guadagna modestamente da vivere assemblando impianti audio personalizzati per ricchi audiofili (o sedicenti tali): gente che non ha nessun senso del valore della musica e del lavoro artigianale, ma spende cifre da capogiro per mettersi in mostra e ascoltare le ultime canzoni pop cinesi. Cui prova disprezzo per i suoi clienti e per se stesso, e le uniche cose che gli piacciono davvero sono la musica classica e gli altoparlanti vintage. Finché un vecchio amico gli procura un ingaggio speciale: un individuo losco ma molto danaroso vuole l’impianto acustico migliore del mondo. Un po’ rischioso, certo, ma basterà non fare troppe domande. È forse arrivata, per questo perdente, l’occasione giusta?





Guarda che nulla é chiaro in questo mondo fin dal principio! È un caos, e allora lascia che caos sia! Se continui a voler spaccare il capello in quattro, perché tutto, proprio tutto, sia chiarissimo e limpidissimo, temo che non riuscirai ad andare avanti nemmeno per una giornata! Nell'anelito alla perfezione, dove troverai la gioia?

Nella Pechino contemporanea, tra nuovi ricchi, arrampicatori sociali e gangster, vive il signor Cui. La città è governata da forze più potenti e terribili della malavita, imperano l'egoismo, il brutale senso della competizione e la disperata corsa all'arrampicata sociale del capitalismo più sfrenato. 

Il protagonista è un uomo qualunque che ha una grande competenza nel campo dell'hi-fi. Il suo matrimonio è stato un fallimento (la moglie l'ha lasciato per un altro), non ha smanie di successo e non segue con entusiasmo la modernizzazione della Cina. Ha una sorella cinica che insieme al marito desidera mandarlo via dall'appartamento in cui abita. Il signor Cui vive distaccandosi dalla società, dove è probabile "che la maggior parte della gente ignori totalmente la nostra esistenza, cosa peraltro meravigliosa! Anche noi abbiamo svariate ragioni per ignorare la società e, nascosti negli angoli più bui, conduciamo soddisfatti la nostra vita da uomini invisibili." 

Spesso, Cui, rievoca il passato, i primi anni '80, quando è iniziata la sua passione per la musica classica, metafora della vita spirituale ormai cancellata dal materialismo. Vive in periferia a casa della sorella, in un appartamento segnato da una crepa nel muro dalla quale entra il vento del Nord. Il signor Cui prova disprezzo per i suoi clienti e non ha un'alta stima di se stesso. Finché un vecchio amico gli procura un lavoro speciale: un individuo enigmatico ma molto ricco, è suo il mantello dell'invisibilità, vuole l'impianto acustico migliore del mondo. L'uomo vive in una sontuosa villa e il signor Cui intuisce di camminare su un terreno minato ma così riuscirà finalmente ad acquistare una casa dignitosa. È forse arrivata, per questo perdente, l'occasione giusta? 

 A un certo punto le cose si complicano: l'individuo enigmatico scompare e compare una donna infelice dal viso irrimediabilmente sfigurato. La storia si fa noir, il destino bussa alla porta di Cui e lo travolge. 

"Il mantello dell'invisibilità" è un romanzo in cui l'umorismo cupo di Ge Fei fa capolino con stile sobrio e ci descrive un protagonista che non rientra sicuramente tra i vincitori. Anzi è il perfetto esempio del "vinto", del perdente che cerca di sopravvivere in un mondo che gli nega ogni affetto. 

Leggere "Il mantello dell'invisibilità" è stato interessante perché l'autore trasmette tante notizie sulla vita di tutti i giorni della Pechino di oggi. La Cina è un Paese che cambia alla velocità della luce e nel finale, che fa l'occhiolino al genere thriller, c'è la denuncia sociale nello scontro tra le varie classi sociali per conquistare un posto al sole. 

I personaggi, i luoghi, la memoria, il linguaggio sono sempre in trasformazione e la musica rappresenta l'ultimo baluardo invisibile contro il realismo contemporaneo. La bellezza dell'arte sembra l'antitesi della materia ma, a ben pensare, nasce proprio dalla materia e dal mondo reale. 

"Il mantello dell'invisibilità" è un romanzo a tratti divertente e misterioso con una punta di horror. I personaggi non sono descritti nel profondo: 

Il fragile foglio di carta che chiude la finestra non nasconde nulla per cui valga veramente la pena strapparlo.

La musica è un rifugio, un mantello di note per rendersi invisibili, per proteggersi dall'ostilità che ci circonda. Il protagonista, ho tifato per lui fin dall'inizio, è insoddisfatto, non riesce a costruirsi una vita indipendente. Attraverso i suoi occhi possiamo scoprire la società in cui vive. Il capitalismo corrompe e corrode ogni cosa e vien voglia di correre, con il signor Cui, a rifugiarsi sotto il mantello dell'invisibilità perché i veri perdenti sono coloro che non riescono a resistere al richiamo mortale del capitalismo.

martedì 9 luglio 2024

RECENSIONE | "Chi dice e chi tace" di Chiara Valerio

Tra i sei finalisti al Premio Strega 2024 , "Chi dice e chi tace" è il primo romanzo di Chiara Valerio per Sellerio. Il romanzo è una storia nera ambientata a Scauri, affacciato sul Tirreno, paese natio dell'autrice. Si tratta di un'indagine su una provincia insolita, ma è anche l'occasione per ritrarre donne in continua mutazione. Siamo davvero convinti di conoscere chi è vicino a noi?


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Chi dice e chi tace
Chiara Valerio

Editore: Sellerio
Pagine: 288
Prezzo: € 15,00
Sinossi

Un golfo dalla linea morbida, una lunga spiaggia di sabbia che corre parallela alla via Appia tra due colline, il Monte d'Oro e il Monte d'Argento. Un lungomare pieno di oleandri scandito da stabilimenti colorati e a volte sbiaditi, ognuno diverso dall'altro: la Tintarella, il Lido Delfini, il Lido del Pino, il Lido Maria, e molti altri. E poi la pizzeria Lu Rusticone, il bar Luccioletta, due chiese, una sola vera piazza. Poco più a sud scorre il fiume Garigliano e inizia la Campania. Subito a nord ci sono Formia, Gaeta, Sperlonga; in meno di due ore si arriva a Napoli e a Roma. Scauri, nel Lazio, sul Tirreno, seimila residenti nei mesi invernali e centomila nei mesi estivi. Un paese né bello né brutto, ma con una sua grazia scomposta. Qui ha scelto di vivere Vittoria, che è morta nella sua vasca da bagno. È stato uno stupido incidente. L'avvocato Lea Russo, un marito e due figlie, è sempre stata affascinata da Vittoria. Una donna distante ma curiosa, accogliente ed evasiva; nel parlare ha un fatalismo che lascia sgomenti. Era arrivata a Scauri con la sua risata che cominciava bassa e finiva acuta, aveva comprato una casa nella quale tutti potevano entrare e uscire, non aveva mai litigato con nessuno, non aveva mai cambiato taglio di capelli. Viveva con Mara, forse l'aveva adottata, forse l'aveva rapita, si dicevano tante cose. Ora Vittoria è morta per uno stupido incidente in una vasca da bagno, e Lea Russo non ne è convinta. Lea non vuole più accontentarsi di ciò che ha avuto sempre davanti agli occhi. Vuole capire come è morta Vittoria, e chi era davvero.





Vittoria era morta nella sua vasca da bagno e io non volevo crederci. Vittoria che ci aveva curato o no con i suoi intrugli di erbe, che aveva fatto nascere un bambino che altrimenti sarebbe morto. Che aveva comprato una casa e una barca. Che viveva con una donna che poteva esserle figlia. Che cercava di rispondere a tutti, cosa che ci aveva fatto credere potesse rispondere a tutto, e facendolo credere ci aveva consolato. Vittoria era morta e io non capivo perché. Ma era certa che un perché ci fosse. Avevo bisogno del perché della morte di Vittoria.

Le protagoniste di questo romanzo sono due donne. Vittoria, ritrovata annegata nella sua vasca da bagno, e Lea, avvocato e voce narrante, l'amica che non riesce ad accettare l'ingiustizia della sua scomparsa.

Tutto inizia  dalla notizia, che si propaga per il paese a velocità della luce, di "un incidente nella vasca da bagno" che è costato la vita a Vittoria, 64 anni,  ritrovata dalla sua giovane convivente Mara "sotto la superficie dell'acqua". Una superficiale autopsia dichiara la morte della donna per annegamento poiché nei suoi polmoni c'era dell'acqua. Ma Lea è tormentata dai dubbi:

Come fa una nuotatrice provetta, una che si tuffa a mare d'inverno e d'estate, a morire affogata nella vasca di casa sua?

Qui iniziano le mille domande per conoscere veramente Vittoria, per andare oltre le apparenze, per squarciare quel velo di Maya che aveva avvolto la sua vita a Scauri.

Sicuramente non si tratta di un giallo anche se un'indagine c'è. Vittoria aveva vissuto i suoi ultimi vent'anni a Scauri, ma la sua morte dà il via a una domanda: "Chi era veramente Vittoria?"

Di lei si sa ciò che si vede. Si ricostruisce la sua storia grazie a chi "parla" ma anche grazie a chi "tace". Il non detto può rivelare tante cose. Lea si rende conto di aver vissuto in amicizia, per tanti anni, con una persona senza conoscerla realmente. Vittoria era giunta a Scauri, paese del basso Lazio, con la giovane Mara e aveva acquistato una casa, aperta sempre a tutti. Mara aveva avviato una pensione per animali mentre Vittoria lavorava  in farmacia, ma aveva qualcosa di speciale.

Vittoria aveva una solida preparazione medica, un grande intuito diagnostico, salva un bambino che si stava avvelenando nella placenta  e raddrizza a un ragazzo il naso rotto durante uno scontro con un coetaneo. Il mistero aumenta quando al funerale della donna si presenta l'avvocato Giorgio Pontecorvo d'Aquino che dice di essere il marito di Vittoria. A complicare le cose il testamento della sfuggente Vittoria viene consegnato a Lea dal prete e l'avvocato Pontecorvo vorrebbe portare la salma della moglie in un cimitero a Roma.

Di Vittoria, insomma, nonostante l'allegria, nonostante la confidenza che tutti sentivamo con lei, sapevamo ciò che vedevamo.

Il rapporta tra Vittoria e Mara, una giovane donna dalle trecce dorate e l'aspetto di bambola, era sempre stato fonte di curiosità, tutto il paese mormorava: erano parenti, zia e nipote, madre e figlia, Mara era stata adottata o rapita, i "si diceva" non si esaurivano mai. Vittoria era una donna distante ma curiosa, accogliente ed evasiva, non litigava mai con nessuno e faceva del bene senza dirlo. Alcune sue abitudini erano diventate moda comune. Trascorreva il suo tempo libero nuotando, facendo passeggiate, leggendo libri di botanica e coltivando il giardino. La sua figura era diventata familiare, era diventata una cellula attiva del tessuto sociale le domande si erano chetate, fino alla tragedia improbabile ma che il paese accetta perché sa capire le disgrazie e tace. Chi non tace è Lea perché non vuole accontentarsi di ciò che ha avuto sempre davanti agli occhi. Sarà proprio Lea a guidarci lungo un percorso scoprendo l'evanescenza dell'identità, la sua e quella di tutti. Scopre le molteplici facce della violenza. Nulla è statico, tutto si trasforma, le relazioni, le passioni, le inquietudini, gli enigmi e le verità.

"Chi dice e chi tace" è un romanzo intrigante che accende la curiosità del lettore. È un percorso conoscitivo non solo per scoprire la verità, forse una tra le tante possibili, ma anche per far luce su sé stessi, sulla propria identità, sui pregiudizi che aleggiano nei paesi. Le voci sono molteplici e si rincorrono raccontando ognuna la sua versione dei fatti arricchita da particolari inventati o modificati. Non si riesce più a tracciare una linea tra verità e finzione, tra i silenzi del presente e i mormorii del passato. Tutto è sempre in movimento, tutto può cambiare. La narrazione mette in luce il contrasto tra città e paese, le differenze sociali e culturali. Tra le maglie nere della nostra società si trovano i semi del male, si ingarbugliano passioni umane, si nascondono enigmi che il tempo cerca di cancellare ma la memoria sopravvive, custode incorruttibile della verità: l'inquietudine è di tutti, il desiderio non ha ordine e la vita non è un mare tranquillo. Mai.