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giovedì 21 aprile 2016

RECENSIONE | "Una segretaria per milord" di Federica Soprani e Vittoria Corella

Carissimi amici, chi mi segue sa perfettamente che io prediligo il genere thriller e raramente leggo romance. E’ una scelta che mi porto dietro da sempre, non c’è un motivo specifico se non la voglia di leggere romanzi in cui l’adrenalina e la suspense la fanno da padroni. Tempo fa ho avuto il piacere di leggere alcuni lavori, di due talentuose scrittrici, che ho adorato fin dalle prime battute. La loro scrittura raffinata, ricca di emozioni, curata nei minimi particolari, mi ha permesso di vivere storie travolgenti in cui ogni personaggio rappresentava un’anima inquieta caratterizzata da luci e ombre che interagivano per creare vicende coinvolgenti. Mi riferisco a due lavori davvero intriganti: la serie vittoriana “Victorian Solstice” e la saga steampunk “Victorian Vigilante”. Avrete sicuramente capito che sto parlando di Federica Soprani e Vittoria Corella, due amiche che condividono l’amore per la scrittura e sono talmente in sintonia da creare intense storie che catturano il lettore trascinandolo in un vento di emozioni. Le nostre amiche, però, amano le sfide e hanno realizzato un romanzo romance storico. Un bel cambiamento! Avranno vinto la scommessa? Andiamo per ordine.  

Una segretaria per milord
Federica Soprani e Vittoria Corella

Editore: HarperCollins Italia
Pagine: 135 
Prezzo: € 3,49

Sinossi: Londra, 1912 - Al grido di: Il voto alle donne, Emy White si è incatenata davanti ai cancelli del Parlamento di Londra. Non è la prima volta che ha la sfacciataggine di portare avanti in maniera tanto spudorata le richieste del Circolo del Voto di cui fa parte, ma di certo è la prima volta che qualcuno osa metterle le mani addosso. E non si tratta di un poliziotto... Il terribile affronto le arriva dal Conte di Reavley, deciso a por fine alla sua pantomima con la forza. Accecata dall'insulto, Emy lo schiaffeggia, salvo pentirsi amaramente di quel gesto, e solo perché lei disdegna la violenza. Pronta a chieder perdono, si presenta alla porta di milord che, però, non ha intenzione di scusarla tanto facilmente. Sarà sufficiente un mese come segretaria al suo servizio per far dimenticare alla bella suffragetta ogni velleità di parità sessuale? O forse, in quel periodo di tempo, l'impeccabile gentiluomo vedrà crollare ogni sua sicurezza?

STILE: 8 | STORIA: 7 | COPERTINA: 7

Londra, maggio 1912
Supina sul marciapiede, Emy White notò una nuvola a forma di coniglio. Bianconiglio? Bianconiglio, aspettami! Quel pensiero la fece ridere.

Quasi tutti gli astanti dovettero ritenere che lei fosse pazza, che soffrisse di una qualche forma di disturbo femminile che le faceva trovare allettante stare sdraiata all’ingresso di Westminster, con le catene incrociate sul petto, decisa a bloccare il passo dei Parlamentari di entrambe le camere, Alta e Bassa. Lord e Comuni  […]

“Il voto alle donne!” gridò allora, facendo sobbalzare il bobby.
Emy White si è incatenata davanti ai cancelli del Parlamento di Londra per sostenere le richieste del Circolo del Voto. A porre fine alla sua protesta è il Conte di Reavley, uomo deciso e sicuro di sé. Emy, come reazione all’affronto subito, lo schiaffeggia ma si pente subito del suo gesto. Lei, che disdegna la violenza, si è fatta sopraffare dalla collera. Pronta a chiedere scusa, Emy si reca a casa del Conte  che le propone di espiare la sua colpa lavorando per lui come segretaria. Basterà questo per far dimenticare a Emy ogni velleità di parità sessuale? O sarà l’impeccabile gentiluomo che vedrà crollare ogni sua sicurezza?

Emy è una giovane suffragetta che crede nell’uguaglianza, nella pari dignità tra uomini e donne. Presta la sua opera di volontaria presso la Brick Lane, una clinica per donne perdute e ragazze madri. Uguaglianza, emancipazione femminile sono i suoi mantra.
Emy pativa la fatica di ingoiare il proprio orgoglio di donna del nuovo secolo, figlia dell’avanguardia del Novecento che doveva ancora una volta chinare il capo e sottomettersi a un uomo, un maschio. E con l’aggravante della nobiltà.
L’incontro-scontro tra Emy e il Conte di Reavley è l’inizio di una storia che vedrà la nascita e l’evoluzione di un sentimento che determinerà molti cambiamenti nella vita dei protagonisti.

L’eroina del romanzo è una donna consapevole della propria dignità, disposta a lottare per conquistare il rispetto che le è dovuto, pronta a ribaltare le convenzioni sociali che vedevano le donne come “cose” nelle mani degli uomini. Anche i suoi sentimenti non avranno vita facile. Divisa tra due uomini che si contendono il suo amore, dovrà scegliere tra il turbamento e la passione, tra l’estasi e il desiderio.

“Una segretaria per milord” è un romanzo ben scritto, dalla trama lineare ma avvincente che strappa più di un sorriso. Ho apprezzato il ruolo di suffragetta della protagonista, anche se, a dir il vero, il mio personaggio preferito è stato il barone Amory Aberconway, amico di Nigel. Le sue battute, il suo modo di fare mi hanno conquistata.

Federica e Vittoria sono riuscite nel difficile compito di farmi apprezzare un genere che non amo molto. Vi spiego il perché.

Il romanzo non presenta una lettura sdolcinata ed esageratamente romantica. Il carattere psicologico dei personaggi è ben approfondito. Le vicende narrate sono curate nei particolari e c’è sempre un filo d’ironia che sdrammatizza ogni cosa. Le figure del romance sono rispettate: l’eroina giovane e bella, l’eroe pronto a lottare per la donna amata, gli antagonisti gelosi e l’amico del protagonista.

La lettura fluida è scandita da un buon ritmo, gli avvenimenti si susseguono disegnando un ottimo intreccio che rivela non solo il potere del cuore ma anche il valore della mente. I due protagonisti si confrontano e il cambiamento non è un miraggio ma una possibilità di crescita e di unione.

Le talentuose Federica Soprani e Vittoria Corella hanno dimostrato, ancora una volta, bravura e sensibilità. Dopo aver intrigato e inquietato i lettori, io in primis, con il racconto di efferati delitti hanno scritto un romanzo per dar voce all’alchimia delle emozioni, per parlar d’amore con piglio deciso ma rivelando un cuore tenero e sensibile. Promosse a pieni voti.

giovedì 5 novembre 2015

RECENSIONE | "Victorian Vigilante - Le infernali macchine del dottor Morse (Vol. 2)" di Vittoria Corella e Federica Soprani

Buongiorno carissimi lettori :) La recensione odierna riguarda il lavoro di due scrittrici talentuose che non hanno bisogno di presentazioni. I loro romanzi sono sempre fonte di emozioni e si leggono tutto d’un fiato. Quando inizio la lettura di un loro scritto non riesco più a smettere di leggere catturata da uno stile elegante e da storie avvincenti. Ricordo ancora con affetto la serie Victorian Solstice, ho amato i suoi protagonisti, e con gran piacere vi presento l’ultima fatica letteraria di Federica e Vittoria. 

Victorian Vigilante - Le infernali macchine del dottor Morse (Vol. 2)
Vittoria Corella e Federica Soprani

Editore: Nero Press
Pagine: 67
Prezzo: € 2,99

Sinossi: 1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una guerra mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. A Londra s’innesca una battaglia senza quartiere tra il misterioso vigilante mascherato Spettro di Nebbia, il Sergente Malachy Murphy e la spietata Baba Yaga, una donna meccanica alle dipendenze del Dottor Anton Morse, genio della Meccagenetronica dai loschi fini. Nella lotta verranno coinvolti anche il giovane tagliatore di diamanti ebreo Mordecai Gerolamus, perseguitato da invisibili e inquietanti demoni, la giornalista d’assalto Catherine “Orlando” Swan e suo fratello Percy, direttore del Giornale. In questo secondo episodio molti segreti verranno alla luce e il destino di Spettro di Nebbia si incrocerà inesorabilmente con quello dei suoi nemici, a partire da Vassilissa, la Baba Yaga.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 8
Quando sarò morto, cercami nel fulmine o nel vento. Nella pioggia che martellerà le tegole sulla tua testa. Nel primo fresco abbraccio del mattino. Non ti lascerò mai. Non me ne sarò mai davvero andato.

1890. In un mondo proiettato verso una guerra mondiale, due scuole di pensiero scientifiche si contrappongono: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfrutta esoscheletri potenziati per accrescere le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. 

Nel primo volume della serie abbiamo assistito, grazie al potere delle parole che si trasformano in suggestive immagini, a una battaglia senza quartiere tra alcuni personaggi che ritroviamo nel proseguo della narrazione. Londra è muta testimone di feroci scontri tra il misterioso Spettro di Nebbia, l’eroe che combatte nel nome del bene e vigila sulle notti londinesi proteggendo i più deboli, il Sergente Malachy Murphy e la spietata Baba Yaga, una donna meccanica alle dipendenze del Dottor Morse, genio della Meccagenetronica, con loschi fini.

 Crea uomini e donne in laboratorio, plasmando la 
vita ancor prima che essa si sia completamente formata.


Lo Spettro di Nebbia è stato ferito, egli cela il suo volto dietro una maschera. E’ un eroe che combatte nelle tenebre perché crede nella giustizia. Sua acerrima nemica è Vassilissa, la Baba Yaga, vestita di cuoio e metallo ha la bellezza aliena della Mantide religiosa. Anche il sergente Murphy Malachy ha riportato gravi ferite durante gli scontri. Il suo braccio meccanico è stato strappato dalla spalla che lo accoglieva e ha rischiato di andare in shock perché il braccio è collegato direttamente al suo cervello. Un ruolo importante nella vicenda è svolto da Mordecai Gerolamus, un giovane tagliatore di diamanti, perseguitato da tre demoni: Bizet, Marek e Ariel.

In questo secondo episodio vengono svelati alcuni segreti e il destino dei nostri protagonisti riserverà molte sorprese. Con l’eleganza e la passione che caratterizzano ogni loro lavoro, Federica Soprani e Vittoria Corella narrano una vicenda corale che nasce da molteplici singole storie che rappresentano tasselli di un gran mosaico che si va assemblando pagina dopo pagina.

Sogni segreti, delirio di onnipotenza, giustizia e protezione, tormenti interiori e solitudine, evoluzione oltre il Bene, oltre il Male. Sono queste le sorgenti a cui i protagonisti del romanzo attingono la loro forza. I corpi, in comunione con inserti meccanici, mostrano danni ai loro componenti ma soprattutto mostrano d’avere in loro ferite che squarciano gli animi. Dietro alle maschere, alle ibridazioni uomo-macchina, batte ancora un cuore?

Ho letto i primi due volumi di questa avvincente saga Steampunk con molta curiosità e sono rimasta affascinata dalla dinamica della storia e dai suoi incredibili protagonisti. Mi piace il contrasto tra il freddo dei metalli e il tormento degli animi. Mi piace pensare che l’amore sia più forte di qualsiasi scienza. Come evolverà la storia è un mistero che verrà svelato da Federica e Vittoria con la pubblicazione del terzo volume di Victorian Vigilante. Spero vivamente che il tempo voli, la Baba Yaga già mi manca.

mercoledì 5 agosto 2015

BLOG TOUR: "Victorian Vigilante Vol. 1" di Federica Soprani e Vittoria Corella / Sesta Tappa: Presentazione Vassilissa

Salve cari lettori :) Benvenuti alla sesta tappa del blog tour dedicato a "Victorian Vigilante - Le infernali macchine del Dottor Morse" di Federica Soprani e Vittoria Corella,  primo volume di una saga steampunk che raccoglierà sicuramente pareri molto positivi. Quest’avvincente opera è il frutto della fervida immaginazione di due talentuose scrittrici che, ancora una volta, non hanno deluso il loro vasto pubblico di lettori. 



Victorian Vigilante - Le infernali macchine del Dottor Morse (episodio 1)

Autrici: Federica Soprani e Vittoria Corella
Editore: Nero Press  Collana: Intrecci
Genere: steampunk/horror
Pagine: 106
Prezzo: € 1,49 (ebook)

Sinossi: 1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una Guerra Mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. In una Londra pervasa dalla nebbia e dai vapori del nuovo secolo un misterioso Vigilante mascherato pattuglia il Tamigi, una terribile ‘donna meccanica’ porta ovunque morte e distruzione e uno Scienziato Senza Dio trama per sconvolgere le sorti dell’Europa e del mondo intero con l’arma definitiva che cambierà il volto della Guerra per sempre…


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Ed ecco il booktrailer 






Percyval Swan sollevò gli occhi dalla sua copia della Mayfair Gazette. Guardò fuori dal finestrino dell’omnibus a vapore. Le facciate dei palazzi d Regent Street scorrevano come soldati in parata. Pochi passanti percorrevano i marciapiedi indugiando davanti alle vetrine e agli ingressi delle sale da tè. Nessuno sembrava avere fretta. C’era una quiete speciale, quel giorno, come se Londra avesse cessato di respirare e rimanesse col fiato sospeso, in attesa. Il mondo appare sempre bello un istante prima di precipitare nel caos.
E caos fu. Nella Londra del 1890 si respirano già le prime avvisaglie di una guerra che incombe sul futuro dell’Europa. Come in duello mortale si fronteggiano due scuole di pensiero scientifiche: l’Ergomeccatronica si contrappone alla Meccagenetronica. Gli uomini non sono più “carne e ossa” ma diventano un tutt’uno con impianti sperimentali. L’unione ibrida tra macchina e uomo è una realtà.

Ho letto il primo volume di questa avvincente saga Steampunk con molta curiosità e mi sono ritrovata completamente affascinata dalla dinamica della storia e dai suoi incredibili protagonisti. Fin dalla prime pagine le scrittrici creano un’atmosfera carica di mistero, si percepisce che qualcosa di sbalorditivo sta per accadere. E accade.

Ho conosciuto molti personaggi ma tra tutti sono rimasta affascinata da Vassilissa, la Baba Yaga.
Vassilissa era tanto bella quanto la Baba Yaga era spaventosa. Ed erano la stessa persona.
Incuriosita ho chiesto, alle autrici, ulteriori notizie inerenti a Vassilissa 
ed ecco la risposta di Vittoria Corella:



Vassilissa è l'ultima di una serie di bambole maccaniche ferme sulla soglia della vita, bloccata a un passo dalla luce dell'autocoscienza dalle modifiche di suo padre-scienziato-giocattolaio. 

Vassilissa è Coppelia, creata da un artigiano un po' mago e un po' mostro, bellissima, ma artificiale.  

E' Pris di Blade Runner, con l'ingenuità di una bambina e la pericolosità di una leonessa. 

Nasce il giorno in cui viene modificata e trasformata in un'arma da guerra. Quello che c'è prima non è importante. Non c'è nessuna Vassilissa Morse, c'è solo una bambina in surplus che nessuno ha voluto, finché Morse non l'ha scelta. L'adozione e la modifica successiva cambiano la sua vita, ma è impossibile capire se in meglio o peggio. Vassilissa entra nel limbo delle cose 'non del tutto vive', delle intelligenze artificiali, degli automi. Le cure del suo amato padre-inventore fanno di lei una creatura ibrida a cavallo dell'essere e del non essere.  

Quanto c'è rimasto di vivo in lei, quanto c'è di umano? I sentimenti che prova sono pilotati, oppure sono autentici? E' molto difficile capirlo nella prima parte della storia. Come gli altri esperimenti umano-meccagenetronici, ciò che addolora sia Vassilissa che  Malachy è l'estrema solitudine della loro condizione di Senza Dio in un regno in cui quelli come loro sono temuti ed osteggiati. Ma nessuno dei due ha avuto scelta e la domanda che si fa spesso Vassilissa è: c'è qualcun altro come me? Bambola meccanica, replicante, una forma di vita nuova, eccezionale, spaventosa e molto sola. La domanda da farsi quando si parla di lei è "Lì dentro c'è ancora un cuore? Un'anima?" Qualcuno nella storia se lo chiederà e dimostrerà che è possibile amare una 'macchina da guerra' del più puro degli amori. Coppelia fa nascere l'amore ma non può corrisponderlo, Pris lo possiede sì, ma solo per un tempo limitato. Vassilissa? Rimarrà macchina eppure le crescerà un'anima? Subirà il destino della creatura di E.T.A. Hoffman o sarà più fortunata? Si può solo leggere il libro e sperare per il meglio.



Con queste premesse, non vedo l'ora di leggere il secondo volume e scoprire di più su questo personaggio. “Victoria Vigilante - Le Infernali Macchine del Dottor Morse” è un inizio strepitoso per una saga che promette avventure, emozioni, la scoperta di un nuovo modo di essere. L’uomo non si pone alcun limite, la scienza viene piegata al volere di menti deviate dalla follia. Tutto questo mi piace. Federica Soprani e Vittoria Corella si riconfermano due scrittrici talentuose che non hanno paura nell’affrontare nuove tematiche. Il coinvolgimento del lettore è completo complice un ritmo sostenuto, duelli descritti talmente bene che non faticano a trasformarsi in immagini. I protagonisti, complessi e ricchi di sfaccettature, presentano il contrasto tra “uomo” e “macchina”. Le emozioni non svaniscono ma si moltiplicano. Un solo difetto: troppo breve! Non vedo l’ora di continuare a leggere l’evolversi di questa storia che vi conquisterà.


La settima tappa del blog tour vi aspetta 
il 9 agosto sul blog Stelle nell’Iperuranio
Buon proseguimento e buona lettura :)


lunedì 28 luglio 2014

Vi presento " I Fantasmi dei Natali passati " di Federica Soprani e Vittoria Corella

Buongiorno cari lettori, come procedono le vostre vacanze? Sicuramente, al mare o in montagna, non avrete dimenticato i nostri amici libri, inseparabili compagni.
Oggi vorrei presentarvi  "I Fantasmi dei Natali passati" di Federica Soprani e Vittoria Corella, quarto e ultimo (ahimé) episodio della serie Victorian Solstice.

Ho già letto e molto apprezzato i primi tre racconti:

1  La società degli spiriti  (recensione)
2  La Lega dei Gentiluomini Rossi  (recensione + intervista)
3  I Figli del Pozzo di carne (recensione)

Devo confessare di essermi affezionata ai personaggi irrequieti e coinvolgenti che le due scrittrici hanno creato per questa serie. L'epoca vittoriana, l'intreccio tra noir e mistero, i mille risvolti dell'amore, i tormenti dell'anima e la follia della mente, creano un caleidoscopio di emozioni che prendono per mano il lettore e lo conducono tra le vie di una città, Londra, che diventa palcoscenico delle avventure di  Jericho e Jonas, i due protagonisti.
Sono proprio curiosa di leggere cosa si sono inventate le nostre bravissime scrittrici. 

L'uscita del racconto è prevista per domani martedì 29 luglio. 

Nell'attesa ecco a voi la sinossi :)


I Fantasmi dei Natali passati

Sinossi
Come in ogni Vigilia di Natale Vittoriana che si rispetti, i fantasmi fanno visita ai vivi allo scoccare della mezzanotte. Ma nella Londra gotica e maledetta di Victorian Solstice gli spiriti si lasciano dietro i cadaveri di chi conta poco o niente. Per la J&J Investigations però tutti sono importanti. Tutti meritano giustizia. Per gli ‘innominabili’ di Londra, Jericho e Jonas sono disposti a guardare in faccia i loro vecchi fantasmi.

Data pubblicazione: 29 luglio 2014

giovedì 3 luglio 2014

BLOG TOUR: Diari dal Sottosuolo - "Dancing with Roger" di Federica Soprani + intervista


anteprima - goodreads - booktrailer


Carissimi lettori, oggi voglio presentarvi
Diari dal Sottosuolo
un'antologia dei migliori racconti urban-fantasy che hanno partecipato al concorso Chrysalide Mondadori nel 2013. L'antologia, a cura di Diario di Pensieri Persi, è disponibile sia in versione cartacea sia in versione digitale. 
I ricavati dalla vendita dell'edizione cartacea andranno in beneficenza a Emergency.

Autore: autori vari 
Editore: Speechless Books
Pagine: 218
Prezzo: € 13,50 € cartaceo, € 2,49 digitale

Sinossi: L’agghiacciante nenia di una sirena assetata di sangue. Una giovane strega desiderosa di vendetta che invoca demoni oscuri. Un uomo disposto a tutto pur di ricordare il suo passato. Città immaginarie, portali che separano il quotidiano dall’incubo. Echi provenienti dall’abisso dell’animo umano e che affiorano minacciosi come ombre. Tra le pagine di questi racconti, tutto può accadere. Una straordinaria antologia che coglie con un unico sguardo il mondo del sovrannaturale. Diari dal Sottosuolo ci inizia al perturbante confronto con un universo dalle tinte cupe e dai labili confini, quello dello Urban Fantasy, nel quale risuonano le voci di dieci talentuosi autori italiani che credono nella suggestione del diverso e nel fascino dell’orrore

L'antologia raccoglie 10 racconti:

Stefania Auci – La mamma fantasma
Sabrina Grappeggia Bernard – Gercai e le catene della libertà
Giacomo Bernini – Pandora
Romina Casagrande – Sirene
Gisella Laterza – Sogni perduti e birra scura
Laura MacLem – Parcheggio Riservato
Giulia Marengo – Artù
Loredana La Puma – La Notte del Destino
Eugenio Saguatti – Nati nel buio
Federica Soprani – Dancing with Roger



E' qui con noi la talentuosa scrittrice Federica Sopraniautrice del racconto

Dancing with Roger
Sinossi 
Roger, un immortale votato da sempre all’ordine e al rispetto di regole non sue, è incaricato dal suo Principe di sorvegliare un personaggio controverso appena giunto in città. Devoto al proprio dovere si mette sulle sua tracce, a metà tra una guardia del corpo e un aguzzino.
Può bastare una notte per incrinare mezzo millennio di incrollabili certezze?


"Dancing with Roger" è un avvincente racconto in cui l'autrice, con la sua scrittura emozionante, crea personaggi liberi di muoversi in un "mondo" che rappresenta lo specchio inflessibile dei desideri dell'essere vivente: a qualunque specie esso appartenga!
A breve potrete leggere la mia recensione sull'intera antologia. Voi intanto, non perdete tempo: acquistate "Diari dal Sottosuolo" e vi ritroverete sull'altalena delle emozioni perchè ogni racconto vi mostrerà il coraggio dei sentimenti che rendono la vita un bene prezioso.


Estratti
Parato in questo modo indecente, egli sviliva la grazia e la perfezione dei suoi movimenti dimenandosi selvaggiamente, offrendosi senza pudore agli sguardi febbricitanti ed eccitati della folla di mortali che riempiva il locale. In quel momento tutti, uomini e donne indistintamente, erano innamorati di lui. Egli lo sapeva, e sembrava trarre un piacere immenso da quella sensazione.
Tanti secoli buttati via, per approdare a quella sciocca illusione.
Dal momento che possiamo schiacciarli, per quale ragione dovremmo ambire a farci amare da loro? Ed era poi amore quella brama quasi palpabile che gravava nell'aria troppo calda della discoteca, che avvolgeva quell'uomo come una veste succinta, rendendolo ancora più seducente? Agli occhi di quei mortali egli poteva apparire come un dio pagano, un Dioniso giovane e sfrenato. Al mio sguardo antico era evidente solo che tanti secoli di non vita non gli avevano insegnato nulla.


"Ascoltate. Sono stato mandato a prelevarvi e a portarvi dal mio Signore. Gli ordini sono stati chiari e brevi. Mi rendo conto che possa risultare difficile per voi comprendere parole come 'obbedienza', 'senso del dovere', 'efficienza'. Le vostre attenzioni non sono gradite. Trovo profondamente irritante il vostro tono e il vostro eloquio allusivo. L'unico interesse che nutro nei vostri confronti è professionale. Il solo tempo che desidero trascorrere in vostra compagnia è quello necessario a portare a termine la mia missione. Tutto quello che voi potete fare o dire nel frattempo mi è del tutto indifferente. Sono stato chiaro?"
I suoi occhi azzurri mi fissavano con un'espressione indecifrabile, duri come zaffiri, e al contempo trasparenti come una laguna tranquilla. Avvertii ancora quella sensazione di fragilità, ma come non considerare anche quella un'altra maschera, una presa in giro?


E fu allora che compresi quanto donasse a quell'uomo il dolore.
Lo seppi nel momento in cui lo vidi. La sua indubbia bellezza era accresciuta a dismisura dalla serietà. La tristezza avrebbe potuto, a mio avviso, renderlo addirittura insostenibile. Nei secoli ho notato come certi esseri apparentemente insignificanti acquistino nella sofferenza una bellezza e un fascino unici. Cosa poteva essere quel giovane uomo in preda al dolore? Quale piacere immenso poteva derivare dall'infliggere tormenti a quella bella creatura e vedere l'agonia deformare il suo volto di angelo in una maschera dolente?
Un brivido mi scosse, mentre sentivo crescere in me un'eccitazione feroce, mai provata in vita, mai sfiorata dopo la rinascita.




- Ciao Federica,che piacere (ri)averti qui sul blog :) Come nasce la tua collaborazione con Diari dal sottosuolo?
 Ciao a te e ben ritrovata! È un onore e un privilegio essere tua ospite.
La collaborazione con Diario nasce da un desiderio e dalle misteriose forze dell’universo che hanno reso possibile realizzarlo. Più prosaicamente, nasce dalla mia idea balorda di partecipare al concorso Mondadori Chrysalide lo scorso anno nella categoria Urban Fantasy con un racconto che a mio avviso tanto urban fantasy non era (confesso di essere un po’ confusa da tutte le nuove definizioni di generi letterari sorti negli ultimi anni). Ho inviato il racconto al blog scelto per la preselezione, Diari di Pensieri Persi, senza sapere che lo staff di quest’ultimo coincideva in buona parte con quello di Speechless, una realtà letteraria con la quale desideravo pubblicare da moltissimo tempo. E qui interviene il desiderio di cui dicevo all’inizio, che mi ha portata per vie traverse (e un po’ contorte, ammettiamolo, ma chi sono io per mettere in discussione le misteriose forze dell’universo?) a poter pubblicare con questo meraviglioso team. Il mio racconto è arrivato in finale a Chrysalide ed è stato incluso in questa splendida antologia.


 - Nella prefazione a questa antologia si legge una frase di Gabriel Garcia Marquez: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Cos’è per te “la poetica del ricordo”?
 Qualsiasi vicenda noi viviamo, qualsiasi azione, ogni singolo istante della nostra vita cessa di esistere nel momento stesso in cui si compie. Tutto ciò che viene dopo è frutto di una rielaborazione in parte cosciente, ma soprattutto inconscia, che trasforma il reale in un “pressappoco reale”, enfatizzandone i colori, amplificandone il piacere o la sofferenza, rendendolo qualcosa di migliore o peggiore, per giustificarne il ricordo e alimentare la catarsi nella quale inevitabilmente ci culliamo per giustificare la nostra esistenza. Chi scrive e racconta storie attinge non solo dalle proprie memorie consce o inconsce, ma anche da una sorta di ricordo collettivo: un serbatoio di fatti e suggestioni di coloro i quali hanno vissuto e alimentato la poetica della memoria prima di lui.

- Il tuo racconto Dancing with Roger è breve ma intenso. Una marea di emozioni in poche pagine. Chi sono e cosa rappresentano Roger e Guillame de Joie? Entrambi sembrano giocare con il fuoco dimostrando che i sensi hanno il sopravvento sulla razionalità: è così?
 Guillaume è un personaggio che mi accompagna da molti anni. È stato il primo vampiro che ho interpretato in un gioco di ruolo e ho scritto un romanzo mai portato a termine su di lui intitolato La rinascita di Hermes. Dancing with Roger è una sorta di cronaca romanzata della prima sessione di gioco in cui ho avuto il piacere di vestire i suoi panni. Credo che il master che muoveva Roger sia ancora in analisi da allora. Nella mia intenzione Guillaume doveva essere un personaggio assolutamente frivolo e spensierato, una creatura alla quale l’eternità non solo non aveva inflitto sofferenze e patimenti, ma che addirittura nel suo essere ciò che è, un Rinato, avesse colto il pretesto per essere pienamente se stesso, senza limiti, senza remore e ostacoli morali. Purtroppo, come spesso accade, il tempo di giocarlo un paio di volte e la sua storia mi ha travolta con un carico di dolore tale da renderlo a tutt’oggi uno dei personaggi più pesanti e sofferti che io abbia mai creato, ma nel racconto prevale ancora il suo spirito irriverente e la sua leggerezza, contrapposti alla rigidità apparentemente inscalfibile di Roger. Quest’ultimo, a mio avviso, rimane capace di provare passioni tanto più profonde ed estreme quanto più le reprime del tutto nel suo atteggiamento e nella sua condotta. Confesso di avere un debole per i personaggi un po’ repressi ;)

 - In Dancing with Roger mi è parso di leggere, tra le righe, il messaggio: “Il dolore dona realmente la vera bellezza”. Ci spieghi il motivo di questa scelta?
 È un adagio che mi accompagna da tempo ed emerge anche in altre storie che ho scritto e in altri personaggi ai quali ho dato vita. Per esempio Michele Corella o Jericho Marmaduke Shelmardine della serie Victorian Solstice. L’avevo elaborata già ai tempi dell’università grazie a letture indimenticabili come La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz. Allora mi beavo di essere un groviglio di luoghi comuni romantici che sfidavano ogni buon senso. Tuttora resto dell’idea che come alcuni artisti trovano la loro miglior espressione e più felice ispirazione solo nel dolore, così ci siano individui ai quali il tormento della carne o dell’anima conferisca un fascino innegabile e una bellezza struggente. In Corella questo concetto è esasperato nella fascinazione subita dal protagonista davanti a figure di martiri e santi colti nell’istante del supplizio. In Dancing with Roger è solo una percezione appena accennata dal momento che lo stesso Roger non può sapere quanto abbia sofferto davvero Guillaume nella sua lunga esistenza.  


- Federica, tu sei una scrittrice che ha alle spalle una serie di pubblicazioni e collaborazioni importanti.  Quali sono gli elementi base della tua narrazione e come riesci a catturare l’attenzione dei lettori?
 Intanto grazie per le tue parole, che mi rendono molto orgogliosa (posso salutare la mia co-autrice? Ciao Vittoria)! Scrivo da quando ero una bambina e quello che ho sempre desiderato maggiormente fare è creare mondi e condurvi gli altri. Da piccola lo facevo inventando storie e raccontandole agli altri bambini, poi a un certo punto, dopo aver letto abbastanza libri per rendermi conto che tanta gente ci aveva provato prima di me, ho tentato di metterle anche per iscritto. Credo che chi legge le mie storie possa apprezzare l’atmosfera che tendo a creare, quella suggestione fatta di immagini e descrizioni e sensazioni che attira il lettore in un altrove in cui può perdersi per il tempo della lettura. L’esperienza come master nei giochi di ruolo è stata una palestra importante da questo punto di vista. Credo che le persone possano apprezzare anche i personaggi che creo. Molto spesso sono esseri in bilico tra questo mondo e altri, non necessariamente perché sono delle creature fantastiche o sovrannaturali, ma per la loro stessa natura, che li rende diversi, emarginati, proprio come se in questa realtà fossero capitati per sbaglio. Credo infine che possa risultare affascinante la percezione di un altrove che ricorre spesso nelle mie storie e nelle mie ambientazioni, un Mondo-sotto-il-Mondo che a volte si concretizza in luoghi che non sono luoghi ma un’assenza di spazio e di regole, che altre volte rimane sospeso, nascosto nell’angolo estremo dell’occhio, restando una dimensione che non esiste ma percepibile in modo misterioso.

- La tua scrittura è il risultato di un duro lavoro e infinita passione. Quando hai sentito dentro di te l’esigenza di scrivere?
 Ne facevo accenno poco fa. Il mio primo romanzo l’ho iniziato a dodici anni, anche se mia nonna giura che alcuni miei temi delle elementari fossero di fatto già dei racconti. Scrivere necessita di tanta passione, è vero, ma anche di instancabile studio e di una dose inesauribile di umiltà. Quella è fondamentale per migliorare giorno dopo giorno. Mettersi costantemente in discussione e non smettere mai di cercare. E poi c’è il piacere. Scrivere deve farti stare bene, deve renderti felice, altrimenti non vale la pena farlo. Io sono felicissima quando scrivo, perfino quando sto male, quando le parole non vengono e l’ispirazione languisce. È una dolcissima agonia alla quale non rinuncerei mai.

- Quando scrivi come immagini il tuo “lettore ideale”?
 Non penso mai a chi leggerà quello che scrivo. Prima di pubblicare Corella e Victorian Solstice non mi ponevo neppure il problema che qualcuno che non fosse mio amico potesse leggere le mie storie. Spero che quello che scrivo possa piacere a chiunque, che individui diversi possano trovarvi disparate emozioni e un piacere differente. Ho ricevuto riscontri positivi da persone diversissime tra loro e la cosa più divertente è che mi hanno detto di aver apprezzato particolarmente nei miei scritti cose che non mi ero nemmeno resa conto di averci messo. Per questo motivo penso che la scrittura come anche la lettura debba restare un’esperienza profondamente soggettiva e che, come da lettrice sono stata piacevolmente sorpresa da autori sui quali non avrei mai puntato, mi auguro di poter essere apprezzata anche da lettori lontani anni luce da quello che scrivo e quello che sono.

 - Federica, ci racconti la tua carriera di successi e cosa significa per te “essere famosi”?
 Essere famosi significa essere conosciuti al di là della tua vita e del tuo mondo per forza di cose limitato geograficamente e socialmente. In certi casi è significa anche essere conosciuto da persone che non sanno nemmeno che faccia tu abbia, anche se, nell’era del web, risulta difficile tenere nascosta la propria identità. Questo per me significa essere famosi e in quest’ottica posso vantare la mia fetta di celebrità, seppur piccola, perché pubblicando Corella e la serie Victorian Solstice, oltre ai miei racconti in varie antologie, ho avuto l’occasione di venire a contatto con molte persone sconosciute e distanti, con le quali ho potuto avere scambi costruttivi e, in certi casi, anche instaurare rapporti di amicizia. Suppongo che diventare MOLTO famosi sia un’altra faccenda, ma sinceramente non credo che la questione di base cambi tanto. Chi crea qualcosa, prova il naturale desiderio di condividerlo con più persone possibili, sia che si tratti di un romanzo o di una torta. Quando ti accorgi che le tue torte piacciono a un sacco di gente, beh, non puoi che esserne felice e cercare di sfornarne sempre di migliori.

- Essere una scrittrice ti mette in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Come descriveresti questi rapporti?
 Come detto prima, ho avuto occasione di conoscere diverse persone con le quali ho potuto confrontarmi, a partire dalle mie editrici, tanti blogger e ovviamente lettori e altri scrittori. È tutto molto stimolante e arricchente per me, perché sono una bestiola sociale e socievole, amo gli scambi costruttivi e sono cresciuta nella convinzione che c’è sempre da imparare qualcosa dal prossimo. Finora sono stata fortunata perché ho avuto a che fare solo con persone piacevoli. Le poche recensioni negative le ho sempre accolte con l’attenzione che si dovrebbe riservare alle critiche, ma anche con la consapevolezza che non si possa piacere a tutti. In generale quest’ultimo anno e mezzo è stato oltremodo soddisfacente per me.

- Ritorniamo all’antologia Diari dal sottosuolo, perché un lettore dovrebbe acquistarla?
 Perché contiene ottimi racconti, che domande! Perché declina il fantastico nella sua accezione più ampia e in molte delle sfaccettature che ne hanno fatto uno dei generi più diffusi degli ultimi duecento anni. Gli autori sono giovani ma promettenti e ciascuno profondamente investito nel proprio stile e nella propria unicità. Perché l’edizione è curata e gradevole, la copertina strepitosa ed è più di quanto si possa dire di molti o troppi testi buttati sul mercato da case editrici piccole e grandi, che forse hanno perso un po’ di vista cosa significhi pubblicare un buon libro.

- Progetti per il futuro?
 Tanti, troppi, sempre. A breve uscirà il quarto episodio della serie Victorian Sosltice, ma posso anticipare agli appassionati di Jonas e Jericho che Vittoria Corella e io stiamo già pensando a un quinto episodio e a un’ulteriore serie antologica ambientata nella stessa Londra che è già stata teatro delle avventure dei nostri due male assortiti detective. Sempre con Vittoria stiamo terminando la stesura di un romanzo Steampunk, una sorta di spin off di Victorian Solstice. Si chiamerà Victorian Vigilante, ovvero le Macchine Infernali del Dottor Morse e ci auguriamo possa ricevere un’accoglienza altrettanto entusiastica di quella riservata ai nostri precedenti lavori. 
Sto collaborando anche con altre due scrittrici, Letizia Loi, con la quale sto scrivendo un urban fantasy (questa volta sono quasi sicura che la definizione sia corretta) e Lucia Guglieminetti, che mi ha permesso di rispolverare il personaggio di Guillaume in un paio di racconti che hanno come protagonista lui e Raistan Van Hoeck, il vampiro protagonista dei suoi lavori.  
In solitario ho ripreso in mano il libro dedicato a Guillaume, La rinascita di Hermes, ma soprattutto sto cercando di portare avanti un progetto che covo da anni, un romanzo che per ora si chiama semplicemente Luthais, dal nome del luogo a cui è dedicato (uno dei miei tanti luoghi-non-luoghi).
A breve, inoltre, pubblicherò anche un paio di racconti lunghi con due case editrici digitali.

- Grazie Federica per aver risposto così gentilmente alle mie domande. Vogliamo concludere con una bella frase?
 La vita è sogno, soltanto sogno… il sogno di un sogno. 
L’ha scritto Edgard Allan Poe, anche se nella mia testa risuona da sempre sussurrato dalla voce soave di Miranda, protagonista di Pic Nic a Hanging Rock di Peter Weir, uno dei miei film preferiti in assoluto. C’è talmente tanta bellezza in questa vita che il mio più grande rammarico è non poterne assaporare che una minima parte. Ma suppongo che anche questo faccia parte del sogno e il suo essere destinato a svanire.

domenica 16 febbraio 2014

RECENSIONE "I Figli del Pozzo di carne" di Federica Soprani e Vittoria Corella


 Cari lettori,
se cito le nebbie della Londra vittoriana, la passione e la follia, un Medium e un ex Ispettore, l’istinto e la ragione, due cuori spezzati…a cosa e a chi pensate immediatamente? 
episodio 1
recensione - ebook
  
episodio 2
recensione+intervista - ebook
Ma bravi, avete capito che mi riferisco a Jericho e Jonas, travagliate creature nate dal talento di due bravissime scrittrici. Lo so che non c’è bisogno di dire i loro nomi perché tutti noi le conosciamo, ma giusto per quei pochi che ancora non lo sanno, dirò che mi sto riferendo a Federica Soprani e Vittoria Corella
Dopo “La Società degli Spiriti” e La Lega dei Gentiluomini Rossi”, le due talentuose scrittrici hanno confezionato il terzo episodio della serie Victorian Solstice.  Mi riferisco al racconto:  I Figli del Pozzo di Carne



Autore: Federica Soprani e Vittoria Corella
Casa EditriceLite
Pagine: 102 p.
Prezzo:  1,99 ebook
Serie: Victorian Solstice 

Episodio: 3




Trama: Nella Londra Vittoriana Uomini Neri e Boogeymen esistono davvero. I Mostri sono veri e hanno fame. Vengono e portano via quelli che hanno più paura. Per sconfiggere i Mostri ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione. Una nuova avventura di Jericho e Jonas nella pancia della Londra più nera.





STILE: 9
STORIA: 8
COPERTINA: 7


 

Che dire! Splendido!

Iniziamo con ordine. Il titolo è già un chiaro indizio su ciò che le due autrici hanno elaborato per noi lettori. 
Il Pozzo di carne di Macklin Street era un luogo che non c’era… Era un luogo che non era un luogo, al crocevia di strade con nomi di re, una zona d’ombra in pieno sole, una pustola purulenta sul seno immacolato di una regina vergine”.

Il breve romanzo ha un inizio d’impeto travolgente, le autrici non si perdono in giri di parole, il mistero è presente fin dalle prime pagine, l’inquietudine ti avvolge complice le nebbie londinesi e ti cela l’avvicinarsi dell’Uomo Nero (Boogeyman). 
Attento lettore! Questa storia fa venire la pelle d’oca e non c’è via di scampo: si rimane ipnotizzati dall’evolversi vorticoso degli avvenimenti. Se avete paura del buio sappiate che Boogeyman non è più l’incubo dei bambini che non vogliono dormire, le loro paure diventano realtà. 

In questo racconto ritroviamo Jericho e Jonas che hanno preso possesso della casa 'Fine del Mondo'. La presenza di Jonas influisce positivamente sull’animo tormentato di Jericho.
“Jonas Marlowe che gli diceva che non era più solo… che respirava da qualche parte nella casa silenziosa. Lo assordava, quel respiro, perfino quando tentava di scivolare via, di perdersi nella tomba silenziosa che si portava dentro. Lo distraeva dal laudano. Lo distraeva da se stesso”.

Ma gli incubi del Medium continuano, hanno un unico nome: Cristophe Safire il cui ricordo si “anima” e diventa “presenza”.  
“Sei ancora molto romantico, Cristophe…Ci sono cose che non muoiono- disse il mago. Jericho evitava di guardargli le labbra. Sapeva che erano blu. Cianotiche.”

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Con questa “dolce follia” ha inizio la nuova avventura dei nostri gentiluomini che dovranno far luce sulle misteriose sparizioni dei bambini  del Mondo Di Sotto dove regna il Re Dei Topi. Ancora una volta Londra è il palcoscenico di un dramma che si svolge senza che nessuno se ne occupi. Le strade londinesi sono lo spartiacque tra il Mondo di Sopra e il Mondo Nascosto, regno delle fogne, dove vige la legge del Taglione. 
Jericho e Jonas riusciranno a ritrovare i bambini scomparsi? Cosa succederà?


Londra è una città misteriosa e pericolosa, divisa, da una immaginaria linea di confine, in due parti: il Mondo di sopra e il Mondo di sotto. La violenza, però, non conosce barriere e i nostri due eroi dovranno risolvere un caso misterioso che vede la scomparsa di un bambino di nome Ansel. In verità i bambini scomparsi sono tanti, la polizia non si cura di loro, ma possono Jericho e Jonas abbandonare dei teneri fanciulli a un atroce destino? Ma certo che no! Sicuramente la vita dei due gentiluomini non è tranquilla e piacevole. I fantasmi del passato non vogliono saperne di dileguarsi anzi “ritornano”. Ma non c’è tempo per perdersi nei ricordi che si personificano, bisogna agire! Il ritmo serrato della storia travolge il lettore che viene subito a contatto con personaggi molto, molto particolari…
Lancelot Mercyful, puntaspilli umano: 
“Era un giocattolo anche lui, una bambola di pezza con le cuciture in rilievo, un puntaspilli di carne e stoffa, gingillo e creazione del suo Giocattolaio”.
Galahad, fanciullo biondo dal volto paradisiaco ma dagli occhi da vecchio.
Tristan Mercyful, padre di Lancelot e Galahad, macellaio che vuol sempre accontentare i clienti.
“Tristan fischiettava sempre, quando lavorava, quando vedeva la sua bella moglie ammiccare civettuola agli altri uomini. Lui fischiava mentre lavorava con il coltello…”

E’ tutto un susseguirsi di colpi di scena in questo racconto che concentra in pochissime pagine un magnifico esempio di “palpitazione da lettura”. Leggendo, anzi divorando, questo romanzo mi sono resa conto che Federica e Vittoria hanno realizzato una storia avvincente che si colora con sfumature gialle e nere. Non si può rimanere passivi davanti a scene cruenti narrate senza la ricerca del particolare macabro, ma credetemi, sembra di leggere dei versi quasi poetici. Coraggio, follia, disperazione sono i sentimenti alla base dell’agire di Jericho e Jonas che dovranno combattere contro dei “Mostri che hanno fame”. Tra le pagine del racconto sgorgano lacrime, scorre del sangue, terrore e morte si mescolano in momenti ad altissima tensione. I protagonisti, tutti in egual misura, sono perfettamente descritti con un’analisi psicologica che rende tutto più reale. “Le parole” sono usate come un’arma anzi come la lama di un coltello.

Vittoria e Federica hanno dimostrato, ancora una volta, di essere in piena sintonia, scrivono amalgamando alla perfezione i loro “istinti letterari”. Le parole si piegano ai loro voleri, con molteplicità di termini, nomi fantasiosi, l’uso caleidoscopico dell’aggettivo. Queste scrittrici sono caratterizzate dall’avere una notevole potenza narrativa con uno stile diretto e personale. Con loro ogni emozione violenta si trasforma in un trionfo di delicate sensazioni a cui nessuno può sottrarsi. 

In attesa di sviluppi, che spero non tarderanno ad arrivare, sulla “dolce follia” di Jericho e “sulla trasformazione”  di Jonas, invito tutti a leggere “I Figli del Pozzo di Carne”. Non potete perdervi una storia che vi emozionerà tenendo alta la tensione, per tutta la narrazione, disegnando luci e ombre dell’animo umano.  Leggetela, è un consiglio di Aquila Reale!