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giovedì 26 febbraio 2026

RECENSIONE | "La bugia dell'orchidea" di Donato Carrisi

"La bugia dell'orchidea" è in nuovo intrigante romanzo che segna il ritorno in libreria, per Longanesi, di Donato Carrisi, il maestro del thriller italiano. 

Questo libro ha un segreto. Chi l'ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.

Tra le rovine di una famiglia, un uomo e una donna cercano le tracce di un amore, di un delitto e di una felicità perduta. 

Il titolo, "La bugia dell'orchidea", mostra già un primo indizio: un'orchidea che sopravvive grazie a una bugia. La bugia è il cuore pulsante del romanzo che porterà il lettore a riflettere sul ruolo della menzogna, del silenzio e su quanto possa essere ingannevole la percezione nella vita quotidiana e nella famiglia. 

L'orchidea Labia sericea, fiore che forse non esiste, simboleggia le menzogne che noi stessi costruiamo. Tutto è seducente, perturbante, emozionante.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La bugia dell'orchidea
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 400
Prezzo: € 23,00
Sinossi

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio. Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.





Un agricoltore in preda a un raptus, servendosi di un grosso coltello da carne, una notte aveva tagliato la gola a moglie e figli piccoli mentre dormivano. All'alba lo stesso assassino aveva chiamato i carabinieri e si era fatto trovare dai militari disarmato, all'esterno dell'abitazione. Un grande casale rosso.

La trama ruota attorno alla misteriosa scrittrice Victoria Anthon, che indaga su una brutale strage familiare avvenuta dieci anni prima, collegandosi al giornalista Alfredo F. e immergendosi in un labirinto di segreti. Immagina l'alba di un'estate caldissima. Immagina l'aria immobile della campagna, l'odore dei campi, il frinire dei grilli. 

Immagina il buio che arretra all'invasione del giorno. Immagina ora un grande e antico casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra il secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all'improvviso da un urlo disperato. 

C'era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. 

C'era una volta la famiglia perfetta, e ora non c'è più. 

Cos'è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d'agosto? 

Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L'unico sopravvissuto. La verità è davanti agli occhi. C'è una sola spiegazione. Non c'è errore. Le risposte sono tutte lì, nero su bianco. 

Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. 

 È l'inizio. 

 "La bugia dell'orchidea" è un romanzo a scatole cinesi dal ritmo placido, l'azione frenetica è bandita e sostituita dalla tensione mentale che trasforma i ricordi, le paure, i desideri, in ombre spietate che si muovono su un terreno instabile. Qui nascono incertezze e ambiguità, la verità mostra vari volti poiché è intrisa da rivelazioni pronte a ribaltare le conclusioni di ciò che abbiamo appena letto. 

Il lettore deve procedere con attenzione, affrontando il conflitto interiore dei protagonisti con mente aperta pronta ad accogliere segreti di famiglia, memorie frammentate, identità e memorie confuse. Non esistono persone senza segreti. 

La lettura non è mai noia, alterna momenti di apparente quiete a momenti di rivelazioni che destabilizzano e inquietano. Il brivido non nasce dall'azione, la strage è già conclusa fin dalle prime pagine, ma scaturisce dall'incertezza e dalla manipolazione emotiva. Il lettore è chiamato a fare una scelta: fidarsi o dubitare dei protagonisti. Alcuni sono inaffidabili, altri plasmano la realtà in base ai loro desideri, altri ancora sono oppressi dai sensi di colpa. Tutti, però, concorrono a mantenere alta la tensione. Ogni tassello, aggiunto nella risoluzione del caso, nasconde un pericolo che si manifesta in un'atmosfera a tratti opprimente dove cuore e cervello spesso sono schierati in opposte trincee. Le verità riemergono pian piano e scoprire la fonte del male non sarà facile. 

A volte la verità non viene nascosta: viene coltivata, come un'orchidea. Bella da guardare, velenosa da toccare.

Inizialmente il lettore potrebbe rifiutarsi di credere e Carrisi gli offre un ventaglio di verità possibili, plausibili e verosimili. Dubbi e inquietudini si moltiplicano a testimonianza del fatto che la verità non è la fine ma l'inizio. Quando crediamo di aver raggiunto un traguardo, scrive Carrisi, è solo perché è consolatorio. 

Il romanzo è anche un ritratto della società che consuma in fretta ogni evento. Siamo al cospetto di una società inquieta in cui il presunto colpevole, l'indiziato numero uno della strage familiare, subisce due processi: uno giudiziario, l'altro mediatico. Nel primo la sua colpevolezza era ancora da dimostrare, nel secondo era già stato inesorabilmente condannato. La presunzione d'innocenza e il beneficio del dubbio vengono cancellati non da prove certe ma da giudizi e dalla necessità di trovare un colpevole. 

Carrisi è uno dei miei autori preferiti. Amo il suo modo di scrivere, le trame complesse i personaggi dalle mille sfaccettature. Mai nulla è come appare, Carrisi gioca con il lettore esplorando la fragilità delle certezze e ricordando che la verità è sempre soggettiva. Il nuovo romanzo di Carrisi non delude sicuramente. Anzi, questo libro è uno scenario perfetto per riflettere su temi importanti come la famiglia, l'identità e la menzogna. 

Il rancore è un lievito che cresce lentamente, al calore domestico degli affetti.

"La bugia dell'orchidea" è un thriller sperimentale con nuovi linguaggi, nuove strutture e nuove formule. È un'esperienza che coinvolge il lettore in una storia che oltrepassa una soglia senza che ce ne accorgiamo. Non c'è un profiler ma una scrittrice che indaga; non c'è lo studio di uno psicologo ma un casale rosso; non c'è la polizia con un'indagine ufficiale ma un percorso interiore e narrativo; non ci sono risposte certe ma tante domande. L'autore ci indica un portale per accedere a un mistero più profondo. Non lasciatevi ingannare dagli indizi e dai dettagli che si incastrano alla perfezione. Questo romanzo sfida le convenzioni, rendendo la lettura più coinvolgente e riflessiva. I piani di realtà si moltiplicano e ciò coinvolge attivamente il lettore nell'interpretazione degli eventi. Si vive, quindi, un'esperienza di indagine su verità e finzione, su ciò che sappiamo e su ciò che scegliamo di non vedere. Il sapore dell'inganno è ovunque. La lettura si rivela un'esperienza sensoriale. Le domande si accumulano, le risposte si nascondono nel nostro personale modo di percepire la storia. 

È tutto una bugia? Una cosa è sicura: "L'inganno perfetto ha il profumo di un'orchidea, la Labia Sericea, che nessuno ha mai visto, ma esiste semplicemente perché se ne parla!" 

Vi saluto con le parole dell'autore: 

Io non sono uno di quegli scrittori che vi prendono per mano e vi accompagnano pagina per pagina. Io vi conduco sulla soglia di una stanza buia. Vi spingo dentro e richiudo la porta.

L'incantesimo di Carrisi su di me continua e l'attesa ricomincia!

giovedì 28 novembre 2024

RECENSIONE | "La casa dei silenzi" di Donato Carrisi

Il nuovo romanzo di Donato Carrisi, "La casa dei silenzi", segna il ritorno di Pietro Gerber, psicologo infantile esperto  di ipnosi, già presente in tre grandi successi editoriali dello scrittore e regista: "La casa delle voci" (2019), "La casa senza ricordi" (2021) e "La casa delle luci" (2022). Tutti i libri, definiti romanzi "gemelli" dallo stesso Carrisi e caratterizzati dal tema ricorrente della casa come rappresentazione della mente, sono stati pubblicati da Longanesi.

"La casa dei silenzi" rivela, già dal prologo, il suo volto misterioso che ritroveremo nell'evoluzione della storia. C'è un bambino che ha bisogno di aiuto ma non sa ancora perché, ci sono due genitori disperati che bussano alla porta di Gerber per aiutare il loro amato figlio e c'è lui, l'amato e fragile Gerber che cercherà di rendersi utile, c'è la psicologia per indagare l'io più profondo, c'è il coraggio per oltrepassare la soglia che porta oltre il visibile.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La casa dei silenzi
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 416
Prezzo: € 23,00
Sinossi

"Mi chiamo Pietro Gerber ma qui a Firenze, dove vivo da quando sono nato, tutti mi conoscono come l'addormentatore di bambini. Sono un ipnotista, come lo era mio padre, e con l'ipnosi aiuto i bambini a elaborare traumi e a superare paure e fobie. Non sembrerebbe, ma il mio è un mestiere pericoloso. Perché la mente dei bambini è un labirinto ed è facile smarrirsi e non riuscire più a tornare. Forse è proprio questo che sta succedendo a Matias. Ha nove anni e da tempo ha un sogno ricorrente. Da troppo tempo. Ormai Matias ha paura di addormentarsi, perché in sogno gli fa visita qualcuno che non dovrebbe esistere. Una donna dall'aria triste e vestita sempre di scuro e che non parla mai. La signora silenziosa abita i suoi sogni come uno spettro, come una presenza inquietante che tracima nella realtà. Non dovrebbe essere nient'altro che un sogno, ma allora… Allora perché sento che la signora silenziosa è reale? Allora perché sento nel silenzio il ronzio di un immenso sciame di insetti? Allora perché sento che perfino la mia casa, vuota e solitaria, è infestata da fantasmi? E se la storia della signora silenziosa fosse ancora tutta da scrivere… Come la mia? Mi chiamo Pietro Gerber, sono l'addormentatore di bambini, e di colpo ho paura di dormire. E ho ancora più paura di stare sveglio."





Ormai Matias ha paura di addormentarsi, perchè in sogno gli fa visita qualcuno che non dovrebbe esistere. Una donna dall'aria triste e vestita sempre di scuro e che non parla mai. La signora silenziosa abita i suoi sogni come uno spettro, come una presenza inquietante che tracima nella realtà. Non dovrebbe essere nient'altro che un sogno, ma allora perché sento che la signora silenziosa è reale? Perché sento nel silenzio il ronzio di un immenso sciame di insetti? Allora perché sento che perfino la mia casa, vuota e solitaria, è infestata da fantasmi? E se la storia della signora silenziosa fosse ancora tutta da scrivere... Come la mia? Mi chiamo Pietro Gerber, sono l'addormentatore di bambini, e di colpo ho paura di dormire. E ho ancor più paura di stare sveglio.

Pietro Gerber si trova nel suo studio, ereditato dal padre anche lui psicologo, in una soffitta che affaccia su piazza della Signoria, a Firenze.

Gerber ha dedicato tutta la sua vita al lavoro e con l'ipnosi aiuta i suoi pazienti a elaborare e a superare paure e fobie, la sua quotidianità è fatta di abitudine e solitudine.

Non sembrerebbe, dice Gerber, ma il mio è un mestiere pericoloso. Perché la mente dei bambini è un labirinto ed è facile smarrirsi e non riuscire più a tornare.

Una sera bussa alla sua porta una coppia di genitori. Sono inquieti e hanno paura per ciò che sta accadendo al loro bambino. Matias, nove anni, non riesce più ad avere sonni tranquilli ed è diventato chiuso e triste. Non ha più amici, non vuol più uscire di casa e in piena notte si sveglia urlando. Matias, ogni notte, ha un sogno ricorrente: "una donna con un vestito scuro e lunghi capelli neri"

Una presenza silenziosa, non ha voce, che non abbandona mai l'inconscio del ragazzino.

Gerber è l'ultima speranza per Matias, una mano a cui aggrapparsi per salvarsi. L'ipnotizzatore di bambini non si sottrae a questa nuova "missione". Con in tasca il suo metronomo portatile, strumento base per "addormentare" i piccoli pazienti, Gerber inizia il suo lavoro seguendo tappe ben precise. Per prima cosa deve conquistare la fiducia di Matias per poi entrare nella sua mente, mentre è profondamente addormentato, e indurre l'ipnosi per provare a capire chi è e cosa vuole la donna in nero. Ma soprattutto è importante mandarla via prima che lei riesca a uscire dai sogni per diventare una presenza più reale. Per far ciò Gerber dovrà addentrarsi in un territorio quasi inesplorato ricordando il monito del padre: "mai aprire le porte che non si è in grado di richiudere". Dovrà cercare di dar voce alla donna misteriosa penetrando nella psiche del bambino senza lasciar traccia. Ci riuscirà? A voi il piacere di trovare le risposte.

É il limite della tua natura umana: nasci, vivi, muori in quest'ordine e ti sembra incontrovertibile. Ma se questo modello è valido per te, non è detto che lo sia anche per ogni altra cosa esistente.

Gerber non si è mai sottratto a una sfida, si lascia coinvolgere e si mette in gioco trascurando se stesso. Lo psicologo, come sempre, convoglia tutte le sue energie e il suo sapere nel caso che sta trattando tanto da lasciarsi suggestionare. Uno psicologo, mi direte, che si fa suggestionare è cosa strana. Invece no! Quando i luoghi delle presenze non sono più solo i sogni, tutto può succedere. Correnti d'aria, fruscii, strane presenze, silenzi, rumori bianchi.

Lo spavento, per me, è iniziato non nei sogni, non nel labirinto della mente, ma nel momento in cui dal mondo onirico vengono catapultate, nella realtà, quelle presenze che inquietano. La realtà non ha più barriere, la violenza irrompe nella quotidianità e diventa carne e sangue. Ci si perde quando il reale inizia a vacillare, quando incerti sono gli orizzonti del sapere. I sogni spaventano, ma anche la realtà può essere un incubo.

Carrisi è un maestro nel mescolare di continuo le carte in gioco. L'autore cattura il lettore e lo trasporta in un mondo narrativo che somiglia sempre più a un labirinto dove si intrecciano più storie e il confine tra sogno e follia si assottiglia. La ricerca della verità diventa una ricerca personale, ci si lascia coinvolgere con vero piacere provando emozioni che rasentano l'angoscia mentre si è accerchiati dal pericolo.

Pericolo che investe i protagonisti scoperchiando un vaso di Pandora contenente il Male. Anzi, per dirla con Carrisi, si assiste impotenti all'avanzata di grandi scarafaggi. Siete curiosi di sapere cosa c'entrano questi insetti, campioni di mimetizzazione, con "la signora vestita di nero"? Leggete il romanzo e tutto vi verrà svelato!

Carrisi, sappiatelo, mette in scena il dolore, la disperazione, l'inganno. Vi sorprenderà ma la "signora in nero" è, in questo romanzo, il mio personaggio preferito. È stato facile, dopo un primo disorientamento, creare un ponte di empatia con lei, vivendo in prima persona le paure e le tante sensazioni che nascono dalla storia. Verranno trattati temi sempre attuali, ma siate pronti ad allargare i vostri orizzonti.

"La casa dei silenzi" è un romanzo enigmatico e imprevedibile sulla complessità della mente, sulla corrispondenza tra sogno e realtà. Carrisi mette i brividi e non delude mai!

C'è una casa che abitiamo da sempre, senza rendercene conto: è la nostra mente. Ma cosa succederebbe se diventasse una casa senza ricordi, senza voci, senza luci? 

Quanto può essere forte il rumore del silenzio? Ho quasi paura della risposta. Cosa succederà nel futuro romanzo "delle case"? Non oso immaginarlo, ma non vedo l'ora di scoprirlo spalancando la porta della prossima casa. Se poi quella porta non dovesse più chiudersi, siate cortesi e chiamate Pietro Gerber. Ci penserà lui a sistemare ogni cosa. Alla prossima.

martedì 13 febbraio 2024

RECENSIONE | "L'educazione delle farfalle" di Donato Carrisi

Donato Carrisi è uno scrittore, sceneggiatore, giornalista e regista italiano, autore di numerosi bestseller a livello internazionale. La sua ultima pubblicazione è un thriller coinvolgente, “L’educazione delle farfalle” (Longanesi), dalla trama ricca di suspense in perfetto stile Carrisi.

 Quando scoprirai la verità sarà troppo tardi per fuggire da questa storia.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
L'educazione delle farfalle
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 432
Prezzo: € 23,00
Sinossi

La casa di legno brucia nel cuore della notte. Lingue di fuoco illuminano la vallata fra le montagne. Nel silenzio della neve che cade si sente solo il ruggito del fuoco. E quando la casa di legno crolla, restano soltanto i sussurri impauriti di chi è riuscito a fuggire in tempo.

Ma qualcosa non è come dovrebbe essere. I conti non tornano. E il destino si rivela terribilmente crudele nei confronti di una madre: Serena.

Se c’è una parola con cui Serena non avrebbe mai pensato di identificarsi è proprio la parola «madre».

Lei è lo «squalo biondo», una broker agguerrita e di successo nel mondo dell’alta finanza. Lei è padrona del suo destino, e nessuno è suo padrone.

Ma dopo l’incendio allo chalet tutto cambia, e Serena inizia a precipitare nel peggiore dei sogni. E se l’istinto materno che lei ha sempre negato fosse più forte del fuoco, del destino, di qualsiasi cosa nell’universo?

E se davvero ci accorgessimo di amare profondamente qualcuno soltanto quando ci appare perduto per sempre?

Questo non è semplicemente l’ultimo capolavoro di Donato Carrisi. Perché Serena non è un personaggio come gli altri, e questa non è una storia come le altre. Questo è un viaggio inarrestabile alla scoperta degli angoli più oscuri del nostro cuore e delle nostre paure, al termine del quale il nostro modo di vedere il mondo, semplicemente, non sarà più lo stesso.





C’erano vari modi per reagire alla perdita di un figlio. C’era chi si faceva travolgere dalla sofferenza. Chi invece iniziava una battaglia rabbiosa e insensata col resto del mondo. E chi si rassegnava a trascorrere il resto dell’esistenza con un ospite silenzioso, invisibile agli altri, che ti pedina ovunque e non ti lascia mai solo, perché il suo unico scopo è impedirti di dimenticare.

La casa di legno brucia nel cuore della notte. Lingue di fuoco illuminano la vallata fra le montagne e quando la casa crolla restano soltanto i sussurri impauriti di chi è riuscito a fuggire in tempo. Ma qualcosa non è come dovrebbe essere e il destino si rivela terribilmente crudele nei confronti di una madre: Serena.

Per Serena è difficile identificarsi con la parola “madre”. Lei è lo “squalo biondo”, una broker agguerrita e di successo nel mondo dell’alta finanza.

Era a capo di un dipartimento strategico per gli investimenti ad alto rischio ed elevato rendimento di una banca d’affari, ed era diventata sfacciatamente ricca come i suoi clienti. Nell’ambiente la chiamavano “lo squalo biondo”, la rispettavano e la temevano. Ma, solitamente, gli squali biondi non potevano permettersi nemmeno la più piccola defaillance.

Serena è padrona del suo destino, e nessuno è suo padrone. Dopo l’incendio allo Chalet, tutto cambia, e Serena inizia a precipitare in un incubo senza fine. E se l’istinto materno che lei ha sempre negato fosse più forte del fuoco, del destino, di qualsiasi cosa nell’universo? E se davvero ci accorgessimo di amare profondamente qualcuno soltanto quando ci appare perduto per sempre?

L’autore narra il percorso di una donna che si trova a gestire con efficienza una gravidanza non prevista. Serena impara ad amare la figlia quando la bambina sparisce tra le fiamme dell’incendio dello chalet in cui si trovava in vacanza con altre undici bambine, nella località sciistica di Vion. Le tutor salveranno undici bambini su dodici. Aurora è l’unica dispersa.

 In mezzo al piccolo inferno, una fila di piedini scalzi immersi nella neve fresca.

Aurora ha sei anni, questo è il nome della figlia di Serena, è una bellissima bambina che la madre ha posto al centro di una rete di persone che si prendono cura di lei secondo una routine consolidata. Le due protagoniste vivono al diciannovesimo piano di un grattacielo milanese assistite da personale di servizio, babysitter, autisti, portieri e segretari. Per Aurora sono zii e nonni che non ha mai conosciuto. Serena è anaffettiva, completamente assorbita dal suo lavoro, dall’ambizione professionale, votata a un’idea di perfezione che non ammette trasgressioni o deviazioni da un programma già fissato.

I libri sono come le persone. A volte non sono come appaiono. A volte custodiscono segreti.

“L’educazione delle farfalle” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato e trasmette una sensazione d’inquietudine che non ti lascia andare. La protagonista subisce una metamorfosi guidandoci in un viaggio alla scoperta del nostro lato oscuro dove vivono le nostre paure, anzi la paura più grande di tutte: perdere un figlio. Carrisi mette a nudo la psicologia dei personaggi, il male che è in loro, le passioni, la forza dell’amore che tutto può. Serena intraprende un percorso di dubbi e incertezze alla ricerca di una verità che non verrà svelata se non all’ultima pagina. Carrisi narra il tempo dell’attesa, l’angoscia insopportabile, l’analisi spietata di se stessi. Prendere consapevolezza di ciò che si è non è facile, non è immediato. Inizialmente siamo tutti bruchi ma diventeremo farfalle?

Il tema della genitorialità è un tema nuovo nei romanzi di Carrisi. L’autore lo scompone in mille parti che vanno dal rifiuto della maternità al legame indissolubile; dall’anaffettività, quasi una barriera innalzata da persone fragili, alla  non accettazione della perdita e al senso di colpa. Serena, nella sua indagine, è guidata dai sentimenti che prova: rabbia, rimpianto, smarrimento, senso di colpa Il suo dolore si trasforma in una ricerca continua di risposte. Serena vuole guardare nell’abisso e istintivamente sa cosa fare. Proprio come le farfalle che sanno già, quando nascono, cosa devono fare. Ma non si tratta solo di istinto: ciò che facciamo si riflette nelle generazioni successive. A tal proposito nel libro si parla anche dell’effetto farfalla analizzato dal matematico Edward Lorenz che nel 1972 tenne una conferenza intitolata “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” tra tutte le cose c’è un collegamento. Ciò che noi facciamo si riflette nel nostro futuro e nel futuro degli altri.

In questo contesto vanno collocate e interpretate le trasformazioni di Serena che inizialmente non è molto simpatica. In un romanzo tendiamo sempre a tracciare una linea di demarcazione: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Carrisi mischia le carte e i suoi personaggi sembrano ciò che non sono. Ciò provoca curiosità nei lettori e come si può smettere di leggere quando hai davanti una donna, che scopre in sé il coraggio di una leonessa, che non vuol essere madre e che poi madre lo diventa; oppure quando all’orizzonte compare un piromane i cui ordigni incendiari profumano di biscotti; o quando compare sulla scena il rilegatore di libri perduti?

Serena si trasforma, nel suo personale abisso cerca la speranza e il perdono.

Il modo migliore per punire un desiderio egoistico è esaudirlo quando ormai è troppo tardi.

Serena è una donna in conflitto con sé stessa e con la società che impone alle donne determinati ruoli. Serena è la madre glaciale chiusa inizialmente nel suo bozzolo di cui si libera durante gli anni trascorsi a cercare la verità sull’incendio. Aurora è svanita nel nulla, Aurora che la sera dell’incendio indossava due ali da farfalla fatte di tulle per partecipare alla festa per la fine della vacanza. Aurora che disegna la madre come una supereroina. E da quel fuoco che divora lo chalet, serena rinasce. Abbandona il mantello del non-amore e trova in sé la forza per superare ogni ostacolo. Serena continuerà a cercare Aurora, non si arrenderà mai.

Il fuoco devastatore si congeda dal proprio pubblico con un’ultima, crudele meraviglia. Nel cielo stellato sale una miriade di scintille dorate.

La farfalla è ammirata da tutti, si posa di fiore in fiore, ha vita breve ma è felice. Nel silenzio ecco un cavaliere che prende tra le sue mani le farfalle che ardono e le trasforma in vita, in amore, in sogni ammalianti come lo sguardo di una bimba che si sente al sicuro tra le braccia della sua mamma. Tuttavia con Carrisi tutto e il contrario di tutto è possibile. Quando Serena troverà la risposta che cerca, nulla sarà più come prima.

Carrisi affascina, coinvolge, ipnotizza, con i suoi romanzi che costruiscono, intorno ai lettori, labirinti e stillicidi di rivelazioni. “L’educazione delle farfalle” è un thriller psicologico originale e appassionante che conferma la bravura di Carrisi, maestro del thriller. Non sempre al male si può dare un volto, un nome. Certi orrori non sono roba da mostri ma sono perpetuati da essere umani. Stanare le ombre invisibili che si trovano al centro dell’abisso è cosa giusta. Carrisi è il mio cavaliere che con coraggio guarda nell’abisso per poterlo raccontare e abbatte il confine tra bene e male.

mercoledì 1 febbraio 2023

RECENSIONE | "La casa delle luci" + "Eva e la sedia vuota" di Donato Carrisi

Donato Carrisi, lo scrittore e regista di Martina Franca, è tornato in libreria con un nuovo thriller psicologico “La casa delle luci”, edito da Longanesi. Il romanzo si presenta con tutte le caratteristiche che noi, appassionati del genere thriller, amiamo. La protagonista è una bambina che vive, in una antica e isolata dimora, con la governante e una ragazza alla pari; i genitori della bambina sono del tutto assenti; Pietro Gerber, l’addormentatore di bambini, affronta un caso davvero speciale e il passato vissuto da bambino torna a tormentare l’adulto di oggi.

Ho atteso con ansia questo nuovo romanzo di Carrisi per tornare a giocare con le sue storie dove il gioco è sempre una questione di vita o di morte. Infatti “La casa delle luci” si apre con le regole da seguire per poter partecipare a una sfida. È il “Gioco degli omini di cera”. Se siete pronti iniziamo a giocare ma fate molta attenzione perché scenderemo nell’abisso della psiche dove si formano le peggiori pulsioni degli uomini.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La casa delle luci
(Ciclo di Pietro Gerber #3)
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 432
Prezzo: € 23,00
Sinossi
Nella grande casa spenta in cima alla collina, vive sempre sola una bambina... Si chiama Eva, ha dieci anni, e con lei ci sono soltanto una governante e una ragazza finlandese au pair, Maja Salo. Dei genitori nessuna traccia. È proprio Maja a cercare disperatamente l’aiuto di Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, l’addormentatore di bambini. Da qualche tempo Eva non è più davvero sola. Con lei c’è un amichetto immaginario, senza nome e senza volto. E a causa di questa presenza, forse Eva è in pericolo. Ma la reputazione di Pietro Gerber è in rovina e, per certi versi, lo è lui stesso. Confuso e incerto sul proprio destino, Pietro accetta, pur con mille riserve, di confrontarsi con Eva. O meglio, con il suo amico immaginario. È in quel momento che si spalanca una porta invisibile davanti a lui. La voce del bambino perduto che parla attraverso Eva, quando lei è sotto ipno­si, non gli è sconosciuta. E, soprattutto, quella voce conosce Pietro. Conosce il suo passato, e sembra possedere una verità rimasta celata troppo a lungo su qualcosa che è avvenuto in una calda estate di quando lui era un bambino. Perché a undici anni Pietro Gerber è morto. E il misterioso fatto accaduto dopo la sua morte ancora lo tormenta.


Regole del gioco degli omini di cera o gioco dei ceri o gioco dei c’eri (e ora non ci sei più): 
1. L’omino di cera insegue i viventi. 
2. Chi viene toccato diventa un omino di cera e insegue i viventi. 
3. Agli omini di cera è proibito parlare. Possono solo fischiare. 
4. Il gioco finisce quando l’ultimo vivente dice la parola “Arimo”. 
5. Se l’ultimo vivente non dice “Arimo”, il gioco non finisce più.

Inizia così un nuovo, oscuro enigma da decifrare. 

 Nella grande casa spenta in cima alla collina, vive sempre sola una bambina.

Si chiama Eva, ha dieci anni, e con lei ci sono soltanto una governante e una ragazza finlandese au pair, Maja Salo. Dei genitori nessuna traccia. È proprio Maja a cercare l’aiuto di Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, l’addormentatore di bambini. Da qualche tempo Eva non è più sola, con lei c’è un amichetto immaginario, senza nome e senza volto. E a causa di questa presenza, forse Eva è in pericolo. Ma la reputazione di Pietro Gerber è in rovina, lui stesso ha mille dubbi, è confuso e incerto sul proprio destino. Pietro accetta, pur con mille riserve, di confrontarsi con Eva. O meglio, con il suo amico immaginario. È in quel momento che si spalanca una porta invisibile davanti a lui. La voce del bambino perduto che parla attraverso Eva, quando lei è sotto ipnosi, non gli è sconosciuta. E, soprattutto, quella voce conosce Pietro e il suo passato. Sembra possedere una verità rimasta celata troppo a lungo su qualcosa che è avvenuto in una calda estate di quando lui era un bambino. Perché a undici anni Pietro Gerber è morto. E il misterioso fatto accaduto dopo la sua morte, durante il Gioco degli omini di cera, ancora lo tormenta. 

Come sempre Carrisi non delude mai. Le atmosfere cupe sono un must nei suoi romanzi e adoro vedere come incide e scava nell’animo dei suoi personaggi tormentati e pieni di sensi di colpa. Mi ha fatto piacere ritrovare Pietro Gerber, lo psicologo che abbiamo conosciuto nei due precedenti romanzi della serie: “La casa delle voci” e “La casa senza ricordi”. Questa volta Gerber è alle prese con il caso di una bambina, Eva, che non esce mai di casa e vive in un isolamento cercato. Ad occuparsi di lei c’è Maja e la governante. A tormentare Eva è, secondo Maja, il suo amico immaginario. Potrebbe farle del male? Per evitare il peggio, Gerber deve convincere questo “amico” a lasciarla in pace. Si ha la netta sensazione che qualcosa di spaventoso stia per succedere e Carrisi ci indica la via da percorrere rastrellata da brividi e inquietanti presenze. In punta di piedi, trattenendo il fiato, si arriva a un passo dalla “frontiera”, il confine tra la vita e la morte. Un confine senza tempo che riporta il nostro amato Gerber indietro nel suo passato. Perché è lì che è accaduto un evento che lo ha sconvolto. Evento che Eva non può conoscere. Eppure la bambina sa tutto, anche l’amico immaginario conosce quella triste storia sepolta nell’oblio del tempo. Ma come tutto ciò sia possibile non è dato sapere. 

Carrisi si diverte e gioca con il lettore. Dice e non dice, apre una porta per richiuderla immediatamente, semina indizi che confondono e lascia che i fantasmi del passato tornino per tormentare Gerber e deliziare noi lettori. 

Pietro Gerber è sicuramente un personaggio tormentato ma ha il grande pregio di ascoltare i bambini dando importanza a ciò che dicono. Alcune volte non è importante curare ma saper ascoltare. I bambini hanno abilità che perdono crescendo e per capire ciò dovremmo risalire all’inizio della vita. 

Ci sono persone magiche che abitano il mondo. Non le vediamo per ciò che sono realmente, spesso non ci accorgiamo nemmeno che esistono o le consideriamo inferiori. E allora ci rivolgiamo a loro assecondandole per compassione. Invece dovremmo essere grati perché sono fra noi. Spesso si tratta di bambini.

Bambini che, come Eva, conoscono cose che non dovrebbero conoscere come la filastrocca declamata dalla bambina. Una filastrocca che riaffiora dai brutti ricordi del passato. 

Mai più chiasso né frastuono, giuro giuro starò buono. Non farò mai più capricci, né pasticci, né bisticci. E se il diavolo ballerino poi ci mette lo zampino finirò dritto all’inferno e lì ballerò in eterno.

Sembra un incantesimo o una maledizione, un mantra che apre le porte di un mondo governato dal Male. 

Leggere “La casa delle luci” è come ascoltare Carrisi che sussurra la storia di Eva, pacatamente, senza alcuna fretta, ma con una tensione crescente. Si percepisce un’aurea malvagia che domina gli eventi. Affidarsi all’ignoto è sempre un’avventura, un salto nel buio. Tuttavia da quel buio si può tornare indietro seguendo le briciole che indicano il cammino verso la verità. Fate attenzione però, con Carrisi nulla è ciò che appare e anche le briciole mentono! 

Con l’ultima pagina del romanzo si ha poi l’illusione di uscire dal labirinto narrativo in cui ci ha condotto lo scrittore ipnotizzandoci, Gerber insegna, con il suo magnetismo oscuro. Ma è solo una pia illusione, nel labirinto io rimango con piacere in attesa del prossimo capitolo della serie e mi chiedo: "Dopo le voci, i ricordi e le luci, cosa escogiterà Carrisi per incutere paura?" 

Nell’attesa potete leggere "Eva e la sedia vuota” (Longanesi), la prima favola dark scritta da Carrisi su Eva, la protagonista de "La Casa delle luci". Nella grande antica casa spenta, in cima alla collina, viveva tutta sola una bambina. Lei parlava con una sedia vuota e sosteneva che questa sedia vuota le rispondesse con la voce di un bambino. Lei voleva qualcuno con cui giocare. “Eva e la sedia vuota” è una storia intrigante, che si legge in un batter di ciglia, con una protagonista in chiaroscuro, sapientemente descritta con un intreccio di luci e ombre che lascia ampio spazio all’emotività. È una storia piccina piccina, 64 pagine, con frasi brevi e semplici rese più accattivanti dalla rima baciata. È un tuffo tra realtà e fantasia. A rendere più affascinante il racconto ci pensano le illustrazioni, in bianco e nero, di Paolo D’Altan. Parole e immagini sono un connubio vincente che coinvolge emotivamente.

lunedì 11 gennaio 2021

RECENSIONE | "Io sono l'abisso" di Donato Carrisi

Buon anno cari lettori! Dopo aver archiviato il 2020 come annus horribilis, diamo il benvenuto al nuovo anno con il cuore colmo di speranze e la mente affollata di buoni pensieri. Abbiamo, davanti a noi, tante pagine bianche da riempire pensando a tutto ciò che vogliamo fare con il piacere di vivere il presente e affrontando ogni ostacolo. La vita non è mai una strada in discesa ma anche nelle difficoltà apprezziamo le cose semplici che rendono bella e preziosa la nostra esistenza. Da lettrice curiosa non posso fare a meno di chiedermi come sarà il 2021 per il mondo dei libri e per iniziare col piede giusto ecco le mie riflessioni sul primo libro letto all’inizio di gennaio.

Dopo il successo de “La casa delle voci”, Donato Carrisi torna in libreria con “Io sono l’abisso”, pubblicato da Longanesi . Il maestro del thriller ci propone un nuovo viaggio nei luoghi oscuri dell’animo dove una domanda si riflette senza tregua: “Chi sei tu?”

Lo so che non vedete l’ora di scendere nell’abisso! Quindi coraggio, che la discesa abbia inizio e la paura sia la nostra unica e fedele compagna di viaggio.


STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Io sono l'abisso
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Prezzo: € 22,00
Sinossi

Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti. E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto. L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali. Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui, che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente. Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde. Ma c’è un'altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna. E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.


 Siamo davvero soli quando siamo soli?

Questo potente romanzo di Carrisi è una storia mozzafiato che inizia con una repentina immersione nel buio del Male. Nessuna graduale preparazione, nessuna avvisaglia, solo una terribile scena descritta nelle prime pagine del libro. Vera è una giovanissima mamma che annuncia al figlioletto di cinque anni che lo porterà in piscina per fare un bel bagno. Bellissima idea se non fosse per il fatto che il bambino non sa nuotare. Arrivati in piscina, madre e figlio sono soli e il bambino, indossando due braccioli gonfiabili, regalo della mamma, entra in acqua. È al centro della piscina quando un leggerissimo spiffero gli arriva dritto sulla guancia. Ma da dove viene? Si volta verso il bracciolo destro, c’è un forellino. Si divincola, cerca Vera ma lei non c’è più. La paura lo assale. Si irrigidisce e finisce sott’acqua. Riemerge a fatica. Guarda di nuovo ma la mamma è svanita. Non può esser vero, non sta accadendo veramente, qualcosa in lui inevitabilmente si spezza. Inizia così questa storia che non è solo un thriller ma un nuovo nascere di sentimenti in un mondo di crudeltà. Carrisi ci porta negli abissi interiori da cui nascono i mostri e lo fa con dura spietatezza. Tutto è palese, il Male non si nasconde ma vive tra gli uomini e inosservato mette in atto la sua lucida ossessione. Il protagonista del romanzo è ‘L’uomo Che Puliva’, non ha un nome, e compare fin dalle prime pagine. Il suo lavoro era la cosa che meglio lo rappresentava. Solitario, non amava essere notato e non amava l’acqua anche se il suo lavoro lo portava a muoversi lungo le rive di un lago. Raccoglieva la spazzatura, senza ribrezzo anzi considerava quell’atto necessario perché  è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti. E lui sapeva come interpretarli, come usarli. La sua vita, tranne che per memorabili ma rare serate speciali, stava per cambiare. L’incontro con ‘La Ragazzina Col Ciuffo Viola’ stravolgerà la sua esistenza. Lui che voleva essere invisibile tra gli uomini si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina e dovrà vedersela con l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.  Là fuori, però, c’è anche qualcuno che lo cerca. ‘La Cacciatrice Di Mosche’ è sulle sue tracce e non si fermerà fino a quando non avrà stanato l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.

La vita dell’Uomo Che Pulisce, della Ragazzina Col Ciuffo Viola e della Cacciatrice Di Mosche si intrecciano in una storia struggente dove i cattivi possono anche essere buoni. Infatti in determinate condizioni i buoni potrebbero lasciarsi tentare dalla malvagità e i cattivi redimersi e compiere buone azioni.

Per raccontare questa storia Carrisi ha scelto un’ambientazione ben definita, il lago di Como. Quindi nessuna atmosfera rarefatta e buia, ma vivida luce che caccia via le ombre. In questa luce lo scrittore nasconde i segreti dei vari personaggi e sfida i lettori a scoprirli. Tra le pagini si muovono parassiti che si nutrono del dolore altrui e tormentano gli spettri interiori.

“Chi sei tu?” Gli domandò esitante. Lui le sorrise. “Io sono l’abisso.”

È questa la domanda rivolta a ogni personaggio che, come scoprirete, ha un terribile passato. Chi sei tu? Chiede L’Uomo Che Puliva alle donne bionde prescelte. Chi sei tu? Domanda la Cacciatrice di Mosche agli uomini violenti che maltrattano le donne e alle stesse donne che a volte non hanno la forza di ribellarsi ai loro aguzzini. “Chi sei tu?” Chiede il bambino a quella madre che non vuole crescere perché affrontare la vita le fa paura. Anche La Ragazza Dal Ciuffo Viola pone la stessa domanda a coloro che dicono di amarla, a quei genitori che fanno dell’apparire il loro credo di vita e sono pronti a sacrificare ogni cosa per sottrarsi all’opinione negativa delle persone. Nessuno scandalo può scalfire il buon nome della famiglia e al diavolo se la propria figlia precipita in un abisso senza fondo tanto ognuno di noi deve fare i conti con il proprio abisso.

Preparatevi quindi a scoprire i sorprendenti intrecci tra i personaggi, il lavorio incessante del destino, la voce che si nasconde dietro la porta tinta di verde, la voce che si cela nei cuori delle persone, il passato che forgia il presente. Lascio a voi scoprire chi è l’Abisso ma sappiate che questa volta non c’è inganno, capirete subito di chi si tratta perché le ferite dell’animo si rispecchiano nelle ferite del corpo che sfregiano la sua testa e sembrano due cerniere lampo e devastano la sua bocca violata con crudeltà. Quando l’infanzia è segnata da dolorose e terribili esperienze le conseguenze possono essere indicibili e diventare un mostro è quasi inevitabile. La vita tuttavia ci sorprende continuamente e anche un mostro può sentire nel cuore la fiamma di un buon sentimento e il lettore, sono sicura capiterà anche voi, proverà per lui un’alchimia di emozioni che scaldano il cuore. Come Carrisi scrive nei suoi romanzi, in ogni uomo c’è luce e buio. Non ci sono regole, tutto può essere capovolto e una strada retta diventa un labirinto, ogni situazione un rompicapo, ogni gesto una richiesta d’aiuto.

“Io sono l’abisso” indaga la psiche umana, l’origine del male, la solitudine e la paura. Indaga la responsabilità collettiva del male, la violenza domestica sulle donne, il disagio sociale.  La società regala ad ognuno di noi il proprio abisso. Questa volta Carrisi ci propone un romanzo diverso dai precedenti, è una storia in cui i protagonisti non hanno nome  ma vengono identificati con il loro fare o con una caratteristica fisica. Il mistero assume così ulteriore fascino e scandisce l’intreccio tra amore e paura costruendo una suspense sui sentimenti. È un libro oscuro dal forte impatto emotivo, la scena della piscina è agghiacciante, e l’autore gioca con il lettore a carte scoperte. Il libro è ben scritto ma non c’è quel capovolgimento, quell’effetto matrioska a cui Carrisi ci ha abituati.  È una bella e intrigante storia con un finale  un po’ frettoloso, mi sarebbe piaciuto conoscere altri aspetti della vita dei vari personaggi. È una storia dura e crudele ma non ci sono quelle forti emozioni che ho provato leggendo altri romanzi di Carrisi. Comunque sia Carrisi è un maestro nel spargere frammenti oscuri e ricostruire mosaici del male. Lo fa con uno stile avvincente, personaggi carismatici e intrecci sorprendenti. In “Io sono l’abisso” mi è mancata la presenza di un disegno oscuro, di incubi celati e di sfide continue ma, in generale, anche questo libro è una piacevole lettura.

Vorrei ricordarvi che questo romanzo si ispira a storie realmente accadute. Io non so dove si fermi la realtà e inizi la fantasia e ciò rende ancora più intrigante la lettura. Quindi, seppur con qualche piccola contrarietà, non perdetevi “Io sono l’Abisso” e attenti al cerchio che si chiude intorno a voi, salvate la vostra anima prima che sia troppo tardi, prima di scoprire un male ancora più profondo.

lunedì 20 gennaio 2020

RECENSIONE | "La casa delle voci" di Donato Carrisi

Il nuovo romanzo di Donato Carrisi, “La casa delle voci” edito Longanesi, è un libro che ci mostra come si possa parlare del male anche senza un crimine, senza scie di sangue, senza serial killer, senza intrighi e senza detective. Non riuscirete a staccarvi e vi lascerete ipnotizzare, pagina dopo pagina, da questa fiaba nera che vi aspetta a braccia aperte. Carrisi, maestro italiano del thriller, ci consegna una storia appassionante che pone al centro del libro la vicenda di uno psicologo che indaga nella mente di una giovane donna assillata dal dubbio di aver commesso un atroce delitto. Attraverso un collage di ricordi e frammenti di vita vissuta, “La casa delle voci” è un romanzo di flash improvvisi, di storie che svaniscono nel giro di una seduta ipnotica. Non faticherete a empatizzare con la protagonista. Nella sua mente le paure, i ricordi, gli incubi rimossi o dimenticati, si presentano in un groviglio che inquieta il suo animo. Se siete pronti possiamo iniziare il viaggio nella mente di una donna tormentata e malinconica.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La casa delle voci
(Ciclo di Pietro Gerber #1)
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 400
Prezzo: € 22,00
Sinossi
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l'ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l'addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall'altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un'illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un'adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l'assassina è proprio lei.



Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure, il più pericoloso.
La vicenda, che si svolge a Firenze, vede sulla scena due protagonisti: uno psicologo e una sua paziente.

Lo psicologo è Pietro Gerber, addormentatore di bambini. Il suo lavoro consiste nell’insegnare ai bambini     a mettere ordine nella loro fragile memoria - sospesa fra gioco e realtà - e a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.

La paziente è Hanna Hall, giovane donna appena giunta a Firenze dove vive Gerber. Lei viene dall’Australia, è una figura esteticamente dimessa, cupa e inquieta. È alla ricerca di una verità sepolta nel passato e nella sua mente. Per un’amnesia selettiva ha rimosso dei ricordi ora nascosti nella sua testa. Teme di  aver commesso un omicidio ma non sa se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione. È per questo che ha bisogno dell’aiuto di Gerber che dovrà  aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai tanti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva nella “casa delle voci”. Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. Forse non è stata semplice spettatrice, forse è lei l’assassina. Forse.

Carrisi sa bene come entrare nella mente dei suoi lettori, dar vita alle paure più recondite, svelare il lato oscuro, dare un nome ai nostri egoismi popolati da fantasmi e spiriti. Un mondo nascosto nell’animo umano, un mondo in cui la luce della ragione non arriva mai.

“La casa delle voci” è come un castello di carte in una galleria del vento, non ci sono certezze, tutto è in  continuo divenire fino a un attimo prima di precipitare nell’abisso. I demoni dell’anima si risvegliano, aprono i loro profondi occhi scuri e aspettano l’inizio delle sedute quando finalmente saranno liberi.

Hanna Hall, con le sue farneticazioni, ci apre le porte dei suoi ricordi. Ha vissuto, da bambina, in Italia con la sua famiglia. Si spostavano continuamente, vivevano isolati in mezzo al nulla della campagna, perché nessun posto era sicuro. Gli estranei erano un pericolo e Hanna aveva la libertà di scegliersi il nome che preferiva e quasi sempre era il nome di una principessa.
Ci teniamo alla larga dal mondo, sperando che il mondo si tenga alla larga da noi.
 Ora la donna vuole dar voce alla bambina che è in lei e Gerber dovrà aiutarla. Anzi il dottore prova immediatamente molta curiosità per questa donna e le loro sedute diventano un territorio pericoloso in cui non è chiaro chi sia la preda e chi il cacciatore. Tra il dottor Gerber e Hanna si instaura uno strano e pericoloso rapporto.
Il cucciolo di tigre gioca col cucciolo umano. Ma il primo non sa di poter uccidere l’altro. E l’altro non sa che potrebbe essere ucciso dal primo.
Hanna si presenta come una persona fragile ma in lei c’è un’inquietante modo di fare. Con vari stratagemmi riesce ad ottenere informazioni sul dottor Gerber, sulla sua famiglia, sul padre morto qualche anno prima con il quale Pietro aveva un rapporto difficile. Perché tutto ciò?

Abile nel raccontare gli eventi, Carrisi offre ai protagonisti l’opportunità di muoversi in luoghi e atmosfere sospese tra la nebbia del passato e l’inquietudine del presente. Tutti rincorrono la verità, una tela bianca la cui visione si perde tra la nebbia dell’amnesia.
Ado veniva a trovarmi di notte, nella casa delle voci, si nascondeva sempre sotto il mio letto. Ma non è stato lui a chiamarmi per nome quella volta. Sono stati gli estranei.
Voci misteriose, mondi invisibili, forze oscure che si muovono intorno a noi. Così Carrisi depone in noi il seme del dubbio che germoglierà producendo il frutto amaro della paura. Nella mente e fuori di essa si svolge un duello tra le ombre del passato e la verità che si nasconde in un mondo a cui è difficile accedere. Le sedute d’ipnosi vedranno il dottor Gerber entrare nella mente di Hanna seguendo sempre lo stesso rituale. Chiudendo gli occhi la paziente ci permetterà d’entrare in luoghi sospesi nel tempo dove ogni cosa ha una voce che ripete nomi, emozioni, richiami e situazioni. Tutto si mescola, si frantuma, si moltiplica. Hanna e i suoi genitori vedono negli estranei un pericolo. “ Non avvicinarti mai agli estranei e non lasciarti avvicinare da loro. Se un estraneo ti chiama per nome, scappa.” Questa è una delle tante regole che Hanna bambina deve rispettare durante la sua vita da nomade. In fondo siamo tutti un po’ nomadi, spesso vorremmo essere invisibili e allontanarci dal mondo. Alcuni scappano dalla guerra o da un evento traumatico che gli è capitato, c’è chi si perde tra i meandri della droga o dell’alcol, chi è andato via e non vuol più tornare indietro, chi vuol stare da solo perché non accetta che qualcun altro prenda decisioni al suo posto.

“La casa delle voci” è un crudele gioco di enigmi che accende i riflettori sull’essenza del male che per Carrisi “è l’aspetto più interessante della natura umana.” Realtà e sogno si mescolano al ritmo del metronomo mettendo in mostra le brutture dell’animo umano. I personaggi sono costretti a prendere determinate decisioni. Comportamenti bizzarri, manie di persecuzione, paranoie vi indicheranno la via da seguire. Non cercate di spiegare tutto con la razionalità, sarebbe una vana impresa.

“La casa delle voci” è la storia di fantasmi e ossessioni che si nascondono nella nostra mente. Basta questo a Carrisi per far paura a tutti noi.

lunedì 4 novembre 2019

RECENSIONE | "L'uomo del labirinto" di Donato Carrisi

“L’uomo del labirinto”, Longanesi, è l’ultimo romanzo partorito dalla fervida mente di Donato Carrisi che torna alla regia, dopo “La ragazza nella nebbia” con cui ha vinto il David Di Donatello per la miglior opera prima, adattando il suo nuovo romanzo per il cinema. Carrisi ci propone un viaggio allucinante nell’inconscio, nelle paure più ancestrali del nostro essere e ci conduce in mondi irraggiungibili dalla luce del sole. Nel labirinto si muove il mostro lasciando, al suo passaggio, una scia di sangue e violenza. Carrisi gioca con il destino, cerca di farsi beffa del male, inganna e confonde. Lo scrittore infrange certezze, mescola le carte, racconta false verità. Noi, suoi fedeli lettori, lo sappiamo. Le storie matrioska ci affascinano, il male si nasconde ma non sparisce. Nessuno è al sicuro e se siete pronti è il momento di conoscere il temibile Bunny.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
L'uomo del labirinto
(Ciclo di Mila Vasquez #3)
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 390
Prezzo: € 14,90
Sinossi
L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.


Se avesse potuto rivivere un solo giorno della sua precedente esistenza, non avrebbe scelto il più bello, ma il più normale.
C’è un grande coinvolgimento emotivo in questo romanzo che mette in moto l’immaginazione grazie a personaggi davvero particolari che affrontano il mistero in modo diverso. Ognuno si muove nel proprio personale labirinto combattendo il male con armi differenti e il lettore si ritroverà a vivere un incubo a occhi aperti,una discesa nell’inferno senza paracadute. “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate” è la scritta, scura e misteriosa, che Dante legge sulla porta dell’Inferno. Io vi dico che se volete, grazie al romanzo, entrare nel labirinto dolente, nell’eterna paura, tra la perduta gente, allora dovrete lasciare ogni tranquilità iniziando la lettura di questa storia. Un labirinto  claustrofobico e senza luce attende tutti noi. Le paure sono lì, pronte a materializzarsi davanti a noi. Solo la vicinanza della morte dona la possibilità di abbandonare ogni paura.

Il male in “L’uomo del labirinto” ha il nome di Bunny, un uomo che indossa una testa di coniglio. In un intervista Carrisi spiega questa sua scelta raccontando che, durante la sua infanzia, è rimasto terrorizzato da due conigli. Il Bianconiglio di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e Harvey dell’omonimo film con James Stewart. A Bunny, amici miei, piace giocare e nel suo sadico gioco si moltiplica creando infiniti frammenti che daranno vita ad altrettanti mostri che abuseranno delle vittime e cercheranno adepti tra i figli del buio.
La natura umana era capace di genio e bellezza, ma anche di generare abissi oscuri e nauseabondi.
Bene ora basta guardare il labirinto rimanendo sulla porta, entriamo e che la caccia abbia inizio!

Samantha Andretti è un’adolescente di 13 anni che viene rapita da un uomo che indossa una maschera da coniglio. La ragazza viene rinchiusa in un luogo buio, isolato e privo di specchi. Senza luce, Samantha dovrà imparare a vivere utilizzando al meglio i suoi sensi. Anni dopo riesce a scappare.

Quindici anni dopo il rapimento, Samantha si risveglia in un letto d’ospedale. Non ricorda nulla del suo passato e dello psicopatico che l’ha tenuta prigioniera. La ragazza è stata ritrovata in un bosco, in stato di shock e con una gamba rotta. Le domande sono tante ma le risposte si nascondono nella sua mente. Giornali e televisioni dedicano molta attenzione al ritrovamento della ragazza e chi l’ha rapita viene battezzato “l’uomo del labirinto”. Per aiutarla viene coinvolto il dottor Green, un profiler fuori dal comune, che dovrebbe guidarla nel recupero della memoria per individuare colui che l’ha rapita. Green, uomo pacato e metodico, non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Infatti nei ricordi si possono celare indizi in grado di portare alla cattura del suo carceriere. Purtroppo Samantha non ricorda nulla del rapimento ma è sicura di esser stata presa da un coniglio gigante con gli occhi a forma di cuore. A cercare questo criminale, oltre alla polizia, è anche il detective privato Bruno Genko, persona solitaria e riservata, che porta sempre con sé un talismano  davvero particolare: un certificato medico che gli dà due mesi di vita e decreta la sua condanna a morte. Ora che la sua vita volge al termine, per una rara patologia cardiaca, il detective vorrebbe portare a compimento l’incarico ricevuto anni prima dai genitori della ragazza. In quell’occasione aveva commesso un tragico errore e oggi ha la possibilità di risolvere il mistero. L’ultimo che lo vedrà protagonista. Anzi il suo tempo è già scaduto, i due mesi di vita previsti dai medici sono terminati proprio il giorno in cui la ragazza ricompare, e i giorni “in più” sono un regalo di cui deve far buon uso.

Samantha, nonostante siano trascorsi 15 anni dal suo rapimento, crede di esser stata prigioniera per pochi mesi. La sua mente è offuscata dalle droghe che il suo carceriere le somministrava, tuttavia ricorda i giochi che era obbligata a fare. Se lei riusciva a vincere allora riceveva dei premi: del cibo, dell’acqua, un letto. Bunny è infatti un “sadico virtuoso”, una categoria di psicopatici che i profiler chiamano “consolatori”.

Green, Genko, la polizia. Chi riuscirà a trovare l’uomo dalla testa di coniglio? Cosa nasconde la labirintica mente di Samantha? Tra misteri, enigmi e bugie, la verità, mai unica, ritroverà la retta via? Riusciremo a lasciar l’inferno “per riveder le stelle”? Questo non è dato sapere anche perché Bunny è scomparso.

Uscito all’inizio di dicembre 2018, il romanzo “L’uomo del labirinto” è un overdose di adrenalina con un finale spiazzante all’altezza del miglior Carrisi. Il labirinto è fatto di corridoi e porte, ognuna delle quali nasconde un mistero o un inganno e conduce in un universo inquietante. Due mondi a confronto si fronteggiano. Il presente buio in cui si muove Genko e la stanza d’ospedale linda e illuminata in cui si trova la vittima in compagnia del dottor Green.

Genko offre al mondo l’immagine dimessa di sé, nessuno deve conoscere il vero Bruno Genko. Professionista scrupoloso, perfezionista, vuol nascondere i metodi usati per risolvere i casi di cui si è occupato. Spesso è sceso a patti col demonio, il deep-web. L’internet oscuro dove nessuno è al sicuro.

Il suo opposto prende corpo nel dottor Green, uomo affidabile, con il compito di ottenere da Samantha indizi che possano portare all’identità del mostro. Per far ciò il dottore deve entrare nel labirinto della    mente di Samantha, riportare alla luce ricordi, suoni, odori. Stanare il mostro non è cosa facile!

“L’uomo del labirinto” è un viaggio, dannatamente inquietante, dentro un incubo che, come una ragnatela, imprigiona personaggi e lettori. L’inizio del romanzo è pacato, placido e qualche dubbio mi è sorto spontaneo. Un romanzo lineare, dove tutto ha un naturale e logico svolgimento, a firma Carrisi? No, miei cari. Cadere nell’inganno è come ricevere un abbraccio misterioso, non puoi liberarti. Il capovolgimento giunge puntuale, l’autore mescola le carte e il gran colpo di scena è servito. Nulla è come appare. Giochi e ombre vi confonderanno, leggete con attenzione e non lasciatevi forviare. Oltrepassate il confine della ragione, inoltratevi in terre oscure in cui la ragione si sfalda e l’inferno prevale, fatevi coinvolgere nei giochi ma siate pronti a subire punizioni, privazioni e allora la morte non vi sembrerà così terribile. Il finale vi disorienterà ma giusto il tempo per sorridere e pensare che Carrisi mai delude.
 Questo è un gioco?
È con questa domanda che Samantha si presenta a noi lettori ed è con la stessa frase che io voglio incuriosirvi per condurvi in un mare in tempesta dove dalla spuma delle onde nascono inquietudini, angosce, paure. Non c’è mai la sicurezza del domani, i personaggi camminano al fianco della morte e la vita è appesa a un filo sempre più sottile. Ricordate, nulla è come appare. Buon gioco a tutti!