giovedì 12 gennaio 2017

INCONTRO + RECENSIONE | "Il maestro delle ombre" di Donato Carrisi

Buongiorno lettori :) Oggi vi parlo di un romanzo che, sono sicura, avrete letto in tanti apprezzandone i contenuti e l’avvincente storia. L’autore è tra i miei scrittori preferiti, la critica specializzata lo considera l’indiscusso re italiano del thriller. Si tratta di Donato Carrisi, il suo nuovo romanzo “Il Maestro delle Ombre” pone sotto i riflettori la fragilità dell’uomo e la sua dipendenza dalla tecnologia. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il maestro delle ombre
(Ciclo di Marcus e Sandra #3)

Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi | Pagine: 400 | Prezzo: € 18,80
Sinossi
Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla capitale con ferocia inaudita. Quando un fulmine colpisce una delle centrali elettriche, alle autorità non resta che imporre un blackout totale di ventiquattro ore, per riparare l’avaria. Le ombre tornano a invadere Roma. Sono passati cinque secoli dalla misteriosa bolla di papa Leone X secondo cui la città non avrebbe «mai mai mai» dovuto rimanere al buio. Nel caos e nel panico che segue, un’ombra più scura di ogni altra si muove silenziosa per la città lasciando una scia di morti… e di indizi. Tracce che soltanto Marcus, cacciatore del buio addestrato a riconoscere le anomalie sulle scene del crimine, può interpretare. Perché Marcus è sì un prete, ma appartiene a uno degli ordini più antichi e segreti della Chiesa: la Santa Penitenzieria Apostolica, conosciuta anche come il tribunale delle anime. Ma il penitenziere ha perso la sua arma più preziosa: la memoria. Non ricorda nulla dei suoi ultimi giorni, e questo dà un enorme vantaggio all’assassino. Soltanto Sandra Vega, ex fotorilevatrice della Scientifica, può aiutarlo nella sua caccia. Sandra è l’unica a conoscere il segreto di Marcus, ma ha sofferto troppe perdite nella sua vita per riuscire ad affrontare nuovamente il male. Eppure, qualcosa la costringe a essere coinvolta suo malgrado in questa indagine... Ma il tramonto è sempre più vicino, e il buio è un confine oltre il quale resta soltanto l’abisso.

A.D. 1521. Nove giorni prima di morire, papa Leone X emette una bolla contenente un obbligo solenne. Roma non deve mai mai mai rimanere al buio.
Un’eccezionale ondata di maltempo si abbatte su Roma, un fulmine manda in tilt una delle quattro centrali che forniscono energia alla città. Un totale quanto inatteso azzeramento tecnologico nel bel mezzo di un’emergenza meteo si rende necessario per riparare il guasto. È il 23 febbraio, ore 7.41, il blackout ha inizio. Roma è al buio. Un silenzio irreale abbraccia la città. È la fine delle regole. È l’inizio della distruzione.

IL RITORNO DI MARCUS
“Il Maestro delle Ombre” è un romanzo in cui ricompare il personaggio, emblematico e carismatico, di Marcus. Per chi non sapesse nulla di lui, è d’obbligo una breve presentazione:
Il mio nome è Marcus. Sono un prete. Appartengo all’ordine sacro dei Penitenzieri, che risponde al Tribunale delle Anime. Sono l’ultimo componente della mia congregazione. Nessuno sa di me, nessuno conosce la mia identità.
E ancora:
C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È li che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Io sono il guardiano posto a difesa di quel confine. Perché ogni tanto qualcosa riesce a passare… Io sono un cacciatore del buio. E il mio compito è ricacciarlo indietro.
LE FRAGILITÀ DELL'UOMO
Con questo nuovo romanzo Carrisi riesce nuovamente a stupire il suo pubblico. La sapienza dell’intreccio crea una struttura di verosimiglianza che si compone intorno al lettore coinvolgendolo nella storia. Una storia che ci pone davanti una società tecnologica dipendente da un supporto energetico fragile. Senza corrente il buio invade non solo le nostre città ma anche il nostro essere. La sopravvivenza è legata a un filo.

Su questa dipendenza si basa il gioco del romanzo in cui, con particolare incisività, Carrisi narra come un’interruzione di corrente possa far perdere agli uomini la calma e la cognizione di se stessi. Nessuno sa cosa accadrà al buio, dopo il tramonto, Roma e i suoi cittadini non sono più abituati alle tenebre.

La paura genera comportamenti al di fuori di ogni controllo. Ogni uomo diventa vittima e carnefice, nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo. Infatti i personaggi del romanzo presentano infinite sfumature e si muovono in scenari sempre differenti. Il mondo dell’occulto spalanca le sue porte per distruggere la città eterna. Nella notte delirante le regole del gioco sono cambiate, le ombre tornano ad invadere la città lasciando una scia di morti. Solo Marcus ha la capacità per interpretare le anomalie sulle scene del crimine. Il penitenziere dovrà nuovamente affrontare il male. Nulla sarà facile.

GENESI DEL ROMANZO
Lo stesso Carrisi spiega come è nato questo romanzo:
L’idea di questa storia mi è venuta il 19 febbraio 2015, quando, in occasione della partita di calcio Roma-Feyenoord, gli hooligans olandesi (che siano maledetti!) in pochi minuti devastarono piazza di Spagna danneggiando irrimediabilmente la fontana della Barcaccia. Il giorno successivo, ancora infuriato e indignato, mi chiesi come avrei potuto distruggere la Città Eterna in meno di ventiquattro ore. Dopo un anno di ricerche nacque “Il Maestro delle Ombre
CARRISI È UNA GARANZIA
Carrisi è per me sempre una fonte di sicurezza. I suoi romanzi hanno il gusto dell’imprevedibilità pur risultando verosimili. Nulla è semplice con Carrisi. I suoi personaggi evolvono continuamente presentandosi al lettore in mille modi diversi. “Il Maestro delle Ombre” mostra Marcus un filino più crudele del solito anche se evidenzierà il suo lato umanamente più debole. Mi piace quando scopro qualcosa di nuovo nel comportamento dei protagonisti di una serie, vuol dire che hanno ancora molto da dare e il loro contributo alla storia è fondamentale. Ho apprezzato i tanti colpi di scena che rendono la lettura un vero e proprio giro sulle montagne russe. Il finale non ha fatto altro che trasmettermi una profonda curiosità. Mi piacerebbe leggere, il prima possibile, cosa Carrisi ha in serbo per Marcus. Le anomalie si moltiplicano e anche la mia dipendenza dai romanzi di Carrisi diventa sempre più profonda. Dopo aver distrutto la Città Eterna, cosa ci riserverà il prossimo scritto?




Il nuovo anno è iniziato nel migliore dei modi :) 
Ho avuto il piacere di conoscere Donato Carrisi durante la presentazione 
del suo ultimo libro “Il Maestro delle Ombre”.


Puntuale, alle 18.30, Carrisi ha fatto il suo ingresso alla libreria Ubik di Taranto e si è sottoposto di buon grado alle domande dello stimato giornalista Leo Spalluto. Vi riporto, di seguito, una sintesi dell’intervista che ha messo in evidenza il pensiero di Carrisi sul mondo degli scrittori, sui personaggi, sul ruolo della scrittura e sulla sua evoluzione.

Carrisi ha affermato di non cercare ad ogni costo il consenso del pubblico. Egli si definisce un intrattenitore e il suo obbiettivo è quello di scrivere il libro che si vorrebbe leggere.

“Mi diverto quando scrivo.”

Tra lui e i suoi romanzi si è creato un rapporto di odio e amore. Con i suoi protagonisti c’è un senso di parità emotiva. Con Marcus e Sandra, i personaggi della serie del tribunale delle anime, Carrisi ci litiga spesso e ogni volta dice che sarà l’ultimo romanzo che li vede in azione. Con Mila Vasquez, protagonista de “L’ipotesi del male”, ci ha litigato tempo fa e chissà se faranno mai pace.

Viene spontaneo pensare alla Sindrome di Conan Doyle che voleva uccidere Sherlock Holmes, da lui creato, perché era diventato oggetto di un’ammirazione fuori dal comune. Così come Sherlock, anche i personaggi creati da Carrisi evolvono e sono sulla buona strada per diventare autonomi rispetto al loro creatore che ha promesso di scrivere un libro in cui li ucciderà. Prima o poi.

Ritornando a “Il Maestro delle ombre”, Carrisi ha detto di aver trascorso quasi 2 anni a documentarsi. La ricerca è importante, indispensabile. Gli scrittori che si affidano solo alla loro fantasia non vanno lontano. Inoltre la ricerca è fondamentale se si ha l’ambizione di essere conosciuti all’estero. Anche la struttura del romanzo è importante, lo scrittore di thriller è simile ad un architetto che crea. Carrisi ha raccontato di aver scritto questo romanzo prevalentemente di notte, la sua non è stata una scrittura tranquilla e ciò che emerge dal romanzo fa paura anche a lui.

Per chi ha già letto “Il Maestro delle Ombre” avrà notato, nella storia, la presenza del mondo dell’occulto. Carrisi è incuriosito dall’occulto e alcune volte è felice di non trovare spiegazioni all’irrazionale ma secondo lui il lettore non può esser lasciato in balia dell’irrazionalità.

I suoi romanzi sono sempre caratterizzati da un ritmo cinematografico perché Carrisi è uno sceneggiatore. Egli scrive per immagini portando la storia con sé, ovunque, anche nei suoi sogni.

“I libri che funzionano sono quelli che continuano quando li hai chiusi e la storia perseguita il lettore.”

L’importante è che ogni lettore percepisca in modo proprio la storia.

“Quando lo scrittore scompare dalla storia e il lettore si impadronisce del racconto significa che ho fatto bene il mio lavoro.”

Nelle ultime battute dell’incontro,  Carrisi sostiene di non voler morire scrittore perché ritiene che, ad un certo punto, lo scrittore debba dire basta perché ha raccontato quello che doveva raccontare. Carrisi vede nel suo futuro un ruolo nella produzione cinematografica, non a caso è in lavorazione il film tratto dal suo romanzo “La ragazza nella nebbia”.

Come saluto finale, Carrisi si augura che i suoi libri possano donare al lettore piacevole tempo. Non riuscire a completare la lettura di un romanzo vuol dire il fallimento dello scrittore. Io, da lettrice devota, mi sento di tranquillizzare Carrisi. Non ho mai lasciato una sua storia se non all’ultima pagina e posso dire che il tempo investito nella lettura dei suoi libri è un tempo ben speso.

mercoledì 11 gennaio 2017

BLOGTOUR "Il collezionista di quadri perduti" di Fabio Delizzos | Terza Tappa - L'arte e l'Inquisizione

Carissimi lettori, la neve è diventata una piacevole presenza, a intermittenza cade dal cielo per la gioia di grandi e piccini. Io amo il freddo ma, in questi gelidi giorni, preferisco rimanere al caldo nella mia casa e ne approfitto per realizzare la terza tappa del blogtour che pone sotto i riflettori un thriller storico, avvincente e misterioso. Il libro è “Il Collezionista Di Quadri Perduti” di Fabio Delizzos, edito Newton Compton.

Il collezionista di quadri perduti

Autore: Fabio Delizzos
Editore: Newton Compton 
Pagine: 384 | Prezzo: € 9,90 cartaceo
Sinossi 
Roma, primavera del 1555. Mentre si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice, la Città Eterna è teatro di inquietanti omicidi, apparentemente legati al mondo dell'arte. Il collezionista Raphael Dardo, insieme ad Ariel Colorni, alchimista e geniale inventore, è alla ricerca di quadri considerati eretici dall'Inquisizione, per salvarli dal rogo. È interessato, in particolare, a un pittore noto come "l'Anonimo", i cui dipinti, che si distinguono per un realismo mai visto prima, si dice siano opera del diavolo. Raphael si troverà pericolosamente sulla stessa strada dell'implacabile inquisitore del Santo Uffizio, Girolamo Arquez, da tempo sulle tracce del pittore maledetto. Bellissime modelle, artisti folli, collezionisti stravaganti, eretici satanisti: quella di Raphael sarà una ricerca molto più rischiosa del previsto, che lo condurrà fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, fino alla scoperta di una verità sconvolgente...



L'arte e l'inquisizione

Giusto per stuzzicare la vostra curiosità vi svelo alcuni punti chiave del romanzo. Il mercante d’arte di Cosimo De’ Medici è alla ricerca di dipinti condannati come eretici dall’Inquisizione. Mentre si svolge il conclave per l’elezione del nuovo Papa, a Roma accadono diabolici delitti che ruotano intorno al pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Ma chi è in realtà l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

Come potete vedere la trama del romanzo è intrigante e solca i sentieri bui della storia. Un tema prevale sugli altri ed è l’argomento che mi appresto a trattare: l’Arte e l’Inquisizione.

L’Inquisizione romana o Sant’Uffizio fu creata nel 1542 da Papa Lucio III con la bolla Licet ab initio. L’inquisizione era formata da un collegio permanente di cardinali e alti prelati dipendenti direttamente dal papa. Il suo compito esplicito era mantenere e difendere l’integrità della fede, esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine. A questo scopo fu anche creato l’indice dei libri proibiti. Sotto controllo erano anche gli artisti che si allontanavano dagli schemi del cattolicesimo.

Il romanzo “Il Collezionista Di Quadri Proibiti” delega un ruolo molto importante al rapporto tra pittura e censura del Sant’Uffizio. Lo scrittore narra, infatti, il Conclave del 1555 che eleggeva Gian Pietro Carafa al soglio pontificio con il nome di Papa Paolo IV. Carafa, prima di diventare papa, fu coinvolto in molti dei processi dell’Inquisizione contro i circoli degli spirituali, che erano religiosi accusati di essere vicini alla riforma.

Da Veronesi a Pontormo furono molti i pittori che finirono nel mirino del Sant’Uffizio. Nel Cinquecento anche la pittura fu soggetta a censura.

Nel romanzo vengono citati due quadri considerati eretici. Il primo è “La Vergine delle Rocce” di Leonardo da Vinci.

Poi si fa riferimento a un quadro dei fratelli Jan e Hubert van Eyck, “Il Polittico dell’Agnello Mistico”.

Il Sacro Tribunale accusa i pittori eretici di realizzare i loro quadri con la magia nera e con l’aiuto del diavolo.


Naturalmente nel romanzo troverete molti riferimenti a un pittore misterioso, l’Anonimo, ritenuto un artista sceso a patti con Belzebù. L’Inquisizione lo cerca ma non sarà facile trovarlo. Nessuno ne conosce il volto e le sue tracce si perdono fra i monasteri, i bordelli, le osterie e i labirinti della Città Eterna.

Se amate i thriller storici in cui finzione e realtà si mescolano abilmente,
non potete non leggere il romanzo di Delizzos. Unica avvertenza: attenti alla Santa Inquisizione!




Buon proseguimento e buona lettura :)

lunedì 9 gennaio 2017

RECENSIONE | "Il rituale del male" di Jean-Christophe Grangé

Carissimi lettori, fra i libri che ho terminato di leggere in questo periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ho deciso di parlarvi di un romanzo complesso e inquietante che mette in luce i pensieri oscuri della mente di un serial killer. Si tratta de “Il rituale del male” di Jean-Christophe Grangé. 

Lo scrittore ha esordito negli anni Novanta giungendo alla notorietà con il romanzo “I fiumi di porpora” da cui è stato tratto un film di grande successo interpretato da Jean Reno e Vincent Cassel. Grangé è considerato uno degli autori di thriller più venduti in tutto il mondo. Con “Il rituale del male” ha confermato il suo ruolo di re francese del noir.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 9
Il rituale del male

Autore: Jean-Christophe Grangé
(traduzione di Paolo Lucca)

Editore: Garzanti 
Pagine: 732 | Prezzo: € 19,90
Sinossi
L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

Sole bianco, polvere rossa.

Una camera ardente a più di quaranta gradi.

Politici, pubblici ufficiali, autorità e imprenditori si avvicinavano a turno, si raccoglievano in preghiera per qualche istante e poi si allontanavano, tutti con lo stesso passo marziale, accecati dalla luce di mezzogiorno e dai bagliori crepitanti dei flash. In fondo alla stanza, tenuti a bada dai soldati delle forze armate della Repubblica democratica del Congo, i rappresentanti del popolo, più o meno benvestiti, sventolavano bandierine di plastica con l’immagine del defunto.
Il romanzo muove i primi passi in una camera ardente, i funerali del generale Sese Nseko. Siamo in Congo e l’Africa si mostra come un Paese dilaniato, sfruttato da uomini bianchi. Grégoire Morvan rientra a pieno titolo tra questi sfruttatori. È un uomo di potere, lavora per il governo francese e non esita a sporcarsi le mani pur di evitare qualsiasi problema politico, economico, giudiziale alla sua amata patria. Ma per fare il lavoro sporco non si può essere angeli sulla terra e Morvan angelo non è. Nel passato di Grégoire  c’è il ricordo di uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile, l’Uomo Chiodo. Quarant’anni dopo, sull’isola di Sirling,avviene un macabro ritrovamento. Il corpo di un giovane cadetto, trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti e con orrende mutilazioni,viene scoperto all’interno di un bunker. La squadra omicidi di Parigi, guidata da Erwan Morvan, figlio di Grégoire, indaga.

PASSATO E PRESENTE
Con un intrigante gioco di alternanza di ambientazioni e spazi temporali, lo scrittore ci porta avanti e indietro nel tempo tessendo l’impalcatura del romanzo che ondeggia sinuosamente collegando il cuore nero dell’Africa con la Francia e i suoi uomini politici pronti a tutto per sfruttare le risorse naturali di quei luoghi. Davanti alla possibilità di ricchezza e di potere quasi tutti chinano la testa, Morvan  è un uomo nefasto, perfido che si muove dietro le quinte manovrando i destini degli uomini a suo piacimento. Oggi come ieri. Tutto ebbe origine molti anni addietro quando, in una sperduta località africana, “Lontano”,  furono creati gli embrioni degli avvenimenti che daranno vita al romanzo.

LA FAMIGLIA MORVAN
La miriade di personaggi che animano le pagine del romanzo ruotano intorno alla famiglia Morvan formata da Grégoire, uomo violento abituato a imporre il suo volere su tutti, e sua moglie Maggie sottoposta a continue violenze fisiche e psicologiche. Completano il quadro i tre figli. Erwan, poliziotto modello. Loic, consumatore accanito di cocaina. Gaelle, odia il padre e vende il suo corpo per ribellione. Come potete vedere i personaggi sono complessi e ricchi di sfaccettature. Molte le passioni alla base dei loro comportamenti, appaiono come corpi che vorrebbero sottrarsi all’influenza del padre ma invano. La forza dominatrice di Grégoire è intensa e devastante.

COLTAN, LA SABBIA NERA PER CUI IN MOLTI SONO DISPOSTI A UCCIDERE
Cos’è il coltan? Io non avrei saputo rispondere fino a poco tempo fa. “Il rituale del male” mi ha fatto scoprire questo minerale risorsa importantissima per fabbricare i telefonini che tutti adoriamo. Le miniere di coltan si trovano in Congo e lascio a voi scoprire il ruolo di questo minerale nella storia. Non vi sfugga il contrasto tra l’inferno delle miniere e il mondo patinato dell’hi-tech.

CHE SFIDA!
Quando ho avuto tra le mani questo libro sono rimasta affascinata dalla cover molto suggestiva e preoccupata dalla mole del volume, ben 751 pagine. Io amo le sfide e leggere tutte quelle pagine di un autore che non conoscevo è stato sicuramente un azzardo andato a buon fine. Ben 147 capitoli che ho divorato perché vengono trattati temi politici e sociali molto interessanti. Lo sfruttamento delle risorse naturali,le ricchezze create sulla pelle dei più deboli, il sentirsi Dio e giocare con il futuro dei propri cari. 

PERCHÈ LEGGERE "IL RITUALE DEL MALE"
La saga familiare è una tela su cui vengono trasferite immagini inquietanti di riti magici, di un mondo parallelo assetato di sangue, di follia che plasma la mente umana nutrendola con il Male. Sarete tentati di dividere i personaggi in buoni e cattivi, sarà un tentativo vano. Vi renderete conto, purtroppo è così, che in ognuno ci sono ombre e luci anche se potrete trovare un fragilissimo filo di amore fraterno che, pur nella violenza più pura, offrirà uno spiraglio di buoni sentimenti in un mare di autodistruzione. Vi attende una lettura fluida con capitoli brevi che regalano dinamicità alla storia. Attenti però a non fare il mio stesso errore. Fin dall’inizio mi sono spesso chiesta dove mi avrebbe condotta quel ventaglio di storie che si apriva sotto i miei occhi. Verità e menzogna sono spesso due facce della stessa medaglia. Il finale prelude a un seguito, già pubblicato in Francia, che sarò ben lieta di leggere.

A quanto pare la famiglia Morvan ha molti scheletri nell’armadio. Forse ritorneremo in Africa, sicuramente ripartiremo dalla Francia con la convinzione che il Male respira e vive con noi.