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martedì 21 novembre 2023

RECENSIONE | "La voce del buio" di Gigi Paoli

“La voce del buio” di Gigi Paoli, Giunti Editore, è un giallo che vede protagonista maschile, Piero Montecchi, professore di Neuroscienze forensi all’Università di Verona, specializzato in fenomeni paranormali. Le vicende si svolgono intorno a una casa di riposo, in cui ogni due anni e da dodici anni scompaiono diversi anziani, come se venissero risucchiati dal buio del bosco. Scompaiono tutti nello stesso posto. Nello stesso modo. Senza alcun movente e senza una spiegazione plausibile. Tutto sembra essere collegato a strane voci e inquietanti presenze, e sarà proprio Piero a dare una spiegazione logica a quegli avvenimenti. Un noir per chi subisce il fascino del paranormale.


STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
La voce del buio
Gigi Paoli

Editore: Giunti
Pagine: 304
Prezzo: € 16,90
Sinossi

Da dodici anni alcuni anziani scompaiono di notte, senza lasciare traccia, tutti nello stesso modo: escono da Villa Imperiale, la sfarzosa casa di riposo sul Passo della Mendola dove sono ospiti, abbandonano i propri indumenti ai margini del bosco e si inoltrano nel buio richiamati da una voce… o almeno così riferiscono alle autorità gli amici e i parenti dei dispersi. Ogni due anni puntualmente la storia si ripete, senza che gli inquirenti riescano a venirne a capo. Mentre in paese si mormora che lassù c'è qualcosa di sovrannaturale per il susseguirsi di eventi inspiegabili, a far luce sul caso viene chiamato il professor Piero Montecchi. Fascinoso, ironico, innamorato della scienza e di una moglie perduta, Montecchi è docente di Neuroscienze forensi all'Università di Verona e membro del CICAP, l'ente che controlla le affermazioni sul paranormale. Tra foreste silenziose, presenze inquietanti e un antico fatto di sangue che ha sconvolto per sempre il villaggio, lo scettico professore dovrà sciogliere i nodi di una vicenda che sembra trascendere i limiti della razionalità. Perché nessuno meglio di lui sa che l'enigma più contorto non è l'occulto, bensì la mente umana. Un mistero impossibile, macchiato dall'ombra di presenze oscure.





L’anziana sorrise. Si sfilò le pantofole e si tolse la vestaglia di flanella, cercando di piegarla con attenzione prima di gettarla per terra. Poi fece lo stesso con gli occhiali. Si passò la mano fra i capelli, un vezzo istintivo della bella donna che era stata, e sorrise a sé e al buio.

Ora poteva andare.

Entrò dentro il bosco.

E nessuno la vide mai più.

Né viva, né morta.

Da dodici anni alcuni anziani scompaiono di notte, senza lasciare traccia, tutti nello stesso modo: escono da Villa Imperiale, la sfarzosa casa di riposo sul Passo della Mendola dove sono ospiti, abbandonano i propri indumenti ai margini del bosco e si inoltrano nel buio richiamati da una voce, o almeno così riferiscono alle autorità gli amici e i parenti dei dispersi. Ogni due anni puntualmente la storia si ripete, senza che gli inquirenti riescano a venirne a capo. Mentre in paese si mormora che lassù c’è qualcosa di sovrannaturale   per il susseguirsi di eventi inspiegabili, viene chiamato il professor Piero Montecchi. Fascinoso, ironico, innamorato della scienza e di una moglie perduta, Montecchi è docente di Neuroscienze forensi all’Università di Verona e membro del CICAP, l’ente che controlla le affermazioni sul paranormale.

Tra foreste silenziose, presenze inquietanti e un antico fatto di sangue che ha sconvolto per sempre il villaggio, lo scettico professore dovrà sciogliere i nodi di una vicenda che sembra trascendere i limiti della razionalità. Perché nessuno meglio di lui sa che l’enigma più contorto non è l’occulto, bensì la mente umana.

Ho letto “Le voci del buio” con una gran voglia di scoprire il mistero celato nel buio dove si nascondono presenze oscure. Ho provato a immaginare la voce del buio che attira a sé le persone anziane e ho percepito brividi lungo la schiena pensando alla Voce che sceglie le sue vittime tra persone fragili. Il paranormale lo sappiamo, non esiste e il professor Montecchi è pronto a smantellare ogni tentativo di opposizione. Eppure, non sempre la ragione ha una spiegazione per ogni cosa. Forse perché la verità, a volte, è difficile da vedere e da accettare.

Il protagonista del romanzo è il professor Piero Montecchi, fascinoso e ironico vedovo cinquantenne ancora perdutamente innamorato di sua moglie Cinzia. È un uomo elegante, fuma le gauloises blu. A far compagnia al professore c’è Winston, tenero pastore tedesco, dono della moglie.

La sua vita si svolge tra la casa  veronese che affaccia sul cortile interno di via Cappello (situata nel cuore del centro storico dove si trova il famoso balcone di Giulietta, ulteriore riferimento all’amore tragico dei due giovani, oltre al nome Montecchi) e Saint Paul de Vance, un piccolo borgo medievale nel sud della Francia dove Cinzia aveva acquistato un appartamento, il loro nido d’amore prima della grande tragedia. Dopo la morte dell’amata moglie, il professore adotta la solitudine per proteggersi dal dolore perché non aveva mai accettato la morte della donna amata e non voleva condividere il suo dolore con nessuno.

Nel passato il nostro professore era carabiniere paracadutista in forza alla Tuscania. Fu ferito gravemente durante una missione a Mogadiscio, in Somalia, riportando danni permanenti come un forte mal di testa che non lo lascia mai.

Sarà proprio Montecchi ad essere chiamato per risolvere le sparizioni inspiegabili alla casa di riposo. L’uomo di scienza è chiamato a dare una risposta a qualcosa che appare lontano anni luce dalla scienza. Avrà l’appoggio del maresciallo Galasso, ormai in pensione, ma sempre pronto a ergersi paladino della verità. Nel paese tutti hanno paura del bosco e cercano una protezione contro il male. Ovunque, nei luoghi pubblici, nelle case e anche nelle camere d’albergo, il crocifisso fa da scudo alla paura. Il professore, inizialmente, disapprova.

Il male non è un’entità astratta, a meno che  non si voglia pensare a Lucifero o all’Inferno di Dante. Il male, lo diceva la sua Scienza, è frutto di qualcosa di tangibile, di scientifico.

Patrimonio genetico, fattori naturali e culturali, possono influenzare i nostri comportamenti al di fuori della coscienza, quindi niente paranormale, “si tratta di Scienza, non chiacchiere, né sogni.” Forse. Tra le frasi attribuite al geniale scienziato Albert Einstein, una si adatta perfettamente a questa storia:

Dio non gioca a dadi col mondo. Tutto è determinato, dall’inizio alla fine, da forze su cui non abbiamo controllo. Danziamo tutti su una melodia misteriosa, intonata a distanza da un musicista invisibile.

Man mano che si procede con la lettura si entra in un incubo sempre più oscuro che ritorna ciclicamente e non dà scampo. Capitolo dopo capitolo gli interrogativi aumentano, le certezze vacillano e i dubbi sono direttamente proporzionali ai misteri.

Mi è piaciuta l’ambientazione in un luogo incantevole della nostra bella Italia e ho trovato interessanti i riferimenti alle Neuroscienze, materia attuale e complessa che studia, anche, le capacità del cervello che ancora non conosciamo del tutto. Alcuni neuroscienziati fanno parte del CICAP, per la confutazione delle affermazioni sul paranormale. L’accoppiata neuroscienze e paranormale sarà fonte di molti intriganti eventi anche perché Montecchi ha una mente aperta al dubbio.

Se vuoi nascondere davvero qualcosa, mettila sotto gli occhi di tutti e nessuno la vedrà mai.

Gigi Paoli, scrittore e giornalista, è già noto al grande pubblico dei lettori per la serie, ambientata nella bellissima città di Firenze, che vede protagonista il tenace, ironico e instancabile, cronista di giudiziaria Carlo Alberto Marchi. Con “La voce del buio” l’autore si cimenta con un nuovo personaggio, una nuova ambientazione, una nuova storia.

“La voce del buio” è un romanzo camaleontico, un po’ thriller e horror, un po’ paranormale e noir. È un romanzo carico di suggestioni, di voci e di nodi da sciogliere.

Vi invito quindi a una lettura intrigante con atmosfere inquietanti e tanta suspense. Una vicenda al limite della razionalità. Una storia che profuma di ciclamino, la pianta sacra a Ecate che era la divinità greca dell’oltretomba e della magia. La potente signora dell’oscurità che regnava sui demoni malvagi, sulla notte, sui fantasmi e sui morti, vi dà appuntamento al limitar del bosco.

venerdì 13 gennaio 2023

RECENSIONE | "Teddy" di Jason Rekulak

 “Teddy” di Jason Rekulak, edito da Giunti nella collana M, è un thriller con una storia di fantasmi che è già un classico del suo genere. “Teddy” è un romanzo che lo stesso Stephen King ha detto di aver amato. A breve diventerà una serie per Netflix. È un thriller che sconfina nel paranormale e che, grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà in un inquietante crescendo, fino all’imprevedibile colpo di scena finale. Vi conquisterà per le sue atmosfere cupe, i personaggi, la suspense. I sogni si trasformeranno in incubi e se avete coraggio venite con me a scoprire cosa si nasconde dietro a queste lettere: A-n-y-a.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Teddy
Jason Rekulak

Editore: Giunti
Pagine: 416
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Teddy è un dolce bambino di cinque anni, intelligente e curioso, che ama disegnare qualsiasi cosa: gli alberi, gli animali, i genitori e, occasionalmente, anche la sua amica immaginaria, Anya, che dorme sotto il suo letto e gioca con lui quando è da solo. Ma ora a occuparsi di lui per tutta l’estate c’è Mallory, la nuova babysitter. I due si sono piaciuti fin dal primo incontro, tanto che il signor Maxwell non ha potuto opporsi all’assunzione della ragazza, che nonostante la giovane età ha dei difficili trascorsi con la droga. All’apparenza tutto è perfetto: i Maxwell sono gentili e comprensivi, la loro casa sembra uscita direttamente dalla copertina di una rivista e le giornate sono scandite da una routine serena, che comprende giochi, pisolini e bagni in piscina. Fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare, diventano sempre più strani, cupi, quasi macabri e rivelano un tratto decisamente troppo complesso per un bambino di quell’età. Che cosa sta succedendo? Per Teddy è colpa di Anya, è lei a dirgli cosa rappresentare e a guidare la sua mano. Qualcosa non va e, anche se può sembrare una follia, solo Mallory può scoprire la verità prima che sia troppo tardi. Un thriller che sconfina nel paranormale e che, grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà, pagina dopo pagina, in un inquietante crescendo, fino all’imprevedibile colpo di scena finale.

Teddy era in cucina con un nuovo disegno. È l’immagine di un uomo che cammina all’indietro in un bosco fitto e intricato. Trascina una donna per le caviglie, ne sposta il corpo senza vita. Sullo sfondo, tra gli alberi, si vedono la mezzaluna e molte piccole stelle luccicanti. Teddy, questo cos’è?

Teddy è un dolce bambino di cinque anni, intelligente e curioso, che ama disegnare qualsiasi cosa: gli alberi, gli animali, i genitori e, occasionalmente, anche la sua amica immaginaria, Anya, che dorme sotto il suo letto e gioca con lui quando è da solo. Ma ora ad occuparsi di lui per tutta l’estate c’è Mallory, la nuova babysitter. I due si sono piaciuti fin dal primo incontro, tanto che il signor Maxwell non ha potuto opporsi all’assunzione della ragazza, che nonostante la giovane età ha dei difficili trascorsi con la droga. All’apparenza tutto è perfetto: i Maxwell sono gentili e comprensivi, la loro casa sembra uscita direttamente dalla copertina di una rivista e le giornate sono scandite da una routine serena, che comprende giochi, pisolini e bagni in piscina. Fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare, diventano sempre più strani, cupi, quasi macabri e rivelano un tratto decisamente troppo complesso per un bambino di quell’età. Che cosa sta succedendo? Per Teddy è colpa di Anya, è lei a dirgli cosa rappresentare e a guidare la sua mano. Qualcosa non va e, anche se può sembrare una follia, solo Mallory può scoprire la verità prima che sia troppo tardi. 

Ogni casa ha il suo fantasma, ogni bambino ha il suo segreto. Quello di Teddy si nasconde nei suoi disegni spaventosi, infestati da paure e da presenze. All’interno del libro troverete la riproduzione dei disegni del bambino, magistrale opera di Will Staehle e Doogie Horner, con l’aiuto di suo figlio di cinque anni, e vedrete l’evolversi dei soggetti disegnati: prima sereni e colorati, poi stilizzati con tratti marcati e inquietanti. Ciò accresce la tensione e moltiplica le nostre domande che troveranno risposta solo alla fine. 

Non devo aver paura di Anya. Non sta cercando di farmi del male. Non sta cercando di spaventarmi. Sta cercando di dirmi qualcosa. E credo sia il momento di levare di mezzo gli intermediari.

“Teddy” è una discesa nelle tenebre che suscita emozioni contrastanti: da un lato grande fascino, dall’altro grande paura e angoscia. Il male, lo sapete, entra dove lo si invita e in casa Maxwell ha ricevuto un invito su un piatto d’argento. 

“Teddy” è un romanzo che inizia lentamente poi il ritmo aumenta tra narratori inaffidabili, bambini inquietanti, colpi di scena e assassini. È una corsa oscura verso la verità ed impossibile sottrarsi agli eventi. Il complicato è comprendere cosa stia succedendo. Perché che qualcosa di inquietante stia succedendo è palese, ma credere nei fantasmi è possibile? 

I personaggi mostrano subito la loro vulnerabilità e affezionarsi a Teddy e Mallory è inevitabile. Per Teddy ho provato un desiderio di protezione, avrei voluto abbracciarlo per sottrarlo “alla presenza” che infesta la sua casa. Per Mallory ho provato una gran simpatia e ho fatto il tifo per lei affinché riuscisse del tutto a liberarsi dalla sua tossicodipendenza. A gravare sul suo cuore sono i sensi di colpa per qualcosa successo nel suo passato e che ha dato inizio alla sua dipendenza. La ragazza sta cercando di costruirsi una nuova vita e tutto si complica con Teddy. 

I genitori di Teddy sono persone complesse e si percepisce subito la presenza di qualche segreto celato dietro a un’apparente vita perfetta. 

La storia, siatene certi, vi coinvolgerà e spetta a voi dare un senso logico, se si può parlare di logica, agli eventi; a voi spetta ricostruire, come in un terrificante puzzle, le parti mancanti.

lunedì 27 settembre 2021

RECENSIONE | "La stagione dei ragni" di Barbara Baraldi

“La stagione dei ragni” segna il gradito ritorno nelle librerie di Barbara Baraldi (Giunti). L’autrice, con questa storia da brivido ambientata negli anni Ottanta, inaugura una nuova serie poliziesca che vede protagonista il magistrato Francesco Scalviati. Sostituto procuratore meticoloso e pragmatico, non ha paura di combattere il male, sempre alla ricerca della verità, è il futuro padre di Aurora, la profiler che noi fan di Barbara Baraldi già conosciamo come protagonista della trilogia “Aurora Scalviati, profiler del buio”.

“La stagione dei ragni” si apre con una immagine forte, da incubo: il ponte Vittorio Emanuele I, a Torino, è invaso da una colonia di ragni. Gli aracnidi si muovono veloci e ricoprono il parapetto di ragnatele. Fino al giorno prima non c’erano e sembrano comparsi all’improvviso. Verrebbe da pensare a un prodigio, a un cattivo presagio. L’autrice ha deciso di cominciare così questo romanzo perché la parola “monstrum”, in latino, significa proprio “prodigio” e c’è un mostro nel capoluogo piemontese che sta lasciando dietro di sé una scia di sangue innocente.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La stagione dei ragni
(Serie Aurora Scalviati. Profiler del buio #4)
Barbara Baraldi

Editore: Giunti
Pagine: 564
Prezzo: € 16,90
Sinossi

È una notte d'estate del 1988, e a Torino si verifica un evento inspiegabile: il ponte Vittorio Emanuele I è completamente invaso da colonie di ragni, con lunghissime ragnatele sul parapetto che porta al santuario della Grande Madre. Quasi un prodigio, che attirerà decine di curiosi. Intanto il sostituto procuratore Francesco Scalviati si trova dalle parti del Pian del Lot, sulla scena di un crimine: una coppia di fidanzati uccisi in macchina in un luogo solitario. È il terzo, feroce omicidio che sembra imputabile alla stessa mano. Un caso cruciale e insidioso per il magistrato, in un momento particolarmente delicato della sua vita, visto che sta per diventare padre. Tra i presenti sulla scena c'è anche Leda De Almeida, giornalista investigativa con un passato traumatico in Libano, che Scalviati tenta di dissuadere dall'intraprendere un'indagine autonoma che potrebbe rivelarsi pericolosa. Ma a dare una svolta imprevista agli eventi sarà l'arrivo di Isaak Stoner, giovane e arrogante analista dell'FBI, che offre a Scalviati i nuovi potenti strumenti della criminologia, come il profiling e la teoria degli omicidi "seriali", ancora sconosciuti in Italia. Seppur affascinato da queste idee innovative, Scalviati non riesce a fidarsi completamente del collega americano, convinto che nasconda un segreto. Nel frattempo, si avvicina il giorno del parto per sua moglie: sarà una bambina, ma i due non riescono a deciderne il nome. Proprio allora, il "mostro" colpisce di nuovo...


In me la notte non finisce mai. Mentre vi dedicate ai giochi di enigmistica, mi preparo per tornare a caccia. Sei sono ancora pochi. Il numero finale è ancora lontano. Altri brilleranno alla luce della luna.

È una notte d’estate del 1988, e a Torino si verifica un evento inspiegabile: il ponte Vittorio Emanuele I è completamente invaso da colonie di ragni, con lunghissime ragnatele sul parapetto che porta al santuario della Grande Madre. Nella stessa notte il sostituto procuratore Scalviati si trova dalle parti del Pian del Lot, sulla scena di un crimine: una coppia di fidanzati uccisi in macchina in un luogo solitario. È il terzo, feroce omicidio che sembra imputabile alla stessa mano. Un caso insidioso per il magistrato, in un momento delicato della sua vita, visto che sta per diventare padre. Tra i presenti sulla scena c’è anche Leda De Almeida, giornalista investigativa con un passato traumatico in Libano. Pronta a condurre una personale indagine per scoprire l’autore degli omicidi, non indietreggia davanti al pericolo. A dare una svolta imprevista agli eventi sarà l’arrivo di Isaak Stoner, giovane analista dell’FBI, che offre a Scalviati i nuovi potenti strumenti della criminologia come il profiling e la teoria degli omicidi seriali, ancora sconosciuti in Italia. Scalviati non riesce a fidarsi completamente del collega americano, convinto che nasconda un segreto. Intanto si avvicina il giorno del parto per sua moglie, sarà una bambina. Proprio allora il mostro colpisce di nuovo.

Gli piace pensare di essere invisibile, di essere in grado di colpire per poi scomparire. È compiaciuto dall’osservazione dello spettacolo di morte che riesce a provocare. Lo fa sentire potente. Quasi si identificasse con una forza soprannaturale, capace di colpire ferocemente e dileguarsi nella notte.

Con una scrittura incisiva, ricca di dettagli storici e sociali, la Baraldi ci conduce indietro nel tempo, negli anni Ottanta quando dilaga la paura del mostro di Firenze. Erano gli anni dell’eroina e al parco bisognava stare attenti a dove mettevi i piedi per non calpestare le siringhe usate. Erano gli anni dell’AIDS e della nube tossica da Cernobyl. Erano gli anni delle stragi di mafia, dell’attentato al papa, del terremoto in Irpinia, della scoperta di Gladio e della P2, della banda della Uno Bianca. L’autrice trasporta questa marea di inquietudine a Torino, la più misteriosa ed esoterica città italiana, e la racconta a modo suo.

“La stagione dei ragni” si muove tra le paure e le ossessioni di un’epoca, quando le indagini si avvalevano di mezzi tradizionali. Protagonista un magistrato, che mi ha fatto subito pensare al coraggio di Falcone e Borsellino,  alla ricerca della verità. Scalviati è un uomo poco incline a manifestare le proprie emozioni. Annota ogni indizio sulla sua agenda, è deciso ma non infallibile, non è un eroe ma una persona che segue il suo fiuto e il buon senso. È diffidente verso le nuove tecnologie investigative americane.

In questo giallo, una catena di delitti, progetto di una mente criminale, insanguina la città di Torino. Gli omicidi del mostro sembrano avere  uno sfondo esoterico. Sapete che San Francisco, Torino e Londra rappresentano i vertici del triangolo esoterico del male?

Il mostro sfida il magistrato, è un gioco pericoloso. L’omicida ha bisogno di “assaporare la paura nell’aria quando viene evocato il suo nome. È un cacciatore di esseri umani. La sua sete di sangue è implacabile. Uccidere è molto di più di una semplice pulsione. È la sua vocazione.”

Come i ragni, il mostro tende molteplici fili per formare la tela in cui cadono le sue vittime. Mette in atto una vera e propria strategia del terrore costruendo una rete di complicità, spargendo il seme del male per tutta la città.

“La stagione dei ragni” è un romanzo dalla trama ben costruita, dal ritmo incisivo, dalla tensione sempre alta. È un romanzo in cui il male si manifesta in tutto il suo fascino e noi lettori abbiamo la sensazione di poter penetrare nella mente malata di un assassino seriale. Coinvolgente  la  formulazione di teorie legate all’esoterismo che conferiscono ancor più mistero a una storia da brivido. Le atmosfere, le storie e i personaggi vi faranno rivivere gli anni Ottanta sulle note dei Simple Minds, dei Duran Duran e dei primi Litfiba.

Il finale è un omaggio alla speranza, alla luce di una nuova vita che cancella il buio del male. Nasce la figlia del sostituto procuratore Scalviati:

La chiameremo Aurora perché non dovrà mai camminare nel buio.

lunedì 27 maggio 2019

RECENSIONE | "Hanover House" di Brenda Novak

Dopo l’incredibile successo di “Alaska”, torna Evelyn Talbot, la psichiatra dei serial killer. Con “Hanover House” di Brenda Novak, Giunti Editori, abbiamo la possibilità di entrare nella clinica psichiatrica di massima sicurezza dove vengono internati i serial killer più efferati. Ad accoglierci ci saranno Evelyn e il tenace commissario Amarok. Conosceremo subito il nuovo crudele ospite giunto nella spettrale clinica. Si tratta di Lyman Bishop, il “Fabbricante di Zombi”. Niente sarà più come prima.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Hanover House
(Serie di Evelyn Talbot #2)
Brenda Novak (traduzione di S. Bortolussi)

Editore: Giunti
Pagine: 428
Prezzo: € 19,00 
Sinossi
È trascorso ormai un anno da quando Evelyn Talbot si è trasferita in Alaska, ad Hanover House, la clinica psichiatrica di massima sicurezza dove vengono internati i serial killer più efferati. Solo pochi di loro hanno una mente così brillante da riuscire a spiegare il complesso modus operandi che si cela dietro ai propri crimini, e uno di questi è appena arrivato. Si tratta di Lyman Bishop, il "Fabbricante di Zombi", un genetista accusato di lobotomizzare le sue vittime con un rompighiaccio. L' unico il cui raffinato intelletto regge il confronto con il famigerato Hannibal Lecter. Appena Evelyn lo incontra sente il sangue gelarsi nelle vene, e non è certo per la tempesta di ghiaccio che sta per abbattersi sulla zona... Ha la netta sensazione che qualcosa nella sua vita stia per cambiare, irreparabilmente. Quando viene ritrovato il corpo di una nuova vittima uccisa con un rompighiaccio, il dubbio che Bishop sia l'uomo sbagliato emerge con violenza. Ma le sfide non sono finite per Evelyn, perché la minaccia di Jasper, il ragazzo che a sedici anni l'ha segregata e seviziata, sembra più vicina che mai. Esiste un legame tra questi eventi? È solo un caso che la donna massacrata assomigli terribilmente alla bella psichiatra? Per Evelyn e l'uomo che ama, il tenace commissario Amarok, la caccia è di nuovo aperta. Perché nessuno è al sicuro nel grande freddo.




Siamo tutti malvagi, in un modo o nell’altro.
La dottoressa Evelyn Talbot continua a studiare la mente dei serial killer più efferati. Solo pochi di loro hanno una mente così brillante da riuscire a spiegare il complesso modus operandi che si cela dietro ai propri crimini. L’ultimo arrivato è uno di questi. Si tratta di Lyman Bishop, un genetista accusato di lobotomizzare le sue vittime con un rompighiaccio. L’unico il cui raffinato intelletto regge il confronto con il famigerato Hannibal Lecter. Tuttavia, mentre Bishop è rinchiuso nella clinica psichiatrica, viene ritrovato il corpo di una nuova vittima uccisa con un punteruolo da ghiaccio. Il “Fabbricante di Zombi” è davvero Bishop? Per Evelyn le sfide si fanno sempre più ardue anche perché Jasper, il ragazzo che a sedici anni l’ha segregata e seviziata, sembra voler pareggiare i conti con lei.

In questo secondo volume della serie ho ritrovato, con vero piacere, Evelyn e Amarok, l’uomo che la dottoressa ama. È stato facile schierarmi con loro per partecipare a una nuova caccia. Perché nessuno è al sicuro nel grande freddo.

La storia coinvolge fin dalle prime pagine grazie alla presenza del “Fabbricante di Zombi” dalla personalità complessa e inquietante. Con la lobotomia il killer riesce a sottomettere al suo volere le povere vittime, le usa per i suoi scopi e poi le uccide. Brividi assicurati.

Mi piace il personaggio di Evelyn perché è una donna coraggiosa che trasforma la paura in forza lottando contro la consapevolezza di essere una preda. Vive giorno per giorno, si sente in colpa per mettere in pericolo le persone che ama, soprattutto Amarok che è riuscito a conquistare il cuore della bella psichiatra. L’esperienza sconvolgente vissuta in giovane età l’ha segnata togliendole la fiducia negli uomini e impedendole di vivere relazioni normali. Per questo il loro non è un rapporto facile anzi le insicurezze di lei minano la storia d’amore ma lui è determinato a non lasciarla andare. È disposto a tutto pur di proteggerla. Mi piace quest’oasi d’amore nel deserto ghiacciato del male.

“Hanover House” è un romanzo inquietante e cupo, dal ritmo incalzante che scandisce il susseguirsi degli avvenimenti. L’incubo di Evelyn diventa realtà e Jasper le si avvicina sempre di più. Accadranno fatti macabri, i fantasmi del passato incontreranno i mostri del presente e ne leggeremo delle belle. La trama è ricca di colpi di scena che rendono ipnotica la lettura. Morte, follia e solitudine s’intrecciano in questo thriller solido e avvincente. Vi consiglio di leggere questo romanzo e di recuperare il primo libro della serie.

lunedì 30 aprile 2018

RECENSIONE | “Tutta colpa della mia impazienza" di Virginia Bramati

Carissimi lettori, secondo voi è vero che la pazienza è la virtù dei forti? Da sempre la pazienza è considerata la qualità di chi accetta le difficoltà, le avversità il dolore, con animo sereno e con tranquillità riuscendo a controllare la propria emotività. Calma, costanza, assiduità, sono le sue caratteristiche. Bene, prendete queste definizioni, fatene il contrario ed ecco comparire davanti ai vostri occhi una bella ragazza di nome Agnese. Lei è la protagonista dell’ultimo romanzo di Virginia Bramati “Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)”, edito Giunti.
STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Tutta colpa della mia impazienza
Virginia Bramati

Editore: Giunti
Pagine: 240
Prezzo: € 14,90
Sinossi
Il nuovo romanzo di Virginia Bramati, che racconta di Agnese, l'adorabile protagonista a cui improvvisamente muore la madre, e che si ritrova a fare i conti con i ritmi lenti della campagna, sullo sfondo di una Brianza sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare. Agnese è una ragazza esuberante, autonoma, insofferente verso tutto ciò che frena la sua corsa, ma improvvisamente, la vita prende una piega terribilmente dolorosa e si ritrova scaraventata dal centro di una metropoli che non dorme mai, in una grande casa lungo un fiume, immersa nei ritmi immutabili della campagna. Una grande casa in campagna. Una madre morta troppo presto. Un giovane medico dagli occhi buoni e misteriosi. E un'estate in cui tutto sta per cambiare. Pagina dopo pagina, scopriamo insieme ad Agnese la saggezza nascosta nei gesti semplici della cura dei fiori: perché la felicità è più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.


Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward.
È la breve ma esaustiva presentazione di Agnese, una ragazza esuberante, autonoma, incapace di adattarsi al principio dell’ogni cosa al suo posto. Vive a Milano in una bella casa al centro, ha molti amici, frequenta la scuola e coltiva le sue passioni giovanili. Poi un drammatico evento, la morte prematura della sua mamma, le sconvolge la vita. Il padre, oppresso dai sensi di colpa, la porta a vivere in un paesino della campagna lombarda a 50 Km da Milano. Agnese viene così sottratta al suo mondo e catapultata in una nuova quotidianità. I suoi 19 anni le danno la forza per andare avanti, per riorganizzare la sua vita non accettando limitazioni e divieti. La sua solitudine è stemperata dall’arrivo di Adelchi, novella guida di vita in sintonia con la natura, che diventerà l’amico fidato e sincero. Agnese e Adelchi impareranno a conoscersi e scopriranno di avere entrambi un dolore da cui salvarsi.

Chi mi segue sa perfettamente che io prediligo il genere thriller ma ho letto con piacere questo bel romanzo di Virginia Bramati memore di aver già goduto della narrazione della scrittrice con “E se fosse un segreto?” (recensione).

Con penna essenziale e delicata, la scrittrice traccia dei personaggi realistici lasciando che siano i fatti a descriverne il carattere e l’indole. La lettura fluida e veloce regala una storia che narra la vita con le sue bellezze e le sue brutture. Racconta del bene e del male, mostra la facilità con cui persone buone e generose possano perdersi in egoismi e meschinità. Mette in luce la complessità dell’animo umano e la dolce carezza dell’amore. La trama della vita si snoda attraverso le pagine del libro a testimonianza che la vita è amore nelle sue mille sfumature. Nella vita, però, non c’è sempre il lieto fine che invece caratterizza l’epilogo del romanzo a testimonianza che nei sogni è bello credere ancora!

Agnese  è una ragazza determinata, desiderosa di cambiare le cose, coraggiosa e orientata al giusto e al bene. È una giovane testarda che, ahimè, non ama leggere. Vuol capire il mondo attraverso i suoi occhi e non attraverso le pagine dei libri. Vive la lettura come un’imposizione fino a quando qualcuno le parlerà di Daniel Pennac e del suo insegnamento di massima libertà nella lettura. Mi è piaciuto questo avvicinamento di Agnese al mondo dei libri così come mi ha affascinata il personaggio di Adelchi, l’ancora di salvezza della nostra protagonista.
Alto e massiccio, con la pelle più bianca che io avessi mai visto e un ciuffo di capelli corvini che scendeva sulla fronte fino a coprirgli un occhio. Vestito tutto di nero, dai dilatatori che gli deformavano le orecchie alla punta degli stivali borchiati era una visione tutt’altro che rassicurante…
Tutta apparenza, Adelchi ha un sorriso che conquista e ricoprirà un ruolo importante nella vita di Agnese.

Un altro aspetto del romanzo che ho apprezzato è l’ambientazione. La campagna lombarda sorprendente e rigogliosa, non lontano dal piccolo borgo di Verate che le lettrici della Bramati hanno imparato ad amare, offre lo spunto per delicate descrizioni in cui la natura mostra i suoi tanti volti legati alle stagioni. I temporali diventano lo specchio di sensazioni interiori e proprio durante un temporale accadrà… Tranquilli non vi rovino la sorpresa anzi vi voglio incuriosire ancor di più svelandovi un risvolto giallo del romanzo. Mentre la prima parte della storia si evolve con un ritmo pacato, la seconda è caratterizzata da un’accelerazione degli eventi dovuti a un’indagine intrapresa dalla nostra cara Agnese. Il suo senso di giustizia la porterà a indagare per scoprire l’autore di un crimine che ha sconvolto la vita di Adelchi.

“Tutta colpa della mia impazienza” vi strapperà dei sorrisi ma vi farà anche riflettere su temi importanti, è un romanzo delicato e giovane che vi conquisterà. Ho molto apprezzato l’espediente narrativo della lettera divisa in due. La missiva accoglie il lettore nel presente, gli sussurra alcuni felici eventi che stanno per accadere. Poi si interrompe lasciando che il passato colmi il nostro non sapere. Agnese si presenta ai lettori e narra un periodo complicato della sua vita. Il  dolore, la ribellione all’ingiustizia, la voglia di vivere e l’amore che arriva improvviso come un temporale estivo. La protagonista ci conduce per mano attraverso otto anni della sua vita e ci lascia alla seconda parte della lettera che ridona, al presente, tutto il suo splendore. Troverete lacrime e gioie in questo romanzo che non chiude mai le porte alla speranza. Quando tutto sembra finito, la felicità inizia a germogliare. Forse la pazienza e Agnese non si incontreranno mai, poco importa... "Perché, nonostante tutto, l’amore vero merita tutta la nostra felice impazienza."

venerdì 17 febbraio 2017

RECENSIONE | "L'estraneo" di Poznanski e Strobel

Carissimi lettori, si è da poco concluso il blogtour che ha visto protagonista un libro pubblicato a gennaio da Giunti Editori. Si tratta del romanzo “L’Estraneo”, scritto a quattro mani da Ursula Poznanski e Arno Strobel.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
L'Estraneo
Ursula Poznanski e Arno Strobel

Editore: Giunti
Pagine: 416
Prezzo: € 14,00
Sinossi
Immagina di essere sola in casa, avvolta in un accappatoio, mentre ti asciughi i capelli dopo un bagno caldo. Improvvisamente senti un rumore al piano di sotto, uno strano tintinnio, poi un cassetto che si apre e si richiude. Scendi le scale, ti avvicini alla porta della cucina e d'un tratto ti trovi davanti uno sconosciuto: occhi azzurri, capelli scuri, spalle larghe. Sei paralizzata dalla paura, inizi a gridare. Ma lui non scappa. E, cosa ancora più inquietante, ti chiama per nome, sostiene di essere il tuo fidanzato e non capisce come tu possa non riconoscerlo. Tu però sei certa di non averlo mai visto prima, afferri un fermacarte e glielo scagli contro. Chi è quell'uomo? Perché dice di conoscerti? Stai forse diventando pazza? Immagina di tornare a casa una sera e scoprire che la tua fidanzata non ti riconosce più. Comincia a gridare, è convinta che tu sia un ladro o un maniaco, ti scaglia addosso un fermacarte e corre a rinchiudersi in camera. Non riesci a capire, inizi a guardarti intorno e all'improvviso realizzi un fatto agghiacciante: le tue cose non ci sono più. Le tue giacche, che stamattina erano appese nel guardaroba, sono sparite. Non c'è più niente di tuo in quella casa. Stai forse diventando pazzo? Siete entrambi intrappolati in un incubo. E l'unico modo per uscirne è provare a fidarsi l'uno dell'altra...



“L’Estraneo” è un romanzo dall’inizio inquietante e dalla fine incerta e ricca di avvenimenti e azione. I protagonisti, Jo e il suo presunto fidanzato Erik, raccontano, a capitoli alterni, l’evoluzione dei fatti iniziando dal momento in cui tutto ha avuto inizio. Jo è in casa, dopo aver fatto un bagno caldo, sente dei rumori provenire dal piano di sotto. Scende le scale e in cucina si trova davanti un estraneo. La paura la paralizza soprattutto perché quell’uomo la chiama per nome e sostiene di essere il suo fidanzato. Jo non ha alcun ricordo di quest’uomo. Perche dice di conoscerla? Forse la pazzia è in lei? Mistero.

Ho letto questo thriller psicologico con un gran coinvolgimento emotivo. La protagonista, affetta da amnesia sistematizzata, non ricorda nulla dal suo rapporto con Erik e in casa non ci sono effetti personali dell’uomo che afferma di vivere, da molti mesi, con lei. L’amnesia di Jo riguarda solo gli eventi legati al “suo fidanzato” di cui, fino a pochi momenti prima, non immaginava neppure l’esistenza.

Come ciò sia possibile lo lascio scoprire a voi.

La lettura iniziale mi ha procurato un po’ di fastidio perché  i capitoli, a voce alterna, riportavano i punti di vista di Jo e di Erik sullo stesso evento. Ciò comportava un ripetizione dei fatti con un rallentamento del ritmo. Presumo che gli autori abbiano voluto dare la versione diversa dei protagonista per aumentare il disorientamento iniziale di entrambi. La prima parte del romanzo fila via con le caratteristiche di un thriller psicologico poi, la storia, inizia a virare verso un racconto caratterizzato dall’azione e dalla comparsa di alcune figure-meteore. Il premio per la super antipatica va a Nadine, ex fidanzata di Erik.

Capitolo dopo capitolo si entra in una girandola di dubbi, incertezze, e fare delle supposizioni diventa logico. Dividerei il romanzo in due parti con caratteristiche diverse. La prima parte mi è piaciuta molto. I personaggi riescono a creare situazioni che incuriosiscono e attraggono l’attenzione del lettore. Credere o non credere a Jo? Credere o non credere a Erik? Chi mente, chi dice la verità? Lo sapremo solo alla fine del romanzo che si svela in una veste da thriller d’azione. Il finale mi ha lasciata sbalordita per i tanti temi che concorrono a spiegare l’evoluzione degli eventi. Gli ultimi capitoli sono fuochi d’artificio che si rincorrono creando uno scenario in cui c’è di tutto e di più. Troverete il tema dell’accoglienza e della tolleranza verso coloro che giungono in Europa da terre devastate dalla guerra e dalla fame. Ritroverete lo “spirito del popolo” che ha condotto il mondo verso la guerra mondiale. Conoscerete i motivi che si celano dietro attentati che hanno devastato i nostri Paesi. Troppe cose per un thriller iniziato benissimo e terminato nell’incertezza.

“L’Estraneo” è un thriller piacevole da leggere per la curiosità che fa nascere nel lettore. Intrigante il buco nero dell’amnesia, debole e confuso il finale. 

lunedì 6 febbraio 2017

BLOGTOUR "L'estraneo" di Poznanski e Strobel | #4 TAPPA - Approfondimento sull'amnesia

Buon lunedì, cari lettori e benvenuti alla quarta tappa del blogtour dedicato ad un romanzo in cui la verità è una chimera, l’intrigo è in ogni dove e l’amnesia rappresenta il volano che attrae i protagonisti in un affascinante ma pericoloso incubo. Pubblicato il 18 gennaio 2017 da Giunti Editore, nella collana M, “L’Estraneo”, scritto a quattro mani da Ursula Poznanski e Arno Strobel, è un thriller psicologico che abbraccia il lettore in una morsa di paranoia e follia.

L'estraneo
Ursula Poznanski e Arno Strobel

Editore: Giunti | Pagine: 416 | Prezzo: € 14,00

Sinossi
Immagina di essere sola in casa, avvolta in un accappatoio, mentre ti asciughi i capelli dopo un bagno caldo. Improvvisamente senti un rumore al piano di sotto, uno strano tintinnio, poi un cassetto che si apre e si richiude. Scendi le scale, ti avvicini alla porta della cucina e d'un tratto ti trovi davanti uno sconosciuto: occhi azzurri, capelli scuri, spalle larghe. Sei paralizzata dalla paura, inizi a gridare. Ma lui non scappa. E, cosa ancora più inquietante, ti chiama per nome, sostiene di essere il tuo fidanzato e non capisce come tu possa non riconoscerlo. Tu però sei certa di non averlo mai visto prima, afferri un fermacarte e glielo scagli contro. Chi è quell'uomo? Perché dice di conoscerti? Stai forse diventando pazza? Immagina di tornare a casa una sera e scoprire che la tua fidanzata non ti riconosce più. Comincia a gridare, è convinta che tu sia un ladro o un maniaco, ti scaglia addosso un fermacarte e corre a rinchiudersi in camera. Non riesci a capire, inizi a guardarti intorno e all'improvviso realizzi un fatto agghiacciante: le tue cose non ci sono più. Le tue giacche, che stamattina erano appese nel guardaroba, sono sparite. Non c'è più niente di tuo in quella casa. Stai forse diventando pazzo? Siete entrambi intrappolati in un incubo. E l'unico modo per uscirne è provare a fidarsi l'uno dell'altra...




Approfondimento sull'amnesia

La trama, ridotta ai minimi termini, vede una lei e un lui intrappolati in un incubo. Joanna si ritrova per casa un estraneo che dice di essere il suo fidanzato ma lei non lo riconosce. Per lei quell’uomo è un perfetto sconosciuto. Erik, lo sconosciuto, sostiene di essere il fidanzato di Joanna. Vivono insieme da molti mesi. Tuttavia nella casa di lei non c’è nulla che appartenga ad Erik.

Con queste premesse inizia “L’estraneo” che vi coinvolgerà in una lettura in cui l’amnesia si fa thriller. Sì, miei cari lettori, tutto ruota intorno all’amnesia di cui sembra soffrire la protagonista, quindi approfondiamo questa tematica sperando di non dimenticare nulla.


L’amnesia è un disturbo della memoria a lungo termine episodica. Joanna manifesta immediatamente un’amnesia dissociativa e più precisamente, un’amnesia sistematizzata. Andiamo con ordine e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in un campo difficile e delicato.

L’amnesia dissociativa è un disturbo che causa l’improvvisa perdita di ricordi che appartengono alla propria storia personale. Può presentarsi in varie forme. Nel romanzo si fa riferimento all’amnesia sistematizzata. Una persona potrebbe non ricordare eventi legati a un conoscente, quindi potrebbe dimenticare ogni cosa riguardante questo conoscente. Potrebbe non ricordare la sua esistenza ricordando, invece, tutto ciò che non riguarda quella persona.

Nel romanzo, Joanna non ricorda nulla di Erik. Per lei è un estraneo. Ma cosa può scatenare tale amnesia? Leggete il thriller e lo scoprirete anche se l’arcano verrà svelato solo negli ultimi capitoli. Quindi armatevi di pazienza e lasciatevi condurre nei meandri di una mente che dovrà lottare per riconquistare l’equilibrio. Il finale a sorpresa potrebbe suscitare in voi ulteriori domande o curiosità sull’evoluzione della storia.

“L’estraneo” è un romanzo che si potrebbe definire “camaleontico”, abbiate un po’ di pazienza e ne riparleremo a breve nella mia recensione. Nel frattempo partecipate numerosi a questo blogtour, potreste vincere una copia cartacea del romanzo. Auguro a tutti voi buona fortuna :) 



REGOLE PER PARTECIPARE AL GIVEAWAY

- Seguire tutti i blog partecipanti;
- Commentare tutte le tappe del blogtour;
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- Lasciare la propria email, per essere contattati in caso di vittoria;
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CALENDARIO BLOGTOUR

lunedì 23 gennaio 2017

RECENSIONE | "Il segreto di Riverview College" di Susanne Goga

Carissimi lettori, qualche tempo fa ho conosciuto la scrittrice Susanne Goga leggendo il suo libro “I Misteri di Chalk Hill” (recensione). Il romanzo mi è piaciuto per le atmosfere misteriose che circondano la verità sepolta tra le antiche mura della splendida tenuta di Chalk Hill. Naturale, quindi, che abbia letto con molta curiosità anche l’ultimo romanzo della Goga, “Il Segreto Di Riverview College”, edito Giunti.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il segreto di Riverview College

Autrice: Susanne Goga
(traduzione di L. Ferrantini)

Editore: Giunti
Pagine: 432
Prezzo: € 12,90
Sinossi
Dopo la morte prematura dei genitori, Matilda Gray, protagonista de ''Il segreto di Riverview College'' l'ultimo romanzo di Susanne Goga, ha promesso a se stessa di diventare una donna forte e indipendente, e finalmente ha realizzato il suo sogno: lavorare come insegnante di letteratura in un istituto esclusivamente femminile, il prestigioso Riverview College, che si erge imponente dietro una cancellata decorata da unicorni e centauri. Ma al rientro dalle vacanze estive, una notizia inaspettata accoglie Matilda: Laura Ancroft, una delle sue allieve più esuberanti e dotate, è partita per un viaggio con il suo tutore e non rientrerà a scuola. Proprio Laura che, con tutta la passione e il coraggio dei suoi diciassette anni, recitando i versi di una poesia aveva confessato a Matilda di essersi innamorata di lei. Qualcosa però non quadra: perché nessuno, nemmeno la compagna di stanza di Laura, ha più avuto sue notizie? E perché la preside vuole a tutti i costi mettere a tacere la vicenda? Poi, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina e scopre sotto i francobolli un messaggio cifrato, che la conduce proprio nella stanza di Laura: lì si nasconde un vecchio diario segreto. Chi è l'autrice di quel diario che data addirittura 1600? E cosa c'entra tutto questo con la scomparsa di Laura?

Le lettere che non erano sbiadite in macchie di inchiostro pallido erano scritte in una grafia minuta e precisa, che verso la fine diventava più tremolante, inquieta. Mentre girava le pagine la ragazza sentì una specie di formicolio. Che Laura Ancroft avesse provato la stessa cosa quando le aveva sfogliate la prima volta? La domanda la portò dritta alla successiva: perché la sua alunna aveva voluto che fosse Matilda a trovare quello scrigno?
Londra, 1900: rimasta orfana di entrambi i genitori, Matilda Gray è diventata una donna forte e indipendente. Lavora come insegnante di lettere in un istituto femminile, il prestigioso Riverview College. Tra le sue alunne più esuberanti e dotate, si distingue Laura Ancroft che improvvisamente lascia la scuola e parte per un lungo viaggio con il suo tutore. Nessuno ha più notizie della ragazza fino a quando, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina da Laura. Osservando con più attenzione il cartoncino, Matilda scopre, sotto il francobollo, un messaggio cifrato che le permetterà di trovare un vecchio diario segreto nascosto nella camera di Laura. Il mistero ha inizio.

TITOLO INGANNATORE
Non lasciatevi fuorviare dal titolo come è successo a me. Il segreto, attorno al quale si erge il romanzo, non appartiene al College ma riguarda una casa e una famiglia vissuta nel 1600 a Londra. Niente di grave anche se avrei preferito un titolo più accattivante per una storia che dal passato proietta, nel presente, il suo grido di dolore.


DOVE PORTANO I MISTERI
Ho letto questo libro con molto interesse perché è un romanzo al femminile a sfondo storico. La protagonista, Matilda, è una donna indipendente che ama aiutare le sue allieve a ragionare con la loro testa anche se continua ad ammonirle alla cautela e alla riservatezza. La società del 1900 non è ancora pronta per accettare un ruolo diverso per la donna destinata al matrimonio e alla maternità. Quando Matilda recupera lo scrigno misterioso inizia una lunga e difficile ricerca che riporterà alla luce un mondo lontano secoli. Ad aiutare la protagonista ci sono dei personaggi intriganti con ruoli ben precisi e ben delineati. Mi è stato subito simpatico il professor Fleming, esperto della storia della città di Londra.

Londra è un corpo la cui superficie è solo una pelle sottile, sotto la quale ci sono vene,ossa, muscoli, una vita che da sopra nessuno immaginerebbe.

Devo confessare che è stato proprio il mondo sotterraneo di Londra a incantarmi. Mi è parso di visitare i lati oscuri della città, squarciare la sua pelle per percorrere i tunnel, i canali, i fiumi che scorrono nelle viscere dei quartieri. Le ambientazioni, curate nei minimi dettagli, mi hanno coinvolta in modo particolare e posso affermare che costituiscono la colonna portante del romanzo. Il segreto, incastonato nel tessuto storico londinese del 1600, ripercorre il dramma della grande peste che colpì la città devastata poi dal grande incendio. Scoprirete una storia emozionante anche se alcune parti evolvono lentamente e avrei voluto sapere qualcosa di più su alcuni personaggi come, ad esempio, il tutore di Laura “che sembrava un santo preraffaellita, quasi troppo bello per essere un uomo in carne e ossa.”

REALTÀ E FINZIONE
Vi consiglio di leggere la postfazione scritta dall’autrice che svela notizie interessanti sul suo romanzo. Alcuni anni fa Susanne Goga ha letto la biografia di Londra di Peter Ackroyd e “I sotterranei di Londra” in cui l’autore esplora la città sotterranea. Entrambi i libri sono diventati fonte di ispirazione per il romanzo. La vecchia casa, in cui nasce il segreto, esiste veramente: 7a Laurence Pountney Hill. Questo edificio si trova lì ancora oggi. Non corrispondono a verità la storia delle famiglie Cleland e Ancroft. Vere le linee dei trasporti pubblici di Londra, i corsi delle strade, gli edifici storici.Nasce da fantasia il Riverview College.

"Il segreto di Riverview College" è un romanzo piacevole che vi regalerà alcune ore piene di mistero.

lunedì 28 novembre 2016

RECENSIONE | “Alaska” di Brenda Novak

Carissimi lettori, se amate le letture ricche di fascino nero che hanno come protagonisti la follia omicida e atroci violenze allora non potete perdere un thriller ad alta tensione come “Alaska” di Brenda Novak.

Alaska
(Serie di Evelyn Talbot #1)
Brenda Novak (traduzione di S. Bortolussi)

Editore: Giunti
Pagine: 373
Prezzo: € 14,90

Sinossi: Stanno accadendo strane cose nel piccolo villaggio di Hilltop, remota località dell'Alaska dove l'inverno è così gelido da ottenebrare le coscienze. Da quando, tre mesi prima, è stata aperta Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza che ospita con finalità scientifiche i più feroci serial killer d'America, nessuno dorme più sonni tranquilli e a nulla servono le rassicurazioni di Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l'istituto insieme al collega Fitzpatrick. Soprattutto quando nella neve avviene un macabro ritrovamento: i resti di una donna, orrendamente martoriata. Per il giovane sergente Amarok è la conferma di ciò che ha sempre temuto: portare un branco di efferati assassini a pochi metri dalle loro case e dalle loro famiglie è stata una decisione estremamente pericolosa. Ma la sua fermezza si scontra con il fascino fragile e misterioso di Evelyn, il cui passato nasconde il più nero e atroce degli incubi. E mentre una violenta tormenta di neve si abbatte sul paese rendendo impossibili i collegamenti e le comunicazioni, la psichiatra ha più di un motivo per pensare che quel primo omicidio sia un messaggio destinato proprio a lei e che l'ombra del passato la stia per raggiungere ancora una volta. 



STILE: 7 | STORIA: 8 | COPERTINA: 8

Lui l’avrebbe uccisa se solo avesse potuto. L’aveva già aggredita una volta. Non doveva dimenticarsene.
Con questa premessa prende vita “Alaska”, un romanzo che ha un’identità camaleontica e spietata. Ambientato tra i ghiacci dell’Alaska, il romanzo coniuga alla perfezione l’atmosfera unica del clima rigido con il freddo dell’anima dei serial killer. Se vi ho incuriositi allora venite con me ma sappiate che stiamo per entrare in una clinica psichiatrica di massima sicurezza. A guidarci sarà Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l’istituto.

La storia è ambientata nel piccolo villaggio di Hilltop, in Alaska, dove l’inverno porta temperature che superano anche i -35°C con sole cinque ore di luce al giorno. In questa località è stata aperta Hanover House che ospita, con finalità scientifiche, ben centoventitrè detenuti psicopatici e trentasette tra i peggiori serial killer. Quando vengono ritrovati i resti di una donna, orrendamente martoriata, tutti puntano il dito verso la clinica. Una tormenta di neve complica ancora più la già precaria situazione e la dottoressa Talbot dovrà affrontare il suo incubo peggiore, la sua ossessione, il suo passato.
Noi serial killer siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti, siamo ovunque.
– Ted Bundy
“Alaska” è un libro che cattura subito l’attenzione del lettore. Ogni capitolo inizia con una citazione appartenente a un reale serial killer e ciò rende ancor più agghiacciante la lettura. Ho trovato molto interessante la finalità scientifica di Hanover House: lo studio della psicopatologia. Dice Evelyn: «Sono lupi travestiti da agnelli.» Si riferisce ai detenuti psicopatici. E ancora «Io studio uomini che non sanno cosa siano le emozioni, non riescono a stabilire rapporti veri con gli altri esseri umani. Fanno quello che li avvantaggia, quello che è nei loro interessi e si sentono perfettamente giustificati.»

Nella clinica, con norme di sicurezza pari a qualsiasi altra struttura di Livello 4, si creano dinamiche complesse tra i prigionieri e i dottori. Alcuni degli psicopatici rinchiusi raggiungono un quaranta pieno nella Scala di Hare e questo non è un buon segno.
Cogli l’ultimo respiro che abbandona il loro corpo. Li stai guardando negli occhi. Una persona in una situazione del genere è Dio!
– Ted Bundy, serial killer, stupratore, rapinatore e necrofilo.
Nel romanzo non troverete certezze scolpite ma un continuo divenire che si identifica nell’eterno conflitto tra il bene e il male. Nello sviluppo della storia emergono le vicende e i caratteri di uomini e donne che trovano una continuità narrativa tra le mura di Hanover House e tra la neve dell’Alaska dove la natura è padrona assoluta. Il selvaggio dei luoghi si rispecchia nella crudeltà dei cattivi. L’ambientazione tra i ghiacci amplifica l’effetto inquietante del romanzo e regala intensi brividi.
Non saprò mai quando questo mostro mi è entrato nel cervello,  ma ormai è qui in pianta stabile. Come ci si può curare? Non posso smettere, il mostro insiste, ferisce come ferisce la società. Magari voi potete fermarlo. Io no.
– Dennis Lynn Rader, conosciuto come l’assassino “lega, tortura e uccidi”.
I personaggi sono tutti ben descritti, schierarsi con Evelyn è una scelta istintiva. Con lei si superano anche i confini del tempo, il suo passato proietta ombre sul presente e apre scenari agghiaccianti e inimmaginabili. Nel romanzo la violenza non ha confini e vola libera. Capitolo dopo capitolo tesse un filo rosso che qualcuno avvolgerà per avvicinarsi alla dottoressa. Tuttavia in un mare di malvagità c’è anche una piccola, grande magia d’amore. A voi scoprirla. È positivo vedere come Evelyn, donna ferita dalla vita, abbia il coraggio per non arrendersi mai e per continuare a lottare contro i suoi incubi.
Quando mi avranno mozzato la testa potrò ancora udire, almeno per un momento, il suono del sangue che mi zampilla dal collo? Sarebbe il piacere più grande di tutti.
– Peter Kurten, il Vampiro di Dusseldorf
Brenda Novak racconta con passione e coinvolgimento storie, personaggi, luoghi. Il confine tra finzione e realtà è sottilissimo. I personaggi potrebbero essere reali così come le storie. La finzione che sconfina nella realtà. La scrittura dell’autrice si rivela efficace nelle descrizioni delle atmosfere e degli ambienti dell’Alaska che si riflettono nell’animo senza emozioni dei killer, nei ricordi, nei flashback di una violenza che urla dal passato.

“Alaska” è il primo libro di una serie, Evelyn è un personaggio che seguirò con vero piacere. Se volete incontrarla anche voi, se volete conoscere l’oscuro mondo con cui si rapporta, è in Alaska che vi consiglio vivamente di andarla a cercare. Ma attenzione, quanto il futuro appare ormai privo di nubi ecco che qualcosa accade e il passato ritorna. È una promessa di ferocia. Un’ombra si avvicina. La ferita originaria sta per riaprirsi. Nel frattempo godiamoci un po’ di pace fino al prossimo romanzo.