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martedì 31 ottobre 2023

RECENSIONE | "A Roma si muore da soli" di Enrica Aragona [BookTour]

“A Roma si muore da soli” è il primo romanzo di Enrica Aragona pubblicato con la Newton Compton Editori. Un efferato omicidio scuote Roma sotto Natale, la commissaria Nadia Montecorvo dovrà affrontare un’indagine  che la porterà a fare i conti con il proprio passato.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
A Roma si muore da soli
Enrica Aragona

Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Prezzo: € 12,00
Sinossi

Mancano pochi giorni a Natale, e la commissaria Nadia Montecorvo sta indagando su un caso molto delicato: davanti a una scuola elementare di Roma sono stati esplosi diversi colpi di pistola. A perdere la vita è una giovane donna, Emilia Colantonio; mentre Carlotta Lenzi, una bambina che stava andando a scuola insieme a suo padre, è rimasta gravemente ferita. Le indagini si concentrano subito sul passato di Emilia: l’assassino aveva un movente personale o la follia omicida si è scatenata a seguito di un diverbio per motivi di lavoro? Determinata a non escludere nessuna ipotesi, Nadia comincia a interrogare diversi sospettati. Ma dopo una visita in ospedale per sincerarsi delle condizioni della piccola Carlotta, i ricordi personali cominciano a sovrapporsi all’indagine in corso. In un caso in cui è vitale mantenere la lucidità e il sangue freddo, la commissaria Montecorvo dovrà riuscire a tenere a bada i suoi demoni interiori per trovare al più presto il colpevole.



Le mani erano tenaglie, aggrappate con forza al lenzuolo. Respira. 

La trachea era un budello dove la sopravvivenza passava a stento e colava lenta nei polmoni, goccia dopo goccia. Non è niente. Puoi farcela. 

Il sudore era benzina che bagnava il cuscino, appiccicava le ciglia. È tornato. Devi combattere. 

Il mostro. Lo sentiva. Lo sentiva scivolare tra i muscoli e le vene, pronto ad avvinghiarla in un abbraccio melmoso. Pronto a trascinarla giù nella palude.

Un killer terrorizza la Capitale. Mancano pochi giorni a Natale e la commissaria Nadia Montecorvo sta indagando su un caso molto delicato: una giovane donna è stata uccisa davanti a una scuola elementare. Carlotta, una bambina che stava andando a scuola accompagnata dal padre, è rimasta gravemente ferita. Nadia e la sua squadra raccolgono testimonianze, controllano alibi e iniziano a formulare delle ipotesi. Ma dopo una visita in ospedale, per sincerarsi delle condizioni della piccola Carlotta, i ricordi personali di Nadia iniziano a sovrapporsi all’indagine in corso. In un caso in cui è vitale mantenere la lucidità e il sangue freddo, la commissaria Montecorvo dovrà riuscire a tenere a bada i suoi demoni interiori per trovare al più presto il colpevole. 

Leggere “A Roma si muore da soli” è stata una piacevole sorpresa, un thriller nostrano con protagonisti che si muovono in una realtà ricca di luci e ombre. La Città Eterna mostra, nel romanzo, le sue bellezze ma anche le fragilità della periferia fatta di degrado e violenza, dove si vive sulla propria pelle la quotidiana sensazione di sentirsi soli, abbandonati da tutti. 

I sogni svaniscono e la realtà contamina ogni scelta, allontana le persone e i rapporti si sgretolano anche quando si cerca di cambiar vita, di migliorare. 

Roma è la città madre che abbraccia ma non protegge i suoi figli. Roma seduce, si rivela col tempo, ma ha diverse anime e periferie in cui manca un rapporto diretto con gli abitanti di questi luoghi. Abitanti ormai rassegnati alle mille manchevolezze dei servizi pubblici locali, alla criminalità organizzata a e alla burocrazia. 

Enrica Aragona nel suo romanzo affronta varie tematiche che tracciano una trama fluida e accattivante. L’omicidio della giovane donna è l’inizio di un viaggio nel dolore, nei sensi di colpa, nel complesso rapporto genitori-figli, nel mondo delle malattie mentali. Tutti abbiamo i nostri demoni ben racchiusi in zone d’ombra relegate nelle profondità del nostro essere. I problemi iniziano quando i demoni si liberano e raggiungono la superficie delle nostre coscienze. 

La protagonista del romanzo, la commissaria Nadia Montecorvo, ha un passato difficile. Ha fatto delle scelte che oggi non perdona a se stessa. L’indagine innesca un effetto domino che svela fatti celati nell’ombra. 

L’autrice narra i fatti e compone ritratti psicologici dei personaggi calandoli in una società celata dietro la maschera del perbenismo. Ogni capitolo collabora a creare una spirale di crudeltà umana e fragilità dei sentimenti. Viene a galla una gran verità: per amare gli altri occorre prima amare se stessi. 

A stemperare l’atmosfera delle questioni oscure, c’è l’arma dell’ironia ben padroneggiata dalla scrittrice perchè ci vuol coraggio a entrare in un vissuto doloroso, nei sensi di colpa, nell’odio che porta alla vendetta e alla perdizione. 

“A Roma si muore da soli” non è solo l’occasione per leggere un buon giallo, è il ribaltamento della normalità nello scambio di ruoli fissati dalla società. È la liberazione di segreti che, per troppo tempo, sono rimasti intrappolati. Il passato non fa sconti, non si può cancellare. Affrontare il mondo non è facile e ci vuol un gran coraggio. Alcuni personaggi sono ambigui e tessono ragnatele di dipendenza, menzogne e dominazione. 

“A Roma si muore da soli” è un romanzo che coinvolge catapultandoti in un mondo dove sogni e aspirazioni muoiono nella lotta per la sopravvivenza. In fondo si nasce e si muore soli. In mezzo c’è la vita.


martedì 19 agosto 2014

RECENSIONE "Vite in fumo" di Enrica Aragona e Luca Ducceschi

Buongiorno cari ragazzi,
oggi vi presento un racconto che è stato finalista al Premio Gran Giallo Città di Cattolica 2013 aggiudicandosi il sesto posto: Vite in fumo” di Enrica Aragona e Luca Ducceschi, pubblicato da Nero Press Edizioni, per la collana Innesti, dedicata alle opere in digitale.


Vite in fumo” 

Autori: Enrica Aragona e Luca Ducceschi

Editore: Nero Press Edizioni
Pagine: 28 
Prezzo: € 0,99 ebook


Sinossi:  Il commissario Moretti, durante l’indagine su un omicidio, si imbatte in una serie di indizi che porta, inesorabilmente, a persone che fanno parte della sua vita privata. Ma non tutti i pezzi del mosaico sono disposti nel giusto ordine e quella che, a un certo punto, si presenta come una terribile consapevolezza, sarà solo preludio a una più amara e sconvolgente verità.





STILE: 8
STORIA: 8
COPERTINA: 6



 INCIPIT: - Me la immaginavo diversa- Cosa?- La stanza dove torchi le persone, Luca. Me la immaginavo diversa. Sai, tipo quelle cose che si vedono in televisione…io da una parte del tavolo, tu dall’altra. Una luce verdognola, le pareti a specchio e di là qualcuno che ci controlla, che aspetta una parola sbagliata per entrare e mettermi le manette ai polsi…- Tu vedi troppe fiction, Laura. 
L’ufficio di Luca Moretti galleggiava nella penombra; una lampada da tavolo diffondeva una luce lattiginosa che illuminava appena l’incartamento tenuto tra le mani dal commissario.
Milano. Il commissario Moretti è alle prese con le indagini di un omicidio. E’ stato ucciso Marco Albizzoni, un giornalista, e tutte le prove convergono verso una persona molto vicina all’ispettore. Quando tutti i tasselli di questo noir verranno collocati al giusto posto si scoprirà una realtà sconvolgente e devastante.

Questo racconto presenta una storia a tinte fosche che offre molti spunti di riflessione. 
Io ho ritrovato, in questo groviglio di relazioni che rende bene l’effetto “confusionale” dei sentimenti, vari riferimenti ad avvenimenti che fanno parte della nostra Storia, della vita del nostro Paese. Iniziamo con il nome Moretti che identifica il commissario. Appena ho letto “Moretti” mi sono ricordata del rapimento di Aldo Moro, uomo politico democristiano, avvenuto molti anni fa. Se non erro Moretti faceva parte delle Brigate Rosse e prese parte attiva al rapimento dell’importante uomo politico. Moretti brigatista e Moretti ispettore sono ai lati opposti di una barricata sociale: hanno forse delle caratteristiche in comune? Il passato si prolunga nel presente cambiando veste sociale? I misteri di ieri, le trame oscure del nostro recente passato, nascondono verità non ancora svelate?

Inoltrandomi nella storia mi rendo conto che la città di Milano è parte attiva delle vicissitudini dei personaggi che si muovono in un capoluogo dove il bene e il male si respirano in ogni via. Milano è la città del potere e della violenza, della ricchezza e della povertà, della solitudine. Figura di riferimento, per l’ispettore Moretti, è suo padre: vicequestore nella Milano violenta di alcuni anni prima.

 "CITAZIONE  Suo padre, il Maestro, il suo punto di riferimento. Una roccia che si era sgretolata troppo velocemente sotto l’effetto mortifero di quel tumore.

Qui entra in scena un killer silenzioso ma implacabile: la sigaretta.

Attraverso il ricordo del padre, il commissario ci riporta a pagine di Storia importanti per tutti noi. Viene ricordata la strage di Piazza Fontana, l’attentato al giornalista Indro Montanelli.  Il commissario Paolo Moretti soleva dire:

 "CITAZIONE  Non si ammazza mai senza un motivo. Quelle cazzate di gente che perde la testa e uccide in un raptus, lasciale a quei coglioni della televisione. Nella vita reale non funziona così. Cerca sempre il movente, prima dell’assassino. Quasi sempre si ammazza per vendetta.

E ancora:

 "CITAZIONE  C’è chi dorme e chi lavora, i brigatisti per esempio non dormono mai.

Ricordi che creano un parallelo tra l’impegno dei poliziotti e l’evolversi della loro vita pivata. Un poliziotto deve affrontare la criminalità, l’emergenza di una società che nella violenza cerca la rivincita sul potere politico che non condivide, assassini e delinquenti di ogni risma. Quando, però, si smettono i panni da poliziotto si deve continuare ad affrontare altre emergenze che costituiscono la propria vita privata. Il commissario Moretti deve fare i conti con un matrimonio alla deriva, una moglie sfuggente, lontana, quasi invisibile in un rapporto ormai spento. Nella difficoltà, però, si diventa, a volte, irrazionali si compiono scelte devastanti. Scelte estreme per colmare amori perduti in quella grande imperfezione che è la vita pronta a dissolversi nel fumo di una sigaretta. 
Attraverso i ricordi e le riflessioni dei protagonisti, gli scrittori ci mostrano l’Italia di ieri e di oggi attraverso i giochi di potere, i piani politici occulti, gli eventi sociali che formano la memoria storica della società italiana. Gli avvenimenti citati nel racconto appartengono al passato ma il loro ricordo è ancora vivido nelle nostre menti e nei cuori di tutti noi.

Un uomo. Due donne. Un destino. Pochi ma fecondi personaggi che diventano il tramite per raccontare la Storia recente dell’Italia, per manifestare la volontà di ricordare per non dimenticare. Molteplici verità danno vita a un giallo psicologico coinvolgente e riflessivo in cui nulla è come sembra. 
Romanzo riflessivo e malinconico che si legge tutto d’un fiato. Complice un intreccio ben costruito e la presenza di pochi ma complessi personaggi, questo romanzo è un volo in deltaplano tra la Milano di ieri e di oggi, tra la violenza e i disordini di ordine pubblico. La psiche dei personaggi è analizzata attraverso le parole che creano un coinvolgimento in chi legge: si è portati, infatti, a comprendere le motivazioni che hanno portato i protagonisti a fare delle scelte ben precise alla ricerca di se stessi. Spesso capita di sentirsi soli, senza alcuna sicurezza, ci si sente traditi perdendosi tra rimpianti, rimorsi, ansie. Tra emozioni, attese, scenari reali, riflessioni, gli autori hanno creato un ottimo incastro narrativo. “Vite in fumo” è una lettura che consiglio a tutti.

Vi riporto "una poesia di Alda Merini, autrice che Paola tanto aveva amato"
                                           
 Apro la sigaretta
                               come fosse una foglia di tabacco
                                                  e aspiro avidamente
                                            l’assenza della tua vita.
                                         E’ così bello sentirti fuori,
                                            desideroso di vedermi
                                            e non mai ascoltato.
                                          Sono crudele, lo so,
                                   ma il gergo dei poeti è questo:
                                              un lungo silenzio acceso
                                           dopo un lunghissimo bacio.