lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE | "Così crudele è la fine" di Mirko Zilahy

Mi chiamo Enrico Mancini e sono un poliziotto. Un profiler. Il mio lavoro è dare una forma al buio, dare un’identità a chi per averne una deve uccidere. Il mio lavoro è attraversare lo specchio oscuro per dare la caccia ai riflessi del male. Ma questa volta la preda sono io. E la caccia avrà un’unica, inevitabile fine crudele.
Con “Così crudele è la fine”, edito Longanesi, Mirko Zilahy si conferma scrittore di talento amato da un vasto pubblico di lettori e conclude la trilogia (iniziata con “È così che si uccide” e “La forma del buio”, entrambi pubblicati da Longanesi)  che vede protagonista il profiler Enrico Mancini.

Se avete nel cuore e negli occhi lo scintillio della città eterna, sarà più opportuno adottare una visione completamente diversa di Roma. Con una lunga scia di sangue, Roma diffonderà la sua luce nera mostrando il suo lato oscuro attraverso efferati omicidi che lasciano poco spazio all’immaginazione. Mirko Zilahy accompagnerà il lettore nella ricerca della verità dando il giusto spazio a vittime e carnefice. Ora non c’è più tempo da perdere, accettiamo la sfida che lo scrittore ci lancia e procedendo con la lettura raccogliamo gli elementi che ci porteranno alla soluzione finale.  Più facile a dirsi che a farsi! Non perdiamo tempo e attraversiamo lo specchio oscuro, il labirinto del male ci aspetta.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Così crudele è la fine
Mirko Zilahy

   Trilogia del commissario Mancini   
#1 È così che si uccide [recensione]
# 2 La forma del buio [recensione]
# 3 Così crudele è la fine 

Editore: Longanesi | Pagine: 418 | Prezzo: € 18,60
Sinossi
In una Roma attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, che gettano una luce nera sulla città, il commissario Mancini per la prima volta dopo molto tempo accoglie la sfida con nuova determinazione. Perché ora Enrico Mancini non è più l'ombra di se stesso: supportato dalla psichiatra della polizia che l'ha in cura, e affiancato dalla fedele squadra di sempre, si lancia alla ricerca di indizi che gli permettano di elaborare il profilo del killer. Costretto a rincorrere l'assassino passo dopo passo, vittima dopo vittima, tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta, il commissario capisce ben presto che il killer è anomalo, sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l'identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.


Alla fine ha vinto il silenzio. Anche il tic – tac della sveglia è morto da quando il buio mi ha avvolta. La tua cara voce, dov’è finita, mamma? Il battito rallenta nel cuore di questa notte insonne. E io ti aspetto ancora. Dove sei, mamma?
In una Roma inesplorata e attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, il Commissario Mancini inizia una nuova difficile indagine con ritrovata determinazione. Grazie all’aiuto della psichiatra della polizia che lo ha in cura, Mancini e la sua squadra, si lanciano alla ricerca di indizi per elaborare il profilo del Killer. È un gioco di sangue molto pericoloso. Il Commissario insegue il killer, vittima dopo vittima, tra le rovine meno note della Roma più antica e segreta. I cadaveri vengono ritrovati in siti archeologici poco noti come il Tempio di Apollo Sosiano e Campo Scellerato, la tomba delle “sepolte vive”.
Nella tomba vivente riposa un corpo di donna. Nel doloroso sepolcro è caduta, spinta da mani crudeli e guantate.
Mancini capisce ben presto che il killer è sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l’identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.

Due passi nel passato recente, tra le pagine dei primi due libri della thriller saga, ci permetteranno di godere pienamente dell’atmosfera inquietante creata dalla splendida, nera, immaginazione dello scrittore e della narrazione intensa che non presenta cali di tensione.

Abbiamo conosciuto Ombra e lo Scultore, siamo rimasti inorriditi dal loro modus operandi, abbiamo tifato per il Commissario e per il suo istinto, abbiamo tirato un respiro di sollievo quando le acque agitate si sono calmate. Tuttavia non fatevi ingannare dalle apparenze, le tempeste dell’anima non hanno mai fine e  Mancini ritorna con una storia ad alta tensione che vi racconterà come la normalità celi la mostruosità. Mancini non ha scampo deve giocare la sua partita con un nuovo serial killer camminando, come un equilibrista, lungo la linea sottile che separa la vita dalla morte. Lui, che per lavoro entra nella mente dei killer,  dovrà fare delle scelte. Spogliarsi delle sue fragilità, dire addio ai fantasmi del suo passato, liberarsi dalla tortura che si autoinfligge per i sensi di colpa, sono i virus letali di cui dovrà sbarazzarsi per non dover essere più in equilibrio precario sul baratro dell’esistenza.

“Così crudele è la fine” è un romanzo ben scritto che vi ipnotizzerà con i suoi orribili delitti, le mutilazioni, la crudeltà di cui solo l’uomo è capace. Guarderemo, per fortuna a debita distanza, una vetrina dell’esistenza in cui sfilano vittime senza colpa e assassini con le mani sporche di sangue. Intorno a noi avremo la città eterna ma non godremo della bellezza dei suoi monumenti perché cammineremo tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta. Assisteremo alla rinascita di Mancini, in lui c’è nuova forza che lo libererà  dal buio dell’inferno.

Le ferite dell’anima hanno cambiato Mancini rendendolo più sicuro di sé. La rinascita è un cammino lungo  e difficile. È popolato da mostri e da incubi. A volte i mostri che si nascondono, ci sfidano. Alzano la testa e guardandoci negli occhi si mostrano tingendo di rosso le nostre vite, le nostre case e le nostre città. Poi, come se niente fosse, ritornano a nascondersi nel nostro “io” più profondo. Noi lo sappiamo ma nulla possiamo fare! Ed è proprio questo il tema portante del romanzo di Zilahy, la multiforme idea dell’identità. “L’io non è padrone in casa propria” scriveva Freud. A voler far le cose semplici possiamo dire che nell’uomo albergano contemporaneamente il Bene e il Male. Non esiste un uomo totalmente buono o del tutto cattivo. Zilahy amplifica questo concetto di comunione e lo trasporta con maestria nel suo romanzo.

Come avrete compreso “Così crudele è la fine” è un romanzo emozionante e complesso, una sfida, una luce di speranza nel buio del crimine. Per Mancini sarà la resa dei conti, “pezzo dopo pezzo, attorno a lui il buio cresce per accompagnarlo nel silenzio della notte.” A noi seguirlo fino all’imprevedibile finale ringraziando di cuore Mirko Zilahy per aver dato voce a personaggi complessi che ricorderò sempre con piacere.  Mancini andrà così verso un futuro incerto portando nell’animo le cicatrici di un passato che l’ha quasi annientato.

Scriveva Anatole France:
“Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.”

1 commento:

  1. Quello della trilogia che meno ho apprezzato, purtroppo, ma Zilahy resta bravissimo.

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