sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE | "Senza far rumore" di Riccardo Castiglioni

Scriveva Jean de la Fontaine: “Le persone che non fanno rumore sono pericolose”. Questa frase mi ha dato modo di riflettere sul significato della parola “silenzio” inteso come una debolezza d’animo ma anche come confine fra il mondo della realtà vissuta e quella immaginata. Silenzio fra ciò che si è e ciò che avremmo voluto essere.

Ci vuol coraggio per amare. Ci vuol coraggio per far la cosa giusta. Ci vuol coraggio per mettersi contro i cattivi. Ci vuol coraggio per denunciare ed esporsi pubblicamente. Aver paura è normale ma dobbiamo riuscire a vincerla altrimenti diventerà l’ostacolo che ci impedirà di andare avanti. A volte ci si chiude nel silenzio per proteggersi, per passare inosservati, per non farsi riconoscere dal proprio destino. Tutto lavoro sprecato perché il destino è pronto a riprenderci proprio nel modo di vita in cui avevamo deciso di mimetizzarci. Il silenzio ha, come ogni cosa, una valenza positiva e una negativa. Io ho rispecchiato queste riflessioni in un romanzo che ho letto con interesse e coinvolgimento. Si tratta di “Senza far rumore”, romanzo d’esordio di Riccardo Castiglioni, La Ponga Edizioni.


STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Senza far rumore
Riccardo Castiglioni

Editore: La Ponga
Pagine: 272
Prezzo: € 18,00 cartaceo /  € 3,99 ebook
Sinossi
Antonio è un ex insegnante di lettere andato in pensione troppo presto. Conduce una vita solitaria e apatica, dividendosi tra la lettura e la compagnia di Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia che movimenta le sue giornate.

Per sdebitarsi delle continue attenzioni dell’amico, il professore decide di ricercare un romanzo letto che Lele ha letto in adolescenza e che ora pare introvabile.

Nei meandri della Rete si imbatte così in Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede in possesso di una copia del libro. Tra i due nasce una corrispondenza, che però si interrompe bruscamente per un banale equivoco.

Un crudele scherzo del destino, però, interviene a far incrociare nuovamente le vite dei due quando un vecchio incubo mai dimenticato riemerge dal passato di Antonio minacciando la ragazza, inconsapevole e all’oscuro di tutto.

Per provare a sventare la minaccia l’anziano professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori, vincendo la sua esistenza apatica e improvvisandosi uomo d’azione.


A dispetto della corporatura robusta il ragazzo non sente alcuna fatica. Sale i tornanti della collinetta con evidente agilità; gambe e fiato allenati dalle interminabili partite al campetto. Indossa un paio di jeans invernali accorciati fin sopra il ginocchio e una canottiera scolorita, appena chiazzata di sudore sul petto. Tra le mani – come sempre – l’adorato pallone da basket…
Antonio, 62 anni, è un ex insegnante di lettere in pensione. Conduce una vita solitaria e pigra. Gli fanno compagnia i libri e Lele, gioviale e sincero amico d’infanzia. La madre di Lele, Mammà per gli amici, ricopre di attenzione e di cibo il professore. Per sdebitarsi delle continue attenzioni di Mammà e di Lele, Antonio decide di cercare il romanzo “Il guerriero della nebbia” ormai introvabile ma che tanto era piaciuto a Lele. Grazie alla Rete il professore conosce Claudia, giovane e spaesata studentessa universitaria fuori sede a Milano. Lei ha una copia del raro libro. Tra i due nasce una fitta corrispondenza che verrà interrotta per un banale equivoco. Il destino, mai pago di combinar scherzi, interviene incrociando nuovamente le vite di Claudia e Antonio. Dal passato del professore riemerge una terribile minaccia su cui rischia di infrangersi la vita della ragazza all’oscuro di tutto. Il professore sarà costretto a combattere i propri demoni interiori per salvare Claudia e vincere la sua apatica esistenza improvvisandosi uomo d’azione.

“Senza far rumore” è un romanzo che inizia in sordina ma riserva molte sorprese. I primi capitoli sono pacati e armonici nel raccontare gli eventi e nel presentarci i personaggi. In questa realtà si scopre ben presto che qualcosa non va. Tra le righe si legge un’inquietudine che si manifesta con luci e ombre improvvise. La calma lascia il posto a un racconto adrenalinico e ricco di suspense.

Scopriremo, così, il segreto di Antonio. Molti anni addietro è stato testimone di un abuso ma ha taciuto, per paura, pur conoscendo il “mostro”. Questo segreto è un peso che grava sull’anima del professore. Egli pur sapendo di essere un uomo buono, mite e saggio sa di aver commesso degli errori. Non si può certo condannare un uomo perché ha avuto paura ma questa difficoltà, di esprimere a parola il suo tormento, gli ha cambiato la vita caratterizzata da una malinconia costante. Mi è sembrato di condividere con lui questo peso e quando il “male” si è ripresentato sono stata lì a incitare Antonio affinchè cogliesse la sua occasione di riscatto.

Attorno al protagonista ruotano dei personaggi secondari ben collocati nei loro ruoli.

Alla dolcezza e ingenuità di Claudia si contrappone la pratica saggezza di Mammà. Ad Antonio “da sempre mimetizzato tra le pagine della vita” si contrappone il suo amico Lele, deciso e cinico. Ai “cattivi” che si credono onnipotenti e invincibili  si contrappone il coraggio di chi cerca di fermare il male. Al rumore delle grida di chi è vittima di abusi si contrappone il silenzio di coloro che non riescono a liberarsi dai macigni sul cuore. La vita di Antonio non fa rumore, è persa nella nebbia dei rimpianti.

Quando i giorni del dolore finiscono, assistere alla rinascita di un uomo è davvero una bella esperienza. L’agnello si scopre lupo per difendere ciò che ama e ciò mi ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo.

“Senza far rumore” è un susseguirsi di capitoli brevi che scorrono via velocemente grazie a dialoghi vivaci e a un intreccio ben sviluppato. Mi sarebbe piaciuto sapere un po’ di più sugli eventi del passato e su alcuni personaggi delineati a grandi linee. Bravo lo scrittore a seminare qua e là alcuni indizi che segnano la trasformazione del romanzo in un noir dal fascino oscuro. Tanti i temi trattati: la violenza sulle donne, l’amicizia, la malattia mentale e l’indifferenza. Su tutto domina il tema delle maschere, siamo tutti frammentati in mille maschere dietro cui nascondiamo la nostra vera identità. C’è una maschera per il lavoro, una per la famiglia, una per la società. Quando però rimaniamo da soli, cosa siamo? Provate a strappare la maschera del bene ed ecco il male diventare padrone della scena. Bene e male giocano a nascondino, spesso il gioco finisce male con sofferenze e dolori. Cosa resta quando il gioco finisce? Rimane la vita senza la necessità di barare guardando il mondo con occhi scintillanti,  trasformando i pensieri in parole e in atti, smettendola di vivere senza far rumore.

3 commenti:

  1. vittorio gallarati3 settembre 2019 18:22

    Comprato con l'offerta del giorno a 0,99. Si legge bene, ben scritto, toni molto pacati. Forse finale un po' frettoloso ma nell'insieme personaggi credibili, con cui si entra in empatia.

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