sabato 16 aprile 2016

RECENSIONE | "La contessa nera" di Rebecca Johns

Buon fine settimana, cari lettori :) Come state?
Ultimamente mi è capitato di leggere un libro basato sulla vita romanzata del più grande serial killer femminile della storia. E’ un romanzo che affascina anche se la violenza non ha mai una giustificazione.

La contessa nera
Rebecca Johns (traduzione di Claudia Marseguerra)

Editore: Garzanti
Pagine: 323  
Prezzo: € 18,60

Sinossi: Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna completamente vestita di nero è sveglia da ore. Murata viva in una stanza fino alla morte: così ha decretato il conte palatino. Ma la contessa Erzsébet Bàthory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Ha solo sei anni quando, nella sua dimora tra i freddi monti della Transilvania, assiste ad atti di violenza indicibili. Neanche quando, appena adolescente, è costretta a sposare l'algido e violento Ferenc Nàdasdy. Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sàrvàr è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Lotte sanguinose, piene di sotterfugi e tranelli, che fanno emergere la parte più oscura della contessa, un'anima nera. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Chi è davvero la donna imprigionata tra le gelide pietre di Csejthe? È solo vittima di una cospirazione per toglierle il potere? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere in un mondo dominato dagli uomini?

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 9

Ungheria, 1611. L’alba illumina l’imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna completamente vestita di nero è sveglia da ore. Il suo sguardo austero è rivolto verso una feritoia nel muro che mostra solo un piccolo squarcio di cielo. Quello squarcio di cielo è l’unica cosa che scorgerà per il resto della vita. Murata viva in quella stanza fino alla morte: così ha decretato il conte palatino.
A essere murata viva, nella torre del castello, è la contessa Erzsébet Bathory che lotterà, fino alla morte, contro una condanna che lei reputa ingiusta. In tutta la sua vita la contessa era stata una ribelle che amava le folli corse con il suo cavallo e i libri. Ha solo sei anni quando, nella sua dimora in Transilvania, assiste ad atti di indicibile violenza. Appena adolescente, di fronte a quasi cinquemila invitati, sposa Ferenc Nadasdy. Il loro è un matrimonio sancito dall’imperatore, è un affare di stato, l’amore è il grande assente. Ferenc si mostra subito un uomo violento, senza emozioni: è interessato più alla guerra che alla famiglia. Erzsébet è sola nell’occuparsi dei figli e del castello di Sarvar. E’ una donna che deve cercare di sopravvivere in un mondo in cui c’è il culto dell’uomo. Spetta a lei occuparsi di alleanze politiche e lotte di potere a cui lei non può sottrarsi. Non si può mostrare la propria debolezza, bisogna essere spietati. La contessa si mostra all’altezza della situazione dando libero sfogo alla sua anima nera. Bisogna sempre ricordare a tutti chi è la padrona, nessuno può mancarle di rispetto e non subire una punizione.
Sin da quando ero ragazza non avevo mai avuto un attimo di pace con i miei domestici, non un solo giorno in cui non sorgesse qualche problema da risolvere. Avrei fatto qualsiasi cosa per liberarmi di tutti loro, delle loro stupide chiacchiere, della loro insolenza, della loro avidità.
La contessa offriva alle giovani ragazze un lavoro nel castello, ma in tutti quei lunghi anni nessuna se ne era mai mostrata degna.

Nel tempo cominciano a circolare strane voci sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla, cadaveri ritrovati nel bosco del castello. Qual è la verità?

Quando Ferenc muore in guerra, la situazione si fa ancor più grave.
Una donna senza marito è alla mercé di chiunque, ma altrettanto fragile è una vedova con un figlio piccolo, una vedova rinchiusa in un angolo remoto della casa, un relitto di un’era passata.
La vita di Erzsébet era stata un lungo addio, abbandonata da tutte le persone che l’amavano: i genitori, il marito, i due figli morti, il fratello, le sorelle.

Rabbia, gelosia armano la mano della contessa verso le ragazze colpevoli di pigrizia, avidità, disonestà.

La morte non le fa paura, sarà una cospirazione a toglierle il potere e il pentimento non giungerà mai.


“Madre. Amante. Strega. Assassina.
A volte il male è l’unico modo per difendersi.”

Questa scritta appare sulla cover del libro e sintetizza molto bene il fulcro da cui si sviluppa l’intero romanzo. Il male non ha mai una giustificazione ma posso accettare la sua presenza all’interno di un romanzo che vede una donna crudele vestire i panni della protagonista. “La contessa nera” narra la vita romanzata della vera contessa Bathory. Le vicende prendono spunto dalla vera Erzsébet Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinosa, che fu un serial killer ungherese  accusata di aver ucciso più o meno 650 ragazze. La leggenda narra che fin da bambina la contessa mostrava tendenze sadiche. Era dedita alla magia nera, soffriva di attacchi di epilessia e scatti d’ira. Vanitosa e narcisista, passava ore ad ammirare la propria bellezza. Praticava vampirismo e cannibalismo sfogando la sua pazzia su inermi vittime, torturandole e dissanguandole. Il loro sangue era raccolto in una vasca in cui lei si immergeva quotidianamente per preservare il suo corpo dai segni del tempo.

A questa figura, diabolicamente crudele, si ispira la scrittrice per realizzare un romanzo dalla struttura semplice e dal rimo serrato. Cupe atmosfere e forti emozioni sottolineano pagine dense di malinconia e intrise di una violenza crudele narrata senza filtri con una dovizia di particolari che rende la lettura passionale e inquietante. Ho trovato interessante la ricostruzione storica che comprende usi e costumi dell’epoca. Ampio spazio viene dato all’indagine psicologica della protagonista, della sua anima nera. La contessa appare come una donna seducente e terribile anche se fragile e ribelle. La storia evolve su due piani temporali, presente e passato. Le molte sequenze descrittive non sono mai noiose. La voce narrante è la stessa contessa che, prigioniera nella torre, scrive delle lettere al figlio ripercorrendo la sua esistenza.

“La contessa nera” è un romanzo che ho apprezzato, conquistata da una cover che coniuga alla perfezione mistero e inquietudine. La lettura è veloce, le torture vengono descritte con dovizia di particolari e la protagonista appare una donna violenta cresciuta nella violenza e sposata a un uomo violento. La contessa è un personaggio che affascina, sola e tradita reagisce nell’unico modo che conosce, con  violenza.

Padrona spietata, assassina crudele, emana un fascino a cui è difficile resistere. Un romanzo che avvince in un groviglio di dolore e smarrimento, crudeltà e potere, ingiustizie e sangue. Una donna dalla vasta istruzione, con opinioni originali, intelligente e perfida. Una donna che si è proclamata innocente fino all’ultimo, stremata per la malattia e la prigionia. Eppure mi si è successo, durante la lettura, di commuovermi per lei, per la sua solitudine, per i suoi sogni infranti. Mi sono rattristata per quelle povere ragazze uccise. C’è un grido di disperazione tra le pagine di questo libro, una ribellione che travolge la mente e sfiora la follia. E’ una sentenza di morte scritta con il sangue innocente di centinaia di vittime. E’ una crudele finzione intrecciata a una ancor più crudele realtà.
Non ho fatto nulla che non mi spettasse per diritto di sangue e di titolo, né al conte  palatino né a nessun altro. Erzsébet Bathory, vedova di Ferenc Nadasdy, figlia della più antica e nobile casata d’Ungheria, non è una strega, una pazza, un’assassina o una criminale. E non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il suo destino.

giovedì 14 aprile 2016

RECENSIONE | "Due verticale" di Jeff Bartsch

Carissimi lettori, tra le nuove uscite del mese di aprile, vorrei proporvi un romanzo brillante, una storia in bianco e nero come un cruciverba: una griglia di caselle con al centro la parola AMORE.

Due verticale
Jeff Bartsch (traduzione di Alessandro Storti)

Editore: Nord
Pagine: 324  
Prezzo: € 16,60

Sinossi: Stanley Owens non ha amici, e a lui va benissimo così. E comunque non ha mai trovato nessuno che condividesse il suo amore sconfinato per i libri, i numeri e, soprattutto, per l’enigmistica: inventare cruciverba è il suo sogno, la sua ragione di vita. Un giorno, però, incontra Vera, una ragazza diversa dalle altre: diversa come lui. La loro sintonia è talmente profonda che Vera non si stupisce quando lui le propone di sposarlo (per finta) e di rivendere i (veri) regali di nozze, così da pagarsi un biglietto per la libertà. E accetta. Anche perché è davvero innamorata di Stanley. Ma lui non lo capisce e, dopo la cerimonia, la lascia andare.

La vita li separa, ma non c’è come la lontananza per far emergere la verità. Col tempo, Stanley si rende conto che la sua vita è piena di caselle bianche che possono essere riempite solo da Vera. 

Decide allora di riconquistarla, usando l'unico linguaggio che conosce: semina i suoi cruciverba d'indizi comprensibili soltanto a lei, sperando che, prima o poi e ovunque lei sia, la sua dichiarazione d’amore giunga a destinazione…

http://i.imgur.com/ye3Q8bo.png
STILE: 7 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

“Vera, ho un piano per far soldi e andarcene di qui da gran signori, ma mi serve il tuo aiuto. E’ un po’ pazzarello…  Anzi, è proprio da manicomio. Ma possiamo farcela. E’ un’idea”, disse Stanley, come se quello spiegasse tutto.

Vera si posò una mano su un fianco e inarcò un sopracciglio. “Sono tutt’orecchie.”

Stanley s’inginocchiò. “Vera, vorrei sposarti. Ma non per davvero. Sarebbe un matrimonio finto. Per i doni di nozze. Conosco un sacco di gente ricca che ci regalerebbe soldi. E tutti gli altri doni potremmo rivenderli e dividerci il ricavato. Poi ce ne andremmo a Harvard. Nessuno scoprirebbe nulla.”

“Vera Baxter, vuoi essere la mia complice?”
Stanley Owen è un ragazzo con la passione per i libri ma soprattutto per l’enigmistica. ama inventare cruciverba e lo farebbe per tutta la vita se sua madre non avesse per lui altri progetti.

Vera Baxter è una ragazza che ama i numeri e i libri. E’ sempre in viaggio con la mamma costretta a spostarsi per lavoro.

I due ragazzi si incontrano a un campionato di ortografia, entrambi risultano vincitori e la loro sintonia è talmente profonda che insieme organizzano una truffa nuziale per sfuggire a un destino già scritto dalle rispettive madri: Stanley dovrebbe diventare un senatore, Vera una professoressa di matematica. Organizzano così un falso matrimonio, rivendono i regali e con quei soldi acquistano un biglietto per la libertà. Sarebbe tutto perfetto se Vera non fosse davvero innamorata di Stanley che inebriato dalla sua nuova vita non comprende che il vero amore è lì, accanto a lui. La vita li separa, affrontano entrambi momenti tristi, varie difficoltà. La loro esistenza continua tra verità e finzione. I ragazzi  hanno la possibilità di incontrarsi negli anni  ma nulla cambia. Sempre e solo buoni amici? Vera spera ben altro, detesta l’idea di un’amicizia tra loro e nutre la speranza che Stanley, con un balzo spettacolare, superi l’abisso di diffidenza, con lo slancio spavaldo di un eroe, per dichiararle amore eterno. I ragazzi prendono strade diverse, la lontananza diventa maestra di vita e Stanley si rende conto di quanto Vera sia importante per lui. Decide quindi di creare dei cruciverba, che verranno pubblicati su importanti giornali, inserendo indizi che solo lei è in grado di comprendere nella speranza che la sua dichiarazione d’amore giunga a destinazione. La sfida con il destino ha inizio.

“Due verticale” è un romanzo dal titolo insolito che mi ha subito incuriosita. Il cruciverba è, secondo me, un elemento legato alla metafora della vita. Entro uno schema diviso in caselle bisogna inserire parole dedotte da definizioni sotto riportate. In fondo anche la vita è segnata da regole da seguire, da caselle nere che rappresentano le nostre difficoltà e caselle libere in cui poter realizzare e completare le nostre aspirazioni, i nostri sogni. Vera e Stanley sono fautori del loro destino. Le loro menti elaborano pensieri, i loro cuori tessono emozioni. In due devono risolvere il cruciverba più difficile che ci sia: la loro storia d’amore. Mentre leggevo mi scoprivo involontaria testimone di una storia che intrecciava momenti drammatici a sorrisi disarmanti. I due ragazzi hanno un vissuto alquanto problematico e vivono il loro presente come una prigione da cui vogliono disperatamente evadere. Sicuramente il metodo scelto, l’inganno nuziale, non è la scelta migliore anche se segna l’inizio di una storia che vedrà i protagonisti impegnati nella ricerca di sé, della propria felicità. Spesso succede di cercare altrove ciò che ci fa star bene e non ci accorgiamo che la felicità è a portata di mano.

“Due verticale” è il romanzo d’esordio di Jeff Bartsch, un esordio positivo in cui la sfera emotiva ricopre un ruolo fondamentale. Ho trovato interessante le vicende storiche che ruotano attorno ai personaggi e che pur rimanendo in secondo piano influenzano le vicende e le vite dei ragazzi. Ben approfondito è il carattere psicologico dei personaggi e la storia offre momenti ricchi di emozioni e riflessioni. Commuovono le lettere scritte da Stanley al padre disperso in guerra, il suo isolamento e il modo di affrontare la vita non sempre condivisibile. Quando si è giovani spesso ci troviamo davanti a delle scelte che non siamo in grado di fare, cerchiamo la felicità senza sapere dove sia. Se poi parliamo d’amore allora le cose si complicano così come accade in questo romanzo piacevolissimo. A volte la mente e il cuore desiderano cose completamente diverse. L’esistenza è un mistero da vivere, un cruciverba da risolvere..  

mercoledì 13 aprile 2016

IN LIBRERIA #15 | Uscite del 14 aprile

Garzanti € 17,60 | 228 pagine
Garzanti € 17,60 | 240 pagine
Garzanti € 20,00 | 180 pagine
La città è avvolta nel silenzio della notte. Ma Ellen non riesce a prendere sonno. Si domanda se quegli occhi che ha incrociato di sfuggita siano proprio di Andreas, il suo amico d’infanzia che non vede da anni. Tutto è partito da quell’attimo. Da allora è stato impossibile frenare il flusso dei ricordi che l’hanno riportata dove non avrebbe mai voluto: a Grund. Alla casa tra i salici sulla riva del fiume; al gracchiare lontano delle rane; al riflesso dorato dei campi di girasole. Lì dove Ellen è cresciuta ed è stata felice, si è innamorata, ma ha anche sofferto. Per sua madre che ogni giorno più distante da lei non poteva più rallegrarla con la magia dei suoi dolci; per la fine della sua amicizia con Andreas che all’improvviso, senza spiegazione, ha deciso di non parlare più con nessuno. Per l’abbandono di Lutz, il padre di sua figlia, che un giorno è andato via senza fare ritorno. Per Marthe che non è mai riuscita a esprimersi veramente, lasciando che fossero le pagine del suo diario a parlare per lei. Ma ora che le lancette corrono trascinate dall’insonnia, Ellen deve fare i conti con il suo passato. Deve cercare delle risposte ai troppi misteri che affollano la sua mente. Deve scoprire se era davvero Andreas l’uomo che ha incontrato. Se lui, che l’ha visto per l’ultima volta, sa cosa è successo a Lutz. Perché a volte ciò che chiamiamo vita in realtà è un sogno, e ciò che chiamiamo sogno è vita. Dopo il grande successo del Sapore dei semi di mela, per mesi in classifica, finalmente Katharina Hagena torna con un nuovo romanzo attesissimo in tutta Europa. Un libro che si legge d’un fiato e che ammalia a ogni pagina. Una protagonista indimenticabile ancora legata al suo passato, che in una notte insonne cerca le risposte che aspetta da sempre. Risposte che la riportano con i ricordi a una casa, ai suoi profumi, ai misteri mai svelati, alle persone che le sono state accanto e ai loro segreti.
Accompagnato solo dal ritmico gorgogliare del respiratore subacqueo, James McGregor continua la sua discesa negli abissi davanti alla barriera corallina giamaicana. Sul fondo si staglia il profilo di uno yacht: è il Grave Descend, quaranta metri di eccellenza armatoriale, inabissatosi in circostanze misteriose qualche giorno prima. La missione per cui James, un passato nelle forze armate e un presente da cacciatore di tesori, è stato ingaggiato è in apparenza semplice: ispezionare il relitto per conto della compagnia assicurativa e indagare le possibili cause del naufragio. Ma mentre dalle profondità del mare riaffiora un tesoro dal valore inestimabile, James si trova ben presto a lottare per la sua stessa vita, oltre che per svelare un segreto che affonda le sue radici nel passato, nei torbidi giorni dell'armistizio italiano durante la Seconda guerra mondiale.
È una mattina d'estate e un temporale improvviso e violento irrompe nel silenzio della camera da letto in cui dorme il famoso attore. La donna che era con lui se ne è andata, lasciandolo solo tra le lenzuola bianche e il ticchettio insistente della pioggia contro il vetro. L'uomo apre di scatto gli occhi e per la prima volta nella sua vita percepisce il peso della solitudine. Da anni non si misura più con il palcoscenico, non sa più raccontare una storia, non riesce più a farsi folgorare da un'emozione. Ma mentre si alza e pigramente inizia ad aggirarsi per l'appartamento della sua amante, capisce che l'unica cosa di cui gli importi è finalmente ritrovare l'emozione di sentirsi vivo. Così esce di casa e inizia a camminare, senza una mèta o una destinazione. Attraversa parchi, quartieri multietnici, sottopassi autostradali, vie fatte solo di freddi palazzi di vetro e specchi e scorci invece antichi, popolati da volti segnati dalla storia e dalla vita di una città in perenne trasformazione. E mentre il paesaggio intorno a lui si trasforma, anche l'uomo inizia a sentire la sua anima cambiare. Fino a ritrovare, arrivato finalmente in centro, gli occhi della donna che l'ha lasciato la mattina. E trovare forse, nello specchio delle sue iridi, il riflesso della sua esistenza.



Due verticale
Jeff Bartsch

Editore: Nord
Pagine: 324 | Prezzo: € 16,60

Sinossi: 
Stanley Owens non ha amici, e a lui va benissimo così. E comunque non ha mai trovato nessuno che condividesse il suo amore sconfinato per i libri, i numeri e, soprattutto, per l’enigmistica: inventare cruciverba è il suo sogno, la sua ragione di vita. Un giorno, però, incontra Vera, una ragazza diversa dalle altre: diversa come lui. La loro sintonia è talmente profonda che Vera non si stupisce quando lui le propone di sposarlo (per finta) e di rivendere i (veri) regali di nozze, così da pagarsi un biglietto per la libertà. E accetta. Anche perché è davvero innamorata di Stanley. Ma lui non lo capisce e, dopo la cerimonia, la lascia andare.
La vita li separa, ma non c’è come la lontananza per far emergere la verità. Col tempo, Stanley si rende conto che la sua vita è piena di caselle bianche che possono essere riempite solo da Vera.
Decide allora di riconquistarla, usando l'unico linguaggio che conosce: semina i suoi cruciverba d'indizi comprensibili soltanto a lei, sperando che, prima o poi e ovunque lei sia, la sua dichiarazione d’amore giunga a destinazione…



Newton Compton 
€ 9,90 | 336 pagine
Newton Compton 
€ 10,00 | 336 pagine
Newton Compton 
€ 9,90 | 352 pagine
A qualche giorno dalle nozze, durante l’addio al celibato, il futuro sposo di Emma Holden scompare. Non solo Dan è sparito senza lasciare tracce, ma suo fratello è stato picchiato a morte e ora è in coma. Non essendoci altri indizi, i sospetti ricadono tutti su Dan. Emma però si rifiuta di pensare che il suo fidanzato possa aver commesso un atto così vile, violento e inspiegabile. Quando le foto di Emma vengono pubblicate da tutti i giornali scandalistici però, la donna capisce che c’è qualcosa di familiare e terrificante in quelle immagini, l’antica eco di un terribile segreto rimasto sepolto per anni, che sembra in qualche modo collegare il suo problematico passato con il suo pericoloso presente. E man mano che passano i giorni, Emma dovrà capire di chi si può fidare davvero: della sua famiglia, dei suoi amici o di Dan?
Diciotto incredibili viaggi nel passato, diciotto avventure mozzafiato che ti catapulteranno come per magia in un mondo lontano nel tempo e nello spazio: ecco la promessa degli autori Wyllie, Acton e Goldblatt. Grazie alle informazioni e alle tante curiosità raccolte nel volume, potrai vedere con i tuoi occhi l’eruzione del Vesuvio a Pompei, visitare la mitica Xanadu di Kublai Khan insieme a Marco Polo, veleggiare con il capitano Cook verso Tahiti e l’Australia, marciare con le donne di Parigi durante la Rivoluzione francese. E ancora, arrivando a epoche più recenti, accompagnare i Beatles nella loro tournée di Amburgo, o magari assistere alla caduta del Muro di Berlino… Dimentica i musei, dimentica i libri di storia: è questo il modo giusto per conoscere il passato… riviverlo in prima persona!
Adelina Amouteru è una sopravvissuta. Dieci anni fa il suo Paese è stato colpito da un’epidemia. Sono morti quasi tutti, e i pochi bambini rimasti in vita sono stati marchiati per sempre dalla malattia. I bei capelli corvini di Adelina sono diventati color argento, le sue ciglia bianche, e l’occhio sinistro è sostituito da una brutta cicatrice. Il suo crudele padre la considera un’appestata, una maledizione per la casata degli Amouteru. Ma i sopravvissuti hanno acquisito anche straordinari poteri magici, per questo la popolazione li chiama “Giovane Elite”.
Teren Santoro è al servizio del re, dirige l’Inquisizione: il suo compito è scovare i sopravvissuti della Giovane Elite e annientarli. Lui li considera malvagi, eppure è lo stesso Teren a nascondere grandi ombre nel suo cuore.
Enzo Valenciano fa parte della Compagnia della Spada, un gruppo segreto all’interno della Giovane Elite, nato con il compito di combattere l’Inquisizione. Ma quando incontrerà Adelina, scoprirà che la ragazza possiede poteri che mai nessuno ha avuto prima e cercherà di convincerla a combattere al suo fianco.



Fuga da Villa del Lieto Tramonto
Minna Lindgren

Seguito del romanzo Mistero a Villa del Lieto Tramonto

Editore: Sonzogno | Pagine: 320 | Prezzo: € 17,50

Sinossi: 
Pareti abbattute, tubature divelte e trapani che spaccano i timpani. Villa del Lieto Tramonto, la tranquilla residenza per anziani nella periferia di Helsinki, è sottosopra per massicci lavori di ristrutturazione, e alle inseparabili Siiri e Irma non resta che cercare un modo per fuggire. E alla svelta: loschi individui – sono davvero muratori? – si aggirano nell’edificio, e il portagioie della loro compagna Anna-Liisa è scomparso. Tutto sotto gli occhi della direzione della struttura.  Perché allora non affittare un appartamento in centro, lontano da disagi, furti e calcinacci? Meglio però allargare l’invito agli amici della canasta: la puntigliosa, cara Anna-Liisa e l’ambasciatore, il suo distinto consorte, oltre all’infelice Margit alle prese con la grave malattia del marito. La convivenza nello stravagante alloggio – raso rosso alle pareti, un letto rotondo e un improbabile palo da lap-dance in soggiorno – in uno dei palazzi più antichi della capitale finlandese, è per il gruppo di anziani un avventuroso nuovo inizio: la spesa al pittoresco mercato coperto, il bucato, i pasti da cucinare, amicizie inaspettate e giri in tram tra vecchi ricordi e scoperte entusiasmanti. Eppure, qualcosa non quadra. Per il fiuto investigativo di Siiri e Irma, la ristrutturazione nasconde ben altre, criminose attività, e quando il mistero comincerà a dipanarsi tra comici passi falsi, inattesi colpi di scena e irriverenti quanto umane opinioni sulla morte, le ostinate vecchiette toccheranno con mano quanto sia facile lasciarsi ingannare dalle apparenze. Anche alla loro non più tenera età.  Il nuovo episodio della Trilogia di Helsinki, irresistibile commedia gialla che mescola sapientemente suspense, umorismo e acute riflessioni su temi sociali di rilevante attualità.

L’autrice sarà a Milano sabato 23 aprile ospite del festival I Boreali.




Fazi € 18,50 | 640 pagine
Fazi € 18,00 | 304 pagine
Fazi € 18,00 | 498 pagine
La saga dei Cazalet
(secondo volume)
È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c’è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure. A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all’arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell’inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutte e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l’intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita torni a essere quella di prima, in quest’indimenticabile ritratto dell’Inghilterra di quegli anni. E ormai è difficile abbandonarli, questi personaggi: con loro sorridiamo, ci emozioniamo e ci commuoviamo nel nuovo appassionante capitolo della saga dei Cazalet.
Il professore è il primo romanzo scritto da Charlotte Brontë. Inizialmente rifiutato dagli editori perché giudicato troppo realistico, fu pubblicato solo nel 1857, due anni dopo la morte dell’autrice. Il protagonista è William Crimsworth, primo e unico narratore maschile da lei utilizzato, il quale racconta in prima persona la sua storia: uomo sensibile e colto, fugge da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire e si trasferisce in Belgio per insegnare presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrisposto. Ma la coppia non avrà vita facile: saranno infatti molte le avversità che i due dovranno affrontare – a cominciare dall’aperta ostilità dell’astuta direttrice della scuola – prima di riuscire a coronare il loro amore.
Come Villette, Il professore prende spunto dall’esperienza personale della Brontë, che nel 1842, quando studiava il francese a Bruxelles, si innamorò del suo insegnante, Monsieur Héger (una relazione che non ebbe però un lieto fine). Lettura trascinante, il romanzo formula un’estetica nuova, mettendo in discussione molti dei presupposti su cui era basata la società vittoriana e rivelandosi come precursore dei lavori più maturi dell’autrice: l’approfondimento psicologico dei personaggi e la vivacità descrittiva degli ambienti in cui si muovono sono chiaramente riconducibili al genio di Charlotte Brontë.
In un’epoca in cui la ricerca della visibilità e della fama personale sembra dettare lo spirito dei tempi, leggere la biografia di Charlotte Brontë è quanto mai illuminante. L’autrice del capolavoro Villette, di Shirley e Il professore, nonché di Jane Eyre, immediato successo all’epoca della sua pubblicazione e ormai classico intramontabile, scelse l’anonimato dello pseudonimo Currer Bell, con cui firmò tutti i romanzi, si calò nell’insignificante esistenza dell’istitutrice e interpretò il ruolo della figlia obbediente prima e della moglie devota poi. Eppure, nell’«ombra», ci racconta Lyndall Gordon, Charlotte seppe trovare le parole per dare voce alla propria esperienza e fece affiorare in superficie un mondo interiore rimasto celato. L’impatto con la società vittoriana fu «esplosivo»: una donna che esprimeva con candore i propri pensieri e sentimenti, che impiegava l’ironia nei confronti della società e dei costumi, era veramente una donna? Non andava forse considerata poco femminile? Ai contemporanei apparve “volgare”. Ma quella voce che si sollevò dall’oscurità ancora ci conquista con le sue intime rivelazioni, e il «fuoco» che bruciava in Charlotte tuttora infiamma le pagine dei suoi libri. Le vicende umane della ragazza apparentemente schiva e docile nata in una canonica immersa nelle brughiere dello Yorkshire si intrecciano in profondità ai suoi romanzi, che hanno sempre un nucleo autobiografico, illustra Gordon. Ancora oggi Charlotte parla a chi cerca di «elevarsi» superando gli ostacoli sul proprio cammino, a chi desidera un amore che vada oltre le convenzioni, come fu il suo per l’insegnante belga che l’aiutò a scoprire la propria vocazione di scrittrice e per l’editore londinese che rivelò il suo talento al mondo. Chi prende parola dall’ombra, ci insegna la vita di Charlotte, non parla tanto per sé, ma assume una voce universale, che guarda a un tempo a venire.