mercoledì 26 giugno 2019

BLOGTOUR | "Nestor Burma e la bambola" di Léo Malet | I 5 motivi per leggere il romanzo

Cari lettori, Nestor Burma è un personaggio nato dalla penna agile del romanziere francese Léo Malet, uno dei padri del romanzo poliziesco francese. Burma è il protagonista di una serie di romanzi polizieschi in cui interpreta la parte di un detective privato. Lavora con una segretaria, Hélène, che è infatuata di lui, in una agenzia di investigazioni che si chiama “Fiat Lux Agency”. La sua prima apparizione nel 1943 lo vede protagonista di “120, Rue de la Gare” (Fazi 2004). Il libro che Fazi Editore propone in questo caldo mese di giugno è un inedito per l’Italia, “Nestor Burma e la bambola”, nella collana Darkside. Una lettura piacevole e scorrevole, con vicende ben costruite, dove tutto è imprevedibile e nulla è ciò che sembra.

Tutto inizia quando Nestor Burma, come sempre a corto di denaro, si reca di nascosto presso un’isolata villa di Boulogne. Qui sarà l’involontario e sbigottito testimone di una strage messa in atto da un losco individuo dal volto deturpato. Inizia così una rocambolesca serie di eventi che vedrà il protagonista risolvere    l’intrigo, muovendosi tra sicari prezzolati, locali a luci rosse, chanteuses decadute e “bambole”, reali o sognate. E sarà proprio una bambola la chiave per decifrare il mistero.





Nestor Burma e la bambola
Léo Malet (traduzione di F. Angelini)

Editore: Fazi
Pagine: 176
Prezzo: € 15,00
Sinossi
Tempi duri per Nestor Burma: le casse dell'Agenzia Fiat Lux sono drammaticamente vuote e la pioggia primaverile rende Parigi sempre più cupa. Così, fiutata la possibilità di un mistero, il detective privato si reca di nascosto presso un'isolata villa di Boulogne, dove sarà l'involontario e sbigottito testimone di una strage, messa in atto da un losco individuo dal volto deturpato. La vittima, tale Mauffat, sembra essere a sua volta un personaggio poco raccomandabile: un ex medico radiato dall'ordine, che custodiva nella propria cassaforte mazzette di banconote e bottiglie di benzina... A complicare le cose si aggiunge il fatto che Mauffat venga anche considerato il responsabile della morte della giovanissima Yolande Bonamy, deceduta in seguito a un aborto mal praticato: ad accusare l'ex medico sono i nonni della ragazza, che, in mancanza di prove concrete, affideranno al protagonista il compito di incastrare l'assassino rimasto impunito. Ma come fare, ora che l'assassino stesso è stato a sua volta brutalmente assassinato? Ancora una volta toccherà a Nestor Burma risolvere l'intrigo, muovendosi tra sicari prezzolati, locali a luci rosse, chanteuses decadute e "bambole", reali o sognate... E sarà proprio una "bambola" la chiave per decifrare il mistero.



I 5 motivi per leggere il romanzo

In questa tappa del blogtour vi illustrerò cinque buoni motivi per leggere “Nestor Burma e la bambola”.   

1. Il personaggio di Nestor Burma è un investigatore irriverente, fuori dagli schemi, ma con un gran cuore. È il protagonista di una trentina di avventure. Sciupafemmine e trovacadaveri dalla lingua sarcastica, Burma non ama estrarre la pistola ma preferisce usare il cervello. Le inchieste dure e difficili sono il suo pane quotidiano. Le indagini in cui è coinvolto sono ambientate nella Parigi degli anni Cinquanta fra gangster e maîtresse, ricatti e tradimenti, bugie e mezze verità. Non resiste al fascino femminile anche se il suo rapporto con le donne è spesso conflittuale. Nestor è un antieroe sempre al verde e con pochi amici. Sbuffa, beve vino, fuma la pipa, sbraita ma non sbaglia un colpo. Ama lavorare da solo, è un tipo duro e solitario  e frequenta ombrosi locali notturni. Ha un rapporto controverso con la polizia. Sa che lui e i poliziotti combattono dalla stessa parte ma tende a non fidarsi di nessuno e fa tutto da solo anche a costo di infrangere le regole. Dai romanzi che vedono Burma mettere ko il crimine, è stata tratta una serie televisiva nel 1991 di 85 episodi, con protagonista l’attore Guy Marchand, e una serie di graphic novel realizzate da Jacques Tardi, pubblicata con grande successo di critica. La serie a fumetti venne pubblicata inizialmente sulla rivista antologica  “À  Suivre” nel 1981 e poi in volumi cartonati editi da Casterman dal 1982 realizzata da Tardi che ne disegnò le prime cinque storie in cui traspare una Francia messa a nudo con i suoi peccati. La serie venne poi continuata da Emmanuel Moynot e dal 2013 da Nicolas Barral.

2. L’ambientazione in un giallo è molto importante e Malet sceglie, come sempre nei polizieschi in cui Burma è protagonista, Parigi per creare l’atmosfera adatta e plasmare la tensione necessaria per catturare l’attenzione del lettore. Il nostro detective si muove nella Parigi anni ‘50 tra assassini, industriali e politici tutti avidi e con molti scheletri negli armadi. Le sue indagini permettono a noi lettori di percorrere il labirinto della città. Non ci si può perdere seguendo Burma anche se è meglio memorizzare dei punti di riferimento: un bistrò, un marciapiede, il boulevard, i vicoli. Malet non trascura nessuna zona della città anche se Burma predilige i quartieri meno eleganti e non si stupisce mai di niente. Una cosa accomuna tutti i luoghi, sono abitati da uomini che vogliono tenere nascosti i loro peccati e sono disposti a tutto affinchè ciò avvenga.

3. “Nestor Burma e la bambola” è un poliziesco che presenta tutte le caratteristiche che distinguono il genere. Vari delitti, un investigatore, indagini svolte e arresto del colpevole. Il detective non si limita a risolvere il caso ma affronta il pericolo e rimane coinvolto in scontri violenti. Burma è un detective irriverente e freddo. Questo libro è un buon romanzo poliziesco che inizia in modo classico con un omicidio anzi un duplice omicidio. Malet gioca con gli indizi: informa sempre il lettore sugli indizi reali ma anche su quelli falsi mescolando le carte. Il meccanismo dell’intreccio è poi rispettato con personaggi costruiti in modo semplice e schematico. Vittime, assassini, sospettati e investigatori sono tutti presenti. Gli indizi e le tracce sono condivise con il lettore che ha l’opportunità di partecipare alle indagini e la ricerca dell’assassino non è una passeggiata. Il romanzo non contiene descrizioni troppo dettagliate e gode di un susseguirsi di colpi di scena.

4. Vi spiego perché il romanzo mi è piaciuto. Fin dalle prime pagine mi sono sentita coinvolta nelle indagini e ho rivissuto emozioni (come la paura, l’indignazione, la rabbia, il coraggio, il potere) evocate nella storia. Non c’è mai stato un calo di attenzione, più procedevo con la lettura e più ero curiosa di vedere come si risolveva l’indagine. La suspense e la tensione mi hanno tenuta incollata al libro fino all’epilogo. Naturalmente il lato avventuroso della storia mi ha coinvolta, pur rimanendo comodamente seduta sul mio divano ho affrontato manigoldi e assassini! Non c’è mai pace per Burma travolto dal ritmo coinvolgente. Riprende fiato solo in pochi momenti in cui prevalgono i dialoghi e le osservazioni.

5. Leggere questo romanzo è un’opportunità per conoscere lo scrittore francese Léo Malet (nato a Montpellier nel 1909 e morto a Parigi nel 1996). Entrambi i genitori, la madre è sarta e il padre impiegato, muoiono di tubercolosi quando Léo è molto piccolo.rimasto orfano viene cresciuto dal nonno, che lo inizia alla letteratura. A 16 anni si trasferisce a Parigi, conosce André Colomer e si avvicina agli ambienti anarchici. In gioventù esercita diversi mestieri: commesso, operaio, magazziniere da Hachette, venditore di giornali, comparsa e debutta anche come chansonnier. Nel 1931, su invito di André Breton, si lega all’ambiente surrealista. Il suo nome compare nel primo dei dodici manifesti del surrealismo e scrive poesie. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi e crea il personaggio del reporter Johnny Métal. Nel 1943 pubblica “120, Rue de la Gare”, con cui esordisce il suo personaggio più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di avventura, inclusa un’interessante “Serie nella serie” intitolata “I nuovi misteri di Parigi”. Sarà proprio Nestor Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico mentre la critica lo riscoprirà parecchi anni più tardi.

“Nestor Burma e la bambola” è un’ottima lettura da mettere in valigia. Vi farà compagnia ovunque voi andiate e vi permetterà qualche ora di lettura spensierata avvolti in intrighi e misteri.

lunedì 24 giugno 2019

RECENSIONE | "L'enigma dell'abate nero" di Marcello Simoni

Esce oggi, per la Newton Compton Editori, un thriller storico pregno di misteri e intrighi : “L’Enigma Dell’Abate Nero” di Marcello Simoni. Simoni ci propone il terzo volume della Secretum Saga ricca di enigmi, colpi di scena e dettagli storici accurati. Leggere un libro di questo scrittore è come viaggiare nel passato alla scoperta di ciò che deve rimanere nascosto. Ora se volete conoscere l’Abate Nero, il ladro Tigrinus e Bianca de’ Brancacci, non vi resta che mettervi comodi e aprire il libro. Dimenticavo di dirvi che c’è anche lui, il grande burattinaio, Cosimo de’ Medici.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
L'enigma dell'abate nero 
(Secretum Saga #3)
Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Estate 1461, Mar Ligure. Angelo Bruni, diventato mercante navale e all’occorrenza contrabbandiere, abborda una nave proveniente da Avignone, intenzionato a saccheggiarla. A bordo di quell’imbarcazione, però, si nasconde una spia informata di un complotto ordito ai danni del noto cardinal Bessarione. Deciso a sfruttare a proprio vantaggio quell’informazione, Angelo pianifica di correre in soccorso del prelato, che si trova a Ravenna, per derubarlo delle sue ricchezze con l’aiuto del ladro Tigrinus. Ma l’avventura non andrà come previsto e Tigrinus raggiungerà Ravenna da solo. Qui, però, diventerà inaspettatamente il bersaglio di attacchi incrociati: quelli dei fedeli di Bessarione, convinti che il ladro fiorentino sia un sicario pericolosissimo, e quelli di Bianca de’ Brancacci, inviata a Ravenna da Cosimo de’ Medici. Inseguimenti, catture, fughe rocambolesche: Tigrinus dovrà fare appello a tutta la sua astuzia e al suo ingegno per salvarsi la vita e recuperare la Tavola di Smeraldo, il pericoloso libro che tutti vogliono. E mentre lotta per scampare alla morte scoprirà una verità sconvolgente che riguarda l’inquietante Abate Nero…


Estate 1461. Durante un arrembaggio, in pieno stile corsaro, Angelo Bruni, mercante e all’occorrenza contrabbandiere, scopre una spia informata di un complotto ordito ai danni del noto cardinale    Bessarione. Deciso a ottenere un guadagno da questa informazione, il mercante decide di correre in aiuto del prelato che si trova a Ravenna. Nel piano di Bruni c’è la volontà di derubare delle sue ricchezze il cardinale. Al suo fianco ci saranno il ladro Tigrinus e il nano Caco. Tuttavia i piani non procedono come previsto. A Ravenna Tigrinus diventerà il bersaglio dei fedeli di Bessarione e di Bianca de’ Brancacci. I primi lo credono un sicario pericolosissimo, mentre la gentildonna agisce per conto di Cosimo de’ Medici. Tigrinus dovrà far ricorso a tutta la sua astuzia per salvarsi la vita tra inseguimenti, catture e fughe rocambolesche. Su tutto e tutti si scaglia impietosa l’ombra dell’Abate Nero.

Simoni ci ha ormai abituati a storie dall’animo avventuroso e dai risvolti misteriosi. La sua scrittura coinvolgente ci narra un intreccio fittissimo di crimini e intrighi di metà Quattrocento. Tutto ruota intorno a un antico testo esoterico, La Tavola Di Smeraldo attribuito a Ermete Trismegisto. Tra le sue pagine si nasconde la conoscenza dell’universo, l’antica saggezza della trasmutazione, i segreti del cosmo e della longevità. Se qualcuno dovesse ottenere quella conoscenza, diventerebbe il padrone della vita, una specie di essere sovrumano che potrebbe fare ogni cosa.

Le ricerche e gli enigmi sono iniziati con i primi due capitoli della Secretum Saga ("L’Eredità Dell’Abate Nero" e "Il Patto dell’Abate Nero") che io non ho letto ma ho ugualmente apprezzato il terzo volume senza alcuna difficoltà perchè Simoni ha seminato vari riferimenti alle vicende precedenti e quindi la lettura è risultata fluida e veloce.

I personaggi, alcuni reali altri frutto di fantasia, mi hanno colpito favorevolmente perchè sono lo specchio dell’epoca: si lasciano travolgere dalle ambizioni, dai sentimenti e sono umanamente imperfetti. Tigrinus è impeccabile nel ruolo di ladro coinvolto nella ricerca di tesori nascosti e di viaggi per mare Egli è, come se non bastasse, anche alla ricerca del padre scomparso. C’è poi la bella e affascinante Bianca tutta presa da un prepotente desiderio di vendetta. I personaggi, nessuno è ciò che appare, si muovono tra la Firenze e la Ravenna del Quattrocento e l’autore è bravo nel far trasparire il fervore che si manifesta in tutti i campi dell’attività umana. Scopriremo i retroscena della scalata al potere di Cosimo de’ Medici, primo signore de facto di Firenze. Scalata che non lo vedeva mai diretto protagonista, ma sempre in seconda linea dietro a uomini di sua fiducia. Metteremo il naso negli affari del Banco di famiglia. A rendere tutto ancora più interessante si alternano nel romanzo, ma sempre con studiato equilibrio, fatti veri e fatti verosimili.

Pur essendo un thriller storico, si legge tutto d’un fiato grazie alle capacità dello scrittore di rendere la trama intricata e ricca di colpi di scena. Molte cose sono però ancora avvolte da un mistero che incuriosisce. Mi ha positivamente incuriosita un argomento del tutto nuovo che Simoni affronta con cura e dovizia di particolari: la Ravenna tardomedievale di cui ricostruisce la dimensione urbanistica, topografica, spirituale e politica, una città che nel xv secolo attraversò un periodo davvero singolare. Singolare anche una tecnica di avvelenamento descritta in questo romanzo, ispirata ad alcuni effetti d’intossicazione ambientale. Il finale è aperto, aspetterò con ansia il seguito anche perché voglio ritrovare il protagonista, il ladro Tigrinus, e vorrei conoscere più a fondo la veste insolita in cui viene presentata Firenze come città dell’economia, dei banchieri e del denaro.

giovedì 20 giugno 2019

RECENSIONE | "Avviso di chiamata" di Delia Ephron

Buongiorno carissimi lettori, oggi vorrei proporvi un libro fresco di stampa: “Avviso di chiamata” di Delia Ephron, sorella della famosa Nora e insieme a lei autrice di film indimenticabili come “ C’è posta per te”. Il romanzo fa parte della collana Le strade della Fazi Editore.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Avviso di chiamata
Delia Ephron (traduzione di E. Budetta)

Editore: Fazi
Pagine: 334
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Eve Mozell è un'organizzatrice di eventi quarantaquattrenne che vive a Los Angeles. Quella da cui proviene è una famiglia di eccentrici artisti. Da tempo la madre ha lasciato il padre per un altro uomo e, ora che lui è divenuto anziano, tocca a lei farsene carico, insieme alle sue sorelle: la maggiore, Georgia, estrosa e brillante, è la direttrice di un'importante rivista e trasforma in moda qualsiasi cosa indossi o dica; la minore, Maddy, è un'attrice stralunata alle prese con una gravidanza imprevista e il conseguente licenziamento dalla soap opera in cui lavora. Il padre, con il suo alcolismo, i suoi episodi maniaco-depressivi, i suoi tentativi di suicidio e le sue assurde storie d'amore e di sesso, è un disastro. Ma Eve ha anche altri problemi: gli impegni lavorativi, le preoccupazioni per il figlio adolescente, l'angoscia per il proprio declino fisico. Per questo esistono le sorelle: nonostante le gelosie e le incomprensioni, basta alzare la cornetta del telefono per trovare un po' di sollievo... 






Tra noi sorelle va sempre così. Ore attaccate al telefono, vite aggrovigliate, ma quando ci ritroviamo  davvero faccia a faccia ci tratteniamo. Mio padre può scoppiare a piangere facilmente. È sdolcinato. Ma noi abbiamo preso da nostra madre. Non siamo tipi da smancerie.
La voce narrante è quella di Eve Mozell, organizzatrice di eventi che vive a Los Angeles. La famiglia da cui proviene è formata da eccentrici artisti. Da molti anni la madre è andata via da casa abbandonando il marito per un altro uomo. Ora che lui è diventato anziano e malato, tocca a Eve e alle sue sorelle farsene carico. Georgia, la maggiore, è estrosa e brillante. È la direttrice di un’importante rivista e trasforma in moda qualsiasi cosa indossi. La sorella minore è Maddy, l’unica che mantiene i rapporti con la madre. È un’attrice stralunata che, a causa di una gravidanza imprevista, viene licenziata dalla soap opera in cui lavora. Il padre è un uomo difficile e fragile con il suo alcolismo, i suoi episodi maniaco-depressivi, i suoi maldestri tentativi di suicidio e le sue storie d’amore. Eve, oltre a occuparsi del padre, deve affrontare gli impegni lavorativi, le preoccupazioni per il figlio adolescente, l’angoscia per il proprio declino fisico. In questo mare in tempesta l’ancora di salvezza è il telefono che le permette di comunicare con le sorelle. Infatti, nonostante le gelosie e le inevitabili incomprensioni, basta alzare la cornetta dell’apparecchio telefonico per trovare un po’ di pace.

“Avviso di chiamata” è un romanzo intenso, sincero, tenero, a volte irriverente, che mette in primo piano le nostre debolezze, le nostre paure e sofferenze. Il romanzo, che ha molto di autobiografico, vede l’autrice svelare molti retroscena sulla famiglia Ephron mescolando abilmente toni brillanti a quelli malinconici. L’allegria e la tristezza fanno parte della vita delle tre sorelle, scandita dalla tradizione come il Natale e il giorno del Ringraziamento. È un viaggio nella malattia e nell’atavica necessità d’amore. La famiglia non è “un nido felice” ma un luogo dove, a volte, è difficile vivere. Il libro è scorrevole e vivace trattando temi come il rapporto tra padre e figlia, la vecchiaia, la malattia, la famiglia e il lavoro.

Il padre è sempre stato una persona difficile. Era un alcolizzato bipolare e ora ha anche la demenza senile. Le figlie hanno lasciato ben presto la casa natia per andare lontano e non dover affrontare la quotidianità con un padre e una madre in perenne litigio. La vita però non si ferma, procede a lunghe falcate e arriva il momento in cui i genitori hanno bisogno dei figli.

La demenza senile non guarda in faccia a nessuno. Tuttavia dietro a ogni problema, scriveva Galileo Galilei, si cela un’opportunità. La sensibile Eve sente in sé due forze che la dilaniano: vorrebbe fuggire dal compito di assistere il padre e non riesce a staccarsi dal genitore ammalato. Non vuole rimanere intrappolata nel ruolo di figlia badante ma non può e non vuole abbandonare il padre che spesso non si ricorda di lei e anzi sostiene di non aver figli.

È una sfida al femminile quella di occuparsi di un anziano genitore e accudire un figlio adolescente. Lo sa bene la protagonista divisa tra la voglia di libertà e i sensi di colpa per aver pensato al proprio padre come a un peso. Anche le sorelle fanno il possibile per aiutare Eve ma è sempre lei in prima linea. C’è un legame tra padre e figlia che va oltre la malattia e si chiama “amore”. Quando tutto diventa complicato, praticamente sempre, il telefono le permette di parlare con le sue sorelle salendo su una giostra di avvenimenti, informazioni, pensieri ed emozioni.

Nel bene come nel male, l’autrice mostra l’umanità dei personaggi, le ragioni psicologiche che mettono in luce comportamenti che possono sembrare innaturali ma non lo sono. Non rispondo al telefono perché ho paura che mi dicano che mio padre è morto. Se non rispondo non so nulla quindi mio padre è ancora vivo! Oppure tutto l’opposto: la morte ci può liberare da una situazione più grande di noi.

Magari esprimiamo questo concetto con le parole ma mai con il cuore. La mente e il cuore percorrono vie diverse, quante volte abbiamo detto cose che non pensavamo veramente? Le tre sorelle super impegnate del romanzo dovranno affrontare tante difficoltà, ognuna lo fa come può. A volte si scappa dai propri doveri inventando mille scuse. Non ci sono eroi in questa storia ma personaggi vivi che si muovono tra conflitti emotivi subito messi in luce dall’autrice.

Nessuno è perfetto, i difetti sono le crepe dell’armatura sociale che indossiamo e spesso diventano ciò che di noi ama chi ci sta a fianco. È facile amare i pregi, difficile amare le imperfezioni. Le nostre protagoniste di difetti ne hanno una gran quantità ma sono pronte a perdonarsi reciprocamente anche se ci sono stati momenti difficili durante il cammino della vita. Le sorelle sono come pietre miliari. Gli amici cambiano, gli innamorati se ne vanno ma loro restano lì pronte ad aiutarsi. Non lasciatevi però ingannare, a volte la relazione tra sorelle oscilla tra la rivalità e l’affetto più intenso. Nascono profonde rivalità perché ci si contende l’amore dei genitori, perché c’è sempre la sorella perfetta mentre le altre si sentono meno attraenti, meno eleganti, meno interessanti. Odio e amore camminano tenendosi per mano. Più si ama una persona, più si soffre se ci offende e ci esaspera. Discutere di ciò che si prova è la soluzione migliore magari alzando la cornetta del telefono e digitando il numero così familiare.

Il telefono diventa coprotagonista di questa storia, moderno traghettatore di emozioni e lamentele e le protagoniste sembrano proprio maniache di questo mezzo di comunicazione. Si chiama con facilità e con altrettanto facilità sono assenti nei momenti importanti. Il libro mi è piaciuto perché non nasconde la difficoltà di un momento così drammatico come la malattia di un genitore. C’è chi si fa in quattro e chi latita senza mai sentirsi in colpa. Misteri della vita!