lunedì 5 settembre 2016

RECENSIONE | "Yeruldelgger - Morte nella steppa" di Ian Manook

Carissimi lettori, spero abbiate trascorso una serena estate :) Ora che l’autunno si avvicina ho chiuso il capitolo vacanze per ritornare alla quotidianità. Naturalmente anche in questo periodo di riposo e di svago non ho mai abbandonato i miei amati libri. A esser sincera sono soddisfatta di me stessa perché sono riuscita a leggere, malgrado il caldo, un libro di ben 522 pagine. È stata una bella avventura che vorrei condividere con voi parlandovi di un thriller mozzafiato che conduce i lettori dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan Bator. Il libro in questione è ”Yeruldelgger. Morte nella steppa.” Di Ian Manook, pubblicato da Fazi.

Yeruldelgger
Morte nella steppa
(Trilogia Yeruldelgger #1)
Ian Manook (traduzione di M. Ferrara)

Editore: Fazi
Pagine: 522
Prezzo: € 16,50

Sinossi: Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell'alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare. A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un'antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso.  

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

Yeruldelgger si alzava mongolo, erede di un impero enorme e vuoto, dove gli uomini erano liberi di essere poveri per la grande ammirazione passeggera dei turisti che, con la guida in mano, venivano a spiegare ai mongoli la loro stessa cultura. E un attimo dopo, Yeruldelgger s’infilava la sua divisa di poliziotto che raccoglieva anime disfatte e si tormentava tutto il giorno per tentare di capire quello che le aveva distrutte. Tanto per non pensare più all’impero enorme e vuoto a immagine della sua vita.
“Yeruldelgger” è il primo capitolo di una trilogia, firmata dallo scrittore francese Ian Manook, che racconta le vicende del commissario Yeruldelgger chiamato a risolvere il mistero di tre uomini cinesi e due donne mongole massacrati durante la festa cinese di San Valentino. La scena del crimine evidenzia i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. Le cose si complicano ulteriormente quando, nel bel mezzo della steppa, vengono ritrovati i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Questo è solo l’inizio per il rude commissario che vedrà le sue indagini intralciate da politici e potenti locali, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti. Yeruldelgger dovrà difendere la sua stessa vita, dovrà affrontare i propri demoni per trovare la soluzione ai raccapriccianti omicidi. Grazie al connubio tra  le moderne tecniche investigative e alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan, il commissario riuscirà a far luce sui crimini anche se le sue indagini riusciranno solo a scalfire la verità che si intravede tra le pagine del libro.

Il noir in oggetto è ambientato in Mongolia, suggestiva e misteriosa terra. Seguendo Yeruldelgger  giungeremo alla sconfinata Ulan Bator, attraverseremo le steppe abitate dagli antichi popoli nomadi e conosceremo i loro usi e costumi. La capitale Ulan Bator si presenta con i quartieri circondati da torri abitative e da yurte.

Leggendo questo romanzo mi sono imbattuta in termini di cui non conoscevo il significato. La prima volta che ho letto la parola “yurta”, mi sono chiesta cosa potesse mai essere una Yurta. Curiosando su wikipedia e continuando a leggere il romanzo, ho scoperto che le yurte sono le abitazioni tradizionali dei Mongoli. Sin dai tempi più antiche le yurte erano costituite da uno scheletro di legno e una copertura di tappeti di feltro di lana di pecora. Possono essere smontate, spostate e assemblate in tempi brevi. L’interno contiene molti letti che di giorno sono usati come sedie, una tavola bassa su cui si poggia il cibo e un otre in pelle che contiene latte di giumenta fermentato. L’unica apertura è rivolta sempre a sud. Entrare in una yurta significa adempiere a un rigoroso rituale considerato forma di rispetto, civiltà ed educazione. Adoro quando un romanzo mi offre l’opportunità di accrescere le mie conoscenze!

http://i.imgur.com/4rJmZW6.pngCiascuno vive con le sue paure per quanto pensi di essere coraggioso.
In questa frase sono racchiuse le qualità e i punti deboli del commissario Yeruldelgger. Egli è rude, cinico, duro, porta in sé il dolore per la morte della sua figlioletta. Questo lutto ha distrutto il commissario e la sua famiglia, la moglie è impazzita e l’altra figlia lo ritiene colpevole di tutto.

Vivere con il cuore stretto in una morsa di sofferenza ha trasformato Yeruldelgger in un uomo che non riesce più ad amare e accetta ogni cosa come autopunizione per la tragedia che ha stravolto la sua vita. La violenza è sua amica, non rispetta nessuna gerarchia. È una mina vagante, un fustigatore del crimine.

“Yeruldelgger” è un noir intenso che mi ha permesso di conoscere alcuni aspetti della cultura mongola. In ogni pagina ho trovato la durezza della vita e la morte è solo l’inizio di una lunga storia intensa e potente, frammentata in capitoli di varia lunghezza. L’autore descrive con stile essenziale, asciutto, i vari personaggi che animano la storia. Si comprende subito che questo romanzo trae la sua energia e il forte impatto emotivo dalla coralità di voci come espressione di passioni profonde, di ossessioni che divorano l’animo, di sfregi all’amore e alla sacralità della vita. Non troverete pace in queste tormentate 522 pagine. Tutto inizia con un susseguirsi di eventi, drammatici eventi, che mi hanno fatto pensare ad una danza investigativa. I primi passi sono incerti, un po’ confusi,  guidati da un impeto rude. Poi il ritmo alza la testa e diventa incalzante come l’agire di Yeruldelgger e dei suoi uomini. L’intrigo appassionante è il sottofondo musicale che guida ogni azione e incalza il bisogno di sapere.

“Yeruldelgger” è un romanzo da gustare con calma per scoprire un’ambientazione unica e coinvolgente, per seguire gli avvenimenti ad alta tensione inframmezzati da momenti in cui la poeticità dei sentimenti prende il sopravvento. Non lasciatevi forviare dalla collera del commissario. Ben presto quella collera, che tutto travolge, si trasformerà in forza per non indietreggiare mai una volta iniziata la battaglia. La collera distrugge la serenità dell’animo, la forza ridona potere alla volontà. Yeruldelgger si spoglia dei suoi incubi per ritrovare se stesso e la sua trasformazione è parte integrante di questo bel romanzo. Ricordate, si scrive “Yeruldelgger” ma si legge “figlio della steppa.”

mercoledì 31 agosto 2016

WWW Wednesdays #92

 WWW  Wednesdays è una rubrica creata dal blog Should be Reading 
e consiste nel rispondere a tre semplici domande:

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai dopo?)


 
What are you currently reading?
(Cosa stai leggendo adesso?)
  


What did you recently finish reading?
(Cosa hai appena finito di leggere?)
http://i.imgur.com/5LUDHQV.jpg http://i.imgur.com/uulvy6A.jpg  http://i.imgur.com/KIW70Ky.jpg http://i.imgur.com/6XYvUoi.jpg 
http://i.imgur.com/ArBX3dA.jpg  http://i.imgur.com/F1FShre.jpg http://i.imgur.com/gkKMaoP.jpg http://i.imgur.com/mvvcxuc.jpg


What do you think you’ll read next?
(Cosa leggerai dopo?)
http://i.imgur.com/cDehTo8.jpg http://i.imgur.com/udF4ZcR.jpg  http://i.imgur.com/NSPagio.jpg 

lunedì 29 agosto 2016

RECENSIONE | "I delitti della laguna" di Letizia Triches

Buongiorno, carissimi lettori :) Oggi, dopo un periodo di latitanza, ritorno con vero piacere a postare sul blog le mie recensioni. Il mio vecchio computer, amico di mille avventure, ha deciso di andare in pensione lasciandomi nell’impossibilità di comunicare con voi. Risolto il problema mi ripresento alla vostra attenzione sperando di esservi ancora utile con le mie opinioni sui nostri amici cartacei. In questo periodo ho avuto la possibilità di leggere molti libri quindi non perdo altro tempo e passo velocemente a parlarvi di un romanzo che accende i riflettori su una delle più belle città del mondo: Venezia.

I delitti della laguna
Letizia Triches

Editore: Newton Compton
Pagine: 352  / Prezzo: € 9,90 cartaceo | € 4,99 ebook

Sinossi: Febbraio 1990. Giuliano Neri, restauratore fiorentino, arriva a Venezia per lavorare sui dipinti della collezione di Alvise Volpato, un noto psichiatra con la passione per la pittura. Questo è il motivo ufficiale. Quello reale, invece, è l’indagine condotta da Chantal Chiusano: alle orecchie del commissario è giunta l’eco della fama di Neri nel risolvere casi complicati. E quello che ha tra le mani è senza dubbio complicato: Otis Moore, un magnetico bluesman afroamericano, soprannominato “il Moro di Cannaregio”, si era trasferito in città di ritorno dal Vietnam ma, soggiogato dalla laguna, non era mai riuscito a ripartire. E ora è morto. Scavando nella vita di Otis, il commissario è spinto ben presto a indagare sulla criminalità legata al mondo dell’arte. Forse il musicista non era estraneo a certi affari illeciti. Così come non lo erano le famiglie dei Favero, dei Volpato e dei Luni, tutte legate in qualche modo alla band di Moore. Proprio quando Chantal e Giuliano pensano di aver trovato una via per risolvere il caso, ecco che le acque restituiscono il corpo seminudo e straziato di una donna…


STILE: 7 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

La prima notte d’amore, il primo nordvietnamita che aveva ammazzato, il suo primo concerto. Erano stati questi i suoi punti di svolta nella vita di Otis Moore. Anche se adesso non contavano più niente. Ché, di fronte alla morte, tutto si risolve in una colossale presa in giro. Ma è sempre una questione di tempo. E lui voleva ancora un po’ di tempo per sé. Durare ancora qualche altro istante prima del buio eterno.
Dopo “Il giallo di Ponte Vecchio” e “Quel brutto delitto di campo de’ Fiori”, l’autrice Letizia Triches ha pubblicato, sempre con la Newton Compton, “I Delitti Della Laguna”.

La storia evolve seguendo un percorso affascinante che mi ha permesso di scoprire luoghi incantevoli  di una straordinaria città. Tra le nebbie della laguna veneziana si nasconde una verità che ha origini lontane, un odio familiare che indossa la maschera del perdono e che invece non conosce fine.

Febbraio 1990. Nella suggestiva Venezia viene ritrovato ucciso Otis Moore, magnetico bluesman afroamericano, soprannominato il “Moro di Cannareggio”. L’uomo si era trasferito nella città veneta di ritorno dal Vietnam ma, soggiogato dalla laguna, non era più ripartito. Ora che il suo cadavere è stato ritrovato spetterà al commissario Chantal Chiusano, con la collaborazione del restauratore fiorentino Giuliano Neri, dare un volto all’assassino. Non sarà un compito facile, la Morte si muove silenziosa tra i canali e le calli della città. Il suo passo altero e inarrestabile ci guida attraverso i luoghi che racchiudono l’eterno contrasto tra passato e presente, tra l’eterno e l’arcano. Venezia seduce, regala angoli suggestivi e insoliti. Leggere il romanzo è intraprendere un cammino tra i luoghi magici e nascosti della città, un cammino che inizia con il ritrovamento del cadavere di Otis Moore e prosegue con una scia di sangue tra le maschere del carnevale veneziano. Leggendo questo romanzo ho trovato intrigante l’affinità tra i luoghi e i suoi abitanti. Dall’interagire degli uni con gli altri nasce l’eco di emozioni passate e passioni presenti. L’indagine sarà articolata diventando il pretesto per scoprire un volto poco conosciuto di Venezia. La città non è solo splendore, passione, bellezza. C’è molto di più. Io a Venezia ci sono stata visitando i luoghi tipici del turismo, leggendo questo giallo ho avuto la possibilità di dare una sbirciatina alle isole minori della laguna. Poveglia, l’isola dei fantasmi, e San Servolo e San Clemente, le isole dei matti.

Un altro elemento importante di questo bel giallo è il ruolo della musica nella vita dei vari personaggi legati tra loro da un groviglio di ricordi. La musica diventa un mezzo per dar voce al dramma, per fondere emozioni, erodere certezze e seminare desideri. Un bel mix di emozioni che rende la lettura viva e coinvolgente.

“I Delitti Della Laguna” è un giallo che intreccia arte e criminalità, la bellezza può nascondere un animo turbato e turbolento. Nessuna certezza, mille dubbi disseminati tra i personaggi che si mostrano celando la loro vera natura. Un romanzo piacevolissimo da leggere in vacanza, se poi siete a Venezia sarà la vostra guida turistica per scoprire  gli scorci più suggestivi della laguna veneta. Un piccolo mondo fantastico.