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lunedì 24 aprile 2017

RECENSIONE | "Gli Eredi" di Wulf Dorn

Buongiorno, cari lettori :) Wulf Dorn è sicuramente uno degli scrittori di gialli e thriller più acclamati d’Europa. Io ho letto e amato tutti i suoi romanzi, pubblicati in Italia, sin dal suo esordio con “La psichiatra”. Oggi, Wulf Dorn, conferma il suo grande talento di narratore con “Gli eredi”, edito Corbaccio.

Con una trama cupa e inquietante, che esplora i più oscuri anfratti della psiche umana, Dorn costruisce il suo edificio narrativo. La tensione, subito palpabile, accoglie il lettore e lo fa prigioniero lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Quindi, se siete pronti, fate un bel respiro perché l’incubo sta per iniziare.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Gli Eredi
Wulf Dorn (traduzione di A. Petrelli)

Editore: Corbaccio

Pagine: 300

Prezzo: € 17,60
Sinossi
Robert Winter è uno psicologo. Interpellato per una consulenza da un detective che segue un'indagine, si trova di fronte al suo caso più difficile. La paziente è una donna traumatizzata, unica sopravvissuta a un evento misterioso avvenuto in un paesino di montagna. Ma si tratta veramente di una testimone o la verità è molto diversa? Perché nel bagagliaio della sua macchina la polizia ha fatto una scoperta terribile. La donna sembra impazzita, la storia che racconta sembra uscita dai peggiori incubi di uno psicopatico. Tocca a Robert scoprire la verità. Una verità difficile da immaginare...

Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.
Frank Bennell, stimato criminologo, e Robert Winter, psicologo specializzato nel trattamento di soggetti traumatizzati, si trovano davanti a una donna sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna. Il suo racconto oscilla tra realtà terribili e allucinazioni. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. I due esperti dei lati oscuri della natura umana, sono messi a dura prova. La donna, Laura Schrader, nasconde nel bagagliaio della sua auto, il corpo senza vita di una bambina. Laura è davvero una testimone o la verità è molto diversa?

Con queste premesse inizia il thriller, ad alta tensione, scritto da Wulf Dorn. La storia si mostra subito intrigante e agghiacciante. I personaggi creano immediatamente un flusso di empatia con il lettore. Io mi sono ritrovata nella camera della clinica, con Laura e lo psicologo, avendo la netta percezione che qualcosa di terribile stesse per accadere. Non potevo sapere “cosa” ma la paura si è insinuata nella mia mente crescendo con il progredire della storia. Adoro queste sensazioni che riescono a trasmettermi vive emozioni.

Dorn, con penna affilata,seziona la psiche umana che ha in sé il seme di tutte le nostre paure. I demoni dell’uomo diventano protagonisti e seminano morte.

Un intero villaggio disabitato, tutti i suoi abitanti svaniti nel nulla.

Uccisioni, adulti terrorizzati e bambini dagli occhi di ghiaccio.

Questi elementi, nel loro complesso, formano la punta visibile di un iceberg narrativo che affonda il suo corpo in un profondo mare di sfruttamenti ed errori.

Non vi svelo “il cuore” del thriller, la vostra immaginazione verrà sedotta da una storia che non scopre subito le sue carte. Al nocciolo della questione si arriva dopo aver affrontato strani sogni, comportamenti insoliti, voci misteriose e misteriose immagini.

È possibile esser traumatizzati da una cosa immaginata?

La verità si nasconde in una fitta nebbia.
Voci. Tante voci.

Bisbigliavano, sogghignavano, sibilavano, piangevano.

Più forte, sempre più forte.
“Gli eredi” è un romanzo di contrasti e inquietudini, è un confronto tra generazioni, tra l’avidità della società e il difficile rapporto tra l’uomo e il pianeta Terra. La tensione anima l’intero romanzo. Il pericolo, camaleontica presenza, tesse il filo d’Arianna del racconto con frammenti riferiti a vicende appena trascorse. Come spesso avviene, nei romanzi di Dorn, paure, ossessioni, sogni fatti a occhi aperti, si mescolano non solo con il buio del senso di irrealtà ma anche con la luce della vita.

Adulti colpevoli di aver defraudato il futuro dei loro figli sono messi davanti alle loro colpe. Come scriveva Alfred Adler:
Un bambino che perde la speranza diventa pericolosissimo. Ci sono molte situazioni difficili nell’infanzia, ma un bambino non deve mai perdere la speranza.

In occasione della pubblicazione del libro “Gli eredi”, Wulf Dorn ha incontrato i suoi affezionati lettori per rispondere alle loro domande. Io ho avuto la possibilità di rivolgere all’autore due quesiti a cui Dorn ha risposto in modo esauriente. [ Ecco il LINK della Live ]
Sono felicissima di aver avuto questa opportunità. Dorn ha anche detto che gli piace il nome "Penna D'oro", potete immaginare la mia gioia *-*
Ecco le mie due domande:

 La psiche umana ha in sè il seme di tutte le nostre paure. Scriverne è, per lei, un modo per esorcizzare i demoni dell'uomo?
 Si, scrivere di cose che fanno paura, scrivere dei propri demoni è un modo per esorcizzarli e affrontarli. La cosa bella è che c'è la possibilità che i propri demoni siano anche quelli del lettore e in quel caso si entra in una sintonia speciale perchè quello che fa paura a te come autore farà paura anche al lettore e quello è il caso migliore in cui autore e lettore si incontrano.

 Nei suoi libri non c'è violenza plateale ma molta tensione. Ha un modello a cui fa riferimento per creare tensione senza scie di sangue?
 Prima di tutto sono contento che si noti che i miei libri siano privi di violenza, salvo dove serve. La tensione e la suspance vanno bene, le scene violente e truci ci sono solo se necessarie, verso la fine di questo libro c'è qualcosa di violento ma ciò deriva da una necessità della trama.


Nel salutarvi vi riporto la strofa finale di “It’s No Game”, no.2, di David Bowie:

“Children’ round the world,
put camel shit on the walls,
they’re making carpets on treadmills,
or garbage sorting
and it’s no game.”

Mai, sottolineo mai, togliere la speranza a un bambino. “Gli eredi” hanno diritto a un futuro.

lunedì 30 maggio 2016

RECENSIONE | "Incubo" di Wulf Dorn

Carissimi lettori, per movimentare un po’ questo inizio settimana, vi propongo di “entrare” in un incubo. Dai su, non spaventatevi anche perché non sarete soli ma in compagnia di un grande autore di psicothriller. Siete curiosi? Bene, datemi la mano e siate pronti a godervi una nuova inquietante storia dal titolo che è tutto un programma. 

Incubo
Wulf Dorn (traduzione di Alessandra Petrelli)

Editore: Corbaccio

Pagine: 368

Prezzo: € 16,90

Sinossi: Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso, ma da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l’indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra.

http://i.imgur.com/ye3Q8bo.png
STILE: 9 | STORIA: 9 | COPERTINA: 9

Niente dura per sempre. La sicurezza è un’illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo.

Bastò un secondo e la sua vita non fu più quella di prima. Tutto ciò che gli era caro e prezioso gli fu tolto. Senza preavviso.
È appena uscito, il 26 maggio, il nuovo e attesissimo romanzo di Wulf Dorn. Dopo aver letto “La psichiatra”, “Il superstite”, “Follia profonda”, “Il mio cuore cattivo” e “Phobia”, non potevo certo perdermi “Incubo”. Due cose mi hanno immediatamente colpita. La cover inquietante mi ha fatto subito pensare al lupo cattivo: l’immagine riporta il muso informe, le orecchie piccole, la bocca enorme con lunghi denti affilati macchiati di sangue, l’occhio raccapricciante. È un’immagine che richiama la psichiatria e il titolo avalla questo connubio. L’animale appare come un enorme lupo da incubo che ci attirerà nel lato oscuro della vita.

La trama di questo romanzo è oscura e inquietante. La prima pagina del romanzo ha un inizio rassicurante: “C’era una volta…” Ma non dura molto, bastano poche righe per ritrovarsi in un mondo che di fiabesco ha solo il male che vi aspetta per tormentarvi. Scordatevi il lieto fine e ricordate:
A volte svegliarsi da un sogno può farti precipitare in un incubo.
Simon è ragazzo difficile, non ha amici, per lui i rapporti con le persone sono difficili. Vive rinchiuso nel suo mondo. Il giorno in cui, per un terribile incidente d’auto, muoiono i suoi genitori per Simon tutto cambierà. Nell’auto, con mamma e papa, c’era anche lui. Il destino ha voluto che egli uscisse illeso dall’incidente, ma da allora, Simon soffre di allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte.

Simon trascorre alcuni mesi in un ospedale psichiatrico, la sua mente si rifiuta di ricordare ciò che è successo. Il suo cervello si rifiutava di ricordare mentre, molto spesso, dava corpo a delle inquietanti voci:
Gli uomini sono lupi travestiti da agnelli. Non riuscirai a sfuggire! Mai! Ti prenderò!

Simon! Siiimon! Vieni qui, Simon! Sì, vieni da noi! Vieni, guarda che sei uno di noi!
Queste voci si rincorrono nella testa di Simon che si sente in colpa per esser sopravissuto all’incidente.

Prima della tragedia il ragazzo amava le routine quotidiane, gli oggetti abituali gli davano sicurezza, detestava i cambiamenti. Ora tutto è mutato, è costretto a trasferirsi a casa della zia Tilia. Simon ha un fratello, Michael, che rappresenta un porto sicuro per lui. Nella zona in cui va a vivere si verifica un fatto angosciante: una ragazza scompare senza lasciare alcuna traccia. A breve anche Melina, fidanzata di Michael, scompare durante una notte tempestosa. Simon continua a vivere le sue allucinazioni, i fantasmi dei genitori lo perseguitano, le notti sono terrificanti con incubi travestiti da sogni. Quando Michael diventa il principale indiziato per la scomparsa di Melina, Simon decide di scoprire cosa è realmente successo. In questa sua personale caccia al lupo cattivo, il ragazzo non è solo. Con lui c’è Caro, una solitaria ragazza che ha conosciuto nella nuova scuola. Nel bosco di Fahlenberg un lupo miete le sue vittime. Deve essere fermato. A tutti i costi, va fermato.

Simon, personaggio tormentato e complesso, si ritrova a vivere una vita che sente di non meritare. La sua colpa è di non essere morto con i suoi genitori, questo lo tormenta e con sottile ironia pensa di appartenere a ben due associazioni esclusive: il club dei fuori di testa e il club degli scaricati.

La zia Tilia e il fratello Michael non sono in grado di occuparsi di lui e decidono di metterlo in collegio. Le voci non perdono tempo e iniziano a sussurrare:
Oh, poverino. Nessuno ti vuole. Nessuno ti sopporta. Nemmeno il tuo fantastico fratello. Vogliono sbarazzarsi di te. Perché saresti dovuto morir anche tu!
“Incubo” è un romanzo in bianco e nero, sogno e realtà si confondono, luci e ombre danzano tracciando cicatrici profonde. Due sono le grandi paure che aleggiano in questa storia: la solitudine e il timore di essere dimenticati. Simon cerca di affrontare le sue fobie, diventa coraggioso e riesce a stabilire un rapporto d’amicizia con Caro. Con pudica vergogna abbandona le vesti “del vigliacco” e affronta la sfida con se stesso e con il mondo. Combatte contro il lupo dando ascolto alla ragione e ai sentimenti. Forse così avrà una possibilità di vittoria. Forse non sarà divorato. Forse sconfiggerà il male permettendo al bene di trionfare. Forse.

Dire che ho letto questo romanzo con avidità mi pare superfluo. Sappiate che una volta entrata nel meccanismo narrativo mi è stato impossibile uscirne se non dopo aver letto l’ultima travolgente pagina. In questo thriller, farà piacere a molti di voi, non c’è violenza estrema e scie di sangue. La polizia fa capolino negli ultimi capitoli con un ruolo secondario. Ma come, mi direte, un thriller senza omicidi cruenti, indagini supertecnologiche, colpi di scena al cardiopalma? Sì, lo ripeto, “Incubo” è un romanzo in bianco e nero. Wulf Dorn conferma il suo talento narrativo creando un thriller in cui la tensione, palpabile e sempre presente, è un elemento principale della trama. Attraverso la tensione, lo scrittore, riesce a creare nel lettore incertezza, attesa, sorpresa. Simon dovrà affrontare molti pericoli e ciò coinvolgerà emotivamente il lettore che si schiererà con lui, incoraggiandolo nelle sue imprese, temendo per la sua vita. C’è un costante senso d morte in questa storia che presenta un intreccio dinamico in cui i personaggi si muovono con un ritmo coinvolgente. Il tessuto narrativo è suddiviso in capitoli lunghi e brevi che creano curiosità. Il finale capovolgerà ogni vostra convinzione perché in un thriller che esplora il subconscio umano, nulla è come appare. In noi ci sono anfratti oscuri in cui si nascondono le nostre paure. La vita è un continuo cambiamento, non si può tornare indietro, bisogna guardare avanti perché il futuro è la nostra ricchezza. Cosa posso dirvi ancora? “Incubo” rende reali le insidie della mente, siate pronti a tutto.
Prima di salutarvi, vorrei riproporvi una frase di Billy Idol, la leggenda del rock, che Wulf Dorn riporta nella postfazione del libro:

Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, e prima o poi avrai ragione.



Vi ricordo l'incontro di stasera con Wulf Dorn alla Mondadori di Milano :) 

lunedì 4 gennaio 2016

RECENSIONE | "Il mio cuore cattivo" di Wulf Dorn

Buon anno, carissimi lettori :) Dopo i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno, eccoci nuovamente insieme per la mia prima recensione datata 2016. Iniziamo con un bel thriller che molti di voi avranno sicuramente già letto:“Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn. Dello stesso autore ho letto “La Psichiatra”, “Il Superstite”, “Follia profonda” e “Phobia”. Praticamente tutta la sua produzione letteraria che designa Wulf Dorn come il maestro dello psicothriller.

Il mio cuore cattivo
Wulf Dorn (traduzione di Umberto Gandini)

Editore: Corbaccio
Pagine: 341
Prezzo: 10,20

Sinossi: C'è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l'avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l'aveva sconvolta, ricorda di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C'è un abisso in quel vuoto di memoria, un abisso che parole come "arresto cardiaco" non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non ricorda cosa sia successo. Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l'identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi proprio lei stessa...

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

Che cosa hai fatto, Doro? Che cosa hai fatto…?

C’era qualcuno. Un intruso, qui, nella mia stanza. Ne ho sentito la presenza prima ancora di aprire gli occhi. Fredda. Oscura. Malvagia.

Guardami, Doro!

Quella voce, cupa e distorta, non poteva essere d’un essere umano. Impossibile. Semmai di…

No, la mia mente non riusciva ad attribuirle un’immagine, una figura. Tutto ciò che mi evocava era un nero abissale. Qualunque cosa fosse, non riuscivo a descriverlo. Percepivo solo la sua malignità.

Incipit da brivido, come non lasciarsi immediatamente coinvolgere da una storia che evoca “un nero abissale” e “malvagità”? Non si può, bisogna procedere con la lettura lasciandosi catturare da atmosfere inquietanti accettando una drammatica realtà: “Il male si nasconde in ognuno di noi.”

Dorothea ha un vuoto nella sua memoria. Quella sera voleva partecipare a una festa con i suoi amici, invece era stata costretta a fare la babysitter al fratello minore. I suoi genitori erano andati a teatro. Il fratellino Kai non ne voleva sapere di dormire, urlava e piangeva. Doro ricorda una telefonata che la sconvolge, ricorda di aver perso la testa, ricorda di aver raggiunto la stanza di Kai, e poi il nulla. La sua mente si rifiuta di ricordare cosa sia successo quella sera. Il primo ricordo di Doro sono gli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. Cosa è realmente successo? I medici parlano di arresto cardiaco, ma Doro ha paura che la verità sia un’altra. Dopo quella sconvolgente telefonata lei sarebbe stata capace di tutto. Il “non sapere” la porta in un ospedale psichiatrico. L’aspettano mesi di terapie, di psicologi. Quando sembra aver raggiunto un equilibrio precario, le allucinazioni si ripresentano. Percepire come reale ciò che è solo immaginario fa precipitare la ragazzina in un baratro da cui difficilmente potrà riemergere. I suoi genitori si sono separati dopo la morte di Kai, ora Doro vive con la mamma. Hanno cambiato città, scuola, casa: un nuovo inizio per una nuova vita. Ma il male è in noi, vive con noi, si sposta con noi. Non siamo mai soli. Possiamo fidarci di noi stessi?

Una notte Doro vede, nel giardino della nuova casa, un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto. Quando arriva la polizia, del ragazzo non c’è più traccia. Doro non viene creduta da nessuno, tutti, anche la sua mamma, dubitano del racconto della ragazza. Solo Julian, figlio del psicoterapeuta che ha in cura Doro, mostra attenzione per le sue parole. Dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo svanito nel nulla e viene a sapere che si sarebbe suicidato prima del loro incontro. Dopo queste rivelazioni tutto si tinge di nero, i fantasmi del passato tornano a tormentarla, il presente diventa un’unica immensa allucinazione che la ingloba e la stritola. Doro non capisce più di chi si può fidare. Doro la pazza. Doro nemica di se stessa.

“Il mio cuore cattivo” è una lettura che cattura subito l’attenzione del lettore trasmettendo emozioni forti, brividi che nascono dal quotidiano, che ci scoprono vulnerabili e timorosi. Pagina dopo pagina cresce il sospetto che qualcosa di terribile sia successo nella cameretta di Kay.
In ognuno di noi c’è qualcosa di malvagio, di cattivo, di perverso. E’ la parte di noi alla quale dobbiamo stare sempre molto attenti, ma che qualche volta è più forte di noi.
Doro, voce narrante, ci prende per mano e ci conduce nei suoi incubi. Percepiamo brividi di paura sulla nostra pelle, viviamo con la protagonista i ricordi che affiorano, assaporiamo la libertà che la vicinanza di Julian le regala.
Accanto a Julian non c’erano mostri. Nessun Kai morto, nessun Kevin morto, nessuna ragazza dalla faccia da insetto: niente che potessi farmi paura.
Nei meandri della mente non c’è alcun filo di Arianna che ci mostri la via da seguire. Il nero ci confonde, ci circonda, ci annulla. Tutto è perduto? Mai darsi per vinti, anche quando tutto è contro di noi bisogna sempre lottare per la salvezza. La strada non è facile, è un percorso arduo costellato da trappole, la sfida con se stessi è ardua. A volte la verità è davanti ai nostri occhi ma noi ci rifiutiamo di vederla. Ci nascondiamo nelle nostre paure, diamo alla mente la capacità di partorire mostri che ci ricordano ciò che noi crediamo di aver fatto. Doro si autopunisce per ciò che non riesce o non vuole ricordare. Lei che ha il dono della sinestesia è la peggior nemica di se stessa.

“Devil inside, devil inside,
every single one of us the devil inside.” (INXS)
     “Il diavolo dentro, il diavolo dentro,
       ciascuno di noi ha il diavolo dentro.”

In Doro si realizza la percezione simultanea dei sensi, associa un colore alle persone, alle situazioni. Per lei il colore della madre è un meraviglioso bruno dorato. La rabbia è rossa, la solitudine è grigia. Il giallo è l’allegria, il nero è il baratro della sua amnesia.

Il romanzo scorre fluido e ipnotico, con un ritmo incalzante e personaggi ben caratterizzati. Le 341 pagine del libro si leggono con intensità e coinvolgimento conducendo il lettore verso un finale ricco di sorprese.

A conclusione del romanzo c’è un poscritto dell’autore che ho trovato molto interessante. Wulf Dorn, rivolgendosi ai suoi lettori, parla della genesi del libro spiegando che i personaggi e gli eventi sono frutto della sua fantasia, ma ciò è vero solo in parte. Gli eventi sono stati ispirati da fatti realmente accaduti. Le cronache, nel periodo di stesura del libro, riportavano spaventose notizie: una madre stremata aveva ucciso il figlio neonato mettendolo nella lavatrice; un vecchio era stato picchiato a morte da alcuni adolescenti in una stazione della metropolitana; in Norvegia un fanatico aveva ucciso settantasette persone. Queste sono solo alcune delle cose brutte successe in quel periodo. Ascoltando queste notizie ci chiediamo come possano accadere cose simili. Troveremo la risposta in noi stessi. Ognuno di noi ha un lato cattivo. Finché ci limitiamo a pensarlo non c’è niente di male. Basti pensare quando qualcuno ci fa arrabbiare o ci ferisce in modo particolare. Immaginiamo cose truci che mai trasformeremmo in realtà.
Malvagi, cattivi siamo solo quando facciamo deliberatamente cose che danneggiano il prossimo. E’ un qualcosa che comincia in piccolo e finisce in grande.

venerdì 2 gennaio 2015

RECENSIONE | "Follia Profonda" di Wulf Dorn |

Salve carissimi lettori e buon 2015 :)
Avete trascorso delle serene vacanze? Se siete sopravvissuti ai succulenti pranzi con i parenti, vi farà piacere sapere che si possono smaltire 113 calorie guardando un film horror. 
La notizia, da prendere con le pinze, dice che la visione di un film horror provoca l’aumento della pressione sanguigna che permette al corpo di produrre una quantità maggiore di adrenalina che fa bruciare più energia. 
Non so se il mondo scientifico avvalori tale ipotesi, non so se tale “brucia calorie” valga anche per la lettura. Nell’incertezza vi consiglio un bel psicothriller con venature horror:


Follia Profonda

Autore: Wulf Dorn

Editore: Corbaccio

Pagine:  429

Prezzo: €   14,96


Sinossi: Un mazzo di rose rosse senza biglietto. Regali sulla porta di casa. Lettere sotto il tergicristallo... Lo psichiatra Jan Forstner è l'oggetto delle attenzioni insistenti di una sconosciuta. All'inizio pensa si tratti dei sentimenti innocui di una paziente. Ma quando un amico giornalista, che stava per fargli delle rivelazioni sconvolgenti che lo riguardavano da vicino, viene trovato barbaramente ucciso, Forster capisce di essere il bersaglio finale di una pazza omicida. Una stalker che non si ferma davanti a nulla pur di ottenere ciò che vuole...





STILE: 9
STORIA: 8
COPERTINA: 8

Caro Jan,
nessuna storia ha un lieto fine. Richard Gere può salire altre mille volte la scala antincendio e baciare la sua Pretty Woman, ma è soltanto un’illusione.
Infatti, per quanto lo desideriamo, il bacio prima dei titoli di coda in realtà è una menzogna. E’ il principio mascherato da fine. Quello che conta è ciò che segue… Hai mai provato a riflettere sulla frase che si trova in fondo a ogni fiaba?
"E vissero per sempre felici e contenti."
Cela una verità ineludibile. Infatti il per sempre sta a indicare la fine della vita…
Quando un giorno riceverai questa lettera, avremo sofferto entrambi e il dolore sarà indescrivibile. Sarà il momento in cui capirai che cosa significa l’amore vero e che niente a questo mondo accade per caso. Credimi, per quanto soffrirai, mi ringrazierai di questo dolore. Anzi, di più.
Mi amerai per questo. Proprio come io ti amo fin da ora. Ora, che non sei neppure consapevole della mia esistenza. Con il pensiero sono sempre insieme a te. E ben presto nemmeno tu potrai più dimenticarmi. 
Follia Profonda” è un titolo che prelude a un romanzo davvero inquietante perché tratta un tema quanto mai attuale: lo Stalking. 

L’autore ci guida in un viaggio allucinante nell’immaginaria Fahlenberg dove vive lo psichiatra Jan Forstner. Tutto ha inizio quando, allo psichiatra, viene consegnato un mazzo di rose rosse senza biglietto a cui seguiranno inquietanti disegni. Jan diventa il bersaglio di una pazza omicida, una stalker pronta a uccidere pur di ottenere ciò che vuole. E ciò che vuole è lui, Jan, per sempre… 

Quando l’amore diventa ossessione, una dolce emozione si trasforma in un incubo. 
 << Dimmi una cosa, dottore, in psicologia esiste un termine per indicare il mal d’amore? >>
 << Ti riferisci a limerence? >> 
[...]

 << Dimmi Jan, che cosa succederebbe se non dovesse mai smettere? Che cosa succederebbe se l'innamoramento,questa limerence, durasse per sempre,invece di trasformarsi in qualcosa di più ragionevole? >>
 << Vuoi saperlo per davvero? >>
 << Te l’ho chiesto apposta. >>  
Jan si girò un dito vicino alla tempia. 
 <<  Allora impazziresti >>
Dorn Wulf è uno scrittore di cui ho già letto “La Psichiatra” e “Il Sopravvissuto”. 
Sono state letture adrenaliniche e anche in “Follia Profonda” ho ritrovato quelle atmosfere cupe e inquietanti che rendono un thriller “vivo” e coinvolgente. 

Quando il mondo reale e il mondo irreale, partorito dalla follia, vengono in contatto allora non c’è limite a ciò che può accadere. 

Jan vede la sua vita trasformarsi in un attimo assumendo i connotati di una prolungato e macabro balletto con la morte. Amore e morte, ragione e follia, diventano le paure del protagonista che inizialmente commette l’errore di voler da solo smascherare la stalker. 
Si renderà conto, ben presto, che non si può fermare ciò che non si vede, ciò che ci terrorizza ma che non sembra reale. 
Tuttavia qualche indizio c’è: la stalker ha i capelli lunghi e biondi, un corpo longilineo. 
Sembra che sia ovunque ma nessuno riesce effettivamente a vederla. 
Lo scrittore è molto bravo a seminare indizi, a depistare il lettore, a confondere le idee. 
Durante la lettura ho creduto di aver individuato la colpevole per ben tre volte. Ho fallito miseramente. Così mi sono arresa e ho confidato nelle indagini di Jan che sfidando ostilità, paure, intimidazioni, in un crescendo di tensione, mi ha condotta fino a una sconvolgente rivelazione finale. 

Questo thriller, dai ritmi serrati, con capitoli brevi, continui colpi di scena, pochi personaggi ma ben caratterizzati, è un romanzo travolgente che vi farà provare la paura del buio dove ogni cosa assume una forma diversa. 
Il buio che avvolge, protegge, consola, uccide, nasconde. 
Il buio del cuore e dell’animo. 
L’animo umano vive nascosto e, quando si spezza, avviene in silenzio. Non ci sono schianti né tintinnii come la porcellana o il vetro. Solo quando è troppo tardi, si vedono le schegge.
Consiglio questo libro a coloro che amano le psicoindagini, che non hanno paura di ciò che il buio potrebbe nascondere. 
A tutti voi dedico una citazione della stesso autore: 
“ I fantasmi esistono davvero.  Non vanno in giro scuotendo catene o ululando in luoghi maledetti. No, vanno dove possono farci più paura: nella nostra testa.”