Cari lettori oggi affrontiamo insieme un tema intenso,
doloroso, purtroppo attualissimo: il suicidio adolescenziale. Tempo fa ho letto una bellissima recensione scritta da
Ilenia, del Blog “Libri di Cristallo”. La giovane blogger esprimeva le sue
opinioni scaturite da una lettura impegnativa. Dalla recensione trasparivano le
emozioni nate nel corso della lettura e così, fidandomi del giudizio di Ilenia,
ho deciso di leggere “13” di Jay Asher,edito
Mondadori.
13
Autore: Jay Asher
Autore: Jay Asher
Titolo originale: Thirteen Reasons Why
Editore: Mondadori
Editore: Mondadori
Pagine: 236
Prezzo: € 10,00 (cartaceo)
Sinossi: Clay torna da scuola e fuori dalla porta trova ad aspettarlo una pessima sorpresa: sette audiocassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole, scopre che a registrarle è stata Hannah, la ragazza per cui si è preso una cotta. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Quelle cassette sono il suo modo per avere l'ultima parola sulle vicende che, secondo lei, l'hanno portata alla morte: facendole scorrere, Clay scopre che il destinatario del pacchetto deve ascoltarle e poi passarle al successivo di una lista. Nelle cassette, 13 storie: ognuna legata a una persona che ha dato ad Hannah una ragione per togliersi la vita. Seppur sconvolto, non può resistere alla tentazione di esplorare a fondo la storia che lo riguarda e, guidato dalla voce di lei, visiterà i luoghi che lei vuole mostrargli, finché non gli rimarrà altro da ascoltare...
Sono 13 innocenti fino a quando non schiacciano Play.
Clay Jensen, al ritorno da scuola, trova davanti alla porta
della sua abitazione un pacco indirizzato a suo nome. Scoprirà che, nel pacco,
ci sono sette audiocassette numerate con dello smalto blu. L’autrice delle
registrazioni è Hannah Baker,una ragazza che si è suicidata due settimane
prima. Tredici registrazioni, tredici vicende per raccontare i motivi che
l’hanno condotta al suicidio. Inizia così una lunga via crucis che vedrà Clay
ritornare sui luoghi che sono stati importanti nella vita di Hannah. Guidato
dalla voce della ragazza, Jensen vivrà un viaggio a ritroso nei ricordi di
colei che si è arresa davanti alle difficoltà della vita.
Ciao a tutti, ragazze e ragazzi. Qui è Hannah Baker. Dal vivo e in stereofonia. Niente rimpatriate. Niente bis. E stavolta, neppure una richiesta. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni…Non datemi per scontata…una seconda volta.Vi tengo d’occhio.
“13” è la storia di una fragilità che corrode l’animo. E’
una storia non vera ma nata per scuotere le coscienze, per indurre i giovani
lettori a riflettere sui problemi che, in giovane età, sembrano insuperabili.
Hannah è di una lucidità sconvolgente quando pianifica il suo suicidio e il suo
“ritorno” per puntare il dito contro coloro che, in maniera diversa, hanno
contribuito alla sua dolorosa scelta. Una scelta che non permette ripensamenti.
Ma quali sono i motivi che hanno indotto Hannah al suicidio? Delusioni,
pettegolezzi, falsità, compagni di scuola falsi e ipocriti. False verità che
danno vita a una visione distorta di Hannah. Le hanno cucito addosso un
identikit fatto di apparenze. La vera Hannah è un’altra persona. La scuola,
incubatrice di giovani capaci di ogni falsità, diventa il luogo dove le torture
psicologiche si applicano quotidianamente. Hannah diventa Miss Cattiva
Reputazione, non riesce a integrarsi nella nuova città, in un tessuto scolastico
dove tutti sembrano pronti a tenderti una mano, ti offrono un appiglio e poi ti
mollano all’improvviso. E’ un continuo sprofondare nel baratro
dell’indifferenza. Hannah e la sua voglia di essere incoraggiata, il suo
bisogno di esistere per i genitori, distratti dai loro problemi economici, il
suo disperato bisogno d’amore. Sono tanti i campanelli d’allarme a cui qualcuno
avrebbe dovuto dare ascolto. Un cambiamento repentino nel look, lo sguardo che
si abbassa, il donare oggetti personali. Tutto era una muta richiesta d’aiuto.
Confusione, frustrazione, rabbia diventano i fedeli amici di colei che chiede
aiuto in silenzio perché non ha la forza di gridare di reagire. Scrive poesie,
Hannah, frasi che parlano al cuore di chi vuole ascoltare, di chi, distratto
dalla vita, non si accorge che una “bellissima stella” si sta spegnendo.
Poesia “Anima sola” di Hanna Baker
Incrocio il tuo sguardo
Ma tu non mi vedi
A malapena rispondi
Se mormoro
Come stai
Due amici del cuore
Due anime gemelle
Forse non lo siamo
Forse non lo sapremo mai
Madre mia
Mi hai portato in te
Ora non vedi altro
Che ciò che indosso qui
La gente ti chiede
Come sto
Tu sorridi e annuisci
Fai che non finisca
Così
Mettimi
Sotto il cielo di Dio e
Conoscimi
Non mi guardare solo con gli occhi
Strappa
Questa maschera di carne e di parola
E vedimi
Per la mia anima sola.
Stupenda questa poesia, l’ho letta più volte e in ogni
parola ho ritrovato la necessità disperata di ritrovare l’amore perso. Una
valanga emotiva travolge chi legge queste pagine. In Hannah ritroviamo i nostri
ragazzi che si atteggiano a fare i duri e hanno paura di fare i conti con se
stessi. Crescere è difficile, inevitabilmente ci si scontra con una società
distratta, a volte superficiale, spesso cattiva. La “vera” Hannah è invisibile
agli altri perché è soprattutto invisibile a se stessa. Vive una concatenazione
di eventi che segnerà un tragico destino per alcune persone.
Ogni azione,
ricordatelo sempre, ha delle conseguenze. La nostra superficialità o
l’incapacità di reagire possono causare veri drammi che si ripercuotono su altri
uomini. Hannah non riesce più a
sopportare il mondo che la circonda e decide di farla finita. Una volta presa
questa decisione il cervello non prende più in considerazione la possibilità di
ripensarci. E’ come se tutta l’energia interiore fosse stata prosciugata nel
pianificare il proprio suicidio e se s’intravede una possibilità di salvezza
non viene più considerata perché giunta fuori tempo massimo.
Sicuramente nulla
e nessuno può giustificare un suicidio. Questa, però, è un’affermazione fatta
da me, persona adulta con un percorso di crescita alle spalle. Alcuni ragazzi,
purtroppo, sono fragili, vulnerabili, vivono in silenzio il loro disagio.
Problemi che “agli adulti” sembrano piccolezze, si rivelano montagne
insuperabili per i giovani che decidono di liberarsi della loro sofferenza
uccidendosi. Fermo restando che la morte non è una soluzione, posso comprendere
le difficoltà di Hannah che vede il vuoto affettivo intorno a sé. Noi adulti
abbiamo le nostre colpe, siamo sempre persi dietro i nostri problemi e
sottovalutiamo i segnali premonitori che preannunciano qualcosa di drammatico.
Violenze, apatia, disordini alimentari, bruschi cambiamenti della personalità e
dell’umore devono metterci in allarme. Sono tutte, in forma diversa, un
campanello d’allarme, una richiesta d’aiuto.
“13” è un romanzo che a molti non è piaciuto. I motivi sono
tanti: Hannah è considerata una ragazza passiva che non reagisce, considera
gravi avvenimenti che non sono poi così drammatici, ha la possibilità di vivere
una bella storia d’amore ma la respinge, non chiede aiuto apertamente, potrebbe
affrontare i suoi amici-nemici ma si rifugia nel silenzio, lascia che di sé
venga data un’idea sbagliata.
Giusto direte ma, a volte, ciò che sembra facile
per alcuni diventa impossibile per altri.
La fragilità, la vulnerabilità,
rendono indifesi i giovani che non hanno punti di riferimento. Le cronache ci
descrivono suicidi che sembrano dettati da futili motivi: un brutto voto, una
delusione amorosa, un rimprovero. Sicuramente non è un singolo motivo che
spinge all’insano gesto, la cause si sommano e non si riesce a guardare più in
là dei nostri problemi. Uccidersi è irragionevole, proprio quando la vita
diventa difficile bisogna reagire. Il romanzo affronta questo tema con gli
occhi della gioventù, ci narra una storia per darci uno spunto di riflessione e
per parlare ai giovani. Bisogna mostrare, Hannah lo fa, gli errori commessi.
Nelle sue registrazioni c’è l’atto d’accusa ma anche il monito affinché tutti
possano imparare dai propri sbagli. Affinché la storia non si ripeta perché la
vita è un dono e come tale va’ amata nel modo migliore.







