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giovedì 2 settembre 2021

RECENSIONE | "La violenza del mio amore" di Dario Levantino

La penna di Dario Levantino torna ad emozionare, dopo il pluripremiato “Di niente e di nessuno” e “Cuorebomba” (recensione), con “ La violenza del mio amore” (tutti editi da Fazi). Il nuovo capitolo della saga del giovane Rosario alle prese con le difficoltà e le sofferenze della vita. Con il protagonista ritorneremo nella dura realtà di Brancaccio, periferia di Palermo dimenticata dalla politica e dal Signore, dove anche sognare è un lusso che i poveri non possono permettersi. È un luogo degradato, malfamato, dove droga, violenza e criminalità prosperano senza nessun ostacolo.


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
La violenza del mio amore
Dario Levantino

Editore: Fazi
Pagine: 260
Prezzo: € 16,00
Sinossi

Quando una sera d’estate Anna torna a Palermo incinta di lui, Rosario giura a se stesso che farà di tutto per prendersi cura di lei e del figlio che porta in grembo. A Brancaccio, però, non è concesso neppure sognare senza l’approvazione del boss del quartiere e ben presto i propositi dei due ragazzi si infrangono contro le condizioni e gli ostacoli posti da Totò Mandalà. Pur costretti a vivere nello sgabuzzino di una chiesa e incapaci di ottenere una casa popolare senza piegarsi ai ricatti del boss, i due giovani non si rassegnano. I continui soprusi dei potenti e le inevitabili complicazioni che il crescere troppo in fretta porta con sé non intaccano il legame puro e profondo tra Anna e Rosario e ai due basta una barca abbandonata in riva al mare e l’affetto del fedele cane Jonathan per sfuggire alla miseria che assilla le loro giornate. La situazione precipita quando Anna partorisce una bambina prematura: annebbiato e sfinito dall’impotenza, Rosario scoprirà dentro di sé una fiamma inesauribile in grado di cancellare ogni minaccia, alimentata dall’unica cosa che conta: l’amore.


Rosario non è più solo. Anna torna a Palermo incinta di lui e il giovane giura a se stesso che farà di tutto per prendersi cura di lei e del figlio che porta in grembo.

Anna era partita con un granello di noi dentro di lei, aveva reciso una parte di me per propagarla, come uno di quei fiori carnivori che divorano per amare. Aveva provato a dimenticarmi, forse, ma il suo grembo di nascosto aveva preso a covare la sintesi dei nostri corpi dipendenti. Era partita per dimenticarmi, era tornata per dirmi che non era possibile. Avevamo trentacinque anni in due.

A Brancaccio, però, tutto, anche i sogni, deve ottenere l’approvazione del boss del quartiere. Esiste, infatti, una famiglia che solo a pronunciare il nome devi portare rispetto, quella dei Mandalà.

Sono cresciuto a Brancaccio, il posto più schifoso di Palermo. Nessuno può entrare nel quartiere se non c’è nato, sennò finisce male. Nessuno può permettersi di sfidare la famiglia più discussa del rione, sennò finisce ammazzato. Nessuno ti aiuta se pesti i piedi alla persona sbagliata, sennò lo accoltellano. Tutto, a Brancaccio, ha delle regole precise. Se sgarri, te la sei cercata.

Rosario e Anna sognano un lavoro e una casa popolare ma i loro desideri si infrangono contro le condizioni e gli ostacolo posti da Totò Mandalà.

Non facevamo del male a nessuno, i sognatori fanno male solo a se stessi.

L’unico ad aiutarli è Padre Giovanni, il parroco di Brancaccio, che offre loro lo sgabuzzino della chiesa per poter affrontare i mesi della gravidanza. La casa popolare viene loro negata, solo se si piegheranno al volere del boss avranno una possibilità.

Era diventato questo Totò: un sostituto dello Stato, che elargiva lavoro ai bisognosi col suo mercato criminale?

I due giovani non si rassegnano e insieme affronteranno i soprusi dei potenti e le complicazioni che conseguono al loro sottrarsi ai ricatti del boss. Loro riescono ugualmente a ritagliarsi dei momenti di pura felicità. Una barca abbandonata in riva al mare e l’affetto del fedele cane Jonathan diventano la via di fuga dalla miseria che assilla le loro giornate. Le cose si complicano quando Anna partorisce una bambina prematura affetta da una grave malattia. Rosario troverà in sé la forza per annientare ogni minaccia. L’amore tutto può e Rosario è pronto, anche a sbagliare, per dare un futuro di speranza alla sua adorabile famiglia.

Rosario, per chi ha letto il precedente romanzo, è un cuorebomba. È un ragazzo dal cuore gentile, fragile all’apparenza ma forte nei fatti, conosce la felicità ma anche lo sconforto che nasce dai fallimenti. Il suo amore per Anna e per la creatura che cresce nel suo grembo, non ha limiti ma naviga nel mare in tempesta della vita. Rosario non ha nessuno su cui poter contare, sua madre è morta e suo padre, uomo cinico e bugiardo, è in prigione. Ama la mitologia classica e il mare. I genitori di Anna, i cuorisecchi per antonomasia, le hanno chiesto di scegliere tra loro e Rosario. Quando la ragazza ha scelto di vivere il suo amore, le hanno voltato le spalle dicendole che per loro lei è morta. Nella loro solitudine sociale, i due ragazzi cercano di ingannare il presente proiettando la loro felicità nel futuro. C’è solo una possibilità  per poter costruire un domani: lavorare per Totò, entrare nel cono d’ombra della legge, chinare il capo.

Schierarsi al fianco di Rosario e Anna è questione di un attimo. Ti emozionano i loro pensieri, la loro integrità, il loro coraggio e la loro libertà. Purtroppo l’uomo non vive solo di ideali e la loro esperienza personale si fonde con una società che non brilla per solidarietà verso i più deboli. Occorre nutrire il corpo, vestirlo, comprare le medicine se si ammala, avere un tetto sulla testa. Mi si è intenerito il cuore quando i due ragazzi sono andati a vivere nello sgabuzziono della chiesa, mi sono sentita forte al fianco di padre Giovanni che faceva di tutto per togliere i ragazzini dalla strada e per difendere i più fragili porgendo una mano a tutti. Salta agli occhi, a Brancaccio, l’assenza dello Stato e come non ricordare Don Pino Puglisi, il parroco ucciso dai sicari di Cosa Nostra nel giorno del suo 56° compleanno, a causa del suo costante impegno evangelico e sociale. Anche padre Giovanni lotta per difendere la vita delle persone. Durante le sue omelie egli predica l’amore per gli emarginati, per chi dalla vita ha ricevuto solo pugni in faccia.

Ho letto “La violenza del mio amore” provando molte emozioni, ipnotizzata dal dolore e dalla bellezza che sgorgano dalle pagine del libro. Rosario, voce narrante, sfida ogni giorno il suo destino. A scuola, tra professori e compagni che non lo comprendono. Tra le vie del suo quartiere dove cerca di racimolare qualche euro per dar da mangiare alla sua famiglia. Spesso ha paura camminando tra giganti violenti e disumani. Diventare qualcuno a Brancaccio vuol dire diventare cattivo, più sei feroce e più sei uomo. Rosario spietato non è ma vuol lottare per costruire un domani.

Tante le riflessioni da fare leggendo questo intenso romanzo. L’autore mostra una microsocietà dai mille problemi dove i “cuorisecchi” traggono sicurezza e successo da chi è più debole e i “cuoribomba”  fragili ma gentili vivono al massimo ogni emozione. Possibili ancore di salvezza sono la scuola e lo sport. Nella scuola, come sempre, ci sono luci e ombre. Accanto a professori capaci di cogliere i talenti nascosti dei loro allievi, ci sono professori incapaci di instaurare un rapporto con i loro studenti. L’istruzione apre le porte del futuro per poter realizzare se stessi e mutare il male in bene. Anche lo sport, quando diventa uno stile di vita, ha un’importantissima funzione sociale perché insegna la lealtà, lo spirito di squadra, il rispetto dell’avversario e lo spirito di sacrificio.

“La violenza del mio amore” è la storia di vite complicate che affrontano situazioni drammatiche avendo in mente l’unico obiettivo di allontanarsi dalla violenza e dalla miseria. Tuttavia le sabbie mobili della criminalità si nascondono dietro i buoni propositi e lottare diventa difficile. Ti sembra di correre verso un futuro che non c’è e provi sulla tua pelle il senso spietato della vita. Quando Anna darà alla luce la piccola Maria, l’incubo della miseria diventa feroce e l’esistenza sembra scivolarti tra le dita. Allora ti poni delle domande e pensi a come proteggere chi ami.

Ci vuole più coraggio a disobbedire o ad accettare le regole, non scritte, dei Mandalà?

“La violenza del mio amore” è un libro che ha il pregio di variare natura di pagina in pagina: ora narrativa, ora memoir, ora invettiva. È una storia triste e dolorosa in cui il rifiuto del male diventa una colpa, l’innocenza una condanna. Come tirarsi fuori dall’inferno della miseria? Anche l’innocenza può nascondere un lato oscuro le cui conseguenze possono diventare tragiche.

La saga di Rosario continua e io faccio il tifo per lui, per Anna, per la piccola Maria e per il fedele cane Jonathan.

Io, Anna, Maria e Jonathan siamo come una testuggine, nessuno ci può separare. Siamo soldati di pace in un mondo di guerra, ma no come quelli finti di cui parla il potere. Combattiamo contro il male che ci circuisce, che ci allontana, che ci ferisce, che ci fa perdere le speranze, che ci induce a pensare che sia tutto finito, ma alla fine siamo noi i più forti. Rinasciamo sempre. Siamo una famiglia. Di più: siamo un nido.

La realtà squarcerà ben presto il velo di illusioni tessuto dai due ragazzi, ma dietro quei desideri dissolti troveranno l’amore e la speranza.

venerdì 8 novembre 2019

RECENSIONE | "Cuorebomba" di Dario Levantino

Dopo “Di niente e di nessuno”, opera d’esordio pluripremiata e pubblicata nel 2018 da Fazi, Dario Levantino torna nelle librerie con il suo secondo romanzo “Cuorebomba”, edito nuovamente dalla Fazi Editore.

Il protagonista è sempre il giovane Rosario, conosciuto nel precedente romanzo. Egli, con voce dolce e allo stesso tempo intrisa di crudeltà, ci narra della sua infelice famiglia e del suo grande dolore. È la storia di vite complicate in cui l’esperienza personale si fonde con una società che non brilla per solidarietà verso i più deboli. Su tutto aleggia la volontà di riscatto affrontando situazioni drammatiche e avendo in mente l’unico obiettivo di allontanarsi dalla violenza e dalla miseria. Lo sport, i libri, l’amore, offriranno a Rosario quella possibilità di riscatto che tanto desidera.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Cuorebomba
Dario Levantino

Editore: Fazi
Pagine: 266
Prezzo: € 16,00
Sinossi
A Brancaccio, periferia degradata, l’unico modo per difendersi dalla ferocia del quartiere è la famiglia. Ma le famiglie, si sa, sono infelici per definizione e così quella di Rosario. Il padre ha un’altra donna, un altro figlio, e ora è in carcere per spaccio di sostanze dopanti. La madre Maria, invece, scoperta la doppia vita del marito, si ammala di anoressia. Su questo equilibrio precario piomba la scure dei servizi sociali: Maria finisce in una clinica per disturbi alimentari, Rosario in una casa-famiglia. Ispirato dalle sue letture clandestine, il ragazzo diventa così una sorta di Oliver Twist, in lotta contro una legge folle che, nel nome dei diritti dei minori, recide i legami e separa le persone dagli affetti più cari. Nella sua guerra al malaffare che gira intorno ai servizi sociali e nel tentativo di ricongiungersi alla madre, il protagonista però nulla potrà contro le estreme conseguenze di una sentenza definitiva. Fortuna che c’è Anna, ragazza di poche parole, misteriosa e magnetica, a donare a Rosario la luce di una rivelazione: esiste un solo veleno contro la morte ed è l’amore.


C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti. C’ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati. Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia!
“Cuorebomba” è una storia che parla dell’amore di un figlio verso la propria madre, del potere del perdono, del degrado che tutto travolge come un mare in tempesta, di violenza e di riscatto, di cosa vuol dire crescere tra mille difficoltà per diventare grande. È la storia di una periferia feroce e di un ragazzino dal cuore gentile che dovrà affrontare tante disavventure  e in primis la malattia della mamma.
Mi chiamo Rosario, come mio nonno.

C’ho un cane, una collezione incompleta di calciatori Panini e una felpa col cappuccio. La metto quando le cose vanno male, quando sono deluso da tutto e da tutti, quando non voglio essere riconosciuto da nessuno.
Rosario ha 16 anni, abita a Brancaccio, quartiere malfamato di Palermo, e detesta le regole. È un ragazzo solitario con la passione per la mitologia classica e il mare. Il padre, uomo cinico e bugiardo, è in carcere. Ha da tempo abbandonato sua moglie Maria e suo figlio per un’altra donna e un altro figlio. Maria non riesce a superare il tradimento e l’abbandono e si ammala di anoressia. A occuparsi di lei è Rosario, ma un brutto giorno bussano alla loro porta i servizi sociali. Il ragazzino viene mandato, dal tribunale, in una casa famiglia mentre la madre viene ricoverata in una clinica per disturbi alimentari. Per Rosario inizia un calvario nella casa famiglia con soprusi, violenze psicologiche, ritorsioni. L’unica oasi felice è la lettura. Nascosto Rosario ha il libro di Oliver Twist e dal suo contenuto trae il coraggio per combattere contro una legge che, nel nome dei diritti dei minori, recide i legami e separa le persone dagli affetti più cari. Il ragazzo dovrà portare avanti una guerra privata contro il lato oscuro dei servizi sociali nel tentativo di ricongiungersi con la madre. A curare le ferite dell’animo del giovane c’è Anna, ragazza misteriosa e di poche parole, che gli regalerà una speranza chiamata “amore”.

Ho letto “Cuorebomba” con molta emozione ipnotizzata dal dolore e dalla bellezza che sgorgavano dalle pagine del libro. La quotidianità del quartiere Brancaccio si trasforma in un’angosciante agonia di morte che nel dolore riscopre la bellezza dei sentimenti che legano una madre al proprio figlio e fa dire a Rosario:
Brancaccio è un’escrescenza di cemento armato e spazzatura. A Palermo, rione più brutto di questo non c’è. Tuttavia è il mio rione e quartiere più bello non c’è.
Rosaria sfida ogni giorno il destino. A scuola, tra professori e compagni che non lo comprendono. A casa, cercando di nascondere la madre alla morte. Tra le vie del suo quartiere dove cerca di racimolare qualche euro per non morir di fame. Spesso si ritrova ad aver paura. Tra giganti violenti e disumani lui cammina a testa alta affrontando mille problemi.
Mamma, da quando ha scoperto che mio padre c’ha un’altra famiglia, è diventata stramba. Ha i capelli da vecchia, gli occhi stropicciati come uno scontrino dentro un pugno, e da un po’ di tempo non mangia più.
I giorni trascorrono lenti per Rosario, spesso si rattrista perché non riesce a strappare la madre dalle sabbie mobili dell’anoressia ed escogita mille modi per far riaffiorare un sorriso su quelle labbra ormai serrate. Maria da’ cenni d’interesse solo quando Rosario le racconta dei bei voti, immaginari, che prende a scuola e delle partite di calcio dove lui ha il ruolo di portiere. Non le racconta delle ingiustizie e dell’emarginazione, dell’incapacità dei suoi compagni di relazionarsi con lui, della sua esclusione perenne da qualsiasi evento sociale, dei giovani del quartiere che non conoscono l’amore per il prossimo.
A Brancaccio diventi grande quando diventi cattivo.
Più sei spietato, più sei grande.
Più sei feroce, più sei uomo.
Quando i servizi sociali recidono il suo rapporto con la madre, mandando il ragazzo in affido in una famiglia della Palermo bene, per lui inizia l’ennesimo girone infernale.
Chi era la legge per stabilire cosa fosse “armonia” e cosa fosse “inferno”? Per me armonia era stare a Brancaccio accanto ai binari, giocare con il mio cane randagio e prendermi cura di mia madre.
Rosario è deluso, amareggiato, si sente perso in una società che non abbandona mai gli orfani ma si disinteressa di come essi vivono. Il ragazzo è accolto in una finta casa-famiglia dove regnano solo disprezzo e umiliazioni, con finti genitori e con la finta solidarietà pagata ogni mese. Non si può vivere in questo modo, non si può essere burattini nelle mani del destino.
Non permetterò più a nessuno di insultarmi né di emarginarmi. Questo mondo di adulti, che toglie a me mia madre e a lei l’unica persona in grado di guarirla; questo mondo di adulti che mi dà in pasto ai faccendieri degli affidi, che mi intorbidisce la mente con finte sedute di psicanalisi; questo mondo di adulti che non ha il coraggio di ammazzarmi, ma che vuole che io viva da morto, non lo tollero più.
Nel cuore Rosario nasconde i suoi eroi. Sono tre e ognuno è speciale a modo suo: Gesù che non aveva mai ingannato nessuno e predicava l’amore per il prossimo, Pagliuca per le parate esplosive, Giordano Bruno per la disobbedienza. Accanto a loro c’è anche la figura di un prete, Padre Giovanni, schierato con i deboli e sempre pronto a porgere una mano a tutti.
Mentre faccio la strada verso casa, capisco cos’è la religione. È quando ti senti disperato ma non vuoi morire ancora. È quando stai affogando, e uno, che manco lo vedi, ti dà la mano: gli altri ridono perché tu l’hai afferrata, tu no.
“Cuorebomba” è un’immagine spietata del senso della vita, è la forza di combattere che pian piano vien meno, è un correre verso una famiglia che non c’è, è un’apparizione di fantasmi che t’inseguono l’anima, è la storia di un’adolescenza strappata.

Tante le riflessioni da fare leggendo questo intenso romanzo. Tra le righe si sviluppa un altro racconto che ha le radici radicate nella nostra società. Naturalmente nulla è totalmente positivo o del tutto negativo, la zona grigia fa da ponte tra il buono e il cattivo. In questa zona si muove Rosario tra i “cuorisecchi” che traggono sicurezza e successo da chi è debole e i “cuoribomba” deboli ma gentili che vivono al massimo ogni emozione.

L’autore certamente non si risparmia nell’analizzare una società dai mille problemi e mi piace vedere come la scuola e lo sport siano considerati, da Maria, come mezzi per un riscatto sociale tanto agognato. Nella scuola, come sempre, ci sono luci e ombre. Accanto a professori incapaci di instaurare un legame positivo con i loro studenti, ci sono insegnanti che sanno cogliere i talenti nascosti nei loro allievi. L’istruzione apre le porte del futuro per poter realizzare se stessi e cambiare il male in bene. La società deve capire che la scuola è fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Anche lo sport, quando diventa uno stile di vita, ha un‘importantissima funzione sociale sia come mezzo educativo e di aggregazione sia come opportunità professionale per cambiare in meglio la propria vita. Tutti sbagliamo, l’importante è capire gli errori per non commetterli più e diventare adulti consapevoli. Nel romanzo vengono messi in luce gli aspetti più bui della scuola e dello sport ma la porta della speranza viene sempre lasciata socchiusa. Speranza riposta anche nella figura immaginaria di Padre Giovanni che mi ha ricordato Padre Pino Puglisi, sacerdote della parrocchia di Brancaccio, deciso a restituire dignità e speranza alla sua gente. Tutti venivano accolti anche chi non condivideva un percorso di fede. È l’amore per i più deboli, per gli emarginati, per chi dalla vita riceve solo pugni in faccia.

Infine, ma non per importanza, vorrei affrontare il tema dei servizi sociali che nel romanzo vengono descritti in modo negativo. Non c’è dubbio che per alcuni operatori l’affido sia soltanto un modo per far soldi, basti pensare al’inchiesta “Angeli e demoni” che ha scoperchiato il vaso di Pandora dei servizi sociali con la creazione nei bambini di falsi ricordi per poterli dare in affido a conoscenti generando un famigerato business. Purtroppo ci sono persone che lucrano sulla pelle di bambini e adolescenti che provengono da situazioni difficili. Naturalmente questa non è la regola ma un’eccezione. Il mondo dell’affido è complicato, ha luci e ombre, ma è importante offrire ai minori una seconda famiglia disposta ad aiutarli.

Come avrete ben compreso, “Cuorebomba” è un libro complesso e vi invito a leggere tra le righe. Scoprirete l’esistenza di persone incapaci di cogliere sia i piaceri che i dispiaceri della vita. Non sono mai veramente felici perché non sanno cosa sia la sensibilità. Attenzione però perché incontrerete anche persone indifese, fragili, dei “deboli gentili” che provano mille emozioni e le vivono fino in fondo. Possono essere emozioni belle o brutte, si può volare nella felicità o precipitare nel baratro. Mettono il cuore in ogni loro azione, conoscono il perdono e hanno un’anima che risplende anche se le lacrime rigano i loro volti.