martedì 3 novembre 2020

BLOGTOUR | "Askja" di Ian Manook | I 5 motivi per leggere il romanzo

“Askja” è il secondo capitolo della trilogia  islandese di Ian Manook, iniziata con “Heimaey”: un viaggio sorprendente tra i mille volti di un paese che cela tanti segreti. Con “Askja” avremo la possibilità di  conoscere  l’Islanda più selvaggia coinvolta in una  macchinazione politica che rivela il lato oscuro di questa nazione apparentemente esemplare. Il nuovo romanzo di Ian Manook, dal 5 novembre nelle librerie grazie a Fazi Editore, ci porta nel deserto di cenere di Askja, nel cuore dell’Islanda, dove non si trova il corpo di una giovane donna assassinata. Vicino a Reykjavik, in un sito turistico, vengono scoperte tracce di sangue e   una bottiglia di vodka rotta sul fondo di un cratere, ma anche lì, il corpo della vittima scompare. Inoltre un cecchino semina il panico. Questi crimini ricordano all’ispettore Kornelius Jakobson, della polizia criminale di  Reykjavik, il fiasco giudiziario e di polizia che scosse l’Islanda a metà degli anni ’70. Due crimini senza cadavere, senza prove materiali, solo presunti colpevoli che finiscono per confessare senza avere il minimo ricordo.



Askja
Ian Manook

Editore: Fazi
Prezzo: € 17,00
Sinossi
Nel deserto di cenere dell’Askja, nel cuore dell’Islanda, viene avvistato il corpo imbrattato di sangue di una donna. L’ispettore Kornelíus Jakobsson, della polizia criminale di Reykjavík, non fa in tempo ad arrivare sul posto che il corpo è già scomparso nel nulla. Negli stessi giorni, nei pressi della capitale, la giovane poliziotta Botty sta indagando su uno scenario simile: delle tracce di sangue e una bottiglia di vodka in frantumi sono stati rinvenuti sul fondo di un cratere ma, di nuovo, il corpo non si trova. Altro fatto curioso: in entrambi i casi, la memoria dei testimoni lascia alquanto a desiderare. Questi crimini ricordano all’ispettore Kornelíus il fiasco giudiziario che aveva sconvolto l’Islanda a metà degli anni Settanta: due crimini senza cadaveri, senza prove materiali, senza testimoni, solo dei presunti colpevoli che alla fine avevano confessato senza avere il minimo ricordo dei fatti. Nel frattempo, un cecchino semina il panico…



I 5 motivi per leggere il romanzo

Per stuzzicare la vostra curiosità vi propongo cinque buoni motivi per leggere “Askja”.

1. Perché è sorprendente viaggiare grazie ai romanzi di Manook. Dopo aver conosciuto la Mongolia con la trilogia di Yeruldegger e il Brasile lussureggiante con “Mato Grosso”, lo scrittore ci accompagna  nei meandri più oscuri dell’Islanda. Proprio lì, “lassù al centro del mondo”, al centro dell’Oceano Atlantico settentrionale, si estende quest’isola dove l’acqua e il fuoco interagiscono e sono il motore della vita islandese. Scopriremo una terra ricca di miti e leggende, con paesaggi mozzafiato dove si percepisce l’infinito e l’immensità. Con gran meraviglia ci inoltreremo nella famosa e inospitale enorme caldera di Askja, vedremo il relitto aereo del C-117 della US Navy adagiato sulla spiaggia nera di Solheimasandur. La parte più emozionante sarà entrare nel vulcano Thrihnukagigur, nel cuore delle Montagne Blu. Sì, avete letto bene. Entreremo dentro il vulcano, dormiente da 4000 anni, che non presenta più lava al suo interno e proprio nella camera magmatica verrà commesso un crimine orrendo. Meraviglie della natura si intrecciano con il lato oscuro dell’umanità. Questi luoghi turistici sono, infatti, le scene dei crimini.

2. Perché “Askja” è una storia vestita di nero, ben strutturata con una trama complessa come una matrioska che riserva, al lettore, numerose sorprese scandite da vari crimini, diverse indagini, un cecchino invisibile e tanti segreti con cadaveri che svaniscono nel nulla e testimoni poco attendibili. Il tutto è scandito in brevi capitoli, uniti da un intrigo serpeggiante, che danno un buon ritmo al romanzo che ruota intorno alla figura di Kornelius Jakobson, poliziotto islandese possente come un troll. Kornelius mi ricorda un po’ Yeruldelgger. Hanno entrambi una possente corporatura, un carattere deciso, non si arrendono mai, non amano molto le   gerarchie e le regole, ma hanno un profondo rispetto per il loro paese e le sue usanze.

3. Perché “Askja” è una miscela sorprendente con tanti scheletri chiusi nell’armadio che verrà puntualmente aperto scatenando forze malvagie. A mitigare il senso di perenne pericolo ci pensa un humor sottile e il poliziotto Spinoza, i cui interventi vi faranno ridere di gusto ma saranno anche l’occasione per riflettere sui mille volti della vita. L’umorismo mescola le carte di un gioco investigativo con cui l’autore sfida il lettore. Manook cerca di confonderlo e il lettore lo sa.

4. Perchè “Askja” mantiene un perfetto equilibrio tra il lato avvincente del thriller e il lato umano dei protagonisti. La verità sconcertante dovrà farsi strada tra ipocrisie e segreti stando attenta a evitare una trappola mortale che si identifica con la manipolazione della memoria e la doppia natura di alcuni personaggi. Questi tessono una vischiosa ragnatela di bugie e inganni. Può succedere che fattori esterni interferiscono con la nostra memoria alterando i nostri ricordi. Quindi non sempre possiamo fidarci di quello che la nostra memoria ci dice. In questo mare di memorie ed emozioni, da una parte avremo le forze dell’ordine impegnate nella caccia al colpevole, dall’altra antagonisti potenti e insospettabili. Per bilanciare la trama del crimine ecco far capolino Il lato umano dei personaggi con vizi, debolezze e virtù. Infatti  scopriremo molto della vita privata di Kornelius e ciò svelerà un passato tragico che ha condizionato pesantemente la vita dell’ispettore. Quando la maschera esteriore cade è più facile immedesimarsi nei personaggi e nella loro psicologia.

5. Perchè “Askja”è un thriller coinvolgente tra omicidi, sparizioni e un cecchino davvero particolare perché spara solo per colpire i mezzi utilizzati dai turisti che visitano i posti fra i più emblematici del paese. È una minaccia per far fuggire i turisti stranieri e ottenere qualcosa? Oppure dietro l’ombra dei proiettili c’è una pericolosa militanza ecologica? Il cecchino è un terrorista, un ecologista, un ricattatore o un nazionalista? Quindi, come potete ben vedere, la lettura non è mai noiosa e il lettore è sempre con il fiato sospeso. Tutti i romanzi di Manook s’ispirano a dei viaggi che lo scrittore ha fatto venendo a contatto con le tradizioni e le leggende dei luoghi visitati. Poiché non è possibile razionalizzare il mondo e cancellare i misteri, occorre accettare l’irrazionalità che in questo romanzo, sotto forma di leggende, ci permette di immergersi nella storia e nel paesaggio di questa terra unica. Ad esempio scoprirete che gli islandesi hanno un vero e proprio culto nei confronti degli elfi e stanno molto attenti a non irritarli.

Il nostro viaggio, purtroppo, termina qui. Dopo aver visitato “Heimaey”, un’isola dalla storia travagliata, e “Askja”, tra le bellezze naturali più affascinanti dell’Islanda, sono molto curiosa di vedere dove Manook ambienterà il terzo capitolo della trilogia islandese.


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