martedì 11 giugno 2013

RECENSIONE "Il castello di Otranto" di Horace Walpole

edizione del 1992
Il castello di Otranto

AutoreHorace Walpole

Walpole nacque a Londra il 24 settembre del 1717, ultimo di tre figli di sir Robert Walpole, ministro del governo sotto re Giorgio I e re Giorgio II. Fu educato a Eton e al King's College di Cambridge, dove s'iscrisse nel 1735. continua...

Casa Editrice: Newton Compton
Pagine98

Trama: Il castello di Otranto è oggi unanimamente considerata il capostipite del romanzo gotico, la prima opera fantastica della letteratura inglese moderna: da Clara Reeve alla Radcliffe, da William Beckfard a Charles Robert Maturin fino al Poe di The Fall of the House of Husher, tutti, in varia misura, si troveranno a dover fare i conti con Walpole e le sue misteriose, inquietanti fantasie visionarie gremite di giganti spettrali, elmi magici, quadri parlanti, sotterranei labirintici che hanno inaugurato un vero e proprio genere letterario.


STILE: 7
STORIA: 8
COPERTINA: 6




La prima edizione del romanzo (1764) si apre con una prefazione in cui l’autore utilizza la tecnica del   "manoscritto ritrovato” sostenendo che l’opera era stata ritrovata nella biblioteca di un’antica famiglia del Nord dell’Inghilterra. La seconda edizione del romanzo apparve, sempre a Londra, nel 1765 ed ebbe un enorme successo. Il romanzo è una combinazione di fantasia e realismo e rappresenta il primo esempio di romanzo gotico. È ambientato nel XII sec. Sviluppa una trama ricca di assurdità. Un barone tirannico e i suoi intrighi, prodigi e apparizioni. Il tutto è raccontato in modo tragico e comico. Nel romanzo ho ritrovato elementi fantastici come il castello incantato, la spada magica, l’elmetto vendicatore, la profezia, gli spettri. Non posso condividere, invece, il modello femminile dipendente dall’autorità maschile; la donna è sottomessa, vive in continua contrapposizione tra realtà e fantasia. Il cattivo della situazione è Manfredi, usurpatore e tiranno. Leggendo il romanzo  si ha la sensazione di vivere un incubo in cui si scatenano la violenza e i sensi di colpa. “Il castello di Otranto” racconta una storia breve, circa due giorni, con molti flashback; vi sono anche molti dialoghi che rendono il romanzo moderno. Questa storia mi è piaciuta perché lo scrittore permette  al lettore di usare la propria fantasia per “immaginare” la storia. Quindi se amate le storie d’amore e di terrore, i conflitti interiori, il soprannaturale, questo romanzo fa per voi.

Otranto è una ridente cittadina della Puglia e quì vive la leggenda del “Cavaliere senza testa”. 
Nell’ agosto del 1480 le truppe saracene di Mechmet Pascià assediarono la città. Erano giunti dal mare e per vari giorni i cannoni delle navi turche lanciarono contro le mura di Otranto palle di pietra e di piombo. I turchi sbarcarono e il 15 Agosto lo scontro si trasformò in una battaglia di terra: Fino a notte le armate cristiane difesero le spiagge e le terre del Salento contro i furiosi guerrieri del Sol Levante. Alla fine i soldati di Allah conquistarono la città e 800 persone furono decapitate dai saraceni. Ossa e teschi si vedono ancora, in apposite teche, nella famosa Cattedrale di Otranto. Il Conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva , abile spadaccino, aveva fatto strage di saraceni ma, alla fine, era stato decapitato da un colpo di scimitarra. Stando alla leggenda, il “cavaliere senza testa” aveva però continuato a combattere, seminando  morte e sgomento fra i nemici. Poi il fido corsiero aveva riportato il conte decapitato al Castello di Sternatia. Nel cortile del palazzo il cavallo si fermò e il cavaliere cadde al suolo per sempre. Ancor oggi l’idea dello spettro   sopravvive e si racconta che nelle notti d’agosto un cavallo, montato da un cavaliere senza testa, galoppi sulla linea degli antichi bastioni di Otranto. Tutto ciò ispirò nel 1764 lo scrittore inglese Walpole che scrisse il “primo romanzo gotico”: The Castle of Otranto. Ma lo sapete che nella Cattedrale di Otranto è custodito un altro mistero? Si narra, infatti, di un altro Cavaliere che appartiene ai miti e alle saghe del Nord Europa. Questo Cavaliere si chiama Re Artù. 

2 commenti:

  1. Questo libro l'avevo letto anch'io (tra l'altro nella tua stessa edizione, che ormai definirei.... vintage) anni fa e mi era piaciuto. A proposito di re Artù mi sa che è un po' come i templari: in tutta Europa si trova qualche leggenda che lo riguarda!

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  2. Nel castello di Camelot, dove vive con la bellissima moglie Ginevra, Re Artù, su consiglio del Mago Merlino, istituisce la Tavola Rotonda riunendo i più nobili e valorosi cavalieri del Paese. Storia o mito?

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