mercoledì 17 giugno 2015

WWW Wednesdays #48

 WWW  Wednesdays è una rubrica creata dal blog Should be Reading 
e consiste nel rispondere a tre semplici domande:

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai dopo?)



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sabato 13 giugno 2015

RECENSIONE | "Il piccolo amico" di Donna Tartt

Buongiorno cari lettori.
Oggi il caldo è insopportabile, non vedo l’ora di andare al mare. Intanto cerco refrigerio tra le pagine dei miei amati libri. Dopo aver letto “Il Cardellino” (recensione), mi ero ripromessa di leggere “Dio di illusioni” ma, come spesso accade, mi sono lasciata conquistare da una cover inquietante e ho finito per leggere “Il piccolo amico” di Donna Tartt, edito Rizzoli.


Il piccolo amico


Autrice: Donna Tartt

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 

Pagine: 685


Prezzo: € 11,00 (cartaceo)


Sinossi: 
Un'ombra cupa si stende sull'infanzia di Harriet Cleve, che cresce con la famiglia in una cittadina del Mississippi: è l'omicidio, senza colpevoli, del fratello Robin, impiccato a un albero del giardino quando lei era appena nata. Quella tragedia ha segnato tutta la famiglia, che non è più riuscita a superare il dolore. Per Harriet, Robin è il "piccolo amico", il legame con un passato felice che lei conosce solo attraverso le fotografie, i ricordi, i racconti dei familiari. Così, nell'estate in cui compie dodici anni, decide di scoprire l'assassino del fratello e di compiere la sua vendetta.


http://i.imgur.com/ye3Q8bo.png

STILE: 8 | STORIA:  7 | COPERTINA: 7

Recuperati i tovaglioli buoni, Charlotte si apprestava a chiamare Ida, quando fu colta dal presentimento di qualcosa di brutto. 

La bambina, fu il suo primo pensiero. Si rialzò di furia, lasciando cadere i tovaglioli sul tappeto, e corse fuori in veranda. 

Ma Harriet stava bene. Era ancora sul dondolo e guardò la madre con i grandi occhi gravi. Allison sedeva sul vialetto con il pollice in bocca. Si dondolava avanti e indietro e mugolava, in apparenza non aveva niente, ma Charlotte si accorse che aveva pianto […] 

Con la coda dell’occhio Charlotte colse un movimento in fondo al giardino: Robin? Ma, voltatasi a guardare, non scorse nessuno [...]

Mrs Fountain lo vide per prima. Il suo urlo piombò su Charlotte, inchiodandola. Cominciò a correre, a correre, e le pareva di non arrivare mai […]

Era appeso per il collo a un pezzo di corda, legato a un ramo basso del nero albero di tupelo, accanto alla siepe di ligustro che separava la casa di Charlotte da quella della vedova. Ed era morto. Le punte delle sue scarpe da tennis dondolavano a quasi due metri da terra.
La famiglia Cleve era riunita per il pranzo: era la Festa della Mamma. I bambini giocavano in giardino, gli adulti discorrevano e ridevano fra loro. Poi all’improvviso la tragedia, assurda e devastante. Robin, il piccolo Robin, viene trovato impiccato a un albero. A poca distanza da lui ci sono le sue sorelline: Allison, 4 anni, e Harriet di pochi mesi. Nessuno ha visto o sentito nulla. E’ stato un incidente o un omicidio? Le indagini non porteranno a nulla, nessun indizio, tante supposizioni, nessun colpevole. Dodici anni più tardi, Harriet decide di scoprire la verità: vuole dare un nome a colui che ha assassinato Robin, il suo fratellino, il suo “piccolo amico”. Inizia così un viaggio a ritroso nei ricordi della famiglia che, da quel drammatico giorno, è implosa nel dolore dei suoi componenti. Attraverso vecchie fotografie, racconti, cose “dette e non dette”, Harriet crede  di aver individuato l’assassino. Sarà vero?

Con la morte di Robin molte cose erano cambiate nella famiglia Cleve Dufresnes.

Charlotte, la mamma, era precipitata in un’indifferenza “che velava e sbiadiva ogni aspetto della sua vita”. Dixon, il padre, era un uomo a cui il matrimonio andava stretto, dopo la morte del figlio non sopportava l’atmosfera di abbandono che si respirava in casa. L’inerzia e la tristezza che si erano impadroniti della sua famiglia, lui, non le accettava più. Scappa via e va a vivere lontano, a Nashville, “senza il minimo senso di colpa”. Nonna Edie ha il cuore indurito dalla tragedia, Robin era la luce dei suoi occhi.

Dodici anni dopo la situazione è immutata, specchio fedele della tragedia. Allison ed Harriet sono cresciute nella solitudine con una madre perennemente depressa e un padre assente.

Allison è una fanciulla dolce e carina, fragile ma paziente, non particolarmente brava a scuola, con un bisogno costante di dormire. Non ricordava nulla di quel funesto giorno.

Harriet, la sorella minore, ora ha 12 anni, è intelligente,indipendente, arrogante, irritante. E’ altera e diretta, non è molto amata. Adora guardare vecchie fotografie che ritraggono la famiglia al completo nella vecchia dimora. E’ ossessionata dalla scomparsa prematura del fratello, vuole scoprire il colpevole, sciogliere il mistero e fare giustizia.

A volte, le capita, aggirandosi per la sua tetra casa, di sentire la presenza del “piccolo amico”:
Ne udiva il passo nello scricchiolio dell’impiantito, avvertiva la sua presenza nel gonfiarsi di una tenda o nell’angolo di una porta che si spalancava da sola. Le faceva i dispetti, di quando in quando, nascondendole il libro o la barretta di cioccolato, per rimetterli sulla sedia quando lei non guardava. Harriet amava la sua compagnia.
Così la ragazzina si improvvisa detective, svolge improbabili indagini, mette insieme dichiarazioni che nulla hanno a che vedere con l’omicidio, trae le sue conclusioni e decide di sostituirsi alla giustizia, incapace e miope, per punire il colpevole. 
Per quasi 700 pagine ho rincorso Harriet e il suo mondo che si mostra abitato da uomini violenti, spacciatori, ladri, drogati. L’autrice meticolosamente descrive i tantissimi personaggi, le loro vite, le gesta, creando un’esistenza sospesa tra sogno e realtà. Spesso è impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è, i confini svaniscono, il tempo si dilata all’infinito bloccato in un presente, ancorato al passato, senza un futuro. Nella terra del Mississippi, bianchi e neri mal si sopportano, sospetti e diffidenze alimentano incomprensione e odio. Le due ragazzine sono cresciute senza la guida e il conforto dei genitori. Allison è troppo debole per badare a se stessa. Harriet è un cucciolo di tigre dallo sguardo penetrante. Entrambe sopravvivono come meglio possono, prigioniere di una famiglia con molte ombre e poche luci.

“Il Piccolo Amico” è un romanzo complesso, con descrizioni particolareggiate, una miriade di personaggi e un finale che lascia l’amaro in bocca. Fin dalle prime pagine mi sono chiesta: “Chi ha ucciso Robin?”

---SPOILER---
Purtroppo non lo saprò mai, il “colpevole” svanisce nelle atmosfere raffinate ed eteree che la scrittrice realizza con la sua scrittura. Forse il mio errore è stato proprio quello di voler sapere, a tutti i costi, chi ha stretto la corda intorno al collo del piccolo Robin. Negli avvenimenti, tragici e imprevisti, non sempre c’è una conclusione. Anche nella vita vera non c’è sempre una soluzione, alcuni fatti rimangono sospesi nella realtà dei nostri ricordi. Nulla possiamo fare. Nulla è dato sapere.
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Ho letto questo libro con interesse, coinvolta da un inizio promettente e avvincente. Credevo di aver tra le mani un bel giallo, intrigante e appassionante. Mi sbagliavo.

Ormai credo di aver capito che per la scrittrice non sia importante la storia fine a se stessa. L’importante è la narrazione, il gusto delle descrizioni, la ricchezza dei particolari, la voglia di creare un mondo che conservi profumi, suoni, voci, della nostra esistenza. Devo dire che la lettura di questo romanzo è stata più fluida rispetto a “Il Cardellino” e l’ho apprezzato di più anche se in alcuni momenti le vicende sembravano ripiegarsi su se stesse, senza trovare uno sviluppo adeguato. Sicuramente Donna Tartt ha uno stile raffinato, sinuoso ed elegante. La storia trae giovamento da tale bravura ma si perde nei meandri delle tante vicende collaterali che accerchiano Harriet ed Allison. Alcuni passaggi sembrano dilatarsi nel tempo ( la cattura dei serpenti velenosi ne è un esempio), altri sono meteore che bruciano nell’atmosfera della narrazione senza lasciare traccia.

Mi chiedo se con “Dio Di Illusioni” avrò più fortuna. Speriamo. Un’ultima riflessione: devo smetterla di lasciarmi forviare dalle copertine. Cover inquietante non vuol dire, necessariamente, romanzo inquietante!

giovedì 11 giugno 2015

RECENSIONE | "Sul finire d'agosto" di Laura Caterina Benedetti

Buon giovedì, cari lettori :) Oggi vi propongo un intenso e godibilissimo romance contemporaneo autoconclusivo: “Sul Finire D’Agosto” di Laura Caterina Benedetti.


Sul finire d'agosto

Autrice: Laura Caterina Benedetti

Pagine: 357
Prezzo: € 1.80 (e-book)

Sinossi:
Agosto 2013, Torino
Morgana Rinaldi è appena rimasta vedova: suo marito Hugo è morto di overdose a ventisei anni e l'ha lasciata in miseria e preda degli strozzini. Dopo il funerale si presenta alla giovane un soccorso inaspettato nella persona di Lorenzo Goldstein, deciso ad ogni costo ad aiutarla per riparare agli errori del fratello minore. L'uomo si offre di ospitarla per alcuni giorni nella sua villa in collina dove lei, troppo orgogliosa per tornare subito dai genitori, potrà riprendere il controllo della propria vita...
Tra maliziosi battibecchi e malinconiche confidenze, giorno dopo giorno i due protagonisti impareranno a conoscersi e, molto presto, scopriranno che è assai difficile resistere all'attrazione che li spinge uno tra le braccia dell'altra. Sullo sfondo della bella Torino, nella cornice di un'elegante dimora, si snoda una storia di affetto e passione all'ombra di un dramma familiare.


STILE: 8 | STORIA:  8 | COPERTINA: 8

Morgana sussultò quando udì i tre colpi. 

Qualcuno stava bussando eppure si sentiva incapace di alzarsi dalla sedia sulla quale, fino a quell’istante, era stata come in abbandono, con i gomiti appoggiati sul tavolo e la testa posata sulle braccia; ora era tesa fino allo spasimo, con la schiena ritta e gli occhi fissi sulla porta.
Il suono si ripeté, identico e regolare, seguito stavolta da una voce perentoria:  "Morgana mi apra".
Torino.
La giovane Morgana Rinaldi ha sposato, contro il volere dei suoi genitori, l’affascinante Hugo Goldstein.

Lui è un agente immobiliare, guadagna bene, ha un futuro brillante davanti a sé. Morgana subisce il suo fascino, non ascolta i consigli dei genitori, e convola a nozze con l’uomo dei suoi sogni. Ben presto l’eroe romantico si rivelerà un uomo schiavo della droga e del gioco d’azzardo. Giorno dopo giorno, Morgana conoscerà le angosce, la solitudine, la paura di un rapporto che è sprofondato nelle sabbie mobili del vizio e della dipendenza. Hugo ha sempre bisogno di denaro, vende i mobili, la macchina, ogni cosa  fino a cadere, inevitabilmente, fra le mani degli strozzini che diventano un bancomat dove prelevare soldi. Ma le somme così generosamente elargite, devono rientrare rimpinguate da interessi da capogiro. Quando, dopo pochi anni di matrimonio, Hugo muore, Morgana si trova in grosse difficoltà: gli usurai reclamano i loro soldi. Un aiuto le giunge improvviso da Lorenzo, fratello maggiore di Hugo.

Il primogenito di casa Goldstein offre ospitalità alla giovane vedova: la sua villa in collina è a disposizione di Morgana. Tra le lussuose stanze Morgana si sentirà protetta, pronta a riprendere in mano la propria vita. Ma non tutto è come appare. Lorenzo è un uomo complesso con un passato doloroso che non ha dimenticato. Strani avvenimenti accadranno in villa, Morgana è davvero al sicuro con Lorenzo? Qualcuno, freddo e vendicativo, trama nell’ombra.

La prima parte di questo romanzo, ben scritto e strutturato, si avvale di una vena romantica a cui la scrittrice attinge per dar vita a dei personaggi che si attirano e si respingono in un gioco di sguardi e sensazioni. Morgana e Lorenzo non si conoscono, lui è stato lontano dalla famiglia per vari motivi, e ora sono uniti da un dolore che ognuno vive in modo personale. Lorenzo si rimprovera di non essere stato una presenza costante nella vita del fratello di non averlo aiutato nei momenti più bui. Morgana, per il troppo amore, si è accorta tardi delle debolezze del marito. Insieme, cercano un conforto, un sostegno, che entrambi molto orgogliosi non sono pronti a chiedere. Nella grande villa vivono anche altre persone: l’autista tuttofare e la governante che ha visto nascere i due ragazzi.

Morgana e Lorenzo subiscono l’una il fascino dell’altro, l’attrazione è intensa: è un capriccio o vero amore?

In questo clima sensuale qualcosa d’inquietante invade la grande dimora e l’esistenza dei protagonisti. Il romanzo si veste di mistero, coinvolge emotivamente il lettore che inizia a provare ansia per i vari “imprevisti” che accadono nella casa. Brava l’autrice a creare la giusta tensione emotiva che conduce al colpo di scena finale.

Questo romanzo emozionante e avvincente è un ulteriore prova della bravura dell’autrice che ha saputo dosare perfettamente intrigo, passione e suspense. E’ facile, per il lettore, lasciarsi conquistare dall’atmosfera sensuale che si respira tra le pagine di una storia che vi terrà con il fiato sospeso. Il passato si ripresenterà prepotente e vendicativo svelando una verità sepolta da tanto, troppo tempo.

Avevo già apprezzato Laura Caterina Benedetti, come scrittrice, leggendo un suo intenso e passionale romanzo: “Katriona” (recensione). Oggi, con questo romance, l’autrice riconferma il suo talento.

“Suo Finire D’Agosto” racconta i sentimenti e le emozioni, le difficoltà e i sogni dei protagonisti che, a volte, si ritrovano intrappolati in una esistenza che vorrebbero diversa. In questo romanzo accade di tutto: passioni, mistero, suspense e tutto sembra credibile. Merito della scrittrice che ha abilmente intrecciato passato e presente dando vita a un impianto narrativo che conquista e convince.
Nel ringraziare l’autrice per avermi dato la possibilità di leggere il suo romanzo, vorrei farle i miei complimenti anche per la bellissima cover. 
Buona lettura a tutti :)