lunedì 6 luglio 2020

BLOGTOUR | “Il sogno" di Franck Thilliez | I 5 motivi per leggere il romanzo

“Il sogno” è un romanzo di Franck Thilliez, uno dei più talentuosi autori francesi di thriller. Il libro, nelle librerie dal 2 luglio, è pubblicato da Fazi Editore nella collana Darkside.




Il sogno
Franck Thilliez (traduzione di Federica Angelini)

Editore: Fazi

Prezzo: € 18,50
Sinossi
Se non fosse per le sue cicatrici e le strane foto che tappezzano le pareti del suo ufficio, si direbbe che Abigaël sia una donna come le altre. Se non fosse per i momenti in cui sprofonda nel mondo dei sogni, si giurerebbe che dica il vero. Ma Abigaël, la psicologa che tutti si contendono per risolvere i casi criminali più intricati, soffre di una grave narcolessia che le rende tutto più difficile. Spesso per lei il confine tra sogno e realtà si confonde, ed è costretta a ricorrere a bruciature e tatuaggi per assicurarsi di essere sveglia e che quello che vede stia realmente accadendo. L’indagine a cui sta lavorando insieme al fidanzato poliziotto Frédéric riguarda un rapitore seriale di bambini, Freddy. I piccoli scomparsi finora sono tre, a quattro mesi di distanza l’uno dall’altro. Ogni rapimento viene annunciato con uno spaventapasseri che indossa gli abiti del bambino rapito precedentemente. Intanto, Abigaël è l’unica sopravvissuta a un terribile incidente d’auto di cui non ricorda nulla e dove hanno perso la vita suo padre e sua figlia. Presto capirà che molte cose di quell’episodio non tornano. E si renderà conto che Freddy sa più di quanto dovrebbe. E non è il solo. Ma per Abigaël il nemico più pericoloso rimane uno: se stessa.



I 5 motivi per leggere il romanzo

Per far conoscere questo intrigante romanzo, la Fazi ha organizzato un Blog Tour che coinvolge molti blog tutti entusiasti nel presentare vari aspetti del thriller firmato da Thilliez, un maestro nell’evocare l’emozione della paura per usarla come un grimaldello che vi permetterà di entrare in un mondo spaventoso. Quindi, con gran piacere, vi propongo cinque ottimi motivi per leggere “Il sogno”.

1. Perchè è un romanzo “mutilato”. Sì, avete letto bene! Leggendo vi accorgerete di dover risolvere il mistero del “capitolo mancante”. Infatti dopo il capitolo 56 troverete il capitolo 58. Non si tratta di un errore. Chi vuole andare fino in fondo ha la possibilità di scaricare il capitolo 57 grazie a un codice di 7 cifre che verrà chiaramente citato da uno dei personaggi. Leggete, quindi, con molta attenzione ma non è tutto. I capitoli non sono disposti in ordine cronologico, l’autore ama giocare con i suoi lettori e collegandovi ad un sito web potrete accedere a un indice che vi mostrerà i capitoli per leggere la storia in ordine cronologico. Questo vi permetterà di affrontare la storia sotto una luce nuova. Coglierete dettagli che potrebbero esservi sfuggiti e comprenderete come l’autore è riuscito a costruire questo romanzo che vi condurrà in un mondo di suspense e di paura.

2. Perché è un viaggio nelle terre del male in compagnia di Abigael. Se non fosse per le sue cicatrici e le strane foto che tappezzano le pareti del suo ufficio, si direbbe che Abigael sia una donna come le altre. Se non fosse per i momenti in cui sprofonda nel mondo dei sogni, si giurerebbe che dica il vero. Ma Abigael, la psico-criminologa che tutti si contendono per risolvere i casi criminali più intricati, soffre di una grave narcolessia che la porta a confondere sogno e realtà. Per assicurarsi di essere sveglia deve ricorrere a bruciature e tatuaggi. Dite la verità, una protagonista narcolettica non vi era mai capitata. La narcolessia provoca attacchi di sonno improvvisi, cataplessia ( improvvisa e transitoria perdita del tono muscolare che si verifica dopo una forte emozione), allucinazioni ipnagogiche (esperienze intense e vivide che si verificano quando il soggetto crede di essere sveglio). Quando Abigael si addormenta tutto si confonde e si procede per vie tortuose. Per la maggior parte delle persone, il sogno si interrompe quando si svegliano. Non è così per la nostra protagonista costretta a lottare contro i suoi difetti. Naturalmente i gendarmi conoscono la sua narcolessia e il farmaco necessario per limitarne gli effetti. La narcolessia mina i suoi ricordi più remoti ma non altera minimamente le sue capacità di giudizio e di logica. Per la polizia il suo aiuto è fondamentale.


L’indagine a cui sta lavorando riguarda un rapitore seriale di bambini. Sono stati rapiti tre bambini, a quattro mesi di distanza l’uno dall’altro. Ogni rapimento viene annunciato con uno spaventapasseri.

Il rapitore costruisce una specie di spaventapasseri, utilizzando gli abiti della vittima precedente, incluse le scarpe, e lo inchioda a un albero. Gli abiti sono strappati da graffi e macchiati di sangue. La testa è fatta con un sacchetto di tela e i capelli sono quelli del bambino appena rapito. Sulla faccia, con un pennarello nero, il rapitore disegna grandi occhi neri a forma di stella, denti enormi, naso adunco…
3. Perchè questo romanzo è una trappola in cui l’autore rinchiude il lettore. L’architettura del romanzo è simile a una spirale che attira verso il fondo in caduta libera senza sapere se stai sognando o è realtà. Tutto ciò è altamente inquietante anche perché c’è una figura, date un’occhiata alla cover, che si comporta come uno spirito malvagio. Confonde il lettore, mescola i capitoli e ci proietta in un labirinto di situazioni drammatiche dove, come la protagonista, anche noi proviamo atroci dubbi. Il romanzo, l’avrete compreso, si legge in totale empatia con Abigael. Si percepiscono le paure, i tormenti, i dubbi, le ossessioni dei personaggi che ci coinvolgono isolandoci dal mondo reale e proiettandoci in una storia ben divisa tra la narrazione dei fatti e le emozioni dei personaggi. Abigael ci conduce nel suo mondo investigativo, ci presenta i bambini scomparsi e inevitabilmente sorgono spaventose domande. “Le vittime sono ancora vive o sono state uccise? Come può un essere angelico, come un bambino, sopportare tutto ciò?”

4. Perché è un mix tra il romanzo poliziesco e il thriller psicologico. La protagonista dovrà seguire due indagini, una relativa ai bambini scomparsi e l’altra più personale che vede coinvolta la sua famiglia. L’autore crea un’enigma diabolico che sonda la profondità dell’animo umano dove si nascondono i segreti più oscuri. Nel mondo creato da Thilliez si muovono uomini malvagi travolti dalle loro ossessioni. I mostri sono ovunque e il buio respinge la luce così come la morte cancella la speranza. L’autore è davvero bravo nel mettere a nudo la psicologia, la complessità, il passato dei personaggi. Di Abigael noi riusciremo a percepire i suoi pensieri, i suoi dubbi, i suoi limiti. Le sue indagini porteranno a sorprendenti eventi da cui nascono forti conflitti psicologici. Il lettore non può far a meno di sentirsi subito coinvolto, c’è tanta curiosità che cammina sul filo del dubbio.

5. Perchè “Il sogno” è un thriller duro che toglie il respiro. Originale nella forma, è ricco di colpi di scena e descrizioni dettagliate. I forti temi trattati (il rapimento dei bambini, la doppia vita di alcuni personaggi, il killer psicopatico, la malattia e la manipolazione) non sono estranei al genere thriller ma Thilliez è un formidabile narratore che rielabora gli argomenti plasmandoli a nuova vita. In un mare di dolore, morte e sofferenza, si erge un mostro che sparge i semi del male.

“Il sogno” è un serpente che cambia pelle, è un inganno pericoloso, è la perversione razionale che manovra la capacità umana del pensare. Il lettore si sentirà come un pellegrino che procede a piccole tappe tra dubbi, incubi e risposte poco affidabili. La frammentarietà degli episodi è alla base di un gioco che coinvolge il lettore, un modo per tener desta sempre l’attenzione e tentare di cogliere indizi importanti in una trama complicata e nella cronologia ballerina dei capitoli.

Se questi cinque motivi non vi hanno ancora convinto del tutto, sappiate che Franck Thilliez, nei suoi romanzi, propone un tema scientifico. Si prepara facendo molte ricerche, legge libri specializzati sull’argomento per poi trasmettere la sua conoscenza a noi lettori. Ad esempio “Il manoscritto”, thriller implacabile che ho molto apprezzato, si basa sui temi perturbanti del doppio e della memoria.

Quindi se volete provare brividi di paura restando comodamente seduti sul vostro divano, allora non vi resta che leggere “Il sogno” e ricordate : 
“Il caso è Dio che passeggia in incognito.” (Albert Einstein)


lunedì 29 giugno 2020

RECENSIONE | "Il segreto del mercante di libri" di Marcello Simoni

È da oggi in libreria “Il segreto del mercante di libri” di Marcello Simoni e per l’occasione, la Newton Compton ha organizzato un review party. Questo romanzo è l’attesissimo seguito della “Trilogia del mercante di libri” che ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici. La saga comprende “Il mercante di libri maledetti” (2011, vincitore del Premio Bancarella 2012), “La biblioteca perduta dell’alchimista” (2012) e “Il labirinto ai confini del mondo” (2013) tutti editi da Newton Compton. Protagonista di questi romanzi è Ignazio da Toledo, mercante di reliquie, vissuto nel XIII secolo.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il segreto del mercante di libri
Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Anno Domini 1234. Dopo cinque anni trascorsi presso al Corte dei Miracoli, nella Sicilia di Federico II, il mercante di reliquie Ignazio da Toledo torna in Spagna per portare a termine una nuova impresa. Oggetto della sua ricerca è questa volta la Grotta dei Setti Dormienti. La traccia in possesso del mercante conduce in Andalusia. Tornare in patria, però, significa dover anche affrontare situazioni familiari irrisolte. Durante la sua lunga assenza, la moglie Sibilla è scomparsa, forse per sfuggire a una terribile minaccia, mentre Uberto, il figlio , è finito in una prigione del re di Spagna. Queste sciagure sembrano legate a un complotto ordito da Pedro Gonzales de Palencia,infido frate domenicano e confessore personale del re Ferdianndo III di Castiglia. E a una setta di vecchi nemici del mercante: la Saint-Vehme.

Quando Ignazio da Toledo giunse davanti al monastero di San Miguel de Escalada, lo trovò avvolto nella luce del tramonto. Rimase a osservarlo a lungo, chiedendosi se quell’immagine persa nella campagna brulla fosse un segno di buono o di cattivo auspicio.
Dopo aver letto il romanzo, posso affermare che, senza alcun dubbio, quell’immagine persa nella campagna brulla era un segno di cattivo auspicio. Tuttavia nulla poteva fermare Ignazio da Toledo che dovrà affrontare un’avventura molto rischiosa.

Anno Domini 1234. Dopo aver trascorso due anni presso la corte di Federico II, in Sicilia, Ignazio da Toledo torna in Spagna per trovare la Grotta dei Sette Dormienti. In questo sepolcro, secoli prima, si sarebbero addormentati sette martiri cristiani risvegliandosi, dal sonno miracoloso, due secoli dopo. Scoprire i segreti del sonno immortale sarà una sfida a cui il mercante non saprà rinunciare. Le prime ricerche lo conducono tra Castiglia e Lèon, la regione in cui ha lasciato la propria famiglia. Le cose si mettono male quando Sibilla, moglie di Ignazio, scompare e Uberto, il figlio, è rinchiuso in prigione con l’accusa di aver ucciso un uomo. Chi si cela dietro queste sciagure? Chi sono gli uomini mascherati che vogliono uccidere il mercante? L’ombra di una setta diabolica, la Saint-Veheme, oscura pericolosamente il cammino del nostro impavido protagonista.

Marcello Simoni, pluripremiato autore di thriller storici e coinvolgente narratore, ci propone un viaggio avventuroso e ricco di emozioni, un intreccio di vicende rocambolesche in compagnia del mercante di reliquie, Ignazio da Toledo. Incontreremo molti personaggi, attraverseremo luoghi misteriosi e assisteremo alla bravura dell’autore nell’intrecciare realtà storica ed elementi di fantasia. Intrighi e manipolazioni saranno dispensati a piene mani ed è impossibile non riconoscere la bravura di Simoni nell’evocare, attraverso le pagine dei suoi romanzi, un’era piena di splendore e brutalità. Thriller e Medioevo si fondono in un filo d’Arianna che ci permette di viaggiare nei secoli passati senza perderci nei mille rivoli di storie dal fascino indiscusso. Lo scrittore arricchisce il romanzo storico con avventure e misteri, stuzzica la nostra curiosità. Carismatico narratore, Marcello Simoni, ci consegna, con i suoi scritti, le chiavi d’accesso a un mondo antico che cela molti segreti. A noi lettori, curiosi e dotati di spirito d’avventura, sarà impossibile resistere al richiamo di svariati personaggi che ci accompagneranno in un fatale intreccio. Guardando attraverso gli occhi di Ignazio da Toledo, vedremo il coraggio e la viltà degli uomini, scopriremo codici da decifrare, emissari di morte e sette segrete, saremo coinvolti in rocamboleschi inseguimenti e saremo accolti in monasteri persi tra le nebbie.

“Il segreto del mercante di libri” è un romanzo in cui i segreti si moltiplicano e le ombre si tingono di morte. Il romanzo si sviluppa su vari piani narrativi e non c’è mai un attimo di noia.

Ignazio da Toledo, che le avversità del destino avevano condannato a un continuo peregrinare per il mondo, è considerato “l’uomo dai mille segreti”. In lui predomina l’indole del “fuggiasco” che gli aveva consentito di accrescere il proprio intelletto e di conoscere il mondo. Chi ha letto la saga lo sa già, chi non l’ha fatto lo scoprirà con questo romanzo, Ignazio non è ben visto da tutti. La sua ricerca della verità e la sua curiosità spesso erano scambiate per sacrilegio e per eresia. In quest’avventura è un oggetto misterioso, un amuleto in ceramica invetriata, a risvegliare la curiosità del mercante. L’amuleto reca incisioni che lo collegano alla caverna perduta dei Sette Dormienti. La leggenda del sonno immortale è un richiamo troppo forte. Nemmeno una congrega di sicari mascherati, i Veggenti, riuscirà a fermare Ignazio che dovrà fare ricorso a tutto il suo coraggio e alla sua intelligenza per districarsi in situazioni complesse. Anche la sua famiglia si troverà a dover affrontare gravi pericoli e sarà sempre più difficile capire di chi fidarsi. Come sempre, Simoni crea numerosi personaggi ambigui e violenti, che cercheranno di ostacolare con l’inganno ogni iniziativa di Ignazio. Tuttavia l’ammaliante dea del fato muoverà le fila dei destini umani fino al rocambolesco finale.

“Il segreto del mercante di libri” è un romanzo avvincente, veloce e intrigante. La lettura scorre veloce in compagnia di personaggi ben caratterizzati. Il protagonista ci permette, con le sue avventure e l’innata curiosità, di scoprire luoghi e argomenti dall’indiscusso fascino. Non vorrei svelarvi molto ma stuzzicare il vostro interesse rivelandovi che Ignazio salirà su una nave per solcare l’Oceano verso un’isola, la più bella e la più ricca che ci sia in terra, per amenità e fertilità. Basta, mi taccio!

Io spero vivamente che le avventure di Ignazio da Toledo continuino, avendo Marcello Simoni come guida nei labirinti del mistero. Quindi arrivederci alla prossima avventura magari su una mitica isola.

giovedì 25 giugno 2020

RECENSIONE | "Tornare a casa" di Dörte Hansen

“Tornare a casa” di Dörte Hansen, edito dalla Fazi nella collana Le strade, è un bel romanzo sulla fragilità e la bellezza del mondo agricolo che cambia riannodando i fili di un passato lontano. È la storia di un’intera comunità tra sogni illusori, partenze, ipocrisie e prepotenze. Tutto ha inizio nel paesino immaginario di Brinkebull, nella Frisia settentrionale, travolto da un inevitabile cambiamento che coinvolge anche i destini individuali dei suoi abitanti e mette in contrasto il loro passato e il loro presente. Dimenticare le proprie radici è impossibile, fanno parte di noi, guidano le nostre scelte. Con dolcezza e una vena di malinconia, Dörte Hansen ha scritto un libro incantevole. Caso letterario dell’anno in Germania, con oltre 400.000 copie vendute e il plauso di pubblico e critica, “Tornare a casa” è stato premiato dai librai tedeschi come miglior libro dell’anno.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Tornare a casa
Dörte Hansen

Editore: Fazi
Prezzo: € 18,50
Sinossi

Quando un bambino nasce in un paesino di provincia dove di bellezza non c’è neanche l’ombra, è figlio di una ragazzina affetta da ritardo mentale e fin da piccolissimo viene messo in piedi su una cassa a spillare birra al bancone di una locanda, il fatto che da adolescente frequenti il liceo è piuttosto sorprendente; se poi diventa un professore universitario e decide di lasciarsi tutto alle spalle, l’evento è più unico che raro, e in paese c’è chi lo vive come un tradimento. Nel momento in cui, alla soglia dei cinquant’anni, l’uomo fugge da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento in cui non si diventa mai adulti per tornare a casa e prendersi cura dei nonni – Sönke, l’oste arroccato nella sua locanda semiabbandonata, ed Ella, che la vecchiaia ha reso capricciosa e imprevedibile –, due realtà apparentemente inconciliabili si scontrano, dando vita a una crepa profonda dalla quale tutto torna a galla. Il ritorno a Brinkebüll diventa così un’occasione per riscoprirsi e reinventarsi: ci sono conti da saldare, ruoli da invertire e tante tappe da rivisitare prima di muovere il primo passo verso il cambiamento.


La prima estate senza cicogne fu un segno, e quando in autunno gli spinarelli dal ventre bianco presero a galleggiare nell’acquitrino, anche quello fu un segno. «E’ la fine del mondo», diceva Marret Feddersen e ne vedeva i segni dappertutto.
Ingwer Feddersen era nato a Brinkebull. Cresciuto dai nonni Sonke ed Ella, proprietari della locanda del paese, lascia la sua terra natia per studiare e diventare un professore d’archeologia. Dopo tanti anni decide di prendersi un anno sabbatico, interrompe il suo lavoro, lascia l’appartamento in cui vive con altre due persone e torna a casa per occuparsi degli anziani nonni. Ormai non resta loro molto da vivere.
Ingwer Feddersen, studentello, topo di biblioteca, per una volta avrebbe fatto qualcosa di utile, di normale. Pulire, cucinare e stare al bancone della locanda.
Sonke, vicino ai cent’anni, era ormai cieco da un occhio, l’artrite aveva deformato tutto il suo corpo e per muoversi usava un deambulatore. Malgrado tutto egli continuava a lavorare nella sua locanda, niente e nessuno l’avrebbe scollato dalla sua postazione dietro al bancone. Sua moglie Ella era afflitta da demenza senile, persa nel suo mondo confondeva passato e presente. Nei rari squarci di lucidità una domanda affiorava sulle sue labbra: “Viene oggi Marret?”

Marret era la figlia di Sonke ed Ella, ed era la madre di Ingwer.

Facciamo ora un salto indietro nel tempo. Marret ha 17 anni, per tutti è “l’oracolo dagli zoccoli bianchi”. La ragazza, affetta da ritardo mentale, andava in giro per il paese indossando sempre lo stesso paio di zoccoli bianchi e annunciando a tutti la fine del mondo.

A diciassette anni si sogna, poi arriva un bambino, e allora si diventa pazzi. O forse si era pazzi già da prima e il bambino era venuto dopo, nel caso di Marret l’ordine non era chiaro.

Lascio a voi scoprire il resto della trama ma attenzione a non perdervi nel mondo emotivo dei suoi protagonisti e nell’ironia che nasconde drammi profondi.

Brinkebull è un paesino agricolo sottoposto a lavori di consolidamento del terreno e trasformazione dei piccoli campi in grandi aree e in strade asfaltate. Il volto del paesaggio muta irrimediabilmente e anche la vita del paese e dei suoi abitanti cambia profondamente. Il vecchio mondo rurale scompare pian piano e la campagna non è mai narrata in modo idilliaco ma con la cruda realtà di un’era che sta volgendo al termine. L’autrice descrive questi cambiamenti accuratamente e noterete come la vita di provincia è narrata quasi in modo austero segnando con rigore le tappe di uno sconvolgimento sociale ed economico che si intreccia con la storie delle famiglie del paese.

Il ritorno di Ingwer, alla soglia dei cinquant’anni, segna la fuga da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento dove tutti si sentono un eterno Peter Pan.
Due uomini, una donna, i conti non tornavano. Uno faceva sempre la fine del coglione.
Il ritorno diventa un’occasione per guardare finalmente in se stessi, ripercorrendo il proprio passato. Per muovere i primi passi verso un futuro di cambiamento facendo pace con il proprio vissuto. Così avremo l’opportunità di conoscere molti personaggi che insieme danno vita alla storia del paese. Ognuno ha sogni, speranze, debolezze e segreti. Già, segreti!

Tra i vari personaggi, con i quali è stato facile condividere pensieri ed emozioni, vorrei parlarvi del maestro Steensen, con un grande amore inconfessabile nascosto in fondo al cuore, e di Gonke, la figlia del fornaio.

Steensen, il maestro dell’unica scuola del paese, usciva dai gangheri oltre per la stupidità sconfinata, anche per la pigrizia, il sudiciume e l’impertinenza dei suoi alunni. Infliggeva castighi lasciandosi guidare dall’istinto. Non accettava mai nuove materie o nuovi libri nel suo programma scolastico e non condivideva i nuovi regolamenti sull’educazione non violenta.
Perché erano insensati. Fuori dal mondo. Quella gente che voleva evitare le punizioni corporali in classe non si era mai trovata di fronte a quaranta bambini di paese, duri di cotenna e scalmanati come una mandria di vitelli.
Occorreva quindi adottare un atteggiamento di paterno rigore. In ogni classe c’erano due o tre alunni veramente stupidi e altrettanti con una bella testa, il resto si collocava nel mezzo.

Tra le belle teste c’erano Gonke e Ingwer.

Gonke, la figlia del fornaio, era fonte di preoccupazione per la sua famiglia. Si vestiva malissimo, non sorrideva mai e leggeva sempre. Anche al panificio leggeva mentre serviva i clienti con una mano sola e nell’altra reggeva un libro. Lei leggeva così come gli altri bevevano, smodatamente fino allo stordimento totale. La lettura era per lei un modo per sopravvivere.

Un momento speciale vorrei dedicare a Marret, una creatura incompresa, circondata da una nebbia di enigmi. Lei rappresenta il passato, il paese di un tempo forgiato da uomini e donne “vecchio stampo”. Era una fanciulla imprevedibile, capace di starsene nascosta dietro gli alberi o accovacciata nei fossi. Nell’ora del riposo, a mezzogiorno, quando gli adulti del paese crollavano “come bestie stordite”, tutti i bambini se la svignavano e andavano incontro ai loro segreti. Anche Marret aveva un segreto, un segreto che le tenne compagnia per nove mesi.

“Tornare a casa” è un romanzo dalle mille sfaccettature, un collage di eventi che coinvolge un intero paese. Sullo sfondo la natura che si specchia nei campi, nei boschi, nelle tempeste, nel cielo. C’è malinconia, gioia e grandi delusioni, tra le pagine di questo libro. C’è la vita con le sue difficoltà.

“Tornare a casa” è il narrare di un tempo sospeso dove si celano i segreti e si svelano le verità. Ciò che appare idilliaco è solo finzione, il cuore conosce già ciò che la ragione comprenderà poi.

Cuore e mente, insieme, sono capaci di grandi cose. Così come Ella e Sonke, gli anziani nonni del protagonista, che stanno per festeggiare le nozze di ferro. Insieme da quasi settant’anni ne avevano affrontato di difficoltà e ora erano impazienti di riunire tutto il paese per festeggiare. Unica paura: la morte degli anziani invitati prima del giorno fatidico. Ora, al tramonto della vita, i nonni di Ingwer, fanno tenerezza. Per Ella i luoghi, le persone, gli anni si mescolavano alla rinfusa. Nel suo mondo riaffioravano sorelle minori che non erano mai morte, c’erano di nuovo la vecchia scuola, il recinto dietro alla sua casa, le mucche e i prati. Marret aveva ancora 17 anni e cantava nella sala della locanda. Tutto il mondo, dell’anziana donna, era governato dallo scompiglio. Immerso nel tempo ormai passato.

Ingwer voleva aiutare i suoi nonni ma si trattava, anche, di saldare un debito. Tornare a casa non è mai una sconfitta, è un momento per raccogliere i pensieri e staccare un po’ dalla vita che non ci appaga completamente. Ingwer, poi, sarebbe andato avanti come sempre: restando fermo. Per un anno avrebbe fatto l’oste e il figlio del contadino celando la sua identità di docente universitario, lettore di poesie, escursionista, scienziato, collezionista di pietre e pensatore. Era lui stesso a nascondersi per poi indispettirsi se non lo vedevano. Accade spesso di dire no a tutto ciò che il nostro passato rappresenta, ma a cosa diciamo sì? Non assecondare le aspettative dei propri cari è un atto di slealtà, d’ingratitudine, di tradimento? Vivere non è mai facile, creare se stessi vuol dire amare, osare, cambiare. Vuol dire sbagliare e poi rialzarsi, vuol dire inseguire i propri sogni ed essere liberi di scegliere.

“Tornare a casa” è un romanzo dallo stile semplice e lineare. Molti i personaggi bizzarri che sostano sotto i riflettori per raccontare le loro storie sempre intrecciate alla vita di provincia che diventa un luogo rappresentativo di qualunque area rurale europea. Tanti i temi trattati: l’incessante scorrere del tempo, il declino fisico e mentale, l’amore nascosto, le ferite inflitte alla terra in nome di una ricomposizione fondiaria per meglio utilizzare i terreni, l’abbandono e il ritorno.

Per poter andare avanti, alcune volte, occorre ritornare sui nostri passi, saldare i debiti con le persone amate, ripercorrere i sentieri già tracciati per scoprire che è giunto il momento per percorrere nuovi cammini. A farci compagnia ci saranno i ricordi, la forza delle persone amate e nessun cambiamento potrà mai privarci del nostro passato. Il viaggio della vita deve continuare.